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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Fabrizio (del 27/04/2009 @ 09:41:02, in Italia, visitato 1308 volte)

Scrive Francesco Piastra

Nel giorno 24/04/09 (Venerdì) alcuni agenti della polizia di stato insieme a militari dell'esercito hanno fatto "visita" all'insediamento ROM di Via di Centocelle e senza mezzi termini hanno comunicato ai residenti che il giorno 29/04/09 (Mercoledì prossimo) provvederanno a demolire l'insediamento. Hanno inoltre minacciato che chi ancora non avesse provveduto da solo allo sgombero del luogo, gli sarebbero stati tolti i propri figli minori ed affidati, quindi, ai servizi sociali.

Anche se le condizioni igienico sanitarie dell'insediamento sono a dir poco fatiscenti, lo sgombero che dovrà subire questa piccola comunità non è per garantirgli una situazione abitativa migliore ma solo per allontanare un "problema di ordine pubblico". Una volta sgomberati saranno costretti a dividersi e spostarsi in altri campi già sovraffollati con condizioni abitative ancora più umilianti e lontani dalle scuole fin'ora frequentate dai loro bambini. Infatti, quasi tutti i bambini della comunità sono regolarmente iscritti a scuola, i genitori stessi li portano tutti i giorni a scuola e li rivanno a prendere, e molti di essi ricevono borse di studio per l'alta frequenza; tutto ciò non sarà più possibile dopo lo sgombero, che condannerà anche queste nuove generazioni al non accesso alla cultura e quindi alla negazione del proprio futuro. Questa comunità sta facendo sforzi enormi per riscattare la propria condizione sociale, non merita di ricevere un tale trattamento.

Come cittadini non possiamo permettere a nessuno di trattare come un problema di ordine pubblico una comunità ridotta ormai da troppi decenni in una condizione di emarginazione ed infamia sociale. Non possiamo permettere che i bambini vengano strappati dall'affetto delle proprie famiglie; non possiamo ancora permettere che i bambini ROM non possano accedere all'istruzione; non possiamo permettere che siano ancora una volta i più deboli a pagare il prezzo più alto.

Per tutto questo è IMPORTANTE essere in TANTI:

MERCOLEDI' (29 Aprile) MATTINA PRESTO PER SCONGIURARE ED OPPORCI ALL'ENNESIMO ATTO DI INTOLLERANZA NEI CONFRONTI DI QUESTA COMUNITA'.

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Di Franco Bonalumi (del 27/04/2009 @ 09:09:41, in Europa, visitato 1717 volte)

Da Roma_Francais

Dal 2006, nel dipartimento Seine-Saint-Denis esiste qualcosa chiamato "villaggi d’inserimento per i Rom". Dietro a questa felice espressione si nascondono in realtà dei quasi campi di internamento. Nel nome del principio della libertà e della dignità umana, l’associazione "La voix des Rroms" (La voce dei Rom) denuncia questo tipo d’iniziative ed invita tutte le altre associazioni, soprattutto quelle che si occupano di Rom, a fare altrettanto. Per informare il pubblico sull’argomento, l’associazione ha creato un blog, http://villagedinsertion.blogspot.com, sul quale è disponibile, tra le altre cose, un breve rapporto sull’argomento inviato alle istituzioni europee che si occupano di Diritti Umani.

Nell’autunno 2006 è stato avviato nella città di Auberville un progetto privato di opera urbana e sociale (MOUS), a beneficio di alcune famiglie rom originarie della Romania. Consiste nell’installazione di alcuni bungalow nei quali collocare tali famiglie, che saranno seguite dal punto di vista sociale da alcune associazioni autorizzate dalla prefettura di Seine-Saint-Denis. Un progetto analogo viene attuato l’anno successivo a Saint-Denis, ed un terzo nel 2008 a Saint-Ouen.

Il tutto si svolge ogni volta secondo lo stesso copione: un’inchiesta sociale condotta da Pact Arim, una selezione secondo criteri annunciati dalla sotto-prefettura di Saint-Denis e mai realmente rispettati, e soprattutto il 90% circa degli intervistati che si vede recapitare l’ordine di abbandonare il territorio francese. Il 10% selezionato viene posto sotto sorveglianza in aree chiuse, controllare 24 ore su 24 ed alle quali non è consentito accedere a chiunque provenga dall’esterno, che si tratti di familiari, amici o persino i media.

C’è voluto qualche mese ai gestori di questi luoghi per trovare un nome alle loro "creature". Si è optato per "villaggio d’inserimento". Ma si può chiamare "villaggio" un luogo chiuso, dove un nonno non può ospitare il nipotino di un anno? Si può parlare di "inserimento" allorché la prefettura, che partecipa a questi progetti della durata prevista di tre anni, non consegna i permessi di soggiorno o le autorizzazioni al lavoro alle persone che pretende di "inserire"? Si può parlare di "inserimento" quando queste persone non hanno contatti con l’esterno?

"La voix des Rrom" ed altre associazioni rom di Francia hanno allertato il Commissario per i Diritti dell’Uomo presso il Consiglio d’Europa, l’Agenzia dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea e la Commissione Europea, a cui queste associazioni hanno indirizzato una nota a proposito del trattamento riservato ai Rom in Francia attraverso le "aree d’accoglienza per le persone nomadi" ed i "villaggi d’inserimento per i Rom". Tali note, così come altri documenti scritti ed audiovisivi, sono disponibili sul sito http://villagedinsertion.blogspot.com .

"La voix des Rrom" lancia un appello alla società civile, ed in particolare alle associazioni che si occupano di Rom migranti, affinché si oppongano a quella che sembra essere proprio una bomba ad orologeria. In questi tempi di crisi, la pubblicità ingannevole di sedicenti "progetti d’integrazione dei Rom" rischia in effetti di dare vita a un’onda razzista come quella che da due anni a questa parte è possibile osservare in Italia. L’adagio "chi tace acconsente" esprime in questo caso il suo pieno significato.

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Di Fabrizio (del 26/04/2009 @ 09:49:30, in Italia, visitato 1510 volte)

Segnalazione di Elisabetta Michelini, dal blog del circolo Pasolini di Pavia

di Erasmo Formica - Associazione Sinti Italiani di Pavia

In questi giorni in cui sembra esser diventato sport nazionale "la caccia al rom", la cosa più intelligente l’ho letta sul nick di messenger del mio amico napoletano Piero: "Vittime sono tutti, perché ai rom è stata tolta la casa/baracca, ai cittadini la capacità di ragionare col proprio cervello". La guerra anti-rom scoppiata a Napoli, e diffusasi in altre città d’Italia, non è altro che l’ennesima goccia (e purtroppo non sarà l’ultima) che cade da un vaso già da parecchio traboccato e che ha come maggior responsabile un sistema politico e mediatico che, fondandosi su pregiudizi antichi e leggende popolari, ha deciso di identificare i rom e, più in generale, tutto ciò che è "diverso", come nemico da combattere. "Difendi il tuo simile… distruggi il resto" questo lo slogan stampato sulle magliette di tante vittime che hanno perso la capacità di ragionare col proprio cervello e che, riposti i propri pensieri e le proprie idee nella naftalina, hanno ceduto la propria abilità di discernere alle parole dei Tg o a quelle scritte sui maggiori quotidiani nazionali. Ma in fondo tutto diventa vero se a parlare è una fonte autorevole come la televisione, i giornali o, magari, un conoscente di un amico. Si parla solo di singoli reati commessi da rom, capaci di far sparire tutti gli altri crimini, di uguale efferatezza, commessi da altri. Sono loro il male della nostra amata Italia, è a causa loro che non possiamo uscire di casa, è stando contro di loro che si vincono le elezioni, tolleranza zero contro gli zingari e non contro camorra, mafia, usura, sfruttamento della prostituzione, spaccio, abusivismo, sfruttamento del lavoro

Festa del 12 Settembre 2008 sinti di Via Bramante, inaugurazione Associazione. Alcune persone per la prima volta sono venute nel nostro campo

E queste persone, che erano poi la maggioranza, le si riconosceva subito… Le vedevi per i primi tre minuti in un misto di paura e sorpresa, potevi leggere sui loro volti i pensieri che nel mentre gli scorrevano nella mente: ma questi Sinti sono come noi, mangiano, ridono, si divertono, sono gentili e dentro le loro Roulottes c’è un ordine ed una pulizia incredibile… i bambini ridono e abbracciano la mamma ed il papà… mi offrono da mangiare invece di puntare al mio portafoglio…

Una trasformazione per tanti. Scoprire che quel mondo terribile non esiste, scoprire nel "diverso" la sua bellezza, la sua accoglienza, la sua dignità. Riattivare, attraverso l’incontro ed il confronto con la realtà, il proprio cervello… C’è chi ci sta chiedendo di barricarci in casa protetti da inferiate e antifurti, ci impongono aver paura, ci dicono di pensare a noi stessi e che saranno loro a mostrarci cosa avviene all’esterno e perché abbiamo bisogno della loro sicurezza, ci fanno vedere il mondo attraverso i loro occhi, attraverso una scatola quadrata che ci offusca la mente con soubrette e delitti, creano mostri e con quelli ci minacciano affinché scegliamo noi stessi di delegare a loro le nostre esistenze.

Abbiamo deciso che vogliamo essere noi a scoprire cosa è reale e cosa non lo è.

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Di Fabrizio (del 26/04/2009 @ 09:26:41, in Italia, visitato 1847 volte)

24 aprile 2009| Bruno Viani

Nell’album dei ricordi conservano ancora gelosamente le immagini della visita del cardinale Dionigi Tettamanzi, nel 1995. "Piccolo di statura, ma un grande uomo - raccontano - che ha saputo ascoltare i nostri problemi. Sì, quando è morto Giovanni Paolo II abbiamo pianto tutti, ma poi abbiamo fatto il tifo davanti alla televisione perché fosse Tettamanzi il nuovo pontefice. Sarebbe stato, davvero, il nostro Papa".

Eccolo, il conclave visto con gli occhi dei rom korakané di via Adamoli, che si apprestano ad accogliere l’arcivescovo di Genova, Angelo Bagnasco, in visita pastorale al vicariato dell’alta Valbisagno.

L’appuntamento è fissato per il primo pomeriggio di domani, intorno alle ore 15. E gli zingari musulmani si sono organizzati, con l’aiuto dei volontari di Sant’Egidio, per accogliere a braccia aperte l’arcivescovo che rappresenta la Chiesa cattolica.

"Non esiste un solo popolo degli zingari - racconta Ismet Cizmic, 41 anni, rom di Sarajevo - ci sono gli ortodossi cresciuti nella ex Jugoslavia, i sinti cattolici italiani, e ci siamo noi korakané, vuol dire “lettori del Corano”. Eppure, è come se fossero le dita di una mano: sono distinte, però formano un unico arto. E tutti crediamo in un unico Dio".

Cosa si aspettano i rom della Valbisagno dalla visita dell’arcivescovo? Soprattutto, sperano di trovare un uomo che li ascolti. E si sforzi di capire anche le diversità. "Quando io ero bambino, a Roma - riprende Ismet - l’accampamento si trasferiva quasi ogni notte, da un quartiere all’altro. I carabinieri ci sgomberavano e noi ci spostavamo un po’ più in là, ma il risultato era che nessuno dei nostri poteva frequentare le scuole. Vivevamo accampati senza riscaldamento e senza servizi igienici, senza acqua".

Altri ritmi, altre tradizioni. Un’altra vita. Ismet è nato nel 1967, per i nostri parametri è un uomo nel pieno dell’età. "Ho nove figli - racconta - e sono già nonno di una bambina di sei mesi".

Il decimo figlio è in arrivo, dice indicando con un sorriso il pancione della moglie Jasminka. Quando nascerà, l’ultimogenito di casa Cizmic sarà più giovane dei suoi nipoti.

E anche Jasminka racconta. Parla dei dolci bosniaci fatti con miele e noci, preparati tanti anni fa per il cardinale Tettamanzi ("Li rifarò uguali per il cardinale Bagnasco, ma non voglio rovinare la sorpresa"). E parla con semplicità dei dolori di un’esistenza difficile. "Qui i vecchi non esistono, è anziano chi ha cinquant’anni - dice - tanti inverni al gelo, senza igiene, lasciano il segno"

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Di Fabrizio (del 26/04/2009 @ 09:11:16, in Italia, visitato 1697 volte)

Ho organizzato una mostra fotografica sul mondo Rom nella magnifica Genova.

Oltre ad immagini realizzate da professionisti, ci saranno anche più di 200 immagini scattate dai bambini khorakhanè e sinti di Genova. Abbaimo dato loro 12 macchinette fotografiche e li abbiamo lasciati liberi di fotografare tutto quel che volevano. Le foto sono venute molte bene e la vedute d'insieme che caratterizza l'installazione le abbellisce ulteriormente. Ci sono ritratti di fratelli, sorelle, immagini dei campi, qualche genitore, e tanti sorrisi (insieme a dita davanti all'obiettivo e ad incredibili immagini composte da striature rose e blu, quasi un quadri di Rothko). Ben lontane dalle classiche immagini che di solito tg e giornali pubblicano, bimbi abbandonati a loro stessi mentre vagano tra la rumenta. Troppo facile dare l'immagine di un popolo incivile, in questa maniera. Noi proviamo a rispondergli in questa maniera. Rispondiamo a chi voleva le impronte digitali dei bambini Rom, mettendoci addirittura le facce.

Ci saranno dei testi che accompagneranno le immagini, tentando di spiegare ai gagè cosa contraddistingue la cultura Rom, qual è la loro storia, quanti ce n'è, in Italia e nel mondo. Provando a fargli capire qualcosa in più sul vostro mondo. A cui mi sono avvicinato assai di recente, grazie ad un libro, quello di Pino Petruzzelli. Che qui a Genova ha anche aperto un corso di formazione teatrale per Rom e Sinti.

Sono un po' dispiaciuto per non essere riuscito a coinvolgerli di più in questo progetto, ma problemi logistici/temporali non mi hanno permesso di essere quotidianamente in contatto con loro. Anche se Sergio mi ha dato una grossa mano. Questo probabilmente l'aspetto negativo del progetto (e qui tralascio il fatto che la Provincia di Genova - finanziatrice dell'iniziativa - abbia preferito, diciamo così, "sorvolare" sulla denuncia delle discriminazioni che quotidianamente i Rom subiscono, puntando principalmente sull'aspetto culturale. Quello che volevo fare anche anche io, mettendoci un po' di palle in più. Ogni tanto penso che questa sia un'occasione sprecata per far sentire realmnte la vostra voce - anche se Ismet e Tito delle due comunità genovesi interverranno alla conferenza per l'inaugurazione, lunedì 27. D'altro canto, questa mostra vuole essere istruttiva, educativa, insegnare ai gagè qualche cosa in più sul mondo Rom, scopriranno ad esempio, che una bassissima percentuale è ancora nomade ed immagino la sorpresa sui loro volti. Non affrontare la questione politica potrebbe essere anche giusto, quindi. Reste il fatto che, se non avessi avuto vincoli monetari, sarebbe stata una mostra ancora più coraggiosa!)

Ma sono contento lo stesso, ogni giorno di più, quando sento dalla bocca della gente fuoriuscire la parola Rom sorrido (per non piangere...) nel sentire quanto ignoranza c'è in giro. E mi sorprendo per essere riuscito ad uscire dalla melma ignobile che ricopre il nostro paese. Sto dalla parte dei Rom, questa mostra l'ho fatta per loro e dopo farò ancora di più. Li coinvolgerò direttamente (questa volta sul serio) nel realizzare un libro fotografico con le immagini dei bambini che saranno esposte; un progetto a lungo termine, da realizzare con un po' più di calma ma che, sono sicuro, riscuoterà grande successo anche tra di loro. Giovedì li ho incontrati e tutti mi sono parsi entusiasti di questa mostra, i ragazzi in particolare. Ne sono assai felice. Avendoli conosciuti direttamente, mi incazzo ancora di più quando sento i beceri stereotipi che, per una volta, uniscono politica, popolo e "informazione".

Mi sono dilungato troppo, credo.
Spero possa piacervi l'iniziativa che ho realizzato ma soprattutto, spero possiate venire a Genova ad ammirarla (le foto sono tutte magnifiche, da Roma, Milano, Siviglia, Balcani e Genova, naturalmente.

Buone giornate,
luca

ROM? ROM!
VIAGGIO NEI MONDI ROM

Quando si affronta il tema dei Rom, anche le persone piu' sensibili tendono inevitabilmente a ripiegarsi su loro stesse e ad accettare acriticamente i luoghi comuni, quasi sempre negativi, che da sempre accompagnano questo popolo.
La mostra fotografica che in questa sede proponiamo, con immagini scattate a Milano, Roma, Siviglia e Genova vuole essere quindi anche un tentativo di esplorare sia pur minimamente (vista l'ampiezza dell'argomento) un mondo - appunto quello dei Rom - così complesso e sfaccettato. Per l'occasione sono state distribuite a molti bambini dei campi genovesi delle macchine fotografiche usa e getta, con le quali essi hanno potuto scattare liberamente fotografie di momenti e/o situazioni, dal loro punto di vista, particolarmente importanti e significativi.
Una prospettiva di analisi quindi tutta interna alla loro sensibilita' e un ulteriore modo per tentare di alzare un velo su una realta' misconosciuta e molto spesso fraintesa per gli stereotipi che da sempre la circonda.


MOSTRA FOTOGRAFICA dal 27 aprile al 18 maggio 2009

Fotografie di:
Giorgio de Finis
Max Intrisano
Luana Monte
Alessandro Pangallo
Michele Palazzi

L'altro punto di vista - Visioni dal mondo Rom.
200 fotografie realizzate dai bambini delle comunità khorakhanè e sinti di Genova

Installazione dell'opera
"Margini di realta'"
a cura di Stefania Gessi, Lara Grillo, Silvia Cappuccio e Annalisa Rossi.

Sala polivalente - cinema Sivori,
Salita Santa Caterina, 12 Genova.

Aperta tutti i giorni dalle 15.30 alle 20
ingresso libero.


INAUGURAZIONE
Lunedì 27 aprile 2009, ore 10.00

Introduzione di Giorgio Devoto (Assessore alla Cultura della Provincia di Genova)
Interverranno gli autori delle fotografie ed i portavoce delle comunita' khorakhane' e sinti di Genova

A seguire:
proiezione del cortometraggio Savorengo Ker di Fabrizio Boni
e del documentario Porrajmos, di Paolo Poce e Francesco Scarpelli.

Sala polivalente - cinema Sivori,
Salita Santa Caterina, 12 Genova.

Per maggiori informazioni:
010 5499357 (Assessorato alla Cultura della Provincia di Genova) - romrom09@libero.it

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Di Fabrizio (del 25/04/2009 @ 09:56:13, in scuola, visitato 1490 volte)

CARI AMICI,

sono Barbara Bello, una dottoranda di ricerca dell'Università Statale a Milano e trainer giovanile. Ho ricevuto la richiesta di diffondere l'informazione di una seminario internazionale per giovani Rom e Sinti o per giovani trainer e leaders che lavorano con giovani Rom e Sinti. Il Seminario, organizzato dall'associazione tedesca Amaro Drom, rientra nel quadro "Gioventù per l'Europa". L'età dei partecipanti dovrebbe essere tra i 20 e 25 anni. Visto che lo scopo di questo seminario consiste nel promuovere futuri progetti, sarebbe veramente importante che i partecipanti siano ragazzi attivi.

Vi sarei grata se poteste diffondere l'informazione.

Resto a vostra disposizione per ulteriori approfondimenti.

Vi auguro una buona giornata,

Barbara Bello <BGBELLO@libero.it>

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Di Fabrizio (del 25/04/2009 @ 09:56:02, in lavoro, visitato 1740 volte)

Ricevo da Ernesto Rossi

Ma la liberazione non è per tutti, non è per gli stranieri, non è per Rom e Sinti, i cosiddetti zingari.

Questi ultimi –davvero ultimi in ogni cosa a partire dai diritti più elementari- non sono liberi in questo paese: nemmeno possono partecipare al corteo che ricorda la fine della Lotta di Resistenza e la nascita conseguente della Costituzione repubblicana. Se lo fanno, possono perdere il posto di lavoro, se riconosciuti dal padrone in una fotografia, in un filmato, di quelli che ci facciamo tra di noi per ricordare questa giornata, o che ci fanno fotografi e operatori di giornali e televisioni.

Ecco nella foto l’Unità (dedicata ai morti sul lavoro), come dovrebbero presentarsi: MASCHERATI.

[immagine non riportata]

Rom e Sinti, italiani, europei o no, sono NEGATI AL LAVORO, anche se lavorano, faticatamente, in nero, saltuariamente, quando possono, respinti e discriminati. Clandestini anche se regolari.

L’Associazione milanese Aven Amentza – Unione di Rom e Sinti ha tenuto per un anno e mezzo uno sportello sindacale, col sostegno di Camera del Lavoro e Fillea Cgil, dentro nel campo di via Triboniano: uno scandalo. Che c’entrano gli zingari col sindacato, col lavoro (in molti se lo sono chiesto), dato che sono notoriamente TUTTI ladri e ladri di bambini? La leggenda è più forte di ogni realtà: ne basta uno per cancellare tutti gli altri e confermare che così stanno le cose. Per Rom e Sinti la colpa è sempre collettiva, mai individuale. Basta l’indirizzo del campo per perdere o non trovare lavoro. Perché nel nostro paese, il peggiore per loro in Europa, devono vivere in ghetti noti e additati, veri lager, da cui è difficile uscire; in cui l’infanzia, oggetto di commosse quanto astratte considerazioni, viene offesa e repressa ogni giorno. Se vanno a scuola, la perderanno al primo licenziamento del genitore che lavora, al primo inutile feroce sgombero.

Gli SGOMBERI sono l’inefficace violenta politica del governo e dell’amministrazione comunale milanese, incuranti della Costituzione, delle leggi, dei trattati internazionali sottoscritti, delle Dichiarazioni Universali, delle proteste del Parlamento Europeo.

SICUREZZA PER TUTTI – LA SICUREZZA È UN BENE COLLETTIVO, NON PRIVATO

Sicurezza è non morire sul lavoro ogni giorno; sicurezza è non subire violenza fra le mura sicure di casa; sicurezza è aver di che vivere ogni mese sino alla fine del mese; sicurezza è non avere un paese in cui regioni intere sono in mano a potenti organizzazioni criminali.

Per i Rom, clandestini sono i diritti

sede legale: Via Triboniano 212 – 20156 Milano (Italia). Tel. +39.(02).48409114
Costituita il 18 luglio 2004, registrata a Milano il 22 novembre 2004 , n° 104485 serie 3. Codice fiscale 97389270154

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Di Daniele (del 25/04/2009 @ 09:10:49, in musica e parole, visitato 1830 volte)
 ...musica zingara dalla Romania in Piemonte
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Ricevo da Roberto Malini

Nella foto di Steed Gamero, Codrean Ciuraru, Rom romeno. Ha subito diversi episodi di intolleranza e violenza razzista, anche da parte di agenti delle forze dell'ordine. Dopo aver denunciato i suoi aguzzini in divisa, è stato minacciato e costretto a fuggire all'estero. Il suo caso è uguale a quelli di centinaia di suoi concittadini di etnia Rom in Italia.

Bruxelles, 22 aprile 2009. L'Agenzia europea per i diritti fondamentali (Fra) pubblica oggi il suo rapporto su minoranze e migranti. Il rapporto Fra ha un valore statistico assoluto, basandosi su un campione di 25 mila interviste, oltre che sui rapporti delle Organizzazioni per i Diritti Umani che basano le loro ricerche su verifiche effettive, testimonianze e documenti. Secondo i dati, il 50 per cento dei Rom, in Europa, percepisce una forte esclusione sociale e ha subito nel corso degli ultimi dodici mesi almeno un'aggressione razzista. Seguono africani sub-sahariani (41%) e nordafricani (36%). Riguardo ai rapporti con le autorità, l'82% non denuncia le violenze subite; secondo il 62% ''tanto non cambierebbe niente''. I nordafricani, secondo il rapporto, percepiscono maggiormente l'atmosfera discriminatoria nel paese in cui vivono: sono il 94% degli intervistati), seguiti dai Rom in Ungheria (discriminazione percepita dal 90%). In Italia, il pregiudizio è percepito dal 77% dei romeni (ma se si dovesse considerare un campione di Rom romeni, arriveremmo al 98%) e dal 76% degli albanesi. Sempre nel nostro Paese, l’89% dei romeni e l’82% degli albanesi e dei nordafricani non ha conoscenza di associazioni che possano realmente aiutarli di fronte a episodi di discriminazione. Il 52% dei nordafricani, in Italia, è stato colpito da atti razzisti negli ultimi dodici mesi: è il settimo gruppo fra i dieci più discriminati in Europa. Riguardo ai controlli delle forze dell'ordine, il 74% dei nordafricani ritiene che le autorità prendano di mira i migranti, solo a causa della loro etnia. Morten Kjaerum, direttore dell’Agenzia europea per i diritti fondamentali (Fra), ha dichiarato che è ormai necessario promuovere politiche più mirate per curare il male sociale del razzismo affinché “migliaia di casi di crimini razzisti non restino invisibili".

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Di Fabrizio (del 24/04/2009 @ 09:12:07, in Italia, visitato 1808 volte)

Da Kelebek

Chiedo scusa della mia assenza, che spero sia provvisoria... in questi giorni ci si sveglia più verso le tre che verso le quattro per lavorare. Comunque voglio dare più risalto a un commento fatto ieri sera da Maria su questo blog. Trattandosi di un commento, si tratta di un testo scritto di getto, senza riferimenti. Ma credo che sia importante pubblicarlo comunque. Tra parentesi, è interessante la differenza tra la pratica tradizionale dei Rom - altroché Family Day - in cui è normale che i membri meno sfortunati della grande familja allargata si prendano cura dei bambini dei più disastrati, e la visione di certi magistrati e operatori sociali. Ovviamente, chi ha tolto i bambini al padre/zio potrebbe avere ragione in termini strettamente legali: la persecuzione, più che nella loro azione, sta nella mancanza di reazione o di interesse di altri per la vicenda. Ti segnalo l'ennesima ignobile persecuzione contro una persona rom. Si tratta del bosniaco Zafir Hamidovic fermato con i suoi due figli perchè la bambina somigliava a Denise Pipitone, la piccola scomparsa alcuni anni fa. L'hanno accusato di essere il rapitore di Denise; il dna lo ha scagionato da questa accusa ma parzialmente in quanto soltanto il bambino è risultato essere suo figlio; la bambina è figlia di un cugino e Zafir l'ha in affido fin da piccola. Una cosa è accertata, la piccola NON è Denise Pipitone. Malgrado, però, le cose si siano parzialmente chiarite, o chiarite per l'accusa più infamante, i due bambini gli sono stati tolti e affidati a una casa famiglia. Sono passati 15 giorni, i piccoli sono traumatizzati sconvolti, la madre disperata come il padre ha detto piangendo. Ecco io mi domando, se zafir non fosse stato un rom bosniaco avrebbe dovuto subire questo terribile affronto, non ancora sanato, in quanto i bambini non gli sono stati restituiti? Adesso è indagato per due reati di cui uno riguarda l'aver mentito riguardo alla bambina, il non aver detto subito, voglio dire, che era figlia "adottiva". E nemmeno il bambino comunque, suo con certezza a prova di dna, non gli è stato ad oggi ridato. Se Zafir Hamidovic fosse stato un'italiano, un inglese, un americano, un francese, avrebbe avuto simile trattamento? Credo di no, quantomeno avrebbe subito gli inevitabili accertamenti in modo ben meno pesante . Ma zafir è un rom bosniaco e quindi non merita nessun rispetto o cautela, e i bambini nessuna misericordia. maria

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