Rom e Sinti da tutto il mondo

Ma che ci fa quell'orologio?
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Di Fabrizio (del 08/07/2008 @ 13:25:40, in Italia, visitato 1694 volte)

Ricevo da Agostino Rota Martir

Cari cittadini Italiani,

noi ROM e Sinti in Italia siamo circa 160 – 180 mila di cui almeno la metà sono cittadini italiani presenti sul territorio da secoli. Altra meta Rom Slavi, e Balcani.

Siamo la più grande minoranza in Europa ed in molti paesi, tra cui l’Italia, non siamo neppure riconosciuti come minoranza linguistico-culturale.

Per identificarci viene spesso usato, in senso dispregiativo, il termine “zingari” sinonimo di ladro, sporco e pericoloso per la società.

Per la verità le nostre origini sono lontane, il nostro popolo è partito dall’India, regione Punjab e Sind, nel XII° secolo per iniziare una lunga migrazione che ci avrebbe portato in tutti i paesi del mondo e noi siamo ROM e Sinti.

I Sinti, si sono nel tempo integrati nei paesi ospitanti acquisendone non solo la cittadinanza ma anche la cultura civile e religiosa.

Siamo l’unico popolo che ha in sé rappresentanti di tutte e religioni , islamica (Turchia, Paesi Arabi e Balcani), ortodossa (ex Unione Sovietica) e cattolica (resto dell’Europa)….

Siamo l’unico popolo che non ha mai combattuto per conquistare uno stato e per questo siamo senza una patria, la nostra bandiera raffigura il verde della natura, l’azzurro del cielo (simbolo di libertà) ed una ruota di carro che allude al nostro lungo e perenne cammino.

Partendo dai vari dialetti Romanes è stata codificata un’ lingua romanes che identifichi un unico popolo.Il 8 Aprile 71 a Londra la prima riunione della “International Romani Union”…Dal li si festeggia il Giorno Mondiale dei Rom e Sinti….

Ci siamo riuniti anche sotto un unico inno “gelem gelem” (ho camminato ho camminato).

Siamo stati perseguitati durante il regime nazi-fascista e più di 800.000 Rom e Sinti sono stati sterminati nei campi di concentramento. Anche questo nostro sacrificio è stato del tutto ignorato. Su bimbe Rom di 13/14 ani si faceva la sterilizzazione a VIVO per non far nascere i nuovi bastardi asociali “zingari”. I bimbi Rom gemelli si usavano come cavie per esperimenti del famoso dr.Mengel….; oltretutto, oggi, come se questo non fosse bastato, circola l’idea di prendere le impronte dei bambini Rom e Sinti per il “loro bene….”.

Durante la guerra dei Balcani le nostre case sono state bruciate dai guerriglieri Albanesi, Serbi, Macedoni ( per costruire il grande Albania,Macedonia o Serbia) o bombardate dalle forze NATO e nessuna nuova nazione ricostruita ci ha visto inclusi trovandoci così costretti a subire un nuovo “exodus”. Tantissimi bimbi sono entrati in Italia piccoli; quelli nati qui, vivendo nei campi-ghetto non possono avere la residenza e ora compiuti i 18 anni, mancano i requisiti indispensabili per avere la Cittadinanza Italiana; a questo proposito sarebbe più che mai opportuno proporre un decreto legge per il futuro dei bimbi Rom e Sinti..!

I provvedimenti che il nuovo governo italiano intende prendere a nostro riguardo rappresentano l’ennesima forma di discriminazione di un popolo che già vive ghettizzato. Vi ricordo che noi, scappando dalle guerre, siamo stati costretti a rifugiarci nei così detti “campi nomadi” (pur essendo ormai da tempo stanziali) non avendo la possibilità di essere riconosciuti come profughi e rifugiati.

E’ proprio vero che per aiutare i bimbi Rom, come viene propagandato, si deve partire dal prendere loro le impronte digitali?

Siamo di nuovo ad affermare la favola che i Rom rubano i bambini italiani per cui si rende necessaria l’identificazione tramite l’esame del DNA? Vi ricordo che ci sono tante indagini ma nessuna condanna di questo tipo negli ultimi 20/30 anni.

Si intende schedare anche i bimbi le cui famiglie nel tempo sono uscite dai campi e si sono integrate nella società?

Secondo me esistono altri modi per aiutare i bimbi Rom tra i quali dare una possibilità di regolarizzazione ai loro genitori per attivare un processo di integrazione lavorativa e abitativa; regolarizzazione che preveda anche l’analisi dei casi in cui mancano le documentazioni di provenienza perché “bruciate durante la guerra nei Balcani”; la guerra appartiene non solo alla realtà presente ma anche al nostro passato.

La mia esperienza a Pisa con il progetto “città sottili” mi dice che si può fare………

Dal 1998 al 2008 siamo riusciti a togliere i minori Rom dell’ex Jugoslavia dai semafori e a garantire loro un adeguato inserimento scolastico, sono stati iscritti tutti alla scuola dell’obbligo e più dell’80% frequenta regolarmente anche grazie al sostegno del trasporto scolastico comunale. Non è servito prendere a nessuno le impronte digitali: è stata necessaria la presenza costante degli operatori e dei mediatori sociali del progetto.

Il progetto “città sottili” della città di Pisa ( pur con le sue mancanze ), è riuscito nel processo di integrazione di molte famiglie Rom ma non può da solo risolvere il problema Rom in Italia. Occorrerebbero tanti progetti in tante città d’ Italia simili a questo di Pisa. I fondi Europei per l’integrazione dei Rom e Sinti ci sono ma le organizzazioni italiane li usano poco e male, elaborando organigrammi con tanti “Esperti” che per la verità creano disastri, le cui conseguenze sono poi pagate con la “pelle” dei Rom e Sinti.

Vi voglio ricordare che i finanziamenti per la costruzione del villaggio Rom di Coltano sono per la maggior parte derivati da quei fondi della Comunità Europea destinati specificatamente alla comunità Rom e Sinti in Europa, non possono avere altra destinazione (ad esempio l’acquisto di mezzi per la Polizia di Stato o pista per le biciclette)...

La Federazione Italiana Rom e Sinti chiede alle Autorità ed alle Istituzioni un’attiva collaborazione per trovare un modo migliore di risolvere il “problema” Rom e Sinti.

Sono convinto che esista un’emergenza criminalità originata da organizzazioni malavitose ma sono altrettanto convinto che debbano essere puniti i responsabili e non tutta la comunità cui appartengono. Esiste l’emergenza della cosiddetta “Morte bianca” nei cantieri di lavoro …Anche li muoiono tanti Rom e solo alla morte vengono considerati cittadini dei rispettivi paesi di provenienza, anziché Rom.…Lavoratori che lasciano famiglie e bambini, il cui futuro è scritto nel disegno di legge delle impronte…..

Lancio un appello a tutte le persone di buon senso ed ai rappresentanti delle istituzioni e soprattutto al Papa Ratzinger perché si pronuncino contro la pratica delle impronte digitali dei bimbi Rom.

GRAZIE Etem Dzevat

Consulente Nazionale della Federazione “Rom e Sinti insieme”

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Di Sucar Drom (del 08/07/2008 @ 11:13:40, in Italia, visitato 1357 volte)

Sucardrom invita tutte le comunità sinte e rom della Lombardia, del Lazio e della Campania a rifiutare un "censimento" inutile, discriminatorio e illegale, primo passo verso l'assimilazione e la distruzione di intere famiglie e comunità.

Sucardrom, insieme all'ASGi e ad altre organizzazioni, sta predisponendo un'azione legale antidiscriminatoria collettiva, per trascinare il Governo italiano in tribunale e ottenere un risarcimento per ogni singolo sinto e rom.

Per informazioni e supporto telefonare al numero 0376 360643.

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Di Fabrizio (del 08/07/2008 @ 10:25:39, in Italia, visitato 1280 volte)

Ricevo da Veniero Granacci

La sezione ANPI “Pio Zoni” di Lainate esprime tutta la propria preoccupazione ed indignazione per la schedatura e la presa delle impronte digitali dell'etnia ROM voluta da questo governo.

Questa pratica ci riporta alle pagine più drammatiche e buie della nostra storia, le leggi razziali, le schedature di ebrei, omosessuali e ROM che portarono allo sterminio di milioni di persone .

Il nazifascismo riservò ai Rom lo stesso trattamento riservato agli ebrei. Essi furono deportati nei campi di concentramento. Circa 500.000 Rom uomini, donne, bambini trovarono la morte nei campi di sterminio.

La scusa inventata dal governo Berlusconi e cioè di voler tutelare i minori viene poi smentita dalle azioni dei seguaci del sig. Maroni. A Mestre alcuni fascisti in camicia verde impediscono da diversi giorni la costruzione di un campo attrezzato voluto dal comune dove alloggiare una comunità Sinti cioè ITALIANI di origine Rom, negando loro un diritto garantito dalla nostra costituzione e cioè che ogni cittadino ha il diritto ad una casa.

Un campo, quello di Mestre, nato per garantire quegli stessi diritti che il sig. Maroni dichiara di voler ottenere con la schedatura dei ROM e cioè una vita dignitosa in un ambiente pulito e non in baracche infestate dai topi.

Alcuni mesi fa a Opera altri criminali hanno attaccato con bombe molotov un altro campo voluto dal prefetto di Milano dove alloggiare qualche decina di rom.

Stessa sorte è stata riservata a diversi campi a Napoli e Roma

Dove sono i diritti di questi bambini che hanno vissuto attimi di terrore, che hanno visto le loro case o meglio baracche e le loro poche cose bruciate da criminali razzisti?

Ci chiediamo quali misure il sig. Maroni ha preso o intende prendere per proteggere queste persone.

Perché non si interviene per schedare, questa volta giustamente, chi, con la forza nega, diritti garantiti dalla costituzione e dalla dichiarazione dei diritti dell'uomo.

L'ANPI di Lainate chiede a tutte le forze democratiche che credono nei valori della democrazia, della solidarietà e dell'antifascismo di vigilare e denunciare in ogni luogo istituzionale e no, nazionale ed internazionale, nei posti di lavoro e in qualunque altro luogo ogni tentativo di discriminazione e repressione basata su motivi razziali.

Chiediamo che queste misure vengano ritirate e che si inizi veramente un cammino di integrazione con il popolo rom, che garantisca i loro diritti e i loro doveri, uguali a quelli di ogni cittadino indipendente dalla razza, dal colore della pelle dalla religione o dal loro orientamento sessuale così come garantito dalla costituzione repubblicana nata dal sacrificio di migliaia di uomini e donne.

Lainate 4 luglio 2008

Associazione Nazionale Partigiani d’Italia
Sezione “Pio Zoni”
anpilainate@libero.it
c/o Villa Litta (cortile)
Largo Vittorio Veneto
20020 Lainate (MI)

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Di Fabrizio (del 08/07/2008 @ 09:15:36, in Italia, visitato 1418 volte)

Da Roma_Italia

DA: STORIA ROMANI IN GERMANIA E PAESI VICINI: UNA CRONOLOGIA AL PORRAJMOS E OLTRE
1922-1926
Ian Hancock www.radoc.net

1922: Nel Baden, sono introdotti requisiti per cui tutti i Romani devono essere fotografati e prese loro le impronte, che devono essere presenti sui loro documenti.

1926: Il Parlamento Bavarese introduce una nuova legge "per combattere Zingari, nomadi ed oziosi", e la Commissione Criminale Provinciale firma una legge datata 16 luglio per il controllo della "Piaga Zingara". In Svizzera, "idee proto-naziste di igiene razziale" sono usate per giustificare un programma di rimozione forzata dei bambini Romani dalle loro famiglie per affidarli a famiglie adottive. Questa pratica rimarrà effettiva sino alla metà degli anni '80.

1927: La legislazione che richiede fotografie e impronte digitali per i Rom viene istituita in Prussia, dove per questo vengono processati 8.000 Rom. La Baviera istituisce una legge che proibisce ai Rom di viaggiare in gruppi familiari, di possedere armi da fuoco. I maggiori di 16 anni vengono mandati in campi di lavoro, e quanti siano privi di certificato di nascita bavarese vengono espulsi dalla Germania. Un gruppo di Rom in Slovacchia è accusato di cannibalismo, cosa che Friedman interpreta come parte della crescente campagna contro le popolazioni Romani.


AL GIORNO D'OGGI - 5 luglio 2008

Italia e gli Zingari: giù i pollici

L'Italia deve abbandonare i piani di prendere le impronte a tutti gli Zingari nel paese

Chiunque in Europa con un po' di senso della storia dovrebbe provare un brivido di apprensione alla notizia che il Governo Italiano sta per iniziare a prendere le impronte digitali a tutti i Rom nel paese, inclusi i bambini sotto i 14 anni.

Soltanto due generazioni fa una tale misura freddamente amministrativa fu il preludio a deportazioni di massa, imprigionamenti, tortura e morte. Gli Zingari furono tra le prime vittime dei nazisti, ed è ottusa l'apparente amnesia dell'Italia della propria oscura storia del periodo di guerra.

Quanti propongono questo passo,, che potrebbe cominciare anche domani, negano vigorosamente ogni intento razzista. Puntano all'aiuto della Croce Rossa Italiana in questo nuovo censimento della popolazione Rom, che dicono essere inteso a dare accesso agli identificati ai servizi sociali e sanitari ed assicurare che i bambini siano mandati a scuola. Troppi bambini Zingari, arguiscono, sono mandati a mendicare o rubare dai genitori che sono arrivati illegalmente nel paese. Solo identificando i bambini sotto i 14 anni - con le impronte digitali o preferibilmente per fotografie - si può fermare un abuso simile e ridurre l'onda di crimine giovanile.

In pochi risponderebbero che il recente arrivo di un gran numero di Rom, la maggior parte dalla Romania e dai Balcani, non ha causato enormi problemi sociali ed economici. La maggior parte degli arrivati, che hanno scarse abilità e qualificazioni, vivono in 700 campi temporanei, installati per fare fronte all'afflusso ma con povere facilità e sanificazioni.

L'alto livello di crimini da strada associati con gli Zingari ha impaurito molti Italiani, e l'umore è stato sfruttato dal partito anti-immigrati Lega Nord per promuovere severi provvedimenti rivolti contro tutte le immigrazioni. Estremisti e skinheads hanno colto l'occasione dare via libera ai loro pregiudizi, ed il disgraziato attacco ad un campo vicino a Napoli è stato seguito dallo sgombero del Sindaco di destra di Roma di un campo Zingaro vicino alla capitale.

Si stimano in 152.000 i Rom in Italia, e la loro presenza ha infiammato un dibattito già brutto sull'immigrazione. In precedenza il lassismo ai controlli di frontiera e una lunga linea costiera hanno reso l'Italia un magnete per migliaia di migranti illegali dall'Africa e dai Balcani. In pochi anni, un'attitudine rilassata verso gli stranieri è stata rimpiazzata da una nuova tagliente xenofobia, specialmente nelle città più grandi. La tendenza si è riflessa nell'appoggio elettorale per i partiti che promettevano un'attitudine più dura verso tutta l'immigrazione, sino al tentativo di rendere non ben accetti i migranti legali. L'Italia diverrà uno dei supporter più entusiasti della proposta EU della presidenza francese di rafforzare i controlli sull'immigrazione attraverso il Continente e chiudere le scappatoie che hanno permesso a troppi migranti di passare attraverso i controlli negli stati Schengen.

Niente di tutto ciò, tuttavia, scusa le sanzioni generali che indicano come bersaglio i gruppi di persone per razza ed etnia, specialmente quando le sanzioni sono sostenute dal pregiudizio popolare. Dieci anni fa due città nella Repubblica Ceca programmarono la costruzione di un muro attorno a due edifici che ospitavano Zingari, accusandoli di attitudini antisociali. Ci fu una rapida protesta - come ci fu contro la proposta britannica di installare un visto di regime in risposta ad un afflusso improvviso di Zingari. Entrambe le misure sono cadute. Anche il piano italiano di impronte digitali dovrebbe essere abbandonato. Le persone non devono mai essere bollate come gruppo. Bugie in questo senso sono pericolose.

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Di Fabrizio (del 08/07/2008 @ 08:26:11, in Regole, visitato 1257 volte)

Da Roma_Francais

1912: Il governo francese introduce il carnet antropometrico, un documento che contiene dati personali, incluse fotografie ed impronte digitali, che tutti i Rom sono tenuti a portare con sé. Questo rimane in auge sino al 1970, quando viene rimpiazzato dal libretto di circolazione.

Vedi: http://www.a-part-entiere.org/data/File/carnet_grand.jpg

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Di Fabrizio (del 07/07/2008 @ 10:34:29, in casa, visitato 1117 volte)

Da La Stampa

Nel campo di Ponte Decima dove la proroga è scaduta una settimana fa: seicento rom che la giunta Veltroni ha parcheggiato nella più grande area naturalistica del Lazio di FLAVIA AMABILE


L'uomo che vedete nella foto in fondo al post è Nedzad Hamidovic, il capo del campo nomadi di Ponte Decima. Tutti lo chiamano semplicemente Meo. Ha compiuto cinquant'anni dieci giorni fa e da quasi quaranta vive in Italia. Viene da Sarajevo, è fuggito con la famiglia nel 1967, è abituato agli alti e bassi: sa bene che per loro si preparano tempi difficili.

Da tre anni vivono in un campo irregolare, illegale, provvisorio. Non per colpa loro. Fu il Campidoglio dell'era Veltroni a spostarli dal loro precedente insediamento. Dopo 27 anni lui e altri ottocento rom (ma anche qualche extracomunitario) lasciavano Vicolo Savini, quartiere Ostiense, zona viale Marconi. In cambio di quello che molti di loro consideravano il loro quartiere, molto più centrale e collegato, furono catapultati in una specie di landa desolata e oltretutto nel bel mezzo di una riserva naturale protetta dove non sarebbe possibile tagliare nemmeno un centimetro d'erba. Figurarsi far spuntare dal nulla alcune centinaia di containers.

'Una situazione provvisoria', aveva spiegato loro il vice capogabinetto del Campidoglio dell'epoca, Luca Odevaine, agli abitanti di vicolo Savini. 'Due mesi', e avrete la sistemazione definitiva, aveva assicurato. Odevaine ha un passato da militante ambientalista, da uno come lui alcune parole risuonano più veritiere. Ed invece era solo una delle tante promesse non mantenute di questa vicenda ormai prossima ad esplodere.

Da tre anni il campo vive di proroghe. Il 30 giugno è scaduta la quinta, secondo molti anche l'ultima. Da maggio la maggioranza in Comune ha cambiato colore. Odevaine e Veltroni sono lontani, ora a guidare il Campidoglio ci sono Alemanno e il centrodestra che questa vicenda del campo rom nella riserva naturale protetta non l'hanno mai digerita. Gli attacchi sono già partiti. Gli abitanti della zona hanno lanciato una petizione per mandare via il campo. E il centrodestra ha rivolto un'interrogazione urgente al presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo per sapere ''cosa intende fare la giunta regionale per tutelare la riserva naturale e bonificare l'area''.

Quella di Decima Malafede è la più grande e preziosa riserva naturale del Lazio: 6150 ettari di superficie, un paradiso per aironi, garzette e gallinelle d'acqua. E il Campidoglio invece ha speso una cifra che dovrebbe aggirarsi intorno ai 700 mila euro per trasferirci i rom da vicolo Savini con una deroga speciale alla legge regionale 29/97 giustificata dalla temporaneità della presenza.

Sostenitori della temporaneità della presenza sono da sempre innanzitutto i rom. All'inizio, per sottolinearlo, avevano preteso che vi fossero solo tende. Dopo qualche mese sono arrivati i container e le speranze che le promesse fossero mantenute sono definitivamente caduti dopo la prima proroga, poi la seconda, e tutte le altre.

Ai rom Ponte Decima non è mai piaciuto. Non c'è acqua potabile, solo di pozzo piena di terra. Non c'è una fermata dell'autobus, se non a un chilometro di strada a piedi da percorrere sulla via Pontina, una delle strade più pericolose d'Italia. Qualche settimana fa, infatti, una rom è stata travolta e uccisa da un'auto in corsa e chissà se riceverà mai un rimborso visto che non è del tutto regolare andarsene in giro su una strada simile.

Il primo centro abitato è a cinque chilometri di distanza e da quando sono lì stanno perdendo i rapporti con la città. I rom di Ponte Decima sono persone che in buona parte il lavoro ce l'hanno, la carta d'identità anche. I loro figli sono nati in Italia, sono registrati all'Anagrafe e hanno il codice fiscale come ogni altro cittadino italiano. Il Comune di loro conosce tutto. Meo mostra il censimento del '95 quando tutti loro erano più giovani ma già schedati e fotografati dal Comune, gestione Rutelli. 'Ci sono quelli che rubano tra noi' ammette Meo, 'ma sono la minoranza e di sicuro stare qui non aiuta nessuno a vivere di qualcosa che non siano i furti'.

L'effetto del trasferimento si nota dalle percentuali di partecipazione alle scuole. Una delle più basse fra i campi nomadi di Roma. Circa il 10% in una città che nell'anno scolastico 2006/7 (l'ultimo con dei dati ufficiali) ha visto un aumento del 36% dei bambini rom che frequentano le scuole. Quell'anno c'erano 17.458 alunni appartenenti a comunità nomadi. L'anno precedente erano 12.816 e l'anno prima ancora 12.598.

In base ai dati forniti dal Ministero dell'Istruzione, gli alunni rom, sinti e camminanti sono 3.136 alla scuola dell'infanzia; 9.595 alla scuola primaria; 4.398 alla scuola secondaria di primo grado e 329 alla scuola secondaria di secondo grado. La crescita maggiore si è verificata alla scuola primaria, con un +46%, mentre si conferma negli anni la crescita, lenta ma costante, dei bambini che si avvicinano alla scuola dell'infanzia.

In tutte le fasce di età, la presenza femminile è la metà di quella maschile. Solo il 46% di chi ha frequentato la scuola primaria si iscrive alla scuola secondaria di primo grado, mentre alla secondaria di secondo grado arriva il 3,4% di chi ha iniziato la scuola dell'obbligo. In generale, secondo le audizioni del gruppo di lavoro sui minori rom, sinti e camminanti che sta stendendo il Piano nazionale infanzia 2008/09, in Italia ci sono 35mila rom fra i 6 e i 14 anni e 70mila under 18.

Per tutti loro qualcosa si potrebbe fare attraverso i finanziamenti del Fondo sociale europeo Nel corso dell'ultima programmazione, dal 2000 al 2006, sono stati attribuiti 275 milioni di euro per altrettanti progetti dedicati specificatamente ai Rom e durante lo stesso periodo circa un miliardo di euro è stato dedicato a progetti per le popolazioni più vulnerabili, compreso i nomadi.

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Di Fabrizio (del 07/07/2008 @ 10:21:14, in Italia, visitato 1584 volte)

Ricevo da Agostino Rota Martir

Siamo angosciati e temiamo questo clima che si sta diffondendo nel nostro Paese.

Siamo un gruppo di amici di Rom e Sinti e operatori e operatrici pastorali che a nome della Chiesa Italiana e delle nostre comunità religiose accompagna e cerca di vivere il "sacramento dell'incontro" e dell'amicizia con il popolo dei Rom e dei Sinti.

Ci uniamo a quelle voci che anche all'interno della Chiesa si sono levate per denunciare e richiamare il rispetto della dignità della persona e dei poveri in modo particolare.

L'ultima proposta dell'onorevole Maroni, Ministro dell'Interno, è la conferma che lo spettro di un passato non così lontano è sempre pronto a rialzarsi, anche con la complicità di non pochi silenzi.

  • Siamo preoccupati non solo per le impronte ai bambini Rom, ma soprattutto per quelle che la nostra società ha disseminato lungo questo anno, impronte inzuppate nell'inchiostro dell'indifferenza, del razzismo, del pregiudizio.

Un anno fa a Livorno bruciavano nella loro baracca 4 bambini Rom. Anche di fronte ad un dramma del genere i giudici hanno scelto di impedire ai genitori di esprimere il loro dolore, rinchiudendoli immediatamente in carcere. Mai era successa una cosa del genere!

Anche il sindaco di Livorno si è contraddistinto per la sua ambiguità, rifiutandosi più volte di dare un alloggio per le due famiglie coinvolte, di fronte ad una opinione pubblica indifferente e contraria ad un aiuto per le due famiglie Rom.

Da allora i fatti si sono susseguiti senza tregua, avendo sempre di mira i poveri e i Rom in genere.

Le impronte ai bimbi Rom sono il risultato di una lunga e tragica catena, una fabbrica della paura che vede coinvolti tutti quanti: le Istituzioni, i partiti e i loro governi, e gran parte dell'informazione, spesso manipolata ad arte, ma anche quei silenzi che rischiano di appoggiare di fatto il più forte a danno del debole.

  • Siamo turbati per questa guerra ai poveri, demagogica, antidemocratica e antievangelica!

Quante di queste impronte abbiamo lasciato un po' ovunque in questo anno:

lo è stata l'ordinanza del Comune di Firenze contro i lavavetri e gli accattoni, gli sgomberi dei campi Rom dei comuni di Roma e di Milano che facevano a gara chi in effetti espelleva più Rom, la caccia al Rom, il divieto di accattonaggio ad Assisi per non turbare gli interessi turistici e la quiete dei conventi e delle chiese, i campi Rom dati alle fiamme a Napoli, la mistificazione della sicurezza e la formazione di ronde cittadine per il controllo dei quartieri in nome del motto razzista: "tolleranza zero", l'introduzione del reato di clandestinità, la militarizzazione delle nostre città… una fabbrica della paura ben architettata.

Questo ci turba perché temiamo che continuerà a produrre altri mostri, sempre in nome del "Dio della sicurezza", e adoratori di questi mostri si stanno diffondendo rapidamente raccogliendo sempre nuovi adepti!

  • Dai campi Rom e Sinti dove viviamo accolti dalla loro umanità e amicizia, anche noi guardiamo con timore e preoccupazione le nostre città, questo rapido deterioramento della convivenza, questa ansia di controlli sempre più assidui, questa voglia di schedatura su base etnica; ci preoccupa l'avanzata di questo razzismo, spesse volte apertamente dichiarato e tollerato dalle stesse autorità perché ritenuto ormai "normale"!

A volte subiamo noi stessi sguardi, gesti di rifiuto e di esclusione dalle nostre stesse comunità di appartenenza.

Da questi luoghi spesso marginali ma privilegiati punti di osservazione, guardiamo attraverso gli occhi dei Sinti e Rom il "nostro mondo" che cambia e rimaniamo anche noi sorpresi nel vedere e constatare la sua voracità che avanza senza scrupoli e travolge tutto e tutti…spesso ringraziamo Dio per averci fatto incontrare e conoscere questo popolo che ci aiuta e ci trasmette quella "normalità" che la nostra società di appartenenza sembra aver smarrito.

  • Come annunciatori del Vangelo di Gesù, che nell'accoglienza dei poveri e dei piccoli ci ha rivelato il volto del Dio della vita, non possiamo dimenticare che in ogni uomo e donna, chiunque essi siano, di qualsiasi popolo, cultura e fede di appartenenza, è impressa l'impronta di Dio, è questa l'unica impronta che vogliamo "adorare" ed esibire.

Vivendo in mezzo a Rom e Sinti o frequentando delle famiglie, abbiamo anche potuto apprezzare tante loro ricchezze e riconosciamo che le nostre vite, la nostra stessa fede sono state arricchite e segnate dalla loro "impronta".

Anche per questo ci sentiamo loro grati e debitori, e vorremmo che anche ai Rom e ai Sinti fossero riconosciuti il diritto di vivere nella sicurezza e la tranquillità di far crescere ed educare i loro figli secondo la loro cultura e nel rispetto delle diversità.

Don Federico Schiavon – Udine

Franca Felici - Massa Carrara

Don Piero Gabella – Brescia

Laura Caffagnini e Bertolucci G - Parma

Cristina Simonelli - Verona

Sr.Rita e Carla Viberti - Torino

Palagi Marcello – Massa Carrara

Lucia Lombardi - Verona

Betti Adami - Verona

p.Luciano Meli - Lucca

Don Agostino Rota Martir - Pisa

Daniele Todesco - Verona

Don Francesco Cipriani - Verona

Piccole sorelle di Gesù - Crotone

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Di Fabrizio (del 07/07/2008 @ 09:35:10, in casa, visitato 1157 volte)

Ricevo da Andrea

Questa mattina un gruppo di famiglie rumene ha occupato una casa abbandonata da molti anni nel quartiere Aurora, vicino a Porta Palazzo, a Torino. Queste famiglie, fino ad oggi, hanno vissuto nel campo di Via Germagnano, in mezzo ai topi e al fango. Fuori dalla casa hanno appeso uno striscione: "Una casa per tutti". L'occupante più giovane ha un anno, il più anziano ottantuno.
Ora stanno ripulendo tutto, per trasformare questa casa in un posto bello da viverci.
Serve solidarietà. Sono in via Pisa 5.

Questo è il volantino che stanno distribuendo nel quartiere:
CI SIAMO STANCATI DI QUESTA MISERIA
Siamo un piccolo gruppo di famiglie rumene, famiglie di lavoratori, con tanti bambini che vanno a scuola.

Fino a ieri abbiamo vissuto in condizioni durissime. Abitavamo nelle baracche di via Germagnano: un campo sovraffollato e sporco, senza acqua né elettricità, con i bambini sempre in pericolo in mezzo ai topi e ai serpenti.

Quando c'è stata l'alluvione, solo un mese fa, al campo l'acqua era dappertutto e sono dovuti arrivare i Vigili del Fuoco per toglierla. Ma tolta l'acqua è rimasto il fango dentro alle nostre case e tanti dei nostri figli si sono ammalati.

Ora ci siamo stancati di questa miseria. Da ora in poi vogliamo vivere una vita normale, come tutti voi. È per questo che abbiamo occupato questa casa: sappiamo che è illegale, ma sappiamo anche che è
una cosa giusta.

Questa casa è stata abbandonata e vuota per tanto tempo, ma noi la faremo rivivere e la trasformeremo in un posto bello per viverci, per noi e per i nostri bambini.

Vi ringraziamo per la vostra attenzione,

I nuovi abitanti di Via Pisa 5

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Di Fabrizio (del 07/07/2008 @ 09:26:02, in musica e parole, visitato 2145 volte)

Ricevo da Roberto Malini

Storia, cultura, antiziganismo e musica Rom il 13 luglio a Corsico (Milano)
Corsico è un centro emblematico della condizione di discriminazione in cui vivono i Rom in Italia, ma è anche un punto di incontro per un movimento antirazzista sempre più vivo e consistente. Ecco perché l'incontro del 13 luglio, presso l'Area Pozzi (Via Alzaia Naviglio Trento) risulta particolarmente significativo. Nell'àmbito dell'iniziativa, ha un notevole interesse storico la mostra dedicata alla partecipazione di Rom e Sinti alla Resistenza e quella incentrata sulla comunità Sinti di Buccinasco. Cultura, Storia e una riflessione sulla condizione attuale dei Rom in Italia saranno i temi trattati da Ernesto Rossi, Dijana Pavlovic e Roberto Malini durante il dibatito "Nomadi. Storia, percorsi e integrazione".

h. 16:
Spazio associazioni
Mostra fotografica curata da Cipes sulla partecipazione dei Rom e Sinti alla Resistenza Italiana
Mostra di foto della comunità Sinti di Buccinasco a cura di Apertamente


h.17.30 – 19:
Discussione dibattito: “Nomadi. Storia, percorsi e integrazione”
Diversi gli argomenti trattati, dalla Storia e cultura del popolo Rom alle problematiche di integrazione, fino ai provvedimenti di schedatura etnica e ai recenti casi di aggressione di cittadini Rom da parte di agenti delle forze dell'ordine. Relatori: Dijana Pavlovic, Ernesto Rossi, Roberto Malini.

h.19 – 20.30:
Cena aperitivo

h. 19 – 22:
Musica dal vivo con Nico Grancea e i Manele Manele.
Nico Grancea è nato a Buzău, in Romania, il 18 marzo 1988. E' figlio dell'Olocausto di terza generazione (suo nonno scampò allo Zigeunerlager di Auschwitz durante la rivolta dei Rom avvenuta il 16 maggio 1944). E' un interprete del genere musicale "Manele". La musica manele, che si è affermata in Romania a partire dagli anni 1980, fa parte della musica folk del popolo Rom. I primi interpreti cantavano nelle strade di Ferentari, un quartiere povero di Bucarest. Le radici della musica manele, fortemente influenzata dalla musica turca e araba, risalgono però al XVIII secolo. Gli interpreti moderni più noti sono Adrian Minune, Nicolae Guza, Florin Salam. I testi sono molto liberi e raccontano prevalentemente storie d'amore e di passione. Nico canta, con la sua voce intensa e vibrante che ricorda quella di Florin Salam, perché la gente Rom non venga annientata nel silenzio, perché un canto di libertà e giustizia continui a levarsi, più in alto del coro di chi inneggia a un mondo "zigeunerfrei", senza più 'zingari'. Nico Grancea, Ionit Ciuraro (che interpreterà alcuni brani insieme a Nico) e i Manele Manele fanno parte del gruppo di artisti e intellettuali contro il razzismo "Watching The Sky".

Associazioni partecipanti:
Apertamente, Aven Amentza, Opera Nomadi, Gruppo EveryOne, Cipes, Rete Antirazzista, Anpi sez. Corsico, Liberamente, Acli il Sogno

Per informazioni:
Organizzazione: Tel. (+39) 02.44.80.648 - (+39) 348.81.00.209
Mail ufficio: culturaepartecipazione@gmail.com

Gruppo EveryOne
Tel. (+ 39) 331-3585406 - (+ 39) 334-8429527
www.everyonegroup.com :: info@everyonegroup.com

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Di Fabrizio (del 07/07/2008 @ 00:11:09, in Italia, visitato 1178 volte)

Ricevo da Maria Grazia Dicati

di Gad Lerner: Cominciò con un inaspettato censimento etnico, nel mezzo dell’estate di settant’anni fa, la vergognosa storia delle leggi razziali italiane. Alle prefetture fu diramata una circolare, in data 11 agosto 1938, disponendo una "esatta rilevazione degli ebrei residenti nelle province del regno", da compiersi "con celerità, precisione e massimo riserbo".

La schedatura fu completata in una decina di giorni: 47.825 ebrei censiti sul territorio del regno, di cui 8.713 stranieri (nei confronti dei quali fu immediatamente decretata l’espulsione).

Per la verità si trattava di cifre già note al Viminale. "Il censimento quindi fu destinato più a sottomettere che a conoscere, più a dimostrare che a valutare", scrive la storica francese Marie-Anne Matard-Bonucci ne "L’Italia fascista e la persecuzione degli ebrei" (il Mulino). Naturalmente, di fronte alle proteste dei malcapitati cittadini fatti oggetto di quella schedature etnica fu risposto che essa non aveva carattere persecutorio, anzi, sarebbe servita a proteggerli.

Nelle diversissime condizioni storiche, politiche e sociali di oggi, torna questo argomento beffardo e peloso: la rilevazione delle impronte ai bambini rom? Ma è una misura disposta nel loro interesse, contro la piaga dello sfruttamento minorile!

Si tratta di un artifizio retorico adoperato più volte nella storia da parte dei fautori di misure discriminatorie: "Lo facciamo per il loro bene". A sostenere la raccolta delle impronte sono gli stessi che inneggiano allo sgombero delle baracche anche là dove si lasciano in mezzo alla strada donne incinte e bambini. Ma che importa, se il popolo è con noi?

Lo so che proporre un’analogia fra l’Italia 1938 e l’Italia 2008 non solo è arduo, ma stride con la sensibilità dei più. L’esperienza sollecita a distinguere fra l’innocenza degli ebrei e la colpevolezza dei rom. La percentuale di devianza riscontrabile fra gli zingari non è paragonabile allo stile di vita dei cittadini israeliti, settant’anni fa.

Eppure dovrebbero suonare familiari alle nostre orecchie contemporanee certi argomenti escogitati allora dalla propaganda razzista, circa le "tendenze del carattere ebraico". Li elenco così come riportati il libro già citato: nomadismo e "repulsione congenita dell’idea di Stato"; assenza di scrupoli e avidità; intellettualismo esasperato; grande capacità ad adattarsi per mimetismo; sensualismo e immoralità; concezione tragica della vita e quindi aspirazioni rivoluzionarie, diffidenza, vittimismo, spirito polemico e così via.

Guarda caso, per primo veniva sempre il nomadismo. Seguito da quella che Gianfranco Fini, in un impeto lombrosiano, ha stigmatizzato come "non integrabilità" di "certe etnie"; propense – per natura? per cultura? per commercio? - al ratto dei bambini. Il che ci impone di ricordare per l’ennesima volta che negli ultimi vent’anni non è stato mai dimostrato il sequestro di un bambino ad opera degli zingari.

Un’opinione pubblica aizzata a temere i rom più della camorra, si trova così desensibilizzata di fronte al sopruso e all’ingiustizia quando essi si abbattono su una minoranza in cui si registrano percentuali di devianza superiori alla media. Tale è l’abitudine a considerare gli zingari nel loro insieme come popolo criminale, da giustificare ben più che la nomina di "Commissari per l’emergenza nomadi", incaricati del nuovo censimento etnico. Un giornalista come Magdi Allam è giunto a mostrare stupore per la facilità con cui si è concesso il passaporto italiano a settantamila rom. Ignorando forse che si tratta di comunità residenti nella penisola da oltre cinquecento anni: troppo pochi per concedere loro la cittadinanza? Eppure sono cristiani come lui…

Il censimento etnico del 1938, "destinato più a sottomettere che a conoscere, più a dimostrare che a valutare", come ci ricorda Marie-Anne Matard-Bonucci, in ciò non è molto dissimile dal censimento dei non meglio precisati "campi nomadi" del 2008. In conversazioni private lo confidano gli stessi funzionari prefettizi incaricati di eseguirlo: quasi dappertutto le schedature necessarie erano già state effettuate da tempo.

L’iniziativa in corso riveste dunque un carattere dimostrativo. E i responsabili delle forze dell’ordine procedono senza fretta, disobbedendo il più possibile alla richiesta di prendere le impronte digitali anche ai minori non punibili, nella speranza di dilazionare così le misure che in teoria dovrebbero immediatamente conseguirne: evacuazione totale dei campi abusivi e di quelli autorizzati ma fuori norma; espulsione immediata dei nomadi extracomunitari e, dopo un soggiorno di tre mesi, anche dei nomadi comunitari; quanto agli zingari italiani, gli verrà concesso l’uso delle aree attrezzate solo per brevi periodi, dopo di che dovranno andarsene (sono o non sono nomadi? E allora vaghino da un campo all’altro, visto che le case popolari non gliele vuole dare nessuno).

Si tratta di promesse elettorali che per essere rispettate implicherebbero un salto di qualità organizzativo e politico difficilmente sostenibile. Dove mandare gli abitanti delle baraccopoli italiane – pochissime delle quali "in regola" - se venissero davvero smantellate tutte in pochi mesi? Chi lo predica può anche ipocritamente menare scandalo per il fatto che tanta povera gente, non tutti rom, non tutti stranieri, vivano fra i topi e l’immondizia. Ma sa benissimo di alludere a una "eliminazione del problema" che in altri tempi storici è sfociata nella deportazione e nello sterminio.

Un’insinuazione offensiva, la mia? Lo riconosco. Nessun leader politico italiano si dice favorevole alla "soluzione finale". Ma la deroga governativa al principio universalistico dei diritti di cittadinanza, sostenuta da giornali che esibiscono un linguaggio degno de "La Difesa della razza", aprono un varco all’inciviltà futura.

Negli anni scorsi fu purtroppo facile preconizzare la deriva razzista in atto. Per questo sarebbe miope illudersi di posticipare la denuncia, magari nell’attesa che si plachi l’allarmismo e venga ridimensionata la piaga della microcriminalità. La minoranza trasversale, di destra e di sinistra, che oggi avverte un disagio crescente, può e deve svolgere una funzione preziosa di contenimento.

Gli operatori sociali ci spiegano che sarebbe sbagliato manifestare indulgenza nei confronti dell’illegalità e dei comportamenti brutali contro le donne e i bambini, diffusi nelle comunità rom. Ma altrettanto pericoloso sarebbe manifestare indulgenza riguardo alla codificazione di norme palesemente discriminatorie, che incoraggiano l’odio e la guerra fra poveri.

Non si può sommare abuso ad abuso di fronte ai maltrattamenti subiti dai bambini rom. Quando i figli degli italiani poveri venivano venduti per fare i mendicanti nelle strade di Londra, l’esule Giuseppe Mazzini si dedicò alla loro istruzione, non a raccogliere le loro impronte digitali.

L’ipocrisia di schedarli "per il loro bene" serve solo a rivendicare come prassi sistematica, e non eccezionale, la revoca della patria potestà. Dopo le impronte, è la prossima tappa simbolica della "linea dura". Siccome i rom non sono come noi, l’unico modo di salvare i loro figli è portarglieli via: così si ragiona nel paese che liquida l’"integrazione" come utopia buonista.

A proposito del sempre più diffuso impiego dispregiativo della parola "buonismo", vale infine la pena di evocare un’altra reminescenza dell’estate 1938. Chi ebbe il coraggio di criticare le leggi razziali fu allora tacciato di "pietismo". Con questa accusa furono espulsi circa mille tesserati dal Partito nazionale fascista. E allora viva il buonismo, viva il pietismo.

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