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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Fabrizio (del 01/06/2008 @ 08:42:24, in Italia, visitato 793 volte)

Protocollo n. 06/08/pn - li 31/5/2008 Comunicato Stampa

Il sottosegretario, Alfredo Mantovano, di Alleanza Nazionale, in una intervista al quotidiano Il Tempo ha dichiarato: "Come dimostrano i numeri e la realtà sociologica i rom sono una etnia connessa con un certo tipo di reati. Furti, rapine, per arrivare, come nel caso di Ponticelli, anche al sequestro di persona". 

Il sottosegretario Alfredo Mantovano, in particolare per la sua funzione nel Governo dello Stato Italiano, dovrebbe conoscere che la responsabile penale è individuale e non collettiva o di etnia? 

Le dichiarazioni del sottosegretario all’Interno Alfredo Mantovano sono gravissime e violano la legge, norme e principi fondanti della legalità e dei diritti.

Sono un Rom e non ha mai rubato, né rapinato qualcuno, ne sequestrato alcuna cosa o persona, e come me moltissime persone Rom e Sinte non hanno mai commesso nessuno di tali reati, pertanto le dichiarazioni generalizzate all’etnia rom del sottosegretario SONO FALSE.

A nome personale quale appartenente alla minoranza Rom, e quale legale rappresentante della Federazione Rom e Sinti insieme, contesto con indignazione le dichiarazioni, impregnate di discriminazione razziale verso le minoranze Rom e Sinte, del sottosegretario dell’Interno Alfredo Mantovano al quotidiano Il Tempo.

A nome personale quale appartenente alla minoranza Rom, e quale legale rappresentante della Federazione Rom e Sinti insieme chiederò alle Istituzioni preposte la tutela delle minoranze Rom e Sinte nel rispetto delle leggi per le dichiarazioni del sottosegretario Alfredo Mantovano al quotidiano Il Tempo.

Nazzareno Guarnieri - Presidente federazione rom e sinti insieme

Federazione Rom e Sinti Insieme

Sede legale: Via Fanfulla da Lodi, n. 5 - 00167 Roma – C.F. 97510400589  

Cellulare: 3277393570 - email: federazioneromsinti@yahoo.it  

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Di Fabrizio (del 01/06/2008 @ 08:57:26, in Europa, visitato 846 volte)

Da Romanian_Roma

Sabato 16 maggio, all'evento "Notte dei Musei" il Centro Rom "Amare Rromentza" ha iniziato una raccolta di firme a favore della creazione di un museo di storia e cultura rom.

La campagna, denominata "Dateci un museo!", secondo un comunicato stampa, è iniziata durante gli eventi che hanno avuto luogo nella "Notte dei Musei".

"Mentre molti musei organizzano la Notte delle Porte Aperte, i Rom non hanno un museo da aprire. Noi pensiamo che un museo per i Rom, un'istituzione per condividere e rappresentare l'etno-cultura rom, è un bisogno fondamentale per ricostruire la nostra memoria identitaria e riguadagnare la nostra identità etnica, un'immediata soluzione all'auto-alienazione e un diritto culturale innegabile, come statuito e garantito dalle norme europee ed internazionali," recita il comunicato.

La campagna aperta dalla carovana chiamata "Il museo itinerante per i Rom", dove giovani Rom, accompagnati da violini, visitavano diversi musei da Bucarest, un'esposizione di fotografi ed articoli simbolici per la storia e la cultura rom, terminando le visite in ogni museo raccogliendo firme.

Istituita nel 2005 dal Ministero Francese della Cultura e Comunicazione, la Notte dei Musei ha riunito nel 2007 un numero di 1,3 milioni di visitatori in 956 musei francesi e risultati similari in 960 musei di 41 paesi europei che hanno preso parte a questo evento.

L'iniziativa ha lo scopo di costruire e rafforzare una rete di musei europei attorno ad un evento condiviso. Si intende incoraggiare il pubblico medio, soprattutto i giovani, a scoprire le collezioni dei musei. L'evento è organizzato sotto l'egida del Consiglio Internazionale dei Musei e del Consiglio d'Europa.

DIVERS – www.divers.ro

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Di Fabrizio (del 02/06/2008 @ 09:00:13, in Europa, visitato 1118 volte)

Da Romano Them, indagine sanitaria (lunghetta, vi avviso)

La crisi del piombo a Mitrovica: Romano Them chiede un'informazione completa all'ONU

27 Maggio 2008 – Una ricerca, prodotta dall'Istituto di Salute Pubblica di Kosovska Mitrovica su richiesta dei rappresentanti dei campi IDP (Dispersi Interni) nella Mitrovica settentrionale, ha confermato i documenti precedenti, secondo cui il livello di piombo nel sangue dei bambini rom che vivono in questi campi, rimane ad un livello alto in maniera allarmante. Sui 104 bambini testati, di età tra gli 1 e i 16 anni, 18 mostrano livelli di piombo eccedenti la soglia critica di 45 μg/dL, per i quali i dottori raccomandano terapia di chelazione. D'altra parte, se confermate le indicazioni "Hi" e "Hi Mnogo" contenute nella ricerca, si riferiscono a livelli nel sangue eccedenti i 65 μg/dL, il numero di bambini con livelli criticamente alti di contaminazione da piombo nel sangue sale a 38, il 36,5% del gruppo testato.

La contaminazione da piombo nel sangue dei bambini nei campi IDP a Mitrovica nord è stato un argomento ricorrente dal 2000, quando i primi test casuali fatti nell'area di Kosovska Mitrovica da un consulente ONU mostrò livelli di piombo pericolosi solo nei campi. Nel 2004, l'Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO) compì un'altra serie di test. Questi test mostravano che il 40% dei bambini nell'area avevano livelli di piombo nel sangue di 10 μg/dL e superiori, che è considerato dalle moderne ricerche il limite massimo oltre il quale si verificano danni sanitari irreversibili, incluso impatto alle capacità cognitive.

Ma, fu proprio Gerry McWeeney, allora manager del Programma di Sviluppo Sanitario, che notò nel suo rapporto che i bambini rom nei campi presentavano costantemente i più alti livelli di piombo nel sangue dell'intera popolazione, sottolineando che una fonte importante di esposizione ha provenuto dalla contaminazione nel terreno, risultante nella prossimità delle miniere di Trepca. Come conseguenza, raccomandava l'immediata evacuazione dei bambini da 0 a 6 anni e delle donne in attesa, e la temporanea rilocazione dell'intero campo "in attesa di una soluzione permanente e sostenibile".

Fu soltanto poco prima dell'estate del 2005 che un'azione venne definitivamente presa, sull'onda di una pressione montante e della questione fatta propria dai media internazionali. Con la fine dell'anno, l'UNMIK decise di trasferire gli IDP nell'ex base militare francese, conosciuta come Osterode camp, completamente ristrutturata e col suolo decontaminato. Dopo un'iniziale resistenza, la maggior parte delle famiglie si mosse verso il nuovo campo, dove apparentemente iniziò nel settembre 2006 un trattamento medico specialistico (see UNMIK Press Release).

Ironia della sorte, test effettuati di recente sembrano suggerire che la contaminazione da piombo nel rinnovato campo di Osterode sia persino superiore a quella di Cesmin Lug,  dove nell'ottobre 2004 la WHO aveva dichiarato che la situazione era peggiore degli altri campi, con un livello di contaminazione da piombo al suolo superiore di 359,5 volte il limite riconosciuto.

Nel maggio 2007, una squadra di dottori diretta da Ms. Mary Jean Brown, Capo del Ramo di Prevenzione all'Avvelenamento da Piombo del Centro USA per il Controllo e la Prevenzione del Disagio di Atlanta, visitò le attrezzature su richiesta del Dipartimento di Stato, USOP e USAID. In un rapporto redatto ad ottobre, gli esperti medici notarono che 39 bambini erano riferitamente chelati. Ma dissero anche che oltre 90 bambini avrebbero avuto bisogno di terapia, aggiungendo che a quel periodo il numero esatto non poteva essere determinato.

Nella loro indagine, i dottori si riferirono ai risultati di tre serie di test condotti dall'Istituto di Salute Pubblica di Mitrovica  nord, tra la fine del 2005 e l'inizio estate del 2007. Secondo questi test, 39 bambini nel primo, 32 nel secondo e 29 nel terzo, su circa 100 bambini esaminati avevano livelli capillari di piombo nel sangue superiori a 45 μg/dL. Se l'assunzione riguardo il significato di "Hi" e "Hi mnogo" risultasse veritiera, le condizioni sanitarie dei bambini nel campo sarebbero stazionarie, la tal cosa confermerebbe i dubbi sull'adeguatezza del trattamento medico fornito in un ambiente che rimane pesantemente contaminato dal piombo.

Le prime informazioni su una nuova e prossima crisi sanitaria nei campi di Mitrovica nord apparvero settimana scorsa in un articolo, pubblicato sulla rivista in Internet New Kosovo Report. L'autore, il leader del movimento pro-indipendenza Albin Kurti, riteneva che la WHO aveva prove dagli esami effettuati sui bambini di Cesmin Lug e Osterode che i loro livelli di piombo erano raddoppiati. Suggeriva anche che la WHO nascondesse queste informazioni al pubblico.

Allarmati da queste notizie, come Romano Them, abbiamo contattato l'ufficio WHO di Pristina e chiesto conferma sulle dichiarazioni e circa eventuali conseguenze di detti risultati. A dispetto dei chiari riferimenti all'articolo del New Kosovo Report, accluso alla mail, il direttore locale della WHO, Dr. Dorit Nitzan, finse di ignorare di quali test Romano Them stesse parlando. Affermando che i test di laboratorio fossero da tempo condotti dalle istituzioni locali, promise comunque di investigare e chiese a Romano Them pazienza sino al suo ritorno in Kosovo. Ulteriori emails, relative ai risultati dei primi test commissionati dalla WHO, rimasero senza risposta.

Con una reazione simile, il capo dell'ufficio UNICEF in Kosovo, Robert Fuderich, pretendeva lui pure di non essere a conoscenza dei test, ma quando fu confrontato con i risultati parziali, comunicati dai rappresentanti del campo in una dichiarazione pubblica, riconobbe che la sua organizzazione era stata messa a conoscenza dei risultati di questi test, ma era in attesa di ottenere una piena informazione per "notificare alle autorità preposte e cercare di ottenere da tutti uno sforzo verso una soluzione giusta e finale."

Il rappresentante dell'area della Norwegian Church Aid, un'organizzazione caritativa che si occupa del campo di Osterode, Ragnar Hansen, fu più esplicito e disse che la sua organizzazione condivideva le preoccupazioni di Romano Them riguardo il livello di piombo nel sangue dei bambini IDP. Purtroppo non era in grado di commentare i risultati dei test, suggerendo che la WHO non avesse comunicato i risultati dei test precedenti, né alla sua organizzazione né ai genitori dei bambini.

Dalla sua email risulta che la WHO avesse visto (!!!) i risultati dei test commissionati dai rappresentanti dei Rom ed era "preoccupata riguardo agli alti livelli di piombo nei campioni di sangue raccolti".

Romano Them ha anche provato ad ottenere una reazione dall'UNMIK, che attende tuttora al momento in cui scrive.

Nelle sue raccomandazioni, la dottoressa Brown, del cui Centro è stata richiesta l'assistenza in questo caso dall'UNICEF e dalla WHO, scrisse nell'ottobre 2007: "Ci è stata data assicurazione che i livelli nel sangue stanno decrescendo, e i dati ricevuti dal CDC [Centro per il Controllo del Disagio] lo confermano. Comunque, i dati completi devono essere resi disponibili. Agenzia Responsabile: WHO."

Sette mesi dopo, la "confusione da parte dei leader rom e di altri, come la serietà del problema e l'estensione della contaminazione ambientale" cui la dottoressa Brown si riferisce nel suo rapporto, è quasi completa. Nelle loro dichiarazioni sui recenti test sanguigni, i rappresentanti dei campi, Skender Gusani e Dai Mustafa, scrivono: "WHO ha effettuato dei test sui livelli di piombo nel sangue dei bambini ed i risultati mostrano che il campo di Osterode è libero dal piombo, ma i risultati di questi test non sono mai stati mostrati al pubblico e nemmeno ai genitori dei bambini esaminati."

Romano Them è profondamente preoccupata, non soltanto dell'inquinamento da piombo stesso, quanto dalla mancanza di informazione e dalla cattiva comunicazione da parte delle agenzie internazionali coinvolte nel processo. Chiede alla Missione delle Nazioni Unite in Kosovo di fornire informazioni immediate e complete circa la contaminazione da piombo nei due campi IDP di Cesmin Lug e Osterode e sprona la WHO affinché sviluppi le raccomandazioni contenute nel memorandum, preparato dal Manager del Programma di Sviluppo, Gerry McWeeney che, nell'ottobre 2004, raccomandava che tutti i bambini con livelli nel sangue superiori a 10 μg/dL siano ricontrollati ogni settimana.

Condividiamo le preoccupazioni circa l'adeguatezza di una terapia di chelazione in un ambiente, che è tuttora pesantemente contaminato dal piombo, come confermato dai test recenti. Romano Them suggerisce definitivamente di dare seria considerazione all'evacuazione dei residenti in un posto sicuro. Le consultazioni dovrebbero aprirsi immediatamente.

For further information please write to: kosovoroma@gmail.com

Related news items and press releases:

UNMIK: SRSG visits Cesmin Lug, urges Roma to take advantage of Camp Osterode

Facilities, UNMIK/PR/1476, 11 January 2006

 

UNMIK: SRSG welcomes start of lead-toxicity treatment for IDPs in Camp Osterode, UNMIK/PR/1577, 1 September 2006

 

UNICEF: Roma families need rehousing to save children from lead poisoning, 10 February 2006

 

Reports:

 

World Health Organisation (WHO):  Preliminary Report on Blood Lead Levels in North Mitrovica and Zvecan, July 2004

 

WHO: Memorandum, 22 October 2004

 

WHO: Regional Committee for Europe, Fifty-sixth session Copenhagen, 11–14 September 2006, Provisional agenda item 7(d): Enhancing health security: the challenges in the WHO European Region and the health sector response, 19 June 2006

 

Gesellschaft für bedrohte Völker (GfBV): Flüchtlingslager Osterode, 18 September 2006

 

European Roma Rights Center: Romani Return to the Mitrovica Mahalla Marred with Problems

 

Brown, Mary Jean/Brooks, Barry: Recommendations for Preventing Lead Poisoning among the Internally Displaced Roma Population in Kosovo from the Centers for Disease Control and Prevention, US Centers for Disease Control and Prevention, Atlanta/GA, 27 October 2007

Roma and Ashkali Documentation Centre (RADC): Security review of the RAE communities in the divided town of Kosovska Mitrovica, Pristina, September 2007

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Di Fabrizio (del 02/06/2008 @ 11:52:01, in Italia, visitato 1607 volte)

CONTRO LE RONDE DEI VIGLIACCHI E IL SILENZIO DEI FARISEI
UNA CAMPAGNA PER UNA COMUNITÀ CIVILE E ACCOGLIENTE

Il rogo dei campi rom a Napoli, le molotov contro i campi di Pavia, i raid contro attività commerciali di extracomunitari, le sprangate a un militante gay di Roma, la sassaiola contro una madre e una bambina sinte di Brescia, l’immigrato morto per mancanza di soccorso nel CPT di Torino, mentre le città d’Italia sono percorse da ronde di tutti i colori, sono solo alcune delle tante e diverse punte dello stesso mostruoso iceberg che avvelena il nostro Paese: l’insofferenza diffusa contro il diverso, l’immigrato, lo zingaro ha assunto i connotati espliciti della xenofobia e del razzismo.

Questo è il portato di campagne elettorali tutte all’insegna di una insicurezza costruita gridando a un lupo senza denti, che scarica sul più debole il malessere di una società percorsa da un disagio sociale e morale profondo, grande responsabilità del quale tocca a una politica che rinuncia al compito di educazione civile per seguire gli istinti peggiori in un perverso circuito vizioso: la politica, con il coro condiscendente dei media, alimenta la paura dei cittadini che premiano con il voto questa politica.

Questa nuova Italia che criminalizza per decreto la povertà, l’Italia della violenza contro gli ultimi, del pregiudizio elevato a verità (gli zingari rubano i bambini), della giustizia fai da te dovrebbe invece far riflettere sul lungo decorso della malattia della nostra società e sulle preoccupanti prospettive del suo futuro. Non si può non legare i Maso, le Eriche e gli Omar, che uccidono i genitori per denaro, ai ragazzini che violentano e uccidono una coetanea, al branco che uccide un diverso da loro a Verona, al bullismo nelle scuole, alla violenza praticata nelle famiglie.

L’angoscia che ci prende di fronte a questo scenario e al clima che ci riporta all’ancora recente passato della nascita, della vita e della morte apparente dei regimi fascista e nazista è dovuta anche al silenzio farisaico di chi sottovaluta questi processi o addirittura pensa che bisogna assecondarli per recuperare un consenso politico perduto per ben altre ragioni. Ma soprattutto ci pesa vedere il volto vile di un paese malato. Coloro che aizzano i cani, lanciano molotov e sassi, percorrono in ronde minacciose le città, i sindaci che annunciano nei cartelloni luminosi dei loro borghi che “i clandestini possono stuprare i tuoi figli” sono il volto vigliacco di chi non è capace di guardare al male che porta dentro di sé, di chi rifiuta di affrontare la camorra che a Napoli controlla i rifiuti e organizza i roghi dei campi rom, la mafia che controlla la vita e il voto dei siciliani, l’andrangheta che non solo è padrona del territorio calabrese ma di interi quartieri di città come Milano.

Noi riteniamo decisivo che qui, il territorio che con il rogo di Opera ha inaugurato la caccia al rom e la sua contropartita politica, ci sia una risposta di mobilitazione contro questa degenerazione. Una risposta che avvii il lungo e difficile lavoro per riportare nella città e nei quartieri il senso di una comunità che considera la legge uguale per tutti e protegge chi cerca accoglienza e dignità. Un percorso da costruire insieme con tutti coloro - forze politiche e sociali, cittadini, senza pregiudizi di schieramento - che ritengono necessario riportare il dialogo nelle realtà concrete del malessere, non lasciare soli gli ultimi della terra, confrontarsi con le radici del disagio sociale e insieme costruire le ragioni e i valori della cittadinanza per tutti.

Paolo Cagna Ninchi, Dijana Pavlovic

Per adesioni: dijana.pavlovic@fastwebnet.it

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Di Fabrizio (del 03/06/2008 @ 09:08:52, in Europa, visitato 744 volte)

Da Roma_Francais

LE MONDE | 31.05.08 | 14h46 - BUCAREST CORRESPONDANT Le autorità rumene e le associazioni dei Rom di Romania condannano in blocco gli slittamenti razzisti apparsi in Italia. L'indignazione è stata esacerbata da un messaggio apposto all'ingresso di una falegnameria di Pieve di Soligo (Italia del nord-est) e ripresa dalla stampa rumena, che annuncia "l'apertura della stagione, che dura tutto l'anno, della caccia agli animali selvatici migratori come Rumeni, Albanesi, Kosovari, Musulmani, talibani, Afghani, Zingari ed extracomunitari in generale".

Questo non ha dato luogo ad alcuna denuncia ufficiale italiana, tranne quella della CGIL, da cui è stata rivelata la scritta. L'ambasciata rumena a  Roma ha chiesto misure contro gli autori di "questo testo a carattere pronunciatamente estremista e xenofobo".

L'associazione dei Rom d Romania Romani Criss, denuncia, a sua volta, "l'estremismo" della nuova politica italiana sull'immigrazione. "E' inconcepibile che, nell'Europa del 2008, si combatta la delinquenza secondo criteri etnici, si tratta d'una politica d'ispirazione estremista," ha affermato il suo dirigente, Marian Mandache, tramite i suoi avvocati. "Non resta che obbligare i Rom a portare una stella o una banderuola per ritornare settanta anni dietro, ad un'epoca di cui non si vuole più ricordare."

Le allusioni al nazismo si moltiplicano in Romania e rischiano di nuocere ai positivi scambi economici tra i due paesi. 23.000 imprese italiane sono impiantate in Romania e migliaia di rumeni lavorano in Italia. L'organizzazione Caritas stima in 556.000 il numero di Rumeni nella Penisola ma, secondo altre stime, il loro numero, fortemente aumentato dopo l'adesione della Romania all'Unione Europea del2007, potrebbe raggiungere 1 milione di persone.

Mostrata a dito come la prima responsabile della delinquenza, durante la campagna delle elezioni legislative in aprile, che hanno visto il trionfo della destra, questa comunità si sente oggi più fragile ed indebolita.

Mirel Bran - Article paru dans l'édition du 01.06.08

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Di Fabrizio (del 03/06/2008 @ 09:36:38, in Europa, visitato 798 volte)

Da Roma_ex_Yugoslavia

30 Maggio 2008 | 11:25 | Source: Beta - BELGRADO - Una svastica ed una serie di insulti sono stati tracciati sulla sede centrale dell'Unione Rom, lo comunica la stessa.

Il presidente di Unione Rom, Rajko Duric, ha detto che la svastica e gli insulti [...] sono apparsi nottetempo sul muro e sulla porta degli uffici. Ha aggiunto che l'incidente è stato comunicato alla polizia e che le indagini erano in corso.

Duric ha detto che qualcosa di simile potrebbe essere previsto, da quando l'Unione Rom è stata "eliminata come partito".

Ha aggiunto che lo scorso anno, particolarmente in coincidenza con la campagna elettorale, aveva ricevuto messaggi minatori, anche se non aveva dato molta importanza alla cosa.

L'Unione Rom di Serbia non ha raggiunto il quorum alle elezioni tenutesi l'11 maggio.

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Di Fabrizio (del 03/06/2008 @ 12:39:35, in Italia, visitato 731 volte)

Ricevo da Agostino Rota Martir

La notizia apparsa su “Il Tirreno” giorni fa e confermata anche ieri, mostra che la deriva del razzismo rischia di diventare ormai incontrollabile, sempre più esplicito e giustificato, anche in base a dei nostri capricci.

Il razzismo sembra dilagare senza trovare resistenze, rischiando di diventare ormai un dato di fatto, come fosse una normalità, un mostro con cui imparare convivere.

In un certo senso lo confermano anche i medici del reparto: “accade spessissimo e dunque non è una novità!”

Le giustificazioni del personale ospedaliero sono preoccupanti, anche perché sanno bene che il comportamento di qualcuno (non certo della maggioranza) nei confronti dei Rom ricoverati, a volte è stato di pregiudizio e di intolleranza verso quest’ultimi…questa mancanza di umanità colpisce e ferisce indistintamente tutti, ma verso i Rom spesso, anche nell’ospedale di Santa Chiara sembra trovare con troppa superficialità la sua giustificazione.

Il fatto che i Rom non hanno reagito all’intolleranza subita, sembra dare legittimità ad un atto discriminatorio: anzi ci si meraviglia della reazione di condanna e di sdegno.

Appare normale che un bimbo Rom già al suo primo giorno di vita, debba vivere separato dagli altri, messo a parte perché guardato come minaccia alla sicurezza di qualche isterica “mamma” o per soddisfare i loro capricci: salvo poi accusare i Rom della la loro incapacità o innata volontà di non integrarsi…non tocca a quelle “mamme” invece, dover intraprendere da subito un lungo ed efficace cammino di integrazione ?

Il fatto che sia avvenuto nel reparto di maternità, e come autrici dell’intolleranza siano state delle neo “mamme” deve far riflettere ancora di più la nostra società!

Dove stiamo andando?

Che vita stanno trasmettendo queste “mamme” ai loro figli appena generati?

Il virus del razzismo rischia proprio di contaminare anche il latte materno che donano ai loro figli!

Il momento della nascita è un evento gioioso e santo, che segna la vita di ogni famiglia, di ogni persona di qualsiasi nazionalità e religione di appartenenza, è inscritto nel cuore di ogni essere umano; per i credenti la nascita di un figlio è la benedizione di Dio sull’intera umanità!

Permettere che questo “santuario” venga sporcato con atteggiamenti così meschini e disumanizzanti, anche se commesso da “ neo mamme” o in attesa di diventarlo, significa smarrire il senso della vita.

Perché la nascita di un essere umano come la morte sono momenti unici, sono il passaggio verso qualcosa di nuovo, meritano il dovuto rispetto e considerazione, da parte di tutti.

Profanare questi momenti, come hanno fatto le “mamme” italiane verso la giovane mamma Rom offende la vita, non solo quella dei loro piccoli ma di tutti, e ostacola il faticoso e ricco cammino della convivenza e della civiltà.

Mi sarei aspettato dai responsabili del reparto e dal personale ospedaliero (che lavorano in una struttura pubblica e non privata) una coraggiosa presa di posizione e un chiaro rimprovero come segno di civiltà e di sana educazione, che sempre dovrebbero essere di casa anche in un ospedale!

Alla giovane mamma Rom e alla sua famiglia faccio i miei più sentiti Auguri e possa scendere la Benedizione di Dio, e attraverso voi raggiungere anche la vita di quelle “povere mamme” che non hanno saputo accogliere e gioire insieme per il dono della maternità.

“ Dio vi benedica e vi protegga,
Il Signore faccia brillare su di voi il suo volto e vi sia propizio.
Dio rivolga su di voi il suo volto e vi conceda la Pace…”
(Num. 6, 24-26)

Don Agostino Rota Martir
Campo Rom di Coltano
2 Giugno 2008 Festa della Repubblica Italiana

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Di Fabrizio (del 04/06/2008 @ 09:00:18, in Regole, visitato 900 volte)
http://www.forez-info.com

"Vietato alla gens du voyage". E' quanto indica un cartello all'ingresso del comune di St Martin la Plaine. Denunciando fatti di "discriminazione riguardo la comunità della gens du voyage", l'associazione SOS Racisme ha indirizzato una lettera alla Prefettura. Raggiunto al telefono, il sindaco del comune ci ha indicato che un decreto comunale datato 14 settembre 2007 proibiva definitivamente il parcheggio dei caravan sull' insieme del comune. "Un decreto comunale completamente legale", precisa Christian Fayolle, che riconosce d'altra parte "la inidoneità" di questo pannello che riguarda la libera circolazione della gens du voyage. "I cartelli saranno smontati questo pomeriggio (30 maggio ndr) ed al suo posto verrà messa un'altra segnaletica a norma e senza ambiguità," ha aggiunto il sindaco del piccolo comune.

Questo cartello vigeva dal dicembre 2007 o dal gennaio 2008.

Écrit par Hervé

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Di Sucar Drom (del 04/06/2008 @ 12:48:53, in blog, visitato 690 volte)

Roma, i Rom: "pronti a collaborare con le istituzioni e a isolare i delinquenti"
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Di Fabrizio (del 04/06/2008 @ 21:54:05, in blog, visitato 1391 volte)

Da http://smclarkkent.blogspot.com/

Ieri sera nei tg nazionali ampi servizi sulla contestazione a Mestre da parte della Lega contro la costruzione di un villaggio per i Sinti (che vivono da trent'anni poco lontano, in un insediamento ormai inadeguato e, tra l'altro, progettato e finanziato sin nel '98) progettato dal Comune di Venezia.
Il Comune ha semplicemente onorato gli impegni stanziando una cifra di 2,8 milioni di euro.

D'accordo istituzioni, associazioni, il Patriarca, la caritas, prefetto e questore.

All'inizio siamo passati oltre poi, abbiamo aperto i giornali stamattina e sul corrierone, in bella evidenza, su La Repubblica addirittura una pagina intera e allora... ci siamo incuriositi.

Come mai tanta visibilità? ci siamo chiesti.

Gli articoli erano pieni di cifre, i metri quadri, i soldi stanziati, il numero degli zingari, il fatto che sono tutti regolari, che sono residenti a venezia da anni ma nulla su quanti fossero i leghisti.

Però se ne parlano tutti dovevano essere proprio tanti, una manifestazione imponente!

Cerca cerca finalmente su fonti della questura abbiamo saputo che erano 28 (ventotto) e siccome la questura di solito dimezza la cifra dei manifestanti ne abbiamo dedotto che al massimo saranno stati 60 (sessanta)!

Ora se i direttori del corrierone e de la repubblica si fossero comportati da seri giornalisti avrebbero detto al loro inviato:
"60 manifestanti? istituzioni (compreso questore e prefetto), chiesa, caritas e associazioni tutti d'accordo col Comune? beh, ma allora cosa vuoi pubblicare? che vadano a da via il....!!".

O no?

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