Rom e Sinti da tutto il mondo

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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Fabrizio (del 06/09/2007 @ 09:47:11, in Europa, visitato 1521 volte)

Da Macedonian_Roma

E' vietato ai Rom l'ingresso al caffè bar "Kartel", sulla riva del fiume Vardar, nel centro di Skopje. Pochi giorni fa un gruppo di sette giovani Rom, Alen Hasan, Daniel Petrovski, Leila Amet, Gilbert Mamut, Alberto Mamut, Selina Alieva e Nexharije Muratova, volevano prendere un caffé da "Kartel",  ma il cameriere ha detto loro che non potevano sedersi senza una prenotazione. I giovani Rom hanno chiesto a chi avrebbero dovuto rivolgersi, ed il cameriere ha risposto che dovevano parlare col proprietario. I giovani Rom aggiungono che durante la loro discussione col manager del bar, altri clienti entravano e si sedevano senza ulteriori richieste del cameriere e senza prenotazione.

La discussione col manager è terminata quando questi ha detto: "Non vogliamo Rom. Sono un danno alla nostra reputazione".

Alcuni di questi Rom erano in vacanza in Macedonia dalla Francia. "Cose così là non accadono. Siamo tutti uguali. Sono tornato nel mio paese e mi hanno detto che c'era un bel bar lungo il viale. Sfortunatamente, la cultura di qualcuno è di basso livello." dice Gilbert Mamut.

In Macedonia d'altronde, aggiunge il resto del gruppo, questa sta diventando la norma quotidiana per i Rom. "Siamo una nazione di fronte a grandi discriminazioni, e nessuno ci accetta come cittadini uguali agli altri, nonostante il fatto che siamo leali allo Stato", è il loro commento.

I Rom affrontano tuttora discriminazioni, dicono diversi studenti che di propria iniziativa, hanno compilato una lista di tutti i casi dove i Rom sono bersagli di apparenti discriminazioni.

Dicono gli studenti: "Abbiamo condotto l'iniziativa indipendentemente. Stiamo ancora raccogliendo informazioni. La lista dei bar che hanno -regole- simili a Kartel è molto lunga. Non è un evento isolato. Ne abbiamo registrato più di 50, gli stessi casi o simili."

I Rom continuano ad essere la comunità più discriminata nella Repubblica di Macedonia, conclude Iso Rusi, Presidente del Comitato di Helsinki per i Diritti Umani in Macedona. Dice che il progetto del "Decennio Rom" che aveva lo scopo di includere attivamente i Rom nella società, appare una "bugia multicolore" ed i Rom sono una comunità etnica a cui nessuno presta attenzione.

 Conclude Rusi: "Il numero dei partiti politici Rom sta crescendo, ma sono ancora lontani dall'articolare effettivamente i loro problemi. Dubito che i partiti Rom nella regione stiano contribuendo al miglioramento della loro situazione, che può essere descritta come catastrofica, ed i Rom sono il miglior esempio che non esiste uno "stato campione" che abbia regolato le relazioni interetniche in maniera decente."

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Di Sucar Drom (del 05/09/2007 @ 09:49:14, in blog, visitato 1160 volte)

Bolzano, il presente di un popolo antico
L’Associazione NEVO DROM e l’U.N.A.R. (Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali ed Etniche, Dipartimento per i Diritti e le Pari Opportunità, Presidenza del Consiglio dei Ministri) organizzano “il presente di un popolo antico”, manifestazione di promozione socio culturale.
Siete tutti invitati all’inaugurazione ...

Pavia, sciopero della fame al quarto giorno
Mercoledì 5 settembre a Pavia si inaugurerà la seconda edizione del Festival dei Saperi, che avrà per tema la “Nuova città e nuova democrazia”. Gli operai del Comune stanno allestendo il palco in Piazza della Vittoria.
A 500 metri dal ce...

La paura dei lavavetri
In pochi giorni, anzi poche ore, il fastidio profondo causato dai lavavetri ha preso il posto in prima pagina sui giornali, nelle discussioni cittadine, nello scontro di culture fra governo e opposizione di ben altre turpitudini italiane.
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Reggio Calabria, una giornata storica per i Rom e per tutta la città
Una giornata storica. Come altro si può definire la giornata in cui un simbolo del degrado di Reggio “il 208” è stato raso al suolo. Dopo 40 anni di sterili passerelle parolaie sull’argomento, le ruspe hanno riconsegnato alla città ed al nobile rione di Sbarre un pezzo di territorio che sembrava avulso da qualsiasi tentativo di ...

Il nostro slogan: intolleranza zero
L’Italia non cessa di stupirci per le sorprese che ci riserva ad ogni nuovo giorno che espletiamo il rito dell’acquisto dei nostri quotidiani. I titoli ci fanno scoprire che i problemi endemici che affliggono il paese come: lo strapotere della criminalità organizzata che controlla intere regioni, l’evasione fiscale, la diffusa corruzione, le anomalie di un p...

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Di Fabrizio (del 04/09/2007 @ 09:37:17, in Europa, visitato 1294 volte)

Francesca Cookney - http://europe. tiscali.co. uk/114b6f42bd6. html

Nonostante il generalmente impatto positivo della legislazione anti-discriminazione della UE, un recente rapporto mostra che la violenza ed i crimini razzisti sono aumentati in Europa dall'introduzione delle direttive del 2000. Il rapporto intitolato "Razzismo e Xenofobia negli stati membri della UE" è stato pubblicato agli inizi della settimana (scorsa ndr) dalla recentemente stabilita Agenzia per i Diritti Fondamentali e rivela che il razzismo e la discriminazione sono aumentati in 8 dei 27 Stati Membri, incluse Danimarca, Germania, Francia, Irlanda, Finlandia e GB.

Secondo il rapporto, le disuguaglianze e le discriminazioni etniche continuano nell'impiego, nella scolarizzazione e nell'alloggio ed i dati raccolti tra il 2005 ed il 2006 mostrano un aumento dei crimini e della violenza razziale in diversi paesi d'Europa. La ricerca appunta come gli immigrati siano vittime dei casi di discriminazione più diffusi e particolarmente i Rom che sono finiti recentemente sotto i riflettori dopo che un incendio in Italia ha ucciso quattro bambini Rom ed alimentato il dibattito sulle politiche UE e sulla realtà della situazione a livello nazionale.

L'Italia è un paese che per lungo tempo è stato criticato per le scorciatoie politiche riguardo la comunità viaggiante. Aperta discriminazione ed odio razziale appaiono fuori controllo secondo quanto Nazzareno Guarnieri, Rom e membro di un'associazione che raggruppa varie associazioni Rom e Sinte, descrive come "indifferenza politica". Non è l'unico paese ad essere criticato per le sue politiche verso i Rom, ma dopo la tragedia di Livorno è sotto attacco da tutte le parti. Il Primo Ministro Romano Prodi ha riconosciuto il problema ma dice che prima che sia risolto a livello UE, sarà difficile affrontarlo a livello nazionale. "La questione Rom è terribilmente complicata," dice. Guarnieri è meno convinto. "Il fatto è che la UE ha promulgato una serie di regole che l'Italia non ha applicato o rispettato."

Secondo le statistiche ci sono circa 12 milioni di Rom in Europa. La maggioranza di loro vive in baraccopoli ai margini delle maggiori città, isolati dal resto della comunità ed in condizioni sciagurate. "Ci sono diverse politiche a livello regionale o locale, e ciò è problematico (...) si ha una situazione estremamente confusa, con differenti norme, regole differenti in differenti città e nessun approccio comprensivo o un quadro in cui lavorare," riconosce Michael Guet,  capo della Divisione Rom e Viaggianti del Consiglio d'Europa, ma aggiunge fermamente che "la ghettizzazione di parte della popolazione non è accettabile per gli standards del Consiglio d'Europa."

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Di Fabrizio (del 03/09/2007 @ 09:20:34, in scuola, visitato 1950 volte)

Invio mio articolo sulla didattica interculturale, se volete pubblicarlo.
Saluti Maria Grazia Dicati

Premessa

La significativa presenza, all’interno delle scuole, di bambini stranieri ha evidenziato e fatto emergere prepotentemente la questione della cultura e della lingua come elementi basilari da tenere nella dovuta considerazione nel percorso scolasico, tanto che le parole educazione e pedagogia interculturale sono ormai entrate nel linguaggio complessivo della scuola. 

I rom e i sinti, pur essendo, per la maggior parte cittadini italiani, possono essere considerati gli stranieri più vecchi (in Italia dal 1400) per quanto riguarda LA LORO CULTURA E LA LORO LINGUA, anche se questi due aspetti non sono mai stati sufficientemente accreditati se non per gli aspetti più appariscenti e folcloristici quali il nomadismo, l’abbigliamento, le abitazioni

Ma, gli insegnanti con bambini rom in classe, prima ancora che iniziasse l’immigrazione da altri paesi e  non si fosse sviluppato un dibattito così forte sulla cultura, sulla lingua altra e sull’apprendimento dell’italiano come seconda lingua (L2), dovevano comunque  fare i conti con questi due fattori.

I bambini stessi li ponevano quotidianamente e, a meno che uno non chiudesse  occhi ed orecchie, non era possibile ignorarli. 
Come si fa ad ignorare una bambina  che si pone e ti pone questa domanda :

” Perché Maria Grazia devo imparare a parlare come gli altri bambini e gli altri bambini invece non devono imparare a parlare come parlo io?” E quasi per una forma di protesta o per farci capire il suo disagio psicologico e le sue oggettive difficoltà, a volte, si rapportava con me e con i docenti solo in lingua romanés: io le chiedevo qualcosa e lei parlava e rispondeva solo utilizzando la sua lingua romanés.

La risposta potrebbe sembrare facile, bastava dire che nessuno  conosceva la sua lingua, ma in realtà non era solo questo, la richiesta esprimeva un bisogno più interiore rispetto alla sua identità. 
Ancor oggi, infatti, nonostante  l’interculturalità sia una concetto acquisito e condiviso in una realtà sociale e scolastica multiculturale, sembra che il progetto interculturale arrivi fino ad un certo punto oltre il quale ci sono i rom e i sinti.

Nell’unica e superata C.M. 207/86 “Scolarizzazione degli alunni nomadi e zingari” i bambini rom vengono definiti come “soggetti svantaggiati sul piano socioculturale”, ma  l’appartenenza ad una cultura  diversa e il parlare una lingua diversa, peraltro antichissima, può determinare uno svantaggio socioculturale?

Con quali parametri viene valutato lo svantaggio? Qual è la cultura di riferimento rispetto alla quale la cultura rom è inferiore?

Non c’è forse il rischio di confondere gli elementi propri della cultura romanì con gli effetti dell’emarginazione e dell’esclusione sociale, propri di qualsiasi comunità costretta a vivere in determinate condizioni?  
La scuola, e non solo, avrebbe il compito e il dovere di chiarirsi sul modello culturale a cui fare riferimento e dimostrare che l’educazione interculturale può tradursi in forme organizzative e strategie didattiche di lavoro quotidiano, NON solamente come interesse e scelta del singolo docente più sensibile e motivato perché ha il bambino rom/sinto in classe, ma come progetto anche dove non frequentano bambini rom, sinti o bambini stranieri.

Solo in questo modo si concorrerà a costruire quel dialogo necessario ad una civile e positiva convivenza, eliminando qualsiasi forma di barriera fisica, mentale, culturale, che ci impedisce di conoscere ed interagire con chi è diverso.

Non è quindi possibile parlare di didattica interculturale relativamente ai rom e ai sinti senza un legittimo riconoscimento della culturale e della lingua romanì, condizione inderogabile per la costruzione e la condivisione del progetto educativo interculturale tra le comunità Rom-Sinte e la scuola . 
 

La Didattica interculturale

Diventa però superficiale e riduttivo parlare di DIDATTICA INTERCULTURALE facendo riferimento solamente alla canzonetta, al balletto, alla poesia, o alla costruzione della maschera africana……, in quanto tali interventi potrebbero fissare e non contrastare gli stereotipi e i pregiudizi. 
 

Un progetto interculturale dovrebbe, a mio giudizio, innanzitutto contemplare la DIMENSIONE RELAZIONALE tra  i docenti della scuola e le famiglie dei i bambini  rom /sinti. 
 

Come può fare un insegnante a progettare il suo intervento educativo e didattico se non conosce le modalità educative dei bambini rom?

Come fa ad interpretare i loro comportamenti ed atteggiamenti nel momento in cui si differenziano dagli altri bambini?

Come predisporre gli interventi per motivarli, per gratificarli, per valorizzarli! Quali modalità deve mettere in campo per rimproverarli e  in quali circostanze è  doveroso farlo ? 
 

Rispetto a questi interrogativi risulta troppo sbrigativo e teorico sostenere ed esigere il rispetto delle regole in base al principio di uguaglianza di tutti gli alunni : tale affermazione diventa irrealizzabile se non si parte dal presupposto che “a volte” il punto di partenza della maggior parte degli alunni non rom/sinti costituisce il punto di arrivo per gli alunni rom/sinti, tragurdo che richiede una progettazione specifica sulle competenze sociali e comportamentali da acquisire all’interno della scuola. 
 

Non si chiede agli insegnanti di accettare o di condividere le scelte educative dei rom e dei sinti, anzi si potrebbe anche essere contrari ai loro stili educativi, ma si richiede conoscenza, comprensione e rispetto per chi ha adottato un modello educativo adeguato alla vita di un popolo nomade, secondo convinzioni  e motivazioni storiche, culturali e sociali. 
 

Come si può adeguare il nostro intervento educativo e non conoscere che il bambino rom viene educato all’autonomia, ad essere responsabile delle sue scelte, che difficilmente viene obbligato a fare ciò che non vuole, che diverse sono le modalità del rimprovero, che è innanzitutto educato al vincolo del sangue, alla solidarietà della sua famiglia e del suo gruppo di appartenenza in opposizione alla società stanziale spesso ritenuta minacciosa e nemica………  
 

Ecco quindi l’importanza della conoscenza e del dialogo innanzitutto con le famiglie dei bambini rom e sinti e, dove non fosse possibile, attraverso il rapporto con i mediatori culturali dello stesso gruppo rom/sinto, grazie ai quali  diventa più semplice la disponibilità, l’apertura e l’interazione per realizzare il percorso di continuità educativa tra ciò che il bambino apprende nel suo contesto familiare e ciò che deve imparare a scuola. 
 
 

Un secondo aspetto che la DIDATTICA INTERCULTURALE dovrebbe considerare riguarda la METODOLOGIA DELLE SINGOLE DISCIPLINE : si può forse sottovalutare che il bambino rom/sinto appartiene ad un popolo con una cultura orale?

Un’approfondita e seria riflessione pedagogica sullo stile cognitivo di bambini di cultura orale, probabilmente potrebbe scandagliare meglio le loro difficoltà di apprendimento (nelle nostre scuole) e di conseguenza ricercare e sperimentare le strategie adeguate da adottare.

Nella scuola infatti si registrano tra i vari docenti posizioni differenziate : alcuni sostengono che i bambini rom/sinti hanno uno stile cognitivo uguale a qualsiasi altro bambino e di conseguenza si devono adottare gli stessi metodi per l’apprendimento; altri invece sono convinti che la causa dell’insufficiente apprendimento è da addebitare allo stile cognitivo diverso; altri ancora considerano le difficoltà di apprendimento come dei disturbi e quindi propongono metodologie ed interventi simili a quelli che si utilizzano con i bambini disabili o con percorsi individualizzati fuori dalla classe. 
 

Escludendo però che tutti i bambini rom possano avere deficit intellettivi, i dati oggettivi relativi all’apprendimento, sono estremamente al di sotto degli standard minimi richiesti per tutti gli alunni : nella maggior parte dei casi i bambini rom/sinti raggiungono un livello nettamente inferiore a quello degli altri bambini, pur restando spesso a scuola per tempi più lunghi rispetto agli altri  ; in molti casi non riescono ad acquisire nemmeno la strumentalità della lettura e della scrittura, motivazione primaria per cui i rom mandano i loro figli  a scuola.

Si può  ignorare che nel loro gruppo si esprimono e comunicano in romanés e che la competenza nella lingua italiana potrebbe essere molto limitata?

Considerando poi che nella maggior parte dei casi sono bambini che hanno esperienze esclusivamente con i coetanei del loro gruppo e che i bambini non rom difficilmente fanno amicizia con loro, anzi spesso li temono, non  si può non intervenire a livello metodologico con modalità socializzanti e di lavoro cooperativo.

Tutto questo potrebbe richiedere un’organizzazione della classe più flessibile, per piccoli gruppi o attività di insegnamento personalizzato, con orari di lavoro ben definiti ed con criteri valutativi adeguati al percorso didattico delineato. 
 

Infine parlare di DIDATTICA INTERCULTURALE, significa non trascurare i percorsi di EDUCAZIONE ALLE DIVERSITÀ, come sfondo integratore delle discipline, non come spazio a parte, non come qualcosa che si aggiunge, ma qualcosa che va a modificare, a integrare le discipline scolastiche seguendo due livelli : 
 

  1. livello base secondo il principio che non siamo tutti uguali, ma TUTTI DIVERSI, allo scopo di far acquisire agli alunni gli strumenti di base, l’alfabeto e quelle competenze  utili per  affrontare tematiche più impegnative. Se la finalità educativa per interiorizzare che “diversità” non è sinonimo  di inferiorità, ma costituisce  una risorsa utile per tutti, è necessario in questa fase, a mio parere, lavorare su un terreno neutro, utilizzando più codici, dai semplici racconto ai film, che favoriscano la riflessione sulle dinamiche e sui comportamenti tra soggetti diversi : “ la rana che vuole diventare grande come il bue, l’elefantino Dumbo che viene deriso per le sue orecchie….il traghetto sputa acqua che per sentirsi accettato deve uccidere….” o film sull’identità, sulla difficoltà di comprensione, sui pregiudizi….
  1. livello specifico per la conoscenza del mondo rom, della cultura e della storia, cultura che si confronta ed interagisce alla pari con altre culture, a cui è dovuto rispetto e considerazione.
 Testimonianze Sinte/Rom

“NON ASSIMILATECI” chiede Yuri Del Bar, Mediatore Culturale Sinto, attualmente Consigliere Comunale nella città di Mantova “costruiamo insieme una scuola interculturale, una scuola dove vi siano tracce della nostra cultura e della nostra storia di rom e sinti italiani

La mia è una  cultura orale, non una cultura scritta. La scuola per la cultura sinta non ha lo stesso valore che ha nella cultura maggioritaria, dove è anche uno strumento sociale.

La scuola, per la mia cultura adesso, è vista come strumento per imparare a leggere, scrivere e far di conto, pura istruzione. La nostra associazione, ed io come mediatore culturale, tende ad aiutare i ragazzi ad avere un’esperienza positiva nella scuola perché loro saranno i genitori di domani. Se un genitore ha avuto una buona esperienza scolastica quando era bambino, aiuterà il proprio figlio nella sua esperienza scolastica. Un’ultima cosa rivolta agli insegnanti: un bambino sinto per sentirsi bene a scuola, deve sentirsi ACCETTATO. Provate ad immaginare per un attimo un mondo dove la mia cultura, maggioritaria in senso numerico, obblighi i vostri figli, minoranza in senso numerico, a frequentare la nostra “scuola”, il nostro modo di educare.”  
 

Anche Giorgio Bezzecchi , Mediatore culturale e linguistico rom e consulente  presso scuole, Enti locali,Associazioni….afferma “ una particolare ATTENZIONE ALLA CULTURA ED ALLA LINGUA DEI ROM E DEI SINTI non soltanto incoraggerà la frequenza, ma potrà fornire agli stessi un valido aiuto perché acquistino una piena coscienza culturale dell’oggi e del domani

La sfida culturale che la scuola dovrebbe percorrere è innanzitutto quella di accogliere il bambino rom e sinto col suo bagaglio culturale, la sua lingua, le sue condizioni di vita spesso difficili e conflittuali con la società maggioritaria….”

Maria Grazia Dicati

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Di Fabrizio (del 02/09/2007 @ 09:49:57, in Europa, visitato 1297 volte)

da LA VOIX DES RROMS

Oggi, 31 agosto 2007, verso 10 ore, una ventina di Rroms che erano stati espulsi di un terreno situato dietro la via André Campra a Saint-Denis si sono raccolti dinanzi alla sindaca di Saint-Denis. Fanno parte di quei 600 Rroms che si trovavano su questo terreno e che non sono stati scelti per il progetto d'inserimento professionale realizzato dal vice prefetto, né hanno accettato il famoso "aiuto umanitario al ritorno" gestito dalla ANAEM. Erano venuti a chiedere alla sindaca una soluzione per il loro rialloggiamento.

Un rappresentante de "LA VOIX DES RROMS" è andato alla loro riunione e previa una consultazione, è stata posta una domanda alla sindaca, che precisa le aspirazioni di queste famiglie : apprendimento del francese, inserimento professionale, iscrizione dei bambini a scuola e rialloggiamento provvisorio in attesa dell'acquisizione di un'indipendenza di ciascuno.

Una delegazione di 6 persone è stata ricevuta dalla prima aggiunta al sindaco, la signora Soulas, come pure i sigg. Cossic e Dionisi, dei servizi amministrativi del municipio. La sig.ra Soulas ha precisato che il comune di Saint-Denis salutava l'iniziativa del vice prefetto, ma che aveva bene messo in guardia sul fatto che lo sgombero del terreno creava una situazione nuova difficile per loro (gli espulsi) che non potrebbe essere gestita dalla città. Tuttavia, il municipio rilancerà la sua domanda di una tavola rotonda a livello almeno regionale per trovare soluzioni a questa situazione che si trova in molte altre città dell'Ile-de-France. "LA VOIX DES RROMS" ha annunciato la sua analisi della situazione, in particolare del fatto, poco conosciuto e/o trascurato dalle autorità, che nella maggior parte dei casi, le famiglie interessate vengono da un ambiente rurale. Così, sarebbe più giudizioso e più conforme alle domande degli interessati da allargare il campo del lavoro ed esplorare le possibilità d'impianto delle famiglie che lo desiderano in villaggi francesi, in cui possono allo stesso tempo acquisire esperienze nuove e contribuire allo sviluppo duraturo con l'agricoltura biologica.

Per quanto riguarda la domanda di rialloggiamento, la sindaca di Saint-Denis si è detta nell'impossibilità di rispondervi. Cosciente del rischio di vedere una nuova bidonville costituirsi con edifici in abbandono occupati, la signora Soulas ha informato che la durata di tale impianto non dipendeva dalla volontà della sindaca ma che non avrebbe chiesto un'espulsione.

Sulla questione dell'istruzione dei bambini, Rroms vi tiene tanto più che il rientro arriva a grandi passi, e passi saranno fatti nel corso della settimana prossima.

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Di Sucar Drom (del 01/09/2007 @ 09:11:41, in blog, visitato 1761 volte)

Roma, sgombrato il Residence Bravetta
Il Residence Bravetta chiude i battenti, e questa volta probabilmente per sempre. Dopo le evacuazioni e le demolizioni degli ultimi 17 mesi, all’alba del 23 agosto è stata sgomberata anche la quinta palazzina, l’ultima ancora occupata in quello che era diventato il simbolo dell’emergenza abitativa capitolina. ...

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