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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Fabrizio (del 04/02/2012 @ 09:15:11, in scuola, visitato 1338 volte)

Storie che sarebbero già inquietanti di per sé, e che legano strettamente le strade che uniscono e dividono l'Europa dell'Est a quella dell'Ovest. Ma che devono spingere ad un'ulteriore riflessione, visto che finalmente il governo sembra iniziare a muoversi sul riconoscimento della nazionalità italiana a chi nasce qui, suscitando la reazione piccata del più grande politico (nel senso di fame mediatica) italiana. Un appunto strettamente personale: è una risposta anche a chi mi ha detto che non sono argomenti che riguardano i Rom.

Da British_Roma

Negare l'istruzione ad un bambino rom viola i diritti umani - 30 gennaio 2012

D [minore] -contro- Corte d'Appello sui rifugiati

Alta Corte

Neutral Citation: IEHC 431. Sentenza emessa il 10 novembre 2011 dal giudice Gerard Hogan.

Giudizio

La probabile negazione dell'accesso all'istruzione primaria di un bambino rom serbo viola i diritti umani di base e rientra in quanto proibito dal Refugee Act 1996, quindi la decisione di espellerlo verso la Serbia dev'essere annullata.

Retroscena

Il richiedente è nato in Irlanda nel 2006, quindi non è cittadino irlandese. I genitori sono nati in Serbia, dove erano considerati come Rom. Venne fatta richiesta di asilo a nome del bimbo, richiesta rigettata nell'agosto 2009.

E' stato eccepito in suo nome che avrebbe sofferto persecuzioni al ritorno in Serbia, in quanto non avrebbe ricevuto istruzione primaria. La Corte d'Appello sui rifugiati ha trovato che, per quanto potesse ravvisarsi discriminazione nella negazione all'istruzione, questo non era sufficiente a soddisfare il requisito della persecuzione ai sensi del Refugee Act.

Informazioni sul paese d'origine, provenienti dal Comitato ONU sui Diritti dei Bambini, dalla Commissione Europea e dal dipartimento di stato USA, mostrano che i Rom in generale ed i bambini, particolarmente le bambine, sono stati soggetti a discriminazioni diffuse. Sono pochi i bambini rom che in Serbia frequentano la scuola, e quando lo fanno sono spesso mandati in scuole speciali per bambini con difficoltà d'apprendimento.

Il giudice Hogan ha riconosciuto che non tutte le violazioni delle libertà civili di base o discriminazioni, siano paragonabili alla persecuzione. Il concetto di ciò che costituisce persecuzione non si presta ad un'analisi precisa, ha detto.

Ha sottolineato che in due casi precedenti il tribunale aveva mostrato come la discriminazione in altre parti della ex Jugoslavia, in un caso contro due persone di etnia serba ed in un altro una coppia croata-serba, non costituisse persecuzione.

Prima di analizzare le conclusioni del tribunale, il giudice doveva esaminare il livello di discriminazione che si sarebbe incontrato al ritorno in Serbia, ha aggiunto. Le informazioni sul paese d'origine in questione fornivano un quadro di "pervasiva discriminazione contro i bambini rom".

Decisione

Il giudice Hogan ha sottolineato che quasi 60 anni fa in un famoso giudizio, la Corte Suprema USA dichiarò in Brown -contro- Dipartimento dell'Istruzione di Topeka che la segregazione scolastica violava il principio costituzionale dell'eguaglianza. Anche se questo non significava persecuzione, illustrava come la scuola segregata fosse un segno distintivo di una società dove i gruppi svantaggiati erano soggetti ad una discriminazione ed esclusione pervasiva che, in determinate circostanze, portava alla persecuzione.

In questo caso le statistiche mostravano come il richiedente fosse a rischio di non ususfruire nemmeno dell'istruzione di base. La questione è se l'indifferenza ufficiale non sia stata lei stessa persecutoria.

Il giudice Hogan ha citato il libro The Law of Refugee Status del prof. James Hathaway, dove la persecuzione viene definita come "la mancata attuazione dello sviluppo di un diritto, dentro una categoria che è sia discriminatoria che non fondata sull'assoluta mancanza di risorse."

Il diritto all'istruzione viene ampliamente considerato come fondamentale negli art. 42 della Costituzione, art. 2 del primo protocollo della Convenzione Europea sui Diritti Umani e art. 14 della Carta UE sui Diritti Fondamentali, come pure nella Convenzione ONU sui Diritti del Bambino. "Se a D venisse negato il diritto all'istruzione di base, verrebbe effettivamente escluso da ogni partecipazione significativa nella società serba," ha detto Hogan. Sarebbe quindi un caso più grave della discriminazione subita negli altri due casi.

Ha poi aggiunto: "Mentre questo caso ricade fuori dalla tipologia classica di persecuzione prevista dalla Convenzione di Ginevra... sembra senza dubbio impossibile evitare la conclusione che la negazione dell'istruzione di base porti ad una seria violazione dei diritti umani basici [e] porti alla persecuzione, secondo quanto previsto dall'S 2 del Refugee Act 1996."

Il testo integrale della sentenza su www.courts.ie

Michael Lynn BL, instructed by John Gerard Cullen, Carrick-on-Shannon, for the applicant; Cindy Carroll BL, instructed by the Chief State Solicitor, for the State.


Da British_Roma

L'articolo qui sopra cita il caso di un bambino rom nato in Irlanda che potrebbe soffrire di una probabile negazione dell'accesso all'istruzione di base, in caso di ritorno in Serbia. Il film a questo link, del regista britannico Antony Butts, mostra esattamente cos'è accaduto a due ragazzi, nati e scolarizzati in Germania, senza alcuna conoscenza della lingua serba, "obbligati" a vivere a Leposavic, nella zona del Kosovo controllata dai Serbi, a nord del fiume Ibar. Non solo è stata negata loro un'istruzione adeguata, ma vengono pesantemente discriminati ed aggrediti dai coetanei serbi locali. Due ragazze presentate nello stesso documentario, rimandate sempre dalla Germania a Banja Peje in Kosovo, si trovano un po' meglio. Viene mostrato perfettamente le conseguenze scioccanti del rimpatriare bambini nati e cresciuti in un paese occidentale, costretti poi a vivere nella ex Jugoslavia a causa delle origini dei genitori.

Bernard Sullivan

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Di Fabrizio (del 03/02/2012 @ 09:30:03, in Italia, visitato 1416 volte)

dal 9 febbraio al 17 marzo 2012
CENTRO MEDICO SANT'AGOSTINO Piazza Sant'Agostino 1 (20123 Milano)
+39 0289701707 , +39 0289701703 (fax), +39 0289701701
informazioni@cmsagostino.com - www.cmsantagostino.it

Da Exibart.com

Le foto di Valter Molinaro sono state scattate durante due matrimoni nel campo Rom di via Triboniano,e rappresentano una bella occasione per entrare nel mondo di un popolo che vive nelle nostre città, ma che, spesso per reciproca diffidenza o per paura, conosciamo poco.
orario: tutti i giorni con orario continuato dalle 8 alle 20 (il martedì fino alle ore 22) e il sabato mattina dalle 8 alle 13.
(possono variare, verificare sempre via telefono)

Comunicato Stampa

Il Centro Medico Santagostino apre alle diversità.
Le fotografie di Valter Molinaro ci permettono di oltrepassare il filo spinato di un campo Rom, quello di via Triboniano a Milano, per conoscere da vicino un popolo verso il quale i sentimenti prevalenti sono spesso diffidenza o paura.
Le foto sono state scattate nel 2011 durante il "reportage" dei matrimoni di due giovani coppie Rom, chiesto al fotografo dagli stessi genitori degli sposi. Due giornate lunghissime, in cui il fotografo ha ritratto gli sposi, i loro familiari e tanti altri abitanti del campo.
Il percorso espositivo indaga specialmente i volti e gli sguardi dei Rom, da cui emanano l'orgoglio per la propria cultura e lo spirito libero, per il quale i Rom sono spesso chiamati "popolo del vento".
Un documento importante, anche perché oggi il campo di via Triboniano, uno dei più grandi del nord Italia, non c'è più.

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Di Fabrizio (del 03/02/2012 @ 09:16:13, in casa, visitato 1417 volte)

Africa Insieme: Un fatto di inaudita gravità. Comunicato del 1 Febbraio 2012

Quello accaduto ieri, nel "villaggio rom" di Coltano, è un fatto di inaudita gravità. Come riportato dalle cronache, una donna è stata sfrattata con la forza, assieme ai suoi cinque figli, uno dei quali ha appena otto mesi. L'operazione è stata voluta dal Comune, perché la donna è indagata nell'inchiesta sulla "sposa bambina", ed è attualmente sotto processo. Qui ci preme fornire alcune informazioni, che sono state omesse, o distorte, nel comunicato diffuso ieri dal Comune.

Il primo punto riguarda la motivazione dello sfratto, la vicenda della sposa bambina. Come noto, la donna non ha ancora avuto una condanna, ed è in attesa di processo: i cui esiti, peraltro, non sono affatto scontati, perché le indagini hanno fatto emergere molte contraddizioni nella tesi dell'accusa. Attuare uno sfratto sulla base di un semplice capo di imputazione è comunque illegale. La Dichiarazione dei diritti dell'uomo stabilisce che «ogni accusato di reato è presunto innocente sino a che la sua colpevolezza non sia stata provata in un processo». E la Costituzione italiana ribadisce: "L'imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva".

Non solo: l'esperienza di questi anni dimostra che gli sfratti, effettuati sulla base di semplici capi di imputazione, hanno rappresentato solo un pretesto per allontanare i rom. Alcuni macedoni furono sfrattati da un alloggio a Marina di Pisa, perché imputati in un processo: assolti, non hanno mai ri-ottenuto la casa. E' davvero la "legalità" l'obiettivo di questa amministrazione?

Il secondo punto riguarda il ricorso della donna contro lo sfratto. Non è affatto vero – come è stato scritto in passato – che il TAR ha dato ragione al Comune. Il giudice si è limitato a dichiarare "improcedibile" il ricorso: detto in termini semplici, significa che ha deciso di non decidere. I contratti per le case di Coltano, infatti, durano appena sei mesi, e devono essere rinnovati ogni volta, sulla base di una decisione "discrezionale" dell'amministrazione: se anche il giudice avesse dato ragione alla donna, il Comune avrebbe sempre potuto non rinnovarle il contratto. Il TAR, quindi, non ha dato ragione a nessuno: semplicemente, non si è espresso.

Infine, noi contestiamo le modalità e i tempi con cui è stato effettuato lo sfratto. Per allontanare la donna con i suoi bambini, si è scelto il periodo più freddo degli ultimi 27 anni. Come soluzione "temporanea", è stata proposta un'accoglienza di poche ore, separando la madre dai suoi bambini: una procedura crudele e senza senso, utilizzata a Roma dal Sindaco Alemanno e più volte condannata dagli organismi internazionali.

Si è allestito un inedito dispiegamento di forze dell'ordine, chiudendo tutti gli accessi al villaggio e impedendo l'accesso a un giornalista free-lance intervenuto sul posto: una modalità da rastrellamento, che ha generato il panico in molte famiglie estranee alla vicenda (in quelle ore abbiamo ricevuto molte telefonate di rom che temevano uno sgombero generalizzato).

Africa Insieme si impegna sin da ora nella tutela legale della donna, e si rivolgerà agli organismi internazionali di tutela dei diritti umani per avere giustizia.

Pisa, 1 Febbraio 2012


Leggi anche su Pisanotizie

Inoltre (1 febbraio):

Non sto a mandavi cosa ha scritto il Tirreno sulla vicenda..quello di Pisa Notizia almeno ha sentito il bisogno di sentire anche noi e darci voce.
Ieri è stata una giornata tristissima, non solo per questa famiglia e il suo calvario..ma anche per tante famiglie Rom assistere allo sfratto, e da parte mia vedere la violenza subita la Signora, picchiata, presa a calci dagli agenti e vigili. Sono intervenuto anch'io in maniera decisa, condannando la violenza e urlando la mia rabbia e vergogna. Sono stato letteralmente buttato fuori dalla casa dagli agenti!
Ieri è stata anche la giornata più fredda degli ultimi 30 anni e con la neve che cadeva... nessuna pietà per i minori.

Penso di scrivere qualcosa, anche per far conoscere la verità dei fatti, (anche se so che servirà a niente) completamente stravolti dai quotidiani locali, nei quali la signora viene descritta come un "mostro" e le forze dell'ordine le sue vittime!??

Oggi ho accompagnato la signora al Pronto Soccorso perché a causa delle botte ricevute soffriva e aveva difficoltà a reggersi in piedi!

E' tutto, Ago

IL CIMITERO DELLA COSCIENZA CITTADINA

Ieri mattina il comune ha mostrato per l'ennesima volta la sua prepotenza verso una famiglia Rom di Coltano. Con incredibile violenza viene sfrattata dalla sua abitazione, la mamma viene trascinata più volte con veemenza da agenti di polizia coadiuvati da vigili urbani, facendole sbattere la testa contro i muri..tutto di fronte agli occhi terrorizzati dei suoi figli e famigliari. Una scena di violenza gratuita e che ha provocato la rabbia, la reazione e lo sdegno di tanti di noi e dei suoi famigliari.
Il Comune sceglie volutamente la giornata più fredda di questi 2 ultimi mesi per sbattere in strada la famiglia Rom, composta di 5 minori, l'ultima una neonata di meno di un anno, un altro di poco più di due anni, proprio nel giorno in cui il comune autorizza la chiusura di tutte le scuole cittadine a motivo del freddo e della neve..ma questa famiglia non merita un briciolo di considerazione e umanità.
Cosa ha fatto di tanto mostruoso questa famiglia Rom? Forse, non paga le bollette di luce, di acqua, di gas, della spazzatura, dell'affitto, delle incalcolabili marche da bollo (180 €) che servono per rinnovare il contratto di affitto che scade ogni 6 mesi, o non manda i figli a scuola? Stranamente è tutto in regola! No niente di tutto questo, semplicemente non ha mai voluto arrendersi, non ha chinato la testa alla persecuzione (non trovo termine più appropriato!) di operatori e assistenti sociali che la volevano arrendevole e sottomessa. Ha osato pazientare e confidare nella giustizia italiana: perché spetta solo alla Giustizia condannare o assolvere una persona di fronte a qualsiasi accusa e che di fronte ad una condanna di colpevolezza la pena è sempre individuale. Lo dice la nostra Costituzione, e sono proprio dei Rom che lottano per difenderla e farla ricordare, anche a chi avrebbe il dovere di promuoverla.
Lo sfratto è stato un lavoro sporco, ne erano consapevoli gran parte dei protagonisti, ed è per questo si è impedito ai giornalisti di raggiungere il campo, solo a quelli "embedded" è stato acconsentito, puntuali a fotografare la spazzatura del campo.. un fotografo attraverso i boschi è riuscito a forare l'isolamento e documentare quello che stava accadendo, ben più nauseabondo della spazzatura! Come definire i calci, le botte, gli insulti, l'umiliazione subita di fronte ai suoi figli? Ieri la signora, anche su mia insistenza dopo averla vista piegata dal dolore, si è presentata al Pronto Soccorso per farsi visitare, dove le è stato diagnosticato un forte trauma cervicale e dorsale.
Cosa risponde l'assessore Ciccone, è forse questa la competenza mostrata nell'operazione sfratto di cui parla alla sua stampa? La Sig.ra Rom quelle contusioni, se li è forse procurate da sola? Sta forse recitando? Se li è giustamente meritate? Risponda ai fatti, se ne ha il coraggio e soprattutto se ne è competente!
Alla signora è stata offerta la possibilità di una temporanea sistemazione alla condizione di separarsi dai suoi figli, da destinarsi in luoghi diversi. Purtroppo è una prassi dei Servizi Sociali di Pisa, sopratutto verso soggetti Rom, che si ripete spesso in questi ultimi anni, ma che ha una triste e poi non tanto lontana origine, quella nei lager nazisti: era infatti una prassi consolidata e ben collaudata, quella di separare i genitori dai loro figli, per meglio controllare e sottomettere. E dire che abbiamo appena celebrato il Giorno della Memoria e non sono certo mancati convegni in città. Come non sono mancati l'anno scorso in occasione della commemorazione del triste ricordo delle Legge Razziali, istituite nel 1938, proprio nella nostra città. "Pisa non dimentica" le leggi razziali, era il titolo della giornata dedicata e istituita dal comune lo scorso 5 Settembre nella tenuta di San Rossore. "Combattere l'oblio e l'indifferenza quindi - ha concluso - non rappresenta soltanto un giusto tributo alla memoria delle vittime, ma l'antidoto più efficace contro ogni intolleranza, odio razziale o paura della diversità, contro i veleni sottili che innervano le nostre società in tempi di cambiamenti accelerati, di tante incertezze e di crisi ormai conclamata di modelli di sviluppo". (sindaco di Pisa, Marco Filippeschi, 5 Settembre 2011)
Come non condividere? Ma i veleni contro i Rom sono ancora ben annidati e ho l'impressione che spesso e volentieri, chi proclama di snidarli a voce, nella pratica invece, ha l'interesse a diffonderli.. contribuendo ad innalzare il cimitero della coscienza cittadina.

Don Agostino Rota Martir - 2 Febbraio 2012 - campo Rom di Coltano (PI)


SEL - INTOLLERABILE LO SFRATTO DELLA FAMIGLIA ROM A COLTANO
Quello che colpisce nella vicenda dello "sgombero" effettuato a Coltano, come sottolineato da tante associazioni anti-razziste, è la violazione dell'"elementarmente umano".

Una famiglia con 5 minori, compreso un bambino di pochi mesi, è stata sfrattata e messa all'addiaccio nei giorni più freddi dell'anno in cui l'Italia intera è allertata per il pericoli che il freddo può arrecare a persone e cose.

Le dichiarazioni dell'Assessore alle Politiche Sociali del Comune di Pisa sono gravissime. Diciamo all'Assessore che è credibile non un'Amministrazione che indiscriminatamente sfratta le persone, ma un'Amministrazione che tutela e include le persone, a maggior ragione nei momenti di difficoltà ed emergenza. Chiediamo al Sindaco di Pisa di prendere pubblicamente le distanze da quelle affermazioni.

L'Amministrazione sembra non tener conto di quei corpi offesi, svillaneggiati dal freddo.

Chiediamo al Sindaco che si attivi immediatamente per riparare a questo inammissibile episodio, cominciando con l'assicurare, da subito, un alloggio alla famiglia e ai minori.

Questa vergogna non è tollerabile.

Alberto Bozzi - Coordinatore comunale SEL di Pisa
Dario Danti - Coordinatore provinciale SEL Pisa

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Di Fabrizio (del 02/02/2012 @ 09:26:21, in conflitti, visitato 1128 volte)

Da Czech_Roma

Romea.cz Uzhhorod, Zakarpattia, Ukraine, 25.1.2012 19:25 - František Kostlán, Lukáš Houdek, translated by Gwendolyn Albert

L'uomo nella foto da tempo era malato ed è morto dopo il raid della polizia. Romea.cz non è in grado di confermare se il raid sia stato o meno la causa della sua morte. Photo: Lukáš Houdek

La mattina dell'11 gennaio si è svolto nella città di Uzhhorod un intervento della polizia contro la popolazione rom. Il commando "Berkut" dei reparti speciali di polizia del ministero degli interni, ha fatto irruzione nelle abitazioni rom in due località, Radvanka e Telman, ed in altri siti attorno a Uzhhorod.

Secondo i Rom del posto che hanno assistito al raid, i poliziotti hanno brutalmente malmenato uomini e donne dentro le loro case di fronte ai bambini, gridando insulti razzisti e minacce. La polizia nega che sia avvenuta qualsiasi brutalità durante il raid, descritto come un'azione normale nell'indagine e prevenzione del crimine. Recentemente i media ucraini e l'European Roma Rights Centre (ERRC) hanno discusso l'incidente.

Diversi uomini picchiati sono finiti all'ospedale, alcuni con serie ferite alla testa. La maggior parte non era accusata di alcun crimine, per cui ha potuto tornare a casa. Un uomo da tempo sofferente di tubercolosi non ha resistito al raid. Romea.cz non è in grado di stabilire se l'azione poliziesca sia stata la causa o meno della sua morte.

Un abitante di Uzhhorod che preferisce rimanere anonimo, per paura di rappresaglie della polizia, ha confermato le informazioni riportate dai media nella regione di Zakarpattia, durante un'intervista telefonica con Romea.cz. Secondo questo testimone  si è svolto un raid anche nel quartiere Shachta: "I poliziotti non sono stati così brutali ed i residenti sono riusciti a nascondersi al commando."

Il testimone ha detto di ritenere che lo scopo del raid fosse investigare su un omicidio, ma la polizia non ha arrestato l'autore. "I poliziotti hanno accusato dell'omicidio collettivamente tutti i Rom. Fanno sempre così quando si commettono crimini simili, anche se nessun Rom è necessariamente coinvolto."

Il portale Chas Zakarpattia, in un articolo dal titolo "Berkut attacca insediamento rom a Uzhhorod" (disponibile solo in ucraino) riprende quanto detto da Miroslav Horvát, leader dell'organizzazione giovanile rom Romaňi čercheň, quando afferma che non si trattava della solita indagine. Horvát dice che Berkut ha adoperato i lacrimogeni ed i manganelli contro persone pacifiche e disarmate "senza alcun riguardo per bambini, disabili, anziani, e donne incinte presenti."

Chas Zakarpattia ha messo online un video che include le testimonianze dei residenti dell'insediamento di Telman a proposito della condotta dell'unità speciale. "I poliziotti hanno invaso l'insediamento e picchiato mia madre nella sua casa. Mi hanno picchiato e mi hanno preso per i capelli. Ci hanno detto che avremmo dovuti tutti essere massacrati. Qui uno zingaro non ha nessun diritto," dice una delle residenti nelle riprese.

Un altro testimone intervistato dice: "Erano le 7.20 di mattina, stavo dormendo ed improvvisamente la gente ha iniziato a gridare che c'era la polizia. Hanno invaso casa, mi hanno afferrato ed ordinato di inginocchiarmi a terra. Ho detto che non potevo farlo, a causa di una gamba ferita. Hanno iniziato a gridarmi: -Ti taglieremo l'altra!- Poi mi hanno picchiato sulla schiena e sulla testa." I Rom che hanno reso testimonianza nel video, hanno anche detto che la polizia ha minacciato di compiere perquisizioni domiciliari simili ogni giorno, se qualcuno avesse raccontato ai media cosa stava facendo Berkut.

L'azione di polizia ha coinvolto due autobus del commando Berkut. Il ministero degli interni afferma che l'operazione era di routine, allo scopo di "stabilizzare la situazione, migliorare la prevenzione e lavorare per combattere il crimine, rilevare ed arrestare le persone coinvolte in furti e commercio illegale di armi e droga, identificando elementi criminali," riporta Chas Zakarpattia.

La polizia dice che le loro analisi mostrano che "i furti sono commessi per lo più da persone di nazionalità rom. Nel 2011 ci sono stati 14 furti di recinzioni e chiusini in ghisa, 12 furti di parti di ascensori, tre furti di luci e quattro di parte di forni."

L'informativa della polizia dichiara anche che nel 2011 "25 persone di nazionalità rom" sono state processate a Uzhhorod. "Erano soprattutto processi per furto, 20 rapine e uno per spaccio di stupefacenti." La polizia aggiunge che il raid era "assolutamente legittimo, ordinario, un lavoro investigativo globale. Indagini simili vengono eseguite dalla polizia anche in altre città oltre a Uzhhorod e non sol nella comunità rom," si legge nel rapporto.

Il testimone di Uzhhorod ha detto a Romea.cz che gli abitanti rom hanno paura e che per loro è inconcepibile cercare giustizia presso le istituzioni. Dice "Hanno paura che la polizia li prenda e li picchi."

I residenti rom dicono che le minacce della polizia sono molto frequenti, gli ufficiali arrestano la gente senza motivo e poi la picchiano nelle stazioni di polizia. Quanti sono coinvolti non vedono nessuno nel loro ambiente in grado di fare richiesta di giustizia.

L'European Roma Rights Center ha redatto rapporti sulla situazione in Ucraina negli anni recenti, che confermano queste ripetute minacce della polizia contro i Rom. Secondo questi rapporti e testimonianze raccolte in loco, il problema per i Rom nella regione di Zakarpattia non è dato dai greppi neonazisti o di estrema destra, come accade altrove. La loro paura maggiore è quella della polizia. Un altro problema è che nella regione la società civile è debole, particolarmente, c'è assenza di centri di consulenza sui diritti umani o di organizzazioni in grado di proteggere le minoranze, a cui i Rom possano dare fiducia e rivolgersi.

Dopo il raid della polizia dell'11 gennaio, ERRC ha scritto una lettera al comandante della polizia di Uzhhorod ed al pubblico ministero (vedi QUI). Nella lettera, l'organizzazione chiede alle autorità competenti di investigare con urgenza sul "violento raid della polizia" ad Uzhhorod. Si sottolinea anche che, dato l'alto numero di testimonianze sull'accaduto, è probabile che i poliziotti abbiano violato le regole durante il raid.

Principalmente ERRC protesta contro il fatto che tanto la polizia che il ministero degli interni colleghino i crimini commessi da individui all'intera comunità rom di Uzhhorod. "Ciò solleva serie questioni sull'imparzialità e la legalità dell'azione," afferma ERRC nella sua lettera.

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Di Fabrizio (del 02/02/2012 @ 09:01:33, in musica e parole, visitato 1423 volte)

Poesie sui Rom e Sinti in Italia

"Paul Polansky e Roberto Malini sono ben conosciuti per il loro attivismo a tutela del nostro popolo Rom. In questo commovente volume i nostri cuori e le nostre menti sono toccati dal loro talento poetico ed è giusto che abbiano utilizzato l'arte letteraria per il loro obiettivo, perché è attraverso l'arte che i Rom hanno dato il loro contributo più duraturo al mondo." (Ian Hancock, dalla prefazione a "Il silenzio dei violini")

Il silenzio dei violini. Poems about the Roma and Sinti people in Italy
Polansky Paul
Malini Roberto
Edizioni Il Foglio Letterario
Collana "Orizzonti"
Data Pub.: febbraio 2012
In Catalogo
€ 14,00

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Di Fabrizio (del 01/02/2012 @ 09:34:13, in Italia, visitato 1150 volte)

Segnalazione di Agostino Rota Martir

Comune di Venezia

Il sindaco di Venezia, Giorgio Orsoni, ha ricevuto in dono dall'associazione Rom Kalderash la bandiera internazionale del popolo Rom che, per la prima volta, sarà esposta all'esterno della casa municipale di Mestre. La cerimonia di consegna si inserisce nell'ambito delle celebrazioni del Giorno della Memoria organizzate in collaborazione fra la Presidenza del Consiglio Comunale di Venezia e le numerose associazioni del territorio. Di seguito, l'intervento del sindaco enunciato in occasione della cerimonia di consegna:

"La Città di Venezia celebra anche quest'anno il Giorno della Memoria perché vivo e quotidiano deve essere il sentimento di rifiuto, di repulsione verso tutte le persecuzioni, contro tutte le ragioni di quell'olocausto che colpì tragicamente anche il popolo Rom.

Questo popolo ha subito una doppia ferita dalla storia: quella del Porrajmos, il tentativo di annientamento compiuto dai regimi nazifascisti nei confronti dell'etnia romanij che causò l'atroce morte di oltre 500 mila persone fra Rom e Sinti nei campi di sterminio, e una seconda ferita: quella del silenzio.

Solo nello Zigeunerlager, il campo loro riservato ad Auschwitz - Birkenau, tra il febbraio 1943 e l'agosto 1944 oltre ventimila persone furono condotte nelle camere a gas. In Italia i Rom furono imprigionati nei campi di concentramento di Agnone, Berra, Bojano, Bolzano, Ferramonti, Tossicìa, Vinchiaturo, Perdasdefogu, le isole Tremiti e in quello di Gonars.

Eppure sin dal primo momento il genocidio di Rom e Sinti, la loro persecuzione, fu macchiato dal dubbio e dall'indifferenza; dal silenzio. Lo stesso tribunale di Norimberga liquidò sbrigativamente la questione degli "zingari" non ammettendoli neppure quale parte civile al processo.
Vittime per due volte.
Le vicende del popolo Rom sono una cicatrice nella storia della nostra civiltà, un segno indelebile che va indicato a monito per il futuro.

E' nostro preciso compito e dovere portare il testimone della Memoria alle nuove generazioni, ai nostri figli, a coloro che stanno costruendo con noi il domani, perché cresca in loro, sano e forte, il senso vero ed intimo della nostra umanità.
La Memoria è un valore fondamentale della nostra cultura e della nostra civiltà che deve essere coniugato quotidianamente, perché pregiudizio e discriminazione sono mali ancora troppo diffusi fra noi; mossi dall'ignoranza sono insidie che alimentano paura, sospetto; fratture che purtroppo sopravvivono nei sotterranei della nostra società.

E' con vivo piacere che oggi, in occasione della Giornata della Memoria, la Città di Venezia per la prima volta espone la bandiera internazionale Rom, segno di rispetto verso un popolo e la sua storia; segno della forte identità che contraddistingue la Città di Venezia: il riconoscimento dell'Altro, della sua cultura, della sua religione. Venezia e i suoi cittadini, hanno sempre vissuto in una amalgama di diverse culture e da questa hanno tratto la loro ricchezza, e così, crediamo, dovrà essere nell'avvenire.

Ringrazio la presidenza del Consiglio Comunale che si è spesa per l'organizzazione di queste giornate e l'associazione Rom Kalderash e il suo presidente Loris Levak che ha fattivamente costruito questo percorso affinché il Giorno della Memoria sia il giorno del presente, per ricordare cosa è stato, e per fare in modo che non accada ancora".

Venezia, 27 gennaio 2012 / Sco

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Di Marylise Veillon (del 01/02/2012 @ 09:11:24, in Europa, visitato 1029 volte)

Da Roma_Francais

Strategia d'inclusione dei rom: la Fnasat denuncia una "mancanza di ambizione"

La Francia ha rimesso alla Commissione a fine dicembre, la sua strategia sull'inclusione dei Rom. Il testo rifiuta un trattamento specifico per una minoranza etnica, e intende ridurre le disuguaglianze nel contesto del "diritto comune". Per la Fnasat, manca di ambizione, in particolare per la realizzazione di aree d'accoglienza per la "gens du voyage"i.

"La tradizione repubblicana francese, che si traduce in un concetto esigente del principio di uguaglianza, non permette di prendere in considerazione misure mirate in modo specifico, nei confronti di un gruppo etnico". E' quello che indica la Francia nel suo progetto di strategia d'inclusione dei rom, consegnato alla commissione a fine dicembre. Un obbligo che scaturisce dal piano presentato dalla commissione in aprile scorso, il quale chiede a ogni stato di presentargli entro fine 2011 una strategia indicando ciò che intende mettere in opera, per ridurre le problematiche relative all'inclusione dei rom. Ad oggi, solo 14 stati su 27 hanno consegnato la propria copia. La maggior parte di questi testi è stata convalidata da Bruxelles. Soltanto le strategie di Francia e Repubblica Ceca restano allo stadio di progetti...

Diritto comune
A livello europeo, il termine "Rom" non si riferisce esclusivamente a un gruppo etnico originario di Romania o Bulgaria, ma include anche la "gens du voyage". In Francia, a contrario, si tiene a considerare lo stile di vita della "gens du voyage", che non è quello dei rom sedentari nei loro paesi d'origine, i quali però, arrivati in Francia, si ritrovano spesso in una situazione di grande precarietà. Da questo, una grande ambiguità nei termini, che la strategia francese fatica a evitare. Si prefigge come obiettivo di permettere a tutte le comunità marginalizzate, che vivono sul suo territorio, e non in modo specifico ai rom o alla "gens du voyage", di accedere alle politiche di "diritto comune". Ma misure specifiche possono tener conto del loro stile di vita. Elenca quindi una lista di azioni generalizzate condotte in Francia, a destinazione di queste comunità marginalizzate, ma messe in atto tramite associazioni o collettività... Qui, i 1.500 microcrediti professionali accordati dall'Adie alla "gens du voyage", là villaggi d'inserimento per le famiglie rom, come quelli costruiti in Seine-Saint-Denis... "Le città di Lilla, Marsiglia e Lione riflettono ugualmente sulla realizzazione di villaggi d'inserimento" indica ancora il documento. Il governo vuole anche rassicurare Bruxelles, più di un anno dopo i rimproveri che gli furono da essa indirizzati, riguardo a una circolare di aprile 2010, la quale menzionava lo smantellamento specifico dei campi nomadi. "La Francia ha adottato da lunga data misure ambiziose, per favorire l'integrazione repubblicana delle persone presenti sul suo territorio, compresi i rom, in particolare in materia di alloggio ed educazione", sottolinea la strategia, pur riconoscendo che ci sono ancora progressi da fare.

Aree di accoglienza
La strategia riprende le quattro priorità fissate da Bruxelles: educazione, alloggi, salute e impiego. La scolarizzazione è la prima delle sue priorità. L'obiettivo della Francia è di giungere a un tasso di abbandono scolastico del 9,5%. In materia di occupazione, la strategia indica che il problema maggiore è l'accesso alle formazioni di lunga durata. La Francia vuole ugualmente incoraggiare nuovi programmi sanitari, sulla vaccinazione o l'alimentazione, le relazioni medico-pazienti... Infine, riguardo agli alloggi, la Francia "conduce dall'inizio degli anni 90 una politica inedita in Europa, la quale mira alla riconoscenza di diritti alla gens du voyage, in materia di alloggio". La messa in opera degli schemi dipartimentali di accoglienza dei viaggiatori, della legge Besson del 2000, dovrebbe, al termine, permettere la realizzazione di 41.589 campi attrezzati, ricorda la strategia.

Ma i principali interessati rimpiangono di non essere stati associati all'elaborazione del testo, ed hanno dubbi sulla sua messa in opera. "Questa strategia manca d'impulso e di ambizione. Rende l'idea di una giustificazione del governo tramite un catalogo di ciò che è spesso fatto dagli altri come associazioni e collettività", critica così Stéphane Leveque, direttore della Federazione Nazionale delle Associazioni Solidali di Azione con gli Zingari e i viaggiatori (Fnasat)

Fondi Feder
Riguardo alla realizzazione delle aree d'accoglienza, le associazioni si lamentano del ritardo preso e della difficoltà nell'ottenere cifre ufficiali (nel 2010, il senatore Pierre Hérisson, autore di un rapporto su questo argomento, indicava che soltanto 24.000 campi attrezzati dei 42.000 previsti, erano stati creati). "Il ritardo generale e la disparità nella costruzione e la messa in funzione di aree d'accoglienza della gens du voyage in Francia, testimoniano di una mancanza certa sia del volontariato che dei rappresentanti dello stato", denunciava un collettivo delle principali associazioni rappresentative (Fnasat, Angvc, Fondation Abbé Pierre, Ligue des Droits de l'Homme, Ufat, Avgif, Uravif) in un comunicato di dicembre scorso. Parigi si ritrova particolarmente sotto tiro, poiché non possiede ancora nessuna area d'accoglienza.

"Bisogna accelerare la creazione delle aeree. La legge ha previsto un potere di sostituzione al prefetto. Non è stato mai attivato", fa notare Stéphane Leveque. In quanto alle nuove possibilità di finanziamento di queste aree con i fondi Feder, il direttore della Fnasat aspetta di vedere: "saranno lasciate al buon volere delle collettività, per ora noi godiamo di poca visibilità." Un censimento realizzato presso alcune regioni, rivela che sette regioni (Basse-Normandie, Lorraine, Rhone-Alpes, Corse, Nord-Pad-de-Calais, Aquitaine, Ile-de-France) hanno già modificato il loro programma operazionale per permettere il finanziamento degli alloggi destinati alle popolazioni marginalizzate. Per compensare il calo di quasi 20% dei crediti dello stato, consacrati alle aree d'accoglienza, nel bilancio 2012.


vedi http://www.fnasat.asso.fr/

vedi http://www.adie.org/

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Di Fabrizio (del 31/01/2012 @ 09:32:46, in musica e parole, visitato 2820 volte)

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Di Fabrizio (del 31/01/2012 @ 09:05:39, in lavoro, visitato 1159 volte)

Da Bulgarian_Roma

FOCUS Information Agency (Picture: FOCUS News Agency)

Sofia, 23/01/2012 - Il 23% della forza lavoro è di origine rom, secondo i dati della Banca Mondiale. Siamo fortemente convinti che sia economicamente intelligente investire nell'istruzione e inclusione dei Rom, ha detto Philippe le Houérou, vice presidente della Banca Mondiale per Europa ed Asia Centrale, durante una conferenza a Sofia sull'integrazione rom, è quanto riporta FOCUS News Agency.

Si è congratulato con il governo bulgaro per la sua strategia nazionale. L'ha descritta come un segnale di impegno molto forte.

L'ambasciatore danese Kaare Janson ha detto che la questione dell'integrazione rom è importante tanto per la Bulgaria che per l'Europa.

La Bulgari potrebbe essere un esempio con i suoi cambiamenti, ha detto l'ambasciatore, aggiungendo che molti paesi non hanno ancora elaborato strumenti per l'integrazione dei Rom.

Veselina YORDANOVA


Da Bulgarian_Rom

Radio Bulgaria C'è discriminazione nel mercato del lavoro bulgaro? Author: Milka Dimitrova

Sono tutti Bulgari in cerca di un lavoro, con pari opportunità? Una ricerca dell'Open Society Institute risponde alla domanda, in qualità di partner di Eguaglianza come un Passo del Progetto di Progresso. Gli altri partecipanti all'iniziativa sono il ministero del lavoro e delle politiche sociali e la commissione per la protezione contro le discriminazioni.

18/01/2012 - Il sondaggio è stato condotto su un campione di 1.200 persone in tutto il paese. Sono poi state intervistate altri 400 di altre etnie e 400 portatori di disabilità, dice la direttrice di programma Maria Metodieva. La ricerca si occupa di atteggiamento e opportunità di carriera, in base a 5 criteri: età, disabilità fisiche, etnia, religione e preferenze sessuali.

"Le conclusioni del sondaggio sono le seguenti: l'esistenza di disabilità fisiche è la ragione principale di limitate opportunità di carriera, seguite da età ed etnia. Circa 2/3 dei Rom ed il 28% delle persone con disabilità dicono di essere stati respinti in quanto candidati ad un impiego. I giovani, tra i 18 ed i 23 anni ed i Bulgari, tra i 46 e 60 anni, sono il gruppo più colpito nel mercato del lavoro. Un intervistato su quattro di questo gruppo ha ammesso di aver sperimentato personalmente un'attitudine negativa da parte della società o dei datori di lavoro, proprio a causa dell'età. Ci sono cioè delle differenze sociali nel mercato del lavoro e questo è abbastanza normale."

Ai giovani spesso vengono offerti lavori senza contratto formale, continua Maria Metodieva. Lo conferma circa il 37,5 degli intervistati. Anche chi ha più di 45 anni, o è in procinto di andare in pensione, ha difficoltà nel trovare un lavoro. Oltre il 36% dice che le donne hanno più difficoltà degli uomini nell'ottenere determinate posizioni. Anche l'etnia gioca un ruolo nei negoziati di lavoro. Circa il 60% dei Rom dice di essere stati rifiutati come candidati per un lavoro, a causa della loro etnia. Quanti hanno contratti di lavoro sono soprattutto i bulgari, seguiti dai turchi di Bulgaria, mentre appena il 54% dei Rom può "usufruire" di contratti simili.

Tuttavia, il sondaggio mostra che l'istruzione è il principale discrimine. Migliore è l'istruzione, maggiore il livello di impiego, sicurezza sociale e stipendio.

"La nostra ricerca mostra che il livello d'impiego di chi ha un livello d'istruzione basso o primario, è di appena il 16%. Solo il 23% di chi ha un'istruzione basica ha un impiego. Contemporaneamente lavora quasi il 70% di chi ha una laurea. Quindi, le politiche per la riduzione delle differenze sociali nell'assunzione, dovrebbero essere finalizzate ad un investimento per un'istruzione migliore, sulle base delle esigenze delle imprese e delle compagnie private."

Anche una sessualità non tradizionale influenza il processo della ricerca di un lavoro. Oltre il 40% degli intervistati pensa che un orientamento sessuale non tradizionale sia un ostacolo nella competizione dentro il mercato lavorale, in quanto i datori di lavoro non si fidano di questi candidati. Alla domanda "Quale persona non assumereste mai?" il 32% risponde "un Rom", oltre il 25% non assumerebbe omosessuali, quasi il 18% rifiuterebbe le donne in gravidanza e l'11% non prenderebbe persone con disabilità.

English version: Zhivko Stanchev

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Di Fabrizio (del 30/01/2012 @ 09:21:21, in Kumpanija, visitato 1861 volte)

Non è una bella parola in lingua romanì: significa divoramento, smembramento; e qualcuno preferisce la parola "Samudaripen", genocidio, senza dubbio più oggettiva, ma anche meno carica di significati simbolici.

Se la prima si intende come una specie di stupro collettivo, la seconda credo che sia posteriore ai fatti narrati: insomma le elites intellettuali romanì hanno dovuto adattare-inventare un termine per descrivere qualcosa che i Rom e i Sinti "normali" non erano in grado di concepire, come somma di violenza e di cui neanche comprendevano la ragione.

Non sono in grado di fare statistiche approfondite, ma almeno in Italia quasi ogni famiglia ha avuto un parente internato o ucciso e per molti anni non se ne fece cenno: da una parte per le reticenze e l'ignoranza della storiografia ufficiale, dall'altro per la vergogna (molto privata) con cui le famiglie conservavano quella memoria.

Furono i Sinti tedeschi che verso la metà degli anni '70 iniziarono a far luce su un sistema di annientamento fisico e morale, organizzato in maniera scientifica e massiva.

Però non basta che una notizia sia conosciuta, non basta parlarne (magari per una settimana), perché resti qualcosa anche il resto dell'anno. Ma stavolta non intendo tornare sulle ragioni storico-politiche di un dopoguerra che non passa, visto che è un argomento che qui viene trattato sino alla nausea.

Torno al divoramento e a tutti i simboli connessi. Al vuoto che è rimasto dopo e all'incapacità dei nostri sistemi democratici di costruire una società inclusiva. Un vuoto che da una parte è stato riempito di vergogna e pudore, dall'altra la società maggioritaria (quella degli inclusi) ha imparato a convivere con i propri buchi neri della memoria.

Abbiamo anche noi la nostra vergogna: quella di scoprire il filo che lega la storia di 70 anni fa, con gli sgomberi e i piccoli e grandi razzismi quotidiani. Come in tempo di guerra, c'è chi vede le discriminazioni attuali e preferisce il silenzio, perché nonostante la nostra presunta evoluzione da allora, abbiamo sempre paura di essere additati come irriconoscenti a questo sistema che non ci ha permesso di evolvere, ma al limite di arricchirci. E nel contempo, ci consente di avere un capro espiatorio su cui sfogare i nostri corto circuiti.

Il vuoto, nuovamente, crea e si nutre del DIVERSO. E la paura fa chiudere gli occhi. L'importante è non doverlo ammettere, perché la nostra sicurezza potrebbe collassare come un castello di carte.

Succede allora che la marea di notizie che ci circondano, la scoperta che il Porrajmos è effettivamente avvenuto (nel nostro caso), perde la sua oggettività, e le notizie diventano come pedine di una partita a scacchi. Senza la conoscenza dell'ALTRO, il Porrajmos viene ridotto ad una disputa, dove pari sono chi lo ricorda e chi lo nega.

Non mi sorprende che allora ci sia qualcuno che in questo mercato delle notizie, dove gira di tutto a grande velocità e in centinaia di piazze mediatiche, per [noia, insicurezza, voyerismo ecc.] alzi ancora di più la voce, credendosi dissacratorio ed abbassandosi a fare l'ultra negazionista: il troll della situazione o il Borghezio in brufoli e pantaloni corti.

Anche lui è figlio del divoramento, deve riempire il suo vuoto, inventandosi una propria superiorità. Sognandosi una guerra personale da cui poter uscire vincitore.

Per lui, ho rubato queste considerazioni finali:

La guerra che verrà
non è la prima. Prima
ci sono state altre guerre.
Alla fine dell’ultima
c’erano vincitori e vinti.
Fra i vinti la povera gente
faceva la fame. Fra i vincitori
faceva la fame la povera gente
egualmente.
Bertold Brecht

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