Rom e Sinti da tutto il mondo

Ma che ci fa quell'orologio?
L'ora si puo' vedere dovunque, persino sul desktop.
Semplice: non lo faccio per essere alla moda!

L'OROLOGERIA DI MILANO srl viale Monza 6 MILANO

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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Frances Oliver Catania (del 08/03/2014 @ 09:08:26, in Kumpanija, visitato 1391 volte)

In italiano era già disponibile in versione cartacea che in ebook, così ci abbiamo preso gusto, ed ecco la versione in inglese.

Hajrija Seferovic, known as Maria (Bebé to her family) was born to Kalderasha parents in 1938 in the ex Yugoslavian town of Travnik, the first of five children. Her family travelled often in search of ways to earn a living, among other things selling horses, and making copper pots and plates which they would sell in local markets. Maria remembers a difficult but happy childhood living in tents in a large 'Kumpanji'. During these journeys her group came to Italy often. At the beginning of the war in Bosnia , with the help of the United Nations, the family managed to escape. Some went to live in France others to Germany and some to the United States. Maria and her family went to Turin where they stayed for ten years.
by Frances Oliver Catania

And what about You, how many Gypsies do you know? That was the slogan in a UNAR campaign (2012). This little volume doesn't talk about the Roma culture or about the origins of their language or of the persecutions that they have suffered it talks about getting to know each other.
The Roma and the Sinti are among us everywhere in Italy and in Europe, and when allowed to, they work alongside us, and send their children to school with our children. Why should it be different in Pessano con Bornago? How do you think that they can improve their situation if we deny them the possibility to shake off the shackles of poverty?
This booklet tells of a culture that can't be found in anthropological texts, but which lives on a daily basis in this area North East of Milan. In short, for once it doesn't talk about the things that they need (or rather that they have every right to) but of what they can teach us right now if they had the chance, because they are here among us.
Practical evidence: I am sure that all of you (even those who can't stand gypsies) are interested in knowing something about STAYING HEALTHY and FOOD. You will see that even an old Roma grandmother can teach us something.
THAT'S THE FIRST REASON. The second is that this family, who live nearby today (possibly with something to teach us), tomorrow are somewhere else teaching someone else. Whether they live in a caravan or in a house, under a bridge or in an encampment doesn't change a thing about the wealth of knowledge and experience that they have in their culture. Wherever they go, wherever they stop they have to find the possibility of a way to live.
The third point, which is just as interesting, is GAINING SOMETHING (you as much as Maria and her family). We are not asking for charity but for shared respect. As long as people depend on the generosity of others there will always be people on the margins of society, people who are easily got rid of.
If you find what Maria has written interesting, this booklet is not at all expensive for you, and the proceeds will all go to her which will be a significant help to her.
Money is important, sure, but after so much time spent living side by side, more important, with this booklet we can start to build a relationship TOGETHER.
To all you readers, with sincere good wishes that we can travel this road together.
Sastipé, But thaj Baxt savorrenge (Good health, Work and Good Luck to you all)
by Fabrizio Casavola 

Copyright Licenza di copyright standard
Edizione III edizione
Pubblicato 6 marzo 2014
Lingua Inglese
Pagine 29
Formato del file PDF
Dimensioni del file 12.87 MB
Prezzo: € 2,50

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Di Sucar Drom (del 09/03/2014 @ 09:08:49, in blog, visitato 1314 volte)

Il Porrajmos è stata una persecuzione su base razziale
"Per opportuna conoscenza, si ha il pregio di comunicare che la R. Ambasciata a Berlino ha fatto conoscere che, con recente provvedimento, gli zingari residenti nel Reich sono stati parificati ag...

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Milano, pugni per esistere

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Di Fabrizio (del 10/03/2014 @ 09:07:58, in Italia, visitato 1058 volte)

Posted on 6 marzo 2014 su La voce degli attivisti rom e sinti

La storia di una donna rom che vuole cambiare il mondo e battersi per i diritti del suo popolo. Di Pamela Salkanovic.

Mia zia si chiama Dzemila Salkanovic ed è una donna che oggi lavora a Roma come mediatrice culturale. Da piccola abitava in quelli che la gente chiama "campi nomadi" ma, pian piano, ha cominciato a lavorare. Questo le ha permesso di cominciare a uscire dal campo e dalla vita lì dentro, che è molto dura e difficile, come vivere in un ghetto.

Mia zia aveva tre sorelle e quattro fratelli da mantenere. Lavorava soprattutto per loro, da buona sorella maggiore.

A 18 anni ha trovato un impiego come domestica e per lei è stata una grande soddisfazione. Però c'era anche qualcosa che non la faceva stare tranquilla. Le ragazze rom, ai tempi di mia zia, erano abituate a sposarsi a 13-14 anni. Lei, appunto, ne aveva 18 e la gente della sua comunità la giudicava negativamente perché era l'unica tra tutte le giovani ragazze che ancora non si era sposata.

A 23 anni, però, Dzemila conosce quello che sarebbe diventato il suo futuro marito. Dopo non molto tempo i due decidono di sposarsi e vivono in un campo, a Roma, finché non hanno avuto la possibilità di prendersi una casa vera fuori dal campo. Da allora la vita di mia zia è cambiata radicalmente. Ha iniziato a frequentare altri cittadini italiani, non rom, e per lei l'inclusione sociale non era più una chimera.

Ha trovato un bellissimo lavoro come responsabile di una casa famiglia per minori, e ha iniziato a dedicarsi al volontariato. Oggi fa la mediatrice culturale e allo stesso tempo frequenta una scuola per imparare meglio l'italiano.

"Anche se non è stato facile, sono molto soddisfatta di ciò che ho fatto e sto facendo nella mia vita. La vita di una ragazza rom spesso riserva molte insidie. Io lo so ed è per questo che vorrei aiutare altre persone a inserirsi nella società, con tutti gli altri cittadini italiani e di altre nazionalità. Spero che un giorno noi rom non saremo più giudicati per la nostra cultura, per il nostro colore della pelle o degli occhi e che tutti i pregiudizi negativi nei nostri confronti saranno superati per sempre".

Parola di Dzemila, la mia super zia rom...

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Di Fabrizio (del 11/03/2014 @ 09:07:20, in casa, visitato 1271 volte)

Sergio Bontempelli - 10 marzo 2014 su Corriere delle migrazioni

Emarginazione, sgomberi, violazioni di diritti e spese fuori controllo. La politica del Comune di Roma in materia di rom e sinti non è cambiata con la Giunta Marino

Doveva essere la Giunta del rinnovamento, espressione di una politica diversa, di un vero e proprio "cambio di passo" rispetto al passato. Invece, i primi otto mesi di Ignazio Marino al Campidoglio sono all'insegna della continuità con l'Amministrazione Alemanno, almeno per quanto riguarda le politiche in materia di popolazione rom e sinti.

È questa l'accusa che l'Associazione 21 Luglio, una delle sigle più attive e conosciute della galassia romanì, ha lanciato pubblicamente presentando il dossier "Senza Luce: rapporto sulle politiche della Giunta Marino, le comunità rom e sinte nella città di Roma e il Best House Rom".

In effetti, i dati raccolti nel dossier sono impressionanti. A partire dal 12 settembre scorso, con l'intervento nel campo di Via Salviati, la Giunta Marino ha effettuato ben diciassette sgomberi: in media uno ogni quindici giorni. "Si tratta di un numero inferiore a quello registrato sotto la passata Amministrazione", spiega Carlo Stasolla della 21 Luglio, "ma comunque ancora alto e preoccupante per le modalità con cui gli sgomberi sono stati attuati, in particolare per la costante assenza di reali consultazioni con gli interessati".

Eppure, la pratica degli sgomberi è stata oggetto di durissime critiche da parte delle organizzazioni internazionali. "Gli sgomberi non servono", proseguono gli estensori del dossier, "e la stessa "Strategia Nazionale di Inclusione", approvata dal Governo italiano in attuazione delle politiche europee, chiede di superarli".

Come superare i campi? Costruendo altri campi...
Vale la pena soffermarsi proprio sulla Strategia Nazionale di Inclusione: si tratta di un documento che non è giuridicamente vincolante - non è insomma una legge, e nemmeno un'ordinanza, una direttiva o un regolamento - ma che prescrive le politiche da attuare nei confronti delle popolazioni rom e sinte. In particolare, la Strategia chiede di avviare percorsi di inserimento abitativo, lavorativo e sociale, superando le pratiche di segregazione urbana e la logica dei "campi nomadi".

A parole, la Giunta Marino si ispira alla Strategia, e la fa propria. O per meglio dire, si esprime in modo contraddittorio e ambivalente: già, perché le dichiarazioni pubbliche degli amministratori capitolini usano linguaggi diversi. C'è quello del Sindaco Marino, che non si fa scrupoli di associare i cosiddetti "nomadi" ad un problema di "sicurezza" e di ordine pubblico (il 18 luglio, nel suo primo discorso programmatico, il medico prestato alla politica spiegò che "sui nomadi abbiamo avviato una collaborazione con le forze dell'ordine per riportare nei campi attrezzati una situazione di ordine e legalità"). E poi c'è il linguaggio di Rita Cutini, assessora al Sostegno Sociale e alla Sussidiarietà, che invoca costantemente la Strategia Nazionale, parla di inclusione e rilancia la necessità di "superare i campi nomadi".

Il modo in cui l'assessora intende perseguire questi obiettivi è, tuttavia, perlomeno bizzarro. Il 13 febbraio scorso, al Tavolo Tecnico su Rom e Sinti, la Cutini ebbe a dire infatti che "la nostra idea è superare i campi immaginando di creare campi di medie dimensioni". Non è uno scherzo, è proprio così: il Comune di Roma vuole superare i campi costruendo altri campi (sia pure "di medie dimensioni"). Un po' come se uno volesse smettere di fumare accendendosi una sigaretta...

Best House Rom
Ma la vera novità delle politiche capitoline è rappresentata dall'immobile di via Visso, conosciuto col nome un po' beffardo di "Best House Rom" (per chi non sapesse l'inglese, l'espressione suona più o meno come "la miglior casa dei rom"). Si tratta di una struttura di accoglienza, utilizzata già dall'Amministrazione Alemanno, e pensata per collocare famiglie sgomberate dai campi cosiddetti "abusivi".
Qui, dal 16 al 18 dicembre 2013, sono stati trasferiti i 120 rom presenti nel "villaggio attrezzato" di via della Cesarina, mentre il 6 febbraio scorso sono state inserite 47 persone allontanate da via Belmonte Castello.

Le accuse della 21 Luglio sul "Best House Rom" sono circostanziate e durissime. L'immobile è un vecchio capannone industriale, da cui sono state ricavate piccole stanze senza finestre e senza luce naturale (di qui il titolo del dossier, "Senza Luce" appunto). La struttura non è arredata, e gli ospiti hanno a disposizione solo dei letti dove dormire.
"Gli spazi", denunciano gli estensori del rapporto, "sono inadatti e lontani da quanto previsto dalla normativa regionale: ogni nucleo familiare, composto in media da cinque persone, dispone di fatto della sola zona notte, che svolge anche funzioni di zona giorno e studio per i minori, composta da un'unica stanza di circa 12 mq. Ogni ospite, pertanto, ha a disposizione circa 2,5 mq contro i 12 mq indicati dalla Legge Regionale".
Non basta: secondo le rilevazioni effettuate dai tecnici della 21 Luglio, nell'immobile "non sono presenti adeguate misure di sicurezza. La capacità di esodo, in caso di incendio, risulta fortemente limitata per la carenza di adeguate vie di fuga".

Il regolamento interno del centro di accoglienza, infine, è gravemente lesivo dei diritti dei rom. "In teoria", spiegano ancora dalla 21 Luglio, "la permanenza nella struttura non deve essere superiore ai 90 giorni. In realtà, molti degli ospiti accolti a partire del luglio 2012 sono ancora presenti, senza che a loro sia stata formalizzata una proroga. La possibilità di rimanere nel Best House Rom è costantemente minacciata dall'assenza di trasparenza nelle procedure di rinnovo, dalle incertezze sui tempi di ospitalità, dalle clausole di espulsione contenute nel Regolamento. In caso di allontanamento improvviso, le famiglie risultano sprovviste di tutela legale, permanendo così in una condizione di costante assenza di certezza".

Quanto ci costa?
Come spesso è stato osservato, le politiche di segregazione dei rom hanno costi altissimi per il contribuente. Per il solo Best House Rom, il Comune di Roma ha speso 765 mila euro per gli ultimi sei mesi del 2012, e altri 522 mila euro da gennaio a maggio 2013. In altre parole, per il mantenimento della struttura il Campidoglio spende più di 6 mila al giorno. No, non è un errore di stampa: sono proprio 6 mila euro al giorno. Cifre altissime, a cui si devono aggiungere i costi degli sgomberi (secondo alcune stime, 15/20 mila euro per ciascun intervento), e quelle per il mantenimento dei campi e dei villaggi attrezzati.

Siamo di fronte dunque a una politica che produce segregazione, e che costa. Esistono alternative possibili? La 21 Luglio ne ha proposte alcune: la sospensione degli sgomberi, l'avvio di una reale consultazione con la comunità rom e sinti, la chiusura dei campi, l'avvio di un percorso di inclusione sociale e abitativa. Sono le medesime richieste contenute in un documento presentato - all'inizio di Settembre - dall'Arci Solidarietà e dalla stessa 21 Luglio.

"Il documento", spiega ancora Carlo Stasolla, "era rivolto alle autorità locali, al fine di indicare i principi essenziali di una nuova politica. Ma quelle proposte sono rimaste inascoltate, e la risposta del Comune è stata il trasferimento nel "Best House Rom" dei 120 rom presenti nell'insediamento di via della Cesarina". Un po' come dire: non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire.

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Di Fabrizio (del 12/03/2014 @ 09:04:21, in casa, visitato 1417 volte)

Robb de matt, cito testuale: "... fino a quando tutti gli appartamenti non saranno occupati, e tutti gli inquilini non parteciperanno alle spese condominiali, l'ascensore ad esempio non verrà messo in funzione e la gestione delle aree comuni resterà una incognita. Il tutto per buona pace di chi, ad esempio, aveva finalmente ottenuto di trasferirsi in una palazzina più confortevole, che permettesse di far fronte anche ad alcune disabilità, e si ritrova invece a dover fare le scale per uscire e rientrare in casa, senza alternative"

  S.Bona, l'immobile nuovo e semi-sfitto

Nuovo immobile Ater a Santa Bona (investimento da 3 milioni) sfitto da mesi: diversi assegnatari non accettano di avere coinquilini rom - di Federico de Wolanski su la tribuna di Treviso

Il nastro è stato tagliato in autunno, trenta alloggi di edilizia popolare dell'Ater nuovi di zecca con tanto di riscaldamento a pavimento, pannelli solari e altri optional. Trenta case pronte, abitabili da subito, costate oltre 3 milioni di euro ma che oggi, a cinque mesi dall'inaugurazione, sono per metà vuoti, sfitti, non assegnati. Perché? Perché tra gli assegnatari in lista, i primi hanno rinunciato. Motivo: "Nel condominio ci sono gli zingari".

La realtà è sotto gli occhi di tutti: sia dei residenti della zona, sia dei pochi inquilini che invece hanno già preso casa nello stabile di via Brigata Cadore dove nel novembre scorso, per l'inaugurazione, arrivò perfino l'assessore alla Casa della Regione Veneto Giorgetti. Il palazzo (6 appartamenti a tre camere, 12 a una camera singola, altrettanti a 2 camere, tutti con disponibilità di garage, riscaldamento a pavimento e pannelli solari) è semivuoto. Gli appartamenti assegnati, ad oggi, sono solo una dozzina sui trenta totali.

E la chiave di tutto sarebbe tutta lì, nei primi arrivati: sei nuclei familiari di etnia rom, appartenenti alle famiglie “nomadi” più note nel trevigiano. Una presenza che oltre ad aver già alimentato problemi di convivenza nello stabile, avrebbe indotto più di qualche assegnatario a rinunciare all'alloggio assegnatogli dal Comune di Treviso. Gli italiani residenti - sei famiglie in tutto - preferiscono non affrontare l'argomento. Storcono la bocca e accennano, a voce bassa. Ma la questione è ben nota agli uffici comunali che gestiscono le assegnazioni. "È vero" ammette l'assessore al Sociale Liana Manfio, "quando abbiamo contattato i candidati alla casa, molti ci hanno risposto che non accettavano l'offerta per via degli inquilini, i rom. Non abbiamo potuto fare nulla". Ma perché i primi assegnatari sono state le famiglie rom? "La lista era chiara, e le assegnazioni vengono fatte in base a quella, oltre che in base alle emergenze".

Di qui la brusca frenata alle procedure di assegnazioni e la caccia a famiglie disponibili ad occupare stabili popolari in classe energetica superiore. Così, il gioiello di Santa Bona si sta trasformando in un edificio fantasma, con tutti i problemi del caso. Già, perché fino a quando tutti gli appartamenti non saranno occupati, e tutti gli inquilini non parteciperanno alle spese condominiali, l'ascensore ad esempio non verrà messo in funzione e la gestione delle aree comuni resterà una incognita. Il tutto per buona pace di chi, ad esempio, aveva finalmente ottenuto di trasferirsi in una palazzina più confortevole, che permettesse di far fronte anche ad alcune disabilità, e si ritrova invece a dover fare le scale per uscire e rientrare in casa, senza alternative.

Come se non bastasse poi l'edificio ha già cominciato a risuonare di lamentele e tensioni tra inquilini e Ater, e tra inquilini ed inquilini. Una situazione che non facilita certo l'assegnazione delle alloggi e la gestione del condominio, e sta alimentando anche il dibattito politico.

La Lega, con il capogruppo Sandro Zampese e Pierantonio Fanton, vicepresidente Ater, sta affilando i coltelli e ha pronta un'interrogazione diretta all'assessore al Sociale Liana Manfio e al sindaco Manildo: "È inaccettabile un simile spreco e una simile malagestione in un momento in cui tante famiglia attendono una casa" attaccano. La discrepanza tra l'investimento fatto, la sicurezza con cui si annunciava che "il condominio sarà riempito subito" e la realtà dei fatti, è stridente.

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Di Fabrizio (del 13/03/2014 @ 09:04:00, in media, visitato 1216 volte)

Avete presente quei film dove la vicenda varia a seconda di chi la racconta? Storia breve, quella che ho letto da Napoli, ma interessante perché:

  1. si parla di ZINGARI, parola che sempre risveglia il voyerismo del lettore;
  2. come nelle chiacchiere di paese, quelle che non finiscono mai, lo stesso fatto viene ricostruito da tre testate in tre maniere diverse, con un risultato finale di involontaria comicità.
  • LA PRIMA PAGINA narra di una sedicenne molestata da due "nomadi", e di una folla che assalta a sassate il campi di Poggioreale (brividi, pensando ai roghi di Ponticelli di pochi anni fa, la ragazzina racconta e non ci sono testimoni, mi viene in mente anche Torino).
  • Il caso si sgonfia (e si complica) sulla STAMPA: i giustizieri sarebbero due cugini della ragazza. Le hanno anche prese, e solo a questo punto la folla ha preso le loro parti.
  • THE BLAZONED PRESS (esiste anche un nome simile) estrae il coniglio dal cappello parlando di faida: molestatori e molestata sarebbero tutti rom, e la folla?
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Di Fabrizio (del 14/03/2014 @ 09:00:14, in Italia, visitato 905 volte)

13/03/2014 - Comunicati Stampa: Di sgombero in sgombero!

Il 3 marzo la polizia locale ha sgomberato il campo informale sito nelle vicinanze dell'ospedale Sacco a Milano e questa mattina sono stati sgomberati due insediamenti rom situati nella zona dell'ex caserma di Viale Forlanini. Sono tutte persone provenienti da sgomberi precedenti.

Questa mattina, la Polizia Locale, Polizia di Stato e Carabinieri, con il supporto della protezione Civile, dell'Ufficio Nomadi del Comune e del Coordinamento Rom, hanno proceduto all'ennesimo sgombero di insediamenti occupati da famiglie di etnia rom.

Le modalità' di sgombero sono quelle a cui il Comune di Milano ha ormai abituato, ovvero: assenza di ordinanza di sgombero, nessuna consultazione precedente con le famiglie interessate, offerta alloggiativa deficitaria e solo temporanea. In sostanza, il Comune milanese insiste nella sua miope pratica di sgomberare interi nuclei famigliari con grande spreco di risorse pubbliche, in aperto spregio dei diritti umani fondamentali di tali persone, nel mancato rispetto degli standard internazionali e senza alcuna volontà' di trovare soluzioni durature.

Le Autorita' milanesi, quindi, si adoperano con un importante spiegamento di forze e risorse pubbliche per sgomberare - con cadenza almeno mensile - le stesse persone, spostandole da un angolo all'altro del territorio comunale, con brevi passaggi negli indecenti, sovraffollati e costosi centri di permanenza temporanea.
"Il 3 marzo sono state sgomberate 60 persone senza che venisse offerta loro alcuna soluzione alloggiativa che è stata invece in parte proposta alle 40 persone sgomberate stamani." dichiarano i volontari del Naga e gli operatori di ERRC presenti allo sgombero. "Le persone sgomberate dieci giorni fa sono per strada senza assistenza né accoglienza creando una situazione grottesca ed incomprensibile. Fermo restando che le soluzioni alloggiative proposte dal Comune si rivelano spesso inadeguate in quanto non rispettose dei bisogni e dei diritti fondamentali dei cittadini rom - e infatti sono spesso giustamente rifiutate - un minimo di accoglienza ci sembra il minimo che un'amministrazione che possa offrire a chi vive sul suo territorio." Proseguono i volontari e gli operatori.

"Ormai da tre anni aspettiamo dal Comune un segnale forte di discontinuità, gli sgomberi rimangono invece l'unica risposta messa davvero in atto. L'amministrazione dimostra così non solo di non riuscire a realizzare nessuna pratica di discontinuità, ma di non riuscire nemmeno a immaginarsela. Forse manca il coraggio di attuare una politica diversa. Di certo non manca il coraggio di sgomberare". Concludono Naga e ERRC.

Naga ed ERRC continueranno a monitorare la situazione, ad assistere le persone sgomberate e a chiedere che si trovino soluzioni strutturali per quella che, dopo tanti anni, non deve più essere trattata come un'emergenza.

Info: Naga: 3491603305 - www.naga.it - naga@naga.it
ERRC: Sinan Gökçen
Media and Communications Officer
European Roma Rights Centre
Tel. +36.30.500.1324
sinan.gokcen@errc.org

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13 marzo 2014

Ventidue scatti raccontano volti e momenti di vita di uomini, donne e bambini appartenenti ai gruppi etnici più discriminati in assoluto in Italia e nell'Unione Europea, i Rom e i Sinti. E' "Uno sguardo per incontrarsi", la mostra fotografica itinerante che da domani, venerdì 14 marzo, apre i battenti in Regione (viale Aldo Moro 21), in occasione della Settimana d'azione contro il razzismo (17-23 marzo). Allestita grazie al progetto europeo "Roma-Matrix" (finanziato dalla Commissione Europeaall'interno del programma "Fundamental Rights and Citizenship"), di cui la Regione Emilia-Romagna è partner, la mostra sfata attraverso le immagini del fotoreporter bolognese Mario Rebeschini i tanti luoghi comuni, perlopiù negativi, su Rom e Sinti. 2745 persone, secondo i dati ufficiali (pari allo 0,06% della popolazione complessiva), che vivono stabilmente in Emilia-Romagna e che nel 90% dei casi sono cittadini italiani.

"La scelta di questa mostra non è casuale - spiega l'assessore alle Politiche sociali Teresa Marzocchi -. Recentemente la giunta ha approvato le Linee guida per rafforzare e potenziare l'operatività della rete regionale contro le discriminazioni. Un problema sempre all'ordine del giorno: si pensi a quanto accaduto alla squadra di calciatori marocchini a Forlì, cui va tutta la mia solidarietà, fatta segno di continui insulti razzisti e per questo in qualche modo indotta a ritirarsi dall'attività sportiva. Episodi gravissimi cui va posto rimedio, lesivi anche nei confronti delle stesse associazioni sportive coinvolte che sono, al contrario, costantemente impegnate nella lotta alle discriminazioni".

"E se finora ci si era occupati prevalentemente di episodi legati all'immigrazione - continua l'assessore -, i cinque anni d'attività del Centro hanno dimostrato chiaramente come la casistica si sia progressivamente ampliata verso altri fattori di discriminazione: l'età, la lingua, la religione o le convinzioni personali, le opinioni politiche o di qualsiasi altra natura, l'appartenenza a una minoranza nazionale, il patrimonio, la nascita, la disabilità, l'orientamento sessuale e così via. Non solo: assistiamo ultimamente a una sovrapposizione di fattori, le cosiddette 'discriminazioni multiple'. Di qui la necessità di migliorare gli strumenti di cui la Regione dispone. Ricordo inoltre la nostra adesione a Ready, la Rete nazionale delle Pubbliche Amministrazioni anti discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere".

Per rafforzare l'efficienza del Centro contro le discriminazioni, la Regione destinerà quest'anno 40mila euro alla prevenzione con il sostegno alle numerose attività territoriali di educazione, informazione e sensibilizzazione. La Regione inoltre è capofila del progetto Star (Sportelli Territoriali Antidiscriminazioni in Rete): con i 126mila euro del Fondo europeo per l'integrazione, viene finanziata la sperimentazione di diversi assetti e funzioni dei punti che fanno parte della rete.

Il Centro regionale contro le discriminazioni: i dati
Centocinquantacinque, tra nodi, sportelli e antenne. E' questa la composizione del Centro regionale contro le discriminazioni, il cui processo di costruzione è stato avviato nel 2008. Il Centro può contare su una rete diffusa su tutto il territorio (sportelli già attivi di Comuni e sindacati, sedi di associazioni del terzo settore) che hanno deciso di includere le attività di prevenzione e contrasto delle discriminazioni nel lavoro già svolto. Parallelamente alla costruzione e formalizzazione delle rete, il centro regionale contro le discriminazioni ha organizzato corsi di aggiornamento di base per le figure incaricate da ciascun soggetto come referenti operativi dell'antidiscriminazione. Complessivamente, dalla fine del 2008 a oggi, sono stati trattati circa 300 casi di discriminazione (che si sono verificati perlopiù in ambito lavorativo), segnalati direttamente alla rete dei punti territoriali o attribuiti dal numero verde dell'Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali (UNAR) della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Settimana d'azione contro il razzismo: gli appuntamenti in Emilia-Romagna
Anche quest'anno, in occasione della Settimana d'azione contro il razzismo, dal 17 al 23 marzo si svolgeranno numerose iniziative in tutta l'Emilia-Romagna: proiezioni di film, presentazione di un'app, letture e laboratori per i giovani, feste e aperitivi interculturali, banchetti informativi, flash mob e così via (l'elenco completo sarà disponibile a breve all'indirizzo http://sociale.regione.emilia-romagna.it/). Giovedì 20 marzo l'assessorato Politiche sociali della Regione pubblicherà una newsletter dedicata.

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Di Fabrizio (del 16/03/2014 @ 09:03:08, in casa, visitato 1296 volte)

Il gruppo di sinti al lavoro nel deposito di Amcps. FOTO ROVEROTTO
Alloggi per l'housing sociale: i lavori verranno effettuati da Amcps Intanto quattro nomadi continuano a lavorare in viale sant'Agostino. Chiara Roverotto su
IL GIORNALE DI VICENZA

VICENZA. Ottantamila euro per il trasloco dei sinti in via Muggia. Ma quei soldi serviranno ad altro quando il campo sarà risistemato e le famiglie torneranno in via Cricoli. L'Amministrazione comunale al riguardo ha le idee molto chiare: la pressione per la richiesta di case, gli sfratti, le famiglie che si sgretolano davanti a crisi occupazionali e non solo, stanno diventando un'emergenza per un assessorato che per il sociale mette in bilancio oltre 10 milioni di euro all'anno. La spesa più ingente.

Ecco perché la scelta di via Muggia, per i Sinti che l'accetteranno, ha una duplice valenza: quella di creare appartamenti che poi serviranno per il cosiddetto housing sociale. Alloggi per chi si trova in difficoltà, per chi deve gestire un'emergenza, per chi non sa dove sbattere la testa e deve iniziare un cammino partendo almeno da un tetto. Una risposta in più che il Comune cercherà di offrire a chi continua a bussare alle porte dell'assessorato di contrà Mure San Rocco. La gestione, probabilmente, verrà affidata all'albergo cittadino, mentre del riadattamento edilizio se ne occuperà Aim (...)

Leggi l'articolo integrale sul Giornale in edicola.


I sinti offrono il risotto e rifiutano via Muggia
Luciano Caldaras offre il risotto al campo di via Cricoli
Grande festa in via Cricoli con tanto di vino e musica "Siamo abituati a vivere dentro i nostri carrozzoni". Su
IL GIORNALE DI VICENZA

Da una parte gli incidenti e dall'altra la festa. Musica, risotto, vino e un fuoco acceso dentro un bidone per riscaldare l'atmosfera. Dista appena qualche centinaio di metri da via Muggia, ma al campo nomadi di viale Cricoli non arriva l'eco delle tensioni. Anzi, le famiglie aprono le loro “case” ai vicentini. E lanciano alla città un appello: "Noi non vogliamo andare all'interno di quella caserma".

UNA GRANDE FESTA. Luciano Caldaras è uno dei protagonisti della serata. Apre le bottiglie, serve il risotto e accoglie i visitatori. I primi ad arrivare sono i 50 manifestanti di Usb, Rifondazione e Alternativa comunista, che dalla chiesa di Santa Maria Ausiliatrice hanno raggiunto il campo per testimoniare la loro vicinanza ai nomadi. "Ci servono amici - spiega Caldaras - e gente buona. In questo momento stiamo vivendo molto male tutto quello che viene detto nei nostri confronti".
"NOI SINTI". Caldaras non entra nella polemica. Ma mette subito in chiaro una cosa: "Noi siamo sinti - precisa - e siamo ex giostrai. Avete (...)

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Di Fabrizio (del 17/03/2014 @ 09:02:46, in Italia, visitato 1181 volte)

Il mattino di Padova 15 marzo 2014
L'intervento dell'associazione dopo le polemiche sul possibile acquisto di un terreno a Mortise da parte di una famiglia Rom. "Non è degno di un paese civile fare di tutta l'erba un fascio"

PADOVA. Riceviamo e pubblichiamo l'intervento dell'Opera Nomadi dopo l'episodio di qualche giorno fa a Mortise che ha visto alcuni residenti protestare contro il possibile acquisto di un terreno da parte di una famiglia Rom

In tempi di campagna elettorale risulta facile a tutti cavalcare il malcontento popolare, costruendo capri espiatori a cui rivolgere il livore e la frustrazione che spesso hanno molteplici origini. Recentemente nel quartiere di Mortise alcuni residenti sono insorti alla notizia che una famiglia di Rom stesse cercando un terreno da acquistare nel quale stabilirsi per diventare stanziale. La gente ha paura... i rom rubano, sporcano, deprezzano il valore delle case e, come dichiarano alcuni, ci sono stati dei furti. Le indagini non hanno ancora accertato i responsabili, ma il popolo è sicuro, ha già emanato la sua sentenza... sono gli "zingari", quelli che abitano lì a fianco, perché sono sempre loro...., storicamente è così!

Nessuno li vuole come vicini di casa, si sa poco di loro, ma tutti li conoscono: ladri nel dna. Ma i Rom non sono tutti uguali, proprio come gli italiani, i francesi, gli inglesi, i tedeschi ecc, ecc .... Non tutti rubano, c'è anche chi lavora, chi manda i figli a scuola, chi fatica ad arrivare a fine mese come tanti di noi. Ma questo non importa a nessuno, sono "zingari", quindi bisogna tenerli lontani. Si sente dire che bisogna mandarli via tutti, ma dove? Spesso si tratta di cittadini, con regolare residenza nel Comune di Padova (è il caso di molti degli abitanti dell'area di Via Bassette). Poi ci sono i Rom italiani che sono innanzitutto cittadini italiani, con eguali diritti e doveri di un cittadino italiano. Chi delinque va giudicato, ma se cerca un terreno edificabile per poter finalmente smettere di girare di parcheggio in parcheggio, ha diritto di acquistarlo e di viverci in pace.

Ci mortifica sentire che queste polemiche si alimentano nel silenzio più totale delle associazioni che a Padova hanno Convenzioni Comunali a favore dei Rom e che dovrebbero difendere i loro diritti e la loro dignità di esseri umani. Ci indigna dover leggere le dichiarazioni dell'Assessore al verde pubblico, che vuole tenere lontani i Rom da Padova e allontanare per sempre quelli che risiedono in Via Bassette. Discorsi come questi non si adattano all'immagine di una persona che si dichiara di sinistra e che dovrebbe prima di tutto aver chiaro il rispetto dei fondamentali diritti umani. Questo Assessore conosce i Rom che vogliono acquistare il terreno? Ha parlato con loro? Vorremmo sinceramente saperlo, visto che ha già sentenziato che si tratta di delinquenti senza possibilità di riscatto alcuno.

In questo modo non si fa altro che fomentare l'odio nei confronti di quelli che, nella nostra società, vengono condannati a prescindere perché appartenenti ad un'etnia altra. Dichiarazioni tali giustificano il razzismo, in qualsiasi forma esso si manifesti e lo rendono addirittura un nobile sentimento. Non possiamo rimanere a guardare quando un'amministrazione comunale di sinistra soffia sul fuoco dell'intolleranza e della xenofobia, convinta così di poter tirare su qualche voto in più, che fa sempre comodo!

Vorremmo inoltre ricordare che l'esasperazione dei residenti di Mortise è figlia di anni di lassismo della stessa amministrazione comunale nei confronti del problema del campo di Via Bassette. Si è intervenuti limitando l'area, erigendo muri di contenimento, ma nulla si è fatto sul piano sanitario, per la costruzione di un percorso di inclusione sociale serio e duraturo e per la ricerca di soluzioni abitative diverse, nonostante gli stessi residenti si siano sempre detti disponibili a collaborare con il Comune per individuare una soluzione condivisa.

Ci auguriamo di non dover più assistere a simili teatrini e che finalmente si cominci a considerare i Rom come persone diverse tra loro, persone portatrici di specificità, da conoscere prima di giudicare. Auspichiamo che l'amministrazione comunale ricordi che si tratta di esseri umani, a cui sì vanno ricordati doveri, ma che hanno anche dei diritti che loro spettano come dice la Costituzione Italiana.

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