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Rinunciano alla casa: "Troppi zingari"
Di Fabrizio (del 12/03/2014 @ 09:04:21, in casa, visitato 1488 volte)

Robb de matt, cito testuale: "... fino a quando tutti gli appartamenti non saranno occupati, e tutti gli inquilini non parteciperanno alle spese condominiali, l'ascensore ad esempio non verrà messo in funzione e la gestione delle aree comuni resterà una incognita. Il tutto per buona pace di chi, ad esempio, aveva finalmente ottenuto di trasferirsi in una palazzina più confortevole, che permettesse di far fronte anche ad alcune disabilità, e si ritrova invece a dover fare le scale per uscire e rientrare in casa, senza alternative"

  S.Bona, l'immobile nuovo e semi-sfitto

Nuovo immobile Ater a Santa Bona (investimento da 3 milioni) sfitto da mesi: diversi assegnatari non accettano di avere coinquilini rom - di Federico de Wolanski su la tribuna di Treviso

Il nastro è stato tagliato in autunno, trenta alloggi di edilizia popolare dell'Ater nuovi di zecca con tanto di riscaldamento a pavimento, pannelli solari e altri optional. Trenta case pronte, abitabili da subito, costate oltre 3 milioni di euro ma che oggi, a cinque mesi dall'inaugurazione, sono per metà vuoti, sfitti, non assegnati. Perché? Perché tra gli assegnatari in lista, i primi hanno rinunciato. Motivo: "Nel condominio ci sono gli zingari".

La realtà è sotto gli occhi di tutti: sia dei residenti della zona, sia dei pochi inquilini che invece hanno già preso casa nello stabile di via Brigata Cadore dove nel novembre scorso, per l'inaugurazione, arrivò perfino l'assessore alla Casa della Regione Veneto Giorgetti. Il palazzo (6 appartamenti a tre camere, 12 a una camera singola, altrettanti a 2 camere, tutti con disponibilità di garage, riscaldamento a pavimento e pannelli solari) è semivuoto. Gli appartamenti assegnati, ad oggi, sono solo una dozzina sui trenta totali.

E la chiave di tutto sarebbe tutta lì, nei primi arrivati: sei nuclei familiari di etnia rom, appartenenti alle famiglie “nomadi” più note nel trevigiano. Una presenza che oltre ad aver già alimentato problemi di convivenza nello stabile, avrebbe indotto più di qualche assegnatario a rinunciare all'alloggio assegnatogli dal Comune di Treviso. Gli italiani residenti - sei famiglie in tutto - preferiscono non affrontare l'argomento. Storcono la bocca e accennano, a voce bassa. Ma la questione è ben nota agli uffici comunali che gestiscono le assegnazioni. "È vero" ammette l'assessore al Sociale Liana Manfio, "quando abbiamo contattato i candidati alla casa, molti ci hanno risposto che non accettavano l'offerta per via degli inquilini, i rom. Non abbiamo potuto fare nulla". Ma perché i primi assegnatari sono state le famiglie rom? "La lista era chiara, e le assegnazioni vengono fatte in base a quella, oltre che in base alle emergenze".

Di qui la brusca frenata alle procedure di assegnazioni e la caccia a famiglie disponibili ad occupare stabili popolari in classe energetica superiore. Così, il gioiello di Santa Bona si sta trasformando in un edificio fantasma, con tutti i problemi del caso. Già, perché fino a quando tutti gli appartamenti non saranno occupati, e tutti gli inquilini non parteciperanno alle spese condominiali, l'ascensore ad esempio non verrà messo in funzione e la gestione delle aree comuni resterà una incognita. Il tutto per buona pace di chi, ad esempio, aveva finalmente ottenuto di trasferirsi in una palazzina più confortevole, che permettesse di far fronte anche ad alcune disabilità, e si ritrova invece a dover fare le scale per uscire e rientrare in casa, senza alternative.

Come se non bastasse poi l'edificio ha già cominciato a risuonare di lamentele e tensioni tra inquilini e Ater, e tra inquilini ed inquilini. Una situazione che non facilita certo l'assegnazione delle alloggi e la gestione del condominio, e sta alimentando anche il dibattito politico.

La Lega, con il capogruppo Sandro Zampese e Pierantonio Fanton, vicepresidente Ater, sta affilando i coltelli e ha pronta un'interrogazione diretta all'assessore al Sociale Liana Manfio e al sindaco Manildo: "È inaccettabile un simile spreco e una simile malagestione in un momento in cui tante famiglia attendono una casa" attaccano. La discrepanza tra l'investimento fatto, la sicurezza con cui si annunciava che "il condominio sarà riempito subito" e la realtà dei fatti, è stridente.