Rom e Sinti da tutto il mondo

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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Fabrizio (del 16/06/2005 @ 11:34:25, in media, visitato 1420 volte)

Riprendo sempre da Sergio Franzese:

Autore: Giada Valdannini
Titolo: CAROVANE TRA LE PAGINE
pagg. 104
Formato 14x21, brossura, colori.
Codice ISBN 88-87803-53-6
Uscita: maggio 2005

La storia del popolo rom è una storia millenaria. Nonostante ciò, sono molti a pensare che quella romaní sia una società senza tradizione e senza passato.
Entrare in contatto con le comunità che la compongono, i Rom, Sinti, Kalé, Romnichals è sfatare una serie di preconcetti sedimentati nella nostra cultura. La cultura dei gagé, i non rom.

In poco meno di cento pagine Giada Valdannini ci parla dei Rom e dei Sinti ed in particolare della loro letteratura fatta di poesia di narrativa e di fiabe senza trascurare altri aspetti meno conosciuti come il teatro, diffuso soprattutto nei paesi dell'est Europa.

Il libro, Carovane tra le pagine, pubblicato nel mese di maggio dalla piccola casa editrice romana Alberto Gaffi (collana Ingegni) si snoda lungo un percorso che conduce il lettore alla scoperta della popolazione romaní attraverso notizie di carattere storico ed attraverso la descrizione delle principali comunità presenti in Italia.
La classificazione dei gruppi che ci viene presentata risulta però un po' sommaria ed a tratti imprecisa.

Nelle venticinque pagine che costituiscono la parte conclusiva del libro trovano posto scritti di "Mauso" Olimpio Cari, di "Hexo" Luciano Cari, di "Spatzo" Vittorio Mayer Pasquale (che recentemente ci ha lasciati), oltre ad "Alexian" Santino Spinelli, a Guerino Spada, Bruno Morelli ed altri ancora.
Un breve capitolo è dedicato ai poeti ed agli scrittori emergenti le cui opere sono state pubblicate nelle antologie delle diverse edizioni del Concorso Internazionale Amico Rom . Tutti gli autori citati sono Rom e Sinti italiani o che vivono in Italia.

Qualche spazio di troppo - a mio avviso - è stato concesso agli eccessivi risentimenti del Prof. Spinelli, Rom abruzzese, nei confronti del "becero paternalismo di certi preti, [del]le organizzazioni pro-Rom sfruttatrici e manipolatrici,  [del]le teorie stupide di certi "scienziati degli Zingari" ecc. ecc.", osservazioni che sebbene in parte fondate potrebbero forse essere espresse in modo più pacato.
Certe affermazioni - benché si tratti di citazioni non attribuibili all'autrice - appaiono un tantino stonate nel contesto di un prodotto culturale quale intende essere il libro di Giada Valdannini.

Detto questo si tratta comunque nel complesso di un buon lavoro, utile ad avvicinare il lettore ad un aspetto senz'altro trascurato del mondo romanó. Consiglio quindi vivamente di acquistare e di leggere questo libro.

Sergio Franzese

Per ordinare on-line (Prezzo: € 9.00)

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Di Fabrizio (del 16/06/2005 @ 09:52:34, in Italia, visitato 2084 volte)

Scrive Sergio Franzese sulla mailing-List  arcobaleno_a_foggia:

In data odierna il sito del Comune di Treviolo (BG) elenca tra le "news" la lista de "i segni che gli Zingari tracciano sulle pulsantiere delle abitazioni" (autore della pagine: AVM).
Mi viene da pensare che il Comune di Treviolo non sia la culla dell'Illuminismo.
Sarebbe opportuno spiegare al Sindaco che prima di contribuire a divulgare stupide leggende metropolitane bisognerebbe accertarsi della fondatezza di ciò che si dice, ma si sa... mettere gli Zingari (come li definisce questa Amministrazione) alla berlina trova sempre un ampio consenso (soprattutto nel cuore dell'opulenta Padania).
Se qualcuno volesse scrivergli e magari dirgli che non siamo proprio tutti ladri e vagabondi (e che quei segnali sono una fesseria come i coccodrilli nelle fogne di New York) ecco l'email:

sindaco@comune.treviolo.bg.it

Baxt ta sastipén!

Risposta:

Ciao Sergio, lieto di risentirti!
Sulla questione, mi permetto di segnalare questo articolo:
http://www.zeusnews.it/index.php3?ar=stampa&cod=4060
Noterete, soprattutto leggendo i commenti, come gli antichi pregiudizi sfociano nelle paure + irrazionali.
Purtroppo, è la mia Lombardia, che da ex ponte dell'Italia verso l'Europa, sta diventando una terra di nuovo Medioevo, come dimostrano anche i recenti fatti di Besano...
Insomma, sono un po' con "le gomme a terra", per quanto riguarda il morale. Come glielo spieghi a questi, che è una bufala degli anni '30?
Più che scrivere al sindaco, vorrei organizzare una colossale presa in giro.
Suggerimenti??
Fabrizio

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Di Fabrizio (del 15/06/2005 @ 23:04:35, in Europa, visitato 1942 volte)

Una notizia curiosa da Neil's World:

BitDefender (che in Romania si occupa di sicurezza sui computer) ha rilasciato una patch contro una singolare versione del virus Antiman.A. Il virus si presenta(va) come un allegato con informazioni sui tre giornalisti rapiti in Iraq. Una volta scaricato, iniziava a cercare nel computer della "vittima" se ci fossero brani di " gypsy music", cancellandoli.

BitDefender dice di essere stata inondata da lettere di protesta di clienti che volevano che il virus si diffondesse.

Farebbe il paio con i lanci dell'agenzia Walrus che leggo da Mirumir


Ho i pensieri che ultimamente vagano a zigzag. Non cercate per forza una logica, per una volta fate uno sforzo e aiutatemi voi a trovarla.

Come la maggioranza assoluta dei blog, al referendum di settimana scorsa ho votato i miei 4 sì. Ma la mappa non è il territorio. Il risultato brucia, non solo a me. Bruciano quei 3 italiani su 4, che non si sa come prenderli. Hai un bel dire che a volte bisognerebbe lasciare la tastiera e quantomeno prendere il tram, ma trovare un blogger che ammetta di vivere solo sul computer è difficile quanto trovare oggi chi ammetta di essersi astenuto.

Per iniziare vorrei capire cosa c'è dietro il non-voto: è la solita italietta che puzzava di parrocchia e fascistissimi menefrego che credevo scomparsa almeno dagli anni '70, o è quella provincia che mischia computer, sogna fortune senza pagarne il prezzo e rincorre la nuova illusione NEO/TEO/CONS che spira oltre Atlantico?

E' giusto dire che ha vinto la vecchia italietta di sempre? L'Italia che respiro, mischia sempre di + i due aspetti, aggiungendoci quel tanto di residua voglia di essere meglio degli altri e il portafoglio sempre più vuoto. Come sognare l'America e scivolare verso derive sudamericane o balcaniche. Già una volta mi chiedevo se erano storie bulgare o nostrane. E anche quella nota dalla Romania con cui ho iniziato, mi lascia stranito per il mischiare vecchi pregiudizi etnici con storie di nuove tecnologie.

Rimane il fatto, in Romania non possono eliminare gli Zingari, in Italia si continuerà ad andare all'estero per fare quello che dentro le nostre mura è peccato. Insomma, chi vince è impotente come chi perde...

Referendum archiviato (purtroppo), ma datemi una mano a risolvere i dubbi su cosa ci aspetta:

  • Un mondo di nuove tecnologie dove da una parte ci si connette con tutto il mondo e dall'altro si ricostruiscono i propri circoli ristretti e autosufficienti?
  • Come rompere i muri, quando qualsiasi strumento (democratico o tecnologico che sia) non vale niente, se dall'altra parte non c'è dialogo ma solo contrapposizione?

Il tutto, vi capisco, è molto confuso e mischia troppe cose. Se ce la fate, NECESSITO INPUT

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Di Fabrizio (del 15/06/2005 @ 11:36:45, in Europa, visitato 1426 volte)

Segnalo due articoli:

Il primo sui ritorni forzati in Kossovo:

Di Marek A. Nowicki, Ombudsman per i diritti umani in Kosovo
Selezione e traduzione a cura di
Le Courrier des Balkans ed Osservatorio sui Balcani
I governi occidentali spingono oramai per accelerare il ritorno a casa dei rifugiati del Kosovo. Ma questi ultimi hanno spesso perduto i legami con il loro Paese d'origine e non è prevista alcuna forma di accoglienza. E poi che dire dei ritorni forzati di persone che appartengono a comunità ancora vittime di persecuzioni come ad esempio quella dei Rom o degli Ashkali?  continua


Il secondo su un convegno sui Rom di Turchia:

Da Ankara, scrive Fabio Salomoni  La UYD, organizzazione della società civile turca, ha tenuto ad Edirne un convegno sulla situazione dei Rom della Turchia, nella regione dove sono più presenti. Un'occasione per parlare a livello internazionale della difficile situazione di questo popolo e delle discriminazioni di cui è oggetto... continua

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Di Fabrizio (del 14/06/2005 @ 01:53:53, in blog, visitato 2324 volte)

QUI

A disposizione di tutti i lettori, dove poterci scambiare informazioni, note, appuntamenti, segnalazioni ecc.

Un altro utilizzo?
Quante volte ho sentito gente che si lamenta delle scarsa visibilità di alcuni post? Sinceramente, non mi interessa creare altre classifiche o altre gare! Però, chi vuole, può segnalare giornalmente un articolo che gli è piaciuto e (se conosce un minimo di HTML) linkarlo. Magari, : - P, anche articoli di qualcun altro e non solo i propri.

Cos'altro ancora? Può inviare le proprie segnalazioni per email ad amici.
Aggiungere un Avatar, contribuire a creare la Mahala (che non per niente, significa COMUNITA')

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Di Fabrizio (del 13/06/2005 @ 22:11:16, in blog, visitato 2175 volte)

Ma solo per domani.
Il programma prevede di incontrare, dal vivo stavolta, alcuni amici blogger:

-
a Cattolica
-
a Bologna
-
a Parma
Nel frattempo, fate i bravi se vi scappa qualche commento... : - )


Vi giro un pensierino che mi hanno spedito: : - o

Il Vero Debito Estero (lettera di un capo amerindio ai capi europei)

Così sono qua, io, Guaicaipuro Cuatemoc, sono venuto a incontrare i partecipanti a questo incontro. Così sono qua, io, discendente di coloro che popolarono l’America quarantamila anni fa, sono venuto a trovare coloro che la trovarono cinquecento anni fa.

Così ci troviamo tutti: sappiamo chi siamo, ed è già abbastanza. Non abbiamo bisogno di altro.

Il fratello doganiere europeo mi chiede carta scritta con visto per scoprire coloro che mi scoprirono.

Il fratello usuraio europeo mi chiede di pagare un debito contratto da traditori che non ho mai autorizzato a vendermi.

Il fratello leguleio europeo mi spiega che ogni debito si paga con gli interessi, anche fosse vendendo esseri umani e paesi interi senza chiedere il loro consenso.

Questo è quello che sto scoprendo.

Anch’io posso pretendere pagamenti. Anch’io posso reclamare interessi. Fa fede l’Archivio delle Indie. Foglio dopo foglio, ricevuta dopo ricevuta, firma dopo firma, risulta che solamente tra il 1503 ed il 1660 sono arrivati a San Lucar de Barrameda 185mila chili di oro e 16 milioni di chili di argento provenienti dall’America.

Saccheggio? Non ci penso nemmeno!! Perché pensare che i fratelli cristiani disobbediscano al loro settimo comandamento.

Spoliazione? Tanatzin mi guardi dall’immaginare che gli europei, come Caino, uccidano e poi neghino il sangue del fratello!

Genocidio? Sarebbe dar credito a calunniatori come Bartolomeo della Casa che considerarono quella scoperta come la distruzione delle Indie, o ad oltraggiosi come il dottor Arturo Pietri che sostiene che lo sviluppo del capitalismo e dell’attuale civiltà europea sia dovuto all’inondazione di metalli preziosi.

No! Questi 185mila chili di oro e 16 milioni di chili di argento devono essere considerati come il primo dei vari prestiti amichevoli dell’America per lo sviluppo dell’Europa. Pensare il contrario vorrebbe dire supporre crimini di guerra, il che darebbe diritto non solo a chiedere la restituzione immediata ma anche l’indennizzo per danni e truffa. Io, Guaicaipuro Cuatemoc, preferisco credere alla meno offensiva delle ipotesi. Una così favolosa esportazione di capitali non fu altro che l’inizio del piano Mershalltezuma teso a garantire la ricostruzione della barbara Europa, rovinata dalle sue deplorabili guerre contro i culti musulmani, difensori dell’algebra, della poligamia, dell’igiene quotidiana e di altre superiori conquiste della civiltà.

Per questo, avvicinandosi il Quinto Centenario del Prestito, possiamo chiederci: i fratelli europei hanno fatto un uso razionale, responsabile, o perlomeno produttivo delle risorse così generosamente anticipate dal Fondo Indoamericano Internazionale?

Ci rincresce di dover dire di no. Dal punto di vista strategico le dilapidarono nelle battaglie di Lepanto, nelle armate invincibili, nei terzi Reich ed in altre forme di reciproco sterminio, per poi finire occupati dalle truppe yankee della Nato, come Panama (ma senza canale).

Dal punto di vista finanziario sono stati incapaci - dopo una moratoria di 500 anni - sia di restituire capitale ed interessi che di rendersi indipendenti dalle rendite liquide, dalle materie prime e dall’energia a basso costo che gli esporta il Terzo Mondo. Questo deplorevole quadro conferma l’affermazione di Milton Friedman secondo il quale un’economia assistita non potrà mai funzionare e ci obbliga a chiedere - per il loro stesso bene - la restituzione del capitale e degli interessi che abbiamo così generosamente aspettato a richiedere per tutti questi secoli.

Detto questo, vorremmo precisare che non ci abbasseremo a chiedere ai fratelli europei quei vili e sanguinari tassi d’interesse variabile del 20 fino al 30% che i fratelli europei chiedono ai paesi del Terzo Mondo. Ci limiteremo a esigere la restituzione dei materiali preziosi prestati, più il modico interesse fisso del 10% annuale accumulato negli ultimi trecento anni. Su questa base, applicando la formula europea dell’interesse composto, informiamo gli scopritori che ci devono, come primo pagamento del loro debito, soltanto 185mila chili di oro e 16 milioni di chili di argento ambedue elevati alla potenza di trecento. Come dire, un numero per la cui espressione sarebbero necessarie più di trecento cifre, e il cui peso supera ampiamente quello della terra.

Com’è pesante questa mole d’oro e d’argento! Quanto peserebbe calcolata in sangue? Addurre che l’Europa in mezzo millennio non ha saputo generare ricchezze sufficienti a cancellare questo modico interesse sarebbe come ammettere il suo assoluto disastro finanziario e/o la demenziale irrazionalità delle basi del capitalismo.

Tuttavia queste questioni metafisiche non affliggono noi indoamericani. Però chiediamo la firma immediata di una carta d’intenti che disciplini i popoli debitori del vecchio continente e li obblighi a far fede al loro impegno tramite un’immediata privatizzazione o riconversione dell’Europa perché ci venga consegnata per intero come primo pagamento di questo debito storico.

Dicono i pessimisti del Vecchio Mondo che la loro civiltà versa in una bancarotta tale che gli impedisce di tener fede ai loro impegni finanziari o morali. In tal caso ci accontenteremo che ci paghino con la pallottola che uccise il poeta.

Ma non potranno. Perché quella pallottola è il cuore dell’Europa.


E mi voglio sprecare! Per i fans della grammatica e della retorica leghista, consiglio un giro nella versione MADE IN SVIZZERA X - |
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Di Fabrizio (del 13/06/2005 @ 20:59:06, in Kumpanija, visitato 2855 volte)

Dall'archivio, una segnalazione dell'14 novembre 2004. Una comunità virtuale, Rom e Nativi Americani, sparsi tra la Florida e il Canada, dibattono su cambiamenti e tradizione, e sulle urgenze della loro situazione sanitaria. Mi sembra un tema attuale... Riporto quelli che per me sono i contributi + interessanti.

La depressione tra i Rom - Tradizione, cause e rimedi

Stevie - frankiedallas56@yahoo.com
- Fri, 12 Nov 2004 21:38:17
... Secondo la mia esperienza i Rom (almeno da noi negli USA) tendono a nascondere i caratteri della propria depressione, perché la paragonano a qualcosa di simile a un "corto circuito mentale". L'unica cosa che è permessa per la loro testa possono essere le erbe mediche.

Il tradizionale augurio ""Baxt hai Sastimos!" rivela un'intima relazione tra Salute e Fortuna. La depressione viene spesso interpretata dagli altri come il risultato dell'essere anti-sociali, di cattivi comportamenti o pensieri... Una sorta di intruso alieno, impuro e distruttivo che porterebbe la rovina nella mente pura e in pace del Rom sofferente.

L'apparire della depressione in una comunità Rom è temuta come un'infezione contagiosa che minaccia la fortuna di tutta il gruppo. La depressione di un proprio componente rende tutta la comunità estremamente timorosa e disagiata. Questo specialmente prima dell'era dei "Born-Again" e del ritorno alla Madre Terra, quando la superstizione era diffusa e accettata come normale. Una situazione di "allarme" continuo verso la depressione, può tramutarsi in pulsioni suicide che lacerano tanto la famiglia nucleare, che quella estesa o l'intera kumpania. I Rom che soffrono di depressione sono considerati dilo (pazzi - in romanés nel testo) e d evitati dagli altri.

La depressione è anche considerata un disagio tipico dei gaje. I gaje depressi sono visti come facili prede di chi campa leggendo la mano, che ritiene che quello sia uno stato impuro proprio degli stanziali e da cui dipende il proprio reddito... Un Rom tradizionale (o tradizionalista?) negerà con tutte le sue forze di poter essere preda della depressione, sottintendendo così che se ciò dovesse capitare a un Rom, questi non sarebbe altro che un gajo travestito o potenziale.

I Rom che cadono in depressione, per prima cosa cercheranno aiuto di nascosto dai componenti tradizionalisti. Il limite è che proprio questi componenti sono quelli che meglio conoscono come curarsi con le erbe, ma per il loro pregiudizio tenderebbero a sbagliare la diagnosi: io potrei raccomandare il mosto di malto di St. John, ma è più che altro un placebo. Incidentalmente, quel mosto di malto è usato dai tradizionalisti come rimedio alla caduta dei capelli...

Spesso i tradizionalisti suggeriscono al Rom in preda alla depressione di cambiare aria. La cura in questo caso porta i maggiori benefici mentali non al malato ma al nucleo che rimane (i gaje esperti di risoluzione dei conflitti sarebbero d'accordo con l'interpretazione dei tradizionalisti: il problema è stato "dissolto" cambiandone lo sviluppo, cioè le circostanze in cui era emerso all'origine). Così molti Rom "depressi", senza chiedere ulteriori consigli, si spostano a Las Vegas o Atlantic City per cambiare Salute e Fortuna.

La depressione è legata al suicidio. Il tasso di suicidi tra le giovani non ancora sposate è più alto di quello tra le anziane e coniugate. Il suicidio tra i Rom risveglia i fantasmi e chiede vendetta, può fare effettivamnete GRANDI danni in una comunità. I Rom morti suicidi possono essere sepolti lontani dalle tombe di famiglia. D'altra parte, le pillole anti-depressive - prozac ecc. - sono presenti in quasi tutte le famiglie, perché lo stato di depressione o il suo possibile sviluppo è una paura più forte del ricorrere al sistema sanitario.Ma proprio per il suo carattere di "bisogno indotto", questo mi fa diffidare di tutte le statistiche governative sul problema della salute tra i Rom, basate sull'archivio delle richieste di medicine.

Sutherland (1975) a proposito, riporta che la "cura" più efficace tra i Rom contro la depressione giovanile è il matrimonio. Questo può essere un buon argomento a favore dei matrimoni tra giovani, combinato dalle famiglie Rom.
Stevie

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kajashey (Ileigha) - kajashey@yahoo.com - Sat, 13 Nov 2004 17:07:59
Baxt hai sastimos!

Ho seguito la discussione con molto interesse. Anche perché di lavoro faccio l'infermiera. Le statistiche della sanità sui Rom non sono buone. Muoiamo prima, l'80% di noi fuma ed è obeso, i tassi di depressione sono altissimi, come pure di disturbi bi-polari e di cataratta. Yahoo! Ora non mi sembra così bello essere "zingara".
I problemi di salute delle donne sono talmente visti come lashav (impuri) che ogni giorno qualcuna muore di mali perfettamente curabili a causa dei tabù persistenti.

Quanti di noi sono dottori o infermiere sono guardati quantomeno con sospetto, non solo nella società dei bianchi ma tra noi stessi, quando non sono ritenuti degli imbroglioni. Nel frattempo muore il nostro popolo... senza cure e sppesso di morte immatura. Provo a spiegare cosa c'è di sbagliato, secondo me. I nosatri antenati, proteggendo e mantenendo vive le tradizioni, si sono esclusi anche da quegli aspetti che la vita contemporanea ha di positivo. Possiamo continuare anche noi su questa strada. D'altra parte, anche tra i nostri antenati ci sarà stato uno zingaro che per la prima volta ha caricato le sue cose su un carro, altrimenti vivremmo ancora nelle tende e seguendo gli asini.

Quanti nel nostro popolo intendano rimanere legati "all'ortodossia" hanno tutti i diritti di scegliere di non far parte del sistema sanitario o di qualsiasi altro moderno "trucco" che ritengono inappropriato per loro. Ma noto che quando ci rimproverano di voler "diventare gaje", lo fanno comodamente dietro a una macchina. Secondo me, con un po' di ipocrisia. Se le macchine, i furgoni e i motorhomes hanno preso il posto dei nostri vecchi mezzi tradizionali, perché lo stesso non è ammissibile per scuola e sanità?

Non credo che siamo così deboli ed indifesi, da abbandonare la nostra cultura perché attingiamo a quanto c'è di buono nella vita moderna. L'abbiamo già fatto tante volte nel passato, perché le cose stavano cambiando, siamo sicuri che farlo ancora sarebbe la rovina della nostra cultura?
Lele

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"M&M" - celtrom@uniserve.com - Sat, 13 Nov 2004 10:43:46
Non ho mai creduto che la depressione abbia a che fare con l'appartenenza etnica.
Ma lo stile di vita può avere un ruolo importante, stress e fatiche non sono mai buone per il corpo. Oggi è provato che la depressione cronica è qualcosa di chimico, cioè bassi livelli di seratonina ecc., per cui niente di cui vergognarsi, niente a che fare con la storia della propria famiglia, non si tratta di debolezza, solo di un problema da trattare e capire correttamente.
Margaret

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Gourdnbead - gourdnbead@yahoo.com - Sat, 13 Nov 2004 18:56:03
Questa discussione è simile alle tante che si fanno nella comunità dei Nativi Americani, di cui sono parte. Abbiamo molto in comune.

Costantemente tra i Nativi Americani si dibatte su cosa sarebbe "tradizionale". Ma di che tradizione si tratta, cosa è "tradizionale" oggi, cos'era "tradizionale" 100 anni fa? 1000 anni fa? Penso che le culture vive, abbiano l'obbligo di cambiare, per mantenere un ruolo rilevante tra quanti vivano secondo le proprie tradizioni. Le culture che non ammettono il cambiamento, sono destinate a morire dimenticate dai loro stessi popoli.

Non fraintendetemi: amo le tradizioni, durante le cerimonie sono la più osservante che posso, e durante la vita quotidiana cerco di mantenere il mio stile secondo la tradizione, ma il concetto di tradizione è ingannevole. Non è facile, ma qualcosa dobbiamo cambiare se vogliamo sopravvivere. Altre cose invece dobbiamo preservarle ferocemente. Quali sono quei piccoli cambiamneti che dobbiamo affrontare senza che abbiano un effetto negativo sulla cultura? E quali non dobbiamo permetterci?

Io credo che le differenze "tribali" siano importanti. Guardatevi attorno: l'intera popolazione mondiale è sottoposta a una singolare cultura Wal-mart-e-McDonalds, soprattutto i giovani. Possiamo/dobbiamo differenziarci, e lo possiamo fare a partire dalla nostra cultura tribale, che sia una cultura tradizionale o un moderno "tribalismo". Vorrei che osservaste quanti, giovgani o vecchi, si muovono nel mondo come esseri persi e vuoti, perché hanno perso qualcosa di importante. Per me invece è naturale che nel cervello di ognuno ci sia spazio per l'appartenenza a una più piccola comunità tribale. anche se questo si manifestasse solo idossando vestiti tradizionali, è un modo perché il nostro corpo possa dire "Sono parte di una particolare tribù. Ho un'appartenenza."

Ognuno di noi deve sapere quale eredità culturale propria sia già andata persa, prima di creare una nuova identità funzionale al presente. Il folklore non c'entra niente con tutto questo. E' invece una tematica molto importante per il benessere futuro di tutto il genere umano.
Suzanne
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Di Fabrizio (del 12/06/2005 @ 23:36:33, in Kumpanija, visitato 3395 volte)

Il vostro bravo blogger oggi ha passato una giornata riposante e rilassata. Ma non si è dimenticato i due impegni importanti:

  • andare a votare
  • la chat con Yvonne Slee

In entrambe i casi, avrei preferito un po' più di compagnia. Sul referendum, il quorum sembra lontano, lo vedo come se fossi un giocatore del Liverpool dopo il primo tempo contro il Milan. Ma per queste cose, citofonate a Stefano.

Nell'indifferenza di giornali e televisioni : - P si è svolta oggi anche la prima intervista della Mahalla. Chi la volesse rileggere (in italiano o in inglese), si accomodi. Chiamarla intervista forse è eccessivo, una chiacchierata con una scrittrice Rom, che è nata in Europa ed è finita dall'altra parte del pianeta. Mi sono divertito. Ne farò altre. Qualcuno vuol proporsi??

Cosa ci siamo raccontati:

  • Fabrizio 14.00 - Ok: C'è qualcuno online?
  • Yvonne 14.01 - Sì. Sono Yvonne.
  • Fabrizio 14.01 - Hi. Come stai?
  • Yvonne 14.01 - Bene grazie.
  • Fabrizio 14.02 - Cominciamo?
  • Yvonne 14.02 - Certo.
  • Fabrizio 14.02 - Parlaci delle tue radici europee.
  • Yvonne 14.03 - Sono Sinti Romani e sono nata in Germania.
  • Fabrizio 14.03 - So che sei stata anche in Gran Bretagna. Ricordo bene?
  • Yvonne 14.04 - Ho vissuto in Gran Bretagna per 12 anni. Precisamente, nella zona a Nord di Londra.
  • Fabrizio 14.05 - Perché hai lasciato la Germania? In quali paesi sei stata?
  • Yvonne 14.07 - Perché non andavo d'accordo coi miei genitori e perché non mi piaceva l'atteggiamento della Germania verso le altre razze.
  • Fabrizio 14.08 - Capisco. In Gran Bretagna era meglio?
  • Yvonne 14.09 - Sono andata a Londra per viverci e lavorare, dopo aver imparato l'inglese. Gli inglesi mostravano un po' più di comprensione.
  • Fabrizio 14.10 - Sei stata anche in altri paesi europei?
  • Yvonne 14.12 - Andai in Francia, ma il mio francese non era sufficiente per rimanere lì e lavorare. In altri paesi ci sono andata in vacanza.
  • Fabrizio 14.13 - Cosa pensi della situazione dei Rom in Europa?
  • Fabrizio 14.15 - (Capisco che la risposta potrebbe essere lunga. Rispondi con calma)
  • Yvonne 14.15 - Per quel che ho visto tra i Rom, la gente dovrebbe essere messa a conoscenza dei bisogni e dei diritti dei Rom.
  • Fabrizio 14.16 - Puoi spiegarlo meglio?
  • Yvonne 14.19- L'atteggiamento verso i Rom non è cambiato dai tempi di mia nonna. I Rom dovrebbero avere le stesse opportunità delle altre etnie e non subire discriminazioni.
  • Fabrizio 14.21 - Prima di domandarti come sarebbe possibile, vedi differenze tra la situazione dei Rom in Europa con quella dell'Australia?
  • Yvonne 14.26 - In Australia vivono circa 20.000 Rom, la maggior parte vive fianco a fianco con gli australiani. C'è una certa curiosità qui verso i Rom, ma nel complesso ci lasciano vivere, senza pregiudizi.
  • Fabrizio 14.27 - A proposito, c'è qualcun altro online?
  • Fabrizio 14.28 - Scusa Yvonne...
  • Yvonne 14.28 - A posto.
  • Fabrizio 14.29 - ... e pensi che la situazione in Australia sia migliore, perché ci sono meno Rom che in Europa?
  • Yvonne 14.32 - Forse, ma l'Australia è in paese giovane rispetto all'Europa e non ci sono gli stessi vecchi pregiudizi.
  • Fabrizio 14.33 - Altra interruzione per dirvi che dalla radio annunciano che Florence Aubenas (la giornalista francese rapita in Iraq) è libera.
  • Fabrizio 14.34 - Lo sapevi?
  • Yvonne 14.34 - Lo sento adesso. E' una bella notizia.
  • Fabrizio 14.35 - Davvero un villaggio globale! : - )
  • Fabrizio 14.36 - Bene: il problema è il pregiudizio. Cosa si può fare?
  • Yvonne 14.41 - Dobbiamo educare la gioventù odierna a non giudicare dal colore della pelle, o da credi e tradizioni differenti, ed insegnare loro che tutti abbiamo le medesime esigenze e siamo tutti meritevoli di rispetto.
  • Fabrizio 14.42 - Quando dici "gioventù" intendi che si deve partire dalla scuola?
  • Yvonne 14.44 - Assolutamente. D'altra parte i pregiudizi si insinuano nelle persone ignoranti.
  • Fabrizio 14.46 - Due grandi problemi sono la casa e il lavoro. Qual'è la tua opinione?
  • Yvonne 14.50 - [Il problema] è che il governo non vuole spendere denaro nella scolarizzazione e per alloggiare i Rom. Penso lo faccia per compiacere chi vota.
  • Fabrizio 14.51 - Sì. Ma che tipo di difficoltà hai trovato cercando lavoro in Gran Bretagna?
  • Yvonne 14.53 -Non trovai lavoro, finché qualcuno che viveva in Gran Bretagna non diede referenze. Altrimenti, niente da fare.
  • Fabrizio 14.55 - Leggendo il tuo libro: ricordi quando August dice a Elsa: "Siamo noi a dover vivere fianco a fianco coi tedeschi..."? Cosa ne pensi sul conformarsi alle regole?
  • Yvonne 14.59 - Quando si vive ai margini della società, ci sono determinate leggi da rispettare, ma a volte l'ipocrisia è frustrante e mi fa arrabbiare.
  • Fabrizio 15.01 - E' molto interessante leggere una storia di più di 50 anni fa, con gli occhi al presente...
  • Fabrizio 15.01 - Sempre leggendo il libro, sembra che gli Zingari non si rendessero conto del reale pericolo del nazismo, a causa delle persecuzioni passate. Che ne pensi?
  • Yvonne 15.05 - Mia nonna non sapeva o non capiva il vero pericolo in cui si trovavano tutti, a causa delle menzogne dei nazisti.
  • Fabrizio 15.07 - Mi spiace, ma non capisco "the cover ups by the sly, underhanded nazis". Per favore, puoi dirlo con altre parole?
  • Yvonne 15.10 - Intendo una propaganda infida ed accorta, rivolta alle minoranze etniche. Ad esempio: raccontando alle famiglie che sarebbero state rialloggiate altrove per far posto ad una nuova fabbrica. Mentre invece venivano portate in campo di concentramento.
  • Fabrizio 15.12 - OK. Penso che dall'altra parte della terra siano circa le 23.00. Sbaglio?
  • Yvonne 15.13 - E' così. Vorresti chiedermi qualcos'altro?
  • Fabrizio 15.14 - Solo due cose: Quando hai scoperto di essere una scrittrice? E se vuoi dire qualcosa sul tuo sito web.
  • Yvonne 15.17 - Da quando andavo a scuola. Scrivere era la cosa che preferivo. Il sito l'ho fatto in ricordo di mia nonna e per promuovere il mio libro basato sulle sue storie.
  • Fabrizio 15.18 - Bene. Capisco quanto sia tardi. Ti ringrazio infinitamente per averci dedicato il tuo tempo. Vuoi aggiungere qualcosa?
  • Yvonne 15.21 - La chiacchierata mi è piaciuta e vi faccio tutti i miei auguri per la vostra intenzione di aiutare i Rom. Grazie.
  • Fabrizio 14.00 - Ok: is anyone online?
  • Yvonne 14.01 - Yes. Yvonne is here.
  • Fabrizio 14.01 - Hi. How are you?
  • Yvonne 14.01 - Fine thanks.
  • Fabrizio 14.02 - Let's start?
  • Yvonne 14.02 - Sure
  • Fabrizio 14.02 - Tell us about your European roots.
  • Yvonne 14.03 - I am Sinti Romani and was born in Germany
  • Fabrizio 14.03 - I know you were also in UK. weren't you?
  • Yvonne 14.04 - I lived in the UK for 12 years. North London to be precise
  • Fabrizio 14.05 - Why did you let Germany? Which countries did you visited?
  • Yvonne 14.07 - Because i didn't get on with my parents and didn't like the attitude in the country shown towardsother races
  • Fabrizio 14.08 - I see. Was this attitude better in UK?
  • Yvonne 14.09 - I mover to London to work and live after teaching myself english. The english showed a little bit more compassion
  • Fabrizio 14.10 - Did you visited any other European country?
  • Yvonne 14.12 - I went to France but my French wasn't good enough to stay there and work. I only visited other countries on holidays.
  • Fabrizio 14.13 - What do you think about Roma's situation in Europe?
  • Fabrizio 14.15 - (I know it could be a long answer. Take the time you want)
  • Yvonne 14.15 - I think from what I've seen in the Roma network, people need to be educated more to the Romas needs & rights.
  • Fabrizio 14.16 - Can you explain it better?
  • Yvonne 14.19 - Attitudes towards Roma haven't changed much since my grandmother's times. Roma should have the same opportunities as all other ethnic races and not be discriminated against.
  • Fabrizio 14.21 - Before asking you how this can be possible, do you see differences between Roma's situation in EU and AU?
  • Yvonne 14.26 - There are about 20,000 Roma living in Aus. and most of them side by side with the Aus. people. There is a certain curiosity about Romanies here, but on the whole Australians let us live our lives without prejudice.
  • Fabrizio 14.27 - By the way, is anyone else on line?
  • Fabrizio 14.28 - Sorry Yvonne...
  • Yvonne 14.28 - That's ok
  • Fabrizio 14.29 - ... and do you think Astralian situation is better, cause Roma are less than in Europe?
  • Yvonne 14.32 - Perhaps, but Australia is a young country by European standards and doesn't have the old prejudices that Europe has.
  • Fabrizio 14.33 - One more stop to say that I'm hearing from radio that Florence Aubenas (the French journalist kidnapped in Iraq) is free
  • Fabrizio 14.34 - Have you hear the news?
  • Yvonne 14.34 - I have now. That's good news.
  • Fabrizio 14.35 - A real global village! : - )
  • Fabrizio 14.36 - Well: the problem is prejudice. What can we do?
  • Yvonne 14.41 - We have to educate todays youth not to judge people because of skin colour, different traditions and beliefs. and teach them that all people have the same needs and deserve respect.
  • Fabrizio 14.42 - When you say "youth", do you mean that we have to start from the school and education?
  • Yvonne 14.44 - Definitely. otherwise prejudices creep in from uneducated people round them.
  • Fabrizio 14.46 - Two big problems are also housing and job. What is your opinion?
  • Yvonne 14.50 - That's because the government will not spend money on eduation and housing for Romanies. I think it's to please the voters.
  • Fabrizio 14.51 - Yes. but what kind of difficulties did you find looking for job in UK?
  • Yvonne 14.53 - I couldn't get a job until I had references from someone living in the UK, Otherwise no job.ù
  • Fabrizio 14.55 - Reading your book: do you remember when August says to Elsa: "It's us who live side by side with the Germans..."? What do you think over conforming to certain rules?
  • Yvonne 14.59 - If you live within societies boundaries, There are certain laws that must be abided by, but hypocrisy is rife and sometimes it is very frutrating and makes me angry.
  • Fabrizio 15.01 - It's very interesting reading a story of more than 50 years ago, looking at today situation...
  • Fabrizio 15.01 - Reading your book, it's seems that Gypsies didn't understand they were in real danger under the nazism, because their previous persecutions. Which is your opinion?
  • Yvonne 15.05 - My grandmother didn't know or understand the real danger they were all in because of the cover ups by the sly, underhanded nazis.
  • Fabrizio 15.07 - I'm sorry, I don't understand "the cover ups by the sly, underhanded nazis". Tell it with other words, please.
  • Yvonne 15.10 - Sneaky, cunning proaganda fed to the ethnic populations by the nazis. example: telling the families they were being rehoused elsewhere to make way for a new factory. They were taken to concentration camps instead.
  • Fabrizio 15.12 - OK. I think it's about 11pm on the other side of earth, isn't it?
  • Yvonne 15.13 - Yes it is. Is there any thing else you'd like to ask?
  • Fabrizio 15.14 - Just two: When have you find that you were a writer? And if you want say something about your website.
  • Yvonne 15.17 - Ever Since I was a student at school. Writing was my favourite subject. I started my website in memory of my grandmother and to promote my book based on her stories.
  • Fabrizio 15.18 - Well. I know it's late. I thank you very much for spending your time with an Italian. Do you want to tell us something more?
  • Yvonne 15.21 - I enjoyed the chat and wish you all best in your mission to help the Roma. Thankyou.
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Di Fabrizio (del 12/06/2005 @ 11:30:18, in Italia, visitato 2534 volte)

GIOVEDI’ 16 GIUGNO 2005 – ORE 18.00

Piazza S.Babila

PRESIDIO – MANIFESTAZIONE

PER CHIUDERE I CPT

PER LA LIBERTA’ DI MOVIMENTO DELLE / DEI MIGRANTI

---------------------------

APPELLO ALLA CITTÀ DEMOCRATICA E ANTIRAZZISTA

 

A Milano esiste un “luogo” nascosto allo sguardo della città, protetto da muri di cemento alti tre metri che vorrebbero renderlo invisibile, e che vorrebbero cancellare dalla vita quotidiana della metropoli le donne e gli uomini che vi sono rinchiusi. Lo chiamano “Centri di permanenza temporanea e assistenza” (CPT), ma è un vero e proprio luogo della detenzione. Si trova in via Corelli, sotto la tangenziale est, che in quel punto è “difesa” dalla vista del Centro da paraventi di ferro.

Un CPT, ovvero una gabbia per uomini e donne, colpevoli solamente di esistere; persone che non hanno commesso alcun reato e che non hanno subito nessun processo, ma che ciononostante vengono rinchiuse e private della libertà personale fino a due mesi. Sono colpevoli unicamente di non essere cittadini comunitari, di aver varcato dei confini, di cercare una possibilità di vivere, di vivere meglio, di scegliere liberamente dove vivere; giudicate colpevoli di lavorare in nero, di non essere stati regolarizzati dai datori di lavoro; giudicate colpevoli di aver perso il lavoro e di non averne trovato un altro. Privi di documenti non risultano cittadini di alcun paese e, rinchiusi in un centro inaccessibile a chiunque, finiscono per scomparire in un buco nero.

Un CPT, l'assurdo di un mondo che abbatte ogni limitazione alla libera circolazione di merci, denaro, flussi finanziari, ma che teme l'idea che gli esseri umani si muovano sfuggendo al controllo.

In questo modo in Italia viviamo un doppio binario giuridico, che prevede, accanto al diritto ordinario, spazi di eccezione riservati a particolari categorie di persone. In tali spazi, che comportano una sorta di extraterritorialità all'interno del territorio dello stato nazionale, l'eccezione diventa la regola. La detenzione amministrativa nei CPT è l'istituto attraverso cui si è instaurata in Italia tale eccezione.

 

Da due mesi in via Corelli detenute e detenuti si sono ribellate/i: hanno protestato contro la violenza a cui sono sottoposte/i; hanno rifiutato le condizioni di vita che sono loro imposte; hanno contestato la logica stessa del CPT. Hanno chiesto a noi tutte/i di entrare, di verificare, di protestare – in un luogo dove l'accesso alle associazioni e agli enti di tutela è ostacolato soprattutto se avvertito come potenzialmente conflittuale; ci hanno detto: “come potete accettare questo luogo? In un paese democratico non possono esistere questi centri di detenzione!”

 

Noi dobbiamo rispondere al loro appello e per questo ci rivolgiamo alla Milano democratica, accogliente e antirazzista, perché non faccia cadere nel vuoto l’appello delle detenute e dei detenuti di via Corelli, perché si mobiliti e porti in tutta la città la loro voce e la voce di quelle/i che vogliono chiudere questa ferita aperta nella nostra città, vogliono chiudere il CPT e impedire che nello stesso luogo venga aperto il “Centro di Identificazione per richiedenti asilo”.

 

Una mobilitazione che sia l’occasione per un monitoraggio attivo nel centro, perché se oggi l'ingresso nei CPT è condizionato alla presenza di parlamentari o consiglieri regionali, noi riteniamo necessario operare una pressione politica affinché questo diritto venga esteso ad organismi indipendenti e svincolati da qualsiasi difficoltà o disposizioni governative: un monitoraggio che serva a mostrare alla pubblica opinione l'esistenza di luoghi in cui il diritto è sospeso e discrezionale.

Una mobilitazione che sia l’inizio di una nuova stagione di diritti per le donne e i gli uomini migranti, mai più sottoposti alle discriminazioni, mai più sottoposti al ricatto e alla disumanizzazione dei CPT.

 

Primi firmatari:

Milano Migrante: ARCI, CS Leoncavallo, SinCobas, Naga, Baggio Social Forum, Dimensioni Diverse – Fiom Milano – Attac Milano – Confederazione Cobas – Missionari Comboniani Castelvolturno - Lila Cedius Onlus – Centro Multietnico La Tenda – Arci Servizio Civile Milano – Arciragazzi – Arci Metromondo – Arci VarieAzioni - Socialpress - Tavolo Migranti – Comunità Kurda Milano – Bastaguerra Milano - Associazione Alfabeti Onlus – Salaam Ragazzi dell’Olivo Milano – Ecumenici – Ass. Amici della casa Marta Larcher – Opera Nomadi Milano - Giovani Comunisti - Partito della Rifondazione Comunista (Federazioni di Milano e Brianza) – Verdi  (più altre firme di singole/i)

 

Per informazioni e  adesioni: 333.4665107 – 338.4290610 – e.mail: lucmu@tin.it


PS: io ho aderito. Ci ritroviamo giovedi?

 

 

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Di Fabrizio (del 11/06/2005 @ 18:32:19, in blog, visitato 2589 volte)

Domenica si vota o almeno, si dovrebbe...
Immagino che la maggior parte abbia già deciso come schierarsi, io voterò 4 SI' e se per caso chi legge, voterà no o si asterrà, ormai non posso farci niente. La migliore consolazione per chi non andrà al mare è raggiungere il quorum, poi, volendo, si può discutere su cosa fare questa domenica al posto di giocare con paletta e secchiello.

Il primo suggerimento viene dal blog di Ruota: Embrioni in fuga ci si gioca online oppure si può scaricare.



Seconda proposta: partecipate al mio esperimento.
Un'intervista in chat e live (accidenti alle parole inglesi!) direttamente con l'Australia.

Yvonne Slee vive da quelle parti, ma è originaria dell'Europa. Ha scritto un libro sulla storia della sua famiglia, un gruppo di Rom in Germania che è sopravvissuto a due guerre mondiali.
Il suo libro, TORN AWAY, FOREVER è abbastanza noto nei paesi di lingua anglosassone e assolutamente sconosciuto in Italia. Una piccola sagra familiare, 160 pagine - si legge facilmente, che mischia miti e favole sui Rom alla quotidianità: i rapporti tesi col resto della popolazione, la vita di quartiere, la scuola e il lavoro, la Germania delle due cadute e delle due ricostruzioni, raccontato con gli occhi di una bambina.

Come scrivevo, il libro da noi è quasi sconosciuto e non si trova. In : - )esclusiva nazionale : - )

DOMENICA 12 GIUGNO
dalle ore 14.00 (ora italiana)

avrete la possibilità di dialogare online e dal vivo con Yvonne Slee, farle domande, intervistarla (se volete) sentire la sua storia.

L'appuntamento è sulla minichat nella colonna qui a destra. La chat sarà in lingua inglese (o chi se la sentisse, può usare anche il romanès) e alla fine tradurrò il tutto in italiano e lo riscriverò in un nuovo post. Se qualcuno avesse domande da fare, ma se la cava peggio di me con le lingue, può aggiungere nei commenti qui sotto le sue domande, che diligentemente tradurrò e girerò a Yvonne Slee.

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