Rom e Sinti da tutto il mondo

Ma che ci fa quell'orologio?
L'ora si puo' vedere dovunque, persino sul desktop.
Semplice: non lo faccio per essere alla moda!

L'OROLOGERIA DI MILANO srl viale Monza 6 MILANO

siamo amici da quasi 50 anni, una vita! Per gli amici, questo e altro! Se passate di li', fategli un saluto da parte mia...

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L'essere straniero per me non è altro che una via diretta al concetto di identità. In altre parole, l'identità non è qualcosa che già possiedi, devi invece passare attraverso le cose per ottenerla. Le cose devono farsi dubbie prima di potersi consolidare in maniera diversa.

Wim Wenders
-

Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Fabrizio (del 08/01/2007 @ 12:17:41, in blog, visitato 6659 volte)

"Colpo grosso" nelle pagine de Il Giornale. Oggi nella cronaca milanese dopo un'intervista a Ettore Martinelli [responsabile milanese per l'immigrazione dei DS - Basta con questa sinistra che fa troppi sconti ai rom (uffa)], parla di questo blog e pubblica un'altra intervista a Dijana Pavlovic, anche lei beniamina delle pagine di Mahalla. Per non farsi mancare niente, c'è anche un riquadro con foto su Don Colmegna al Natale ortodosso presso il campo di Opera.

Oggi ricopio la mia intervista, domani quella a Dijana Pavlovic:

Sempre più stanziali anche loro inaugurano un sito per parlare dei loro problemi

Ormai è chiaro a tutti: i rom hanno smesso di essere nomadi. Lo dice anche il Ministero dell'Interno (Dipartimento delle Libertà civili e dell'Immigrazione) in una ricerca pubblicata il luglio scorso. Vivono stabilmente ai margini dei grandi nuclei urbani, con spostamenti che si limitano all'area di una provincia. Eppure non hanno smesso di viaggiare, solo che lo fanno nella Rete.

Può sembrare un gioco di parole e invece è la realtà. Fabrizio Casavola, milanese [...] è stato forse il primo in Italia a interpretare questo cambiamento. Di sicuro, in Lombardia, nessuno aveva mai tentato un esperimento del genere. Quale? Pubblicare su Internet pagine dedicate espressamente alla comunità rom e sinti. "Mi sono appassionato della cultura romanes (come si chiamano nella loro lingua d'origine, ndr) nel 1989 - racconta Casavola -. Li ho conosciuti da vicino al campo di via Idro, quando facevo l'animatore tra i giovani. Sentivo il bisogno di stabilire un contatto tra noi e loro, così lontani almeno nelle apparenze. Ho iniziato a scrivere in html 7 anni fa, cominciando a maturare una rete di contatti non solo in tutta Italia ma anche in diversi paesi del mondo. In seguito ho trovato ideale la piattaforma del blog. Molto presto ho ottenuto visite e commenti, dieci volte più del normale, almeno 200 pagine al giorno. Mahalla è il nome del suo sito (www.sivola.net/dblog): così venivano chiamati i quartieri ghetto in cui hanno vissuto per secoli i rom in Europa dell'Est.

"L'idea è di passare dagli accampamenti di zingari a un villaggio virtuale globale, per raccogliere denunce e proporre soluzioni", riassume Casavola. L'intento pare sia stato raggiunto. "Tempo fa mi è capitato di ricevere via posta elettronica una lettera in bulgaro da parte di alcuni rom che vivono in Israele. L'ho girata a un gruppo di [rom] macedoni che l'hanno tradotta per poi pubblicarla in italiano sul blog. Internet permette tutto questo: confronto e dialogo. Così i rom superano in prima persona i limiti fisici delle baraccopoli, oppure si appoggiano alle associazioni di terzo settore, sollevandosi per un attimo dalla lotta al disagio quotidiano".

Il diario di Fabrizio Casavola non è, comunque, un caso isolato. In questi giorni, in cui la questione rom è tornata di grande attualità, si sono moltiplicati i contatti ad altri siti "riservati" a nomadi e affini. E' quello che succede, ad esempio, sulle pagine di Sucar Drom (www.sucardrom.blog.tiscali.it), blog di un'associazione con base a Mantova, che ha fatto registrare 93mila visite in appena un anno e mezzo di vita. "E qualcosa di simile avviene nello spazio on line gestito dall'Opera Nomadi di Milano (http://web.tiscali.it/operanomadimilano) - rivela il vicepresidente Maurizio Pagani -. Non nascondo che la cosa sorprende noi stessi. Pur in un contesto ancora di forte arretratezza tecnologica, i rom di tutta Italia stanno scoprendo lo strumento informatico per sviluppare buone pratiche di comunicazione e rivendicazione di diritti. Potenzialità enormi, considerando che in Italia oltre il 50% dei rom ha meno di 14 anni. Per loro internet può diventare un punto di partenza verso l'integrazione".

di Giacomo Susca

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Di Fabrizio (del 08/01/2007 @ 09:51:23, in casa, visitato 1329 volte)

Da British_Roma

Una famiglia di Viaggianti ha vinto un'aspra battaglia col comune per rimanere nel sito dove viveva da tre anni.

La famiglia ha ottenuto il permesso dall'Ispettorato del Governo perché i quattro caravans restino a Dark Lane, Calow, per un periodo temporaneo di due anni, dopo che il Consiglio Distrettuale del Derbyshire Nord Est aveva rifiutato il permesso di stanziarsi.

I permessi per sei carovane erano stati rifiutati nel marzo 2004 ed erano stati concessi tre mesi per sgomberare. [La famiglia] aveva fatto ricorso contro la decisione ed il termine era stato prorogato a 12 mesi.

A marzo dell'anno scorso il numero di caravans era stato ridotto a quattro e il termine allungato a due anni.

Il consiglio comunale aveva rifiutato la decisione e richiesto al tribunale di procedere con lo sgombero. La famiglia si era rivolta in appello all'Ispettorato del Governo.

Venne argomentato che i Viaggianti avevano il permesso di rimanere a determinate condizioni, incluse le attività economiche [svolte], l'approvazione degli schemi di drenaggio e che i loro cani fossero tenuti sotto controllo.

Seguirono dozzine di lettere scritte da parte di cittadini e residenti che esplicitavano il loro dissenso alla sosta dei Viaggianti.

Alfred Newman (81 anni - di Top Road, Calow) dice: "Penso che sia una decisione sbagliata. Ci sono stati dei fastidi e tanta gente si è lamentata."

Un portavoce del Consiglio Distrettuale afferma "Il consiglio ha lavorato assieme ai cittadini per provare a risolvere il problema. Crediamo che la decisione presa dall'ispettorato sia in linea con quanto richiesto dal governo centrale, che richiede alle amministrazioni locali di individuare possibili aree per zingari e viaggianti."

jennifer.ivers@ derbyshiretimes. co.uk

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Di Fabrizio (del 07/01/2007 @ 10:10:28, in Italia, visitato 1209 volte)
Qui il bando per chi fosse interessato.
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Di Fabrizio (del 07/01/2007 @ 09:43:05, in Europa, visitato 1399 volte)

Praga, 22. 12. 2006, 17:40 (CTK) I Rom nella Repubblica Ceca sono discriminati nel lavoro, ma anche a scuola e [nelle politiche della] casa, secondo il rapporto Raxen dell'organizzazione Gente nel Bisogno, uscito oggi.

Secondo il rapporto del Network Europeo Contro il Razzismo (ENAR), esiste nella Repubblica Ceca una discriminazione tanto latente quanto aperta, di cui i Rom sono le vittime principali. Il rapporto aggiunge che il razzismo non è [in una situazione] drammatica.

Il rapporto Raxen mostra come i Rom sono discriminati nel mercato del lavoro, soprattutto non per cause etniche, ma perché i datori in genera ritengono che non lavorino bene o in maniera regolare. Il rapporto aggiunge come i Rom si siano trasferiti [man mano] nei quartieri più periferici.

Si descrive come 80.000 Rom vivano nei ghetti. Gli esperti stimano il loro tasso di disoccupazione in 70%, confrontato al dato del resto della popolazione che è il 7%. In qualche località il tasso per i Rom è del 90-100%. [...] Un gran numero di famiglie vive principalmente degli assegni sociali.

Secondo lo studio, molti bambini Rom considerano normale che i loro genitori non lavorino o sopravvivano di welfare. Secondo una recente analisi, il lavoro è una condizione per l'integrazione dei Rom nella società. Per questo, è necessaria l'educazione superiore.

Il rapporto Raxen dice che i bambini Rom continuano ad essere "segregati" nell'educazione, in quanto a volte sono automaticamente sistemati in scuole differenziali e come risultato non ricevono adeguata istruzione. La Repubblica Ceca non ha ancora approvato una legge anti-discriminatoria, anche se la EU la richiede agli stati membri, in quanto i legislatori non hanno trovato un accordo sulla sua formulazione.

© Prague Daily Monitor

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Di Sucar Drom (del 06/01/2007 @ 16:43:47, in blog, visitato 1165 volte)

RomSinti@Politica, grazie Ministro Ferrero
Abbiamo letto un post su RomSinti@Politica e vogliamo riproporlo su sucardrom perchè l'intervento di Nazzareno Guarnieri (in foto) ci sembra molto interessante e capace di aiutare le riflessioni di questi giorni.
Finalmente una voce politica/istituzionale rispettosa dei Rom, il Ministro Ferrero in una intervista al Redattor...

Invito a partecipare ai forum
In questi mesi sucardrom è intervenuto in diversi forum telematici offrendo alcune considerazioni sull'attuale situazione delle Minoranze Nazionali ed Europee Sinte e Rom.
Attualmente stiamo intervenendo in due forum:
- GenitoriChe, forum,

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Di Fabrizio (del 06/01/2007 @ 13:18:57, in Italia, visitato 1683 volte)

Un lungo articolo, uscito su Casertasette, sull'incendio del campo di Orta di Atella:

Una causa accidentale, secondo quanto hanno ricostruito i carabinieri di Aversa ed i vigili del fuoco, ha provocato l'incendio che ha coinvolto la baracca di legno nella quale dormivano Cristina Mihalache, di 15 anni e Nicolae Ihnunt Laurentiu di 16, i due giovani rumeni morti avvolti dalle fiamme. A provocare il rogo sarebbe stato o un mozzicone di sigaretta o una candela lasciata accesa. Da quanto è stato accertato, infatti, è escluso il dolo e all'interno della struttura non sono state trovate stufe elettriche. Le fiamme si sarebbero sprigionate lentamente durante la notte, mentre i due dormivano. Le esalazioni avrebbero stordito la giovane coppia i cui corpi sono stati trovati carbonizzati nel letto. L'incendio ha coinvolto tre baracche - che sono andate completamente distrutte - ma gli abitanti delle altre due sono riusciti a mettersi in salvo. Il campo nomadi - costituito da una ventina di baracche di legno - si trova alla periferia di Orta di Atella, in località Cerbone e attualmente vi risiedono una cinquantina di persone. A identificare le vittime è stato il fratello di Cristina Mihalache. Secondo quanto si è appreso, i due giovani erano da poco a Orta di Atella, probabilmente erano giunti in occasione delle festività. I corpi sono ora a disposizione dell'autorità giudiziaria e sono stati portati nell'Istituto di Medicina legale di Caserta dove sarà effettuata l'autopsia. Erano sposati da circa due mesi Cristina Mihalache, di 15 anni e Nicolae Ihnunt Laurentiu di 14 (e non 16 come si era appreso in un primo momento), i due giovani rimasti uccisi nel rogo della baracca nella quale dormivano nel campo nomadi di Orta di Atella (Caserta). Ad accorgersi dell'incendio è stato uno dei vicini di Cristina e Nicolae che insieme con altri abitanti del campo - che sono tutti imparentati tra loro - hanno tentato di spegnere le fiamme con l'acqua contenuta nei bidoni: nel campo - che sorge sotto i piloni dell'asse di supporto Nola-Villa Literno, alla periferia di Orta di Atella ed al confine con l'area industriale di Pascarola di Caivano (Napoli) - infatti manca l'acqua corrente. I due giovani, che vivevano stabilmente nel campo nomadi di San Salvatore, a Casoria (Napoli), erano a Orta di Atella per trascorrere le festività con alcuni parenti. Il campo nomadi di località "Cerbone" è costituito da una ventina di baracche occupate da circa cinquanta persone che vivono facendo piccoli lavoretti. L'area dove sorge l'insediamento è degradata: vi sono rifiuti di ogni genere ovunque. I residenti sopravvivono facendo piccoli lavoretti, molti di loro estraggono rame dalle batterie per auto in disuso per poi rivenderlo, altri puliscono le cantine. Le baracche sono costruite con materiale di risulta e sono coperte da tappeti di bitume per cercare di limitare le infiltrazioni d'acqua. Oltre all'acqua manca anche la corrente: per illuminare le abitazioni vengono infatti utilizzate candele, per il riscaldamento stufe a gas. I nomadi che vivevano nel campo nomadi in località Cerbone, dove la notte scorsa è andata a fuoco una baracca e una coppia di giovanissimi è rimasta uccisa, stanno lasciando le baracche per dirigersi verso postazioni più sicure. Gli uomini, infatti, hanno caricato le masserizie su macchine e motocarri. "Stiamo andando via da qui - dice un rappresentante della comunità - perché non è più possibile vivere dove sono morti due nostri amici". Alcuni, secondo quanto si è appreso, troveranno una sistemazione in altri campi della zona. "Saremo lì per qualche giorno - prosegue il rappresentante della comunità - poi vedremo dove andare". Dalla stessa comunità di nomadi fanno sapere che i funerali delle due vittime si terranno in Romania, non appena saranno ultimati l' esame medico legale disposto dagli inquirenti.

Parla Bassolino

"La morte di Cristina Mihalache e Nicolae Ihnunt Laurentiu suscita profondo dolore; la vita è il bene più prezioso. Nessuno può restare indifferente di fronte a quanto accaduto oggi a Orta di Atella - dice il governatore della Campania, Antonio Bassolino - dove due giovanissimi sposi hanno perso tragicamente la vita in un contesto di povertà e abbandono". Per Bassolino "serve un lavoro continuo e costante per porre rimedio a situazioni di estrema difficoltà". Situazioni "come quelle che si verificano in molti campi rom abusivi presenti nel nostro Paese, dove vivono persone, donne e uomini, famiglie intere con bambini". "E' un grande e delicato tema, pieno di contraddizioni e di problemi, che reclama un impegno di tutti e una doverosa attenzione di tutte le istituzioni, nazionali e locali - afferma Bassolino - nel corso di questi anni, l'assessorato regionale alle Politiche Sociali si è fortemente impegnato per intervenire in diverse situazioni presenti sul territorio campano. Insieme con il Comune e con la Provincia di Napoli, è stato istituito un 'Tavolo permanente di concertazione sulle problematiche Rom', attraverso il quale la Regione ha finanziato la costruzione e il risanamento dei campi di Giugliano e Caivano, mentre altri importanti interventi sono in corso d'opera. Stiamo realizzando iniziative analoghe anche insieme alle amministrazioni di Giffoni, Battipaglia, Eboli, e in tutta la fascia a sud di Salerno". "Vogliamo potenziare ancora di più il nostro impegno, per garantire la messa in sicurezza dei campi a rischio e normali condizioni sanitarie e abitative ai loro abitanti. Per questo - conclude Bassolino - siamo pronti a collaborare con la Provincia di Caserta, la Prefettura e il Comune di Orta di Atella per aprire subito un tavolo operativo che si occupi costantemente dei campi rom in Terra di Lavoro".

Parla assessore regionale D'Amelio

"Rammarico e dolore" per la "tragica scomparsa dei due giovani rom morti a Orta di Atella" vengono espressi dall'assessore campano alle Politiche Sociali, Rosa D'Amelio. L'assessore sottolinea "l'urgenza di accentuare sempre più efficaci politiche di integrazione". "Vicende strazianti come questa - afferma - ci richiamano tutti a fare di più, anche se niente e nessuno potrà restituire la vita a questi due giovanissimi ragazzi. Spetta prima di tutto alla politica - istituzioni, forze politiche e sociali, società civile - sapersi far carico di problemi difficili come l'immigrazione e l'aiuto alle fasce sociali più deboli". "Noi come Regione siamo impegnati a fare la nostra parte, come dimostrano gli interventi di riqualificazione di diversi campi rom compiuti in questi anni. Vogliamo continuare su questa strada - conclude D'Amelio - approvando al più presto una legge regionale sui rom, che potrà essere un ulteriore contributo per la soluzione di questi problemi".

Ma sindaco Orta di Atella rilancia su Bassolino e Provincia

"Tornerò a scrivere alla Regione, alle Province di Caserta e Napoli e alle rispettive prefetture per chiedere la convocazione di un tavolo di confronto. Sono addolorato per quanto è accaduto ma non siamo in grado di offrire, nel nostro Comune, ospitalità a circa duecento nomadi". Salvatore Del Prete, sindaco di Orta di Atella, rilancia così l'allarme dopo la morte di due giovanissimi sposi rom. Il campo dove è accaduto l'incendio questa mattina non è l'unico presente nel piccolo comune casertano: a pochi chilometri di distanza vi è un'altra baraccopoli, dove oltre centocinquanta persone vivono in precarie condizioni igienico-sanitarie. Una situazione già denunciata nei mesi scorsi dallo stesso Del Prete. "La politica deve fare di più - prosegue il sindaco - è mortificante ospitare stranieri in queste condizioni. Si trovi una soluzione condivisa". Del Prete chiede anche l'intervento della prefettura di Napoli ritenendo che la maggior parte dei nomadi presenti nel suo comune provenga da alcuni centri dell'hinterland partenopeo dove alcuni mesi fa sono stati smantellati alcuni campi ma anche in considerazione del fatto che "a qualche chilometro di distanza, nel territorio del Comune di Caivano (Napoli) - spiega ancora Del Prete - c'é una struttura attrezzata per accogliere i nomadi in maniera adeguata". Intanto, nel pomeriggio di oggi ad Orta di Atella sono giunti due funzionari dell'assessorato regionale alle Politiche sociali che hanno preso contatti con l'amministrazione comunale per discutere dei provvedimenti da adottare nei prossimi giorni.

Caruso se la prende con parte politica che rappresenta Governo

"Una morte annunciata" quella avvenuta nel campo nomadi di Orta di Atella, secondo il deputato del Prc Francesco Caruso. "Quando si lasciano intere comunità nel degrado e nell'abbandono più totale, quando bambini e ragazzini sono costretti a vivere senza luce, senza acqua, senza riscaldamento, circondati da ratti, quando il razzismo, l'egoismo e l'indifferenza sono i nostri unici parametri del confronto sociale e culturale, quando nel nostro Paese si perseguono le politiche di 'segregazione razziale' nei confronti dei rom, come denunciato nei richiami dell'Unione Europea dell'aprile di quest'anno, le tragedie come quelle di Orta di Atella - afferma il parlamentare - sono e saranno sempre all'ordine del giorno: non si tratta semplicemente di eventi fortuiti, ma un epilogo drammatico di una condizione drammatica di degrado e di abbandono". "Oggi, mentre visitavo le baracche del campo rom di Cosenza, - ha aggiunto - mi sono vergognato di essere un parlamentare di questa repubblica italiana. I razzisti volgono lo sguardo da un'altra parte, io non riesco a ignorare lo sguardo di quei bambini che ogni giorno devono combattere contro il freddo, i topi e il degrado per sopravvivere: questa non è civiltà, è barbarie. Delle morti di Orta di Atella siamo tutti responsabili perché non solo il razzismo ma anche l'indifferenza uccide".

E ci si mette anche il Codacons

La magistratura deve indagare sul rogo del campo nomadi di Orta di Atella dove hanno perso la vita due giovani rom, al fine accertare eventuali responsabilità del Comune che ospitava la struttura. Lo afferma in una nota l'associazione dei consumatori Codacons. "L'amministrazione comunale - si legge nella nota - deve garantire la sicurezza anche dei campi nomadi, e il rispetto di tutte le norme igienico-sanitarie al fine di evitare spiacevoli episodi che possono portare a conclusioni tragiche. Chiediamo alla magistratura di verificare se il Comune abbia messo in atto tutte le misure atte a garantire la sicurezza del campo nomadi dove si è verificato il rogo, e accertare eventuali omissioni e relative responsabilità".

De Franciscis colpito da terribile notizia

“La comunità di Terra di Lavoro è profondamente colpita dalla tragica scomparsa dei due giovani rom avvenuta nell’incendio all’alba di oggi ad Orta di Atella. In tutti noi è molto forte il dolore per la perdita di due giovani vite ed esprimiamo vicinanza ai familiari delle vittime e a tutta la comunità rom”. Lo afferma il presidente della Provincia di Caserta, Sandro De Franciscis. “Nessuno si nasconde che all’interno di contesti ambientali difficili – prosegue il presidente De Franciscis –, che lentamente ma progressivamente risalgono la china per una accresciuta attenzione da parte delle Istituzioni alle problematiche legate alla vivibilità, permangono tuttavia vere e proprie emergenze. Come Provincia di Caserta non possiamo che cogliere, ancora una volta, la concretezza dell’iniziativa della Regione Campania che con il presidente Antonio Bassolino si è detto disponibile a ricercare con noi e con le Amministrazione comunali interessate al fenomeno della presenza dei rom sui rispettivi territori le condizioni ambientali e sanitarie più idonee ad una dignitosa coabitazione con le comunità locali. Al governatore, nelle ore immediatamente successive alla tragedia, abbiamo già rilanciato la nostra disponibilità e concorderemo presto modalità e obiettivi del tavolo di lavoro. Come Provincia promuoveremo ogni sforzo nelle nostre possibilità per sostenere l’impegno dell’Amministrazione di Orta di Atella a fronteggiare l’emergenza di queste ore”.

Parla Sandra Lonardo Mastella

"Sono profondamente dispiaciuta per la morte dei due giovani rom. Mi ha colpito in modo particolare la notizia della loro tenera età. Ciò deve spingerci non solo a provare sentimenti di cristiana pietà ma anche di profonda giustizia. Mi auguro che si accertino le cause di questa tragedia e le eventuali reponsabilità". Lo afferma il presidente del Consiglio regionale della Campania, Sandra Lonardo. "In ogni caso - ha aggiunto - occorre davvero che ognuno di noi faccia la sua parte, anche più del suo dovere, per evitare il ripetersi di tragedie così grandi, per intervenire con concretezza e decisione sulle cause, per contribuire ad estirpare ogni forma di isolamento e discriminazione, per riuscire sul serio e definitivamente a rimuovere condizioni di disagio sociale, di sudditanza economica e culturale, ancora troppo diffuse. La migliore maniera per far sentire il proprio dolore è impegnarsi nella costruzione di un futuro migliore, per tutti".

Domenica rom avevano festeggiato per ingresso in Ue

Al campo nomadi Orta di Atella, dove la scorsa notte sono morti in un incendio due giovanissimi sposi, domenica sera hanno festeggiato; lo hanno fatto non solo per dare il benvenuto al nuovo anno ma anche per festa per salutare l'ingresso della Romania nell'Unione Europea. "Lo abbiamo sentito per televisione che nel nostro Paese si faceva festa e l'abbiamo fatta anche qui. Per noi è stata una tappa fondamentale - dice un rappresentante della piccola comunità rom che ha vissuto fino a qualche ora fa in fatiscenti baracche sotto un viadotto dell'asse di supporto Nola-Villa Literno - un evento che ha riacceso la speranza di trovare più facilmente un lavoro, con il quale sfamare le nostre famiglie. Ma credo che sarà difficile che questo sogno si avveri". Il rappresentante della comunità che parla ha quarantasette anni, è sposato da oltre ventotto ed è giunto in Italia due anni fa. Ha fatto a bordo di un vecchio autobus, pagando un biglietto dal costo di novanta euro, il suo viaggio della speranza, da Bucarest a Roma. Poi ha chiamato anche la moglie ed i figli. "Siamo poveri ma viviamo onestamente, non rubiamo, viviamo raccogliendo per strada quello che gli italiani buttano ma qui, come altrove, ci continuano a guardare con sospetto", spiega in un italiano stentato. Nel campo dove è divampato l'incendio, infatti, sono state trovate batterie esauste di auto (che sarebbero state presto smontate e vendute), rottami di ferro. A chi gli chiede perché non sono andati altrove, semmai nel vicino campo di Caivano, che è più attrezzato il rappresentante della comunità risponde deciso: "Non c'era ragione di andare via. Finora qui siamo stati benissimo", lasciando poi capire che altrove sarebbe stata davvero difficile l'integrazione con gli slavi presenti. (3 gennaio 2007-18:45)

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Di Fabrizio (del 06/01/2007 @ 09:26:18, in Italia, visitato 1387 volte)
A cinque giorni dall’incendio che ha distrutto circa un terzo del campo di Via Triboniano, molte famiglie sono ancora costrette a passare la notte dormendo all’addiaccio accanto a falò improvvisati o in auto. Alcuni hanno trovato ospitalità nelle baracche di amici e parenti scampate al rogo. La popolazione già esposta precedentemente ad un forte disagio abitativo ha vissuto in questi momenti l’ennesimo affronto: la risposta istituzionale di trasferire nel campo nuovi container non consente di affrontare rapidamente “l’emergenza freddo”, considerato soprattutto il tempo necessario (un mese circa) perché vengano consegnati alle famiglie in difficoltà.

La naturale solidarietà che ha consentito ai più di trovare un riparo temporaneo, non deve esimere le istituzioni dal cercare una sistemazione urgente per 50 persone circa che al momento tale riparo non hanno. Una soluzione adeguata dovrebbe consentire a chi ha avuto distrutta la propria precaria abitazione di superare le prossime settimane in un luogo asciutto e riscaldato. Gli obiettivi a breve termine dovrebbero quindi: favorire il rientro a scuola dei numerosi bambini presenti nel campo, permettere la ripresa del lavoro degli adulti e soprattutto proteggere i nuclei familiari evitando di separare i componenti nelle strutture di accoglienza disponibili sul territorio. Una soluzione provvisoria, condivisa dagli abitanti del campo nell’attesa dei container, sono le tende riscaldate che potenzialmente la protezione civile (sede a lato del campo) potrebbe montare rapidamente nei pressi dell’insediamento.

Un ultima questione su cui ci siamo interrogati, senza trovare delle risposte razionali è lo sbilanciamento verso un’imponente presenza di forze dell’ordine nell’area rispetto all’assenza di assistenza logistica che tutto sommato sarebbe la cosa più utile per gli abitanti, i quali sono cittadini europei innocenti fino a prova contraria a cui è bruciata la casa e non delinquenti da sorvegliare.

Associazione NAGA
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Di Fabrizio (del 05/01/2007 @ 09:37:55, in Italia, visitato 1300 volte)

Mercoledì 3 gennaio: all'alba nuovo incendio in un campo nomadi in provincia di Caserta. Sono morti due ragazzi: Cristina Mihalache aveva quindici anni, il suo compagno Nicolae Ihnunt sedici.

In questi periodi, ogni anno, le cronache riportano spesso notizie simili, che a volte sfuggono nel panorama delle informazioni. D'altronde, è un'inquietante normalità che bidonvilles di roulottes e baracche diventino d'inverno trappole mortali. Proprio per questo, invito a rileggere - a mente fredda - un articolo da Rom Sinti @ Politica, scritto poco prima dell'ultimo (?) incendio.

La "normalità". A chi NON conviene?
Non per caso voglio dare inizio a questo blog per l’anno 2007 con deprimenti riflessioni e penose critiche per quando accade a Rom e Sinti in Italia.
Dal 2 al 31 dicembre 2006 sono quattro gli incendi avvenuti nei campi nomadi e sono solo quelli di cui siamo venuti a conoscenza.
Ma non è ancora arrivato il momento per noi rom e sinti di avere il diritto di vivere?

1 - Roma, 2 dicembre 2006: incendio al campo nomadi. Morti due giovani.
Le fiamme distruggono un prefabbricato in un campo nomadi di Roma Il difettoso funzionamento di una stufetta all’origine della tragedia. Due le vittime, due giovani Rom di 17 e 16 anni che si erano sposati da circa un mese. Prima di morire avvolto dalle fiamme dell’incendio, il giovane Sasha è riuscito a salvare i genitori e tre nipoti di 9 mesi, 8 e 18 anni.

2 -Lana all'Adige (BZ) 13 Dicembre 2006:bruciano le case per i Sinti.
Due dei quattro nuovi edifici prefabbricati dell'area per Sinti Italiani in costruzione di Lana all'Adige, in provincia di Bolzano, sono stati incendiati da ignoti la notte del 13 dicembre. Secondo i carabinieri, per innescare il fuoco sarebbe stato utilizzato un rotolo di lana di vetro, cosa che fa propendere per l'origine dolosa del grave episodio.

3 - Opera (MI) 23 Dicembre 2006: bruciate le tende dei rom Proteste per allestimento campo nomadi.
Molto più di una protesta quella scoppiata ad Opera, nel Milanese contro la creazione di un campo nomadi in un'area del comune. Circa 400 cittadini hanno interrotto il consiglio comunale per protesta e poco prima le tende, posizionate dalla protezione civile per ospitare i rom, sono state date alle fiamme. Accanto alle tende bruciate sono state trovate alcune taniche di benzina.

4 - Milano 31 dicembre 2006: incendio al campo nomadi.
I vigili del fuoco di Milano sono riusciti, dopo due ore di lavoro, a circoscrivere l'incendio che e' divampato in un campo nomadi di Milano, in cui vivono circa 700 persone. Le fiamme si sarebbero sprigionate da un fornello lasciato inavvertitamente acceso in una roulotte.

Queste sciagure, di cui molto superficialmente la stampa ha dato informazione, continuano a causare sofferenze alla minoranza rom/sinta, continuano a segnare la nostra drammatica storia, dandoci la percezione che per noi non è possibile costruire un futuro diverso.
Avrei voluto vedere una maggiore consapevolezza sul piano politico, avrei voluto che da questa consapevolezza si fosse avviato un percorso globale per una politica sociale nel rispetto della persona anche se rom o sinta.

Purtroppo quando le vittime di queste disgrazie siamo noi rom e sinti, tutto viene vissuto e visto con altri occhi :
... non si sentono i pianti dei nostri bambini...
... non si sentono le urla e la disperazione di donne e uomini che perdono tutto ciò che avevano...
...non si vedono i vecchi che faticano a mettersi in salvo….,

ma anche se noi rom e sinti siamo diversi, soffriamo e ci disperiamo come qualsiasi altra persona: purtroppo chi ha il potere di decidere della nostra vita e del nostro destino e, spesso, anche coloro che ci sostengono e ci difendono, ci vedono con quegli stessi occhi.

Fortunatamente troviamo anche persone solidali con noi, ma non possiamo sottovalutare che chi non è rom o sinto, è cresciuti dall’altra parte della barricata, è cresciuto con i pregiudizi degli adulti, ha sentito parole denigranti nei nostri confronti e, spesso, le sue buone intenzioni ed azioni sono dettate più dalla indispensabile solidarietà umana che dalla giustizia di cui ognuno ha diritto.

E mentre le povere pseudo abitazioni scompaiono nelle fiamme degli incendi e le condizioni di vita di Rom e Sinti peggiorano gravemente, da qualche parte c’è chi protesta perché ritiene che si usino “corsie preferenziali e privilegi” a favore di rom e sinti, come riportato dal quotidiano il Mattino di Padova (articolo allegato al termine di questo post).

Nel momento in cui si cerca di affrontare la problematica dell’habitat, allora la politica scende in campo e si ricorda che esistiamo anche noi, la questione diventa oggetto di scontro politico e di strumentalizzazioni: ognuno dei partiti del centro destra si scatena sperando di accrescere il proprio bacino elettorale con forti opposizioni e dubbi: "preferenze ai nomadi!.. acrobazie da circo dell’autocostruzione!...ghetto di serie C!.."

A queste proteste il centro sinistra, (come si legge nell’articolo) quasi si difende timidamente contestando al centro destra di aver fatto peggio nell’investimento di fabbricati poi buttati via, dichiarando con una certa soddisfazione che dopo cinque anni il numero dei sinti ereditato dal centro destra si è ridotto della metà. Chissà dove sono finiti gli altri!

Più volte abbiamo scritto in questo blog che la questione dell’habitat dovrebbe essere invece affrontata con serietà e competenza, non solo per il bene dei rom e sinti ma per l’intera comunità, altrimenti come l’attuale centro sinistra accusa di aver sperperato denaro pubblico per i fabbricati, domani sarà il centro destra ad accusare l’avversario politico per la costruzione del “villaggio della speranza” e ….i rom e sinti continueranno a sperare.

E’ possibile che quando si tratta di decidere della vita e del futuro di noi rom e sinti, oltre ad essere esclusi a tutti i livelli si riesca SOLO a produrre progetti di segregazione e di separazione?

E’ possibile che per noi Rom e Sinti per risolvere la problematica
abitativa si riesca SOLO a progettare soluzioni di segregazione e di
separazione
come: “campi nomadi” (quindi segregati e separati) oppure
a “villaggi” con nomi più o meno fantasiosi (quindi segregati e
separati) oppure “microaree a dimensione familiare” più o meno carini,
puliti, ecc. (ma sempre segregati e separati)?

E’ possibile che in Italia per noi Rom e Sinti NON si riesca a progettare “LA NORMALITA’”, nel rispetto della diversità culturale, cioè L’UGUAGLIANZA delle OPPORTUNITA’ nel rispetto delle RECIPROCHE DIFFERENZE CULTURALI?

Se qualche milione di immigrati, in Italia da diversi anni, provenienti da oltre 150 paesi del mondo con 150 culture diverse, riescono ad ottenere riconoscimenti politici ed istituzionali per usufruire di corrette politiche sociali per migliorare la loro condizione di vita ed il futuro, perché NON è possibile fare altrettanto per noi Rom e Sinti?

Molti daranno la colpa al pregiudizio. E’ giusto attribuire responsabilità al pregiudizio contro Rom e Sinti, ma non è sufficiente per giustificare la sempre più disastrosa condizione di poco più di un centinaio di migliaia di Rom e Sinti.
Non sarebbe più facile e semplice rispettare ed applicare le norme ed i principi anche per le minoranze Rom e Sinti?

Sembra proprio di NO.

Riporto integralmente articolo dal Mattino di Padova:
“ Insorge la casa delle liberta. Una corsia preferenziale anche ai nomadi”


Il Villaggio della speranza per sinti all’ex Foro Boario di Corso Australia ha scatenato il centro destra.
Il consigliere Antonio Foresta (UDC) contesta la delibera approvata giovedi dalla giunta “ forse Sinigaglia insegue la Ruffini, restano dubbi tanto dal punto di vista urbanistico, quando sulle acrobazie da circo dell’autocostruzione degli undici alloggi. Di certo, così si finisce per realizzare un ghetto di serie C.”
Mariella Mazzetto (Lega) ricorda di aver interrogato inutilmente il vice sindaco , bollato come “cattocomunista che fa del male alla città” mentre Zanonato & C. diventano “compagni che sbagliano”.
Per il Carroccio ai Sinti vengono offerte “corsie preferenziali e privilegi” al contrario dei padovani “normali” che attendono inutilmente l’assegnazione di un alloggio.
E’ anche la tesi di Domenico Menorello (Forza Italia): “ è il terzo caso conclamato. Prima è toccato ai domiciliati in Via Anelli. Poi agli occupanti le case ATER. E ora anche ai presunti nomadi di via Tassinari saltano ogni graduatoria.”
Un attacco concentrico. Gabriele Zanon, consigliere regionale di An, ricorda: “ Ho presentato una interrogazione circostanziata per avere la documentazione dai servizi sociali del Comune sulla situazione dei campi nomadi.”
Sinigaglia, da parte sua, replica così: “ Nel 2001 gli assessori Saia e Menorello hanno investito 200 mila euro per i prefabbricati di Via Longhin che noi abbiamo dovuto buttare via. Dalla giunta del Polo abbiamo ereditato 220 nomadi. Oggi sono meno della metà”. E comunque tra i Sinti di Via Tassinari 19 sono padovani, residenti, con cognomi come Pavan o Pierobon. Ci sono 12 minori, di cui 8 frequentano le scuole.
Sono deluso e amareggiato: si tratta di una integrazione nella sicurezza che dovrebbe essere condivisa da tutti.”

 

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Di Sucar Drom (del 04/01/2007 @ 13:15:48, in blog, visitato 1262 volte)

Opera (MI), la vergogna continua
Si sono insediate nella tendopoli allestita dalla Protezione civile sull'area circense del Comune di Opera le famiglie rom rumene sgomberate dal campo di via Ripamonti il 14 dicembre scorso. Si tratta in totale di 77 persone, di cui 23 uomini, 17 donne e 37 minori. In particolare, 11 bambini hanno meno di tre anni e, tra questi, cinque sono nati nel 2006. Il più piccolo in assoluto ha solo due mes...

Castelsangiovanni (PC), Capodanno al caldo per i Sinti
Capodanno al caldo per i Sinti di Castelsangiovanni che questa sera potranno festeggiare l'arrivo del nuovo anno in locali riscaldati e dotati di acqua calda. Dopo l'insediamento la settimana scorsa nella nuova area attrezzata sulla stada per Creta e dopo il Natale passato al freddo senza riscaldamento e senza acqua calda, ora finalmente per la comunità sinti di Castelsangiovanni è partita la forn...

Orta di Atella (CE), muoiono due ragazzi rom
Li hanno trovati abbracciati nel letto. Cristina Mihalache aveva quindici anni, il suo compagno Nicolae Ihnunt sedici. Sono morti carbonizzati nella loro baracca a Orta di Atella, non distante da Caserta. E' stato forse un mozzicone di sigaretta o una candela lasciata accesa a far divampare l'incendio questa mattina all'alba. Cristina e Nicolae erano romeni di etnia rom.
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Veneto, la Lega Nord chiede il riconoscimento di minoranza linguistica
C’è un angolo d’Italia che sta per tagliare il traguardo del bilinguismo e c’è una Regione, erede della Repubblica Serenissima, che alla propria lingua non riesce a dare un riconoscimento ufficiale. Ma è solo questione di forma. I fatti parlano chiaro: il Veneto non è un dialetto come qualcuno vorrebbe farci credere. È una lingua romanza usata regolarmente da alcuni milioni di persone in sei stati...

Padova, polemica tra l'Opera Nomadi e il Centro-Destra
Alle recenti critiche del centro-destra sul progetto del Comune di Padova a favore delle comunità Sinte, risponde l'Associazione Opera Nomadi. "Le dichiarazioni della Cdl - commenta Renata Paolucci - devono essere respinte con fermezza e dimostrano la mancanza totale di conoscenza e tutti i pregiudizi che si...

Torino, quando i Sinti sono cittadini
Il quartiere sente ormai alle spalle gli anni difficili: la gente spiega di sentirsi 'diversa' da San Salvario La sicurezza non viene vissuta come un problema e si vedono già i primi cantieri del piano di riqualificazione Il presidente Trombotto: 'Sulle rive del Sangone si fa jogging in tranquillità' Al posto della torre di via Garrone buttata giù nel 2003 sorgeranno presto 72 nuovi alloggi ...

Cosenza, Francesco Caruso al "campo nomadi"
Il Governo, “invece di tentennare nell’ambiguità, deve dare “un segnale chiaro di rottura con le politiche razziste e xenofobe dei 5 anni di governo Berlusconi”. A sostenerlo è stato Francesco Caruso (in foto), deputato del Prc dopo avere visitato il campo rom a Cosenza.
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Milano, il Comune dice no al muro in via Triboniano
Il "campo nomadi" di via Triboniano a Milano, non avrà nessun muro a separarlo dalla zona residenziale. La notizia circolata nei giorni scorsi seguita da una lunga scia di polemiche, viene smentita oggi sia dall'amministrazione comunale, attraverso il Vice sindaco e Assessore alla sicurezza Riccardo De Corato, e dalle associazioni, prima fra tutte della...

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Di Fabrizio (del 04/01/2007 @ 09:58:44, in musica e parole, visitato 1657 volte)

I nostri sforzi negli ultimi dieci anni nel promuovere la musica zingara dalla Turchia nei festival internazionali e nei centri culturali hanno ottenuto effetti significativi nel raggiungere la consapevolezza in Europa, della musica zingara e delle bande [musicali] di Turchia.

Costruendo la nostra esperienza in questo campo, abbiamo costituito un "Centro per la Musica Zingara dalla Turchia", come premessa del Centro Artistico Karagöz di Ayvalik.

L'edificio era in origine un deposito per l'olio d'oliva, costruito nel 1881 con una tipico stile architettonico greco: 80 m2 con una copertura lignea originale nel soffitto.

Il centro ha aperto le sue porte nell'estate 2005. L'attività principale del centro riguarda la musica zingara ma è anche aperto a tutte le attività artistiche.

Intendiamo essere il punto di riferimento in Turchia per la musica zingara, che sinora non ha avuto centralità.

I nostri obiettivi sono i seguenti:

  • Creare un database dei musicisti professionisti e delle bande musicali zingare in Turchia
  • Catalogare tutte le forme di documentazione (CD, cassette, film, libri, fotografie, poster...) sulla cultura zingara in Turchia
  • Proporre progetti artistici di tutti i tipi e soggetti relativi alla cultura zingara
  • Organizzare festival musicali a Ayvalik e in altre città turche, come pure all'estero, riunendo musicisti turchi e di altri paesi
  • Promuovere la musica zingara all'estero
  • Sviluppare progetti collaborativi con musicisti e istituzioni di altri paesi
  • Organizzare programmi formativi condotti da maestri musicali per i membri più giovani della comunità zingara di Ayvalik e altre città
  • Karagöz funzionerà come punto di incontro e anche di creazione e replica per diversi progetti. Ospiterà anche performances musicali

Grazie al lavoro precedentemente svolto per creare un elenco dei musicisti professionisti zingari, siamo attualmente in contatto con un totale di 16 musicisti delle regioni di Tracia, Istanbul e Mare Egeo:

  • 44 clarinettisti / 17 suonatori di zurna / 24 suonatori di davul / 15 suonatori di davul / 22 violinisti
  • 22 suonatori di darbuka / 10 suonatori di ud
  • 1 percussionista
  • 5 suonatori di çümbü

Il nostro database comprende anche 15 bande, con alcune di queste abbiamo organizzato concerti all'estero per 10 anni.

Kenan ÖZTÜRK

Address : KARAGÖZ ART CENTER
Cumhuriyet Cad. No. 78 Ayvalik - Turkey
Tel. +90 266 312 65 61
Contact : mail.cafeturc@ cafeturc. com
Telephone (France): +33 6 08 07 16 28

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