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La redazione
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Fabrizio (del 07/04/2013 @ 09:01:36, in conflitti, visitato 1389 volte)

Voice of America I Dom: rifugiati invisibili dalla Siria - Cecily Hilleary - March 22, 2013

Una famiglia dom si accampa, Turchia meridionale

Oltre 70.000 persone sono state uccise e centinaia di migliaia lasciate senza casa dalla guerra civile in Siria, che sta spargendo miseria tra tutti i gruppi etnici e religiosi della nazione.

Ma c'è una minoranza etnica che ha subito oltre la propria quota di sofferenza - sia durante i combattimenti odierni e nei secoli precedenti - e pochi fuori dalla Siria ne conoscono qualcosa. Il gruppo è quello dei Dom ed è presente in Siria da prima dell'impero ottomano.

Spesso etichettati col peggiorativo "zingari", i Dom prendono il nome dalla loro lingua, il domari, che significa "uomo". Si sono aggiunti all'esodo di cristiani, musulmani ed altri Siriani, rifugiatisi in Giordania, Libano, Turchia e altrove. Ma dovunque vadano, si trovano di fronte ad un benvenuto men che tiepido. Come ci ha detto una fonte: "Sono le persone più disprezzate del Medio Oriente."

Chi sono i Dom?

Complicati ed incompresi, i Dom sono presenti in Medio Oriente da almeno un migliaio di anni. La maggior parte delle informazioni su di loro proviene dalla lingua stessa, il domari, una variazione dell'hindi. E' simile al romanì, la lingua dei Rom europei, il che suggerisce una comune radice indiana.

Sia il romanì che il domari sono disseminati di imprestiti da altre lingue, riflesso di una storia di migrazione dall'Iran e altrove. A parte questo, si sa poco della loro origine - o manca l'accordo tra gli studiosi.

Durante il periodo ottomano, i Dom si spostarono liberamente in tutto il Medio Oriente come nomadi "legati al commercio", fornendo servizi alle comunità ovunque si insediassero. La caduta dell'impero ottomano in seguito alla I guerra mondiale, portò alla formazione degli stati nazionali con confini propri, cosa che limitò notevolmente i movimenti dei Dom.

In Siria, e altrove nella regione, vengono chiamati Nawar - probabilmente una parola derivata da "fuoco", riferita al loro lavoro tradizionale come fabbri ferrai. Ma negli anni la parola "Nawar" si è evoluta in peggiorativo, finendo coll'indicare una persona ignorante e incivile.

I Dom si differenziano anche in base alla regione abitata o al lavoro svolto. Ad Aleppo e Idlib, sono chiamati Qurbat e lavorano come fabbri o dentisti non diplomati. I cosiddetti Riyass vivono a Homs e Hama, dove vendono manufatti o come intrattenitori alle feste. Alcune donne, chiamate Hajiyat, danzano nei night di Damasco, mendicano o predicono il futuro.

I numeri

    "La popolazione ufficiale dom potrebbe essere superiore alle stime, perché molti di loro si descrivono come Curdi, Arabi o Turcomanni." Kemal Vural Tarlan

E' quasi impossibile stimare la popolazione dom in Siria, in quanto spesso nascondono la loro identità per paura di essere stigmatizzati. Secondo International’s Ethnologue sarebbero 37.000 i Dom siriani che parlano il domari, assieme all'arabo. Ma per il giornale siriano Kassioun nel 2010 forniva il doppio di quel numero.

Kemal Vural Tarlan è un fotografo, documentarista, scrittore e attivista che si focalizza, dice, su quanti vivono ai margini della società, principalmente Dom e Rom. E' anche autore del sito Middle East Gypsies.

Dice che i Dom sono visti come estranei e intrusi, perciò sono quasi universalmente discriminati, Quindi spesso nascondono la loro origine etnica, attraverso ciò che chiamano la capacità dell'invisibilità, che li aiuta a spostarsi dentro e fuori le comunità.

La popolazione dom ufficiale potrebbe essere di parecchio superiore alle stime, perché molti Dom si descrivono come Curdi, Arabi o Turcomanni," dice Tarlan. Qualunque sia il loro numero, ne vivono in Siria più che da qualsiasi altra parte del Medio Oriente.

Fotogalleria

 
Dom rifugiati in Turchia

La Turchia è stata la patria degli "zingari" sin dall'epoca bizantina, e nel 2005 l'ACNUR stimava la popolazione Rom-Dom in 500.000. Kemal Tarlan ha passato diverso tempo nelle ultime settimane sul confine, per documentare l'afflusso dei Dom dalla Siria. I Dom si sono insediati nelle città della Turchia meridionale di Kilis, Gazientep and Shanliurfa.

"Inizialmente hanno potuto registrarsi nei campi profughi ufficiali," dice, "ma ora non è più possibile, perché sono pieni."

Alcuni Dom sono andati ad abitare con el famiglie in città. Quelli che non hanno un posto dove andare, vivono in tenda come nomadi. Tarlan dice che ricevono poca assistenza dal governo, così mendicano per sopravvivere o cercano lavoro nei campi.

"Ma la maggior parte è disoccupata," dice, e questo ha portato a tensioni locali. Recentemente, dopo che i cittadini di Shanliurfa hanno iniziato a lamentarsi dell'aumento dei piccoli furti, le autorità hanno smantellato e dato alle fiamme un'improvvisata tendopoli. I mezzi di comunicazione si riferivano a loro come "i Siriani". Ma Tarlan dice che la maggior parte erano Dom.

Nel Libano

    "Vivono tutti in condizioni disastrose. Non trovano lavoro, eccetto che nel riciclo destinato alla discarica: alluminio, ferro o cartone; giusto di che sopravvivere." Catherine Mourtada, Tahaddi

Con Beirut a sole 65 miglie di distanza, molti Dom da Damasco sono scappati in Libano. Catherine Mourtada è cofondatrice di Tahaddi (Sfida) una OnG che offre assistenza ai diseredati di Beirut, tra cui ci sono molti Dom.

"Sono esclusi dal normale sistema scolastico, anche perché non soddisfano i criteri di ammissione o perché le scuole pubbliche sono piene. Così, vengono da noi," dice Mourtada.

Mourtada ha visto crescere il numero dei Dom provenienti dalla Siria, che cercano di rimanere presso i loro parenti libanesi.

"Sono già molto poveri, e ora devono accogliere altri membri della loro famiglia molto poveri, che arrivano dalla Siria, quindi per loro è molto dura. Vivono tutti in condizioni terribili," dice. "Non trovano lavoro, eccetto che nel riciclo destinato alla discarica: alluminio, ferro o cartone; giusto di che sopravvivere."

In alcuni casi, i Dom di Beirut sono costretti a mandare via i loro parenti siriani. "Così devono trovare da qualche parte una stanza in affitto. Sono fortunati se riescono a trovare un bagno o acqua corrente," continua Mourtada.

Dato che in Libano non ci sono campi profughi ufficiali, come invece in Giordania o in Turchia, Mourtada dice che i Dom hanno iniziato ad insediarsi in tendopoli nella valle della Bekaa.

In Giordania

Nel 1999, Amoun Sleem fondò la Domari Society, un centro culturale ed educativo nel quartiere di Shu'fat a Gerusalemme Est. Dom lei stessa, racconta di aver sperimentato sulla propria pelle la discriminazione, la marginalizzazione culturale e la povertà che per molti Dom sono il risultato dell'analfabetismo.

Dice: "Ogni volta che un disastro colpisce il Medio Oriente, nessuno si da pensiero di quale sarà l'impatto sui Dom."

Sleem aggiunge di aver ricevuto notizie su molti Dom rifugiati che vivono nel campo di Zaatari o nelle sue vicinanze, a Mafraq, in Giordania. Sta tentando di ottenere un permesso per visitare il campo, ma per questo sta incontrando diverse difficoltà. Nel contempo, sta cercando di incoraggiare le famiglie Dom giordane ad ospitare i rifugiati.

"Non è molto facile," dice, "ma se accadesse, sarebbe davvero una cosa molto buona."

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Di Sucar Drom (del 06/04/2013 @ 09:07:14, in Italia, visitato 749 volte)

da U VELTO

Il Consiglio direttivo dell'associazione Sucar Drom, ieri e questa mattina, ha avuto dei contatti informali con il Sindaco del Comune di Mantova, Nicola Sodano. I colloqui avvenuti con una delegazione del Consiglio direttivo hanno aperto un confronto che riteniamo serio e costruttivo, capace di superare l'attuale grave momento, maturato dopo il blitz del 26 marzo 2013 che ha coinvolto alcune famiglie mantovane, appartenenti alla minoranza linguistica sinta.

Il Consiglio direttivo ribadisce le azioni legali già preannunciate contro le modalità del blitz e contro il Consigliere comunale Luca De Marchi. Inoltre, si preannuncia che sarà organizzata per venerdì 12 aprile 2013 un'assemblea pubblica a cui si chiederà al Sindaco di Mantova, a tutte le forze politiche e a tutta la Società civile di partecipare, in cui verranno spiegate le problematiche abitative vissute dalle famiglie mantovane, appartenenti alla minoranza linguistica sinta.

Altresì il Consiglio direttivo ritiene di accogliere l'invito del Sindaco di Mantova ad un incontro istituzionale e pubblico il giorno mercoledì 10 aprile 2013, presso la sede comunale di via Roma. Di conseguenza, sentita anche la Federazione Rom Sinti Insieme, viene revocata la manifestazione "IA CHER PAR KROLL - UNA CASA PER TUTTI".

Il Consiglio direttivo, congiuntamente all'intera Comunità Sinta Mantovana, chiede che venga al più presto riattivato il Tavolo Abitare, convocato dal Comune di Mantova, all'interno della Strategia locale "Men Sinti". Inoltre, il Consiglio direttivo auspica che tutti i componenti della Strategia "Men Sinti" si adoperino per trovare nel più breve tempo possibile soluzioni partecipate e condivise per le problematiche presenti.

Il Consiglio direttivo ringrazia tutte le persone, le associazioni e le forze politiche che in questi giorni hanno voluto essere vicine alla Comunità Sinta Mantovana.

Il Consiglio direttivo

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Di Fabrizio (del 05/04/2013 @ 09:05:12, in Europa, visitato 1242 volte)

Foto di Fulvia Vitale - LE PERSONE e la DIGNITA' di Riccardo Noury
"Riguarda l'Europa. Riguarda te". Questo è lo slogan ufficiale del 2013, Anno europeo dei cittadini.

Circa la metà dei 10-12 milioni di rom che vivono in Europa si trova nei paesi dell'Ue.

Otto famiglie rom su 10 sono a rischio povertà. Solo un rom su sette ha terminato le scuole di secondo grado. A livello dei singoli stati membri, le comunità rom si collocano al di sotto di quasi tutti gli indici di sviluppo sui diritti umani.

No, l'Europa non riguarda i rom. Va detto un'alta volta ancora, all'ennesima vigilia della Giornata internazionale dei rom e dei sinti che si celebrerà lunedì 8 aprile.

Lo dice il fatto che a distanza di oltre un decennio dall'adozione della Direttiva sull'uguaglianza razziale del 2000 e di quattro anni dall'entrata in vigore della Carta dei diritti fondamentali, mai una volta la Commissione europea ha ritenuto di dover avviare qualche azione a sostegno dei diritti dei rom.

Che l'Europa non riguardi i rom, lo pensano anche alcuni cittadini degli stati membri.

In un sondaggio effettuato nel 2012, il 34 per cento degli europei riteneva che i cittadini dei loro paesi si sarebbero sentiti a disagio, e il 28 per cento "mediamente a loro agio" se i loro bambini avessero avuto dei rom come compagni di classe.

In Bulgaria, Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria, dal gennaio 2008 al luglio 2012, vi sono stati oltre 120 attacchi gravi contro i rom e le loro proprietà, tra cui sparatorie, accoltellamenti e lanci di bombe Molotov.

Gli sgomberi forzati continuano a costituire la regola, e non l'eccezione in molti paesi europei, tra cui Francia, Italia e Romania. L'istruzione è segregata in Grecia, Repubblica Ceca e Slovacchia, in contrasto con le leggi nazionali ed europee che proibiscono la discriminazione razziale.

Ecco la situazione, nel dettaglio, in alcuni paesi:

In Bulgaria si stima che i rom siano 750.000, il 9,94 per cento della popolazione. Più del 70 per cento dei rom dei centri urbani vive in quartieri segregati. In 14 attacchi contro persone rom e/o loro proprietà, portati a segno tra settembre 2011 e luglio 2012, sono morte almeno tre persone e altre 22, tra cui una donna incinta e due minori, sono rimaste ferite.

I circa 200.000 rom presenti nella Repubblica Ceca costituiscono l'1,9 per cento della popolazione. Più o meno un terzo (dalle 60.000 alle 80.000 persone) vive in 330 insediamenti per soli rom, all'interno dei quali la disoccupazione è superiore al 90 per cento. I bambini e le bambine rom costituiscono il 32 per cento del totale di coloro che sono assegnati a scuole per "alunni con lieve disabilità mentale" e che seguono programmi scolastici ridotti. Nel corso degli attacchi violenti verificatisi tra il gennaio 2008 e il luglio 2012 sono stati uccisi almeno cinque rom e almeno 22, tra cui tre minorenni, sono rimasti feriti.

In Francia vivono circa 500.000 traveller, molti dei quali cittadini francesi. Vi sono poi altri 15.000 - 20.000 rom provenienti da Bulgaria e Romania. I migranti rom dei campi e degli insediamenti informali sono oggetto di sgomberi forzati e di espulsione verso i paesi d'origine. Nel 2012 sono stati eseguiti 11.803 sgomberi, l'80 per cento dei quali aventi caratteristiche di sgombero forzato. Ieri, ce n'è stato un altro, che ha coinvolto oltre 200 persone. Solo il 10 per cento dei rom ha completato gli studi secondari.

Dei circa 750.000 rom residenti in Ungheria, il 7,49 per cento della popolazione, solo il 20 per cento ha un'istruzione superiore al primo grado, rispetto alla media nazionale del 67 per cento. Solo lo 0,3 per cento ha conseguito un diploma universitario. Tra gennaio 2008 e settembre 2012, vi sono stati 61 episodi di violenza contro i rom e le loro proprietà, che hanno causato la morte di nove persone, tra cui due minorenni, e decine di feriti, 10 dei quali in modo grave.

I circa 150.000 rom, sinti e caminanti presenti in Italia costituiscono lo 0,25 per cento della popolazione del paese. Le comunità rom comprendono persone provenienti da altri paesi dell'Ue (soprattutto la Romania) e dai paesi dell'ex Jugoslavia, un numero imprecisato di apolidi e circa un 50 per cento di cittadini italiani. Solo il 3 per cento è costituito da gruppi itineranti. Oltre un quarto dei rom presenti in Italia, circa 40.000 persone, vive in campi, informali o autorizzati ma comunque a rischio di sgombero forzato. Negli ultimi sei anni, a Roma e a Milano, ne sono stati eseguiti oltre 1000, quasi uno al giorno e nella stragrande maggioranza dei casi si è trattato di sgomberi forzati. Il 51 per cento della popolazione italiana ritiene che la società non trarrebbe beneficio dalla migliore integrazione dei rom.

In Romania si stima vivano 1.850.000 rom, l'8,63 per cento della popolazione. Circa l'80 per cento dei rom vive in povertà e quasi il 60 per cento risiede in comunità segregate e senza accesso ai servizi pubblici essenziali. Il 23 per cento delle famiglie rom (su una media nazionale del 2 per cento) subisce multiple privazioni relative all'alloggio, tra cui il mancato accesso a fonti d'acqua potabile e a servizi igienico-sanitari così come l'assenza di titoli comprovanti la proprietà dei loro alloggi.

I circa 490.000 rom presenti in Slovacchia costituiscono il 9,02 per cento della popolazione. Un terzo dei bambini e delle bambine rom, il 36 per cento, si trova in classi segregate per soli rom, il 12 per cento è assegnato a scuole speciali. Nello spazio di una generazione, il numero degli alunni rom assegnati alle scuole speciali è più o meno raddoppiato. Tra il gennaio 2008 e il luglio 2012 vi sono stati 16 attacchi contro i rom o le loro proprietà: cinque rom sono stati uccisi e altri 10 feriti.

In Slovenia i rom sono circa 8500 e costituiscono lo 0,41 per cento della popolazione. A differenza della percentuale nazionale che arriva quasi al 100 per cento, i rom che vivono nel 20-30 per cento degli insediamenti nel sud-est del paese sono privi di accesso all'acqua. Mentre i litri d'acqua per uso personale sono in media 150 al giorno (con punte del doppio nei centri urbani), alcune famiglie rom hanno accesso solo a 10 - 20 litri d'acqua a persona.

Sul sito di Amnesty International Italia, è online da stamattina un appello indirizzato alla Commissaria europea per la giustizia, i diritti fondamentali e la cittadinanza, Viviane Reding, per chiederle di porre fine alla discriminazione nei confronti dei rom nell'Ue.

Nei prossimi giorni si svolgeranno numerose iniziative, organizzate sia da Amnesty International che dall'Associazione 21 luglio, in Italia e in Europa.

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Di Sucar Drom (del 04/04/2013 @ 09:02:35, in casa, visitato 1019 volte)

da U VELTO

L'associazione Sucar Drom, insieme alla Federazione Rom e Sinti Insieme, invita tutti alla manifestazione con corteo "IA CHER PAR KROLL - UNA CASA PER TUTTI" per riaffermare il diritto alla casa per i Cittadini italiani, appartenenti alle minoranze linguistiche sinte.

Partecipa anche tu per manifestare contro le discriminazioni istituzionali che colpiscono i sinti sull'abitare. I singoli e le associazioni possono aderire alla manifestazione scrivendo a info@sucardrom.eu

Nel mese di febbraio 2012 il Governo italiano ha adottato il documento "Strategia d'inclusione dei rom,dei sinti e dei camminanti" in ottemperanza alla Comunicazione n.173/2011 della Commissione europea. Nel documento si chiede esplicitamente alle Amministrazioni comunali di regolarizzare le abitazioni (roulotte) delle famiglie sinte nelle aree agricole (pagina 85). Questa richiesta è motivata dal fatto che le famiglie a partire dagli Anni Ottanta hanno acquistato piccole proprietà con l'obiettivo di non entrare od uscire dalle logiche ghettizzanti e assistenzialistiche proprie dei cosiddetti "campi nomadi", in particolare nel Nord Italia. Le piccole proprietà sono state acqusitate agricole per due motivi:
1) la legge permetteva di posizionare le strutture mobili sulle aree agricole,
2) la limitata capacità economica delle famiglie.
Dal 2005 il posizionamento di strutture mobili su terreni agricoli è diventato illegale, ma nessuna norma è stata predisposta per regolarizzare le piccole proprietà abitate dalle famiglie da decenni. Il Comune di Mantova colpevolmente non ha attuato nessuna azione per ricercare delle soluzioni e tutte le proposte presentate dall'associazione Sucar Drom in questi anni sono state rifiutate.

Nel mese di maggio 2012 sono stati presentati i dati dell'indagine "The situation of Roma in 11 Ue Member States" che ha coinvolto 11 Paesi membri dell'UE, tra cui l'Italia e Mantova ed è stata curata dell'Agenzia dell'UE per i diritti fondamentali (FRA) e del Programma di sviluppo delle Nazioni Unite (UNDP). In Italia e a Mantova l'indagine è stata coordinata da Sucar Drom, dalla Federazione Rom e Sinti Insieme, da Demaskopea e ha coinvolto decine di giovani e meno giovani sinti e rom come rilevatori. La relazione finale si basa su due indagini che analizzano la situazione socioeconomica di rom e sinti e dei loro concittadini abitanti nelle stesse zone, in undici Stati membri dell’Unione europea e in paesi europei limitrofi. Secondo la relazione molti rom e sinti continuano a essere oggetto di discriminazione ed esclusione sociale in tutta l’Unione europea. In media, la situazione dei rom e dei sinti è peggiore di quella dei loro concittadini che vivono nelle strette vicinanze. Secondo la relazione, negli undici Stati membri dell’UE considerati, che ospitano la stragrande maggioranza dei cittadini rom e sinti dell’Unione europea, la situazione scolastica, occupazionale, abitativa e sanitaria dei rom e dei sinti è in media peggiore di quella degli altri abitanti nelle stesse zone. Inoltre, rom e sinti continuano a subire discriminazioni e non hanno una conoscenza sufficiente dei diritti garantiti dalla legislazione dell’Unione europea.

Il 26 marzo 2013 con un'azione spettacolare il Comune di Mantova, insieme alla procura di Mantova, ha posto sotto sequestro le piccole proprietà dove vivono tante famiglie sinte a Mantova. Noi diciamo no a questo scempio e alla criminalizzazione di intere famiglie.

Comunicato stampa Sucar Drom, 28 marzo 2013

Comunicato stampa Federazione Rom e Sinti Insieme, 29 marzo 2013

Comunicato stampa Sucar Drom, 3 aprile 2013

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Di Fabrizio (del 03/04/2013 @ 09:09:27, in Europa, visitato 867 volte)

Da Roma_Francais (Augurandovi di essere usciti tutti interi dalla scorsa settimana santa, ho beccato un articoletto a tema)

I Rom sono pericolosi alla salute dei morti - 29 marzo 2013 par Philippe Alain

Il sindaco di Villeurbanne è quello che si dice un socialista disinibito. La scorsa estate aveva firmato su Le Monde una piattaforma a sostegno della politica razzista del governo e chiedendo lo smantellamento mirato degli accampamenti rom. Per lui, l'importante non è la rosa, non è nemmeno l'accampamento, ma proprio il campo rom.

Fine agosto: assegna quindi al tribunale un centinaio di persone che avevano trovato rifugio in fondo ad un parco naturale. Allora, per giustificare la domanda d'espulsione, il sindaco precisava che i Rom minacciavano... le specie protette.

La richiesta in effetti precisa: "Il parco naturale della Feyssine ospita delle specie protette la cui protezione può essere minacciata da questo tipo di occupazione."

In Francia è più importante proteggere gli animali che i bambini rom.

Il giudice ordina l'espulsione immediata e le famiglie si spostano su altri due terreni, sempre a Villeurbanne, tanto per dimostrare l'assurdità di questa politica che sposta senza risolvere assolutamente niente.

Ancora, i due terreni sono oggetto di una procedura d'espulsione, lanciata a fine agosto 2012.

Durante tutti i 6 mesi in cui sono occupati dalle famiglie, nessuno di questi terreni è fatto oggetto dell'applicazione della circolare interministeriale del 28 agosto, inviata a tutti i prefetti.  E' la circolare che prevede la messa in opera, prima dell'espulsione, di una diagnosi e sostegno alle famiglie.

Probabilmente, il prefetto di Lione non riceve le circolari interministeriali. O forse non le legge, troppo occupato, senza dubbio, ad affrontare la questione degli elefanti da sottoporre ad eutanasia, che si trascina da mesi.

Per giustificare la sua domanda d'espulsione, il sindaco di Villeurbanne, in mancanza di specie animali da proteggere trova un nuovo argomento: "Questa occupazione, se dovesse prolungarsi, porrebbe immancabilmente gravi problemi d'igiene tanto per gli occupanti che per gli abitanti attorno."

Bon, mi direte, è un classico, è l'argomento abituale... Salvo che... I vicini delle famiglie installate sul terreno di Villeurbanne non sono dei vicini così comuni. Sono morti.

Eh sì, morti e sepolti. Cacciate da tutte le parti, minacciati dai vicini che a volte bruciano le loro baracche, queste famiglie si sono installate a lato di un cimitero. Pensando, senza ombra di dubbio, che almeno qui non rischiano di svegliare i vicini facendo troppo rumore.

Invece no. Il sindaco di Villeurbanne ritiene che i Rom, dopo aver minacciato specie protette, minaccino l'igiene delle persone sepolte. Forte, vero?

In Francia l'igiene dei morti è più importante di quella dei bambini rom.

Ieri, 28 marzo 2013, sotto una pioggia gelata, il prefetto del Rodano, a seguito della richiesta del sindaco di Villeurbanne, ha dunque provveduto all'espulsione di 80 persone, la metà delle quali sono bambini. Tutto è successo molto in fretta. La polizia è arrivata con i bulldozer che hanno spaccato tutto. Gettate sul marciapiede, le famiglie si sono fermate per un momento a guardare la Francia distruggere tutto ciò che possedevano, cioè: poca roba.

La sera stessa, alla televisione, François Hollande, dall'alto del suo 29% di popolarità, ci spiegava che rinunciava al socialismo. L'avevamo capito, grazie.

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Di Fabrizio (del 02/04/2013 @ 09:08:33, in Europa, visitato 924 volte)

LIVEWIRE Amnesty's global human rights blog - Posted on 28 March 2013 by Livewire Team

Milioni di Rom in tutta Europa sperimentano pregiudizi, esclusioni, sgomberi forzati, segregazione a scuola, mancanza di accessi ai servizi pubblici e odio che può portare alla violenza. Come comportarsi con la discriminazione giornaliera che ancora continua? Cosa li spinge a sperare che il futuro sia migliore? Ecco quattro attivisti romanì che parlano della loro lotta per i diritti umani, i diritti dei loro figli e delle loro comunità.

Peter e Marcela hanno vinto la battaglia perché i loro figli non fossero segregati in classi per soli-Rom. © Private

Lotta contro la segregazione nell'istruzione: "Ci avete dato la forza"

Peter e Marcela vivono a Levocha, in Slovacchia. Grazie ad Amnesty International, hanno recentemente ottenuto che i loro figli non fossero più segrgati in classi epr soli Rom, anche se questa pratica continua tuttora.

Peter: Mi sento Slovacco, ma sono Rom. Non mi piace essere etichettato come Rom o zingaro. Appartengo a questa società, come i miei figli. Il loro fututo sarà migliore. Frequentano classi miste - hanno più opportunità ed hanno un approccio differente alla scuola. Spero che ci sia un cambiamento. Le classi separate vanno abolite. E' giusto che la gente lo sappia - se non se ne parla, non cambierà o non si risolverà niente. Quindi, è stato un bene di sicuro operare con Amnesty, perché a Levocha e altrove le cose ora sono cambiate.

Marcela: Mi sono battuta non solo per i miei figli, ma per tutti i bambini. Sarei così felice se il Ministero dell'Istruzione abolisse tutte le scuole e le classi separate. E vorrei che si battessero anche gli altri genitori, come abbiamo fatto io e mio marito. Lavorare con Amnesty International mi ha dato tanta forza ed energia. Se voi non foste stati con noi, non avrei saputo da dove partire. Per me è stata una grande esperienza. Avete dato la forza per andare avanti con la nostra lotta.

Claudia Greta con altri della sua comunità stanno chiedendo un alloggio adeguato in città, dopo lo sgombero forzato nel2010. © Laurent Ziegler

Combattere gli sgomberi forzati: "Non posso arrendermi"

Claudia Greta e la sua comunità sono state allontanate a forza da Cluj-Napoca, in Romania, a dicembre 2010 e risistemati alla periferia della città, accanto alla discarica municipale. La storia fu descritta nella nostra pubblicazione Write for Rights del 2012. Claudia e gli altri attivisti ora stanno conducendo una campagna con Amnesty International per essere nuovamente riportati in città e con un adeguato alloggio.

Il giorno dello sgombero mi ha segnata per il resto della vita. Da allora ci siamo battuti per mostrare che dovremmo avere gli stessi diritti legali di tutti. Voglio mostrare al mondo intero che non ci arrenderemo, anche se abbiamo la pelle di colore più scuro. Non importa - siamo tutti umani. Non voglio che i nostri bambini passino l'infanzia in un inferno.
Voglio che la gente veda che siamo persone normali: mandiamo i bambini a scuola, andiamo a lavoro, i nostri bambini vanno all'asilo. Facciamo cose normali come qualsiasi etnia. Siamo esseri umani.

Andare a Varsavia con Amnesty International ha avuto su di me un grande impatto. Un bambino di 10 anni mi ha mostrato la lettera che aveva scritto per noi, e mi ha toccato profondamente. Ora sentiamo che non siamo soli. Ogni lettera mostra che altri lottano accanto a noi. Quando vedo così tante lettere di incoraggiamento, non posso arrendermi. Neanche la morte mi fermerà. Qualcuno prenderà il mio posto e continuerà.

Quando la Romania ha aderito all'Unione Europea, erano inclusi Rom e Ungheresi, Ebrei e tutti gli altri gruppi etnici che vivono qui. Quindi, anche noi siamo parte dell'Unione Europea. Se la UE vedesse discriminazioni nel nostro paese, allora dovrebbe intervenire.

Rita Izsak, romnì ungherese ed esperta indipendente ONU sulle questioni delle minoranze. © UN BIH CO

Lotta alle discriminazioni: "Mi sono arrabbiata"

Rita Izsak, è una romnì dell'Ungheria. Ora è consulente indipendente ONU sulle questioni delle minoranze.

Il cognome di mia madre era Orsos, che è tradizionale tra i Rom. Per tutta la vita, quando ho dovuto indicare nei documenti ufficiali il suo cognome, è stato chiaro che appartenevo al gruppo rom.

Quando ero studentessa, lavoravo part-time come organizzatrice d'eventi e fui licenziata senza ragione. Sentii che il mio capo aveva scoperto che mia madre era rom, e non poteva permettersi che la compagnia fosse rappresentata da una Romnì. Non importava che studiassi legge, che parlassi fluentemente due lingue, che fossi pulita e gentile; l'unica cosa importante è che mia madre avesse origine rom.

Mi arrabbiai ed entrai nell'European Roma Rights Centre. Divenni un'attivista per i diritti dei Rom. Ero stata messa di fronte ad una terribile verità e ciò fece di me una combattente.

Vedo segnali positivi - per esempio, la mia organizzazione in Ungheria ha appena fondato un club femminile rom, dove incontro dozzine di Romnià molto promettenti, giovani, altamente istruite e di talento che lavorano per la loro comunità.

Penso che ciò che manca davvero è un linguaggio chiaro su cosa sta succedendo. Non ci sono abbastanza discussioni franche, che permettano alle persone di digerire cosa sta succedendo. I politici spesso hanno troppa paura per usare parole come "segregazione" o "violenza" o "omicidi di Rom". C'è silenzio.

Nell'Europa occidentale l'odio e i discorsi che incitano al razzismo sono in aumento, non solo contro i Rom, ma anche contro altri gruppi come gli ebrei e i musulmani. Ma i Rom si distinguono perché siamo il bersaglio in quasi tutti i paesi dove viviamo. La grande difficoltà è che manchiamo di potere politico, economico o nei media.Così è importante trovare piattaforme per mostrare solidarietà. C'è sempre un modo per entrare in contatto con queste comunità.

Dobbiamo agire ora per evitare la perdita di un'altra generazione di Rom, le cui uniche aspettative siano vivere in povertà, discriminati ed esclusi.

ACT NOW
Il 4 aprile, Amnesty International lancia una nuova campagna in tutta Europa per fermare la discriminazione contro il popolo romanì. Unitevi alla campagna! Visitate amnesty.org/roma

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Di Marylise Veillon (del 01/04/2013 @ 09:07:01, in scuola, visitato 1172 volte)

L'istruzione, elemento centrale nel progresso del popolo rom

E' notorio per tutti l'importanza fondamentale che ricopre l'istruzione, nello sviluppo della persona e delle popolazioni.

C'è un ampio consenso tra professionisti e rappresentanti delle diverse comunità rom, quanto all'importanza fondamentale dell'istruzione rispetto alla crescita sociale. Allo stesso modo, c'è consenso nell'evidenziare le difficoltà incontrate per abbordare in modo efficace le situazioni maggiormente problematiche in questo campo.

"Se dai un pesce a un uomo affamato, lo nutri una giornata. Se gli insegni a pescare, lo nutrirai per tutta la vita". (Lao-tsé)

Nel caso delle comunità gitane, si continua a constatare un certo disavanzo. L'abandono prematuro del sistema scolastico, nello specifico durante la transizione tra la scuola primaria e secondaria, gli alti indici di assenteismo, il limitato accesso ai nidi e alla scuola materna, o la percentuale bassa di promossi verso i livelli medi e superiori, sono motivi di preoccupazione per tutti gli operatori implicati.

Un approccio della situazione della popolazione gitana Navarra, in relazione al sistema dell'istruzione, rileva l'esistenza di diverse situazioni:

  • Situazioni di accesso normalizzato al sistema scolare tra i 3 e 16 anni, che si riscontra in un gruppo che incomincia il suo percorso dal prescolare e termina la scuola dell'obbligo, benché tuttavia con scarsi casi di promozione ai livelli superiori.
  • Situazioni di inserimento nel sistema scolastico, che presentano però problemi riguardo all'assistenza regolare e la continuità nell'ultima fase dell'insegnamento dell'obbligo.
  • Situazioni di gravi esclusioni dal sistema scolare, come la descolarizzazione di minori durante il percorso relativo alla scuola dell'obbligo (6-16 anni), l'assenteismo protratto, l'irregolarità nell'assistenza e l'abandono precoce senza giungere fino alla tappa delle classi secondarie.
  • La mancanza di accesso ai nidi e alla scuola materna (0-6 anni), comporta importanti effetti di svantaggio rispetto agli alunni che si sono inseriti già durante questa tappa. Nonostante l'accesso dei bambini e bambine gitani a questi livelli si stia incrementando, non può però essere considerata una tendenza maggioritaria né durante il ciclo pre-scolare (0-3 anni), né tantomeno nel ciclo della materna (3-6 anni).

"La grandiosità dell'imparare qualcosa, sta nel fatto che nessuno può togliercelo". (B.B King)

Uno degli obiettivi del Piano di Assistenza Globale alla Popolazione Rom di Navarra è quello di aumentare le competenze del corpo insegnante, e dell'insieme degli operatori che agiscono nell'ambito educativo, con lo scopo di migliorare l'efficacia degli interventi riguardo agli alunni rom.

Uno dei mezzi contemplati dal Plan è quello di introdurre e diffondere in aula diverse risorse, mirando a una particolare attenzione nei confronti della diversità.

  • Il ministero dell'educazione adatterà e svilupperà insieme all'alunno rom alcuni sistemi validi che abbiano ottenuto risultati positivi nelle aule (materiale interculturale, pedagogico ecc ...).
  • Il ministero dell'educazione includerà nella sua offerta formativa, una formazione specifica del corpo insegnante in merito alla cultura gitana, adattamento curriculare e particolare attenzione nei confronti della diversità.

Un altro obiettivo del Piano di Assistenza Globale alla Popolazione Rom di Navarra è quello di migliorare la corresponsabilità educativa delle famiglie rom riguardo all'istruzione dei propri figli(e).

  • Si realizzeranno azioni di sensibilizzazione insieme alle famiglie rom, con lo scopo di stimolare la loro implicazione nello sviluppo dell'istruzione dei propri figli(e)
  • Si svilupperanno attività scolastica dei genitori, con lo scopo di stimolare la partecipazione degli stessi alle attività dei vari centri e APYMAS (associazioni di padri e madri).

"Insegnare ai bambini a contare è buono, però insegnar loro quello che realmente conta è ancora meglio" (Bob Talbert)

"IO VADO A SCUOLA"/"K-I SKÒLA 3AV"/"ESKOLARA NOA", è una campagna di sensibilizzazione che pretende di contribuire a ridurre le disugualianze educative esistenti tra la comunità rom e il resto della società, ciò per mezzo di questo documentario.



Questo documentario riflette testimonianze di bambini e bambine, adolescenti, giovani, donne e uomini adulti, ognuno protagonista della propria campagna di sensibilizzazione. In queste testimonianze loro esprimono le loro opinioni e il loro vissuto rispetto all'istruzione formale.

  • Il suo formato audiovisivo e di breve durata permette di farlo giungere a tutta la popolazione.
  • Apporta esempi, opinioni, riflessioni, che ci aiuteranno a lavorare su questo tema.
  • E' stato progettato ed elaborato dalla comunità rom.

Solo colui che sa è libero, è maggiormente libero colui che sa di più...
Solo la cultura dona libertà...
Non proclamare la libertà di volare, piuttosto dona delle ali; né quella di pensare, piuttosto dona pensieri.
La liberà dei popoli è la cultura.
(Miguel de Unamuno)

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Di Fabrizio (del 31/03/2013 @ 09:00:27, in sport, visitato 1204 volte)

ROMEDIA Foundation The sound of silence: Calcio ungherese, razzismo vergognoso - by Alastair Watt, 26 marzo 2013

Il 22 marzo a Budapest si è giocata Ungheria-Romania, importante partita di qualificazione per la Coppa del Mondo di calcio che si terrà in Brasile nel 2014, e dopo molti anni entrambe i paesi sono nella migliore posizione per partecipare a questo importante evento sportivo. Lo stadio Ferenc Puskas, che può contenere oltre 50.000 spettatori, avrebbe dovuto essere un'esplosione di suoni e colori, unendo un paese nella vittoria.

Invece, c'era silenzio. Assordante e, per l'Ungheria, imbarazzante silenzio. All'inizio dell'anno la FIFA, l'organo di governo del calcio mondiale, annunciava che l'Ungheria avrebbe giocato la sua prossima partita casalinga a porte chiuse, come punizione per i cori antisemiti dei suoi fan, prima e durante la partita con Israele dell'agosto scorso. Venerdì, l'Ungheria ha pareggiato con la Romania con un potenzialmente pericoloso 2-2, in un'atmosfera decisamente strana. Dopo aver segnato i goal, i giocatori ungheresi correvano per celebrare davanti ad un pubblico che non c'era. Ben presto la confusione è subentrata alla gioia iniziale.

Nel frattempo, fuori dallo stadio veniva disperso coi gas lacrimogeni dalla polizia anti-sommossa un folto gruppo di manifestanti in passamontagna che sventolavano le bandiere dello Jobbik. Il bel gioco veniva marchiato da atti orribili.



Una partita tra Ungheria e Romania sarebbe comunque surriscaldata in ogni circostanza, data la lunga rivalità tra i due paesi, e una significativa minoranza di Ungheresi che vivono in Romania. Dal punto di vista calcistico è uno scontro tra due3 nazioni riemergenti, con una generazione nuova ed emozionante di giocatori. Tuttavia, l'incontro non è stato marcato né da rivalità né da tecnica brillante. E' stato più caratterizzato da quell'atmosfera vuota ed inquietante, che ha mostrato la malattia pervasiva ma raramente affrontata dal paese: il razzismo. L'Associazione Calcistica Ungherese, distintasi per la perdita di oltre 100.000 euro a seguito del divieto, ha reagito, no condannando quei canti vili, ma facendo ricorso contro la decisione. Ha sostenuto che la punizione era "dura" e "sproporzionata". Eppure, sono gli stessi che promettono di "espellere le voci estremiste dal calcio ungherese".

Senza dubbio, un messaggio ambivalente. Da un lato, si vuole liberare il gioco nazionale dal razzismo. Dall'altra, quando un incidente razzista nazionale viene perpetrato dai propri sostenitori, nel proprio stadio, si reagisce con debolezza e indulgenza. E' stata un'occasione tristemente mancata per prendere una posizione contro il razzismo. Il loro ricorso è stato ovviamente respinto dal Tribunale arbitrale per lo Sport. Erano gli Ebrei il bersaglio di agosto, ma il razzismo e l'odio contro i Rom e i giocatori di colore si sono diffusi da anni nel calcio ungherese.

Assistetti alla mia prima partita in Ungheria nell'ottobre 2011, al Florian Albert Stadium, sede del Ferencvaros, la squadra più popolare di Budapest. Non memorabile la partita contro il Videoton. Ma ciò che vidi e sentii sugli spalti lo fu. "Cigano" (zingaro) gridò una coppia di tifosi Fradi (Ferencvaros) alla mia destra, quando il portiere avversario corse verso la fine dello stadio.

Epiteto che, imparai presto, è tra i preferiti dalla folla. E' usato per ogni apparente infrazione. L'arbitro prende una decisone da contestare: "Cigany!". Un giocatore del Ferencvaros compie un errore: "Cigany!". I tifosi avversari arrivano allo stadio: "Cigany!".

Questi cori sono stati resi illegali, ma la polizia non ha fatto niente. Se avessero applicato la legge alla lettera, ci sarebbero stati migliaia di arresti. Da altre parte in città, ad Ujpest per esempio, cori simili sono meno comuni nella mia esperienza, ma sono esistiti. Nel contempo, vengono diretti a gran voce fischi discriminatori e slogan di "scimmia" verso i giocatori di colore. Raramente c'è un servizio d'ordine o qualche forma di autocontrollo sugli spalti. Ci vorrebbe qualcuno di coraggioso che dicesse ai suoi compagni di tifo che questi cori razzisti sono inaccettabili, ed il coraggio è una merce rara nel calcio ungherese di oggi.



L'allenatore di un noto club ungherese, che preferisce rimanere anonimo, mi ha detto che sarebbe un "suicidio per la carriera" ingaggiare un giocatore romanì in Ungheria. Gli esempi sono dappertutto. Nel 2008-2009 il portiere Jan-Michael Williams, di Trinidad, giocò nel Ferencvaros. Quella che avrebbe dovuto essere una mossa interessante da parte di una squadra una volta famosa, diventò un acido autogol, dato che Williams era sottoposto a frequenti abusi razziali, anche da parte dei suoi "sostenitori".

Ricordando quella che descrive come la peggior esperienza della sua vita: "Sin dall'inizio c'erano abusi razziali, sia da parte della nostra che degli avversari. C'era il gesto della scimmia, "tornatene in Africa", manifesti e cartelli." I tifosi ed i giocatori del MTK Budapest, fondato anche da ebrei ungheresi, sono sottoposti a terribili abusi, tra cui il più inquietante è il "sibilo" (che imita ipl suono delle camere a gas naziste), ripetuto dai tifosi del Ferencvaros durante una partita agli inizi degli anni 2000.

Ne3gli anni recenti la scomparsa del calcio ungherese e le susseguenti scarse presenze in Europa e Champions League, hanno mantenuto a livello locale questo razzismo rampante, nascosto tra i confini ungheresi. Di tanto in tanto le autorità europee o mondiali mandano ammonimenti, ma le reazioni a livello nazionale riguardo al razzismo nel calcio sono di un'incertezza allarmante.

Hooligans di diverse squadre ungheresi sono noti per essere affiliati al partito di estrema destra Jobbik, che si sposta con rapidità per trarre profitto dai provvedimenti punitivi. Durante le manifestazioni tenutesi fuori dallo stadio prima, durante e dopo la partita, lo Jobbik faceva opera di proselitismo tra i tifosi colpiti dal divieto.



Questo è un test per i tifosi di calcio ungheresi. Si sentiranno accusati a torto come gruppo, aggiungendo le loro grida all'eco del pianto degli estremisti vittimizzati? O si coalizzeranno contro i razzisti i cui comportamenti minano i progressi della migliore selezioni di giovani calciatori dopo decenni?

Lo dirà il tempo, ma se il danno auto-inflitto alle loro speranze di prendere parte alla Coppa del Mondo non porterà ad una resistenza più attiva contro il razzismo, non so cosa potrà succedere. Sono passati sessant'anni da quando la più forte selezione ungherese (conosciuta come i magici Magiari) ottenne il suo miglior risultato, battendo l'Inghilterra a Wembley, ispirata dal grande Puskas.

Che farsa, quindi, che lo stadio a lui intitolato fosse deserto per colpa degli estremisti, che pure manifestavano al suo esterno, mentre il razzismo continua senza essere affrontato nel calcio ungherese.

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Di Fabrizio (del 30/03/2013 @ 09:06:01, in Europa, visitato 1096 volte)

Politis.fr Il vero volto della "caccia ai Rom"
Ai limiti di Parigi, un campo di rom è minacciato di sgombero senza alternative, mentre gli eletti dell'UMP si mobilitano per impedire la costruzione di un'area d'accoglienza, a 700 metri di distanza. Reportage. (ULTIMORA: sgombero effettuato il 27 mattina)

Alle prime ore del giorno, già si diffonde il fumo dai camini di tubi forati che si alzano da una fila di baracche di fortuna. Da mercoledì 20 marzo, la decina di famiglie rumene accampate su una bretella in disuso dell'autostrada A4, a lato del bois de Vincennes, attendono di essere sgomberate in ogni momento. Raccontano tre genitori, intorpiditi ed ansiosi, in francese rudimentale.

Da un anno e mezzo hanno lasciato la regione di Buzau, Romania, dove sopravvivevano come braccianti agricoli. Poi si sono installati in questi rifugi, e vivono di materiali di recupero, cercando nella spazzatura cibo e oggetti da vendere. Due gruppi elettrogeni e delle stufe a legna forniscono un principio di confort.

Giovedì 21 marzo: ingresso dell'accampamento - E.Manac'h

Mercoledì le forze dell'ordine sono venute ad ingiungere di lasciare il luogo, perché l'intervento era imminente. "Ci hanno dato sino a martedì per andare - racconta un padre alzandosi dal letto. - Mercoledì, sfasciano tutto."

"I Rom sono buttati per strada come cani"

Dal 18 luglio 23 di loro hanno ricevuto l'ordine di espulsione dal tribunale di Parigi. Hanno appoggiato le loro valige su una bretella abbandonata dell'autostrada A4 che la direzione stradale dell'Île-de-France vuole recuperare.

"Da uno o due mesi viene sempre la polizia, - racconta Cosmin, 17 anni, che il francese l'ha imparato a scuola in Romania. - Ma non abbiamo dove andare."

Rientrare in Romania? "Impossibile, - risponde il giovane, - là non troviamo lavoro, neanche col diploma. Qui, almeno possiamo cercare nell'immondizia. In Romania non sempre è possibile." Senza alternative, il gruppo sembra quindi rassegnato a dovere "aspettare l'espulsione".

"Non ci sono mai soluzioni di rialloggio, i Rom sono buttati per strada come cani," s'intromette Evelyne Perrin, pensionata e attivista iperattiva che sostiene queste famiglie assieme ad un piccolo collettivo di Joinville-le-Pont (Val-de-Marne). Da diversi mesi, sta muovendo mezzo mondo - dall'ambasciata rumena ai difensori dei diritti, passando per sindaci locali e parlamentari - per tentare di scolarizzare i 12 bambini dell'accampamento. "Ho provato di tutto, ma non è stato possibile," sospira.

L'UMP vuole salvare il bosco di Vincennes

Nello stesso tempo, a due passi, davanti alla stazione RER di Joinville-le-Pont, un pugno di militanti dell'UMP distribuisce volantini. A 700 metri dal campo, un parcheggio dev'essere trasformato in area di accoglienza per "gens du voyage".

Lo prevede la legge ed il consiglio di Parigi ha approvato il 12 febbraio due progetti dentro i boschi di Vincennes e di Boulogne. Inoltre, il senatore UMP della Val-de-Marne, Christian Cambon, assieme ad 8 città, hanno lanciato una petizione contro questo progetto, che dovrebbe realizzarsi nel primo trimestre del 2014.

Progettate dal 2010 dal sindaco di Parigi, la costruzione di queste due aree di sosta è stata accolta dal rifiuto sistematico degli eletti locali. Nell'aprile 2011, la commissione dipartimentale dei siti, presieduta da Claude Goasguen, sindaco UMP del XVIe arrondissement di Parigi, dichiarava "alluvionale" la zona del bois de Boulogne. Ed il progetto di Vincennes è stato aggiornato a novembre 2011, sulla base del solo parere della commissione superiore di siti: un'area di accoglienza in un bosco non sarebbe conforme ai vincoli paesaggistici.

Ai limiti del bois de Vincennes, l'area di accoglienza contestata dall'UMP e l'accampamento minacciato di sgombero (clicca sull'immagine per vederla a grandezza naturale)

Al giorno d'oggi "l'installazione dei campi non va nel senso dell'ecologia," martella Valérie Montandon, consigliera UMP del XIIe arrondissement di Parigi. Firmatario della petizione sulla "violazione dell'integrità del bois de Vincennes" il suo collega Claude Goasguen minaccia di portare il caso in tribunale: "Se il prefetto di Parigi darà nonostante tutto il suo assenso, la decisione sarà comunque annullata dal tribunale amministrativo."

I primi 60 posti di Parigi

Dal 5 luglio 2000 la legge Besson impone ai comuni di oltre 5.000 abitanti di predisporre aree permanenti di accoglienza per le popolazioni nomadi. Già a giugno 2011 il presidente della commissione nazionale consultiva della gens du voyage, Pierre Hérisson, avvertiva François Fillon dell'inadempienza dei comuni, il 31 dicembre 2010 soltanto il 52% aveva provveduto a mettere in pratica la legge. Il 31 luglio 2012 ripeteva l'allarme al nuovo governo a maggioranza socialista: "Devono essere create nuove strutture."

Sinora Parigi ha approntato 60 aree, quando un accordo del 2004 col prefetto fissava a 200 i posti necessari all'area parigina. La cifra è stata abbassata a 90 posti.

Strana inerzia, nello stesso momento in cui il ministro degli interni - che ha fatto espellere 12.000 Rom nel 2012 - promette di smantellare "più campi insalubri possibile" e che François Hollande sostiene che "spera che quando viene sgomberato un campo insalubre, vengano proposte soluzioni alternative."

Quanti si oppongono al progetto dell'area di accoglienza nel bois de Vincennes, hanno indetto una manifestazione sabato 23 marzo, nel l'area in questione. I militanti che sostengono i Rom hanno già annunciato una contro-dimostrazione.

Volantino distribuito giovedì mattina alla stazione di Joinville-le-Pont

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Di Sucar Drom (del 29/03/2013 @ 09:05:13, in Regole, visitato 1423 volte)

Mantova, blitz inaccettabile!

Pubblichiamo il comunicato stampa del Consiglio direttivo dell'associazione Sucar Drom, dopo il "blitz" delle Forze dell'Ordine che ha visto coinvolte alcune famiglie mantovane, appartenenti alla minoranza linguistica sinta.

L'associazione Sucar Drom condanna l'azione spropositata messa in atto nella mattinata del 26 marzo 2013 nell'area di Trincerone a Mantova. Un esercito di 150 persone formato da Carabinieri, Finanza, Polizia di Stato, Corpo Forestale dello Stato e Vigili del Fuoco con l'aggiunta di Polizia Municipale, Arpa, Tea, Urbanistica del Comune di Mantova e Parco del Mincio hanno bloccato tutte le strade con decine e decine di mezzi blindati. Erano anche presenti unità cinofile antidroga e squadre della Polizia di Stato che hanno operato a viso coperto con i passamontagna. Il risultato? Otto persone indagate per presunti abusi edilizi. Durante l'azione tutte le persone, residenti dagli Anni Ottanta, sono state tenute in stato di fermo e alla richiesta di spiegazione la risposta è stata: "è una normale operazione di polizia".

Per noi non è stata una "nomale azione di polizia", ma uno sperpero di risorse pubbliche senza precedenti. In un momento di grave crisi economica riteniamo indecente questa dissipazione di risorse pubbliche ed è per questo che chiederemo alla Corte dei Conti di indagare sulle responsabilità dirette e indirette.

L'azione è stata condotta in questi termini per il solo fatto che a Trincerone abitano dei cittadini mantovani, appartenenti alla minoranza linguistiche sinta. Se non fossero stati residenti dei sinti italiani l'azione sarebbe stata completamente diversa. Quindi l'azione in tali dimensioni nasce da un'idea distorta e razzista insita nelle Istituzioni che al contrario dovrebbero combattere tali fenomeni. L'azione è la riprova che a Mantova è insita nelle Istituzioni un'irrazionale volontà di stigmatizzazione e criminalizzazione di una piccola minoranza, già colpita duramente durante il fascismo e ancora oggi sottoposta a intimidazione inaccettabile in un Paese che si dichiara democratico.

La situazione a Trincerone è il frutto dell'inerzia della politica mantovana che non ha mai voluto ascoltare il grido di dolore che la comunità sinta mantovana lanciava da quel ghetto che è il "campo nomadi" di viale Learco Guerra. Un'inerzia che ha visto decenni di disinteresse, quando non proprio ostilità e violenza. Ancora oggi non c'è una soluzione seria e credibile per la chiusura dell'Area di viale Learco Guerra e per chi ha cercato in questi anni di costruirsi un percorso indipendente c'è oggi l'incubo del sequestro della propria casa. La beffa è ancora più crudele perchè le famiglie residenti a Trincerone hanno fatto tutto nella legalità ma nel 2005 è entrata in vigore una legge (Testo Unico 380) che ha trasformato in illegale tutto ciò che fino a 31 dicembre 2004 era legale (Legge 47/1985). Chi sono stati i cittadini italiani colpiti da quest'assurdità legislativa? I sinti. Un classico esempio di discriminazione razziale indiretta che dovrebbe essere bloccata e sanzionata dalla Direttiva 2000/43, forse la Magistratura non la conosce?

Chiediamo al Signor Prefetto l'istituzione di un tavolo con il Sindaco di Mantova e il Presidente della Provincia di Mantova con lo scopo di trovare delle soluzioni che sappiano contemperare diritti e doveri per tutti, partendo da quanto approvato dal Governo italiano e convalidato dalla Commissione europea su queste situazioni.


Dossier:

Azione spropositata con dispendio di uomini e forze senza precedenti. Controllate solo le proprietà delle famiglie sinte, tutte le altre proprietà non toccate dal blitz...

 Mantova, blitz contro le lottizzazioni abusive
Da stamani (26 marzo, ndr.) blitz delle forze dell'ordine al Trincerone di Mantova per controllare alcuni terreni su cui erano stati avviati lavori poi sospesi su ordine della Procura. Polizia locale, Carabinieri, Finanza, Forestale, Vigili del fuoco e Polizia di Stato, con i tecnici dell'Asl e dell'assessorato ai lavori pubblici del Comune, circa 150 uomini, hanno bloccato gli accessi al Trincerone; chiuse anche via Donati e via Parma. In azione anche unità cinofile. Sarebbero stati sequestrati quattro lotti su cui erano state edificate trenta casette. Diverse persone risulterebbero indagate per lottizzazione abusiva

Gazzetta di Mantova Mantova, lottizzazioni abusive al Trincerone - Maxi-blitz, scoperte anche villette con piscina

Circa 150 persone hanno controllato e posto sotto sequestro quattro lotti di terreno abusivo su cui erano state edificate circa trenta casette abusive, molte le persone indagate. Bloccati tutti gli accessi alla zona. Gli indagati sarebbero 12. Scoperte residenze e villette con piscina nascoste da siepi

altre foto

MANTOVA. Blitz delle forze dell'ordine al Trincerone per controllare alcuni terreni abusivi su cui, nei mesi scorsi, erano stati avviati lavori poi sospesi su ordine della procura. Polizia locale, Carabinieri, Guardia di Finanza, Forestale, Vigili del fuoco e Polizia di Stato, con i tecnici dell'Asl e dell'assessorato ai lavori pubblici del Comune di Mantova, circa 150 uomini, hanno bloccato gli accessi al Trincerone a partire dal Camattino; chiuse anche via Donati e via Parma. In azione anche unità cinofile provenienti da Milano.

Sarebbero stati posti sotto sequestro alcuni lotti di terreno su cui erano state edificate circa trenta casette. Diverse persone risulterebbero indagate per lottizzazione abusiva. Il blitz è scattato alle 9 dopo il concentramento in piazzale Montelungo di uomini e mezzi delle forze dell'ordine.

"Hanno usato uno spiegamento di forze dell'ordine fuori da ogni immaginazione. Sono arrivati in divisa e con le unità cinofil. Mia figlia si è spaventata e a mia madre è venuta la febbre". Chi parla è una delle persone a cui è stato notificato il sequestro del terreno e dei fabbricati. E intanto l'associazione Sucar Drom ha già annunciato che nelle prossime ore organizzerà una marcia di protesta in città.

26 marzo 2013


Gazzetta di Mantova La rabbia dei sinti dopo il blitz "Soldi sprecati dalle istituzioni"
Dura reazione della comunità all'operazione anti-abusivismo: "Chiederemo alla Corte dei Conti quanto è stato speso". Otto gli indagati - di Sandro Mortari



Il giorno dopo il blitz delle forze dell'ordine al Trincerone che ha visto nel mirino alcune famiglie nomadi, e non solo, per lottizzazioni abusive, il segretario dell'associazione Sucar Drom, Carlo Berini, si scaglia contro le istituzioni.

"Chiederemo alla Corte dei Conti di sapere quanto è stato speso per questa operazione che ha visto in campo più di 150 persone soltanto per notificare degli avvisi di abusi edilizi. Ho l'impressione - aggiunge amaro - che in un giorno si sia speso quanto in cinque anni si spende a Mantova per la mediazione culturale. Chiederemo un incontro con il procuratore capo Condorelli per capire che cosa stia succedendo". Un'idea, Berini, se l'è fatta: "Contro i sinti e i rom ci sono dei pregiudizi difficili da sconfiggere. Martedì abbiamo assistito a scene che mai avremmo voluto vedere. C'erano poliziotti ovunque, sono state bloccate delle vie pubbliche per cinque ore. Bambini e vecchi della nostra comunità erano sotto shock, e lo sono tuttora; una persona anziana è finita all'ospedale. Hanno buttato all'aria tutto alla ricerca di non so che cosa e, alla fine, non hanno trovato niente".

Nel frattempo, sul tavolo del procuratore ieri è arrivata la relazione sull'intera operazione effettuata martedì, assieme alla documentazione sequestrata (rogiti e materiale informatico) necessaria a comprovare il reato di lottizzazione abusiva. Le indagini, dunque, continuano. Il Comune, dal canto suo, ha avviato la procedura per confiscare gli otto lotti di terreno e le 24 strutture adibite ad abitazione, posti sotto sequestro e affidati alla custodia giudiziale degli stessi proprietari.

La comunità sinta è attonita ma reagirà, promette Berini. Già state preannunciate manifestazioni di protesta che, all'ultimo momento, sono state fermate dagli stessi organizzatori: "Le associazioni sinte e rom sono in agitazione - annuncia Berini - e già martedì volevano venire a Mantova da tutt'Italia per manifestare contro l'emergenza abitativa che abbiamo qui. Abbiamo preferito indurre tutti alla calma. Ora ci riuniremo per definire la strategia da seguire". Berini assicura di non aver ancora pensato a quali iniziative adottare, "ma nulla è da escludere, potrebbe anche essere che occupiamo piazza Sordello in maniera permanente". Un punto tiene a precisare il segretario di Sucar drom: "I sinti non hanno ville né piscine".

E difende chi è stato indagato per lottizzazione abusiva: "Al Trincerone c'erano solo persone che hanno cercato di costruirsi un futuro fuori dal campo nomadi quando, a fine anni 80, la legge consentiva di tenere le roulotte su terreni agricoli. Nel 2005 la legge è cambiata, il Comune non ha applicato il condono edilizio e, per la prima volta, una legge è diventata retroattiva tanto che, otto anni dopo, ci considerano dei criminali. Ma noi non lo siamo".

28 marzo 2013


Notizia di contorno:

"Macchinari comprati dagli zingari" ma li avevano rubati da una ditta - 28 marzo 2013
Un 44enne e un 39enne colti in flagranza a Revere, seguiti di nascosto fino a Gazzo e arrestati in un'azienda di rottami

    Italiani (si presume, non viene stranamente indicata la nazionalità) "prendono a prestito" macchine industriali, dicono di averle acquistate dagli zingari. Bottino: 1000 euro (principianti).

Sull'imponente operazione di polizia di ieri al Trincerone rilevo, con preoccupazione, l'enorme sproporzione tra le motivazioni dell'intervento e le modalità di esecuzione dello stesso. Quando mai un controllo per abusi edilizi richiede la presenza attiva - assieme ai tecnici comunali, a quelli dell'Arpa e agli agenti della polizia locale - di oltre 150 unità di tutti e cinque i corpi di polizia (Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza, Forestale e Vigili del Fuoco), addirittura con unità cinofile? Oltre tutto la posizione di irregolarità di alcune roulotte - irregolarità divenuta tale dopo la legge del 2005 - era ben nota al Comune di Mantova, tanto da essere stata oggetto di discussione in occasione dell'approvazione del Prg. Cosa c'entra, poi, la chiusura di tutti gli accessi al Trincerone, i bambini sequestrati in casa per ore o il sequestro di beni familiari come cd musicali, chiavette Usb o i computer dei bambini? Incredibile! Un atto amministrativo è stato trasformato in un problema di ordine pubblico, con una spettacolarizzazione inaccettabile che ha lanciato, consapevolmente o inconsapevolmente, un messaggio devastante: i sinti e i rom sono dei criminali. Mi aspetto una spiegazione ufficiale dai responsabili di questa operazione.

Claudio Morselli
Coordinatore provinciale
Sinistra Ecologia Libertà

Dichiarazione alla Gazzetta di Mantova, 28.03.2013

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