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Ungheria
Di Fabrizio (del 31/03/2013 @ 09:00:27, in sport, visitato 1237 volte)

ROMEDIA Foundation The sound of silence: Calcio ungherese, razzismo vergognoso - by Alastair Watt, 26 marzo 2013

Il 22 marzo a Budapest si è giocata Ungheria-Romania, importante partita di qualificazione per la Coppa del Mondo di calcio che si terrà in Brasile nel 2014, e dopo molti anni entrambe i paesi sono nella migliore posizione per partecipare a questo importante evento sportivo. Lo stadio Ferenc Puskas, che può contenere oltre 50.000 spettatori, avrebbe dovuto essere un'esplosione di suoni e colori, unendo un paese nella vittoria.

Invece, c'era silenzio. Assordante e, per l'Ungheria, imbarazzante silenzio. All'inizio dell'anno la FIFA, l'organo di governo del calcio mondiale, annunciava che l'Ungheria avrebbe giocato la sua prossima partita casalinga a porte chiuse, come punizione per i cori antisemiti dei suoi fan, prima e durante la partita con Israele dell'agosto scorso. Venerdì, l'Ungheria ha pareggiato con la Romania con un potenzialmente pericoloso 2-2, in un'atmosfera decisamente strana. Dopo aver segnato i goal, i giocatori ungheresi correvano per celebrare davanti ad un pubblico che non c'era. Ben presto la confusione è subentrata alla gioia iniziale.

Nel frattempo, fuori dallo stadio veniva disperso coi gas lacrimogeni dalla polizia anti-sommossa un folto gruppo di manifestanti in passamontagna che sventolavano le bandiere dello Jobbik. Il bel gioco veniva marchiato da atti orribili.



Una partita tra Ungheria e Romania sarebbe comunque surriscaldata in ogni circostanza, data la lunga rivalità tra i due paesi, e una significativa minoranza di Ungheresi che vivono in Romania. Dal punto di vista calcistico è uno scontro tra due3 nazioni riemergenti, con una generazione nuova ed emozionante di giocatori. Tuttavia, l'incontro non è stato marcato né da rivalità né da tecnica brillante. E' stato più caratterizzato da quell'atmosfera vuota ed inquietante, che ha mostrato la malattia pervasiva ma raramente affrontata dal paese: il razzismo. L'Associazione Calcistica Ungherese, distintasi per la perdita di oltre 100.000 euro a seguito del divieto, ha reagito, no condannando quei canti vili, ma facendo ricorso contro la decisione. Ha sostenuto che la punizione era "dura" e "sproporzionata". Eppure, sono gli stessi che promettono di "espellere le voci estremiste dal calcio ungherese".

Senza dubbio, un messaggio ambivalente. Da un lato, si vuole liberare il gioco nazionale dal razzismo. Dall'altra, quando un incidente razzista nazionale viene perpetrato dai propri sostenitori, nel proprio stadio, si reagisce con debolezza e indulgenza. E' stata un'occasione tristemente mancata per prendere una posizione contro il razzismo. Il loro ricorso è stato ovviamente respinto dal Tribunale arbitrale per lo Sport. Erano gli Ebrei il bersaglio di agosto, ma il razzismo e l'odio contro i Rom e i giocatori di colore si sono diffusi da anni nel calcio ungherese.

Assistetti alla mia prima partita in Ungheria nell'ottobre 2011, al Florian Albert Stadium, sede del Ferencvaros, la squadra più popolare di Budapest. Non memorabile la partita contro il Videoton. Ma ciò che vidi e sentii sugli spalti lo fu. "Cigano" (zingaro) gridò una coppia di tifosi Fradi (Ferencvaros) alla mia destra, quando il portiere avversario corse verso la fine dello stadio.

Epiteto che, imparai presto, è tra i preferiti dalla folla. E' usato per ogni apparente infrazione. L'arbitro prende una decisone da contestare: "Cigany!". Un giocatore del Ferencvaros compie un errore: "Cigany!". I tifosi avversari arrivano allo stadio: "Cigany!".

Questi cori sono stati resi illegali, ma la polizia non ha fatto niente. Se avessero applicato la legge alla lettera, ci sarebbero stati migliaia di arresti. Da altre parte in città, ad Ujpest per esempio, cori simili sono meno comuni nella mia esperienza, ma sono esistiti. Nel contempo, vengono diretti a gran voce fischi discriminatori e slogan di "scimmia" verso i giocatori di colore. Raramente c'è un servizio d'ordine o qualche forma di autocontrollo sugli spalti. Ci vorrebbe qualcuno di coraggioso che dicesse ai suoi compagni di tifo che questi cori razzisti sono inaccettabili, ed il coraggio è una merce rara nel calcio ungherese di oggi.



L'allenatore di un noto club ungherese, che preferisce rimanere anonimo, mi ha detto che sarebbe un "suicidio per la carriera" ingaggiare un giocatore romanì in Ungheria. Gli esempi sono dappertutto. Nel 2008-2009 il portiere Jan-Michael Williams, di Trinidad, giocò nel Ferencvaros. Quella che avrebbe dovuto essere una mossa interessante da parte di una squadra una volta famosa, diventò un acido autogol, dato che Williams era sottoposto a frequenti abusi razziali, anche da parte dei suoi "sostenitori".

Ricordando quella che descrive come la peggior esperienza della sua vita: "Sin dall'inizio c'erano abusi razziali, sia da parte della nostra che degli avversari. C'era il gesto della scimmia, "tornatene in Africa", manifesti e cartelli." I tifosi ed i giocatori del MTK Budapest, fondato anche da ebrei ungheresi, sono sottoposti a terribili abusi, tra cui il più inquietante è il "sibilo" (che imita ipl suono delle camere a gas naziste), ripetuto dai tifosi del Ferencvaros durante una partita agli inizi degli anni 2000.

Ne3gli anni recenti la scomparsa del calcio ungherese e le susseguenti scarse presenze in Europa e Champions League, hanno mantenuto a livello locale questo razzismo rampante, nascosto tra i confini ungheresi. Di tanto in tanto le autorità europee o mondiali mandano ammonimenti, ma le reazioni a livello nazionale riguardo al razzismo nel calcio sono di un'incertezza allarmante.

Hooligans di diverse squadre ungheresi sono noti per essere affiliati al partito di estrema destra Jobbik, che si sposta con rapidità per trarre profitto dai provvedimenti punitivi. Durante le manifestazioni tenutesi fuori dallo stadio prima, durante e dopo la partita, lo Jobbik faceva opera di proselitismo tra i tifosi colpiti dal divieto.



Questo è un test per i tifosi di calcio ungheresi. Si sentiranno accusati a torto come gruppo, aggiungendo le loro grida all'eco del pianto degli estremisti vittimizzati? O si coalizzeranno contro i razzisti i cui comportamenti minano i progressi della migliore selezioni di giovani calciatori dopo decenni?

Lo dirà il tempo, ma se il danno auto-inflitto alle loro speranze di prendere parte alla Coppa del Mondo non porterà ad una resistenza più attiva contro il razzismo, non so cosa potrà succedere. Sono passati sessant'anni da quando la più forte selezione ungherese (conosciuta come i magici Magiari) ottenne il suo miglior risultato, battendo l'Inghilterra a Wembley, ispirata dal grande Puskas.

Che farsa, quindi, che lo stadio a lui intitolato fosse deserto per colpa degli estremisti, che pure manifestavano al suo esterno, mentre il razzismo continua senza essere affrontato nel calcio ungherese.