Rom e Sinti da tutto il mondo

Ma che ci fa quell'orologio?
L'ora si puo' vedere dovunque, persino sul desktop.
Semplice: non lo faccio per essere alla moda!

L'OROLOGERIA DI MILANO srl viale Monza 6 MILANO

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Conoscere non significa limitarsi ad accennare ai Rom e ai Sinti quando c'è di mezzo una disgrazia, ma accompagnarvi passo-passo alla scoperta della nostra cultura secolare. Senza nessuna indulgenza.

La redazione
-

Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Fabrizio (del 16/11/2010 @ 09:35:04, in Italia, visitato 1916 volte)

Antefatto: alla fine del mese scorso diversi giornali pubblicano la notizia di una ragazzina rapita in Kosovo per essere data in sposa a Rom che risiedono in Italia nel campo di Coltano (PI). Su Internet ho trovato la bellezza di 82 articoli, e neanche uno che abbia sentito il bisogno di ascoltare anche il parere dei diretti interessati. Non per avvallare aprioristicamente la loro versione, ma per quello che tuttora si chiama "diritto di cronaca". Grazie ad Agostino Rota Martir, ecco cos'hanno detto:

Questa sera c'è stata la conferenza stampa al campo Rom di Coltano (PI) sulla vicenda della "sposa-bambina", in seguito alla campagna discriminatoria e diffamante portata avanti con ferocia, sopratutto dal Tirreno di Pisa, non ancora finita (ovviamente il Tirreno non era presente, perché ha ritenuto inutile ascoltare la voce Rom).

E' stato un bel momento perché i Rom finalmente hanno potuto parlare, raccontare, far sentire la loro voce..una conferenza stampa voluta e gestita solo da loro, non dalle Associazioni presenti, ma in disparte!
Che ha sorpreso anche i pochi giornalisti presenti, increduli pure loro per la piega presa dell'intera vicenda, di come è stata presentata dalla stessa stampa di fronte alle prove inconfutabili di decine e decine di foto e del racconto stesso dei Rom.

Ciao Ago

Coltano, Pisa, 15 Novembre 2010

Noi come nomadi, nella nostra tradizione di rom, noi da 2000 anni sposiamo i nostri figli da giovani, di 14, 15, 16, 17 e 18 anni. Per prima cosa noi conosciamo i genitori della ragazza e dopo, se i ragazzi sono d'accordo, cominciano a vedersi oppure (se sono lontani) a conoscersi attraverso il computer, e dopo alcuni mesi facciamo il fidanzamento. Se i ragazzi non sono d'accordo, non è mai successo tra i nomadi che si sono fatti sposare con la forza. I ragazzi si sposano se si piacciono, se non si piacciono non succede nulla e le famiglie cercano un altro sposo e un'altra sposa.

Non siamo gente che prendiamo ragazze con la forza, perché come famiglia vogliamo che i ragazzi si vogliano bene e vogliamo rimanere in buoni rapporti con l'altra famiglia.

Quando una ragazza si sposa, la madre della ragazza sceglie una donna di sua fiducia, spesso la moglie del sacerdote musulmano, che deve rimanere accanto alla futura sposa, per stare con lei, prepararla al matrimonio, rassicurarla e assisterla, e anche testimoniare della sua verginità per i suoi genitori. Questa è nostra tradizione di matrimonio: è una tradizione di cui tutti i rom sono consapevoli, e che ogni persona rom accetta liberamente. La nuora entra nella nuova famiglia, e diventa una nuova figlia, da lei si avranno nipoti e pronipoti, le si vuole bene come una figlia. Le due famiglie diventano come parenti perché nascono i bambini e il sangue si mischia.

Le cose che abbiamo letto sui giornali non sono vere e ci hanno colpito. Non sappiamo perché la ragazza ha detto queste cose. Noi vogliamo bene a questa ragazza, abbiamo fiducia in lei e nella sua famiglia che siamo parenti da trenta anni, non crediamo a quello che abbiamo letto sui giornali, vogliamo che la ragazza possa dire la verità. Lo stesso giorno che è successa questa cosa è stata presa un'altra ragazza minorenne, sposata con un ragazzo del campo, e ora non sappiamo dove sia finita neppure lei.

Ora con queste cose che si sono lette sui giornali per noi è diventata una vergogna andare a giro, tutte le genti pensano male di noi rom. Già prima tante persone ci giudicavano male, adesso per noi è diventato difficile andare a scuola, andare a lavorare, andare a fare la spesa perché la gente ci giudica e ci guarda male. Questo succede perché la gente legge le cose che si dicono ma non conosce le nostre tradizioni. Proviamo vergogna anche rispetto ad altri rom.

Chiediamo all'Italia di avere coscienza che le nostre usanze non sono solo nostre. Se provano a ricordare, anni fa anche nelle famiglie di italiani c'erano queste usanze, cioè matrimoni tra persone giovani, matrimoni combinati tra famiglie, si considerava importante la verginità e tante altre cose simili.

I rom del villaggio di Coltano


Aggiornamento delle 17.30

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Di Fabrizio (del 17/11/2010 @ 09:23:11, in Europa, visitato 1268 volte)

Da Hungarian_Roma

by Tom Mellen

09/11/2010 - Le autorità ungheresi hanno "mancato di registrare, indagare, perseguire e punire tutti i reati razzialmente motivati contro i Rom," ha dichiarato oggi Amnesty International.

Il gruppo per i diritti umani chiede all'amministrazione del Primo Ministro ungherese Viktor Orban di indagare a fondo sui tutti i violenti attacchi a sfondo razziale contro i Rom e fornire accesso alla giustizia alle vittime.

Uno studio di Amnesty sui violenti attacchi contro i Rom in Ungheria rivela come le carenze del sistema giudiziario ungherese ostacolino la prevenzione e la risposti a questi attacchi.

La legge ungherese sancisce l'incitamento all'odio ed ai crimini razziali.

Invece il numero di rinvii a giudizio e di condanne per attacchi a sfondi razziali appare basso, rispetto al numero di segnalazioni di queste azioni raccolte dalle OnG.

La polizia ungherese ha affermato che ci sono stati 12 attacchi a sfondo razziale nel 2008 contro le comunità rom e sei nel 2009. L'OnG ha registrato 25 attacchi nel 2009 e 17 nel 2008.

Amnesty sottolinea il caso di Robert Cs, 27 anni, e suo figlio di quattro anni, entrambe colpiti a morte mentre tentavano di scappare dalla loro casa che era stata data alle fiamme da una molotov nel villaggio di Tatarszentgyorgy alle prime ore del mattino del 23 febbraio 2009.

Anche se sono stati uditi i colpi, inizialmente la polizia aveva trattato il caso come un incidente.

L'attivista senior Nicola Duckworth di Amnesty, ha dichiarato: "Le mancate registrazioni, indagini, prosecuzioni e punizioni dei reati a sfondi razziali e dei rimedi alle vittime, sta spingendo le comunità rom a lasciare l'Ungheria."

"Le autorità ungheresi hanno il dovere di prevenire la discriminazione ed assicurare la giustizia alle vittime dei crimini d'odio. Ciò include l'obbligo di indagare se l'odio o il pregiudizio razziali o etnci abbiano giocato un ruolo in questo o altri attacchi simili."

Jobbik, il terzo partito nel parlamento ungherese, ha cercato di spostare la rabbia diffusa per i tagli UE e FMI e per la disoccupazione, sui Rom.

La TV di stato ha mandato in onda uno spot di Jobbik che etichetta come "parassiti" tanto i grandi banchieri che i "criminali zingari".

Tra gennaio 2008 e agosto 2009, i Rom in Ungheria sono stati oggetto di una serie di attacchi molotov e sparatorie, col bilancio di sei morti e diversi feriti gravi.

Tra le vittime una coppia sulla quarantina, un anziano, un padre con suo figlio di 4 anni e una madre con la figlia di 13 anni.

foreigneditor@peoples-press.com

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Di Sucar Drom (del 17/11/2010 @ 09:40:59, in blog, visitato 1237 volte)

Milano, parla l'avvocato dei Rom che hanno denunciato il Sindaco, il Prefetto e il Ministro Maroni
Dieci rom del campo di Triboniano citano in giudizio il sindaco di Milano, il ministro dell'Interno e il Prefetto della città. Inseriti in 'progetti di autonomia abitativa' istituzionali che avrebbero dovuto garantire a loro e ad altre 15 famiglie un alloggio di edilizia...

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La Caritas Migrantes diffonde il XX rapporto sull’immigrazione. Cinque milioni di stranieri incidono per l’11,1 per cento sul Pil italiano. Peccato che per i Paesi industrializzati "siano visti ancora come problema"...

Padova, XXVII Assemblea Nazionale dell'ANCI: "Le autorità locali e i Rom"
Oggi, nel contesto della crisi economica globale, i sistemi regionali e locali faticano a trovare risorse da investire in politiche di inclusione, mentre la coesione sociale è sempre più minacciata dal fenome...

Bisogna avere il coraggio di dire: basta!
Silvio Berlusconi: "E' meglio essere appassionato di belle ragazze che gay", questa è l’ultima volgarità che infiamma il dibattito in Italia. Alcune settimane fa Bossi ha chiamato “porci” i romani, il Senatore Ciarrapico si è chiesto se Fini abbi...

Slovacchia, Rom: quale futuro senza istruzione?
Amnesty International lancia un appello alle autorità affinché ogni bambino abbia un'istruzione senza discriminazione. Migliaia bambine e bambini rom in Slovacchia non ricevono la stessa istruzione dei loro coetanei non rom, perché ven...

Milano, denunciati il Sindaco Moratti e il Vice Sindaco De Corato
In data 29 ottobre 2010 su iniziativa dei volontari del Gruppo di Sostegno Forlanini è stata presentata alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Milano una de...

Il puro e l'impuro
Più volte mi hanno chiesto se avessi un dio in cui credere. So bene quanto sia importante per certe persone riconoscersi in una fede, in una religione, ma so anche che le religioni e le fedi possono portare all’intolleranza, al se...

Milano, seminario sull'inserimento lavorativo di rom e sinti in Lombardia
Seminario “Approcci ed esperienze per l’integrazione e l’inserimento lavorativo dei rom e sinti”, martedì 23 novembre 2010, ore 9.00 - 13.00, Sala Convegni, Via Pola 12/14, Milano, Sede Regione Lombardia...

Milano, il ruolo della comunicazione nella formazione del pregiudizio antizigano
La Federazione Rom e Sinti Insieme e l’associazione Upre Roma, nell’ambito della Campagna “Dosta!”, invitano a un dibattito pubblico con il ministro per le Pari Opportunità e il direttore del Corriere della Sera, giovedì 18 novembre alla Casa della Cultura di Milano, in via Borgogna 3...

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Di Fabrizio (del 18/11/2010 @ 09:01:15, in scuola, visitato 1486 volte)

Da Czech_Roma

By Karel Janicek (CP)

Praga, 10/11/2010 - I gruppi dei diritti umani hanno comunicato mercoledì di aver presentato una denuncia alla UE, accusando il governo ceco del mancato rispetto di una sentenza del tribunale, che interrompeva l'immissione di migliaia di bambini rom in salute nelle scuole per disabili mentali.

Il governo è finito sotto un fuoco accresciuto negli ultimi giorni per il terzo anniversario della sentenza del 13 novembre 2007 della Corte Europea dei Diritti Umani. Il Consiglio d'Europa, osservatorio pan-europeo sui diritti umani, dovrà esaminare il 30 novembre i progressi del paese.

La Repubblica Ceca ha mancato verso i bambini rom, dicono i gruppi dei diritti umani in una dichiarazione.

I bambini rom nella Repubblica Ceca "hanno continuato ad essere deviati in scuole sotto gli standard e classi per disabili mentali," ha detto James A. Goldston, direttore esecutivo della Open Society Justice Initiative, che si è aggiunta alla denuncia di European Roma Rights Center and del Greek Helsinki Monitor.

Ha aggiunto che i funzionari UE dovrebbero chiedere il termine della segregazione dei bambini rom, ed entro sei mesi adottare misure finanziarie e legali per aiutarli.

Il mancato rispetto della sentenza del tribunale potrebbe portare ad un nuovo procedimento giudiziario ed eventuali multe o sanzioni.

Il ministro dell'istruzione Josef Dobes ha difeso il proprio governo, sostenendo che gli emendamenti alla legislazione che proibirebbero di educare bambini sani alle stesse condizioni dei disabili mentali, dovrebbero essere presentati al governo entro la fine del gennaio 2011. Non è chiaro quando diventerebbero effettivi.

La legislazione dovrebbe "assicurare pari accesso all'istruzione nelle nostre scuole, e con ciò concordo pienamente," ha detto. Ma ha aggiunto che il suo ministero era ancora in attesa delle reazioni da parte delle autorità regionali e degli esperti.

Secondo Amnesty International, [...] i Rom costituirebbero l'80% degli studenti nelle scuole ceche per disabili mentali. I Rom sono una delle più grandi, povere e a maggior tasso di crescita minoranze d'Europa. Si stimano che dai 7 ai 9 milioni vivano nella Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria, Bulgaria ed altri paesi.

"Siamo particolarmente preoccupati per questo terzo anniversario dove il ministero dell'istruzione sembra aver rinunciato ad ogni pretesa di riformare il sistema," ha detto Robert Kushen, direttore esecutivo dell'European Roma Rights Center di Budapest.

Kushen ha detto che la situazione nella Repubblica Ceca "non è unica".

In due altri casi distinti, la corte ha sentenziato che i bambini romanì affrontano un simile tipo di discriminazione in Grecia e Croazia, ha detto Kushen, aggiungendo che sono mandati in scuole speciali anche in Slovacchia, Serbia, Ungheria, Bulgaria e Romania e che persino la Spagna ha "un grave livello di segregazione".

[...] Amnesty International ha detto in un rapporto che le autorità ungheresi dovrebbero indagare sugli attacchi a sfondo razziale contro i Rom, e che i Rom vittime di violenti attacchi spesso mancano di accesso ai servizi di sostegno per affrontare il loro dolore e altri problemi [vedi QUI ndr].

"I Rom sono sovra-indagati come potenziali criminali e sotto-indagati come possibili vittime," ha concluso Nicola Duckworth, direttore regionale di Amnesty International.

A settembre, i pubblici ministeri hanno nuovamente denunciato quattro uomini sospettati di aver effettuato una serie di attacchi contro i Rom in diversi villaggi ungheresi, durante i quali sono state uccise sei persone, ma i cui casi devono essere ancora portati in tribunale.

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Di Fabrizio (del 19/11/2010 @ 09:52:21, in Italia, visitato 1403 volte)

Ricevo da Agostino Rota Martir

E' dura, ma non ci si può arrendere, perché è fondamentale per tutti, non solo per i Rom ma per tutti noi, riuscire a tenere alta la guardia, anche se sappiamo di essere in pochi a lottare contro una "macchina del fango" collaudata e che continua a vomitarlo sopratutto sui rom, con l'intento di manipolare e condizionare l'opinione pubblica, ma non solo questa...  e falsare deliberatamente la realtà dei fatti.

Ieri mattina (16 Novembre) sull'autobus di linea Livorno-Pisa una mamma rom di Coltano, viene aggredita verbalmente dai passeggeri presenti, la sua colpa è di essere Rom e del campo Rom di Coltano, ormai visto dall'opinione pubblica pisana come luogo infamante e di degrado culturale e umano.

Qualche settimana fa anche in un Centro Caritas vicino ad Ardenza (LI) che distribuisce abiti, si ripete più o meno la stessa scena, con un'altra donna Rom di Coltano.

Non vengono nemmeno risparmiati i bambini Rom a scuola, visti e indicati a dito dai loro compagni come gente pericolosa... bambini che tornano a casa piangendo e con la tristezza sui loro volti.

Trovare un idraulico disposto a fare dei lavori all'interno del Villaggio, è un'impresa non certo facile: prevale il timore, la paura di finire chissà come... oppure il rifiuto come principio.

Penso che la redazione di Il Tirreno di Pisa potrà gioiosamente brindare, per aver raggiunto lo scopo prefissato, e finalmente premiare la loro giornalista di punta, C. V. per essere riuscita a creare il clima giusto, di rivolta nei confronti della comunità Rom di Coltano. Ognuno fa le sue scelte: meglio avere una città feroce verso i Rom che sondare, confrontare per cercare di capire la verità dei fatti, come farebbe un serio cronista. Scelte redazionali: tutto in nome "dell'integrazione" ovviamente, "siamo una testata aperta, democratica e tollerante", che sa utilizzare, quando è necessario anche la giusta dose di persecuzione, pur di delegittimare il popolo Rom. Recentemente, alcuni studiosi e ricercatori non hanno esitato di usare il termine "genocidio", in nome della sicurezza portata avanti oggi, anche all'interno dei Tribunali minorili in Italia in materia Rom: "Dalla tutela al genocidio?" (ed. CISU, 2010)

Anche i servizi sociali del comune di Pisa sembrano allinearsi ed adattarsi perfettamente a questa campagna a senso unico. E' preoccupante il silenzio di quei operatori che conoscono a sufficienza la realtà dei fatti, e l'infondatezza delle gravi accuse. Hanno avuto modo di vedere la "bambina sposa", forse anche di parlarci insieme, di vederla serena e libera di muoversi all'interno del campo. Con gli stessi indagati, ancora in carcere hanno lavorato insieme, mangiato insieme, gli hanno aperto le porte di casa loro, hanno anche raccontato le loro difficoltà, a volte hanno pure litigato insieme. Sono quegli stessi operatori che non tanto tempo fa, di fronte ai tagli previsti dal comune riguardante il settore sociale, non hanno esitato a manifestare e protestare per far valere l'importanza di lavorare per "l'integrazione dei Rom", per non perdere il cammino fatto finora a fianco dei Rom di Coltano... allora manifestavano per non perdere un lavoro o una occupazione, che può essere sacrosanto! Perché ora non sanno (o non vogliono) esprimere un loro parere su questa vicenda? Il loro silenzio grida forte e lo si sente eccome tra le dimore dei Rom! Perché si dovrebbe riconoscere la loro professionalità solo quando il posto di lavoro è minacciato da possibili tagli?

Questa vicenda rivela anche la totale mancanza di autonomia da parte di tanti soggetti attivi nel sociale e pone degli interrogativi molto seri anche sulle finalità dichiarate di tanti Progetti Rom: migliorare la condizione sociale, culturale ed economica di rom!?

Al fango i rom, in genere sono abituati, quello dei campi e del nuovo villaggio... dobbiamo tutti temere invece il fango del pregiudizio, dell'intolleranza e del razzismo che sta montando senza alcun argine, che decima senza pietà delle intere famiglie Rom, e che non sa dare spazio al punto di vista diverso dal nostro, fino a negare il diritto di voce e la loro presunzione di innocenza. Quando la verità dei fatti sarà accertata sapremo riconoscere il fango nauseabondo che forse sta anche dentro di noi o abbiamo imparato troppo rapidamente a conviverci comodamente?

Campo Rom – Coltano 17 novembre 2010

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Di Fabrizio (del 20/11/2010 @ 09:28:42, in musica e parole, visitato 1658 volte)

sabato 27 novembre alle 17.30
SALA CONFERENZE, BIBLIOTECA LAZZERINIANA PRATO

Introduce: Andrea Valzania per Spazio Pubblico
Intervengono:

LUCA BRAVI autore del libro "Tra inclusione ed esclusione. Una storia sociale dell’educazione dei rom e dei sinti in Italia" edito da Unicopli

PINO PETRUZZELLI scrittore e attore

saranno disponibili copie del libro

un ringraziamento particolare a CARLO TRAINA, per averci regalato la fotografia per l'invito. Grazie.

L'appuntamento su Facebook

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Di Fabrizio (del 20/11/2010 @ 09:37:37, in scuola, visitato 1832 volte)

Segnalazione di Stefano Pasta

Buongiorno,
Sono una mamma milanese, abito al quartiere Feltre, ho tre figli, una libera professione che mi impegna molto, un marito, una casa; la mia vita insomma, come tante altre donne milanesi, sempre un po' trafelata e con l'impressione di aver poco tempo per tutto.

Sabato 20 novembre, insieme ad altre mamme e maestre del mio quartiere, festeggerò in maniera speciale questa data, da tutti conosciuta come la giornata dei diritti dei bambini, perché è l'inizio della storia che qui racconto.
 
ANTEFATTO
Tutto nasce due anni fa nel campo rom di via Rubattino, una vera e propria favela cresciuta ed autorganizzatasi in un ex centrale Enel abbandonata, nella nostra zona. Le famiglie di rom romeni sono molte, moltissimi i bambini in età scolare che a scuola non vanno.

Vista la stabilità del campo la Comunità di Sant'Egidio, che da anni segue la comunità rom, prende l'iniziativa ed iscrive una decina di bambini nelle tre scuole della zona: le scuole primarie Toti, Morante e Munari.

Per i bambini è la prima volta nelle scuole dei "gagè", sconosciuti e temuti. Per le famiglie italiane del quartiere è il primo incontro con i bimbi rom e con le loro famiglie, altrettanto sconosciute e temute.

Questa semplice esperienza da subito sovverte i pregiudizi. Ci aspettiamo bambini particolarmente problematici, arrivano invece bambini preoccupati e timorosi ma che in breve tempo vengono a scuola con contentezza. I bambini rom hanno nomi, storie, sorrisi e dopo qualche mese si sentono parte dell'esperienza scolastica legandosi alle classi e alle maestre.

In seconda con mia figlia arrivano due gemelline, Cristina e Florina. Il primo giorno di scuola piangono spaventate. Viene inviato un bambino romeno a dir loro che non devono aver paura, la scuola è un bel posto.

Alla recita di Natale di quel primo anno scolastico le vedo felici ed emozionate sul palco che richiamano l'attenzione dei loro genitori mentre cantano.

L'anno scolastico si conclude, i bambini sono ben inseriti. I genitori rom arrivano a prendere le pagelle a scuola eleganti e rispettosi. Sono contenti di poter mandare a scuola i loro figli.

Molti di loro non sanno né scrivere né leggere e si sentono ciechi, come ci raccontano.

L'anno scolastico successivo inizia con molti altri bambini rom che vengono a scuola: nelle tre scuole ce ne sono una trentina. Sono arrivati fratellini e cugini. La scuola è un bel posto.

LO SGOMBERO DEL 19 NOVEMBRE SCORSO
Ma nel novembre scorso arriva lo sgombero della favela dove ormai vivono quasi trecento persone. E' pieno inverno, manca un mese a Natale e sono le giornate in cui in Comune si celebra con gran enfasi la dichiarazione dei diritti dell'infanzia. Lo sgombero viene effettuato senza nessun ragionamento né percorso previsto a tutela dell'esperienza scolastica dei minori del campo.

Quel mattino sono in studio, so dello sgombero. Apro le pagine on line dei quotidiani milanesi ed iniziano a scorrere sotto i miei occhi le foto. Vedo Cristina e Florina, gli occhi coperti dalla striscetta nera, piangenti accanto alla loro mamma, con gli zainetti di scuola in spalla.

In quel momento mi rendo conto che quei bambini non potranno più venire a scuola.

Per un mese settanta bambini, alcuni piccolissimi, e le loro famiglie vivono dormendo per strada, ovunque, qui in zona, senza neanche più il tetto di una baracchina sulla testa. Molti spariscono per mesi. A scuola non viene più nessuno di loro per settimane.

Un gruppo di genitori italiani e di maestre rimangono sconvolti davanti ad una così plateale violenza. Questi bambini sono naturalmente bambini come i nostri, ma di fatto non possono più venire a scuola perché poveri e figli di senza tetto.

Molte famiglie vengono ospitate nei giorni più freddi dai compagni di classe italiani e dalle maestre. Le associazioni umanitarie fanno appelli ad una moratoria degli sgomberi per soccorrere le famiglie più provate. Le istituzioni cittadine tacciono o addirittura rispondono sprezzanti.

NASCE IL VINO R.O.M.
Nei mesi successivi abbiamo lavorato per ricucire il più possibile di questa esperienza frantumata e per sostenere le famiglie dei bambini che a fatica e con tenacia sono tornati a frequentare le nostre scuole nonostante una vera e propria persecuzione li cacciasse ogni poche settimane da un rifugio ad un altro. Sempre le stesse famiglie, sempre gli stessi angoli abbandonati di città dove si nascondevano. Sgomberi costosissimi senza nessun risultato. Cosa si sperava di ottenere, che sparissero? Per sottrarre queste famiglie alla indicibile povertà in cui vivono bisogna tendere loro una mano per trarli dal fango. Non continuare a spezzare i legami che possono aiutarli ad iniziare un percorso di integrazione.

Con l'appoggio del Gas Feltre, un gruppo di acquisto di zona, e di Intergas, genitori e maestre hanno ideato un' iniziativa di raccolta fondi per sostenere con borse di studio e lavoro le famiglie di questi bambini: la vendita del vino R.O.M. (Rosso di Origine Migrante) messo a disposizione da un viticoltore toscano la cui cooperativa aveva in comune con i rom una storia di sgomberi.

Il vino R.O.M. ha incontrato tantissima solidarietà e le sottoscrizioni hanno consentito di approntare le prime borse lavoro e borse di studio. La Comunità di Sant'Egidio ci ha seguito in ogni passaggio e ci ha supportato con la sua esperienza nell'intraprendere percorsi di integrazione e di autonomia per le persone rom che vivono senza tetto in Italia.
 
BORSE LAVORO, BORSE DI STUDIO, INSERIMENTI ABITATIVI ED AMICIZIE
Durante l'anno che si conclude domani, con le nostre poche forze di semplici cittadini, il nostro poco tempo, ed i pochi soldi raccolti abbiamo coinvolto circa dieci famiglie rom di bimbi che vengono nelle nostre scuole in percorsi di reinserimento lavorativo (tre papà ed una mamma), ripresa di percorsi scolastici (tre fratelli adolescenti frequentano "scuole bottega" dove imparano un lavoro), uscita dal campo di quattro famiglie che sono riuscite ad andare a vivere in casa. E poi le merende fuori da scuola, le feste di compleanno insieme, l'affetto ed il sostegno nei momenti più duri, che lo scorso inverno sono stati tantissimi. Quanto freddo nelle tende sotto la neve o cercando vestiti asciutti nel campo allagato per mandare i bambini a scuola.
 
CONCLUSIONE
Sono una mamma milanese come tante altre, che un anno fa, insieme ad un manipolo di genitori e maestre di buona volontà, nell'affanno delle nostre vite quotidiane,  si è detta intimamente "io no" davanti all'espulsione di bambini poveri da scuola, l'unica possibilità per loro di un futuro diverso.

Mi guardo indietro e quasi incredula vedo quanta strada abbiamo fatto tutti insieme quest'anno.

Credo che un giorno gli amministratori cittadini saranno chiamati a rispondere dell'aver scientemente e deliberatamente tanto distrutto (con centinaia di migliaia di euro dei cittadini spesi inutilmente negli sgomberi) quando, con pochi soldi e la sola volontà di farlo, si è potuto e si può costruire tanto nella direzione della giustizia e di un migliore futuro per tutti.

Bianca Zirulia

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Di Fabrizio (del 21/11/2010 @ 09:23:25, in Kumpanija, visitato 1384 volte)

Inviato da Patrizia Ciuferri 18 Novembre, 2010

"… in classe è venuto il mediatore culturale, Graziano e ci ha spiegato le diverse usanze tra Roma e italiani. Io sono sinto e le mie usanze sono ancora diverse, perché sono mezze zingare. Questo argomento mi è piaciuto perché per una volta hanno parlato di una cosa che mi riguarda e per questo mi sono sentito importante…" Daniele (ragazzo sinto)

E' con queste parole, testimonianza di un ragazzo di etnia sinti, che si apre il sito dell'associazione di promozione sociale, Romà Onlus, nata nel 2008 (www.romaonlus.it).

La mission di Romà Onlus che riunisce soci rom (in maggioranza) e non rom, è quella di promuovere gli aspetti positivi della cultura rom e la capacità dei Rom di interagire con la collettività attraverso la riscoperta e la valorizzazione della storia e delle loro tradizioni., nonché la loro partecipazione attiva e propositiva alla vita sociale.

Attraverso la conservazione della memoria e della storia dei rom, lo scopo dell'associazione è sostenere il processo di integrazione dei Rom per mezzo di progetti e attività volte a promuovere l' all'accrescimento spirituale, politico, sociale della comunità Rom e Sinti nei vari ambiti dell'istruzione, della consapevolezza culturale, della mediazione sociale e culturale, del sostegno all'impiego.

Impegnata nel sostegno all'istruzione e nel tutoraggio finalizzato all'accesso all'istruzione superiore e alla creazione di luoghi di aggregazione per adolescenti di origine rom, Romà Onlus è anche volta alla promozione e allo sviluppo di attività no-profit come fattore di coesione sociale, impegno civico, emancipazione delle donne rom, diffusione dei valori di pace e cittadinanza attiva, contrasto alla discriminazione e all'esclusione sociale.

Lo staff di Romà Onlus si avvale di un nutrito gruppo di professionisti tra cui mediatori linguistici e interculturali, registi e progettisti specializzati nel reinserimento sociale di giovani in difficoltà e nella realizzazione di corsi di formazione.

Tra i molteplici servizi messi a disposizione dell'associazione, laboratori che spaziano dall'intercultura alla gastronomia, passando per l'arte, il cinema digitale e la lavorazione del rame. Attraverso le molteplici professionalità presenti nello staff di cui si avvale l'associazione, Romà Onlus ha elaborato una serie di attività volte a incentivare l'integrazione e il dialogo reciproco tra bambini e ragazzi rom e non, attività estive per bambini e ragazzi, interventi di mediazione culturale nelle scuole, formazione per insegnanti, tutoraggio e accompagnamento all'istruzione superiore.

Allo scopo di favorire la partecipazione e la cittadinanza attiva dei rom, è nata Rete Rom, che promuove a livello locale il coordinamento Rom a Roma, essendo anche fondatrice della Federazione Romanì e, a livello internazionale, membri di Ternype, fondata nel gennaio 2010 da diverse organizzazioni Rom giovanili provenienti da Albania, Bulgaria, Germania, Ungheria, Italia, Slovacchia, Spagna e Polonia.

Nell'ambito di un progetto per un Istituto di cultura Rom, un angolo dedicato all'approfondimento della cultura rom, chiamato Romanipé, una sezione web dedicato alle pillole di approfondimento sulla cultura, la storia e la lingua del popolo rom.

Romà Onlus, in collaborazione con Stalker – Osservatorio Nomade ha inoltre ideato e realizzato Romano Hapé, il catering di cucina romanes che nasce con l'idea di raccontare la diversità culturale attraverso il cibo e la gastronomia e di creare un momento di condivisione in cui le donne rom e le giovani partecipanti possano scambiarsi pratiche e saperi.
Visto l'enorme successo, tale progetto si è proposto e si propone come catering per occasioni pubbliche e private. Ha visto coinvolti gli studenti dello IED – Istituto Europeo di Design, che hanno messo a disposizione le loro conoscenze per pensare, insieme alle giovani donne rom, un piano di presentazione e comunicazione attraverso blog, volantini e al packaging dei piatti preparati.
Da allora il Romano Hapè ha preso parte a numerose iniziative pubbliche quali il Primo Congresso Nazionale della Federazione Rom e Sinti, l'edizione 2009 del Festival Internazionale di Fotografia di Roma.

Contatti:

Romà Onlus
Via Altavilla Irpina, 34/36
00177 Roma
Tel 0664829795
Fax 0664829795
info@romaonlus.it

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Di Fabrizio (del 21/11/2010 @ 09:56:37, in Italia, visitato 1367 volte)

Famiglia Cristiana.it 19/11/2010 di Stefano Pasta

Ennesimo sgombero a Segrate. Per Cristina, la bimba nomade di dieci anni di cui una maestra ha parlato a "Vieni via con me", è lo sgombero numero diciassette.
 
Un momento dello sgombero del 18 novembre, a Segrate.

La mattina del 18 novembre, sotto una pioggia battente e implacabile, polizia e carabinieri hanno sgomberato gli 80 rom rumeni che abitavano in via Fermi, a Segrate, ricco comune alla periferia est di Milano. Qui, seguiti dalla Comunità di Sant’Egidio, 14 bambini andavano regolarmente a scuola, 15 uomini lavoravano con contratto regolare nell’edilizia e 4 adolescenti, dopo anni di dispersione scolastica, avevano intrapreso un percorso di avviamento professionale. Marius, a 17 anni, è passato dall’elemosina a un corso di idraulica e a un tirocinio per riparare le tubature di molte case milanesi. Ora l’ennesimo sgombero mette a rischio questi passi concreti verso l’integrazione.

Il 18 novembre non è solo la data dello sgombero di via Fermi: è anche il diciassettesimo sgombero subito da Cristina, 10 anni, in un solo anno. Quando nel settembre 2008 abitava al campo di via Rubattino, Cristina ha iniziato a frequentare la quarta elementare. Nell’ultimo anno, a causa degli sgomberi, ha perso molti giorni dell’anno scolastico e ha dovuto cambiare tre scuole. La sua famiglia è molto povera; per questo, e non certo per scelta, ha una baracchina al posto della casa. Quando uno sgombero rade al suolo anche quella, rimangono i cavalcavia o un telo di plastica fissato su dei legni. Ha provato a vivere anche sottoterra, sgomberata anche da lì. Cosa perde Cristina ad ogni sgombero? Giocattoli? No, non ne possiede. Vestiti? Ben pochi. Perde invece un riparo dal freddo e dalla pioggia, la bombola e il fornello che le consentono di mangiare qualcosa di caldo.

Ma perde anche le sue radici: il luogo dove tornare e che riconosce come "casa", gli amici rom, che si disperderanno, gli amici italiani, da ritrovare ogni giorno a scuola, le maestre che l'aspettano per accompagnarla a scuola, quella scuola che le consentirà un giorno di essere una cittadina al pari degli altri, di essere rispettata, di comprendere e difendersi. La maestra Flaviana Robbiati aveva letto l’elenco degli sgomberi subiti da Cristina durante la trasmissione Vieni via con me di Fazio e Saviano. Dice: “Don Lorenzo Milani sostiene che chi conosce mille parole è più libero di chi ne conosce cento. É forse per questo che oggi si sgombera Cristina? Per impedirle di essere domani libera e con una dignità riconosciuta e rivendicata? Intanto, ancora oggi, si è svegliata con i lampeggianti blu della polizia.”

I diciassette sgomberi subiti da Cristina in un anno danno un volto al caso zingari, all’emergenza nomadi. Il rifiuto degli zingari è diffuso negli ambienti più diversi, criminalizza un piccolo popolo sostanzialmente indifeso. In nome della preoccupazione per la sicurezza dei cittadini, lo zingaro diventa spesso la personificazione del male. Ma il caso zingari ci pone di fronte a una domanda decisiva, quella del modo in cui vogliamo vivere. Avere un nemico facilmente identificabile può perfino essere rassicurante, ma dobbiamo sapere che spesso ha il volto di Cristina.

Le famiglie di via Fermi sono una parte dei rom che da un anno, con costi enormi, sono alternativamente respinte dall’area di via Rubattino (Milano) e da Segrate. Si sceglie ripetutamente lo strumento dello sgombero, effettuato in assenza di reali proposte alternative, sgomberando per sgomberare, per poi lasciare rioccupare la medesima zona e ricorrere successivamente, con clamore mediatico, a un ulteriore allontanamento. Quando illusoriamente si parla dei luoghi sgomberati come “restituiti alla città” o “liberati”, si dimentica spesso che i rom sono uomini, donne, anziani, bambini, soprattutto bambini.

Elenco degli sgomberi subiti da Cristina, 10 anni, Rom

  1. 19 novembre 2009: sgomberata del campo di via Rubattino
  2. 20 novembre 2009: sgomberata da un edificio abbandonato a Segrate
  3. 21 novembre 2009: sgomberata da un capannone fatiscente sotto la tangenziale di Rubattino
  4. 2 febbraio 2010: sgomberata da via Siccoli
  5. 4 febbraio: sgomberata da Quarto Oggiaro, torna a Segrate in un capannone
  6. 24 febbraio: sgomberata da via Carlo Reale
  7. 25 febbraio: sgomberata da via Bovisasca
  8. 10 marzo: sgomberata dall'area di via Durando.
  9. 6 aprile: sgomberata da Segrate.
  10. 7 settembre 2010: sgomberata dell'area ex Innocenti di via Rubattino. È la stessa area da cui era stata sgomberata dieci mesi prima.
  11. 8 settembre 2010: sgomberata da via delle Regioni a Redecesio (Segrate).
  12. 9 settembre 2010: dorme per strada in zona Lambrate, ma al mattino è allontanata.
  13. 10 settembre 2010: allontanata dal ponte della tangenziale di Rubattino.
  14. 21 ottobre 2010: sgomberata del campo di via Umbria a Redecesio (Segrate).
  15. 22 ottobre 2010: allontanata da un parcheggio nelle vicinanze dell’ospedale Sacco.
  16. 23 ottobre 2010 – 27 ottobre 2010: Cristina e la sua famiglia dormono in vari punti della città (Bovisa, Lambrate, …) e sono allontanati tutti i giorni.
  17. 18 novembre 2010: sgomberata da via Fermi a Segrate.
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Di Fabrizio (del 22/11/2010 @ 09:05:34, in musica e parole, visitato 1601 volte)

Segnalazione di Stefano Nutini

da Liberazione 18 novembre - Roberta Ronconi

Che il popolo zigano (rom e sinti, in particolare) sia stato vittima dell'Olocausto nazista nella Seconda guerra mondiale è cosa relativamente nota. Ma, al contrario di quanto avvenuto per lo sterminio degli ebrei e persino degli omosessuali (pensiamo al magnifico Bent) non ha avuto grande rappresentazione cinematografica. Strano che a cogliere il testimone sia un regista (ma prima ancora, musicista. Ci tiene a sottolinearlo) come Tony Gatlif, conosciuto nel mondo della settima arte come "il principe degli zigani", francese di origini algerine, premi Cesar per la musica dei suoi Gadjo dilo e Demone flamenco, migliore regia a Cannes nel 2004 per il bellissimo Exils. In questi giorni è a Roma, ospite del Medfilm, Festival del cinema mediterraneo, dove porta in concorso il suo Freedom, canto di libertà sulla deportazione zigana nella Francia di Vichy.

Come mai ci ha messo tanto tempo a fare un film sull'Olocausto zigano, popolo che da sempre è protagonista del suo cinema? Eppure era un tema rimasto scoperto...
Da quando ho iniziato a fare cinema ho pensato di realizzare un film sulla persecuzione nazista del popolo gitano. Ma sono un cineasta libero, moderno, mi piace lasciare libera la camera e non amo per nulla le sofisticazioni né tantomeno le ricostruzioni. L'Olocausto richiedeva per forza di cose una ricostruzione e questo mi ha frenato a lungo. Se non ci fosse stata l'urgenza di parlarne, probabilmente non lo avrei fatto nemmeno ora.

E l'urgenza le è venuta dalle scelte di espulsione di Sarkozy ?
Ho iniziato a pensare a questo film tre anni fa, quando nulla in Francia era ancora successo, ma si sentiva che i tempi erano maturi, e che si sarebbe arrivati a scelte estreme. Volevo fare un film che parlasse di un passato capace di fare da forte eco nel presente.

Vuol dire che c'è un parallelo tra la Francia di Vichy e quella di oggi?
Assolutamente no. Voglio però dire che oggi in Francia si respira un'aria da anni Trenta, cioè di quegli anni che vengono prima dello scoppio della guerra, quando si gettano le basi per quello che sarebbe successo.

La Francia, come l'Italia, ha al momento le politiche tra le più dure in Europa verso le minoranze etniche. Ci sono dei motivi specifici che legano i due paesi in questa intolleranza?
Bisogna dire che prima dell'inasprimento di questa estate, la Francia è stata in realtà molto tollerante con il popolo gitano. Ci sono situazioni ben peggiori in Romania, ma anche in Slovacchia o in Ungheria. E gli inasprimenti non dipendono mai dai popoli, ma dai governi che li guidano. Quando la politica ha bisogno di capri espiatori, i gitani funzionano sempre.

Ad essere sinceri, rispetto al popolo zigano, francesi e italiani danno spesso il "meglio" della loro intolleranza...
Per quanto riguarda la Francia, che conosco meglio dell'Italia, a favore della politica di espulsione di Sarkozy è il 55% della popolazione, contro il 45% più tollerante. Una percentuale che va benissimo, è normale che sia così.

Perché normale? Anzi, mi permetta di chiedere, cosa è che rende così difficile "il vicinato" con il popolo zigano?
Prima di tutto bisogna sottolineare che il popolo dei gitani è europeo al cento per cento. Sono in questo continente da sempre, dal tempo degli ottomani, da quando le province dovevano ancora formarsi. C'è un problema di convivenza, di vicinato diciamo, è vero. Ma il problema non sta nel popolo gitano, estremamente tollerante verso gli altri. Piuttosto nel popolo dei sedentari, nel popolo gadjo. E' questo che andrebbe psicanalizzato per cercare le ragioni di tanto odio.

Un'eccezione in Europa è rappresentata dalla Grecia, dove rom e sinti vivono senza grandi difficoltà.
la Grecia è una terra frastagliata, fatta di migliaia di isole, e non ha una struttura industriale forte. Insomma, è una terra con meno regole dove i gitani si muovo liberamente, lavorando a stagione da isola a isola e fornendo un servizio itinerante molto apprezzato dai greci.

In "Freedom" racconta la storia di un piccolo gruppo di zingari arrestati e internati durante il loro viaggio per i villaggi francesi dove un tempo andavano tranquillamente a vendemmiare. Sceglie di non mostrare lo sterminio direttamente, ma in modo laterale, attraverso le conseguenze quotidiane della repressione.
L'Olocausto è un tema complesso da trattare e, appunto, io non amo un cinema statico, di ricostruzione. Anche se qui ho dovuto comunque ricostruire ambienti, costumi, oggetti, abitudini. Però ho cercato di manenere al massimo il mio spazio di libertà, per me e per la camera.

La musica di solito ha una parte preponderante nel suo lavoro, qui l'ha lasciata più al servizio delle immagini e del racconto.
Perché quest'ultimo, il racconto appunto, era più importante e voleva il suo spazio. Ho dovuto quindi creare una musica che semplicemente sottolineasse gli eventi. Mentre di solito la uso proprio come forma primaria di racconto delle emozioni. Ma anche in questo film c'è un momento in cui si capisce cos'è la musica per il popolo zigano. Quando trasformano la canzoncina fascista Marechal nous voilà in una allegra ballata. Senza intenti denigratori, solo perché per loro la musica è viva ed è capace di trasformare la realtà.


A proposito: ricordo ai milanesi e dintorni, che stasera alle 21 si proietterà SWING di Toni Gatlif, al circolo Arci Martiri di Turro in via Rovetta 14. Ingresso libero con tessera ARCI

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