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Se il fango è anche dentro di noi
Di Fabrizio (del 19/11/2010 @ 09:52:21, in Italia, visitato 1464 volte)

Ricevo da Agostino Rota Martir

E' dura, ma non ci si può arrendere, perché è fondamentale per tutti, non solo per i Rom ma per tutti noi, riuscire a tenere alta la guardia, anche se sappiamo di essere in pochi a lottare contro una "macchina del fango" collaudata e che continua a vomitarlo sopratutto sui rom, con l'intento di manipolare e condizionare l'opinione pubblica, ma non solo questa...  e falsare deliberatamente la realtà dei fatti.

Ieri mattina (16 Novembre) sull'autobus di linea Livorno-Pisa una mamma rom di Coltano, viene aggredita verbalmente dai passeggeri presenti, la sua colpa è di essere Rom e del campo Rom di Coltano, ormai visto dall'opinione pubblica pisana come luogo infamante e di degrado culturale e umano.

Qualche settimana fa anche in un Centro Caritas vicino ad Ardenza (LI) che distribuisce abiti, si ripete più o meno la stessa scena, con un'altra donna Rom di Coltano.

Non vengono nemmeno risparmiati i bambini Rom a scuola, visti e indicati a dito dai loro compagni come gente pericolosa... bambini che tornano a casa piangendo e con la tristezza sui loro volti.

Trovare un idraulico disposto a fare dei lavori all'interno del Villaggio, è un'impresa non certo facile: prevale il timore, la paura di finire chissà come... oppure il rifiuto come principio.

Penso che la redazione di Il Tirreno di Pisa potrà gioiosamente brindare, per aver raggiunto lo scopo prefissato, e finalmente premiare la loro giornalista di punta, C. V. per essere riuscita a creare il clima giusto, di rivolta nei confronti della comunità Rom di Coltano. Ognuno fa le sue scelte: meglio avere una città feroce verso i Rom che sondare, confrontare per cercare di capire la verità dei fatti, come farebbe un serio cronista. Scelte redazionali: tutto in nome "dell'integrazione" ovviamente, "siamo una testata aperta, democratica e tollerante", che sa utilizzare, quando è necessario anche la giusta dose di persecuzione, pur di delegittimare il popolo Rom. Recentemente, alcuni studiosi e ricercatori non hanno esitato di usare il termine "genocidio", in nome della sicurezza portata avanti oggi, anche all'interno dei Tribunali minorili in Italia in materia Rom: "Dalla tutela al genocidio?" (ed. CISU, 2010)

Anche i servizi sociali del comune di Pisa sembrano allinearsi ed adattarsi perfettamente a questa campagna a senso unico. E' preoccupante il silenzio di quei operatori che conoscono a sufficienza la realtà dei fatti, e l'infondatezza delle gravi accuse. Hanno avuto modo di vedere la "bambina sposa", forse anche di parlarci insieme, di vederla serena e libera di muoversi all'interno del campo. Con gli stessi indagati, ancora in carcere hanno lavorato insieme, mangiato insieme, gli hanno aperto le porte di casa loro, hanno anche raccontato le loro difficoltà, a volte hanno pure litigato insieme. Sono quegli stessi operatori che non tanto tempo fa, di fronte ai tagli previsti dal comune riguardante il settore sociale, non hanno esitato a manifestare e protestare per far valere l'importanza di lavorare per "l'integrazione dei Rom", per non perdere il cammino fatto finora a fianco dei Rom di Coltano... allora manifestavano per non perdere un lavoro o una occupazione, che può essere sacrosanto! Perché ora non sanno (o non vogliono) esprimere un loro parere su questa vicenda? Il loro silenzio grida forte e lo si sente eccome tra le dimore dei Rom! Perché si dovrebbe riconoscere la loro professionalità solo quando il posto di lavoro è minacciato da possibili tagli?

Questa vicenda rivela anche la totale mancanza di autonomia da parte di tanti soggetti attivi nel sociale e pone degli interrogativi molto seri anche sulle finalità dichiarate di tanti Progetti Rom: migliorare la condizione sociale, culturale ed economica di rom!?

Al fango i rom, in genere sono abituati, quello dei campi e del nuovo villaggio... dobbiamo tutti temere invece il fango del pregiudizio, dell'intolleranza e del razzismo che sta montando senza alcun argine, che decima senza pietà delle intere famiglie Rom, e che non sa dare spazio al punto di vista diverso dal nostro, fino a negare il diritto di voce e la loro presunzione di innocenza. Quando la verità dei fatti sarà accertata sapremo riconoscere il fango nauseabondo che forse sta anche dentro di noi o abbiamo imparato troppo rapidamente a conviverci comodamente?

Campo Rom – Coltano 17 novembre 2010