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La redazione
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Fabrizio (del 11/03/2008 @ 20:39:22, in Europa, visitato 2000 volte)

Da Helsingin Sanomat

"L'istruzione per i Rom è la chiave di tutto", ha detto Andrezej Mirga, Consigliere Anziano per le Tematiche Rom dell'Organizzazione della Sicurezza e Cooperazione in Europa, giovedì durante una visita ad Helsinki.

Mirga è in Finlandia per conoscere la situazione dei Rom in Finlandia, come pure quella dei Rom che vi sono arrivati da diversi paesi dell'Est Europa.

Spera di imparare dall'esperienza della politica finlandese e di passare queste esperienze in altri paesi.

Mirga, lui stesso un Rom polacco, dice che è importante andare alle radici del problema. Per esempio, in Romania e Bulgaria, i Rom soffrono di discriminazione e mancanza di istruzione, ha detto Mirga.

"L'Unione Europea dovrebbe investire in opportunità educazionali dove vivono i Rom. Occorrono soldi, ma si ripagheranno da soli quando i Rom avranno lavoro e pagheranno le tasse", dice Mirga.

"L'istruzione dovrebbe estendersi ai Rom già nel livello prescolare, perché i bambini Rom sono già dietro al resto della popolazione quando arrivano a scuola."

Mirga ha visitato la regione della Transilvania in Romania, da cui arrivano i Rom che si vedono mendicare nelle strade di Helsinki. Descrive le loro condizioni di vita nell'area di Cluj Napoca come "sotto gli standards".

Mirga osserva che operatori di differenti paesi hanno tentato di affrontare il problema della povertà tra i Rom europei spingendolo lontano dalla vista.

D'altra parte, questo non funziona. "Se spingiamo il problema fuori, quello rispunta da un'altra parte."

Puntualizza che l'Europa ha tra i propri principi il libero movimento, che significa che come cittadini UE, i Rom non possono essere legati ad un posto contro il loro volere.

Nei prossimi giorni Mirga e Nina Suomalainen, consigliera dell'Ombudsman per le Minoranze dell'OCSE, esamineranno la situazione dei Rom che sono arrivati in Finlandia da altre parti dell'Unione Europea.

Incontreranno anche qualcuno dei mendicanti che sono arrivati ad Helsinki.

All'inizio della settimana, una discussione non ufficiale tra vari ministri si è tenuta presso il Ministero degli Affari Sociali e della Salute. Nella discussione, un rappresentante del Ministero degli Interni ha notato che la presenza di mendicanti Rom dall'Est Europa non è un grosso problema dal punto di vista della polizia finnica.

La situazione è considerevolmente peggiore in Italia, Spagna, Francia, Germania e Britannia.

La settimana prossima una delegazione di tecnici da Helsinki volerà in Romania per studiare le politiche e strategie verso la popolazione Rom.

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Di Fabrizio (del 08/03/2008 @ 09:35:42, in Europa, visitato 1629 volte)

Ricevo da Maria Grazia Dicati

Mentre in Italia per le elezioni politiche ed amministrative le minoranze Rom sono ignorate sia dai programmi elettorali, sia dalle liste dei candidati, dall’Europa arriva una denuncia molto chiara.

Non si può avere una strategia europea per i rom efficace senza che i rom stessi siano nella sua definizione, nell’implementazione e nella valutazione dei risultati. Finora, a livello comunitario, i rom sono infatti rimasti esclusi dal processo politico che riguarda le loro sorti.

Della strategia europea sui rom si è discusso ieri all’Europarlamento a Bruxelles in un meeting organizzato dal gruppo dei socialisti (Pse) che ha visto la partecipazione di Ong e del commissario agli Affari sociali Vladimir Špidla.

In base a una risoluzione del Pe del 31 gennaio scorso, la Commissione europea è stata invitata a definire una strategia comunitaria per affrontare i numerosi problemi di inclusione che riguardano i 9 milioni di rom europei, la minoranza etnica più numerosa del continente.

Come ha fatto notare Andre Wilkens di Open Society, i problemi nati in Italia in seguito all’omicidio di Giovanna Reggiani hanno contribuito a riaprire il dibattito a livello europeo, portando la questione fino ai massimi vertici del Consiglio dei capi di Stato e governo.

Ma pur essendo tra le priorità principali dell’Ue in materia di diritti umani, la questione rom non viene trattata in modo appropriato.

Innanzitutto, come anticipato in apertura di articolo, i rom sono esclusi dal processo decisionale comunitario che li riguarda. Valeriu Nicolae, direttore della Ong European Roma Grassroots Organisation, ha ricordato come “tra le migliaia di dipendenti della Commissione Ue non vi sia nemmeno un rom”. Peggio, nessun rom partecipa al Gruppo interservizi sui rom: si tratta di un tavolo di discussione e coordinamento tra i vari servizi dell’esecutivo europeo: “è come se un gruppo di lavoro sugli italiani fosse composto solo da tedeschi e francesi”.

Neppure un rom nemmeno all’Agenzia europea per i diritti fondamentali (Fra).

Inoltre Nicolae ha criticato il fatto che una mancanza di strategia da parte della Commissione porti a spendere poco efficacemente gli ingenti fondi stanziati (circa 300 milioni). Ma Nicolae ha criticato anche le Ong, che non sono state in grado di ascoltarsi reciprocamente e di agire in una prospettiva più allargata di quella nazionale.

Una strategia funzionante, nell’opinione di Ivan Ivanov dell’European Roma Information Office (Erio), deve basarsi sui piani di azione esistenti, come quello della Decade Rom, o dell’Osce. Deve poi seguire una logica di coordinamento tra i livelli comunitario, nazionale e locale, essere inclusiva, condivisa e avere obiettivi di lungo termine, essere coordinata dalla Commissione, grazie alle proprie capacità amministrative, essere multisettoriale e coprire i settori fondamentali di esclusione, ovvero educazione, occupazione e sanità.

Ieri è anche stata lanciata pubblicamente una coalizione di otto Ong (European Roma Policy Coalition), costituita da Amnesty International, European Network Against Racism (Enar), European Roma Grassroots Organisation (Ergo), European Roma Information Office (Erio), European Roma Rights Centre (Errc), Minority Rights Group International (Mrgi), Open Society Institute e Spolu International Foundation.

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Di Sucar Drom (del 07/03/2008 @ 10:10:38, in blog, visitato 1356 volte)

Bogotà, convegno mondiale dei riciclatori
Si è aperto ieri a Bogotà il primo convegno internazionale dei recicladores, gli operatori popolari del riuso e del riciclo. Parteciperanno le reti di operatori del riuso e del riciclaggio latinoamericane e le più importanti organizzazioni di ri...

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Venerdì 7 marzo, alle ore 15.00, presso la Casa dello Studente (Aula Pasolini) in via C. De Lollis n. 20, avrà luogo "Parole Nomadi": convegno sull'immigrazione organizzato da "Resistenza Universitaria", laboratorio politico de "La Sapienza" d...

Il popolo rom non è un problema
La Sicilia è un problema? No. La mafia siciliana soltanto pone grandi problemi sia in Sicilia che fuori. La Calabria è un problema? No. La ‘ndrangheta è un problema sia in Calabria che nelle altre regioni dove ...

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Di Fabrizio (del 06/03/2008 @ 09:19:36, in Europa, visitato 1846 volte)

Per il ministro rumeno degli affari esteri, Adrian Cioroianu, il problema dei Rom riguarda anche l'Europa

D.S. Miéville - mercoledì 5 marzo 2008

Adrian Cioroianu, ministro rumeno, era martedì di passaggio a Ginevra. Ha precisato in questa intervista a Le Temps la posizione del sue paese a proposito della libera circolazione delle persone e del problema dei Rom.

Le Temps: La Svizzera ha la tendenza di aver paura dell'idraulico rumeno, così come l'Europa ha avuto paura dell'idraulico polacco.

Adrian Cioroianu: Ho avuto l'occasione di parlarne con Madame Calmy-Rey e ho compreso la posizione dei vostri cittadini. E' una forma d'ansietà normale da parte di gente che ha paura di perdere il proprio impiego. Sono sicuro che tra qualche anno, la stessa situazione esisterà in Romania ed in Bulgaria, perché i nostri concittadini avranno paura della concorrenza dei lavoratori della Moldavia o dell'Ucraina.

La Svizzera ha incontrato qualche problema con i Rom rumeni. Come vedete la soluzione?

Dobbiamo ammettere che abbiamo un problema particolare, quello dei Rom. La Svizzera non è uno dei loro principali paesi di destinazione. Abbiamo avuto problemi più importanti in Italia e Spagna. Senza voler dare l'impressione di sottrarci ad una responsabilità che ci appartiene, pensiamo che il problema dei Rom sia un problema europeo, che deve trovare una soluzione europea. Sono cittadini rumeni, ma nel contempo cittadini europei. Alla dogana, non si possono fare distinzioni tra i cittadini europei secondo l'etnia o la religione. Devono avere tutti i diritti dei cittadini rumeni, che ormai sono cittadini europei. La loro integrazione necessita di programmi a scala europea, in complemento dei programmi nazionali.

Il vostro paese ha veramente fatto tutto quello che era in suo potere per integrare la minoranza rom?

Esistono diversi programmi nazionali, abbiamo una strategia nazionale. Il problema, è che si tratta di una minoranza discriminata per decenni. Sotto il comunismo, la minoranza rom non esisteva, non era riconosciuta nelle statistiche. Lo stato rumeno ha confuso l'integrazione con la sedentarizzazione, che non  è la stessa cosa. Il dovere di tutti i governi è di offrire lavoro "a casa". Noi siamo, in Romania, in una situazione un po' paradossale, perché beneficiamo dei programmi e dei fondi europei e manchiamo di mano d'opera. Ma bisogna essere coscienti che si tratta di una comunità che ha una cultura del viaggio, del nomadismo, e non sempre apprezza la sedentarietà. E' anche una questione d'educazione, e ogni programma deve contenere una importante dimensione educativa.

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Di Fabrizio (del 05/03/2008 @ 09:04:31, in Italia, visitato 1502 volte)

Di Roberto Malini

I rom non posseggono nulla, vivono all'addiaccio, sono emarginati, discriminati, temuti. I bambini rom, nei rari casi in cui è consentito loro di accedere all'istruzione, vengono vessati, insultati e derisi dai compagni; non di rado sono vittime di violenza.

Le leggi del popolo rom condannano ogni forma di violenza, soprattutto quando le vittime degli atti violenti sono donne e bambini.

Politici, autorità e media, con un cinismo raccapricciante, approfittano spesso della debolezza sociale e dello spirito pacifico dei rom per farne il capro espiatorio di qualsiasi problema che riguardi la società.

Di fronte alle forze dell'ordine, i rom subiscono in silenzio ogni genere di intimidazione e abuso.

Di fronte ai magistrati, i rom sono rassegnati, prima ancora che inizi il procedimento a loro carico, a subire la più grave e iniqua delle condanne.

Davanti ai giornalisti che - quando si verificano episodi di cronaca - li intervistano, i rom sanno già che le loro parole saranno travisate e che serviranno a costruire campagne contro di loro, che verranno presentati come esseri perfidi, sporchi, immorali, pigri, incapaci di qualsiasi sentimento umano.

L'attuale deriva razziale che ha luogo in Italia consente ai nuovi razzisti di adottare gli stessi metodi che utilizzavano le autorità naziste per giustificare la persecuzione contro ebrei, zingari, omosessuali e altre minoranze. Sono sistemi tanto semplici quanto appariscenti, utili a diffondere presso l'opinione pubblica l'immagine del Rrom ladro, violento, truffatore, rapitore e sfruttatore di bambini.

Oltre ai casi che i media hanno amplificato a dismisura lo scorso anno, attribuendo ai rom ogni sorta di delitto, a partire da quello di Giovanna Reggiani, commesso da un romeno povero e non da uno zingaro; oltre alla stretta censura relativa agli omicidi e agli attentati razziali (una realtà che ha visto nel solo 2007 numerose vittime rom e centinaia - sic - di soggetti rom sottoposti a rischio di vita), minimizzati dai media e non perseguiti dalle autorità, neanche quando rivendicati; oltre alle bugie raccontate dai nostri rappresentanti istituzionali alle autorità europee per cercare di evitare severi ammonimenti e condanne; oltre alla "caccia al rom" scatenata in tutto il territorio italiano, vasta operazione di pulizia etnica che culmina con gli sgomberi e le espulsioni; oltre a tutto questo, la "macchina" razzista costruisce casi di cronaca finalizzati a connotare il popolo rom come una razza diversa e degenerata, inguaribilmente asociale.

Quotidiani importanti, a tiratura nazionale, si fanno portavoce di tali campagne di discredito e negli ultimi tempi presentano eventi in cui genitori rom costringerebbero i loro figli e altri bambini, rapiti alle famiglie legittime, a rubare, chiedere l'elemosina, prostituirsi. "Se ognuno di voi non porta a casa almeno 800 euro al giorno, verrà picchiato, torturato, legato al guinzaglio".
L'opinione pubblica è ormai incapace di riconoscere la verità, quando essa viene diffusa dai media e suffragata dalle autorità.

Come si farebbe, altrimenti, a credere che una famiglia rom che vive al freddo, protetta da quattro fogli di cartone, in pessime condizioni di salute, martoriata da rigori delle intemperie, fame, infezioni, topi, parassiti, violenza e umiliazione "nasconda" in realtà almeno 24 mila euro mensili?

Come si farebbe a credere che bambini sottoposti a torture efferate, denutriti e macilenti non colgano la prima occasione di libertà per sfuggire ai loro carnefici?

Come si farebbe a credere ai tanti rapimenti di bambini di cui i rom sono accusati, quando alle dicerie non corrispondano denunce di scomparsa, nei Paesi di origine?

Può anche darsi, però, che la purga etnica faccia comodo alla maggior parte dei cittadini italiani: non erano forse le folle sterminate ad acclamare il nuovo mondo proposto da Hitler e dai suoi assassini?


I rom amano profondamente i loro bambini e i loro modelli educativi non prevedono l'uso delle punizioni corporali: “Tanti bambini, tanta gioia,” recita un adagio zingaro. La persecuzione istituzionale che li colpisce in Italia costringe tutti i componenti delle famiglie rom a tentare di sopravvivere anche con mezzi estremi e considerato che gli adulti sono ormai - a causa della campagna razziale – considerati alla stregua di demoni malvagi, solo i piccoli zingari riescono ad ispirare compassione nella cittadinanza e a raccogliere qualche spicciolo.

Si tratta di legittime istanze di sopravvivenza; nemmeno i furtarelli cui i rom sono a volte costretti dovrebbero essere perseguiti, perché la Costituzione sancisce che persino la ribellione alle autorità diventa lecita quando l'oppressione si fa intollerabile. Nella realtà, però, politici e autorità costruiscono i numeri della loro "efficienza" opprimendo a dismisura i rom.

I numeri parlano chiaro. In una città come Milano, nel 2007 sono state arrestate 3408 persone. Di queste – lo afferma la Prefettura – 530 sono donne e uomini rom. E' una cifra sproporzionata, se si considera che la percentuale rom della popolazione della capitale lombarda ammonta a meno dello 0,5 per cento.

La conclusione che se ne può trarre è una sola: o si crede che i rom siano una razza inferiore, composta da delinquenti incalliti oppure è in corso un'operazione criminale di pulizia etnica, quel "crimine contro l'umanità" di cui l'Italia dovrà rispondere al Cerd (Nazioni Unite) e alla Corte Penale Internazionale de L'Aja.

Coloro che non sono ancora ottenebrati dal pregiudizio antizigano non avranno difficoltà a ricostruire come vengano messe in atto le operazioni di polizia che portano all'incriminazione di tanti genitori rom e alla sottrazione dei loro bambini da parte delle Istituzioni. Qui di seguito, il più recente evento mediatico che vede quali "mostri" tre genitori zingari, a Rho, vicino a Milano.

MILANO: COSTRETTI A MENDICARE SI RIBELLANO, DENUNCIATI TRE NOMADI
Milano, 1 mar. - (Adnkronos) - Erano costretti dai loro genitori a chiedere l'elemosina, ma i piccoli schiavi si sono ribellati e, attraverso Telefono Azzurro, sono riusciti a denunciare i genitori.
E' quanto accaduto a Rho, alle porte di Milano. I militari hanno denunciato due uomini (R.M., 37 anni e M.Z., 43 anni) e una donna (S.S., 26 anni), tutti domiciliati nel campo nomadi di via Sesia, per induzione all'accattonaggio e inosservanza dell'obbligo di istruzione elementare dei minori. I carabinieri sono riusciti a documentare, anche con l'ausilio di telecamere, che i tre costringevano i rispettivi figli, di 12, 11 e 6 anni, con minacce e continue percosse a chiedere l'elemosina in varie parti della citta': parcheggi, centri commerciali e semafori.
A far scattare l'indagine la denuncia del dodicenne che, in forma anonima, aveva chiesto aiuto all'associazione Telefono Azzurro e aveva espresso il desiderio di tornare a scuola. I tre piccoli sono stati affidati a una struttura di accoglienza e presto potranno tornare tra i banchi. (Afe/Lr/Adnkronos)

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Di Fabrizio (del 04/03/2008 @ 09:03:01, in Europa, visitato 1684 volte)

E' uscito l'aggiornamento di febbraio 2008 di PICUM.org con le notizie e l'evoluzione politica riguardanti i diritti sociali fondamentali degli immigranti non documentati in Europa. Disponibile nel formato Word nelle seguenti lingue: inglese, tedesco, olandese, spagnolo, francese, italiano e portoghese.
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Di Fabrizio (del 03/03/2008 @ 09:01:18, in Italia, visitato 1641 volte)

di Nando Sigona * [postmaster@osservazione.org]

pubblicato su OsservAzione

Della sicurezza perduta
«Prima dell’entrata della Romania nell’Unione Europea, Roma era la capitale più sicura del mondo... Bisogna riprendere i rimpatri». Era inizio novembre e l’allora sindaco di Roma, Walter Veltroni, non faceva prigionieri e identificava senza esitazione i colpevoli dell’ondata di criminalità che stava allarmando i cittadini della capitale. La tragica morte di Giovanna Reggiani a seguito della brutale aggressione da parte di un cittadino romeno aveva scosso profondamente la città. Il governo, che si apprestava a varare il tanto annunciato «pacchetto sicurezza», decideva allora di estrarne alcuni provvedimenti da rendere operativi immediatamente attraverso il decreto-legge n.181/2007. L’obbiettivo era facilitare l’espulsione di cittadini comunitari ritenuti dalle autorità una minaccia per la pubblica sicurezza e per la sicurezza dello Stato.
La tempistica dell’intervento è stata oggetto di critiche, talvolta da posizioni opposte. Secondo un funzionario del dipartimento per le Pari Opportunità intervistato nelle settimane calde dell’emergenza, «fino a non molto tempo fa la situazione appariva sotto controllo e non di nostra competenza e, probabilmente, abbiamo sottovalutato la portata del fenomeno». A conferma di ciò, in un’intervista al Financial Times, Romano Prodi affermava: «nessuno poteva prevedere un flusso di tale portata. Nessuno si aspettava un tale esodo dalla Romania verso l’Europa».
Nonostante gli sforzi compiuti dal ministro Ferrero e dal sottosegretario De Luca nei mesi precedenti alla crisi per stemperare la tensione e promuovere l’integrazione dei rom, alcuni osservatori hanno evidenziato come la carenza di coordinamento tra i vari ministeri e tra il governo centrale e i comuni abbia indebolito l’efficacia di queste pur valide iniziative.
Il provvedimento «urgente e necessario» nelle prime ore ha riscosso l’approvazione pressocchè unanime delle forze politiche italiane – i distinguo sono iniziati solo dopo qualche giorno, soprattutto in sede di dibattito parlamentare – mentre ha suscitato un coro di proteste da parte delle associazioni e del volontariato, ma anche di importanti osservatori internazionali, che hanno manifestato perplessità per un provvedimento che, per quanto di portata generale nella forma, appariva nella sostanza diretto ad un gruppo specifico di persone: i rom romeni.
Per il presidente dell’assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa: «l’arresto di un cittadino rumeno sospettato per l’omicidio non deve portare ad una caccia alle streghe. Il governo italiano ha il diritto di espellere dei soggetti sulla base di considerazioni legate alla sicurezza, ma tutte le decisioni devono essere prese su base individuale e non collettiva».
Il 19 dicembre, due settimane prima della scadenza dei termini per la conversione in legge, il ministro per i rapporti con il parlamento, Vannino Chiti, riferiva all’assemblea l’intenzione del governo di rinunciare alla conversione per dei vizi formali. Dieci giorni dopo, il 29 dicembre, un nuovo decreto (n.249/2007) veniva inviato al presidente della repubblica per la necessaria firma. Il nuovo provvedimento riprende ampiamente la sostanza del decreto precedente e la estende includendo anche misure per contrastare il «terrorismo internazionale».
A distanza di qualche mese e con le elezioni alle porte può tornare utile una riflessione su cosa è effettivamente accaduto nei mesi trascorsi, come è stato applicato il decreto, chi e quante persone sono state oggetto di provvedimenti di espulsione e quale è stato il suo impatto reale sui rom.

Un nuova caccia alle streghe?
Il decreto è stato presentato dai rappresentanti del governo come una risposta necessaria al crescente allarme sociale causato dall’arrivo in Italia di un cospicuo numero di migranti romeni e dalla comparsa di insediamenti di fortuna abitati soprattutto da romeni di etnia rom in tutte le maggiori città italiane. Per cogliere l’atmosfera che si respirava lo scorso novembre, ‘un continuo recriminare contro gli stranieri senza precedenti nella storia recente dell’Italia’ secondo il corrispondente del quotidiano britannico The Guardian, può essere utile ricordare le parole pronunciate in conferenza stampa dal prefetto di Roma a seguito dell’emanazione del decreto n.181: «Firmerò subito i primi decreti di espulsione. La linea dura è necessaria perché di fronte a delle bestie non si può che rispondere con la massima severità».
Le reazioni al decreto sono state diverse, coprendo un arco che va da chi ha condannato il provvedimento come razzista e in violazione dei diritti umani, a coloro che hanno suggerito che il decreto fosse in linea con la direttiva dell’Unione Europea sulla libertà di circolazione dei cittadini degli stati membri nel territorio dell’UE (2004/38/CE), a coloro che hanno visto nel decreto una risposta populista all’allarme diffuso senza alcun impatto reale, o perchè superfluo in quanto la normativa in vigore già permetteva le espulsioni in casi di minaccia alla pubblica sicurezza o perchè troppo limitato nella sua portata.
A partire da gennaio 2007, quando Romania e Bulgaria sono entrate nell’Unione Europea, la minaccia di un’«invasione» di migranti provenienti da questi due paesi verso l’Italia ha occupato spazio crescente nei media. L’arrivo dei rom romeni, iniziato in realtà ben prima dell’allargamento con l’abolizione dei visti nel 2000, la nascita di campi irregolari, una serie di episodi di criminalità riportati con clamore nei media e vecchi e profondi stereotipi e pregiudizi verso «gli zingari» hanno contribuito a creare un senso di allarme e minaccia crescente nell’opinione pubblica.
La tragica morte di Giovanna Reggiani ha fatto esplodere le tensioni che si andavano cumulando e ha messo in evidenza e amplificato quello che si va a configurare come un fondamentale terreno di confronto e scontro nella campagna elettorale in corso: la sicurezza. Molte delle posizioni espresse dai politici dei vari schieramenti nei giorni caldi di novembre possono essere lette come parte di una battaglia di posizione per la conquista di questo terreno. Per Veltroni, il decreto n.181/2007 è stato «la prima iniziativa politica» del Partito Democratico che ha rotto la classica dicotomia tra sicurezza di destra e solidarietà di sisnistra. Anche la sinistra radicale ha provato a dare una risposta alla questione sicurezza e mentre il senatore di Rifondazione Comunista Caprili invitava urgentemente la sinistra a «ritrovare una connessione sentimentale con il proprio popolo», ricordando che «i campi nomadi non sono nei quartieri bene ma nelle periferie», il presidente della Camera dei Deputati Fausto Bertinotti affermava che per la sinistra non è sufficiente essere tollerante. Sull’altro versante dello spettro politico, Gianfranco Fini si faceva portavoce del fronte anti-immigrati attraverso dichiarazioni che hanno suscitato sconcerto tra le associazioni anti-razziste e una mezza crisi diplomatica con la Romania.
In un’intervista al Corriere della Sera, Fini definiva i rom come «una comunità non intergrabile nella nostra società», persone che considerano «pressoché lecito e non immorale il furto, il non lavorare perché devono essere le donne a farlo magari prostituendosi, e non si fanno scrupolo di rapire bambini o di generare figli per destinarli all’accattonaggio». Fini accusa il decreto di essere blando e dice dovrebbero essere espulse 200-250 mila persone dall’Italia. Dalla Lega Nord, invece, è arrivato un tentativo di allargare la cornice interpretativa dell’emergenza all’intera questione immigrazione. Umberto Bossi sulle pagine de La Padania dichiara: «Adesso tutti parlano di rom e di romeni, tutta l’attenzione è puntata lì. E si dimenticano che ci sono tutti gli altri immigrati, con tutti i problemi connessi. Non sono solo i rom a creare problemi in questo Paese». E un altro esponente del Carroccio rivendica la paternità di alcune delle misure incluse nel decreto n.181, anche se «copiate male e troppo tardi» dal centro-sinistra.
In generale, si può affermare che la crisi ha prodotto un impoverimento della qualità della dialettica politica. Secondo un esponente dell’Ufficio Nazionale Anti-discriminazioni Razziali (UNAR), «assistiamo ad un deterioramento del dibattito politico. Ciò che una volta era considerato razzismo è ora accettabile ed è spesso sostenuto e legittimato con un uso strumentale e inaccurato di dati statistici».
Una preoccupante conseguenza di questo abbrutimento è stata l’apertura di spazi di legittimazione per quei gruppi e movimenti di estrema destra che da tempo fanno della lotta «contro gli zingari» il loro cavallo di battaglia. Così, se il movimento di Storace accusa la sinistra per «i millioni di immigrati che hanno invaso l’Italia» e chiede il dispiegamento dell’esercito, Forza Nuova tappezza la capitale di manifesti contro i rom e comunica attraverso il suo sito che il tempo è scaduto e che «da oggi in poi tutti gli italiani sono moralmente autorizzati all’uso di metodi che vanno oltre le semplici proteste per difendere i compatrioti».

Gli effetti diretti e indiretti del decreto
Al 18 dicembre 2007, il decreto aveva prodotto 408 espulsioni, di cui 262 per motivi di pubblica sicurezza, 124 per «motivi imperativi di pubblica sicurezza» e 22 per cessazione dei requisiti di soggiorno. Dieci giorni dopo, il 27 dicembre, a poche ore dalla decadenza del decreto, il computo era salito a 510 espulsioni, di cui 181 per motivi imperativi. Pertanto si può affermare che il provvedimento non è stato applicato per legittimare espulsioni di massa, come alcuni avevano temuto ed altri avevano sperato.
Rispetto alla nazionalità degli espulsi, i dati ufficiali non offrono delucidazioni. Si tratta come è evidente di un dato sensibile viste le accuse mosse al provvedimento di essere diretto ad un gruppo specifico. Ad ogni modi, dalle informazioni raccolte in alcune città italiane (Roma, Milano, Napoli e Bologna) attraverso associazioni, prefetture e giornali, sembrerebbe che i cittadini romeni, soprattutto di etnia rom, siano il gruppo più colpito. Il dato sembra confermato anche dal fatto che i campi, regolari e irregolari, sono stati oggetto di un setacciamento sistematico da parte delle forze di polizia in tutta Italia.
Ma, al di là dell’applicazione diretta del provvedimento, il decreto ha avuto anche degli effetti collaterali, più o meno voluti, sia sul piano simbolico che materiale.
Il decreto, infatti, riconoscendo ufficialmente l’esistenza di una «emergenza sicurezza» ha legittimato non solo quei gruppi di estrema destra che tradizionalmente adoperano la paura dell’altro per fare politica, ma anche quelle autorità locali che ormai da alcuni anni – a Bologna, Cofferati ha iniziato la sua «battaglia per la legalità» nel 2005 con ripetuti e sistematici sgomberi degli insediamenti non autorizzati di rom romeni – contrastano l’insediamento di rom nei loro territori con l’arma degli sgomberi. In un anno il solo comune di Roma ha sgomberato oltre seimila persone, molte delle quali rom.
I rom, romeni e non, anche se non rappresentano una minaccia alla pubblica sicurezza (nonostante i controlli a tappeto gli espulsi sono stati pochi) sono sicuramente quelli che hanno risentito maggiormente non solo del clima generale di caccia alle streghe, ma anche dell’applicazione del decreto. La campagna di sgomberi dei comuni, i controlli nei campi e la schedatura condotta dalla polizia, le accuse generalizzate da parte dei politici e gli attacchi di matrice razzista hanno contribuito a diffondere un clima di grande insicurezza tra i rom. Molte persone hanno deciso di abbandonare le città dove vivevano per tornare in Romania o per spostarsi in luoghi meno pericolosi. I bambini rom hanno risentito particolarmente di queste migrazioni forzate, essendo costretti ad abbandonare la scuola e i luoghi conosciuti. Costretti alla macchia con i loro genitori da iniziative politiche che forse producono vantaggi elettorali nel breve periodo, ma che sul lungo termine creano criticità, riducono la fiducia nelle istituzioni di quelli che sarebbero nuovi cittadini e minano ogni tentativo, pur piccolo, di integrazione che si era avviato.

* Ricercatore presso il Refugee Studies Centre, Università di Oxford e co-fondatore di OsservAzione [www.osservazione.org]. Il presente contributo trae spunto dai risultati di una ricerca in via di pubblicazione condotta da OsservAzione per l’Organizzazione per la Sicurezza e Cooperazione in Europa (OSCE) tra novembre 2007 e dicembre 2007.

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Di Fabrizio (del 02/03/2008 @ 09:07:04, in lavoro, visitato 2714 volte)

Antica Sartoria Rom
Cooperativa Sociale a r.l.
952, via Nomentana, 00137 Roma
Partita Iva e Codice Fiscale: 08962791003
Tel.: 3392357366 – 3887437524

Martedì 4 marzo 2008 alle 12.00
Presso La Città dell’Altra Economia (largo Dino Frisullo, ex Mattatoio)

SFILATA
degli abiti realizzati
dall’ANTICA SARTORIA ROM.

E’ la manifestazione conclusiva del progetto “Ritagliamoci il Futuro” promosso dal FORUM AMBIENTALISTA e finanziato dalla Provincia di Roma.
Gli abiti sono stati realizzati secondo il criterio del riuso e riciclo

segnalazione di Marco Brazzoduro

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Di Fabrizio (del 01/03/2008 @ 09:38:07, in media, visitato 2174 volte)

Da Lameziaweb

Un film che racconta i Rom di Scordovillo grazie anche al contributo dell'amministrazione comunale di Roma. Determinante anche il sostegno del Comune lametino che ha patrocinato l'opera nata nell'ambito de "Il teatro che non c'era", il laboratorio gratuito voluto dal Comune per i giovani aspiranti attori della città e dell'hinterland.
«Quando ho chiesto ad alcuni rom quali fossero i loro sogni, mi hanno risposto che non erano capaci di sognare perché i sogni erano così piccoli da non essere più tali». Francesco Pileggi, regista lametino, racconta com'è nata l'idea di realizzare "'Ninni 'ninni ad occhi aperti", un film cortometraggio nel campo rom di Scordovillo: un'opera a metà tra la fiction e il documentario che con sensibilità e rispetto mostra la drammatica realtà nella bidonville degli zingari, nel pieno centro cittadino.
Un anno di lavoro trascorso insieme ai nomadi, che tali non sono più, perché vivono ormai stabilmente sul territorio e ben volentieri hanno accettato di essere protagonisti di se stessi.
«I film normalmente intesi», spiega Pileggi, «finiscono con l'ultimo ciack, e gli attori escono di scena. In questo caso i protagonisti hanno continuato a portarsi addosso il film della loro vita: le immagini, le scene, le battute che da sempre vivono e si ripetono con loro». Il leit-motiv dell'opera è il sogno che si personifica in Cosimo, un giovane rom che continua a girare per il campo vendendo «sogni belli e quasi nuovi, sogni già sognati per tutti». Lo strillone dell'immaginazione girovaga tra baracche e container trasportando su una carriola delle cassette di legno per fare la raccolta differenziata dei rifiuti. Una scena paradossale che suscita ilarità, ma anche profonda riflessione proprio nel ghetto che nell'immaginario collettivo è sinonimo solo di sporcizia, lezzo maleodorante e delinquenza. Accostamenti con cui il regista si avvicina molto alla visione e all'idea pasoliniana dell'emarginazione e del disagio sociale.
"'Ninni 'ninni ad occhi aperti" sarà rappresentato domani sera in anteprima nazionale a Roma, nella Biblioteca Villa Mercede del quartiere San Lorenzo. Alla proiezione del cortometraggio parteciperà Massimo Converso, presidente nazionale dell'Opera Nomadi, ed il vicesindaco di Lamezia Elvira Falvo.
Pileggi, aspettando l'anteprima, ringrazia chi ha collaborato con lui per la realizzazione del lavoro: da Rosy De Sensi dell'associazione "La strada" a Maria Concetta Ciliberti e Francesco Palaia che hanno curato le foto di scena, ad Achille Iera che si è occupato del backstage. Un particolare ringraziamento va a Ninfa Vescia, docente del Centro territoriale permanente della scuola "Fiorentino" dov'è maturata l'idea del cortometraggio, in seguito ad un laboratorio di cinema curato da Pileggi proprio con i rom.
Tante le persone che hanno collaborato in maniera concreta e fattiva perché gli zingari lametini riuscissero a mostrare un'altra immagine del loro mondo, contro lo stereotipo del pregiudizio e del luogo comune. "'Ninni 'ninni ad occhi aperti" vede molte giovani nomadi protagoniste della scena: una vera rivoluzione per la cultura patriarcale degli zingari che hanno ringraziato il regista.
 

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Di Sucar Drom (del 29/02/2008 @ 08:42:23, in blog, visitato 2095 volte)

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