Rom e Sinti da tutto il mondo

Ma che ci fa quell'orologio?
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La redazione
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Fabrizio (del 23/06/2010 @ 09:40:35, in media, visitato 1778 volte)

Ricevo da Agostino Rota Martir: Ciao ti invio questa mia riflessione, un pò lunghetta a dire il vero sui recenti fatti avvenuti al campo di Coltano e su come il Tirreno (cronaca di Pisa) ne da notizia. Ciao,
Ago

Certe notizie sono una mazzata all'integrazione che tanti predicano a piè sospinto e vantano di esserne i promotori, ma in realtà gli interessa ben poco, visto che poi la smontano a loro piacimento quando c'è il coinvolgimento di qualche Rom in furti, sgomberi, scippi..con l'intento preciso di screditare o di puntare il dito contro la comunità Rom, rea di non volersi integrare, di non abbassare a sufficienza la testa agli ordini del "benefattore" di turno.

Il come vengono date le notizie sui Rom coinvolti in qualcosa di illegale, a volte è più rivoltante della notizia stessa, spesso la regola è quella di "drogare la notizia" con lo scopo di salvare ciò che resta del Progetto, o di nascondere alcuni pezzi, di mascherare le scelte fatte (tanto chi si ricorda degli impegni assunti due, cinque, otto anni fa?). Ora ciò che conta è convincere la cittadinanza che avere un sindaco che sa fare anche lo sceriffo è una sicurezza in più per la città, insomma è più rassicurante e soprattutto più sbrigativo!

Non entro in merito al furto-rapina commesso dai due Rom, o alla dinamica del fatto: è un fatto condannabile nella forma e nella sostanza, ma spetta alla sola Giustizia sentenziare e decidere in merito. Chiunque commetta un reato, prima o poi dovrà rispondere delle sue azioni davanti la Legge. Ma penso che valga la pena ricordare a tutti, e in primis al nostro sindaco che la responsabilità di un atto criminoso commesso da una persona, chiunque egli sia, di qualsiasi nazionalità, spetta solo alla Giustizia decidere la pena, e che questa è sempre individuale e non comunitaria o famigliare.

Aspetto non certo secondario, anzi sembra diventato di moda soprattutto a Pisa, solo quando sono coinvolti dei Rom in una lite, descriverla come faida, con il chiaro intento di condizionare l'opinione pubblica e il verdetto finale del Giudice per poi, cosa tipicamente Pisana estendere subito la pena, ma solo quando si tratta di Rom, all'intero nucleo famigliare; inutile aspettare la sentenza di un Giudice, è tempo perso.. i Rom che avevano avuto una casa, buttati fuori compresi i loro figli, colpevoli di aver "tradito" quell'integrazione fredda, studiata a tavolino da esperti, sempre pronti a cambiare le carte in tavolo quando è necessario e conveniente, a stabilirne le condizioni e limiti, a lanciare facili proclami: "Basta campi, bisogna superare la logica dei campi e integrare i Rom nelle case", ma poi sono gli stessi che li buttano fuori dalle case e rimandandoli nei campi! Tanto chi noterà queste contraddizioni, ciò che conta è preservare il Progetto, continuare a presentarlo come modello, anche se ormai solo pochi ossequiosi interessati lo credono tale!

Se invece, il Giudice decidesse di non seguire le "sentenze" già emesse pubblicamente dal sindaco? Anche il Giudice entrerebbe nella lista di coloro che minacciano la sicurezza della città?

Accetterebbe il sindaco di fare un passo indietro e di riconoscere pubblicamente il proprio sbaglio?

Tutti parlano di integrazione, facile farlo quando si fiuta l'affare economico, ma quando la crisi economica si fa sentire ecco che lo si smonta a pezzi. Rimane un progetto sbiadito, ritoccato di volta in volta a piacimento dagli esperti del bilancio, completamente trasformato rispetto gli inizi, ma sempre riscritto da persone totalmente lontane ed estranee ai Rom, senza alcun dialogo con i diretti interessati, altra nobile vittima del Progetto Città Sottili il dialogo! In nome del Progetto i diritti vengono accantonati e spesso anche negati, la collaborazione è un eufemismo per dire servilismo, e dividere al suo interno la comunità Rom, mentre la vita di intere famiglie Rom, fatta di storie, di attese e che vivono da decenni qui a Pisa, diventano un ostacolo da cancellare alla prima occasione "buona"..e l'occasione buona si presenta quando uno di loro sbaglia, poi poco importa individuare di chi la colpa, le responsabilità oggettive..l'importante è affrettarsi a condannare in fretta e furia anche l'intera famiglia, proclamando solennemente la loro esclusione dal Progetto: basta aver pazienza che prima o poi qualche altro ancora cadrà nella rete. Ma è fondamentale mostrare subito all'opinione pubblica che con i Rom l'Amministrazione sa essere ferrea e intransigente, perché quello che conta è non perdere la fiducia degli elettori! Ogni metodo è buono pur di raggiungere l'obiettivo, sopratutto far uso costante della bugia pur di nascondere la realtà agli elettori.

L'articolo pubblicato sul Tirreno del 17 Giugno a firma di Candida Virgone è un illuminante esempio, offre delle "perle rare di questo tipo di deformazione della realtà", ma che sa ripetersi con ostinazione anche solo dopo pochi giorni di fronte alla "travolgente" notizia dell'assoluzione di un gruppo di Rom coinvolti nella lite, assoluzione che sembra smontare la tesi del sindaco e del Tirreno che per anni hanno cavalcato ideologicamente la notizia della "faida" tra i Rom, ma alla giornalista sopra citata non trema la penna fra le dita, ostinatamente continua a scrivere di "faida" trascrivendo nomi e cognomi dei Rom assolti come se volesse accusarli ancora di qualcosa... e fingendo di non conoscere le conseguenze della sentenza preferendo nascondere la testa sotto la sabbia, anche per non mostrare pubblicamente il rossore della sua vergogna.

"Vivevano a Coltano nonostante non fossero inseriti in nessun programma di accoglienza comunale, tantomeno in Città Sottili, che prevede l'assegnazione delle villette ai nomadi che hanno scelto l'integrazione".

Le famiglie dei due Rom arrestati sono da almeno 13 anni che aspettano –vivendo a Coltano – le promesse fatte dagli amministratori che di volta in volta si sono susseguiti..il fatto poi di non essere inseriti ufficialmente nel programma di accoglienza Città Sottili è uno dei non pochi "misteri", difficili da decifrare che aleggiano attorno a Città Sottili e non è certo dovuto ai precedenti dei due arrestati, come si vuol far credere. Qui la colpa è di chi volutamente li ha esclusi fin dal principio. In effetti il Progetto Città Sottili da anni priva e nega i diritti a tanti Rom (es. quello della residenza), in nome del Progetto stesso, scavalcando disposizioni nazionali: una sorta di "federalismo" comunale. E' facile, soprattutto comodo "strappare" e gettare nel cestino vite di intere famiglie come fossero carta straccia, perché un Rom "rompe il patto" (mai ufficializzato e tanto meno discusso e partecipato con i Rom stessi o altri soggetti), è un esercizio abituale e meschino di tanta politica, ma che purtroppo mina la credibilità della democrazia..

Poi a proposito dell' integrazione bisognerebbe osservarla-ascoltarla come risuona dentro il e dal campo di Coltano, oggi è una parola che spesso arriva stonata perché cantata con la voce di chi in tutti questi anni ha mostrato disprezzo, false promesse, raggiri..dopo ben 8 anni di promesse, sacrifici, attese la maggioranza dei Rom è costretta ancora a vivere in queste condizioni, rassegnati a fingere di credere alle promesse di operatori sempre meno credibili!

"I due, senza casa e senza permesso di soggiorno, erano noti ai servizi sociali ed esclusi da qualsiasi forma di integrazione proprio per i tanti precedenti, soprattutto per rapina. Nonostante ciò stazionavano da tempo immemore al campo di Coltano, ospiti dei nomadi."

"Stazionavano da tempo immemore..ospiti dei nomadi": qui si tocca l'apice della .. fumosità verbale, come dire le cose ma nascondendo la verità di fatto, ma ciò che importa è veicolare il messaggio di pregiudizio verso i Rom. Praticamente è come dire che tutte le famiglie Rom del campo autorizzato di Coltano (che solo il sind. Filippeschi considera abusivo), "stazionano", anche se ci abitano lì fin dagli inizi, da più di 10 anni, come le due famiglie in questione, anche se muniti di carta d'identità e residenza in via Dell'Idrovora rilasciata dal Comune di Pisa, ma poco importa, quando un Rom commette un reato, uno qualsiasi si dirà prontamente che quel Rom "stazionava presso un campo abusivo", da tempo immemore, tanto chi andrà poi a verificare?

Ospiti dei nomadi, altra perla! Ma è lo stesso comune che li tieni lì in attesa, che da anni chiede pazienza, collaborazione, sacrifici in vista di una sistemazione definitiva e soprattutto migliore, le stesse famiglie seguite dagli operatori sociali che "vivisezionano" la loro vita..lo stesso comune che da anni vieta ai Rom di ospitare qualche parente dentro il campo (altro abuso), ecco che all'improvviso i due arrestati si trasformano in ospiti dei Rom: ma ciò che importa è nascondere la verità e iniettare nell'opinione pubblica l'idea che i Rom vivono nascondendosi, sono inaffidabili e approfittatori della bontà altrui..

"I due sono stati arrestati all'alba, al campo nomadi di Coltano, dove vivevano su una roulotte".

Qui abilmente si lancia il sospetto che chi vive in roulotte è già di per sé un soggetto incline alla delinquenza! Roulotte-baracca uguale a probabile delinquente, facile equazione un po' velenosa, come non darla in pasto? Allora aggiungete anche il sottoscritto nell'elenco dei possibili sospettati: p. Agostino che da almeno 15 anni ci vivo in roulotte, e non mi pento assolutamente, quindi sono anche recidivo! Preciso anche che i due arrestati per furto vivevano in roulotte e in baracche dignitose..e la colpa di vivere in baracche, non è scontata che debba essere del tutto la loro: ma cos'altro potevano fare di fronte a tante promesse non ancora mantenute, sempre rinviate da parte del comune?

Lì a pochi metri di distanza il villaggio ultimato da almeno 6 mesi, bello e splendente, ma chiuso, inaccessibile, vuoto... l'erbaccia alta ormai, fa da padrona, già copre le finestre... un silenzio che grida le sue non poche contraddizioni, ma anche il timore di nuove esclusioni... in nome dell'integrazione.

p. Agostino Rota Martir - 18 Giugno 2010 – Campo nomadi di Coltano (PI)

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Di Fabrizio (del 23/06/2010 @ 14:54:42, in Italia, visitato 1378 volte)

Segnalazione di Franco Marchi da L'Arena (versione cartacea)
«Noi ospitali, loro delinquono»
Il gruppo leghista in consiglio regionale chiede l'abolizione della legge veneta sugli stanziamenti a favore di rom e sinti. Il Pd: «Tosi e Maroni hanno stanziato 1,4 milioni per due campi nomadi: il Carroccio è un'armata Brancaleone»
22/06/2010

Venezia. Il gruppo della Lega Nord in consiglio regionale ha presentato un progetto di legge composto di un unico articolo che chiede l’abrogazione della legge veneta che dispone interventi «a tutela della cultura dei Rom e dei Sinti». La norma che i consiglieri leghisti intendono abrogare risale al 1989 e prevede l’allargamento anche ai nomadi di etnia Sinti degli interventi di tutela previsti da una legge del 1984 che si occupava solo dei Rom. La legge in vigore prevede finanziamenti agli enti locali (Comuni anche consorziati e Comunità montane) da destinare, soprattutto, all’allestimento di campi sosta attrezzati per i nomadi, all’inserimento scolastico dei loro bambini e l’inserimento lavorativo degli adulti. «In nome di una malintesa "cultura dell’accoglienza"», sostiene il primo firmatario, il capogruppo Federico Caner, «per anni sono stati erogati ingenti finanziamenti a questi gruppi Rom e Sinti producendo danni enormi, dal punto di vista sociale, alla comunità nazionale e alle genti venete in particolare». «La gente veneta è ospitale», aggiunge, «ma questa sua predisposizione non va confusa con incapacità di autotutelarsi dalla presenza di insediamenti di genti e popoli che per le loro peculiarità e i loro costumi, in verità assai discutibili, rappresentano una costante fonte di disagio e di turbamento sociale anche in considerazione delle numerosissime violazioni della legge penale e dei problemi di ordine pubblico che seguono costantemente la presenza di questi insediamenti nel territorio».

Il consigliere regionale del Partito democratico Claudio Sinigaglia commenta la presentazione del progetto leghista per abrogare l’attuale norma regionale per tutelare la cultura Rom e Sinti osservando che esso sconfessa quanto deciso a Verona dal sindaco leghista Tosi che, assieme al ministro degli Interni leghista Maroni, ha stanziato 1,4 milioni di euro per riqualificare ben due campi nomadi. «Mi sembra», afferma Sinigaglia, «che nella Lega domini l’anarchia e l’assenza di una strategia comune con cui affrontare le questioni legate all’integrazione sociale: roba da armata Brancaleone. Il dato di fatto», conclude l’esponente del Pd, «è che con questa proposta Caner segue le orme del suo governo che vuole azzerare ogni finanziamento ai Comuni impoverendoli irrimediabilmente, alla faccia del federalismo. Col risultato,in questo caso, che le amministrazioni locali non potranno fare più nulla ad esempio sul fronte dell’integrazione scolastica, e che per i veneti i problemi di convivenza, invece che sparire, diventeranno sempre più giganteschi».

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Di Fabrizio (del 24/06/2010 @ 09:05:18, in Italia, visitato 1695 volte)

L'Europa invisibile
Il lavoro di MEDU negli insediamenti spontanei dei Rom rumeni a Firenze e Sesto Fiorentino

Lunedì 28 giugno 2010
Biblioteca delle Oblate - via dell'Oriuolo 2, Firenze

ore 16.00
- Apertura dei lavori - Paolo Sarti
- Salute e accesso ai servizi - Andrea Bassetti
- Riflessioni antropologiche -Umberto Pellecchia
- Conclusioni - Marco Zanchetta

ore 17.00 - Tavola rotonda
Fuori dall'invisibilità: ruoli e responsabilità
moderatore: Domenico Guarino
Salvatore Allocca, Sabrina Tosi Cambini, Daniela Carboni, Antonella Coniglio, Laura Grazzini, Maurizio Grezzi, Demir Mustafa

ore 18.30 - Dibattito con il pubblico e conclusioni

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Di Fabrizio (del 24/06/2010 @ 09:46:47, in media, visitato 1573 volte)

Buongiorno a tutti,
è con piacere che vi invitiamo a visitare il sito web del progetto "Sinto-nìzzati!", realizzato interamente con un gruppo di adolescenti sinti di Pavia:

www.sociability.it/sinto-nizzati

Il progetto, promosso nel 2009-10 da alcune associazioni locali, tra cui l'Associazione Italiana Sinti di Pavia e il CEM-Centro Educazione ai Media, ha previsto la realizzazione di un format radiofonico e di contenuti video, con la partecipazione di una decina di giovani sinti che vivono stabilmente a Pavia e che frequentano le scuole medie e la formazione professionale.

I ragazzi e le ragazze si sono avvicinati al mondo della radio e di internet, creando le puntate della trasmissione "Sinto-nìzzati" e realizzando i contenuti del sito web, con l'intenzione di far conoscere il mondo e la cultura di cui sono portatori, così come di rinsaldare i ponti relazionali che si stanno costruendo con la più ampia società locale.

A settembre le attività realizzate saranno presentate pubblicamente in un evento che sarà organizzato a Pavia e di cui sarà data comunicazione nelle prossime settimane.

Ci auguriamo di ricevere da tutti voi un commento o anche una critica costruttiva al nostro progetto, permettendoci di chiedervi, se possibile, di far conoscere questa iniziativa tramite i vostri canali di comunicazione a chi riteniate possa essere interessato

Grazie e un cordiale saluto

Andrea Membretti
(responsabile del progetto)
PhD Sociology
Prof. a c. Università di Pavia
www.sociability.it

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Di Franco Bonalumi (del 25/06/2010 @ 09:09:46, in Europa, visitato 1258 volte)

Da Roma_und_Sinti

Distretto rurale di Rotenburg
A causa delle sue "scandalose espulsioni", il Consiglio per i Rifugiati della Bassa Sassonia ha aspramente criticato il distretto di Rotenburg e la Bassa Sassonia. Il caso di due famiglie, rimpatriate Mercoledì 17 Marzo in maniera forzosa da Rotenburg in Kosovo, mostrerebbe che quando si tratta di rifugiati provenienti dal Kosovo le autorità non hanno nessuna pietà, nemmeno per le persone anziane o gravemente malate.

"La famiglia S. (i genitori e tre bambini) è stata rimpatriata nonostante due dei suoi membri fossero gravemente malati", spiega Bastian Wrede del Consiglio per i Rifugiati. "La signora S. soffre di una psicosi cronica e necessita regolarmente di medicinali e di continui trattamenti medici specialistici. Il figlio di sedici anni soffre di diabete di tipo 1 e necessita di dosi di insulina più volte al giorno. A causa di un ritardo nell'apprendimento, non è in grado di provvedere da solo al dosaggio delle sue medicine; e poiché nemmeno sua madre si trova in condizione di farlo, il ragazzo dipende dall'aiuto del padre. Un dosaggio sbagliato o la mancata somministrazione dell'insulina possono avere pericolose conseguenze nel lungo periodo, persino mortali. Come verranno assicurate, in Kosovo, l'assistenza medica ed i medicinali per la signora S. e per suo figlio, non risulta sin'ora chiaro.

A quanto riporta il Consiglio per i Rifugiati, anche i nonni della famiglia S. sarebbero stati prelevati da Rotenburg e portati all'aeroporto di Düsseldorf. Nonostante entrambi siano malati di diabete e dipendano da trattamenti farmacologici e cure specialistiche, li si voleva spedire anch'essi in Kosovo. Il loro rimpatrio è stato solo sospeso, poiché la nonna, che a causa del diabete è quasi cieca, è collassata in aeroporto e si è dovuto procedere col suo trasferimento in ospedale.

"La famiglia S appartiene alla minoranza rom degli Ashkali, che in Kosovo è sottoposta a massiccia discriminazione. Molti appartenenti a tale minoranza vivono segregati in insediamenti dove regna la povertà, e non ricevono alcuna assistenza sociale o medica", ha dichiarato Bastian Wrede.
Il secondo caso è quello della famiglia R. di Zeven. Il padre, psichicamente malato e a rischio suicidio, ha dovuto essere trasportato in ambulanza a Dusseldorf, dall'aeroporto in un ospedale. La famiglia è stata così separata, con la signora R. ed i tre bambini che da soli sono stati espulsi verso il Kosovo.

"I rimpatri spietati di Rom ed Ashkali, nei quali le autorità includono senza alcun riguardo i malati e gli anziani e non si fermano neppure di fronte alla prospettiva di separare una famiglia, portano distintamente la firma del Ministero degli Interni della Bassa Sassonia", è la constatazione del Consiglio per i rifugiati. L'organizzazione ha esortato il governo dello stato federato e le autorità competenti in materia d'immigrazione a cessare i rimpatri in Kosovo di persone gravemente malate o appartenenti ad una minoranza etnica, e di curarsi della salvaguardia delle famiglie.

Anche Hans-Peter Daub, sovrintendente della diocesi di Rotenburg della Chiesa Evangelico - luterana, appare colpito dalla "enorme durezza" con la quale l'autorità civile esegue i rimpatri. Il consigliere per i rifugiati, Eckhard Lang dell'opera diaconale, ad esempio conosce ed offre sostegno da molto tempo alla famiglia S., la quale vive a Rotenburg da più di venti anni ed i cui figli sono nati in Germania. Già l'anno passato la diocesi si era interessata al loro destino ed aveva partecipato ad una raccolta firme indetta dal Consiglio per i rifugiati. L'iniziativa aveva lo scopo di assicurare la permanenza dei rifugiati Rom kosovari in Germania, al fine di dare loro prospettiva di vita (vedi www.rotenburger-rundschau.de). "Il fatto che l'amministrazione non mostri quasi alcun riguardo per le condizioni di salute delle persone coinvolte, ci sembra un punto particolarmente problematico" lamenta Daub, secondo il quale la situazione in Kosovo per i rifugiati rimpatriati sarebbe tanto disastrosa ora quanto lo era prima.

Bastian Wrede ha annunciato che il Consiglio per i Rifugiati effettuerà un'indagine sulle modalità di svolgimento dei rimpatri e sui successivi sviluppi delle situazioni riguardanti le due famiglie coinvolte. Una verifica della legalità dei procedimenti sarà svolta in collaborazione con gli avvocati delle famiglie stesse.

Con un'espulsione collettiva, il 17 Marzo sono state rimpatriate in Kosovo 53 persone: tra queste, anche 30 appartenenti alle minoranze etniche Rom e Ashkali.

© Rotenburger Rundschau GmbH & Co. KG

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Di Fabrizio (del 25/06/2010 @ 09:42:48, in Regole, visitato 1413 volte)

Da questo articolo di Federico Casabella su il Giornale, sembra che qualcuno non l'abbia presa bene : - D

Il contributo per il «trasloco» forzato, frutto dei lavori per la Gronda di ponente toccherà anche ai nomadi più immobili del mondo. Infatti i 108 sinti residenti nel campo di Bolzaneto (circa 40 famiglie), essendo cittadini italiani residenti a Genova, otterranno l’indennizzo da 40mila euro che spetta a tutti gli abitanti delle aree che saranno interessate dai cantieri del futuro passo autostradale. Fondi che verranno messi a disposizione direttamente dalla società Autostrade come prevede la legge: conseguenza del fatto che i cantieri interesseranno anche la zona del campo nato alla fine del 1987 sulla sponda del Polcevera e sul quale, da qualche (...)

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Di Fabrizio (del 26/06/2010 @ 09:07:08, in Italia, visitato 2165 volte)

Mi scrive Stefania Cammarata: Ricevo da Luigi Pecora, pastore battista a Moncalieri (TO) e, su sua gentile concessione, pubblico e diffondo.

Carissime e carissimi,

tutti voi siete stati messi a conoscenza della storia di una famiglia rom, che dallo scorso autunno frequenta la nostra chiesa di Moncalieri. Erano arrivati nel nostro territorio da pochi mesi, per stanziarsi sulle rive del Po.

Come comunità cristiana, ci siamo adoperati per dar loro un sostegno di natura pratica in ordine alle necessità quotidiane, e nel frattempo mi sono attivato presso i servizi sociali per offrire loro una nuova collocazione che fosse dignitosa ed umanitaria. Tutto l'impegno profuso e la sensibilizzazione, avvenuta anche attraverso organi di stampa, non ha sortito l'interesse di nessuna autorità preposta. Ciò che abbiamo raccolto in questi giorni, è un ordine di sgombero, che verrà eseguito lunedi' 28 giugno, alle 6:30 del mattino, con tanto di ruspe, Vigili Urbani e Carabinieri. Il tutto per 4 famiglie, e tra queste il nostro nucleo, la famiglia Garcia. Essa è composta da 4 bambini di un'età compresa fra i 5 e gli 11 anni, la loro nonna, la loro mamma di 33 anni, ed uno zio con disabilità psichica. Non posso concepire che i servizi sociali e l'assessore preposto non si siamo preoccupati di pensare ad una collocazione di questa sfortunata e vulnerabile famiglia, a seguito dello sgombero. Per evitare che queste fragili persone, lunedì notte dormano sotto le stelle (o sotto le nubi, dipende dal tempo), la Chiesa Evangelica Battista di Moncalieri, accoglierà temporaneamente tale nucleo, per motivi umanitari sui quali non si può transigere.

Nell'augurio che questa storia possa avere una lieta conclusione, vi saluto cordialmente.
past. Luigi Pecora - Moncalieri.

AGGIORNAMENTO:
Grazie Fabrizio per l'interessamento. Mi permetto di aggiornarti con le ultime notizie che mi ha mandato Luigi Pecora.
Buona giornata,
Stefania


Carissimi amici/e,
oggi è stata una giornata intensa per contatti, telefonate e richieste. La bella notizia è che una parrocchia di Moncalieri ha regalato una roulotte alla nostra famigliola assistita. Abbiamo già le chiavi e nei prossimi giorni la sposteremo da Torino a Moncalieri. Il prossimo "step", sarà quello di studiare il luogo in cui collocare la roulotte con la famiglia dentro, fino a quando non sarà possibile per loro (stiamo lavorando in tal senso), l' entrare in un campo sosta regolare.
In tal modo, evitiamo di ospitarli nella nostra chiesa, cosa che avremmo fatto senza "se" e senza "ma", fino a quando oggi non abbiamo potuto visitare la roulotte nella zona di corso Orbassano a Torino.
Un caro saluto a tutti voi, ed in particolare a coloro che hanno espresso il loro interessamento e solidarietà, nei confronti di tale nucleo rom, il quale ha solo voglia di poter essere messo nelle condizioni di vivere una vita normale.
past. Luigi Pecora.

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Di Alberto Maria Melis

A suggerirmi a scrivere questa breve riflessione, sono state due notizie appena trovate sul web, una relativa a uno sgombero di un campo rom effettuato nei giorni scorsi, l'altro a uno sgombero che presto verrà effettuato (riporto entrambe in chiusura).

Ciò che colpisce è il loro tono asettico, soprattutto laddove si riportano i commenti degli amministratori, sia di "destra" che di "sinistra". Gli amministratori, Alemanno in testa, rivendicano l'eroica impresa di cacciare via dalle loro baracche i rom, di proseguire nella schedatura fotosegnaletica, di andare incontro ai "cittadini" nella loro qualità evidentemente più appetibile, quella di "votanti"; i politici dell'opposizione, di questa "sinistra" che non riesce a cogliere il nauseabondo fetore dell'imputridire delle sue radici, si spinge a criticare Alemanno per non aver fatto subito il suo "dovere", e anzi ci si erge a impavida e miliziana sentinella dei futuri sgomberi.

Come siamo diventati un paese così? O lo siamo sempre stati e non ce ne siamo accorti? Qualche tempo fa, quando Maroni rese pubblica l'idea di schedare i bambini rom, io e altri scrittori per ragazzi sottoscrivemmo un appello contro una pratica di stampo palesemente razziale. La notizia ebbe qualche eco sulla stampa, da Repubblica al Corriere della Sera e via via sulle testate minori, ma fu un'esile luce che si suicidò silente nel buio, perché noi scrittori di appelli ne firmiamo due dozzine al giorno, e forse anche perché mantenere costante un impegno a favore dei rom, di questo popolo più che mai reietto e "indifendibile", è roba da refrattari pochi e disperati, da pazzi e ostinati non troppo avveduti nel scegliersi le buone cause, quelle che non ti portano a correre il rischio di renderti inviso ai "cittadini lettori", che non solo votano ma acquistano, o mandano al rogo, i libri.

Non ci sono stati nuovi appelli quindi. anche se sono convinto che molti tra coloro che allora firmarono lo rifarebbero di nuovo, ma solo un generalizzato silenzio che si accompagna al mutismo complice dei cosiddetti intellettuali di questo nostro Paese, e che soccombe ogni giorno al feroce vocabolario della normalizzazione. Un vocabolario che trasfigura le ragioni e i torti, e che soprattutto annichilisce, negandogli voce, forma ed esistenza, ogni singolo uomo, donna e bambino vittima dell'oltraggio di uno sgombero forzato.

Chiunque abbia assistito a uno sgombero di un campo rom sa cosa intendo dire. Perché i "rom" di cui scrivono le brevi notizie sulla stampa, non esistono. Esistono invece, in carne ed ossa, Marika, o Nusret, o Negiba, o Svetlana o Zafiro. Marika che ha solo cinque anni e vorrebbe stare ancora un po' sotto le coperte. Nusret che ha solo sette anni ed è preoccupato perché la sera prima non aveva finito i compiti. Negiba, sua madre, che all'arrivo della polizia e delle ruspe ha lasciato andare il pentolino del latte sul pavimento. Svetlana che è così vecchia da dover essere trasportata a peso fuori dalla sua barakina di cartone e legno pesto. E Zafiro... Zafiro divorato dal cancro, scavato nel petto e nel viso, tutto denti e tutto occhi, che quella mattina non potrà trascinarsi all'ospedale per la chemioterapia.

Chiunque abbia assistito a uno sgombero, sa che i rom di cui si scrive sui giornali non esistono. Quelli che esistono hanno nomi e cognomi, hanno facce, mani e cuori che impazzano di paura e di una rabbia antica nel petto.

E neppure le baracche di cui si scrive sui giornali, esistono. Perché quei miseri spazi raccolti tra quattro pareti, sono casa. Come la mia o la vostra. Sono il luogo del mangiare insieme, del parlare, dell'amarsi e del riposarsi. Sono il luogo del rifugio e della riflessione, dei progetti e dei ricordi, della malattia e della guarigione, del vivere e del morire.
Se chi firma un'ordinanza di sgombero forzato avesse reale coscienza di ciò che sta facendo, udrebbe il fruscio della sua penna trasfigurarsi nel fragore delle ruspe che non distruggono solo le case, ma le vite di chi in quelle case viveva.

Marika, Nusret, Negiba, Svetlana e Zafiro. Moltiplicati per centinaia e centinaia di destini e di volti, tanti quanti sono stati gli sgomberi forzati dei campi rom avvenuti negli ultimi due anni nel nostro Paese.


Portuense: sgomberato campo nomadi a Valle dei Casali
Santori (Pdl): passo in avanti per il decoro e la sicurezza della città - 22/06/2010

Proseguono le azioni del Piano nomadi della Capitale. La mattina del 21 giugno 2010 è stato sgomberato un insediamento abusivo nella riserva della Valle dei Casali, in un'area proprietà dell'Ater, tra via San Pantaleo Campano e via Newton, al Portuense.

Lo sgombero è stato effettuato dagli agenti della polizia municipale sotto il coordinamento dell'Ufficio politiche per la sicurezza del Comune, insieme a personale specializzato in operazioni di risanamento.

"Con il completamento degli sgomberi nella riserva della Valle dei Casali si compie un altro importante passo avanti per la sicurezza e il decoro della città. La giunta Alemanno è impegnata a completare nel minor tempo possibile l'attuazione del piano nomadi e a restituire ai cittadini le zone di Roma cadute in mano a rom e senza fissa dimora dopo anni di lassismo da parte delle giunte di centro sinistra. Si tratta di obiettivi chiari e di impegni che saranno mantenuti". Lo afferma in una nota il presidente della Commissione sicurezza del Comune di Roma, Fabrizio Santori, commentando lo sgombero.

"Si è trattato di un intervento a integrazione di una fase precedente attuata a marzo – prosegue Santori - mirato oltre che allo sgombero anche al ripristino e alla bonifica dell'area per evitare che edificazioni abusive e occupazioni illegali si possano ripetere.

E' infatti fondamentale - conclude Santori - riuscire a coordinare tutte le fasi di intervento in modo che avvengano in maniera congiunta. Solo così sarà possibile rendere i provvedimenti definitivi, evitando con recinzioni, bonifiche dei terreni, potatura della vegetazione troppo folta che permette alle baracche di rimanere nascoste tra il verde, che luoghi sgomberati siano nuovamente invasi a distanza di poco tempo da insediamenti abusivi"


Cronaca
Muratella: il campo nomadi chiuderà entro fine anno
A dirlo è il sindaco Alemanno, che ha promesso anche un presidio 24 ore su 24 delle forze dell'ordine
di Antonio Scafati - 22/06/2010

Monta la rabbia dei cittadini di Muratella, decisi a veder chiuso l'insediamento di nomadi di via Marchetti. Qualche giorno fa, l'istallazione nel di alcuni bagni chimici aveva fatto storcere il naso ai cittadini del quartiere, che da tempo aspettano la chiusura del campo nomadi.

Il 21 giugno 2010 i comitati di quartiere avevano in programma una manifestazione non autorizzata per dire il loro no all'illegalità che regna nel quartiere, ma tra di loro è arrivato a sorpresa il sindaco Alemanno.
Insieme a lui, l'assessore capitolino alle politiche sociali Sveva Belviso, il presidente della commissione sicurezza Fabrizio Santori e il delegato del sindaco alla sicurezza Giuseppe Ciardi.

Minacciare manifestazioni non autorizzate ha evidentemente portato frutti, visto che il Sindaco ha promesso un presidio 24 ore su 24 delle forze dell'ordine e un incontro il 7 luglio in Campidoglio per discutere del campo in via Marchetti.
Non solo: Alemanno ha anche preso l'impegno che il campo verrà chiuso entro la fine dell'anno. Sempre secondo il Sindaco il foto segnalamento dei nomadi comincerà a breve.

L'opposizione, dal canto suo, non lesina critiche all'operato di Alemanno.
"Quando ormai la situazione stava degenerando ed il malcontento stava portando i cittadini a manifestare in Campidoglio, il Sindaco si presenta personalmente a Muratella salvandosi in calcio d'angolo". Ad affermarlo in una nota del 21 giugno 2010 è il consigliere comunale del PD Dario Nanni, membro della Commisione Sicurezza.

"E' singolare - prosegue Nanni - che tra gli impegni presi dall'attuale Sindaco ci sia anche quello di far posizionare un posto di polizia in quel quartiere, proprio come da me richiesto con un emendamento ad una mozione del PDL. Fa piacere verificare che gli atti presentati dall'opposizione e non condivisi dai Consiglieri Comunali del PDL, diventino poi proposte del Sindaco. Già questo basterebbe da solo a spiegare le contraddizioni interne alla maggioranza."

"Per quanto mi riguarda - conclude Nanni - terrò bene in mente le promesse fatte ieri ai cittadini di Muratella dal Sindaco, dall'Assessoredel Belviso e dagli altri esponenti del PDL al loro seguito, sperando che queste promesse non diventino per la maggioranza l'ennesimo autogol".

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Di Fabrizio (del 27/06/2010 @ 09:16:28, in Italia, visitato 1610 volte)

FamigliaCristiana.it Al nostro Paese si contesta in particolare di non riconoscere i diritti delle minoranze. Alcune testimonianze di chi, anche a livello internazionale, si occupa di queste etnie.
"Difficile anche evangelizzare" denuncia un pastore evangelico.

Matrimonio Rom. Un momento di festa nella Tenda del Convegno montata a Mantova a metà giugno 2010.

22/06/2010  «La nostra attività missionaria di annuncio della Parola si svolge tra mille pastoie burocratiche e spesso non ne veniamo fuori», dice con un sospiro Davide Casadio, volto e capelli bruni che, insieme ai suoi tipici tratti somatici, rivela tutta la sua origine rom. Pastore evangelico della Missione Evangelica Zigana (realtà evangelica associata alle Assemblee di Dio in Italia), Davide, che non mostra più di 40 anni, ha passato un'infanzia a traino della comunità di giostrai a cui apparteneva suo padre, prima di trovare l'anima gemella, convolare a nozze e mettere al mondo 5 bambini, due dei quali già padri a loro volta.

«La nostra attività pastorale consiste principalmente nell'avvicinare la nostra gente per predicare la parola di Dio», prosegue l'uomo, che, scoperta la sua vocazione e compiuti gli studi, si è sistemato a Piacenza nella scuola biblica della sua associazione. «Durante i mesi estivi a turno tutti noi, circa 40 pastori, ci muoviamo cercando di raggiungere le zone dove sono concentrate le nostre comunità e piantiamo la "Tenda del Convegno", un luogo di preghiera e predicazione aperto a tutti, anche ai credenti in altre confessioni o religioni. Un luogo di pace, insomma, come quello che abbiamo organizzato a metà giugno a Mantova, che però purtroppo conosce problemi sempre maggiori: l'autorizzazione per occupare per un certo tempo il suolo pubblico non ci viene infatti concessa con facilità a causa della legislazione vigente, che favorisce solo gli spettacoli viaggianti. Un'attività di questo genere richiede infatti la presenza di tutte le precauzioni per la sicurezza pubblica, come i bagni o la presenza di pompieri. Una circostanza che, se non corretta, riteniamo che configuri una doppia discriminazione, razziale, essendo i Rom e Sinti minoranza non riconosciuta in Italia, e soprattutto religiosa, perchè impedisce di fatto il culto a un'organizzazione come la nostra che, essendo parte delle Assemblee di Dio in Italia riconosciute dallo Stato italiano, avrebbe tutto il diritto di organizzare manifestazioni religiose come queste».

All'Università Bicocca di Milano il convegno "La condizione giuridica di Rom e Sinti in Italia" ha sviscerato in questi giorni con l'aiuto di esperti internazionali la complessa situazione delle popolazioni Rom e Sinti nel nostro territorio, spesso salite all'onore della cronaca per i numerosi sgomberi dai loro campi di questi mesi. La loro condizione appare infatti molto eterogenea (vi sono cittadini italiani, dell'Unione europea, extracomunitari, rifugiati e apolidi) e precaria dal punto di vista linguistico e culturale. L'obiettivo del convegno è stato formativo, relativo cioé all'aggiornamento sugli strumenti di protezione e tutela dei Rom e Sinti, ma anche di riflessione e proposta sui problemi e modelli legislativi di tutela e protezione di queste minoranze. Detto che la maggior parte di questa popolazione in Italia è ormai stanziale, è emerso in molte relazioni che esiste una vera e propria discriminazione che viene attuata in Italia verso queste popolazioni.

Paolo Bonetti, ad esempio, professore associato di diritto costituzionale alla Bicocca, ha affermato che «nell'attuale pubblicistica la presenza di Rom e Sinti è spesso accostata al tema della sicurezza, cioè dei pericoli per la sicurezza di tutti derivanti da fenomeni di illegalità diffusa o di microcriminalità o di occupazione abusiva di immobili». E ha aggiunto: «Quando una persona non è certa del proprio status giuridico, della propria cittadinanza, della propria abitazione, dell'accesso ai diritti sociali ed è oggetto di discriminazioni, emarginazione lavorativa, stigmatizzazione da parte dei mass media, allora nessuno di coloro che vivono in una società può sentirsi sicuro, perché quella società non è ben organizzata e si contraddicono così i principi fondamentali personalisti che caratterizzano la forma di Stato». In definitiva «una delle principali vie d'uscita sicure da questa situazione criminogena è quella di giungere al più presto all'approvazione di una legge statale che in attuazione dell’art. 6 della Costituzione preveda norme specifiche di riconoscimento, di tutela della minoranza dei Rom e dei Sinti presenti in Italia e azioni positive di inclusione sociale ai sensi dell’art. 3 della Carta fondamentale».

Stefano Stimamiglio

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Di Fabrizio (del 27/06/2010 @ 09:24:21, in casa, visitato 1626 volte)

GE local TRENTINO

TRENTO. «Le microaree sono l’unica soluzione. Speriamo le facciano davvero. E al più presto». Alessandro Held, 57 anni, parla e fuma sotto il gazebo. È il più anziano dei circa 50 sinti che vivono nel campo abusivo accanto alla Motorizzazione. In tutta Trento sono circa 200.
A due passi dall’Adige e dalla tangenziale ci sono una dozzina di roulotte sistemate a ferro di cavallo, la toilette, una piscinetta «da 30 euro» dove due bimbe giocano e si rinfrescano mentre le donne sistemano i piatti del pranzo. «Qua - continua il “ capo” - viviamo abbastanza bene. Siamo fortunati perché abbiamo l’acqua che usavano prima gli operai che hanno costruito le nuove gallerie di Piedicastello. Ci sono anche le fognature. Però, siamo precari. Abbiamo paura di sgomberi improvvisi e se ci mandano via non sappiamo dove andare». Si avvicina il fratello Riccardo che ribadisce. «Di certo non andremo al campo di Ravina (l’unico regolare in città, ndr) perché è sovraffollato e invivibile». «Se ci sistemano nelle microaree - continuano - non vogliamo starci gratis. Paghiamo affitto, acqua, luce e gas».

Ormai, i nomadi di Trento, sono nomadi stanziali. «Noi siamo sinti - spiega ancora Alessandro - con origini germaniche. Quando ero giovane la mia famiglia si muoveva molto, ora invece ci muoviamo meno. Anche per far andare i figli a scuola». Vivere in una casa, però, è quasi contro la loro cultura. «Per la mia generazione è davvero complicato abituarsi a stare in appartamento. Magari per i miei figli sarà più facile». Federico, 16 anni, sorride. «In effetti in inverno stare in una casa sarebbe meglio, ma a me piace vivere qua al campo». Una vita apparentemente normale. La giornata tipo della famiglia Held non si discosta molto da quella di altre famiglie trentine. «Al mattino - continua Alessandro - noi uomini andiamo a lavorare, raccogliamo ferro e lo trattiamo. I bambini vanno a scuola. Le donne si prendono cura di loro o del campo. Usciamo poco perché non vogliamo dare fastidio. E anche a causa di certi attacchi della Lega Nord abbiamo paura di essere presi di mira».

Una vita che a Trento fanno circa 200 nomadi. L’assessore comunale Violetta Plotegher, nei giorni scorsi, aveva detto che i nomadi che vivono in accampamenti abusivi in città sono 82. A sentire i diretti interessati, però, i numeri sono diversi. Oltre alla sessantina di persone che vive a Ravina, infatti, ce ne sarebbero 50 alla Motorizzazione, circa 30 a Gardolo, altrettanti all’Ex Zuffo e altri in zona Monte Baldo. Circa 130 nomadi che vivono in campi abusivi. Più quelli di Ravina. «Una soluzione va trovata al più presto. La nostra è una situazione di emergenza. Non vogliamo passare un altro inverno al freddo. Servono le microaree anche a Trento, come hanno fatto in molte altre città», sottolineano anche Valentino Held e Damiano Colombo che vivono in alcuni camper tra il campo della Vela e l’ex Zuffo con le loro famiglie allargate. «Non possiamo essere lasciati così, abbandonati, come cani».

SONDAGGIO Siete favorevoli alle microaree?

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