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Dietro la notizia
Di Fabrizio (del 23/06/2010 @ 09:40:35, in media, visitato 1722 volte)

Ricevo da Agostino Rota Martir: Ciao ti invio questa mia riflessione, un pò lunghetta a dire il vero sui recenti fatti avvenuti al campo di Coltano e su come il Tirreno (cronaca di Pisa) ne da notizia. Ciao,
Ago

Certe notizie sono una mazzata all'integrazione che tanti predicano a piè sospinto e vantano di esserne i promotori, ma in realtà gli interessa ben poco, visto che poi la smontano a loro piacimento quando c'è il coinvolgimento di qualche Rom in furti, sgomberi, scippi..con l'intento preciso di screditare o di puntare il dito contro la comunità Rom, rea di non volersi integrare, di non abbassare a sufficienza la testa agli ordini del "benefattore" di turno.

Il come vengono date le notizie sui Rom coinvolti in qualcosa di illegale, a volte è più rivoltante della notizia stessa, spesso la regola è quella di "drogare la notizia" con lo scopo di salvare ciò che resta del Progetto, o di nascondere alcuni pezzi, di mascherare le scelte fatte (tanto chi si ricorda degli impegni assunti due, cinque, otto anni fa?). Ora ciò che conta è convincere la cittadinanza che avere un sindaco che sa fare anche lo sceriffo è una sicurezza in più per la città, insomma è più rassicurante e soprattutto più sbrigativo!

Non entro in merito al furto-rapina commesso dai due Rom, o alla dinamica del fatto: è un fatto condannabile nella forma e nella sostanza, ma spetta alla sola Giustizia sentenziare e decidere in merito. Chiunque commetta un reato, prima o poi dovrà rispondere delle sue azioni davanti la Legge. Ma penso che valga la pena ricordare a tutti, e in primis al nostro sindaco che la responsabilità di un atto criminoso commesso da una persona, chiunque egli sia, di qualsiasi nazionalità, spetta solo alla Giustizia decidere la pena, e che questa è sempre individuale e non comunitaria o famigliare.

Aspetto non certo secondario, anzi sembra diventato di moda soprattutto a Pisa, solo quando sono coinvolti dei Rom in una lite, descriverla come faida, con il chiaro intento di condizionare l'opinione pubblica e il verdetto finale del Giudice per poi, cosa tipicamente Pisana estendere subito la pena, ma solo quando si tratta di Rom, all'intero nucleo famigliare; inutile aspettare la sentenza di un Giudice, è tempo perso.. i Rom che avevano avuto una casa, buttati fuori compresi i loro figli, colpevoli di aver "tradito" quell'integrazione fredda, studiata a tavolino da esperti, sempre pronti a cambiare le carte in tavolo quando è necessario e conveniente, a stabilirne le condizioni e limiti, a lanciare facili proclami: "Basta campi, bisogna superare la logica dei campi e integrare i Rom nelle case", ma poi sono gli stessi che li buttano fuori dalle case e rimandandoli nei campi! Tanto chi noterà queste contraddizioni, ciò che conta è preservare il Progetto, continuare a presentarlo come modello, anche se ormai solo pochi ossequiosi interessati lo credono tale!

Se invece, il Giudice decidesse di non seguire le "sentenze" già emesse pubblicamente dal sindaco? Anche il Giudice entrerebbe nella lista di coloro che minacciano la sicurezza della città?

Accetterebbe il sindaco di fare un passo indietro e di riconoscere pubblicamente il proprio sbaglio?

Tutti parlano di integrazione, facile farlo quando si fiuta l'affare economico, ma quando la crisi economica si fa sentire ecco che lo si smonta a pezzi. Rimane un progetto sbiadito, ritoccato di volta in volta a piacimento dagli esperti del bilancio, completamente trasformato rispetto gli inizi, ma sempre riscritto da persone totalmente lontane ed estranee ai Rom, senza alcun dialogo con i diretti interessati, altra nobile vittima del Progetto Città Sottili il dialogo! In nome del Progetto i diritti vengono accantonati e spesso anche negati, la collaborazione è un eufemismo per dire servilismo, e dividere al suo interno la comunità Rom, mentre la vita di intere famiglie Rom, fatta di storie, di attese e che vivono da decenni qui a Pisa, diventano un ostacolo da cancellare alla prima occasione "buona"..e l'occasione buona si presenta quando uno di loro sbaglia, poi poco importa individuare di chi la colpa, le responsabilità oggettive..l'importante è affrettarsi a condannare in fretta e furia anche l'intera famiglia, proclamando solennemente la loro esclusione dal Progetto: basta aver pazienza che prima o poi qualche altro ancora cadrà nella rete. Ma è fondamentale mostrare subito all'opinione pubblica che con i Rom l'Amministrazione sa essere ferrea e intransigente, perché quello che conta è non perdere la fiducia degli elettori! Ogni metodo è buono pur di raggiungere l'obiettivo, sopratutto far uso costante della bugia pur di nascondere la realtà agli elettori.

L'articolo pubblicato sul Tirreno del 17 Giugno a firma di Candida Virgone è un illuminante esempio, offre delle "perle rare di questo tipo di deformazione della realtà", ma che sa ripetersi con ostinazione anche solo dopo pochi giorni di fronte alla "travolgente" notizia dell'assoluzione di un gruppo di Rom coinvolti nella lite, assoluzione che sembra smontare la tesi del sindaco e del Tirreno che per anni hanno cavalcato ideologicamente la notizia della "faida" tra i Rom, ma alla giornalista sopra citata non trema la penna fra le dita, ostinatamente continua a scrivere di "faida" trascrivendo nomi e cognomi dei Rom assolti come se volesse accusarli ancora di qualcosa... e fingendo di non conoscere le conseguenze della sentenza preferendo nascondere la testa sotto la sabbia, anche per non mostrare pubblicamente il rossore della sua vergogna.

"Vivevano a Coltano nonostante non fossero inseriti in nessun programma di accoglienza comunale, tantomeno in Città Sottili, che prevede l'assegnazione delle villette ai nomadi che hanno scelto l'integrazione".

Le famiglie dei due Rom arrestati sono da almeno 13 anni che aspettano –vivendo a Coltano – le promesse fatte dagli amministratori che di volta in volta si sono susseguiti..il fatto poi di non essere inseriti ufficialmente nel programma di accoglienza Città Sottili è uno dei non pochi "misteri", difficili da decifrare che aleggiano attorno a Città Sottili e non è certo dovuto ai precedenti dei due arrestati, come si vuol far credere. Qui la colpa è di chi volutamente li ha esclusi fin dal principio. In effetti il Progetto Città Sottili da anni priva e nega i diritti a tanti Rom (es. quello della residenza), in nome del Progetto stesso, scavalcando disposizioni nazionali: una sorta di "federalismo" comunale. E' facile, soprattutto comodo "strappare" e gettare nel cestino vite di intere famiglie come fossero carta straccia, perché un Rom "rompe il patto" (mai ufficializzato e tanto meno discusso e partecipato con i Rom stessi o altri soggetti), è un esercizio abituale e meschino di tanta politica, ma che purtroppo mina la credibilità della democrazia..

Poi a proposito dell' integrazione bisognerebbe osservarla-ascoltarla come risuona dentro il e dal campo di Coltano, oggi è una parola che spesso arriva stonata perché cantata con la voce di chi in tutti questi anni ha mostrato disprezzo, false promesse, raggiri..dopo ben 8 anni di promesse, sacrifici, attese la maggioranza dei Rom è costretta ancora a vivere in queste condizioni, rassegnati a fingere di credere alle promesse di operatori sempre meno credibili!

"I due, senza casa e senza permesso di soggiorno, erano noti ai servizi sociali ed esclusi da qualsiasi forma di integrazione proprio per i tanti precedenti, soprattutto per rapina. Nonostante ciò stazionavano da tempo immemore al campo di Coltano, ospiti dei nomadi."

"Stazionavano da tempo immemore..ospiti dei nomadi": qui si tocca l'apice della .. fumosità verbale, come dire le cose ma nascondendo la verità di fatto, ma ciò che importa è veicolare il messaggio di pregiudizio verso i Rom. Praticamente è come dire che tutte le famiglie Rom del campo autorizzato di Coltano (che solo il sind. Filippeschi considera abusivo), "stazionano", anche se ci abitano lì fin dagli inizi, da più di 10 anni, come le due famiglie in questione, anche se muniti di carta d'identità e residenza in via Dell'Idrovora rilasciata dal Comune di Pisa, ma poco importa, quando un Rom commette un reato, uno qualsiasi si dirà prontamente che quel Rom "stazionava presso un campo abusivo", da tempo immemore, tanto chi andrà poi a verificare?

Ospiti dei nomadi, altra perla! Ma è lo stesso comune che li tieni lì in attesa, che da anni chiede pazienza, collaborazione, sacrifici in vista di una sistemazione definitiva e soprattutto migliore, le stesse famiglie seguite dagli operatori sociali che "vivisezionano" la loro vita..lo stesso comune che da anni vieta ai Rom di ospitare qualche parente dentro il campo (altro abuso), ecco che all'improvviso i due arrestati si trasformano in ospiti dei Rom: ma ciò che importa è nascondere la verità e iniettare nell'opinione pubblica l'idea che i Rom vivono nascondendosi, sono inaffidabili e approfittatori della bontà altrui..

"I due sono stati arrestati all'alba, al campo nomadi di Coltano, dove vivevano su una roulotte".

Qui abilmente si lancia il sospetto che chi vive in roulotte è già di per sé un soggetto incline alla delinquenza! Roulotte-baracca uguale a probabile delinquente, facile equazione un po' velenosa, come non darla in pasto? Allora aggiungete anche il sottoscritto nell'elenco dei possibili sospettati: p. Agostino che da almeno 15 anni ci vivo in roulotte, e non mi pento assolutamente, quindi sono anche recidivo! Preciso anche che i due arrestati per furto vivevano in roulotte e in baracche dignitose..e la colpa di vivere in baracche, non è scontata che debba essere del tutto la loro: ma cos'altro potevano fare di fronte a tante promesse non ancora mantenute, sempre rinviate da parte del comune?

Lì a pochi metri di distanza il villaggio ultimato da almeno 6 mesi, bello e splendente, ma chiuso, inaccessibile, vuoto... l'erbaccia alta ormai, fa da padrona, già copre le finestre... un silenzio che grida le sue non poche contraddizioni, ma anche il timore di nuove esclusioni... in nome dell'integrazione.

p. Agostino Rota Martir - 18 Giugno 2010 – Campo nomadi di Coltano (PI)