Rom e Sinti da tutto il mondo

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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Fabrizio (del 11/08/2008 @ 00:15:54, in Italia, visitato 1281 volte)

Ricevo da Maria Grazia Dicati

ciao Fabrizio, ti invio due articoli pubblicati da Repubblica: uno si riferisce alla cronaca di una bomba molotov lanciata contro i sinti a Firenze che non ha avuto il clamore dei media e l'altro un commento di Adriano Prosperi su questa vergognosa vicenda

Molotov contro i sinti
Sono sbucati dal buio alle 22, attraversando una strada che taglia i campi intorno al parcheggio. Con il volto coperto, a bordo di un quad, una moto a quattro ruote, hanno lanciato una molotov. Un assalto incendiario, repentino, messo a segno da due persone contro una delle auto della carovana di nomadi in transito a Stabbia, che lunedì sera aveva fatto tappa in una piazzola della zona industriale nella frazione del Comune di Cerreto Guidi. Tutti di etnia sinti e con la cittadinanza italiana, erano arrivati alle 19 con una ventina di auto.

Dalle forze dell´ordine avevano ricevuto le autorizzazioni per sostare una notte, con la promessa di ripartire dopo poche ore, nella mattinata. La bottiglia scagliata dalle due persone a bordo del quad non è esplosa, la fiamma dello stoppino non si è propagata alla benzina. L´impatto con l´auto ha provocato solo un´ammaccatura e un po´ di spavento per i sessanta sinti che si erano fermati per la notte in uno dei grandi parcheggi di via della Repubblica e che in quel momento erano lontani dai veicoli.

Alle indagini stanno lavorando i carabinieri di Cerreto Guidi e il nucleo operativo di Empoli. Dalle prime testimonianze raccolte fra i nomadi, che ieri all´alba sono subito ripartiti dirigendosi verso Pisa, a gettare la bottiglia incendiaria sarebbero stati in due. Una delle ipotesi porterebbe a un gruppetto di ragazzi italiani del posto, altre parlano di una bravata di due giovani, un balordo attacco sferrato per noia e andato a vuoto.

Ma che ha spinto Pietro Suchan, il pm d´urgenza che coordina le indagini, a ipotizzare i reati di detenzione e porto di armi da guerra e tentato incendio doloso. Sono queste le accuse intorno a cui ruotano le indagine e per ora a carico di ignoti. La procura della Repubblica non contesta l´aggravante della discriminazione razziale che, però, non è escluso possa emergere nelle prossime ore.

L´episodio ha sollevato le reazioni del mondo politico toscano. Il vicepresidente della Regione, Federico Gelli, ha parlato di un «segnale grave, anche per una regione come la Toscana che si è sempre distinta per civiltà e per capacità di accoglienza e integrazione», sottolineando che si tratta di «un episodio da non sottovalutare» per le possibili implicazioni razziste. E una «ferma condanna» è quella espressa dal presidente del consiglio regionale, Riccardo Nencini, che invita a «tenere alta l´attenzione contro derive xenofobe»

L´attacco ai nomadi nella zona industriale di Stabbia preoccupa anche il sindaco di Cerreto Guidi, Carlo Tempesti: «Non capisco a chi potessero dare fastidio. Sapevano di non potersi accampare, ma avevano ricevuto l´autorizzazione per la sosta dai nostri vigili urbani e dalle forze dell´ordine. Da quello che mi hanno detto i carabinieri potrebbe trattarsi anche di una ragazzata, ma se si trattasse di odio razziale sarebbe molto grave, il frutto delle politiche che in questo momento, nel nostro Paese, non vanno certo in direzione dell´accoglienza».
di Mario Neri Repubblica 30 luglio 2008

Lo stato dei diritti in Italia
Qui si commenta una non notizia, un silenzio. Si dice: cane che morde uomo non fa notizia. E' la massima fondamentale del mondo dell' informazione: quel che è abituale, ripetitivo, fissato nelle regole della natura e non vietato dalla legge non fa notizia. Applichiamo la regola a un fatto dei nostri giorni. Un fatto a tutti gli effetti grave - una tentata strage - che però non ha fatto notizia. Ecco il fatto: nella tarda serata di lunedì 29 luglio anonimi attentatori a bordo di un "quad" hanno lanciato una bottiglia molotov contro roulottes in sosta nell' area industriale di un piccolo centro toscano. L' atto criminale è rimasto solo potenzialmente assassino perché la molotov non è scoppiata. Un caso fortunato, che non riduce la responsabilità di chi ha tentato di uccidere. Eppure la notizia, emersa per un attimo nella cronaca (ad esempio, su Repubblica del 30 luglio, sezione Firenze, pag. 7), è affondata immediatamente nel silenzio. Chi scrive queste righe ha tentato di capire meglio i fatti e soprattutto i silenzi attraverso un contatto diretto con gli abitanti di un luogo che gli è per ragioni biografiche specialmente familiare. Ma si è dovuto arrendere davanti a gente distratta, disinformata, simpatizzante più o meno apertamente per gli attentatori. Molti affettavano di non sapere, pochi ammettevano che si era trattato di cosa spiacevole, ma minimizzando: una ragazzata, un gesto innocuo, che aveva fatto pochi danni (appena una carrozzeria ammaccata). Il resto, il pericolo corso da una famiglia, lo spavento di bambini e adulti, la loro rapida decisione di fuggire dal luogo dell' aggressione, non sembrava suscitare nessuna partecipazione. Bilancio: solidarietà evidente con gli autori dell' attentato, ostilità verso chi ne era stato minacciato. Quasi un clima mafioso. Ma a differenza dei casi di mafia, in questo caso omertà e silenzio locali hanno avuto un riscontro nazionale. Il silenzio è rapidamente calato sul caso . E le indagini ufficiali, che di norma qualcuno deve pur svolgere, non avranno vita facile. L' enigma ha una soluzione facilissima. Nel luogo dell' attentato era in sosta per la notte una carovana di automobili e roulottes di nomadi sinti. Solo per caso non ci sono stati dei morti: nelle roulottes c' erano dei bambini. E ancora una volta, come accadde anni fa al criminale che, non lontano da quel piccolo centro toscano, pose in mano a una piccola mendicante zingara una bambola carica di esplosivo, i potenziali assassini sono stati coperti dalla solidarietà collettiva . Chi conosce la banalità del male, la quotidiana serpeggiante avanzata della barbarie che precede e sostiene le modificazioni profonde dei rapporti sociali, tenga d' occhio l' episodio. O meglio: annoti il silenzio che ha inghiottito quella che solo per caso è stata una mancata tragedia. Ne è stata teatro una regione - la Toscana - che è d' obbligo definire «civile». Non si sa bene perché. «Civile» appartiene all' esercizio dei diritti e dei doveri di cittadinanza. Da quando la specie umana ha riconosciuto in documenti solenni che non deve esistere nessuna differenza di dignità e di diritti tra i suoi membri, la civiltà si definisce dall' assenza di razzismi e dalla lotta contro le discriminazioni di ogni genere. E la cultura che si studia e si insegna ha la sua misura fondamentale nell' educare ai valori della cittadinanza attiva. Certo, la Toscana ha un patrimonio grande di cultura. La sua economia ne vive: cultura di terre incise dal lavoro come da un sapiente bulino, disegnate nelle opere di una grandissima tradizione pittorica. Bellezze naturali e bellezze d' arte vi sono inestricabilmente legate. Anche patiscono insieme le minacce del mercato. Per esporre meglio la merce si affaccia periodicamente nelle opinioni locali la proposta di eliminare dalla vista dei clienti le presenze sgradevoli: i "vu cumprà", i mendicanti, gli storpi e naturalmente gli zingari. "Corruptio optimi pessima", diceva la massima antica: la caduta è tanto più pericolosa quanto più dall' alto si precipita. Gli abitanti della regione che vanta tra i suoi titoli di nobiltà la prima abolizione legale della pena di morte oggi ospitano e nascondono un virus antico e pericoloso. Non sono i soli. E non basterà il voto di condotta restaurato nelle scuole a educare i futuri cittadini se chi getta una bottiglia molotov contro gli zingari viene impunemente vissuto dalla collettività come «uno di noi»: noi in lotta contro loro - i diversi, i senza diritti. Un' ultima osservazione: l' ostilità nei confronti dei nomadi, degli zingari, è antica e diffusa, in Toscana come in tutta Italia. Ma nessuno aveva mai pensato di ricorrere alle molotov contro di loro. E' un salto di qualità senza precedenti, il gradino più alto toccato da aggressioni e tentativi di linciaggio che non fanno nemmeno più notizia. E una cosa è evidente: non ci saremmo mai arrivati senza la campagna di diffamazione e di criminalizzazione condotta da partiti politici di governo e senza la recente legittimazione giuridica della discriminazione nei confronti delle presenze «aliene» - zingari, immigrati clandestini, esclusi dalla comunità («extracomunitari»). Il cattivo esempio viene da chi ha la responsabilità di governare gli umori collettivi e non sa rinunziare a eccitarli. Se quella molotov fosse esplosa, oggi saremmo qui a contare le prime vittime di una campagna irresponsabile alimentata dall' alto. Chi favoleggia di proteste in difesa dei diritti di libertà in Cina cominci a prendere sul serio quel che si dice nel mondo sulla situazione dei diritti umani in Italia. –
Repubblica — 09 agosto 2008 ADRIANO PROSPERI

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Di Fabrizio (del 10/08/2008 @ 18:15:23, in musica e parole, visitato 1407 volte)

Dalla mailing list di Santino Spinelli

Lunedì 11 Agosto a partire dalle ore 23,00 su RAI TRE NAZIONALE nell'ambito dello speciale del TG3 "PRIMO PIANO" andrà in onda il servizio sullo spettacolo

"RAZZE -Una serata di amici nel nome dell'amicizia"

Lo spettacolo al quale hanno preso parte artisti del calibro di Alexian (nome d'arte di Santino Spinelli, docente universitario a Trieste e musicista rom) a Natalino Balasso, da Gualtiero Bertelli alla Compagnia delle Acque, da Lorenzo Monguzzi dei Mercanti di Liquore a Moni Ovadia, Marco Paolini, Renato Sarti, Gian Antonio Stella, Bebo Storti. Piu' un intervento video in collegamento con Antonio Albanese.

è dedicato tutti gli italiani vittime dell'odio, delle paure e della diffidenza altrui e insultati con nomignoli sanguinosi ("cingali", "chianti", "dago", "guinea", "papolitano"...) che viene dedicata a Treviso una serata speciale. Che collega la xenofobia di allora e di oggi. A parti rovesciate. Soprattutto quella contro gli "zingari" che troppo spesso, cavalcando sentimenti legittimi come il desiderio di piu' sicurezza, si nutre degli stessi stereotipi che furono fatti pesare sulle spalle dei nostri nonni, dei nostri padri, dei nostri fratelli maggiori.
Una serata "contro". Contro le paure. Per stare insieme. Suonare. Riflettere. Ridere. Ricordare. Cantare. Con un gruppo di amici uniti dalla voglia non di dividere ma di unire.


IL NUOVO CD DELL'ALEXIAN GROUP
"Me pasè ko Murdevèle - io ac -Canto a Dio"
il nuovo CD di Alexian Santino Spinelli prodotto dalla CNI (Compagnia nuove Indie)

Presentazione
Confesso che non è stato facile neanche per me superare certi pregiudizi riguardo alla cultura dei Rom e Sinti, fin dall'infanzia a me noti come “gli zingari”. Li guardavo con grande curiosità e anche con un po' di timore. Ci facevano divertire molto. Rimaneva comunque in me un certo pregiudizio che facevo fatica a superare.
Un primo superamento l'ho fatto quando in qualità di sottosegretario della CEI mi dovetti interessare di loro e dell'apostolato diretto alle loro persone: i lunaparchisti e i circensi. Ma il momento più decisivo ed estremamente bello si è verificato quando venni come vescovo in questa benedetta terra d'Abruzzo, segnatamente in questa cara arcidiocesi frentana. Conobbi subito in modo diretto alcuni di loro, in modo del tutto speciale il prof. Alexian Santino Spinelli, verso il quale ho nutrito subito grande stima e sincero affetto: verso di lui e verso la sua grande “famiglia d'arte”. Questa raccolta di canti religiosi Rom in lingua romanì dai quali colgo un forte messaggio di valore universale; soprattutto mi colpisce il costante riferimento al “Padre nostro” (Murdevèlë) e l'accorata preghiera che sale fino a Lui dal cuore di ogni autentico Rom. E' stato un vero godimento spirituale ascoltare questi canti e con dividere con nuovi fratelli e sorelle la gioia del nostro essere e riconoscerci come “figli di Dio”, figli dell'unico Padre che è nei cieli. Ringrazio il Signore per questo grande dono e col passar del tempo ne avverto tutta la preziosità, vedo infatti che qui si intreccino tesori di indubbio valore: il forte attaccamento alla famiglia, la solidarietà reciproca, la creatività artistica.
Mi è caro ripetere queste parole che Giovanni Paolo II vi ha rivolto, carissimi, in uno degli incontri con voi: “Potete essere sicuri che, quando gli uomini hanno come mestiere di offrire un poco di felicità, Dio non resterà al di fuori della festa”. E' questa anche la mia convinzione e il mio augurio:
Auguri cari a tutti con la più larga benedizione del Padre celeste. Vostro aff.mo
+ Carlo Ghidelli -Arcivescovo di Lanciano-Ortona


PROPOSTE ARTISTICHE STAGIONE 2008

Alexian Group...il ritmo della musica Rom...e...

Volete organizzare con noi una serata/concerto per il vostro festival, manifestazione, festa della birra, di piazza, dell'unita', comunale, religiosa, sagre, feste di paese, feste di quartiere, raduni, in locali e chi piu' ne ha piu' ne metta?

L'Alexian Group vi propone un viaggio ideale attraverso l'intimità di un'arte assolutamente originale offrendovi un repertorio di musica Rom (zingara) che spazia dalle sonorità indiane a quelle dell'Europa dell'Est al Flamenco passando per il Jazz manouches.

Il gruppo propone 2 ore di spettacolo 2 ore dove l'emozioni tra pubblico e musicisti la faranno da padrone

Contattateci per informazioni e preventivi cell. 340 6278489

Stiamo organizzando il nuovo tour per un un altro anno di meravigliose emozioni: date estive, invernali in tutta italia.

Clikkate qui per l'elenco completo delle proposte: http://www.alexian.it/proposte_artistiche.htm

Per ulteriori informazioni visitate il sito ufficiale http://www.alexian.it

CONTATTI: Daniela De Rentiis tel. 0872 660099 cell. 340 6278489 email:spithrom@webzone.it


Ascolta gli mp3 del gruppo

Guarda il gruppo in concerto

video 1

video 2

video 3

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Di Fabrizio (del 10/08/2008 @ 09:49:48, in scuola, visitato 1421 volte)

Da Roma_ex_Yugoslavia

05 Agosto 2008 14:11:57 GMT Fonte: UNHCR

PODGORICA, MONTENEGRO - All'età di sette anni, finalmente Adnan Behuli esiste legalmente. Anche se il giovane rifugiato era nato in ospedale, sinora era ufficialmente "invisibile" in Montenegro, perché la sua nascita non era mai stata registrata.

Ora, con l'aiuto dei partner di aiuto legale dell'UNHCR, Servizi di Assistenza Cattolici (CRS)/Centro Legale, il ragazzo ha un certificato di nascita - un'identità legale che gli permetterà questo settembre di iscriversi alla scuola elementare.

Adnan è uno dei 4.338 rifugiati Rom, Ascali ed Egizi che vivono in Montenegro, che lasciarono il Kosovo nel conflitto del 1999. A volte chiamati Zingari, compongono quasi un quinto dei 24.000 rifugiati dell'ex Yugoslavia che tuttora vivono in Montenegro. In questi giorni 220 famiglie Rom, Ascali ed Egizie vivono nel campo rifugiati Konik di Podgorica, che è gestito dal partner di attuazione dell'agenzia dei rifugiati ONU, la Croce Rossa del Montenegro. Il padre di Adnan combatte per far vivere i suoi nove figli con i 200 € che guadagna ogni mese come spazzino.

"Oltre alla povertà estrema ed ai livelli generalmente bassi di scolarizzazione, la mancanza di documenti personali e/o registrazione civile rappresenta un serio ostacolo all'integrazione dei rifugiati Rom, Ascali ed Egizi nella società maggioritaria montenegrina, dice Serge Ducasse, rappresentante dell'UNHCR in Montenegro. "A molti dei loro bambini è negata l'iscrizione alla scuola e non possono ottenere un lavoro appropriato o il pieno accesso ai servizi sociali. Senza documenti adeguati, i rifugiati Rom, Ascali ed Egizi non sono riconosciuti come persone dalla legge e spesso sono senza patria effettivi. Questa condizione viene trasmessa alle generazioni future".

Spesso i Rom non registrano la nascita dei loro figli. La mancanza di documenti porta ad una "reazione a catena" dove gli individui non possono assicurare altri documenti e finiscono senza nessun diritto di base. I movimenti della popolazione in decenni di conflitti nei Balcani hanno esacerbato questo problema, i documenti sono andati persi e le famiglie separate.

Uno studio di inizio anno del CRS/Centro Legale ha trovato che circa il 46% dei rifugiati Rom, Ascali ed Egizi che vivono nel campo di Konik e lì attorno sono a rischio di apolidia.

Per risolvere il problema, l'UNHCR sta mettendo enfasi nell'assicurare rappresentazione legale per aiutare i rifugiati Rom, Ascali ed Egizi dal Kosovo in Montenegro a navigare tra le transenne legali e registrarsi, in una scala mai vista prima. Questo attraverso un progetto regionale dell'Unione Rom Europei sviluppato in Serbia, Bosnia e Herzegovina, Macedonia, Montenegro e Kosovo.

"Speriamo che assistendo un gran numero di casi, aiuteremo a determinare cambiamenti sistematici e rendere più facile portare avanti questi temi in un futuro senza avvocati," ha spiegato Ducasse.

Quella del piccolo Adnan Behuli è una delle prime storie di successo."Ora sono così contento," dice suo padre, Behrim, che ha perso un figlio più grande durante la guerra in Kosovo e non ha nessuna voglia di tornarci. A differenza degli altri bambini che frequentano la scuola del campo, Adnan avrà ora la possibilità di andare alla scuola fuori dal campo, dove la qualità dell'istruzione è migliore, ed avrà quindi più opportunità di integrarsi nella più vasta società montenegrina.

"In tutti questi anni mi sono sentito colpevole," dice Behrim, "ma ora mio figlio inizierà la scuola e sarà in grado di avere un'educazione e spero avrà un buon lavoro, non come suo padre."

By Charlotte Lyne and Gordana Popovic
in Podgorica, Montenegro

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Di Fabrizio (del 10/08/2008 @ 08:51:08, in Europa, visitato 1591 volte)

Da Roma_Daily_News

TOWARD FREEDOM

Scritto da Reuel S. Amdur - martedì 5 agosto 2008

Bimbo Zingaro in Kosovo (Photo reprinted from Flickr)

I nazisti non li hanno uccisi tutti, ma i razzisti in Europa Orientale ed in Italia stanno tentando di rendere miserabile la vita per quanti sono ancora intorno. Sto parlando di un popolo variamente conosciuto come Rom, Roma, Romany, Sinti, e Zingari. Il macello dei Rom da parte dei nazisti è poco documentato, risulta che abbia riguardato da 200.000 ad un milione e mezzo di loro, che equivale all'80% della loro popolazione di allora in Europa. La loro continua persecuzione ha portato ad una crescente richiesta di asilo politico in Canada.

Nel 1997, un gran numero di Rom cechi raggiunse il Canada a seguito della produzione di un programma televisivo su quanto i Rom erano trattati bene in Canada. Come risultato dell'afflusso, il Canada impose registrazioni sui visti, che furono richiesti dal novembre 2007. Dal 2001 al 2007, 123 Cechi chiesero rifugio in Canada, ma dallo scorso novembre a marzo di quest'anno sono stati 267, probabilmente tutti Rom. Perché fuggivano?

Secondo l'avvocato Max Berger di Toronto, che rappresenta qualcuno di loro, "Mi hanno detto che è per i pestaggi e le minacce degli skinhead e dei neo-nazisti." Paul St. Clair, direttore esecutivo del Centro Comunitario Rom di Toronto, da una versione più dettagliata. Su circa 40 famiglie con cui ha lavorato nei mesi recenti, "Sette donne incinte sono state picchiate e colpite allo stomaco dagli skinhead. Quattro non possono più concepire. Un'altra donna, incinta di otto mesi, è stata picchiata allo stomaco e ora sua figlia segni permanenti dell'attacco."

St. Clair ha detto che gli skinhead portano coltelli e mazze da baseball con delle cinghie che avvolgono intorno ai polsi e che usano per attaccare i Rom nelle stazioni della metropolitana e altrove. Come risultato, riferisce St. Clair, i Rom hanno paura di prendere la metropolitana. Gli skinhead lanciano pietre e bottiglie molotov verso le case dei quartieri Rom, a volte invadono le dimore, assaltando chi è dentro e distruggendo le proprietà. Quando questi hooligan sono condannati per i loro attacchi contro i Rom, a volte vengono comminate sentenze leggere o viene sospesa la sentenza. Recentemente, un nuovo gruppo, che si autodefinisce Guardia Nazionale e celebra il compleanno di Hitler, organizza marce e colpisce chiunque incontri con la pelle scura, gridando: "La Repubblica Ceca è per i bianchi!" Questo gruppo è un ramo della Magyar Gàrda ungherese.

Non dovrebbe essere sorprendente sapere che i Rom affrontano discriminazioni nel lavoro nella Repubblica Ceca. Anche i politici condividono il pregiudizio contro di loro. Nel 1997, Liana Janackova, una sindaca locale, propose di pagare i due terzi del biglietto aereo ai Rom che partivano e rinunciavano alla cittadinanza ceca. Nel 2006, disse ad una riunione che "Io sono razzista. Sono contraria all'integrazione dei Rom e che vivano nel distretto." Lei è sia sindaca che senatrice, è vice-presidente del Comitato del Senato sui Diritti Umani. Il Senato ha rifiutato di revocarle l'immunità parlamentare per permettere alla polizia di procedere per l'accusa di istigare l'odio con i suoi discorsi. Soltanto13 dei 54 Senatori presenti erano a favore di toglierle l'immunità.

Una donna arrivata in Canada nel 1997 come richiedente asilo fu alloggiata dalle autorità migratorie in un motel a Toronto, davanti a cui si radunarono alcuni razzisti locali per dimostrare contro i Rom. La sua prima reazione fu che stava rivivendo la situazione ceca anche lì. Ma si rasserenò nel vedere la polizia che arrivava là per proteggere i Rom.

Sfortunatamente, la discriminazione dei Rom non avviene solo nella Repubblica Ceca. Le donne Rom protestano contro la sterilizzazione forzata non solo là, ma anche in Slovacchia e Ungheria. Ed ora il governo italiano ha preso una posizione apertamente razzista.

Alcuni campi Rom in Italia sono stati distrutti, ed il governo di destra di Silvio Berlusconi ha intrapreso di prendere le impronte digitali ad ogni Rom nel paese, cittadino o no. I Rom sono vittime pure in altri paesi europei. La brutalità della polizia è un problema in Macedonia. Violenze razziste anti-Rom sono successe in Russia, dove politici e media fanno a gara di dichiarazioni razziste.

In Ucraina, i Rom sono stati allontanati dalle loro case. Alle vittime di violenza degli skinhead è stato detto che gli autori delle violenze non potevano essere identificati e che non si poteva avere accesso ai documenti di accusa. In molti paesi dell'Europa Orientale, i bambini Rom sono segregati in scuole speciali, spesso con la scusa che siano mentalmente deficienti. In Bulgaria, Amnesty International (AI) ha identificato attacchi degli skinhead con l'indifferenza della polizia, come pure la brutalità della polizia. AI riporta anche brutalità della polizia in Grecia contro giovani Rom. La Grecia ha espulso i Rom dai quartieri trasformati per le Olimpiadi 2004, senza aiutarli a trovare una sistemazione alternativa - una violazione, nota AI, del Patto Internazionale sui Diritti Economici, Sociali e Culturali, a cui la Grecia aderisce.

L'Europa ha molto lavoro da fare per far cessare le discriminazioni ed i maltrattamenti dei Rom e migliorare le loro condizioni di vita. Parlando in generale, i Rom sono spesso disoccupati, vivono nella povertà e nello squallore, soffrono di cattiva salute e ricevono inadeguata istruzione.

Il Decennio dell'Inclusione Rom è iniziato nel 2005, con i seguenti paesi firmatari: Bulgaria, Croazia, Repubblica Ceca, Ungheria, Macedonia, Romania, Serbia, e Slovacchia. Tre quarti di Rom non completano la scuola primaria. La povertà è superiore cinque volte al tasso degli altri cittadini di questi paesi. L'aspettativa di vita per i Rom nell'Europa Centrale e Meridionale è di dieci anni inferiore a quella degli altri cittadini. Doppia la mortalità infantile nella Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria. I bambini Rom sono più portati ad avere deficienze vitaminiche, anemia, malnutrizione e persino rachitismo. E' stato trovato che la tubercolosi in una comunità Rom serba è due volte e mezza superiore alla media nazionale, una tendenza che probabilmente si può altrove nella regione. Queste ed altre nazioni in Europa hanno bisogno di affrontare per forza questi problemi nella decade ed oltre. Devono anche marginalizzare i desideri della sindaca ceca Liana Janackova.

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Di Sucar Drom (del 09/08/2008 @ 23:42:20, in blog, visitato 1459 volte)

Buone vacanze a tutti...
Sole, mare, monti, vacanze... ma i problemi in questa Italia non vanno certo in ferie. Le splendide coste non sono più così splendide, il mare non è più così pulito, gli italiani non hanno più grandi disponibilità economiche per trascorrere lunghi periodi di riposo lontano dalle città...

Auschwitz-Birkenau, critiche al Governo italiano
I responsabili di alcune associazioni rom polacche e tedesche hanno criticato le misure prese dal governo italiano per censire gli abitanti dei "campi nomadi". In occasione di una cerimonia nell'ex campo di sterminio nazista di Auschwitz-Birkenau, il capo dell'Associazione dei rom in Polonia, Roman Kwiatkowski...

La politica del riciclo
Magari ci avrò capito poco. O magari la colpa è dei giornali, compreso quello su cui scrivo ora. Ma sta di fatto che quest’estate le notizie sparate in prima pagina mi sembrano per lo più altrettante bufale, storielle buone per i grulli. O meglio, non tanto le notizie: gli annunci di noti...

Bari, notti sotto le stelle
L’iniziativa del primo cineforum in insediamento rom per bambini, “Notti sotto le stelle”, ha riscosso un meritato successo e ha attirato circa 500 spettatori nel corso delle cinque serate. Organizzato dalla cooperativa Artezian, della comunità rom di Bari-Japigia, e dall’associazione interculturale barese Vox...

Vico del Gargano (FG), festambientesud
Il titolo, nonché tema della rassegna, è «teatro civile». Non solo civilissimo, ma anche entusiasmante e commovente è stato l'inizio di questo festival, approfondimento spettacolare di Festambientesud, che dal debutto dell'anno scorso a Monte Sant'Angelo, si è insediato o...

Paese indegno popolo indegno, quello italiano
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Roma, il Casilino 900 è "controllato"
La guerra ai rom continua. Al Casilino 900 dopo l’agitazione del comitato di quartiere e l’udienza concessagli da Sindaco e Prefetto, pronto è stato l’intervento delle autorità. Ma non per migliorare l’infimo livello di vita dei 650 individui costretti a vivere in una baraccopoli la cui mis...

Olimpiade, l'Italia cerca la pagliuzza...
Un gesto di dissenso contro la violazione dei diritti umani in Cina, come potrebbe essere quello di disertare la cerimonia d’apertura del prossimo 8 agosto. A chiederlo agli atleti italiani il presidente d...

I sindaci sceriffi, la Lega Nord cambia il Paese
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Il “campo nomadi” di Tor de' Cenci non sarà chiuso, almeno per il momento. E' quanto emerso dal sopralluogo nell'insediamento rom, alle porte di Roma, effettuato oggi pomeriggio dal ministro per le Pari opportunità Mara Carfagna, accompagnata dal sott...

Mantova, solidarietà al Sindaco
Manifestiamo piena solidarietà al Sindaco di Mantova, Fiorenza Brioni, a seguito della grave intimidazione ricevuta. Siamo rimasti molto colpiti e turbati dal gravissimo atto di minaccia esplicita al nostro Sindaco...

Ue, la politica non ha fermato l’intolleranza verso i Rom e i Sinti
Rapporto impietoso sull’Italia dell’Agenzia Ue sui diritti fondamentali. «Tutto parte da Ponticelli». Uno spartiacque. C’è un prima e un dopo Ponticelli. Perché dallo scorso 10 maggio, quando il campo nomadi alle porte di Napoli è stato assaltato, l’Italia è divent...

I Rom rumeni, indesiderabili in Italia e in Francia
Benché cittadini dell'Unione Europea, i Rom subiscono sgomberi, espulsioni e schedature. Indesiderabili, in Francia come altrove in Europa, i Rom, sballottati da una bidonville all'altra, sono regolarmente oggetto di sgomberi. Il che permette di schedare progressivamente l'in...

Padova, dal "campo nomadi" alla città
Si può demolire un pregiudizio come un muro, tirando su un altro muro, fatto di mattoni e calce? Il luogo comune da picconare è quello che vuole Rom e Sinti indissolubilmente abbinati a "campi nomadi", roulotte e camper. A provarci insieme sono una comunità di sinta di Pad...

Ue, il Ministro Maroni ha dimostrato di voler collaborare
Il 1 agosto 2008 la Commissione Europea ha ricevuto il rapporto del ministro dell’Interno Roberto Maroni sulle misure di censimento dei Rom e Sinti che vivono nei cosiddetti “campi nomadi” e il testo dei decreti legislat...

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Di Fabrizio (del 09/08/2008 @ 09:39:45, in Europa, visitato 1574 volte)

Da Roma_und_Sinti

DW-WORLD.D DEUTSCHE WELL

Diritti Umani | 05.08.2008
Il Consiglio dei Sinti e Roma Critica la Discriminazione in Germania

I Membri della comunità dei Rom e dei Sinti dicono che ancora affrontano la discriminazione in Germania

Il Consiglio Centrale delle comunità Sinti e Rom in Germania ha rilasciato lunedì 4 agosto un rapporto ad Heidelberg, criticando quello che loro vedono come un tasso inaccettabile di attacchi razzisti contro i Sinti e i Rom.

Il rapporto viene sulle gambe delle richieste di misure più effettive dall'Unione Europea per proteggere le minoranze.

Rappresentanti dalla Germania stanno dando una versione alla commissione ONU sul razzismo a Ginevra, circa i programmi statali e le leggi per combattere il razzismo e la discriminazione. Questa mossa, d'altra parte, non è abbastanza, ha detto un portavoce per i Sinti e i Rom.

Il loro rapporto parallelo accusa la polizia di manipolazione in alcuni casi.

"Ancora oggi, qualcuno nel sistema di polizia tedesco perpetua la discriminazione contro le minoranze come i Sinti e i Rom," si legge nel rapporto. Puntualizzano che alcuni poliziotti usano termini peggiorativi come zingari e vagabondi ed altri sinonimi per i sospetti quando devono compilare i rapporti di polizia.

Inoltre, il rapporto del consiglio sottolinea le preoccupazioni sui gruppi di destra che agitano il razzismo su Internet.

DW staff (cat)

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Di Fabrizio (del 09/08/2008 @ 08:57:11, in media, visitato 1230 volte)

Da Czech_Roma



La fotografa turca freelance Gülbin Özdamar ha passato molto tempo fotografando il popolo Romani mentre viveva nel 2007 nella Repubblica Ceca e rivela quello che chiama "il razzismo e la discriminazione" che vi ha trovato.

Gülbin di Eskişehir, 28 anni, ha frequentato il seminario World Press Photo in Turchia nel 2002-2003, dice che ha iniziato un progetto per focalizzarsi sulla minoranza Romani "stigmatizzati come "zingari" dalla maggioranza dominante nella cittadina del nord est di Usti Nad Labem."

Dice Gülbin: "La via Matiční è vista come il quartiere "zingaro" ed il governo locale ha costruito un muro nel 1999 per separare i Romani dai Cechi. La ragione adotta fu di prevenire l'inquinamento ambientale causato dalla spazzatura lasciata dagli zingari. Ma la ragione principale furono il pregiudizio e l'immagine negativa che i nativi hanno degli zingari. Così il muro fu costruito per isolare la minoranza Romani di Matiční."

"C'è un'organizzazione sociale che organizza alcune attività per i bambini zingari, ma non è abbastanza. Alcuni non possono nemmeno andare alla scuola normale. La maggior parte di loro va alle scuole speciali isolati dai bambini Cechi."

Gülbin è una laureata del Dipartimento di Giornalismo all'Università Anadolu di Eskişehir ed ha una borsa di studio della Scuola Film e TV (FAMU) dell'Accademia di Arti dello Spettacolo di Praga.

Ha esposto nella capitale ceca come pure in Gran Bretagna ed in USA, ed ha curato un'esposizione intitolata Sommossa Intima supportata dalla FAMU.

"Ho usato una Contax G2 col telemetro di 28 mm. e lenti da 50 mm." dice Gülbin. "Preferisco prendere tutte le mie foto con la luce naturale."

Vedi la galleria (9 immagini)

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Di Fabrizio (del 08/08/2008 @ 19:09:27, in Europa, visitato 1165 volte)

cari amici,

Audio della manifestazione a Madrid ieri (anche come mp3!!)

Manifestación de gitanos en Madrid

Un paio di foto
El Mundo
RTVE

cordiali saluti Tom Welschen

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Di Fabrizio (del 08/08/2008 @ 09:48:13, in Europa, visitato 1583 volte)

Da Romanian_Roma

I limiti dell'integrazione: Il settimanale rumeno Revista 22 ha sollevato la questione sull'integrazione dei Rom in Romania ed in Europa: "Se fossimo onesti e studiassimo un poco la Storia, ci accorgeremmo che l'integrazione dei Rom in una società organizzata è un'idea nuova. Per secoli, i Rom hanno vissuto ai margini della società, in Persia, negli Imperi Bizantino e Ottomano, in Gran Bretagna e nell'Europa Centrale e Orientale. Hanno beneficiato della debolezza e della corruzione della società maggioritaria, com'è attualmente il caso della Romania dove i clan Rom non avrebbero potuto diventare ricchi senza la corruzione degli amministratori pubblici e della polizia. Non possono integrarsi da un giorno all'altro, non possono integrarsi neanche sotto pressione, non possono integrarsi in uno Stato debole e corrotto, dove è più conveniente infrangere la legge che rispettarla. Questo è ciò che ci insegna l'integrazione dei Rom in Spagna, che è riuscita meglio di quella dei paesi dell'Europa Centrale e Orientale. Sfortunatamente, le OnG ed il governo rumeno, come pure la UE hanno oltrepassato la questione: dove investire miliardi di euro in programmi per i Rom, se sono usati da un'amministrazione inefficiente ed illegale.

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Di Fabrizio (del 08/08/2008 @ 09:36:50, in casa, visitato 1668 volte)

Da Roma_Francais

LE MONDE | 02.08.08 | GENÈVE CORRESPONDANCE



Quando la Russia ha iniziato, giovedì 31 luglio a Ginevra, i suoi esami per passare davanti al Comitato per l'eliminazione della discriminazione razziali delle Nazioni Unite (CERD), due OnG, la Federazione internazionale delle leghe per i diritti dell'uomo (FIDH) ed il centro Memoriale di San Pietroburgo, pubblicano un rapporto dettagliato sulle gravi discriminazioni di cui sono vittime i circa 500.000 Rom di Russia.

Lo studio - "Sgomberi forzati e diritto all'alloggio dei Rom di Russia" - elabora una tabella scura sulla situazione, che riferisce molti casi di espulsioni forzate di interi villaggi, distruzioni di case e di campagne di stigmatizzazione. Il tutto in un contesto di grande miseria sociale, di impunità e di diniego totale da parte delle autorità russe.

I diciotto esperti del CERD, riuniti nella 73^ sessione, dal 25 luglio al 15 agosto, per passare al setaccio gli inadempimenti dei dieci stati firmatari della convenzione ONU sull'eliminazione della discriminazione razziale, tra cui la Russia, avranno così numerose domande da indirizzare a Mosca, continuando l'esame lunedì 4 agosto.

Se la recrudescenza delle aggressioni razziste contro i provenienti dall'Asia centrale e dal Caucaso e contro gli studenti di colore - più 20% in media all'anno - dove le derive della lotta antiterrorismo sono fatti conosciuti in Russia, le gravi discriminazioni che soffrono i Rom, una popolazione sedentarizzata a forza dal 1956, sono, queste, largamente passate sotto silenzio.

Risultato di una missione sul campo che s'è svolta nel maggio 2007, il rapporto della FIDH e del Memoriale, s'è particolarmente fermato sulla sorte dei Kelderari (30 % della popolazione dei Rom) che hanno conservato un modo di vita tradizionale. Ripartiti in un centinaio di villaggi in tutta la Russia, le loro terre sono ormai l'obiettivo dei promotori immobiliari e di altri speculatori.

"A partire dal 1956, i Rom si sono visti rimettere le terre dalle autorità locali e vi hanno costruito case spesso con semplici autorizzazioni verbali. Spesso, non figurano nemmeno sul catasto o sui piani, spiega Olga Abramenko, del Memorial, una specialista sui Rom arrivata a Ginevra per perorare la loro causa, a fianco di altri sei difensori russi dei diritti dell'uomo. I villaggi, che contano dai duecento ai mille abitanti, non hanno né numeri né nome delle strade. Risultato, su decisione di un tribunale, si può ordinare la distruzione delle loro case e la confisca delle loro terre senza alcun rimborso", indica la signora Abramenko.

Così, tra febbraio e giugno 2006, gli abitanti del villaggio di Dorozhnoe (regione di Kaliningrad), che non erano riusciti ad ottenere dei titoli di proprietà, sono stati espulsi. Quarantacinque case sono state distrutte dai bulldozer, le sole due abitazioni risparmiate appartenevano a famiglie "russe". Queste demolizioni sono state accompagnate da una campagna sulla stampa locale che designava gli espulsi come trafficanti di droga.

Tra aprile e maggio 2007, nel villaggio di Chudovo (regione di Novgorod), gli stessi abitanti hanno dovuto distruggere otto case. Sono previste altre quattordici demolizioni. Nel contempo, a Kolyanovo (regione di Ivanovo) in previsione della sistemazione dell'aeroporto, trentotto famiglie hanno accettato le pressioni per cedere le loro abitazioni per somme irrisorie. Numerosi altri villaggi vivono sotto minaccia di espulsione. "Vogliono cacciarci, ma dove andremo? Occupiamo questa terra dal 1972, Abbiamo l'impressione che le autorità vogliano che noi adottiamo nuovamente il nostro vecchio stile di vita nomade", si lamenta Boris Mikhay - leader del quartiere di Mysovskaya, a Tioumen (Siberia), dove sono installate 50 famiglie rom - interrogato da FIDH e dal Memoriale.

Olga Abramenko, che lavora con una dozzina di avvocati reclutati in Russia per aiutare i Kelderari a registrare le loro abitazioni, si appoggia a un muro. Il rapporto redatto dalla Russia in occasione del suo passaggio al CERD, non comporta una linea sui Rom. Di solito le autorità locali negano ferocemente il problema, avanzando argomenti "ultra-legalisti" o igienisti, per giustificare le espulsioni.

Agathe Duparc

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