Rom e Sinti da tutto il mondo

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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Fabrizio (del 02/11/2009 @ 09:35:22, in Italia, visitato 1412 volte)

Ricevo dalla Federazione Romanì

Si è svolta a Roma il 30 Ottobre 2009 la conferenza della Federazione romanì: "La voce del popolo rom. Nuove politiche e strategie verso la rappresentatività".

Ottima la partecipazione alla conferenza e la presenza di Ferdi Berisha, il giovane rom vincitore del realty Grande fratello del 2008, è stata una bella sorpresa.

A tutti in partecipanti alla conferenza è stata consegnata una copia, con stampa in digitale, del libro "Nessuno libera nessuno, nessuno si libera da solo, gli uomini si liberano insieme" prodotto dagli aderenti alla federazione e nelle prossime settimane sarà stampato in offset per un’ampia distribuzione.

Il presidente della Federazione romanì ha aperto i lavori della conferenza presentando la strategia della Federazione romani: una partecipazione qualificata dei rom, riconoscere e valorizzare la professionalità rom e sinte; ricercare nuove politiche e strategie finalizzate alla rappresentatività del popolo rom, la rinuncia ad ogni forma di assistenzialismo ed alle fallimentari politiche differenziate del passato che malgrado il loro accertato e riconosciuto disastro continuano ad essere riproposte e realizzate.

I delegati della Federazione, Dimir Mustyafà di Firenze – Sergio Suffer di Brescia – Loris Levak di Venezia – Bruno Morelli di Tivoli – Santino Spinelli di Lanciano - Dimitris Argiropoulos di Bologna – Roberto Ermanni di Firenze – Nihad Smajovic di Napoli – Monica Rossi, Najo Adzovic, Graziano Halilovic e Toni Blazevic di Roma – Elio Salvatore di Isernia - Stojanovic Vojslav di Torino – sono intervenuti presentando denunce e proposte per migliorare la qualità e l’equità della vita di rom e sinti, proposte che dalle prossime settimane saranno oggetto di un confronto interno ed esterno alla federazione per arrivare a definire il proprio programma politico/socio-culturale.

Gli interventi presentati alla conferenza dai delegati della federazione sono riportati nel libro "Nessuno libera nessuno, nessuno si libera da solo, gli uomini si liberano insieme", libro che può essere richiesto da tutti agli indirizzi della Federazione romanì

Ai lavori della conferenza è intervenuto Ferdi Berisha (vincitore di grande fratello 8) per portare il saluto ai partecipanti. E’ stato proiettato un video realizzato lo scorso anno al campo nomadi di Ciampino la sera della vittoria di Ferdi.

Il presidente della Federazione Romanì ha consegnato la tessera di aderente alla Federazione a Ferdi Berisha che ha accettato con piacere.

Le conclusioni della conferenza sono state fatte da Nazzareno Guarnieri, presidente della Federazione romanì.

Le conclusioni del presidente Nazzareno Guarnieri
Ringrazio il CESV Lazio e l’ass. Romà Onlus per la collaborazione all’organizzazione di questa conferenza. Oggi ho la certezza che il "progetto federazione" finalmente cresce di giorno in giorno e la buona partecipazione di rom e di amici del popolo rom alla conferenza ne è l’ennesima dimostrazione.

La Federazione Romanì ha deciso di tenere un profilo basso nei mesi scorsi e di non rispondere alle strumentali provocazioni.

Le critiche emerse anche in questa conferenza sono da addebitare al fallimento delle politiche del passato, ma si trattano di critiche senza pregiudizi o personalismi per gli interventi sbagliati del passato che continuano ad essere riproposte e realizzate.

Una critica è anche uno stimolo al cambiamento, ma non si può utilizzare questa critica quale pretesto per ostacolare la crescita di una rappresentatività rom.

Ancora una volta voglio sollecitare le organizzazioni che si occupano di Rom su tutto il territorio nazionale di prendere atto del fallimento di gran parte delle politiche del passato ed attivare un dialogo costruttivo, e ove necessario forme di collaborazione concreta a tutti i livelli, con la Federazione romanì con la partecipazione qualificata di rom, per passare dalla mediazione alla partecipazione attiva e per promuovere una politica per la cultura romanì.

Chi è amico del popolo rom sa bene quando è indispensabile una rappresentatività rom e invito tutte le organizzazioni pro rom "a prendere per mano" la Federazione romani ed accompagnarla verso l’autodeterminazione, verso la rappresentatività rom, percorso che possiamo fare anche insieme con pari dignità e con benefici per tutti, in primis per rom e sinti.

Questo permetterà anche di rendere visibili gli amici ed i nemici del popolo rom.

Sollecito la promozione ed attivazione NUOVE politiche, politiche radicalmente diverse dal passato, politiche che abbiamo un successo concreto e visibile nel migliorare le condizioni di vita di rom e sinti.

Per essere compreso cosa intendo per nuove politiche, faccio un esempio, uno dei tanti possibili esempi di radicale cambiamento di metodo, sull’istruzione dei bambini rom e sinti.

Alcuni decenni fa mi sono permesso di criticare la politica dei campi nomadi e sono stato considerato, sotto l’aspetto umano e professionale, un incompetente, un razzista che discriminava i rom immigrati che arrivavano in Italia.

Oggi tutti vedono e riconoscono il disastro di quella politica abitativa e riconoscono che era giusta la mia critica, accadrà ugualmente oggi?

Una grande maggioranza di bambini rom e sinti frequentano la scuola elementare (e spesso beneficiano anche di un progetto di scolarizzazione), ma non riescono ad acquisire la strumentalità di base utile per poter continuare gli studi.

Questo è una dato di fatto incontestabile, e non è questa la sede giusta per un’analisi dettagliata perché questo accade, ma certamente a questi bambini è negato un diritto fondamentale, cioè il diritto all’istruzione.

Non è questa una discriminazione?

Il diritto all’istruzione è garantito con la opportunità di frequentare UN MODELLO di una scuola pubblica o privata oppure altra soluzione coerente alla realtà ed ai bisogni del bambino come definito nelle Convenzione sui diritti del fanciullo.

La finalità del percorso scolastico è quella di dare anche al bambino rom un processo di insegnamento/apprendimento senza discriminarlo, ma è disonesto chi non riconosce oggi la discriminazione per un generalizzato insuccesso scolastico del bambino rom. Una doppia beffa, oltre ad essere discriminato il bambino rom non ha le corrette opportunità per impossessarsi dell’istruzione, strumento essenziale per non essere escluso nel futuro.

Cosa facciamo proseguiamo con questo modello di frequenza scolastica discriminante che non permette al bambino rom di acquisire l’istruzione? Oppure prendere atto dei fallimenti del passato per maturare, nella istituzione scolastica ed nelle organizzazioni, l’attivazione di percorsi individualizzati e diversificati, capaci di fornire risposte adeguate ai bisogni ed alla realtà per garantire il successo del processo di insegnamento/apprendimento dcel bambino rom e non interromperlo.

Percorsi che devono essere della scuola con la collaborazione di specifiche professionalità rom e non, e delle organizzazioni presenti nel territorio.

Percorsi progettati per fare acquisire "la strumentalità di base" al bambino rom e finalizzati al ritorno in classe per una frequenza attiva e regolare.

Percorsi individualizzati e diversificati: dalla "scuola paterna" all’istruzione a distanza, dall’istruzione in alternanza ai laboratori, dove non sarà il mezzo che farà istruzione, ma sarà il metodo.

Come è accaduto qualche decennio fa con la politica dei campi nomadi anche ora diranno che questa mia proposta discrimina il bambino rom?

Oggi devono dimostrare che la proposta è una discriminazione diversa da quella che già il bambino rom subisce e devono proporre ed attivare altra soluzione che non sia discriminatoria e che contemporaneamente permetta concretamente al bambino rom di acquisire, fin dai primi anni della scuola elementare, la strumentalità di base che gli permetta di continuare gli studi, altrimenti sono solo degli opportunisti, come è accaduto ieri con i campi nomadi.

Ho fatto l’esempio dell’istruzione, potrei fare altri esempi in altre aree sociali, culturali e politici.

Tutti riconoscono il fallimento della politica dei campi nomadi e sostengono il superamento di questa disastrosa politica. La Federazione romanì è convinta che il superamento dei campi nomadi può realizzarsi solo con il rifiuto della gestione dei campi e l’avvio dell’autogestione da parte dei rom.

Concludo dichiarando che nelle prossime settimane avvierò un tentativo di confronto costruttivo con le associazioni pro rom e un confronto sulle relazioni presentate oggi per definire un programma politico della federazione con una condivisione più ampia possibile oltre la Federazione romanì

Per quanto emerso in questa conferenza e per quando deliberato dagli organi sociali posso affermare con certezza che nell’anno 2010 la Federazione romanì attiverà le seguenti iniziative:

1. un calendario nazionale di manifestazione culturali
2. un meeting nazionale delle comunità Rom e Sinte
3. la costituzione di un ente formativo
4. la costituzione di una editoria romanì
5. una ricerca territoriale, storico/culturale anche quale stimolo per il riconoscimento di minoranza linguistica
6. una progettualità sperimentale e di monitoraggio della discriminazione
7. la costituzione di un comitato scientifico della Federazione romanì con la partecipazione di ricercatori del mondo accademico e di professionalità Rom Italiani ed Europei
8. la costituzione di comitati tecnico scientifico per singole aree quale metodo di progettazione e di valutazione

Invito rom e sinti ed amici del nostro popolo a formulare la richiesta di adesione alla Federazione romanì, ringrazio tutti i partecipanti a questa conferenza ed un arrivederci alla prossima iniziativa pubblica della Federazione romanì.

Nazzareno Guarnieri


Eugenio Viceconte mi ha scritto di avere del materiale filmato sull'iniziativa, vi terrò informati quando saranno pubblicati

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segnalazione di Eugenio Viceconte

ROMA, 30 ottobre 2009 - 19:29 - Di Andrea Billau - Durata: 27' 41"

 il link per chi legge da Facebook è QUI (Dopo 3 settimane i file cessano di essere scaricabili)
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Di Fabrizio (del 03/11/2009 @ 09:41:55, in Europa, visitato 1611 volte)

Da Roma_ex_Yugoslavia

IPSNews.net By Vesna Peric Zimonjic

BELGRADO, 28 ottobre (IPS) - I Balcani hanno il primo museo sui Rom, per raccontare la storia di uno dei gruppi etnici meno privilegiati nella regione

"Questo è praticamente il primo museo sulla cultura rom in questa parte d'Europa, volto a cancellare il pregiudizio profondamente radicato che i Rom siano illetterati o non lascino tracce della loro esistenza" ha detto Dragoljub Ackovic, direttore del museo, all'inaugurazione del 21 ottobre.

"L'idea di raccogliere scritti sui Rom e la loro vita risale a 50 anni fa, ma è stata costantemente negata anche se il gruppo arrivò nei Balcani secoli fa."

Non ci sono statistiche precise su quanti Rom vivano nella regione, ed i dati delle nazioni dell'ex Jugoslavia: Bosnia,Croazia o Serbia sono soprattutto stime. Per la Serbia, il numero può variare dai 105.000 del censimento 2002 alle stime di 600.000 delle OnG Rom.

Prima della guerra 1992-95, si riteneva ci fossero in Bosnia oltre 50.000 Rom, ma dato che non vi è stato più alcun censimento dal 1991, il loro numero rimane sconosciuto. Si stima anche che tra i 30.000 e i 40.000 Rom vivano in Croazia, anche se il censimento 2001 indicava soltanto 9.463 membri di questa comunità.

"Quando c'è il censimento i Rom sono esitanti a dichiarare la loro etnia," ha detto Ackovic a IPS. Preferiscono citare la loro provenienza locale, sperando così di mischiarsi con più successo. A parte ciò, molti di loro sono comunque analfabeti e non hanno documenti personali adatti ad essere conteggiati in un censimento."

La Serbia ha iniziato un anno fa a fornire ai Rom documenti personali adeguati e assistenza sociale di base [...]

Annunci sui media elettronici pubblicizzano la registrazione gratuita negli uffici municipali, cosicché i Rom di tutte le età, possano ottenere certificati di nascita e documenti personali, obbligatori per i maggiori di 16 anni. I certificati ed i documenti personali sono la base per entrare nel sistema socio-sanitario.

"Sta procedendo lentamente," ha detto Rajko Djuric a IPS. E' un importante attivista rom ed è l'unico membro di quest'etnia ad esser diventato membro della prestigiosa Accademia Serbia delle Scienze e delle Arti. "Tanti Rom sono analfabeti. Aprendo questo museo vogliamo mostrare che le cose sono differenti e possono cambiare, può essere d'aiuto a cancellare il pregiudizio."

Il piccolo museo di Belgrado si trova al piano terra in un salone di 75 mq che si affaccia su una strada trafficata. Ha aperto con un'esibizione intitolata "Álava e Romengo" (Mondo dei Rom), che presentava oltre 100 documenti, inclusa una copia del più antico testo scritto in lingua rom, pubblicato nel 1537 in Inghilterra, ed una copia del primo libro sui Rom pubblicato in Serbia nel 1803. Il libro intitolato "Zingari" contiene fiabe e racconti tradizionali rom.

Altri 300 libri in lingua rom possono essere letti in forma elettronica, su dieci computer in una delle sale del museo. La lingua rom, ufficialmente "romani chib", consiste in diversi dialetti, come il vlax romanì parlato da si stima 1,5 milioni di persone, seguito dai dialetti balcanici, carpatici e sinti, ognuno parlato da diverse centinaia di migliaia di persone.

Analisi della romani chib hanno mostrato che è strettamente imparentata con le lingue parlate nell'India centrale e settentrionale. Le relazioni linguistiche indicano le origini del popolo rom.

Tra questi c'è un libro di una scrittrice rom scarsamente conosciuta, Gina Ranicic, vissuta a metà del XIX secolo, e copie del giornale "Romano Lil" (Voce dei Rom), stampato a Belgrado dal 1935 sino all'occupazione tedesca nel 1941.

Ci sono anche diverse copie di un singolare dizionario tedesco-serbo-rom compilato dai Rom imprigionati nei campi attorno a Belgrado durante la II guerra mondiale, otto copie della Bibbia tradotta in romanì decenni fa, e diversi libri sulla grammatica della lingua rom.

Un tabellone sul muro illustra le rotte storiche dei Rom arrivati nei Balcani. Il primo fu un gruppo da circo che arrivò in Serbia nel 1322, dalla Grecia. Molti Rom arrivarono con l'occupazione turca dei Balcani alla fine del XIV e nel XV secolo. Vecchie registrazioni turche in Serbia mostrano che nel XVI secolo la maggior parte delle grandi città avevano "mahalas" (quartieri) rom, i cui abitanti erano "fabbri, cantanti e ballerini".

"La storia è una cosa, ma la vita attuale è un'altra," ha detto Dragan Djilas, sindaco di Belgrado, all'apertura del museo. La città di Belgrado, la più grande OnG Rom chiamata "8 aprile" (dal giorno internazionale dei Rom, ed organizzazioni rom internazionali hanno finanziato il museo.

"Non c'è dubbio che il contributo dei Rom alla storia e alla cultura di Belgrado è stato grande," ha detto Djilas (42) a IPS."Ma nei decenni passati le cose sono cambiate, ed oggi si sente spesso qualcuno dire: nessun bambino rom con mio figlio a scuola, cosa inimmaginabile quando sono cresciuto io."

Negli ultimi due decenni, da quando sono iniziate le guerre di disintegrazione dell'ex Jugoslavia, i nazionalismi e gli odi interetnici hanno cambiato anche il punto di vista della gente verso i Rom.

In tutta la ex Jugoslavia, i bambini rom sono mandati in scuole per bambini con ritardi mentali, anche se sono perfettamente sani. La ragione riportata dalle autorità dell'istruzione di solito è che i bambini non parlano abbastanza bene la lingua locale, ed hanno bisogno di tempo per imparare ed adattarsi ai programmi normali.

Uno sguardo della recente ricerca sui Rom al museo fornisce un'immagine cupa, anche se questa decade è stata internazionalmente proclamata come quella dei Rom e del miglioramento delle loro vite.

In Bosnia, uno studio dell'Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione Europea (OSCE) ha trovato che il 70% della popolazione rom di 50.000, è andato disperso durante il conflitto 1992-95, il 60% dei Rom nella Bosnia attuale è illetterato, il 90% non ha assicurazione sanitaria, il 70% non è capace di vivere senza l'assegno sociale (20 dollari al mese) e l'80% non è scolarizzato.

In Serbia, uno studio simile di "8 aprile" ha trovato che la maggioranza dei Rom vive in 600 "città di cartone" attorno alle grandi città. L'aspettativa di vita per le donne è di 45 anni, 56 per gli uomini. Oltre il 70% sono analfabeti, e soltanto lo 0,4% ha studiato all'università.

"C'è una sola cosa peggiore di essere una donna in Serbia, ed è essere una donna rom," ha detto a IPS Jasna Ilic, del centro donne rom Bibija. "Quasi tutte le donne rom, che si sposano molto presto,  vivono per prendersi cura del gran numero di bambini che hanno. I genitori  non vogliono investire nella loro educazione e così andranno maritate ad un'altra famiglia, e quello che le attende è in molti casi, violenza familiare e cura senza fine degli altri."

Una ricerca dell'Istituto per gli Studi Antropologici in Croazia mostra che un quinto degli uomini rom e il 40% delle donne rom non è mai andata a scuola, e quanti l'hanno fatto, ci sono rimasti soltanto cinque anni invece di otto. Le ragazze in media si sposano a 16-17 anni ed hanno quattro figli. Soltanto un quarto degli uomini ha un impiego - soprattutto lavori temporanei. (END/2009)

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Di Fabrizio (del 04/11/2009 @ 08:43:29, in musica e parole, visitato 1429 volte)

mercoledì 11 novembre 2009 alle ore 22.00 presso "Le Scimmie" Via Cardinale Ascanio Sforza, 49 MILANO

Roberto Durkovic e la sua band di musicisti Rom "I fantasisti del metrò" ritornano a "Le Scimmie", locale attento che, tra i primi, ha spalancato le sue porte per dare voce e visibilità a questa formazione che è la testimonianza vivente di coesione e fluida interazione tra raffinato cantautorato italiano ed appassionata musica balcanica.

Dopo 4 CD di successo, la band celebra ora il sodalizio umano ed artistico iniziato nel ’98 tra i vagoni della metropolitana milanese, con un nuovo disco antologico "Benvenuti santi musicisti" che racchiude e sublima i talenti di ciascun componente a testimonianza di un percorso coraggioso con una realtà ultimamente spesso osteggiata ed intrisa di pregiudizi. L’ascolto della loro musica avvincente , che affonda le radici nella tradizione unita ad un palese talento, saprà sorprendere e far ricredere anche i più scettici.

L'evento su Facebook

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Di Fabrizio (del 04/11/2009 @ 09:53:38, in musica e parole, visitato 1762 volte)

giovedì 5 novembre 2009 alle ore 21.00 - Le Trottoir, Piazza XXIV Maggio, 1 - Milano

L'Atelier Mystic Meditative Dance di Milano propone un concept di serata ideato dalle danzatrici Melissa Mattiussi e Maya Devi.

Alla scoperta delle �Vie� percorse dai Gitani che dal deserto dei Thar in Rajasthan (India) si spostarono verso l'Occidente, passando dal Nord Africa, dai Balcani e dall'Andalusia. Un viaggio unico di danze gitane e fusion per approfondire la conoscenza delle popolazioni nomadi, che da secoli sono andate errando a piedi scalzi per i deserti e le terre desolate, diffondendo la loro cultura ricca di storia e dando vita a danze che esprimessero tutta la forza, la passione e la magia delle loro tradizioni. �Gipsy Dance Routes� inizia proprio dall'India con i ritmi magici dei Dufli (flauti del Rajasthan), i giri vorticosi e i movimenti sensuali della danza Kalbelia. Proprio da qui parte il viaggio di Estrella, una giovane gitana che vuole diventare una grande donna e danzatrice e, invocando la Luna, inizia il suo cammino danzante e di vita. Estrella incontra ogni danza assorbendone l'essenza e rendendo unico ogni passo: dalla danza orientale al klezmer balcanico, dai ritmi mediorientali al Flamenco. Alla fine l'unione di tutte queste tradizioni danno vita ad una sola ed unica danza, quella che viene dal cuore e che da vita al �Duende� interiore.

Per saperne di piĂą www.mysticmeditativedance.com

DANZE PROPOSTE - Gipsy Fusion Dance ďż˝ Mix di Flamenco Fusion e Balkan Oriental Fusion con Melissa Mattiussi. - Un viaggio che parte dalle musiche, le danze, le storie, le culture nomadi per arrivare all'Anima Danzante Universale, in ogni creatura. Dall'India alle danze mediorientali, dal klezmer balcanico al flamenco e alle atmosfere dei balli dell'Est europeo. Nuove possibilitĂ  per conoscersi attraverso la ripresa del contatto con la parte piĂą selvaggia e animale, quella dell'istinto e del gioco... quella piĂą pura.
Kalbelia Dance-Danza gipsy del Rajasthan con Maya Devi - La kalbelia dance è originaria della comunità zingara degli "incantatori di serpenti� che vivono nel deserto del Thar in Rajasthan, al nord dell'India, e che perseguono nei secoli l'antico mestiere di catturare i serpenti e di vendere il veleno.
Fusion di Danze indiane, Flamenco Fusion, Mystic Hindi Flamenco, Gispy, Natural, Duende con Melissa Mattiussi e Maya Devi Set conclusivo di fusione di danze indiane, Gipsy e Meditative Dance, nel segno dell'Anima Universale Danzante.

CONTATTI -Melissa Mattiussi www.melissamattiussi.it - gipsydancelady@gmail.com - www.myspace.com/melissamattiussi - www.mysticmeditativedance.com

L'appuntamento su Facebook

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Di Fabrizio (del 05/11/2009 @ 09:37:24, in lavoro, visitato 1514 volte)

Care amiche, cari amici,

in questo clima di ostilità e razzismo crescente, anche all’interno delle istituzioni, non possiamo certo restare fermi e attoniti a veder peggiorare le cose.

Ci sono iniziative concrete che vogliono lottare contro le discriminazioni e permettere alle donne romnì di offrire le proprie competenze senza essere a priori respinte.

Fra queste, vorrei segnalarvi il corso di sartoria romanì, o di romanì fashion, come le ragazze hanno proposto, che da circa due anni si sta tenendo a Milano.

E' difficile riuscire a trasmettere con poche parole la vivacità e la bellezza interiore di queste persone che si impegnano con generosità e fiducia, molta ma molta di più di quanto si possa immaginare...

Tutto questo per chiedere a chi ha possibilità di:

- offrire commesse di lavoro (perché, ad esempio, non commissionare loro una borsa, un copriletto o una tovaglia ecc. in patchwork ecc.) o anche solo di
- offrire stoffe e tessuti in buone condizioni da riutilizzare

Potete
- scrivere alla mail dell'Opera Nomadi di Milano (operanomadimilano@tiscali.it) o
- telefonare al Presidente (Maurizio Pagani: 3393684212) e/o
- andare a trovare queste giovani donne il martedì e il giovedì mattina nel laboratorio (in via De Roberto a Milano, zona Quarto Oggiaro) o al campo in cui vivono (principalmente a Baranzate)

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Di Fabrizio (del 05/11/2009 @ 09:50:43, in Italia, visitato 1369 volte)

registrazioni di Eugenio Viceconte

 Intervento di Stojanovic Vojislav, coordinamento migranti di Torino (http://www.youtube.com/watch?v=u9Nvu4c47Y4)

 Monica Rossi (http://www.youtube.com/watch?v=0Nqtwol-dz0)

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Di Fabrizio (del 06/11/2009 @ 09:29:08, in Europa, visitato 1589 volte)

Ho seguito la storia della piccola Natálka e della sua famiglia da questa primavera. Ora che hanno di nuovo una casa, ci sono altre buone notizie. Da Czech_Roma

E' terminata l'operazione conclusiva di Natálka, ora si siede e gioca

Lo scorso aprile nella città di Vítkov, alcuni razzisti causarono bruciature sull'80% del corpo della piccola Natálka, durante un attacco incendiario. Ieri ha finalmente passato l'ultima operazione di inserimento della pelle. Michal Kadlčík, a nome dell'equipe dell'ospedale, ha detto alla Televisione Ceca che l'operazione rimpiazzava il finale 7% della pelle della bambina. Durante gli scorsi sei mesi, i chirurghi hanno sostituito la pelle ustionata di Natálka, prima con pelle artificiale e poi gradualmente con innesti di pelle vera presi dalle parti del corpo che erano state risparmiate dalle ferite.

Per il momento, Natálka rimarrà nell'unità di cura intensiva. Sua madre, Anna Siváková, gioisce per il miglioramento del suo stato di salute. "Sta già seduta e gioca. Sta anche iniziando a mangiare normalmente, ha appena pranzato," ha detto Siváková a Romea.cz. Natálka probabilmente subirà in futuro altre operazioni a membra e giunture.

Dopo lo shock iniziale e la paura seguiti all'attacco, Anna Siváková ha iniziato a credere che Natálka sarebbe sopravvissuta. "Ho creduto che avrebbe recuperato - l'ho cresciuta e so com'è, è veramente forte," ha detto Siváková a Romea.cz in una recente intervista.

Siváková spera anche che grazie al successo delle operazioni, la famiglia gradualmente possa cambiare il modo in cui sono stati obbligati a vivere da quell'attacco con le molotov. "Ora per me tutto è completamente sottosopra. Non ho tempo per me e per le altre bambine. Mi sveglio la mattina, preparo la colazione, mi vesto, prendo il treno, visito Natálka,e torno a sera tardi. Questo è ciò che faccio, giorno dopo giorno, quasi ogni giorno," dice Siváková. "So che con Natálka questa situazione sarà differente, perché lei era eccezionale prima dell'attacco... E' sempre stata avanti agli altri bambini della sua età...ad un anno già camminava. Prima dell'attacco, parlava splendidamente, pulito, senza imperfezioni, sapeva nominare tutto correttamente e pronunciare tutto, andava sul vasino da sola, mangiava da sola, beveva il te ed il succo - era molto indipendente."

Ieri, le altre tre figlie di Siváková guardavano una trasmissione della TV Ceca sulla loro sorella. "Era la prima volta che la vedevano da quell'attacco, sullo schermo, e le ha coinvolte profondamente. Ora va un po' meglio," dice Siváková.

I genitori di Natálka stanno cercando di portarla nella nuova casa che attualmente stanno sistemando. Siváková  ha detto a Romea.cz che i lavori stanno facendo rapidi progressi. Resta da terminare l'intonaco esterno, il bagno, i vani portaoggetti e le scaffalature, prima dell'imbiancatura. "Abbiamo dovuto re-intonacare tutti i muri interni e cambiare i sistemi elettrico e di scarico. Cavi e tubature ora sono a posto, Pavel oggi passerà il cemento," dice Siváková.

František Kostlán, translated by Gwendolyn Albert


Sempre da Czech_Roma, un'intervista ai genitori di qualche giorno prima. E' lunghetta, leggetela a puntate o nel fine settimana

Anna Siváková: Sperare non basta, devi credere

Questa è un'intervista con Anna Siváková e Pavel Kudrik, i genitori di Natálka, la piccola quasi bruciata viva in un attacco incendiario all'inizio di quest'anno. Abbiamo discusso con loro su cosa hanno provato dopo l'attacco, come tutta la storia li ha cambiati ed ha cambiato la vita della loro famiglia, e su tutte le conseguenze che si sono sviluppate dal caso. L'intervista è stata dolorosa, non solo per loro, ma anche per noi. Però, abbiamo concordato che fa bene condividere queste esperienze col resto del mondo, così da rivelare la piena estensione dell'orrore e della mancanza di senso della violenza commessa dai fanatici razzisti. Abbiamo discusso di sentimenti e relazioni con la signora Siváková e di questioni pratiche col signor Kudrik.

Intervista con Anna Siváková

Come ti ha coinvolto questo tentativo di uccidere la tua famiglia? Che tipo di cambiamenti ha causato nella vita ordinaria di ogni giorno?

Ci resterà addosso per il resto della vita. E' passato ora metà anno, e da quel giorno continuiamo a riviverlo. Prima dell'attacco vivevamo una vita tranquilla, tutta la famiglia assieme. Non sospettavamo neanche che cose simili fossero possibili in questo mondo. Questo starà con noi sempre, sempre. Ogni volta che vediamo Natálka, avremo questo attacco di fronte a noi.

Ora per me tutto è completamente sottosopra. Non ho tempo per me e per le altre bambine. Mi sveglio la mattina, preparo la colazione, mi vesto, prendo il treno, visito Natálka,e torno a sera tardi. Questo è ciò che faccio, giorno dopo giorno, quasi ogni giorno.

Quali furono i tuoi primi pensieri dopo l'attacco, quando eravate feriti nell'ospedale e Natálka non era con voi?

Erano sensazioni terribili, non potevo dormire, non potevo mangiare, pensavo a lei tutto il tempo, a cosa le stava succedendo, dov'era, alla sua figura... Chiedevo alle infermiere e a dottori, ma nessuno mi diceva cosa le succedeva e com'era la sua situazione. Aggiravano sempre l'argomento, perché io pure ero in cattive condizioni per le mie ustioni. Così chiesi il numero di telefono dell'ospedale dove era curata Natálka, per parlare con i dottori che la assistevano. Il suo dottore mi disse che la inducevano al sonno artificiale, a causa delle sue terribili bruciature, e mi prepararono al peggio. Mi dissero che sarebbe stato difficile per una bambina che non aveva ancora due anni di sopravvivere a bruciature così estese.

In quel momento, avevo orribilmente paura. Paura di perdere Natálka – a ciò non sarei sopravvissuta.

Dopo le paure iniziali, quando hai iniziato a sperare che si sarebbe salvata?

Non speravo: io credevo. Sperare non è abbastanza, io ho creduto che avrebbe recuperato - l'ho cresciuta e so com'è, è veramente forte. Quello che voleva "doveva essere".

Com'era Natálka prima dell'assalto?

So che con Natálka questa situazione sarà differente, perché lei era eccezionale prima dell'attacco. Ho quattro figlie, e Natálka per la sua età è la più sveglia. E' completamente speciale. E' sempre stata avanti agli altri bambini della sua età. Mi prendevano in giro e mi chiedevano dove l'avessi trovata, perché era completamente differente dagli altri bambini. Natálka ad un anno già camminava. Prima dell'attacco, parlava splendidamente, pulito, senza imperfezioni, sapeva nominare tutto correttamente e pronunciare tutto, andava sul vasino da sola, mangiava da sola, beveva il te ed il succo - era molto indipendente.

Pensi che questa eccezionalità l'abbia aiutata a sopravvivere?

Sì.

In qualche maniera a ricominciato ad essere se stessa?

Ancora non parla, perché ha un tubo nella gola, ma è già intelligente. Persino testarda. E' ancora "il generale", sa cosa vuole e l'ottiene, le infermiere ed io dobbiamo darle ciò che vuole.

Come fa a farvi capire cosa vuole?

Con gli occhi, o indicando. Se non capisco, glielo chiedo e le mostro tutto finché lei non annuisce.

Le altre tue figlie hanno sei, nove e dieci anni. Come stanno reagendo?

Male. Vogliono andare a trovare la sorellina, perché non l'hanno vista per metà di un anno, dall'assalto, ma il capo dei medici dice che al momento non è possibile.

Hanno avuto esperienze negative a scuola o nell'ambiente attorno, a causa di ciò che è accaduto?

Non gli piace quando qualcuno da fuori le chiama, o quando lo fa un estraneo. Sono sempre arrabbiate, sempre. Chiunque sia, imprecano contro di me, dicendo che non possono parlare di lei e che ladevono lasciare sola, restarsene fuori - ma le compagne di scuola delle mie figlie le trattano bene.

Tutto ciò come ha influenzato la loro psiche?

 Hanno degli incubi e non dormono bene. Il fatto che non sopportino che degli estranei dicano il loro nome, mostra quanto sono state profondamente colpite. La più grande, che già capisce cosa sta succedendo, è quella che patisce di più. Non solo non dorme più, ma incolpa se se stessa, dice che avrebbe dovuto succedere a lei e non a Natálka. Abbiamo provato a discutere con lei, a dirle che non può pensare così, che non è per niente colpa sua. Ha iniziato ad andare dallo psicoterapeuta.

Le vostre figlie sanno chi ha fatto questo e perché?

Beh... col tempo ne hanno sentito alla televisione o letto sui giornali, così sanno chi è stato e perché l'hanno fatto. All'inizio hanno cercato di ottenere più informazioni possibili da noi, non capivano. Chiedevano: Perché l'hanno fatto a noi, che non abbiamo fatto male a nessuno?

Cosa le dicevate?

Non sapevo cosa dire. Pavel neanche. Ho detto loro che avrei voluto sapere anch'io la risposta.

Come vi ha cambiati tutto ciò?

Sono più sensibile agli altri di quanto lo fossi prima, come quelli che hanno bambini seriamente malati, o che vivono le conseguenze di un alluvione. Mi commuove terribilmente ascoltare storie simili - mi interrompo e piango, mi chiedo perché debbano accadere queste cose. Per me è stato un grande cambiamento. Una persona che è stata ferita ha compassione per tutti e si coinvolge nell'altrui sfortuna.

Pensi che almeno qualcuno di quelli che vi sono attorno sia cambiato in modo simile?

Lo penso, qui in questo posto dove abbiamo la nostra nuova residenza. ma non a Vítkov. Oggi quello è il posto peggiore per miglia e miglia, in termini di relazioni con i Rom.

Com'era Vítkov prima di quell'attacco?

Prima dell'assalto in generale i locali non parlavano bene dei Rom, ma non l'hanno mai fatto verso di noi direttamente.

Hai passato un'esperienza molto seria. Quando ne parli apertamente, pensi che potrebbe aiutare perché cose simili non succedano più, o che violenze di questo tipo possano almeno diventare meno accettate dalla società rispetto ad adesso?

Non lo so, ognuno è differente, giusto? Difficile da dire. Prima noi non avevamo il minimo sospetto che potesse succedere una cosa simile. Non sapevamo del razzismo, del neo-nazismo, o di questo tipo di attacchi. La responsabilità non dovrebbe essere dei soli governo e polizia, la gente in generale dovrebbe fare ogni cosa possibile per essere sicura che cose simili non accadano più, perché è orribile. Devono capire, una volta per tutte, che anche noi siamo persone, di carne e ossa, proprio come loro. E' lo stesso se siamo bianchi o neri, il punto non è il colore. Questi razzisti vivono tra noi, mi chiedo se non si può fare nulla, ma la gente non dovrebbe giudicare sulla base del colore della pelle.

Cosa pensi degli assalitori?

Penso che non possono essere normali. Una persona normale non farebbe mai una cosa simile. Non è stata spontanea, hanno dovuto prepararla, e sapevano in anticipo che stavano per nuocere a qualcuno. Non so come chiamarli.

Cosa vi sarebbe successo se così tante persone non avessero contribuito alla raccolta dei fondi? Ci pensi talvolta, o è per te un argomento difficile?

E' molto difficile chiedere aiuto agli altri. E' un segno della loro buona volontà che potessero aiutarci. E' un grande avvenimento il loro aiuto. Non mi aspettavo che fosse raccolto così tanto denaro, che avremmo trovato un posto dove stabilirci in una nuova casa.

Sapere che ci fosse così tanta gente solidale con voi ti ha cambiato?

Sì, certamente. Mi ha cambiato. Senza il loro aiuto non avremmo potuto vivere. La nostra vita si sarebbe fermata. Non saremmo stati capaci di ricominciare nell'ambiente dove viviamo ora... Mi fa sentire meglio che ci sia gente simile tutto attorno a noi, che ci sia così tanta brava gente.

Stai gestendo ogni cosa in maniera ammirevole. Dove trovi la forza? Da dove la ricavi?

Natálka mi da la forza. Non so cosa avrei fatto se non fosse per lei. All'inizio, non potevo alzarmi, non potevo stare in piedi. Mi ha aiutato vedere come Natálka cambiava nel tempo, come migliorava giorno per giorno. D'improvviso mi dissi che non potevo buttare via la mia vita, che dovevo fare qualcosa e prendermi cura di lei. Se non io, chi l'avrebbe fatto? Mi sono rialzata, proprio letteralmente. So che nessuno può prendersi cura delle mie figlie meglio di me. Mi ha rimesso in piedi.

Gente crudele

Intervista con Pavel Kudrik

Il sindaco di Vítkov nella rivista Respekt ha detto che la vostra vecchia casa andò in fiamme così rapidamente perché colpevolmente lì era immagazzinata della benzina.

Questo davvero mi ha fatto arrabbiare. Non avevamo nessuna benzina nella casa. Mio suocero non me l'avrebbe permesso, perché lì stipava la legna perla stufa. Non mi era neanche permesso di parcheggiare la macchina di fronte all'ingresso o nel granaio - dovevo parcheggiare distante. La polizia di Vítkov lo sa molto bene, perché una volta mi diedero una multa perché avevo parcheggiato in una zona dove era vietato, visto che non c'era un altro posto dove lasciare la macchina.

Stai lavorando per restaurare la nuova casa. Hai potuto conoscere meglio i tuoi nuovi vicini?

Sì, sono molto gentili e servizievoli.

Stai avendo problemi con le riparazioni?

Non posso dedicarmi ad un lavoro regolare fino a ce non ho finito le riparazioni, perché mi prendono tanto tempo e vogliamo finire il prima possibile, così Natálka potrà tornare a casa. Dal primo novembre dovremo anche iniziare a pagare l'ostello dove temporaneamente stiamo vivendo, perché da quel giorno saremo registrati all'ufficio catastale come proprietari della casa che stiamo sistemando.

Come pensi che l'attacco abbia cambiato i vostri bambini?

Penso che il cambiamento più grande è che hanno smesso di aver fiducia nella gente. Non sono sicuri se chi si avvicina abbia buone intenzioni o meno.

Qual è il tuo sentimento più forte in tutta questa vicenda?

Preoccupazione e paura per la mia famiglia. Probabilmente non mi libererò mai di questa paura. E' nella mia testa tutto il tempo, in maniera inconscia, anche se vorrei dimenticare non posso.

Cosa dici del fatto che la polizia ha arrestato i quattro uomini, li ha accusati di tentato omicidio e li tiene in custodia?

Una liberazione. Anche la mozione per bandire il Partito dei Lavoratori mi da buone sensazioni. Sembra che recentemente la polizia e l'attuale governo stiano facendo del loro meglio per agire su tutto ciò.

Cosa ne pensi di chi vi ha assalito?

Sono completamente senza cuore.

Markus Pape, František Kostlán, translated by Gwendolyn Albert

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Di Fabrizio (del 06/11/2009 @ 09:39:50, in Italia, visitato 1856 volte)

di Alberto Melis

«Una ricerca dell'Istituto per gli Studi sulla Pubblica Opinione del gennaio di quest'anno dice che alla domanda “Quanti sono i rom e i sinti in Italia?” il 35 per cento degli italiani pensa che sono più di mezzo milione, mentre solo il 6 per cento pensa correttamente che sono intorno ai 130 mila, l'altro 59 per cento risponde che non lo sa. Il 24 per cento sa che più della metà dei rom sono cittadini italiani, il 16 per cento che i rom non sono più prevalentemente nomadi, il 37 per cento sa che non sono un popolo omogeneo per cultura e paese di provenienza e solo lo 0,1 per cento, uno su ogni mille abitanti, ha tutte quattro le informazioni». Così Dijana Pavlovic - attrice, giornalista e attivista rom di origine serba - restituisce la profondità del solco che divide l'etnia rom e sinta dal resto della popolazione italiana, in un volume che verrà presentato oggi alle 17 a Cagliari, nell'Aula magna della facoltà di Scienze politiche in viale Fra Ignazio 78, da Gianfranco Bottazzi, docente di Sociologia economica, e Silvia Niccolai, docente di Diritto pubblico.

“Rom e Sinti in Italia” (Ediesse, pp. 268, euro 15, vedi QUI ndr), curato da Roberto Cherchi e Gianni Loy, è una raccolta di saggi promossa dall'Associazione Sucania e dalla Fondazione Anna Ruggiu, che sulle problematiche della non conoscenza e degli stereotipi negativi che gravano sull'etnia minoritaria, e insieme sui diritti che ancora oggi le vengono negati, avevano già organizzato un seminario a Cagliari lo scorso anno.

Davanti al gravissimo pregiudizio che negli ultimi anni è andata via via inasprendosi nel nostro paese (l'unico in Europa e forse nel mondo che dal 1998 si è dotato di una legislazione speciale che in luogo del diritto comune ha imposto per i rom una serie di norme tanto vessatorie quanto discriminatorie, come quella sulle impronte digitali per i bambini), il volume propone numerosi interventi volti da una parte a ricostruire il percorso millenario che ha portato l'etnia romané in Europa, proveniente dall'India nord-occidentale, e dall'altra a fornire un approfondito quadro analitico dei meccanismi attraverso i quali si sostanziano tanto la sua oggettiva emarginazione, quanto i comuni sentimenti di rifiuto che la circondano. Di particolare interesse - oltre all'intervento della studiosa e ricercatrice di etnia sinta Eva Rizzin, dell'European Roma Rights Center, che ricostruisce lo sconfortante panorama de “L'antiziganismo in Italia e in Europa” - sono il saggio in apertura di Gianni Loy (“Violino tzigano. La condizione dei rom in Italia”), quello di Tommaso Vitale (“I nomadi come problema pubblico nelle città italiane”) e quelli di Luca Bravi e di Paolo Finzi, storico editore di “A - rivista anarchica” e già amico e complice di Fabrizio De André nelle sue incursioni musicali nella cultura “zingara”, che propongono un'accurata ricostruzione del Porrjamos, lo sterminio nazista dei popoli nomadi.

Ugualmente meritevoli di attenzione gli aspetti indagati dagli altri autori della raccolta, Massimo Aresu (una lettura inedita dell'antica presenza rom in Sardegna), Ilenia Ruggiu (sul tema della diversità come “bene pubblico”), Roberto Cherchi (“I diritti dello straniero”) ed Ester Mura, l'ex direttrice di un istituto di Monserrato che racconta la straordinaria esperienza di integrazione che qualche anno fa portò tutti i bambini della locale comunità rom a frequentare con successo la scuola.

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Di Fabrizio (del 07/11/2009 @ 01:10:03, in lavoro, visitato 1428 volte)

RadioPopolareRoma

Insieme a due ospiti affrontiamo due temi comunicanti: con Monica Rossi, antropologa sociale, discutiamo della possibilità di inserimento lavorativo per un Rom. Con Ermelinda Coccia, giovane regista, parliamo del documentario Me Sem Rom e dell'idea di voler raccontare come lavoro una realtà ai limiti della società.

Durata: 51:18 minutes (23.49 MB)
Formato: MP3 Mono 44kHz 64Kbps (CBR)

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