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La redazione
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Fabrizio (del 06/11/2008 @ 09:18:01, in musica e parole, visitato 2153 volte)

Ricevo da Elena Pino

C'è uno spettacolo che racconta di uno zingaro. Oggi che gli zingari vengono più che mai dileggiati. E' uno spettacolo che parla di campi di concentramento. Oggi che si vuole negare persino la memoria di quei momenti bui. C'è uno spettacolo che grida il suo stupore.

C'è una domanda. Ha salvato più bambini rumeni un teatrante che li ha strappati dalle fogne di Bucarest o la polizia di stato? C'è una seconda domanda: è più forte il teatro o la repressione? Le domande sono retoriche, le risposte no.

Facciamo girare lo spettacolo "La farfala sucullo", perché insieme agli altri costituisca in questo momento oscuro un appiglio a chi ha voglia di credere che il razzismo non è mai una buona opinione.

"Farfala sucullo" ha vinto il premio Teatro e Shoà 2007. Sul sito www.teatrogruppopopolare.it c'è qualche informazione in più. Per altre informazioni contattateci.

TeatroGruppo Popolare
via Cardano, 29 – 22100 Como
tel. 031 401072
c.f. 95096490131
LA FARFALA SUCULLO
Premio Teatro e Shoà 2007

Non tutti sanno che oltre ai sei milioni di ebrei i nazisti sterminarono nei campi di concentramento migliaia di dissidenti politici, di minorati psichici e fisici, di omosessuali e di zingari.

La storia ufficiale si è occupata poco delle sofferenze di questi ultimi, probabilmente perché non ha trovato tra di loro chi avesse sufficiente voce e volontà di grido.

Il teatro, come a volte succede, corre in soccorso dei meno potenti, ed è questo il motivo de la farfala sucullo.

La storia
Durante un rastrellamento in un campo di nomadi un ragazzo zingaro viene salvato dalla madre che lo affida a un medico nazista, mettendolo al suo servizio e prospettando al medico la possibilità di fare su di lui – zoppo – esperimenti che gli consentano la notorietà. Il medico lo porta con sé, di là della rete di un lager in cui sono racchiusi migliaia di ebrei.

Il ragazzo ha la capacità di fare racconti in grado di affascinare chiunque. Perseguitati e aguzzini vengono richiamati intorno alle sue narrazioni con la stessa intensità, in una sorta di sospensione del tempo.

Tra gli ebrei c’è un bambino che fungerà da tramite tra lo zingaro e Miriam, anch’essa internata, di cui lo zingaro si innamorerà e di cui cercherà la salvezza con ostinazione e pervicacia.

Il ragazzo si divincolerà dal sentimento di gratitudine verso il medico, che lo ha risparmiato dalla morte ma la diffonde a piene mani intorno a sé, e alla fine...

Il metodo
In scena due narratori che con il contributo di canzoni originali alterneranno parola e musica. Impersoneranno due zingari che al suono della fisarmonica cercano elemosina, con ironia e imprevedibilità. Davanti a un pubblico riottoso giocheranno la sfida di raccontarsi in cambio di una moneta, disvelando “i segreti del mestiere” e le peripezie di una dinastia che ha come segno distintivo un grosso neo a forma di farfalla, simbolo di una libertà che non vogliono cedere.

Con: Giuseppe Adduci, Giambattista Galli
Testo e regia: Giuseppe Adduci
Canzoni: Giuseppe Adduci, Giambattista Galli. Arr. Sulutumana

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Di Fabrizio (del 06/11/2008 @ 08:11:43, in Italia, visitato 1347 volte)

Ricevo da Roberto Malini

Firenze, prosegue la persecuzione dei Rom: privati delle coperte, perseguitati, in attesa di sgombero, rischiano la vita 200 "nomadi"

Firenze, 4 novembre 2008. E’ la conseguenza della politica degli esponenti fiorentini e sestesi del Partito Democratico e dell'’inasprimento degli RPU, i Regolamenti di Polizia Urbana. Il sindaco di Sesto Fiorentino Gianni Gianassi (PD) ha disposto per lunedì 27 ottobre scorso la “bonifica” di un'area comunale, confinante con un terreno privato, che parte da via del Cantone e arriva, costeggiando la ferrovia, a via San Piero a Quaracchi. Nei due terreni – uno di proprietà comunale, l'altro privato – si erano insediate da diverso tempo una trentina di famiglie rom romene con bambini, donne incinte, malati e anziani, sgomberati lunedì scorso con l'ausilio di alcuni agenti della Polizia Municipale sestese e dei mezzi della Quadrifoglio, l'azienda di smaltimento dei rifiuti fiorentina. “Polizia Municipale e Comune di Sesto Fiorentino hanno parlato di ‘bonifica’.

Ciò che in realtà è avvenuto davanti ai nostri occhi è un tragico sgombero forzoso," dichiarano Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau, leader del Gruppo EveryOne e Stefania Micol, presidente dell'associazione L’'Aurora onlus di Firenze, "in cui famiglie disperate senza dimora, senza alcuna alternativa alloggiativa, senza la possibilità di un lavoro regolare e prive di qualunque assistenza socio-sanitaria sono state messe in mezzo alla strada. Spazzini e operatori”, continuano gli attivisti, "hanno avuto l'incarico da parte delle Istituzioni locali di macinare coperte e vestiti e distruggere giacigli di fortuna assemblati con assi e tende per ripararsi dall'inverno: sono stati schiacciati dalla ruspa fornelli, pentole, medicine, piccole riserve di cibo messe a disposizione da alcune associazioni, zainetti di ragazzi che frequentano le scuole fiorentine partendo al mattino presto dalle loro baracche e riuscendo ad arrivare miracolosamente puliti e puntuali in classe".

Solo tre baracche sono state risparmiate alla demolizione con le ruspe in seguito all'intervento di EveryOne e L'Aurora: tra esse, quella di due giovani genitori con un bambino di appena 5 settimane. Le altre famiglie sono state identificate e verranno probabilmente denunciate per occupazione abusiva di suolo privato. “Gli agenti della Municipale hanno dato loro il tempo di una settimana per lasciare la baracca. L'unica alternativa di alloggio proposta dal Comune di Sesto Fiorentino è stata quella di quattro giorni presso un centro emergenza freddo della Caritas per la mamma e il bambino di 5 settimane. Proposta che noi stessi abbiamo contestato," spiegano Malini, Picciau, Pegoraro e Micol, "perché è anticostituzionale distruggere l'unità di una famiglia, lasciando il padre fuori, in strada, al freddo e al gelo, lontano da chi ama, così come è impensabile non offrire la minima assistenza agli altri sgomberati. Lasciare oltretutto una donna che non parla italiano con un bambino di un mese vorrebbe dire rischiare – come già avvenuto in altre circostanze – che il Servizio Sociale e la Municipale strappino dalle braccia della madre il bambino, inserendolo nel Centro Sicuro del Comune di Firenze e poi in una comunità".

Appena una settimana prima, lunedì 20, gli stessi rom sgomberati hanno raccontato di essere stati vittima di una spedizione punitiva da parte di energumeni che indossavano divise: "Tre uomini in divisa sono arrivati con una jeep intorno alle 22, noi ci siamo allontanati per non farci vedere. Hanno messo a soqquadro diverse baracche, a uno di noi hanno portato via un lettore MP3, a un altro dieci euro che teneva nella giacca in baracca". Un ragazzo, testimone all'’interno della sua baracca di quanto stava avvenendo, ha poi riferito ulteriori dettagli del raid: "Erano quasi le 23. Uno degli uomini è entrato in una baracca con la sigaretta accesa e un accendino in mano. Dopo pochi secondi è uscito, e tutti e tre se ne sono andati risalendo subito in macchina e abbandonando il campo. Mi sono avvicinato alla baracca in questione,” ha continuato, “perché scorgevo una luce. Poi ho visto il fuoco. Coperte, stracci, materasso: se non fossi arrivato per tempo e non avessi chiamato aiuto, non avremmo spento l'incendio così prontamente"”.

Ma la persecuzione non finisce qui. La mattina di venerdì 31 ottobre la Polizia Municipale sestese e altri mezzi della Quadrifoglio hanno demolito per l’'ennesima volta altre baracche abitate da una settantina di rom romeni nella zona dell’'Osmannoro all’'ex Osmatex, nel territorio comunale di Sesto Fiorentino. "In Toscana - come in altre regioni italiane - si stanno consumando abusi intollerabili," commentano gli attivisti, "che contrastano con la Dichiarazione universale dei diritti umani e con le normative europee che tutelano la dignità, la salute e la sicurezza degli esseri umani, disponendo che le Istituzioni garantiscano il diritto alla casa, al sostentamento, al benessere e alla salute di tutti, ivi comprese quelle persone sono in mezzo alla strada. In Italia, però, vi sono minoranze etniche e razziali cui è negato il fondamentale diritto alla vita e vengono scacciate brutalmente. Gli sgomberi, che somigliano a disinfestazioni, colpiscono indiscriminatamente bambini, donne incinte e anziani, ma a nessuno importa niente della loro sorte".” "Che dire poi di coloro che ‘pretendono’ di coprirsi con una coperta mentre riposano?" continuano i membri di EveryOne e L'Aurora, "i rom romeni che dormono nei pressi della stazione ferroviaria di Santa Maria Novella a Firenze ci hanno mostrato i verbali con le multe per occupazione abusiva di suolo pubblico, rilasciate dalla Polizia Municipale fiorentina. Sulla base del nuovo regolamento urbano varato dall’'assessore alla sicurezza Graziano Cioni, per i rom di Firenze ci saranno sanzioni e processi. Il loro delitto è quello di aver cercato di ripararsi dal freddo. Moltissime contravvenzioni di circa 160 euro ciascuna recitano: 'ha violato l’'articolo 15 c. 1 lett. d) del R.P.U., dormiva in forma palesemente indecente occupando il suolo pubblico. L'interessato ripristinava lo stato dei luoghi mediante allontanamento'.

Di fronte alla divulgazione di episodi vessatori nei riguardi dei Rom, fino ad oggi le Istituzioni fiorentine e sestesi hanno sempre negato gli stessi, manifestando contemporaneamente un ostinato rifiuto a dialogare con le Associazioni. Rinnoviamo tuttavia l'invito alle Istituzioni e alle autorità di Firenze e Sesto Fiorentino a non mettere in piedi ancora una volta il walzer delle smentite di quanto segnaliamo, perché abbiamo raccolto verbali, testimonianze e fotografie degli eventi," proseguono EveryOne e L'’Aurora, "dunque “abbiamo le prove di una persecuzione etnica e denunciamo un'emergenza umanitaria che non ha nulla a che vedere con la 'politica' locale. Evitino di tirare in ballo il decoro urbano e non si rimpallino le responsabilità," dicono gli attivisti, "ma piuttosto si mettano al lavoro per prestare immediata assistenza a queste persone, attenendosi al diritto internazionale e alle norme etiche che distinguono le società civili dai regimi intolleranti: servono coperte, serve cibo, servono medicine, serve un luogo caldo che li tolga dalla strada, dove è a rischio la loro stessa sopravvivenza, con le incombenti temperature gelide e le intemperie di questi giorni. Non chiediamo più incontri, ma azioni urgenti di aiuto umanitario". Gli attivisti sottolineano un'altro tema scottante, riguardo ai rapporti fra le autorità e i Rom: "I gruppi umanitari che si occupano di tutelare i Rom ricevono frequenti segnalazioni di abusi e violenze sugli stessi da parte di uomini in divisa. In nessun caso, però, gli agenti violenti sono stati perseguiti e puniti. I Rom lo sanno e hanno paura di denunciare i loro aguzzini. Così subiscono pestaggi, minacce e insulti in silenzio. Combattere simili comportamenti da parte di chi dovrebbe proteggere i cittadini più vulnerabili sarebbe un messaggio di civiltà e giustizia e non di debolezza, da parte delle Istituzioni italiane". Il Gruppo EveryOne ha presentato con urgenza i rapporti su alcuni casi di persecuzione razziale nei confronti dei Rom, fra cui i drammatici sgomberi etnici nel fiorentino, alla Commissione del Parlamento europeo, sollecitando un intervento urgente.

Per ulteriori informazioni:

Gruppo EveryOne Tel: (+39) 334 8429527 www.everyonegroup.com :: info@everyonegroup.com

L’Aurora Onlus Tel: (+39) 055 2347593 - (+39) 339 8210866

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Di Fabrizio (del 05/11/2008 @ 10:47:52, in Italia, visitato 1564 volte)

Ricevo da Roberto Malini

Comune di Gaggiano; Prefettura di Gaggiano; Ministero degli Interni; Parlamento Europeo; Commissione Europea; Corte Europea dei Diritti Umani; CERD - United Nations
A cura del Nucleo PRC di Gaggiano e del Gruppo EveryOne

Firmare la petizione al link: http://www.petitiononline.com/gagrom/

Gaggiano, 5 novembre 2008. Il Nucleo PRC di Gaggiano e il Gruppo EveryOne invitano gli antirazzisti e tutte le persone che credono nel valore dei diritti umani a sollevare un coro di voci indignate nei confronti delle autorità del comune di Gaggiano (Milano), affinché recedano dal loro progetto di sfrattare le famiglie Rom che vivono nella frazione di San Vito. Qualche giorno fa infatti il Comune di Gaggiano ha comunicato lo sfratto ai nuclei familiari della piccola comunità Rom, che vivono lì da più di dieci anni. Il gruppo è composto da circa 20 persone di cui almeno 10 minorenni. I bambini frequentano le scuole ed il loro futuro è adesso del tutto incerto. La zona abitata dai sanvitesi d’adozione (molti dei quali con cittadinanza italiana) è adibita ad orti ed i terreni sono, o sarebbe meglio dire erano, di loro proprietà. Sì, perché per risolvere il problema della loro presenza il sindaco Miracoli, del PD, non ha pensato a nulla di meglio che privarli delle loro modeste proprietà. I vigili urbani hanno infatti denunciato le costruzioni abusive fatte sorgere sui terreni e l’amministrazione comunale ha deciso di procedere all’acquisizione degli stessi. Di fatto, in realtà, i Rom di San Vito avrebbero acquisito il diritto alla proprietà o quantomeno all'usufrutto vitalizio di terreni e abitazioni, mai messo in discussione quando il tempo dell'odio razziale non aveva ancora iniziato a scorrere in Italia. Adesso però, sull'onda della vox populi, istigata all'intolleranza da politici e media razzisti, nessun diritto è più riconosciuto alle famiglie che hanno la sfortuna di appartenere all'etnia più sgradita e vessata: i Rom, la nuova "black people", i nuovi ebrei. Ora che i terreni sono di proprietà del Comune è arrivata l’ingiunzione di sfratto ed arriverà la conseguente demolizione. Nessuna delle costruzioni è in muratura, sono tutti chalet di legno senza acqua corrente e luce.

Da quando queste famiglie si sono trasferite a Gaggiano nulla è stato fatto per assicurare un miglioramento delle loro condizioni di vita. “Qui il Comune ci ha sempre trattato male”, ci ha raccontato uno di loro. “In altri comuni ci sono campi pubblici attrezzati, qui dove il terreno è nostro, non ci hanno neanche permesso di avere la corrente elettrica. Mia moglie deve lavare tutto a mano. Provateci voi d’estate con tanti bambini!”. Un lungo periodo di segregazione e discriminazione, che le Istituzioni locali avrebbero il dovere di risarcire, riconoscendo alle famiglie la permanenza in loco, attuando piani di assistenza sociale, fornendo servizi igienici, acqua e luce, attivando programmi seri di desegregazione e - per la citadinanza - progetti di educazione all'antirazzismo. Il Nucleo PRC locale si chiede - e chiederà alla giunta - cosa ne sarà ora dei minori che avevano già intrapreso un percorso scolastico a Gaggiano e che dovranno lasciare le case nei quali sono nati e gli amici che si sono fatti. “Io me ne sarei andato anni fa, per come ci ha trattato l’Amministrazione di Gaggiano” ci ha raccontato un capofamiglia “ma ogni volta i miei figli piangevano perché sono nati qui e conoscono solo questo paese. Per il loro bene sarei anche disposto a trasferirmi qui per sempre, se solo le istituzioni ci aiutassero…”. L’aiuto invece non è arrivato mai. I bambini hanno iniziato a frequentare le scuole solo grazie alla buona volontà di alcune maestre che ora si stanno mobilitando nel tentativo di fermare l’amministrazione comunale e di dare loro un’opportunità. È emblematico come l’unica presenza istituzionale che gli abitanti del campo conoscono è il Comandante dei vigili urbani. Ci si domanda cosa abbiano fatto i Servizi sociali di Gaggiano in questi anni? Se il risultato è quello di permettere l’abbattimento di alcune baracche utilizzate da due giovani coppie con neonati a carico e uno in arrivo (come avvenuto nel luglio scorso), sembra non molto. Il Nucleo PRC di Gaggiano e il Gruppo EveryOne chiedono alle Istituzioni di ottemperare agli obblighi di assistenza e inclusione, secondo quanto previsto dalla Costituzione, dalla Direttive europee e dalle normative internazionali sui diritti umani. E' un'emergenza umanitaria cui devono rispondere tutti coloro che hanno un minimo di autorità e competenza, a partire dall’Assistente Sociale Cigognini del comune di Gaggiano affinché, anche se molto tardivamente, si faccia promotrice nei confronti dell’Assessore ai Servizi sociali Perfetti di un’istanza per dare una possibilità a questi bambini.

Ancora una volta i più deboli vengono maltrattati ed emarginati da chi (una Giunta che comprende anche esponenti del PD, insieme ad altri di Forza Italia ed UDC) ci si aspetterebbe potrebbe aiutarli.

È paradossale poi come venga usata come scusa l’abuso edilizio, proprio in un comune che sta svendendo il territorio come sta facendo Gaggiano da alcuni anni. Si mettono a cacciare i Rom per quattro baracche quando stanno costruendo migliaia di metri cubi di nuove costruzione e palazzi alti 7 piani, anche in barba al regolamento edilizio.

Il Nucleo PRC e il Gruppo EveryOne faranno il possibile per fermare questo vero e proprio atto di prevaricazione, cercando di contrastare l’ottusità di un’amministrazione che non ha fatto nulla per migliorare la vita di queste persone in dieci anni ed ora, in chiave puramente elettorale (si voterà infatti alle prossime amministrative di aprile) cerca di scavalcare le politiche razziste della destra… da destra. In particolare, questa nuova violazione dei diritti di una minoranza che in una democrazia, in un Paese civile dovrebbe essere protetta e agevolata nei processi di inclusione, sarà sottoposta all'attenzione della Commissione europea e degli organismi internazionali che tutelano i diritti dei popoli.

Prefigurandosi, nel caso di uno sgombero senza alternative di alloggio, una tragedia umanitaria, il Nucleo PRC e il Gruppo EveryOne si accingono a redarre una denuncia per gravi abusi contro il popolo Rom da presentare alla Corte Europea per i Diritti Umani e alla Corte Penale Internazionale de L'Aja. C’è bisogno però della mobilitazione di tutti coloro che credono ancora in una società che accoglie i più deboli e che considera la solidarietà, l’accoglienza e lo scambio culturale una scelta di civiltà che porta arricchimento.

Nucleo PRC di Gaggiano - Gruppo EveryOne

Firmare la petizione al link: http://www.petitiononline.com/gagrom/

Per ulteriori informazioni e contatti
PRC: w_nicoli@yahoo.it - 3492664424 (Elise)

Gruppo EveryOne: www.everyonegroup.com :: info@everyonegroup.com
334 8429527 - 331 3585406

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Di Fabrizio (del 05/11/2008 @ 09:51:31, in musica e parole, visitato 1619 volte)

Ricevo da Stefano Montesi

Venerdì 7 novembre 2008 - alle 21.45
Locanda Atlantide, via Lucani 22, san Lorenzo ROMA

Concerto gitano di musica rom, gypsy e, manouche

Czarde e canti tzigani, macedoni, bulgari ed internazionali. Sirbe, turceasche, hore. Sonorità rom e balcaniche

Cristina Barzi, voce
Marian Serban, cymbalon
Albert Florian Mihai, fisarmonica
Sandu “Sandokhan” Gruia, contrabbasso a tre corde
Luca Pagliani, chitarra

GUESTS:
Marian Balog, voce
Augusto Creni, Pepe di Cicco e Francesco di Cicco, chitarre manouche.

Il progetto musicale di Officina Nomade e Gypsyliana (Cristina Barzi), ha come obiettivo la sperimentazione di diverse sonorità appartenenti alla storia contemporanea di una metropoli italiana come Roma.
Albert Florian Mihai, Marian Serban, Sandokhan Gruia e Marian Balog come ospite, sono i migliori musicisti Rom che possiamo trovare attualmente in Italia e provengono dalle regioni dell'est europeo, (Romania e Slovakia).
Il trio Creni di Cicco è formato da tre indiavolate chitarre manouche suonate da Augusto Creni, Pepe di Cicco e Frncesco di Cicco, bravi musicisti romani che da anni interpretano con energia ed eleganza, propria dello swing manouche, il favoloso gypsy jazz di Django Reinhardt.
A seguire selezioni musicali Dj Resident

Ingresso 5€

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Di Fabrizio (del 05/11/2008 @ 09:08:32, in casa, visitato 1253 volte)

Da Chi rom... e chi no (Bentornati!)

Proposta progettuale di intervento nell’area nord occidentale di Napoli
Con questo documento i gruppi Chi rom e... chi no e OsservAzione propongono alle istituzioni nazionali, internazionali e campane il superamento della logica dei campi rom e la riqualificazione dell'area di Scampia nell'interesse di tutta la collettività, così come è previsto dalla variante del piano regolatore generale approvata nel 2004 dalla giunta della Regione Campania.

Siamo venuti a conoscenza di un progetto comunale che, nonostante le richieste, non è stato possibile visionare. Sembra che il progetto preveda la realizzazione di 5 villaggi – un nuovo modo per indicare i campi, – “temporanei”, con un finanziamento di circa 7 milioni di euro.

Secondo alcune voci, l’amministrazione intende iniziare i lavori nell'arco di 15 giorni, mentre nei campi rom proseguono un lavoro attento e partecipato su tutte le questioni che li riguardano da vicino (scuola, regolarizzazioni, questione abitativa, ecc.).
La proposta che alleghiamo è parte di questo processo di confronto e riflessione con i rom e diverse altre parti della città, in particolare il Comitato Spazio pubblico, il Comitato con i rom, l’associazione Asunen romalen. Il documento sarà presentato alla prefettura e agli organismi nazionali e internazionali competenti, con l'auspicio che si possa scongiurare l'ipotesi di agire secondo la purtroppo diffusa logica dell'emergenza e degli interventi straordinari, discriminatori e ghettizzanti che nel caso specifico dei rom, li vedrebbe destinatari di un piano avulso dalle necessarie politiche di sviluppo (culturale, abitativo, lavorativo...) che dovrebbero riguardare ed essere attuate nell'interesse di tutti, rom e non.

Chiediamo il vostro appoggio per sostenere questa battaglia culturale, per dimostrare che queste idee sono patrimonio condiviso da tanti.

Le linee guida progettuali che si propongono nel presente documento partono dal presupposto che le politiche che riguardano i rom devono tendere ad una normalizzazione degli interventi, da riportare nell’alveo dell’ordinarietà, in un’ottica reale di integrazione, nonché essere ispirate a principi di uguaglianza dei diritti delle persone, così come chiaramente enunciato dal nostro ordinamento giuridico nazionale – a partire dall’art. 3 della Costituzione - integrato da quello sovranazionale.

Ciò significa che le politiche rivolte ai rom devono rifuggire la logica dell’emergenza, della temporaneità e della specialità, soprattutto quando questi paramentri vengono utilizzate per attuare piani che vedono i rom discriminati, ovvero vittime di un trattamento sfavorevole o almeno meno vantaggioso rispetto agli altri cittadini, italiani e stranieri, nella casa come nel lavoro, nella scuola ecc.

Oltre a ciò, appare quanto mai urgente mettere in evidenza che le politiche abitative non possono in alcun modo prescindere dall’affiancamento di interventi volti alla regolarizzazione delle posizioni giuridiche, dall’incentivo al lavoro e soprattutto da interventi sociali e culturali che permettano la crescita di consapevolezza delle persone, la partecipazione attiva, l’attenzione verso gli interessi collettivi, nonché il riconoscimento dei propri diritti così come delle proprie potenzialità, insieme con gli altri cittadini non rom.

Al fine di rendere concreti i principi di cui sopra, si ritiene, come si esporrà meglio in seguito che – anche per neutralizzare derive xenofobe, di allarme sociale, nonché di opposizione delle popolazioni “autoctone”– un progetto che riguarda gli abitanti rom di Scampia non possa prescindere dal riconoscimento e dall’assunzione di responsabilità pubblica circa le problematiche della cittadinanza tutta, anche per quanto riguarda le necessità alloggiative.

In particolare, l’area dove insistono gli insediamenti spontanei dei cittadini rom, rientra in una più ampia zona territoriale, che deve essere presa in considerazione in maniera complessiva e unitaria, se si vuole realizzare un corretto intervento, al fine di restituire alla cittadinanza un territorio vivibile e funzionale, attualmente senza alcuna destinazione fruibile, evitando di concentrarsi sui soli rom. Ciò significa che l’area in questione, come da piano regolatore, deve essere destinata al vantaggio del quartiere e dell’intera città e deve essere dotata di servizi e strutture necessarie per la crescita e il miglioramento delle condizioni di vita di tutte le persone, in primis di quelle che abitano nel quartiere.

Pertanto, la risoluzione della problematica abitativa dei rom di Scampia, così come ogni intervento che si voglia programmare nell’area in questione, non potrà prescindere ed anzi si dovrà porre in armonia e in linea di continuità con la destinazione ultima dell’area così come indicata nella Variante al P.R.G., DPGR 323/04, ovvero predisporre servizi e attività produttive, sociali e culturali, nonché l’aumento della capacità alloggiativa. Così si legge testualmente all’art 132 com. 1 delle norme di attuazione della Variante al P.R.G.: «Nell’ambito individuato nella scheda 60, la variante persegue l’obiettivo della riqualificazione del tessuto urbano, attraverso la formazione di un insediamento di attività per la produzione di beni e di servizi nell’area in corrispondenza dell’immobile dimesso originariamente adibito a centrale del latte, al fine di contribuire al processo di rivitalizzazione socio – economica dell’intera periferia e degli insediamenti urbani dei comuni contermini».

La questione rom
Per quel che attiene in particolare la questione rom occorre evidenziare alcuni aspetti rilevanti:

1) le linee di indirizzo indicate in ambito europeo delineano come obiettivo prevalente, in relazione alle politiche di integrazione e miglioramento delle condizioni di vita delle popolazioni rom, l’eliminazione dei campi nomadi e delle baraccopoli, così come di ogni progetto segregante e ghettizzante;

2) in tal senso si menzionano in particolare le politiche sociali ed abitative adottate dal governo spagnolo e dalla Fundación Europea Secretariado Gitano, così come della maggior parte dei governi europei (Germania, Francia ecc);

3) la mancanza di interventi efficaci e tempestivi, nonché le politiche poste in essere fino ad oggi in Italia, ispirate alla logica assistenziale e discriminante con il confinamento dei rom in aree predisposte esclusivamente alla loro allocazione (campi autorizzati, villaggi attrezzati, campi abusivi, aree attrezzate, centri di accoglienza e di permanenza temporanea,ecc.), hanno prodotto gravi danni in termini di aumento di xenofobia, razzismo, degrado e marginalità sociale, abbandono scolastico, disoccupazione, insicurezza diffusa ecc;

4) a dimostrazione del fallimento prodotto dalle politiche inefficaci e/o assenti, vi è l’introduzione, nelle tre maggiori città italiane (Milano, Roma, Napoli), di una legislazione emergenziale e derogatoria assimilabile a quella atta ad affrontare catastrofi naturali e simili (art. 5 L.225/92.), che sancisce ufficialmente lo stato di eccezione delle politiche che riguardano i rom;

5) diversamente esiste da lungo tempo un consolidato orientamento teorico e pratico – sperimentato e sostenuto da professionisti, cittadini, associazioni, gruppi, enti, istituzioni pubbliche e private, laiche e religiose – che, mettendo in pratica metodologie ispirate al modello di intervento della ricerca-azione partecipata, ha prodotto efficaci risultati in termini di ricaduta sociale: integrazione, razionalizzazione della spesa pubblica, diminuzione della criminalità, sicurezza pubblica, inserimento lavorativo di giovani, crescita culturale, partecipazione attiva, cura degli spazi e degli interessi collettivi;

6) tale modello ha visto e vede tuttora nel territorio di Scampia un luogo privilegiato di intervento, in relazione alle sue caratteristiche: allocazione periferica, altissima percentuale di giovani, presenza di area non utilizzate ecc.

La messa in evidenza di tali aspetti è finalizzata a rendere chiaro che le indicazioni progettuali riportate nel seguente documento sono conformi e attuano le prescrizioni di legge riguardanti le materie in oggetto, si fondano su un’ analisi locale, nazionale ed internazionale di esperienze pregresse e attuali, e vantano risultati positivi conseguiti in applicazione della metodologica teorico-pratica di intervento indicata.

Le abitazioni
Per quel che riguarda, in particolare, la questione abitativa dei rom è necessario chiarire che non esiste un unico modello abitativo ma occorre mettere in campo soluzioni differenti per garantire il diritto alla casa, in linea con le potenzialità e i bisogni delle persone, evitando di operare scelte basate su un’ipotetica cultura rom/nomade.

Pertanto si indicano diversi strumenti per sostenere l’abitare autonomo: inserimento nelle liste dell’edilizia economica e popolare, assegnazione di alloggio sociale ai sensi della legge 9/07, garanzia e/o integrazione all’affitto di appartamenti e/o fabbricati da reperire sul libero mercato, intermediazioni, agevolazioni e predisposizione di sistemi di garanzia per l’acquisto di beni immobili (terreni edificabili e fabbricati), sostegno alla ristrutturazione di edifici dismessi e/o abbandonati, ecc.

La proposta
Proposta progettuale di intervento nell’area nord occidentale di Napoli - zone BB, EB, EA, ED e DB - ambito 7 art. 132 variante PRG. In ossequio a quanto esposto sin’ora, si propone un intervento multi ambito (giuridico, culturale/pedagogico, lavorativo e abitativo) nelle aree in cui insistono i campi rom spontanei e zone limitrofi in particolare come da tavole di zonizzazione : BB, EB, EA, ED e DB - ambito 7 art. 132 variante PRG, ovvero le aree collocate al confine nord-occidentale del Comune di Napoli all’altezza dell’Asse mediano - (futuro svincolo Scampia) - area ex centrale del latte (v. all. 1).

Il progetto prevede l’utilizzo di strumenti urbanistici attuativi, per risolvere l’attuale condizione abitativa dei rom presenti sul territorio di Scampia e rispondere in parte alla necessità abitativa in cui si trovano i cittadini italiani del luogo. In considerazione, infatti, della pressante domanda di alloggi nel quartiere, nonché della contestuale necessità di individuare soluzioni integrate che possano rispondere alle esigenze della collettività, la soluzione proposta è potenzialmente in grado di rispondere alla necessità abitativa di entrambe le comunità presenti nel quartiere, in modi tempi e percentuali diverse, e scongiurare il verificarsi di opposizioni violente e rivendicazioni collettive da parte di chi vive un eguale disagio.

Le soluzioni abitative dovranno rispettare inderogabilmente gli standard abitativi previsti dalla normativa vigente per l’edilizia economica e popolare anche in termini di diritto e doveri nell’uso dell’alloggio, con pagamento di affitto e possibilità di riscatto,il pagamento delle utenze domestiche, ecc.

I siti dovranno essere dotati di opere di urbanizzazione primaria e secondaria per un’utenza di tutto il quartiere, (scuole, centri culturali, centri sportivi, aree destinate alla produzione e alla vendita, ecc.).
Il progetto deve preservare le aree agricole esistenti, in cooperazione con i contadini della zona interpreti della memoria del luogo, nonché tutelare e valorizzare il principale patrimonio verde dell’area nord di Napoli, di cui l’area interessata è parte.

La destinazione agricola di questa parte di territorio potrebbe adempiere a diverse funzioni: lavorativa con la formazione di cooperative agricole di produzione e vendita, la costruzione di serre per la coltivazione di piante e fiori e didattica con la creazione di orti didattici.

L’eventuale espansione residenziale sarà preferibilmente ubicata in stretta relazione con quelle esistenti, in tal modo, con la fascia di rispetto dell’Asse Mediano potenziata a verde pubblico Parco integrato con la Centrale del Latte, il valore della restante area si trasformerebbe positivamente. La promozione di progetti che coinvolgano le maestranze locali (rom e non rom) nella costruzione degli alloggi e delle relative pertinenze.
Gli obiettivi che il progetto intende perseguire sono: il miglioramento della qualità di vita dei cittadini; la promozione e il rafforzamento della coesione sociale, in termini relazioni umane, mutuo aiuto, interessi collettivi ecc; l’aumento del livello di sicurezza del quartiere e della città, in termini migliore fruibilità degli spazi e dei servizi, nonché diminuzione dei reati che generano allarme sociale; la crescita e il miglioramento del livello culturale delle persone; la creazione di servizi per il quartiere (sportelli legali, asili nido, foresteria/ostello e residenza universitaria, negozi ecc); il miglioramento della capacità lavorativa del quartiere; l’individuazione di aree adibite verde pubblico; la creazione di spazi artigianali e poli produttivi con possibilità di vendita; la tutela e miglioramento dell’area agricola esistente anche al fine di preservare e valorizzare il principale polmone verde della città di Napoli, situato nell’area interessata dalla selva di Chiaiano; il superamento delle soluzioni abitative e sociali temporanee e ghettizzanti; l’aumento della capacità alloggiativa nel rispetto della normativa vigente in particolare in tema di edilizia economica e popolare; miglioramento delle competenze professionali attraverso percorsi di formazione e avviamento al lavoro; miglioramento delle condizioni di base per la progettazione di un P.u.a. e/o di ogni altro strumento urbanistico attuativo avente ad oggetto l’ambito 7, ai sensi dell’art 132, norme di attuazione della variante al P.R.G. area ex-centrale del latte Scampia.

Metodologia e ambiti di intervento
Tale progettualità deve attuarsi ispirandosi alla metodologia della ricerca – azione partecipata e deve contemperare i seguenti aspetti:

A - Ambito giuridico. La presenza regolare sul territorio italiano dei cittadini rom è un aspetto fondamentale e propedeutico al conseguimento degli obiettivi che il progetto intende perseguire, in assenza della quale qualsiasi intervento sarebbe un’inutile dispiego di mezzi e risorse. Pertanto, al fine di regolarizzare la posizione giuridica dei rom è necessario analizzare diversi aspetti giuridici e trovare gli strumenti idonei per superare gli ostacoli che frequentemente impediscono l’effettivo esercizio dei diritti. A mero titolo esemplificativo si indicano le problematiche più frequenti: il mancato riconoscimento della cittadinanza italiana per l’impossibilità di dimostrare la residenza legale ininterrottamente dalla nascita sino al compimento dei 18 anni, le difficoltà di accertamento dello status di apolide, in considerazione della situazione geo-politica dei territori della ex Jugoslavia a causa di guerre e ridefinizione dei confini territoriali; le difficoltà di ottenere il rilascio del permesso di soggiorno per coesione al coniuge, per ricongiungimento familiare, nonché il rilascio della carta di soggiorno ecc per l’impossibilità di ottenere dagli organi preposti la certificazione attestante l’idoneità alloggiativa per chi vive in abitazioni che non rispondono ai requisiti di legge (es. campi rom).

B - Ambito lavorativo e di sviluppo economico. L’attuazione delle politiche del lavoro e l’aumento delle possibilità occupazionali rappresentano un obiettivo prioritario del progetto, in quanto il raggiungimento della autonomia economica delle persone è elemento essenziale in ogni processo di autodeterminazione.

Favorendo l’indipendenza economica e lavorativa, inoltre, l’amministrazione assolverà il proprio ruolo propositivo e incentivatore di risorse, evitando di cadere nel circolo vizioso dell’assistenza e della dipendenza. Ciò può avvenire attraverso la messa in atto di una serie di azioni, anche avvalendosi degli strumenti e dei servizi già attivi, quali ad esempio: il microcredito, la concessione di licenze per il commercio, l’avviamento a percorsi formativi e professionalizzanti, il sostegno alla creazione di cooperative. Un’idea molto interessante riguarda la possibilità di concretizzare degli accordi con imprenditori locali e finanziatori internazionali disponibili a sostenere progetti imprenditoriali riguardanti la zona agricola esistente, su cui da diverso tempo, sulla base delle competenze esistenti e in accordo con i contadini locali si sta riflettendo.

C - Ambito sociale, culturale e pedagogico. L’area pedagogico culturale del progetto considera la cultura sia come fattore fondamentale di coesione e d’integrazione sociale, da cui deriva la valorizzazione delle identità e delle attitudini territoriali sia come forma di espressione plurale, partecipata e libera.

In quest’ottica è necessario attivare processi culturali che potenzino e favoriscano la crescita, la conoscenza e le relazioni tra gli individui e valorizzino lo scambio tra culture. La musica, il teatro, il gioco, il cinema, le feste, gli eventi culturali sono strumenti privilegiati e sperimentati per garantire la convivenza pacifica e armonica tra le persone.

In particolare il progetto ritiene fondamentale la creazione di un centro culturale-pedagogico per bambini, giovani e adulti inteso quale luogo aperto, pubblico e fruibile, catalizzatore di iniziative e esperienze innovative nell’ambito delle arti, della musica, della danza e della cultura considerata nei suoi molteplici aspetti.

La proposta progettuale in quanto tale, può essere migliorata e rivista sulla base delle indicazioni e delle riflessioni che vorranno essere proposte e che il gruppo di lavoro sarà ben felice di accogliere.

Per info e contatti ambito7@gmail.com
A cura di Associazione chi rom e… chi no, Associazione OsservAzione. In collaborazione con Associazione Asunen Romalen, Comitato Spazio Pubblico, Comitato con i Rom.

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Di Fabrizio (del 05/11/2008 @ 09:06:58, in Italia, visitato 1160 volte)

Da Vita.it

di Daniele Biella - È quello compiuto dalla parlamentare europea Victoria Mohacsi, rom ungherese, accompagnata per i campi abusivi d'Italia dai volontari del gruppo Everyone. Le testimonianze raccolte finiscono sul web e al parlamento Ue

"Ho attraversato l'Europa per analizzare le condizioni di vita dei rom e il loro grado di integrazione. Non avevo mai assistito a violazioni di diritti umani così gravi come quelle che le istituzioni italiane rivolgono alla mia gente". Suonano gravi le parole che usa Victoria Mohacsi, rom ungherese membro del Parlamento europeo, all'indomani della fine del suo ‘tour degli orrori' fra i campi nomadi abusivi delle periferie italiane.

Dal 17 al 20 ottobre 2008 l'europarlamentare ha visitato una decina di insediamenti rom tra Firenze, Bologna, Pesaro, Padova e Sesto San Giovanni (provincia di Milano, teatro dell'ultima tragedia di un mese fa, quando un ragazzino è morto carbonizzato nel sonno per un incendio accidentale nella fabbrica dismessa dove dormiva), accompagnata da una delegazione formata da alcuni attivisti per i diritti umani del gruppo Everyone e da una troupe ungherese di riprese documentarie.

La Mohacsi e i suoi collaboratori hanno ispezionato i luoghi in cui vivono gli ultimi Rom romeni rimasti in Italia, alcune comunità di Rom e Sinti italiani, insediamenti di famiglie Rom originarie dei Paesi della ex Jugoslavia. "La delegazione ha raccolto documentazione riguardo alla condizione dei ‘nomadi' in Italia, intervistando decine di testimoni della persecuzione e filmando i luoghi in cui i Rom convivono con topi, parassiti e disperazione", fa sapere il gruppo Everyone, "Stiamo preparando un dossier illustrato da fotografie, per raccontare all'Ue le fasi del drammatico viaggio in Italia compiuto da una coraggiosa parlamentare europea che si batte da quindici anni contro la tragedia del razzismo che sta annientando il suo popolo". Un riassunto dell'esperienza italiana della europarlamentare, anch'esso corredato da fotografie, è già disponibile sul sito web everyonegroup.org

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Di Sucar Drom (del 04/11/2008 @ 20:51:31, in Italia, visitato 1079 volte)

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Ricevo da Marco Brazzoduro

Alla Presidenza del Consiglio dei Ministri
Al Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca
Al Presidente della Camera dei Deputati
Al Presidente del Senato della Repubblica

In relazione alla mozione approvata il 14 ottobre 2008 dalla Camera dei Deputati nell’ambito del Decreto di Legge n.137 del 1° settembre 2008, i Firmatari dell’Appello esprimono una categorica contrarietà a qualsiasi forma di separazione fra gli alunni della scuola pubblica italiana su base etnica, sia che questa separazione avvenga in “classi di inserimento”, sia che si espliciti sotto qualsiasi altra forma di discriminazione, anche se definita “positiva e transitoria”.

Tale mozione è, infatti, in assoluta controtendenza con la cultura d’integrazione della scuola italiana, la quale ha nel tempo maturato metodi, strategie e supporti che la rendono unica nel panorama europeo e mondiale nel campo della formazione e della istruzione.

Nelle “classi di inserimento”, o comunque le si voglia definire, l’aggregazione di alunni di diversa provenienza culturale e di diversa età anagrafica rischia di fatto di “segregare” gruppi di bambini ed adolescenti, tra l’altro per periodi di tempo indefiniti. Come sarà possibile integrare in contesto di apprendimento alunni che, pur avendo imparato tecnicamente la lingua italiana, nulla hanno vissuto dell’aspetto relazionale-affettivo che è sempre implicito in un percorso di apprendimento/insegnamento? Di fatto, l’acquisizione della lingua avviene nel contesto della relazione interpersonale e di gruppo che caratterizza una classe scolastica.

La ferma contrarietà dei Firmatari si estende anche alla possibilità, anch’essa prevista dalla suddetta mozione, di non consentire in ogni caso ingressi nelle classi ordinarie oltre il 31 dicembre di ogni anno. Si tratta di una scelta che va contro la Convenzione dei diritti dell’infanzia e la Costituzione Italiana, che sanciscono il diritto soggettivo dei minori presenti sul territorio nazionale a frequentare la scuola pubblica.

Un fermo no è espresso anche riguardo alla previsione di insegnamenti speciali per gli alunni stranieri, i corsi di “educazione alla legalità e alla cittadinanza”, considerato che non vi è motivo di pensare che i bambini stranieri ne abbiano maggiore necessità rispetto a quelli italiani, poiché non si può presupporre che i primi siano “naturalmente” più propensi alla devianza rispetto ai secondi.

Nel ribadire la ferma disapprovazione sui contenuti della mozione i Firmatari propongono alcuni elementi utili ad avviare o consolidare nella scuola una piena integrazione; si tratta infatti di:

- distinguere e semmai differenziare gli interventi nella Scuola Primaria e Media Inferiore da quelli delle Scuole Superiori e Licei;
- considerare le sperimentazioni già in atto (sostenute tra l’altro da Amministrazioni Comunali e Regionali) nell’ambito delle quali il problema della lingua viene affrontato e risolto, senza privare gli alunni di un processo di apprendimento significativo;
- monitorare tali esperienze per diffonderle più estesamente, facendo attenzione a rispettare i diversi contesti ambientali;
- distribuire le presenze straniere nelle classi, rispettando la territorialità in modo da non creare gruppi in cui la presenza di italiani sia minoritaria;
- recuperare e valorizzare il percorso scolastico pregresso dell’allievo straniero (anche se non parla italiano, non vuol dire che non capisce niente e non sa niente);
- usare le discipline scolastiche come strumento per un’educazione alla conoscenza che tenga conto dell’ampiezza e dell’estensione dei saperi, nonché delle interconnessioni che esistono in tutti i campi delle attività umane;
- attivare concretamente l’inserimento e il successo scolastico di tutti gli allievi creando allo stesso tempo spazi di coesistenza educativa, mettendo in grado tutto il personale della scuola, in particolare i docenti, di far ricorso a nuovi strumenti professionali e di apprendere, attraverso un’adeguata formazione, modalità metodologiche/comunicative che tengano conto di tutte le diversità presenti nelle classi;
- attivare laboratori di sostegno linguistico anche fuori orario di scuola, ma ad essa organicamente agganciabili, in collaborazione con organismi e strutture dell’extrascuola specializzati;
- mettere a disposizione delle scuole le risorse finanziarie necessarie per attuare tali percorsi.

Per aderire al presente Appello inviare una e-mail a: roma@cidisonlus.org

Hanno già aderito:
ASGI
ARCI Ragazzi
CIR Consiglio Italiano per i Rifugiati
Alisei Coop
Il Girasole - Perugia
Azienda ospedaliera San Camillo Forlanini per la sanità e la cooperazione internazionale
Associazione Equoconsumo Roma
CIES
CIAI Centro Italiano Aiuti all’Infanzia
AUCI associazione universitaria per la cooperazione internazionale
Celio Azzurro
ITC – Consorzio Interpreti e traduttori
OPPI Milano
Glob Act – Perugia
CISS ONG Cooperazione Internazionale Sud-Sud
La Risposta Onlus
Milano Film Festival
Consorzio CISEI
Associazione Lend- Lingua e nuova didattica
Agorà Onlus
Opera Nomadi - Padova
Associazione Per La Scuola della Repubblica
Sinnos Onlus
Donne in Nero - Padova
CNCA Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza
Rete per la Partecipazione
Associazione Credito senza confini
Griot
La Compagnia del Pino
Città di Leonia Coop Soc
NEXUS Emilia Romagna
Donne in Nero Udine
Associazione Immigrati Extracomunitari di Padova
AFFI Associazione Federativa Femminista Internazionale
Archivio Immigrazione
Promidea

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Di Sucar Drom (del 04/11/2008 @ 11:56:34, in blog, visitato 1375 volte)

Rende (Cs), intelligence, diritto, democrazia
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Di Fabrizio (del 04/11/2008 @ 09:29:32, in Kumpanija, visitato 1415 volte)

Dato le feste appena trascorse, da Roma_Francais

TUTTI I SANTI. Manouches o Gitani, la gens du voyage numerosa tutti gli anni si raccoglie tutti gli anni sulle tombe dei loro defunti nei cimiteri liburnesi.

Tradizioni ben ancorate

Anche se un recente sondaggio di Crédoc (Centre de recherche pour l'étude et l'observation des conditions de vie) ha stabilito che solo il 45% dei Francesi rispetta la tradizione delle visite al cimitero il giorno di Tutti i Santi, presso la gens du voyage, invece, questo costume non va a diventare desueto.

Ogni anno a Libourne, Gitani e Manouches non esitano a fare diverse centinaia di kilometri per raccogliersi davanti alla tomba di famiglia. "Da noi il culto dei morti è molto presente", dichiara Julien Dominique, Gitano di una sessantina d'anni, la cui famiglia si è installata a la Bastide da più di ventiquattro anni. "Noi altri Gitani, siamo Latini sedentarizzati".

A differenza dei Manouches come Karine Genebre, installata sull'area della gens du voyage a Libourne dal mese di maggio. "Noi viaggiamo molto, ma ritorniamo sempre qui", indica la giovane.

I due, Karin e Julien, non si conoscono affatto. E non si sono mai parlati. Dalla notte dei tempi, Gitani e Manouches non si mescolano, è così. Diversi sui modi di affrontare la vita, la morte, portano il medesimo rispetto verso gli anziani.

Gerarchia

Sabato mattina, nei vialetti del cimitero di la Paillette, si formano dei gruppi. Davanti alla tomba della famiglia Dominique. Una quindicina di crisantemi formano un mazzo di fiori dai mille colori.

"Ieri, eravamo più di un centinaio", indica Julien Dominique, il patriarca. E' a lui che bisogna rivolgersi. "E' lui che sa", dice uno dei più giovani. Costume scuro e cappello da mandriano fisso in testa, Dominique improvvisa un corso di cultura gitana. Appassionante.

"Da noi, Tutti i Santi dura un giorno e mezzo, da venerdì mattina a metà sabato." Il venerdì, si riuniscono genitori e nonni. "Arriviamo al cimitero alle 8.30 e ci restiamo fino alle 17.00." Ore di raccoglimento, discussione e comunione tra le generazioni.

Durante Tutti i Santi, gli anziani trasmettono le loro conoscenze. Storie di famiglia, riti di passaggio, credenze e miti sono così raccontati ai più giovani. Segreti ben custoditi che solo i membri del clan sono autorizzati a conoscere.

Tombe impeccabili

Tuttavia, la gens du voyage non aspetta Tutti i Santi per fare la pulizia delle tombe. "Le puliamo e le riempiamo di fiori tutto l'anno. E se partiamo in viaggio, si domanda sempre a qualcuno di farlo al nostro posto", insiste Karine Genebre.

Sulle tombe, dozzine di targhe funerarie a memoria dei defunti. Fiori, candele. Le tombe assomigliano a piccoli mausolei tanto sono addobbate. Al cimitero di La Pailette, certe tombe sono anche ricoperte da capanne in plexiglas di colore o trasparenti, dotate di porte chiuse a chiave.

"Non abbiamo paura dei ladri, è solo per proteggere le tombe dalle intemperie", assicura Julien Dominique, che non desidera tornare sull'argomento. Da parte sua, Karine Genebre, con suo marito ed i tre figli, sono andati a raccogliersi al cimitero di Quinault. "Per i Manouches, Tutti i Santi è un giorno quasi come gli altri, andiamo a trovare i nostri morti, come facciamo tutto il resto dell'anno. E' tutto."

Auteur : Sophie Herber

PS: per chi volesse saperne di più sugli usi e costumi dei Rom italiani, QUI un piccolo bigino.

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