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La redazione
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Franco Bonalumi (del 01/04/2009 @ 09:03:41, in conflitti, visitato 1113 volte)

Da Roma_Francais

Nel 1939, cercando di sfuggire alla guerra civile seguita al colpo di stato fascista del generale Franco, un milione di rifugiati varca il confine francese con la Spagna.

Fra di essi vi sono anche molte famiglie rom, che giunte in territorio francese finiscono nelle mani delle autorità locali e vengono rinchiuse in campi di concentramento lungo le spiagge del Mar Mediterraneo, in luoghi oggi divenuti meta di villeggiatura per i francesi. Da questi campi, tra il 1940 ed il 1944, gli uomini vengono trasferiti dalle autorità francesi verso i campi nazisti. Molti di essi riescono però a fuggire e a dare vita ad un movimento di resistenza contro il fascismo, del quale pochi anni dopo i soli francesi, alla vigilia della Liberazione, prenderanno tutto il merito.

Le donne ed i bambini rimangono a soffrire la fame, il freddo, le malattie e la furia del mare, che regolarmente ne inghiotte a centinaia fra le sue onde. Nel 1944, dovendosi infine sbarazzare dei campi di concentramento, le autorità francesi li rispediscono in Spagna dentro a carri bestiame.

Oggi, un produttore cinematografico catalano, Felip Solé, ha deciso di ricreare gli eventi di questa "storia infame" in una pellicola con un budget limitato. Ha chiesto ai figli, alle figlie e ai nipoti di quei rifugiati di partecipare alla produzione di tale documento.

Molti di essi hanno risposto positivamente all'appello, e tra questi vi è mia sorella a rappresentare la nostra famiglia.

Al telefono mi ha solo detto che: "... è stata un'esperienza tremenda, avvolti dal freddo e dalla neve durante le riprese, alla fine nessuno di noi riusciva a parlare; rom o no, ci gettavamo tutti nelle braccia gli uni degli altri, e piangevamo...".

Lolo Del Carders

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Di Fabrizio (del 01/04/2009 @ 09:24:39, in Kumpanija, visitato 1268 volte)

Ricevo da Agostino Rota Martir

Proprio così, vale la proprio la pena di pensarci un pochino sopra e... diffonderlo.
Ciao Ago

"Non molesterai il forestiero né lo opprimerai perché voi siete stati forestieri in terra di Egitto" (Esodo, 22,20)

Noi missionari/e sentiamo il dovere di reagire e protestare contro la strage in atto nel Mediterraneo e le leggi razziste contro gli immigrati che arrivano sulle nostre coste. È una tragedia questa, che non ci può lasciare indifferenti: migliaia e migliaia di africani che tentano di attraversare il Mare nostrum per arrivare nell’agognato "Eden". Un viaggio che spesso si conclude tragicamente. Dal 2002 al 2008 sono morti, in maggioranza scomparsi in mare, 42 mila persone, secondo la ricerca condotta a Lampedusa da Giampaolo Visetti, giornalista di La Repubblica. Trecento persone al giorno! Il più grande massacro europeo dopo la II Guerra Mondiale che si consuma sotto i nostri occhi.

E qual è la risposta del governo? Chiudere le frontiere e bloccare questa "invasione". E per questo il "nostro" governo ha stipulato accordi con la Libia e la Tunisia. Il 5 gennaio 2009 infatti il Senato ha approvato il Trattato con il governo libico di Gheddafi per impedire che le cosiddette carrette del mare arrivino a Lampedusa. Com’è possibile firmare un trattato con un paese come la Libia che tratta in maniera così vergognosa gli immigrati in casa propria?

Il 27 gennaio 2009 il ministro Maroni si è incontrato con il ministro degli Interni tunisino per la stessa ragione. Il regime di Ben Ali in Tunisia non è meno dittatoriale di quello libico. Questi tentativi italiani per bloccare l’immigrazione clandestina, sono sostenuti dal Frontex, l’Agenzia Europea per la difesa dei confini, che ha ricevuto oltre 22 milioni di euro per tali operazioni.

Ci dimentichiamo però che questa pressione migratoria è dovuta alla tormentata situazione africana, in particolare dell’Africa Centrale e Orientale. Le situazioni di miseria e oppressione, le guerre troppo spesso dimenticate dell’Eritrea, Etiopia, Somalia, Sudan, Ciad sospingono migliaia di persone a fuggire attraverso il deserto per arrivare in Tunisia e Libia dove sono trattate come schiavi: lunghi anni di lavoro in nero per ottenere i soldi per la grande traversata (soldi che andranno alle mafie). E se riusciranno (pagando 3-4000 euro) ad attraversare il Mediterraneo ed arrivare a Lampedusa, verranno rinchiusi in un vero e proprio campo di concentramento, il Centro di "accoglienza" trasformato il 24 gennaio in Cie (Centro di identificazione ed espulsione): un vero lager che può ospitare 900 persone ed invece ne contiene 1900! Di qui le drammatiche rivolte di questi giorni con i tentati suicidi di parecchi tunisini che non vogliono essere rimpatriati perché sanno quello che li attende.

Tutto questo grazie alla solerzia del nostro ministro Maroni che ha detto che bisogna essere "cattivi" con gli immigrati. E il suo Pacchetto Sicurezza è la "cattiveria trasformata in legge", come afferma il settimanale Famiglia Cristiana. Infatti nel Pacchetto Sicurezza il clandestino è dichiarato criminale. Una legislazione questa che ha trovato un terreno fertile, preparato da un crescente razzismo della società italiana (così ben espresso dalla Lega!) e da una legislazione che va dalla Turco-Napolitano (l’idea dei Centri di permanenza temporanea) all’immorale e non-costituzionale Bossi-Fini, che non riconosce l’immigrato come soggetto di diritto, ma come forza lavoro pagata a basso prezzo, da rispedire al mittente quando non ci serve più.

La legge infatti prevede, fra le altre cose, la possibilità che i medici denuncino i clandestini ammalati, la tassa sul permesso di soggiorno (dagli 80 ai 200 euro!), le "ronde", il permesso di soggiorno a punti, norme restrittive sui ricongiungimenti familiari e i matrimoni misti, il carcere fino a 4 anni per gli irregolari che non rispettano l’ordine di espulsione. Maroni ha pure deciso di costruire una decina di Centri di identificazione e di espulsione, ove saranno rinchiusi fino a 6 mesi i clandestini. Questa è una legislazione da apartheid: il risultato di un mondo politico di destra e di sinistra che ha messo alla gogna lavavetri, ambulanti, Rom e mendicanti. È una cultura xenofoba e razzista che ci sta portando nel baratro dell’esclusione e dell’apartheid. Tutto questo immemori di essere stati noi "forestieri in terra di Egitto" quando così tanti italiani oltre al doloroso distacco dalla propria terra, hanno sperimentato l’emarginazione, il disprezzo e l’oppressione.

Per questo noi chiediamo:

ai missionari/e, religiosi/e, laici/che impegnati con il Sud del mondo:

  • di schierarsi dalla parte degli immigrati contro una "politica miope e xenofoba" e che fa "precipitare l’Italia, unico paese occidentale, verso il baratro di leggi razziali", come afferma Famiglia Cristiana.
  • di organizzare una processione penitenziale, per chiedere perdono a Dio e ai fratelli migranti per il razzismo, la xenofobia, la caccia al musulmano che, come forza diabolica, sono entrate nel corpo politico di questa Italia.

alla Conferenza Episcopale Italiana:

  • di chiedere la disobbedienza civile a queste leggi razziste. È quanto ha fatto nel 2006, in situazioni analoghe, il cardinale R. Mahoney di Los Angeles, California, che ha chiesto nell’omelia del mercoledì delle Ceneri a tutti i cattolici americani di servire tutti gli immigrati, anche quelli clandestini.

alla Chiesa cattolica in Italia e alle altre Chiese:

  • di riprendere l’antica pratica biblica, accolta e praticata anche dalle comunità cristiane di fare del tempio il luogo di rifugio per avere salva la vita, come indicato nel libro dei Numeri 35,10-12. Su questa base biblica negli anni ’80, negli USA, nacque il Sanctuary Movement che oggi viene rilanciato.

Come missionari/e facciamo nostro l’appello degli antropologi italiani: "Quell’antropologia impegnata dalla promessa di ampliare gli orizzonti di ciò che dobbiamo considerare umano deve denunciare il ripiegamento autoritario, razzista, irrazionale e liberticida che sta minando le basi della coesistenza civile nel nostro paese, e che rischia di svuotare dall’interno le garanzie costituzionali erette 60 anni fa, contro il ritorno di un fascismo che rivelò se stesso nelle leggi razziali. Forse anche allora, in molti pensarono che no si sarebbe osato tanto: oggi abbiamo il dovere di non ripetere quell’errore".

Viviamo un tempo difficile, ma carico di speranza nella misura in cui siamo capaci di mettere in gioco la nostra vita per la Vita.

Napoli, 9 marzo 2009

Comunità Comboniana - Rione Sanita (Napoli)
Alex Zanotelli e Domenico Guarino
Missionari Comboniani-Castelvolturno (Caserta)
Casa Rut – Suore Orsoline, Caserta
Casa Zaccheo – Padri Sacramentini, Caserta
Missionarie Comboniane – Torre Annunziata (Napoli)

Per adesioni cliccare su http://www.nigrizia.it/doc.asp?id=11879&.IDCategoria=108 

Aderiscono: padre Fernando Zolli (comboniano), Giovani impegno missionario Campania, Nigrizia,

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Di Fabrizio (del 01/04/2009 @ 09:38:54, in casa, visitato 1501 volte)

Da Roma_Daily_News

Sulukule per noi era Parigi, questa è una prigione: i Rom raccontano

ISTANBUL - Nel progetto per salvare Sulukule, l'Amministrazione per lo Sviluppo dell'Alloggio ha offerto case pubbliche per sistemare i Rom dal loro quartiere. Tuttavia, sino ad oggi soltanto 27 delle famiglie vivono nelle nuove case costruite a Taşoluk perché gli altri non potrebbero permetterselo.

La maggior parte delle 300 famiglie rom che sono state spostate da Sulukule a Taşoluk non sono state capaci di adattarsi al loro nuovo ambiente a causa di difficoltà finanziarie. Dopo sei mesi, restano solo 27 famiglie.

Le famiglie rilocate nelle nuove case, costruite dall'Amministrazione per lo Sviluppo dell'Alloggio (o TOKI), hanno di fronte un debito di 15 anni. Rate accumulate ed elettricità, gas ed acqua non pagate li hanno messi sulla strada degli uffici di riscossione del debito.

Le famiglie stanno trasferendo i loro diritti su case i cui prezzi variano da 3.000 a 35.000 lire turche e stanno andandosene. Ci sono solo 27 famiglie Rom rimaste a Taşoluk.

Vivendo alla soglia della fame

Normalmente, TOKI include nei suoi contratti standard una clausola che impedisce il trasferimento degli alloggi per un anno, ma i contratti stipulati con le famiglie rom non la contengono, aprendo la strada a trasferimenti a basso costo.

F. A., un Rom che ha vissuto alla soglia della fame prima di essere spostato a Sulukule, ha detto: "Ci hanno portato qui, dicendo che siamo poveri, ed ora ci stanno trattando come se fossimo ricchi. Non potremmo pagare i nostri debiti; vengono dall'ufficio riscossione. Così di giorno stiamo a Fatjh e non verranno a prendere la nostra roba."

Un'altra donna ha detto, "Sulukule per noi era Parigi. Questa è una prigione. Diventiamo nevrotici. Moriamo lentamente."

Gürkan Tokay, un altro residente, ha descritto la morte di suo padre.

"Qui non c'è un centro sanitario; è a 2 km. da qui. Mio padre si è ammalato pochi mesi fa. Penso fosse un attacco di cuore. Siamo corsi al centro sanitario, che era chiuso perché era notte. Così l'abbiamo portato ad Arnavutköy. Là c'è un ospedale, privato. Mio padre è morto prima che potessero intervenire. Hanno voluto 250 lire. Ci hanno chiesto dei soldi per il morto e non hanno rilasciato il corpo."

TOKI ha costruito le case per gente in difficoltà finanziarie nel 2008. Di 1.402 case, 450 sono state riservate ai Rom rilocati da Sulukule. E' stata organizzata una lotteria e sono state scelte 300 famiglie sono state scelte per vivere negli appartamenti da 280 a 425 lire al meseper 15 anni. Il comune di Fatih ha sistemato due autobus di linea per il trasporto: uno da Taşoluk a Fatih, che arriva alle 7 di mattina ed uno da Fatih a Taşoluk che arriva alle 8.

Non è lasciata nessuna solidarietà

Sükrü Pendük, presidente della Fondazione per lo Sviluppo della Cultura di Sulukule, ha detto: "La mia gente è stata bandita dalle proprie case, dove vivevano assieme al vicinato, per questi edifici di cemento. Avevamo una cultura di quartiere con solidarietà sociale che teneva in piedi le famiglie."

C'è una sola drogheria a Taşoluk, che non vende a credito. L'unico posto dove socializzare è la casa del tea condotta da Göksel Küçükatasayan, che ne aveva una anche a Sulukule. Ma è vuota anche nei fine settimana.

"Non posso fare affari, sono in debito," ha detto Küçükatasayan."Ce ne andremo da qui. E' fuori dalle nostre mani."

Non ci sono scuole superiori. I bambini che hanno iniziato la scuola primaria con due mesi di ritardo, stanno avendo problemi di adattamento. Alcuni di loro non sono stati accettati a scuola con la giustificazione che erano sotto programma.

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Di Fabrizio (del 02/04/2009 @ 08:53:29, in Italia, visitato 1191 volte)

Da Roma_Italia

QUI il testo originale in inglese ed un minivideo in italiano. QUI invece l'appello di Amnesty International di due settimane fa

31 marzo 2009 - I Rom che vivevano sotto il cavalcavia Bacula nel nord di Milano [...] martedì sono stati sgomberati a forza dalle autorità locali. Secondo la stampa locale, 70 dei circa 150 Rom che vivevano lì sono stati dispersi senza una sistemazione alternativa.

Alcune famiglie sono già state rialloggiate in strutture private. Una famiglia ha accettato riparo temporaneo nel dormitorio cittadino.

Non risulta ci sia stata una consultazione con la comunità sullo sgombero proposto, ne tentativi consistenti di identificare con loro una qualsiasi alternativa fattibile allo sgombero. Appare che le autorità non hanno preparato nessun piano per un'adeguata sistemazione alternativa o discusso di questo con gli interessati.

La pratica del comune nelle precedenti occasioni è stata di offrire alcune forme di rifugio a breve termine (settimane o pochi mesi), e soltanto alle donne e ai bambini piccoli, nei dormitori cittadini per senza tetto. In alcuni casi, in questa occasione, sembra che non sia stata fatta nemmeno questa offerta.

Prima di essere sgomberata, la comunità viveva in tende e baracche sotto il cavalcavia Bacula, senza acqua corrente, fognature o elettricità. Senza sistemazione alternativa, le famiglie si sposteranno in un altro campo improvvisato o rischiano di essere completamente senza riparo.

La maggior parte dei Rom che vivevano nel campo di Bacula hanno alle spalle almeno uno sgombero forzato. Circa 110 di loro si ritiene siano stati sgomberati a forza, nell'aprile 2008, da un altro campo non autorizzato della città, in via Bovisasca.

Di questi 110, almeno 100 sono stati probabilmente sgomberati a forza, nell'ottobre 2007, dallo stesso campo di Bacula dove vivevano ora. Diversi dei precedenti sgomberi forzati hanno comportato la distruzione di proprietà, incluse baracche, vestiti, materassi ed in qualche caso, medicine e documenti.

© Amnesty International

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Di Fabrizio (del 02/04/2009 @ 09:07:24, in scuola, visitato 1623 volte)

Segnalazione di Tom Welschen

LeLuminarie.it 30 Marzo 2009

Direzione Didattica “Alcide De Gasperi“
P.zza Papa Giovanni Paolo II, 24 – 90146 – Palermo - Tel 091 513992 – Fax 091 6702949
E-mail: paee013002@istruzione.it - elemdegasperi@libero.it

Questa mattina la zona compresa tra il campo Rom, Stadio e Piazza G. Paolo II (ex P.zza A. De Gasperi), è stata tappezzata da manifesti razzisti,firmati da Forza Nuova e da altre sigle, nei confronti dei Rom del campo nomadi della Favorita e degli immigrati in genere.
Il contenuto offende la nostra sensibilità di persone, cittadini ed educatori.
Di fronte a questa esplosione di manifesta intolleranza non possiamo rimanere a guardare in silenzio.
La nostra scuola, che accoglie da 15 anni i bambini Rom e di nazionalità non italiana, intende dare una risposta di accoglienza, serenità, umanità al tentativo di diffondere paura, terrore e conseguente avversione nei confronti della comunità Rom e di tutti gli immigrati.

VENERDI’ 3 APRILE ALLE ORE 18 INCONTRIAMOCI TUTTI NELLO SPAZIO VERDE ATTREZZATO DI VIALE DEL FANTE, TRA LO STADIO DELLE PALME E IL CAMPO ROM, PER UN SIT-IN DI PROTESTA CONTRO QUESTO TENTATIVO DI DISUMANIZZAZIONE DELLA SOCIETA’ E PER LA DIFESA DEI DIRITTI FONDAMENTALI DELL’UOMO.
VI INVITIAMO A DIVULGARE L’INIZIATIVA E A PARTECIPARE NUMEROSI, COINVOLGENDO SCUOLE, STUDENTI, FAMIGLIE, CITTADINI

(In allegato uno dei manifesti di Forza Nuova)

M.Giovanna Granata (Dirigente Scolastico) e i Docenti

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Di Fabrizio (del 02/04/2009 @ 09:16:27, in lavoro, visitato 1359 volte)

Da Coopofficina

Riciclare il ferro è un'attività che si fa da tempo immemorabile: era un lavoro non nobile ma che aveva una sua dignità. Al tempo del fascismo "dare ferro alla patria" era diventato addirittura un dovere patriottico. Oggi, ci sembra di essere più ricchi di allora, ma riciclare il ferro è pur sempre un attività che rigenera delle preziose materie prime che altrimenti dovremmo importare dall'estero. Ed è materiale che altrimenti finirebbe in discarica o disperso ai bordi delle strade. Chi potrebbe mai dir male del recupero del ferro?

E invece, in Italia, ci ritroviamo con delle leggi che possono essere interpretate in modo da rendere illegale il recupero del ferro o di qualsiasi altro materiale. Non solo, ma abbiamo anche qualcuno che si è messo di buona volontà a interpretarle in questo modo e anche ad applicarle distruggendo un'attività che stava dando lavoro a decine di famiglie e facendo un'opera utile a tutti.

La storia comincia qualche anno fa, in Toscana dove, con il supporto delle istituzioni e della magistratura, sono nate tre cooperative sociali gestite principalmente dai Rom locali per il recupero del ferro di scarto. Era un lavoro duro e pesante, che però rendeva anche discretamente e permetteva ai membri delle cooperative di vivere in modo dignitoso.

Negli ultimi mesi, tuttavia, queste cooperative sono state soggette a una serie di ispezioni da parte dalla polizia del corpo forestale. Gli agenti si sono presentati all'improvviso, mitra in mano, requisendo i documenti e controllando tutto. Ma, nonostante le irruzioni spettacolari, non è stato possibile trovare niente di illegale o estraneo alle attività delle cooperative. Niente droga, niente refurtiva, niente del genere. La documentazione di rito era tutta a posto, con tutti i fogli e i moduli del caso: i "Fir" formulari di identificazione rifiuti, regolarmente compilati in quattro copie per ogni carico riciclato.

Poteva finire così? Assolutamente no! E, infatti, una delle norme fondamentali della burocrazia è che qualsiasi cosa fai, anche se ti ha detto di farla un funzionario, puoi sempre trovare un funzionario uguale e contrario al quale non va bene. Se questa norma si aggiunge all'altra che dice che comunque vada, devi sempre pagare, allora la burocrazia si trasforma in una trappola mortale dove qualsiasi cosa fai sei fregato.

Qui, i funzionari che hanno esaminato la documentazione delle cooperative hanno deciso di interpretare in senso restrittivo e letterale la norma detta della "tracciabilità dei rifiuti" che vuole che se ne debba sapere la strada percorsa fin dall'origine. La norma è sensata in termini generali ma, ovviamente, se la si applicasse alla lettera, non sarebbe possibile riciclare niente. Ogni tappo e ogni bottiglia avviate al riciclo dovrebbero essere accompagnate da un modulo fir in quattro copie con il nome, cognome, indirizzo e codice fiscale della persona che le ha buttate nel cassonetto.

Questo vale anche per il ferro raccolto dalle cooperative, che era ferro trovato agli angoli delle strade o recuperato presso cantieri e cose del genere. Nei moduli fir, come "origine del rifiuto" c'era la cooperativa. Questa è un'interpretazione valida della legge e, comunque, l'unica possibile se uno vuole riciclare quello che altrimenti resterebbe abbandonato in giro.

Ma chi ha inventato questa guerra contro il recupero del ferro ha trovato il modo di usare la norma per distruggere le cooperative. Stabilito che l'origine dichiarata dei carichi di ferro non era quella giusta, ne consegnue che ogni modulo era irregolare. Siccome la norma prevede una multa da 1000 euro in su per ogni irregolarità, il risultato finale è stato un totale di 19 milioni di euro di multa fatte alle tre cooperative (questo è un totale provvisorio, le multe continuano ad arrivare). Ovviamente, le cooperative non possono che chiudere in queste condizioni; fra le altre cose si sono visti anche sequestrati i furgoncini che usavano per lavorare.

Così, il risultato è che decine di famiglie hanno perso il lavoro, le cooperative hanno chiuso e riciclare il ferro è diventato un'attività illegale in Toscana. Adesso, i Rom che gestivano le cooperative non potranno fare altro che tornare a lavori saltuari e al nero - se non illegali - e ad essere un peso per la comunità. Un altro risultato è stato di fermare un'attività che poteva essere un esempio su come gestire quelle cose che chiamiamo "rifiuti" ma che non lo sono, ma sono invece materie seconde di cui abbiamo disperatamente bisogno per mandare avanti il "sistema Italia".

Non so cosa pensate voi di questo disastro. A me ricorda cose come il "cupio dissolvi" di cui parlava Paolo di Tarso, oppure l' "istinto di morte" di cui parlava Sigmund Freud. O forse la leggenda dei lemming che corrono come pazzi per buttarsi giù tutti insieme dal precipizio. Oppure, quelle belve in gabbia che finiscono per impazzire e per automutilarsi.

Per ogni volta in questo paese che qualcuno riesce a mettere su qualcosa di buono, viene sempre fuori qualcun altro che lo distrugge facendo del male anche a se stesso e a tutti quanti. Questa è l'essenza di questa guerra contro il recupero delle risorse: comunque vada, siamo tutti sconfitti. ( Ugo Bardi)

L'articolo di Repubblica sulla faccenda del 15 marzo 2009
LE COOPERATIVE sociali specializzate nella raccolta di rottami metallici sono in ginocchio. Nel giro di sei mesi il Corpo Forestale dello Stato ha elevato verbali di contravvenzione per quasi 19 milioni di euro nei confrontidelle cooperative La Bussola di Pistoia, I Ferraioli di Prato e L’Olmatello di Firenze e dei soci raccoglitori di ferraglie, per lo più rom e slavi. La loro colpa: aver trasportato «rifiuti speciali non pericolosi con formulari di identificazione rifiuto (Fir) recanti dati inesatti». Per molti dei soci, avviati al lavoro dalla magistratura e da enti che si occupano del recupero sociale di ex detenuti, è a rischio il percorso di riabilitazione.

Spiega l’avvocato Luca Mirco, che li assiste nei ricorsi alla Amministrazione Provinciale: «Questo sistema di cooperative è nato con il favore della politica. È un lavoro utile all’ambiente e contribuisce alla sicurezza sociale, perché allontana dalla illegalità soggetti svantaggiati. Ai soci vengono dati in comodato gratuito furgoncini sui quali caricano ferraglie raccolte nei cassonetti dei rifiuti o fra gli scarti dei cantieri edili, per portarle ai centri di raccolta autorizzati, come Toscana Rifiuti. Qui i rottami vengono pesati e i raccoglitori incassano subito il corrispettivo, che per l’80% va a loro e per il 20% alla cooperativa. In questo modo riescono a mantenere le famiglie».
Dopo i controlli del Corpo Forestale, però, molti di loro hanno ricevuto verbali di contravvenzioni per cifre spaventose. E i furgoncini sono stati sequestrati. «Si era creato un circolo virtuoso — sottolinea l’avvocato Mirco — era un modo per riabilitare molti soggetti. Ora però sono spaventati a morte».

La Forestale ha applicato le norme in materia ambientale, che prescrivono la tracciabilità dei rifiuti. I Fir (formulari di identificazione rifiuti) devono riportare nome e indirizzo del produttore e del detentore. Nei formulari controllati dalla Forestale, alla voce produttore o detentore risulta indicata la cooperativa di appartenenza dei raccoglitori. Ma nessuna delle tre coop produce o ha in deposito rifiuti. Di qui le contestazioni. Per ogni Fir inesatto la legge prevede una sanzione amministrativa pecuniaria da 1600 a 9300 euro. Poiché, secondo le accuse, tutti i Fir sono inesatti, le sanzioni hanno raggiunto cifre stratosferiche.

«Ma come si fa a indicare la provenienza di un cassonetto o una discarica?», obietta l’avvocato. Una via di uscita per non distruggere il lavoro dei ferraioli potrebbe esserci. La legge sui rifiuti esenta gli ambulanti dalla compilazione dei formulari. Ma chi rilascia la licenza di ambulante? La Camera di Commercio dice che deve farlo il Comune. Il Comune dice che con la legge Bersani la licenza non c’è più. E allora? È stato chiesto un parere all’Albo nazionale gestori ambientali. Ma nessuno ha risposto.

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Di Fabrizio (del 02/04/2009 @ 09:24:19, in casa, visitato 1167 volte)

Da British_Roma

Secondo un nuovo rapporto della Commissione per i Diritti Umani e l'Eguaglianza, basterebbe un miglio quadrato di terra in tutta l'Inghilterra per fornire a tutte le famiglie Zingare e Viaggianti di un numero sufficiente di siti. Investire in misura adeguata genererebbe reddito per i consigli, migliorerebbe le relazioni tra comunità e fornirebbe una sistemazione decente. Lo studio mostra che siti autorizzati e ben condotti potrebbero esistere in armonia nelle comunità, aggiungendo che i comuni stanno spendendo ogni anno 18 milioni di sterline dei contribuenti, per sgomberare Zingare e Viaggianti da siti non autorizzati.

Read more on http://www.themovechannel.com/news/f53541cd-2667/

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Di Fabrizio (del 03/04/2009 @ 08:50:59, in lavoro, visitato 1348 volte)

Da Roma_Francais

Le Courrier des Balkans Minoranze ed impiego in Bosnia "Il 99% dei Rrom sono disoccupati" Dalla nostra corrispondente a Sarajevo. In linea: venerdì 27 marzo 2009

Come permettere ai Rom di trovare il loro posto nella società bosniaca? Con l'istruzione ed il lavoro, rispondono in coro Sanela Bešić e Ramiz Sejdić, due responsabili di OnG rrom a Sarajevo. Ebbene, secondo le statistiche ufficiali, il 99% dei Rrom di Bosnia Erzegovina sono alla disoccupazione dalla fine della guerra e della transizione liberale. E riguardo alla situazione economica e dell'incompetenza dei loro rappresentanti politici, i Rrom rischiano di subire per ancora molto tempo le discriminazioni e l'esclusione.
Par Vanessa Pfeiffer

©RIC, Sarajevo

Da qualche mese, si può leggere sui manifesti che ricoprono le strade di Sarajevo "Anche noi, vogliamo una vita degna di un essere umano" [1]. Questa campagna di sensibilizzazione, iniziata dal Centro d'informazione rrom (RIC) di Sarajevo, sostenuta dall'organizzazione umanitaria World Vision e dalla Commissione Europea, si inscrive nel quadro della promozione del Piano d'azione per i Rrom nei settori dell'impiego, dell'alloggio e della sanità (pubblicato a gennaio 2009). L'adozione di quest'ultimo da parte del Consiglio dei Ministri il 3 luglio 2008, ha permesso alla Bosnia Erzegovina di diventare l'11° membro del Decennio per l'Integrazione dei Rrom (2005-2015) [2].

Le OnG rrom si attivano al fine di applicare le misure concrete prese nei mesi scorsi a livello nazionale. Per esempio, questo Piano d'azione prevede che le imprese bosniache che assumessero dei Rrom beneficerebbero di alcuni vantaggi, tra cui un aiuto finanziario dallo Stato.

Così, una delle priorità di questo Piano d'azione è, senza sorpresa, l'accesso all'impiego. Questa misura condiziona molto evidentemente l'accesso ala sanità e l'ottenimento di alloggi decenti e mira a far uscire questa popolazione da una situazione di estrema precarietà, essendo oggi i Rrom la minoranza nazionale più numerosa e più povera del paese. Il tasso di disoccupazione è certamente molto elevato in Bosnia Erzegovina (circa il 47% della popolazione ed il Cantone di Sarajevo conta 71.000 persone alla ricerca di un impiego), ma la minoranza rrom è particolarmente toccata da questo fenomeno. In effetti, il 99% dei Rrom di Bosnia Erzegovina è alla disoccupazione (sapendo che il paese conta tra i 76.000 ed i 100.000 Rrom secondo le stime delle OnG locali) e tra quanti di loro hanno un lavoro, solamente il 2-3% lavorano nel settore pubblico. Nel Cantone di Sarajevo, solo l'1% dei Rrom hanno un impiego per una comunità che non cessa di crescere e che conta attualmente tra le 8.000 e le 10.000 persone [3]. Per (soprav)vivere, una gran parte della comunità rrom recupera e rivende materiale di ogni sorta di materiale (ferro, alluminio, ecc.) destinato al riciclaggio. D' altronde, il Piano d'azione preconizza lo sviluppo nel settore ambientale, favorendo il loro accesso ai Rrom.

Le Courrier de la Bosnie-Herzégovine ha  incontrato nel febbraio 2009 due dei membri del Consiglio dei Rrom di Bosnia Erzegovina [Vijeće Roma BiH]. Sanela Bešić è coordinatrice del Consiglio dei Rrom e del Centro d'informazione rrom (RIC) di Sarajevo. E' pure rappresentante dei Rrom di Bosnia Erzegovina al Forum europeo dei Rrom e membro del Comitato per i Rrom del Consiglio dei Ministri. Ramiz Sejdić è, quanto a lui, presidente dell'associazione "Prosperità dei Rrom" di Sarajevo e mediatore nell'ambito del programma "Pristup" (Accesso) che fornisce aiuto in materia di orientamento e impiego. Tutti e due ci hanno confidato le difficoltà con le quali si sono confrontati nella loro lotta quotidiana per l'integrazione dei Rrom nella società bosniaca. Un'integrazione che passa soprattutto per il loro inserimento nel mercato del lavoro.

Malgrado le difficoltà, sono determinati a proseguire nei loro sforzi per costruire l'avvenire dei Rrom di Bosnia Erzegovina, anche se l'appello al rispetto dei diritti delle minoranze lanciato dalle istituzioni europee ed internazionali, come da alcune OnG rrom e non rrom, non sembra essere realmente inteso dalle autorità bosniache. Queste affermano di avere questioni più importanti da affrontare, in vista della situazione economica, politica e sociale della Bosnia.

"In Bosnia Erzegovina, i tre popoli principale [bosniaco, croato e serbo] lottano per il potere. Non abbiamo posto in questo dibattito, siamo la loro ultima preoccupazione", dichiara Sanela Bešić. "Tutti parlano della crisi economica ma per noi, è crisi da più di dieci anni...", aggiunge. Ricorda come la guerra sia stata una vera rottura per i Rrom,  nel senso che la maggioranza di loro non hanno più ritrovato l'impiego che avevano nelle officine prima del conflitto.

In più, Sanela Bešić evoca casi in cui i Rrom hanno salari tre volte inferiori ai non-Rrom per esercitare la stessa professione. Inoltre, i giovani rrom diplomati fanno fatica a trovare un impiego qualificato. Ciò malgrado, le OnG intendono continuare a sostenere l'istruzione. Una vera scommessa sul futuro.

Per esempio, attraverso il programma "Pristup", Ramiz Sejdić permette ai Rrom che lo desiderano di proseguire negli studi da dove li avevano interrotti, grazie ad un accordo stabilito con diverse scuole primarie e secondarie del cantone di Sarajevo. Inoltre questo programma, sostenuto dall'ambasciata di Spagna e lanciato nel 2007 dall'AECID (Agenzia Spagnola per la Cooperazione Internazionale e lo Sviluppo), favorisce l'accesso al lavoro dei Rrom nel Cantone di Sarajevo aiutandoli a effettuare tutti i passi necessari per la ricerca di un lavoro. Ugualmente assicura di seguire i candidati per studiare la loro integrazione nel mercato del lavoro. L'agenzia conta quattro impiegati, di cui due Rrom, ed ha aperto le porte tre mesi fa nel centro di Sarajevo.

Questa esperienza è unica in Bosnia Erzegovina ed i risultati ottenuti in Spagna (dove si trovano 70 agenzie di questo tipo) e negli altri paesi dei Balcani - in particolare in Romania - incoraggiano ad estendere questo programma al Cantone di Tuzla, una delle regioni del paese che conta più Rrom.

Ramiz Sejdić insiste sulla buona accoglienza che è riservata a quanti vogliono beneficiare di questi programmi. Alcuni hanno bisogno di essere ascoltati e rassicurati in interviste che durano dai 30 ai 45 minuti. "Quando vanno ad iscriversi come richiedenti lavoro, li si iscrive in due minuti, poi non li si ricorda mai più", precisa. Quanto all'agenzia, contatta regolarmente i suoi candidati per proporre loro offerte d'impiego, soprattutto nel settore delle pulizie o della vendita. L'agenzia conta oggi 95 tirocinanti e 5 di loro sono riusciti a trovare un lavoro nel Cantone di Sarajevo. Sono manutentori e giardinieri (parchi, fiumi).

Tuttavia, molti Rrom non credono più in questo tipo di programma e Ramiz Sejdić spiega che la maggior parte del suo lavoro, in quanto mediatore, è di riconquistare la loro fiducia.

Questa diffidenza s'esprime ugualmente riguardo ai leader politici rrom. Molti di loro dimenticano la loro comunità una volta arrivati a posti importanti. Questa mancanza di fiducia nelle elite politiche è un serio freno ad una mobilitazione politica più importante delle comunità rrom. La figura di leader è totalmente svuotata di credibilità.

Sanela Bešić e Ramiz Sejdić concordano nel dire che i Rrom che si sono iscritti ad un partito politico o un sindacato bosniaco non difendono più laloro comunità, ma unicamente il loro proprio interesse e quello della loro organizzazione. Secondo loro, solo la creazione di un partito politico o di un sindacato rrom in Bosnia Erzegovina sarebbe suscettibile di risolvere questo problema di  rappresentazione, permettendo alla comunità rrom ed ai suoi leader di pesare nel paesaggio politico bosniaco. Per restare fedeli al detto "niente per noi senza di noi" [4].

[1] I mi želimo život dostojan čovjeka

[2] Il Primo Ministro di Bosnia Erzegovina, Nikola Spiric, ha firmato la Dichiarazione del Decennio il 4 settembre 2008, nel corso della 14^ riunione dei membri del Decennio dei Rrom a Belgrado.

[3] Tutte queste cifre sono approssimative, dato che è molto difficile recensire il numero esatto dei Rrom, soprattutto a causa delle migrazioni economiche.

[4] "Ništa za nas bez nas"

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Di Fabrizio (del 03/04/2009 @ 09:07:23, in Italia, visitato 1232 volte)

Sugli organi di stampa gira la notizia che questa volta lo sgombero del campo ROM di via Bacula di lunedì 30 marzo (vedi QUI ndr) è stato effettuato offrendo a tutti delle alternative abitative.

Questo era quello che il Tavolo Rom, composto da tutte le realtà associative che si occupano di Rom e Sinti a Milano si auspicava, tanto è vero che nelle ultime settimane, con diverse modalità, si era chiesto a Comune e Prefetto di non procedere allo sgombero se non dopo aver trovato delle alternative umanamente accettabili

Quello che è successo invece è il solito sgombero senza soluzioni.

Sì, perché va detto che le soluzioni offerte dal Comune, che le famiglie hanno rifiutato, erano le soluzioni solite, quelle che prevedono lo smembramento delle famiglie, tanto è vero che le quattro famiglie a cui è stata proposta una soluzione diversa, che tenesse insieme le famiglie e non separasse donne, uomini e bambini, l’ hanno accettata.

Quello che ci chiediamo è: perché solo quattro famiglie e non tutte?

Come si è potuto accettare che le altre famiglie fossero condannate a girare per la città sotto la pioggia, senza riparo e senza cibo? Con quale criterio i “meritevoli” sono stati accolti, e gli altri cacciati?

L’aggravante dello sgombero di via Bacula è proprio l’inganno,

Era stato detto che le soluzioni c’erano per tutti, e cosi non è stato.

Il risultato è che ancora una volta non si è affrontato il problema della situazione disastrosa in cui vivono i Rom nella città di Milano, accampati in campi di fortuna, senza un vero alloggio, senza acqua, senza servizi.

Dopo lo sgombero di Bacula ci sono solo ancora più famiglie con bambini piccoli in giro per la città, sotto la pioggia e senza prospettiva se non quella di finire in un altro luogo abusivo, da cui verranno di nuovo sgomberati, anche perché le elezioni si avvicinano, e bisogna dimostrare fermezza contro i deboli.

Il Tavolo Rom non si stancherà di ribadire che questa politica è fallimentare, umilia i diritti delle persone, metti donne, uomini e bambini in situazioni inacettabili, e continuerà ad agire con tutti gli strumenti possibili, sia politici che del diritto, affinché anche a Milano venga ristabilito il diritto di tutti a condizioni di vita dignitose.

Tavolo Rom Milano

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Di Fabrizio (del 03/04/2009 @ 09:17:01, in Italia, visitato 1307 volte)

Da reterom

A tutti i cittadini

"Vieni, entra…"
5 Aprile 2009 - h 15,00
Porte aperte al Casilino 900

per una giornata di condivisione tra i residenti del campo e gli abitanti dei vicini quartieri.

Forse non tutti siete a conoscenza che la storia del campo Casilino 900 inizia negli anni 60, quando le popolazioni rom hanno preso il posto degli immigrati italiani che occupavano questo lembo di terra, all’angolo tra la via Casilina e la Palmiro Togliatti. Avendo ottenuto gli alloggi popolari, appunto, gli italiani lasciarono lo spazio alla comunità nomade che si insediò nel campo, attraversando non poche difficoltà fino ai nostri giorni.

Il Casilino 900 non è attrezzato con moduli abitativi prefabbricati, come altri campi, ma realizzato in autocostruzione e senza un sistema di infrastrutture: strade non asfaltate, nessuna rete fognaria, nessuna rete idrica (una sola fontanella), wc chimici, generatori a benzina e stufe a legna. Viviamo in più abitazioni di diversa fattura, in baracche (alcune fatiscenti) e in roulottes.

Negli ultimi anni sono stati fatti considerevoli passi avanti, come la crescita del tasso di scolarizzazione dei bambini e dei minori del campo che è salito all’80 % nell’anno scolastico 2008/2009, dal 40% che era nel 2003, grazie a una mediazione e ad un intervento che ha coinvolto, oltre che i portavoce delle 4 etnie del campo, anche i giovani e le famiglie del Casilino 900.
Abbiamo ottenuto uno spazio domenicale per l’avvio di un “Mercatino Rom”, che consente una piccola entrata a circa 60/70 famiglie per garantire la sopravvivenza quotidiana. Numerose sono le associazioni, i movimenti ed anche i singoli cittadini che in vari modi ci offrono il loro sostegno e il loro aiuto, riuscendo a cogliere e valorizzare, nonostante tutto, quella parte di noi rom che vuole riscattarsi, integrarsi e che cerca di vivere con onestà nella grande metropoli romana.

Sono presenti nel campo tanti volontari che promuovono iniziative a vari livelli: attività ricreative, di sostegno scolastico, e anche di formazione sanitaria per prevenire le malattie. Inoltre c’è un progetto per la creazione di una “cooperativa” dove le donne rom potranno essere impiegate in lavori di sartoria, gli anziani nell’artigianato tradizionale, i giovani aiutati per l’inserimento nel mondo del lavoro e i capifamiglia inseriti nelle società di giardinaggio e nello smaltimento di rifiuti ingombranti.

Il campo, in molte occasioni, si è dimostrato disponibile al dialogo con le autorità pubbliche, con i comitati di quartiere, anche attraverso tavole rotonde per un serio confronto sulle problematiche che man mano si presentavano. Nei mesi scorsi è stato firmato, in Campidoglio, un accordo tra i rappresentanti del campo e il Sindaco di Roma. In questo accordo, storico per il popolo rom, il Comune di Roma, in attesa del trasferimento in una nuova area attrezzata, si è impegnato al ripristino nel campo dell’acqua e della luce: i residenti del campo hanno organizzato un “comitato di sicurezza” al fine di far rispettare le regole e allontanare chi delinque; in collaborazione con l’AMA i residenti hanno lavorato per lo smaltimento della grande quantità di rifiuti che si era accumulata nel tempo.

Proprio per significare la disponibilità da parte nostra al dialogo, rivolgiamo alla cittadinanza le scuse e il rammarico per i fatti che possono aver accresciuto la diffidenza, favorito la chiusura verso la cultura rom e contribuito a creare quello stereotipo per cui: “rom uguale delinquenza”. Rammarico che nasce proprio dalla certezza che la nostra cultura, la nostra storia ha molto più da offrire di quanto comunemente si è a conoscenza. Noi con voi condanniamo con forza ogni evento illegale, contro la dignità umana, cosa che non è propria della nostra cultura, così come della vostra.

In questi ultimi mesi si sono verificati numerosi avvenimenti che hanno visto coinvolti sia gli abitanti del campo che quelli del quartiere. Non sono certo mancati momenti di tensione e duro confronto.

Il 5 aprile 2009 vuole essere una data importante e significativa di crescita, dialogo, apertura, attraverso la condivisone di momenti, proprio qui nel campo!

Apriamo le porte per mostrarvi che c’è una parte buona del Casilino 900 che pochi conoscono, che troppe volte è invisibile: fatta di uomini, donne e bambini rom che cercano di sopravvivere tra mille difficoltà e che vogliono integrarsi, dialogare, lavorare e contribuire alla società nella quale si trovano; sono gli stessi rom che allontanano i malfattori e i delinquenti all’interno del campo.
Sarà una gioia per noi, comunità rom del Casilino 900, condividere con voi le iniziative, i traguardi, le ansie e i progetti, le nostre tradizioni e culture; vedere con voi a che punto del cammino ci troviamo, individuare insieme i punti in comune, elaborare con voi un’idea di dialogo capace di far crescere entrambi, capace di aprire davvero le porte, per arrivare insieme a capire che siamo davvero tutti… FIGLI DI UNO STESSO PADRE!

Vi aspettiamo il 5 Aprile, domenica delle palme, alle ore 15, sul piazzale davanti al campo, per una celebrazione con la benedizione degli ulivi a cui seguirà un dibattito-tavola rotonda su alcuni temi importanti della nostra vita. Pianteremo un albero di ulivo simbolo di vita e di pace. Concluderemo con feste e danze proprie della nostra cultura.

Gli abitanti del Casilino 900.

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