Rom e Sinti da tutto il mondo

Ma che ci fa quell'orologio?
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Richiediamo chiarezza. Di Rom si parla poco e male, anche quando il tema delle notizie non è "apertamente" razzista o pietista, le notizie sono piene di errori sui nomi e sulle località

La redazione
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Fabrizio (del 19/06/2010 @ 09:04:30, in Italia, visitato 2185 volte)

PeaceReporter.net

I rom chiedono al Comune di Milano di essere coinvolti nelle trattative che li riguardano

"Non siamo gente cattiva, vogliamo solo vivere in pace". Così dice Marian, uno degli abitanti del campo di via Triboniano, al termine della conferenza stampa organizzata a Milano dalla Federazione Rom&Sinti insieme. Obiettivo dell'incontro, denunciare la situazione della comunità rom nel capoluogo lombardo. "Siamo molto preoccupati – dice Dijana Pavlovic, vicepresidente della Federazione – quello che si sta verificando a Milano è anomalo, anche rispetto alle altre città italiane". A impensierire i rom è il continuo ricorso alla pratica degli sgomberi che ormai sistematicamente viene portato avanti dalle autorità milanesi, senza alcuna proposta alternativa. "Dal 2007 a oggi – prosegue la Pavlovic – nella città sono stati effettuati 271 sgomberi, ben 95 solo nei premi mesi del 2010. Quasi la totalità degli zingari allontanati vive ancora a Milano: lo sgombero non è una soluzione. Il ministero degli Interni ha stanziato 13 milioni di euro per affrontare il problema dei rom nel capoluogo, ma il Comune non fornisce spiegazioni chiare sull'utilizzo di questi soldi. In base ai dati forniti dalla Caritas e dalla Casa della Carità, nove dei tredici milioni verranno utilizzati per la sicurezza. Tradotto significa per gli sgomberi e l'installazione delle telecamere nei campi, che poi verranno dismessi. Solo i restanti quattro milioni verranno usati per l'inserimento sociale dei rom, di cui un milione e 800mila per l'inserimento nelle case".

Secondo la comunità rom, le risorse stanziate, se usate in maniera diversa, potrebbero risolvere una volta per tutte il problema legato alla loro presenza sul territorio. Manca, però, una qualsiasi forma di dialogo con i responsabili del Comune, il vice-sindaco Riccardo De Corato, e Mariolina Moioli, assessore alla Famiglia, Scuola e Politiche Sociali. "Nessuno parla con noi – dice Marian -. Nel campo di Triboniano, dove abito, la situazione è critica. Sappiamo che entro il 30 agosto il campo verrà sgomberato per fare spazio all'Expo, ma nulla di più. Ci sono 220 bambini, molti di loro sono nati in Italia e vanno a scuola. Che senso ha spingerli su una strada, così ci obbligheranno a rubare. Sono romeno e sono in Italia da quasi 10 anni, ho tre figli di 15, 10 e 5 anni e loro non parlano romeno, perché si sentono italiani. Alcuni di noi sbagliano, ma non è giusto che paghiamo tutti e che veniamo discriminati o tenuti all'oscuro delle trattative. Siamo esseri umani e sappiamo parlare. Venite nei campi a conoscerci, così cambierete idea su di noi".

Smentito anche il luogo comune secondo cui da parte della comunità rom non viene mai fatta alcuna proposta concreta, quasi fossero incapaci di formularla e fosse il loro obiettivo vivere nelle discariche o nelle zone più degradate della città. Nel corso dell'incontro gli zingari di Triboniano hanno fatto riferimento a una lettera, indirizzata al Comune di Milano, che conteneva dei suggerimenti per una soluzione del problema dopo l'effettuazione dell'annunciato sgombero. Le proposte si concretizzano in quattro punti e di questi due sono particolarmente interessanti e riguardano la volontà di trovare una casa in affitto e la possibilità del rimpatrio assistito, che molti non escludono, a patto che venga eseguito in maniera civile. "Assegnateci una caserma dismessa – si legge nel testo – o un immobile da riadattare all'abitabilità, di proprietà pubblica o di Enti religiosi. Assegnate a questi ultimi parte dei fondi a noi destinati dal Governo o dalla Comunità europea per l'acquisto di materiale edile e per il compenso a un tecnico supervisore e noi ristruttureremo gratuitamente i locali...". Proposte che fino a questo momento sono cadute nel vuoto. Quel che è certo, è che entro fine anno verranno sgomberati altri quattro campi regolari: via Novara, via Idro, via Triboniano e via Bonfadini.

Benedetta Guerriero


c6.tv Video | Rom e Sinti a convegno: "Gli sgomberi? Parlatene con noi"

Milano. Che fine fanno i rom dopo gli sgomberi? Che fine faranno quelli del campo di via Triboniano? La Federazione Rom e Sinti Insieme, durante una conferenza stampa, ha spiegato ai milanesi la grave situazione che sta colpendo la minoranza Rom nella nostra città. Secondo la Federazione la "politica degli sgomberi" attuata da questa amministrazione comunale è "del tutto inutile, perchè si tratta - come ha spegato Dijana Pavlovic vice presidente della Federazione- di uno spreco di denaro, denaro pubblico, perchè queste persone non fanno altro che andare da un'altra parte per poi essere sgomberate anche da lì". Un problema quello dei Rom a Milano che parte anche dalla mancata comunicazione tra la parti. "Difficilmente l'amministrazione parla direttamente con i rappresentanti dei campi, e questo è sbagliato, noi con il Comune dobbiamo sempre parlare attraverso intermediari" racconta Adrian Tanase, abitante del campo rom di via Triboniano. Secondo la Federazione dei 13 milioni di euro che il Ministero degli Interni ha stanziato per la questione Rom, solamente 1 milione e 800 mila andrebbero investiti nella soluzione abitativa, e solamente 800mila per l'inserimento lavorativo. Nove milioni, invece, sono destinati alla "sicurezza" il che significa ulterori sgomberi, cancellate, telecamere e altri sistemi per mettere in sicurezza campi che rimarranno, secondo le previsioni, comunque vuoti. La Federazione ha parlato anche di "azioni legali" in preparazione per i fatti di Triboniano. Abbiamo incontrato Diana Pavlovic,vice presidente della Federazione e Adrian Tanase rom del campo di via Triboniano. Servizio ed interviste di Federica Giordani

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Di Fabrizio (del 19/06/2010 @ 09:02:08, in Italia, visitato 1401 volte)

Segnalazione di Masilia Amieri e Paolo Teruzzi

da Eliotropo

Lungo il percorso che collega la Brianza alla stazione di Sesto FS, un conducente si accorge della presenza dei rom e li costringe ad abbandonare il mezzo pubblico

Al confine tra Monza e Cinisello Balsamo, alle porte di Milano, martedì 15 giugno un autista dell'autobus z221, linea gestita dalla Brianza Trasporti, esclama: “Non voglio la merda sul mio pullman, gli zingari no. Apriamo le finestre e cambiamo aria”. Alcuni rom e una donna di colore, impaurita dalla situazione, rimangono a piedi.

Riavvolgendo il nastro. Sono all'incirca le 9.45. Fuori piove. Come consuetudine la z221, l'autobus che collega la Brianza alla stazione di Sesto FS, effettua il proprio viaggio e come sempre al confine tra Monza e Cinisello Balsamo salgono anche i rom. Resosi conto della loro salita, il guidatore perde il controllo e impone a quanti non hanno il biglietto di avvicinarsi alla sua postazione. Dopo un primo momento di esitazione da parte dei viaggiatori incriminati, il tono si fa sempre più minaccioso e aggressivo. Non contento, il conducente si alza in piedi e pretende che quanti sono sprovvisti del biglietto, scendano immediatamente dalla z221. Intimoriti dalla reazione, i rom e la donna di colore abbandonano l'autobus. Raggiunto il proprio obiettivo, il conducente non trattiene nemmeno i commenti offensivi.

Contattiamo l'ingegnere Matteo Gola dell'Ufficio marketing e comunicazione della Brianza Trasporti, azienda appartenente al gruppo Autoguidovie, per chiedere una spiegazione della vicenda.

Come reagisce l'azienda davanti a questi episodi?

“Riceviamo molte segnalazioni per comportamenti non professionali. Tutti gli autisti e i controlli verificatori seguono dei corsi di formazione dove viene loro insegnata un'etica professionale per lo svolgimento delle loro attività. Ci sono autisti che possono svolgere la funzione di controlleria in fase di salita, senza, però, modificare il tempo di percorrenza del mezzo. Si può non far salire una persona senza biglietto, ma se l'utente è già sul mezzo, non lo si può obbligare a scendere, specie nel caso di un minorenne. Se è presente un controllore, può capitare che scenda con l'utente privo del documento di viaggio per proseguire nella contravvenzione.

Qual è il suo giudizio?

Da quello che mi descrive, l'autista ha sbagliato. Non doveva far scendere le persone, quando erano già salite. Poteva bloccare in fase di salita, ma non far scendere forzatamente della gente che stava viaggiando, pur senza biglietto. Il conducente stava guidando e non poteva intervenire, perché automaticamente avrebbe ritardato il programma di esercizio e questo non va bene. Avrebbe dovuto chiamare o segnalare alla direzione che avrebbe fatto intervenire dei controllori. L'azienda chiede ai dipendenti di usare atteggiamenti sempre professionali, senza alcuna discriminazione. Il titolo di viaggio deve essere chiesto all'italiano come all'extracomunitario. A volte il biglietto viene chiesto agli italiani e non agli stranieri, perché sembra che ci sia un accanimento verso gli extracomunitari ed è un'immagina brutta da vedersi.

Cosa pensa delle esternazioni offensive del vostro autista?

Sono espressioni che non vanno dette. Sulla z221, tuttavia, che passa vicino al campo che si trova in fondo a via Borgazzi, salgono molti rom che ci hanno creato diversi problemi. Certe cose si possono pensare, ma non si possono esprimere. Bisognerebbe sempre mantenere un atteggiamento professionale e educato, ma non è facile. Gli autisti sono tanti e ognuno ha la propria testa, nonostante la formazione, spesso agiscono in autonomia. Diversi controllori sono stati rimossi dalla loro mansione per i loro atteggiamenti. Ognuno di loro è sottoposto a un periodo di verifica in cui si valutano i loro comportamenti. Ogni sei mesi l'azienda fa le proprie valutazioni e decide se sono idonei a svolgere la mansione. Molti non sono in grado o perché troppo aggressivi o perché troppo poco determinati. Noi chiediamo di agire senza discriminazione, ma con professionalità ed educazione.

Benedetta Guerriero

fonte:
http://it.peacereporter.net

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Di Fabrizio (del 18/06/2010 @ 09:48:08, in Europa, visitato 1655 volte)

Da Roma_Francais

Bastamag.net Salva la vita ad un Rom: 20 anni di prigione - Par Eric Simon (4 giugno 2010)

In Bulgaria, la giustizia ha condannato un giovane "d'origine straniera" per l'omicidio di uno studente modello sotto tutti gli aspetti. [...] 20 anni di prigione per il giovane in questione: l'australiano Jock Palfreeman. Ma dietro la versione ufficiale, si profila un'altra verità, meno favorevole alla giustizia bulgara. Dove si apprende che è meglio non aiutare dei Rom vittime di un'aggressione razzista in seno all'Unione Europea.

Jock Palfreeman è un giovane australiano di 23 anni, da qualche mese in Bulgaria. La sera del 28 dicembre 2007, è testimone dell'aggressione di due Rom da parte di una quindicina di giovani, nel centro di Sofia vicino alla stazione Serdika. Secondo gli osservatori, i giovani urlavano gli slogan razzisti dei sostenitori del club calcistico della capitale (il "Levski"), tristemente celebri per le loro azioni violente.

Senza riflettere troppo, Jock si interpone con un coltello in mano, tra i teppisti e uno dei due Rom che giace incosciente al suolo. I teppisti rinculano di qualche dozzina di metri, per poi contrattaccare con pietre e blocchi di cementi. Quando intervengono i poliziotti, Jock è per metà incosciente. Uno degli aggressori, Anton Zahariev, 19 anni, è ferito ed un corpo senza vita è steso sul marciapiede: quello di Andreď Monov, studente di 20 anni. Nel frattempo i Rom sono spariti, poco desiderosi di passare dalle mani degli hooligan a quelle della polizia il cui razzismo non ha niente da invidiare ai fan del "Levski". La maggior parte dei media bulgari si schiera immediatamente contro questo "straniero", assassino di un bambino bulgaro, di conosciuta e rispettabile famiglia. Il 7 dicembre 2009, Jock Palfreeman è condannato a 20 anni di prigione. La storia avrebbe potuto fermarsi qui.

Testimonianze rimosse

Il padre di Jock, arrivato personalmente dall'Australia per sostenere la difesa di suo figlio, ha condotto una propria inchiesta e indicato numerose anomalie. Il contesto della rissa - l'attacco di un gruppo contro due Rom prima dell'intervento del giovane australiano - è stato totalmente ignorato nel corso del processo. Diverse versioni contraddittorie di testimoni non sono state ascoltate. Del resto la maggior parte non è stata interrogata nel corso dell'istruttoria, particolarmente gli amici di Jock che si sono spontaneamente presentati ed hanno lasciato i loro indirizzi.

I testimoni convocati in udienza sono stati uno degli hooligan partecipanti all'assalto a Palfreeman, il portiere di un albergo lì vicino ed i poliziotti arrivati sul posto che avevano proceduto ai primi interrogatori. Le versioni sono radicalmente cambiate tra l'istruttoria ed il processo, donando alla fine testimonianze confuse, incomprensibili ed inutilizzabili per la difesa, negando persino la presenza dei Rom e quindi l'aggressione a questi ultimi. Lo stesso hooligan ferito è passato dall'essere testimone a parte offesa, anche se faceva parte degli aggressori.

Un video accidentalmente cancellato

Altra sfortunata coincidenza: una videocamera di sorveglianza aveva fortuitamente registrato tutta la scena, l'aggressione ai Rom, poi il contrattacco su Jock Palfreeman qualche dozzina dimetri più lontano. Ma quando un anonimo poliziotto l'indomani andò a visionare il nastro, un corto circuito "accidentale" distrugge la registrazione. "Non ha importanza", stima il procuratore, Parvoleta Nikova, che considera che, in ogni modo "non avrebbe visto il film"! Curiosa magistrato che, oltre a negare l'attacco ai Rom ed il rifiuto di ascoltare i testimoni della difesa, respinge le conclusioni del rapporto psichiatrico che dimostra che l'Australiano non aveva niente di un violento psicopatico e che era invece guidato da idee di giustizia sociale. Per tutto il processo, lo ha descritto come un pericoloso hooligan. Prodigioso ribaltamento dei fatti!

E' questa visione che la maggior parte dei media riprende ampiamente, insistendo sullo status di vittima del giovane Andreď Monov. Il clima nazionalista che regna nel paese non aiuta certo a rendere una giustizia veramente serena. Durante il processo di Jock, il fatto che la vittima, Andreď Monov sia stato riconosciuto come adepto allo slogan "la Bulgaria ai Bulgari" (aggiungete: senza i Rom e gli Ebrei) non ha avuto alcuna influenza sulla corte. Al contrario: Jock Palfreeman è stato percepito come un "antifascista esagitato" che ha deliberatamente attaccato giovani di cui non condivideva il punto di vista. Precisiamo che l'antifascismo è visto molto male in questo paese dove la lotta antifascista è stata per lungo tempo l'alibi del potere e dell'ideologia totalitaria. Quanto a difendere i Rom, una minoranza apertamente disprezzata dalla maggioranza della popolazione, questo non gioca a favore dell'accusato. Dal canto loro, i Rom si sono discretamente interessati del caso, come testimoniato da diversi interventi sui forum Internet della comunità.

"La Bulgaria ai Bulgari"

Jock Palfreeman vittima sacrificale delle disfunzioni del sistema giudiziario bulgaro? Non c'è stato alcun slittamento della giustizia. Tutto è stato gestito perché non ci fosse nessuna giustizia possibile. Perché Andreď Monov era il figlio del celebre psicologo Hristo Monov, attualmente vice ministro della sanità. Riconosciuto come esperto dalla polizia, resta un personaggio influente negli ambienti politici. La famosa videocamera dal contenuto scomparso d'altra parte si trovava su di un edificio... del ministero della sanità!

In foto: I tifosi del club Levski

Ancor prima dell'inizio del processo, il padre di Jock ha dichiarato in un servizio del canale australiano ABC di non avere grande fiducia nella giustizia bulgara. E' da capire: la Bulgaria, che dal 1 gennaio 2007 fa parte dell'Unione Europea, è conosciuta per il livello molto alto di corruzione del suo sistema giudiziario, comparabile, secondo il Barometro mondiale della corruzione 2009 dell'organizzazione Transparency International, a quello di paesi come la Cambogia, la Georgia e la Mongolia.

Messo in isolamento per aver ricorso in appello

Ad aggravare le cose, dal 19 febbraio Jock Palfreeman dal 19 febbraio scorso è stato messo in isolamento totale. Questo significa che non ha più alcun contatto con gli altri prigionieri, né accesso a libri, radio, televisione, ancor meno la possibilità di seguire degli studi. Ha solamente diritto ad un'ora e mezzo di aria quotidiana, da solo nel cortile. Questa situazione è la conseguenza di una legge entrata in vigore nel giugno 2009, che si direbbe diretta quasi espressamente contro di lui: tutti i prigionieri stranieri condannati ad una pena detentiva superiore ai 15 anni devono restare in isolamento sino alla fine del loro ricorso. Tuttavia, Jock Palfreeman si è appellato alla decisione della corte. Il processo può durare ancora almeno due anni. Quale mezzo migliore per dissuaderlo dal far valere i suoi diritti? Al momento è l'unico prigioniero in Bulgaria in questa situazione, cosa che evidentemente è contraria ai termini ed alle disposizioni della Convenzione europea dei diritti dell'uomo.



Forse c'è un'opportunità per sostenere il giovane australiano. Se è vero che la giustizia non può rendersi in un quadro nazionale, è possibile appellarsi alla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo senza attendere la fine del ricorso a livello nazionale. Sarebbe anche l'occasione di rendere visibile una storia che non è uscita dalla Bulgaria se non per essere pubblicizzata in Australia, paese che non ha grandi mezzi d'azione diplomatica a migliaia di chilometri dalle sue frontiere.

L'Unione Europea non ha mosso un dito per un caso che non riguarda uno dei suoi concittadini. Lo stesso padre di Jock ha preferito mantenere un profilo discreto per non infiammare, oltre il necessario, gli spiriti pronti allo sciovinismo. Una strategia che ormai chiaramente non è più necessaria. Già la Conferenza UNITED contro il razzismo, riunione delle OnG antirazziste, dei gruppi antifascisti e delle associazioni dei migranti, dei Rom e per la difesa dei diritti umani in 33 paesi europei, svoltasi a metà maggio a Budapest, ha contribuito alla conoscenza del caso Palfreeman. Un primo colpo contro l'iniquità a cui dovranno seguirne altri.

Il sito di supporto Jock Palfreeman (in inglese)

Per scrivere:
Jock Palfreeman
Sofia Central Prison - 21 Gen. N. Stoletov Bul.
Sofia 1309 - Bulgaria

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Di Fabrizio (del 18/06/2010 @ 09:21:10, in blog, visitato 1940 volte)

Questo post (non è farina del mio sacco), è dedicato a Giancarlo Ranaldi, che ringrazio per le informazioni e gli spunti che ogni tanto mi da. Una piccola precisazione, conosco Miguel Martinez, l'autore del post originale, da qualche anno, ed in passato ci scambiavamo spesso opinioni. Mi aveva già raccontato brevemente questa storia ambientata ad Imola, e recentemente l'ha descritta per esteso sul suo blog. Buona lettura.

Mercoledì, 20 gennaio 2010

Una decina di anni fa, abitavo a Imola e avevo in casa dieci amici Rom.

La faccenda era meno problematica di quanto potrebbe sembrare: io me ne stavo a tradurre al mio computer, loro a guardare la televisione, allattare la bambina piccola e raccontarsi i loro sogni o a esaurire le loro poche schede telefoniche con chiamate interminabili a cugini sparsi per mezzo mondo. La cosa più preoccupante era che avevano riempito il frigorifero di sacchi di carne, comprati a poco prezzo su chissà quale mercato alternativo, ma le romnijà sono attente casalinghe, e il sangue che colava sul pavimento, lo pulivano subito e non dovevo mai pensare a fare da mangiare.

Così, tra una traduzione e l'altro, avevo un buon argomento per rispondere a chi mi urlava sui forum virtuali, "parli bene tu, se ti piacciono tanto gli zingari, perché non te ne prendi uno in casa?"

In quel periodo, avevo conosciuto a un tavolino in piazza l'allora segretaria della Lega Nord, una giovane signora molto energica che alternava i volantinaggi contro gli extracomunitari al suo lavoro di donna delle pulizie in case private. Giovanna - la chiamerò così - aveva ovviamente le idee tutte sbagliate, ma era onesta, coraggiosa e dotata di un notevole senso dell'umorismo.

Un giorno, nell'ambito delle solite cose inter-multi-culturali in cui eccellono le giunte di sinistra, avrebbe dovuto esibirsi al Teatro Comunale di Imola la Kocani Orkestar, un vivace gruppo di musicisti Rom della Macedonia, sassofoni, trombe e clarinetti, con tutta l'ebbra allegria scaramantica con cui si caccia l'orrore imminente.

Molto prima, avevo conosciuto un musicista Rom su un treno, che ascoltava nastri con le strane melodie islamo-slavoniche dei sufi bosniaci, e mi raccontava dei pericoli del suo mestiere: a un suo collega, avevano sparato durante un matrimonio, perché la sua musica non era piaciuta a qualcuno. La follia, l'inatteso, la morte, sono sempre in agguato, e per questo occorre battere forti i piatti e ridere molto.

Ho telefonato al sindaco - impresa non facile, visto che lo avevano appena cacciato di casa, ma questa è un'altra storia - dicendogli che avevo dodici profughi Rom squattrinati che avrebbero voluto assistere allo spettacolo. E così, va detto a suo onore, mi ha fatto avere subito i biglietti.

Come potete facilmente calcolare, i profughi erano solo dieci, insomma ci ho marciato un po' anch'io.

Un biglietto era per me e uno era ancora da piazzare. Così telefonai a Giovanna, dicendole che avevo un biglietto in più per il teatro, senza accennarle che sarei arrivato anche con qualche amico.

Al teatro, ci hanno dato il palco d'onore, da cui dominavamo dall'alto la folla di abituali frequentatori di teatro, curati e composti come avviene solo in provincia, più quella particolare umanità che non manca mai quando c'è qualcosa di esotico.

Giovanna e la mia banda di clandestini, zoppi, profughi, extracomunitari, musulmani, zingari e mamme allattanti (tutto in uno e pure moltiplicato) si sono guardati in faccia, e si sono capiti subito.

Io avevo fatto conoscere molti italiani ai miei amici, ma con poche eccezioni - tra cui Riccardo Venturi - erano persone in qualche maniera mediate, come sono coloro che tollerano gli zingari nonostante tutto. I Rom, pur comportandosi con grande cortesia, mi confidavano sempre qualche riserva, notavano qualcosa che non quadrava, qualche sottile elemento di ipocrisia, che non era altro che la somatizzazione della buona coscienza borghese.

Che Giovanna fosse a capo della Lega non significava nulla per i miei amici: a parte la mitica figura di Tito, la politica era un concetto del tutto incomprensibile per loro, una bizzarra astrazione.

In tanti secoli di difficile convivenza con i gagè avevano affinato invece un'istintiva percezione che andava all'essenza delle persone: e con Giovanna, capirono con uno sguardo che si trattava di una persona che non aveva nulla di falso. Mentre la stessa semplicità non intellettuale che portava Giovanna a militare nella Lega,  la stessa concretezza manuale del suo lavoro, le permisero di mettersi immediatamente alla pari del gruppo di Rom.

Quella sera, sul palco d'onore, tra il clamore degli strumenti della Kocani Orkestar, la segretaria della Lega Nord, solo all'inizio un po' imbarazzata, ballò con Bechir, gioioso e bruttissimo e affettuoso zingaro affetto dalla sindrome di Down, arrivato in Italia su di un motoscafo, che faceva sempre la cortesia con i non Rom, di parlare, non in Romanè, ma in un fitto serbo tutto suo.

Qualche giorno dopo, Giovanna mi telefonò per darmi qualche dritta per trovare lavoro per uno dei miei amici. Non alla maniera di chi aiuta gli extracomunitari, ma come si fa tra esseri umani che si danno una mano.

Siccome i Rom mi hanno chiesto spesso di Giovanna, qualche mese fa le ho telefonato. E' stata espulsa dalla Lega, per chissà quali feroci beghe interne, fatta fuori da qualche potentato locale; ma dice di credere sempre nell'Ideale.

Forse capite perché mi fa orrore demonizzare o santificare qualcuno come persona, solo in base al raggruppamento astratto - etnico, politico, religioso, umano - in cui le incredibili complessità del destino lo hanno fatto capitare.

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Di Fabrizio (del 17/06/2010 @ 22:58:53, in musica e parole, visitato 1298 volte)

...parlare di se stessi, ma siate gentili se faccio un'eccezione. Un invito ai lettori milanesi ad una serata per conoscersi meglio e sentire buona ed autentica musica

Lunedì 21 giugno 2010, alle ore 21,00, al Circolo ARCI Martiri di Turro (ingresso gratuito con tessera ARCI), Via Rovetta, 14 a Milano

Incontro dedicato a "MAHALLA - ROM E SINTI DA TUTTO IL MONDO"- il sito web di informazione sul "popolo del vento", organizzato dall'Associazione La Conta in collaborazione con Mahalla - Rom e Sinti da tutto il mondo

Il particolare Fabrizio Casavola farà conoscere le storie, i racconti, le cronache, le testimonianze, i progetti e le iniziative culturali più significative raccolte nell'ambito del lavoro pluriennale della redazione del sito. Parteciperanno altresì alla serata Ernesto Rossi, dell'Associazione Aven AmentzaUnione di Rom e Sinti e Associazione ApertaMente di Buccinasco, Erica Rodari, dell'Associazione Punto Rosso ed altri studiosi e mediatori linguistico-culturali che ci parleranno di alcune loro esperienze realizzate nel corso del tempo. Concluderà la serata il bravissimo violinista Rom George Moldoveanu, che eseguirà alcuni dei brani più belli e significativi tratti dal repertorio violinistico zigano, capaci di dare emozioni uniche.

GEORGE MOLDOVEANU
E' un bravissimo violinista solista e direttore d’orchestra. Figlio d’arte, a 15 anni si esibisce nel suo primo concerto pubblico. A 33 anni è già direttore di un complesso di musica popolare e fino all’ ’89 dirige l’Ansamblul Doina Doljului di Craiova (Romania), per poi diventare primo violino di uno dei più importanti complessi romeni, l’Ansamblul Maria Tanase, pluripremiato in numerose tournées all’estero (Parigi, Atene, Sofia, Il Cairo, ecc.). A Milano dal ’99 George Moldoveanu ha suonato all’ Auditorium del Centro Bonola, a Radio Popolare, al Palalido (presentato da Gaetano Liguori e complimentato da Dario Fo e Franca Rame), alle Vie dei Canti, manifestazione promossa da Comune di Milano e Arci, all’ Università Cattolica, alla Provincia di Cremona, all' Università Statale di Milano e in varie altre occasioni. George ha al suo attivo uno spledido cd "Iubire de femeie" 2003, Romania. George suona anche nelle strade e piazze della nostra città nonché ai matrimoni, nelle feste di compleanno e popolari, facendo conoscere ed apprezzare lo splendido repertorio violinistico zigano.

Vi saremo altresì grati se vorrete dare diffusione elettronica all'iniziativa di cui sopra e/o diffondere la stessa tra le persone che ne possono esservi interessate. Vi ringraziamo in anticipo.

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Di Fabrizio (del 17/06/2010 @ 09:34:26, in lavoro, visitato 1232 volte)

Venerdì 18 giugno, alle ore 18 presso la Città dell’Altra Economia in Largo Frisullo (portico della Pelanda)
nell’ambito di Geografie Extravaganti – Passaggi ad Ovest : luoghi di incontro con e tra donne migranti,

il Laboratorio Manufatti Donne Rom presenterà una relazione su Formazione, lavoro e integrazione tra donne Rom e italiane (relatrice Cristina Rosselli Del Turco)

Gli interventi saranno accompagnati dalla lettura di poesie e testi tratti da:
"Passaggi a Ovest" a cura di Paola Splendore, "Il colore della solitudine" di Sujata Bhatt, "Quelle voci dal vuoto" di Guido Tassinari e da cantiin lingua madre

Canti: Sushmita Sultana, Monserrat Olavarria

A seguire catering "Il mondo nel piatto"

http://geografieextravaganti.blogspot.com - contatti@asinitas.org

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Di Fabrizio (del 17/06/2010 @ 09:06:32, in Italia, visitato 1418 volte)

Venerdì 18 giugno alle 11.30 presso il negozio civico Chiamamilano in Largo Corsia dei Servi conferenza stampa della Federazione Rom&Sinti insieme con la partecipazione di Andrej Mirga, rappresentante dell’OSCE e Nicolae Gheorghe esponente del Roma Center for Social Intervention and Studies e gli abitanti dei campi di Milano

Venerdì 18 giugno alle ore 11.30 presso la sede di Chiamamilano in largo Corsia dei Servi la Federazione Rom&Sinti insieme convoca una conferenza stampa per porre due questioni.

La prima. Dopo i 271 sgomberi dei campi irregolari che hanno coinvolto un migliaio di rom rumeni che sono tuttora presenti sul territorio comunale, l’amministrazione ha annunciato la chiusura di quattro campi regolari: Triboniano, Novara, Idro e Bonfadini. Questa chiusura riguarda circa 1000 persone di nazionalità italiana, macedone, kosovara, bosniaca e rumena del cui destino non si sa nulla.

La seconda. Altrettanto rilevante e assolutamente non trasparente è la questione che riguarda la gestione dei 13 milioni di euro che il ministero degli interni ha stanziato per la “soluzione” del problema rom a Milano.

Dopo i violenti fatti di maggio con gli scontri in via Triboniano e il sequestro dei rom nel campo su questi argomenti è calato un silenzio che preoccupa la Federazione Rom&Sinti insieme che rappresenta 19 associazioni delle comunità rom e sinte.

Alla conferenza stampa parteciperanno gli abitanti dei campi coinvolti nella chiusura, Andrej Mirga, rappresentante dell’OSCE e Nicolae Gheorghe esponente del Roma Center for Social Intervention and Studies

Grazie per l’attenzione

Per informazioni:
Dijana Pavlovic, vicepresidente della Federazione Rom&Sinti insieme tel. 3397608728

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Di Fabrizio (del 16/06/2010 @ 09:42:10, in media, visitato 1575 volte)

Da Slovak_Roma (NB tutti i link sono in lingua straniera)

The Advocacy Project by Tereza Bottman

06/06/2010 - Circa 400 miglia a est di Praga, nella confinante Slovacchia, che si separò pacificamente dalla Repubblica Ceca non molto tempo fa, si trovano le due comunità profilate nel documentario "In a Cage" della Roma Press Agency.

Secondo l'agenzia stampa ceca Mlada Fronta, la Slovacchia ha oltre 800 insediamenti romanì, isolati dalla comunità maggioritaria. Secondo il giornale slovacco Sme.sk, il conto sarebbe di circa 700.

[Chmiňanské Jakubovany, Eastern Slovakia. Photo credit: Lukáš Houdek]

Questi insediamenti di solito hanno tassi molto alti di disoccupazione (in alcuni casi vicino al 100%) e mancano di servizi basici come acqua corrente, fognature, elettricità, gas o raccolta dei rifiuti.

Gli insediamenti presentati nel documentario del 2006 "In a Cage", sono il villaggio di Rankovce, vicino alla città di Kosice, e la comunità di Podskalka.

[Chmiňanské Jakubovany, Eastern Slovakia. Photo credit: Lukáš Houdek]

Ci che mi ha impressionato è che nonostante l'isolamento, la mancanza di opportunità e la povertà profonda dei residenti, hanno trovato modi per preservare la loro dignità, di stabilire l'auto-governo e la routine quotidiana, e focalizzarsi nella speranza per il futuro, specialmente riguardo l'istruzione per le giovani generazioni.

Direttrice-produttrice del documentario è Kristína Magdolenová, giornalista per i diritti umani ed editrice capo di Roma Press Agency. Il suo scopo è di aprire porte ed abbattere le barriere di pregiudizio tra la popolazione maggioritaria ed i Rom, ma anche suonare un allarme sulla grave situazione dei Rom che vivono segregati. Ha detto Magdolenová:

"Il nostro scopo era di aprire la porta al mondo dei Rom. Per mostrare loro che la maggioranza non li conosce, attraverso i loro problemi giornalieri, gioie e preoccupazioni. Per mostrare la loro faccia reale senza pregiudizi, senza paura della loro alterità, senza fraintesi. Per mostrare che la società slovacca gioca con la comunità rom, li spinge sempre più al margine di questo gioco troppo pericoloso. Un gioco con potenziale umano, che può anche essere rivolto contro di loro. Il film vuole puntualizzare che siamo vicini alla mezzanotte e che dobbiamo smetterla di giocare questo gioco pericoloso."

Anche la Repubblica Ceca, dove andrò per la mia borsa di studio, ha seri problemi riguardo la segregazione abitativa. I Rom sono discriminati nel mercato del lavoro ed in quello della casa. Ma di questo parlerò in un altro post.

L'eccellente documentario "In a Cage" sulle comunità rom isolate isolate, si può vedere QUI.

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Di Fabrizio (del 16/06/2010 @ 09:23:19, in casa, visitato 1486 volte)

Segnalazione di Monica Rossi

INURA sta per International Network for Urban Research and Action. Quest'anno a Zurigo si terrà un'importante conferenza sull'urbanesimo contemporaneo alla quale parteciperanno ricercatori di tutto il mondo.
Titolo della conferenza è:
"The New Metropolitan Mainstream", Zurich, June 27 to 30, 2010

The last 20 years of urban development were marked by enormous urbanisation. Asia, Africa and Latinamerica experienced a tremendous growth of their cities. Besides urban sprawl a huge range of cities and metropolitan regions experienced a reurbanisation and urban renaissance. Globalisation brought about similar developments in inner cities, similar strategies of regeneration and urban transformation, among them culturalisation, privatisation of public goods and liberalisation of housing. Many regions also experienced an ongoing polarisation of urban rich and urban poor. The New Metropolitan Mainstream is found in variations in cities around the globe. The thesis is that there are the same rules that lead to similar results. INURA's New Metropolitan Mainstream project compares the developments of the last 20 years in more than 20 cities. This will be the framework of debates and the discussions of the 20th INURA conference.

http://www.inura.org/2010/welcome.html

Con il mio gruppo di ricerca SMU Research net (http://smu-research.net/smu/italian) abbiamo partecipato producendo un poster su Roma ed una mappa che si aggiungerà alle altre prodotte da altri gruppi di ricerca provenienti da tutto il mondo.
Accanto al New Metropolitan Mainstream, che sarebbe la città "pianificata", in Italia ed in Grecia troviamo invece la "città informale", che a Roma in particolare ha una storia molto lunga che parte dalle baraccopoli costruite dai migranti italiani ed arriva sino ai campi rom e agli insediamenti informali abitati da immigrati.

With my Research group SMU Research net, we have participated producing a poster on Rome and a map that will be added to the others produced by other research groups from all over the world.
Close to the New Metropolitan Mainstream, which means the "planned" city, in Italy and Greece we find also the "informal city", which in Rome in particular has a very old tradition which begun with the shanty towns inhabited by Italian internal migrants and arrives to the Roma encampments and migrant informal dwellings

Questo è invece il link alla mappa:
http://maps.google.it/maps/ms?client=firefox-a&hl=it&ie=UTF8&msa=0&msid=103519825300158467505.00048496ebc237f20dc24&t=h&z=10

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Di Fabrizio (del 15/06/2010 @ 14:43:30, in musica e parole, visitato 1205 volte)

Cascina Autogestita Torchiera - piazzale Cimitero Maggiore 18 (tram 14 | MM Uruguay + bus 40)
Domenica 20 giugno 2010

ore 20.00 cena a cura della Kafana Sevdah Marinkovic
Maialetto allo spiedo, Mekike
Prenotazione su festabalcanica@yahoo.com

ore 22.00 concerto
Muzikanti di Balval
Trio Mirkovic

a seguire jam session

Ingresso 3 euro
Cena 10 euro

Grande Festa Balcanica è su Facebook, diventa fan e tieniti aggiornato

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