Rom e Sinti da tutto il mondo

Ma che ci fa quell'orologio?
L'ora si puo' vedere dovunque, persino sul desktop.
Semplice: non lo faccio per essere alla moda!

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Conoscere non significa limitarsi ad accennare ai Rom e ai Sinti quando c'è di mezzo una disgrazia, ma accompagnarvi passo-passo alla scoperta della nostra cultura secolare. Senza nessuna indulgenza.

La redazione
-

Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Marylise Veillon (del 21/09/2011 @ 09:14:24, in lavoro, visitato 898 volte)

GoogleNews

In Romania, gli artigiani si adeguano alle tendenze della "moda". Di Mihaela RODINA (AFP) – 3 sept. 2011

MIRONEASA - "Sono fiero del mio lavoro e felice che i miei prodotti siano apprezzati", dice Vasile Anusca, cestaio come suo padre e i suoi avi. Come lui, centinaia di rom rumeni beneficiano di un progetto che tenta di adattare alle odierne mode, i loro mestieri tradizionali.

Davanti alla sua casa di "torchis" (misto di argilla e fibre vegetali su struttura di legno) di Mironeasa (nord-est della Romania), con intorno alcuni dei suoi tredici figli, prepara con cura i ramoscelli di vimini che saranno trasformati con destrezza in cesti per la frutta, da uno dei suoi nipoti.

"Questo mestiere non ci rapporta molto, ma almeno ci permette di nutrire la famiglia", interviene suo fratello Viorel Anusca, 51 anni, lui stesso padre di undici figli.

Tempo fa, chi con un enorme sacco riempito di cucchiai di legno, chi di un mucchio di cesti per raccogliere le pannocchie, i fratelli Anusca attraversavano di parte in parte la regione per barattare i loro prodotti con patate o fagioli.

Ormai, grazie al progetto "Romano Cher" (La Casa dei Rom) messo in opera da una società di consulenza, la KCMC, gli oggetti di legno o di vimini di numerosi artigiani Rom possono essere venduti, tra l'altro anche via internet (http://www.mestesukar.ro), a tutte le latitudini del mondo.

Già l'inverno scorso, dei "kit pupazzo di neve" (comprendendo naso, occhi, bottoni di legno e scopa) fabbricati da rom di Peris (sud) sono stati venduti con molta facilità a Bruxelles.

Inoltre, un vestito fatto di piccole placchette di alluminio forate, creato da orafi del sud del paese, sarà presentato prossimamente durante sfilate di moda a Bucarest e a Parigi.

Gli Anusca hanno usufruito di una formazione di tre mesi per imparare nuove tecniche e fabbricano oggi giocattoli e vassoi di legno, e mobili in vimini.

Questo villaggio incollato contro una collina verdeggiante, conta circa tremila abitanti, la maggiore parte dei quali si consacra all'agricoltura di sussistenza o lavora come braccianti. Una trentina di rom hanno raggiunto questo programma, sperando che il loro saper fare gli aiuterà a scampare dalla povertà che caratterizza la loro comunità.

Solo il 27% dei rom rumeni in età lavorativa hanno un impiego stabile, secondo uno studio realizzato per conto della fondazione Soros.

L'anello mancante.
"Si tratta di un progetto di economia sociale, il quale mira ad assicurare entrate costanti alle persone che vi partecipano, ma anche ad migliorare la vita della comunità, creando per esempio delle scuole materne", dichiara all'AFP Luis Turcitu, responsabile locale del "Romano Cher".

Una seconda parte del progetto prevede l'organizzazione di laboratori itineranti, per permettere al pubblico di vedere gli artigiani Rom al lavoro e perfino di provare a creare un braccialetto o un ferro da cavallo. Come Cristina, madre di due bambine che si accingono a intrecciare un cesto in una tenda montata a Vama Veche, stazione balnearia sulle rive del mar Nero, la quale osserva: "E' bello questo laboratorio, perché scopriamo un lato della popolazione rom che contrasta con l'immagine negativa riflessa abitualmente dai media".

Beneficiando di cinque milioni di euro di fondi strutturali dall'Unione Europea, questo progetto "mira alla creazione di un anello mancante tra l'abilità dei rom e la richiesta di mercato" spiega Mircea Nanca, direttore delle comunicazioni del KCMC.

E aggiunge: mentre altri progetti mettono in evidenza la riconversione come mezzo d'inserimento sociale, "Romano Cher vuole invece integrare i rom valorizzando nuovamente le loro occupazioni tradizionali", insistendo sul "legame stretto tra mestiere e identità culturale" osservato in questa comunità.

E' così che i Rom sono cestai, ramai, maniscalchi, falegnami o musicisti di padre in figlio. Inoltre i membri dei differenti gruppi si mescolano molto raramente.

Secondo il Sig. Nanca, una trentina di "cooperative artigianali" saranno avviate per tutto il paese a partire dal 2013 e un migliaio di rom seguiranno corsi per perfezionare le loro capacità.

"Questo progetto sarà una riuscita se, al di là delle parole, la gente con la quale lavoriamo sentirà che la sua vita è migliorata e se la percezione dei rumeni riguardo ai mestieri e alla cultura dei rom cambierà un pochino", afferma il Sig. Nanca.

La minoranza rom di Romania conta ufficialmente cinquecentotrentacinque mila membri, ma secondo le ONG, sarebbero di fatto un paio di milioni in un paese di ventidue milioni di abitanti.

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Di Fabrizio (del 20/09/2011 @ 09:10:28, in casa, visitato 1260 volte)

Da Ernesto Rossi - domenica 18 settembre 2011

Ultime notizie dal Quartiere Terradeo di Buccinasco.
Invio questo volantino concordato con la Caritas Decanale di zona sulla situazione surreale che si è creata al Q.re Terradeo.
Nonostante la pioggia, la distribuzione di questo volantino sta avvenendo durante la festa Parrocchiale di Buccinasco ed a quella di Cesano Boscone, dove è stata allestita anche una Mostra Fotografica che riguarda la vita al Quartiere .
Nei prossimi giorni volantineremo, a Buccinasco, anche all'asilo ed alle scuole dove frequentano i giovani Sinti.

Ricordo che è stata attivata a fine giugno 2011, una Ordinanza di demolizione a sei famiglie Sinte della loro casette, in legno, in cui abitano da anni.
Questa Ordinanza scadeva durante il periodo feriale, pertanto è stata richiesta una proroga di tre mesi come da consuetudine, ma ne sono stati concessi solo due che scadono alla fine di settembre.
Abbiamo chiesto, per iscritto, al Commissario un incontro urgente per discutere di come affrontare e risolvere questo problema; ma nel mese di agosto non abbiamo trovato nessuno.
Al rientro dalle ferie, a fronte di un nostro ennesimo sollecito attraverso il Segretario comunale, la segretaria del Commissario ci ha comunicato che per martedì 20.09.2011, quest'ultimo riceverà una delegazione di Apertamente in Comune.
Faremo sapere l'esito dell'incontro
Un saluto Augusto Luisi ed Ernesto Rossi di "Apertamente"


Il volantino

non c'è pace per il Terradeo

… che è un "quartiere" di Buccinasco (altrove verrebbe definito un campo "nomadi",ma che nomadi sono? se ci stanno da oltre 30 anni, con regolare contratto col Comune), pulito ordinato, abitato da un'ampia famiglia di giostrai sinti , italiani, buccinaschesi, difesi da ogni Amministrazione, di destra, di centro, di sinistra. A partire dal 1994, incoraggiati verbalmente da vari Amministratori, i 6 nuclei familiari più numerosi hanno costruito alcune casette di legno, senza fondamenta, per poterci vivere coi propri bambini un po' più comodamente. Quegli Amministratori non ci sono più, ma ai giostrai viene ora imposto di demolire le proprie case: l'ultimo della fila, rimasto col cerino in mano, paga il conto.

Abbiamo segnalato noi la situazione alle Autorità, chiedendo più volte che venisse regolarizzata secondo le leggi … ed ora, invece, la risposta è l'ordine di demolizione di queste casette, dopo che sono state messe a norma, a spese degli interessati: "normali" procedure in una situazione che "normale" non è.

Queste "casette" sono la prima casa e l'unica abitazione dei titolari; la loro distruzione metterebbe sei famiglie coi propri bambini, trenta persone, fra cui quattro donne incinte, a cielo aperto, costituendo uno sgombero di fatto. Si violerebbero così una serie di leggi, a cominciare da quella fondamentale, la Costituzione (artt. 2 e 3), nonché la Carta Sociale Europea firmata dal nostro Paese (artt.30 e 31): diritti fondamentali di ogni persona, sulla cui violazione, l'Italia è stata già condannata, ma non se ne dà per inteso. Pare che non proprio tutti siano tenuti al rispetto di leggi e norme anche internazionali.

Stiamo parlando, inoltre, di persone regolarmente residenti a Buccinasco, cittadini!, i cui bambini frequentano le scuole locali e se ne potrebbero trovare di conseguenza impediti (art. 34 Cost.).

Ora, queste "irregolarità' su cui si parla e riparla sempre senza concludere, ma si rischia ora anche di agire, non fanno da specchietto per le allodole? in un Comune in cui, in assenza d'un piano regolatore, tutti coloro che possono sbrigliano la … fantasia costruttiva: il Terradeo è circondato da costruzioni abusive, che non sono prime case d'abitazione.

Non siamo in presenza, al Terradeo, di abusi, né di furbizie e approfittamenti, ma di situazioni assentite ripetutamente dalle Autorità competenti e oggetto di una interminabile procedura di regolarizzazione a tutt'oggi non conclusa e anzi interrotta. Nella quale i giostrai sinti del Terradeo sono le vittime.

Abbiamo voluto proporre all'opinione pubblica di Buccinasco e dei Comuni vicini un quadro dei problemi, ma siamo convinti che ci siano volontà e spazi per operare, con la dovuta cautela e ragionevolezza, senza violare alcuna legge, ma anzi accompagnando un gruppo di persone a lungo emarginate dalla società ad inserirsi correttamente, proprio nel pieno rispetto delle leggi. Ci appelliamo dunque ai cittadini, alle forze politiche e sociali, alla sensibilità dei credenti, alle competenti Autorità, perché vogliano consentire uno spazio di confronto, teso a ripristinare una procedura di regolarizzazione e salvaguardia.

ASSOCIAZIONE "APERTAMENTE di Buccinasco" con la CARITAS DECANALE

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Di Fabrizio (del 20/09/2011 @ 03:32:44, in conflitti, visitato 2029 volte)

Scrivevo alla fine del mese scorso, che la mia presenza al BIG WEEKEND nasceva sì dal voler portare solidarietà alla lunga lotta dei Traveller inglesi e irlandesi, e pure dalla curiosità di conoscere persone con cui corrispondevo da circa 10 anni, ma che c'era alla base un'esigenza più pratica:

  • se c'era in giro un posto dove imparare "sul campo" qualcosa contro gli sgomberi, era quello, con la presenza di Traveller e attivisti che resistono da decenni, e di un comitato di solidali arrivati da tutta Europa. Non nel solito convegno, ma tra l'erba e le kampine di un insediamento sperso nella campagna inglese, a vivere, discutere, incontrare gli altri cittadini, bere e mangiare assieme per 4 giorni, dove 400 Traveller erano a minaccia di sgombero.

In quei giorni, lottando col mio inglese arrugginito, ho seguito diversi seminari ed incontri: tra gli altri mi ha interessato molto quello dedicato alla figura dell'Osservatore Legale (Legal Observer in inglese), quasi sconosciuta in Italia, ma attiva in Gran Bretagna e, mi dicono, forse anche in Spagna.

Si tratta praticamente di un gruppo di persone, addestrate e coordinate, il cui scopo è raccogliere testimonianze di prima mano su quanto avvenga durante uno sgombero (in questo caso), ma anche in occasione di manifestazioni o scontri con le forze dell'ordine. Le informazioni raccolte vengono poi inviate ad un "centro di collegamento legale", non per venire girate ai mezzi d'informazione, ma per essere conservate ed adoperate nel caso di processi e strascichi legali.

Non so se la mia spiegazione sia stata chiara, ma chi fosse interessato può capirne di più. Ho difatti riportato in Italia un documento: Legal Observer Training Pack, che poi ho tradotto in italiano con la dovuta calma. In sintesi si tratta di un testo pratico e preciso di facile comprensione ed attuazione. Senza nessuna retorica: puro pragmatismo anglosassone, con molte ripetizioni ed attenzione anche alle ovvietà. Un documento di studio e lavoro, insomma, non di analisi o propaganda. Come anticipavo, l'Osservatore Legale non agisce da solo, e necessita di un lavoro organizzato di squadra, ma il documento contiene informazioni utili ed applicabili anche ai singoli. Credo comunque che il testo sia tratto da altri manuali su esperienze in città, ed adattato al caso di uno sgombero di massa  in un'area rurale come Dale Farm. Al testo in italiano ho aggiunto poche note esplicative, soprattutto su alcune differenze legislative e penali tra Gran Bretagna ed Italia, e sui diversi soggetti coinvolti.

Troverete tutto QUI, è un PDF scaricabile di 10 pagine e 162 kb. Disponibili (in caso di motivata richiesta, scrivetemi e la valuterò) copie di lavoro in formato .doc e .odt, per attivisti dei diritti umani e associazioni di protezione legale, che volessero adattare il documento alle loro esigenze.


PS: Proprio ieri, a Dale Farm polizia e ufficiali giudiziari hanno tentato lo sgombero (leggete il post, ma anche il commento seguente con la cronaca e il lieto fine!). Gli è andata male : - D ma torneranno... Prendetelo come un piccolo omaggio ad una lunga lotta per i diritti DI TUTTI, e a quanti si sono mobilitati da tutta Europa e dagli USA, chi fisicamente e chi facendo circolare le informazioni.

PPS: Questo è il secondo "prodotto editoriale" della Mahalla. Il primo fu la traduzione di un volumetto, introvabile da noi, di Paul Polansky. Che in questi giorni sarà nuovamente in Italia. Il 22 spero di avere le date definitive. Se contate di partecipare ad uno dei suoi READING, vi consiglio caldamente di leggerlo.

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Di Fabrizio (del 19/09/2011 @ 16:27:13, in Kumpanija, visitato 1641 volte)

E' iniziato circa mezz'ora fa lo sgombero di Dale Farm, dopo il fallimento della trattativa di stamattina tra i residenti e il consiglio di Basildon. Sempre stamattina l'ONU si era proposto come mediatore al governo inglese, ma la sua proposta è stata rifiutata.

Chi vuole rimanere aggiornato tenga d'occhio questi siti:

Il consiglio di Basildon, dopo il BIG WEEKEND di fine agosto, aveva rimandato lo sgombero di Dale Farm dal 2 al 19 settembre, sperando che allora ci fossero stati meno sostenitori. Quanti erano stamattina si può vedere in questa foto di Stevie Stratton

Dichiarazione di Andrew George, parlamentare liberaldemocratico: "Non capisco spendere tutti questi soldi, perché [Dale Farm] ritorni a quella che sarà la più costosa discarica della storia"

Umorismo inglese : - ): Cose che succedono al Camp Costant: "Ho perso la mia borsa coi trucchi. Se qualcuno la ritrova me la riporti. Vorrei essere in ordine quando gli ufficiali giudiziari mi spaccheranno la testa!"

Nota su Facebook di stanotte: Notte agitata prima del promesso sgombero. Leggo che a Dale Farm stavano cantando, un modo per farsi coraggio e sentire la vicinanza di chi domani potrebbe essere sbattuto per strada.
Per un momento ho immaginato la scena con gli occhi dei poliziotti che montano di guardia lì attorno: freddo e pioggia, il buio della campagna illuminato da qualche falò, il profilo incerto di una roulotte, il canto che sembra provenire da una città fantasma...
Domani mattina sarà tutta un'altra storia, ma chissà cosa rimarrà loro in mente di questa lunga notte?

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Di Fabrizio (del 19/09/2011 @ 09:57:15, in Europa, visitato 1479 volte)

Una breve cronologia che forse potrà interessarvi:
La prima notizia è di fine agosto dalla Bulgaria, allora non la ripresi su Mahalla perché temevo che finisse in una bolla di sapone. Circa 10 giorni dopo, la notizia arriva in Italia tramite PeaceReporter, che se ne fa anche promotrice.

Nel frattempo in Spagna ci sono lamentele sull'incontro tra Rom, Sinti e gli amministratori comunali europei, previsto a Strasburgo il 22 settembre.

Ancora una volta ... Chi sa perché? Venerdì, 16 Settembre 2011 alle ore 12:54
Apprendiamo dalla rete che il giorno 01 Ottobre 2011 in molte capitali europee si svolgerà la prima giornata per l'orgoglio rom, il Pride rom, l'iniziativa in Italia è stata promossa da SOS razzismo e da Partida romilor.
In Italia non sono state coinvolte organizzazioni romanì nella promozione di questa mobilitazione. Chi sa perché?
La Federazione romanì NON è stata interpellata e coinvolta, attivamente e propositivamente, per la realizzazione di questa manifestazione.
Chi sa perché?
Scrivono gli organizzatori italiani che si tratta di una mobilitazione "per denunciare le discriminazioni razziali di cui sono vittime i rom, gli zigani e i gitani di tutta Europa" e già i termini utilizzati dalla comunicazione dei promotori italiani (rom, zingari e gitani!) fanno presagire gli effetti collaterali per la popolazione romanì.
E' possibile promuovere una manifestazione senza il coinvolgimento attivo e propositivo della rappresentatività (credibile e documentata) dei diretti interessati?
Quando si tratta di popolazione romanì tutto diventa possibile, anche quello di violare la regola più elementare della discriminazione: la partecipazione attiva e propositiva, credibile e qualificata, dei diretti interessati.
La Federazione romanì denuncia che ancora una volta il disagio della nostra popolazione è utilizzato per perseguire finalità diverse dai bisogni delle comunità Rom, Sinti, Kalè, Manousches, Romanichals, cioè la popolazione romanì.

Dott. Nazzareno Guarnieri – Presidente Federazione romanì


A cui segue questa comunicazione da parte del presidente della Federazione Rom e Sinti Insieme di venerdì 16 settembre 2011 alle 14:00:

Dopo aver appreso da un nostro associato dell'iniziativa denominata Pride Rom, mi sono messo in contatto con la responsabile di Sos Razzismo Italia che non ha risposto in maniera soddisfacente a semplici domande sull'iniziativa. In particolare è evidente che le associazioni sinte e rom italiane (ma anche molte altre associazioni rom e sinte europee) non sono state coinvolte in nessun modo alla preparazione dell'iniziativa e questo lo ritengo un grave errore. Per questa ragione appoggio, a nome della Federazione Rom e Sinti Insieme, il comunicato di Nazzareno Guarnieri, Presidente della Federazione Romanì.

Distinti saluti
Presidente Federazione Rom e Sinti Insieme
Radames Gabrielli


Ultime notizie: la Federazione Romanì organizzerà qualche giorno prima del 1 ottobre una conferenza stampa per far conoscere la propria posizione sulla manifestazione. Questa conferenza stampa ha anche l'appoggio della Federazione Rom e Sinti Insieme.

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Di Fabrizio (del 19/09/2011 @ 09:28:47, in Italia, visitato 870 volte)

OPINIONI NAVI PILLAY- Alto Commissario Onu per i Diritti Umani - 16/9/2011

All'epoca della mia visita in Italia, nel marzo 2010, i temi riguardanti i Rom dell'Europa Orientale erano prioritari. Oggi, la loro situazione sembra alquanto oscurata dal dramma di rifugiati e immigrati provenienti dal travagliato Nord Africa. Ma non per questo dovrebbero essere dimenticate le questioni attinenti ai diritti umani affrontate dai Rom.

Durante la mia visita l'anno scorso, mi recai in due insediamenti Rom alla periferia di Roma. Il primo, in via Marchetti, era una baraccopoli non autorizzata. Il secondo, in via Candoni, era stato creato dalle autorità. In quell'occasione incontrai anche il ministro dell'Interno Roberto Maroni, che mi garantì che i Rom avrebbero beneficiato del cosiddetto Piano per i Nomadi elaborato dal governo, attraverso il loro ricollocamento da insediamenti illegali a «campi» regolamentati.

Manifestai la mia seria preoccupazione circa tali soluzioni, osservando che, in nome della sicurezza, il «campo modello» ufficiale, in via Candoni, era circondato da alti muri di cinta con torri di sorveglianza della polizia. Ciò non lo distingueva affatto da quello non autorizzato, altrettanto segregato, lontano dalla città, dalle opportunità di lavoro che essa può offrire, dai suoi servizi sociali. La soluzione è l'integrazione nel tessuto della vita urbana. Questo solamente può condurre a un reale godimento dei diritti umani gruppi in precedenza marginalizzati e stigmatizzati, tra i quali i Rom.

Trattare interi gruppi etnici come «problemi di sicurezza» ne pregiudica ulteriormente diritti e benessere. Il governo italiano ha mantenuto il proprio approccio condizionato dalla sicurezza e continua a trattare i Rom come «nomadi» che non sono in grado di vivere in normali ambienti urbani. Ma la maggior parte dei Rom non è composta da nomadi in qualunque senso si voglia intendere tale termine. Un Rom che viveva nell'insediamento di via Marchetti mi disse con ironia amara: «Naturalmente, se passi da un trasferimento coatto all'altro, diventi un "nomade" che deve poter vivere in un "campo". Come possono pensare che noi non vorremmo lavori, case, e mandare a scuola i nostri figli come chiunque altro?».

Come ebbi modo di verificare lo scorso anno attraverso i miei contatti diretti con gli abitanti di via Marchetti, quell'insediamento comprendeva un numero di Rom dalla Bosnia che si trovavano in Italia dagli inizi degli Anni Novanta, costretti ad allontanarsi a causa del conflitto interetnico che produsse un genocidio. Alcuni di essi mi mostrarono documenti che indicavano che era stato loro riconosciuto lo status di rifugiati. Altri avevano carte che attestavano la positiva considerazione del loro caso da parte della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo di Strasburgo, che aveva portato - quasi un decennio fa - l'Italia a riconoscerne il diritto a rimanere sul suo territorio. Anche queste famiglie furono sottoposte a trasferimenti coatti in giugno, senza alcuna assistenza e senza un posto dove poter andare.

In seguito, sono rimasta scossa nell'apprendere che, dall'agosto 2010, sei bimbi Rom hanno già perso la vita a Roma o nei suoi dintorni, a causa di incidenti connessi alla mancanza di sicurezza negli insediamenti dove erano costretti a stare. La soluzione proposta ogni volta dopo tali tragedie è sempre stata la stessa: trasferimenti coatti.

Se da una parte un livello considerevole di risorse continua a indirizzarsi verso l'organizzazione di tali trasferimenti, viene invece data scarsa attenzione alle misure di inclusione sociale. Un recente rapporto su Rom e Sinti della Commissione speciale sui diritti umani del Senato italiano è giunto alla conclusione che le attuali politiche non hanno raggiunto alcun progresso al riguardo.

Mi sono particolarmente preoccupata quando, nel contesto delle elezioni locali tenutesi quest'anno in Italia, il partito del primo ministro Berlusconi ha fatto ricorso a un'aperta retorica antiRom come strumento di campagna elettorale. In contrasto, accolgo con piacere l'espressione di sostegno manifestata da Papa Benedetto XVI in occasione di un incontro con i Rom lo scorso giugno. Purtroppo, appena dieci giorni dopo l'udienza con il Pontefice, l'insediamento di via Marchetti è stato oggetto di trasferimenti coatti, con le autorità locali a sostegno della tesi che ciò fosse a grande vantaggio della sicurezza.

Secondo fonti affidabili della società civile, il trasferimento coatto di via Marchetti è stato condotto in una maniera che ha violato gli standard internazionali. La data non è stata annunciata in anticipo. Contro le rassicurazioni che mi erano state date nel 2010, agli abitanti non sono nemmeno stati offerti posti alternativi a via Candoni o in altri simili insediamenti ufficiali. Alcuni di coloro che sono stati allontanati si sono comunque spostati nell'insediamento di via Candoni, vivendo ai suoi margini, senza alcun alloggio loro fornito. Il sovraffollamento ha portato al deterioramento delle condizioni di vita in via Candoni. E le promesse di lavori e altri miglioramenti in favore dei residenti autorizzati del «campo» non si sono materializzati.

L'Unione Europea ha adottato un quadro per le strategie nazionali per l'integrazione dei Rom, in base al quale gli Stati membri dell'Ue devono formulare strategie inclusive che mirino a miglioramenti tangibili in materia di educazione, impiego, salute e alloggi per i Rom.

La posizione del governo italiano è in contrasto con lo spirito e gli obiettivi di tali disposizioni quadro. Occorre che l'Italia attui un cambiamento drastico nel proprio approccio e si discosti da politiche che sono principalmente mosse da motivi di sicurezza, piuttosto che da una visione di integrazione.

Se ci fosse abbastanza volontà politica da riconoscere quello che ora appare come l'ovvio fallimento dell'approccio fondato sulla sicurezza, l'elaborazione e la successive attuazione di una Strategia nazionale per l'integrazione dei Rom potrebbe segnare un punto di svolta. Oltre a creare una Strategia nazionale inclusiva in linea con le richieste politiche dell'Unione Europea, l'Italia dovrebbe anche essere attenta a rispettare i propri obblighi legali, che derivano da standard internazionali in materia di diritti umani.

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Di Sucar Drom (del 18/09/2011 @ 09:27:45, in blog, visitato 1227 volte)

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Di Fabrizio (del 18/09/2011 @ 09:04:21, in scuola, visitato 1148 volte)

Ancora scuola, stavolta buone notizie. La segnalazione è di Stefano Pasta

Incrocinews.it 12.09.2011 di Silvio MENGOTTO

Dopo un percorso di studi e di integrazione sostenuto dalla Comunità di Sant'Egidio, ora è stato inserito in una scuola di formazione professionale

Nello scorso febbraio la Commissione straordinaria del Senato per la tutela e la promozione dei diritti umani ha approvato il Rapporto conclusivo dell'indagine sulla condizione di rom, sinti e caminanti in Italia, con una particolare attenzione al rapporto tra minori e scuola, istruzione e formazione professionale. Il Rapporto documenta l'importanza della frequentazione scolastica per i bambini rom, incentivandone lo studio anche attraverso borse di studio. Un progetto che raccomanda «un forte radicamento civico, rifacendosi all'art. 34 della Costituzione: "La scuola è aperta a tutti. L'istruzione inferiore è obbligatoria e gratuita. I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze"».

In un documento dello scorso ottobre ("Rom, comunità cristiana e pubbliche amministrazioni"), la Curia ambrosiana affermava che «il miglior risultato è l'inserimento scolastico di tanti minori rom: l'integrazione passa da questa strada». Per dare un segnale propositivo alla propria esperienza trentennale, nel 2008 la Comunità di Sant'Egidio ha dato vita al programma "Diritto alla Scuola, Diritto al futuro": tra gli obiettivi la «prevenzione e il contrasto dell'evasione scolastica». Su questo diritto universale all'istruzione la Comunità ha organizzato a Milano una rete di solidarietà e sensibilità concreta, con risultati importanti nell'ottica della sicurezza e dell'integrazione.

Sono 15 i bambini rom e adolescenti che, grazie a borse di studio, hanno continuato con profitto a frequentare le scuole del quartiere Feltre. Insieme alla Comunità di Sant'Egidio, anche maestre e cittadini milanesi. Sono gli stessi genitori dei compagni di banco a sostenere queste borse di studio. Una solidarietà che dura da oltre due anni, da quando nell'ex palazzina di via Rubattino furono sgomberati i bambini rom e le loro famiglie.

Questo legame ha fatto nascere conoscenze reciproche, cammini di integrazione e storie come quella, del tutto particolare, di Marius Draganestj, «uno studente sedicenne al centro di un progetto piuttosto avventuroso», spiega Elisa Graziano, insegnante e all'occorrenza anche insegnante di strada. Un anno fa, grazie al coinvolgimento paziente di volontari e insegnanti, Marius ha seguito un percorso di studi ritagliato sulle sue particolari esigenze e situazione. Data l'età non poteva frequentare le scuole elementari e risultava analfabeta per le scuole medie. Parlava esclusivamente la lingua romanes. Nell'arco di otto mesi bisognava prepararlo e istruirlo. «Questo era il tempo massimo per non perdere il treno dei corsi di formazione professionale», continua Elisa.

La determinazione di Marius era così radicata che spesso rinunciava volontariamente allo svago per studiare. Dall'ottobre del 2010 sino a giugno del 2011, per dieci ore pomeridiane settimanali, sotto la spinta della Comunità di Sant'Egidio i volontari hanno organizzato una scuola itinerante tra la sede Acli di via Conterosso e la biblioteca di via Valvassori. «La determinazione di questo adolescente ci ha aiutati a proseguire - continua Elisa -. Infatti non abbiamo faticato a fargli rispettare i nostri appuntamenti di studio: ricordo che un pomeriggio si è presentato bagnato fradicio, ma con i quaderni asciutti, per aver dormito in un giardinetto sotto l'acqua scrosciante di novembre, dopo l'ennesimo sgombero». Lezioni continuate regolarmente anche se negli ultimi due mesi Marius si era spostato a Pavia per abitare in una casa abbandonata. Sostenuto dall'affetto dei volontari e da una borsa di studio Marius «ha potuto proseguire sulla strada della sua personale emancipazione, fino a tagliare il suo primo personalissimo traguardo: l'inserimento in una scuola di formazione professionale a settembre».

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Di Fabrizio (del 17/09/2011 @ 09:27:27, in scuola, visitato 1029 volte)

Col permesso di chi l'ha scritta lo scorso 13 settembre, riporto una comunicazione riguardo il trasporto scolastico per gli alunni delle scuole dell'obbligo del campo di via Idro a Milano.

Il servizio [di trasporto scolastico ndr.] inizierà lunedì 26, con due settimane di ritardo rispetto l’inizio scolastico.
Questo è quello che venerdì pomeriggio mi ha riferito Don Massimo [Mapelli di Casa della Carità ndr.] che era stato contattato da qualcuno del Comune che gli riferiva che era stata inviata una mail al Capo di Gabinetto del Sindaco (la mail l’avevo mandata io [riportata QUI ndr] non avendo avuto alcuna risposta dalla Vicesindaco).
La segreteria di Baruffi poco dopo aver ricevuto la mail, mi ha risposto scrivendomi di aver interessato alla questione il Direttore del Settore Servizi per Minori, Dott. Mirante. Questo avveniva venerdì mattina, poi più nulla.
Domenica sera, dopo aver letto la lettera del Sindaco agli studenti, ho scritto anche a lui, purtroppo nessun cenno di risposta, neanche da parte della sua segreteria!

In conclusione: ieri dei 4 bambini che iniziavano la prima elementare, credo ne siano arrivati solo due (accompagnati dalle loro famiglie e da Franca); questa mattina ho incontrato Franca e Tora [le mediatrice scolastiche dell'anno scorso, attualmente il loro contratto non è ancora rinnovato ndr.] che accompagnavano (a titolo gratuito e personale) alcuni bambini, credo i due primini di ieri e due bimbe di seconda.

In tutto i bambini che da Idro usufruiscono del servizio di trasporto sono circa 20/25, sicuramente in Via Russo ne vengono 12, in Cesalpino 5 e alle medie ne vanno altri 6 circa (non so il numero esatto).

Questo è quanto. Avrei voluto scrivervi altro ma, purtroppo, devo constatare che il vento per i bambini di Idro non ha portato alcun cambiamento …
Laura


Intervallo: la situazione a settembre 2010


Eh no, la mail non c'è... perché nel frattempo in molti, associazioni, singoli, consiglieri di zona ecc. si sono mobilitati per quello che a parole si chiama "servizio", nei fatti è un "diritto", il diritto allo studio. Così, tra una promessa ed un diniego al telefono, anche la mail ha cambiato forma più volte. Finché la sera di giovedì scorso, arriva un SMS di Paolo Limonta (i milanesi sanno chi è, ma in campagna elettorale l'hanno conosciuto in molti anche fuori dai confini cittadini): "si farà di tutto x iniziare il servizio lunedì, se va malissimo si inizia mercoledì (ma se va proprio male) e, dal prox anno, niente storie, si inizia dal primo giorno di scuola."

Laura e la sua associazione hanno così pubblicato questo sul blog della loro scuola:

giovedì 15 settembre 2011
LETTERA APERTA AL SINDACO
Caro Sindaco,

abbiamo letto la sua lettera aperta agli studenti per l'inizio dell'anno scolastico.

Un bel gesto, cominciare l'anno con un "grande in bocca al lupo!" da parte del Sindaco è una bella cosa.

La scuola nella quale principalmente operiamo ha riaperto i battenti lunedì 12. Attendeva tutti i suoi piccoli studenti, ma all'appello ne sono mancati alcuni: non c'erano i bimbi Rom che abitano al campo comunale di via Idro.

Elementare.russo è un associazione di volontariato che tra le tante cose, da qualche anno, è impegnata per migliorare l'integrazione di questi bambini a scuola. Speravamo davvero di vederli arrivare lunedì 12 come tutti i loro compagni ma anche quest'anno c'è stato qualche intoppo e l'amministrazione Comunale non è stata in grado di dare avvio al servizio, come si sperava, fin dal primo giorno di scuola.

Abbiamo saputo che gli uffici competenti stanno facendo di tutto per far iniziare il servizio da lunedì 19 con l'impegno per l'anno prossimo di farlo iniziare con il primo giorno di scuola. Noi ci contiamo perché questo minimo servizio serve a tutelare un fondamentale diritto per i bambini Rom, il diritto all'istruzione.

E' cosi importante che il servizio inizi con l'inizio scolastico perché anche i bambini Rom devono poter godere della "magia" del primo giorno di scuola, perché entrare in classe insieme ai loro compagni gli consente di vivere il ritmo lento del rientro a scuola dopo le lunghe vacanze estive, offrendogli la possibilità di consolidare i rapporti con i compagni e gli insegnanti.

In questa cosa ci crediamo, e lo abbiamo raccontato un anno fa alla telecamera di Paolo Andriolo che fece un servizio per il primo giorno di scuola, andato in onda su Telelombardia.

Vogliamo sperare che per il futuro sia possibile trovare una soluzione che garantisca a questi bambini di frequentare la scuola fin dal suo primo giorno, come tutti i bambini. Se così non fosse, anche quel poco che le associazioni come la nostra riescono a fare per migliorare l'integrazione dei bambini Rom viene messo in discussione.

Le auguriamo dunque buon lavoro e le chiediamo di non spegnerci il sogno di una Milano migliore, una Milano in cui noi crediamo.
Pubblicato da Ass. elementare.russo a 9/15/2011


PS: ovviamente noi rompipalle della Mahalla vi terremo aggiornati... ; - )

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Di Fabrizio (del 17/09/2011 @ 08:58:20, in blog, visitato 1378 volte)

AVVISO A CHI LEGGE: In queste pagine troverete articoli che possono piacervi o meno... se non vi piacciono, poco male: evitate di leggerli, oppure commentate, magari qualcuno vi risponderà.

Se invece vi piacciono (e magari volete linkarli), fate attenzione a quanto segue:

Avrete notato che, a parte gli articoli personali, ogni post riporta la fonte e se possibile la firma da cui proviene. E' giusto così: un modo per riconoscere il lavoro fatto da altri (spesso redattori sottopagati), che contribuiamo a far circolare.

Da parte nostra, il compito svolto è notevole e tutt'altro che facile: scegliere e raccogliere le notizie, verificarle quando possibile, spesso tradurle... e altro ancora. Un lavoro che svolgiamo da oltre 6 anni, in diversi (ecco il perché del plurale) e naturalmente tutti a titolo volontario.

Questo per realizzare un blog libero, indipendente e (si spera) affidabile, soprattutto perché con gli argomenti che trattiamo è facile fare informazione cattiva e quindi pericolosa.

Vi chiederete il perché di quello che sembra uno sfogo. Tutto nasce da una mail inviata il 17 agosto 2011:

Spett. redazione,
Facendo una ricerca su Google, ho trovato il vostro "I ROM, GLI UOMINI SENZA STORIA. DA UNA PARTE GLI ZINGARI, DALL’ALTRA IL MONDO INTERO" a firma di Rosalba Moccia.
Anche se manca la data, l'articolo è una copiatura della mia traduzione dell'articolo originale di Karin Waringo, che comunque è citata come autrice, postato il 1 agosto 2005.
Ne sono sicuro, perché nell'introduzione commisi l'errore di datare il 2 agosto 1944 come il giorno della liberazione del campo di Auschwitz da parte delle truppe sovietiche, errore che mi fu fatto poi notare nei commenti. La vostra collaboratrice, oltre all'articolo di Waringo, riprende in toto anche la mia introduzione, errore compreso.
Non ho niente in contrario a condividere il mio lavoro, ma chiedo che me ne sia riconosciuta la paternità.
Grazie per l'attenzione e distinti saluti
Fabrizio Casavola

Risposta dopo un mese? Come dice il poeta: Una beata minchia.

Leggo però (Chi siamo): "Campo Libero - Per i diritti e le libertà è un’associazione politico-culturale nata per iniziativa di un gruppo di operatori del mondo socio-sanitario e del terzo settore e di esponenti di quello politico, universitario e istituzionale." ...figuriamoci se non avessi avuto la fortuna di incontrare la crème della crème!!

Quindi sappiate, se per caso finite su quel sito e trovate qualcosa che vi sembrerebbe interessante, che magari non è farina del sacco di chi firma l'articolo.

PS: Da notare: quando invece riprendono articoli da La Repubblica Napoli, non si dimenticano mai di citare la fonte.

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