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Romania
Di Marylise Veillon (del 21/09/2011 @ 09:14:24, in lavoro, visitato 1002 volte)

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In Romania, gli artigiani si adeguano alle tendenze della "moda". Di Mihaela RODINA (AFP) – 3 sept. 2011

MIRONEASA - "Sono fiero del mio lavoro e felice che i miei prodotti siano apprezzati", dice Vasile Anusca, cestaio come suo padre e i suoi avi. Come lui, centinaia di rom rumeni beneficiano di un progetto che tenta di adattare alle odierne mode, i loro mestieri tradizionali.

Davanti alla sua casa di "torchis" (misto di argilla e fibre vegetali su struttura di legno) di Mironeasa (nord-est della Romania), con intorno alcuni dei suoi tredici figli, prepara con cura i ramoscelli di vimini che saranno trasformati con destrezza in cesti per la frutta, da uno dei suoi nipoti.

"Questo mestiere non ci rapporta molto, ma almeno ci permette di nutrire la famiglia", interviene suo fratello Viorel Anusca, 51 anni, lui stesso padre di undici figli.

Tempo fa, chi con un enorme sacco riempito di cucchiai di legno, chi di un mucchio di cesti per raccogliere le pannocchie, i fratelli Anusca attraversavano di parte in parte la regione per barattare i loro prodotti con patate o fagioli.

Ormai, grazie al progetto "Romano Cher" (La Casa dei Rom) messo in opera da una società di consulenza, la KCMC, gli oggetti di legno o di vimini di numerosi artigiani Rom possono essere venduti, tra l'altro anche via internet (http://www.mestesukar.ro), a tutte le latitudini del mondo.

Già l'inverno scorso, dei "kit pupazzo di neve" (comprendendo naso, occhi, bottoni di legno e scopa) fabbricati da rom di Peris (sud) sono stati venduti con molta facilità a Bruxelles.

Inoltre, un vestito fatto di piccole placchette di alluminio forate, creato da orafi del sud del paese, sarà presentato prossimamente durante sfilate di moda a Bucarest e a Parigi.

Gli Anusca hanno usufruito di una formazione di tre mesi per imparare nuove tecniche e fabbricano oggi giocattoli e vassoi di legno, e mobili in vimini.

Questo villaggio incollato contro una collina verdeggiante, conta circa tremila abitanti, la maggiore parte dei quali si consacra all'agricoltura di sussistenza o lavora come braccianti. Una trentina di rom hanno raggiunto questo programma, sperando che il loro saper fare gli aiuterà a scampare dalla povertà che caratterizza la loro comunità.

Solo il 27% dei rom rumeni in età lavorativa hanno un impiego stabile, secondo uno studio realizzato per conto della fondazione Soros.

L'anello mancante.
"Si tratta di un progetto di economia sociale, il quale mira ad assicurare entrate costanti alle persone che vi partecipano, ma anche ad migliorare la vita della comunità, creando per esempio delle scuole materne", dichiara all'AFP Luis Turcitu, responsabile locale del "Romano Cher".

Una seconda parte del progetto prevede l'organizzazione di laboratori itineranti, per permettere al pubblico di vedere gli artigiani Rom al lavoro e perfino di provare a creare un braccialetto o un ferro da cavallo. Come Cristina, madre di due bambine che si accingono a intrecciare un cesto in una tenda montata a Vama Veche, stazione balnearia sulle rive del mar Nero, la quale osserva: "E' bello questo laboratorio, perché scopriamo un lato della popolazione rom che contrasta con l'immagine negativa riflessa abitualmente dai media".

Beneficiando di cinque milioni di euro di fondi strutturali dall'Unione Europea, questo progetto "mira alla creazione di un anello mancante tra l'abilità dei rom e la richiesta di mercato" spiega Mircea Nanca, direttore delle comunicazioni del KCMC.

E aggiunge: mentre altri progetti mettono in evidenza la riconversione come mezzo d'inserimento sociale, "Romano Cher vuole invece integrare i rom valorizzando nuovamente le loro occupazioni tradizionali", insistendo sul "legame stretto tra mestiere e identità culturale" osservato in questa comunità.

E' così che i Rom sono cestai, ramai, maniscalchi, falegnami o musicisti di padre in figlio. Inoltre i membri dei differenti gruppi si mescolano molto raramente.

Secondo il Sig. Nanca, una trentina di "cooperative artigianali" saranno avviate per tutto il paese a partire dal 2013 e un migliaio di rom seguiranno corsi per perfezionare le loro capacità.

"Questo progetto sarà una riuscita se, al di là delle parole, la gente con la quale lavoriamo sentirà che la sua vita è migliorata e se la percezione dei rumeni riguardo ai mestieri e alla cultura dei rom cambierà un pochino", afferma il Sig. Nanca.

La minoranza rom di Romania conta ufficialmente cinquecentotrentacinque mila membri, ma secondo le ONG, sarebbero di fatto un paio di milioni in un paese di ventidue milioni di abitanti.