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L'essere straniero per me non è altro che una via diretta al concetto di identità. In altre parole, l'identità non è qualcosa che già possiedi, devi invece passare attraverso le cose per ottenerla. Le cose devono farsi dubbie prima di potersi consolidare in maniera diversa.

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Fratelli d'Italia
Di Fabrizio (del 22/01/2012 @ 09:30:25, in Italia, visitato 1305 volte)

LeNews.eu Scritto da Mathias Mougoué

"Lo sa che lei non può stare qua?" Così si rivolse giovedì scorso un perfetto sconosciuto allo scrivente appena uscito dal supermercato una volta completata in famiglia la spesa in previsione delle festività venture. Alla domanda di comprendere il motivo di tale indignazione e virile protesta, il gruppo si sentì rispondere: "no, perché questi di colore vengono qui e chiedono l'elemosina. Non possono; o vanno a lavorare o se ne stanno a casa loro…" Si da il caso che chi vi scrive, unica persona nera tra i presenti, stava semplicemente porgendo alla sua legittima proprietaria il gettone recuperato dopo aver rimesso al suo posto il carrello di cui si era servita la famiglia per le compere. Tolto il fatto che i Neri raramente gradiscono di essere definiti "di colore", ammesso anche che il gesto poteva essere mal interpretato, rimane il dubbio su come mai un semplice passante si sente il diritto di fare le inopportune rimostranze appena descritte. Dal destinatario dell'aggressione verbale scandalizzato dal fatto di subire ancora certe oscenità dopo un ventennio di soggiorno in una L'aquila "Città di Pace" come la si suole definire non ancora rimessasi dal terremoto che la dilaniò nel 2009 e dove lo riconoscono persino i sassi arrivò una risposta altrettanto coriacea: "innanzitutto si qualifichi poi si renda conto che ha sbagliato, si vergogni, chieda scusa e sparisca!". È esattamente ciò che fece il signore (se così lo si può definire) ma non prima che la madre gli avesse dato il colpo di grazia, la risposta con più stile che onestamente da sola bastava: "è mio figlio ma vedo che a lei Firenze non ha insegnato niente..!"

Firenze… La città è scesa in piazza sabato e intorno a i suoi rappresentanti istituzionali più eccellenti si è sciolta lunghe le sue vie in una manifestazione che ha avuto eco anche in città come Milano e Napoli. Una spontanea e dovuta marcia a mo di risposta cittadina, civile nonché repubblicana all'odio razziale che mercoledì scorso ha colpito nella città degli Uffizi, recando un colpo non indifferente all'immagine del bel paese. Gianluca Casseri benestante cinquantenne italiano, militante di gruppi di estrema destra, mentalmente sano e con una cultura di tutto riguardo come lo dimostrano i da lui scritti libri e riviste d'area (è noto che aveva scritto anche per il sito di Casapound, che però ha dichiarato aver già rimosso i suoi articoli) si è sentito legittimato nella sua unilaterale decisione di contribuire nel senso etnico alla "pulizia" del suo paese uccidendo dei Senegalesi. In due sparatorie diverse orchestrate in due punti distinti della città, ha effettivamente centrato 5 uomini due dei quali sono morti lasciando gli altri tre in uno stato critico. Successivamente l'improvvisatosi giustiziere si è tolto la vita quasi ammettendo che in realtà l'immondizia era lui. Il suo suicidio è senz'altro l'ammissione d'una sconfitta. Ha perso perché non venga in mente a nessuno di paragonare la sua autodistruzione ad un sacrificio nel disperato tentativo di salvare l'integrità (etnica) del suo paese quasi fosse un Jan Palach dei giorni Nostri. Il martire Palach si immolò per una causa più nobile prendendo a modello i monaci Buddhisti quando il quel 16 gennaio 1969 si recò in piazza San Venceslao a Praga e si diede fuoco dopo esseri cosparso di benzina per esprimere la sua protesta nei confronti dell'Invasione sovietica del suo paese, l'allora Cecoslovacchia. Dopo il crollo del Comunismo 20 anni dopo la sua figura ricevette gli onori a lui dovuti dal presidente Václav Havel sostenitore della non violenza, leader della rivoluzione di velluto chiamato a guidare il percorso post-comunista del paese e morto guarda caso proprio ieri 18 Dicembre 2011. Quelli sono eroi non Gianluca Casseri che è esattamente il contrario: un antieroe cioè nemmeno lo stinco d'un modello attendibile per quelli che (e ce ne sono) lo stimano o lo stimavano.

Orbene, il gesto abominevole del Casseri non può non farci soffermare su un fatto cruciale che spesso e volentieri in Italia non affrontiamo con l'impegno che ci vorrebbe. Da molti anni (troppi per chi rispetta il senso civico) gli stranieri in Italia sono messi all'indice a volte per colpe che appartengono agli individui, non ad un gruppo etnico o ad una categoria di persone diverse per luogo di nascita o colore della pelle, senza che i più li difendessero ma spesso chi apostrofa gli stranieri come lo fece quel signore all'uscita de supermercato a l'Aquila lo fa con la certezza che la sua libertà glielo consente e semmai ciò fosse un reato può tranquillamente perseverare con il beneficio dell'indifferenza o dell'impunità che non vi vedono nulla di necessariamente riprovevole. Proprio in proposito su Facebook in una discussione sul razzismo in Italia ebbi a menzionare una intervista rilasciata nel 2001 al giornalista europarlamentare Paolo Guzzanti in cui ci accordammo su una realtà dolorosa: "In Italia manca l‘Educazione all'Accoglienza'". Con questo il signor Guzzanti intendeva che si insegna solo timidamente alla popolazione e soprattutto ai bambini a non essere razzisti. Che cioè quando diciamo ai bambini cose come: "il razzismo è sbagliato, i Neri sono anche loro delle persone come noi…" c'è quel "anche" di mezzo che gli comunica esattamente il contrario di quello che vogliamo far passare e quindi i bambini che solitamente nascono intelligenti ritengono di essere fortunati rispetto allo straniero al quale rimane pur sempre la possibilità di essere graziato dai "normali" e quindi accettato. Puro atto di bontà di cui congratularsi piuttosto che rispettare l'umanità che c'è in ognuno di noi aggiungendo ad esempio che non si può offendere un essere umano per le sue origini, il suo aspetto o la comunità alla quale appartiene cosi come nessuno ha il diritto di farsi giustizia da solo e di portar via una vita umana tanto la società attraverso delle convenzioni che chiamiamo "la Legge" ha già previsto su quali binari deve viaggiare la Giustizia.

In Italia dicevamo il male riconducibile all'odio razziale ci accompagna da tanto tempo senza che ce ne preoccupiamo veramente a sufficienza prova che responsabile è il mal funzionamento del paese. La banda della Uno bianca dalla quale spicca la figura dei fratelli Savi viene ricordata per diversi crimini contro la società tra cui l'uccisione imperdonabile di due carabinieri il 4 gennaio 1991. Ma difficilmente si ricorda che il 23 dicembre 1990 cioè 12 giorni prima avevano aperto il fuoco contro le roulotte d'un campo Nomadi uccidendo 2 persone e ferendone diverse per poi ripetersi Il 18 agosto 1991 uccidendo in un agguato a San Mauro Mare Ndiaj Malik e Babou Chejkh, due operai senegalesi, lasciandone ferito un terzo, un tale Madiaw Diaw. Crimini con connotati razziali per ammissione degli stessi autori. Allora l'allarme razzismo non viene suonata ma avevamo già preso una brutta piega. Oggi, l'Europa si scopre violenta quanto l'America da cui stranamente ha sempre voluto prendere esempio e dove le armi girano come giocattoli. Si uccide in Belgio sparando pubblicamente all'impazzata come si spara nell'Università di Virginia Tech o a Hollywood (cinema a parte) uccidendo senza criterio. Certo è che non tutti gli atti di razzismo conducono all'omicidio e non tutti gli omicidi riposano su un movente razziale ma ci vogliamo una volta tanto occupare di razzismo e soprattutto della sua faccia insospettata in questo caso. Più vicino a noi il 7 dicembre scorso una sedicenne studentessa di buona famiglia del quartiere delle Vallette denunciò di essere stata stuprata da due nomadi rumeni di etnia rom. Lo fece usando queste parole: "Parlavano rumeno, le ho riconosciute quelle bestie da come puzzavano". Dichiarazione supportata dalla seguente "testimonianza" del fratello maggiorenne: "Erano zingari, le ho inseguite per un tratto di strada, poi le ho perse quelle canaglie che mi avevano stuprato la sorellina". Unico particolare i giovani che sicuramente si sono sentiti di poter dire sugli stranieri ciò che volevano mentivano. E come per confermare che avevano ragione a sentirsi protetti finché si scagliavano contro gli stranieri dalla menzogna è scaturita la automatica reazione degli immancabili giustizieri etnici: un centinaio di giovani provenienti per la maggioranza dalle stesse famiglie originarie del sud per cui venne costruito il quartiere Vallette negli anni sessanta, armati di spranghe, bastoni e bombe carta, hanno assalito il campo abusivo abitato da Rom a Torino. Dopo aver fatto allontanare i nomadi dal campo i manifestanti hanno cominciato a danneggiare strutture, camper e auto e hanno appiccato il fuoco. I soliti esponenti leghisti si sono lanciati contro "i soliti rumeni". Lo hanno fatto per vendicare una ragazza stuprata da due "zingari". La ragazza, però, ha mentito: nessuno zingaro l'ha violentata. Il sito "Agora Vox" non nasconde che potrebbe trattarsi di gente: "…con la tessera della Cgil in tasca, probabilmente gente che alle ultime elezioni comunali ha votato a sinistra ed ha scelto come Sindaco Piero Fassino, hanno avuto il tempo di organizzare la loro vendetta, che però hanno derubricato come ‘opera di giustizia‘, organizzandosi ed andando in corteo a bruciare l'accampamento rom"

Nell'edizione online de Il Fatto Quotidiano del 13 Dicembre Pino Petruzzelli scive: "Mi viene da pensare a quante campagne elettorali si sono vinte agitando al primo punto del proprio programma elettorale la "risoluzione del problema zingari". È risaputo che affrontare problemi quali la scuola o la salute o il lavoro per vincere le elezioni, non è conveniente. E allora, quando siamo a corto di idee, va bene agitare lo spettro degli zingari. In questo modo ognuno può sentirsi parte attiva perché tutti abbiamo a portata di mano la soluzione giusta al "problema zingari". Infatti prima di precisare che Thomas Hammarberg, commissario per i diritti umani del Consiglio d'Europa, accusa l'Italia di violare i diritti umani, ci ricorda quel manifesto di Forza Nuova forse sfuggito ad alcuni in cui si riporta l'immagine di una donna distesa a terra con le gambe allargate e una macchia di sangue sui vestiti laceri. Sul manifesto si legge: "Se capitasse a tua madre, tua moglie o tua figlia? Stupratori, immigrati è giunta la vostra ora…. Chiudete i campi nomadi ed espellete i rom subito." Decisamente se all'epoca del delitto di Novi erano gli Albanesi i primi a cui si pensava in caso di violenza, oggi, invece, sono gli "zingari". Si continua a non sapere chi ha ucciso Yara Gambirasio ma per un breve periodo all'inizio si è dato la caccia al Marocchino. In generale è lo Straniero la causa di tutti mali nel momento in cui ci dovremmo tutti adoperare a trovare i rimedi alla crisi che sta per travolgere l'Italia. Scriviamo questo mentre in televisione Studio Aperto riporta una notizia fresca di due ore fa: "Una storia incredibile che viene da Verona. Un ragazzino cingalese di 13 anni è stato picchiato e preso a sprangate, e gli è stata versata una bottiglia di birra addosso, perché non ha abbassato lo sguardo davanti al branco e ha la pelle scura". Maltrattato perché straniero dunque in quel di Verona dove il sindaco Flavio Tosi è condannato in via definitiva a due mesi di carcere per propaganda di idee razziste.
Lungi da noi tuttavia l'idea di far passare un Paese intero per razzista ma si fustiga l'impunità del sistema nonché la sua incuria educativa che sdogana implicitamente i comportamenti riprovevoli e spesso non inquieta chi nelle posizioni chiave non dà l'esempio lasciando a chi viene governato la scelta di comportarsi da volpe libera in un pollaio allegro. No, non ci spingeremo fino ai livelli di Oprah Winfrey icona nera della televisione statunitense e regina indiscussa dei Talk show che quando incontrò la palestinese Rula Jebrael ex volto del TG7 bersaglio di tutti anche del suo datore di lavoro, recentemente trasferitasi negli USA dove lavora ora, le chiese "Come hai fatto a reggere 13 anni in un paese razzista come l'Italia?". No, qui non si tratta di una generalizzazione o forse si ma solo nello scopo di svegliare le coscienze perché cechi sono quelli che rinunciano a vedere. I leader che fanno degli scivoloni metodici un ingrediente del loro programma politico rischiano di portare alla deriva tutta la Nazione che gli ha affidato le redini del Potere e i Popoli che si fanno rappresentare da leader che degenerano sono colpevoli quanto i leader stessi. Stranieri, Italiani, odio, Neri, Cinesi, Indiani, Zingari, Rom… E se i vari Rumeni di Torino non si sono risparmiati nelle critiche ai giustizieri spingendo la rabbia al punto di dichiarare: "Voi italiani ci trattate come trattaste gli ebrei durante la seconda guerra mondiale" è che forse come scrive sempre Agora Vox hanno ragione di protestare contro: "una spedizione punitiva che accomuna l'Italia d'oggi alla Germania nazista… l'Italia mai ha fatto seriamente i conti con la Shoah, di cui fu purtroppo complice della Germania nazista, e quindi gli italiani non hanno avuto occasione di coltivare nel proprio animo i necessari anti-corpi come sono stati costretti a fare i Tedeschi." Conosco la Germania, un paese che ha imparato molto dal suo passato e dove le Istituzioni si discostano nettamente da ogni possibile deriva con una educazione progressista, delle sanzioni chiare ed una politica di integrazione a dir poco vincente. Dopo 20 anni in Italia mi chiedo ancora se vogliamo percorrere questa strada. Lo domando ai politici …

Rimango convinto che la "non educazione" al rispetto dell'Altro ed il constante promuovere sguardi introspettivi come Valori siano il miglior modo di spianare la strada al razzismo e dunque si qualificano come comportamento razzista. Dopo aver visto i quattro angoli del pianeta continuo a chiedermi perché soprattutto in Italia c'è lo sforzo costante davanti ad un problema cruciale come quello che stiamo trattando di eludere la questione stendendo la colpa al resto del Mondo come per scagionarci con una scusa del tipo "anche in Francia Sarkozy se l'è presa con gli zingari e come vedete lo fanno tutti… Quindi male comune mezzo gaudio"? Non è onesto nei confronti dei figli che abbiamo da educare. In Italia dovremmo definitivamente smettere di prestare ai malintenzionati la scusa dell'ignoranza. No, in un Mondo dove nell'era di Internet, Facebook, Google, gli Smartphone, L'I-pad e Skype i suoni, le immagini, le idee e le conoscenze viaggiano di gran lunga più velocemente delle persone non gliela possiamo passare! Casseri non era un ignorante ma un delinquente! Deve cessare quel lassismo complice dei malintenzionati che ci trovano l'appiglio giusto a cui ancorare le ridicoli giustificazioni a proposito d'un fatto umanistico che in realtà li riporta indietro... L'alibi dell'ignoranza è l'eco perpetuo della compiacenza in cui si cullano i pigri o gli svogliati per non risolvere i problemi che minano la società. Nessuno può veramente sapere cosa hai nel cuore e quindi per mettere d'accordo tutti non si dicono cose con connotati razziali per stigmatizzare una comunità o offendere il rappresentante d'un gruppo etnico punto e basta! Non si dice e siamo tutti d'accordo, tutti più tranquilli altrimenti bisognerebbe inventare l'infrarosso per distinguere chi scherza da chi offende. Chi ignora da chi vuole colpire... Ecco perché quel 19 Ottobre 2001 quando mi chiese se non stavo scambiando razzismo con l'ignoranza risposi a Paolo Guzzanti: "Comunque non fa piacere" attirando la sua attenzione sul fatto che in Italia spesso lo straniero sopporta e minimizza tanto sa che in un paese dove i politici non fanno la loro parte è battaglia persa. Gli immigrati lo coltivano con il passare delle generazioni: "in questo paese sai meglio tenersi dentro alcune cose. Alcune verità danno fastidio e rischi di farti nemici. Se vuoi andare avanti e trovare lavoro fa sempre il loro gioco e non avrai problemi…" A dire il vero funziona e questo parlando di valori umani è molto grave… Poveri figli nostri!
Viene a volte facile pensare che in determinati altri paesi c'è più razzismo ma lasciamo agli altri i propri guai e pensiamo all'Italia. Poi comunque in quei paesi dove periferie scoppiano rispetto all'Italia c'è una differenza di fondo: l'Immigrato esiste; è una Entità; la legge lo sa e le decisioni politiche ne tengono conto. Ragion per cui dai partiti impopolari o populisti che ripropongono un passato a cui l'Europa progressista ha già fatto i funerali si prendono le distanze pubblicamente e gli si induce a moderarsi dandogli una battaglia senza tregua. Non è sicuro che all'estero un Calderoli può mettersi in televisione e offendere i Neri per poi vedersi descritto il giorno dopo su tutti i giornali (cosa già indecorosa per un paese) come uno a cui piace scherzare. In quale altro paese immaginiamo Berlusconi ironizzare sul colore della pelle di Obama definendolo "quello abbronzato"? E allora certo che il coro da stadio contro un giocatore Nero è giustificato fosse esso Italiano come Ballotelli o Ivoriano come Marc André Zoro che nel 2005 interruppe la partita Messina/Inter indicandoci la strada maestra per cacciare i nostri scheletri dall'armadio: educazione e tolleranza zero! L'Italia che un giorno sì e l'altro pure si compiace di essere generosa e accogliente gioca troppo spesso con una altra Italia che conosce ma protegge: l'Italia dove L'europarlamentare ungherese Viktória Mohács riferendosi ai campi profughi e Rom, dopo un viaggio rivela di aver assistito a violazioni dei diritti umani così gravi da non ricordare di averle mai viste ne prima ne altrove. Raramente si dibatte sulle platee televisive e negli ambienti politici dei lati oscuri della quotidiana frustrazione dello straniero di fronte al razzismo che non si vuole dichiarare tale (o non si deve). Beh forse lo si fa perché gli Italiani si sa sono permalosi. Ciò non toglie niente al fatto che lo Stato che non lotta contro l'Ignoranza opta per la non crescita e fa la scelta pericolosa di spianare la strada al razzismo. A Bruxelles i politici Italiani sono noti per essere inclini a far accendere le discussioni le più clamorose perché non si regolano con gli scivoloni linguistici tinteggiati di razzismo. Come è possibile che uno vada in televisione a vantarsi del fatto che nel suo ufficio troneggia orgogliosamente il busto di Mussolini senza rischiare critiche? Come mai puoi scendere alla stazione di Roma Termini la Capitale del Paese di Rita Levi Montalcini e comprare a quattro soldi a bordo strada di tutto e di più alla gloria di Mussolini e del ventennio fascista? Roba da far rabbrividire il comune dei Tedeschi che da Hitler hanno preso le distanze. Perché a Roma si e a Berlino no? Amnesty International ha rischiato questa risposta: Rinuncia politica di risolvere un problema che si pensa scandalizzi solo gli stranieri. Rendiamoci conto che la Germania che ha saldato i conti con il passato è stato il primo paese in Europa a mettere a disposizione un "Numero Verde" per la lotta al razzismo e il numero tutt'ora funziona. In quello italiano ti chiedono se ti sei assicurato che chi ti ha insultato non stesse scherzando. Che figura facciamo?

Allora ben venga la marcia di Firenze contro il razzismo. Ben vengano le manifestazioni a Milano e Napoli a sostegno della comunità senegalese e nel nome della civiltà ma soprattutto come disse Il segretario del PD Bersani "bisogna punire il terrorismo razzista e la politica che è politica non può non ripartire da questo" parole che fanno eco alle dichiarazioni di Piero Fassino sindaco di Torino che così reagì alla menzogna che ha scatenato l'odio contro i Rom: «È assolutamente inaccettabile che si dia luogo a manifestazioni di linciaggio nei confronti di persone estranee ai fatti per la sola ragione che sono cittadini stranieri. Torino è una città civile che ha saputo sempre rispettare ogni persona quale che sia il luogo in cui è nata, la lingua che parla, la religione che pratica. È dovere della nostra comunità respingere chi vorrebbe precipitare la vita della nostra città nell'intolleranza, nell'odio e nella violenza». E per dirla con Andrea Mollica che pubblica su internet per conto del Giornalettismo: "la lotta al razzismo non può non essere messa al primo posto di un'agenda politica, sociale e culturale che da troppo tempo viene messa in disparte per paura della reazione popolare, che sembra quasi venire giustificata…" E se cosi è, sarà "purtroppo sempre troppo tardi per chiedere scusa agli stranieri, la valvola di sfogo preferita per i nostri fallimenti." Gli stranieri dal canto loro non hanno aspettato per suggerire come dare senso e valore alla loro presenza in Italia. Lavorano e si integrano. È il caso di uno di quei Senegalesi uccisi che voglio immaginare lungo le vie del Paradiso mentre parafrasa un canzone che ha contribuito a far amare l'Italia nel Mondo: "Lasciatemi cantare con la cartella in mano… Io sono un Italiano, un Italiano NERO!"

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