Rom e Sinti da tutto il mondo

Ma che ci fa quell'orologio?
L'ora si puo' vedere dovunque, persino sul desktop.
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Conoscere non significa limitarsi ad accennare ai Rom e ai Sinti quando c'è di mezzo una disgrazia, ma accompagnarvi passo-passo alla scoperta della nostra cultura secolare. Senza nessuna indulgenza.

La redazione
-

Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Fabrizio (del 05/04/2009 @ 08:55:31, in media, visitato 6050 volte)

Aggiornamenti sociali

di
Giacomo Costa S.I. di «Aggiornamenti Sociali»
Tommaso Vitale Docente di Sociologia nell'Università di Milano-Bicocca

L'8 aprile si celebra la Giornata internazionale dei rom e sinti, in ricordo del primo Congresso internazionale del popolo rom tenutosi a Londra l'8 aprile 1971 e della costituzione della prima associazione mondiale dei rom riconosciuta dall'ONU. L'Europa è da sempre popolata da una pluralità di gruppi zigani; sono parte della storia locale delle tante società urbane e rurali che compongono il mosaico europeo.

Si tratta di gruppi assai differenti per tradizione e cultura: gitani, yemish, manoush, camminanti, travellers, gypsy, sinti, romungro, olah, rom, boyas e altri ancora. È una vera e propria «galassia» di minoranze che, se considerata nel suo insieme, costituisce la più grande minoranza europea: circa dieci milioni di persone, dicono le stime di Bruxelles, molti di più se consideriamo anche i Paesi che non aderiscono all'UE e le persone che nelle guerre balcaniche degli anni '90 hanno perso ogni appartenenza nazionale. Il numero aumenta ancora se usciamo dall'Europa e guardiamo ai lom del Libano, ai dom del Medio Oriente, ai gruppi presenti in Mongolia, negli Stati Uniti, in Russia, in Brasile. Una complessità assai rilevante di cui spesso si conosce pochissimo.

Solo un italiano su mille, stando alle statistiche, ha almeno un'informazione minima su questa «galassia». Sappiamo anche che nel nostro Paese il grado di ostilità verso questi gruppi è altissimo, più alto persino dei livelli di odio razziale raggiunti nei Paesi ad apartheid istituzionalizzato. Avere una buona informazione sembra il fattore maggiormente correlato alla riduzione dell'avversione verso queste persone, insieme all'età: le persone più anziane, infatti, in Italia sono quelle che hanno meno paura degli zingari, poiché conservano la memoria di rapporti positivi di scambio e complementarità che hanno caratterizzato per molti anni le relazioni fra questi gruppi e la società maggioritaria. Più si è giovani, invece, più la rappresentazione di questi gruppi diviene omogenea, stereotipica, tutta interna a un immaginario della miseria e della devianza.

Così pochissimi, anche fra coloro che hanno gli intenti più solidali, tengono conto della stratificazione interna a questa galassia, in cui a fianco di comunità di recente immigrazione vi sono gruppi assai radicati che gestiscono attività economiche rilevanti (l'industria circense, lo spettacolo viaggiante, il mercato dei cavalli e degli animali da sella, e molto altro, a seconda dei Paesi considerati). Pochissimi sanno che esiste un'élite romani, colta e dinamica, che si coordina a livello transnazionale, trova forme di rappresentanza e di lobbying, agisce nelle e con le istituzioni internazionali. Le maggiori istituzioni hanno degli uffici appositi (Banca mondiale, ONU, Commissione europea, Consiglio d'Europa, Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico). Esistono centri di ricerca che pubblicano riviste scientifiche e coordinamenti di ricercatori zigani di diverse appartenenze.

Internet permette di avvicinarsi a questo mondo complesso e di cambiare il nostro sguardo. Dedicare un po' di tempo a guardare questi siti consente di cogliere le molteplici sfaccettature di queste minoranze. A fianco delle pagine dedicate alla difesa dei diritti umani e alla promozione sociale, si scoprono le tante tradizioni, il fascino delle produzioni musicali, la memoria orale e scritta, i diversi modi di relazionarsi al viaggio e alla stanzialità, i percorsi di spiritualità e le modalità di interrogare le grandi religioni monoteiste.

http://erionet.org
L'Ufficio di informazione europeo sulle popolazioni rom (ERIO, European Roma Information Office) è un'organizzazione internazionale fondata nel 2003 per promuovere e tutelare i diritti delle popolazioni rom con uffici a Bruxelles, dove svolge attività di lobbying nei settori dell'istruzione, dell'occupazione, dell'assistenza sanitaria e dell'alloggio. Rete di varie associazioni di rom e di persone che si occupano degli stessi, ERIO si distingue per la particolarità di promuovere la partecipazione di comunità rom nei processi decisionali a livello europeo, nazionale e locale.

Il sito dell'organizzazione, principalmente in inglese, ma con pagine anche in italiano, romani, bulgaro, ungherese, russo, rumeno e spagnolo, offre, attraverso un ricco bollettino settimanale (e-news), approfondite informazioni di attualità politica con notizie di quanto accade a livello europeo e nei vari Stati membri dell'Unione. Interessanti anche le parti che riferiscono delle attività dell'organizzazione (progetti, pubblicazioni, inchieste). Ricca è anche la lista di link alle maggiori istituzioni governative nazionali che si occupano di questioni legate ai rom. Un sito analogo, ma più centrato sulla lotta al razzismo nei confronti dei rom e sulla difesa dei diritti umani è quello del Centro europeo per i diritti dei rom (ERRC, European Roma Rights Centre): <www.errc.org>.

www.dosta.org
Si tratta del portale di una campagna di sensibilizzazione promossa dalla Commissione europea. «Dosta» è una parola romani che significa «basta»: la campagna si propone di sensibilizzare i «non rom», aiutandoli a superare i pregiudizi e gli stereotipi e a conoscere meglio i cittadini rom presenti in tutti gli Stati dell'Unione. Particolarmente interessanti i materiali di sensibilizzazione forniti dal sito, che vanno da foto, volantini e poster a spot radiofonici e televisivi. Nella sezione «Is this a stereotype?» (Questo è uno stereotipo?) si affrontano in maniera sintetica e agevole 15 dei principali luoghi comuni sui rom.

Per avvicinare le molteplici attività a favore dei rom promosse dalle istituzioni a livello europeo si può consultare il sito del Consiglio d'Europa (<www.coe.int>), o quello dell'Ufficio per le istituzioni democratiche e i diritti umani dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (<www.osce.org/odihr/18148.html>).

www.romadecade.org
Attraverso il sito Decade of Roma Inclusion 2005-2015 (Decennio per l'inclusione dei rom 2005-2015) si può conoscere nei dettagli l'interessante iniziativa politica dei Governi di Paesi dell'Europa centrale e sudorientale per migliorare la situazione socioeconomica delle popolazioni rom di quelle regioni. Undici Paesi che annoverano significative minoranze hanno aderito al progetto: Albania, Bosnia-Erzegovina, Bulgaria, Croazia, Macedonia, Montenegro, Repubblica Ceca, Romania, Serbia, Slovacchia e Ungheria. Recentemente, nel febbraio 2009, anche la Spagna ha aderito all'iniziativa, primo tra i Paesi della «vecchia Europa». Ogni Paese ha sviluppato un Piano decennale con obiettivi specifici per le aree prioritarie (educazione, impiego, salute e alloggio), cercando di coinvolgere organizzazioni governative, intergovernative e non governative con le popolazioni rom.

www.idebate.org/roma/
Più ampio è lo sguardo del Roma Buzz Aggregator, sito sostenuto dall'Open Society Institute, un'associazione filantropica con base a New York, ma con filiali in tutto il mondo. Il sito raccoglie automaticamente i link a tutte le notizie, nuovi post di blog, immagini, filmati, musiche e qualsiasi altro materiale concernente i rom che appare sulla rete.

Oltre a un archivio che presenta i materiali organizzati in ordine cronologico, ne offre uno organizzato per Paese. Tra i Paesi più rappresentati troviamo Francia (400 articoli), Regno Unito (311), Italia (253), ex Iugoslavia (218) e gli altri Paesi dell'Est. Presenta inoltre una cartina che mostra la provenienza delle ultime notizie su rom e sinti, e un diagramma in cui si può vedere quanto vengono menzionati ogni giorno dell'ultimo mese i termini legati ai rom nella «blogosfera».

www.sivola.net/dblog
Venendo all'Italia, un blog tanto disorientante quanto insostituibile è Mahalla, nome con cui venivano chiamati i quartieri ghetto in cui hanno vissuto per secoli i rom nell'Europa dell'Est. Si tratta di uno spazio virtuale, ideato dal milanese Fabrizio Casavola per creare una rete di contatti fra rom e sinti in tutta Italia e in diversi Paesi del mondo. Se si prende il tempo per esplorarlo con cura e ci si arma di pazienza, il sito si rivela una miniera di informazioni, progetti, denunce, storie, commenti, link ecc.: un archivio di quasi 3mila articoli raccolti in poco più di tre anni di vita. Il tutto per rovesciare i luoghi comuni sulle popolazioni rom.

http://sucardrom.blogspot.com/
Con base a Mantova, Sucar Drom (letteralmente in romani, «bella strada») è la sezione italiana di un'organizzazione formata «da appartenenti alla società maggioritaria (in senso numerico) e da appartenenti alle società sinte e rom», che si batte per il riconoscimento dei pieni diritti di cittadinanza delle minoranze nazionali ed europee sinte e rom e contro tutte le forme di discriminazione che attualmente colpiscono queste popolazioni. Sul blog dell'associazione, è possibile trovare una raccolta particolarmente completa della normativa (internazionale, comunitaria, statale e regionale) che direttamente o indirettamente interessa le comunità rom e sinte. Molto interessante è il quotidiano commento alle notizie riguardanti fatti di cronaca, posizioni politiche e avvenimenti sui rom.

© FCSF - Aggiornamenti Sociali

 
Di Fabrizio (del 04/04/2009 @ 09:36:42, in media, visitato 1093 volte)

Da casalemonferrato.bloglandia.it

Una rassegna cinematografica con i film di Tony Gatlif
In Via del Carmine 8, al Centro dell'Associazionismo, CASALE MONFERRATO


A concludere il lavoro svolto dalla Consulta per la Pace, che ha coinvolto gli studenti in un percorso di sensibilizzazione su tematiche interculturali legate ai Rom, e che ha portato, nelle scuole e in un incontro pubblico Suor Carla Osella dell'AIZO (Associazione Italiana Zingari Oggi) e le sue testimonianze, viene ora proposta una rassegna cinematografica, dal titolo "Zingari, la bellezza di un popolo", organizzata dalla stessa Consulta e dall'Associazione di Promozione Interculturale Serydarth, che metterà in scena tre film del regista gitano Tony Gatlif, capaci in maniera profonda di mettere in mostra qualcosa di sublime e radicato nella cultura Rom, diverso dai luoghi comuni generati dalla rappresentazione mediatica ordinaria.

I film saranno proiettati il lunedì, ogni quindici giorni, a partire dal 6 aprile, alle ore 21.15 presso il Centro dell'Associazionismo di via del Carmine.

Si comincia il 6 aprile con "Latcho Drom", un vero e proprio viaggio musicale tra i gitani, partendo dal Rajasthan e arrivando all'Andalusia, passando per l' Egitto, la Romania, l'Ungheria e la Francia

Il 20 aprile sarà la volta di "Gadjo Dilo – Straniero Pazzo", il cui protagonista, un giovane parigino, si ritrova ospite in un villaggio Rom nei pressi di Bucarest, una realtà profondamente diversa da quella cui è abituato.

A concludere la rassegna, "Vengo - Demone flamenco", in cui gli zingari rappresentati sono i gitani in Andalusia. Una storia di vendetta familiari, un dramma accompagnato dalla magia e il pathos del flamenco.

In tutti e tre i film, la musica e la cultura zingara sono gli attori principali. La partecipazione alle rassegne è riservata ai soci, il costo della tessera 2009 è di 5€. Consulta per la Pace, Associazione Serydarth

Casale Monferrato (AL)

 
Di Fabrizio (del 01/04/2009 @ 08:51:32, in media, visitato 1513 volte)

Da Roma_Francais (Ne avevo scritto sul mio vecchio blog Pirori quattro anni fa - i link del test sottostante sono in francese)

mercoledì 25 marzo per Gregory Salomonovitch

Yves Calvi è comparso ultimamente davanti al TGI (Tribunal de grande instance ndr) per "incitamento all'odio razziale" riguardo la trasmissione "C dans l'air" sulla delinquenza ed i rom diffusa l'11 febbraio 2005

Con due dei suoi invitati presenti quel giorno in studio, Xavier Raufer e Yves-Marie Laulan, l'animatore-produttore di France 5 è accusato di aver proferito propositi "a carattere apertamente razzista". Era stata depositata una querela da alcune associazioni rom - tra cui La Voix des Roms che ha dedicato un sito a questa vicenda - la LICRA, la LDH e il MRAP.

I querelanti accusano una "confusione costante" tra rom, Rumeni, zigani e gens du voyage durante la trasmissione. I "ladri di polli" come lo riassume Yves Calvi. Ma anche un "amalgama" tra i Rom e gli atti di delinquenza: furto, mendicità, prossenitismo e prostituzione. Sollevano anche la mancanza di un contraddittorio: in studio non era presente nessun rappresentante dei rom. Fatto ugualmente denunciato da CSA e dal Consiglio d'Europa.

E' soprattutto il titolo della trasmissione che sarà discusso a lungo in Tribunale: "Delinquenza: la via dei Rom". Questo titolo, esposto durante tutta la trasmissione, era un gioco di parole, s'è difeso Calvi: "Non un solo istante si è voluto fare allusione a niente". Se la parola "Rom" appariva nel titolo è "perché due terzi della trasmissione sono stati consacrati ai rom", spiega "non si voleva fare sembrare questo come una componente della trasmissione". Avrebbero anche potuto titolare: "Delinquenza: tutte le piste portano ai Rom"...

Tra razzismo ordinario e incompetenza

Il tribunale è in presenza di propositi xenofobi? Numerosi passaggi della trasmissione sono incriminati, come anche il tono con cui sono stati proferiti. Yves-Marie Laulan, assente all'udienza, è accusato di essere quello che si è spinto più oltre: "Non li si può integrare in una società come la nostra, si possono integrare i bambini [...] nel lungo termine, a condizione di donare loro un'istruzione corretta e di portarli fuori dall'ambiente familiare", aveva detto. Portare via i bambini ai loro genitori, questo vi ricorda niente?

Quando Xavier Raufer, "criminologo", già membro di movimenti di estrema destra, prende la parola a sua volta, è per denunciare il "massacro" delle sue parole nella trasmissione ed una "denigrazione", "al limite del tentativo d'intimidazione". Fa ugualmente allusione alle tecniche utilizzate da alcune reti mafiose per attaccare legalmente quanti li combattono sotto la copertura di una associazione. Un'insinuazione che ha provocato l'indignazione delle parti civili.

Rom e mezzi d'informazione

L'avvocato Braun, per le associazioni, fustiga da parte sua presentazioni dei Rom fatte nei media: "smettetela, smettetela di stigmatizzare!" grida in destinazione del banco - quasi vuoto - dei giornalisti. Denuncia ugualmente il cameratismo che ha avuto luogo in "C dans l'air" ed aggiunge in direzione degli accusati: "sono nulli ed incompetenti, è incontestabile!" Questo provocherà i fulmini dell'avvocato del criminologo, che fa il gesto di alzarsi e di uscire dalla sala dell'udienza urlando: "è insopportabile!". Al limite del ridicolo.

Viene di seguito il turno dei querelanti, e qui, il dibattito si allarga: "quello che domandiamo è il rispetto". I rom sono "sistematicamente ignorati in maniera costante e voluta dai media e dagli osservatori", "si è già sottolineato abbastanza come abbiano una cattiva immagine!", "perché non fare una trasmissione sui loro aspetti migliori?", stimano gli uni e gli altri.

Per l'avvocato della Lega dei Diritti dell'Uomo, se c'è stato uno scivolamento da una "trasmissione di carattere pedagogico verso un'ora di pregiudizi razzisti", è perché "il titolo è diventato il soggetto"."Voi siete un eccellente giornalista, signor Calvi, ma questa volta avete sbandato" aggiungerà l'avvocato della Lega Internazionale Contro il Razzismo e l'Antisemitismo. Il magistrato ha richiesto la condanna dell'animatore e dei due invitati, come quella di Marc Tessier, direttore all'epoca di France Télévisions, e di Laurent Souloumiac, responsabile del sito internet di France 5. Tuttavia non è stata specificata alcuna pena precisa.

"L'onore" di Yves Calvi

Calvi, alla barra come nel suo studio, tenta di condurre il dibattimento, con un filo di nervosismo. Giustifica le opinioni presentando il principio stesso di "C dans l'air": "noi trattiamo dei soggetti d'attualità". Il tema era: "la delinquenza è legata alle settori rumeni", un soggetto "mediatico" all'epoca. Di seguito precisa la "scelta irreprensibile" degli intervenuti e spiega che "è la questione delle vittime che è al cuore della nostra trasmissione". Il suo "onore di giornalista" sarebbe in gioco, inoltre, questo non è niente! Per tutta la durata del processo, con una grande attenzione ha in ogni caso ascoltato gli argomenti degli uni e degli altri. "Non comprendo bene cosa mi è successo" ammette, "accetto le osservazioni ma non di essere complice d'incitamento all'odio razziale".

Questa udienza è stata anche una maniera di mobilitare l'opinione pubblica sulla discriminazione subita dai rom e dalle associazioni. Bakchich è l'unico media ad aver assistito all'intero processo, quando sono stati per questo inviati 800 comunicati stampa.

Il Tribunale rimetterà il suo giudizio il prossimo 7 maggio.


Chi vuole, trova notizie anche sull'Humanité

 
Di Fabrizio (del 27/03/2009 @ 09:36:03, in media, visitato 1302 volte)

Khamsa, di Karim Dridi (Concorso Migliore Film Africano)
ll tunisino Karim Dridi con Khamsa (se ne era scritto QUI ndr) ritorna al cinema dopo dieci anni di televisione. Marco l'adolescente zingaro in perenne collisione con il potere costituito è disadatto anche all'interno del proprio mondo, non comprende lo strisciante razzismo che divide gli zingari dagli arabi. Un film tutto contenuto nelle due sequenze di apertura e chiusura, sintesi estrema di una vita vissuta controvento.

ricorda Signore questi servi disobbedienti alle leggi del branco F. De Andrè (Smisurata preghiera)

Marsiglia con le sue luminosità mediterranee, mentre da una parte ricorda le melodie di Serrat che svela il senso di un meridionale comune denominatore, dall'altra svela il suo volto tragico nel cammino doloroso di Marco (Khamsa che in arabo vuole dire 5) giovanissimo componente di una disfatta famiglia zingara. L'inizio del film lo accoglie in equilibrio sul cordone di un muro, metafora, in un film assolutamente esplicito, di una vita condotta border line. Marco si arrangia, furti, scippi e combattimenti illegali di animali. Ma non è padrone della sua vita, compie queste attività delinquenziali per non uscire dal gruppo, per esserci, per ribellione. Il suo desiderio è quello di fare il fornaio e sfornare pane e dolci. E poi bisognerebbe averlo visto com'era felice quando suo padre, scapestrato donnaiolo privo di scrupoli, partendo gli lascia la roulotte e lui la rimette in ordine eleggendola a propria dimora. Segno preciso di una necessità di stabilità anche emotiva, ma senza desiderio di integrazione, tutt'altro, l'undicenne Marco resta un gadjo e il suo percorso è sempre in piena collisione con il potere costituito, sia esso rappresentato dai funzionari del servizio sociale o dalla polizia.

Dridi ci accompagna all'interno di questo territorio zingaro diviso tra amore solidale e solidaristico malaffare, tracciandone con sicurezza le coordinate. Un terreno ricco di insidie, esposto al tradimento, dove il giovanissimo protagonista trova lo spazio per dimostrare tutto l'amore possibile per la nonna morente. Il campo rom o le occasionali dimore che trova mettono in luce la precarietà della sua vita. Dissidi etnici si insinuano tra i rapporti di questi adolescenti che si comportano da uomini, non c'è mai pace tra rom e arabi e il razzismo latente aggrava i rapporti tra le parti. Dridi, tunisino di nascita affronta con sicurezza e solare audacia il tema della complessità che deriva da questo film e al cui interno, un po' spaesato, un po' consapevole e un po' malandrino ritroviamo il suo protagonista che sembra destinato, da una sorte cattiva e percorrere tutta la vita controvento come nella faticosa ultima sequenza che lo vede correre in salita mentre ai suoi piedi la multietnica Marsiglia quotidianamente sopravvive a questa dolorosa complessità.

Articolo del 25/03/2009 di Tonino De Pace

 
Di Fabrizio (del 20/03/2009 @ 10:23:42, in media, visitato 1293 volte)

Ricevo da Paolo Buffoni:

Se un non rom fosse fotografato di faccia e di profilo con un cartello e un numero, cosa accadrebbe? A fare questa domanda è un prete cattolico che vive tra i rom. Schedature di massa in Veneto, persecuzioni a Roma: l’apartheid è una realtà. A questi temi è dedicato il servizio di apertura e la copertina [con il titolo "La questione zingara"] del nuovo numero di Carta in edicola a Milano da ven. 20/03

Nel frattempo, ecco un anticipo pubblicato online

Pierluigi Sullo [19 Marzo 2009]

Nelle scorse due settimane il telefono di Anna Pizzo ha squillato molto più del solito. Lei è consigliera regionale, e il suo cellulare è solitamente irrequieto, ma questa volta ha superato tutti i limiti e io, che vivo con lei, mi stavo innervosendo. A chiamare in continuazione era un certo Sandro. Anna mi ha infine spiegato chi è Sandro: è uno dei capifamiglia di una famiglia allargata di Rom, una cinquantina, metà circa bambini e ragazzi, tutti cittadini italiani. "E che vogliono da te?", ho domandato. Lei mi ha spiegato che si erano aggrappati a quella unica piccola finestra aperta sulle istituzioni per cercare di risolvere il loro problema. "E qual è il problema?". La spiegazione è stata lunga.

Prima c’è un gruppo di Rom che, dal Veneto, si trasferiscono molti anni fa a Roma per lavorare. Fanno i "calderash", lavorano con i metalli, e sono così bravi che ogni anno si trasferiscono al nord, dove molte chiese affidano loro lavori di restauro. Negli anni, finiscono per stabilirsi nell’ex Mattatoio romano, abbandonato e vuoto. Poi accadono due cose. La giunta Veltroni decide di aprire lì la Città dell’Altra economia, iniziativa ottima che però comporta lo spostamento dei Rom un po’ più in là, sulla sponda del Tevere. Veltroni se ne va e arriva Alemanno, e il giorno dopo che il prefetto di allora, Mosca, aveva dichiarato "non ci saranno mai più sgomberi di Rom", la polizia si presenta in forze al lungotevere Testaccio, fa staccare luce e acqua e intima ai Rom di andarsene. Dove?, chiedono loro. Non si sa. Mettono in fila camper e roulottes e si avviano in un largo giro che si conclude nell’estrema periferia sud, dalle parti della università di Tor Vergata. Il rettore protesta, allora vengono ancora spostati: a Tor Sapienza. Un’unica fontanella e niente luce, nonostante loro abbiano già pagato l’allaccio all’Enel. Passano mesi, e i cinquanta di Sandro decidono di andarsene: il posto, già inospitale, si è ulteriormente affollato. Comincia così un’odissea dentro e attorno a Roma: Romanina, Ardeatina, Capannelle, uno spiazzo momentaneamente libero dal mercato settimanale, un parcheggio semi-abbandonato, il terreno che provvisoriamente un parroco affitta loro a prezzo assai modico, ecc. Ogni volta si presenta un carabiniere, un poliziotto, una presunta ronda di individui con pettorine fosforescenti, la guardia privata di un istituto di ricerca, per intimare loro di andarsene. Subito. I cinquanta Rom caricano ogni volta la decina di camper e roulottes e se ne vanno: non cercano rogne, e telefonano all’unica persona delle istituzioni che – evidentemente – è disposta ad ascoltarli. La quale chiama assessori e presidenti di Municipio, e perfino centri sociali, per trovare uno slargo, uno spazio, un posto qualunque dove gli zingari erranti possano fermarsi. Nel frattempo, i bambini non possono più andare a scuola, com’è ovvio, anche se le maestre e molti genitori della scuola che frequentavano, al Testaccio, hanno raccolto firme in loro appoggio. La figlia grande di Sandro ha appena finito la quinta elementare, in pagella ha tutti voti ottimi.

Però nessuno sembra provare interesse per questi connazionali di cultura Rom, con nomi e cognomi italiani e la faccia delle brave persone, per cui si supporrebbe che tutti gli stereotipi sui Rom sporchi e ladri e mendicanti e ladri di bambini debbano fare più fatica a penetrare nelle menti, per non parlare delle amministrazioni. E d’altra parte, non erano quasi tutti cittadini italiani i Sinti che all’inizio di marzo 150 poliziotti – che avevano fatto irruzione all’alba in 15 campi del Veneto – hanno fotografato di faccia e di profilo, con addosso un cartello con le generalità e, in molti casi, un numero? Ma anche l’argomento "sono italiani" è debole: come spiega Tommaso Vitale, sociologo e studioso dell’argomento, nel numero di Carta settimanale in uscita domani [la cui copertina è dedicata alla "questione zingara"], in Italia si sono inventati i "campi nomadi" e si è costruita – con la perdita di memoria sull’Olocausto Rom e con un arsenale di schemi culturali razzisti – la figura dell’"eterno straniero".

Negli ultimi giorni il cellulare di Anna si è placato, Sandro e i suoi hanno trovato un posto: un campeggio di Bracciano, vicino Roma, dove potranno stare per un mese pagando un prezzo molto scontato. Il proprietario del camping non ha di questi pregiudizi, infatti è tedesco.

 
Di Sucar Drom (del 19/03/2009 @ 09:14:16, in media, visitato 1440 volte)

[ http://www.estnord.it ]
Davide Casadio, presidente dell'Associazione Sinti Italiani [ http://sintiitaliani.blogspot.com/ ], visita il campo di viale Cricoli a Vicenza. Pochi giorni prima, il 5 marzo 2009, la polizia è entrata nel campo [e in molti altri del Veneto] schedando tutti i residenti, compresi i minori. Qui alcune testimonianze di quella notte, e una panoramica sulle condizioni di vita nel campo

 
Di Fabrizio (del 16/03/2009 @ 09:53:35, in media, visitato 1288 volte)

Da LaStampa.it di BARBARA SPINELLI

E' davvero singolare che chi s'indigna per la messa a nudo dei politici attraverso le intercettazioni, e addirittura parla di complicità dei giornali in turpi linciaggi, non trovi le parole per protestare contro l'uso che viene fatto dei volti di due romeni, Alexandru Isztoika Loyos e Karol Racz, arrestati il 17 febbraio per lo stupro di una minorenne nel parco della Caffarella. Quei volti ci si accampano davanti a ogni telegiornale, e hanno qualcosa di cocciuto, invasivo, conturbante: da ormai un mese ci fissano incessanti, nonostante il Tribunale del Riesame abbia invalidato l'accusa dal 10 marzo, e le analisi del Dna abbiano scagionato i loro proprietari già il 5 marzo. Se ne son viste tante, di gogne: questa è gogna di due scagionati.

Parliamo di proprietari di due volti perché la faccia ci appartiene, è parte del nostro corpo inalienabile. Così come esiste dal Medioevo un habeas corpus, che è il divieto di sequestrare il corpo in assenza di imputazioni chiare, esiste in molti codici quello che potremmo chiamare l'habeas vultus, l'habeas facies: il diritto alla tua immagine anche se sei indagato (articolo 10, codice civile). L'abuso in genere non avviene per gli italiani sospetti di violenza sessuale. Per i romeni è diventata norma, anche se non ce ne accorgiamo più.

Il loro viso è sequestrato, strappato con violenza inaudita, e consegnato senza pudore ai circhi che amano le messe a morte del reietto.

Habeas facies è un diritto che non ha statuto ma è in fondo anteriore all'habeas corpus. In alcune religioni (ebraismo, islam) il volto è sacro al punto da non dover essere ritratto. Vale per esso, ancor più, quello che Giorgio Agamben scrisse anni fa sulle impronte digitali: "Ciò che qui è in questione è la nuova relazione biopolitica "normale" fra i cittadini e lo Stato. Questa non riguarda più la partecipazione libera e attiva alla dimensione pubblica, ma l'iscrizione e la schedatura dell'elemento più privato e incomunicabile: la vita biologica dei corpi. Ai dispositivi mediatici che controllano e manipolano la parola pubblica, corrispondono i dispositivi tecnologici che iscrivono e identificano la nuda vita: tra questi due estremi - una parola senza corpo e un corpo senza parola - lo spazio di quella che un tempo si chiamava politica è sempre più esiguo e ristretto" (Repubblica, 8 gennaio 2004). Agamben aggiunge: "L'esperienza insegna che pratiche riservate inizialmente agli stranieri vengono poi estese a tutti".

Il pericolo dunque riguarda tutti. Quando si comincia a denudare lo straniero, ricorrendo al verbo o all'occhio del video, è il cruento rito del linciaggio che s'installa, si banalizza, e l'abitudine inevitabilmente colpirà ciascuno di noi. Lo ha scritto Riccardo Barenghi il 3 marzo su questo giornale ("Alla fine, quanti di noi italiani finiranno nella stessa situazione?") quasi parafrasando le parole del pastore antinazista Martin Niemöller: "Prima di tutto vennero a prendere gli zingari - e fui contento, perché rubacchiavano. Poi vennero a prendere gli ebrei e stetti zitto, perché mi stavano antipatici \. Poi un giorno vennero a prendere me, e non c'era rimasto nessuno a protestare".

Il linciaggio ha inizio con una svolta linguistica, cui ci si abbandona non senza voluttà perché il linciaggio presuppone la muta ardente e la muta non parla ma scaraventa slogan, non dà nomi all'uomo ma lo copre con sopra-nomi, epiteti che per sempre inchiodano l'individuo a quel che esso ha presumibilmente compiuto di mirabile o criminoso. Racz diventa "faccia da pugile". Isztoika riceve un diminutivo - "biondino" - che s'accosta, feroce, al diminutivo che assillante evoca le vittime (i "Fidanzatini"). Sono predati non solo i volti e i nomi ma quel che i sospetti, ignorando telecamere, dicono in commissariato. Bruno Vespa sostiene che le intercettazioni "sono una schifezza" e rovinano la persona, ma non esita a esibire una, due, tre volte il video dell'interrogatorio in cui il romeno confessa quel che ritratterà, trasformando la stanza del commissariato in sacrificale teatro circense come per inoculare nello spettatore la domanda: possibile mai che Isztoika sia innocente? Lo stesso fa l'Ansa, che più di altri dovrebbe dominarsi e tuttavia magnifica gli investigatori perché hanno condotto "un'indagine all'antica: decine di interrogatori di persone che corrispondevano alle caratteristiche fisiche delle belve" (il corsivo è mio).

Avvenuta la svolta linguistica il danno è fatto, quale che sia il risultato delle indagini, e i sospettati girano con quel bagaglio di nomignoli, slogan. Rita Bernardini, deputato radicale del Pd, evoca il bieco caso di Gino Girolimoni, il fotografo che negli Anni 20 fu accusato di omicidi di bambine e poi scagionato ("Il fascismo dell'epoca trovò il capro espiatorio per rasserenare la cittadinanza di allora e dimostrare che lo Stato era più che efficiente e presente"). Ancor oggi, c'è chi associa Girolimoni all'epiteto di mostro. Damiano Damiani nel '72 ne fece un film, Girolimoni - Il mostro di Roma, con Nino Manfredi nella parte della belva. Non riuscendo più trovare un posto, Girolimoni perse il patrimonio che aveva e cercò di sopravvivere aggiustando scarpe e biciclette a San Lorenzo e al Testaccio. Morì nel '61, poverissimo. Ai funerali, nella chiesa di San Lorenzo fuori le mura, vennero rari amici. Tra questi il commissario Giuseppe Dosi, che aveva smontato le prove contro l'accusato: azione avversata da tutti i colleghi, e che Dosi pagò con la reclusione a Regina Coeli e l'internamento per 17 mesi in manicomio criminale. Fu reintegrato nella polizia solo dopo la caduta del fascismo.

Anche se scagionata, infatti, la belva resta tale: più che mai impura, impaura. La sua vita è spezzata. Così come spezzati sono tanti romeni immigrati che l'evento contamina. Guido Ruotolo, su questo quotidiano, fa parlare la giornalista Alina Harhya, che lavora per Realitatea Tv: "Ma da voi non vale la presunzione d'innocenza? Le forze di polizia non dovrebbero garantire il diritto? E invece viene organizzata una conferenza stampa in questura e si distribuiscono le foto, i dati personali, dei presunti colpevoli. Non ce l'ho con la stampa italiana, sia chiaro. Però questo è un fatto. Qui da voi si fa la rivoluzione se un politico viene ripreso in manette e invece nessuno protesta quando si sbatte il mostro romeno in prima pagina" (La Stampa, 3 marzo). Ancora non sappiamo di cosa siano responsabili Isztoika e Racz, ma i motivi per cui restano in carcere appaiono oggi insussistenti e, se i romeni saranno scagionati del tutto, le loro sciagure s'estenderanno ulteriormente: proprio come accadde a Girolimoni, mai risarcito dallo Stato che l'aveva devastato.

La polizia di Stato può sbagliare: è umano. Ma se sbagliando demolisce una vita e un volto, non bastano le parole. Se la comunità intera s'assiepa affamata attorno al capro espiatorio, occorre risarcire molto concretamente. Iniziative cittadine dovrebbero reclamare che i falsi colpevoli non siano scaricati come spazzatura per strada. Nessun privato darà loro un lavoro: solo l'amministrazione pubblica può. Occorre che sia lei a riparare il danno che gli organi dello Stato hanno arrecato.

Se non si fa qualcosa per riparare avrà ragione Niemöller: non avendo difeso romeni e zingari, verrà il nostro turno. Tutti ci tramuteremo in ronde - politici, giornalisti, cittadini comuni - per infine soccombere noi stessi. Le trasmissioni di Vespa sono già una prova di ronda. Le parole di Alessandra Mussolini (deputato Pdl) già nobilitano e banalizzano slogan razzisti ("Certo, non è che possono andare in galera se non sono stati loro, ma non cambia niente: i veri colpevoli sono sempre romeni"). Saremo stati falsamente vigili sulla sicurezza: perché vigilare è il contrario dell'indifferenza, del sospetto, e dei pogrom.

 
Di Fabrizio (del 12/03/2009 @ 09:36:44, in media, visitato 2083 volte)

Da Roma_Daily_News

Romedia Foundation, un'organizzazione civile di Budapest (www.mundiromani.com), e Amnesty International (www.amnesty.hu) hanno promosso una campagna video sulle donne rom col supporto di Duna Television (www.dunatv.hu) e del Decennio dell'Inclusione Rom (www.romadecade.org).

 (in ungherese ed inglese)

Lo spot di 4', prodotto per il Giorno Internazionale della Donna 2009, presenta flash della storia personale di cinque attiviste rom per i diritti umani di tutta Europa, assieme a filmati degli insediamenti rom nel continente. In questi periodi di crisi, dove la coesione sociale è gravemente messa in pericolo dalla moltiplicazione di atti di estrema violenza contro i Rom in Ungheria e altrove, la campagna esorta il pubblico a rispettare i Rom in tutta la loro complessità.

Una versione ungherese di 30" dello spot [è stata] trasmessa dal 6 all'11 marzo 2009 su centinaia di schermi pubblici in Ungheria.

Directed by Csaba Farkas and Katalin Bársony
Music by Babos Project Romani
Lyrics by Ágnes Daróczi

Contact:
Katalin Bársony – Romedia Foundation
+36 30 532 84 21
katalin.barsony@mundiromani.com

Marion Kurucz – Romedia Foundation
+36 30 906 68 67
marion.kurucz@mundiromani.com

www.mundiromani.com

 
Di Fabrizio (del 05/03/2009 @ 09:16:21, in media, visitato 1069 volte)

Scrive il blog Gopk:

Ieri ho avuto un'interessante conversazione con due persone appena incontrate, con cui è stato un vero piacere rimanere e parlare. Tra i diversi argomenti che abbiamo discusso, siamo finiti sui Rom, e mi è successo di comprendere che la mia conoscenza generale sugli Zingari è scarsa. O conosco determinate tematiche, localizzate nel tempo e nello spazio sulla vita romanì, o conosco davvero poco sul panorama generale, tanto che posso a malapena parlarne. E' per questo che oggi sono rimasto impressionato da questo video (categoria: Marton), che illustra uno sguardo generale sui Sinti e Rom in Italia, immigrati o no. Secondo me fornisce una buona sintesi su cosa stanno passando i Rom in quel paese. Almeno qualcosa che possa compensare la mia mancanza di capacità di descrivere le immagini complessive.

 
Di Fabrizio (del 26/02/2009 @ 09:28:55, in media, visitato 1703 volte)

Ricevo da Fabrizio Boni

Ciao a tutti,
vi mando il link ai trailer a un paio di lavori che sto provando a vendere.
http://www.vimeo.com/user1333204
Nell'attesa gli faccio prendere un po' d'aria.

Saluti e baci

Fabrizio Boni
Tel/Fax: +39 0657302088
Mob: +39 3358168363
Email: fbrz.boni@gmail.com

PS: Savorengo Ker è bruciata il 12 dicembre. QUI la cronaca dal blog Casilino900

 

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