Rom e Sinti da tutto il mondo

Ma che ci fa quell'orologio?
L'ora si puo' vedere dovunque, persino sul desktop.
Semplice: non lo faccio per essere alla moda!

L'OROLOGERIA DI MILANO srl viale Monza 6 MILANO

siamo amici da quasi 50 anni, una vita! Per gli amici, questo e altro! Se passate di li', fategli un saluto da parte mia...

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Conoscere non significa limitarsi ad accennare ai Rom e ai Sinti quando c'è di mezzo una disgrazia, ma accompagnarvi passo-passo alla scoperta della nostra cultura secolare. Senza nessuna indulgenza.

La redazione
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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Sucar Drom (del 24/12/2007 @ 09:15:16, in blog, visitato 1827 volte)

Chiari (BS), un invito anche per te
Natale 2007, un invito anche per te: AIUTIAMO I SINTI A SUPERARE L’INVERNO! TANTI VISI, TANTI SORRISI TANTE MANI, PER IL DOMANI TANTO CUORE PER FAR ...

Natale 2007
Grida di bambini, silenzi di anziani, un tavolo imbandito, una ciotola vuota, allegria al luna park, tristezza ...

Mantova, superiamo la logica del "campo nomadi"
In questi giorni molti discutono a Mantova per l’intervento dell’Amministrazione Comunale a sanare un pregresso di consumo di energia elettrica, relativo al cosiddetto “campo nomadi”. Devo anche dire che sono rimasto stupito dalla modalità con cui la Gazzetta di Manto...

Viareggio (LU), rom e viareggini insieme per il Carnevale
Il Carnevale è davvero internazionale e soprattutto il luogo della pace e della concordia. Ed è quanto succederà a bordo di un carro, piccolo per la verità, e non d...

L'Italia in declino
E così, dopo anni di piagnistei nostrani, anche quei cattivoni d’americani hanno osato criticare lo Stivalone con un articolo su uno dei loro più importanti quotidiani. Subito si sono alzate alte grida contro questa indelicatezza: ma come si permettono que...

Milano, il Comune viola la Convenzione ONU del 1989
"La circolare del Comune di Milano è in netta violazione dei diritti dell'infanzia sanciti dalla Convenzione ONU del 1989, ratificata dall'Italia, che ribadisce l'u...

Diano Marina (IM), il jazz sinto manouche
Il comune di Diano Marina offre uno spettacolo imperdibile, domenica 26 dicembre, nel pomeriggio di Santo Stefano. Nella centrale via Canepa si esibira...

Auguri dalla Spagna

Auguri a Tutti
Sucar Drom Augura Buone Feste a Tutti con questa bellissima foto di Mauro Lattuada che ritrae la giostra di una famiglia sinta

 
Di Sucar Drom (del 18/12/2007 @ 09:20:22, in blog, visitato 1370 volte)

Abbattere il muro. La «buona notizia» dell’accoglienza di un popolo che c’interpella: i Rom
Intervento forte della Delegazione regionale della Caritas alle parrocchie toscane: l’accoglienza dei Rom. Il documento (che ha per titolo Abbattere il muro. La «buona notizia» dell’accoglienza di un popolo che c’interpella: i Rom) «vuole essere l’invito – spiega il de...

Milano, le associazioni fanno cartello per i Rom
Nasce a Milano un Cartello permanente che riunisce una quindicina (per il momento) di associazioni laiche e cattoliche che operano da anni sul territorio del capoluogo lombardo per mettere in campo una strategia ...

Gratta, gratta... Fini resta il fascista di sempre
Decreto legge sulle espulsioni dei cittadini comunitari, spazio europeo, cittadinanza europea. Melting Pot Europa ha intervistato Marco Revelli, storico e sociologo, docente all’Università Orientale del Piem...

L’Italia si impegna all’Onu per la tutela dell’infanzia rom e sinta
Il ministro Rosy Bindi, intervenendo ieri alla plenaria di New York, ha illustrato il piano per “proteggere i bambini rispettando il principio della unità familiare”. Un impegno concreto per la tutela dell’...

Una sconfitta!
Annullata la condanna a due mesi di reclusione per istigazione all'odio e alla discriminazione razziale nei confronti del sindaco di Verona, Flavio Tosi. Lo ha deciso il 13 dicembre 2007 la Terza sezione penale della Cassazione che ha disposto un nuo...

Milano, la segregazione per tutti i Sinti e i Rom
Il cosiddetto "patto di socialità e legalità" fatto sottoscrivere dal comune di Milano ai Rom romeni, residenti in via Triboniano, sarà esteso ad altri sette insediamenti meneghini, nei quali risiedono oggi 875 cittadini rom e sinti italiani, europei e non com...

Luoghi comuni contro Rom e Sinti. Parte prima: i ladri di bambini
Lo scopo di questo articolo è quello di rimettere in discussione e confutare alcuni luoghi comuni su Rom e Sinti. In particolare verranno esaminati alcuni asserti che il senso comune dà per assodati e ch...

Discriminazioni, il "pasticcio" di Palazzo Madama
Il 6 dicembre il Senato della Repubblica ha votato con non poche sofferenze il cosiddetto “decreto sicurezza”. Oggi il provvedimento è alla Camera dei Deputati. Il provvedimento, nato sull’onda emotiva del delitto Reggiani, rischia di compromettere tutta la le...

 
Di Fabrizio (del 12/12/2007 @ 09:30:37, in blog, visitato 1447 volte)
Articolo di Luciano Muhlbauer, pubblicato su il Manifesto dell’11 dic. 2007 (pag. Milano)
 
L’iniziativa congiunta di associazioni e sindacati sulla questione rom a Milano, presentata ieri alla Camera del Lavoro, è una preziosa boccata d’ossigeno, specie in questo momento, in cui stanno per sbarcare anche a Milano le ordinanze xenofobe provenienti dai comuni di Cittadella e Caravaggio.
Finalmente una parte importante della società civile milanese ha deciso di rompere quell’assordante silenzio, che ha consegnato la città alla peggior demagogia e alimentato pericolosamente la “percezione di insicurezza” dei cittadini.
Pensiamo che sia giunto il momento che qualcuno chieda conto agli amministratori milanesi del loro operato nei confronti dei rom presenti sul nostro territorio. Il bilancio di oltre un anno di interventi repressivi e demolizioni è, infatti, pesantemente negativo e l’unico risultato concreto sta nell’aver introdotto a Milano il nomadismo coatto degli sgomberi.
Ma forse tutto questo fa comodo al centrodestra, più interessato a coccolare e coltivare le percezioni di insicurezza, piuttosto che a occuparsi dei problemi e delle macerie di 15 anni di abbandono delle periferie popolari. Dall’altra parte, ora che anche buona parte del Piddì veltroniano ha sposato la linea del “dagli addosso allo sfigato”, perché dovrebbero cambiare strada?
Ieri a Milano sono successe due cose: da una parte, un cartello di associazioni ha formulato delle proposte concrete e alternative alla psicosi securitaria e, dall’altra, la giunta Moratti sta pensando di riprodurre le misure anti-stranieri di Cittadella e Caravaggio. Due strade diverse e opposte, che rappresentano bene le scelte possibili da fare nella nostra città per il futuro.
Invitiamo pertanto tutte le forze di sinistra e democratiche della nostra città a sostenere l’iniziativa delle associazioni e a contrastare, senza ambiguità, la deriva xenofoba che le destre tentano di imporci.
 
 
Di Sucar Drom (del 10/12/2007 @ 08:41:25, in blog, visitato 1454 volte)

Romania, vittoria di Basescu alle elezioni per Strasburgo
I risultati ufficiali diffusi in Romania e relativi alle elezioni valide per l’elezione dei rappresentanti di Bucarest al Parlamento europeo, sono ormai pressoché definitivi e non hanno riservato grandi sorprese.
Vincitore è risultato il Presidente della Repubblica Traian Basescu il c...

Brescia, in Consiglio Comunale si prepara la cacciata dei Sinti Italiani
Torna a riunirsi il consiglio comunale di Brescia: la presidente Laura Castelletti ha convocato la seduta a Palazzo Loggia nella giornata di oggi, martedì 4 dicembre, alle ore venti. L'assemblea affronterà, in base a una specifica richiesta dei gruppi di minoranza del centrodestr...

Treviso, usiamo con gli immigrati i metodi delle SS
«Usare con gli immigrati lo stesso metodo delle SS: punirne dieci per ogni torto fatto a un nostro cittadino». Ha usato queste parole, a quanto scrive «La Tribuna», il consigliere leghista di Treviso Giorgio Bettio, intervenuto durante il consiglio comunale per dare il suo appoggio all'ordinanza anti-sbandati e chiedere metod...

La paura e il razzismo
Il 4 novembre Alessio Bacchi per sucardrom ha scritto: l’Italia si è persa, la bestia è scatenata. Molti hanno criticato il nostro intervento soprattutto per il parallelismo dell’oggi con la Germania nazista e l’Italia fascista. Il Ministro Amato continua ad arrabbiarsi con la stampa estera che sta martellando il nostro Paese per la svolta xenofoba che ha investito la politica e la società civile. Ancora ieri Amato è intervenuto al Senato affermando: «h...

Sindaci nordisti e immigrati paria
Dall’ordinanza contro i lavavetri del sindaco di Firenze, all’ordinanza antisbandati del sindaco di Cittadella, il passo era purtroppo fatale e prevedibile. Non poteva bastare a impedirlo, nei due mesi che le separano, il decreto governativo che autorizza i prefetti a espe...

Monsignor Montenegro, "anche l'indifferenza è violenza"
Monsignor Montenegro, o “Padre Franco” come più semplicemente ama chiamarlo chi gli è più vicino, sa sempre trovare le parole giuste. Il Vescovo ausiliare di Messina la Parola l'ha portata in giro per il mondo, l'ha fatta ascoltare a coloro che hanno sempre vissuto nella sofferenza, e alle parole ha sempre fatto seguire le azioni. Per questo oggi è presidente della Caritas Ita...

Veltroni non caccia in massa i Rom, li vessa...
''Le espulsioni di massa non sono previste dalla normativa europea. Se ne può parlare solo quando si è all'opposizione. Questa è una materia in cui la politica esercita uno dei suoi vizi peggiori, che si chiama demagogia''. Così il sindaco di Roma Walter Veltroni risponde all...

Alexian Group, il ritmo della musica rom e…
Volete organizzare una serata /concerto per il vostro festival, manifestazione, festa della birra, di piazza, comunale, religiosa, sagre, feste di paese, feste di quartiere, raduni, in locali… L’Alexian Group vi propone un viaggio ideale attraverso l'intimità di un’arte ass...

 
Di Sucar Drom (del 04/12/2007 @ 09:26:25, in blog, visitato 1158 volte)

Libertà di stampa, esprimi la tua opinione
La libertà di stampa è un diritto prezioso, ottenuto attraverso secoli di sacrifici, battaglie, lotte. Perché abusarne? Spiego. Oggi su un quotidiano a tiratura nazionale (chiamiamolo X) è apparso un articolo su un fatto di cronaca violenta (chiamiamolo ALFA). Fin qui, tutto normale. Notizia triste è che X, oltre a descrivere ALFA...

Un Alto Commissariato per i Rom e i Sinti?
Il 22 novembre le ruspe hanno abbattuto le povere capanne dei rom di Tor di Quinto a Roma con tutto il loro contenuto nel massimo disprezzo dei diritto degli abitanti che dovevano quanto meno essere avvertiti per salvare le loro cose, i loro ricordi, oggetti necessari alla loro vita raminga. Rai tre mostrava una bambina che al ritorno della scuola non trova più la sua casa. Non sa neppure dove and...

Decreto “sicurezza”, la votazione martedì in Senato
Martedì al Senato è in programma la votazione del decreto sulla sicurezza. È soltanto un'altra tappa della corsa ad handicap alla quale il Governo è costretto: dai numeri, come si sa, rimasti sempre precari, ma anche dal quadro politico, che proprio dal Senato Lamberto Dini ha definit...

Verona, Tosi prima balla e poi li caccia
A Verona, mentre il Sindaco Tosi si appresta a cacciare le famiglie sinte italiane, questa sera alle ore 21.00 presso il Teatro Nuovo di Verona (P.zza Viviani 10) avrà luogo il secondo appuntamento del Festival Atlantide. Protagonista della serata sarà il Flam...

Sicurezza, una percezione sbagliata
«Percezione»: secondo il vocabolario italiano dovrebbe essere l’atto della coscienza con cui si acquista consapevolezza di un oggetto esterno. Da qualche tempo nel nostro Paese non la sicurezza, ma una «percezione dell’insicurezza» che non corrisponde alla realtà è diventata il parametro al quale fare riferimento per adottare determina...

Reggio Calabria, i Rom gestiranno l'isola ecologica confiscata alla ‘ndrangheta
La raccolta differenziata a Reggio Calabria fa un ulteriore passo avanti. L’isola ecologica, ubicata all’interno di uno stabile confiscato alla ‘ndrangheta, e’ da oggi operativa. Alla conferenza stampa di presentazione della nuova struttura comunale hanno preso parte il sindaco...

I webmaster rom e sinti
Alcuni giorni fa su il Riformista è stato pubblicato un articolo di Piero Babudro che ha visitato i webmaster sinti e rom in Europa e in Italia. Scrive il giornalista Internet è di tutti, sostengono gli irriducibili. Forse non è vero, qualche padrone la Rete ce l'ha....

Storia di Lili e Sasa, giovani rom morti bruciati
Domenica due dicembre 2007 sarà passato un anno dalla morte di Lili e Sasa. Due ragazzi come tanti altri, bruciati in un container situato a ridosso del centro di Roma, nel "campo attrezzato" di via dei Gordiani. Fino al 2002, via dei Gordiani era un "campo abusivo" su un terreno comunale dove circa duecentocinquanta donne, uomini e ba...

 
Di Fabrizio (del 03/12/2007 @ 09:06:36, in blog, visitato 1259 volte)

Da Nazione Indiana

di www.autistici.org/ojak

Questa è la prima versione di una contro-inchiesta su quanto è successo a Torino. Un campo rom viene attaccato: alle 3 del mattino di domenica 14 ottobre, alcune molotov vengono lanciate sopra il muro di cinta che delimita il campo. Scoppia l’incendio e gli abitanti del campo riescono a fuggire prima che qualcuno possa essere vittima dell’incendio.

Le premesse

6 Aprile 2007: “Emergenza Freddo” è il nome di un progetto assistenziale di aiuto ai senzatetto torinesi nel periodo invernale. In particolare nella zona di Basse di Stura da tre anni si ricoverano in roulottes della protezione civile circa 30/40 famiglie rom che stanno affrontando un momento difficile, parenti malati, bimbi molto piccoli, a rischio obiettivo con il sopraggiungere dell’inverno [1]. Solitamente all’arrivo della primavera, e dell’esaurimento dei fondi (centinaia di migliaia gli euro stanziati - circa 150 mila nel 2006), il campo viene chiuso, le roulottes portate via ed i rom rispediti in Romania via aerea, perché extracomunitari. Questa primavera succede un fatto nuovo: diventati cittadini europei i rom rumeni accolti in via Besse di Stura si opporranno a più riprese alla chiusura del campo di “Emergenza Freddo” che li costringerebbe a trovarsi di nuovo un’altra sistemazione in attesa dell’autunno. Di tornare in Romania non se ne parla più: in quel paese un forte clima di discriminazione e di razzismo diffuso sin ai livelli più alti delle istituzioni (il 19 maggio 2006 il presidente romeno Basescu apostrofa una giornalista troppo curiosa con l’epiteto “sporca zingara”) convincono i più a restare in Italia alla ricerca di migliori condizioni di vita. Solo alcune famiglie accettano un contributo del Comune per prendere il pullman e tornare in Romania: alcuni accettano e molti di loro si rivedono a Torino dopo solo due settimane (raccontano di essere stati fatti scendere dal bus appena passata la frontiera rumena, alcuni senza un soldo ed a centinaia di chilometri da casa). Due giorni di presidio sotto il Comune di Torino, (mercoledì e giovedì 28-29 marzo), un presidio nella notte l’11 aprile non smuovono di un unghia la decisione del Comune di chiudere.

Appena dopo Pasqua inizia lo smantellamento. Alcune famiglie torneranno ad insediarsi sulle rive dello Stura, altre tentano la strada dell’insediamento in un campo in via Druento, al confine di Torino, zona Stadio delle Alpi. Tentativo sfortunato perché saranno ripetutamente vittime di sgomberi fino a sparpagliarsi negli altri campi abusivi cittadini. Nel mentre che i vigili terrorizzano le famiglie di via Druento, scoppia un altro bubbone: è la volta di Lungo Stura Lazio, dove un campo assurge agli onori della cronaca per via di un incendio particolarmente sostanzioso di cavi di rame che provoca un nuvolone nero che investe l’Iveco, i cui stabilimenti sono dall’altro lato della strada rispetto all’insediamento. È l’occasione d’oro, anche sotto la spinta di un abortito presidio leghista sotto al Comune (Carossa presenta interrogazione al Consiglio Comunale il 23 aprile 2007), per tentare lo sgombero di tutta la zona, altamente popolata (300/400 persone). Sgombero che si svolge nervosamente ed in maniera confusa per tutta l’estate. Le roulottes vengono fatte spostare altrove, ogni tanto di buon mattino qualche ruspa mandata dal Comune si presenta e distrugge un paio di baracchine, puro stile Palestina. Lo stesso accade in Strada dell’Arrivore, dalla sponda opposta del fiume [2].

Nascita di un campo

Il campo di via Vistrorio nasce così, nei primi giorni di maggio del 2007, da questo turbine di ripetuti sgomberi e girovagare di baracche e roulottes per la città. Ci abitano circa una ventina di famiglie, meno di dieci roulottes ed il resto baracche di fortuna. Il campo è in una posizione particolare, quasi sulle rive dello Stura, al fondo di un parco di periferia con poca frequentazione, sia diurna che notturna, al fondo di un quartiere popolare, tra Corso Giulio Cesare e Corso Vercelli. Le palazzine più vicine al campo distano centinaia di metri. E’ completamente cinto da mura, vi si entra solo da un cancello arrugginito che viene chiuso dagli abitanti del campo all’imbrunire. Dentro non c’è luce né acqua, la fontanella da cui tutti si approvvigionano è poco distante, nell’area mercatale che incrocia via Vistrorio. E’ una ex officina di riparazioni, completamente invasa dalla vegetazione. All’interno c’è una costruzione abusiva che anni prima aveva ospitato altri stranieri e, forse, al momento dell’ingresso delle famiglie questo spazio è abitato [3].Il quartiere si accorge della presenza delle famiglie rom dall’andirivieni di persone che riempiono le taniche d’acqua alla fontanella, dall’uscita al mattino presto e rientro di quelli che sono usciti a lavorare, dalle immancabili biciclette con le cassette di plastica legate con cui molti fanno il giro della città a recuperare metallo. In quasi tutte le famiglie c’è una persona che lavora, alcuni in progetti di inserimento lavorativo, gli altri in nero. Qualche donna esce per lavori di pulizia. Nella zona non si registrano casi eclatanti di insofferenza, ed anche i media lasciano in pace questo piccolo campo. Si dimenticano di citarlo sulle mappe realizzate per i lettori impauriti, e pochi articoli su questo insediamento escono sui giornali, anche quelli più accesi nell’indicare i rom come causa di tutto il disagio sociale.

Le ronde a Tossic Park

Rispetto al campo, Parco Stura si trova dalla parte opposta di Corso Giulio Cesare. Un altro luogo salito agli onori della cronaca perché ribattezzato Tossic Park, e indicato dai media tutti come luogo di spaccio massiccio di sostante stupefacenti e forte presenza di stranieri, naturalmente tutti spacciatori secondi i giornali. L’intensità mediatica della vicenda illumina i riflettori sui neo-costituiti Comitati Spontanei che iniziano campagne di protesta e raccolte firme per “restituire il parco ai cittadini”. Anche Azione Giovani ed Alleanza Nazionale scendono in strada [4].La prima conseguenza di questa mobilitazione è l’episodio incredibile di una retata che si conclude con l’annegamento di due ragazzi dentro il fiume (ottobre 2006), dove si erano gettati per sfuggire ai controlli incrociati delle pattuglie di polizia e carabinieri che avevano completamente circondato il parco. Queste due morti scateneranno una protesta proseguita per più giorni da parte di un folto gruppo di stranieri, che chiedono che vengano fatte le ricerche per il recupero dei corpi altrimenti dimenticati nel fiume.

Parallelamente alle retate delle forze dell’ordine i Comitati non esitano pubblicamente a proclamare l’utilizzo di “ronde” che dovrebbero colpire i clienti degli spacciatori, i “tossici” che raggiungono il parco sulla linea del 4, metropolitana leggera. La dinamica con cui le ronde agiscono è semplice: ci si prepara alla fermata del 4 più vicina al parco, si aspetta che esca uno che si individua come “un tossico” e lo si prende a bastonate. Di episodi simili se ne registrano parecchi, alcuni tossicodipendenti decidono non certo di diradare le escursioni nel parco ma cominciano a muoversi in orari più favorevoli, anche tardi nella notte. (Il giornale di strada Polvere, uscito nell’Ottobre 2007, ospita una lunga intervista ad alcuni tossicodipendenti su quanto succede nel parco, una cinquantina le aggressioni denunciate nell’articolo). Alcune di queste azioni delle ronde vengono persino riportate, con tanto di fotografie del “tossico” pestato e sanguinante sui giornali cittadini, segno evidente che le ronde agiscono alla presenza di fotografi e giornalisti, in pieno sole.

Dopo un periodo di alta esposizione mediatica si spengono le luci su Tossic Park, le notizie diventano stantie, il pubblico vuole emozioni nuove. Si fanno alcuni lavori di pulizia del parco davanti al Novotel, un albergo di lusso, viene approvato il progetto di costruzione di un campo da golf (i cittadini del quartiere sono tutti appassionati di questo popolare sport…), nel parco viene installato un “punto verde” (uno dei pochi nell’estate 2007: il Comune ha pochi soldi da spendere per via dei debiti post olimpiadi) e ci sarà la festa dell’Unità in settembre. Le ronde sembrano ritornate a posare i bastoni, o semplicemente nessuno ne parla più.

Tossic Park resta comunque un pozzo senza fondo da cui attingere ogni tanto articoli sensazionali ed emozionanti quando i giornali stentano a riempire le cronache: il terribile luogo tornerà in auge per tutta l’estate ed oltre [5].

Le premesse dell’incendio

In autunno la situazione dei rom al campo sembra farsi più difficile. Il proprietario ha deciso di rifare la denuncia per occupazione abusiva che aveva giàsporto tre anni prima, ma che non era mai stata eseguita ed era decaduta. Ci sono anche alcuni contatti tra proprietario e rom, alla presenza di mediatori, tentativi di rinviare la denuncia e quindi lo sgombero in attesa di un deciso miglioramento delle condizioni di vita delle famiglie: alcuni aspettano che un’assunzione possa fornire loro l’occasione per trovare una casa in affitto, altri sperano di passare lì l’inverno, magari riuscendo a trovare il sistema di collegarsi alle utenze, anche pagando. Nessuno è pronto per essere nuovamente sgomberato, nessuno ha un altro luogo verso cui dirigersi. Gli altri campi cittadini scoppiano di gente, ed è molto difficile che altre due decine di famiglie possano ancora trovare spazio. Sebbene il proprietario rifiuti qualunque possibilità di accordo, non risulta neppure che si attivi per portare avanti la denuncia. Gli episodiMartedì 18 settembre, verso le 23, mentre i rom sono già chiusi all’interno del campo, con il cancello chiuso, due uomini entrano all’improvviso, bussano a tutte le roulottes e le baracche svegliando tutti ed urlando. Sono molto agitati e nervosi, raccontano le testimonianze, riescono ad impressionare ed a zittire con il loro tono, gli urli e le minacce, anche gli uomini più robusti del campo, che si limitano spaventati a chiedere a questi di uscire. Potevano essere armati, potevano non essere soli ma attesi da qualcuno all’esterno, nessuno del campo reagisce. Dopo un po’ i due se ne vanno con una minaccia chiara: o se ne andranno o lì brucerà tutto. Alcuni solidali con i rom fanno avere al campo un paio di estintori per un pronto intervento.Nei giorni seguenti un ragazzo del campo si reca in caserma per denunciare l’accaduto alle forze dell’ordine, gli viene risposto che se venisse accolta la denuncia automaticamente il campo verrebbe sgomberato, trovandosi in situazione di evidente illegalità. Il ragazzo desiste e decide di non sporgere più denuncia. Di questo episodio, naturalmente, i giornalisti che provano a chiedere ai commissariati di zona non ricevono che risposte negative.

Nello stesso periodo avviene un altro fatto: i rom vanno con taniche e fusti a prendere l’acqua alla fontanella: si è però sparsa la voce nel campo che qualcuno aspetti là a bella posta per aggredire chi si avvicina dei rom. Alcuni uomini robusti vanno a verificare, riempiono le taniche e ritornano senza problemi. Invece un ragazzo che non è di quel campo ma in visita, una volta giunto alla fontanella viene aggredito a pugni. Le testimonianze dicono che il picchiatore fosse un ragazzo con alcuni vistosi tatuaggi, già visto in zona. Verso la fine di settembre c’è un altro raid, questa volta il gruppo è più numeroso, ma si limita ad urlare fuori dal campo e da distante, non avvicinandosi. Gente giovane, una decina.

Nella notte tra sabato 13 e domenica 14 ottobre, alle 3.30 del mattino iniziano a partire le telefonate di allarme. Alle 5 finalmente la voce che c’è stato un incendio al campo si sparge. Chi arriva sul posto trova i vigili urbani e qualche auto dei carabinieri, i vigili del fuoco se ne sono già andati. Sono arrivati dopo 30 minuti dalla chiamata, un tempo troppo lungo per salvare qualcosa in un campo di baracche e roulottes.

Le testimonianze raccolte

I primi racconti sono confusi di mille sfaccettature che però nella sostanza concordano: una donna ha sentito un rumore ed è quindi stata pronta a verificare di cosa si trattasse e lanciare l’allarme. Non si sa il numero delle bottiglie lanciate, sembra 3, ma tutti al campo concordano che si trattasse di benzina dal forte odore, anche gli estintori messi in funzione non hanno potuto salvare il campo dalle fiamme. Nella fretta di uscire, di mettere in salvo i bambini molte famiglie hanno perso nell’incendio tutto ciò che possedevano, non solo quindi i documenti, ma anche le cartelle mediche, i soldi, i vestiti e le scarpe, i telefonini, i quaderni ed i libri dei bambini, ottenuti da pochi giorni grazie allo sforzo di maestre delle scuole di zona e altri solidali, i generatori, le cucine ed il pentolame etc. Qualcuno ha provato ad uscire ed inseguire il/i responsabili, che sono stati visti scappare e montare su un auto che si è allontanata veloce. Chi è uscito ha raccontato di aver seguito chi fuggiva ma di essersi fermato dopo poco per paura.Nei giorni seguenti le versioni più gettonate su giornali e TV spaziavano dalla vendetta tra gruppi rivali, per esempio con i sinti del campo poco distante di via Lega (in realtà una certa insofferenza verso i nuovi arrivati i sinti l’hanno espressa, ma non apertamente, e i rom pur poco distanti non hanno di fatto mai dichiarato di conoscere i vicini né di aver avuto a che fare con loro), all’autocombustione, ovvero che fossero stati loro stessi a darsi fuoco per profittare della prossima apertura invernale del campo di “Emergenza Freddo” che li avrebbe di certo accolti. Quest’ultima ipotesi sfiora il grottesco: appare su La Stampa di lunedì 16 settembre a firma Angelo Conti (che la mattina dell’incendio si presenta verso le 9 e chiacchiera per circa 20 minuti con donne e uomini del campo), a riprova della veridicità dell’ipotesi il giornalista afferma che gli pare strano che nessuno si sia fatto male, e che la perdita dei documenti sia stata più una fortuna che un guaio per molti dei rom. Queste versioni totalmente campate in aria vengono avallate dalle dichiarazioni dei carabinieri che sostengono che i rom avessero sentore di uno sgombero imminente e che quindi avessero astutamente deciso di giocare d’anticipo.

Vengono spontanee alcune domande: Che ragioni avrebbe un cittadino neo-comunitario di bruciarsi i documenti che invece gli danno accesso al lavoro, ad affittare una casa, ad usufruire dei servizi? Per giunta rifare i documenti, per un rumeno significa dover ritornare in Romania ed aspettare almeno un mese per le pratiche, non si possono fare dall’Italia. Un grande sbattimento insomma. Perché alcuni non avrebbero salvato il telefonino, strumento che permette loro di prendere eventuali chiamate di lavoro? E bruciarsi i soldi che idea balzana sarebbe (H. F. ha perso bruciati 600 euro guadagnati in un mese di lavoro in fabbrica)? Chi ha mai garantito a questi rom la sicurezza che in caso di incendio sarebbero finiti ricoverati nel campo di Emergenza Freddo? Come potevano immaginarsi un trattamento “di riguardo” persone che si erano subite nei 6 mesi precedenti almeno altri due sgomberi? Perché vittime di un incendio?

Anche la tesi dei Carabinieri che i rom avessero sentito di uno sgombero imminente è fasulla e non sta in piedi. Per tutto il 2007, e in tutti gli sgomberi eseguiti nell’area, carabinieri e vigili sono passati ad avvisare molto prima dell’imminenza dello sgombero, operatori e volontari hanno sempre saputo prima quali fossero le intenzioni di Comune e Questura, che di fatto hanno delegato in molti casi proprio agli operatori l’aiuto ed il sostegno a chi veniva mandato via (nel caso dello sgombero di via Druento per tutta la giornata un camion prestato ad alcuni operatori da un privato ed un carro attrezzi pagato con soldi della Caritas sono stati gli unici mezzi a consentire ai rom di recuperare baracche e roulottes e a spostarsi in un altro campo).

Quello che tutti i giornali non hanno data come ipotesi, se non riportando con forti dubbi le parole dei rom, è quella che l’incendio del campo di via Vistrorio sia da attribuire ad un attentato, lucidamente compiuto per risolvere drasticamente una questione che tardava a venir affrontata dalle istituzioni. Un gruppo di fascisti, o giustizieri di zona o venuti da fuori, che hanno agito in un clima mediatico e politico arroventato, dove la sola parola rom già manda in fibrillazione i cantori della sicurezza e legalità. Clima mediatico che arma la mano di chi poi decide di passare a vie di fatto contando sull’approvazione sussurrata da parte degli abitanti del quartiere (La domenica dell’incendio un gruppo di abitanti della zona ha dichiarato apertamente che, pur disapprovando l’incendio, questo aveva sortito l’effetto voluto: che se ne andassero).

Chi ha colpito ha scelto un bersaglio a caso, un campo piccolo, in cui ci abitano poche persone, una sessantina in tutto, di cui solo una ha precedenti penali, in cui la maggior parte delle persone ha un impiego, ed in cui la totalità delle famiglie ha iscritto e manda i figli a scuola, ciò a riprova che dietro questo gesto non si può nemmeno cercare la reazione di qualche vicino danneggiato in qualche modo dalla presenza di questi rom, ma piuttosto lo sfogo di un desiderio di annichilimento dello straniero, del diverso, del rom, cieco ed ingiustificato. Chi ha colpito ha vigliaccamente trovato un campo comodo da attaccare perché ben nascosto ed isolato, lontano da possibili testimoni, con rischio inesistente di subire qualche reazione.

Che giornali e TV abbiano spudoratamente tentato di offuscare quanto è successo dietro cortine di falsità si può spiegare col fatto che in città, politici, istituzioni, informazione cittadina stanno giocando un gioco pericoloso attivando campagne mediatiche continue ed incessanti di odio contro i rom, assurti a male del secolo, e promuovendo campagne securitarie che presentano ai cittadini i rom come nemico pubblico numero uno, primi responsabili della difficoltà di tirare avanti, del disagio sociale, “dell’insicurezza”. Un gioco pericoloso che provoca lo scatenarsi di ronde e campi bruciati, pericoloso ma desiderato, provocato e perseguito fino in fondo per basse esigenze di consenso e per vendere qualche notizia forte. Gioco pericoloso di cui non si ha il coraggio di sostenere la paternità quando si intuisce possa esplodere tra le mani.

Meglio venirci a raccontare che si sono bruciati il campo da soli, piuttosto che ammettere che, a furia di invocare l’odio, finalmente in città circolano impunite bande di giustizieri pronti ad aggredire i più deboli, i più poveri, i più indifesi in nome della legalità e sicurezza.

Chi sarà la prossima vittima? Il prossimo ad essere bastonato o bruciato vivo? Un barbone? Un tossico, un clandestino, uno straniero?

Dedichiamo questo scritto a Bogdan Mihalcea, “clandestino”, morto a 24 anni, risucchiato nel tombino di una fogna da un’onda di piena mentre lavorava, in nero, senza protezioni, neanche una corda di sicurezza, per conto della SMAT, le acque potabili torinesi. Era il 6 luglio 2006, la città era ancora pavesata dei festoni delle Olimpiadi Invernali appena trascorse.NOTE[1] Vedi la delibera comunale del 2006: www.comune.torino.it/giunta_comune/intracom/htdocs/2006/2006_10277.html[2] Vedi piccolo video girato col telefonino: www.autistici.org/ojak//wordpress/?p=25

[3] Potete vedere il campo, dopo l’incendio, in due video su youtube al link: it.youtube.com/watch?v=dQ4Lwqrw30g

[4] “Per il funerale soldi dai pusher”, La Stampa, 13/10/2006

[5] “Travestiti da agricoltori a Tossic Park – Nuovo stratagemma dei carabinieri per prendere in flagrante gli spacciatori, La Stampa, 11/10/2007

 
Di Fabrizio (del 01/12/2007 @ 08:41:00, in blog, visitato 1336 volte)

Da Nazione Indiana

di Laura Nobili e Imma Tuccillo Castaldo

Pochi giorni fa, ai primi di novembre 2007, l’Alto Commissariato dell’Onu per i Diritti Umani ha richiamato l’Italia per il mancato rispetto delle norme internazionali in materia di diritti delle popolazioni rom. In particolare, sono state messe sotto accusa le azioni di sgombero forzato degli insediamenti ‘legali’, oltre che di quelli abusivi, a Roma e in alcune altre città italiane. In questi insediamenti vivevano comunità ‘storiche’ rom, insieme ad altre di più recente immigrazione. Si tratta di una vera e propria ‘ripulitura del territorio’ ai fini del decoro pubblico, come sembra sostenere il sindaco Walter Veltroni. La condanna dell’Onu segue quella dell’aprile 2006, sancita dal Comitato Europeo per i Diritti Sociali (CEDS): con questa l’Italia viene accusata di sistematica violazione del diritto delle popolazioni rom ad un alloggio adeguato, in riferimento all’art. 31 e art. E della Carta Sociale Europea Revisionata .
Il progetto di ‘restauro’ del centro e delle periferie romane depresse è stato inaugurato il 22 febbraio 2007. Le agenzie di stampa hanno battuto la notizia del lancio delle operazioni di sgombero, distruzione indiscriminata e ‘delocalizzazione’ dei cittadini rom. Questa è la conseguenza dell’azione pianificata dal Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica di Roma, l’organo collegiale di consulenza dell’ex Prefetto capitolino, Achille Serra.

Nel marzo 2007, per rafforzare le politiche di eugenetica urbana, il Ministero dell’Interno e l’Associazionie Nazionale dei Comuni Italiani hanno siglato il Patto per la Sicurezza, a cui sono seguiti, pochi mesi dopo, a maggio, i Patti per Roma sicura e per Milano sicura, imitati con poche varianti da altri capoluoghi di provincia.
Il Patto per Roma Sicura, che prevede notevoli contributi finanziari da parte di Regione, Provincia e Comune, oltre che l’indispensabile collaborazione della Prefettura, promuove «interventi risolutivi delle esigenze di contenimento delle popolazioni senza territorio, nonché inclusione sociale, attraverso, rispettivamente: la costruzione di quattro villaggi della solidarietà in aree attrezzate in grado di ospitare circa 1000 persone – ciascuno da realizzare su aree comunali o demaniali – disciplinati da specifici regolamenti di gestione; programmi di abbattimento di insediamenti abusivi, con successiva riqualificazione delle aree liberate».
Il primo risultato conseguito dal varo del Patto per Roma Sicura è stata la legittimazione della sistematica distruzione dei beni materiali, già esigui, di migliaia di persone, confermando la propensione del centro-sinistra veltroniano a spacciare per umanitarismo e solidarietà il mero tentativo di cavalcare la deriva populista dell’Italietta odierna, priva di nerbo e di idee politiche.
Si conferisca pure il beneficio del dubbio e si consideri come fine di questi sgomberi forzati la creazione di una città ‘vivibile e disinfettata’ e un migliore destino per gli sgomberati; ci si interroghi allora sul significato e sull’efficacia dell’integrazione ‘modello Roma’.

Ora, se Veltroni & Co. dovessero spuntarla, I villaggi della solidarietà potrebbe diventare un bellissimo titolo per un film di fantascienza a carattere sociale, e, senza troppi sforzi di immaginazione, Quentin Tarantino potrebbe metterlo in scena: da una parte, villaggi collassati di poveri umani da salvare e, dall’altra, un collegio di saggi che sputa direttive e impartisce ordini all’armata aliena degli operatori cosmici. Allora sì, il film sarebbe perfetto, candidato al festival del cinema perbenista di veltroniana invenzione: una sceneggiatura impeccabile in cui la Società dello Spettacolo e il Circo del Sociale si confermano i più efficaci strumenti di visibilità politica per associazioni, partiti e ominidi portaborse e portatessera. I villaggi della solidarietà non sarebbero nient’altro che dei megacontenitori per merce umana, ora sparpagliata su tutto il territorio romano: un concentrato di esseri umani rigettato su qualche chilometro quadrato. Ecco che ‘Roma città aperta’ si trasfigura in Rom città chiusa (è il titolo di un documentario prodotto nel 2001 da Manfredi, Marchetti e Pasquini) e l’emarginazione sociale si fa topica oltre il Raccordo Anulare, alla faccia della tanto agognata integrazione.

I media non utilizzano tutti i dati che hanno a loro disposizione: per esempio, sono in pochi a ricordare che dei circa 160.000 rom censiti in Italia, il 60% sono in realtà cittadini italiani. La maggior parte dei giovani di terza e quarta generazione sono nati e cresciuti in Italia; se si sono trasformati in cittadini stranieri o in cittadini invisibili, apolidi de facto, è soltanto a causa del bizzarro funzionamento di un preciso dispositivo di legge, quello cioè sulla cittadinanza (Legge n. 91/92). Prima di riuscire a garantire il diritto, questa legge crea infatti delle assurde quanto inestricabili trame burocratiche, in cui restano impigliate le vite di migliaia di persone.

Entrata in vigore nel 1992, con essa si stabiliscono le modalità di naturalizzazione per le persone nate in Italia da cittadini stranieri. Riassumiamo. Lo straniero nato in Italia acquisisce la cittadinanza italiana solo nel caso in cui ‘vi abbia risieduto legalmente senza interruzioni fino al raggiungimento della maggiore età’ e dichiari di volerla acquisire entro un anno a partire da questa data. Sembrerebbe, quindi, che ‘manifestare la propria volontà’ possa bastare al soggetto richiedente per poter ottenere la cittadinanza. Contrariamente a qualsiasi logica, però, il Decreto di Attuazione (DPR 572 del 1993) relativo a quella disposizione dispone che il soggetto, oltre a dover manifestare questa volontà, debba altresì dimostrare di aver risieduto legalmente sul territorio; ma il soggetto potrà dimostrare di risiedere legalmente sul territorio soltanto se i suoi genitori avranno a loro volta potuto mantenere la propria posizione regolare, vale a dire: permesso di soggiorno e residenza ininterrotta per l’intero periodo dei diciotto anni. Detto in altre parole: se i genitori di un bambino nato in Italia non avevano il permesso di soggiorno al momento della sua nascita, anche se il bambino viene iscritto nel registro dell’ufficio anagrafico, di fatto questa iscrizione non basta. Solo l’iscrizione del bambino nel permesso di soggiorno di uno dei genitori garantisce, infatti, la ‘legalità’ della residenza. Migliaia di quei bambini, oggi ormai adulti, pur avendo frequentato le scuole italiane e pur avendo vissuto tutta la loro esistenza in Italia, sono diventati ‘irregolari’ o apolidi al compimento del loro diciottesimo anno di età. È bastato semplicemente che i genitori al momento della loro nascita non avessero un permesso di soggiorno o che, pur avendolo, non avessero formalizzato l’iscrizione anagrafica con l’inserimento del bambino nel permesso di soggiorno, perché il ‘gap’ legale della residenza, di qualche mese o di un anno, fosse sufficiente al rigetto delle domande di cittadinanza.

Per anni è mancata una legge organica sull’immigrazione che regolasse lo status dei cittadini stranieri in Italia. Il progressivo inasprimento delle procedure di regolarizzazione, legate per lo più al possesso di un lavoro, ha molto rallentato il percorso di regolarizzazione per tutti i migranti stanziali di prima generazione (nati tra la seconda metà degli anni ’70 e la seconda metà degli ’80). Una situazione drammatica per chi avesse scelto di vivere in Italia, ma altrettanto drammatica per quasi tutti bambini che sono nati in Italia alla fine degli anni ’80, quindi prima del varo della legge sulla cittadinanza del 1992.

In uno Stato di diritto non dovrebbero vigere le buone intenzioni, soprattutto quando si devono sanare oltre venti anni di segregazione forzata (in tuguri) di quelli che, per comodità filosofica o politica, siamo soliti definire nomadi.
Se si leggono le delibere e i piani di intervento per l’istituzione dei campi approvati negli ultimi 6/7 anni dalle amministrazioni capitoline, si scopre che lo Stato di diritto è stato praticamente sospeso e trionfano, purtroppo, le buone intenzioni. L’enorme sforzo intellettuale di quelle amministrazioni ha partorito, nei confronti di queste popolazioni, un progetto residenziale fondato su tre livelli di ‘integrazione sociale’:
– i campi sosta, definiti aree di sosta temporanea;
– i villaggi attrezzati, cioè strutture fornite di moduli abitativi prefabbricati;
– gli inserimenti abitativi, vale a dire l’assegnazione di case popolari per tutti i cittadini rom italiani e per i cittadini rom stranieri legalmente soggiornanti sul territorio italiano.
Il primo livello prevede i servizi di base e un tempo massimo di permanenza di 12 mesi. Il secondo prevede l’inserimento nei villaggi attrezzati per una durata massima di 36 mesi, prorogabile, ma sempre in funzione della successiva assegnazione di case.
Infine, l’inserimento e la permanenza nei campi sosta, così come nei villaggi attrezzati, può avvenire soltanto sulla base della provata ‘buona condotta’ dei rom. I rom, essendo nomadi nell’immaginario collettivo dei loro detrattori e di molti untori dei diritti umani, dovrebbero comportarsi secondo norme che le amministrazioni municipali redigono sotto forma di ‘Patti sociali’. In queste strane scritture viene persino prescritta una sorta di codice di condotta della vita privata, a cui le persone dovrebbero attenersi per essere degne di integrazione: è come se il proprietario di casa ci facesse stipulare un contratto d’affitto solo a condizione che i bambini vengano mandati a letto presto, o che la presenza di qualsiasi ospite venga tempestivamente ‘denunciata’ al corpo di Polizia Municipale.

Di solito, nei Patti sociali sono anche accennati i doveri che l’amministrazione assume nei confronti dell’assegnatario di un posto in un campo sosta o di un prefabbricato nei villaggi attrezzati: si tratta di servizi minimi e del rispetto delle più elementari garanzie di sicurezza sociale: acqua potabile, sistemi antincendio, manutenzione straordinaria, ecc., come si addice a luoghi destinati alla pubblica convivenza. Il fatto è che le amministrazioni non assolvono quasi mai a tali espliciti doveri, oppure lo fanno in maniera soltanto parziale, cavalcando e sfruttando la serie dei soliti pregiudizi metropolitani (mascherati da discorsi d’opportunità politica) per giustificare le loro stesse inadempienze.

È importante sottolineare come tutti i progetti di sgombero seguano sempre le stesse modalità e rendano sempre conto degli stessi processi politici e sociali; in essi, ricorrono le stesse tipologie progettuali di allestimento, di gestione e di manutenzione dei campi ‘attrezzati’ per i rom. È tutto un copia e incolla di delibere, regolamenti, piani di intervento, ordinanze, ecc. A cambiare sono solo gli importi che vengono versati per gli appalti di messa in opera, rinnovati continuamente ed aumentati esponenzialmente a fronte di proroghe e autorizzazioni che altro non fanno che rendere di fatto ‘eccezionale’, e perciò ancor più precaria, ogni soluzione prospettata per la ‘sistemazione’ dei rom: una manna(ia) dall’alto.

Era il 2005 quando il campo di Vicolo Savini, dove da quasi trent’anni abitavano 770 persone, viene sgomberato per ‘emergenza sanitaria’. Trent’anni di emarginazione non possono che produrre emergenze sanitarie. Al km 24 della via Pontina, nei pressi di via di Trigoria, fu allestita dalla Protezione Civile una tendopoli: 200 tende, ognuna per gruppi di 4 o 5 persone, 100 gabinetti chimici, 3 serbatoi d’acqua, 2 tendoni per le cucine, e una trentina di docce. Il più grande campo d’Europa fu distrutto e Walter Veltroni, in compagnia dell’Assessore alle Politiche Sociali Raffaella Milano, illustrò alla stampa progetti e prospettive cui sarebbero state destinate quelle vite, sradicate da un terreno di proprietà dell’Università Roma Tre. Dopo due mesi di permanenza, la comunità avrebbe dovuto essere spostata in sistemazioni più confortevoli, composte da moduli abitativi prefabbricati, e presso aree che l’amministrazione comunale avrebbe individuato, garantendo altresì il rimpatrio facilitato nei paesi d’origine per alcuni o l’accesso ai fondi destinati all’emergenza abitativa per altri. Il megacampo di Castel Romano, prototipo dei famosi villaggi della solidarietà, nasce così da un un lancio di dadi sulla Pontina, nell’area di Decima Malafede.

Decima Malafede è una Riserva Naturale, sottoposta a vincolo ambientale; una serie di norme regionali ne garantiscono – o dovrebbero garantirne – l’inviolabilità del territorio, del suolo, delle specie animali e vegetali e delle falde acquifere. Un Ente Autonomo della Regione Lazio (Roma Natura) ha il compito di renderle esecutive. I rom del campo non hanno acqua potabile, ma l’amministrazione comunale, oltre ad aver davvero fornito ai rom dei moduli abitativi prefabbricati installandoli in un’area sottoposta a vincolo ambientale, ha provveduto immediatamente al riequilibrio del disagio idrico: le autobotti riforniscono le persone di acqua nera e maleodorante, che deve bastare a tutti per lavarsi, pulire, cucinare – e per bere. (*1)

Il divieto di utilizzare le acque della riserva naturale (DL n.152 del maggio 1999) ha come conseguenza almeno due altre fondamentali omissioni di gestione che rendono inaccettabile la qualità della vita nel campo: l’impossibilità di allestire un sistema fognario e l’impossibilità di rendere funzionante un impianto antincendio. Le ditte appaltate per la messa in opera del campo hanno provveduto alla fornitura delle attrezzature antincendio; il dubbio potrebbe sorgere qualora si scoprisse che non vi sono schede tecniche di collaudo delle stesse. E il dubbio si rigenererebe da sé se volessimo chiedere di verificare le schede di manutenzione ordinaria che ogni sei mesi vanno compilate dalla ditta che se ne occupa. Per capirci: ci sono le manichette per gli idranti, ma non possono essere collegate alla rete idrica.

E i bambini, tanto cari alle amministrazioni comunali? Per i bambini sono previsti progetti di scolarizzazione e innumerevoli altri progetti e progettini, gestiti da varie associazioni sinistroidi o pseudoumanitarie che inghiottiscono, disperdono e volatilizzano il denaro pubblico senza mai arrivare alla realizzazione degli impegni assunti. Per esempio, i progetti di scolarizzazione prevedono pulmini per portare a scuola i bambini. Ma a scuola i bambini ci andrebbero molto più volentieri se, anziché fare un tragitto di circa un’ora e mezza per raggiungere la scuola assegnata da un Protocollo di Intesa ormai vecchio e non più adeguato alla realtà dei fatti, potessero accedere alla molto più vicina scuola di Pomezia. (*2) Dove sta allora l’origine di quel grave fenomeno che sociologicamente viene chiamato ‘dispersione scolastica’?

Per il campo attrezzato di via dei Gordiani, il Patto sociale firmato nel 2002 dall’ex presidente del VI municipio, il dott. Vincenzo Puro, e dai capofamiglia assegnatari dei moduli abitativi prefabbricati, ribadiva il carattere transitorio della sistemazione in containers per le persone che da quasi 35 anni vivono in Italia. Le tragedie che hanno investito le famiglie residenti in quel campo sono innumerevoli. L’ultima si consuma il 30 ottobre 2007. Appena il giorno prima, agenti della polizia municipale avevano consegnato a cinque capofamiglia, assegnatari di altrettanti containers, un invito ad allontanarsi dal campo. Poche ore dopo, alle 7.30 del mattino, una ruspa agli ordini di Antonio Di Maggio, Comandante del Gruppo Sicurezza Urbana della Polizia Municipale, ha fatto molto più che rendere esecutivo l’invito di allontanamento. Accusati di varie malvivenze, tra le quali il possesso di stupefacenti ai fini di spaccio, uomini, donne e bambini sono stati cacciati dal campo, e i loro averi distrutti. Eppure, in uno Stato di diritto esiste ancora un codice penale e uno civile; il dubbio si insinua: chi ha violato le leggi italiane e chi quelle internazionali? Ad una giovane donna, per esempio, nemmeno è stato notificato l’invito ad allontanarsi dal campo: era in ospedale, affetta da broncopolmonite. Dimessa qualche giorno dopo, si è trovata improvvisamente per strada; lo stesso è successo alla madre, malata di cancro. Suo nipote, cittadino italiano, seguiva un corso di inserimento professionale dopo il diploma di terza media: è costretto ora a ricominciare daccapo e a ricomprarsi i libri, andati tutti distrutti assieme al resto, sotto i colpi di mandibole d’acciaio obbedienti agli ordini impartiti.

Qualche ora dopo, in un altro tugurio della capitale italiana, si consumava l’omicidio Reggiani: la violenza è aberrante, non ha connotazioni etniche. La morte di qualcuno, la sua sofferenza, l’immaginarne il dolore non possono che indurre pudore e rispetto. Le riflessioni sono sempre successive, il pensiero si organizza sì, ma questo avviene sempre un attimo dopo. Invece la razionalità utilitaristica degli uomini che ricoprono alte cariche istituzionali ha dato prova del suo cinico opportunismo: un decreto ad hoc che scuote anche quella minima, irrisoria percezione dell’uguaglianza formale di tutti i cittadini europei davanti alla legge europea. La Sottosegretaria al Ministro dell’Interno, Marcella Lucidi, nella puntata de L’Infedele del 7 novembre, spiega che il Ministero dell’Interno è contro ogni forma di discriminazione e che pertanto è giusto non criminalizzare l’intera comunità romena per l’omicidio Reggiani. Le sue parole, caute ed educate scatenano un altro dubbio: è possibile che sia ignara dell’operazione di polizia e pulizia etnica condotta con perizia e disciplina a Roma, nei campi rom? Il consenso costruito sulle e contro le miserie che la nostra società genera è pericoloso. Chissà se Walter Veltroni e gli uomini del suo gabinetto ricordano di aver studiato la storia italiana, soprattutto quella che va dalla fine della prima guerra mondiale ai giorni nostri. Ma certo, che stupidaggine è mai questa, Veltroni ogni anno va in pellegrinaggio ad Auschwitz. Solo, a questo punto, non è ben chiaro che cosa ci vada a fare.

Note
1. Il manifesto - Riccardo Iori, 4/11/ 2007.
2. Il Messaggero – Claudio Marincola, 7/11/2007.

 
Di Sucar Drom (del 22/11/2007 @ 09:00:09, in blog, visitato 1868 volte)

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Di Fabrizio (del 18/11/2007 @ 08:49:37, in blog, visitato 1279 volte)

Da Mediattori in città:

Dal 6 Novembre è aperto lo Sportello per i cittadini migranti e rom del Municipio Roma 19 presso la Scuola "Anderson" a Via Podere Trieste 20.I giorni e gli orari di apertura sono il Martedì dalle 9,30 alle 13 e il Venerdì dalle 15,30 alle 19.
I servizi offerti sono:

1. CONSULENZA FISCALE E LEGALE
2. INFORMAZIONI SULLE NORME VIGENTI IN MATERIA DI IMMIGRAZIONE
3. RAPPORTI CON LO SPORTELLO DI SEGRETARIATO SOCIALE MUNICIPIO ROMA XIX
4. RAPPORTI CON L’UFFICIO CENTRALE IMMIGRAZIONE DELLA QUESTURA DI ROMA E SPORTELLO UNICO PER L’IMMIGRAZIONE DELLA PREFETTURA DI ROMA
5. ORIENTAMENTO AL LAVORO E AI SERVIZI TERRITORIALI
6. PRATICHE PER LA RICHIESTA DELLA CITTADINANZA ITALIANA E PER IL RICONGIUNGIMENTO FAMILIARE
7. COMPILAZIONE DEL "KIT" REPERIBILE AGLI UFFICI POSTALI PER LA RICHIESTA DEL PERMESSO/CARTA DI SOGGIORNO PER I MIGRANTI

per info: http://municipioroma19.hive.it/pages.asp

 
Di Sucar Drom (del 17/11/2007 @ 08:50:35, in blog, visitato 1354 volte)

Capri espiatori, euforia del mercato
Recenti avvenimenti nazionali hanno portato una ventata di euforia sul mercato delle materie prime, specie nel comparto “capri espiatori”, un po’ depresso dopo la bolla speculativa dei lavavetri. I romeni, più o meno rom, hanno registrato un impressionante balzo in avanti nelle quotazioni, sono molto ricercati e i ...

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«Spedire i delinquenti nel deserto non è una soluzione e, comunque, ciò non accadrà troppo presto»: lo ha dichiarato ieri il ministro degli Esteri romeno, il liberale Adrian Cioroianu, autore una settimana fa delle controverse dichiarazioni, che diedero adito a una valanga di critiche, circa una eventuale «deportazione» dei delinquenti ...

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Brescia, pronte le azioni per cacciare i Sinti Italiani
Sull’onda emotiva degli ultimi tragici fatti romani, continua anche a Brescia il battage mediatico sugli insediamenti occupati da Sinti, Rom e immigrati nella periferia della città. Dopo l’annuncio dell’assessore Capra che vuole trasformare i “campi nomadi” regolari in "centri per l’emergenza abitativa", ecco quello dell’assessore all’Edilizia privata Luigi Gaffurini che assicura entro la fin...

Roma, Forza Italia propone la discriminazione su base etnica/razziale
Oggi è stata pubblicata da Il Giornale un’intervista ad un Consigliere Comunale di Roma, Marco Pomarici. Questo politico locale intende presentare un documento, elaborato insieme ai compagni di partito, per risolvere la questione rom a Roma. Sulla base delle regole proposte da questo politico capitolino, abbiamo fatto alcuni esempi ...

UE, Frattini messo sotto accusa dal parlamento
Nel suo intervento introduttivo al dibattito in aula, Frattini era stato per la verità molto attento a non prestare il fianco alle critiche del centrosinistra e dei liberaldemocratici, ribadendo una serie di concetti che prima i suoi portavoce e poi lui stesso hanno ribadito fin dal 5 novembre, tre giorni dopo la pubblicazione delle sue in...

Roma, l'estetica rom nella personale di Bruno Morelli
Marco Brazzoduro presenta una personale di Bruno Morelli, intitolata: l’estetica rom. La mostra di pittura sarà inaugurata a Roma, mercoledì 24 novembre alle ore 18.00, nello spazio espositivo di vicolo del Bologna n 72 (Trastevere), presso l’associazione culturale ALEPH. La personale sarà visitabile tutti i giorni dalle ore 16.00 alle ore 20.00, fino al 3 dicembre 2007. La ricerca artistica del Morelli si inoltra nei meandri del “fenomeno etnico” attraverso lo strumento ...

Stranieri nati in Italia, una Circolare precisa i criteri per ottenere la cittadinanza
Per l'iscrizione anagrafica varranno i documenti comprovanti la permanenza nel nostro Paese fin dalla nascita dei figli degli immigrati, anche se tardivamente registrati presso i Comuni. Certificazione scolastica, attestati di vaccinazione, certificati medici in generale o altro, potranno comprovare la permanenza nel nostro Paese per l'iscrizion...

Viareggio (LU), l'amministrazione cerca soluzioni abitative per le famiglie rom
Dopo Camaiore, anche in un'altra parte della provincia lucchese sono sorti nuovi venti di polemica sulla collocazione abitativa e lavorativa del nucleo rom viareggino. Infatti nel comune di Borgo a Mozzano, situato in Media Valle del Serchio, dovrebbero essere alloggiate due delle circa venticinque famiglie viareg...

Torino, il Sindaco vorrebbe seguire il modello francese
«Il modello sicurezza di Torino funziona ed ha prodotto maggiori risultati rispetto a campagne fatte da altre città, magari senza clamori mediatici. Qui si coniuga legalità con solidarietà». Il sindaco Sergio Chiamparino difende ciò che il Comune ha fatto, a partire dal tavolo sulla sicurezza, dopo il fuoco di fila della minoranza durante...

UE, Frattini rischia una dura reprimenda ufficiale
Gli eurodeputati dell'Unione di centrosinistra hanno presentato ieri a Strasburgo il testo della risoluzione sostenuta da Pse, Alleanza liberaldemocratica, Verdi e Sinistra unitaria europea (Gue) che il Parlamento europeo voterà oggi sulla libera circolazione dei cittadini comunitari nel territorio dell'UE. La bozza di risoluzione contiene una dura reprimenda nei confronti del vicepresi...

Biennale, ultimi eventi rom
Ancora pochi giorni per visitare il Padiglione Rom, il primo presente alla 52. Esposizione Internazionale di Arte - La Biennale di Venezia, che chiuderà i battenti il prossimo 21 novembre. Ultimi eventi oggi e domani, non perderli. "Paradise Lost" è il titolo del primo Padiglione Rom che, allestito presso Palazzo Pisani a Calle delle Erbe, è curato da Tímea Junghaus con il coordinamen...

UE, Frattini condannato!
Il Parlamento europeo ha approvato con 306 sì, 86 no e 37 astenuti la risoluzione comune di Pse, Liberaldemocratici, Verdi e Sinistra europea sulla libera circolazione delle persone nellaUe, contenente la critica al vicepresidente della commissione Ue Franco Frattini per alcune sue dichiarazioni alla stampa del 2 novembre scorso. Il paragrafo riguardante Frattini è stato approvato con 290 sì, 220 no e 21 astenuti. Prima del voto Antonio Tajani (Fi) ha chiesto al presidente del Parlamento europeo Hans ...

 

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