Rom e Sinti da tutto il mondo

Ma che ci fa quell'orologio?
L'ora si puo' vedere dovunque, persino sul desktop.
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La redazione
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\\ Mahalla : VAI : Regole (inverti l'ordine)
Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Fabrizio (del 07/04/2011 @ 09:40:10, in Regole, visitato 1628 volte)

CARTA.org 4/04/2011 di Patrizio Gonnella

E' illegale la detenzione finalizzata all'espulsione di una donna che ha dato da poco vita a un bambino. E' quanto ha sentenziato la Corte europea dei diritti umani nei giorni scorsi. Qualche settimana prima, le Camere hanno approvato la legge sulle detenute madri. Nel caso Seferovic contro Italia (ricorso n. 12921/04), la Corte, all'unanimità, ha affermato che ci fosse una violazione dell'articolo 5 (diritto alla libertà e alla sicurezza) della Convenzione sui diritti umani del 1950.

Mediha Seferovic, di etnia rom e di nazionalità bosniaca, viveva da tempo preso i campi nomadi romani di Casilino 700 e Casilino 900. Nel settembre del 2000, temendo discriminazioni al suo rientro in Bosnia, la Seferovic chiese il riconoscimento dello status di rifugiata. L'istanza fu rigettata per motivi formali. Nel settembre del 2003 dette vita a un bimbo che morì pochi giorni dopo in ospedale. L'11 novembre del 2003 la polizia le contestò un ordine di espulsione e la condusse al centro per espellendi di Ponte Galeria a Roma, dove trascorse un periodo di detenzione amministrativa. Nei mesi successivi fu rivisto il provvedimento di espulsione e nel 2006 le fu riconosciuto lo status di rifugiata politica. I giudici di Strasburgo, nel condannare l'Italia al risarcimento di 7500 euro a favore della cittadina bosniaca, hanno perentoriamente affermato che è inammissibile detenere una donna – anche qualora penda un provvedimento di espulsione – che ha appena partorito. L'illegalità della detenzione non viene meno anche nella ipotesi in cui la donna abbia perso il bambino.

E di bambini in carcere si è occupato il Senato, che ha approvato il testo unificato di alcune proposte di legge in materia di rapporto tra detenute madri e figli minori. Durante la discussione parlamentare sono state introdotte modifiche restrittive al testo originario che rischiano di vanificarne del tutto i contenuti e lasciare più o meno invariato il numero di bambini sotto i 3 anni incarcerati con le loro mamme, principalmente straniere, essendo la giustizia italiana sommaria sempre più discriminatoria. A oggi sono poco meno di 50. La novità più sostanziosa è la modifica dell'articolo 275 del codice di procedura penale. Viene previsto l'innalzamento da 3 a 6 anni dell'età del bambini al di sotto della quale non può essere disposta o mantenuta la custodia cautelare della madre in carcere (ovvero del padre, qualora la madre sia deceduta o assolutamente impossibilitata a dare assistenza alla prole), salvo che sussistano esigenze cautelari di eccezionale rilevanza. In presenza di tali esigenze il testo approvato prevede la possibilità di disporre la custodia cautelare della donna incinta e della madre di prole di età non superiore ai sei anni in un istituto a custodia attenuata per minori (Icam), del tipo funzionante a Milano dal 2007. Sono state poco significativamente toccate le norme dell'ordinamento penitenziario relative alla detenzione domiciliare speciale per le madri con figli di età non superiore a 10 anni. La legislazione previgente prevedeva che il primo terzo di pena andasse comunque scontato in carcere. Con le modifiche apportate ora sarà possibile scontare a casa (o in un Icam) anche il primo terzo di pena. Questa facoltà non è comunque concessa a chi è condannato per uno dei crimini di cui all'articolo 4 bis della legge del 1975, ossia una buona parte delle donne recluse.

 
Di Fabrizio (del 01/04/2011 @ 14:20:30, in Regole, visitato 1411 volte)


Indispensabile iscriversi alla Lista elettorale aggiunta del Comune di residenza. Tempo fino al 4 aprile.

01 aprile 2011 - Il 15 e il 16 maggio prossimo anche i cittadini comunitari residenti in Italia saranno chiamati alle urne in oltre 1300 Comuni per eleggere il Sindaco ed i consiglieri comunali.

Per godere del diritto di voto è necessario iscriversi ad una Lista elettorale aggiunta presso il Comune di residenza entro il 4 aprile. La procedura è molto semplice: basta recarsi presso l'Ufficio elettorale comunale e riempire il modulo precompilato appositamente realizzato o, laddove l'Ufficio ne fosse sprovvisto, formulare una richiesta su carta semplice in cui vanno indicati i dati personali, la cittadinanza, l'attuale residenza e l'indirizzo nello Stato di origine. Il Comune, fatte le opportune verifiche, iscriverà il richiedente nell'apposita lista aggiunta e gli invierà la tessera elettorale, documento da conservare con cura per esercitare il diritto di voto in occasione di ogni elezione al quale il cittadino comunitario potrà partecipare.

L'iscrizione alle liste aggiunte resta valida fino ad eventuale richiesta di cancellazione da parte dell'interessato, oppure fino a che non intervenga una cancellazione d'ufficio a seguito di trasferimento dell'elettore in un altro Comune di residenza oppure di perdita dei diritto di voto.

I Comuni cercheranno di tutelare il diritto di voto anche dei "ritardatari" ossia coloro che si iscriveranno alla Lista dopo il 4 aprile.

Per i cittadini comunitari che invece intendono candidarsi come consiglieri comunali le date da tenere a mente sono il 15 e il 16 aprile: in questi giorni, all'atto del deposito della lista dei candidati, oltre alla documentazione richiesta per i cittadini italiani va aggiunta una dichiarazione contenente l'indicazione della cittadinanza, dell'attuale residenza e dell'indirizzo nello Stato di origine nonché un attestato in data non inferiore a tre mesi dell'autorità amministrativa competente dello Stato membro di origine, dal quale risulti che l'interessato non è decaduto dal diritto di eleggibilità.

Da tenere bene presente che i cittadini comunitari non possono candidarsi alla carica di Sindaco.

(Maria Rita Porceddu)

 
Di Fabrizio (del 28/03/2011 @ 09:44:45, in Regole, visitato 1800 volte)

Blitz quotidiano


PARIGI – "Ci hanno trattato come fossimo cani": cosi' Bria Lisor, una donna rom di 55 anni, ha raccontato la disavventura vissuta ieri a Nantes, nell'ovest della Francia, insieme al figlio Saban, di 17 anni, e a un'altra famiglia di nomadi che, come loro, abitavano in una roulotte in un campo accanto ad un supermercato. Bria e gli altri sono stati espulsi dalle loro roulotte con la forza, da un bulldozer e una dozzina di uomini.

Lo sgombero e' avvenuto proprio sotto la direzione del supermarket, della catena di alimentazione Leclerc. La notizia e' stata resa nota oggi dal quotidiano locale Ouest-France, prima di essere confermata dalla polizia e sollevare una viva emozione in Francia dove il giro di vite nei confronti dei nomadi e dei rom, annunciato dal presidente Nicolas Sarkozy la scorsa estate, ha portato gia' allo sgombero del 70% dei campi illegali. Oggi la direzione del Leclerc ha avanzato scuse pubbliche: "Tutta la squadra del Leclerc di Nantes si scusa sinceramente con le famiglie coinvolte per il modo in cui e' avvenuta l'espulsione", ha dichiarato il direttore generale dell'ipermercato, Pierre Chartier. "E' stata una decisione maldestra e spiacevole – ha aggiunto – assumeremo le nostre responsabilita' e ci impegniamo sin d'ora a riparare gli eventuali pregiudizi".

Le scuse non bastano alle due famiglie rom che, insieme all'associazione "solidaire Roms Nantes", intendono sporgere denuncia. La legge francese prevede che il proprietario del terreno occupato illegalmente non puo' intervenire di sua iniziativa, ma deve fare appello alla giustizia e solo le forze dell'ordine possono effettuare lo sgombero. Le due famiglie vivevano nel terreno abbandonato vicino al supermercato da diverso tempo. "Ero gia' a scuola e mia madre, con l'altra signora, stavano andando via quando il bulldozer e' arrivato. Ha caricato della terra e l'ha gettata contro una delle roulotte dove c'erano ancora dei bambini molto piccoli", ha raccontato Saban. "Ci hanno cacciato come se fossimo cani", ha aggiunto sua madre, Bria. Quando il bulldozer e' intervenuto due bambini di 13 anni, due di 6 anni ed uno di 3 erano ancora dentro la roulotte. E' stato uno dei ragazzini piu' grandi a portare in salvo gli altri. Poi, hanno raccontato i bambini, si e' avvicinato loro un "uomo calvo", il "capo" del supermercato, insieme ad un'altra dozzina di uomini e "hanno trascinato le roulotte fuori dal campo", sul ciglio della strada. E' a questo punto che sono intervenuti i poliziotti.

25 marzo 2011 | 23:38

 
Di Fabrizio (del 23/03/2011 @ 09:16:38, in Regole, visitato 2406 volte)

Questa (ieri NDR) mattina  si è svolta presso la Camera del Lavoro di Milano la presentazione dell'appello "I Diritti non si sgomberano", per fermare gli sgomberi dei campi Rom a Milano, che ha già raccolto l'adesione di oltre 60 associazioni.

Sono intervenuti alcuni dei rappresentanti delle numerose realtà che hanno promosso l’appello: Onorio Rosati e Corrado Mandreoli per la CGIL, don Massimo Mapelli della Casa della Carità, Annamaria Bufalini per le Mamme e Maestre di Rubattino, Bruno Segre del Campo della Pace Ebraico , Paolo Agnoletto per il Gruppo Sostegno Forlanini, Claudio Cristiani di Agesci Zona Milano, Diana Pavlovic di Rom e Sinti Insieme, Avv. Alberto Guariso di Avvocati per Niente e Associazioni Studi Giuridici sull'Immigrazione, una operatrice del Naga e l'avv. Gilberto Pagani di Legal Team Italia.

Un appello rivolto all’amministrazione perché opti per politiche di vera integrazione ed abbandoni la logica degli sgomberi, appello però rivolto anche al tessuto civile di questa città perché ritrovi il gusto della partecipazione alla costruzione di una città capace di tutelare i diritti di tutti al di là delle appartenenze etniche e culturali.

In allegato il testo dell'appello con tutte le firme raccolte fino ad oggi.

L'intento è quello di raccogliere nuove adesioni sia di associazioni e gruppi che di singoli cittadini, che andranno comunicate ad uno dei seguenti indirizzi scendiamoincampo@gmail.com  oppure gaggini@libero.it

L'invito è quindi quello di farlo girare il più possibile e di pubblicarlo sui diversi siti internet (se vi serve in altro formato chiedetemelo); allego anche una griglia da utilizzare eventualmente in caso di raccolta diretta delle firme (che andranno poi comunicate comunque ai due indirizzi mail indicati sopra).

Saluti a tutti


Negli ultimi due anni a Milano sono stati effettuati oltre 360 sgomberi di campi abitati da Rom e Sinti che hanno coinvolto alcune centinaia di nuclei familiari presenti da tempo sul territorio cittadino.

Dopo ogni sgombero si assiste solo alla rituale esibizione dell'effetto "pulizia" e alle soddisfatte dichiarazioni degli Amministratori Comunali riguardo ai quintali di immondizia rimossi.

Spesso gli sgomberi vengono eseguiti senza alcuna preventiva notifica e a volte gli agenti di polizia intervengono in numero decisamente spropositato rispetto alla popolazione Rom che intendono allontanare, considerando anche l'alto numero di anziani e bambini presenti; gli sgomberi spesso sono attuati all'imbrunire o alle prime luci dell'alba ed anche in pieno inverno con avverse condizioni atmosferiche, molti sgomberi sono avvenuti sotto la pioggia o la neve; a seguito degli sgomberi le abitazioni e i pochi altri beni personali dei Rom sono arbitrariamente distrutti, spesso si tratta di oggetti di scarso valore economico che tuttavia per quelle famiglie rappresentano le uniche proprietà; la maggior parte delle persone sgomberate non riceve alcun tipo di offerta circa una sistemazione alternativa, e nelle rare occasioni in cui sono presenti i servizi sociali le soluzioni proposte prevedono lo smembramento delle famiglie o l'allontanamento dei minori.

A causa dei continui e ripetuti sgomberi molti bambini Rom sono stati costretti ad interrompere la frequenza scolastica e i preziosi legami di amicizia costruiti con i compagni. Le maestre e i genitori delle scuole dove sono stati inseriti alcuni bambini Rom, ci hanno più volte ricordato come i continui sgomberi violano l'inalienabile diritto all'istruzione. Quella di frequentare la scuola è l'unica possibilità per questi bambini di pensare ad un futuro diverso. I bambini a cui viene negato il diritto all'istruzione sono bambini privati anche del diritto di sapere che si può vivere in un modo migliore, privati anche solo del diritto di sognare una vita diversa.

Questa scelta praticata dall'Amministrazione Comunale di Milano ci risulta intollerabile, in quanto viola sistematicamente i più elementari diritti di adulti e bambini sanciti dalle Convenzioni Internazionali e dalla nostra Costituzione: il diritto all'abitare, all'integrità personale, alla salute, all'istruzione, nonché il divieto di discriminazione.

In questi anni gli sgomberi e le ruspe non hanno risolto nulla, anzi - con un grosso dispendio di risorse pubbliche - hanno contribuito a rendere ancora più difficile e drammatica la vita delle famiglie Rom, ed in particolare di alcune centinaia di bambini, aumentando il loro disagio e la loro esclusione dal tessuto sociale.

Infatti, nonostante gli ingenti finanziamenti ricevuti (€ 13.115.700,00 il 29 agosto 2008, da parte del Fondo per la sicurezza urbana e la tutela dell'ordine pubblico del Ministero dell'interno), nessuna azione di integrazione e promozione sociale è stata avviata dal Comune di Milano nei confronti dei campi Rom non regolari.

Il Tribunale ha recentemente condannato il Comune di Milano per comportamento discriminatorio relativamente alla vicenda legata alla mancata assegnazione delle case alle famiglie Rom del Campo di Triboniano; per lo stesso motivo, un gruppo di 39 cittadini ha denunciato alla Procura della Repubblica il Sindaco Moratti e il Vicesindaco De Corato per i ripetuti sgomberi dei campi Rom, ipotizzando i reati di abuso di ufficio, interruzione di servizio pubblico (in particolare relativamente all'obbligo scolastico ) e danneggiamento, con l'aggravante di averli commessi per finalità di discriminazione e di odio etnico e
razziale .

In questi anni a Milano c'è però anche chi ha scelto di incontrare questi volti, queste persone, di costruire rapporti di vicinanza, di considerarli i nuovi vicini di casa o i nuovi compagni di banco. A volte dopo uno sgombero sono partite inaspettate catene di solidarietà, che hanno avuto anche risalto sui mass-media locali e nazionale, ma queste reazioni pur importanti non sono sufficienti.
Alcune associazioni e gruppi ma anche singoli cittadini, maestre e genitori hanno costruito con le famiglie Rom dei rapporti basati sulla fiducia, imparando a superare diffidenze e paure reciproche. Sono nati così progetti di integrazione abitativa, lavorativa, scolastica. Queste persone hanno scelto di vivere così il proprio ruolo di cittadinanza attiva per costruire una città più vivibile e quindi più sicura per tutti, proprio perché più accogliente; una città capace di tutelare i diritti di tutti al di là delle appartenenze etniche e culturali.

Siamo coscienti che quelli dell'inclusione e della sicurezza sociale sono temi delicati e non facili da affrontare, ma queste esperienze ci hanno insegnato che basta riconoscere nei Rom e nei Sinti prima di tutto delle persone con gli stessi diritti e doveri di ogni abitante, vecchio e nuovo, di questa metropoli per iniziare un percorso diverso.

Chiediamo al Sindaco Moratti e al Vicesindaco De Corato di interrompere il trattamento disumano ed illegale cui sono sottoposte le popolazioni Rom e Sinte che abitano nel territorio municipale.
Chiediamo all'Amministrazione Comunale di Milano di porre immediatamente fine alla pratica degli sgomberi.
Chiediamo che le risorse pubbliche non vengano più sistematicamente sprecate per demolire e distruggere baracche e beni, sogni e legami, ma siano utilizzate per promuovere percorsi reali di integrazione abitativa e lavorativa e progetti che garantiscano il diritto all'istruzione ed alla salute per tutti, Rom e Sinti compresi.
Chiediamo che i Rom e Sinti siano riconosciuti come soggetti a pieno titolo, interlocutori attivi dei progetti che li riguardano


Ci rivolgiamo alle Associazioni, ai rappresentanti sindacali, alle Chiese, alle Confessioni Religiose, agli uomini di cultura, agli operatori dei servizi, agli insegnanti, agli avvocati e a tutti i cittadini che credano nell'inviolabilità dei diritti umani e civili sanciti dalla nostra Costituzione, affinché sostengano e sottoscrivano questo nostro appello.

Milano 2 febbraio 2011

Potete mandare la vostra adesione al presente appello ai seguenti indirizzi:
scendiamoincampo@gmail.com
gaggini@libero.it

Adesioni all' appello per fermare gli sgomberi dei campi Rom a Milano

ASSOCIAZIONI
1. Gruppo Sostegno Forlanini
2. Mamme e Maestre Rubattino
3. Associazione Genitori Scuola B. Munari via Feltre
4. Associazione Genitori Scuola Media "Quintino di Vona", Milano
5. Casa della Carità
6. Comunità di Sant'Egidio
7. Padri Somaschi di Milano
8. Aven Amentza
9. Federazione Rom e Sinti Insieme
10. Naga
11. CGIL Milano
12. ARCI
13. ACLI
14. Everyone
15. Istituto di Cultura Sinta – Mantova
16. Associazione UPRE Roma
17. Associazione Sucar Drom - Mantova
18. Ufficio Politiche Sociali CGIL Brianza
19. Campo della Pace Ebraico (Milano)
20. CNCA Lombardia (Coordinamento Nazionale Comunità Accoglienza)
21. Cooperativa Sociale Comunità del Giambellino
22. Associazione Comunità Il Gabbiano Onlus
23. Agesol
24. Associazione Società Informazione
25. Gruppo Abele
26. Libera
27. Gruppo Caritativo Tabità Onlus presso la Parrocchia della Madonna della Medaglia Miracolosa – Milano
28. La Comunità per lo Sviluppo Umano – Milano
29. Associazione 21 Luglio – Roma
30. Progetto Ekotonos di San Vittore Milano
31. Antigone
32. Cooperativa Sociale Alice
33. Avvocati per niente
34. ASGI Associazione per gli Studi Giuridici sull'Immigrazione
35. Immigrati Autorganizzati
36. Associazione Familiari e Amici di Fausto e Iaio Onlus
37. Coordinamento INTERGAS
38. GAS Feltre
39. GAS Lambrate
40. GAS Giambellino
41. ANPI Provinciale Milano,Presidente prof. Carlo Smuraglia
42. ANPI Sezione Martiri di Lambrate Ortica, Presidente Ginetto Mori
43. Coordinamento sezioni ANPI ZONA 4 MILANO
44. Associazione Zona 3 x la Costituzione, Presidente Titti Benvenuto
45. Coordinamento Nord Sud del Mondo
46. Legal Team Italia
47. Rivista Popoli, mensile internazionale dei Gesuiti italiani
48. Rivista Aggiornamenti Sociali, mensile di ricerca e intervento sociale dei Gesuiti
49. AGESCI ZONA MILANO, Associazione Guide e Scout Cattolici Italiani
50. Gruppo Scout AGESCI MILANO 68
51. Gruppo Scout AGESCI MILANO 45
52. Gruppo Scout AGESCI MILANO 4
53. Unione Inquilini - Milano
54. Sicet Cisl - Milano
55. Comitato Inquilini Molise –Calvairate-Ponti
56. Redazione Mahalla
57. Redazione di Faber
58. Rete delle Scuole Senza Permesso
59. Banda degli Ottoni a Scoppio
60. Convergenza delle Culture - Milano
61. Spazio Mondi Migranti (Parabiago)
62. RSU ST Castelletto
63. RSU RAI
64. RSA CGIL Scala Milano
65. RSA FISAC CGIL di Equens Italia Milano
66. RSA FISAC CGIL di Sinsys Milano
67. RSA FISAC CGIL di Banca Montepaschi Milano
68. RSA FISAC CGIL di UNICREDIT Milano


ADESIONI INDIVIDUALI
1. Agnoletto Paolo, Avvocato
2. Agostoni Claudio, Radio Popolare
3. Alietti Alfredo, Università Ferrara
4. Bittasi Padre Stefano (Gesuita Villapizzone – Milano)
5. Borsani Silvia, Maestra scuola via Guicciardi
6. Boschetti Laura, Institut d'Etudes Politiques de Grenoble
7. Brambilla Anna, Avvocato
8. Bravi Luca, Università di Chieti
9. Brugnatelli Francesco, Avvocato
10. Campagna Barbara, Funzione della professionalità giuridico pedagogica in servizio a San Vittore – RSU Milano San Vittore
11. Carpentieri Rosario, Insegnante di Marcianese CE
12. Colucci Francesco Paolo, Docente Psicologia sociale, Università di Milano-Bicocca
13. Conte Massimo, Presidente di Codici Società Cooperativa Sociale Onlus
14. Dardanelli Ezio, Segretario Generale FISAC CGIL Lombardia
15. Don Gino Rigoldi, Presidente Comunità Nuova Milano
16. Faggi Stefania, Maestra Rubatino
17. Giansanti Alberto
18. Guariso Alberto, Avvocato
19. Levi della Torre Stefano
20. Lomonaco Michele, Segreteria FISAC CGIL Milano
21. Maneri Marcelli , Università Bicocca Milano
22. Mariani Rosalba, Ufficio Presidenza Direttivo CGIL Milano
23. Micheli Giuseppe
24. Mingione Enzo, Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale Università Bicocca
25. Moffa Ottavio, Educatore professionale presso la Cooperativa Sociale Comunità del Giambellino
26. Moni Ovadia
27. Morera Giorgia, Educatrice Cooperativa Sociale Comunità del Giambellino
28. Naldi Alessandra
29. Pagani Gilberto, Avvocato
30. Pavlovic Dijana
31. Robbiati Flaviana, Maestra
32. Roselli Licia, Direttrice Associazione Agenzia di Solidarietà Agesol onlus Milano
33. Rossi Ernesto, Aven Amentza
34. Sarcinelli Alice Sophie, Ecoles des Hautes Etudes en Sciences Sociales/Médecins du Monde
35. Segre Bruno
36. Semprebon Michela, Dottore di Ricerca in Sociologia Urbana Università Bicocca
37. Tosi Simone, Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale Università Bicocca
38. Trento Michela, Presidente Direttivo FISAC-CGIL Milano
39. Vanzati Franco, Associazione Insieme Voghera
40. Vincenti Assunta, Maestra
41. Vitale Tommaso, Università Milano Bicocca e Parigi Sciences Politiques
42. Volpato Chiara, Professore Psicologia sociale, Università Milano-Bicocca
43. Zucali Stefani, Avvocato

 
Di Fabrizio (del 19/03/2011 @ 09:02:04, in Regole, visitato 2073 volte)

Segnalazione di Isabella Bianchi, da "Il Tirreno, cronaca di Pisa" 24 febbraio 2011, pag VI

Lunedì sono stati condannati in primo grado quattro rom che, secondo i giudici, avevano scippato piccole somme a oltre 40mila pisani per un totale di più di due milioni di euro. Le istituzioni, i commercianti, i comitati, la destra, ma anche semplici cittadini, hanno urlato la loro preoccupazione per la sicurezza, il loro sdegno per la paura che alligna tra la gente, il loro allarme per la convivenza civile in città. Come dite? Non avete sentito niente? Già perché non erano rom, sono i quattro potenti membri del vecchio Cda della defunta Cassa di Risparmio di Pisa e il silenzio, come si può constatare, è tombale.

by Tanfucio

 
Di Fabrizio (del 19/01/2011 @ 09:42:20, in Regole, visitato 1510 volte)

Da Roma_Francais

AFP

Stoccolma - La giustizia svedese ha annunciato che Ikea, il gigante del mobile, dovrà versare 60.000 corone (6.730 euro) per danni ed interessi a quattro clienti rom che uno dei suoi guardiani aveva sorvegliato in maniera "discriminatoria dovuta alla loro appartenenza etnica".

"Ikea ha esposto queste donne ad una discriminazione per la loro appartenenza etnica", scrive nella decisione pubblicata sul suo sito l'ombudsman svedese sulle discriminazioni (DO).

Le quattro donne, che riceveranno 15.000 corone a testa, si erano lamentato di essere state seguite e osservate "in permanenza" da un guardiano durante la loro visita in un magazzino Ikea alla periferia di Göteborg, nel sud-est della Svezia.

"Altri clienti avevano constatato che la guardia le sorvegliava, cosa che le donne avevano vissuto come un'offesa supplementare", sottolinea l'ombudsman, signora Katri Linna.

La mediatrice della giustizia svedese indica di aver deciso di portare Ikea davanti al tribunale, ma prima ha proposto al numero uno mondiale del mobile in kit, un compromesso per regolare la controversia, cosa che Ikea ha accettato.

Il gruppo svedese, che si vuole un modello d'impresa socialmente ed ecologicamente responsabile, "non si è pronunciato sul fatto che le donne siano state (o meno) discriminate, ma rifiuta che si siano sentite discriminate e s'impegna a prendere misure per evitare che questo genere di casi si ripeta", indica l'ombudsman.

 
Di Fabrizio (del 15/01/2011 @ 09:58:56, in Regole, visitato 1662 volte)

Tratto da Polisblog

14 gennaio 2011: Il 27 settembre scorso Roberto Maroni dichiarava:

"Nessuna delle famiglie che saranno allontanate dai campi nomadi regolari di Milano e che hanno i titoli per restare in città, saranno ospitate in alloggi popolari, come originariamente previsto nel piano per l’emergenza rom. (…) E’ una scelta politica, di saggezza, che mette d’accordo le sensibilità di tutti, compresa quella di chi vuole l’assegnazione delle case popolari prima ai milanesi"

E’ notizia di ieri che due delle dieci famiglie del Triboniano che hanno vinto la causa civile sono già entrate negli alloggi.

 
Di Fabrizio (del 14/01/2011 @ 09:49:50, in Regole, visitato 1586 volte)

L'Espresso di Fabrizio Gatti

Ecco la storia di una coppia di rom italiani che ha fatto ricorso contro lo sgombero

(11 gennaio 2011) Quando si è rom i diritti costituzionali non valgono. Nemmeno se si è cittadini italiani. Nemmeno se si abita da vent'anni in un campo autorizzato dal Comune. È il caso di una coppia che vive in via Idro, periferia est di Milano. Lui, 55 anni, è nato in provincia di Padova. Lei, stessa età, in Brianza. Le due figlie, ancora minorenni, a Milano.

Tre mesi fa Carmela Madaffari, direttore centrale dell'ufficio comunale Famiglia, scuola e politiche sociali, ha scoperto che la mamma delle ragazze ha presunte condanne definitive a carico in base a vecchie sentenze, pronunciate tra il 1974 e il 1982. Così è scritto nell'ordinanza di sgombero. Per questo il Comune ha ordinato lo sfratto a tutto il nucleo familiare da eseguire entro 48 ore. L'articolo 12 del regolamento per la gestione dei campi, entrato in vigore nel 2009, prevede come motivo di revoca dell'autorizzazione la "sopravvenienza di condanne definitive".

La polizia locale di Milano non fa differenza tra condanne già scontate 37 anni fa e reati appena commessi. E nemmeno tra condannati e familiari incensurati, compresi i figli minorenni. Il piano del Comune sta destabilizzando le famiglie rom lombarde che da anni hanno abbandonato il nomadismo e lavorano nella metropoli.

La coppia di via Idro ha fatto ricorso. Nel campo di via Idro sono una ventina le famiglie sotto sfratto per la stessa ragione: "Si tratta in buona parte di sentenze sospese o di condanne per accattonaggio", spiega Antonio Braidic, tra i firmatari di una lettera di protesta: "Dal maggio 2009 si parla dello sgombero del nostro campo. Ma in tutto questo tempo nessuno ci ha mai detto quando avverrà. E quale sarà il nostro destino di cittadini italiani che in questa zona abitano, lavorano e mandano a scuola i figli"

 

Autogol del Governo che, per mantenere il punto con la politica di rigore, non si adegua alla direttiva 2008/115; ma le nuove regole si applicano comunque, anche in Italia. Questure in difficoltà nonostante la circolare del Capo della Polizia.

24 dicembre 2010 - Scade a mezzanotte il termine imposto dall'Unione europea agli Stati membri per uniformarsi alla direttiva 2008/115 sul rimpatrio di cittadini di Paesi terzi il cui soggiorno è irregolare. L'Italia, che aveva contribuito alla stesura della direttiva al tempo del Governo Prodi, non ha avuto fretta ed ha lasciato scadere i termini per adeguare il testo unico immigrazione alle nuove regole. Trascuratezza o scelta politica? Diagnosi difficile ma, se si valuta la portata della direttiva, che rovescia come un calzino l'impostazione della Bossi/Fini sulle procedure di espulsione, sembrerebbe più probabile pensare ad una scelta ragionata. Però, ragionata fino ad un certo punto. Infatti, da oltre venti anni è pacifico il concetto stabilito dalla Corte di Giustizia dell'Unione europea secondo cui "in tutti i casi in cui alcune disposizioni di una direttiva appaiono, dal punto di vista sostanziale, incondizionate e sufficientemente precise, i singoli possono farle valere dinanzi ai giudici nazionali nei confronti dello Stato, sia che questo non abbia recepito tempestivamente la direttiva nel diritto nazionale sia che l'abbia recepita in modo inadeguato". Quindi, anche se l'Italia non recepisce la direttiva 2008/115, quelle disposizioni "incondizionate e sufficientemente precise" si applicheranno comunque. Ma di fronte all'opinione pubblica il Governo potrà sempre sostenere: "non siamo stati noi, prendetevela con l'Europa".

Senza considerare, però, che il mancato adeguamento della Bossi/Fini alla direttiva comporterà seri problemi, o comunque grande imbarazzo alle questure che da domani dovranno applicare procedure non scritte nella legge nazionale, anzi con questa del tutto in contrasto.

Infatti la direttiva prevede un meccanismo "ad intensità graduale crescente" che di fatto ribalta il sistema attualmente disciplinato dalla Bossi/Fini, basato sull'automatica ed immediata espulsione. Per la norma europea l'espulsione deve essere disposta, di norma, non con misure coercitive, ma attraverso la partenza volontaria del cittadino straniero entro un periodo di tempo compreso tra sette e trenta giorni, eventualmente prorogabili in presenza di bambini che frequentano la scuola o di altri legami familiari e sociali. In questi casi (un po' come prevedeva la vecchia legge "Martelli" del 1990) sarà possibile imporre l'obbligo di presentarsi periodicamente alle autorità, la costituzione di una garanzia finanziaria adeguata, la consegna di documenti o l'obbligo di dimorare in un determinato luogo.

Ovviamente la direttiva non esclude l'accompagnamento immediato, ma questo sarà possibile solo in presenza di concreto rischio di fuga dello straniero, quando la sua domanda di soggiorno sia stata respinta perché manifestamente infondata o fraudolenta, o quando la persona costituisce un pericolo per l'ordine pubblico, la pubblica sicurezza o la sicurezza nazionale; tutte circostanze che devono essere debitamente motivate.

Altra disposizione immediatamente operativa e parzialmente in conflitto con la Bossi/Fini è quella relativa alla misura del trattenimento nei CIE che, d'ora in avanti, sarà possibile solo nei casi di rischio di fuga o quando lo straniero eviti od ostacoli la preparazione del rimpatrio o dell'allontanamento, salvo che nel caso concreto possano essere efficacemente applicate altre misure sufficienti ma meno coercitive.
Come si muoveranno questure e prefetture a partire da domani? Per evitare una marea di ricorsi contro i provvedimenti di espulsione adottati in contrasto con la direttiva e quindi destinati a far soccombere l'amministrazione, il Capo della Polizia ha ritenuto opportuno diramare una circolare per spiegare a questori e prefetti come impostare i decreti di allontanamento: rispettare i punti fondamentali della normativa europea, evitare di applicare automaticamente la Bossi/Fini, valutare in modo approfondito la posizione dello straniero ed adottare provvedimenti "ad intensità graduale crescente".

(Raffaele Miele)

 

Segnalazione di Roberto Malini

di Gabriele Augusto, clandestinoweb.com

La corte "ha inquadrato la clausola del 'giustificato motivo' tra quelle destinate in linea di massima a fungere da 'valvola di sicurezza' del meccanismo repressivo, evitando che la sanzione penale scatti allorché - anche al di fuori della presenza di vere e proprie cause di giustificazione - l'osservanza del precetto appaia concretamente 'inesigibile' in ragione, a seconda dei casi, di situazioni ostative a carattere soggettivo od oggettivo".

Roma, 17 dicembre 2010. Non si può punire lo straniero che in ''estremo stato di indigenza'', o comunque per ''giustificato motivo'', non ottemperi all'ordine, seppure reiterato, di allontanamento dall'Italia emesso dal questore. Lo ha stabilito la Corte Costituzionale, redattore il giudice Gaetano Silvestri, dichiarando incostituzionale una delle norme inserite nel "pacchetto sicurezza" del 2009, nella parte che prevede il reato di clandestinità.
Tutto è nato dal tribunale di Voghera che, chiamato a giudicare una donna senza permesso di soggiorno e più volte espulsa come clandestina, si è rivolto alla Consulta sostenendo che la donna non aveva potuto lasciare il nostro paese perché priva di mezzi propri. "Un giustificato motivo", che pero' non è previsto, dicono i giudici della Corte, dall'art.14, comma 5 quater del testo unico sull'immigrazione, modificato dal "pacchetto sicurezza".
"Questa Corte ha inquadrato la clausola del 'giustificato motivo' tra quelle destinate in linea di massima a fungere da 'valvola di sicurezza' del meccanismo repressivo, evitando che la sanzione penale scatti allorché - anche al di fuori della presenza di vere e proprie cause di giustificazione - l'osservanza del precetto appaia concretamente 'inesigibile' in ragione, a seconda dei casi, di situazioni ostative a carattere soggettivo od oggettivo".
"Un estremo stato di indigenza, che abbia di fatto impedito l'osservanza dell'ordine del questore nello stretto termine di cinque giorni non diventa superabile o irrilevante perché permanente nel tempo o perché insorto o riconosciuto in una occasione successiva".
Per tutto ciò, e tranne che le autorità non procedano con un'esecuzione coattiva dell'espulsione (procurando il vettore aereo o altri mezzi per lasciare il territorio nazionale), non si può lasciare allo stesso immigrato clandestino l'esecuzione del provvedimento perché ''incontra i limiti e le difficolta' dovuti alle possibilità pratiche dei singoli soggetti''.
Per la Consulta è indispensabile ''un ragionevole bilanciamento tra l'interesse pubblico all'osservanza dei provvedimenti dell'autorità, in tema di controllo dell'immigrazione illegale, e l'insopprimibile tutela della persona umana''.

E' ora auspicabile, commenta EveryOne, che si consideri egualmente "non punibile" lo straniero colpito da espulsione il quale non ottemperi al decreto ritenendo che, una volta rientrato in patria, si troverà a subire atti di persecuzione, situazioni di crisi umanitaria o condizioni di povertà intollerabili.

 
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