Rom e Sinti da tutto il mondo

Ma che ci fa quell'orologio?
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\\ Mahalla : Storico per mese (inverti l'ordine)
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Marylise Veillon (del 01/04/2013 @ 09:07:01, in scuola, visitato 1435 volte)

L'istruzione, elemento centrale nel progresso del popolo rom

E' notorio per tutti l'importanza fondamentale che ricopre l'istruzione, nello sviluppo della persona e delle popolazioni.

C'è un ampio consenso tra professionisti e rappresentanti delle diverse comunità rom, quanto all'importanza fondamentale dell'istruzione rispetto alla crescita sociale. Allo stesso modo, c'è consenso nell'evidenziare le difficoltà incontrate per abbordare in modo efficace le situazioni maggiormente problematiche in questo campo.

"Se dai un pesce a un uomo affamato, lo nutri una giornata. Se gli insegni a pescare, lo nutrirai per tutta la vita". (Lao-tsé)

Nel caso delle comunità gitane, si continua a constatare un certo disavanzo. L'abandono prematuro del sistema scolastico, nello specifico durante la transizione tra la scuola primaria e secondaria, gli alti indici di assenteismo, il limitato accesso ai nidi e alla scuola materna, o la percentuale bassa di promossi verso i livelli medi e superiori, sono motivi di preoccupazione per tutti gli operatori implicati.

Un approccio della situazione della popolazione gitana Navarra, in relazione al sistema dell'istruzione, rileva l'esistenza di diverse situazioni:

  • Situazioni di accesso normalizzato al sistema scolare tra i 3 e 16 anni, che si riscontra in un gruppo che incomincia il suo percorso dal prescolare e termina la scuola dell'obbligo, benché tuttavia con scarsi casi di promozione ai livelli superiori.
  • Situazioni di inserimento nel sistema scolastico, che presentano però problemi riguardo all'assistenza regolare e la continuità nell'ultima fase dell'insegnamento dell'obbligo.
  • Situazioni di gravi esclusioni dal sistema scolare, come la descolarizzazione di minori durante il percorso relativo alla scuola dell'obbligo (6-16 anni), l'assenteismo protratto, l'irregolarità nell'assistenza e l'abandono precoce senza giungere fino alla tappa delle classi secondarie.
  • La mancanza di accesso ai nidi e alla scuola materna (0-6 anni), comporta importanti effetti di svantaggio rispetto agli alunni che si sono inseriti già durante questa tappa. Nonostante l'accesso dei bambini e bambine gitani a questi livelli si stia incrementando, non può però essere considerata una tendenza maggioritaria né durante il ciclo pre-scolare (0-3 anni), né tantomeno nel ciclo della materna (3-6 anni).

"La grandiosità dell'imparare qualcosa, sta nel fatto che nessuno può togliercelo". (B.B King)

Uno degli obiettivi del Piano di Assistenza Globale alla Popolazione Rom di Navarra è quello di aumentare le competenze del corpo insegnante, e dell'insieme degli operatori che agiscono nell'ambito educativo, con lo scopo di migliorare l'efficacia degli interventi riguardo agli alunni rom.

Uno dei mezzi contemplati dal Plan è quello di introdurre e diffondere in aula diverse risorse, mirando a una particolare attenzione nei confronti della diversità.

  • Il ministero dell'educazione adatterà e svilupperà insieme all'alunno rom alcuni sistemi validi che abbiano ottenuto risultati positivi nelle aule (materiale interculturale, pedagogico ecc ...).
  • Il ministero dell'educazione includerà nella sua offerta formativa, una formazione specifica del corpo insegnante in merito alla cultura gitana, adattamento curriculare e particolare attenzione nei confronti della diversità.

Un altro obiettivo del Piano di Assistenza Globale alla Popolazione Rom di Navarra è quello di migliorare la corresponsabilità educativa delle famiglie rom riguardo all'istruzione dei propri figli(e).

  • Si realizzeranno azioni di sensibilizzazione insieme alle famiglie rom, con lo scopo di stimolare la loro implicazione nello sviluppo dell'istruzione dei propri figli(e)
  • Si svilupperanno attività scolastica dei genitori, con lo scopo di stimolare la partecipazione degli stessi alle attività dei vari centri e APYMAS (associazioni di padri e madri).

"Insegnare ai bambini a contare è buono, però insegnar loro quello che realmente conta è ancora meglio" (Bob Talbert)

"IO VADO A SCUOLA"/"K-I SKÒLA 3AV"/"ESKOLARA NOA", è una campagna di sensibilizzazione che pretende di contribuire a ridurre le disugualianze educative esistenti tra la comunità rom e il resto della società, ciò per mezzo di questo documentario.



Questo documentario riflette testimonianze di bambini e bambine, adolescenti, giovani, donne e uomini adulti, ognuno protagonista della propria campagna di sensibilizzazione. In queste testimonianze loro esprimono le loro opinioni e il loro vissuto rispetto all'istruzione formale.

  • Il suo formato audiovisivo e di breve durata permette di farlo giungere a tutta la popolazione.
  • Apporta esempi, opinioni, riflessioni, che ci aiuteranno a lavorare su questo tema.
  • E' stato progettato ed elaborato dalla comunità rom.

Solo colui che sa è libero, è maggiormente libero colui che sa di più...
Solo la cultura dona libertà...
Non proclamare la libertà di volare, piuttosto dona delle ali; né quella di pensare, piuttosto dona pensieri.
La liberà dei popoli è la cultura.
(Miguel de Unamuno)

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Di Fabrizio (del 02/04/2013 @ 09:08:33, in Europa, visitato 1050 volte)

LIVEWIRE Amnesty's global human rights blog - Posted on 28 March 2013 by Livewire Team

Milioni di Rom in tutta Europa sperimentano pregiudizi, esclusioni, sgomberi forzati, segregazione a scuola, mancanza di accessi ai servizi pubblici e odio che può portare alla violenza. Come comportarsi con la discriminazione giornaliera che ancora continua? Cosa li spinge a sperare che il futuro sia migliore? Ecco quattro attivisti romanì che parlano della loro lotta per i diritti umani, i diritti dei loro figli e delle loro comunità.

Peter e Marcela hanno vinto la battaglia perché i loro figli non fossero segregati in classi per soli-Rom. © Private

Lotta contro la segregazione nell'istruzione: "Ci avete dato la forza"

Peter e Marcela vivono a Levocha, in Slovacchia. Grazie ad Amnesty International, hanno recentemente ottenuto che i loro figli non fossero più segrgati in classi epr soli Rom, anche se questa pratica continua tuttora.

Peter: Mi sento Slovacco, ma sono Rom. Non mi piace essere etichettato come Rom o zingaro. Appartengo a questa società, come i miei figli. Il loro fututo sarà migliore. Frequentano classi miste - hanno più opportunità ed hanno un approccio differente alla scuola. Spero che ci sia un cambiamento. Le classi separate vanno abolite. E' giusto che la gente lo sappia - se non se ne parla, non cambierà o non si risolverà niente. Quindi, è stato un bene di sicuro operare con Amnesty, perché a Levocha e altrove le cose ora sono cambiate.

Marcela: Mi sono battuta non solo per i miei figli, ma per tutti i bambini. Sarei così felice se il Ministero dell'Istruzione abolisse tutte le scuole e le classi separate. E vorrei che si battessero anche gli altri genitori, come abbiamo fatto io e mio marito. Lavorare con Amnesty International mi ha dato tanta forza ed energia. Se voi non foste stati con noi, non avrei saputo da dove partire. Per me è stata una grande esperienza. Avete dato la forza per andare avanti con la nostra lotta.

Claudia Greta con altri della sua comunità stanno chiedendo un alloggio adeguato in città, dopo lo sgombero forzato nel2010. © Laurent Ziegler

Combattere gli sgomberi forzati: "Non posso arrendermi"

Claudia Greta e la sua comunità sono state allontanate a forza da Cluj-Napoca, in Romania, a dicembre 2010 e risistemati alla periferia della città, accanto alla discarica municipale. La storia fu descritta nella nostra pubblicazione Write for Rights del 2012. Claudia e gli altri attivisti ora stanno conducendo una campagna con Amnesty International per essere nuovamente riportati in città e con un adeguato alloggio.

Il giorno dello sgombero mi ha segnata per il resto della vita. Da allora ci siamo battuti per mostrare che dovremmo avere gli stessi diritti legali di tutti. Voglio mostrare al mondo intero che non ci arrenderemo, anche se abbiamo la pelle di colore più scuro. Non importa - siamo tutti umani. Non voglio che i nostri bambini passino l'infanzia in un inferno.
Voglio che la gente veda che siamo persone normali: mandiamo i bambini a scuola, andiamo a lavoro, i nostri bambini vanno all'asilo. Facciamo cose normali come qualsiasi etnia. Siamo esseri umani.

Andare a Varsavia con Amnesty International ha avuto su di me un grande impatto. Un bambino di 10 anni mi ha mostrato la lettera che aveva scritto per noi, e mi ha toccato profondamente. Ora sentiamo che non siamo soli. Ogni lettera mostra che altri lottano accanto a noi. Quando vedo così tante lettere di incoraggiamento, non posso arrendermi. Neanche la morte mi fermerà. Qualcuno prenderà il mio posto e continuerà.

Quando la Romania ha aderito all'Unione Europea, erano inclusi Rom e Ungheresi, Ebrei e tutti gli altri gruppi etnici che vivono qui. Quindi, anche noi siamo parte dell'Unione Europea. Se la UE vedesse discriminazioni nel nostro paese, allora dovrebbe intervenire.

Rita Izsak, romnì ungherese ed esperta indipendente ONU sulle questioni delle minoranze. © UN BIH CO

Lotta alle discriminazioni: "Mi sono arrabbiata"

Rita Izsak, è una romnì dell'Ungheria. Ora è consulente indipendente ONU sulle questioni delle minoranze.

Il cognome di mia madre era Orsos, che è tradizionale tra i Rom. Per tutta la vita, quando ho dovuto indicare nei documenti ufficiali il suo cognome, è stato chiaro che appartenevo al gruppo rom.

Quando ero studentessa, lavoravo part-time come organizzatrice d'eventi e fui licenziata senza ragione. Sentii che il mio capo aveva scoperto che mia madre era rom, e non poteva permettersi che la compagnia fosse rappresentata da una Romnì. Non importava che studiassi legge, che parlassi fluentemente due lingue, che fossi pulita e gentile; l'unica cosa importante è che mia madre avesse origine rom.

Mi arrabbiai ed entrai nell'European Roma Rights Centre. Divenni un'attivista per i diritti dei Rom. Ero stata messa di fronte ad una terribile verità e ciò fece di me una combattente.

Vedo segnali positivi - per esempio, la mia organizzazione in Ungheria ha appena fondato un club femminile rom, dove incontro dozzine di Romnià molto promettenti, giovani, altamente istruite e di talento che lavorano per la loro comunità.

Penso che ciò che manca davvero è un linguaggio chiaro su cosa sta succedendo. Non ci sono abbastanza discussioni franche, che permettano alle persone di digerire cosa sta succedendo. I politici spesso hanno troppa paura per usare parole come "segregazione" o "violenza" o "omicidi di Rom". C'è silenzio.

Nell'Europa occidentale l'odio e i discorsi che incitano al razzismo sono in aumento, non solo contro i Rom, ma anche contro altri gruppi come gli ebrei e i musulmani. Ma i Rom si distinguono perché siamo il bersaglio in quasi tutti i paesi dove viviamo. La grande difficoltà è che manchiamo di potere politico, economico o nei media.Così è importante trovare piattaforme per mostrare solidarietà. C'è sempre un modo per entrare in contatto con queste comunità.

Dobbiamo agire ora per evitare la perdita di un'altra generazione di Rom, le cui uniche aspettative siano vivere in povertà, discriminati ed esclusi.

ACT NOW
Il 4 aprile, Amnesty International lancia una nuova campagna in tutta Europa per fermare la discriminazione contro il popolo romanì. Unitevi alla campagna! Visitate amnesty.org/roma

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Di Fabrizio (del 03/04/2013 @ 09:09:27, in Europa, visitato 1000 volte)

Da Roma_Francais (Augurandovi di essere usciti tutti interi dalla scorsa settimana santa, ho beccato un articoletto a tema)

I Rom sono pericolosi alla salute dei morti - 29 marzo 2013 par Philippe Alain

Il sindaco di Villeurbanne è quello che si dice un socialista disinibito. La scorsa estate aveva firmato su Le Monde una piattaforma a sostegno della politica razzista del governo e chiedendo lo smantellamento mirato degli accampamenti rom. Per lui, l'importante non è la rosa, non è nemmeno l'accampamento, ma proprio il campo rom.

Fine agosto: assegna quindi al tribunale un centinaio di persone che avevano trovato rifugio in fondo ad un parco naturale. Allora, per giustificare la domanda d'espulsione, il sindaco precisava che i Rom minacciavano... le specie protette.

La richiesta in effetti precisa: "Il parco naturale della Feyssine ospita delle specie protette la cui protezione può essere minacciata da questo tipo di occupazione."

In Francia è più importante proteggere gli animali che i bambini rom.

Il giudice ordina l'espulsione immediata e le famiglie si spostano su altri due terreni, sempre a Villeurbanne, tanto per dimostrare l'assurdità di questa politica che sposta senza risolvere assolutamente niente.

Ancora, i due terreni sono oggetto di una procedura d'espulsione, lanciata a fine agosto 2012.

Durante tutti i 6 mesi in cui sono occupati dalle famiglie, nessuno di questi terreni è fatto oggetto dell'applicazione della circolare interministeriale del 28 agosto, inviata a tutti i prefetti.  E' la circolare che prevede la messa in opera, prima dell'espulsione, di una diagnosi e sostegno alle famiglie.

Probabilmente, il prefetto di Lione non riceve le circolari interministeriali. O forse non le legge, troppo occupato, senza dubbio, ad affrontare la questione degli elefanti da sottoporre ad eutanasia, che si trascina da mesi.

Per giustificare la sua domanda d'espulsione, il sindaco di Villeurbanne, in mancanza di specie animali da proteggere trova un nuovo argomento: "Questa occupazione, se dovesse prolungarsi, porrebbe immancabilmente gravi problemi d'igiene tanto per gli occupanti che per gli abitanti attorno."

Bon, mi direte, è un classico, è l'argomento abituale... Salvo che... I vicini delle famiglie installate sul terreno di Villeurbanne non sono dei vicini così comuni. Sono morti.

Eh sì, morti e sepolti. Cacciate da tutte le parti, minacciati dai vicini che a volte bruciano le loro baracche, queste famiglie si sono installate a lato di un cimitero. Pensando, senza ombra di dubbio, che almeno qui non rischiano di svegliare i vicini facendo troppo rumore.

Invece no. Il sindaco di Villeurbanne ritiene che i Rom, dopo aver minacciato specie protette, minaccino l'igiene delle persone sepolte. Forte, vero?

In Francia l'igiene dei morti è più importante di quella dei bambini rom.

Ieri, 28 marzo 2013, sotto una pioggia gelata, il prefetto del Rodano, a seguito della richiesta del sindaco di Villeurbanne, ha dunque provveduto all'espulsione di 80 persone, la metà delle quali sono bambini. Tutto è successo molto in fretta. La polizia è arrivata con i bulldozer che hanno spaccato tutto. Gettate sul marciapiede, le famiglie si sono fermate per un momento a guardare la Francia distruggere tutto ciò che possedevano, cioè: poca roba.

La sera stessa, alla televisione, François Hollande, dall'alto del suo 29% di popolarità, ci spiegava che rinunciava al socialismo. L'avevamo capito, grazie.

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Di Sucar Drom (del 04/04/2013 @ 09:02:35, in casa, visitato 1124 volte)

da U VELTO

L'associazione Sucar Drom, insieme alla Federazione Rom e Sinti Insieme, invita tutti alla manifestazione con corteo "IA CHER PAR KROLL - UNA CASA PER TUTTI" per riaffermare il diritto alla casa per i Cittadini italiani, appartenenti alle minoranze linguistiche sinte.

Partecipa anche tu per manifestare contro le discriminazioni istituzionali che colpiscono i sinti sull'abitare. I singoli e le associazioni possono aderire alla manifestazione scrivendo a info@sucardrom.eu

Nel mese di febbraio 2012 il Governo italiano ha adottato il documento "Strategia d'inclusione dei rom,dei sinti e dei camminanti" in ottemperanza alla Comunicazione n.173/2011 della Commissione europea. Nel documento si chiede esplicitamente alle Amministrazioni comunali di regolarizzare le abitazioni (roulotte) delle famiglie sinte nelle aree agricole (pagina 85). Questa richiesta è motivata dal fatto che le famiglie a partire dagli Anni Ottanta hanno acquistato piccole proprietà con l'obiettivo di non entrare od uscire dalle logiche ghettizzanti e assistenzialistiche proprie dei cosiddetti "campi nomadi", in particolare nel Nord Italia. Le piccole proprietà sono state acqusitate agricole per due motivi:
1) la legge permetteva di posizionare le strutture mobili sulle aree agricole,
2) la limitata capacità economica delle famiglie.
Dal 2005 il posizionamento di strutture mobili su terreni agricoli è diventato illegale, ma nessuna norma è stata predisposta per regolarizzare le piccole proprietà abitate dalle famiglie da decenni. Il Comune di Mantova colpevolmente non ha attuato nessuna azione per ricercare delle soluzioni e tutte le proposte presentate dall'associazione Sucar Drom in questi anni sono state rifiutate.

Nel mese di maggio 2012 sono stati presentati i dati dell'indagine "The situation of Roma in 11 Ue Member States" che ha coinvolto 11 Paesi membri dell'UE, tra cui l'Italia e Mantova ed è stata curata dell'Agenzia dell'UE per i diritti fondamentali (FRA) e del Programma di sviluppo delle Nazioni Unite (UNDP). In Italia e a Mantova l'indagine è stata coordinata da Sucar Drom, dalla Federazione Rom e Sinti Insieme, da Demaskopea e ha coinvolto decine di giovani e meno giovani sinti e rom come rilevatori. La relazione finale si basa su due indagini che analizzano la situazione socioeconomica di rom e sinti e dei loro concittadini abitanti nelle stesse zone, in undici Stati membri dell’Unione europea e in paesi europei limitrofi. Secondo la relazione molti rom e sinti continuano a essere oggetto di discriminazione ed esclusione sociale in tutta l’Unione europea. In media, la situazione dei rom e dei sinti è peggiore di quella dei loro concittadini che vivono nelle strette vicinanze. Secondo la relazione, negli undici Stati membri dell’UE considerati, che ospitano la stragrande maggioranza dei cittadini rom e sinti dell’Unione europea, la situazione scolastica, occupazionale, abitativa e sanitaria dei rom e dei sinti è in media peggiore di quella degli altri abitanti nelle stesse zone. Inoltre, rom e sinti continuano a subire discriminazioni e non hanno una conoscenza sufficiente dei diritti garantiti dalla legislazione dell’Unione europea.

Il 26 marzo 2013 con un'azione spettacolare il Comune di Mantova, insieme alla procura di Mantova, ha posto sotto sequestro le piccole proprietà dove vivono tante famiglie sinte a Mantova. Noi diciamo no a questo scempio e alla criminalizzazione di intere famiglie.

Comunicato stampa Sucar Drom, 28 marzo 2013

Comunicato stampa Federazione Rom e Sinti Insieme, 29 marzo 2013

Comunicato stampa Sucar Drom, 3 aprile 2013

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Di Fabrizio (del 05/04/2013 @ 09:05:12, in Europa, visitato 1581 volte)

Foto di Fulvia Vitale - LE PERSONE e la DIGNITA' di Riccardo Noury
"Riguarda l'Europa. Riguarda te". Questo è lo slogan ufficiale del 2013, Anno europeo dei cittadini.

Circa la metà dei 10-12 milioni di rom che vivono in Europa si trova nei paesi dell'Ue.

Otto famiglie rom su 10 sono a rischio povertà. Solo un rom su sette ha terminato le scuole di secondo grado. A livello dei singoli stati membri, le comunità rom si collocano al di sotto di quasi tutti gli indici di sviluppo sui diritti umani.

No, l'Europa non riguarda i rom. Va detto un'alta volta ancora, all'ennesima vigilia della Giornata internazionale dei rom e dei sinti che si celebrerà lunedì 8 aprile.

Lo dice il fatto che a distanza di oltre un decennio dall'adozione della Direttiva sull'uguaglianza razziale del 2000 e di quattro anni dall'entrata in vigore della Carta dei diritti fondamentali, mai una volta la Commissione europea ha ritenuto di dover avviare qualche azione a sostegno dei diritti dei rom.

Che l'Europa non riguardi i rom, lo pensano anche alcuni cittadini degli stati membri.

In un sondaggio effettuato nel 2012, il 34 per cento degli europei riteneva che i cittadini dei loro paesi si sarebbero sentiti a disagio, e il 28 per cento "mediamente a loro agio" se i loro bambini avessero avuto dei rom come compagni di classe.

In Bulgaria, Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria, dal gennaio 2008 al luglio 2012, vi sono stati oltre 120 attacchi gravi contro i rom e le loro proprietà, tra cui sparatorie, accoltellamenti e lanci di bombe Molotov.

Gli sgomberi forzati continuano a costituire la regola, e non l'eccezione in molti paesi europei, tra cui Francia, Italia e Romania. L'istruzione è segregata in Grecia, Repubblica Ceca e Slovacchia, in contrasto con le leggi nazionali ed europee che proibiscono la discriminazione razziale.

Ecco la situazione, nel dettaglio, in alcuni paesi:

In Bulgaria si stima che i rom siano 750.000, il 9,94 per cento della popolazione. Più del 70 per cento dei rom dei centri urbani vive in quartieri segregati. In 14 attacchi contro persone rom e/o loro proprietà, portati a segno tra settembre 2011 e luglio 2012, sono morte almeno tre persone e altre 22, tra cui una donna incinta e due minori, sono rimaste ferite.

I circa 200.000 rom presenti nella Repubblica Ceca costituiscono l'1,9 per cento della popolazione. Più o meno un terzo (dalle 60.000 alle 80.000 persone) vive in 330 insediamenti per soli rom, all'interno dei quali la disoccupazione è superiore al 90 per cento. I bambini e le bambine rom costituiscono il 32 per cento del totale di coloro che sono assegnati a scuole per "alunni con lieve disabilità mentale" e che seguono programmi scolastici ridotti. Nel corso degli attacchi violenti verificatisi tra il gennaio 2008 e il luglio 2012 sono stati uccisi almeno cinque rom e almeno 22, tra cui tre minorenni, sono rimasti feriti.

In Francia vivono circa 500.000 traveller, molti dei quali cittadini francesi. Vi sono poi altri 15.000 - 20.000 rom provenienti da Bulgaria e Romania. I migranti rom dei campi e degli insediamenti informali sono oggetto di sgomberi forzati e di espulsione verso i paesi d'origine. Nel 2012 sono stati eseguiti 11.803 sgomberi, l'80 per cento dei quali aventi caratteristiche di sgombero forzato. Ieri, ce n'è stato un altro, che ha coinvolto oltre 200 persone. Solo il 10 per cento dei rom ha completato gli studi secondari.

Dei circa 750.000 rom residenti in Ungheria, il 7,49 per cento della popolazione, solo il 20 per cento ha un'istruzione superiore al primo grado, rispetto alla media nazionale del 67 per cento. Solo lo 0,3 per cento ha conseguito un diploma universitario. Tra gennaio 2008 e settembre 2012, vi sono stati 61 episodi di violenza contro i rom e le loro proprietà, che hanno causato la morte di nove persone, tra cui due minorenni, e decine di feriti, 10 dei quali in modo grave.

I circa 150.000 rom, sinti e caminanti presenti in Italia costituiscono lo 0,25 per cento della popolazione del paese. Le comunità rom comprendono persone provenienti da altri paesi dell'Ue (soprattutto la Romania) e dai paesi dell'ex Jugoslavia, un numero imprecisato di apolidi e circa un 50 per cento di cittadini italiani. Solo il 3 per cento è costituito da gruppi itineranti. Oltre un quarto dei rom presenti in Italia, circa 40.000 persone, vive in campi, informali o autorizzati ma comunque a rischio di sgombero forzato. Negli ultimi sei anni, a Roma e a Milano, ne sono stati eseguiti oltre 1000, quasi uno al giorno e nella stragrande maggioranza dei casi si è trattato di sgomberi forzati. Il 51 per cento della popolazione italiana ritiene che la società non trarrebbe beneficio dalla migliore integrazione dei rom.

In Romania si stima vivano 1.850.000 rom, l'8,63 per cento della popolazione. Circa l'80 per cento dei rom vive in povertà e quasi il 60 per cento risiede in comunità segregate e senza accesso ai servizi pubblici essenziali. Il 23 per cento delle famiglie rom (su una media nazionale del 2 per cento) subisce multiple privazioni relative all'alloggio, tra cui il mancato accesso a fonti d'acqua potabile e a servizi igienico-sanitari così come l'assenza di titoli comprovanti la proprietà dei loro alloggi.

I circa 490.000 rom presenti in Slovacchia costituiscono il 9,02 per cento della popolazione. Un terzo dei bambini e delle bambine rom, il 36 per cento, si trova in classi segregate per soli rom, il 12 per cento è assegnato a scuole speciali. Nello spazio di una generazione, il numero degli alunni rom assegnati alle scuole speciali è più o meno raddoppiato. Tra il gennaio 2008 e il luglio 2012 vi sono stati 16 attacchi contro i rom o le loro proprietà: cinque rom sono stati uccisi e altri 10 feriti.

In Slovenia i rom sono circa 8500 e costituiscono lo 0,41 per cento della popolazione. A differenza della percentuale nazionale che arriva quasi al 100 per cento, i rom che vivono nel 20-30 per cento degli insediamenti nel sud-est del paese sono privi di accesso all'acqua. Mentre i litri d'acqua per uso personale sono in media 150 al giorno (con punte del doppio nei centri urbani), alcune famiglie rom hanno accesso solo a 10 - 20 litri d'acqua a persona.

Sul sito di Amnesty International Italia, è online da stamattina un appello indirizzato alla Commissaria europea per la giustizia, i diritti fondamentali e la cittadinanza, Viviane Reding, per chiederle di porre fine alla discriminazione nei confronti dei rom nell'Ue.

Nei prossimi giorni si svolgeranno numerose iniziative, organizzate sia da Amnesty International che dall'Associazione 21 luglio, in Italia e in Europa.

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Di Sucar Drom (del 06/04/2013 @ 09:07:14, in Italia, visitato 938 volte)

da U VELTO

Il Consiglio direttivo dell'associazione Sucar Drom, ieri e questa mattina, ha avuto dei contatti informali con il Sindaco del Comune di Mantova, Nicola Sodano. I colloqui avvenuti con una delegazione del Consiglio direttivo hanno aperto un confronto che riteniamo serio e costruttivo, capace di superare l'attuale grave momento, maturato dopo il blitz del 26 marzo 2013 che ha coinvolto alcune famiglie mantovane, appartenenti alla minoranza linguistica sinta.

Il Consiglio direttivo ribadisce le azioni legali già preannunciate contro le modalità del blitz e contro il Consigliere comunale Luca De Marchi. Inoltre, si preannuncia che sarà organizzata per venerdì 12 aprile 2013 un'assemblea pubblica a cui si chiederà al Sindaco di Mantova, a tutte le forze politiche e a tutta la Società civile di partecipare, in cui verranno spiegate le problematiche abitative vissute dalle famiglie mantovane, appartenenti alla minoranza linguistica sinta.

Altresì il Consiglio direttivo ritiene di accogliere l'invito del Sindaco di Mantova ad un incontro istituzionale e pubblico il giorno mercoledì 10 aprile 2013, presso la sede comunale di via Roma. Di conseguenza, sentita anche la Federazione Rom Sinti Insieme, viene revocata la manifestazione "IA CHER PAR KROLL - UNA CASA PER TUTTI".

Il Consiglio direttivo, congiuntamente all'intera Comunità Sinta Mantovana, chiede che venga al più presto riattivato il Tavolo Abitare, convocato dal Comune di Mantova, all'interno della Strategia locale "Men Sinti". Inoltre, il Consiglio direttivo auspica che tutti i componenti della Strategia "Men Sinti" si adoperino per trovare nel più breve tempo possibile soluzioni partecipate e condivise per le problematiche presenti.

Il Consiglio direttivo ringrazia tutte le persone, le associazioni e le forze politiche che in questi giorni hanno voluto essere vicine alla Comunità Sinta Mantovana.

Il Consiglio direttivo

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Di Fabrizio (del 07/04/2013 @ 09:01:36, in conflitti, visitato 1705 volte)

Voice of America I Dom: rifugiati invisibili dalla Siria - Cecily Hilleary - March 22, 2013

Una famiglia dom si accampa, Turchia meridionale

Oltre 70.000 persone sono state uccise e centinaia di migliaia lasciate senza casa dalla guerra civile in Siria, che sta spargendo miseria tra tutti i gruppi etnici e religiosi della nazione.

Ma c'è una minoranza etnica che ha subito oltre la propria quota di sofferenza - sia durante i combattimenti odierni e nei secoli precedenti - e pochi fuori dalla Siria ne conoscono qualcosa. Il gruppo è quello dei Dom ed è presente in Siria da prima dell'impero ottomano.

Spesso etichettati col peggiorativo "zingari", i Dom prendono il nome dalla loro lingua, il domari, che significa "uomo". Si sono aggiunti all'esodo di cristiani, musulmani ed altri Siriani, rifugiatisi in Giordania, Libano, Turchia e altrove. Ma dovunque vadano, si trovano di fronte ad un benvenuto men che tiepido. Come ci ha detto una fonte: "Sono le persone più disprezzate del Medio Oriente."

Chi sono i Dom?

Complicati ed incompresi, i Dom sono presenti in Medio Oriente da almeno un migliaio di anni. La maggior parte delle informazioni su di loro proviene dalla lingua stessa, il domari, una variazione dell'hindi. E' simile al romanì, la lingua dei Rom europei, il che suggerisce una comune radice indiana.

Sia il romanì che il domari sono disseminati di imprestiti da altre lingue, riflesso di una storia di migrazione dall'Iran e altrove. A parte questo, si sa poco della loro origine - o manca l'accordo tra gli studiosi.

Durante il periodo ottomano, i Dom si spostarono liberamente in tutto il Medio Oriente come nomadi "legati al commercio", fornendo servizi alle comunità ovunque si insediassero. La caduta dell'impero ottomano in seguito alla I guerra mondiale, portò alla formazione degli stati nazionali con confini propri, cosa che limitò notevolmente i movimenti dei Dom.

In Siria, e altrove nella regione, vengono chiamati Nawar - probabilmente una parola derivata da "fuoco", riferita al loro lavoro tradizionale come fabbri ferrai. Ma negli anni la parola "Nawar" si è evoluta in peggiorativo, finendo coll'indicare una persona ignorante e incivile.

I Dom si differenziano anche in base alla regione abitata o al lavoro svolto. Ad Aleppo e Idlib, sono chiamati Qurbat e lavorano come fabbri o dentisti non diplomati. I cosiddetti Riyass vivono a Homs e Hama, dove vendono manufatti o come intrattenitori alle feste. Alcune donne, chiamate Hajiyat, danzano nei night di Damasco, mendicano o predicono il futuro.

I numeri

    "La popolazione ufficiale dom potrebbe essere superiore alle stime, perché molti di loro si descrivono come Curdi, Arabi o Turcomanni." Kemal Vural Tarlan

E' quasi impossibile stimare la popolazione dom in Siria, in quanto spesso nascondono la loro identità per paura di essere stigmatizzati. Secondo International’s Ethnologue sarebbero 37.000 i Dom siriani che parlano il domari, assieme all'arabo. Ma per il giornale siriano Kassioun nel 2010 forniva il doppio di quel numero.

Kemal Vural Tarlan è un fotografo, documentarista, scrittore e attivista che si focalizza, dice, su quanti vivono ai margini della società, principalmente Dom e Rom. E' anche autore del sito Middle East Gypsies.

Dice che i Dom sono visti come estranei e intrusi, perciò sono quasi universalmente discriminati, Quindi spesso nascondono la loro origine etnica, attraverso ciò che chiamano la capacità dell'invisibilità, che li aiuta a spostarsi dentro e fuori le comunità.

La popolazione dom ufficiale potrebbe essere di parecchio superiore alle stime, perché molti Dom si descrivono come Curdi, Arabi o Turcomanni," dice Tarlan. Qualunque sia il loro numero, ne vivono in Siria più che da qualsiasi altra parte del Medio Oriente.

Fotogalleria

 
Dom rifugiati in Turchia

La Turchia è stata la patria degli "zingari" sin dall'epoca bizantina, e nel 2005 l'ACNUR stimava la popolazione Rom-Dom in 500.000. Kemal Tarlan ha passato diverso tempo nelle ultime settimane sul confine, per documentare l'afflusso dei Dom dalla Siria. I Dom si sono insediati nelle città della Turchia meridionale di Kilis, Gazientep and Shanliurfa.

"Inizialmente hanno potuto registrarsi nei campi profughi ufficiali," dice, "ma ora non è più possibile, perché sono pieni."

Alcuni Dom sono andati ad abitare con el famiglie in città. Quelli che non hanno un posto dove andare, vivono in tenda come nomadi. Tarlan dice che ricevono poca assistenza dal governo, così mendicano per sopravvivere o cercano lavoro nei campi.

"Ma la maggior parte è disoccupata," dice, e questo ha portato a tensioni locali. Recentemente, dopo che i cittadini di Shanliurfa hanno iniziato a lamentarsi dell'aumento dei piccoli furti, le autorità hanno smantellato e dato alle fiamme un'improvvisata tendopoli. I mezzi di comunicazione si riferivano a loro come "i Siriani". Ma Tarlan dice che la maggior parte erano Dom.

Nel Libano

    "Vivono tutti in condizioni disastrose. Non trovano lavoro, eccetto che nel riciclo destinato alla discarica: alluminio, ferro o cartone; giusto di che sopravvivere." Catherine Mourtada, Tahaddi

Con Beirut a sole 65 miglie di distanza, molti Dom da Damasco sono scappati in Libano. Catherine Mourtada è cofondatrice di Tahaddi (Sfida) una OnG che offre assistenza ai diseredati di Beirut, tra cui ci sono molti Dom.

"Sono esclusi dal normale sistema scolastico, anche perché non soddisfano i criteri di ammissione o perché le scuole pubbliche sono piene. Così, vengono da noi," dice Mourtada.

Mourtada ha visto crescere il numero dei Dom provenienti dalla Siria, che cercano di rimanere presso i loro parenti libanesi.

"Sono già molto poveri, e ora devono accogliere altri membri della loro famiglia molto poveri, che arrivano dalla Siria, quindi per loro è molto dura. Vivono tutti in condizioni terribili," dice. "Non trovano lavoro, eccetto che nel riciclo destinato alla discarica: alluminio, ferro o cartone; giusto di che sopravvivere."

In alcuni casi, i Dom di Beirut sono costretti a mandare via i loro parenti siriani. "Così devono trovare da qualche parte una stanza in affitto. Sono fortunati se riescono a trovare un bagno o acqua corrente," continua Mourtada.

Dato che in Libano non ci sono campi profughi ufficiali, come invece in Giordania o in Turchia, Mourtada dice che i Dom hanno iniziato ad insediarsi in tendopoli nella valle della Bekaa.

In Giordania

Nel 1999, Amoun Sleem fondò la Domari Society, un centro culturale ed educativo nel quartiere di Shu'fat a Gerusalemme Est. Dom lei stessa, racconta di aver sperimentato sulla propria pelle la discriminazione, la marginalizzazione culturale e la povertà che per molti Dom sono il risultato dell'analfabetismo.

Dice: "Ogni volta che un disastro colpisce il Medio Oriente, nessuno si da pensiero di quale sarà l'impatto sui Dom."

Sleem aggiunge di aver ricevuto notizie su molti Dom rifugiati che vivono nel campo di Zaatari o nelle sue vicinanze, a Mafraq, in Giordania. Sta tentando di ottenere un permesso per visitare il campo, ma per questo sta incontrando diverse difficoltà. Nel contempo, sta cercando di incoraggiare le famiglie Dom giordane ad ospitare i rifugiati.

"Non è molto facile," dice, "ma se accadesse, sarebbe davvero una cosa molto buona."

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Di Fabrizio (del 08/04/2013 @ 09:03:34, in Italia, visitato 1441 volte)

Intervista a Dolores Barbetta - Laura Eduati, L'Huffington Post | Pubblicato: 07/04/2013 13:04 CEST


Al liceo i compagni di classe si stupivano che non portasse le gonne lunghe delle zingare e che vivesse in una casa con quattro mura e un bagno. D'altronde suo padre, operaio Fiat a Melfi, quando era piccola le ripeteva che avrebbe sempre incontrato persone ottuse e ignoranti. Glielo diceva in romanés, la lingua dei rom, la stessa con la quale ora Dolores Barbetta si rivolge alle nomadi che chiedono l'elemosina in metropolitana: lontane anni luce dalla sua esperienza di vita ma vicine nella tradizione culturale.

"Non sono mai entrata in un campo rom", confessa questa ragazza di 27 anni, laureata in lettere e residente a Roma, che lunedì varcherà il portone di Montecitorio per incontrare la presidente Laura Boldrini in occasione della Giornata internazionale dei Rom e dei Sinti. Con lei un gruppo di ragazzi rom dell'Associazione 21 luglio: una vittima degli sgomberi forzati, uno studente di Milano, una madre residente in un campo rom romano e un apolide. Dolores dice che in quel momento, mentre entrerà alla Camera, si sentirà "una mosca bianca": "So che la mia vita, la mia realtà, le mie giornate sono completamente diverse e molto più fortunate della stragrande maggioranza dei rom che vivono in Italia". Dolores sta frequentando un corso di ripresa e montaggio: vorrebbe girare presto docu-film. Legge con passione i romanzi di Irène Némirovski e Haruki Murakami. Come moltissimi suoi coetanei, teme di dovere fare le valigie e andare all'estero per trovare un lavoro. E sulla crisi politica dice: "Grillo era una grande speranza e invece sta facendo il despota".

Cosa dirà a Laura Boldrini?
Dirò che i rom hanno bisogno di integrazione e gli apolidi, nati in Italia da profughi della ex Jugoslavia, hanno bisogno della cittadinanza italiana. I bambini che vivono segregati in questi ghetti vengono portati a scuola da autobus con una R sulla fiancata, vivono molto lontani dai centri abitati e non possono giocare e fare i compiti con i loro compagni come succedeva a me, a Melfi.

A Melfi esiste una nutrita comunità rom. La sua famiglia ha subito discriminazioni?
I rom vivono a Melfi dal 1600. Viviamo tutti negli appartamenti, siamo italiani e abbiamo naturalmente la cittadinanza. Eppure i gagé (i non-rom, ndr) ancora oggi ci guardano con diffidenza. Per esempio i miei nonni materni non volevano che mia madre sposasse "uno zingaro" ma poi il matrimonio si è celebrato ugualmente. E quando si gioca a calcio e arriva una squadra da un'altra città allora partono i cori dei tifosi contro gli zingari. Da piccola mi vergognavo di essere rom ma poco a poco ho capito che questa è la mia cultura di appartenenza e ne sono orgogliosa: i miei bisnonni erano realmente nomadi e giravano la Puglia in carovana, mio nonno lavorava con i cavalli, le mie zie hanno molti figli, una addirittura 13. Io invece sono figlia unica. Ma sogno di avere almeno tre o quattro bambini. Per noi la famiglia è importante, un rifugio che ripara anche dalla diffidenza ma che può ostacolare l'integrazione.

Fatica a dire che è rom agli estranei?
No. Lo dico con orgoglio, non mi nascondo. Per fortuna ho amici che mi vogliono bene e raramente ho incontrato persone razziste. L'episodio che mi ha fatto soffrire maggiormente è capitato a quattordici anni, quando un ragazzino che si era invaghito mi scrisse un messaggio per invitarmi a uscire. Gli risposi che non mi andava, e allora si sfogò: "Sei solo una brutta zingara, perché te la tiri tanto?". I miei genitori mi hanno sempre parlato delle discriminazioni che avrei potuto subire.


Perché non ha mai visitato un campo rom?
Lo farò presto. Sto frequentando un corso di montaggio e regia, la mia passione, ma potrei cominciare a lavorare come mediatrice culturale perché conosco il romanés. E quando incontro una nomade che chiede l'elemosina non riesco a sopprimere la mia curiosità, mi avvicino e comincio a parlare con lei per sentire parlare la nostra lingua. È il legame che unisce le comunità rom, un'eredità che non riuscirò a trasmettere ai miei figli: la capisco bene ma la parlo male. E non c'è modo di recuperarla, perché è una lingua non scritta, non esiste una grammatica.

Come si sente quando i rom vengono definiti ladri e criminali?
È una strumentalizzazione politica. Lo so che i rom non sono tutti santi, ma è come se dicessimo che tutti gli ebrei sono ricchi. Penso che se i rom finalmente potessero vivere nelle case, se gli italiani capissero che un rom può laurearsi e vestirsi come tutti gli altri, allora le cose cambierebbero.

Vive a Roma da molti anni, sarà per sempre?
Roma è una grande città del Sud, una mamma che ti vizia troppo e ti culla. Questo mi fa felice. Ma è anche una città immobile, i romani stanno sempre in macchina, pigri e arrabbiati. Potrei andare a vivere a Milano oppure a Berlino. Se non troverò un lavoro dovrò andarmene, come tanti. Ho votato a sinistra e pensavo che Grillo fosse una speranza ma si sta rivelando un despota. L'Italia ha bisogno di cambiare in fretta.

(Claudio Stasolla, il presidente dell'associazione 21 luglio che ha organizzato l'incontro dei rom con Laura Boldrini, suggerisce a giornalisti e lettori di sostituire durante la lettura dell'articolo la parola "ebreo" alla parola "rom". Soltanto così, dice, è possibile comprendere l'abisso di discriminazione subita dai cosiddetti nomadi).

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Di Fabrizio (del 09/04/2013 @ 09:07:11, in Europa, visitato 985 volte)

Osservatorio Balcani e Caucaso - di Milena Miloshevic | Podgorica 3 aprile 2013

Campo di Konik (foto Balkan Insight)

Nel più grande campo profughi dei Balcani, i rom fuggiti dalla guerra del Kosovo hanno passato mesi in container di metallo senza elettricità, dopo che le baracche in cui vivevano erano andate a fuoco. (Questo articolo è stato originariamente pubblicato da Balkan Insight il 13 marzo 2013, col titolo Montenegro's Container Camp Refugees Survive Winter Freeze)

Le file di scatole bianche di metallo sono l'unico segno di ordine in mezzo al caos del campo di Konik, impantanato nel buio del tardo pomeriggio nonostante il clamore dei bambini che giocano e la musica proveniente dai container i cui abitanti sono riusciti a 'prendere in prestito' elettricità dalle case vicine. Siamo nel più grande campo profughi dei Balcani, situato alla periferia della capitale montenegrina, dove vivono 1.500 profughi rom che hanno lasciato il Kosovo durante il conflitto fra le guerriglie albanesi e le forze del governo serbo nel 1999.

Valjdet Ramaj è uno degli abitanti del campo. La sua famiglia viveva in una fra le tante fatiscenti baracche di legno disposte su un terreno abbandonato coperto di spazzatura, ma è stata trasferita in una tenda quando la maggior parte di queste strutture sono bruciate nell'incendio che ha devastato il campo a luglio dell'anno scorso. Nel mese di novembre 2012, il governo montenegrino ha fornito oltre 200 container da utilizzare come abitazioni temporanee, promettendo che l'elettricità sarebbe stata installata. Ma, all'inizio dell'inverno, l'elettricità non è arrivata.

"Le capanne erano migliori, più calde", ha dichiarato Ramaj a BIRN, affermando che vivere in un container è "quasi come vivere in un congelatore".

Diverse decine di persone hanno protestato davanti alla sede della delegazione UE a Podgorica nel mese di gennaio, chiedendo l'installazione dell'elettricità.
"I miei figli vanno a scuola. Quando tornano la sera, non possono fare i compiti. È buio. Non vogliono andare a scuola. Non riescono a leggere. Non riescono a vedere", ha detto a BIRN un altro residente del campo, Gasi Gani.

Una bolletta da 800.000 euro

Prima dell'incendio, gli abitanti di Konik avevano usato elettricità senza pagare fino ad accumulare un debito di 800.000 euro nei confronti dell'Elektroprivreda Crne Gore (compagnia elettrica del Montenegro, a maggioranza statale): una somma che è improbabile i rifugiati possano mai possedere. Il problema è ora sulla via di soluzione, anche se Zheljko Shofranac, direttore dell'Ufficio per i rifugiati del Montenegro, ha avvertito che "nessuno può essere più esentato dall'obbligo di pagare l'elettricità".

Molti dei rifugiati che vivono nel campo sono ancora in attesa che le autorità risolvano la questione del loro status giuridico in Montenegro, e non hanno quindi i documenti necessari per ottenere posti di lavoro. Ma dopo aver trascorso la maggior parte dell'inverno al freddo, Ramaj dice di essere pronto a firmare un contratto con la società di energia elettrica, anche se non è ancora sicuro di come riuscirà a pagare le bollette.

"Cercheremo una soluzione, faremo qualcosa... faremo la fame, ma almeno saremo in grado di vedere quello che mangiamo e beviamo", dice Ramaj.

Anche se manca poco alla primavera e all'arrivo della luce, per alcuni dei rifugiati le serate sono destinate a rimanere buie. Non c'è luce nelle nove baracche di legno sparse sulla terra senza erba, fra enormi pozzanghere, in fondo al campo: le uniche case sopravvissute all'incendio dello scorso anno. A differenza di chi sta nei container, le 350 persone che vivono qui non avranno elettricità fino a quando i residenti del campo non avranno saldato il debito.

"Il debito deve essere pagato perché loro possano usare l'elettricità", ha dichiarato SHofranac, che ha promesso: "Il governo è consapevole del problema e sta cercando una soluzione con l'azienda elettrica".

Una luce nelle tenebre

Alcuni residenti di Podgorica sembrano simpatizzare con la difficile situazione dei rifugiati: "Una società si misura dal modo in cui tratta i suoi membri più deboli", ha dichiarato a BIRN un abitante del luogo.

Ma la situazione al campo Konik è il segno di un problema più ampio che affligge il Montenegro da anni. Anche se il paese è riuscito a evitare alcune delle più dure conseguenze delle guerre degli anni novanta, alla fine di quel decennio oltre il 10 per cento della popolazione era costituita da rifugiati. Ora vanno affrontate le questioni abitative di quei rifugiati che hanno deciso di restare, dato che sia il governo che le organizzazioni internazionali sono consapevoli del fatto che né i container né le baracche di legno rappresentano una soluzione al problema.

I funzionari di Podgorica sperano di ottenere il denaro necessario per migliorare la situazione attraverso le donazioni di un progetto internazionale istituito lo scorso anno in una conferenza a Sarajevo, che ha raccolto finora 270 milioni di euro, nel tentativo di risolvere i problemi logistici dei profughi in Bosnia, Croazia, Montenegro e Serbia.

Nel marzo dello scorso anno, dopo un accordo tra il Montenegro e l'Unione europea, tre milioni di euro sono stati stanziati per la costruzione di 90 appartamenti e un community center per le famiglie che vivono nel campo di Konik.

"Questo progetto dovrebbe essere un indicatore dei risultati raggiunti e degli standard che dobbiamo raggiungere per avviare i progetti che saranno realizzati attraverso il processo di Sarajevo", ha dichiarato Shofranac.

Altri due progetti volti a fornire alloggi per i rifugiati del Kosovo sono stati proposti per il sostegno dei donatori di Sarajevo. Uno di questi prevede la costruzione di 62 appartamenti a Nikshic, seconda città del Montenegro, e un altro dovrebbe fornire ulteriori 42 appartamenti per i residenti del campo di Konik.

I lavori di costruzione dovrebbero iniziare nel settembre di quest'anno. Ma fino a quando le nuove case non saranno ultimate, la maggior parte dei profughi continuerà a vivere nei container di metallo e guardare con invidia alle case di pietra e mattoni dei loro vicini.

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Di Sucar Drom (del 10/04/2013 @ 09:05:16, in blog, visitato 1081 volte)

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Mantova, 26 marzo 2013: il blitz

Mantova, revocata la manifestazione IA CHER PAR KROLL – UNA CASA PER TUTTI
Il Consiglio direttivo dell'associazione Sucar Drom, ieri e questa mattina, ha avuto dei contatti informali con il Sindaco del Comune di Mantova, Nicola Sodano. I colloqui avvenuti con una delegazione del Consiglio direttivo hanno aperto un confronto...

Venerdì 12 aprile, 2013, h. 17.30. Piazza San Leonardo a Mantova, presso il Teatro del Palazzo del Mago
Invitiamo tutti a partecipare alla pubblica assemblea "IA CHER PAR KROLL - UNA CASA PER TUTTI" per riaffermare il diritto alla casa per i Cittadini italiani, appartenenti alle minoranze linguistiche sinte.
Partecipa anche tu per conoscere le problematiche vissute dai sinti sul tema dell'abitare. I singoli e le associazioni possono aderire all'assemblea pubblica scrivendo a info@sucardrom.eu

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