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La redazione
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\\ Mahalla : Storico per mese (inverti l'ordine)
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 

Ricevo da Agostino Rota Martir

Con noi Rom è inevitabile parlare di integrazione, tutti ne parlano. E’ da almeno 10 anni che anche noi qui a Pisa siamo gli "oggetti" da integrare: abbiamo visto passare sopra le nostre teste tante persone, associazioni, Fondazioni, operatori, esperti..tutti pronti a lanciare su di noi la loro ricetta miracolosa, con l’obiettivo di portarci alla meta della desiderata integrazione. Noi abbiamo cercato di "cambiare", era la condizione per far parte del progetto "Città sottili".

"Dovete cambiare per ottenere..", era il ritornello sulla bocca di molti.
"Bisogna che voi mandiate i vostri bambini a scuola, se volete poi..".
"Dovete smettere di mandare le vostre donne con i bambini a mendicare in città se volete restare dentro il Progetto."

Lungo tutti questi anni abbiamo cambiato tante cose, anche a costo di sacrifici e di rinunce, a volte questi cambiamenti erano dolorosi, anche se questo nessuno lo riconosce, ma il villaggio ci attendeva.

"Dovete abbattere le vostre baracche se volete far parte del villaggio che verrà.."
"Dovete spostarvi più in là, dovete restringervi."
"Dovete impedire l’accesso al campo a nuovi Rom, altrimenti il villaggio non si farà."
"Dovete dire a quelle persone di uscire dal campo, se volete continuare a rimanere nel Progetto!"
"Ma quelle persone sono mio padre e mia madre".
"Non importa, se ne devono andare è per il Progetto!"

Il villaggio Rom che sta per finire ha comportato tanto impegno e difficoltà, sia da parte dell’Amministrazione, che ringraziamo di cuore, ma soprattutto da parte nostra. Abbiamo accettato con tanta speranza ben 7 anni fa, quando l’assessore di allora dott. Marco Macaluso ci presentò le modalità del progetto e la descrizione del Villaggio che sarebbe sorto all’interno del campo. A tutte le famiglie, ad ognuna singolarmente fu anche chiesto espressamente cosa sceglievano: rimanere nel campo in attesa del villaggio o andare subito in un appartamento. Chi otteneva una sistemazione in casa o in appartamento si impegnava a non far ritorno al campo, a chi invece rimaneva nel campo veniva chiesto soprattutto di portare pazienza nel sopportare i disagi della vita al campo e di collaborare in attesa di entrare nel nuovo villaggio. "Basta campi!", si diceva allora e si continua a ripeterlo, come se per noi Rom il campo è la nostra scelta di vita: ci fu imposto a suo tempo e si continua a farlo passare come una nostra scelta di vita. L’integrazione sembrava praticamente il passaggio automatico dal campo all’appartamento.

Ora veniamo a conoscenza che la maggioranza delle famiglie che vivono al campo di Coltano non entrerà nel villaggio, la precedenza andrà ad altri, esattamente a chi da anni vive in appartamento, ma allora noi chiediamo: dove sta la fedeltà alle tante promesse che ci avete fatto?

A cosa è servito pazientare e collaborare attivamente se poi alla fine qualcuno subdolamente cambia le regole di nascosto e trama alle nostre spalle?

Praticamente a quei Rom che avevano accettato di "integrarsi" nelle case (perché noi non lo stiamo facendo?), ora viene chiesto di tornare nel "villaggio"… ma non si erano già integrati? Che ne sarà di quelle famiglie che in tutti questi anni hanno atteso il Villaggio e che all’ultimo momento si vedono escluse senza alcuna spiegazione?

Se usiamo parole forti è perché siamo ormai stanchi di fare domande al responsabile del progetto, ma in cambio cosa riceviamo? Silenzi, Bugie, falsità, doppiezza, non considerazione. L’elenco sarebbe lungo e penoso.. eppure si tratta delle nostre vite e quelle delle nostre famiglie. Noi esprimiamo tanti dubbi sul modo in cui il responsabile del progetto lo sta portando avanti e chiediamo al sig. Sindaco un suo diretto intervento perché trovi persone capaci di assumere un atteggiamento di correttezza e lealtà "anche verso di noi", atteggiamenti minimi indispensabili perché l’integrazione cammini verso la sua giusta direzione. Quella correttezza che da anni viene chiesta a noi Rom e che in tante situazioni crediamo di averla dimostrata, ma vogliamo vederla anche negli stessi operatori verso di noi, soprattutto quando questi trattano delle nostre esistenze e del nostro futuro! Diversamente si rischia un abuso!

Fino a qualche anno fa noi Rom ci sentivamo parte della cittadinanza di Pisa, partecipavamo con entusiasmo a varie iniziative cittadine proponendo la nostra cultura, la nostra storia, cercando di trasmettere la nostra fiducia nella vita, ora invece ci sentiamo messi in disparte, come zittiti. Questa comunicazione venne interrotta, forse ritenendola inutile o uno spreco di energie da gestire con competenza e professionalità sempre da altri, ma estranei a noi e spesso diffidenti.

Il Progetto rischia di erodere quelle che erano le nostre radici, la nostra comune appartenenza di popoli Rom, un risultato è che ora, anche tra di noi ci guardiamo con diffidenza e sospetto. E’ forse questo il prezzo da pagare per l’integrazione? Quando ci sarà strappata anche l’anima potremo dire di esserci meritato il diploma della integrazione?

Noi Rom di Coltano da anni stiamo chiedendo agli operatori del Progetto di trovare una soluzione al Permesso di Soggiorno, per riuscire in seguito a trovare un lavoro.. Perché si è fatto niente al riguardo quando la Legge era più favorevole, rispetto a quella in vigore oggi?

Campo Rom di Coltano (PI) - 8 Novembre 2009 -


( Seguono 27 firme )

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Di Fabrizio (del 10/11/2009 @ 09:28:09, in scuola, visitato 859 volte)

Segnalazione di Tommaso Vitale

09 novembre 2009 - di Paolo Repetto

Ieri a Milano fiaccolata a sostegno dei senza casa accampati in via Rubattino e in attesa da mesi dello sgombero. In corteo anche le insegnanti dei bambini e le mamme dei compagni di scuola

La lettera che ieri chiamava a raccolta uomini e donne di buona volontà, in vista della fiaccolata milanese in difesa dei cittadini rom in attesa di sgombero, è di per sé significativa: "Molti di voi – scriveva Basilio, volontario di un circolo Arci della zona, ai suoi "contatti" via e-mail – sono certamente consapevoli della situazione drammatica dei rom che stanno in via Rubattino; sapete anche che molti bambini di quel gruppo sono positivamente inseriti a scuola, e che l’azione delle maestre e dei genitori della scuola hanno sin qui impedito lo sgombero, privo di soluzioni organizzative che consentano la prosecuzione delle iniziative di integrazione".

Lo sgombero, si leggeva ancora, "è sempre più vicino: Flaviana, una delle maestre, e altre persone che lavorano come volontari a via Rubattino chiedono di trovarci oggi, domenica 8 alle 18.00-18.30, per una fiaccolata di solidarietà con queste persone. L’appuntamento è alla fontana tra i supermercati".

La fiaccolata si è poi regolarmente svolta, vedremo quali effetti riuscirà a sortire nei prossimi giorni.

Va però ricordato che sia dell’eventualità di ristabilire l’ordine (per così dire) nella strada periferica milanese sia soprattutto dell’impegno a favore dei progetti di integrazione si parla da tempo, ovviamente in ambienti circoscritti, molto distanti da quei meccanismi funzionali alla lobotomizzazione delle coscienze e all’individualismo spinto che appassionano sempre più i mass media nostrani.

A lanciare l’allarme contro il possibile brutto finale di una bella storia era stata Amnesty International insieme alle associazioni di solidarietà cittadine (dalla comunità di Sant’Egidio all’Arci, passando per alcune parrocchie e il Naga, centro medico aperto agli immigrati e attivo da decenni a Milano).

Tutti assieme si mossero a difesa della comunità rom sistemata in via Rubattino. Venne diffuso anche un appello volto a sensibilizzare i genitori delle altre classi scolastiche facenti parte del plesso che ospita i bimbi romanì, chiedendo la disponibilità a firmare la lettera redatta da una maestra della scuola di via Pini, Flaviana Robbiati, e indirizzata al sindaco di Milano, Letizia Moratti, al Prefetto e commissario straordinario per l’emergenza "nomadi" (anche se il popolo romanì non è più tale da decenni), oltre che all’assessore competente (con delega alle politiche sociali e alla scuola).

Da circa due anni, spiegava la lettera, è presente sul territorio la comunità rom e sinti di via Rubattino: proprio grazie alla "collaborazione tra istituto, volontari della comunità di S. Egidio, Padri Somaschi e parrocchie, sono stati avviati percorsi di integrazione, primo fra tutti quello di scolarizzazione dei bambini".

A frequentare le classi sono 36 bambini, che "a seguito dell’imminente sgombero del campo, si vedranno impossibilitati a continuare la frequenza: ciò potrebbe compromettere la possibilità di questi scolari di veder realizzato il loro diritto all’istruzione e potrebbe interrompere il percorso di integrazione che ha coinvolto nel corso dello scorso anno gli scolari rom insieme a quelli del quartiere e le loro famiglie. La rete di relazioni e il clima positivo venuti a instaurarsi potrebbero essere vanificati se questi bambini non verranno messi nelle condizioni di poter continuare a frequentare le scuole cui sono attualmente iscritti".

La lettera chiedeva dunque alle istituzioni un impegno per evitare la "cessazione della possibilità di frequentare i nostri istituti". Pertanto "le istituzioni da voi rappresentate si attivino affinché le famiglie rom del campo di via Rubattino, con figli nell’età della scuola dell’obbligo, siano messe concretamente nelle condizione di poter continuare ad adempiere al loro diritto/dovere di mandare i figli a scuola, non in una scuola qualunque, ove tutto il percorso didattico e di integrazione andrebbe ricostruito, ma in continuità con quanto già in atto. Crediamo che il diritto alla scuola non possa essere garantito solo formalmente dal fatto che esistono istituti scolastici su tutto il territorio italiano, ma che vada fatta una scelta sostanziale e che si comprenda come l’interruzione di percorsi avviati significhi in realtà la negazione dei diritti di questi bambini".

La vicenda che riguarda la cittadinanza di via Rubattino, quella italianissima affiancata alla comunità romanì, porta con sé alcuni insegnamenti rivolti alla coscienza di ciascuno e alla classe politica: l’integrazione è possibile e può arricchire le persone al di là della classe sociale, della razza o della lingua d’origine. Di certo non la si costruisce sugli slogan o come conseguenza di vuoti richiami "buonisti". Può germogliare come frutto di lunghi e faticosi interventi sul territorio, che richiederebbero tra l’altro adeguate sponde sul terreno comunicativo: per rendere partecipe il cittadino "comune" di ciò che di buono può accadere tra immigrati e nomadi accampati nel quartiere accanto al suo.

Ad oggi si tratta di un’eresia, visto che al teleutente viene riservato esclusivamente il fatto di cronaca scelto tra i più raccapriccianti, che vede protagonista il "marocchino" (o l’albanese…) che, ha "infierito sul vicino di casa" dopo averlo "trucidato" e dopo aver "beneficiato dello sconto di pena". Un’eresia che però vale la pena praticare, per contribuire a salvare la nostra società dalla sua drammatica involuzione.

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Di Fabrizio (del 09/11/2009 @ 09:32:38, in Europa, visitato 956 volte)

segnalazione di Nadia Marino

di Carla OSELLA in "Pabay, nel mondo degli zingari" (ed. INTERFACE-AIZO)

Un giorno Pabaj mi telefonò dal bar emozionata: "Attilia, devi venire subito, perché è arrivata mascia (nonna) Draga dalla Germania, la devi conoscere anche tu, è una delle poche zingare che sono uscite dai lager, te ne avevo parlato tempo fa, ricordi? Vieni in fretta, ti aspetto". Che bella sorpresa poterla vedere, parlarle, ascoltare dalla viva voce un pezzo di storia, anche se tragica di un periodo che non avevo mai vissuto. Sarei corsa immediatamente al campo volando le scale, ma il giorno dopo avevo il compito in classe di matematica e quindi non potevo andare impreparata; ci pensai un attimo, poi decisi che avrei potuto rubare un po’ di tempo al sonno il giorno dopo, anche se al mattino ero sempre stanca e facevo fatica ad alzarmi.

Mascia Draga valeva bene un po’ di sonno! Quando arrivai, c’erano molti Rom accanto a lei, uomini, donne, ma, nonostante facessi degli sforzi per vederla, non ci riuscivo perché era coperta da una piccola folla. In un angolo trovai una sedia vuota e vi salii sopra per vederla. Era una donna minuta, molto anziana, con un diclò (fazzoletto) verde intenso che le copriva i capelli, aveva una maglia rossa da cui spuntava una camicetta con la gonna lunghissima, come portavano le donne del campo.

Lei parlava piano e c’era attorno silenzio, davvero strano in un ambiente sempre chiassoso e pieno di bambini, ma loro non c’erano. Infatti, quando succede qualcosa d’importante, i bambini vengono allontanati. Vidi solo Sanella seminascosta dietro la gonna di sua nonna.

A poco a poco molti Rom se ne andarono e nella baracca rimasero solo poche donne, allora Pabaj mi disse: "Vieni, che ti faccio conoscere la Mascia!".

Mi avvicinai a quella zingara un po’ intimorita, aveva qualcosa di misterioso, che non sapevo definire. Appena si accorse della mia presenza mi disse: "Vieni piccola gagì, fammi vedere il viso" e, mentre mi diceva questo, cominciò a fissarmi negli occhi. "Hai il viso buono - mi disse - perciò puoi essere amica dei Rom".

Sentii che arrossivo fino alle orecchie per quel complimento e mi sembrò di essere ancora più piccola. Nonna Draga mi fece un vero e proprio interrogatorio chiedendomi qual era il motivo per cui venivo al campo e se mi piacevano gli zingari.

Le spiegai il mio desiderio di conoscere meglio chi viveva nelle roulottes. "Tu sei la figlia dei signori delle case di pietra, cosa ci fai in mezzo a questa brutta gentaglia zingara?".

Mi colpì l’ironia con cui diceva quella frase; allora intervenne Pabaj a spiegarle che ero sua amica da molto tempo.

Avrei voluto chiederle tante cose del suo passato, della sua deportazione nel più grande campo di concentramento nazista, ma non osavo. Pabaj però leggeva le mie domande negli occhi e fece lei la domanda che mi interessava. "Le abbiamo parlato molto di te, voleva sapere qualcosa della tua giovinezza".

Un’ombra di tristezza passò sul suo viso, si strinse le mani con forza, quasi a voler scacciare il passato, e mi rispose: "Non mi piace parlare del passato, perché è stato una cosa troppo angosciante, ma forse è importante che la gente sappia che anche il popolo zingaro, come il popolo ebreo, ha pagato con oltre cinquecentomila morti la follia del nazismo. Anche per noi c’è stato l’olocausto".

Mi sedetti accanto a lei in silenzio per ascoltare una storia sconosciuta ai più. Raccontò che abitava in una piccola città della Francia, quando una notte arrivò la GESTAPO (la polizia nazista) nel campo.

"Era un piccolo campo come questo con le baracche, faceva freddo, era tardi ed eravamo tutti a letto. Sono entrati con i mitra spianati e ci hanno fatto scendere, dicendoci che ci portavano in un posto dove raccoglievano tutti gli zingari; il mio papà cercò di spiegare all’ufficiale che eravamo nomadi capitati lì per caso, che non eravamo neppure francesi, ma loro non vollero sentire nulla".

Sua madre coprì bene il fratellino più piccolo e lo mise in braccio al padre, mentre aiutava gli altri a vestirsi in fretta per evitare qualsiasi questione con i poliziotti. Poi li portarono ad una stazione, di cui lei non ricordava neppure il nome, e vennero caricati su un carro merci.

"Avevamo molta paura e anche tanta fame. Il viaggio fu molto lungo, durò parecchi giorni, finché arrivammo ad una piccola stazione polacca, in uno strano posto davanti ad un cancello di ferro dove c’era scritto in tedesco "Arbeit Macht Frei", cioè "Il lavoro rende liberi".

Guardandoci attorno, vedevamo che dagli altri vagoni scendevano dei gagé, donne con i bambini cariche di borse e valigie. Ad un certo punto si separarono: un gruppo da una parte "per le docce"- dicevano - e noi dall’altra.

Ma quando la colonna incominciò la sua lenta marcia, vidi che era composta di ammalati e di bambini. Mi sentii gelare il cuore con il presentimento che qualcosa dovesse succedere; quel giorno fu l’ultima volta che vidi la mamma".

Il racconto diventava sempre più interessante, la baracca si era di nuovo riempita di persone; chi era seduto ai piedi della mascia Draga, chi stava diritto, tutti pendevano dalle sue labbra. "Solo quando i russi giunsero al lager, seppi che mia madre era stata messa nei forni crematori, dopo essere passata dalle docce".

Mentre parlava, si asciugò con il dorso della mano le lacrime che le scendevano dal volto. "A noi hanno fatto un segno che ho ancora sul braccio". Si tirò su la manica e potei leggere bene inciso "Z24161". La nonna disse: "Vi racconto tutto ciò che ho visto e vissuto, ma non è da raccontare ai bambini; invece è importante capire che l’odio porta al razzismo e il razzismo uccide in molti modi, con la morte fisica e con quella morale". Mi spiegò come si poteva uccidere il cuore degli uomini con l’emarginazione:

"Tu sei un gagì, cosa vuoi sapere di queste cose? Tu vivi bene nella tua casa, nessuno viene a controllarti. Per noi invece non è così, quando vai a fare la spesa, ti servono prima degli altri, perché hanno timore che rubi qualcosa, o se sali sul tram, nessuno si siede vicino a te, perché sei zingaro. Si rifiutano non solo di parlarti, ma di starti accanto, quasi avessimo la peste".

Sentivo che era dura, ma la capivo, perché anch’io a scuola avevo dovuto lottare con i miei compagni per difendere gli zingari; ricordavo ancora l’episodio in cui un bambino mi aveva detto con disprezzo: "Sei solo una zingara" e io l’avevo ringraziato, perché, se avessi potuto scegliere, avrei proprio voluto essere zingara.

"Ma - riprese mascia Draga, dopo un po’ di silenzio - bisogna imparare sin da piccoli a capire che tutti hanno il diritto di vivere. Il sole sorge per tutti e la pioggia cade per tutti, tutti abbiamo fame e tutti abbiamo sete, ci sono tante cose simili per i gagé e simili per gli zingari ed anche per i neri dell’Africa, bisogna scoprirle".

Dopo un momento aggiunse: "Hai una nonna? Vai da lei e chiedile cosa vuol dire ciò che ti ho detto. Chi ha vissuto molto, ha acquistato saggezza e bisogna imparare ad ascoltare il passato per non commettere gli stessi sbagli per l’avvenire". Nonna Draga abbassò la voce quasi volesse parlare a se stessa e disse: "Non potevo ritornare in quel posto, ma ci sono andata alcuni anni fa e ho pianto di rabbia, vedendo Auschwitz diventata un museo e constatando che in mezzo alle baracche, dove sono morte migliaia di persone, i ragazzini spesso mangiano patatine fritte e bevono Coca-Cola".

Spiegò: "Ho voluto andare a vedere le baracche del settore zingaro, ma le intemperie le hanno distrutte. C’è solo uno spiazzo vuoto, però ho sempre in tasca un pezzo di pietra che ho raccolto".

Poi si alzò con maestà dalla sedia, come se fosse una regina e con voce più forte soggiunse: "Quando sarai grande, ricordati di ciò che ti disse una vecchia zingara: la pace tra i popoli nasce cercando i valori che uniscono e non le divisioni. Facciamo attenzione che il nazismo non torni in Europa, già troppi innocenti hanno pagato".

Ero rimasta senza fiato; quella piccola donna minuta, dalla voce giovane, aveva raccontato cose mai sentite. Avrei voluto abbracciarla, ma non osavo davanti a tutti i Rom, tuttavia quando l’avvicinai, lei mi strinse forte e mi fece una carezza.

"Vai, piccola gagì, oggi ho parlato troppo per la mia età".

*di Carla OSELLA
in ''Pabay, nel mondo degli zingari'' (ed. INTERFACE-AIZO)
http://www.aizo.it/masciadraga.html

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Di Fabrizio (del 09/11/2009 @ 09:15:24, in media, visitato 825 volte)

Da Roma_Italia

Cari colleghi,

vi prego indicarmi il titolo del vostro media Rom o relativo ai Rom (giornale, rivista, radio, canale televisivo) con le indicazioni e-mail, sito web, telefono, al seguente indirizzo romale@zahav.net.il

Queste informazioni saranno pubblicate su http://euyouthspeak.org/roma/?cat=10964 per aiutarci a rimanere in contatto.

Grazie in anticipo!

Mr. Valery Novoselsky,
Editor, Roma Virtual Network.
http://www.valery-novoselsky.org/romavirtualnetwork.html

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Di Fabrizio (del 08/11/2009 @ 09:51:09, in Europa, visitato 761 volte)

Da Roma_Francais

Nessuna tregua invernale per i Rom

La tregua invernale delle espulsioni locative comincia oggi (2 novembre ndr) e finirà il 15 marzo. Ma le popolazioni che vivono nelle roulottes non sono interessate a questa misura. I Rom per esempio sono contrari a cambiare accampamento, cosa che peggiora la loro situazione sanitaria.

Senza libretti sanitari, ancora meno medici curanti ed per finire poco di cure. La situazione dei Rom, espulsi regolarmente dei loro accampamenti, preoccupa Médecins du monde. I volontari dell'OnG si recano nei campi e constatano in particolare che bambini non sono vaccinati contro malattie come il tetano, cosa che pone un problema di sanità pubblica.

[...]

Tra i 200 e i 400 Rom sono per esempio stati espulsi martedì dalla CRS (Compagnies Républicaines de Sécurité ndr) dai loro accampamenti di Villetaneuse a Seine-Saint- Denis che occupavano da luglio. Il 14settembre la giustizia ha dato ragione ad un società proprietaria del terreno di cui aveva chiesto l'evacuazione. 88 Rom avevano accettato una proposta di sistemazione volontaria ad agosto. Carine Juste, sindaca comunista di Villetaneuse, aveva sottolineato la partecipazione dei comuni al finanziamento dei campi d'inserimento di Seine-Saint- Denis. Ma aveva giudicato l'impegno dello Stato "non all'altezza" in un settore che impegna "la responsabilità nazionale ed europea".

L'arrivo della tregua invernale, che sospende le espulsioni tra il 1 novembre e il 16 marzo, non riguarda i Rom. Associazioni di sostegno ai gitani, gens du voyage e Rom hanno chiesto quest'ultime settimane che la tregua invernale si applichi all'habitat mobile. Vedono nella situazione attuale una discriminazione supplementare per queste popolazioni.

In Francia, 400.000 persone sono ufficialmente registrate come "gens du voyage e Rom". Un terzo è ancora nomade ed il 95% di loro sono Francesi. Il termine di Rom designa in Francia soprattutto Zigani d'origine rumena, bulgara o iugoslava. I Rom sono la più grande minoranza dell'Europa con quasi 10 milioni di persone. Sono all'origine un popolo nomade i cui antenati hanno lasciato il Nord-ovest dell'India all'inizio dell'XI secolo. Sono stati allora catturati e messi in schiavitù prima di disperdersi attraverso l'Europa.

Jean-Louis Dell'Oro

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Di Fabrizio (del 08/11/2009 @ 09:13:38, in blog, visitato 1190 volte)

Segnalazione di Eugenio Viceconte

Klara è una ragazza italo/ungherese di madre tzigana. Dall'Ungheria tiene un blog in italiano che qualche volta parla anche di storie tzigane.
Nei prossimi giorni a partire da questo pubblicherà delle favole

Lo zingaro e l'orco

C'era una volta in un luogo lontano lontano, nascosto fra le montagne che si trovano ad est, un villaggio di contadini con tantissime case ma disabitato. Anzi, non proprio disabitato, uno degli abitanti era rimasto, ma tutti gli altri se li era mangiati un terribile Orco che bazzicava da quelle parti. E siccome era un Orco che aveva sempre un grande appetito, per primi si era mangiato i bambini grassottelli, poi quelli più magrolini, poi le ragazze ne’ troppo grasse ne’ troppo magre e poi, via via, anche gli uomini e le donne più giovani. Degli altri, che avevano la carne meno tenera, ne aveva fatto salse, intingoli, conserve, salamini, oppure li aveva messi in salamoia.

CONTINUA

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Di Sucar Drom (del 07/11/2009 @ 09:27:34, in blog, visitato 939 volte)

Lastra a Signa (FI), EveryOne: le paure e i pregiudizi portano due rom in galera
Ieri mattina (28 ottobre), intorno alle 12, due Rom di 33 e 16 anni sono stati arrestati dai Carabinieri presso il parcheggio dell’Ipercoop di Lastra a Signa (Firenze), su denuncia di una donna che li ha accusati di volerle rapire il figlio...

Bari, Vox Rei-Publice 2° Edizione della Festa “Io sto con i Rom”
Dopo il successo dell’estate 2008 “io sto con i rom” - la festa al campo rom di Bari-Japigia (Strada Santa Teresa, 1 nei pressi del centro sportivo “Olimpic Center”) torna in veste autunnale...

Cusago (MI), la parola ai Camminanti prima che Milano spenda 400mila euro per cacciarli
«Al signor... Come si chiama? De Corato? Pecoraro? Ecco, scriva, al signor De Corato diciamo che noi non siamo prepotenti. Che noi non vogliamo niente, che massimo tra dieci giorni ce ne torni...

Milano, il Naga presenta il rapporto “Cittadini senza diritti”
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Brusegana (PD), bersagliati dal lancio di pietre nella notte ma la Polizia Municipale li multa
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Immigrati, l'integrazione è sicurezza
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Mantova, carta bianca: il diritto di sapere, il dovere di informare
Anche quest’anno la Provincia di Mantova, per tramite dell’Assessorato alle Politiche Sociali e Sanitarie, in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura del Comune di Mantova e della fondazione Umberto Artioli, promuove RintracciArti, una manifestazione...

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Milano, le politiche attuate a "favore" dei Rom e Sinti sono repressive
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Casarano (LE), l’amichevole dell’interazione
Il 27, 28 e 29 Marzo si è conclusa a Roma, presso il Centro Olimpico di Acqua Acetosa, la Campagna per l’Interazione promossa dal “Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali” e ...

16° Alexian and International Friends, il Premio Phralipè 2009 a Miriam Meghnagi
L’Alexian and Internazional Friends ovvero un “trasguardo” musicale internazionale è giunta alla sua 16° edizione. L’evento di grande portata artistica e culturale si terrà presso il teatro Fedele Fenaroli di Lanciano sabato 7 Novembre e sabato 14 Novembre a partire dalle ore 21. La kermesse è ...

MantovaJazz 2009, Django’s Jungle
E’ stato presentato questa mattina il programma del MantovaJazz 2009. Quest’anno il festival è dedicato a Django Reinhardt, sinto manouche che ha reinventato il jazz. Django è forse la cosa più sorprendente accaduta al jazz...

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Di Fabrizio (del 07/11/2009 @ 09:22:18, in Italia, visitato 853 volte)

Il giorno 3 novembre, un bimbo Rom di 4 anni , di nome Mirko, viene travolto a Messina, in pieno centro cittadino, da una macchina in transito. Il piccolo trasportato all'ospedale più vicino non viene ricoverato per mancanza di posti. Così sballottato fra un nosocomio e l'altro (che rifiutano il ricovero per lo stesso motivo), viene trasferito in elicottero a Catania: muore durante il trasferimento aereo, per il trauma cranico subito nell'investimento (già appurato da una tac durante le visite agli ospedali).

Vi mando questo mio articolo sull'argomento; se vorrete pubblicarlo nel vostro sito Mahalla sarà un piacere per me ed anche per Mirko
.

Iryna Chumakova (titolare del giornale scritto in 9 lingue per gli immigrati ( Siciliano) e del sito plurilingue
www.mondiemersi.it 

Il piccolo Mirko non ce l’ha fatta, un’altra anima innocente è ritornata nella mente di Dio, in attesa del giudizio finale. Un giudizio non certo come quello espresso da parecchie persone quando si è saputo la provenienza della vittima: un bimbo di 4 anni, Rumeno, ed inoltre appartenete alla comunità Rom di San Ranieri, un mix micidiale!!!

Il fatto ci scuote molto meno di tanti altri fatti di cronaca, non tanto perché si tratta di una ennesima vittima della strada, ma perché si tratta di un “Extracomunitario”, uno di quelli che “chiedeva soldi” (anche se la famiglia nega questo utilizzo del figlio), uno di quei bambini fastidiosi, arroganti, che viveva male, anzi in modo sbagliato, alla periferia sporca ed estrema di una città che ha poco di che vantarsi.

Il piccolo è stato sballottato da un nosocomio all’altro. Non c’è posto... è stato risposto ai genitori, forse qualcuno avrà aggiunto... non per uno come voi! Bastava un piccolo e tempestivo intervento chirurgico per poterlo vedere ridere ancora, ma un elicottero ed uno spostamento di troppo in cerca di un “posto non si sa dove” o meglio di qualcuno che lo accettasse, lo ha fatto volare via.

Mi sono anche meravigliata della quasi inesistenza dei vari commenti che abitualmente accompagnano gli articoli di cronaca , quelli che si leggono in fondo alla pagina, nei vari giornali in web. Tempo fa per un articolo che trattava un argomento così estremamente futile, su di un intervento del Sindaco della nostra città, ho letto e contato divertita ben 18 commenti. Per gli articoli su Mirko, che sono stati pochi ma giusti, a commentare questa sua dipartita anomala... niente!!!

Con questo mio commento non voglio demonizzare la nostra non - sanità ( sarebbe come rivoltare la lama in una ferita già aperta... troppo facile) voglio solo porre un accento in più su un azione che potrebbe odorare di discriminazione razziale e voglio chiedermi e chiedervi ... perché?

Molto probabilmente i riflettori si abbasseranno presto sull’argomento, come si sono abbassati sulla disgrazia annunciata di Giampilieri, non fa tanto notizia il figlio di un raccattatore di ferri vecchi e di una madre che chiedeva l’elemosina, non interessa a nessuno. Si potrà solo udire il battito di ali di un nuovo angelo che vola via da questa fredda società , un angelo Rom.

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Di Fabrizio (del 07/11/2009 @ 01:10:03, in lavoro, visitato 925 volte)

RadioPopolareRoma

Insieme a due ospiti affrontiamo due temi comunicanti: con Monica Rossi, antropologa sociale, discutiamo della possibilità di inserimento lavorativo per un Rom. Con Ermelinda Coccia, giovane regista, parliamo del documentario Me Sem Rom e dell'idea di voler raccontare come lavoro una realtà ai limiti della società.

Durata: 51:18 minutes (23.49 MB)
Formato: MP3 Mono 44kHz 64Kbps (CBR)

Clicca sul lettore per ascoltare la registrazione

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Di Fabrizio (del 06/11/2009 @ 09:39:50, in Italia, visitato 1267 volte)

di Alberto Melis

«Una ricerca dell'Istituto per gli Studi sulla Pubblica Opinione del gennaio di quest'anno dice che alla domanda “Quanti sono i rom e i sinti in Italia?” il 35 per cento degli italiani pensa che sono più di mezzo milione, mentre solo il 6 per cento pensa correttamente che sono intorno ai 130 mila, l'altro 59 per cento risponde che non lo sa. Il 24 per cento sa che più della metà dei rom sono cittadini italiani, il 16 per cento che i rom non sono più prevalentemente nomadi, il 37 per cento sa che non sono un popolo omogeneo per cultura e paese di provenienza e solo lo 0,1 per cento, uno su ogni mille abitanti, ha tutte quattro le informazioni». Così Dijana Pavlovic - attrice, giornalista e attivista rom di origine serba - restituisce la profondità del solco che divide l'etnia rom e sinta dal resto della popolazione italiana, in un volume che verrà presentato oggi alle 17 a Cagliari, nell'Aula magna della facoltà di Scienze politiche in viale Fra Ignazio 78, da Gianfranco Bottazzi, docente di Sociologia economica, e Silvia Niccolai, docente di Diritto pubblico.

“Rom e Sinti in Italia” (Ediesse, pp. 268, euro 15, vedi QUI ndr), curato da Roberto Cherchi e Gianni Loy, è una raccolta di saggi promossa dall'Associazione Sucania e dalla Fondazione Anna Ruggiu, che sulle problematiche della non conoscenza e degli stereotipi negativi che gravano sull'etnia minoritaria, e insieme sui diritti che ancora oggi le vengono negati, avevano già organizzato un seminario a Cagliari lo scorso anno.

Davanti al gravissimo pregiudizio che negli ultimi anni è andata via via inasprendosi nel nostro paese (l'unico in Europa e forse nel mondo che dal 1998 si è dotato di una legislazione speciale che in luogo del diritto comune ha imposto per i rom una serie di norme tanto vessatorie quanto discriminatorie, come quella sulle impronte digitali per i bambini), il volume propone numerosi interventi volti da una parte a ricostruire il percorso millenario che ha portato l'etnia romané in Europa, proveniente dall'India nord-occidentale, e dall'altra a fornire un approfondito quadro analitico dei meccanismi attraverso i quali si sostanziano tanto la sua oggettiva emarginazione, quanto i comuni sentimenti di rifiuto che la circondano. Di particolare interesse - oltre all'intervento della studiosa e ricercatrice di etnia sinta Eva Rizzin, dell'European Roma Rights Center, che ricostruisce lo sconfortante panorama de “L'antiziganismo in Italia e in Europa” - sono il saggio in apertura di Gianni Loy (“Violino tzigano. La condizione dei rom in Italia”), quello di Tommaso Vitale (“I nomadi come problema pubblico nelle città italiane”) e quelli di Luca Bravi e di Paolo Finzi, storico editore di “A - rivista anarchica” e già amico e complice di Fabrizio De André nelle sue incursioni musicali nella cultura “zingara”, che propongono un'accurata ricostruzione del Porrjamos, lo sterminio nazista dei popoli nomadi.

Ugualmente meritevoli di attenzione gli aspetti indagati dagli altri autori della raccolta, Massimo Aresu (una lettura inedita dell'antica presenza rom in Sardegna), Ilenia Ruggiu (sul tema della diversità come “bene pubblico”), Roberto Cherchi (“I diritti dello straniero”) ed Ester Mura, l'ex direttrice di un istituto di Monserrato che racconta la straordinaria esperienza di integrazione che qualche anno fa portò tutti i bambini della locale comunità rom a frequentare con successo la scuola.

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