Rom e Sinti da tutto il mondo

Ma che ci fa quell'orologio?
L'ora si puo' vedere dovunque, persino sul desktop.
Semplice: non lo faccio per essere alla moda!

L'OROLOGERIA DI MILANO srl viale Monza 6 MILANO

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Di Fabrizio (del 07/11/2008 @ 12:04:26, in Regole, visitato 1367 volte)

Da ChiAmaMilano

Dal 5 novembre sono entrate in vigore le nuove norme –molto restrittive– sui ricongiungimenti familiari

"A me piace vedere le persone riunite, forse è sciocco, ma che dire, mi piace vedere la gente che si corre incontro, mi piacciono i baci e i pianti, amo l’impazienza, le storie che la bocca non riesce a raccontare abbastanza in fretta, le orecchie che non sono abbastanza grandi, gli occhi che non abbracciano tutto il cambiamento, mi piacciono gli abbracci, la ricomposizione, la fine della mancanza di qualcuno".
Jonathan Safran Foer "Molto forte, incredibilmente vicino"

Da oggi riabbracciarsi sarà più difficile.
Da oggi quei baci e quei pianti, così efficacemente descritti da Safran Foer in alcuni passi del suo romanzo, saranno riservati ai fortunati che dimostreranno di godere di tutti i requisiti necessari.
E’ entrato in vigore il 5 novembre il decreto n.160 del 3 ottobre 2008 in tema di ricongiungimenti familiari. Una legge "corredo" del famoso "pacchetto sicurezza", che pone pesanti restrizioni per i cittadini stranieri che vivono regolarmente nel nostro paese e che desiderano essere raggiunti da figli, genitori, mariti o mogli.
Introdotta nel 1998 dalla legge Turco-Napolitano al fine di agevolare il consolidamento dei nuclei familiari, la norma sul ricongiungimento si è rivelata viceversa l’ennesimo strumento con cui l’attuale Governo cercherà di porre argine al fenomeno migratorio.

Ecco le novità, accolte "non positivamente" dall’Alto Commissariato delle nazioni Unite per i rifugiati, introdotte per i familiari del cittadino straniero che vive in Italia:
- Coniuge: dev’essere maggiorenne. Formula questa, che ostacola il ricongiungimento delle tantissime coppie che in alcuni Stati asiatici o africani si formano in giovanissima età.
- Figli maggiorenni: devono dimostrare di essere totalmente invalidi, quindi non autosufficienti. Nessuno spazio per valutazioni sui singoli casi; la norma fa di tutta l’erba un fascio, esclude la possibilità di situazioni di disagio non riconducibili all’invalidità.
- Genitori: devono avere più di 65 anni e dimostrare di non avere altri figli capaci di provvedere al loro sostentamento.
- Test del dna: in caso di rapporti di parentela dubbi, e su segnalazione dei funzionari di controllo, è il cittadino straniero a dover farsi carico delle spese.
- Reddito: con la Turco-Napolitano era sufficiente dimostrare di disporre di un reddito pari all’assegno sociale pari alla cifra che secondo lo Stato italiano consente ad una persona di sopravvivere (5.142,67 euro l’anno). Il reddito doveva essere pari al doppio in caso di ricongiungimento di due o tre familiari; il triplo per quattro o più familiari Ora il dato sale: occorre certificare un importo pari all’assegno sociale aumentato della metà dell’importo per ogni familiare che si congiunge. Poco importa se spesso la crescita economica di una famiglia straniera si avvia proprio dal momento del ricongiungimento, che consente al coniuge o ai figli in età da lavoro di trovare un’occupazione in Italia.

Difficile che le nuove regole riescano a sortire l’effetto sperato dal Governo; si è già visto in passato come le norme eccessivamente restrittive in materia di immigrazione si siano spesso rivelate dei boomerang per il controllo dei flussi. Più facile che il tutto favorisca ancora una volta il fenomeno della clandestinità.
La questione dei ricongiungimenti è già oggi materia complessa; a Milano secondo i dati della Prefettura sarebbero ben cinquemila le pratiche in stand by ancora in attesa di essere valutate. La Prefettura stessa in questi giorni si è appellata al Comune e alla Provincia affinché venga avviato un lavoro di cooperazione con il terzo settore per agevolare le procedure. Di fronte ai buoni propositi dell’Assessore alle politiche sociali Mariolina Moioli, la Lega ha come al solito tuonato: "le priorità sono ben altre".
Ma si sa; per alcuni fa più notizia e riscuote maggior successo presso il proprio bacino elettorale il pugno duro contro i clandestini piuttosto che un aiuto ai cittadini stranieri volonterosi.
Procedure burocratiche lente dunque per il ricongiungimento, lentissime per la richiesta di cittadinanza italiana dei giovani immigrati di "lunga residenza", quelli presenti nel nostro paese da oltre 10 anni:se dal 2006 al 2007 le richieste sono quasi raddoppiate passando da 13.232 a 25.261, le autorizzazioni sono aumentate solo del 7%.
L’ altro lato della medaglia parla di ben 1117 i minori stranieri non accompagnati sbarcati tra maggio e settembre a Lampedusa. Giovani in media tra i 16 e i 17 anni, come spiega in dettaglio il rapporto dell’organizzazione "Save the Children", provenienti da zone di guerra, povertà e persecuzione come la Somalia, l’Eritrea, la Nigeria ma anche Egitto, Palestina, Tunisia, Ghana. Troppi i minori, insufficienti i mediatori culturali e i consulenti legali presenti operativi nella comunità alloggio che dovrebbero provvedere al loro inserimento sociale.
Se veti politici e burocrazia a manovella, insomma, ostacolano il percorso di inserimento di decine di migliaia di immigrati regolari, l’Italia continua d’altro canto e ciononostante a rimanere una delle mete più "appetibili" e più facilmente raggiungibili da persone irregolari.
Gestire i flussi migratori non è facile, certo. Forse però la politica italiana- e le nuove norme sui ricongiungimenti ne sono un indizio- è ancora all’anno zero rispetto a molti paesi europei dove il melting pot già da tempo non è visto come una minaccia ma come un’opportunità di arricchimento.

Giulia Cusumano

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Di Fabrizio (del 07/11/2008 @ 10:09:59, in Europa, visitato 2052 volte)

Da Traveller's Time Online Blog

By Jake Bowers Quando è salito sul palco a Chicago, in tutto il mondo hanno cominciato a scorrere le lacrime. Nato in un paese che ancora segregava ufficialmente i suoi cittadini bianchi e neri, il Presidente eletto Barack Obama è il sogno di Martin Luther King divenuto realtà. Quarant'anni dopo che King sognava di un giorno in cui i bambini neri sarebbero stati giudicati "per il loro carattere invece che per il colore della pelle", pochi avrebbero predetto che quel giorno sarebbe stato proprio il 4 novembre 2008.

Quando ho sentito la notizia il 5 novembre ero colmo di gioia. Ma come altri, ho iniziato a chiedermi quando il cambiamento sarebbe arrivato in Europa. In Bretagna, abbiamo avuto parlamentari neri ed asiatici, ed anche ministri di gabinetto e molti ora si chiedono quando potremo vedere un Primo Ministro nero o asiatico. Ma, come sempre, in pochi hanno iniziato a considerare il popolo Romanì.

Tutti assieme, il popolo Romanì costituisce la più grande minoranza d'Europa e quella col più alto tasso di crescita. In molti paesi europei siamo oltre il 10% della popolazione, proprio come i neri sono il 13% della popolazione USA. Ma qua finiscono le similitudini. Per quanto gli Americani hanno scelto un nero come loro Presidente, le inchieste in Europa regolarmente rivelano che la maggior parte degli Europei non vogliono un Rom neanche come vicino.

Uno sguardo alle notizie rivela i fatti.. La settimana scorsa, due Rom sono stati colpiti a morte in Ungheria ed in Spagna ci sono state marce anti Rom. Un tribunale nella Repubblica Ceca ha capovolto la decisione di compensare le donne romanì per essere state sterilizzate a forza. Le statistiche sono una dannazione. L'80% del popolo romanì vive in povertà, in Bretagna ogni indicatore di sviluppo ci definisce come una comunità del terzo mondo che vive in un paese del primo mondo. La pura e semplice verità è che per il popolo romanì, la segregazione è ancora viva e vegeta in Europa. Quindi, che speranza c'è di avere un Presidente o un Primo Ministro Rom o Viaggiante?

Candy Sheridan è consigliere tecnico distrettuale, ma a differenza degli altri in Bretagna, è anche una Viaggiante Irlandese. Nei suoi 5 anni come consigliere ha passato due nuovi siti di transito. Come molti altri ha gioito per la vittoria di Obama e per lei la lezione è chiara. Dice: "Dobbiamo entrare in politica attraversando le principali correnti politiche e terminare di litigare tra noi."

E' appena tornata da una riunione dell'Union Romanì Internazionale in Croazia, in cui era una delle rappresentanti della Bretagna. "Nell'Europa orientale, si può vedere che i Rom sono diventati politici perché le cose siano fatte," dice. L'incontro è stato finanziato dal governo croato ed aperto dal vice Primo Ministro del paese. "Non mi posso immaginare che accada qui," ride. Così pensa che ci sarà mai un capo di stato in Europa Rom o Viaggiante. Non indicherà una data, ma dice che potrebbero volerci altri 20 anni.

Se questo accadesse, sarà lontano e ad est della sua casa a North Norfolk, dove il numero dei Rom è molto più alto. Parlamentari romanì ora siedono in molti parlamenti dell'Europa dell'est e rappresentano anche i loro paesi nel Parlamento Europeo. In Bretagna, non ci sono parlamentari Rom o Viaggianti e soltanto il parlamentare Bob Russel del Colchester ha dichiarato di avere antenati romanì.

A Somerset, l'ottantunenne Alfie Cooper dell'Associazione Nazionale per i Diritti dei Rom, neanche lui fa previsioni. Da giovane non gli fu permesso di frequentare la scuola, adesso ha 5 nipoti che sono stati all'università e questo gli da speranza. "E' fattibile che possa succedere adesso che i nostri chavvies (bambini) sono istruiti. Ma troppi Rom non hanno ancora nessun diritto nel nostro paese." Alfie ha imparato di persona che i diritti sono necessari perché le opportunità possano essere raccolte.

Il 20 gennaio Barak Obama, il primo presidente nero degli Stati Uniti, prenderà residenza nella Casa Bianca. Il suo più grande rally nella campagna elettorale è stato a Berlino, che ha mostrato quanto egli è popolare in Europa. Abbiamo molto da imparare dalla sua storia, ma quanto tempo dovremo attendere perché qualcuno di noi la ripeta?

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Di Fabrizio (del 07/11/2008 @ 09:20:16, in Italia, visitato 1362 volte)

Ricevo da Marco Brazzoduro

Vi invitiamo all'iniziativa "METICCI - Incontro tra culture" che si terrà venerdì 14 novembre 2008 presso il Centro Servizi alla Persona in Via Giardino a Pescara.

L'iniziativa, voluta da noi della Pralipé per rendere conto di un percorso di Mediazioni che ci ha visti impegnati in questi lunghi 10 anni, vuol essere un punto di incontro tra le Mediazioni agite e quelle possibili, tra le azioni percorse e quelle percorribili, in modo da mettere in confronto le esperienze di quegli operatori che, nel corso degli anni, hanno acquisito esperienze e gettato le basi per un'azione condivisa.

L'invito è esteso a tutte le donne e gli uomini che vedono nella partecipazione la possibilità di "mescolare" vite e saperi, mettendo a confronto opinioni e azioni per cambiare quel mondo che ci vuole individui, avendo come intento quello di creare un nuovo spazio di singoli che si incontrano ed uniscono le loro forze e i loro sogni.

Vi preghiamo di invitare tutti coloro che amate e anche coloro che non amate.

Vi aspettiamo!
Cooperativa Sociale Pralipé

M E T I C C I
INCONTRO TRA CULTURE - MEDIAZIONI A CONFRONTO
VENERDÌ 14 NOVEMBRE 2008
CENTRO SERVIZI ALLA PERSONA - SEDE URBAN
VIA GIARDINO - PESCARA

ore 16,00
Presentazione della Mostra
ROM E SINTI, UNO, CENTO, MILLE INCONTRI

Presentazione del Laboratorio di Animazione Teatrale
ALLA RICERCA DELLE PORTE PERDUTE

ore17,00
Assemblea Dibattito con:
Prof. Ezio Sciarra
PRESIDENTE DEL CORSO DI LAUREA IN SERVIZIO SOCIALE UNIVERSITÀ DI CHIETI
Modelli di mediazione

Prof. Alain Goussot
DOCENTE DI PEDAGOGIA, UNIVERSITÀ DI BOLOGNA
Percorsi di mediazione: Pratiche meticcie

Nazzareno Guarnieri
PRESIDENTE DELLA FEDERAZIONE ROM E SINTI INSIEME
Quale Mediazione tra culture diverse?

Dott. Alessandro Salerno
SOCIOLOGO RESPONSABILE DEL SERVIZIO DI MEDIAZIONE SOCIALE COOP. SOCIALE PRALIPÉ
La Mediazione sociale: una mediazione è possibile?

ORGANIZZA: PRALIPE' cooperativa sociale
via Aterno 209 - Pescara
www.pralipe.it
INFO: 333/5302676 - 333/9312061

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Di Fabrizio (del 07/11/2008 @ 08:50:18, in conflitti, visitato 2121 volte)

Da Roma_Francais

Source: AFP 03/11/2008 | Mise à jour: 16:50

Un portavoce della polizia locale ha annunciato che sono morti due Rom a seguito di un attacco condotto oggi all'alba con armi da fuoco e bombe molotov contro la loro casa a Nagycsécs, nel nord-est dell'Ungheria.

"Un uomo di 43 anni ed una donna di 40 son morti sul colpo dopo che sconosciuti avevano lanciato bombe molotov contro due case a Nagycsécs," a circa 170 Km. a nord-est di Budapest, ha dichiarato alla stampa Tamas Dobi, portavoce della polizia dipartimentale.

Ha aggiunto il poliziotto che dopo aver preso fuoco, le case sono sono state l'obiettivo di colpi di pallettoni.

"I colpi di fuoco hanno raggiunto le vittime alla testa attraverso le tende chiuse, un uomo è stato leggermente ferito al ventre ed è stato ricoverato in ospedale," ha precisato il poliziotto.

L'attacco avrebbe potuto fare più vittime perché nella seconda casa abitava una famiglia con due bambini. Ma la molotov lanciata non ha preso fuoco.

La polizia ha aperto un'inchiesta "che impiega parecchi effettivi", ma nell'interesse delle investigazioni da ora in avanti non darà più informazioni, ha precisato il portavoce.

Il piccolo villaggio di Nagycsécs conta appena 916 abitanti ed è reputato una località tranquilla, dove l'anno scorso si sono registrati solo 35 casi criminosi.

Le autorità ungheresi hanno proposto una ricompensa di un milione di fiorini (4.000 euro) per chi fornirà informazioni sugli aggressori.

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Di Fabrizio (del 06/11/2008 @ 09:40:48, in Regole, visitato 1260 volte)

Da Roma_Francais

Par Annetta Bundi - Mis à jour le 02.11.2008

Prima che la libera circolazione delle persone sia estesa alla Romania, una situazione regolatoria speciale per i Rom è necessaria, dice l'ex consigliere federale Christoph Blocher. Tuttavia questo costituisce un'infrazione della Costituzione.

Il tono si indurisce: da quando è chiaro che il popolo potrà nuovamente esprimersi, il prossimo febbraio, sull'estensione della libera circolazione delle persone dalla Bulgara e dalla Romania, i rappresentanti della SVP attaccano sempre più i Rom. E' anche il caso di Christoph Blocher. In un discorso pubblico, l'ex consigliere ha messo in guardia, sabato, contro il fatto di creare in Svizzera una situazione simile a quella in Italia.

Riguardo il divieto di discriminazione
La Svizzera avrebbe mancato di concludere un regolamento speciale con la Bulgaria e la Romania riguardo la gens du voyage, dice Blocher che rifiuta l'estensione della libertà di circolazione delle persone. "E' un problema speciale." Dopo un periodo transitorio, questo accordo permette ai Rom di entrare in Svizzera, senza permesso di lavoro per una durata di tre (?), e di cercare un lavoro. Chi non lo trova, dovrebbe, in realtà, rientrare od essere espulso dalla Svizzera. Ma questo è più semplice a dire che farsi: In effetti, la gens du voyage non possederebbe domicilio fisso.

Sinora, negli incontri ufficiali tra la Svizzera e la Romania e la Bulgaria, un regolamento speciale non è stato affrontato. Gli accordi di rimpatrio prevedono solamente che la Svizzera possa rimpatriare tutti questi clandestini in Bulgaria e Romania, anche se hanno utilizzato questi Stati solo come paesi di transito.

"Un regolamento speciale per la gens du voyage non figurerebbe all'ordine del giorno dei negoziati. Questo costituirebbe una deriva al principio di non-discriminazione iscritto nella Costituzione," dice Jonas Montani dell'Ufficio federale per le migrazioni. Eminenti esperti di diritto pubblico sono divisi sulla questione. "Non è certo che una simile soluzione sia compatibile con la Costituzione," detto da un professore zurighese in pensione, Georg Mueller, che ha redatto differenti studi per la Federazione.

Dice la Costituzione, che nessuno può essere discriminato a causa della sua origine, razza o del suo modo di vita. Ecco perché regole speciali per la gens du voyage sarebbero problematiche.

I rappresentanti dei Rom sono offesi
Per Stéphane Laederich della Fondation Rom, la rivendicazione di Blocher è falsa anche per un'altra ragione: "La maggior parte dei Rom dei Balcani sono sedentari." Così, il 99% dei Rom della Romania non sono gens du voyage. "Come i loro concittadini, hanno una casa o un appartamento."

Ecco perché, la domanda per un regolamento speciale lo stupisce molto. "E' evidente che Monsieur Blocher non si interessa ai fatti. Per lui, si tratta soltanto di suscitare dei timori."

Questo è particolarmente spinoso: Dopo le informazioni della Federazione Elvetica, Blocher era d'accordo, lo scorso dicembre, per rinunciare ad un nuovo regolamento concernente le spese di rimpatrio dei Rumeni illegalmente presenti nel paese. Ecco perché l'accordo è stato rivisto senza questo passaggio. Solo al momento del voto, Blocher ha chiesto le convenzioni con Romania e Bulgaria. Ha accusato chi gli è succeduta, Eveline Widmer-Schlumpf, di aver negoziato male.

In seguito altri rappresentanti della SVP hanno ripreso l'argomento. In Romania, ci sono centinaia di migliaia di Rom che desiderano vivamente andare in occidente, ha avvisato il consigliere nazionale di Solothurne, Walter Wobmann, quando il parlamento ha discusso sulla circolazione delle persone, nel mese di maggio. "Per l'amor di dio, non lo fate!" gli avrebbero detto dei politici rumeni riguardo la libera circolazione delle persone, ha aggiunto il consigliere nazionale di San Gallo, Lukas Reimann. Ceausescu non è riuscito a controllare i Rom e i Sinti.

Voto emozionale
In vista di tali argomenti e dell'appello di Blocher per un regolamento speciale rivolto ai Rom, è chiaro che nelle prossime settimane bisogna aspettarsi qualche cosa. I suoi rappresentanti preparano già schede d'informazione e dossier. "Speriamo di poter contribuire ad un'oggettivazione del dibattito." dice Stéphane Laederich. E' difficile sapere se sarà possibile. Sinora, Blocher non si è lasciato impressionare dalle obiezioni dei rappresentanti rom. Per lui, la Svizzera deve imporre condizioni più strette riguardo la circolazione delle persone da Bulgaria e Romania. Non rimette in causa gli accordi bilaterali con la UE: anche se il pacchetto delle proposte viene rigettato, il Consiglio Federale potrebbe presentare subito a referendum il prolungamento della circolazione delle persone.

Tagesanzeiger, le 2 novembre 2008 (traduction)

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Di Fabrizio (del 06/11/2008 @ 09:18:01, in musica e parole, visitato 2208 volte)

Ricevo da Elena Pino

C'è uno spettacolo che racconta di uno zingaro. Oggi che gli zingari vengono più che mai dileggiati. E' uno spettacolo che parla di campi di concentramento. Oggi che si vuole negare persino la memoria di quei momenti bui. C'è uno spettacolo che grida il suo stupore.

C'è una domanda. Ha salvato più bambini rumeni un teatrante che li ha strappati dalle fogne di Bucarest o la polizia di stato? C'è una seconda domanda: è più forte il teatro o la repressione? Le domande sono retoriche, le risposte no.

Facciamo girare lo spettacolo "La farfala sucullo", perché insieme agli altri costituisca in questo momento oscuro un appiglio a chi ha voglia di credere che il razzismo non è mai una buona opinione.

"Farfala sucullo" ha vinto il premio Teatro e Shoà 2007. Sul sito www.teatrogruppopopolare.it c'è qualche informazione in più. Per altre informazioni contattateci.

TeatroGruppo Popolare
via Cardano, 29 – 22100 Como
tel. 031 401072
c.f. 95096490131
LA FARFALA SUCULLO
Premio Teatro e Shoà 2007

Non tutti sanno che oltre ai sei milioni di ebrei i nazisti sterminarono nei campi di concentramento migliaia di dissidenti politici, di minorati psichici e fisici, di omosessuali e di zingari.

La storia ufficiale si è occupata poco delle sofferenze di questi ultimi, probabilmente perché non ha trovato tra di loro chi avesse sufficiente voce e volontà di grido.

Il teatro, come a volte succede, corre in soccorso dei meno potenti, ed è questo il motivo de la farfala sucullo.

La storia
Durante un rastrellamento in un campo di nomadi un ragazzo zingaro viene salvato dalla madre che lo affida a un medico nazista, mettendolo al suo servizio e prospettando al medico la possibilità di fare su di lui – zoppo – esperimenti che gli consentano la notorietà. Il medico lo porta con sé, di là della rete di un lager in cui sono racchiusi migliaia di ebrei.

Il ragazzo ha la capacità di fare racconti in grado di affascinare chiunque. Perseguitati e aguzzini vengono richiamati intorno alle sue narrazioni con la stessa intensità, in una sorta di sospensione del tempo.

Tra gli ebrei c’è un bambino che fungerà da tramite tra lo zingaro e Miriam, anch’essa internata, di cui lo zingaro si innamorerà e di cui cercherà la salvezza con ostinazione e pervicacia.

Il ragazzo si divincolerà dal sentimento di gratitudine verso il medico, che lo ha risparmiato dalla morte ma la diffonde a piene mani intorno a sé, e alla fine...

Il metodo
In scena due narratori che con il contributo di canzoni originali alterneranno parola e musica. Impersoneranno due zingari che al suono della fisarmonica cercano elemosina, con ironia e imprevedibilità. Davanti a un pubblico riottoso giocheranno la sfida di raccontarsi in cambio di una moneta, disvelando “i segreti del mestiere” e le peripezie di una dinastia che ha come segno distintivo un grosso neo a forma di farfalla, simbolo di una libertà che non vogliono cedere.

Con: Giuseppe Adduci, Giambattista Galli
Testo e regia: Giuseppe Adduci
Canzoni: Giuseppe Adduci, Giambattista Galli. Arr. Sulutumana

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Di Fabrizio (del 06/11/2008 @ 08:11:43, in Italia, visitato 1372 volte)

Ricevo da Roberto Malini

Firenze, prosegue la persecuzione dei Rom: privati delle coperte, perseguitati, in attesa di sgombero, rischiano la vita 200 "nomadi"

Firenze, 4 novembre 2008. E’ la conseguenza della politica degli esponenti fiorentini e sestesi del Partito Democratico e dell'’inasprimento degli RPU, i Regolamenti di Polizia Urbana. Il sindaco di Sesto Fiorentino Gianni Gianassi (PD) ha disposto per lunedì 27 ottobre scorso la “bonifica” di un'area comunale, confinante con un terreno privato, che parte da via del Cantone e arriva, costeggiando la ferrovia, a via San Piero a Quaracchi. Nei due terreni – uno di proprietà comunale, l'altro privato – si erano insediate da diverso tempo una trentina di famiglie rom romene con bambini, donne incinte, malati e anziani, sgomberati lunedì scorso con l'ausilio di alcuni agenti della Polizia Municipale sestese e dei mezzi della Quadrifoglio, l'azienda di smaltimento dei rifiuti fiorentina. “Polizia Municipale e Comune di Sesto Fiorentino hanno parlato di ‘bonifica’.

Ciò che in realtà è avvenuto davanti ai nostri occhi è un tragico sgombero forzoso," dichiarano Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau, leader del Gruppo EveryOne e Stefania Micol, presidente dell'associazione L’'Aurora onlus di Firenze, "in cui famiglie disperate senza dimora, senza alcuna alternativa alloggiativa, senza la possibilità di un lavoro regolare e prive di qualunque assistenza socio-sanitaria sono state messe in mezzo alla strada. Spazzini e operatori”, continuano gli attivisti, "hanno avuto l'incarico da parte delle Istituzioni locali di macinare coperte e vestiti e distruggere giacigli di fortuna assemblati con assi e tende per ripararsi dall'inverno: sono stati schiacciati dalla ruspa fornelli, pentole, medicine, piccole riserve di cibo messe a disposizione da alcune associazioni, zainetti di ragazzi che frequentano le scuole fiorentine partendo al mattino presto dalle loro baracche e riuscendo ad arrivare miracolosamente puliti e puntuali in classe".

Solo tre baracche sono state risparmiate alla demolizione con le ruspe in seguito all'intervento di EveryOne e L'Aurora: tra esse, quella di due giovani genitori con un bambino di appena 5 settimane. Le altre famiglie sono state identificate e verranno probabilmente denunciate per occupazione abusiva di suolo privato. “Gli agenti della Municipale hanno dato loro il tempo di una settimana per lasciare la baracca. L'unica alternativa di alloggio proposta dal Comune di Sesto Fiorentino è stata quella di quattro giorni presso un centro emergenza freddo della Caritas per la mamma e il bambino di 5 settimane. Proposta che noi stessi abbiamo contestato," spiegano Malini, Picciau, Pegoraro e Micol, "perché è anticostituzionale distruggere l'unità di una famiglia, lasciando il padre fuori, in strada, al freddo e al gelo, lontano da chi ama, così come è impensabile non offrire la minima assistenza agli altri sgomberati. Lasciare oltretutto una donna che non parla italiano con un bambino di un mese vorrebbe dire rischiare – come già avvenuto in altre circostanze – che il Servizio Sociale e la Municipale strappino dalle braccia della madre il bambino, inserendolo nel Centro Sicuro del Comune di Firenze e poi in una comunità".

Appena una settimana prima, lunedì 20, gli stessi rom sgomberati hanno raccontato di essere stati vittima di una spedizione punitiva da parte di energumeni che indossavano divise: "Tre uomini in divisa sono arrivati con una jeep intorno alle 22, noi ci siamo allontanati per non farci vedere. Hanno messo a soqquadro diverse baracche, a uno di noi hanno portato via un lettore MP3, a un altro dieci euro che teneva nella giacca in baracca". Un ragazzo, testimone all'’interno della sua baracca di quanto stava avvenendo, ha poi riferito ulteriori dettagli del raid: "Erano quasi le 23. Uno degli uomini è entrato in una baracca con la sigaretta accesa e un accendino in mano. Dopo pochi secondi è uscito, e tutti e tre se ne sono andati risalendo subito in macchina e abbandonando il campo. Mi sono avvicinato alla baracca in questione,” ha continuato, “perché scorgevo una luce. Poi ho visto il fuoco. Coperte, stracci, materasso: se non fossi arrivato per tempo e non avessi chiamato aiuto, non avremmo spento l'incendio così prontamente"”.

Ma la persecuzione non finisce qui. La mattina di venerdì 31 ottobre la Polizia Municipale sestese e altri mezzi della Quadrifoglio hanno demolito per l’'ennesima volta altre baracche abitate da una settantina di rom romeni nella zona dell’'Osmannoro all’'ex Osmatex, nel territorio comunale di Sesto Fiorentino. "In Toscana - come in altre regioni italiane - si stanno consumando abusi intollerabili," commentano gli attivisti, "che contrastano con la Dichiarazione universale dei diritti umani e con le normative europee che tutelano la dignità, la salute e la sicurezza degli esseri umani, disponendo che le Istituzioni garantiscano il diritto alla casa, al sostentamento, al benessere e alla salute di tutti, ivi comprese quelle persone sono in mezzo alla strada. In Italia, però, vi sono minoranze etniche e razziali cui è negato il fondamentale diritto alla vita e vengono scacciate brutalmente. Gli sgomberi, che somigliano a disinfestazioni, colpiscono indiscriminatamente bambini, donne incinte e anziani, ma a nessuno importa niente della loro sorte".” "Che dire poi di coloro che ‘pretendono’ di coprirsi con una coperta mentre riposano?" continuano i membri di EveryOne e L'Aurora, "i rom romeni che dormono nei pressi della stazione ferroviaria di Santa Maria Novella a Firenze ci hanno mostrato i verbali con le multe per occupazione abusiva di suolo pubblico, rilasciate dalla Polizia Municipale fiorentina. Sulla base del nuovo regolamento urbano varato dall’'assessore alla sicurezza Graziano Cioni, per i rom di Firenze ci saranno sanzioni e processi. Il loro delitto è quello di aver cercato di ripararsi dal freddo. Moltissime contravvenzioni di circa 160 euro ciascuna recitano: 'ha violato l’'articolo 15 c. 1 lett. d) del R.P.U., dormiva in forma palesemente indecente occupando il suolo pubblico. L'interessato ripristinava lo stato dei luoghi mediante allontanamento'.

Di fronte alla divulgazione di episodi vessatori nei riguardi dei Rom, fino ad oggi le Istituzioni fiorentine e sestesi hanno sempre negato gli stessi, manifestando contemporaneamente un ostinato rifiuto a dialogare con le Associazioni. Rinnoviamo tuttavia l'invito alle Istituzioni e alle autorità di Firenze e Sesto Fiorentino a non mettere in piedi ancora una volta il walzer delle smentite di quanto segnaliamo, perché abbiamo raccolto verbali, testimonianze e fotografie degli eventi," proseguono EveryOne e L'’Aurora, "dunque “abbiamo le prove di una persecuzione etnica e denunciamo un'emergenza umanitaria che non ha nulla a che vedere con la 'politica' locale. Evitino di tirare in ballo il decoro urbano e non si rimpallino le responsabilità," dicono gli attivisti, "ma piuttosto si mettano al lavoro per prestare immediata assistenza a queste persone, attenendosi al diritto internazionale e alle norme etiche che distinguono le società civili dai regimi intolleranti: servono coperte, serve cibo, servono medicine, serve un luogo caldo che li tolga dalla strada, dove è a rischio la loro stessa sopravvivenza, con le incombenti temperature gelide e le intemperie di questi giorni. Non chiediamo più incontri, ma azioni urgenti di aiuto umanitario". Gli attivisti sottolineano un'altro tema scottante, riguardo ai rapporti fra le autorità e i Rom: "I gruppi umanitari che si occupano di tutelare i Rom ricevono frequenti segnalazioni di abusi e violenze sugli stessi da parte di uomini in divisa. In nessun caso, però, gli agenti violenti sono stati perseguiti e puniti. I Rom lo sanno e hanno paura di denunciare i loro aguzzini. Così subiscono pestaggi, minacce e insulti in silenzio. Combattere simili comportamenti da parte di chi dovrebbe proteggere i cittadini più vulnerabili sarebbe un messaggio di civiltà e giustizia e non di debolezza, da parte delle Istituzioni italiane". Il Gruppo EveryOne ha presentato con urgenza i rapporti su alcuni casi di persecuzione razziale nei confronti dei Rom, fra cui i drammatici sgomberi etnici nel fiorentino, alla Commissione del Parlamento europeo, sollecitando un intervento urgente.

Per ulteriori informazioni:

Gruppo EveryOne Tel: (+39) 334 8429527 www.everyonegroup.com :: info@everyonegroup.com

L’Aurora Onlus Tel: (+39) 055 2347593 - (+39) 339 8210866

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Di Fabrizio (del 05/11/2008 @ 10:47:52, in Italia, visitato 1584 volte)

Ricevo da Roberto Malini

Comune di Gaggiano; Prefettura di Gaggiano; Ministero degli Interni; Parlamento Europeo; Commissione Europea; Corte Europea dei Diritti Umani; CERD - United Nations
A cura del Nucleo PRC di Gaggiano e del Gruppo EveryOne

Firmare la petizione al link: http://www.petitiononline.com/gagrom/

Gaggiano, 5 novembre 2008. Il Nucleo PRC di Gaggiano e il Gruppo EveryOne invitano gli antirazzisti e tutte le persone che credono nel valore dei diritti umani a sollevare un coro di voci indignate nei confronti delle autorità del comune di Gaggiano (Milano), affinché recedano dal loro progetto di sfrattare le famiglie Rom che vivono nella frazione di San Vito. Qualche giorno fa infatti il Comune di Gaggiano ha comunicato lo sfratto ai nuclei familiari della piccola comunità Rom, che vivono lì da più di dieci anni. Il gruppo è composto da circa 20 persone di cui almeno 10 minorenni. I bambini frequentano le scuole ed il loro futuro è adesso del tutto incerto. La zona abitata dai sanvitesi d’adozione (molti dei quali con cittadinanza italiana) è adibita ad orti ed i terreni sono, o sarebbe meglio dire erano, di loro proprietà. Sì, perché per risolvere il problema della loro presenza il sindaco Miracoli, del PD, non ha pensato a nulla di meglio che privarli delle loro modeste proprietà. I vigili urbani hanno infatti denunciato le costruzioni abusive fatte sorgere sui terreni e l’amministrazione comunale ha deciso di procedere all’acquisizione degli stessi. Di fatto, in realtà, i Rom di San Vito avrebbero acquisito il diritto alla proprietà o quantomeno all'usufrutto vitalizio di terreni e abitazioni, mai messo in discussione quando il tempo dell'odio razziale non aveva ancora iniziato a scorrere in Italia. Adesso però, sull'onda della vox populi, istigata all'intolleranza da politici e media razzisti, nessun diritto è più riconosciuto alle famiglie che hanno la sfortuna di appartenere all'etnia più sgradita e vessata: i Rom, la nuova "black people", i nuovi ebrei. Ora che i terreni sono di proprietà del Comune è arrivata l’ingiunzione di sfratto ed arriverà la conseguente demolizione. Nessuna delle costruzioni è in muratura, sono tutti chalet di legno senza acqua corrente e luce.

Da quando queste famiglie si sono trasferite a Gaggiano nulla è stato fatto per assicurare un miglioramento delle loro condizioni di vita. “Qui il Comune ci ha sempre trattato male”, ci ha raccontato uno di loro. “In altri comuni ci sono campi pubblici attrezzati, qui dove il terreno è nostro, non ci hanno neanche permesso di avere la corrente elettrica. Mia moglie deve lavare tutto a mano. Provateci voi d’estate con tanti bambini!”. Un lungo periodo di segregazione e discriminazione, che le Istituzioni locali avrebbero il dovere di risarcire, riconoscendo alle famiglie la permanenza in loco, attuando piani di assistenza sociale, fornendo servizi igienici, acqua e luce, attivando programmi seri di desegregazione e - per la citadinanza - progetti di educazione all'antirazzismo. Il Nucleo PRC locale si chiede - e chiederà alla giunta - cosa ne sarà ora dei minori che avevano già intrapreso un percorso scolastico a Gaggiano e che dovranno lasciare le case nei quali sono nati e gli amici che si sono fatti. “Io me ne sarei andato anni fa, per come ci ha trattato l’Amministrazione di Gaggiano” ci ha raccontato un capofamiglia “ma ogni volta i miei figli piangevano perché sono nati qui e conoscono solo questo paese. Per il loro bene sarei anche disposto a trasferirmi qui per sempre, se solo le istituzioni ci aiutassero…”. L’aiuto invece non è arrivato mai. I bambini hanno iniziato a frequentare le scuole solo grazie alla buona volontà di alcune maestre che ora si stanno mobilitando nel tentativo di fermare l’amministrazione comunale e di dare loro un’opportunità. È emblematico come l’unica presenza istituzionale che gli abitanti del campo conoscono è il Comandante dei vigili urbani. Ci si domanda cosa abbiano fatto i Servizi sociali di Gaggiano in questi anni? Se il risultato è quello di permettere l’abbattimento di alcune baracche utilizzate da due giovani coppie con neonati a carico e uno in arrivo (come avvenuto nel luglio scorso), sembra non molto. Il Nucleo PRC di Gaggiano e il Gruppo EveryOne chiedono alle Istituzioni di ottemperare agli obblighi di assistenza e inclusione, secondo quanto previsto dalla Costituzione, dalla Direttive europee e dalle normative internazionali sui diritti umani. E' un'emergenza umanitaria cui devono rispondere tutti coloro che hanno un minimo di autorità e competenza, a partire dall’Assistente Sociale Cigognini del comune di Gaggiano affinché, anche se molto tardivamente, si faccia promotrice nei confronti dell’Assessore ai Servizi sociali Perfetti di un’istanza per dare una possibilità a questi bambini.

Ancora una volta i più deboli vengono maltrattati ed emarginati da chi (una Giunta che comprende anche esponenti del PD, insieme ad altri di Forza Italia ed UDC) ci si aspetterebbe potrebbe aiutarli.

È paradossale poi come venga usata come scusa l’abuso edilizio, proprio in un comune che sta svendendo il territorio come sta facendo Gaggiano da alcuni anni. Si mettono a cacciare i Rom per quattro baracche quando stanno costruendo migliaia di metri cubi di nuove costruzione e palazzi alti 7 piani, anche in barba al regolamento edilizio.

Il Nucleo PRC e il Gruppo EveryOne faranno il possibile per fermare questo vero e proprio atto di prevaricazione, cercando di contrastare l’ottusità di un’amministrazione che non ha fatto nulla per migliorare la vita di queste persone in dieci anni ed ora, in chiave puramente elettorale (si voterà infatti alle prossime amministrative di aprile) cerca di scavalcare le politiche razziste della destra… da destra. In particolare, questa nuova violazione dei diritti di una minoranza che in una democrazia, in un Paese civile dovrebbe essere protetta e agevolata nei processi di inclusione, sarà sottoposta all'attenzione della Commissione europea e degli organismi internazionali che tutelano i diritti dei popoli.

Prefigurandosi, nel caso di uno sgombero senza alternative di alloggio, una tragedia umanitaria, il Nucleo PRC e il Gruppo EveryOne si accingono a redarre una denuncia per gravi abusi contro il popolo Rom da presentare alla Corte Europea per i Diritti Umani e alla Corte Penale Internazionale de L'Aja. C’è bisogno però della mobilitazione di tutti coloro che credono ancora in una società che accoglie i più deboli e che considera la solidarietà, l’accoglienza e lo scambio culturale una scelta di civiltà che porta arricchimento.

Nucleo PRC di Gaggiano - Gruppo EveryOne

Firmare la petizione al link: http://www.petitiononline.com/gagrom/

Per ulteriori informazioni e contatti
PRC: w_nicoli@yahoo.it - 3492664424 (Elise)

Gruppo EveryOne: www.everyonegroup.com :: info@everyonegroup.com
334 8429527 - 331 3585406

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Di Fabrizio (del 05/11/2008 @ 09:51:31, in musica e parole, visitato 1652 volte)

Ricevo da Stefano Montesi

Venerdì 7 novembre 2008 - alle 21.45
Locanda Atlantide, via Lucani 22, san Lorenzo ROMA

Concerto gitano di musica rom, gypsy e, manouche

Czarde e canti tzigani, macedoni, bulgari ed internazionali. Sirbe, turceasche, hore. Sonorità rom e balcaniche

Cristina Barzi, voce
Marian Serban, cymbalon
Albert Florian Mihai, fisarmonica
Sandu “Sandokhan” Gruia, contrabbasso a tre corde
Luca Pagliani, chitarra

GUESTS:
Marian Balog, voce
Augusto Creni, Pepe di Cicco e Francesco di Cicco, chitarre manouche.

Il progetto musicale di Officina Nomade e Gypsyliana (Cristina Barzi), ha come obiettivo la sperimentazione di diverse sonorità appartenenti alla storia contemporanea di una metropoli italiana come Roma.
Albert Florian Mihai, Marian Serban, Sandokhan Gruia e Marian Balog come ospite, sono i migliori musicisti Rom che possiamo trovare attualmente in Italia e provengono dalle regioni dell'est europeo, (Romania e Slovakia).
Il trio Creni di Cicco è formato da tre indiavolate chitarre manouche suonate da Augusto Creni, Pepe di Cicco e Frncesco di Cicco, bravi musicisti romani che da anni interpretano con energia ed eleganza, propria dello swing manouche, il favoloso gypsy jazz di Django Reinhardt.
A seguire selezioni musicali Dj Resident

Ingresso 5€

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Di Fabrizio (del 05/11/2008 @ 09:08:32, in casa, visitato 1272 volte)

Da Chi rom... e chi no (Bentornati!)

Proposta progettuale di intervento nell’area nord occidentale di Napoli
Con questo documento i gruppi Chi rom e... chi no e OsservAzione propongono alle istituzioni nazionali, internazionali e campane il superamento della logica dei campi rom e la riqualificazione dell'area di Scampia nell'interesse di tutta la collettività, così come è previsto dalla variante del piano regolatore generale approvata nel 2004 dalla giunta della Regione Campania.

Siamo venuti a conoscenza di un progetto comunale che, nonostante le richieste, non è stato possibile visionare. Sembra che il progetto preveda la realizzazione di 5 villaggi – un nuovo modo per indicare i campi, – “temporanei”, con un finanziamento di circa 7 milioni di euro.

Secondo alcune voci, l’amministrazione intende iniziare i lavori nell'arco di 15 giorni, mentre nei campi rom proseguono un lavoro attento e partecipato su tutte le questioni che li riguardano da vicino (scuola, regolarizzazioni, questione abitativa, ecc.).
La proposta che alleghiamo è parte di questo processo di confronto e riflessione con i rom e diverse altre parti della città, in particolare il Comitato Spazio pubblico, il Comitato con i rom, l’associazione Asunen romalen. Il documento sarà presentato alla prefettura e agli organismi nazionali e internazionali competenti, con l'auspicio che si possa scongiurare l'ipotesi di agire secondo la purtroppo diffusa logica dell'emergenza e degli interventi straordinari, discriminatori e ghettizzanti che nel caso specifico dei rom, li vedrebbe destinatari di un piano avulso dalle necessarie politiche di sviluppo (culturale, abitativo, lavorativo...) che dovrebbero riguardare ed essere attuate nell'interesse di tutti, rom e non.

Chiediamo il vostro appoggio per sostenere questa battaglia culturale, per dimostrare che queste idee sono patrimonio condiviso da tanti.

Le linee guida progettuali che si propongono nel presente documento partono dal presupposto che le politiche che riguardano i rom devono tendere ad una normalizzazione degli interventi, da riportare nell’alveo dell’ordinarietà, in un’ottica reale di integrazione, nonché essere ispirate a principi di uguaglianza dei diritti delle persone, così come chiaramente enunciato dal nostro ordinamento giuridico nazionale – a partire dall’art. 3 della Costituzione - integrato da quello sovranazionale.

Ciò significa che le politiche rivolte ai rom devono rifuggire la logica dell’emergenza, della temporaneità e della specialità, soprattutto quando questi paramentri vengono utilizzate per attuare piani che vedono i rom discriminati, ovvero vittime di un trattamento sfavorevole o almeno meno vantaggioso rispetto agli altri cittadini, italiani e stranieri, nella casa come nel lavoro, nella scuola ecc.

Oltre a ciò, appare quanto mai urgente mettere in evidenza che le politiche abitative non possono in alcun modo prescindere dall’affiancamento di interventi volti alla regolarizzazione delle posizioni giuridiche, dall’incentivo al lavoro e soprattutto da interventi sociali e culturali che permettano la crescita di consapevolezza delle persone, la partecipazione attiva, l’attenzione verso gli interessi collettivi, nonché il riconoscimento dei propri diritti così come delle proprie potenzialità, insieme con gli altri cittadini non rom.

Al fine di rendere concreti i principi di cui sopra, si ritiene, come si esporrà meglio in seguito che – anche per neutralizzare derive xenofobe, di allarme sociale, nonché di opposizione delle popolazioni “autoctone”– un progetto che riguarda gli abitanti rom di Scampia non possa prescindere dal riconoscimento e dall’assunzione di responsabilità pubblica circa le problematiche della cittadinanza tutta, anche per quanto riguarda le necessità alloggiative.

In particolare, l’area dove insistono gli insediamenti spontanei dei cittadini rom, rientra in una più ampia zona territoriale, che deve essere presa in considerazione in maniera complessiva e unitaria, se si vuole realizzare un corretto intervento, al fine di restituire alla cittadinanza un territorio vivibile e funzionale, attualmente senza alcuna destinazione fruibile, evitando di concentrarsi sui soli rom. Ciò significa che l’area in questione, come da piano regolatore, deve essere destinata al vantaggio del quartiere e dell’intera città e deve essere dotata di servizi e strutture necessarie per la crescita e il miglioramento delle condizioni di vita di tutte le persone, in primis di quelle che abitano nel quartiere.

Pertanto, la risoluzione della problematica abitativa dei rom di Scampia, così come ogni intervento che si voglia programmare nell’area in questione, non potrà prescindere ed anzi si dovrà porre in armonia e in linea di continuità con la destinazione ultima dell’area così come indicata nella Variante al P.R.G., DPGR 323/04, ovvero predisporre servizi e attività produttive, sociali e culturali, nonché l’aumento della capacità alloggiativa. Così si legge testualmente all’art 132 com. 1 delle norme di attuazione della Variante al P.R.G.: «Nell’ambito individuato nella scheda 60, la variante persegue l’obiettivo della riqualificazione del tessuto urbano, attraverso la formazione di un insediamento di attività per la produzione di beni e di servizi nell’area in corrispondenza dell’immobile dimesso originariamente adibito a centrale del latte, al fine di contribuire al processo di rivitalizzazione socio – economica dell’intera periferia e degli insediamenti urbani dei comuni contermini».

La questione rom
Per quel che attiene in particolare la questione rom occorre evidenziare alcuni aspetti rilevanti:

1) le linee di indirizzo indicate in ambito europeo delineano come obiettivo prevalente, in relazione alle politiche di integrazione e miglioramento delle condizioni di vita delle popolazioni rom, l’eliminazione dei campi nomadi e delle baraccopoli, così come di ogni progetto segregante e ghettizzante;

2) in tal senso si menzionano in particolare le politiche sociali ed abitative adottate dal governo spagnolo e dalla Fundación Europea Secretariado Gitano, così come della maggior parte dei governi europei (Germania, Francia ecc);

3) la mancanza di interventi efficaci e tempestivi, nonché le politiche poste in essere fino ad oggi in Italia, ispirate alla logica assistenziale e discriminante con il confinamento dei rom in aree predisposte esclusivamente alla loro allocazione (campi autorizzati, villaggi attrezzati, campi abusivi, aree attrezzate, centri di accoglienza e di permanenza temporanea,ecc.), hanno prodotto gravi danni in termini di aumento di xenofobia, razzismo, degrado e marginalità sociale, abbandono scolastico, disoccupazione, insicurezza diffusa ecc;

4) a dimostrazione del fallimento prodotto dalle politiche inefficaci e/o assenti, vi è l’introduzione, nelle tre maggiori città italiane (Milano, Roma, Napoli), di una legislazione emergenziale e derogatoria assimilabile a quella atta ad affrontare catastrofi naturali e simili (art. 5 L.225/92.), che sancisce ufficialmente lo stato di eccezione delle politiche che riguardano i rom;

5) diversamente esiste da lungo tempo un consolidato orientamento teorico e pratico – sperimentato e sostenuto da professionisti, cittadini, associazioni, gruppi, enti, istituzioni pubbliche e private, laiche e religiose – che, mettendo in pratica metodologie ispirate al modello di intervento della ricerca-azione partecipata, ha prodotto efficaci risultati in termini di ricaduta sociale: integrazione, razionalizzazione della spesa pubblica, diminuzione della criminalità, sicurezza pubblica, inserimento lavorativo di giovani, crescita culturale, partecipazione attiva, cura degli spazi e degli interessi collettivi;

6) tale modello ha visto e vede tuttora nel territorio di Scampia un luogo privilegiato di intervento, in relazione alle sue caratteristiche: allocazione periferica, altissima percentuale di giovani, presenza di area non utilizzate ecc.

La messa in evidenza di tali aspetti è finalizzata a rendere chiaro che le indicazioni progettuali riportate nel seguente documento sono conformi e attuano le prescrizioni di legge riguardanti le materie in oggetto, si fondano su un’ analisi locale, nazionale ed internazionale di esperienze pregresse e attuali, e vantano risultati positivi conseguiti in applicazione della metodologica teorico-pratica di intervento indicata.

Le abitazioni
Per quel che riguarda, in particolare, la questione abitativa dei rom è necessario chiarire che non esiste un unico modello abitativo ma occorre mettere in campo soluzioni differenti per garantire il diritto alla casa, in linea con le potenzialità e i bisogni delle persone, evitando di operare scelte basate su un’ipotetica cultura rom/nomade.

Pertanto si indicano diversi strumenti per sostenere l’abitare autonomo: inserimento nelle liste dell’edilizia economica e popolare, assegnazione di alloggio sociale ai sensi della legge 9/07, garanzia e/o integrazione all’affitto di appartamenti e/o fabbricati da reperire sul libero mercato, intermediazioni, agevolazioni e predisposizione di sistemi di garanzia per l’acquisto di beni immobili (terreni edificabili e fabbricati), sostegno alla ristrutturazione di edifici dismessi e/o abbandonati, ecc.

La proposta
Proposta progettuale di intervento nell’area nord occidentale di Napoli - zone BB, EB, EA, ED e DB - ambito 7 art. 132 variante PRG. In ossequio a quanto esposto sin’ora, si propone un intervento multi ambito (giuridico, culturale/pedagogico, lavorativo e abitativo) nelle aree in cui insistono i campi rom spontanei e zone limitrofi in particolare come da tavole di zonizzazione : BB, EB, EA, ED e DB - ambito 7 art. 132 variante PRG, ovvero le aree collocate al confine nord-occidentale del Comune di Napoli all’altezza dell’Asse mediano - (futuro svincolo Scampia) - area ex centrale del latte (v. all. 1).

Il progetto prevede l’utilizzo di strumenti urbanistici attuativi, per risolvere l’attuale condizione abitativa dei rom presenti sul territorio di Scampia e rispondere in parte alla necessità abitativa in cui si trovano i cittadini italiani del luogo. In considerazione, infatti, della pressante domanda di alloggi nel quartiere, nonché della contestuale necessità di individuare soluzioni integrate che possano rispondere alle esigenze della collettività, la soluzione proposta è potenzialmente in grado di rispondere alla necessità abitativa di entrambe le comunità presenti nel quartiere, in modi tempi e percentuali diverse, e scongiurare il verificarsi di opposizioni violente e rivendicazioni collettive da parte di chi vive un eguale disagio.

Le soluzioni abitative dovranno rispettare inderogabilmente gli standard abitativi previsti dalla normativa vigente per l’edilizia economica e popolare anche in termini di diritto e doveri nell’uso dell’alloggio, con pagamento di affitto e possibilità di riscatto,il pagamento delle utenze domestiche, ecc.

I siti dovranno essere dotati di opere di urbanizzazione primaria e secondaria per un’utenza di tutto il quartiere, (scuole, centri culturali, centri sportivi, aree destinate alla produzione e alla vendita, ecc.).
Il progetto deve preservare le aree agricole esistenti, in cooperazione con i contadini della zona interpreti della memoria del luogo, nonché tutelare e valorizzare il principale patrimonio verde dell’area nord di Napoli, di cui l’area interessata è parte.

La destinazione agricola di questa parte di territorio potrebbe adempiere a diverse funzioni: lavorativa con la formazione di cooperative agricole di produzione e vendita, la costruzione di serre per la coltivazione di piante e fiori e didattica con la creazione di orti didattici.

L’eventuale espansione residenziale sarà preferibilmente ubicata in stretta relazione con quelle esistenti, in tal modo, con la fascia di rispetto dell’Asse Mediano potenziata a verde pubblico Parco integrato con la Centrale del Latte, il valore della restante area si trasformerebbe positivamente. La promozione di progetti che coinvolgano le maestranze locali (rom e non rom) nella costruzione degli alloggi e delle relative pertinenze.
Gli obiettivi che il progetto intende perseguire sono: il miglioramento della qualità di vita dei cittadini; la promozione e il rafforzamento della coesione sociale, in termini relazioni umane, mutuo aiuto, interessi collettivi ecc; l’aumento del livello di sicurezza del quartiere e della città, in termini migliore fruibilità degli spazi e dei servizi, nonché diminuzione dei reati che generano allarme sociale; la crescita e il miglioramento del livello culturale delle persone; la creazione di servizi per il quartiere (sportelli legali, asili nido, foresteria/ostello e residenza universitaria, negozi ecc); il miglioramento della capacità lavorativa del quartiere; l’individuazione di aree adibite verde pubblico; la creazione di spazi artigianali e poli produttivi con possibilità di vendita; la tutela e miglioramento dell’area agricola esistente anche al fine di preservare e valorizzare il principale polmone verde della città di Napoli, situato nell’area interessata dalla selva di Chiaiano; il superamento delle soluzioni abitative e sociali temporanee e ghettizzanti; l’aumento della capacità alloggiativa nel rispetto della normativa vigente in particolare in tema di edilizia economica e popolare; miglioramento delle competenze professionali attraverso percorsi di formazione e avviamento al lavoro; miglioramento delle condizioni di base per la progettazione di un P.u.a. e/o di ogni altro strumento urbanistico attuativo avente ad oggetto l’ambito 7, ai sensi dell’art 132, norme di attuazione della variante al P.R.G. area ex-centrale del latte Scampia.

Metodologia e ambiti di intervento
Tale progettualità deve attuarsi ispirandosi alla metodologia della ricerca – azione partecipata e deve contemperare i seguenti aspetti:

A - Ambito giuridico. La presenza regolare sul territorio italiano dei cittadini rom è un aspetto fondamentale e propedeutico al conseguimento degli obiettivi che il progetto intende perseguire, in assenza della quale qualsiasi intervento sarebbe un’inutile dispiego di mezzi e risorse. Pertanto, al fine di regolarizzare la posizione giuridica dei rom è necessario analizzare diversi aspetti giuridici e trovare gli strumenti idonei per superare gli ostacoli che frequentemente impediscono l’effettivo esercizio dei diritti. A mero titolo esemplificativo si indicano le problematiche più frequenti: il mancato riconoscimento della cittadinanza italiana per l’impossibilità di dimostrare la residenza legale ininterrottamente dalla nascita sino al compimento dei 18 anni, le difficoltà di accertamento dello status di apolide, in considerazione della situazione geo-politica dei territori della ex Jugoslavia a causa di guerre e ridefinizione dei confini territoriali; le difficoltà di ottenere il rilascio del permesso di soggiorno per coesione al coniuge, per ricongiungimento familiare, nonché il rilascio della carta di soggiorno ecc per l’impossibilità di ottenere dagli organi preposti la certificazione attestante l’idoneità alloggiativa per chi vive in abitazioni che non rispondono ai requisiti di legge (es. campi rom).

B - Ambito lavorativo e di sviluppo economico. L’attuazione delle politiche del lavoro e l’aumento delle possibilità occupazionali rappresentano un obiettivo prioritario del progetto, in quanto il raggiungimento della autonomia economica delle persone è elemento essenziale in ogni processo di autodeterminazione.

Favorendo l’indipendenza economica e lavorativa, inoltre, l’amministrazione assolverà il proprio ruolo propositivo e incentivatore di risorse, evitando di cadere nel circolo vizioso dell’assistenza e della dipendenza. Ciò può avvenire attraverso la messa in atto di una serie di azioni, anche avvalendosi degli strumenti e dei servizi già attivi, quali ad esempio: il microcredito, la concessione di licenze per il commercio, l’avviamento a percorsi formativi e professionalizzanti, il sostegno alla creazione di cooperative. Un’idea molto interessante riguarda la possibilità di concretizzare degli accordi con imprenditori locali e finanziatori internazionali disponibili a sostenere progetti imprenditoriali riguardanti la zona agricola esistente, su cui da diverso tempo, sulla base delle competenze esistenti e in accordo con i contadini locali si sta riflettendo.

C - Ambito sociale, culturale e pedagogico. L’area pedagogico culturale del progetto considera la cultura sia come fattore fondamentale di coesione e d’integrazione sociale, da cui deriva la valorizzazione delle identità e delle attitudini territoriali sia come forma di espressione plurale, partecipata e libera.

In quest’ottica è necessario attivare processi culturali che potenzino e favoriscano la crescita, la conoscenza e le relazioni tra gli individui e valorizzino lo scambio tra culture. La musica, il teatro, il gioco, il cinema, le feste, gli eventi culturali sono strumenti privilegiati e sperimentati per garantire la convivenza pacifica e armonica tra le persone.

In particolare il progetto ritiene fondamentale la creazione di un centro culturale-pedagogico per bambini, giovani e adulti inteso quale luogo aperto, pubblico e fruibile, catalizzatore di iniziative e esperienze innovative nell’ambito delle arti, della musica, della danza e della cultura considerata nei suoi molteplici aspetti.

La proposta progettuale in quanto tale, può essere migliorata e rivista sulla base delle indicazioni e delle riflessioni che vorranno essere proposte e che il gruppo di lavoro sarà ben felice di accogliere.

Per info e contatti ambito7@gmail.com
A cura di Associazione chi rom e… chi no, Associazione OsservAzione. In collaborazione con Associazione Asunen Romalen, Comitato Spazio Pubblico, Comitato con i Rom.

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