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Di Fabrizio (del 01/07/2008 @ 10:02:25, in blog, visitato 1694 volte)

Da Geiger Dysf

Sembra un periodo particolarmente favorevole ai romanzi e ai saggi che raccontano le vicende infinitamente crudeli degli stermini coloniali e delle assimilazioni forzate, dall’operazione elvetica "Enfants de la Grand-Route" già ricordata agli stermini eugenetici nazisti, dal Canada alla Svezia, dagli USA all’Australia: non vi è continente o nazione immune dalla barbarie coloniale, e che ora non si faccia carico di una sorta di "pentitismo storico" e di rivendicazione delle differenti identità etniche e culturali, cancellate a suon di decine di milioni di morti, schiavi, bambini rapiti.

Le politiche di assimilazione sono tecnicamente simili, nella Svizzera del dottor Alfred Siegfried come nel massacro degli aborigeni australiani, le comunità, le culture e gli stili di vita delle "razze inferiori" dovevano essere distrutte radicalmente. Ciò che ne restava doveva essere sottoposto alla sedentarizzazione forzata, col nome di "politica di assistenza sociale e di previdenza". La sottrazione dei bambini in Svizzera venne pianificata fino al 1967 dall'Opera di soccorso "Enfants de la grand-route" (creata nel 1926 dalla federazione svizzera di beneficenza Pro-Juventute) con la collaborazione della polizia, e finanziata da vari "benefattori" e associazioni, dalla vendita di gadget dell’associazione (francobolli, opuscoli) oltre che da sovvenzioni della Confederazione e del Dipartimento dell’Interno.  I bambini rubati ai genitori venivano "affidati" ad altre famiglie o rinchiusi negli orfanotrofi, incarcerati o internati in ospedali psichiatrici. E costretti a subire ogni sorta maltrattamenti, umiliazioni e vessazioni. Sembra un film già visto, con gli stessi dialoghi, la stessa disperazione, gli stessi sbirri, gli stessi orfanotrofi. E si sa quanto sta a cuore, alla Moratti o alla Chiesa, la beneficenza.

Sta di fatto che una delle prime azioni fu …il censimento della popolazione itinerante. I bambini vennero sottratti alla potestà dei genitori, e Siegfried stesso divenne il "tutore" di oltre 300 bambini. Per lui, per il successo della "rieducazione" era assolutamente necessaria "la rottura totale tra il bambino e il suo universo familiare".

Complici di quest’operazione furono, verrebbe da dire ovviamente, il clero, gli scienziati, i medici, gli psichiatri. Negli istituti religiosi, nelle aziende agricole o nei penitenziari i bambini potevano "assimilare i valori dell'ordine e del lavoro" e venire "socializzati" lavorando come servi e schiavi a zero o basso costo. Fra un maltrattamento e un abuso sessuale, potevano perfino ricevere un’"istruzione" ridotta al minimo, quel tanto che bastava alla loro condizione di "esseri inferiori".

Gli scienziati appurarono l'"inferiorità ereditaria" dei nomadi, e i medici praticarono le sterilizzazioni forzate. Ancora nel 1964, il dottor Siegfried scriveva: "Il nomadismo, come alcune malattie pericolose, è trasmesso soprattutto dalle donne".  Lo psichiatra Joseph JÜrger fu uno dei primi ideologi svizzeri dell'igiene razziale. Nel 1988 un centinaia di vittime della "scienza razziale" erano ancora internate in cliniche e istituti. Se si considerano tutte queste date, si può osservare una grande continuità, fino ai nostri giorni, in tutta Europa (e negli Stati Uniti) delle operazioni di eugenetica, che non riguardarono perciò esclusivamente i nazisti, anche se certo il nazismo ne fu l’interprete più entusiasta e fanatico.

Il romanzo Home di Larissa Behrendt, pronipote di una bambina aborigena rapita nel 1918  per essere educata e cresciuta dai bianchi, si inserisce in questa corrente di testimonianze sui bambini rubati e sulle politiche di assimilazione e/o sterminio.

Con Home, Larissa Behrendt, docente di legge e studi aborigeni e avvocato votato alla causa dei diritti del suo popolo, racconta, tra realtà e fiction, un lungo viaggio alla ricerca delle radici perdute e fa riemergere una pagina di storia che il suo paese ha creduto di poter archiviare troppo in fretta: la tragedia degli aborigeni, "colpevoli" soltanto di avere una pelle diversa dai bianchi.

Protagonista del romanzo è Candice, una ragazza dai capelli chiari, pronipote di Garibooli, la bimba portata via con la forza dal campo di eualayai, che, a distanza di settant'anni, ritorna con il padre Bob nei luoghi dove venne rapita la nonna. Insieme ai ricordi che affiorano e attraverso i luoghi e i volti, si ricompone la vita di Garibooli, ribattezzata Elisabeth. Violenze, diritti violati, ferite non rimarginabili.

La tragedia degli aborigeni è stata una pagina della storia Australiana chiusa tanto tempo fa. Lei ora la riapre
Anche se il rapimento di massa dei bambini aborigeni è finito con gli anni Sessanta, ancora oggi quanto è successo pesa sul mio popolo. Tutti quelli che furono strappati ai loro cari per essere "assimilati" dai bianchi, hanno subito abusi: fisici, mentali, sessuali. E ce ne sono ancora molti che non sanno neanche da dove provengono e che non sono riusciti a ritrovare la loro identità. Da avvocato mi sono occupata di donne, figlie e nipoti di bambini o bambine rapiti, che non avevano neanche il più pallido ricordo della loro famiglia. Un'eredità pesante da portare.

Home è un romanzo autobiografico?
Sì, il libro si basa sulla storia della mia famiglia, ma anche sulla mia esperienza di avvocato. Candice sono io, e Garibooli è mia nonna. Della mia famiglia io conoscevo qualche cosa, ma non molto. Mentre, nel romanzo, Candice immagina la storia di Gariboli nei dettagli: da quando venne strappata al suo campo in poi. Fino a quando le sarà possibile tornare a casa, tanto tempo dopo. Visitare i luoghi da dove mia nonna venne portata via, mi ha dato la forza e l'emozione per poter scrivere Home.

Quanti sono stati, in cinquant'anni, i bambini aborigeni rapiti?
Ipotizzare un numero preciso è difficile. Le fonti ufficiali dicono che quella sorte capitò a un bambino su dieci. Ma io non ho mai conosciuto una sola famiglia aborigena che non contasse un "bambino rubato".

Quello che è accaduto agli aborigeni nel suo paese è stato il tentativo di togliere l'identità a un popolo. L'Australia ha riconosciuto le sue responsabilità, o la questione è ancora aperta?
Il nostro ex primo ministro, John Howard, non pensava che l'Australia si dovesse vergognare di questo suo passato, né riteneva che la questione degli aborigeni fosse stata sottovalutata. E, in quel periodo, tutto sommato, la logica dell'assimilazione è continuata, la cultura aborigena non era in alcun modo né protetta né fatta rivivere, né tanto meno venivano stanziati fondi e risorse per salvaguardare il popolo aborigeno.
Le cose sono cambiate quando è andato al potere Kevin Rudd. Lui ha chiesto scusa agli aborigeni e il governo si è fatto carico dei danni morali e fisici causati dalla politica dei rapimenti. Oggi in Australia va senz'altro meglio, ma solo dal punto di vista teorico. Quando si scende sul piano pratico ci sono ancora molti problemi.

Larissa Behrendt, Home
Baldini Castoldi Dalai editore
Pagine 429 - euro 19,00
.

(intervista tratta da la Repubblica 29 giugno 2008)

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Di Fabrizio (del 01/07/2008 @ 09:27:06, in Regole, visitato 1561 volte)

Ricevo da Marco Brazzoduro

PER LA CASSAZIONE TUTTI I NOMADI SONO LADRI

La clamorosa assoluzione del sindaco leghista di Verona Fabio Tosi ha dato occasione alla Corte di Cassazione di ridurre ulteriormente l’ambito di applicabilità della legge Mancino contro la discriminazione razziale, ed ha sostanzialmente strappato importanti principi costituzionali che non possono essere trascurati neppure dalla Cassazione. Nel 2001 Tosi era capogruppo della Lega Nord nel consiglio regionale veneto e durante una riunione aveva detto tra l'altro che "gli zingari dovevano essere mandati via perché dove arrivavano c'erano furti". Dopo una condanna in corte di Appello, il verdetto della Corte definisce come lecito il comportamento di Tosi, annullando la precedente sentenza e rinviando ad altro giudice per la decisione definitiva.

Nella nostra legge fondamentale esistono principi immediatamente precettivi che non possono essere violati neppure quando le persone che commettono reati o sono denunciati per avere commesso reati sono appartenenti ad una categoria o ad un gruppo etnico particolare . La presunzione di innocenza, affermata dall’art.27 per tutti, cittadini e non cittadini, stabilisce che " l’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva". Non si può quindi definire come ladro una persona che non sia stata condannata con sentenza passata in giudicato. Sembra ovvio, ma per il sindaco leghista di Verona ed adesso per la Corte di Cassazione, tutti i nomadi, anche sinti, quindi cittadini italiani, sono ladri, anche prima di una condanna definitiva, addirittura anche prima di una denuncia, o di un qualsiasi accertamento dei fatti.

E ancora l’art. 27 della Costituzione afferma che "la responsabilità penale è personale", ribadendo poi la funzione rieducativa della pena. Anche questa norma vale per tutti, quale che siano lo stato di soggiorno ed i precedenti penali. Anche i ladri, dopo avere scontato una pena possono inserirsi nella società ed hanno diritto a non essere discriminati, ed anzi a livello locale, gli ex detenuti (italiani) godono di particolari aiuti per il loro reinserimento sociale. Ma sono numerosi anche i casi di reinserimento sociale di rom e migranti che hanno commesso un reato e poi, dopo avere scontato la pena, sono riusciti a trovare una loro strada nella legalità. Ma questa possibilità di reinserimento, evidentemente, per la Corte di Cassazione vale per gli italiani, ma non per i sinti, che sono pure cittadini italiani, ed è del tutto da escludere per tutti coloro che vengono definiti zingari senza avere neppure la cittadinanza italiana, come appunto i rom.

In pratica la Corte di Cassazione ritiene, come il sindaco leghista Tosi, che gli zingari, tutti gli zingari, in quanto tali sono ladri, affermando una sorta di responsabilità collettiva, ed è quindi legittima la discriminazione ai loro danni. Poco importa che, dopo avere scontato una pena, chiunque, soprattutto se cittadino italiano come i sinti, ha diritto alla tutela del suo onore, della sua privacy ed agli altri diritti fondamentali, comunque affermati dall’art. 2 del Testo Unico sull’immigrazione anche per gli stranieri privi di permesso di soggiorno, sulla base del principio di parità con i cittadini italiani.

Secondo la Cassazione "la discriminazione per l'altrui diversità è cosa diversa dalla discriminazione per l'altrui criminosità. In definitiva un soggetto può anche essere legittimamente discriminato per il suo comportamento ma non per la sua qualità di essere diverso". La corte suggerisce quindi ai giudici di merito della corte d'Appello di Verona che esaminerà di nuovo il caso, in sede di rinvio, di non considerare reato le iniziative politiche che hanno come obiettivo i comportamenti illegali di appartenenti alle minoranze etniche e non le etnie in sé. Non sembra più rilevare per i giudici della Cassazione che queste "iniziative politiche" hanno attribuito a tutti i rom la definizione di ladro, una colpa collettiva che ripugna alla tradizione democratica del nostro paese e ci riporta indietro nel tempo allo sterminio delle minoranze ( ebrei, rom, oppositori politici) praticato dal nazismo e dal fascismo.

La Suprema Corte aggiunge che "la frase pronunciata da Tosi non esprimeva alcuna idea di superiorità o almeno non superiorità fondata sulla semplice diversità etnica, ma manifestava solo un'idea di avversione non determinata dalla qualità di zingari delle persone discriminate ma dal fatto che tutti gli zingari erano ladri". E questo, per i supremi giudici, "non è un concetto di superiorità o odio razziale, ma un pregiudizio razziale". Punibile se "contiene affermazioni categoriche non corrispondenti al vero".
E dunque per la suprema Corte, che afferma la non punibilità di Tosi, è "corrispondente al vero" che "tutti gli zingari sono ladri".

I giudici della Cassazione sono particolarmente "premurosi" nei confronti dei politici leghisti che, dopo avere incassato il successo elettorale conquistato alimentando per anni la paura e la xenofobia, stanno attuando una vera e propria pulizia etnica ai danni dei rom e dei sinti con ordinanze contingenti da stato di emergenza, di dubbia legittimità costituzionale.

Per la Corte di Cassazione, "la discriminazione si deve fondare sulla qualità del soggetto (nero, zingaro, ebreo ecc) e non sui comportamenti. La discriminazione per l'altrui diversità è cosa diversa dalla discriminazione per l'altrui criminosità". "In definitiva - conclude la Corte, condividendo la linea difensiva del sindaco leghista - un soggetto può anche essere legittimamente discriminato per il suo comportamento ma non per la sua qualità di essere diverso". "Tuttavia su un tema acceso come quello della sicurezza che crea forti tensioni emotive - argomenta la Cassazione - non si può estrapolare una frase poco opportuna per attribuire all'autore idee razziste senza esaminare il contesto e valutare gli elementi a discolpa".

Tra questi elementi "a discolpa" evidentemente, il giudizio sommario condiviso dalla stessa Corte che tutti gli zingari sono ladri.

Ma noi vogliamo proprio richiamare il "contesto" che i giudici della corte sembrano ignorare.

La Corte dimentica che i leghisti, proprio a partire da questa "legittima discriminazione",perpetrata nel 2001, con centinaia di successive iniziative, che sono giunte fino ad appiccare il fuoco a campi abitati da donne e bambini indifesi, come nel caso del rogo di Opera vicino Milano, hanno sempre confuso i comportamenti devianti di una parte dei rom con la qualità di diversi che si riassume nel linguaggio corrente con l’attribuzione dei termini "nomadi" o "zingari". Anche quando si tratta di colpire persone incensurate, nate e cresciute in Italia, addirittura cittadini italiani, come nel caso dei Sinti, o che in condizioni di irregolarità lottano giorno per giorno per garantire ai loro figli un futuro diverso da quello che tocca a loro.

A fronte della espansione delle sanzioni penali verso tutti quei comportamenti che esprimono opposizione sociale, fulcro del pacchetto sicurezza e dei provvedimenti emergenziali che il governo sta frettolosamente facendo approvare dalle Camere, contro rom e migranti, ma anche contro quei cittadini italiani che praticheranno forme di protesta e di resistenza civile non violente come occupazioni e blocchi stradali, quali saranno le conseguenze del ragionamento della Corte di Cassazione?

Quali altre categorie di imputati per diversi reati, italiani o stranieri, magari per resistenza a pubblico ufficiale o per una occupazione, oppure per violazioni delle norme contenute nel nuovo pacchetto sicurezza, potranno essere oggetto di "legittime discriminazioni" in nome della sicurezza ?

Ringraziamo la Corte di Cassazione per avere precisato "quando la discriminazione è lecita". Purtroppo la sentenza della Corte si potrebbe definire una decisione di regime, anche se è stata adottata alla fine dello scorso anno ed oggi se ne conoscono le motivazioni. Ma le prove tecniche di discriminazione erano in corso da tempo, con i patti per la sicurezza concordati da Amato con i sindaci. Una sentenza, questa della Corte, che rischia oggi di sprofondare ulteriormente il nostro paese in una situazione di discriminazione generalizzata ai danni delle minoranze. Tra breve sarà attaccato il diritto di difesa con patrocinio gratuito, e poi il diritto alla salute, e poi si profila già la messa in discussione del diritto alla famiglia. Anche per i sinti cittadini italiani viene negato il diritto all’abitazione e vengono tagliati tutti i finanziamenti a favore delle comunità rom ed immigrate, come il fondo di solidarietà nazionale.

Il diritto alla libertà personale, già affermato dall’art. 13 della Costituzione italiana è tradito ogni giorno, in ogni occasione in cui un agente di polizia arresta e trattiene una persona priva di un permesso di soggiorno, e se comunitaria, priva di residenza e di mezzi di sostentamento, in base ai cd. "motivi imperativi di pubblica sicurezza". Ma se si possono discriminare gli zingari perché sono ladri, perché non si potrebbero discriminare i migranti irregolari perché sono pericolosi delinquenti? Ed infatti, ecco pronto il reato di immigrazione clandestina e la detenzione amministrativa persino per i minori, lo vuole l’Europa, fino a diciotto mesi..

La decisione della Corte, anche per il clamore mediatico con il quale è stata resa pubblica, produrrà effetti devastanti, e contribuirà ad accrescere il dilagare di atti discriminatori posti in essere da privati e da rappresentanti istituzionali ai danni delle popolazioni rom e sinte, se non ci sarà un tempestivo intervento sulle nuove norme da stato di emergenza da parte della Corte costituzionale o delle autorità internazionali, a partire dalla Corte Europea dei diritti dell’Uomo e dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani. Le associazioni dovranno moltiplicare le loro denunce per atti di discriminazione, diretta ed indiretta, anche se posta in essere da agenti istituzionali, agendo in sede civile e penale, se necessario al posto delle vittime che sono spesso minacciate da vere e proprie ritorsioni, anche da parte di agenti di polizia, come si è verificato ancora di recente a Milano.

La posizione assunta dalla Corte darà copertura ad i peggiori interventi discriminatori che i sindaci "sceriffi", che si potranno avvalere anche della polizia municipale in armi. I commissari straordinari nominati da Maroni con le ordinanze sull’emergenza "nomadi "potranno perpetrare andando all’assalto dei campi rom con i blindati dell’esercito e le ruspe scortate dalla polizia. Magari con la copertura "caritatevole" della Croce Rossa militare. E con la benedizione della Corte di Cassazione. Tanto, si tratta soltanto di ladri da allontanare dalle nostre "tranquille" città. I cittadini italiani scopriranno presto, sulla loro pelle, quanto questa deriva securitaria riprodurrà insicurezza e devianza, alimentando la clandestinità che a parole tutti proclamano di volere combattere.

Fulvio Vassallo Paleologo
Università di Palermo

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Di Fabrizio (del 01/07/2008 @ 09:08:17, in Europa, visitato 1192 volte)

Da Roma_Francais

A partire dal 1 luglio 2008, la Francia assumerà la presidenza dell'Unione europea.

Il Consiglio dei Capi di Stato e dei Governi del dicembre 2007 ha incaricato la commissione di stabilire per giugno 2008 un rapporto sulla situazione dei Rom e della Gens du voyage in ciascuno dei 27 paesi europei.

Il Parlamento europeo, nella continuità della sua risoluzione del 28 aprile 2005, ne ha adottata una nuova il 31 gennaio. Domanda con insistenza la messa in opera di una strategia globale d'inserimento di queste popolazioni e la loro protezione contro le persecuzioni di cui sono vittime dappertutto.

In Francia a gennaio, l'Alta autorità di lotta contro le discriminazioni e per la legalità e la Commissione nazionale consultiva dei diritti dell'Uomo hanno attirato l'attenzione dei poteri pubblici sulla situazione preoccupante della Gens du voyage e dei Rom migranti nel nostro paese ed hanno indirizzato al Governo francese diverse raccomandazioni concrete per rispondervi.

Le nostre associazioni hanno ugualmente interpellato il Governo francese e chiedono che questa congiuntura convergente offra l'opportunità alla Francia di prendere iniziative forti su questo argomento, da una parte che il Presidente dell'Unione operi in favore di una direttiva quadro europea d'inclusione dei Rom e della Gens du voyage e ricordi agli Stati membri il loro impegno in materia d'uguaglianza dei diritti, d'altra parte, di impegnare la Francia ad una condotta esemplare nel prendere rapidamente misure positive riguardo la Gens du voyage.

[...] Vi proponiamo di sostenere questo passo e, se necessario, esprimerci il vostro parere.

Michel Mombrun - Président
Fnasat - Gens du Voyage
59 rue de l'Ourcq
75 019 PARIS
Tel :+33 1 40 35 00 04
Fax : +33 1 40 35 12 40
info@fnasat.asso.fr
www.fnasat.asso.fr

Associazioni firmatarie:
ANGVC
ASAV
CCFD
Fondation Abbé Pierre
Ligue des droits de l’Homme
Médecins du Monde
Romeurope
Secours catholique

Col sostegno di:
ATD Quart Monde
Regards
La Vie du voyage
France Liberté Voyage

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