Rom e Sinti da tutto il mondo

Ma che ci fa quell'orologio?
L'ora si puo' vedere dovunque, persino sul desktop.
Semplice: non lo faccio per essere alla moda!

L'OROLOGERIA DI MILANO srl viale Monza 6 MILANO

siamo amici da quasi 50 anni, una vita! Per gli amici, questo e altro! Se passate di li', fategli un saluto da parte mia...

ASSETTO VARIABILE

E' sospeso sino a data da destinarsi.

Le puntate precedenti sono disponibili QUI


Volete collaborare ad ASSETTO VARIABILE?
Inviate una
mail
Sostieni il progetto MAHALLA
 
  
L'associazione
Home WikiMAHALLA Gli autori Il network Gli inizi Pirori La newsletter Calendario
La Tienda Il gruppo di discussione Rassegna internazionale La libreria Mediateca Documenti Mahalla EU Assetto Variabile
Inoltre: Scuola Fumetti Racconti Ristorante Ricette   Cont@tti
Siamo su:  
Non voglio dimostrare niente, voglio mostrare

Federico Fellini
-

Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Fabrizio (del 05/04/2012 @ 09:50:09, in media, visitato 1078 volte)

Sempre di (piccola) cronaca nera si parla, su "L'esame di guida? Tu paghi e noi lo facciamo al posto tuo", ma per una volta tanto il giornalista mette la provenienza di tutti gli arrestati, in un bel quadretto etnico: un tecnico di Foggia già pregiudicato, un fattorino torinese e due giovani sinti.

Mi resta un dubbio: senza gli ultimi due, sarebbe stata lo stesso una notizia di cronaca? Ma visto che non so rispondere, mi limito a registrare la cosa.

Articolo Permalink Commenti Oppure (0)  Storico >>  Stampa Stampa
 
Di Fabrizio (del 05/04/2012 @ 09:31:22, in Italia, visitato 1509 volte)

Milanoinmovimento

Questa [ieri ndr] mattina alle 6.30 un vasto incendio ha distrutto metà campo Rom tra via Bonfadini e via Sacile a Milano. Al momento pare non ci siano né feriti, né dispersi, ma l'intera area di circa mille metri quadri è stata invasa dalle fiamme. I vigili del fuoco sono ancora sul posto per domare definitivamente l'incendio.
Il campo, abitato da centinaia di persone, di cui almeno una settantina sono minori che frequentano le scuole della zona, era già stato minacciato da una serie di tentati sgomberi negli scorsi mesi.
Nel primo pomeriggio gli assessori Majorino e Granelli si sono recati in visita al campo per verificare la situazione.

Foto: Agenzia Fotogramma
Video dal campo di Pellizzone, Karma Mara, Monopoli


Altre foto e notizie raccolte sul posto (le foto verranno caricate in seguito)

[mercole 001.jpg]

Sentite diverse testimonianze, sembra si possa escludere la causa dolosa. L'incendio è scoppiato probabilmente per una candela lasciata accesa.

I vigili hanno operato tutta la mattina, inizialmente con una sola autopompa, poi diventate due ed infine sette quando l'incendio ha minacciato di raggiungere la sede ferroviaria. Il fuoco ha distrutto circa metà del campo, ma buona parte delle baracche superstiti sono inagibili perché inondate dal getto degli idranti, affinché il fuoco non si propagasse. L'area bruciata è stata messa in sicurezza, perché al suolo ci sono diverse sostanze tossiche. Anche a sera l'aria era pesante dei fumi tossici.

[mercole 002.jpg]

Qualche ferito, in particolare una madre rimasta ustionata alle braccia nel tentativo di salvare figli e nipoti dal fuoco. Si è rifiutata di andare al pronto soccorso ed è stata medicata sul posto in un'ambulanza.

Molti degli abitanti del campo erano già tornati in Romania per le feste pasquali, sul posto ne rimangono un centinaio circa, che per stanotte si ammasseranno nella parte superstite del campo. Diversi di loro hanno perso anche i documenti personali. Oggi in giornata dovrebbe esserci un nuovo incontro tra gli abitanti e gli assessori per valutare il destino di chi è rimasto e dei bambini che nel frattempo avevano iniziato a frequentare le scuole.

[mercole 003.jpg]

Dato che il comune non ha fornito alcun tipo di aiuto materiale, durante tutto il pomeriggio e la sera sono arrivati materassi, coperte, indumenti raccolti dai volontari del Gruppo sostegno Forlanini ed altri, almeno per provvedere all'emergenza immediata.

Data la persistente situazione di urgenza (ed anche di tensione) si chiede a chi voglia contribuire di farlo in modo coordinato con chi sta già provvedendo, e quindi di mettersi d'accordo con STEFANO NUTINI (333-44.51.206) prima di portare materiale o generi di conforto.

Articolo Permalink Commenti Oppure (0)  Storico >>  Stampa Stampa
 
Di Fabrizio (del 04/04/2012 @ 09:19:37, in Regole, visitato 1390 volte)

Da Roma_ex_Yugoslavia

Muscatine Journal

31/03/2012 - Mercoledì 7 marzo, l'attivista rom bosniaco e fotografo Dervo Sejdic ha posato per una foto durante l'intervista con l'Associated Press di Sarajevo. Dervo Sejdic non ha mai voluto essere presidente. Ma irritato perché gli era impedito di concorrervi in quanto zingaro, ha deciso di battersi per i propri diritti "per una questione di principio". Sejdic ha chiesto di correre per la presidenza durante le elezioni del 2005, ma è stato seccamente respinto dalla commissione elettorale, in quanto non è "Bosniaco, Croato o Serbo". Appellatosi alla corte costituzionale, ricevette un rifiuto simile. (AP Photo/Amel Emric)

[...] Jakob Finci è ambasciatore bosniaco in Finlandia e ha detenuto diversi incarichi per il governo. Ma non può partecipare perché Ebreo.

Tutti e due hanno citato la Bosnia di fronte alla Corte Europea per i Diritti Umani, per obbligare la nazione a cambiare la sua costituzione, che permette solo ai Bosniaci musulmani, ai Serbi ortodossi ed ai Croati cattolici di correre per la presidenza o per la camera alta del Parlamento.

La Carta venne redatta a Dayton, Ohio, dai negoziatori di pace nella corsa per fermare la guerra di Bosnia 1992-95 che opponeva i tre principali gruppi etnici uno contro l'altro. Per cercare di fermare i combattimenti, i negoziatori dovettero elaborare un complicato accordo che escludeva le minoranze.

La costituzione cristallizzò la nazione in due ministati - uno per i Serbi e l'altro condiviso da Bosgnacchi e Croati - uniti da un governo centrale. Vennero stabiliti tre presidenti, uno per ognuno dei maggiori gruppi etnici.

Nessuno prestò molta attenzione quando nel 2009 Sejdic e Finci vinsero il processo. Ma quando l'anno scorso la UE ha dichiarato che applicare quella sentenza era "una delle precondizioni per richiedere l'adesione alla UE" i leader di Bosnia sono stati obbligati a tenerne conto e da allora la notizia è al centro del dibattito nazionale.

Nonostante gli sforzi frenetici per trovare una soluzione e salvare l'offerta di unire la nazione alla UE, è scaduto il mese scorso un altro termine fissato dalla corte per i diritti umani, senza che il verdetto fosse attuato. Le controparti, dice Sejdic, rimangono "a chilometri di distanza le une dalle altre."

I Serbi si oppongono con veemenza ad una significativa modifica della costituzione, perché temono che diluisca l'autonomia del loro ministato.

I Bosniaci intendono cambiare la costituzione per consentire alle minoranze di concorrere alle alte cariche, sperando che così si producano riforme che rimpiazzino il sistema condiviso con una democrazia unificata.

Anche i Croati chiedono cambiamenti, ma nella direzione opposta: un sistema condiviso più forte che dia loro più poteri, anche se tra i tre i Croati sono il gruppo più piccolo.

[... Ricorda Sejdic:] "Mi è stato letteralmente risposto che prima dovevo cambiare la costituzione e poi riprovare. Sino allora, i Rom non saranno una -categoria costituzionale-".

Questo è ciò che nel 2009 innestò la causa alla Corte Europea per i Diritti Umani. Ben presto venne informato che un altro bosniaco, Finci, aveva intentato una causa simile. Il tribunale di Strasburgo, in Francia, combinò le due cause passandolo in giudizio l'anno stesso.

Sejdic e Finci divennero eroi per i componenti delle 17 minoranze di Bosnia, come pure dei figli di matrimoni misti, che lamentavano di essere stati discriminati per due decenni, nel prendere parte all'elezione per la presidenza o la camera alta.

Per i politici, sono un mal di testa che non passa.

Non solo devono pensare agli interessi dei rispettivi gruppi etnici, ma anche alla complessa logica che sta dietro alla sentenza del tribunale di Strasburgo.

Si dovrebbe aggiungere un ulteriore presidente di minoranza ai tre inefficaci e costosi già esistenti? O dovrebbe esserci un solo presidente, eletto direttamente dai votanti di entrambe i ministati, un passo verso l'unificazione tanto temuta dai Serbi?

"Vedi, il diavolo è nei dettagli," dice Krstan Simic, il membro serbo della commissione parlamentare incaricata di trovare una soluzione.

Se la Bosnia non troverà il modo di risolvere il problema entro le prossime elezioni nel 2014, potrebbe essere espulsa da Consiglio d'Europa, un ulteriore battuta d'arresto delle sue prospettive UE.

Nel frattempo, Sejdic continua a spingere. "Amo la Bosnia," dice. "Per questo l'ho citata in giudizio."

 Nel 2010 ha fatto un'altra causa, perché la sentenza del 2009 non era stata raccolta. Ma questa volta ha chiesto un risarcimento: "Quattro anni di mancati introiti presidenziali", circa 125.000 euro (160.000 dinari).

Se non gli fosse permesso di concorrere alle elezioni del 2014, chiederà un ulteriore risarcimento pewr altri quattro anni di mandato presidenziale.

"Posso andare avanti per tutta la vita".

Articolo Permalink Commenti Oppure (0)  Storico >>  Stampa Stampa
 
Di Fabrizio (del 03/04/2012 @ 09:56:31, in sport, visitato 1249 volte)

Siamo una associazione sportiva di giovani rom nata sei mesi fa per riuscire a fare sport per i giovani rom che vivono all' interno del campo rom di Pontina. Nel più grande insediamento della capitale abitano tre comunità Rom, che ospitano più di 1.250 persone, tra cui molti adolescenti, ragazzi rom che vivono da anni nel campo di Pontina e non riescono ad uscire dalla emarginazione e dal degrado sociale. Nel 2005 furono sistemati "temporaneamente" nel parco di Decima-Malafede - Castel Romano - dall'amministrazione comunale dall'ex sindaco Walter Veltroni.

Ma da più di 7 anni i ragazzi non sono mai riusciti a fare sport per stare bene con altri ragazzi fuori dal campo. Il campo dove noi abitiamo è privo di mezzi pubblici e situato in una zona che non ha transito ai pedoni. Infatti, per prendere l'autobus bisogna andare 7 chilometri avanti, una fermata nei pressi del bar di Monte d'oro e una a Tor dè Cenci, a 17 chilometri da dove abitiamo.

I ragazzi qualche volta giocano a calcio nel campo e a volte può succedere che si facciano male. Questo perché non abbiamo un campo sportivo dove giocare nel nostro campo. Ci sono più di 600 ragazzi e ragazze che non fanno sport, ma più della metà vorrebbe farlo. Ma non riescono perché non hanno un mezzo per andare a praticare qualche attività sportiva. Ecco perche abbiamo costituito l'associazione Sporting Rom che vuole promuovere lo sport di base,la democrazia sportiva e la partecipazione dei giovani rom nello sport, così da riuscire ad integrasi con altri ragazzi nella società.

L'associazione Sporting Rom nella manifestazione podistica organizzata dall'UISP il 15 aprile, Vivicittà, parteciperà come organizzatrice della gara non competitiva di 4 chilometri. Parte del ricavato servirà per contribuire all'acquisto di un pulmino a 9 posti per accompagnare i ragazzi a fare attività sportive, visto che sono molti gli impianti sportivi comunali del XII municipio che vogliono ospitarci.

Per noi rom sarebbe fondamentale avere un pulmino perché siamo convinti che lo sport sia un importante forma di aggregazione e integrazione.

Mappa Campo Rom Castel Romano

Articolo Permalink Commenti Oppure (0)  Storico >>  Stampa Stampa
 
Di Fabrizio (del 03/04/2012 @ 09:42:33, in Kumpanija, visitato 3153 volte)

Desideriamo invitarvi a partecipare alla serata "LE COMUNITA' "ZINGARE" E I BEDUINI DELLA PALESTINA" con la proiezione dei documentari: UP FRONT, Media Sadaa - Alternative Information Center e JAHALIN - Co-diretto e prodotto da Talya Ezrahi, Lewie Kerr & Kamal Jafari - Alternative Information Center - organizzata dall'Associazione La Conta, che ci sarà, con ingresso libero e gratuito, giovedì 5 aprile 2012 alle 21,00, alla CGIL - Salone Di Vittorio in Piazza Segesta 4 con ingresso da Via Albertinelli 14 (discesa passo carraio) a Milano.
Parteciperà all'incontro Gabriella Grasso del Gruppo ISM Milano (International Solitarity Movement) che presenterà i documentari UP FRONT e JAHALIN e ci parlerà, tra l'altro, del rischio che corrono i beduini della Palestina di essere scacciati per sempre dalle valli del deserto tra Gerusalemme e Gerico ed ERICA RODARI, scrittrice e studiosa, che coordinerà la serata. Introduce Fabrizio Casavola.

UN FRONT Media Sadaa - Alternative Information Center
Tre donne, di diversa età, luoghi e ambiente, che sono comunque collegate dal loro potere, dalla loro indipendenza e soprattutto - dalla forte volontà di creare un cambiamento. Amoun Sleem, una delle tre donne, appartiene ai Domari, comunità degli zingari di Gerusalemme.

JAHALIN - Co-diretto e prodotto da Talya Ezrahi, Lewie Kerr & Kamal Jafari - Alternative Information Center
I beduini Jahalin vivono nelle valli del deserto tra Gerusalemme e Gerico, dediti all'allevamento di ovini e caprini, la loro principale risorsa economica. A metà degli anni 1990, una decisione del governo israeliano di espandere l'insediamento di Ma'ale Adumim, ha portato ad una serie di sgomberi che minacciavano di spostare 3000 persone, forti dalla loro casa nel deserto e distruggere il loro modo di vita tradizionale. Il film racconta la storia della loro lotta per rimanere sulla loro terra.

Articolo Permalink Commenti Oppure (1)  Storico >>  Stampa Stampa
 
Di Fabrizio (del 02/04/2012 @ 09:51:43, in Italia, visitato 5636 volte)

Quello che segue è un lungo documento, frutto di un'altrettanto lungo e complesso confronto tra la comunità rom di via Idro 62 (Milano) e le associazioni ed i volontari della zona, indirizzato al comune di Milano per affrontare e risolvere una lunga situazione di emergenza, prima di tutto sociale e personale, ma anche abitativa e lavorativa. Non vi sfuggirà il particolare di un grande impegno comune dei promotori, per superare oltre ai ghetti fisici anche quelli mentali, ed ipotizzare soluzioni a vantaggio di tutti gli abitanti, Rom e no, della zona.

Vi chiediamo di leggerlo con pazienza ed attenzione e, se lo condividete, comunicare la vostra adesione all'indirizzo mail info@sivola.net, comunicando anche se l'adesione è personale o a nome di un'organizzazione.

Il documento verrà presentato in conferenza stampa lunedì 16 aprile alle ore 11.30, c/o la sala consigliare 321 - via Marino 7 - 3° p. MILANO. ABBIAMO BISOGNO DI RACCOGLIERE PRIMA TUTTE LE VOSTRE ADESIONI. Inoltre, potete ripubblicare il link sui vostri blog, nelle bacheche di Facebook, su Twitter, ogni collaborazione è ben gradita.

Grazie e buona lettura.

 

 

IL VILLAGGIO SOCIALE E SOLIDALE DI VIA IDRO NEL PARCO DELLA MEDIA VALLE DEL LAMBRO

Premessa

La rete delle associazioni
Si è consolidata nei nostri quartieri di Crescenzago Gobba Adriano l'esperienza significativa di una rete di comitati ed associazioni, di scuole e di singoli cittadini che opera per la qualità della vita urbana, per il dialogo interculturale e l'integrazione - interazione civile e sociale tra etnie e culture diverse.

Via Padova, la via del mondo e la sua Festa "Via Padova è meglio di Milano" esprimono luoghi e manifestazioni esemplari di ricchezza culturale ed artistica, di ricerca e comprensione del mondo – a partire dai paesi di provenienza degli immigrati.

La cittadinanza attiva ha saputo, soprattutto negli ultimi anni, sviluppare un contrasto efficace alle politiche di emarginazione e colpevolizzazione degli stranieri e delle minoranze rom e sinti da parte delle amministrazioni della destra leghista e berlusconiana.

Un pool di associazioni, assieme a singoli cittadini, dette vita nel 2009 a un Osservatorio contro i razzismi, che promosse iniziative ed incontri per denunciare gli atti più discriminatori di vero e proprio "razzismo istituzionale". Soprattutto a partire dal pluriennale inserimento scolastico dei bambini, si sviluppò una specie di rete di protezione attorno alla comunità rom di Via Idro.

La politica degli sgomberi, il "Piano Nomadi" e il Campo di transito di via Idro
La politica degli sgomberi dei "campi nomadi" e le ossessive direttive dell'Amministrazione Moratti – De Corato contro i rom diventavano il corollario di una normativa nazionale, con la quale l'allora ministro degli interni Maroni mirava a realizzare un "piano nomadi" trasformando il problema di come migliorare le condizioni di vita e di convivenza dei "campi" in problema di emergenza dal punto di vista dell'ordine pubblico, e quindi isolandolo con interventi speciali chiaramente discriminatori e lesivi della dignità delle persone e del rispetto delle culture diverse. Gli sgomberi rientravano quindi nel novero delle misure repressive senza soluzioni alternative adeguate. A ben poca cosa si sono ridotti i pur previsti interventi di aiuto alle famiglie rom di sistemazione in alloggi popolari o cascine.

Il dato dominante sta nei caroselli di sgomberi a centinaia, nello sradicamento da luoghi che pur precari e/o degradati consentivano un minimo di vita identitaria e comunitaria, la frequenza scolastica dei bambini, una qualche assistenza sanitaria, ecc. Il cosiddetto patto di legalità e il suo regolamento di attuazione (Milano, febbraio 2009), con il Prefetto avente funzioni di Commissario straordinario all'emergenza rom, diventavano gli strumenti attuativi sul territorio del decreto Maroni (2008) – dichiarato finalmente illegittimo sul piano della tutela dei diritti costituzionali dalla sentenza del Consiglio di Stato n. 6050 del 16 novembre 2011.

La comunità di Rom Harvati di Via Idro è composta da circa 130 cittadini italiani - una trentina di famiglie, che vi risiedono dal 1989. E' storicamente parte integrante dei quartieri di Crescenzago Gobba Adriano.

Nel cosiddetto "Piano nomadi" si prevede che il campo di Via Idro venga trasformato in "campo di sosta temporanea" e quindi di "transito", "attraverso il rifacimento infrastrutturale, la messa in sicurezza e l'ottimizzazione degli spazi, previo allontanamento delle famiglie esistenti" (sottolineatura nostra).

Tale sciagurata politica peggiora la situazione. I diritti e le esigenze della comunità dei cittadini italiani rom sono scese all'ultimo posto. Gli abitanti dei quartieri interessati, molto allarmati per l'eventuale arrivo di centinaia di altri nomadi, esprimono inequivocabilmente la loro contrarietà a fare di Via Idro un campo di transito. E raccolgono 8.000 firme, che non si traducono in manifestazioni di ripulsa razzistica, ma contribuiscono ad allargare e consolidare la consapevolezza che la questione rom non può essere affrontata semplicemente sgombrando e spostando le persone.
Nello specifico di Via Idro, diventa sempre più evidente che sarebbe utile e giusto migliorare le condizioni strutturali dell'area per la comunità ormai stanziale da circa trenta anni e per la salvaguardia dell'ambiente naturale e per il miglioramento della qualità della vita dei quartieri. Infatti sarebbe un segnale negativo, che dopo aver lavorato assieme per decenni sulle tante questioni connesse alla stanzialità (lavoro, scuola, inserimento nel quartiere, ad esempio), questi sforzi ed i risultati ottenuti venissero azzerati.

La sconfitta dell'amministrazione PDL/LEGA - Moratti/De Corato e l'elezione del sindaco Pisapia, il ripristino di un quadro di legittimità costituzionale sulla questione rom (sentenza Consiglio di Stato) impongono un cambio radicale per una politica positiva dell'integrazione e dell'interazione civile sociale e culturale.

La bussola da seguire è la Costituzione, e specificatamente gli artt. 2 e 3 – purtroppo sottoposti a violazioni continue:

    "La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale." (Art. 2).

    "Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
    E' compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese." (Art. 3).

In un contesto globale e locale di profonda crisi economica e finanziaria, di peggioramento delle condizioni generali di vita, di perdita del lavoro, di aumento della disoccupazione, di ampliamento delle fasce di povertà, si fa ancor più urgente la necessità di promuovere politiche sociali inclusive, di creare lavoro e stimolare iniziative di solidarietà e cooperazione.

"Emergenza umanitaria in Via Idro"
Come prevedibile, la situazione del campo di Via Idro è peggiorata in questi ultimi mesi fino a diventare "emergenza umanitaria" come viene definita dalle denunce di comitati ed associazioni e da due lettere aperte – una del Comitato per Milano Zona 2 del 9/12/2011 e l'altra a più voci del 15/12/2011 - inviate al sindaco Pisapia e agli assessori alle Politiche sociali e alla Sicurezza e coesione sociale.

Nella lettera aperta del 15 dicembre 2011 (firmata da: Carlo Bonaconsa , Comitato Vivere Zona 2; Fabrizio Casavola, redazione di Mahalla; Laura Coletta, Associazione Elementare Russo; Gabriella Conedera, Scuola Elementare di Via Russo; Cesare Moreschi, Comitato Vivere Zona 2; Giuseppe Natale, ANPI Crescenzago; Antonio Piazzi, ANPI Crescenzago; Paolo Pinardi, Martesanadue), il peggioramento delle condizioni di vita nel campo di Via Idro viene così descritto:

    "…Manca la corrente elettrica da mesi, i frigoriferi non possono funzionare, le fogne straripano, la strada si allaga. Le persone vivono al freddo. La salute è seriamente a rischio. Le prime vittime sono i bambini e gli anziani, i più deboli ed indifesi.
    I responsabili dell'amministrazione comunale sono informati, ma inspiegabilmente non provvedono.
    Per i Rom Harvati, cittadini italiani che risiedono da oltre 30 anni in Via Idro, si sono ulteriormente ridotte le possibilità di lavorare non solo per la crisi generale, ma soprattutto perchè sono vittime – come altri nomadi e minoranze etniche – di politiche centrali e locali di discriminazione e di ingiustizia sociale."

I firmatari della lettera si pongono due preoccupanti interrogativi:

    "Si vuole da parte anche della nuova amministrazione di Milano insistere sul campo di transito in Via Idro, rifiutato sia dalla comunità rom sia da cittadini, comitati, associazioni, partiti e dal Consiglio di Zona 2?
    Perché non si provvede con urgenza a garantire agli abitanti il ripristino delle condizioni di vita umane e ad approntare un piano di riqualificazione da inserire in un progetto di valorizzazione del patrimonio ambientale (Lambro, Martesana, costituendo Parco della Media Valle del Lambro) e della comunità rom, i cui membri già nel passato hanno dimostrato di potere mettere a disposizione esperienza e competenza (cooperative per la cura del verde e di lavori diversi)?"

Si ribadisce poi, da parte dei firmatari , la volontà a farsi "promotori di un progetto generale di riqualificazione e valorizzazione dell'intera area allo scopo di migliorare la qualità ambientale e urbana e le relazioni tra i rom e gli abitanti dei quartieri interessati."

Verso un villaggio rom sociale e solidale

L'area di Via Idro

L'area si colloca in una posizione nevralgica, tra il lungo canale Martesana / la confluenza col fiume Lambro, la tangenziale est e le abitazioni di Via Padova / Gobba. Nel mezzo del costituendo Parco della Media Valle del Lambro, si trova nel punto di confine dei quattro comuni limitrofi: Milano, Sesto San Giovanni, Cologno Monzese, Vimodrone. E' attraversata da una pista ciclo-pedonale che, tra le più lunghe esistenti, collega Milano all'Adda.

Il contesto geo-ambientale ricco di un rilevante patrimonio naturale (acque e verde) e storico-architettonico (ville del lungo Martesana e cascina Lambro del XVII sec. in abbandono e degrado) è anche compromesso dal groviglio viabilistico del nodo di Gobba, dai tralicci degli elettrodotti, dall'inceneritore nel territorio sestese, dal ripetitore Mediaset di Cologno. Vi incombe la minaccia di costruirvi residenze abitative sempre secondo la logica delle cementificazioni diffuse e delle speculazioni urbanistiche. Da oltre 30 anni, è bloccato dai cittadini e dal Consiglio di Zona il progetto della famigerata Gronda Nord, un'autostrada in città di attraversamento della fascia settentrionale dell'area metropolitana milanese già intasata da un sistema pesante di tangenziali ed autostrade.
Da anni, il fiume Lambro inquinato e ridotto a cloaca aspetta di essere bonificato e di ritornare a scorrere pulito e a svolgere funzioni importanti in un ecosistema urbano rigenerato.

L'area è caratterizzata da aspetti e risorse positive e da elementi negativi. Si tratta di puntare sui primi e di annullare o attenuare i secondi, valorizzando la comunità rom che vi abita e sviluppando tutte le potenzialità del contesto e le disponibilità umane sociali e professionali di cui sono ricche associazioni e comitati della cittadinanza attiva.

Il Villaggio rom di Via Idro e la politica di stampo razzista: le diverse fasi
Nell'agosto 1989, l'area di Via Idro viene assegnata ad alcune famiglie di rom - tutti cittadini italiani - costrette a lasciare gli spazi destinati a formare il Parco della Martesana, tra Gorla Turro e Crescenzago. Una trentina di famiglie vi si stanziano dando vita a un villaggio sotto il controllo del Comune di Milano e attraverso uno specifico Ufficio Nomadi. Erano già presenti nell'attuale zona 2 da circa 40-50 anni, prima tra Precotto e Crescenzago, in seguito nell'area compresa tra via Agordat e via Stamira d'Ancona.

Negli anni '70/80 le amministrazioni avevano tentato di promuovere una politica di integrazione nei confronti dei nomadi creando servizi sociali finalizzati all'inserimento scolastico dei bambini, all'assistenza sanitaria e all'orientamento lavorativo.

Nell'ambito dell'impegno politico e sociale e all'interno delle giunte di sinistra, spicca la figura di Carlo Cuomo, assessore ai servizi sociali e al decentramento nel decennio 1975/85, che molto si spende a difesa dei rom e si fa promotore di tante iniziative finalizzate soprattutto alla promozione civile e sociale delle popolazioni zingare e di etnie e culture altre. Tra i fondatori dell'associazione Opera Nomadi, lancia poi un'idea di grande attualità, la Casa dei popoli e delle culture. In qualità di presidente dell'Opera Nomadi, Cuomo lavora molto per la comunità di Via Idro e il suo impegno costituisce un esempio da seguire.

E' soprattutto l'inserimento scolastico dei bambini a raggiungere i migliori risultati, grazie all'impegno delle maestre e all'apertura dell'istituzione scolastica.
I primi tentativi di scolarizzazione risalgono alla metà degli anni '80, progetti pilota che sono poi stati ripresi anche a livello nazionale. Questo fa si che la frequenza scolastica degli alunni di via Idro sia oggi molto alta, praticamente il 90%.

L'inserimento dei bambini rom di via Idro nella scuola di Via Russo è stato un percorso lungo e costellato di difficoltà ma anche di soddisfazioni. Gli insegnanti e tutto il personale hanno dovuto affrontare nel tempo:

  • la diffidenza da parte degli altri genitori verso una realtà da sempre disegnata con pregiudizi e stereotipi;
  • la paura degli stessi genitori rom di fronte ad un differente modello educativo e culturale;
  • l'utilizzo strumentale della scuola come risposta ad alcuni bisogni primari (alimentazione, salute, igiene);
  • la scarsa quantità di risorse utilizzabili;
  • lo svantaggio globale presentato dai bambini e determinato anche da problemi di bilinguismo sottrattivo.

Il tempo, la reciproca conoscenza, gli interventi al campo, le risposte della scuola ai bisogni di questa utenza, hanno permesso una collaborazione più attiva da parte delle famiglie e il crearsi di un rapporto di fiducia senza il quale nessuna didattica può avere luogo.

Nel 1990 viene fondata da alcuni rom di Via Idro la cooperativa Laci Buti, con la collaborazione di operatori sociali e tecnici, a cui si affianca nel 1999 nella cooperativa sociale Laci Buti 2, specializzata nei lavori di manutenzione delle aree verdi e della coltura floreale.

La situazione precipita negli ultimi anni, con l'ultimo governo Berlusconi, per la recrudescenza della politica discriminatoria nei confronti degli zingari e degli stranieri in generale. A Milano, l'amministrazione Pdl/Lega si distingue per l'accanimento contro i campi rom e per la sequela di sgomberi che nel biennio 2009/marzo 2011 arriva a ben 360! Con tale politica razzistica il problema non solo non si risolve ma viene in continuazione spostato e riproposto instillando paura e odio. Diventano enormi i costi morali sociali ed economici. Basti pensare che ogni sgombero viene a costare tra i 20 e i 30 mila euro! I costi complessivi oscillano tra i 7 e i gli oltre 10 milioni di euro!...

Con il decreto e le ordinanze del ministro dell'interno Maroni (2008), viene dichiarato lo stato d'emergenza in Lombardia, Lazio e Campania "in relazione all'esistenza di comunità nomadi nei rispettivi territori", per la pericolosità sociale dei campi rom e per la sicurezza dei cittadini!... Eppure si tratta di un numero molto modesto di Rom e Sinti residenti in Italia: non più di 170 mila persone, di cui la stragrande maggioranza cittadini italiani e il 40% di minori di 18 anni; appena lo 0,02% della popolazione, il più basso d'Europa! E a Milano i nomadi non raggiungono le 2000 unità!
Accanirsi contro queste minoranze è davvero indice di allarmante inciviltà.

I "10-12 milioni di rom europei continuano a essere vittime di gravi discriminazioni strutturali" viene denunciata con la Risoluzione del 25 marzo 2010 dal Parlamento europeo, che "condanna la recente recrudescenza del razzismo contro gli zingari" (la "fobia dei rom"!); e chiede alle istituzioni della UE e ai singoli Stati membri di adottare misure che riconoscano "la piena cittadinanza e la partecipazione socioeconomica dei rom"; che garantiscano le "pari opportunità" per l'inserimento scolastico, per " l'integrazione nel mercato del lavoro", per l'accesso al diritto alla casa; di sostenere " campagne di educazione pubblica alla tolleranza rivolte alla popolazione non rom e riguardanti la cultura e l'integrazione dei rom"; che incoraggino "le autorità locali a fare un uso migliore delle opportunità di finanziamento offerte dai fondi strutturali per promuovere l'inclusione dei rom, compreso il controllo oggettivo dell'esecuzione dei progetti"; che riconoscano "l'importanza delle organizzazioni rom a livello dell'Unione quale elemento indispensabile per garantire il successo delle politiche di inclusione sociale".

Il 21.10.2010, il Comitato dei Ministri del Consiglio d'Europa emana una Risoluzione di condanna dell'Italia per la sua politica di discriminazione dei rom.
Il 16.11.2011, il Consiglio di Stato, sez. IV, con la sentenza n. 6050 annulla il piano Maroni e abroga le tre ordinanze del 30.5.2008 di dichiarazione dello stato di emergenza in Lombardia, Lazio, Campania.

In Via Idro la situazione peggiora nonostante che nel gennaio 2008 la Casa della Carità vinca la gara d'appalto e, secondo la convenzione, diventi "gestore" del campo. Occorre chiedersi come mai non hanno funzionato il centro polifunzionale, il presidio sanitario, lo sportello lavoro. La cooperativa non ha più avuto commesse lavorative. E la serra di 270 mq è fuori uso. Forse perché l'obiettivo prioritario era (ed è ancora?) quello di smantellare il campo stabile per la comunità storica e trasformarlo in "campo di sosta" o di "transito"?

Un percorso fattivo e condiviso

Eterogeneità e specificità delle soluzioni
Nell'affrontare la questione rom occorre tenere conto che in tutta Italia, come nella stessa Milano, le comunità presenti sono diverse per storia, tradizioni, presenza, integrazione, bisogni. Non esistono quindi a nostro giudizio soluzioni standard replicabili automaticamente.

Quindi gli scriventi non intendono sottoporre proposte universali, ma che siano invece ragionate sullo specifico delle persone e della zona coinvolte, che siano gestibili, che facciano salvo il principio della coesione sociale. Se poi questo può dar vita ad una discussione più generale sulla mediazione e gestione di situazioni simili, non possiamo che esserne fieri.

Come nel passato, quando i campi sembravano l'unica soluzione per Rom e Sinti, nei ragionamenti attuali sul loro superamento, c'è un vizio di forma. Rom e Sinti non sono stati consultati allora e, ancora oggi, nessuno sente il dovere di discutere assieme a loro le soluzioni che riguarda in prima istanza il loro futuro.

Se i campi sono ghetti istituzionalizzati, ci poniamo alcune questioni:

  1. la vera discriminazione è sempre stata considerare i Rom come cittadini di seconda categoria, senza che avessero voce in capitolo nelle scelte che li riguardavano;
  2. i campi nomadi sono diventati col tempo una fonte di rendita non per chi ci viveva, ma per le associazioni che li gestivano. Associazioni che si sono sempre sentite in diritto di rappresentare le istanze di Rom e Sinti a loro uso e beneficio;
  3. infine, se i campi sono un ghetto, non è abolendoli che si risolve il problema. Sarebbe spostare il problema per l'ennesima volta: lo affermiamo sapendo di alcune famiglie rom che sono andate ad abitare in casa, abbandonate a se stesse, portandosi dietro tutti i loro problemi e trovandosene di nuovi.

Ribadendo che allora per superare le indecisioni del passato e mettere in atto strategie efficaci è indispensabile la PARTECIPAZIONE, come cittadini titolari di diritti e doveri, a tutte le istanze che li riguardano, da quelle centrali a quelle del decentramento.

Il termine campo
Per questo si rende necessario reimpostare il linguaggio e usare parole di senso civile. Il termine "campo" è quello che più si presta a circoscrivere e ghettizzare la vita dei nomadi, e contiene reminiscenze terribili di persecuzioni concentramenti ed annientamenti etnici nel corso degli ultimi secoli, e del periodo dei totalitarismi, in particolare del nazifascismo. Le stesse aggettivazioni - campo di transito, di sosta, di permanenza temporanea - denotano lo stigma dell'emarginazione e della precarietà, dell'allontanamento e dell'espulsione dalla comunità dei cittadini.

Per attuare un'adeguata politica dell'ospitalità e del rispetto delle culture ex-nomadi, dell'integrazione e del diritto di cittadinanza si pone il problema del superamento dei campi e/o della loro chiusura. L'obiettivo del "superamento dei campi" deve coincidere con la finalità di smetterla con i pregiudizi contro questa etnia.
Secondo noi è più corretto ed efficace superare il termine "campo" ed usare parole come "area", "villaggio", "comunità". Occorre chiudere definitivamente con la fase barbara degli sgomberi e perseguire una politica attenta a migliorare le condizioni strutturali degli spazi che ospitano i nomadi, allo scopo di riconoscere – come afferma il Parlamento europeo – la piena cittadinanza e la partecipazione socioeconomica dei rom e di garantire le pari opportunità, nonché consentire la libera scelta rispetto alle modalità di vita stanziali e residenziali. L'obiettivo del "superamento dei campi" deve essere realizzato con il coinvolgimento consapevole e responsabile degli interessati, con la gradualità necessaria e le modalità specifiche più diverse.

Nel caso di Via Idro, ci sono tutte le potenzialità e le positività perché il "campo" venga rispettato per quello che è: una comunità storica e stanziale da 22 anni di cittadini italiani, in un'area da valorizzare nell'interesse generale della comunità metropolitana e dei quartieri interessati.

Qui il "superamento del campo" non vuol dire sostituirlo con quello di "sosta" o "transito", né "chiusura del campo".
In questo caso si tratta di realizzare un progetto di Villaggio sociale e solidale permanente, vero e proprio presidio di un sito strategico del costituendo Parco della Media Valle del Lambro, formato dalla comunità dei rom harvati che scelgono di continuare a viverci assumendosi - assieme alle istituzioni ed enti, associazioni e comitati di cittadini – compiti e responsabilità all'interno di un progetto di lavoro e di cooperazione sociale economica e culturale in diversi settori, in un contesto urbano ampio costituito dai quartieri di Gobba / Crescenzago / Adriano / Via Padova del comune di Milano e dai comuni confinanti di Sesto San Giovanni, Cologno Monzese e Vimodrone.

Un quadro normativo
Prima di elaborare nuove politiche (qualsiasi possano essere), riteniamo indispensabile che l'amministrazione compia un bilancio critico sui risultati e fallimenti del "Piano Maroni", come siano stati impiegati in passato i fondi erogati, quante famiglie rom e sinti ne abbiano effettivamente beneficiato, quali fondi residui sono a disposizione.

Occorre poi dare un quadro normativo certo e rispettoso dei diritti-doveri previsti dalle leggi e dalla Costituzione, perché chi vi risieda sia un cittadino a tutti gli effetti.

Da parte nostra, rimaniamo dell'opinione che, come tutti i cittadini abbiano pari dignità, lo stesso principio valga per le forme dell'abitare, purché queste non portino a violazioni di legge.

L'isolamento e la ghettizzazione non si possono superare imponendo modelli di vita dall'esterno, ma solo con la condivisione e l'interazione.

Costruire certezze
Gli ultimi due anni hanno rappresentato un periodo di grande incertezza per la comunità rom, dovuta al progetto di sostituire quella che a tutti gli effetti è la loro casa, con un campo di sosta a rotazione. Progetto mai attuato, anche perché assurdo, nella nostra zona o altrove. A parte questo, non siamo mai riusciti a capire perché cittadini italiani in zona da sempre avrebbero dovuto andare via, per lasciare il posto a gente che in tre mesi teoricamente avrebbe dovuto trovare casa e lavoro.

Questa incertezza, unita a promesse di finanziamenti dal Comune per chi intendeva lasciare il campo, ha portato qualcuno ad aprire un mutuo per l'acquisto di un rustico da ristrutturare, altri a fare domanda per le case popolari. Sinora alle promesse non sono seguiti i fatti, e tutta la comunità vive nel costante timore di ritrovarsi per strada. Dopo anni di incertezza, gli abitanti chiedono un pronunciamento chiaro e duraturo da parte del comune.

Se invece venissero mantenuti gli impegni di assistere chi ha scelto di essere accompagnato nell'uscita dal campo, e nel contempo venissero allontanati definitivamente da chi ne ha il potere, le poche famiglie degli occupanti abusivi (che hanno comunque residenza altrove), le presenze si ridurrebbero a circa 70/80 unità, dimezzando praticamente l'area sinora occupata e rendendo possibile la trasformazione da campo-ghetto ad un vero e proprio villaggio alle porte di Milano.

Presidio sociale
Qualsiasi siano le politiche future rivolte, nella maniera più condivisa possibile, agli abitanti dell'attuale insediamento, andrà fatta una riflessione critica sul ruolo del PRESIDIO SOCIALE, che in passato avrebbe dovuto fungere da elemento chiave nell'affrontare le diverse questioni dell'abitare, della scolarizzazione, del lavoro e della sanità, Nel contempo riteniamo che l'attività di questo presidio avvenga col supporto dei servizi di zona preposti.

Difatti secondo noi una delle cause delle incertezze ricordate prima, è lo stato di abbandono non solo fisico, ma anche sociale, in cui si soni ritrovati i residenti, in particolare quelli che non avevano possibilità di compiere scelte in autonomia.

Il lavoro
Cominciamo con questo punto, perché molto più di quello dell'abitare, è il prerequisito per una scelta consapevole e duratura, tanto riguardo alla futura integrazione che riguardo all'abitare.

Si tratta di passare da una situazione attuale di sostanziale precarietà finanziaria ed esistenziale, ad una che permetta ai Rom di via Idro di poter decidere in autonomia sulla loro esistenza. Non occorre partire da zero: si tratta di cittadini italiani che già hanno iniziato questo percorso di autonomia, che va ripreso e sostenuto.

Il lavoro, assieme alla formazione e alla scuola, è il pilastro portante del progetto. Si tratta di valorizzare l'esperienza e la professionalità dei rom harvati e di rimettere in attività la loro storica cooperativa Laci Buti.

La cooperativa può operare in diversi settori lavorativi:

- Manutenzione e cura del verde (taglio dell'erba e delle siepi, potatura alberi ecc.), recinzioni, ecc.
- Produzione di verde e piante (ripristino del vivaio e della serra)
- Pulizia di aree urbane
- Sgombero di cantine e magazzini
con personale che ha seguito corsi professionali di operatore del verde.

Nel passato dava lavoro ad una ventina di persone, ma via via col tempo il Comune ha tagliato gli appalti, e l'ultimo anno ha lavorato solo due giorni. Eppure il lavoro è tutto intorno: in quell'area che le forze politiche e le associazioni di zona vorrebbero rivalutare, e via Idro è praticamente un corridoio verde che collega il parco Lambro e il parco del naviglio Martesana al parco della Media Valle del Lambro. Quello che è mancato negli ultimi anni è stata la volontà politica, di mantenere in vita questa esperienza e contemporaneamente di realizzare un polmone verde nella zona, riqualificando tutto il sistema-navigli in vista dell'Expo.

In passato alcuni giovani sono stati assunti all'AMSA, anche se attualmente ne sono rimasti a lavorare solo due. Potrebbe essere un'esperienza da riprendere, soprattutto per quelli che hanno meno di trent'anni.

A queste attività se ne possono aggiungere altre: di fronte alla crisi attuale alcune famiglie hanno ripreso l'attività tradizionale di recupero e riciclo di materiali usati e/o di rifiuti, anche se attualmente non è assolutamente remunerativa. Per questo, grazie all'interessamento di alcuni volontari, si sta progettando di frequentare un corso per operatori di ricicleria (tra l'altro quella di via Olgettina si trova a poca distanza).

Riprendendo l'esperienza di parte di alcune famiglie della tradizionale attività di allevamento di cavalli e di altri animali, che rischia di scomparire, possibilità di ripristino di un'area con maneggio, servizio psico-socio-terapeutico per le persone con handicap, ecc., da inserire nel progetto con funzioni sociali e di tempo libero ed anche terapeutiche.

Le strutture
Come soluzione abitativa indicheremmo quella già presente nel programma elettorale del sindaco, cioè l'autocostruzione di moduli abitativi ad un piano solo e non ancorati al terreno. Per questo ci si ispira a quanto presente nei campi comunali di Muggiano e Chiesa Rossa, recentemente sottoposti a ristrutturazione. Qualora un nucleo non fosse in grado di provvedere in autonomia, si chiede un sussidio simile a quello disposto per chi volesse fare un percorso di uscita dal campo.

Si mira così alla corresponsabilizzazione degli abitanti del campo che potrà esplicarsi non solo nella partecipazione alla gestione del campo, ma anche nell'assunzione di compiti diretti di riqualificazione e di manutenzione dello spazio, sotto la supervisione di tecnici del comune. Per esempio: sistema idraulico, fognario e antincendio, ristrutturazioni in economia, autocostruzione di moduli abitativi, ecc.

Già attualmente esistono professionalità inespresse tra gli abitanti. Si tratta di valorizzarle, volendo anche prefigurare servizi di gestioni e mantenimento diretto, partecipati e senza che il comune debba appaltare esternamente questi servizi.

Qualora, come è nostra speranza, questo villaggio potesse assumere carattere di stanzialità, sarebbe opportuno, sempre nell'ottica dell'ottimizzazione delle spese, progettare un impianto di riscaldamento a metano, o addirittura a pannelli solari.

Manutenzione e riqualificazione
Il progetto prevede l'immediato ripristino delle condizioni strutturali necessarie alla vita normale delle persone: bonifica e cura dell'area, acqua, fognature, elettricità, centro polifunzionale, messa a norma di un sistema residenziale leggero ed ecologico, in sintonia con l'ambiente naturale.
Il campo che sino a 10 anni fa era indicato come un modello, ultimamente ha sofferto di mancanza di manutenzione. Oltre al ripristino della fornitura di corrente elettrica (in via di attuazione) sono necessari alcuni interventi:
- ristrutturazione dei servizi igienici, che cadono a pezzi;
- risistemazione del sistema fognario, perché con la pioggia il campo si allaga;
- collegamento delle bocchette antincendio;
- infine, risistemare le piazzole esistenti, che sono deteriorate e calibrarle per gli occupanti che rimarranno.
Questi sono semplici interventi manutentivi, secondo noi affrontabili con poca spesa se, a differenza del passato, gli appalti dei lavori verranno assegnati con chiarezza e a ditte responsabili.
Occorre inserire nel villaggio la Cascina Lambro. Qualora ci fosse la possibilità fattiva, si chiede il suo restauro per adibirla a sede sociale, centro culturale, archivio storico del canale Martesana e – come proposto da altri – museo della bicicletta, proprio in un punto cruciale della pista ciclabile Milano/Adda tra le più lunghe e significative della Lombardia. Si propone che il finanziamento per questa opera venga attinto dai fondi per l'Expo. In qualsiasi caso le sue condizioni attuali rendono ne rendono urgente la messa in sicurezza.

Centro polifunzionale
Le attività di carattere culturale-artistico-musicale potranno essere proposte anche in ambiti esterni, ma esiste già questa struttura che può fare da incubatore.

Trattasi di un edificio in cemento armato, voluto dal Comune una quindicina di anni fa, sostanzialmente inutilizzato, senza corrente elettrica e riscaldamento.

Già da subito, se venisse reso agibile, esistono progetti e professionalità per utilizzarlo come sede per recupero scolastico, animazione invernale, o corsi professionali (di cucito per le donne, ad esempio). Attività che si intendono estendere anche a chi non abita in via Idro.

Il secondo passo è recuperarlo alla vita di zona, ospitando iniziative proposte dal quartiere. Ulteriore particolare strategico, le varie proposte di utilizzo di questo centro nascono dagli abitanti stessi di via Idro.

Scuola - formazione - cultura
Negli ultimi anni i tagli alla scuola pubblica hanno distrutto la possibilità di aiutare non solo i bambini rom ma tutti quelli che avrebbero bisogno di tempi più distesi e di interventi atti a facilitare la famosa integrazione di cui tanto si parla.

La scuola deve rappresentare all'interno del progetto il trampolino di lancio verso una vita dignitosa ma per fare questo occorrono interventi mirati per una scolarizzazione di qualità dove risorse umane e strumenti non possono mancare.

Anche la frequenza dei corsi di "educazione per gli adulti" (assolutamente gratuiti) siti nel plesso della scuola media Rinaldi possono rappresentare un'occasione di conoscenza e scambio. C'è ancora molta diffidenza e paura da parte della popolazione rom ad utilizzare le risorse presenti nel territorio. Soprattutto le donne andrebbero accompagnate a conoscere i propri diritti e a superare la diffidenza verso il mondo fuori dal campo, diffidenza legittima ma che le priva di possibilità.

A parte ciò, deve trovare risposta l'annosa questione del pullmino scolastico che accompagna i bambini alla scuola Russo. Non si capisce la ragione per cui debba fermarsi all'angolo con via Padova, quando la via Idro viene percorsa anche da camion. In questa situazione, i bambini che frequentano la scuola, devono percorrere andata-ritorno ogni giorno un km. e mezzo, con qualsiasi condizione atmosferica e con rischio per la loro incolumità. Si ricorda che inizialmente il trasporto alunni era stato dato in appalto alla cooperativa Laci Buti.

In sintesi, il progetto assegna all'istruzione, alla formazione e alla cultura, centralità e priorità.
Si deve:

  • consolidare la pluriennale esperienza di inserimento e frequenza della scuola dei bambini rom e valorizzare al massimo la collaborazione soprattutto con la scuola elementare di via Russo;
  • prevedere itinerari di continuità scolastica nelle superiori ed eventualmente un centro di formazione ed aggiornamento professionale in loco, con particolare attenzione alle attività peculiari del villaggio;
  • istituire una biblioteca e un centro di lettura;
  • programmare iniziative culturali artistiche musicali.

Inserimento del villaggio nella vita del territorio
Esso dovrà essere reso evidente sia nell'ipotesi di un progetto di riqualificazione della via Padova, sia nella disponibilità del campo stesso a fornire opportunità di incontro ricreativo, culturale, sociale offerte a tutta la popolazione. La Festa della Via Padova potrà costituire un'ottima occasione per rendere visibile questo legame di appartenenza.

La proposta progettuale verrà sottoposta all'attenzione dei cittadini e delle altre associazioni e comitati con cui è consolidata un'esperienza comune di impegno civile e sociale, con la disponibilità alla massima apertura e alla collaborazione più ampia e plurale possibile.

Si potrebbe valutare la costituzione di una Società di Mutuo Soccorso, a cui aderiscono sia i promotori e i protagonisti del progetto sia altri soggetti ed enti interessati.

Si propone che venga creato un Comitato di coordinamento indirizzo e controllo formato dai rappresentanti dell'amministrazione centrale e di quella zonale del Comune di Milano, dai protagonisti del progetto e, possibilmente, dai rappresentanti del Parco della Media Valle del Lambro e dei comuni di Sesto San Giovanni, Cologno Monzese e Vimodrone.

Un comitato tecnico-scientifico, composto da esperti in campo giuridico, economico e amministrativo, ecologico/ambientale, di marketing e comunicazione ecc., ha il compito di sviluppare tutte le fasi del progetto e di sovrintendere alla loro realizzazione.

Enti pubblici e privati, con i quali allacciare relazioni di collaborazione e a cui rivolgersi per il reperimento di risorse economiche e finanziarie: Consiglio di Zona e Comune di Milano, Provincia, Regione, Unione Europea, Fondazione Cariplo, Banca Etica, aziende della green economy.

Consiglio di Zona
Nella previsione di una ridefinizione e compiti del decentramento, è da prevedere un coinvolgimento diretto del Consiglio di Zona che dovrà considerare il villaggio di via Idro uno spazio di convivenza da adottare e dovrà anche assumere, con le modalità da individuare, compiti di vigilanza, gestione, offerta di servizi vari.

I soggetti promotori e protagonisti
Si assegna un ruolo centrale alla cooperativa rom Laci Buti, che deve operare in collaborazione con le associazioni e i comitati di cittadini che aderiscono al progetto e cooperano alle attività e alla vita del villaggio.

Oltre alla cooperativa Laci Buti e alla comunità rom, i soggetti promotori coincidono con i firmatari della lettera aperta del 15 dicembre 2011 e i rappresentanti di: Anpi di Crescenzago, Associazione elementare.russo, Comitato Vivere Zona 2, Legambiente Crescenzago, Mahalla, Martesanadue.

Primi firmatari:
ANPI Crescenzago - Associazione elementare.russo - ComitatixMilano Zona 2 - Comitato Vivere Zona 2 - Comunità Rom Via Idro - Cooperativa Laci Buti - Legambiente Crescenzago - Mahalla - Martesanadue - Sitart

Adesioni:
Luca Bravi (Università Leonardo da Vinci - Chieti) - Marcella Cavagnera - Gabriella Conedera - Stefania Benedetti - Alessandra Reale - David Giannetti - Laura Quagliolo - Piero Leodi - Angela Tropea - Elisabetta Michelini - Doriana Chierici Casadio - Marcello Zuinisi (Associazione Nazione Rom) - Marcel Costache (Romano Euro-Drom Pavia) - Stefania Cammarata - Enrica Bruzzichessi - Paolo Matteucci - Alberto Ciullini - Eleonora Casula - Barbara Breyhan, danzatrice (Sesto Fiorentino) - Carmela Tommaselli (Arezzo Ballet) - Laura Coletta - Aldo Bonora - Silvana Calvo - Radames Gabrielli - Alessandro Morazzini - Barbara Nardi - Fiorella D'Amore - Ludovica Barassi - Pietro Mervic - Alberto Maria Melis - Margherita Cavallo - Giulia Mucelli - Irene Marfori - IdeaRom onlus Torino - Carlo Berini - Marco Gimmelli - Francesca Barile - Luigi Colaianni - Agnese Cerasani - Roberta Sasso - Giuliana Gemini - Monica Flann - Paolo Pinardi - Giancarlo Ranaldi - Spazio Mondo Migranti (Parabiago) - Roberto Malini, Dario Picciau, Matteo Pegoraro (gruppo EveryOne) - Sergio Franzese - Luciano Muhlbauer - Luca Klobas - Erica Rodari - Ivana Kerecki - Coordinamento Nazionale per la Jugoslavia onlus - Veronica Mognoni - Stefano Nutini - Gruppo Sostegno Forlanini - Deborah Besseghini - Sandra Cangemi, giornalista, Milano - Alessandra Bearzatto - Carlo Stasolla - Silvia Gobbo - Alberto Proietti

Articolo Permalink Commenti Oppure (15)  Storico >>  Stampa Stampa
 
Di Fabrizio (del 02/04/2012 @ 09:35:26, in Italia, visitato 1173 volte)

Segnalazione di Stefano Nutini, da Sbilanciamoci.org. Articolo di Vito Francesco Gironda

L'idea dello ius culturae - lanciata dal ministro Riccardi - è ambigua e pericolosa, perché rischia paradossalmente di alimentare il conflitto multiculturale

Alcuni giorni fa Andrea Olivero ha riproposto sulle pagine di Europa l'idea dello ius culturae quale criterio di definizione di un'auspicabile riforma della cittadinanza italiana. Lanciata dal ministro Andrea Riccardi, la nozione di ius culturae sembra essere diventata l'asse consensuale per praticare una via italiana all'integrazione.

Di cosa si tratta? A volere ragionare in termini generali, il concetto richiama agli effetti propositivi e "assimilazionistici" di una "seducente" cultura italiana. Si immette nel discorso pubblico una concezione stato-centrica e "assimilazionistica" di cittadinanza, secondo un'idea di presunzione di appartenenza, in base alla quale la nascita sul territorio veicolerebbe, nel lungo periodo, quei legami culturali che si suppone costituiscano la base della cittadinanza. Come dire, i diritti di cittadinanza sono collocati nell'ambito della specificità culturale di una comunità nazionale, la quale promuove una concezione particolaristica dell'individuo e delle sue relazioni sociali. Seguendo tale prospettiva, l'inclusione si determina attraverso una sorta di "adeguamento" valoriale alla cultura del paese ospitante. A prima vista sembra un discorso molto lineare. Eppure, guardando bene, emerge una serie di ambiguità concettuali su cui sarebbe opportuno riflettere serenamente.

La prima ambiguità riguarda la nozione stessa di cultura nazionale. In base a quali contenuti qualificanti e qualificati si delinea lo spazio culturale nel quale si definisce un'immaginata concezione di appartenenza culturale? Se il ministro Riccardi ha in mente una sorta di Leitkultur (cultura dominante) all'italiana, allora dovrebbe essere molto esplicito e chiarire senza mezzi termini cosa intende. A me sembra che la concezione di ius culturae sia viziata da un eccessivo monoculturalismo che funziona come un dispositivo che fa dipendere la grammatica dei diritti alla rinuncia delle identità culturali nella sfera pubblica.

Su questo terreno si riscontra la seconda ambiguità concettuale dello ius culturae. Perché parlare di modello italiano per l'integrazione e non dire chiaramente che la via da praticare è quella dell'assimilazione. Perché parlare d'integrazione che rimanda più specificatamente all'inclusione nel tessuto economico-sociale, al riconoscimento delle differenze culturali, alla valorizzazione e accettazione del pluralismo culturale, quando, alla fine, si guarda esclusivamente alla cittadinanza come processo di adeguamento valoriale alla cultura dominante, qualunque poi sia il significato ascritto a quest'ultima.

La classe politica e la tecnocrazia di governo non dovrebbero limitarsi a costruire neologismi astratti, ma dovrebbero prendere sul serio l'ipotesi che tanto l'opinione pubblica nazionale quanto le comunità di stranieri residenti hanno il diritto di capire nel concreto di cosa si discute. Si tratta di comunicare sul piano fattuale quello che si pensa fare, evitando, così, inutili incomprensioni. Anzi, l'idea stessa dello ius culturae paradossalmente rischia di alimentare il conflitto multiculturale perché, piuttosto che ricercare regole e pratiche di coesistenza tra le diverse culture, tende a legare l'uguaglianza delle opportunità di partecipazione alla cultura dominante del paese ospitante. Mettere in moto forme e processi di negoziazione sull'identità culturale è una questione molto complessa.

Articolo Permalink Commenti Oppure (0)  Storico >>  Stampa Stampa
 
Di Fabrizio (del 01/04/2012 @ 09:33:10, in Italia, visitato 956 volte)

Ricevo da Roberto Malini

Foto di Steed Gamero: Nita Ciuraru detto "Toma" - L'appello al Presidente della Repubblica

Ancona, 30 marzo 2012. Nita Ciuraru detto "Toma" si trova nel carcere di Monteacuto - Ancona. E' molto depresso, perché sa che la moglie, malata di cancro, è rimasta sola a Pesaro e fatica a sopravvivere. I figli sono in Romania, anch'essi vittime di povertà ed esclusione. Toma sta molto male: è cardiopatico e soffre di patologie ossee dolorose. La prigione in cui si trova è sovraffollata e non consente ai detenuti una vita dignitosa. Per una persona anziana e malata come Toma, è la più triste anticamera della morte. Come aiutare Toma? Oggi il Presidente della Camera Gianfranco Fini si è interessato al suo caso - grazie a Marcello Zuinisi, che gliel'ha sottoposto a Roma - e speriamo di cuore che sostenga il nostro appello di fronte al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Trenta poeti italiani di grande valore hanno aderito alla richiesta di grazia: le loro voci sono già al cospetto di Napolitano. Toma è in serio pericolo di vita e non dobbiamo abbandonarlo. E' utile copiare l'appello e inviarlo, firmato, a:

presidenza.repubblica@quirinale.it

E' anche utile divulgare l'appello presso i propri conoscenti, affinché lo inviino al Presidente. Per evitare che Toma si trovi in condizioni insopportabili dietro le sbarre, però, è fondamentale che non lo facciamo sentire solo e abbandonato. Inviamogli messaggi di amicizia e solidarietà al seguente indirizzo, non solo via email, ma anche tramite fax e posta (utile anche telefonargli):

Sig. NIta Ciuraru detto "Toma"
c/o Casa Circondariale di Monteacuto
Via Montecavallo 73/A
60100 Ancona
Telefono: 071 897891
Fax: 071 85780
Email: cc.ancona@giustizia.it

Toma è un uomo buono e sensibile, ma la sua tempra è fragile a causa dei tanti anni di privazioni e stenti. L'uomo è inoltre soggetto a momenti di grande malinconia. Se non si sentirà tradito da tutti, se sentirà di avere degli amici che lo attendono e si impegnano per la sua libertà, terrà duro. Una volta Toma mi prese per mano e mi condusse sotto un grande pino. Mi chiese di appoggiare la mano sulla corteccia e poi mi disse: "Io sono come questo vecchio albero: non crollo mai". Aveva appena subito un atto particolarmente umiliante da parte di chi dovrebbe proteggere e non annichilire le persone vulnerabili ed escluse.

"Non arrenderti, vecchio albero Rom: siamo tutti con te!"

Articolo Permalink Commenti Oppure (0)  Storico >>  Stampa Stampa
 
Di Fabrizio (del 31/03/2012 @ 09:18:08, in lavoro, visitato 1388 volte)

Da British_Roma

The Guardian 26 marzo 2012: Il viaggio di una Romnì da venditrice di The Big Issue in the North al pranzo con la regina - Ramona Constantin ottiene il Diamond Jubilee bunfight dal municipio di Manchester, meno di un anno fa vendeva la rivista per strada - di Ciara Leeming *

Ramona Constantin - ora occupata come interprete di comunità, assistente giovanile e familiare ed assistente scolastica. Photograph: Ciara Leeming

Vendeva The Big Issue in the North per le strade della Manchester metropolitana meno di un anno fa, ma ora ha cenato con i reali.

L'ex venditrice di strada Ramona Constantin, 27 anni, era nel gruppo selezionato di ospiti invitati settimana scorsa al pranzo di gala nel municipio di Manchester, alla presenza della regina e del principe Filippo. La sua inclusione è stata un riconoscimento per quanto da lei conseguito dopo il suo arrivo in città dalla nativa Romania due anni fa.

Constantin, che è Rom, non ha ricevuto nessuna educazione formale e parlava un po' di inglese prima di arrivare in GB. Per 18 mesi ha venduto The Big Issue in the North di fronte alla biblioteca centrale di Manchester - a pochi metri dal municipio - e quando l'edificio chiuse per restauri, [andò] al centro di Rochdale.  In tutto quel periodò migliorò il suo inglese e fu invitata a prender parte ad un  progetto pilota per giovani adulti rom, gestito dall'associazione che dirige il giornale, il consiglio comunale ed agenzie partner. Ora lavora come interprete di comunità, assistente giovanile, familiare e scolastica.

L'invito al pranzo da parte del sindaco - assieme ad altri operatori sociali, figure comunitarie e volontari - è stato un grande riconoscimento. Dice:

    Essere invitata è stata una cosa incredibile - è stata anche l'unica volta che mia mamma e la mia famiglia - che sono ancora in Romania, han detto di essere orgogliosi di me. Tutti hanno sentito parlare della regina d'Inghilterra, e la mia famiglia e la comunità possono vedere che devo fare buone cose per essere invitata ad un evento tanto importante. Sono anche molto fiera di me stessa che la regina, o chi lavora con lei, mi abbiano voluto parte di questa celebrazione.

    Mi è piaciuto l'edificio, ed è stato fantastico essere nella stessa stanza con gente così importante. Là c'era gente di diverse culture, ma ero l'unica Rom, e questo mi ha fatto sentire molto speciale. Mi ha motivato a continuare nel mio lavoro e cercare di ispirare la gante della mia comunità a coltivare le proprie aspirazioni.

    E' buffo pensare che meno di un anno fa vendevo The Big Issue in the North per strada fuori da quell'edificio, ma dimostra che chiunque può ottenere ciò che ha in mente.

I Rom sono la più grande e marginalizzata minoranza etnica in Europa. Cospicue comunità dei paesi dell'Europa Orientale vivono ora nel nord.


Ciara Leeming è una giornalista freelance di Manchester e questa settimana scrive per l'edizione settentrionale del Guardian.

Articolo Permalink Commenti Oppure (0)  Storico >>  Stampa Stampa
 
Di Fabrizio (del 30/03/2012 @ 09:46:06, in casa, visitato 1467 volte)

The International Christian Network

PERCHE' E COS' E' LA MICROAREA!

Come moltissimi anni fa ancora oggi ci sono intere famiglie di sinti, rom senza nessuna abitazione decente dove poter vivere con i propri famigliari, trovare un lavoro definitivo e frequentare tutte le scuole necessari per ottenere un diploma. Tantissimi sono ancora alle porte delle città (aree di fortuna, tante volte nelle discariche cittadine abusive), vicino ai fiumi, autostrade e nelle peggiori sistemazioni senza i necessari servizi di sopravvivenza come l'acqua, l'energia elettrica e i servizi igienici. Tantissime famiglie sono rinchiuse ormai da anni in enormi campi costruiti solo per concentrare tutti sinti e rom in un unico posto, per tenerli sotto controllo a tempo indeterminato, sorvegliati speciali solo per colpa di essere un etnia di un ceto debole.

L'habitat per i Sinti deve essere di libera scelta, senza nessun obbligo di dover vivere dove gli si impone di vivere.

Non bisogna pensare ad una sola soluzione, ma bisogna pensare e favorire le soluzioni diversificate quali: le microaree, l'accesso semplificato all'appartamento o all'acquisto di terreni agricoli su cui poter edificare anche in autocostruzione.


Dì perché le microaree e della loro realizzazione c'è ne sono molti, i principali da mettere al primo posto è il superamento dei enormi campi nomadi sovraffollati fino ad essere compresse da una moltitudine di famiglie Sinte. Per dare un abitazione decente a tutte le famiglie che abitano nelle aree di fortuna, (baraccopoli, roulotte, container ecc.) in un modo incivile senza nessun servizio indispensabile per ogni forma umana. Per la maggior parte della popolazione maggioritaria che non accetta di buon grado a vivere e avere come vicini di casa una famiglia Sinta.

Ma che cos' è una microarea

  • La microarea e un'area con una metratura adeguata alla necessità d'allargamento futuro, dove ogni singola famiglia formata da genitori e figli dispone di uno spazio privato con delle abitazioni doc (anche auto costruite) attrezzate con tutti i servizi adeguati.
  • Le microaree non sono custodite, ma affidate alla responsabilità delle persone che la occupano, cosi come un qualsiasi appartamento concesso in affitto.
  • Le microaree per molti Sinti sono la soluzione abitative migliori perché non obbligano a rifiutare le proprie usanze, culture, tradizioni e lingue.
  • La microarea porta al miglioramento la vita del popolo Sinto senza denigrarla.
  • La microarea è il primo passo per aiutare il popolo Sinto a uscire dalla povertà ecc.

La Microarea è un area predisposta soltanto per una famiglia allargata, composta di genitori, figli e nipoti, dove nessun altra famiglia Sinta può introdursi, se non ché abbia un permesso speciale dalla famiglia stessa o dal sindaco, ma anche un area di sicurezza, e non solo per i Sinti ma anche per i vicini e gli enti locali, ma soprattutto è una area dove si può salvaguardare la propria Tradizione, la propria Cultura, l'Usanza e la propria Lingua madre, un area dove i diretti gestori sono proprio gli affittuari stessi pagando un normale equo canone d'affitto con spese di gestione ecc. senza che il comune abbia la necessità a dare in gestione ad enti, associazioni o cooperative private come un normale campo nomadi spendendo moltissimi soldi ogni anno, un area definitiva adeguata per il prossimo futuro (includendo le nascite e le perdite della famiglia ) attrezzata di fabbricati ( legno o muratura) con tutti gli servizi necessari a offrire un adeguato sistema abitativo, accessibile a tutti gli servizi come autobus, scuola, negozi ecc. sita in località lontana da fiumi, autostrade, depositi immondizie e dalla periferia delle città ecc. Nella fase di ricerca dei terreni e della progettazione delle microaree è fondamentale che siano coinvolte le famiglie Sinte interessate.

Da sottolineare che anche se attrezzate di servizi adeguati dove vivere a tempo indeterminato, la microarea non è una soluzione definitiva per tutte le famiglie Sinte, tante famiglie Sinte già da anni hanno deciso di acquistare delle aree di propria proprietà scegliendo dei terreni agricoli i cui costi sono più accessibili rispetto ai terreni edificabili per poter vivere con la propria famiglia allargata in un area di propria proprietà.

Queste tipo di abitazioni, la microarea è il terreno agricolo di proprietà, nasce soprattutto per far uscire dai enormi campi nomadi tutte quelle famiglie che non si conoscono fra di loro, famiglie sconosciute con origini, culture, tradizioni e lingue totalmente diverse, che varie volte porta il caos quasi totale tra i bambini, vivere tutti insieme, in un grande campo comporta ad avere amici di varie etnie, con dialetti e lingue completamente diverse dalle proprie, i bambini giocando fra di loro tutti i giorni, solo per capirsi e tante volte senza rendersene conto sono obbligati ad insegnare all'amico la propria lingua madre, arrivando in un punto dove non capiscono più quale e la loro vera madre lingua, ma il problema non colpisce solo i bambini, ma anche i stessi genitori che non riescono più a capire i propri figli, sentendo parole nuove devono farsi spiegare il significato della parola detta, perciò si sentono smarriti e traditi, perché consapevoli del pericolo che si sta creando, la loro madre lingua originale sta scomparendo e con essa la tradizione, la cultura, l'usanza e il loro modo di fare.

Grazie al vivere in un campo nomadi interculturale si sta perdendo tutti i principi fondamentali della propria famiglia.

Ma soprattutto la microarea e il terreno agricolo di proprietà e la prima opportunità abitativa per tutte quelle persone Sinte che stanno vivendo in una realtà incivile, che abitano con i propri famigliari, bambini, donne e anziani, in accampamenti di fortuna nati al momento senza nessun servizio come acqua, luce e servizi igienici, ma circondati da topi che scorrazzano a destra e a sinistra, rospi e insetti di ogni genere, aree siti in ogni appezzamento di terreno trovato libero, sui marciapiedi delle strade, vicinissimi ai fiumi, nelle campagne e boschi fitti, o in case diroccate e abbandonate, sotto i ponti e tante altre realtà che hanno già causato parecchie disgrazie.

L'abitazione migliore e veramente definitiva per i Sinti in Italia!!

l'abitazione migliore, concreta, definitiva per i sinti principalmente non l'appartamento in centro città come tante persone credono, anche se sembrerebbe di sì, non lo è, i motivi sono di varie nature, questo tipo di abitazione per i Sinti va benissimo ed e stabile fino a che i figli non crescono e si sposano avendo poi i propri figli, infatti tanti genitori che hanno scelto l'appartamento come abitazione, dopo la crescita dei propri figli e alla nascita dei nipoti, vorrebbero uscire per andare a vivere e invecchiare con i propri famigliari in una microarea.

Parecchie famiglie sono state obbligate a fare questa grandissima scelta, solo per poter avere un lavoro e una casa per la propria famiglia allargata, hanno scelto di nascondere, di ripudiare la propria etnia d'appartenenza, non per scelta, ma per sopravvivenza ben consapevoli di dover perdere la propria Tradizione, Cultura, Usanza e la propria Lingua madre, oggi i loro figli non capiscono e non parlano più la propria lingua, grazie al doversi integrare completamente ed essere obbligati a nascondere la propria etnia d'appartenenza, hanno completamente dimenticato i propri valori e principi tenuti in vita dai loro avi per millenni.

Ma mentre queste famiglie, obbligatoriamente hanno scelto di integrarsi completamente, altre famiglie che sono entrate spontaneamente nei appartamenti, hanno voluto perdere questi valori solo perché si vergognavano della propria etnia d'appartenenza, senza capire che era molto più vergognoso perdere e negare la propria etnia d'appartenenza.

Altre famiglie che vivono in appartamenti da moltissimi anni, sono riusciti a tenere e salvaguardare le proprie Tradizioni, Culture, Usanze e la propria lingua madre, si sono adeguate a vivere nei appartamenti, senza dover mai perdere le propri origini, sono riusciti a salvare principi e valori, grazie a dei vicini Gage che hanno capito la loro diversità di culture, tradizioni, usanze e modi di vivere e li hanno accettati rispettando i loro valori convivendoci e lasciandogli le origini.

Ma il come e dove vivere con la propria famiglia allargata o singola, deve essere una scelta propria e condivisa dalla propria famiglia, nessuna famiglia composta da esseri umani deve essere obbligato a dover scegliere di ripudiare la propria famiglia, le proprie tradizioni, culture, lingue e l'etnia d'appartenenza per ottenere un diritto che e di diritto di ogni persona umana e civile di questo mondo.

Perciò l'accesso all'appartamento, al terreno agricolo e alla microarea, deve essere una scelta libera senza essere condizionata, obbligata a accettare delle condizioni speciali.


Dopo avere valutato questi e altri problemi, abbiamo constatato che l'abitazione concreta, sicura e migliore per i Sinti, e quella dei terreni di propria proprietà. Questa soluzione è soprattutto per le famiglie Sinte perché il terreno di proprietà viene sentito come punto di riferimento stabile che si contrappone alla precarietà continua dei campi nomadi.

Nel terreno privato si può vivere con la propria famiglia allargata, potendo scegliere i propri vicini.

Fin ad ora per molte famiglie Sinte che hanno deciso di acquistare dei terreni come realtà di scelta abitativa, ha avuto molto successo, soprattutto perché ha dato la possibilità ad uscire completamente dalla realtà dei campi nomadi, di non essere più succube da altre persone e di dare una possibilità ai propri figli di avere un futuro migliore, dove potere permettere di frequentare tutte le scuole per quello che vorrà fare in futuro, senza doverle cambiare perché scacciati da varie città.

Per questo e altri motivi, tante famiglie Sinti ne stanno seguendo le orme, perché hanno capito che un terreno agricolo di propria proprietà e un futuro certo per i propri figli e nipoti.

Il terreno agricolo di propria proprietà e le microaree famigliari hanno la possibilità di salvaguardare i principi, i valori dei sinti togliendo tantissime famiglie dalla strada dandogli un tetto per coprire i propri figli, perciò bisogna coinvolgere e convincere il governo, la regione, la provincia e il comune ad abbandonare l'idea dei grandi campi nomadi ad adottare il concetto delle microaree e dei terreni privati, inserendo delle modifiche sulla legge dell'edilizia agevolata del Testo unico n. 380/2001, Solo così potremo finalmente arrivare alla fuoriuscita dalle situazioni di precarietà abitativa e eliminare gli accampamenti "obbligatoriamente" abusivi.

Federazione Rom e Sinti Insieme

Articolo Permalink Commenti Oppure (2)  Storico >>  Stampa Stampa
 
Pagine: 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 62 63 64 65 66 67 68 69 70 71 72 73 74 75 76 77 78 79 80 81 82 83 84 85 86 87 88 89 90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 100 101 102 103 104 105 106 107 108 109 110 111 112 113 114 115 116 117 118 119 120 121 122 123 124 125 126 127 128 129 130 131 132 133 134 135 136 137 138 139 140 141 142 143 144 145 146 147 148 149 150 151 152 153 154 155 156 157 158 159 160 161 162 163 164 165 166 167 168 169 170 171 172 173 174 175 176 177 178 179 180 181 182 183 184 185 186 187 188 189 190 191 192 193 194 195 196 197 198 199 200 201 202 203 204 205 206 207 208 209 210 211 212 213 214 215 216 217 218 219 220 221 222 223 224 225 226 227 228 229 230 231 232 233 234 235 236 237 238 239 240 241 242 243 244 245 246 247 248 249 250 251 252 253 254 255 256 257 258 259 260 261 262 263 264 265 266 267 268 269 270 271 272 273 274 275 276 277 278 279 280 281 282 283 284 285 286 287 288 289 290 291 292 293 294 295 296 297 298 299 300 301 302 303 304 305 306 307 308 309 310 311 312 313 314 315 316 317 318 319 320 321 322 323 324 325 326 327 328 329 330 331 332 333 334 335 336 337 338 339 340 341 342 343 344 345 346 347 348 349 350 351 352 353 354 355 356 357 358 359 360 361 362 363 364 365 366 367 368 369 370 371 372 373 374 375 376 377 378 379 380 381 382 383 384 385 386 387 388 389 390 391 392 393 394 395 396 397 398 399 400 401 402 403 404 405 406 407 408 409 410 411 412 413 414 415 416 417 418 419 420 421 422 423 424 425 426 427 428 429 430 431 432 433 434 435 436 437 438 439 440 441 442 443 444 445 446 447 448 449 450 451 452 453 454 455 456 457 458 459 460 461 462 463 464 465 466 467 468 469 470 471 472 473 474 475 476 477 478 479 480 481 482 483 484 485 486 487 488 489 490 491 492 493 494 495 496 497 498 499 500 501 502 503 504 505 506 507 508 509 510 511 512 513 514 515 516 517 518 519 520 521 522 523 524 525 526 527 528 529 530 531 532 533 534 535 536 537 538 539 540 541 542 543 544 545 546 547 548 549 550 551 552 553 554 555 556 557 558 559 560 561 562 563 564 565 566 567 568 569 570 571 572 573 574 575 576 577 578 579 580 581 582 583 584 585 586 587

Titolo
Quest'anno ci saranno le elezioni europee. Ti senti coinvolto:

 Per niente
 Poco
 Normalmente
 Abbastanza
 Molto

 

Titolo
La Newsletter della Mahalla
Indica per favore nome ed email:
Nome:
Email:
Subscribe Unsubscribe

 

********************

WIKI

Le produzioni di Mahalla:

Dicono di noi:

Bollettino dei naviganti:

********************


Disclaimer - agg. 17/8/04
Potete riprodurre liberamente tutto quanto pubblicato, in forma integrale e aggiungendo il link:
www.sivola.net/dblog.
Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza nessuna periodicita'. Non puo' pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001. In caso di utilizzo commerciale, contattare l'autore e richiedere l'autorizzazione.
Ulteriori informazioni sono disponibili QUI

La redazione e gli autori non sono responsabili per quanto pubblicato dai lettori nei commenti ai post.
Molte foto riportate sono state prese da Internet, quindi valutate di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, non hanno che da segnalarlo, scrivendo a info@sivola.net

Filo diretto
sivola59
per Messenger Yahoo, Hotmail e Skype


Outsourcing
Questo e' un blog sgarruppato e provvisorio, di chi non ha troppo tempo da dedicarci e molte cose da comunicare.
Alcune risorse sono disponibili per i lettori piu' esigenti:

Il gruppo di discussione

Area approfondimenti e documenti da scaricare.

Appuntamenti segnalati da voi (e anche da me)

La Tienda con i vostri annunci

Il baule con i libri Support independent publishing: Buy this e-book on Lulu.


Informazioni e agenzie:

MAHALLA international

Romea.cz

European Roma Information Office

Union Romani'

European Roma Rights Center

Naga Rom

Osservazione


Titolo
blog (2)
Europa (7)
Italia (6)
Kumpanija (2)
media (2)
musica e parole (4)

Le fotografie più cliccate


13/12/2019 @ 13:35:50
script eseguito in 163 ms

 

Immagine
 Ricordi, idee, speranze, progetti...... di Fabrizio



Cerca per parola chiave
 

 
 

Circa 10526 persone collegate


InChat: per non essere solo un numero scrivete /n  e poi il vostro nome/nick

< dicembre 2019 >
L
M
M
G
V
S
D
      
1
2
3
4
5
6
7
8
9
10
11
12
13
14
15
16
17
18
19
20
21
22
23
24
25
26
27
28
29
30
31
         
Titolo
blog (506)
casa (438)
conflitti (226)
Europa (986)
Italia (1410)
Kumpanija (377)
lavoro (204)
media (491)
musica e parole (445)
Regole (348)
scuola (335)
sport (97)

Catalogati per mese:
Maggio 2005
Giugno 2005
Luglio 2005
Agosto 2005
Settembre 2005
Ottobre 2005
Novembre 2005
Dicembre 2005
Gennaio 2006
Febbraio 2006
Marzo 2006
Aprile 2006
Maggio 2006
Giugno 2006
Luglio 2006
Agosto 2006
Settembre 2006
Ottobre 2006
Novembre 2006
Dicembre 2006
Gennaio 2007
Febbraio 2007
Marzo 2007
Aprile 2007
Maggio 2007
Giugno 2007
Luglio 2007
Agosto 2007
Settembre 2007
Ottobre 2007
Novembre 2007
Dicembre 2007
Gennaio 2008
Febbraio 2008
Marzo 2008
Aprile 2008
Maggio 2008
Giugno 2008
Luglio 2008
Agosto 2008
Settembre 2008
Ottobre 2008
Novembre 2008
Dicembre 2008
Gennaio 2009
Febbraio 2009
Marzo 2009
Aprile 2009
Maggio 2009
Giugno 2009
Luglio 2009
Agosto 2009
Settembre 2009
Ottobre 2009
Novembre 2009
Dicembre 2009
Gennaio 2010
Febbraio 2010
Marzo 2010
Aprile 2010
Maggio 2010
Giugno 2010
Luglio 2010
Agosto 2010
Settembre 2010
Ottobre 2010
Novembre 2010
Dicembre 2010
Gennaio 2011
Febbraio 2011
Marzo 2011
Aprile 2011
Maggio 2011
Giugno 2011
Luglio 2011
Agosto 2011
Settembre 2011
Ottobre 2011
Novembre 2011
Dicembre 2011
Gennaio 2012
Febbraio 2012
Marzo 2012
Aprile 2012
Maggio 2012
Giugno 2012
Luglio 2012
Agosto 2012
Settembre 2012
Ottobre 2012
Novembre 2012
Dicembre 2012
Gennaio 2013
Febbraio 2013
Marzo 2013
Aprile 2013
Maggio 2013
Giugno 2013
Luglio 2013
Agosto 2013
Settembre 2013
Ottobre 2013
Novembre 2013
Dicembre 2013
Gennaio 2014
Febbraio 2014
Marzo 2014
Aprile 2014
Maggio 2014
Giugno 2014
Luglio 2014
Agosto 2014
Settembre 2014
Ottobre 2014
Novembre 2014
Dicembre 2014
Gennaio 2015
Febbraio 2015
Marzo 2015
Aprile 2015
Maggio 2015
Giugno 2015
Luglio 2015
Agosto 2015
Settembre 2015
Ottobre 2015
Novembre 2015
Dicembre 2015
Gennaio 2016
Febbraio 2016
Marzo 2016
Aprile 2016
Maggio 2016
Giugno 2016
Luglio 2016
Agosto 2016
Settembre 2016
Ottobre 2016
Novembre 2016
Dicembre 2016
Gennaio 2017
Febbraio 2017
Marzo 2017
Aprile 2017
Maggio 2017
Giugno 2017
Luglio 2017
Agosto 2017
Settembre 2017
Ottobre 2017
Novembre 2017
Dicembre 2017
Gennaio 2018
Febbraio 2018
Marzo 2018
Aprile 2018
Maggio 2018
Giugno 2018
Luglio 2018
Agosto 2018
Settembre 2018
Ottobre 2018
Novembre 2018
Dicembre 2018
Gennaio 2019
Febbraio 2019
Marzo 2019
Aprile 2019
Maggio 2019
Giugno 2019
Luglio 2019
Agosto 2019
Settembre 2019
Ottobre 2019
Novembre 2019
Dicembre 2019

Gli interventi più cliccati

Ultimi commenti:
ISTITUZIONE DI MICROCREDITI (economie.finance92@gm...
12/12/2019 @ 08:20:56
Di ANNA
Assistenza finanziaria in 24 ore (assistance.finan...
02/12/2019 @ 11:17:21
Di damien
 

Locations of visitors to this page

Contatore precedente 160.457 visite eliminato il 16/08/08 per i dialer di Specialstat

 Home page © Copyright 2003 - 2019 Tutti i diritti riservati.

powered by dBlog CMS ® Open Source