Rom e Sinti da tutto il mondo

Ma che ci fa quell'orologio?
L'ora si puo' vedere dovunque, persino sul desktop.
Semplice: non lo faccio per essere alla moda!

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Conoscere non significa limitarsi ad accennare ai Rom e ai Sinti quando c'è di mezzo una disgrazia, ma accompagnarvi passo-passo alla scoperta della nostra cultura secolare. Senza nessuna indulgenza.

La redazione
-

Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Fabrizio (del 28/05/2012 @ 09:58:05, in Italia, visitato 1235 volte)

Corriere della Sera LA VIDEOINCHIESTA DI COMUNICARE IL SOCIALE Dopo i recenti fatti di cronaca, parlano i residenti del campo nomadi di Scampia

NAPOLI - "Ci chiamano zingari, ma non è sempre colpa nostra" Scampia, quartiere a nord di Napoli, una lunga scia di rifiuti di ogni sorta segna l’ingresso nel campo rom. Un villaggio di baracche fatte di lamiere e compensato, dove vivono circa 700 persone. Ad accompagnarci Jovanovic Dejan di nazionalità serba da tredici anni in Italia. "Ho quattro figlie femmine – racconta - studiano tutte nella scuola italiana". Nel campo manca la corrente. L’Enel ha staccato per l’ennesima volta l’allaccio abusivo, "un paio di giorni e riattacchiamo - dice Jovanovic – In inverno è più dura per riscaldarci accendiamo nelle stufe la legna presa dai rifiuti. Ci accusano di essere sporchi, che bruciamo i rifiuti, ma vogliamo solo riscaldarci". Per il cumolo di spazzatura all’esterno del campo, Jovanovic precisa: "Non è solo colpa nostra nessuno viene a ritirarla, per questo si creano le discariche". Per quanto riguarda l’integrazione Dejan ha le idee chiare: "E’ una questione di scelta, tra di noi c’è chi si vuole inserire e chi no. C’è chi cerca un lavoro e chi si “arrangia”". Lui, da due anni, è mediatore culturale dell’associazione “Arrevutammoce”, "per quelli come me – aggiunge - che si vogliono integrare è comunque dura: non ci danno la luce e l’acqua. Come i miei figli possono andare a scuola e possono giocare con i bambini italiani se sono sporchi?". "Tu dici che io sono zingaro – conclude Jovanovic – ed è vero, ma se puzzo e scappi è anche colpa tua". Per i suoi figli spera in un futuro migliore del suo: "che siano integrati e possano scegliere la loro strada".

Emiliana Avellino - redazioneweb@comunicareilsociale.com - 23 maggio 2012

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Di Sucar Drom (del 28/05/2012 @ 09:43:40, in blog, visitato 966 volte)

Pescara, una vergogna nazionale!
La situazione è a Pescara è fuori controllo, dopo l'omicidio di Domenico Rigante. Gravi e deliranti le reazioni di un gruppo di ultras del Pescara Calcio ma altrettanto pericolose le parole del Sindaco Masci che getta benzina sul fuoco criminalizzando tutti i circa duemila Cittadini italiani...

Pescara, Amnesty International chiede alle autorità italiane di proteggere i rom dalla violenza
Amnesty International si è dichiarata preoccupata per le notizie relative ai tentativi di compiere attacchi razzisti nella città di Pescara e nei suoi dintorni negli ultimi giorni. Secondo il questore di Pescara, famiglie rom...

Mantova, seminario "Con quali Parole?"
Gli stereotipi sono la modalità più semplice per identificare le minoranze che compongono le nostre società. Ma proprio lo stereotipo è ciò che ci impedisce di vedere nell'altro una controparte di pari dignità. Al contra...

Rom e Sinti, Fornero: uscire da gestione emergenziale
E' necessario ''uscire da una gestione emergenziale dei rom''. Lo ha dichiarato oggi il ministro del Lavoro, Elsa Fornero durante l'audizione in Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani del Senato in merito al Tavolo...

Pescara, sciacallaggio politico ai danni della popolazione romanì
L’Associazione Culturale Thèm Romano ONLUS nella persona del suo Presidente Santino Spinelli esprime tutto il suo disappunto e il suo stupore nell’apprendere che l’Amministrazione Comunale di Pescara e la locale sezione del PDL, fomentan...

Parlamento italiano: sì al riconoscimento delle lingue rom e sinte
Otto minuti fa l'ANSA ha lanciato la notizia che attendevamo da anni: Sì al riconoscimento delle lingue rom e sinte tra le minoranze linguistiche...

Rom e Sinti: oggi in Parlamento il primo passo verso il riconoscimento
Oggi pomeriggio la Commissione esteri della Camera dei Deputati ha votato a maggioranza l'emendamento presentato dall'On Matteo Mecacci, deputato Radicale - Pd, per riconoscere lo status di minoranze linguistiche ai Cittadini italiani sinti e rom...

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Di Fabrizio (del 27/05/2012 @ 09:23:27, in Kumpanija, visitato 1457 volte)

Una rassegna gastronomica rom-balcanica promossa dagli allievi del corso organizzato dalla Fondazione Anna Ruggiu onlus.

I piatti della tradizione Rom balcanica per conoscere e integrare la comunità presente a Cagliari. È l'iniziativa che, per tre giovedì consecutivi a partire dal 30 maggio, vedrà protagonisti nel capoluogo sardo un gruppo di donne e ragazze rom, a conclusione di un lungo corso organizzato dalla Fondazione Anna Ruggiu onlus che comprendeva, tra l'altro, un seminario in materia di confronto culinario interculturale realizzato con l'Istituto alberghiero Antonio Gramsci di Monserrato.

La manifestazione, che si svolgerà in via Carloforte 76, vedrà proposto un menu con specialità balcaniche: dagli antipasti (salame bovino, carne secca bovina, formaggi, parica farcita con verza), ai primi (pita con spinaci e ricotta, pita con cipolla, patate e carne, oppure ancora pita con patate e cipolla). Poi per secondo il gulash e per dolce l'hurmasice capavce. Un menu tipico della cultura rom, accompagnato da bevande del commercio equo e solidale, fornite dalla Bottega di Sucania.

Per Lusia Milia, una degli gli organizzatori, si tratta di "sperimentare un approccio non convenzionale con gli appartenenti a questa antica cultura. Approccio inconsueto e sicuramente più interessante rispetto allo stereotipo che accompagna la presenza degli appartenenti a questa etnia nella nostra città".

(Red.)

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Di Fabrizio (del 26/05/2012 @ 09:25:37, in Europa, visitato 1409 volte)

Termometro Politico I rom nell'Europa orientale, ovvero come ti demonizzo il diverso - Pubblicato il 22 maggio 2012 da EaST Journal - di Simona Mattone, da Bucarest

L'otto aprile è stata la giornata internazionale dei Rom e dei Sinti. In ogni paese le giornate internazionali hanno odori diversi. Profumano di vittoria, o di sconfitta. A volte di superfluo. Bucarest, capitale del paese con la più numerosa popolazione rom, ha proposto una giornata di documentari e di informazione. In un cinema, un po' d'altri tempi, senza molta pubblicità. Una ventina di ragazzi, due o tre teste bianche e lo schermo. Passano le ore, e le storie si intrecciano. Ragazzini che arano campi - si parla di garantire l'accesso scolastico a tutti-, e roulotte che cercano di raggiungere la Francia, ancora, dopo l'ennesima espulsione, perché "qui in Romania non si può più stare". C'è un villaggio di 700 persone, costruito al confine tra due distretti, che non riceve né acqua, né luce. Né documenti. Se non quelli temporanei, concessi occasionalmente da qualche partito in vista delle elezioni, e poi ritirati.

E' chiaro: la considerazione dei rom è pessima. L'informazione è pessima. Ci si dimentica spesso che sono uomini. Anche qui, dove la maggior parte non vive in baracche, ma lavora, svolgendo le professioni più umili. Nei più casuali dialoghi con la gente, uno straniero in Romania viene informato della differenza tra romeni e rom, almeno una volta al giorno. "Non siamo gypsies, non siamo tigani, non siamo zingari. Noi non rubiamo". L'immagine è senza dubbio quella proposta dai media. La capacità dei media romeni di influenzare l'opinione pubblica lavora su costruzione e diffusione di stereotipi negativi riguardanti i rom.

Una ricerca condotta quasi dodici anni fa dall'Accademia Catavencu è ancora rilevante, ci mostra come il gioco sia sempre lo stesso: si demonizzano la povertà, le tradizioni ed i costumi, ed il collegamento tra criminalità ed etnia rom è diretto. E poi c'è la mafia tiganeasca. Fa quasi sorridere sentire una donna rom parlare di un vicino poco simpatico apostrofandolo come "zingaro".

Ci sono 12 milioni di rom in Unione Europea. Non hanno un paese d'origine, e la maggior parte ha ormai messo le proprie radici nell'Europa balcanica. Ma chi sono davvero, e da cosa scappano?

Dal rapporto 2009 di EU-MIDIS, indagine condotta dall'Agenzia dei Diritti Fondamentali sulle minoranze europee, emerge che la popolazione Rom raggiunge i più alti livelli di discriminazione nei Paesi dell'Est Europa. Intolleranza accentuata dall'eredità socialista, ma ben più antica.



In Repubblica Ceca si è riportato il livello di discriminazione più alto, un 64%. I rom in Bulgaria e in Romania se la passano meglio, dicono le statistiche. Solo il 4% dei Rom in Grecia completa l'educazione primaria. Anche nei paesi dove l'analfabetismo non è fra i maggiori problemi, la proporzione di quelli che decidono di continuare gli studi è preoccupantemente bassa.

Anche se con un solo rappresentante di origini rom a Bruxelles, diversi progetti sono stati promossi dal Concilio d'Europa e dalle Commissioni Europee incaricate, per l'abbattimento di pregiudizi, attraverso il sostegno di politiche di integrazione ed inclusione. Tutto dovrebbe partire dall'istruzione. In questo particolare contesto sociale garantire l'accesso all'istruzione alle nuove generazioni non è scontato, né altrettanto sufficiente. Qualora i bambini rom abbiano la possibilità di frequentare le scuole, nella maggior parte dei casi vengono indirizzati in strutture solo per rom, con bassa qualità di insegnamento, o raggruppati in classi separate. Addirittura in scuole speciali, per disabili, provocando facilmente l'abbandono degli studi. Questo è un messaggio profondamente diseducativo anche per chi rom non è. La segregazione ha una doppia faccia: impedisce il contatto tra le diversità, in un contesto neutro.

Ed ecco un Est, emarginato dalla visione eurocentrica che lo definisce come produttore di lavavetri e campi nomadi - già la parola campo dovrebbe farci sobbalzare - che emargina. I rom nei loro villaggi, gli altri nelle loro città. Società parallele, all'Est come all'Ovest, al Nord come al Sud.

Da EastJournal

East Journal è un progetto di giornalismo partecipativo che nasce dal basso, fatto da giovani e senza fini di lucro. East Journal è una testata registrata presso il Tribunale di Torino, n° 4351/11, del 27 giugno 2011. I contenuti sono condivisi con Termometro Politico grazie alla partnership nata da marzo 2012 tra le due testate giornalistiche. Il nostro obiettivo è quello di raccontare la "nuova" Europa, quella dell'est, che rappresenta il cuore antico del vecchio continente. La cultura e la storia ci insegnano la comune appartenenza. L'europeismo critico è dunque una nostra vocazione. Tra i nostri temi più cari figurano poi la tutela delle minoranze, l'analisi dell'estremismo di destra, la geopolitica energetica, il monitoraggio del crimine organizzato transnazionale.
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Di Sucar Drom (del 25/05/2012 @ 13:11:20, in Kumpanija, visitato 1693 volte)

Erasmo Formica (ultimo a destra)

Un grave lutto ha colpito la comunità sinta italiana, ieri sera è mancato Erasmo Formica, Presidente dell'associazione Sinti Italiani di Pavia e Tesoriere nazionale della Federazione Rom e Sinti Insieme.

Tutta Sucar Drom si stringe alla famiglia in questo momento di grande dolore.

Ciao Erasmo, rimarrai sempre nei nostri cuori
Yuri, Carlo, Barbara, Davide, Bernardino, Luca, Denis, Vittoria, Stefano, Elena, Matteo, Melody, Giulio e Manuel


    Mi unisco al dolore di Sucar Drom e di tutta la comunità pavese. Erasmo era davvero una persona aperta e intelligente. Chi ha potuto conoscerlo è stato fortunato.
    Fabrizio Casavola
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Di Fabrizio (del 25/05/2012 @ 09:21:59, in Europa, visitato 1050 volte)

Da Roma_ex_Yugoslavia

Ostojic e la popolazione rom: il razzismo sotto la coperta della democratizzazione sociale - di Nataša Zecevic

Medjimurje sarebbe una zona sicura se non ci fossero gli atti criminosi commessi dai Rom. Questa è stata una dichiarazione razzista del ministro degli interni Ranko Ostojic, durante la sua visita a Mejdimurje.

Sì, dando fondo al suo razzismo, Ostojic ha detto che circa il 50% dei reati nella zona sono stati commessi dai Rom. Ma, se loro ne hanno commesso circa il 50%, chi ha commesso l'altro 50%? Forse scoiattoli, ratti, gatti, cani, piccioni o passeri?

- Rispetto i diritti umani di tutte le minoranze nazionali di Croazia, ma devo sottolineare che oltre il 50% delle violazioni di proprietà nell'area di Medjimurje sono commesse dalla minoranza nazionale rom. Se non ci fossero simili reati, il distretto di Medjimurje sarebbe uno dei più sicuri in Croazia - ha detto il ministro.

Se una simile dichiarazione fosse stata fatta dall'ex ministro Tomislav Karmarko, la maggior parte dei cittadini e gli altri iscritti all'SDP (i socialdemocratici, ora al governo, storici avversari del partito di destra HDZ, ndr.) avrebbero probabilmente immaginato convogli in fila in cui la gente di Karamarko blindava i Rom per deportarli oltre confine, dove non potessero più rubare o diffondere sporcizia. Perché, così agiscono i Rom a Medjimurje.

Ma se il 50% dei reati contro la proprietà sono commessi da Rom, credo che allora l'altro 50% viene commesso da Croati, i cosiddetti "non-Rom".  E, come sembra, ciò è assolutamente regolare per il ministro Ostojic. Nessun problema o motivo per agitarsi. Cioè, i Croati - i "non-Rom" hanno il diritto di rubare ai Croati - ai "non-Rom". Pero i Rom non hanno il diritto di rubare ai Croati - "non-Rom".

Secondo questa affermazione, Ostojic manderà più pattuglie di polizia negli insediamenti rom, per impedire il diffondersi del crimine rom. Ma, come afferma, non trasformerà in ghetti gli insediamenti rom.  Non sarebbe etico, penso. Nonostante la dichiarazione che Medjimurje sarebbe un posto sicuro per vivere, se non ci fossero i crimini commessi dai Rom.

Il reale significato della dichiarazione di Ostojic, che Medjimurje sarebbe un posto sicuro se non ci fossero i ladri zingari, e puro razzismo come non sentivamo da tempo. E viene da un ministro croato. Con questa dichiarazione Ostojic ha danneggiato il suo governo, discriminando inoltre una specifica minoranza ed allargando la differenza tra "noi" e "loro". Non solo discriminandoli, ma anche stigmatizzandoli. Cos'altro potrebbe essere un Rom, se non un ladro? [...]

Ma scegliendo quel tipo di discorso, sarebbe stato interessante notare: quanti di "loro", ad esempio, lavorano nel dipartimento di polizia? Quanti di "loro" hanno terminato la scuola dell'obbligo? Quanti di "loro" hanno commesso un omicidio nel centro di Zagabria alle 20.30 (penso sia QUESTO: pagina in croato, ndr.)? Quanti di "loro" sono iscritti all'SPD? Quanti di "loro" vivono dell'assistenza sociale e quanti di "noi" vivono dell'assistenza sociale?

Per finire, da quando il furto ha uno stigma nazionale? Visto che il furto più grande di questo stato fu commesso sotto la copertura di una stigma nazionale, e non rom.

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Di Fabrizio (del 25/05/2012 @ 09:02:51, in scuola, visitato 952 volte)

23/05/2012

Nei periodi di crisi sembra che tutto crolli, ogni certezza, ogni verità, e basta poco per cadere nella psicosi, cercando il colpevole di un male che non c'è dato vedere, ma solo temere.

Ci risiamo, Il 12/12/12 s'avvicina, i profetici maya incombono, la terra trema, riaffiorano i Gog e Magog del terrorismo di stato e il tutto in un clima per niente tranquillizzante per la crisi economica in atto. In questo scenario d'altri tempi, di quelli dove si bruciavano le donne solo perché avevano i capelli rossi o si perseguiva chi solo voleva essere libero, ritroviamo l'atavica paura nei confronti dei diversi, dei nomadi, dei Rom.

È successo nei giorni scorsi a San Sebastiano al Vesuvio. Un gruppo di madri si è presentato presso la locale scuola primaria, al plesso Capasso di Via degli Astronauti, chiedendo ad alcune maestre le ragioni di un presunto accesso di "zingari" nei locali scolastici. Le insegnanti cascano dalle nuvole e rassicurano le donne che a scuola non entra nessuno senza permesso e tanto meno si è riscontrato l'accesso di sconosciuti più o meno ascrivibili all'etnia in questione. Le mamme, non paghe della spiegazione, insistono: "Voi volete ce lo nascondere!" e una di queste spiega che la figlia, lo scorso venerdì, era stata graffiata da un bambino "zingaro" accompagnato dalla madre nella stessa scuola. Le insegnanti trasecolano ma rassicurano che nulla di tutto ciò è accaduto, aggiungendo la probabilità del fatto che la bambina abbia frainteso l'accaduto, confondendosi, magari anche guidata dalla reiterata usanza di minacciare i nostri bambini col fatidico sopraggiungere degli "zingari", per portarli via chissà dove e come.

Già la scorsa primavera avevamo sottolineato di come stesse circolando ancora una volta il presunto "codice segreto degli zingari" (leggi) e di come questo non fosse altro che una leggenda metropolitana. Ma sta di fatto che questo, in un modo o nell'altro, gode ancora di una notevole reputazione "lo hanno detto anche le Iene!" e questo basta a metter da parte ogni logico e opportuno dubbio, legato a un sempre più raro buon senso. I forum dei social network sono pieni di dispute a riguardo, dove si formulano le ipotesi più improbabili e fantasiose; testate nazionali come la redazione palermitana di Repubblica non evita di dare man forte a questo luogo comune e non manca su facebook chi augura le bombe di Brindisi ai campi Rom (vedi).

La crisi crea anche di queste cose e nel momento in cui vengono a cadere le nostre certezze, sul nostro benessere, sulla nostra sicurezza, aumentano quelle sul nemico occulto che ci ascolta, che ci controlla per colpirci alle spalle e quando meno ce l'aspettiamo. Chi meglio di uno "zingaro" può toglierci quello che ci è più caro? Chi meglio di uno "zingaro" si presterà all'irriducibile odio di massa e non troverà quasi nessuno a prenderne le parti?

E intanto loro continuano nella minuziosa opera di decompositori del nostro pattume, come instancabili formiche vanno avanti laboriosi, anche quando li cacciamo via per colpe mai commesse o non differenti dalle nostre. Ritornano e riprendono la loro instancabile opera di riciclaggio, si sporcano le mani, là dove noi non osiamo più metterle, vivono in luoghi che noi non osiamo neanche più pensare e forse anche questo ce li rende più invisi, forse ci ricordano da dove veniamo.

Certo che se degli adulti e vaccinati cittadini sansebastianesi, l'anno scorso, hanno scambiato una pattuglia di carabinieri in borghese per degli "slavi dall'atteggiamento sospetto", allora possiamo senz'altro giustificare la povera bambina, purtroppo suggestionata dalle ancestrali paure materne.

Autore: Ciro Teodonno

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Di Sucar Drom (del 24/05/2012 @ 09:41:07, in Italia, visitato 1112 volte)

Oggi (ieri ndr.) pomeriggio la Commissione esteri della Camera dei Deputati ha votato a maggioranza l'emendamento presentato dall'On Matteo Mecacci, deputato Radicale - Pd, per riconoscere lo status di minoranze linguistiche ai Cittadini italiani sinti e rom.

La Federazione Rom e Sinti Insieme, insieme all'associazione Sucar Drom, ringraziano l'On Matteo Mecacci e tutti i Parlamentari della Commissione esteri che hanno votato a favore delle minoranze sinte e rom, in sede di ratifica della Carta Europea delle lingue regionali.

Esprimiamo rammarico per il parere contrario espresso dal Governo italiano, attraverso il Ministero dell'Interno. Speriamo che tale parere sia cambiato quando la norma arriverà in Aula.

Rom e Sinti chiedono da anni al Parlamento italiano il riconoscimento dello status di minoranze storiche linguistiche, in base all'articolo 6 della Costituzione italiana. Il 9 novembre scorso la Federazione Rom e Sinti Insieme ha promosso una manifestazione proprio per sensibilizzare i Parlamentari italiani. Oggi possiamo affermare che un passo importante per il riconoscimento è stato fatto. Grazie!

Yuri Del Bar, Presidente della Federazione Rom e Sinti Insieme
Barbara Nardi, Presidente dell'associazione Sucar Drom

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Di Fabrizio (del 24/05/2012 @ 09:38:44, in casa, visitato 1326 volte)

Vorrei capire e non è facile... se in quel manifesto avessero scritto FUORI DALLE CASE POPOLARI I DELINQUENTI, il PDL avrebbe comunque mantenuto gli impegni, e non si sarebbe perso il senso di "destra" (serietà, sicurezza, difesa della proprietà privata) che pervade il manifesto.

Nessuno si è mai azzardato a dire che se uno è delinquente (che sia Rom o meno) non va messo al gabbio.

Ma... che senso può avere, nell'Italia che vorrebbe riappacificare fascisti e combattenti per la libertà (perché dopo 70 anni, la memoria per qualcuno è un lusso), un partito, senza il quale il governo non si reggerebbe, che si IMPEGNA, tra l'altro, a mandare i Rom fuori dalle case popolari? Essere di destra significa anche avere CORAGGIO, ditelo chiaramente cosa pensate: ROM = LADRI! O nooo? Volete mantenere il piede in due scarpe: democratici MA ANCHE razzisti?

Insomma, PDL CHE SI IMPEGNA, oltre alle parole ce l'avete un po' di COERENZA? Diteci, per favore, dove li vorreste mettere tutti questi ROM DELINQUENTI (extracomunitari a Pescara non potete dirlo, purtroppo per voi)?

Ragioniamo sulle cifre: 2.000 presenze rom su oltre 123.000 abitanti: non ditemi che siete voi gli assediati. Ma torniamo al dove metterli: tutti in galera? Non mi risulta che queste pensioni (a spese dello stato, ricordatelo) abbiano così tanti posti liberi, anzi mi risulta che da quelle parti sia sempre ALTA STAGIONE.

Nelle case popolari, giammai! E allora, continuo a non capire, perché se uno di loro si sistema altrove, sento parlare delle VILLE DEGLI ZINGARI?

Allora, lasciamoli marcire in un bel CAMPO fuori città, con baracche, container, telecamere a circuito chiuso e sistema fognario che reggerà (se va bene) due settimane? Dite che una roba simile l'hanno già inventata e non funziona?

Che poi, Pescara la conosco poco, ci sono stato una volta sola ospite di un convegno di un'organizzazione rom locale. Allora l'amministrazione era di colore opposto, mi stupì l'assenza quasi totale del resto della popolazione (rappresentanti istituzionali compresi), se si esclude un piccolo gruppo di Forza Nuova che si era imbucato per provocare. Ecco, forse loro avevano una soluzione: un bel rogo come nei vecchi tempi, e con qualche portacenere pieno avrebbero risolto la situazione. ANZI NO: neanche i nazisti (che rispetto a quei maccheroni di Forza Nuova, se si mettevano in testa una cosa, tiravano dritto) sono riusciti a risolvere il problema.

Un consiglio, PDL di Pescara: siate seri, impegnatevi ma usate il cervello, e non tentate di superare Hitler da destra (che c'è il rischio di capottarsi con un sorpasso azzardato)...

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Di Marylise Veillon (del 23/05/2012 @ 09:46:39, in Europa, visitato 1186 volte)

Da Roma_Francais

I rom di "L'Echat" si preparano a fare le valigie

Nell'aspettativa di un'espulsione, la quarantina di rom installati nei pressi di Créteil L'Echat, vicino all'A86, sperano in un ulteriore prolungamento di scadenza, sostenuti dall'avvocato Jérome Karsenti, che difende anche i rom di Sucy-en-Brie. La loro storia è da una parte singolare e dall'altra similare a quelle degli altri rom installati di qua e di là nel dipartimento.

Testimonianza:
2La mia famiglia è arrivata in più momenti. Mio padre è partito dal nostro villaggio che si trova a pochi chilometri da Timisoara, da ormai 20 anni. Io e i miei fratelli, l'abbiamo raggiunto dopo. Poi abbiamo avuto figli. Mio padre ha provato a ottenere documenti. E' andato al tribunale, ma la sua richiesta non ha ottenuto nessuna risposta positiva," racconta Christi, padre di due bambini.

Christi, a destra della foto, con suo padre, a sinistra

La scuola gratuita

La scuola gratuita francese è una delle loro motivazioni per restare qui. Delle 43 persone che hanno stabilito il proprio domicilio su questo terreno dismesso, i sei bambini (tra i 4 e i 9 anni) vanno a scuola. Cinque fratelli provengono dalla stessa famiglia. "In Romania, lo studio è a pagamento. Siamo qui per dare la possibilità ai nostri bambini di andare a scuola. Certo, i bambini percepiscono la differenza con i loro compagni che vivono in appartamenti, ma sanno anche di non avere la scelta. Mio fratellino che studia al liceo Victor Hugo è il primo della classe, anche se sono soltanto due anni che si trova in Francia. Vuole diventare avvocato. Non so se potrà farcela. Ma lo spero."

A Maria e Cassandra, che hanno 10 e 11 anni e che hanno lasciato il loro paese soltanto due anni fa, la Romania manca, benché dicono di amare anche la Francia. Mona, 38 anni, sembra persa. E' arrivata in Francia due settimane fa, conosce soltanto due-tre parole di francese, e non ha lavoro. Marish, 60 anni, è stufa. "E' la vita che mi ha invecchiata prematuramente. Ho lasciato la Romania dieci anni fa, a causa della crisi. Guardate dove viviamo... Trovate queste condizioni decenti? Ho passato la mia vita a elemosinare, e sono passata per una decina di campi... mi sento stanca di questa vita errabonda!"

E' più di un anno che la famiglia si è sistemata qui. Prima, stavano vicino all'incrocio di Créteil, nella zona industriale. A ottobre hanno ricevuto un avviso di espulsione, ma è stato aggiornato. Non hanno ricevuto nessun avviso fino a questo martedì 15 maggio. "In tribunale, c'è un uomo che dice di averci visti saltare il muro per andare nel deposito che si trova accanto. Mi ha fatto ridere. Non siamo mica dei Ninja! Si, c'è gente che chiede l'elemosina, ma facciamo quel che possiamo. Visto che siamo senza documenti, bisogna lavorare al nero. La maggior parte degli uomini lavorano con i rottami. Alcuni sono musicisti di strada. A volte le donne fanno le pulizie a casa della gente, a volte chiedono l'elemosina. Due settimane fa, quattro di loro sono ritornate in Romania, mendicavano spesso con i loro bambini. Questo non ci piace, ma è così," aggiunge Christi.

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