Rom e Sinti da tutto il mondo

Ma che ci fa quell'orologio?
L'ora si puo' vedere dovunque, persino sul desktop.
Semplice: non lo faccio per essere alla moda!

L'OROLOGERIA DI MILANO srl viale Monza 6 MILANO

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L'essere straniero per me non è altro che una via diretta al concetto di identità. In altre parole, l'identità non è qualcosa che già possiedi, devi invece passare attraverso le cose per ottenerla. Le cose devono farsi dubbie prima di potersi consolidare in maniera diversa.

Wim Wenders
-

Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Fabrizio (del 10/07/2013 @ 09:06:24, in lavoro, visitato 1023 volte)

Un articolo di Ilaria Sesana, su CORRIEREIMMIGRAZIONE. A parte la partecipazione emotiva dell'autrice, non racconta molto di nuovo e non entra nel merito delle soluzioni possibili. Utili i dati su una catastrofe ecologica, che comunque sentiamo lontana, come se il Ghana fosse su un altro pianeta. Non è l'ecatombe di Bhopal, per fare il primo esempio che mi viene in mente, ma un avvelenamento, vittime e carnefici assieme; lento e progressivo e soprattutto silenzioso.

Succede però qualcosa che fa impazzire il quadro informativo: situazioni simili le viviamo anche in Italia, ad esempio in quella parte di Campania che difatti è stata rinominata "Terra dei Fuochi", o in quei campi rom dove nell'indifferenza o nell'inazione totale la vita si svolge proprio come nel sobborgo di Accra. E un fenomeno che altrimenti passerebbe sotto silenzio, ci indigna quando ce lo ritroviamo sotto casa.

Omertosi i Rom, per paura di perdere l'unica fonte di reddito, complici molti non-rom che forniscono la maniera prima da smaltire, agli altri non rimane che protestare - anche animatamente - ma senza una soluzione a portata di mano.

Questo il video girato da Ilaria Sesana, se qualcuno volesse farlo circolare, soprattutto tra i Rom (non credo cambierà niente, ma cos'altro si può fare?).


capita a fagiolo: Uomini come topi. Spazzatour, il campo di zingari in una discarica abusiva - di Maria Ferdinanda Piva, su  

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Di Fabrizio (del 11/07/2013 @ 09:06:32, in blog, visitato 1874 volte)

Non c'è molto da scrivere in questi giorni, ma farà piacere a chi di voi vuole imparare qualcosa sul romanés di trovare un blog apposta. A prima vista. ha un aspetto simpatico, è adatto anche ai lettori più giovani, e oltre alla linguistica e al dizionario, riporta diverse sezioni riguardo vita, usi e costumi dei Rom. Il blog è opera di un autore macedone, ma è in inglese.

Con l'avvertenza di non prendere come "oro colato" quanto troverete: i Rom parlano una lingua che ha caratteristiche comuni dovunque (insomma, ci si intende dappertutto), ma divisa in migliaia di dialetti e con imprestiti linguistici-culturali i più diversi. Il mio consiglio spassionato: una lingua, la sua storia, la storia di chi la parla, non si imparano sui libri o in internet, bisogna parlare e conoscere le persone; perché una cosa sono le "categorizzazioni ufficiali", altro il mondo spurio e indefinito che cambia di continuo.

L'anno scorso, più o meno di questo periodo, pubblicai un breve dizionario apparso su di un sito turco, parole e concetti molto simili a quelli che adoperano anche i Rom in Italia.

Infine, per il lettore che non deve chiedere mai:

testato da Daniele, della redazione.

Viene sempre dalla Macedonia, e mi scrisse l'autore un po' di anni fa:

    11 Novembre 2004 - Egregio sig. Casavola. Sono il Dott. Trajko Petrovski (trajkopetrovski@Yahoo.com), sono esperto della lingua Rom, etnologia e storia. Lavoro nell'Istituto di folklore a Skopje, R. Macedonia. Fino ad ora ho pubblicato vari saggi e articoli del campo dell'etnologia e del folklore. Ho anche partecipato con rapporti della sfera del folklore, linguistica e dell etnologia.
    Ho pubblicato molti libri sulla vita dei Rom e quest'anno ho pubblicato un dizionario rom-italiano, italiano-rom con la grammatica della lingua Rom.
    Il dizionario contiene 40.000 parole ed è molto pratico e usabile in tutta Italia e l'Europa. Il dizionario ha 600 pagine. Costa 15 euro più 5 euro di tassa postale.
    Se comprate più di cinque (5) dizionari il prezzo è di 13 euro per uno.
    Sono sempre e vostra disposizione per collaborazione.
    [...]
    Cordiali saluti
    Dott.Trajko Petrovski

DIVERTITEVI!

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Di Fabrizio (del 12/07/2013 @ 09:02:52, in casa, visitato 1130 volte)

Non risolverà tutti i problemi, ma è una "pezza" semplice e pratica... quindi nessuno ne approfitterà! Ma se qualche Rom o qualche Sinto volesse tentarci...

Problema di spopolamento? Alcuni Comuni lo risolvono così - Scritto da Angela Iannone | Yahoo! Finanza - lun 8 lug 2013 17:50 CEST

L'unica cosa "buona" della crisi è il livello di inventiva e creatività che si attiva nelle persone, pronte a fare di necessità virtù per risolvere ogni problema.
L'inventiva viene soprattutto dai piccoli borghi italiani che, soffocati dalla morsa del Patto di Stabilità, dalle ristrettezze economiche e dalle poche risorse sul territorio, hanno dato libero sfogo alla fantasia.

Una delle ultime iniziative anti-crisi, non soltanto economica, viene da Sadali, piccolo paese dell'entroterra sardo: qui il sindaco del Comune, per contrastare il fenomeno dello spopolamento - e quindi per risolvere un problema di erario - si è inventato un interessante progetto.
Alle giovani coppie che decideranno di andare a vivere in maniera stabile in questo borgo di poco più di 900 anime in provincia di Cagliari, l'amministrazione comunale darà un buono spesa mensile di 200 euro, per due anni. Ad una condizione: il paese di provenienza deve avere più di 3mila abitanti, altrimenti, come un cane che si morde la coda, si popola un centro ma se ne svuota un altro.
Il progetto del sindaco Romina Mura è iniziato verso la fine del 2010 e ad oggi la popolazione è aumentata da 928 a 958 abitanti, non una cosa da poco "per un paese che si è spopolato ininterrottamente dagli anni ’60 in poi" spiega il primo cittadino. Anzi, un successo: trenta persone in più "equivalgono più o meno a un incremento del tre per cento".

Il bonus mensile è un toccasana sia per il problema abitativo di Sadali sia per l'economia locale: la quota elargita infatti può essere spesa esclusivamente nel territorio comunale, un meccanismo semplice per far girare l'economia. Non solo: i nuovi abitanti, per lo più giovani coppie sposate, con esperienze professionali che vanno dall’artigianato all’agricoltura, stanno rivitalizzando il territorio anche dal punto di vista culturale e pratico, riappropriandosi di orti abbandonati e dando il via a nuove forme di agricoltura e di consumo responsabile e biologico.

Sadali non è l'unico Comune ad adottare un particolare stratagemma per combattere lo spopolamento. A San Giovanni d’Asso, un borgo di 900 abitanti in provincia di Siena, l’amministrazione comunale nel 2011 dava un contributo di 300 euro, da investire nell'affitto di un appartamento, a tutti quelli che decidevano di prendere la residenza lì. Da allora, però, l'esperimento pilota non è stato però rinnovato, sia per una questione economica "non l’abbiamo rinnovato per mancanza di fondi", ammette il sindaco, sia perché le famiglie che fanno domanda di trasferimento chiedono anche un lavoro, un'occupazione. Perché la casa è tanto, sì, ma non è tutto.

"Dai un pesce a un uomo e lo nutrirai per un giorno. Insegnagli a pescare e lo nutrirai per tutta la vita", recita un antico proverbio cinese. Così, se qualche Comune garantisce un tetto, altri preferiscono dare un'occupazione che renda i neo abitanti autonomi. Succede a Quiliano, in provincia di Savona, dove il sindaco ha deciso di affidare in concessione gratuita alcuni terreni da coltivare. La selezione avviene attraverso un bando pubblico e il vincitore ha il compito di curare - a tempo indeterminato - la raccolta dei frutti e fare manutenzione.

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da Settegiorni Settimanale - blog di RINO PRUITI 12 luglio 2013

Villette con piscina e statue d'epoca, ma anche attività artigianali e sfasciacarrozze: è quanto sorto, in piena abusività, in un lembo di terra del Parco agricolo sud Milano a Buccinasco, in via dell'Industrie, nei pressi del campo sinti del quartiere Terradeo. Ma i sinti non c'entrano proprio nulla: gli abusi sono tutti opera di cittadini italiani sulle cui attività si sono accesi i fari della Polizia locale.

Nella mattinata di martedì 9 luglio, infatti, agenti, tecnici comunali ed esponenti dell'Amministrazione hanno fatto visita all'area – dove è prevista la nascita del Cangattile di Tom&Jerry – per effettuare controlli specifici. "L'Amministrazione non intende tollerare tali situazioni di abuso – ha spiegato Rino Pruiti, assessore alla Tutela ambientale – per giunta all'interno del Parco agricolo sud Milano: questa non è terra di nessuno e deve essere ripristinata la legalità, i manufatti dovranno essere abbattuti e tutta l'area ripulita e restituita alla sua naturale destinazione agricola. Tutti i cittadini, anche i proprietari dei vari terreni di questa zona, non possono comportarsi come se vivessero in un paese senza regole con le proprie leggi e i propri codici di comportamento".

Terminate tutte le verifiche della Polizia locale, l'Ufficio edilizia privata notificherà a chi ha commesso abusi le opportune ordinanze per il ripristino dei luoghi emesse dal sindaco Giambattista Maiorano e per chi non dovesse ottemperare agli obblighi, sono previste conseguenze penali. Interpellata anche la Polizia provinciale per la tutela ambientale del territorio del Parco.

Dal proprio blog personale, Pruiti riporta anche il malcontento che la visita dell'Amministrazione avrebbe suscitato in almeno una delle persone che in quel momento si trovava nell'area, dove sorgono anche numerosi orti privati. "Ecco, quando non sanno cosa fare queste m... vengono qui a rompere i c... Le fotografie andate a farle a casa vostra bastardi": queste le parole con cui la delegazione, racconta Pruiti, sarebbe stata accolta.

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Di Fabrizio (del 14/07/2013 @ 09:09:38, in casa, visitato 955 volte)
    Ostia - Riceviamo e pubblichiamo da Paula de Jesus, urbanista del Laboratorio urbanistico del municipio X: "I campi nomadi costituiscono quella che è definita l''urbanistica del disprezzo', che impiega aree prive di valore e che presto diventano nuovi luoghi di emarginazione. Gestire l'emergenza abitativa è una cosa, gestire i nomadi un'altra"



"Grazie al Pd dell'attuale X Municipio si apre un nuovo capitolo dell'emergenza abitativa a Roma: l'edilizia per i Rom. In poche parole, casa e lavoro diventano i due elementi base per risolvere un annoso problema sociale e di integrazione, ingigantito dalle scelte sbagliate della sinistra e affrontato con inutili e costosi sgomberi da parte della destra. Così, dopo il fallimento di Alemanno con i campi Rom, si parla in questi giorni di trovare aree "per realizzare villaggi temporanei", cioè campi Rom che poi diventano definitivi, e si portano avanti 'soluzioni alternative'. Come i programmi di autocostruzione: dare ai Rom case e cascine da ristrutturare. Il pretesto è la sistemazione di poche decine di famiglie insediatesi nella modesta pineta delle Acque Rosse ad Ostia, minacciate da una serie di microincendi estivi. Una pineta, quella delle Acque Rosse, da sempre sede di insediamenti abusivi e non solo Rom. La decisione politica è quella di Emanuela Droghei (Pd), Assessore alle Politiche Sociali del X Municipio e moglie del capogruppo Pd in Campidoglio, Francesco D'Ausilio. Inquietante la sua dichiarazione: "opereremo in tempi strettissimi".

La Droghei non solo ignora problemi urbanistici, igienico-sanitari e legati al turismo, ma ancor peggio ignora realtà locali come quella della Caritas che, sponsorizzata da SeL, Pd e in collaborazione con la facoltà di architettura di Roma Tre, sta portando avanti per i Rom un progetto di autocostruzione e di formazione professionale ad Acilia. Eppure. non più di un anno fa l'attuale capogruppo Pd del X Municipio, Giuseppe Sesa, in qualità di 'esperto' Pd per le politiche sociali sosteneva: "Non c'è alcuna volontà di risolvere il problema dell'emarginazione alla radice", contestando le scelte di Alemanno. Oggi, al governo del Municipio, Sesa dimentica quello che aveva detto: il problema dell'emarginazione rimane e la Droghei si adopera per consumare ulteriore suolo. Non ci sono strumenti urbanistici che contemplino la bizzarra soluzione della Droghei del 'villaggio temporaneo' a meno che la Droghei non voglia risolvere in forma illegittima il problema realizzando il solito ghetto moderno con cui si accompagna in Italia la figura del Rom, del Sinto o del Camminante.

Premesso che un censimento vero e proprio non c'è e che dunque il dimensionamento del 'villaggio temporaneo' è fittizio, premesso che i progetti di autocostruzione in Italia sono pochissimi, come si fa a pensare a campi Rom o 'villaggi temporanei' nel X Municipio, destinato, a detta di tutti, allo sviluppo del turismo e al recupero urbanistico del territorio? Non è solo colpa del Pd e della poco illuminata Droghei, ma anche del neo assessore all'Urbanistica del X municipio, Giacomina Di Salvo, che evidentemente non ha suggerito alla collega Droghei che i campi nomadi non possono ricadere né in zone residenziali né vengono considerati insediamenti abitativi, ma rientrano nella categoria (ormai di accezione comune) di "area per allestimenti pubblici sovracomunali". In altre parole, i campi nomadi costituiscono quella che è definita l'urbanistica del disprezzo, che impiega aree prive di valore e che presto diventano nuovi luoghi di emarginazione. Gestire l'emergenza abitativa è una cosa, gestire i nomadi un'altra. La prima è una pianificazione urbanistica ed edilizia, la seconda una pianificazione sociale che deve comprendere servizi, assistenza e politiche di integrazione, quelle vere. Reperire "un'area pubblica nella quale poter montare unità abitative per una ventina di nuclei familiari", come sostiene invece la Droghei, è solo il parto di chi ignora e che non conoscendo le regole ordinarie per gestire un problema si inventa regole straordinarie che ti sbattono in prima pagina". Paula de Jesus per LabUr".

Autore: redazione

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Di Fabrizio (del 15/07/2013 @ 09:01:25, in Europa, visitato 927 volte)

Di povertà abbietta, razzismo abbietto e dei rischi di una tragedia - 11 luglio: Valeriu Nicolae

Negli ultimi anni ho visitato molti ghetti in tutta Europa. Ho visto troppi bambini che saranno parte di generazioni disperse, troppa povertà estrema e abuso di droghe. Troppa gente vivere della spazzatura e nella spazzatura, troppi passati attraverso un ciclo disastroso che iniziando dall'accattonaggio passa attraverso il riciclo dei rifiuti, prostituzione, piccola criminalità, nuovamente riciclo di rifiuti, terminando com'era iniziato: col mendicare.

Sto scrivendo una relazione sui ghetti - schietta e senza ambiguità. Abbiamo bisogno di politiche nazionali ed europee che si occupino dei ghetti reali, e non di "pratiche positive", bla bla.

Credo che i ghetti in Europa (inclusi quelli nell'Europa dell'est e nei Balcani) abbiano un potenziale esplosivo di conflitto interetnico e che siano incubatori di criminalità e povertà estrema.

Ma non avrei mai pensato di visitae un ghetto così letteralmente esplosivo.

Kakanj è a 45' di macchina da Sarajevo. Il panorama è spettacolare - una terra incredibilmente bella.

L'ingresso del ghetto è simile a quello di tanti ghetti urbani che ho visto. La strada che lo collega alla via principale è piena di buche e poi diventa sterrata.

I mucchi di immondizia sono la prima cosa che si vede entrando nel ghetto - la maggior parte degli adulti vive col riciclo di plastica, vetro, carta o metallo. Molte case sono meglio di quelle che ho visto da altre parti - la gente investe quasi tutti i propri soldi nelle case - gli inverni sono rigidi sulle montagne.

Nel ghetto vivono oltre 600 persone - la maggioranza di loro sono bambini. La terra ha cominciato a sfaldarsi qualche settimana fa. Le miniere sono parte dell'economia di Kakanj ed il ghetto è costruito su un terreno cedevole. 25 case sono troppo danneggiate per viverci - grosse crepe corrono lungo tutte le pareti.



Ma il pericolo risiede nelle crepe al suolo, più che in quelle sui muri.



L'odore del gas metano è nauseante. Mi bruciano gli occhi e ho un gusto terribile in bocca. E' un ambiente chiaramente molto tossico, dove devono vivere centinaia di bambini e di adulti. Qualcuno mi mostra che il gas è infiammabile.

Non ci sono reazioni da parte dell'amministrazione locale. Il sindaco dice di non avere soluzioni, ma non è venuto a vedere cosa sta succedendo. Nonostante i ripetuti appelli, nessuna squadra è stata mandata ad indagare sulla tossicità e sui rischi alla salute legati al gas che fuoriesce dal suolo. C'è un alto rischio di tragedia che significherebbe una  morte di massa (soprattutto bambini) in questo posto, se l'amministrazione locale non prenderà qualche misura.

Perché succede questo? Perché la maggior parte degli abitanti del ghetto sono Rom. Perché il razzismo abbietto e la discriminazione sono la principale risposta alla povertà abbietta.

Quanto sta accadendo a Kakanj va oltre la vergogna e l'incompetenza. Rinchiude l'omicidio nell'incompetenza e nella mancanza di reazione. Ed è qualcosa con cui la Bosnia Erzegovina non dovrebbe più avere a che fare.

Vi scrivo perché penso ci sia bisogno di un'iniziativa a livello internazionale che ponga in azione quello che spero sia soltanto un'amministrazione inetta. E spero che molti di voi abbiano tratto da questa lettura, sentimenti a sufficienza per inviare una lettera che chieda alla delegazione UE in Bosnia Erzegovina di reagire:

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Di Fabrizio (del 16/07/2013 @ 09:06:27, in casa, visitato 732 volte)

ZaLab 12 Luglio 2013
I campi attrezzati sono paradossalmente peggio degli accampamenti informali, afferma Remi. perché sono lontani da tutto: scuole, servizi, abitazioni. Sono veri e propri ghetti. e costano. La macchina dell'assistenza dà lavoro a migliaia di italiani, muove tanti soldi. Ecco perché nessuno prova davvero a risolvere l'"emergenza" abitativa dei Rom. #italianslum

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Di Fabrizio (del 17/07/2013 @ 09:04:15, in musica e parole, visitato 1296 volte)

Riprendo questo post su Globalist, probabilmente perché è esteticamente bello, ma anche lacerante. Almeno per me... che Lolli e Manfredi me li ricordo giovani, un po' come fratelli cresciuti, e li ho poi seguiti nel loro apparire e tornare, loro sì NOMADI, ma esistenziali. E quella canzone manifesto: HO VISTO ANCHE ZINGARI FELICI, tanto bella quanto bugiarda. Quando poi gli zingari li ho visti per davvero, erano disperati, e quasi mai liberi. Ma era bello credersi zingari, o forse era solo una moda.

di Gianfranco Manfredi*

Ma ho visto anche degli zingari felici
corrersi dietro, far l'amore
e rotolarsi per terra,
ho visto anche degli zingari felici
in Piazza Maggiore
ubriacarsi di luna, di vendetta e di guerra.

Mi rileggo il testo della canzone di Claudio e d'istinto mi viene da ricollegare la metafora degli "zingari felici" alle tante altre usate in quegli anni, metafore con cui la nostra generazione cercava di definirsi, il più delle volte in contrapposizione con quelle che ci venivano schiaffate addosso dalla stampa e nelle quali non potevamo riconoscerci.

Certo nemmeno riuscivamo più ad accontentarci del "Compagni dai campi e dalle officine" perché sinceramente i campi non ce li ricordavamo neppure e le officine, dio bono, per noi la Fabbrica mica erano le officine. Se si doveva cantare la Fabbrica allora era meglio citare Majakovskij:

"Sono anch'io una fabbrica. E se mi mancano le ciminiere, forse, senza di esse, ci vuole ancor più coraggio".

Le metafore che usavo io, nelle mie canzoni, "gli zombi", "gli ultimi mohicani", "i clandestini", parlavano sì, anch'esse in qualche modo, "di vendetta e di guerra".

Eppure per quegli strani, ma giustificabili luoghi comuni da cui neppure il Movimento poteva dirsi immune, Claudio e io, per quanto spesso accostati, indossavamo maschere diverse. Una malinconica (la sua) e una irridente (la mia). Ma era poi così? Con gli zombi non c'era da star troppo allegri, tanto meno con gli indiani delle riserve metropolitane, quanto alla clandestinità dell'animo, spesso più pesante di quella fisica, certo non consente troppa cordialità. Se ripenso alle mie esperienze di quegli anni, alle migliori, sono stato più uno "zingaro felice" che uno zombi indiano e clandestino, per fortuna.

La metafora di Claudio parlava di qualcosa che lui aveva visto, non nell'immaginazione, ma in piazza, traducendolo in versi così com'era.

Claudio parlava della felicità che avevamo conosciuto, che era quella "del far l'amore e rotolarsi per terra". C'è poco da immalinconirsi per questo, neppure pensando che "avec le temps, avec le temps va, tout s'en va". La felicità, proprio quella, che non si compra e non si vende a nessun prezzo, è molto più di una metafora e molto più di uno stato d'animo. La felicità è un'esperienza contagiosa, che si scambia al di là della merce. Una volta insediata, non ti abbandona. E il suo significato noi lo conosciamo bene, perché lo abbiamo sperimentato, proprio come il significato di questi altri versi di Majakowskij:

"Il comunismo non vive soltanto nella terra, nel sudore delle fabbriche. E' anche nelle case, a tavola, nei rapporti, nella famiglia, nel modo di vivere".

Io non ho dubbi sul fatto che il più majakowskiano dei cantori degli anni settanta sia stato Claudio Lolli con i suoi "zingari felici".

* tratto da "Da una finestra sbagliata. Gli zingari felici di Claudio Lolli" a cura di Gianluca Veltri, Luciano Vanni Editore, 2006

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Di Fabrizio (del 18/07/2013 @ 09:02:54, in Italia, visitato 1008 volte)

14 luglio 2013 | Sergio Bontempelli su CORRIEREIMMIGRAZIONE

L'Italia si è dotata di una "strategia nazionale di inclusione", ma i problemi e gli sgomberi rimangono. Se n'è parlato a Cecina.

C'era un volta l'emergenza nomadi. C'era un volta l'allarme sicurezza, con il suo inevitabile contorno di allontanamenti, espulsioni, ordinanze comunali variamente creative. C'erano una volta i Sindaci-sceriffi, nemici giurati di rom e sinti e promotori degli sgomberi nei "campi nomadi".

Davvero tutto ciò si può declinare al passato? Davvero si può dire "c'era una volta", sottintendendo che "oggi non c'è più"? Di questo si è discusso venerdì scorso nella cornice del Meeting Internazionale Antirazzista di Cecina, organizzato ogni estate dall'Arci e giunto quest'anno alla diciannovesima edizione.

C'era una volta l'emergenza nomadi, dicevamo. Con un decreto del Maggio 2008, l'allora Governo Berlusconi dichiarò lo stato di emergenza "in relazione agli insediamenti di comunità nomadi nel territorio delle regioni Campania, Lazio e Lombardia". Come se i rom e i sinti - i cosiddetti "nomadi" - fossero una calamità naturale, da cui difendersi come ci si difende da un terremoto, da un'inondazione, da un incendio...

Ecco, l'emergenza nomadi è davvero consegnata al passato: si può dire, dunque, "c'era una volta", come nelle fiabe. Alla fine del 2011, infatti, il Consiglio di Stato - accogliendo il ricorso dell'Errc, il Centro Europeo per i Diritti dei Rom - aveva dichiarato illegittimi i decreti del Governo Berlusconi; nel frattempo la Commissione Europea aveva invitato tutti gli Stati Membri ad elaborare proprie "strategie nazionali per l'inclusione delle popolazioni rom". Che è un po' come dire "smettete di fare sgomberi, smettete di costruire campi-ghetto, e avviate politiche di inserimento sociale"...

Bacchettato dalla magistratura italiana, ripreso per le orecchie dall'Unione Europea, il Governo non aveva mollato l'osso: in gran segreto, il 15 febbraio 2012, l'esecutivo guidato da Mario Monti aveva presentato ricorso contro la decisione del Consiglio di Stato. Se avesse vinto quel ricorso, l'emergenza nomadi sarebbe ancora in vigore...

Il gesto del nuovo premier aveva mandato su tutte le furie numerose associazioni che si battono per i diritti umani, visto che proprio Monti era apparso, almeno su questi temi, più aperto del suo predecessore.

In ogni caso, lo "scivolone" dell'allora Presidente del Consiglio non ha prodotto risultati apprezzabili. Nel maggio 2013, infatti, è arrivata la sentenza della Corte di Cassazione, che ha confermato la pronuncia del Consiglio di Stato e che ha dunque eliminato - stavolta definitivamente - l'emergenza nomadi.

La "strategia nazionale di inclusione" c'è...
La cosiddetta "strategia nazionale di inclusione" è in vigore da più di un anno. Si articola in quattro assi di intervento (istruzione, lavoro, salute e casa), e definisce alcuni obiettivi: favorire la frequenza e il successo scolastico dei ragazzi rom e sinti; promuovere l'inserimento lavorativo e la regolarizzazione del lavoro irregolare o precario delle comunità rom; garantire il pieno accesso ai servizi sociali e sanitari sul territorio; superare i campi nomadi e le "logiche emergenziali", per avviare politiche abitative a livello locale e nazionale.

A che punto siamo con l'attuazione di questo programma così ambizioso? Pietro Vulpiani dell'Ufficio Nazionale Anti-Discriminazioni Razziali (Unar) è ottimista: "Certo, i problemi sono tantissimi, e siamo solo all'inizio di un percorso", spiega all'attenta platea del Meeting Antirazzista, "ma possiamo dire che l'Italia è più avanti di tanti altri paesi".

In effetti, pochi giorni fa la Commissione Europea ha proposto un primo bilancio dello stato di avanzamento delle varie "strategie nazionali", e a quanto pare l'Italia (una volta tanto) non è il "fanalino di coda" dell'Unione. "La Commissione", spiega Vulpiani, "ha rilevato che in molti Stati non ci sono ancora i tavoli di lavoro con la società civile, che rappresentano il primo passo nell'attuazione delle strategie nazionali. Il nostro paese, da questo punto di vista, ha fatto il suo dovere".

... ma i problemi rimangono
Tutto bene, dunque? È finita la stagione della segregazione contro i rom e i sinti? Niente affatto. Anzitutto, il bilancio della Commissione Europea non è proprio positivo su tutti i fronti. Basta leggere la tabellina riassuntiva pubblicata su internet per accorgersene: nella casella "paesi che hanno promosso misure contro le discriminazioni a livello locale", per esempio, l'Italia non compare. Vuol dire che il nostro paese ha fatto poco o nulla per "tirare le orecchie" a Sindaci e autorità locali...

E a Cecina si sono fatte sentire molte voci critiche. Prima tra tutte quella di Barbara Beneforti, animatrice del Centro Anti-Discriminazione della Provincia di Pistoia, che ha scelto di raccontare delle storie: come quella della signora nata in Montenegro, ma arrivata in Italia in tenera età, che oggi non è considerata né italiana né montenegrina. "Ha vissuto qui per decenni, ha fatto figli nati e cresciuti a Pistoia", spiega Beneforti, "ma non si è mai registrata al suo paese... così oggi non è considerata cittadina di nessuno Stato, non può avere né passaporto né permesso di soggiorno, ma non può nemmeno tornare in Montenegro". Tecnicamente dovrebbe trattarsi di un'apolide (cioè, appunto, di una persona priva di nazionalità, che per questo ha diritto ad uno speciale permesso di soggiorno), ma - spiega ancora Beneforti - "ottenere l'apolidia in Italia è quasi impossibile. E i rom che vivono in queste condizioni sono tanti".

Sulla stessa lunghezza d'onda anche Emilio Santoro, docente di materie giuridiche all'Università di Firenze: "Leggi sull'immigrazione restrittive e proibizioniste, spesso anche irragionevoli e incoerenti, hanno consegnato i migranti a una sorta di discriminazione permanente: i rom e i sinti ne hanno sofferto più di altri".

La Toscana, terra di contraddizioni
Ospitato in una città costiera della Toscana, l'incontro non poteva non soffermarsi anche sulle politiche varate in questa Regione. Che a quanto pare hanno pienamente recepito lo spirito della "strategia nazionale": "Sono già partiti i tavoli di lavoro", ha spiegato l'assessore Allocca, che segue queste tematiche per conto del governatore Enrico Rossi, "e stiamo avviando sperimentazioni soprattutto sulla questione abitativa, che riteniamo l'asse prioritario nelle nostre zone".

Qui come altrove, in effetti, la marginalità dei rom e dei sinti si misura dallo stato di segregazione residenziale in cui sono costretti a vivere: tra "campi attrezzati" e "insediamenti abusivi" soggetti a sgomberi, la situazione non sembra poi molto diversa da quella nazionale. "E in tempi di crisi", ha aggiunto l'assessore, "non abbiamo molte risorse da mettere in campo, quindi è molto difficile attuare una politica efficace".

Qualche sperimentazione sta comunque partendo. A San Giuliano Terme, in provincia di Pisa, un piccolo finanziamento regionale consentirà ad alcune famiglie rom di ristrutturare col proprio lavoro un immobile privato: in cambio, il proprietario darà quell'alloggio alle stesse famiglie a un canone di affitto agevolato. A Pistoia, il campo nomadi cittadino sarà trasformato in un piccolo villaggio fatto di vere e proprie case, autocostruito dai rom. "Si tratta di piccoli esperimenti, finalizzati a superare le fallimentari politiche dei campi e degli sgomberi", spiegano Nicola Solimano e Sabrina Tosi Cambini della Fondazione Michelucci (lo storico istituto di ricerca che da anni si occupa di questi temi).

Ma anche in Toscana le cose procedono in modo tutt'altro che lineare. Perché mentre la Regione si sforza di attuare la "strategia", non tutti i Comuni sembrano andare nella stessa direzione. A Pisa, per esempio, il dibattito locale si infiamma per il caso della "Bigattiera", il campo dove il Sindaco ha tagliato l'acqua corrente e la luce, e dove due anni fa è stato eliminato anche il servizio di scuolabus per i bambini. Un paio di settimane fa, un appello firmato da 250 personalità cittadine (tra cui l'allenatore della squadra di calcio) ha chiesto l'immediato ripristino dei servizi tagliati. Il Comune, finora, non ha risposto, e i segnali dati dall'amministrazione sembrano contrastanti. La strada per l'inclusione dei rom e dei sinti, in Toscana come altrove, è ancora lunga...

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Di Fabrizio (del 19/07/2013 @ 09:04:02, in Italia, visitato 1059 volte)

Mi chiederete: perché dare questo immeritato risalto all'ennesima presa di posizione di Forza Nuova? Forse che voi lettori di Mahalla siete così sprovveduti da non sapere cosa dicono e cosa fanno? E no, signori miei, ho i miei motivi:

  1. Avete presente quel galantuomo di Kalderoli? Sì, proprio quello che può dire di tutto e offendere tutti, per la sola ragione che è parlamentare e non un "pirla qualunque". Sembra che a lui non gliene si perdona una. Scordatevi per un momento la sua faccia scimmiesca, la cravatta verde, le guanciotte rubizze... immaginatelo quando si contorce nelle giustificazioni dopo l'ennesima cazzata, non vi ricorda  un certo estremismo di destra? MA GUARDATE, NON CE L'ABBIAMO CON LORO!
  2. Ci possono essere cento ragioni per essere contro Forza Nuova (prima fra tutte, la sua stessa ragione d'essere). Ma il linguaggio che adopera è ancora più pericoloso: nessuno pubblicamente ammetterà di fare comunella con questi PARIA della democrazia, ma sotto-sotto, con parole e concetti molto più educati, può capitare anche a qualche campione di democrazia di ripetere acriticamente i loro concetti.
  3. FORZA NUOVA diffusa, scrivevo tempo fa, e altrettanto pericolosa: è la destra estremista (in tutta Europa) che negli slogan urla ZINGARI AL ROGO, ma poi chi ha dato fuoco agli insediamenti rom a Opera (MI), Ponticelli (NA) e a Torino (dicembre 2011), sono persone normalissime, i "pirla qualunque", appunto.


14 Luglio 2013 - Lecce - La Federazione Provinciale di Forza Nuova Lecce, ha diffuso la seguente nota:

"E' notizia di queste ore che a Lecce la giunta comunale stanzierà un milione di euro per dare case popolari per i nomadi di campo Panareo. In un momento di crisi senza precedenti dal dopoguerra ad oggi con migliaia di leccesi che perdono il lavoro, con anziani che rovistano nei cassonetti per cercare da mangiare, con prestiti che non vengono concessi a piccoli e medi imprenditori, con giovani che o non trovano lavoro o sono condannati ad un precariato eterno, la giunta comunale salentina, in nome del politicamente corretto, e tralasciando centinaia di altre priorità per la città, stanzia un milione di euro per le case ai nomadi. Forza Nuova non ci sta e ribadisce prima gli italiani, prima i leccesi.

    Chissà perché, c'è sempre (e sempre ci sarà) qualcosa di più urgente, di più pressante. "Le priorità sono altre" dicevano sempre i vecchi politici 30 anni fa. E mai si sarebbero immaginati che il loro difendere lo status quo, resistesse in questi antagonisti dalle zucche rasate e dai bicipiti gonfi. LA CASA E' UN DIRITTO, ha sempre urlato la sinistra extraparlamentare, LA CASA E' UN DIRITTO DEGLI ELETTI, di chi è nato in un determinato posto, senza aver altro merito se non quello, appunto di essere nato.

Questa gente dietro una facciata di apparente povertà, ha nei suoi illegalissimi accampamenti, macchine di alta cilindrata, antenne paraboliche che i cittadini leccesi possono solo sognarsi, gli uomini sono dei veri e propri parassiti che mandano donne e bambini a mendicare, mentre loro si riempiono di alcool, e se a fine giornata non portano una cifra di soldi adeguata sono botte da orbi; gestiscono l'usura, il furto del rame, e molti di loro hanno decreti di espulsione che aggirano mettendo un anno dopo l'altro in cinta le loro donne, e causa cure mediche quindi non vengono espulsi, grazie a pochi medici e avvocati compiacenti, ma altrettanto fraudolenti come gli stessi zingari. Questo provvedimento è altamente razzista nei confronti degli italiani che lo sono per sangue e per cultura, e che nei secoli hanno difeso con la propria vita questa terra. Forza Nuova darà vita sul territorio ad una campagna di mobilitazione popolare per impedire a questa scellerata amministrazione di compiere un gesto tanto insano quanto volgare nei confronti della cittadinanza leccese, vilipesa e offesa da chi l'attenzione non la mette nei confronti dei propri cittadini, ma sperpera il pubblico denaro versato col sudore e col sangue, e lo dona a parassiti senza scrupoli. Non riconosciamo come Italiani gli eventuali zingari che hanno la cittadinanza del bel paese, in quanto comunità che d'Italiano non ha nulla: costumi, storia, abitudini e umanità".

    Sembra che nascere dell'etnia sbagliata sia una vera e propria piaga sociale. Si capisce perché dirlo non fa fine in un comunicato ufficiale, ma che con premesse simili si rimpiangano i campi di zio Adolfo. Se mettiamo assieme i due paragrafi, Lecce si divide in poveri buoni (la brava gente di Lecce) e poveri cattivi. Allora, LA CASA non è più UN DIRITTO (lo sapevo che sotto c'era il trucco), ma una specie di premio per la nazionalità. Ah sì, c'è poi il rebus dei Rom e dei Sinti che sono di cittadinanza italiana (anzi, la Puglia fu una delle prime regione dove arrivarono a cavallo del Rinascimento, quando l'Italia nemmeno esisteva), ma la cosa viene comunque liquidata con le stesse parole. L'insegnante di FORZA NUOVA si arroga il diritto di giudicare cosa possono essere "costumi, storia, abitudini e umanità" italiane, come un esame a cui non vuole ammettere altri se non i già diplomati. E non capisce, oppure lo capisce benissimo - ma è vittima di una provvidenziale amnesia, che non riconoscere il cambiamento che c'è già in casa, condannerà gli esclusi ad avere le uniche possibilità di sopravvivenza (sì, anche gli esclusi hanno quell'istinto) nella vita asociale così ben descritta. E condannerà gli inclusi ad avere sempre più paura, senza uscire dalla miseria.
    Ma poi, anche i ragazzini crescono (sì, cresce anche il Kalderoli), e tutto il loro populismo diventa burocratese, discorsi da gente con la cravatta, magari hanno persino cambiato partito o movimento. Vorrei che leggeste anche quanto segue, per quanto sia noioso, e nonostante si faccia fatica a leggerlo perché... è la nostra memoria che vorremmo rimuovere, siamo NOI che l'abbiamo accettato senza fiatare. Provate a sostituire qualche termine, e capirete perché la memoria è così dolorosa:

REGIO DECRETO
LEGGE 5 settembre 1938 - XVI, n.1390
Provvedimenti in difesa della razza nella scuola fascista

VITTORIO EMANUELE III
PER GRAZIA DI DIO E PER VOLONTA' DELLA NAZIONE
RE D'ITALIA E IMPERATORE D'ETIOPIA

Visto l'art. 3 n.2, della legge 31 gennaio 1926-IV, n.100; Ritenuta la necessità assoluta ed urgente di dettare disposizioni per la difesa della razza nella scuola italiana; Udito il Consiglio dei Ministri; Sulla proposta del Nostro Ministro Segretario di Stato per l'educazione nazionale, di concerto con quello per le finanze;

Abbiamo decretato e decretiamo;

  • Art. 1. All'ufficio di insegnante  nelle scuole statali o parastatali di qualsiasi ordine e grado e nelle scuole non governative, ai cui studi sia riconosciuto effetto legale, non potranno essere ammesse persone di razza ebraica, anche se siano state comprese in graduatorie di concorso anteriormente al presente decreto; né potranno essere ammesse all'assistentato universitario, né al conseguimento dell'abilitazione alla libera docenza.
  • Art. 2. Alle scuole di qualsiasi ordine e grado, ai cui studi sia riconosciuto effetto legale, non potranno essere iscritti alunni di razza ebraica.
  • Art. 3. A datare dal 16 ottobre 1938-XVI tutti gli insegnanti di razza ebraica che appartengano ai ruoli per le scuole di cui al precedente art. 1, saranno sospesi dal servizio; sono a tal fine equiparati al personale insegnante i presidi e direttori delle scuole anzidette, gli aiuti e assistenti universitari, il personale di vigilanza delle scuole elementari. Analogamente i liberi docenti di razza ebraica saranno sospesi dall'esercizio della libera docenza.
  • Art. 4. I membri di razza ebraica delle Accademie, degli Istituti e delle Associazioni di scienze, lettere ed arti, cesseranno di far parte delle dette istituzioni a datare dal 16 ottobre 1938-XVI.
  • Art. 5. In deroga al precedente art. 2 potranno in via transitoria essere ammessi a proseguire gli studi universitari studenti di razza ebraica, già iscritti a istituti di istruzione superiore nei passati anni accademici.
  • Art. 6. Agli effetti del presente decreto-legge è considerato di razza ebraica colui che è nato da genitori entrambi di razza ebraica, anche se egli professi religione diversa da quella ebraica.
  • Art. 7. Il presente decreto-legge, che entrerà in vigore alla data della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del Regno, sarà presentato al Parlamento per la sua conversione in legge.

Il Ministro per l'educazione nazionale è autorizzato a presentare il relativo disegno di legge.

Ordiniamo che il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sia inserito nella raccolta delle leggi e dei decreti del Regno d'Italia, mandando a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.

Dato a San Rossore, addì 5 settembre 1938 - Anno XVI
Vittorio Emanuele, Mussolini, Bottai, Di Revel

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