Rom e Sinti da tutto il mondo

Ma che ci fa quell'orologio?
L'ora si puo' vedere dovunque, persino sul desktop.
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L'essere straniero per me non è altro che una via diretta al concetto di identità. In altre parole, l'identità non è qualcosa che già possiedi, devi invece passare attraverso le cose per ottenerla. Le cose devono farsi dubbie prima di potersi consolidare in maniera diversa.

Wim Wenders
-

Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Fabrizio (del 18/04/2006 @ 11:20:00, in musica e parole, visitato 2745 volte)

ROM VILLAGE music in friendship from local to global village

La Mahalla li ha incrociati due volte (QUI e QUI) qualcuno di loro ha anche preso parte a Miracolo a Scala.

La fisarmonica di Sever, la voce di Alina, le percussioni di Pãnica... una sana sferzata di energia per il rientro dal ponte pasquale.

Il gruppo, sino a giugno viveva nell'accampamento di via Capo Rizzuto. Dopo lo sgombero, hanno avuto la fortuna di finire ospiti alla Casa della Carità di don Colmegna. La casa ora ferve di iniziative, accoglienza e progetti. Tra questi, il lancio del nuovo gruppo musicale.

La Original Rom Big Band è disponibile per

feste, matrimoni, eventi.

Fondazione Casa della Carità

Angelo Abriani - onlus

via Brambilla, 10

20128 Milano

tel 02 26306311

fax 02 27205775

Formazione
  • Aurel Tãnasie - Violino
  • Sever Milhai - Fisarmonica
  • Alina Milhai - Voce
  • Ion Costantin - Chitarra
  • Florin Alimãnitu - Fisarmonica
  • Iancu Sever - Tastiere
  • Somna Alimãnitu - Voce
  • Panicã Marin - Batteria
E' uscito il loro primo CD. Richiedetelo
DA ASCOLTARE: Comincia lento e poi parte, come una toccata e fuga. E' il pezzo con cui aprono i loro concerti

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Di Fabrizio (del 18/04/2006 @ 10:15:06, in Kumpanija, visitato 1662 volte)

Il tempo si è fermato per gli zingari Tamil Nadu

By Papri Sri Raman, Chennai: Rakamma si alza in piedi accanto al cancello del tempio di Kapaleeswar, a Mylapore, per richiamare l'attenzione dei passanti sulle collane, orecchini e oggetti in legno che vuole vendere.

Ma chi sta passando in processione o come semplice turista, non ha tempo di fermarsi alle bancarelle della comunità degli zingari Narikurava. Che si alternino gli anni e le elezioni, niente sembra cambiare per Rakamma e altri 20.000 della sua etnia.

"Siamo immobili nel tempo, come i gargoyles del tempio che sorridendo aspettano le processioni" dice Rakamma.

I Tamil Nadu sono gruppi nomadici che di volta in volta hanno attraversato il Deccan col loro bestiame, cacciando, vendendo erbe e olii medicinali. Sono un popolo alla mano e poliglotta, capaci di parlare il Marathi, l'Hindi o l'Urdu, e persino il Kashmiri.

Le donne indossano lunghe gonne colorate e monili in rilievo, gli uomini legano i capelli in una coda e indossano vestiti tradizionali, che li rendono riconoscibili per strada.

Ma le leggi sono cambiate e gli zingari del XXI secolo non possono più vivere della caccia tradizionale, così oggi vivono accanto a discariche e campano di lavori insalubri che tradizionalmente non appartengono loro.

Tutto ciò che Rakamma ha per casa è una stanza comune in una colonia apposita per gli zingari, chiamata Periyar Nagar, ai margini della città.

L'insediamento è  a poche centinaia di metri dal Tidel Park, il polo IT cittadino, ma a Periyar Nagar al posto di computer, si trovano file infinite di contenitori colorati, portati da bambini che dovrebbero essere a scuola e che si dirigono verso l'autocisterna incaricata della distribuzione di acqua potabile.

Sotto la copertina di politene che protegge un album di fotografie, Rakamma mostra i documenti di identità e una foto sbiadita presa da un giornale, che riprende una carica della polizia, per disperdere i Tamil Nadu  che parlavano con i giornalisti.

Ma Rakamma, 41 anni, sua sorella Sokamam, Padmini, Vijayalakshmi e i bambini Yasmini e Sivaraj dagli occhi scurissimi, non hanno smesso di raccontare le loro storie su come il sistema di giustizia sociale si è probabilmente dimenticato di loro.

"Ho venduto stoffe davanti a questo tempio per 13 anni. Ci sedevamo proprio lì davanti. Due anni fa la polizia ci ha spostato in strada," si lamenta Rakamma.

Molti dei bambini di Periyar Nagar non frequentano la scuola oltre il primo o il secondo anno, nessuna autorità si incarica di sostegno scolastico o di affinare le loro abilità linguistiche.

Alcune OnG li hanno aiutati nel commerciare i loro vestiti tradizionali, un loro collier venduto in aree come Eliots Beach e Besant Nagar può fruttare anche più di 70 Rupie.

Ma come possono i giovani e le giovani di un'intera comunità sopravvivere soltanto fabbricando vestiti?

Per questo la Tamil Nadu Pazhangudi Vagirivel Workers Association ha consegnato un memorandum al governo per portarlo a discutere sulle condizioni dei Narikurava.

Chiedono inoltre due acri di terra incolta a famiglia, come era stato loro promesso in periodo elettorale. La comunità vuole coltivare frutta ed erbe medicinali. E vuole un centro per prendersi cura dei figli.

Intanto, i piccoli rimangono stretti alle madri, vendendo stoffe per la strada.

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Di Fabrizio (del 17/04/2006 @ 17:30:20, in Europa, visitato 2216 volte)

Come forse avrete già letto, il Danubio è in piena e minaccia di rompere gli argini in vari punti in Serbia, Bulgaria e Romania. Un autunno particolarmente piovoso, le temperature invernali rigide e il disgelo hanno concorso a determinare questa situazione. Quello che segue è un bilancio particolareggiato che mi arriva da Roma Virtual Network:

16/04/2006 - 14:15:35: Cresce l'emergenza nella Serbia settentrionale e ovunque nei Balcani, e oggi i volontari hanno lottato per rafforzare gli argini del Danubio e dei suoi affluenti con barriere di sabbia.

In Romania il governo ha disposto l'allagamento controllato di migliaia di acri coltivati, per prevenire la minaccia che pesa sulle comunità danubiane.

Nella Bulgaria nord-occidentale, il Danubio ha invaso la zona industriale della città di Vidin, dove il livello dell'acqua ha raggiunto i 97 cm. E' stato approntato un campo di tende d'emergenza per 1200 persone, appena fuori città.

Circa il 40% della vicina città portuale di Nikopol (Romania) è sommersa dall'acqua, che minaccia di raggiungere la stazione dell'acqua potabile e di interrompere l'approvvigionamento cittadino. In centinaia hanno lasciato la città.

Le autorità in Romania hanno evacuato circa 600 persone di diverse comunità danubiane, dopo che il fiume ha rotto le dighe nelle regioni meridionali.

In Serbia il livello dell'acqua non è cresciuto così tanto, ma a Belgrado - che si trova alla confluenza tra la Sava e il Danubio - le strade più basse sono sott'acqua e anche la fortezza cittadina è stata inondata. Il sindaco Nenad Bogdanovic si è impegnato a riparare un centinaio di edifici danneggiati dalla piena e ad evacuare i Rom che vivono accanto alla Sava verso il vicino centro sportivo. Ha disposto anche il rafforzamento degli argini.

Presso Veliko Gradiste, città a 60 miglia ad est di Belgrado e vicino al confine rumeno, durante la notte il fiume ha superato di un metro il livello record. Nella zona imperversa anche un forte vento da sud-est, che risulta minacciare le protezioni di sabbia.

Nella vicina Golubac, le sirene richiamano centinaia di persone per risistemare le barriere danneggiate. Le pompe lottano per liberare le strade cittadine dall'acqua.

All'inizio della settimana il governo serbo ha introdotto misure d'emergenza.

Nella città orientale di Smederevo, le autorità hanno precettato tutti i disoccupati nelle attività municipali sulle sponde del Danubio. Dozzine di residenti sono stati evacuati in un centro rifugiato e 5.000 acri di terra coltivata sono stati inondati. La Croce Rossa ha inviato a Smederevo 450 materassi, coperte e paia di stivali. Zvonko Kostic, incaricato delle vie d'acqua di Smederevo, fa notare che a parte Belgrado, sono poche le città serbe attrezzate con macchinari per fronteggiare in tempo reale gli allagamenti. "I volontari non ce la fanno più" conclude.

Gli abitanti di Ritopek, villaggio a 9 miglia a sud-est di Belgrado, sono arrabbiati contro il mancato intervento delle autorità. Raccontano che le famiglie sono rimaste da sole ad operare contro lì'acqua che ha sommerso la comunità. "Praticamente, ci hanno dimenticati. Tutto quello che hanno fatto è stato inviare un camion con della terra e scaricarla qui," testimonia Andra Miletic ad AP Television News.

Nella provincia settentrionale della Vojvodina - detta anche il granaio della Serbia, per la sua produzione di farina e mais - le violente piogge hanno ingrossato il Danubio e i suoi affluenti, sommergendo completamente 25.000 acri di terra coltivata e trasformandone altri 500.000 in distese di fango che mettono a rischio i raccolti.

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Di Fabrizio (del 17/04/2006 @ 10:45:08, in Regole, visitato 1850 volte)

Ustiben report by Grattan Puxon

Il dodici aprile scorso la Suprema Corte di Giustizia ha decretato come fuorilegge la decisione del Consiglio Distrettuale di Basildon, di radere al suolo altre case in Hovefields Avenue, una "colonia" non distante da Dale Farm, la più grande comunità autogestita di Nomadi e Viaggianti in Gran Bretagna, che è praticamente sotto assedio da quattro anni.

Mr Ouseley ha affermato che l'uso di azioni dirette del consiglio distrettuale contro la comunità di Hovefield - parte di un più vasto piano di pulizia etnica contro 120 famiglie di Nomadi e Viaggianti - è contro la legge, perchè il comune non ha voluto tenere conto della possibilità che i proprietari dei terreni interessati allo sgombero, avevano i requisiti per ottenere in appello i permessi di residenza.

Ha inoltre criticato il comune per aver ignorato le raccomandazioni contenute in un'apposita circolare governativa dell'anno scorso, sulla necessità di andare incontro alle richieste della comunità Viaggiante. I contenuti della circolare, e l'enfasi che pone nell'individuazione di aree alternative, è stata illustrata alla corte da Richard Drabblke QC, in rappresentanza di Josie Casey e di altri residenti di Hovefield.

Il leader dei conservatori locali, Malcolm Buckley, ha annunciato che Basildon intende fare ricorso contro la sentenza. Nel contempo, il comune ha anche richiesto al tribunale di impedire ulteriori rimozioni delle trincee di terra che la compagnia Costant & Co. ha piazzato attorno a Hovefield, per impedire che i residenti sgomberati facciano ritorno alle loro proprietà.

"Senza mezzi termini" ha commentato Richard Sheridan, portavoce di Dale Farm "Il comune vuole impedire ai proprietari persino di tenerci i suoi polli..."

D'altra parte, queste misure smentirebbero le motivazioni sin qui addotte, circa la volontà di mantenere l'area a verde demaniale. In circostanze simili, altre due autorità locali hanno concesso ai proprietari il diritto di pascolo sulle loro terre nella greenbelt.

Costant & Co., assistita da H.E.Services e Terranoba Group, lo scorso 26 luglio "liberarono" due yarde a Hovefields, e altre quattro furono rase al suolo il 21 marzo. Durante queste operazioni, furono gravemente danneggiate le proprietà di Mrs. Gilheaney, che erano tutelate da un'ingiunzione del tribunale.

Il giudizio finale su Dale Farm è atteso per il mese prossimo. Il prossimo primo agosto, invece saranno esaminati una quarantina di appelli sulle aree precedentemente sgomberate.

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Di Sucar Drom (del 17/04/2006 @ 10:16:55, in blog, visitato 1524 volte)
Due appuntamenti in agenda:
Le altre segnalazioni di fine settimana scorsa:

No Fortress Europe
SOSTIENI LA CAMPAGNA PER LA CHIUSURA
DEI CENTRI DI PERMANENZA TEMPORANEA (CPT)
PER MIGRANTI IN EUROPA
Il tema dell'immigrazione è al centro del dibattito delle istituzioni comunitarie. Il Parlamento Europeo, fra breve, discuterà della proposta di direttiva per istituire "norme e procedure comuni per il rimpatrio degli immigrati illegali" nell'Unione Europea...


USA, rapporti sul rispetto dei diritti umani nei vari paesi - 2005
L'8 marzo 2006 è stato pubblicato dal Bureau of Democracy, Human Rights, and Labor (Ufficio per la Democrazia, i Diritti Umani e il Lavoro) il rapporto sul rispetto dei diritti umani in Italia.
Nell'intero documento è evidenziata la discriminazione in atto verso le Minoranze Nazionali ed Europee Sinte e Rom.
Sottolineiamo che anche il Governo USA riconosce, in questo documento, lo st...


Rom e Sinti, il portale del Consiglio d'Europa
Da alcune settimane è stato attivato in lingua italiana il portale del Consiglio d'Europa (COE) sulle problematiche vissute dalle Minoranze Europee Sinte, Rom, Romnichals, Kalé e Manouche.
Questo strumento potrà diventare importante nella conoscenza di programmi europei da attuare anche in Italia.
Lento il cammino del Consiglio sulla definizione delle Minoranze Europee Sinte, Rom, Ro...
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Di Fabrizio (del 16/04/2006 @ 08:59:30, in Kumpanija, visitato 1452 volte)

Te avel tumenge bahtali e Patradji !

Saste zurale taj bahtale te inkrenla savora zhene, te zhutij amenge o sunto Del, mangav tumenge bah, zor taj sastipe savorenge!

Stefano Kuzhicov

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Di Fabrizio (del 15/04/2006 @ 14:04:31, in media, visitato 1731 volte)
La versione online della Padania è ferma da una settimana a venerdì 7 aprile. Qualcuno sa il perché? (Non toglietemi anche questa certezza, dai...)
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Di Fabrizio (del 15/04/2006 @ 12:37:47, in Italia, visitato 1810 volte)

Rischia di sembrare ampliamente OT, ma è una buona notizia anche per Rom e Sinti dell'area nord-est di Milano:

Nell'ambito della querelle Rondò dei Pini, nel 2002, emerse la proposta di costituire un parco lungo il canale Villoresi, tra Monza e Muggiò. Una proposta in cui ho creduto fermamente e che ho sempre sollecitato. Sono felice di segnalare perciò che l'Amministrazione comunale ha assunto l'impegno fino in fondo, collegando gli 86 mila mq ceduti al Comune nell’ambito dell’accordo di programma “Rondò dei Pini” e i 30 mila...

continua sul blog di Giuseppe Civati (Monza)

Riferimenti: Un progetto per vivere e convivere

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Di Fabrizio (del 15/04/2006 @ 09:59:51, in Kumpanija, visitato 1627 volte)

Un argomento che affronto raramente, per limiti miei personali, è quello della religione tra Rom, Sinti e Kalé.

Religione che è vissuta in modo molto intenso, ma senza alcuna contrapposizione. E' normale per loro, quello che un tempo era comune in tutta l'area dei Balcani: le feste musulmane, valevano anche per i cattolici e gli ortodossi, e viceversa, senza nessuna contrapposizione. Un doveroso omaggio alla divinità "cugina" e un'occasione per ristabilire rapporti, amicizie e commerci.

Se qualcuno gradisce un augurio pasquale da un ateo come me: Mercoledì scorso stavo andando a trovare amici in un campo milanese e sulla strada vengo superato da un furgone sconosciuto, con le tendine alle finestre. Arrivato al campo, ho riconosciuto l'autista. Un piccolo prete con la barba bianca, che gira tra i vari insediamenti, parla la romanì chib e ha dei modi semplici di fare, per cui è accolto bene dovunque. Ci siamo anche fermati a parlare: io gli ho raccontato di questo sito che ha redazioni virtuali in giro per il mondo, lui dei suoi giri tra le comunità a Milano, a Brescia, a Udine, in Romania e in Slovacchia.

Alla fine, mi ha regalato qualche copia della rivista che distribuisce. Sarebbe un peccato non citare queste due testimonianze sulla pace e la tolleranza religiosa:

Il Rom Musulmano nei Santuari della Madonna
Il 15 agosto a Fontanelle di Montichiari (Brescia) circa mille pellegrini hanno pregato la "Madonna delle Rose". I fedeli erano musulmani, precisamente Romà. Non è il primo anno che avviene questo fatto.

Fuggiti dal Kosovo per la guerra, i Romà Horahané non possono più raggiungere facilmente il santuario della Madonna di Letnica che hanno sempre frequentato nel giorno della festa dell'Assunta, ed allora si recano in altri luoghi dedicati a Maria, la madre di Gesù.

Dalla pubblicazione "Nevi iag" (del CCIT) sappiamo che al santuario della Madonna di Banneux in Belgio, ogni anno arrivano 2500 Romà, tutti musulmani. Nella rivista salesiana "Don Bosco DNES" troviamo una notizia simile: due anni fa a Colonia in Germania sono entrati nel duomo il 15 agosto 4000 zinfgari musulmani per pregare e accendere ceri davanti all'altare di Maria. Si pone necessariamente una riflessione seria su questo fenomeno da parte degli operatori che curano l'aspetto religioso tra i Nomadi.

Riboldi

Lettera di protesta

Al Sig. Prefetto di Pisa - Al Questore di Pisa
Al Comandante dei Carabinieri di Pisa
Per conoscenza a:  Arcivescovo di Pisa

Sindaco Assessore Politiche Sociali

Ci rivolgiamo a voi, Autorità della città di Pisa, per esprimere la nostra amarezza in seguito a ciò che vi raccontiamo. Prima però dovete sapere che noi Rom di Pisa facciamo parte dell'Islam e apparteniamo alla corrente Sufi, più precisamente a quella dei Dervisci...

Ebbene il 15 agosto (la festa dell'Assunta anche per noi Rom è una festa importante) siamo soliti festeggiare Maria, la madre del profeta Gesù, recandoci presso un santuario o presso una chiesa per fare le nostre preghiere e per chiedere la protezione sui nostri figli.

Siamo andati alla Basilica di S. Pietro a Grado (Firenze), lì abbiamo chiesto al parroco don Mario il permesso di sostare fino a sera. Lui gentilmente ci ha accolto.

Verso le 19.00 è arrivata una pattuglia di carabinieri di Pisa. Noi abbiamo accolto i carabinieri con rispetto e loro ci hanno chiesto con tono cattivo cosa stavamo facendo lì.

Abbiamo spiegato con calma che eravamo lì per la festa della Madonna, ma loro ci hanno imposto in malo modo di andare via entro 20 minuti. Ancora stavamo mangiando. Ma quello che ci ha lasciato sorpresi di più è stato l'atteggiamento arrogante del carabiniere che non ha voluto ascoltarci, nemmeno di fronte al Parroco che era intervenuto per spiegare le faccende. Tutto questo è avvenuto davanti alla famiglia con tanti bambini, almeno 17, rimasti impauriti e alcuni in lacrime.

L'articolo 3 della Costituzione Italiana vale anche per noi? "Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza discriminazioni di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali..."

Vi scriviamo non per chiedere una punizione, ma perché attraverso la vostra autorità possiate correggere gli atteggiamenti sbagliati. Vi ringraziamo per la vostra attenzione e pazienza.

- Alcuni Rom di Coltano - p. Agostino Rota Martir
- Il presidente A.C.E.R. di Pisa (e membro Romani Union International): Etem Dzevat

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Di Fabrizio (del 14/04/2006 @ 10:38:27, in Europa, visitato 1522 volte)

Voci di corridoio raccolte dal giornale Lidové noviny (11.4.06) riferiscono che sull'infinita vicenda dell'ex campo di concentramento di Lety (attualmente occupato da una porcilaia industriale), il governo sembra intenzionato a rimangiarsi le promesse fatte alle associazioni Rom.

Nel dibattito televisivo tutti i partiti, con l'eccezione dei Verdi, si sono espressi contro la rilocazione della porcilaia, richiesto per rendere l'ex campo un memoriale storico. Il Primo Ministro ceco, il socialdemocratico Paroubek, si sta rendendo conto che rispondere alle richieste dei Rom, rischierebbe di fargli perdere le elezioni. I Rom, che da anni protestano contro la presenza della porcilaia all'interno dell'ex campo di concentramento, chiedono al Parlamento Europeo di far pressioni verso i politici cechi.

Fonte: Czech_Roma

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