Rom e Sinti da tutto il mondo

Ma che ci fa quell'orologio?
L'ora si puo' vedere dovunque, persino sul desktop.
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Fabrizio (del 11/07/2008 @ 13:43:42, in Italia, visitato 1216 volte)

Da ChiAmaMilano

Voci e storie dei Sinti italiani che chiedono solo di essere trattati come tutti gli altri cittadini

Noi li chiamiamo zingari, loro ci chiamano gagè: ma la parola ‘zingari’ include un insieme di comunità di diversa provenienza, religione e tradizioni che si riuniscono dando origine a un unico popolo, i rom. Un popolo che viene da lontano, dall’India del Nord, tra la valle dell’Indo e le pendici himalayane e parla una propria lingua traslitterata dal sanscrito chiamata "romanès".
In questo gruppo ci sono anche i Sinti, i "rom" del Sind (oggi Pakistan): oggi i Sinti in Italia vivono in comunità sparse in tutta la penisola, costituite per lo più da piccoli gruppi parentali. Sono cittadini italiani e vivono sulla Penisola da oltre mezzo secolo. Le loro attività principali rimangono le giostre, anche nei parchi fissi, e il commercio ambulante. I Sinti che vivono in Italia sono cittadini italiani a tutti gli effetti, e per ribadire il loro diritto ad essere riconosciuti e non discriminati hanno manifestato lo scorso lunedì 7 luglio in piazza San Babila a Milano, contro i provvedimenti decisi dal governo che li vorrebbe sottoporre a censimento, insieme a tutto il popolo rom.

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Di Fabrizio (del 11/07/2008 @ 12:49:25, in Italia, visitato 1715 volte)

Ricevo da Maria Grazia Dicati

"Capire le differenze, valorizzare le diversità". Questo slogan con cui si apre oggi il Meeting di San Rossore, appuntamento annuale dedicato alla lotta al razzismo e ai tanti volti che può assumere. Nell’anniversario del manifesto della razza che fu firmato nel luglio del 1938 proprio in questa località toscana, l’incontro si inaugura con un appello per fermare la deriva che attraversa la nostra società. Tra i primi firmatari il premio Nobel Rita Levi Montalcini, Massimo Livi Bacci, Enrico Alleva, Guido Barbujani, Marcello Buiatti…

I. Le razze umane non esistono. L'esistenza delle razze umane è un'astrazione derivante da una cattiva interpretazione di piccole differenze fisiche fra persone, percepite dai nostri sensi, erroneamente associate a differenze "psicologiche" e interpretate sulla base di pregiudizi secolari.

Queste astratte suddivisioni, basate sull'idea che gli umani formino gruppi biologicamente ed ereditariamente ben distinti, sono pure invenzioni da sempre utilizzate per classificare arbitrariamente uomini e donne in "migliori"e "peggiori" e quindi discriminare questi ultimi (sempre i più deboli), dopo averli additati come la chiave di tutti i mali nei momenti di crisi.

II. L'umanità, non è fatta di grandi e piccole razze. E' invece, prima di tutto, una rete di persone collegate. E' vero che gli esseri umani si aggregano in gruppi d'individui, comunità locali, etnie, nazioni, civiltà; ma questo non avviene in quanto hanno gli stessi geni ma perché condividono storie di vita, ideali e religioni, costumi e comportamenti, arti e stili di vita, ovvero culture. Le aggregazioni non sono mai rese stabili da DNA identici; al contrario, sono soggette a profondi mutamenti storici: si formano, si trasformano, si mescolano, si frammentano e dissolvono con una rapidità incompatibile con i tempi richiesti da processi di selezione genetica.

III. Nella specie umana il concetto di razza non ha significato biologico. L'analisi dei DNA umani ha dimostrato che la variabilità genetica nelle nostra specie, oltre che minore di quella dei nostri "cugini" scimpanzè, gorilla e orangutan, è rappresentata soprattutto da differenze fra persone della stessa popolazione, mentre le differenze fra popolazioni e fra continenti diversi sono piccole.

I geni di due individui della stessa popolazione sono in media solo leggermente più simili fra loro di quelli di persone che vivono in continenti diversi. Proprio a causa di queste differenze ridotte fra popolazioni, neanche gli scienziati razzisti sono mai riusciti a definire di quante razze sia costituita la nostra specie, e hanno prodotto stime oscillanti fra le due e le duecento razze.

IV. E' ormai più che assodato il carattere falso, costruito e pernicioso del mito nazista della identificazione con la "razza ariana", coincidente con l'immagine di un popolo bellicoso, vincitore, "puro" e "nobile", con buona parte dell'Europa, dell'India e dell'Asia centrale come patria, e una lingua in teoria alla base delle lingue indoeuropee. Sotto il profilo storico risulta estremamente difficile identificare gli Arii o Ariani come un popolo, e la nozione di famiglia linguistica indoeuropea deriva da una classificazione convenzionale. I dati archeologici moderni indicano, al contrario, che l'Europa è stata popolata nel Paleolitico da una popolazione di origine africana da cui tutti discendiamo, a cui nel Neolitico si sono sovrapposti altri immigranti provenienti dal Vicino Oriente.

L'origine degli Italiani attuali risale agli stessi immigrati africani e mediorientali che costituiscono tuttora il tessuto perennemente vivo dell'Europa. Nonostante la drammatica originalità del razzismo fascista, si deve all'alleato nazista l'identificazione anche degli italiani con gli "ariani".

V. E' una leggenda che i sessanta milioni di italiani di oggi discendano da famiglie che abitano l'Italia da almeno un millennio. Gli stessi Romani hanno costruito il loro impero inglobando persone di diverse provenienze e dando loro lo status di cives romani. I fenomeni di meticciamento culturale e sociale, che hanno caratterizzato l'intera storia della penisola, e a cui hanno partecipato non solo le popolazioni locali, ma anche greci, fenici, ebrei, africani, ispanici, oltre ai cosiddetti "barbari", hanno prodotto l'ibrido che chiamiamo cultura italiana.

Per secoli gli italiani, anche se dispersi nel mondo e divisi in Italia in piccoli Stati, hanno continuato a identificarsi e ad essere identificati con questa cultura complessa e variegata, umanistica e scientifica.

VI. Non esiste una razza italiana ma esiste un popolo italiano. L'Italia come Nazione si è unificata solo nel 1860 e ancora adesso diversi milioni di italiani, in passato emigrati e spesso concentrati in città e quartieri stranieri, si dicono e sono tali. Una delle nostre maggiori ricchezze, è quella di avere mescolato tanti popoli e avere scambiato con loro culture proprio "incrociandoci" fisicamente e culturalmente. Attribuire ad una inesistente "purezza del sangue" la "nobiltà" della "Nazione" significa ridurre alla omogeneità di una supposta componente biologica e agli abitanti dell'attuale territorio italiano, un patrimonio millenario ed esteso di culture.

VII. Il razzismo è contemporaneamente omicida e suicida. Gli Imperi sono diventati tali grazie alla convivenza di popoli e culture diverse, ma sono improvvisamente collassati quando si sono frammentati.

Così è avvenuto e avviene nelle Nazioni con le guerre civili e quando, per arginare crisi le minoranze sono state prese come capri espiatori. Il razzismo è suicida perché non colpisce solo gli appartenenti a popoli diversi ma gli stessi che lo praticano. La tendenza all'odio indiscriminato che lo alimenta, si estende per contagio ideale ad ogni alterità esterna o estranea rispetto ad una definizione sempre più ristretta della "normalità". Colpisce quelli che stanno "fuori dalle righe", i "folli", i "poveri di spirito", i gay e le lesbiche, i poeti, gli artisti, gli scrittori alternativi, tutti coloro che non sono omologabili a tipologie umane standard e che in realtà permettono all'umanità di cambiare continuamente e quindi di vivere. Qualsiasi sistema vivente resta tale, infatti, solo se è capace di cambiarsi e noi esseri umani cambiamo sempre meno con i geni e sempre più con le invenzioni dei nostri "benevolmente disordinati" cervelli.

VIII. Il razzismo discrimina, nega i collegamenti, intravede minacce nei pensieri e nei comportamenti diversi. Per i difensori della razza italiana l'Africa appare come una paurosa minaccia e il Mediterraneo è il mare che nello stesso tempo separa e unisce. Per questo i razzisti sostengono che non esiste una "comune razza mediterranea". Per spingere più indietro l'Africa gli scienziati razzisti erigono una barriera contro "semiti" e "camiti",con cui più facilmente si può entrare in contatto.

La scienza ha chiarito che non esiste una chiara distinzione genetica fra i Mediterranei d'Europa (Occidentali) da una parte gli Orientali e gli Africani dall'altra. Sono state assolutamente dimostrate, dal punto di vista paleontologico e da quello genetico, le teorie che sostengono l'origine africana dei popoli della terra e li comprendono tutti in un'unica razza.

IX. Gli ebrei italiani sono contemporaneamente ebrei ed italiani. Gli ebrei, come tutti i popoli migranti (nessuno è migrante per libera scelta ma molti lo sono per necessità) sono sparsi per il Mondo ed hanno fatto parte di diverse culture pur mantenendo contemporaneamente una loro identità di popolo e di religione. Così è successo ad esempio con gli Armeni, con gli stessi italiani emigranti e così sta succedendo con i migranti di ora: africani, filippini, cinesi, arabi dei diversi Paesi , popoli appartenenti all'Est europeo o al Sud America ecc. Tutti questi popoli hanno avuto la dolorosa necessità di dover migrare ma anche la fortuna, nei casi migliori, di arricchirsi unendo la loro cultura a quella degli ospitanti, arricchendo anche loro, senza annullare, quando è stato possibile, né l'una né l'altra.

 X. L'ideologia razzista è basata sul timore della "alterazione" della propria razza eppure essere "bastardi" fa bene. E' quindi del tutto cieca rispetto al fatto che molte società riconoscono che sposarsi fuori, perfino con i propri nemici, è bene, perché sanno che le alleanze sono molto più preziose delle barriere. Del resto negli umani i caratteri fisici alterano più per effetto delle condizioni di vita che per selezione e i caratteri psicologici degli individui e dei popoli non stanno scritti nei loro geni.

Il "meticciamento" culturale è la base fondante della speranza di progresso che deriva dalla costituzione dell'Unione Europea. Un'Italia razzista che si frammentasse in "etnie" separate come la ex-Jugoslavia sarebbe devastata e devastante ora e per il futuro.

Le conseguenze del razzismo sono infatti epocali: significano perdita di cultura e di plasticità, omicidio e suicidio, frammentazione e implosione non controllabili perché originate dalla ripulsa indiscriminata per chiunque consideriamo "altro da noi".

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Di Fabrizio (del 11/07/2008 @ 10:38:46, in blog, visitato 1213 volte)

Da Puta a queer invader

Il testo della mia lettera al giornale, pubblicata oggi da Il Domani di Bologna

Oggi alle 17.00 in Piazza del Nettuno, la cittadinanza bolognese si ritrova per un appuntamento promosso dall'Arci e dall'Ufficio Stranieri della CGIL: Prendete le impronte anche a noi!. L'obiettivo è protestare contro le schedature dei rom avviate dal Ministro degli Interni Roberto Maroni. Durante il Bologna Pride, gli organizzatori hanno sottolineato con iniziative e dichiarazioni che questi provvedimenti prefigurano l'avvio di una politica discriminatoria su base etnica e che ricordano dolorosamente le leggi razziali. Leggi razziali che il fascismo approvò contro la popolazione ebraica e che portarono al confino e ai campi di concentramento anche molte persone omosessuali. La comunità gay e lesbica bolognese sarà in piazza a lasciare le sue impronte: se qualcuno dev'essere schedato, che lo siano tutti, allora. Zingari, froci, etero, donne, operai, casalinghe, impiegati, disoccupati. Tutti. Fabrizio De André cantava che gli zingari sono speciali perché sono la memoria vivente del nostro lontanissimo passato di nomadi e cacciatori. Che questi versi risuonino anche nelle stanze del Viminale: "Porto il nome di tutti i battesimi / ogni nome il sigillo di un lasciapassare / per un guado, una terra, una nuvola, un canto / un diamante nascosto nel pane / per un solo dolcissimo umore del sangue / per la stessa ragione del viaggio, viaggiare".

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Di Fabrizio (del 11/07/2008 @ 09:25:11, in Regole, visitato 1310 volte)

Da Religion Clause

Il Budapest Times riporta che settimana scorsa la Corte Costituzionale ha deciso su due emendamenti alla legge sui "discorsi d'odio" precedentemente giudicata incostituzionale. Un emendamento permetteva di procedere contro un oratore che dirigesse discorsi chiaramente infiammatori contro persone di un gruppo religioso od etnico.

Prima i querelanti dovevano dimostrare che il discorso fosse rivolto direttamente a loro. L'altro emendamento per la prima volta rendeva un discorso razzista pari all'offesa criminale, punendolo con sino a due anni di prigione.

Il tribunale aveva precedentemente giudicato entrambe gli emendamenti eccessivamente restrittivi della libertà di espressione. Aveva anche giudicato che solo le persone fisiche potevano avere protetta la loro dignità umana. Questo non era possibile per comunità o gruppi. Criticando la decisione il parlamentare socialista Gergely Bárándy ha detto che apre la porta agli attacchi verbali verso Ebrei e Zingari.

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Di Fabrizio (del 11/07/2008 @ 09:19:55, in Italia, visitato 1334 volte)

ANCHE NOI SIAMO ROM
E I BAMBINI ITALIANI SONO TUTTI UGUALI


La legittima repressione della microcriminalità non può diventare l’alibi delle Istituzioni per lanciare una campagna d’odio verso un’etnia e tanto meno per attuare una “schedatura” su base etnica di persone che non hanno commesso alcun reato, compresi i minori.

Oltre la metà degli appartenenti alle comunità Rom e dei Sinti in Italia sono cittadini italiani e cittadini dell’Unione europea a tutti gli effetti. Sottoporli a schedatura, rilevare le impronte digitali dei loro bambini, vìola apertamente i diritti internazionali dell´uomo, le norme e i trattati dell’Unione europea, la convenzione sui diritti dell’infanzia. E vìola l’art. 3 della nostra Costituzione, che afferma che “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.”

Le generazioni uscite dal dopoguerra non avevano mai conosciuto provvedimenti volti a marchiare un’etnia, a sottoporla a schedature indipendentemente dalla cittadinanza.
Perciò non possono non riandare alle testimonianze di tempi lontani e non avvertire tutta la gravità di quanto sta accadendo in una diffusa indifferenza.

E’ nostro dovere etico, civile, spirituale persino, guardare con rispetto ai diritti di tutte le minoranze. Chiediamo perciò ai cittadini democratici e responsabili, a coloro che “sanno”, a coloro che “intuiscono” i rischi della Storia, di opporsi al razzismo e a chi lo fomenta per fini politici. Per fermare subito la catena dell’odio e delle discriminazioni.

Il 14 luglio troviamoci a Milano
dalle 18 alle 20
in piazza dei Mercanti.


Lì ci schederemo tutti. E manderemo le nostre impronte digitali di cittadini italiani al Ministero dell’Interno

PER ADESIONI:
Comitato milanese per la legalità
Arci di Milano

PRIME ADESIONI: ANED, ANPI Comune di Corsico; ANPI Comune di Cesano Boscone, Anpi Comune di Buccinasco, ANPI Comune di Trezzano Sul Naviglio, Sandro Battisti, Lucia Vasini, Francesca Comencini, Carlo Rossoni e Ottavia Piccolo, Anna Bonaiuto, Alessandra Dal Moro , Mimmo e Anna Maria Claps , Alfredo Galasso, Gianni Barbacetto, Chiara Acciarini, Laura Maragnani, Fabrizio Casavola - Redazione di Mahalla, Associazione Le Girandole

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Di Fabrizio (del 11/07/2008 @ 08:41:13, in scuola, visitato 1194 volte)

Da Roma_Francais

"La scuola deve giocare il proprio ruolo" - domenica 06.07.2008, 05:34 - La Voix du Nord

Giovedì sera, nella sala parrocchiale in route de Desvres, a Saint-Martin-Boulogne, s'è costituito un collettivo di difesa dei Rom. La sua prima azione, iscrivere sei bambini, di età tra i 6 e gli 11 anni, alla scuola di Wimille, comune dove sono installati.

"Buongiorno, mi chiamo Samantha, ho 8 anni, vorrei andare alla scuola a Wimille. Buongiorno, mi chiamo Abel, ho 7 anni, anch'io vorrei andare alla scuola a Wimille..." Anitsa, Samir, Sévère, Ionut, che per la circostanza ha messo gli abiti della domenica e le sue scarpe di vernice, vi accolgono nella sala parrocchiale di Saint-Martin-Boulogne messa a disposizione dall'abbé Boutoille, un posto dove funziona il seminario di pre-scolarizzazione animato dalle associazioni che sostengono e vengono in aiuto ai Rom.

Oltre a questi bambini e le loro mamme, rappresentanti della LDH, della FCPE, di Agir pour les Roms, dei Verdi, dei sindacati (Sud éducation solidaire) e dei cittadini. "Sono già due anni che i Rom sono arrivati nel Boulonnais" ricorda Jeadette Vaillant, presidente della LDH, senza omettere le numerose espulsioni di cui queste famiglie sono state oggetto nella nostra regione. Il presidente di Agir pour les Roms insiste: "Un certo numero tra loro hanno veramente l'intenzione di inserirsi nella nostra regione." "La scuola della Repubblica deve giocare il suo ruolo", reclama Christian Daquin, rappresentante della FCPE.

Il punto è che la domanda d'iscrizione di sei bambini, di età tra i 6 e gli 11 anni, alla scuola di Wimille, per il momento non è ancora realizzata. I rappresentanti di queste differenti associazioni si sono raggruppati in collettivo ed hanno deciso di interpellare il prefetto, la Halde, i difensori dei bambini ed il ministro dell'Educazione Nazionale per far rispettare gli articoli della Costituzione che data del 1946 e 1958.

Il parere del sindaco

Contattato sabato mattina, Antoine Logié, sindaco di Wimille, a cui il collettivo "rimprovera non di volere iscrivere i piccoli Rom per timore della reazione negativa dei genitori degli altri allievi e della popolazione", spiega di aver saputo della domanda d'iscrizione da rappresentanti della LDH e della FCPE solo sabato scorso. "I Rom si sono installati su un terreno umido e che appartiene allo Stato. Vogliono rimanere là? Bisogna scolarizzarli? Sarebbe auspicabile che la commissione insegnamento del consiglio municipale desse la propria opinione sulla questione. La direttrice della scuola primaria è stata contattata, così come i rappresentanti dei genitori degli alunni. I pareri sono estremamente condivisi. Mercoledì sera, parleremo di questo oggetto nel consiglio municipale." E' l'inizio di un'apertura?

In ogni caso, la negoziazione non si chiude.

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Di Fabrizio (del 11/07/2008 @ 00:40:41, in media, visitato 1194 volte)

Ricevo da Maria Grazia Dicati

Rivolgo un appello a tutti coloro che in questo periodo si sono mobilitati per denunciare il provvedimento del governo relativo alle impronte dei bimbi rom, affinché si proceda rapidamente nei confronti di Panorama e si valuti se ci sono gli estremi per una denuncia : "Continuiamo a difendere e proteggere i bambini!"

Rom nati per rubare e impronte ai bambini
di osservatoriosullalegalita.org

La copertina del settimanale Panorama di questa settimana rappresenta un bambino rom con la scritta: "Nati per rubare" e sottotitolo "LADRI BAMBINI Appena vengono al mondo li addestrano ai furti, agli scippi, all'accattonaggio. E se non ubbidiscono sono botte e violenza. Ecco la vita di strada (e le voci) dei piccoli rom che il ministro Maroni vuole censire, anche con le impronte digitali".

L'Osservatorio sulla legalita' e sui diritti onlus denuncia il messaggio vergognoso e per di piu' falso e disinformativo di tale titolo.

Presupporre che il crimine sia una caratteristica tipica di un'etnia non solo e' una conclusione arbitraria, ma equivale ad etichettare un'intero popolo, a partire dai minori. E il messaggio e' letto da chiunque lo veda esposto in edicola, anche se non compra il giornale.

Il tutto per giustificare le discusse scelte del governo sulla questione sicurezza (e' di oggi la bocciatura da parte del parlamento UE della schedatura dei Rom voluta dal governo italiano).

Ricordiamo, con parole molto piu' autorevoli delle nostre, cosa significa e cosa comporta quanto sta accadendo. E lo ricordiamo soprattutto alle destre, che quando fa comodo (cioe' per opporsi all'Islam o a parte della sinistra che contesta Israele) si schierano con gli Ebrei:

Il presidente dell'Unione delle comunità ebraica in Italia, Renzo Gattegna (agenzia APcom del 15 maggio 2008):
"L'indiscriminata espulsione di massa di un gruppo etnico potrebbe forse produrre momentanei consensi e una breve ed effimera illusione, ma ben presto la vera natura discriminatoria di un simile atto emergerebbe con chiarezza e verrebbero messi a nudo tutti gli errori e le omissioni che nel tempo hanno prodotto questa degenerazione ingovernabile. Porto l'esempio dei nomadi, ma dobbiamo ricordare che le stesse pericolose dinamiche potrebbero colpire chiunque...
Di fronte a gravi crimini commessi da singoli individui che la giustizia non riesce a perseguire, si riversano odio e sospetto su intere collettività senza nessuna distinzione tra persone oneste e criminali. ... Se proseguisse un processo di criminalizzazione generalizzata, sia nei confronti dei nomadi che di qualsiasi altro popolo, gli onesti, abbandonati e discriminati, resterebbero in ostaggio dei criminali. E la sconfitta dello Stato sarebbe totale".

L’ANED (Associazione nazionale ex deportati nei campi nazisti) di Roma esprime "la più sentita riprovazione per il disegno di legge che prevede la schedatura dei Rom e Sinti presenti sul territorio italiano, tramite la rilevazione delle impronte digitali come in uso per i criminali. Il provvedimento è particolarmente odioso e inaccettabile, perché rivolto anche ai bambini e a tutti i minori che, finora, anche se privi di documenti, hanno potuto frequentare la scuola pubblica del nostro paese.
Il progetto di schedatura è, oltretutto, in totale contrasto con la Convenzione Internazionale per i Diritti del Fanciullo promulgata nel 1989 dall’ONU e ratificata dallo Stato italiano. Tale provvedimento richiama procedure di schedatura razzista utilizzate dai regimi nazifascisti durante il secolo scorso, per costruire archivi che miravano alla individuazione, emarginazione, concentrazione e conseguente deportazione di ogni minoranza e diversità. Nel caso che questo provvedimento venisse approvato, l’intero Consiglio direttivo dell’ANED di Roma chiede di essere schedato insieme ai Rom".

Il presidente della Comunita' ebraica romana Riccardo Pacifici (agenzia ANSA, 15 MAG):
''Vigileremo affinche' sia garantita, prima di tutto, la sicurezza di tutti noi tutti cittadini italiani, ma anche che le misure adottate a contrasto dei fenomeni criminali non abbiano un capro espiatorio, vittima sacrificale, delle cose che non vanno... Il nostro spirito era e rimane quello di costruire dalla brutta lezione della seconda guerra mondiale un approccio del nostro rapporto con le minoranze basato sulla lotta prima di tutto all'indifferenza, nemica dei diritti di chi subisce l'ingiustizia''.
Per Pacifici la nomina di un Commissario per l'emergenza Rom ''sulla spinta di sentimenti nati dalla paura e che attraversano trasversalmente tutte le forze politiche non e' lo strumento di comunicazione migliore. Le parole hanno un peso. Mentre sarebbe meglio adottare le stesse misure parlando di 'Emergenza sicurezza' generica per reati che provengono da ogni etnia, italiana compresa. La nostra non e' una polemica ma una pacata riflessione per fare in modo che forze xenofobe e razziste estranee alle nostre istituzioni non possano farsi giustizia da sole''.

Il presidente della comunità ebraica di Roma, Riccardo Pacifici (intervista ad Ecoradio):
"Possiamo concordare con il Ministro Maroni riguardo il rispetto della legalità e la tutela dei minori ma il problema è forse l'errore di comunicazione compiuto che è legato all'idea di una schedatura che possa colpire solo certe persone, solo una certa categoria di cittadini. É un errore su cui si rischia di fare una sorta di cortocircuito, su cui bisogna stare molto attenti.
Ci devono essere provvedimenti uguali per tutti i cittadini che vivono nel suolo italiano, immigrati e non. È questo il punto sul quale dobbiamo lavorare. Le impronte ai bambini rom, inoltre, non hanno alcun senso perchè si modificherebbero col passare del tempo e sarebbe vano lo sforzo fatto. È sbagliato, inoltre, fare una legge ad hoc solo per i rom. Non bisogna dare sfogo a chi può coltivare sentimenti razzisti che possono sorgere nei monenti di paura e insicurezza nella popolazione. Dobbiamo fare un'opera di prevenzione.
Ben vengano- conclude Pacifici- iniziative a tutela dei bambini rom nei casi di sfruttamento ma deve emergere nella comunicazione che esiste tutto un mondo di rom dove vige la legalità, dove i bambini vanno a scuola, dove la gente paga le tasse e dove, insomma, si vive nella piena regolarità. Ecco bisogna far emergere anche il buono che c'è in questa comunità e che rappresenta la maggior parte dei Rom."

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Di Fabrizio (del 10/07/2008 @ 18:24:16, in Europa, visitato 1243 volte)

Da Luciano Muhlbauer

Riportiamo qui di seguito il comunicato stampa ufficiale del Parlamento Europeo, relativo all’odierna approvazione della risoluzione contro il rilevamento delle impronte digitali ai rom in Italia:

"A seguito dell'acceso dibattito in Aula del 7 luglio scorso, il Parlamento ha adottato con 336 voti favorevoli, 220 contrari e 77 astensioni una risoluzione sostenuta da PSE, ALDE, Verdi/ALE e GUE/NGL che esorta le autorità italiane "ad astenersi dal procedere alla raccolta delle impronte digitali dei rom, inclusi i minori, e dall’utilizzare le impronte digitali già raccolte, in attesa dell'imminente valutazione delle misure previste annunciata dalla Commissione". Ritiene infatti che ciò "costituirebbe chiaramente un atto di discriminazione diretta fondata sulla razza e l’origine etnica, vietato dall'articolo 14 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, e per di più un atto di discriminazione tra i cittadini dell’UE di origine rom o nomadi e gli altri cittadini, ai quali non viene richiesto di sottoporsi a tali procedure".

Più in particolare, i deputati ritengono "inammissibile" che, con l'obiettivo di proteggere i bambini, questi ultimi "vedano i propri diritti fondamentali violati e vengano criminalizzati". Sostengono, invece, che "il miglior modo per proteggere i diritti dei bambini rom sia di garantire loro parità di accesso a un’istruzione, ad alloggi e a un’assistenza sanitaria di qualità, nel quadro di politiche di inclusione e di integrazione, e di proteggerli dallo sfruttamento". Conpidono inoltre la posizione della Commissione, secondo cui questi atti costituirebbero una violazione del pieto di discriminazione diretta e indiretta, prevista dalla direttiva UE n. 2000/43/CE che attua il principio della parità di trattamento fra le persone indipendentemente dalla razza e dall'origine etnica, sancito dal trattato. Osservano peraltro che i rom sono "uno dei principali bersagli del razzismo e della discriminazione", come dimostrato "dai recenti casi di attacchi e aggressioni ai danni di rom in Italia e Ungheria.

Il Parlamento invita inoltre la Commissione "a valutare approfonditamente le misure legislative ed esecutive adottate dal governo italiano per verificarne la compatibilità con i trattati dell’UE e il diritto dell’UE". Esprime poi preoccupazione per il fatto che, a seguito della dichiarazione dello stato di emergenza, i Prefetti, cui è stata delegata l’autorità dell’esecuzione di tutte le misure, inclusa la raccolta di impronte digitali, "possano adottare misure straordinarie in deroga alle leggi", sulla base di una legge riguardante la protezione civile in caso di "calamità naturali, catastrofi o altri eventi", "che non è adeguata o proporzionata a questo caso specifico". I deputati si dicono anche preoccupati riguardo all’affermazione - contenuta nei decreti amministrativi e nelle ordinanze del governo italiano - secondo cui la presenza di campi rom attorno alle grandi città costituisce di per sé una grave emergenza sociale, con ripercussioni sull'ordine pubblico e la sicurezza, che giustificano la dichiarazione di uno "stato d'emergenza" per 12 mesi.

Più in generale, il Parlamento chiede a tutti gli Stati membri di rivedere e abrogare le leggi e le politiche che discriminano i rom sulla base della razza e dell’origine etnica, direttamente o indirettamente, e sollecita Consiglio e Commissione a monitorare l’applicazione dei trattati dell’UE e delle direttive dell’UE sulle misure contro la discriminazione e sulla libertà di circolazione, al fine di "assicurarne la piena e coerente attuazione". Ribadisce, infatti, che "le politiche che aumentano l'esclusione non saranno mai efficaci nella lotta alla criminalità e non contribuiranno alla prevenzione della criminalità e alla sicurezza". Invita poi gli Stati membri a intervenire a tutela dei minori non accompagnati soggetti a sfruttamento, "di qualsiasi nazionalità essi siano". Inoltre, sostengono che, laddove l'identificazione di tali minori sia necessaria, gli Stati membri dovrebbero effettuarla, caso per caso, attraverso procedure ordinarie e non discriminatorie e "nel pieno rispetto di ogni garanzia e tutela giuridica".

Il Parlamento, condanna "totalmente e inequivocabilmente" tutte le forme di razzismo e discriminazione cui sono confrontati i rom e altri considerati "zingari" e invita il Consiglio e la Commissione a rafforzare ulteriormente le politiche dell’UE riguardanti i rom, lanciando una strategia dell’UE per i rom volta "a sostenere e promuovere azioni e progetti da parte degli Stati membri e delle ONG connessi all’integrazione e all’inclusione dei rom, in particolare dei bambini". Invita inoltre la Commissione e gli Stati membri "a varare normative e politiche di sostegno alle comunità rom, promuovendone al contempo l’integrazione in tutti gli ambiti, e ad avviare programmi contro il razzismo e la discriminazione nelle scuole, nel mondo del lavoro e nei mezzi di comunicazione e a rafforzare lo scambio di competenze e di migliori pratiche".

In tale contesto, ribadisce l’importanza di sviluppare strategie a livello dell’UE e a livello nazionale, avvalendosi pienamente delle opportunità offerte dai fondi dell’UE, di abolire la segregazione dei rom nel campo dell’istruzione, di assicurare ai bambini rom parità di accesso a un’istruzione di qualità (partecipazione al sistema generale di istruzione, introduzione di programmi speciali di borse di studio e apprendistato). Ma anche di assicurare e migliorare l’accesso dei rom ai mercati del lavoro, di assicurare la parità di accesso all’assistenza sanitaria e alle prestazioni previdenziali, di combattere le pratiche discriminatorie in materia di assegnazione di alloggi e di rafforzare la partecipazione dei rom alla vita sociale, economica, culturale e politica".

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Di Fabrizio (del 10/07/2008 @ 17:29:38, in Europa, visitato 1259 volte)

Da Radionetherland

By Vanessa Mock in Strasbourg 10-07-2008

Il ministro italiano degli interni, Roberto Maroni, dice che la misura è disegnata per "prevenire fenomeni come l'accattonaggio". Ma i critici ritengono che la minoranza zingara sia stata ingiustamente oggetto del nuovo governo di destra guidato dal Primo Ministro Silvio Berlusconi.

La Commissione Europea ha chiesto un'indagine sulle misure. Contemporaneamente, il Parlamento Europeo ha appena adottato una risoluzione che chiede al Governo Italiano di fermare i suoi piani. Il Parlamento Europeo dice che è inaccettabile "violare i diritti fondamentali [degli zingari] e criminalizzarli."

Database etnico
La  parlamentare italiana Monica Frassoni (Verdi) ritiene che le autorità abbiano già iniziato a creare banche dati sugli zingari che vivono nei campi attorno alle maggiori città. Ammonisce che questo vìola le leggi europee.

"il punto è che il governo italiano ha rilasciato un decreto obbligando tutti quelli che vivono nei campi - normalmente zingari - ad essere archiviati e dicendo da dove arrivino e quale origine etnica abbiano. Anche quale sia la loro religione, cosa che è assolutamente proibita dalle nostre leggi. Questo significa realmente creare un database su origine etnica. Questa è la ragione per cui ci focalizziamo su questo: perché c'è una contraddizione diretta con la legislazione europea".

Il Commissario Europeo alla Giustizia Jacques Barrot sottolinea che l'Italia ha promesso di inviare un rapporto dettagliato sui propri piani entro la fine di luglio.

"E' importante per me che ci sia un'indagine estremamente precisa e chiara,"

dice. Ma il Commissario dice anche che gli è stato assicurato dal ministro Maroni che l'agenzia infantile delle Nazioni Unite, l'UNICEF, appoggia il piano controverso. Questo perché le impronte digitali aiuterebbero ad assicurare che i bambini Rom vadano a scuola e ricevano l'assistenza sociale.

Facile Bersaglio
Ma Juan de Dios Ramírez-Heredia, presidente della Union Romani della vicina Spagna, dice che le misure sono in primo luogo collegate alle promesse di sconfiggere il crimine. Queste promesse sono un elemento chiave della campagna che hanno riportato Berlusconi al potere all'inizio dell'anno. Il Primo Ministro ha anche fatto un collegamento esplicito tra il crescere del tasso di criminalità ed il grande numero di Rom che vivono in Italia.

"Ha vinto sfruttando la paura pubblica sul crescere dell'insicurezza in Italia. La paura è stata incanalata verso gli zingari, che sono una minoranza invisibile."

Juan de Dios Ramírez-Heredia aggiunge che i più deboli della società sempre "finiscono per pagare il prezzo delle politiche anti-migratorie".

Frassoni dice che ora è dovere dell'Europa di agire.

" Non sono neppure sicura che sarà abbastanza, ma la UE è una comunità di diritti e valori e dobbiamo fare questo oppure saremo mostrati come totalmente inutili".

Petizione
Nel contempo, oltre 100 membri del Parlamento Europeo - inclusi i leader dei gruppi parlamentari - mercoledì hanno aggiunto le proprie impronte ad una petizione di protesta contro la politica italiana.

"Questo è un forte atto politico che intende chiedere una fine immediata a questa azione,"

ha detto Giusto Catania, parlamentare italiano comunista che ha organizzato la protesta.

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Di Fabrizio (del 10/07/2008 @ 12:25:11, in blog, visitato 1643 volte)

Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer

A Milano proseguono le operazioni di schedatura dei rom e oggi è toccato al campo autorizzato di via Negrotto, 23. E come al solito, il vicesindaco De Corato si autocelebra, diramando comunicati stampa e annunciando che l’operazione di polizia ha permesso l’identificazione di 82 "nomadi italiani, provenienti principalmente dalla ex-Jugoslavia" e la scoperta di due edificazioni abusive "in legno e muratura".

Insomma, un altro grande successo per il cosiddetto censimento voluto dal Governo, per scoprire finalmente chi sono queste persone sconosciute che abitano nei campi? Non proprio, perché è stato scoperto quello che già si sapeva e sono state identificate persone già identificate.

Infatti, la Polizia Locale di Milano da anni scheda meticolosamente i rom presenti sul territorio milanese, come avevamo denunciato cinque giorni fa, anche se soltanto tre quotidiani - Liberazione, il Manifesto e la Repubblica - e l’emittente radiofonica Radio Popolare hanno ritenuto opportuno informarne l’opinione pubblica.

E così è sufficiente prendere in mano il dossier della polizia locale che raccoglie i dati del periodo ottobre 2006 – dicembre 2007 e consultare la scheda relativa al campo oggi visitato dalle forze dell’ordine, per sapere quello che De Corato sostiene di aver scoperto oggi. La scheda parla infatti di 78 abitanti, di "nazionalità: Sinti italiani (Lombardia, Veneto e Friuli) – Estera (ex Yugoslavia)" e rileva la presenza di "case in legno e muratura che hanno sostituito le roulotte originarie tutte dotate di servizi interni; le costruzioni abusive, regolarmente denunciate all’A.G., sono state condonate per stato di necessità".

Mettendo un attimo da parte ogni considerazione sul concetto inquietante di "nazionalità" impiegato, risulta dunque evidente che la banca dati della polizia municipale, la quale fa capo al vicesindaco, dispone già di un quadro completo, peraltro in continuo e autonomo aggiornamento.

E allora avanziamo ancora una volta alcune domande molto semplici, ma anche molto importanti. Il Commissario straordinario, Prefetto Lombardi, era a conoscenza dell’esistenza della banca dati costruita dagli uomini di De Corato e aveva informato il Ministro Maroni? Chi aveva autorizzato e su quali presupposti la classificazione su base etnica di dati sensibili, di cittadini italiani e stranieri, da parte della Polizia Locale di Milano? E visto che la schedatura etnica già esiste, perché ripeterla con grande dispendio di forze dell’ordine e annunci pubblicitari, se non allo scopo di umiliare persone colpevoli unicamente di essere zingari?

Riteniamo che sia preciso dovere della Prefettura e del Ministero fornire una risposta urgente ed esauriente. Non perché lo chiede Rifondazione Comunista, ma perché la trasparenza è un atto dovuto nei confronti dei cittadini.

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