Rom e Sinti da tutto il mondo

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La redazione
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Fabrizio (del 28/01/2010 @ 09:25:15, in scuola, visitato 2869 volte)

Ricevo da Paolo Ciani

Lettera Istituto Comprensivo “via dell’Archeologia” Scuola frequentata dai bambini Rom di Via di Salone portati al "Cara" di Castel Nuovo di Porto
AL SINDACO DI ROMA Gianni Alemanno
AL PREFETTO DI ROMA
AL V DIPARTIMENTO Politiche sociali
AL XV DIPARTIMENTO politiche educative
AL CAPO DEI VIGILI URBANI Di Maggio

p.c. Alla Comunità di S. Egidio
Alla Casa dei Diritti sociali
A Ermes

Agli organi di stampa

“ Portati via! ”
I diritti degli invisibili
I docenti dell’Istituto Comprensivo di via dell’Archeologia, in considerazione degli esiti dell’attuazione del piano nomadi del comune di Roma - che implica in particolare lo spostamento di famiglie di alunni frequentanti l’Istituto dal campo di via di Salone al CARA di Castelnuovo di Porto - si interrogano, nello specifico scolastico, sull’opportunità di una azione che vanifica i risultati positivi conseguiti negli anni e gli sforzi delle parti coinvolte nell’obiettivo di un progressivo miglioramento dell’integrazione.

Le motivazioni sottese a quanto affermato sono le seguenti:
la distanza fra il CARA di Castelnuovo di Porto e l’istituto è tale da costituire impedimento alla fruizione del diritto allo studio dei bambini;
il trasferimento in altra scuola interromperebbe la fruizione di un percorso scolastico continuativo, predisposto ed attuato sin dalla scuola dell’infanzia, e potrebbe dar luogo a regressioni nell’apprendimento e nella relazione;
la progettualità di continuità richiede un’azione costante e lungimirante che si costruisce attraverso il confronto costante e la mediazione;
essere una comunità scolastica significa superare i limiti imposti dalle storie personali, attenti alla crescita degli alunni, promuovere progettualità di continuità, favorire una integrazione che lungi dall’essere omologazione sia conoscenza ed arricchimento reciproco

I docenti possono affermare che gli alunni oggi “portati via” dalle loro scuole hanno frequentato regolarmente, hanno maturato un atteggiamento positivo e motivato nei confronti della scuola, instaurando sereni e proficui rapporti con i compagni e con gli insegnanti; molti dei famigliari, inoltre, si sono sempre interessati al loro andamento scolastico.

Negli anni sono stati attuati percorsi, rivolti a tutti gli alunni, che hanno consentito, nel tempo l’instaurarsi di un clima di fiducia reciproca e l’acquisizione di risultati significativi nella crescita globale della personalità. Tutto ciò senza avvertire il bisogno, da parte dei docenti, di attirare l’attenzione sugli ottimi risultati raggiunti perché questo è il lavoro normale di una scuola che funziona.

I docenti notano con dispiacere che la scuola è chiamata in causa per ogni problematica, ma non è stata neanche presa in considerazione come interlocutore nell’attuazione del piano nomadi; è convinzione comune che interventi efficaci, soprattutto nel sociale, si realizzino attraverso azioni coerenti e sinergiche di più istituzioni. Perché allora la scuola non è stata consultata prima di procedere con le azioni predisposte? Ovviamente nella parte che riguarda le proprie competenze e cioè per valutare le possibili conseguenze e le ricadute di uno spostamento che avviene a metà anno scolastico e a metà di un percorso di vita per molti degli alunni iscritti.

I docenti chiedono che, nel tutelare i diritti umani di tutti, sia in particolare garantito il diritto dei minori alla frequenza scolastica in una situazione di continuità.

Ricordano che si parla di alunni, persone, esseri umani, non pratiche da sbrigare, nomi da depennare semplicemente da un elenco: sono sentimenti, emozioni, percorsi di una storia condivisa, che all’improvviso scompaiono. La scuola con loro ha conosciuto la diversità di un differente stile di vita, le difficoltà di inverni passati al freddo nei container, la dignità e lo sforzo fatto ogni giorno per stare insieme, e l’uguaglianza come quella di essere bambini come altri bambini, niente di più niente di meno.

Lungi dall’esprimere un giudizio politico o fare politica, i docenti vogliono unicamente essere messi in condizione di fare bene il proprio lavoro.
E’ in fondo un’esigenza normale. Niente di più e, viene da dire, “non uno di meno”.

Roma, 25 Gennaio 2010
Istituto Comprensivo
“via dell’Archeologia”
Roma

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Di Fabrizio (del 28/01/2010 @ 09:39:12, in Italia, visitato 1601 volte)

Ricevo da Claudio Graziano

L'ammistrazione alemanno fa le le prove per le elezioni regionali e ha fretta di dare soddisfazione alle promesse fatte ai suoi elettori, partendo dalla questione "Casilino 900", il campo emblema della presenza rom nella capitale.

Si tratta di 600 rom, che vivono lì da oltre 30 anni, provenienti dalle varie regioni della ex Jugoslavia e dalla Romania, che secondo l'amministrazione alemanno, verranno sgomberati entro i primi di Febbraio. In tre giorni sono già state abbattute decine di baracche.

La tanto millantata collaborazione con la comunità rom non esiste (basta vedere la reazione dei 128 legittimi assegnatari del campo di Salone, deportati al centro per richienti asilo di Castel nuovo di Porto per far posto agli arrivi da Casilino, .a cui era stato promesso di tornare al campo dopo l'espletamento delle pratiche di permesso di asilo). E a quelle altrettanto preoccupate dei rom di Casilino 900. I rom questo sgombero lo subiscono e basta.

L'80 per cento dei bambini del campo frequenta le scuole del territorio, una percentuale molto alta indicatore di un livello altrettanto alto di inserimento sociale della comunità.

Questi bambini saranno i primi a pagare i costi del trasferimento, perché saranno costretti o a lunghissimi viaggi per tornare nelle loro scuole, o a cambiare del tutto scuola, amici, insegnanti.

Eppure la memoria dovrebbe tracciarci il sentiero: l'esperienza di Castel Romano ci insegna infatti le difficoltà di trasferire i bambini ad ore di distanza dalle scuole che frequentano.
Il Piano punta a chiudere 80 campi abusivi sparsi sul territorio, e ne indica 13 tra tollerati e autorizzati. Non ci viene spiegato, però, in che condizioni andranno a vivere i 7200 nomadi della capitale, di cui circa la metà bambini. A via Candoni, Roma Sud, vivono circa 700 persone, molte lavorano. L’amministrazione, senza coinvolgere il XV Municipio, ha fatto portare 24 container, che ospiteranno oltre 200 persone provenienti da Casilino. Il rischio è che questo diventi un campo sovraffollato. Si rischia di interrompere il prezioso lavoro di integrazione svolto, in questi anni, dalle associazioni insieme ai rom. . Si chiudono i campi abusivi e si costruiscono delle mega bidonville etniche, prodotto di un moderno progrom urbano (sull'esempio di Castel Romano).

Secondo il Piano verrà consegnato un documento, il "Dast", che dovrebbe permettere a chi lo possiede di sostare nei campi. Ad oggi, al di là dell'accanimento di una serie di identificazioni continue, svolte in modo ripetuto ed intimidatorio - anche 5 o 6 volte sulle stesse persone - a cui sono stati sottoposti i rom della città, ben pochi hanno visto questo documento. All'esigenza del lavoro, della casa, dei diritti, sembra venire contrapposta l'ossessione della schedatura, della ghettizzazione, della "soluzione finale". Intanto con la scusa dei cantieri, la giunta è riuscita a far passare un bando per la sorveglianza: 3 milioni di euro per le vigilanza privata, mentre in poco più di un anno, le risorse per progetti di mediazione culturali sono stati tagliate del 20 per cento

Non un accenno nel piano nomadi ad una soluzione alternativa che non sia il solito ammassamento dei rom in campi che è il primo motivo della loro emarginazione. Non un accenno a modalità alternative di inserimento socio abitativo - accesso alle case popolari o agevolazioni negli affitti.etc. -

Al contrario, le risorse stanziate, vengono in buona parte investite in proposte securitarie inutili nel promuovere l'autonomia delle popolazioni rom ma, al contrario, utilissime e spendibili per propaganda elettorale.

E' utile ricordare ai cittadini di questa città che le risorse dell'amministrazione saranno investite un'altra volta per costruire ancora campi rom, baraccopoli moderne utili solo, e per un breve periodo, in caso di gravi disastri naurali.

Insomma, rom terremotati a vita, per la giunta Alemanno.

Quindi, carente su una politica abitativa che sia progettuale, ma anche rispetto alle politiche di accoglienza, questa giunta, dietro il paravento di proposte di ordine e di polizia, sta accentuando il disagio della popolazione romana: pensiamo ai recenti sgomberi della fabbrica heineken e di Casilino 700, che hanno determinato la dispersione di molti rom nei territori circostanti aumentando i disagi anche per i residenti del territorio e dall'altra parte, hanno sradicato i rom dalle reti sociali territoriali in cui erano inseriti.

L'ARCI afferma con forza la sua contrarietà al piano nomadi e a come si sta attuando, agli sgomberi senza soluzioni alternative, alle operazioni preelettorali, al taglio delle spese di integrazione.

Claudio Graziano
responsabile immigrazione
ARCI di Roma
tel 3356984279-06417347 12
www.arciroma.it

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Di Fabrizio (del 29/01/2010 @ 09:18:24, in Italia, visitato 1653 volte)

Segnalazione di Maria Grazia Dicati

La reazione esasperata degli immigrati a Rosarno ad un gravissimo episodio di razzismo e di mafia porta all’attenzione mediatica una vicenda che, aldilà degli evidenti fini elettorali, ricorda molto da vicino, con le opportune distinzioni, i gravi episodi di “razzismo elettorale ed affaristico” accaduti a Napoli, nel 2008, nei quartieri di Ponticelli e di Pianura.

Il dovere di non dimenticare e capire quello che accade, spesso sotto i nostri occhi, deve aiutarci a comprendere le cose, osservandole da vicino, e forse ricordare l’episodio più paradigmatico avvenuto negli ultimi due anni, può aiutarci a trovare le giuste coordinate.

Molti non lo ricorderanno ma il “pacchetto sicurezza” fu presentato nella prima seduta del consiglio dei ministri del governo Berlusconi a Napoli, il 23 maggio 2008 (nella stessa fu approvata anche la legge speciale per la militarizzazione dei siti di stoccaggio dei rifiuti), ad appena una settimana dal Pogrom dei “campi rom” di Ponticelli.

Le immagini dei roghi dei campi rom fecero il giro del mondo, accompagnate dalla narrazione giornalistica di una “ribellione popolare” causata dalla esasperazione dei residenti “costretti” a convivere da anni con i “reati “dei rom accampati nel quartiere, in realtà niente altro che dei miseri baraccamenti dove dal 2003 vivevano in stato di totale abbandono circa 1500 rom rumeni

Quello che non tutti videro invece fu il vistoso protagonismo dei clan della camorra che, utilizzando abilmente i media, riuscirono a coinvolgere parte della popolazione del quartiere per attaccare e sgomberare i rom, non a caso proprio quelli accampati a via Argine e via Malibran che insistevano su un’area interessata da un progetto di risanamento urbanistico per decine di milioni di euro, strumentalizzando una vicenda, il “tentativo di rapimento” di un bambino da parte di una minorenne rumena che non faceva nemmeno parte dei campi rom.
Del totale di 10 campi rom abusivi di Ponticelli, ne furono incendiati solo due, quelli che si trovavano nel posto sbagliato.

Emiliano Di Marco

www.emilianodimarco.splinder.com

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Di Fabrizio (del 29/01/2010 @ 09:59:31, in conflitti, visitato 1708 volte)

Da Roma_und_Sinti

23 gennaio 2010 - In occasione dell'inaugurazione del nuovo anno del partito CDU (conservatore), Christian Schwarz-Schilling, che fu ministro delle poste e telecomunicazioni nella coalizione CDU-FDP dell'ex cancelliere Helmut Kohl, ha fortemente criticato il rimpatrio forzato dei Rom verso il Kosovo.

Secondo quanto riferito dai media, Schwarz-Schilling, il cui discorso riguardava il periodo post-bellico, ha richiamato alle proprie responsabilità la comunità internazionale nell'intervenire nelle catastrofi causate dall'uomo. In questo contesto, ha giustificato l'intervento nella ex-Jugoslavia e detto che le condizioni createsi in seguito avevano bisogno di ulteriore assistenza post-bellica.

Riferendosi al passato storico della Germania, Schwarz-Schilling ha detto che il rimpatrio forzato dei Rom in Kosovo è stato un grosso errore. Ha ricordato che i Rom sono stati perseguitati come gli Ebrei sotto il nazionalsocialismo ed ha detto che è stato inappropriato trattarli in questo modo. Ha anche ricordato che molti emigranti dalla Germania avévano trovato una nuova casa all'estero.

Schwarz-Schilling ha ripetutamente criticato le autorità tedesche per la loro scarsa attitudine verso i rifugiati. In un'intervista col programma TV Panorama, Schwarz-Schilling ha detto che una politica consistente nel ricevere tante persone e poi nel ricacciarle nuovamente, difficilmente può essere qualificata come particolarmente umana. Come Alto Rappresentante del Segretario Generale in Bosnia Erzegovina riconosce il diritto dei rifugiati al ritorno nelle loro case, puntualizzando nel contempo che rimangono molti ostacoli nell'esercizio di questo diritto.

Fonti (in tedesco):
,Die Verantwortung der Deutschen, Echo-online, 23 January 2010
Ex-Minister beurteilt die Lage, Main-Spitze, 23 January 2010
Null Toleranz – Unionsländer schieben immer mehr Kinder ab, Panorama, Nr. 658, 25 August 2005

Chachipe a.s.b.l.
B.p. 97
L - 7201 Béreldange
e-mail: chachipe.info@gmail.com
www.romarights.wordpress.com

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Di Fabrizio (del 30/01/2010 @ 09:01:26, in Italia, visitato 2016 volte)

Scrive Ermelinda Coccia

"Sono dei bastardi!" ci dice un Rom uscendo da un vecchio caravan. "Hanno buttato giù la mia baracca e guardate come vivo!"

Ce ne restiamo zitti ad ascoltarlo, mentre continua a domandarci se ciò che sta accadendo sia giusto. Ci racconta di essere solo.

Su un fianco della roulotte è poggiata una lamiera a mo' di tetto. Lì sotto, riparato dalla pioggia, c'è un fornello che scalda un brodo. Fa freddo.

Viene da chiedersi se il Piano Nomadi prevede l'abbattimento delle baracche ancor prima di trasferire la gente che ci vive. Se possa essere considerato "piano" lasciare che un uomo racconti di se, con le lacrime agli occhi.

"Ci fanno pagare l'affitto nei campi attrezzati. E io dove li trovo 200 euro al mese? Io faccio l'elemosina!"

Ancora, viene da domandarsi "perché?" quando una ruspa si ferma davanti ad un furgone, lo fa a pezzi, poi fa inversione per andarsene.

Distruggere un mezzo di trasporto è previsto o è soltanto sinonimo di "potere"?

Come dire: Devo fare piazza pulita, quello che c'è, c'è!

Il Casilino 900, dopo quaranta anni, sta scomparendo. Nel giro di pochi giorni, le baracche colorate diventano legni secchi sotterrati dal fango.

Tanta gente è contenta del trasferimento, ma altrettanto arrabbiata per le modalità che il Comune di Roma sta adoperando per lo sgombero del Campo.

Non si stanno trasferendo dei rottami, delle cose, degli animali. Si stanno trasferendo delle persone da un luogo ad un altro. Da un territorio nel quale tanti sono nati e cresciuti.

Pertanto che sia giusto e doveroso eliminare i campi abusivi, per dare ai Rom una sistemazione più dignitosa, è un concetto che passa in secondo piano, quando i modi per farlo hanno ben poco di dignitoso.

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Di Fabrizio (del 30/01/2010 @ 09:10:41, in musica e parole, visitato 1958 volte)

Segnalazione di Orhan Tahir

 Quattro scatenate chitarre sinte! Link

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Di Fabrizio (del 31/01/2010 @ 09:13:27, in casa, visitato 2374 volte)

Gazzetta di Mantova (leggi anche QUI)

Guidizzolo non vuole un campo per i sinti. Il trasferimento delle famiglie deciso dal comune di Brescia senza avvisare il sindaco. Il prossimo campo a Gazzo di Bigarello.

Il terreno acquistato dal comune di Brescia

Il Comune di Brescia acquista un terreno a Birbesi di Guidizzolo per trasferirvi alcune famiglie di sinti. Il tutto all'insaputa del sindaco. E della popolazione. La quale ha reagito subito: questa mattina i residenti nella zona di Birbesi hanno cominciato a erigere una palizzata al confine tra le loro proprietà e quella delle famiglie sinte. Quasi a voler sottolienare che su quel terreno sorgerà un campo nomadi, non particolarmente gradito.

La Lega Nord, che ha protestato con i suoi amministratori locali dicendo che «non staranno a guardare», presenterà un'interpellanza parlamentare su ciò che definisce «un tiro mancino» sferrato da un Comune, quello bresciano, di centrodestra. Ma problemi legali non dovrebbero esistere: il terreno è stato infatti regolarmente acquistato e nessuno può impedire che alcune famiglie vi si trasferiscano. Anche se di etnia sinta. Un altro terreno per un'analoga operazione del comune di Brescia è stato individuato a Gazzo di Bigarello. La vicenda delle aree vendute ai nomadi sta scatenando nel Mantovano aspre polemiche.



Il Comune di Brescia, tramite la società controllata Brixia Sviluppo, ha acquistato un terreno a Birbesi di Guidizzolo su cui trasferire alcune famiglie di nomadi sinti che attualmente occupano il campo di via Orzinuovi che presto verrà smantellato. Della notizia nessuno era al corrente, né il Comune di Guidizzolo, né gli abitanti della zona in cui si insedierà il nuovo campo che - a detta dell'associazione di volontariato Sucar Drom di Mantova che gestisce il progetto - sarà formato solo da 4 famiglie, 16 persone in tutto. Non ne sono convinti però i residenti che, appena appresa la notizia, per tutelarsi hanno già cominciato ad alzare una palizzata per dividere i confini.

(29 gennaio 2010)

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Di Fabrizio (del 01/02/2010 @ 09:02:55, in Italia, visitato 1815 volte)

L'esperienza del Casilino from Il Carattere on Vimeo

Due esperti, un architetto urbanista e un'antropologa sociale, spiegano che cosa è stato il Casilino 900 in questi anni. L'esperienza del più grande campo rom italiano e i tentativi di integrazione, andati falliti.
(Il video rientra nella inchiesta de "Il Carattere" sul Casilino 900)

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Di Fabrizio (del 01/02/2010 @ 15:34:56, in Italia, visitato 1540 volte)

Ricevo da Ernesto Rossi

APERTAMENTE di Buccinasco

Care amiche e amici, soci, insegnanti, concreti, appassionati e affettuosi sostenitori dell’esperienza del Quartiere Terradeo,

(se dico ‘affettuosi’, non si tratta d’una carineria accattivante, ma d’una concreta e oggettiva valutazione sul fatto che ci si mette tutta la competenza e la capacità di cui si dispone, certo. Ma anche l’anima)

questa mattina di sabato 30 gennaio 2010 abbiamo celebrato presso il nostro Quartiere la Giornata della Memoria. Una ricorrenza che ha particolarmente a che vedere e a che fare con i Sinti.

Spesso facilmente dimenticate –a partire dalla legge istitutiva- vittime di quelle violenze che si afferma di voler ricordare.

Presenti e partecipanti circa dieci (ma come si fa a contarli, quando sono così piccoli? erano di più?) bambine e bambini del Terradeo, alcuni speditici dai genitori, una minuteria infantile (a parte una grandona di ben 14 anni) vivace ma attenta, insieme ai consiglieri dell’Associazione Augusto Luisi, dal quale era partita l’ardimentosa proposta, ed Ernesto Rossi. Il tutto nella casetta messa a disposizione da Romina con l’abituale sensibilità (dopo, le pulizie).

Siamo partiti dal grave recente lutto per la morte di Carlo Iussi, uomo gentile, amabile e aperto, e dal fatto che avesse colto lui un’occasione per parlare d’un suo fratello e d’un cugino, partigiani (sapevano tutto, i bambini), chiedendo che il presidente cercasse tracce della loro attività di combattenti: una restituzione di onore, che raramente si compie nei confronti dei non pochi rom e sinti sostenitori e collaboratori, o combattenti della Resistenza.

Da questa considerazione, facilitati dal fatto che alcuni dei giovanissimi partecipanti avevano ricevuto informazioni sulla Giornata dalla televisione (perfino) o dalla scuola, siamo passati a considerare il perché i partigiani avessero combattuto, con quale obiettivo di libertà e di riscossa, contro le violenze fasciste e naziste (i bambini si sono molto divertiti riconoscendo i termini ‘zingari’ ciriklè-uccelli, usato per definire i partigiani, e kastènghere-quelli del manganello, per i fascisti) e cosa ne fosse nato: la Costituzione della nostra Repubblica italiana.

Ne abbiamo ricordato l’articolo 3, che non solo afferma il diritto all’uguaglianza di tutti alla nascita, ma il dovere della Repubblica di rimuovere gli ostacoli economici e sociali, che, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Perché ‘il lavoro’? perché è il fondamento dell’affermazione di sé e delle proprie capacità, che tutti abbiamo, maschi e femmine, e base per il progetto del proprio futuro, individuale e familiare.

Le diversità delle culture e delle lingue (la diversità delle foglie sugli alberi piantati al Terradeo dai loro genitori), come il sinto, prima lingua dei nostri piccoli, sono una ricchezza che bisogna utilizzare: rom e sinti, proprio per la loro particolarità storica, culturale e sociale, sono una felicità per il nostro paese. Lo dimostrano, qui e altrove, i grandi rom e sinti, musicisti, danzatori, calciatori e sportivi, e donne e uomini ad alti livelli di rappresentanza, come il Parlamento europeo.

Insomma, c’è bisogno di voi: studiate.

Tutti felici e contenti –anche noi- e… a pranzo.

Sede legale e operativa: Quartiere Terradeo, via dei Lavoratori, 2 – 20094 Buccinasco MI
Domicilio fiscale: Ernesto Rossi, via Manzoni 15 B – 20090 Trezzano sul Naviglio MI (Italia) tel.+39.(02).48409114
Costituita il 13 novembre 2006, registrata a Milano l’8 marzo 2007, n.1753, serie 3. Codice fiscale 97459790156

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Segnalazione di Windart

COMUNICATO STAMPA

Cassina de' Pecchi, 1 febbraio 2010

"La storia di Rebecca": a Cassina de' Pecchi (Milano) spettacolo teatrale studentesco per dire no ai pregiudizi razziali

Gli studenti di terza media di Cassina de’ Pecchi (MI) celebrano la Giornata della Memoria con una rappresentazione teatrale dedicata alla storia di Rebecca Covaciu, ragazza Rom, premio UNICEF. La commovente storia di Rebecca Covaciu viene proposta all’attenzione del pubblico in occasione della ricorrenza della Giornata della Memoria.

A raccontarla saranno le classi della terza media, che in uno sforzo congiunto hanno inteso offrire un contributo concreto e quanto mai adeguato alla circostanza. Rievocare gli orrori della Shoah è per loro e per tutta la scuola un’occasione per ribadire che quegli eventi di un passato ancora così prossimo non debbono ripetersi mai più.

Convinti che il pregiudizio, allora come ora, costituisca una fonte di discriminazioni e di persecuzioni, con questa rappresentazione teatrale gli alunni hanno inteso valorizzare il tema cruciale del rispetto delle minoranze e della diversità. La diversità, denigrata e beffeggiata da chi la percepisce solo come mera estraneità, diviene invece un valore nel momento in cui la si conosce. Lo spunto per fare questa esperienza viene qui offerto dall’incontro con Rebecca (che sarà presente alla prima dello spettacolo) la cui vicenda condurrà lo spettatore dentro una realtà di discriminazione ma al contempo lo avvicinerà al mondo interiore della protagonista rivelandogli uno straordinario messaggio di gioia e di speranza, contro tutte le discriminazioni.
L’iniziativa ha ricevuto l’incoraggiamento della Croce Rossa Italiana offertoci dal dott. Marco Squicciarini, Responsabile Nazionale per le attività accoglienza e assistenza alle popolazioni Rom.

CASSINA DE’ PECCHI
Piccolo Teatro Martesana

4 febbraio 2010 ore 11.00
5 febbraio 2010 ore 20.30

Per informazioni:
"La storia di Rebecca"
tel. 02 9529155 Carol Morganti
email: carolmorgant@yahoo.it
Scuola Media Giovanni Falcone
Cassina de' Pecchi (Milano)

Per saperne di più su Rebecca Covaciu: http://italiadallestero.info/archives/468 (anche su http://www.sivola.net/dblog/articolo.asp?articolo=2274 ndr)

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