Rom e Sinti da tutto il mondo

Ma che ci fa quell'orologio?
L'ora si puo' vedere dovunque, persino sul desktop.
Semplice: non lo faccio per essere alla moda!

L'OROLOGERIA DI MILANO srl viale Monza 6 MILANO

siamo amici da quasi 50 anni, una vita! Per gli amici, questo e altro! Se passate di li', fategli un saluto da parte mia...

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Desideri, disperazioni e voglia di normalità dalla periferia più periferica.

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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Sucar Drom (del 24/11/2008 @ 12:22:26, in blog, visitato 1443 volte)

Un "pacchetto sicurezza" che non è degno di uno stato di diritto
Dai lavori di questa settimana in Senato potrebbe uscire uno statuto legislativo piuttosto pesante nei confronti non solo degli immigrati – quattro milioni circa di persone, "regolari" o "irregolari"–, ma anche di ...

Nuovi immigrati, l'85% degli intervistati non li vuole
Gli immigrati? Troppi e con troppi diritti, secondo la maggioranza degli italiani. E' il dato allarmante che emerge da un'indagine condotta da Ipsos Pa per il Corriere della Sera Magazine in edicola oggi in cui è dedicato un'ampia inchiesta sul crescente fenomeno del razzismo in Italia...

Unicef: "Non discriminare i minori rom e sinti"
L'Unicef Italia ha chiesto ieri mattina al governo italiano un impegno per i bambini e gli adolescenti rom e sinti che vivono nel nostro Paese. La richiesta riguarda, in particolare, l'adozione di misure per prevenire ed eliminare la discriminazione; campagne di se...

Italia, razzismo 2008
Era l’alba di Obama: le 5 del mattino, ora italiana, del 5 novembre. E la possibilità – augurabile o temuta – che l’America, nel segreto dell’urna, non avrebbe votato un presidente nero, s’era appena squagliata in qualche residuale pillacchera di livore...

Berlusconi si vergogni!
Questa mattina il Presidente Berlusconi, a margine della Giornata nazionale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, ritorna sulla questione delle ordinanze firmate il 30 maggio 2008. Ecco la dichiarazione lanciata dalle agenzie stamp...

Ue, il rapporto sulla situazione dei Sinti e dei Rom in Italia
«Le azioni perpetrate contro i Rom ad opera delle autorità italiane violano un certo numero di obblighi assunti dall' Italia nel quadro della legge internazionale sui diritti umani...

Rom e Sinti, no alle "classi ponte"
In relazione alla mozione approvata il 14 ottobre 2008 dalla Camera dei Deputati nell’ambito del Decreto di Legge n. 137 del 1° settembre 2008, la federazione Rom e Sinti Insieme esprime contrarietà a qualsiasi forma di separazione fra gli alunni della scuola pubblica i...

Milano, la Maiolo non vuole i Rom
Tiziana Maiolo continua ad agitare la politica milanese nel centro-destra. Il contendere: le elezioni provinciali e la carica di coordinatore regionale di Forza Italia. Affari Italiani ha intervistato l’ex assessore di...

Decreto sicurezza, la posizione della federazione Rom Sinti Insieme
In merito al disegno di legge A.S. 733 (decreto sicurezza) in discussione nel Parlamento Italiano, la federazione Rom e Sinti Insieme pone in evidenza quanto segue. L'emendamento 18.22 al disegno di legge A.S. 733 modifica i commi 1 e 1-bis dell'art. 32...

Labambina
“Non ha nome, Labambina”. È questo l’incipit del romanzo di Mariella Mehr, scrittrice Sinta Jenische di origini svizzere; e proseguendo nella lettura, ci accorgeremo che questa prima frase è pesante come una pietra, il primo degli infiniti macigni che dal racconto piovono su chi legg...

Razzismo, a Roma aggredita troupe del Tg1
Una troupe del Tg1 è stata aggredita a Roma, nella zona periferica del Trullo, mentre girava un'inchiesta sull'aggressione razzista da parte di giovani italiani ai danni di extracomunitari alla luce degli arresti di sabato. Un ragazzo incappucciato ha spintonato la gior...

Milano, un graffito di Alfred Breitman per denunciare le persecuzioni delle popolazioni rom
Martedì 18 novembre un grande graffito raffigurante la ruota rossa, simbolo delle popolazioni sinte e rom, è apparso a Milano, proprio sulla pavimentazione di piazza Duomo. Sotto il disegno - un cerchio rosso rubino con 16 raggi - la scritta "Interrompete la persecuzione dei Rom"...

Come si fabbrica l'insicurezza
E’ passato un anno, dodici mesi appena, ma l'Italia sembra un'altra. Meno impaurita e meno insicura. Infatti, l'inverno è vicino, ma il clima d'opinione registra un disgelo emotivo evidente. Come testimonia il 2° rapporto - curato da Demos e dall'Osservatorio di Pavia per Unipolis sulla rappresentazione della sicurezza - nella percezione sociale e...

Magenta (MI), cacciati perchè Sinti
Negli ultimi mesi sono decine e decine gli sgomberi subiti da Sinti italiani, soprattutto nel Nord Italia. Sono talmente tanti che non riusciamo più a darne notizia. Molti di questi sgomberi avvengono senza che nemmeno i giornali ne parlino...

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Di Fabrizio (del 24/11/2008 @ 09:56:55, in Italia, visitato 1167 volte)

Ricevo da Roberto Malini

Fano, 22 novembre 2008 Lettera aperta a Davide Del Vecchio, Assessore ai Servizi Sociali e alle Politiche per la Solidarietà di Fano

Egregio Assessore Davide Del Vecchio,

in questi giorni la Commissione europea discute i provvedimenti da attuare verso l'Italia per le politiche governative e locali che combattono i comparti più deboli della società, a partire dai Rom e dai senzatetto. Ho letto, con tristezza, l'articolo pubblicato dall'edizione locale del Carlino di oggi. E' ormai evidente che i media diffondono odio e intolleranza verso gli esseri umani più vulnerabili, presentandoli secondo un'odiosa propaganda discriminatoria: le famiglie Rom sono descritte come bande di criminali e non come esseri umani in tragiche condizioni; i migranti sono "invasori" dediti ad attività illecite; i senzatetto sono così "per scelta" e costituiscono un pericolo pubblico. La verità la esprimono i numeri del Viminale, del Rapporto Censis, delle organizzazioni per i diritti umani. Furti, rapine e scippi sono in prevalenza azioni compiute da italiani; gli omicidi avvengono per la maggior parte all'interno delle pareti domestiche; il crimine, in Italia, è gestito dalle mafie, che si avvalgono di manovalanza nostrana e straniera. Non solo, perché come ricordato ieri da Roberto Saviano all'Unione europea, l'Italia è il più grosso esportatore mondiale di criminalità.

Questo è il degrado da combattere: un degrado morale, civile, politico e mediatico. La criminalità organizzata ha toccato quest'anno il suo fatturato record in Italia: 130 miliardi di euro, maturati su droga, violenza, armi, prostituzione, pornografia e pedopornografia, estorsione, corruzione, morte.

Continuare a evitare di perseguire la criminalità vera, per riempire le carceri di Rom e poveracci - o scacciarli da ogni angolo in cui si rifugiano - è qualcosa di aberrante. Definire i poveri, gli "ultimi" del Vangelo, come causa di insicurezza e degrado è una menzogna colpevole, perché i poveri vanno aiutati e a questo servono i servizi sociali. L'Italia e le sue città stanno scendendo ai più bassi livelli dell'abiezione, del razzismo, dell'intolleranza perché non ha il coraggio di guardarsi allo specchio. Tutti sanno la verità: non vi è ministro, parlamentare, sindaco, assessore, prefetto, autorità, giornalista che non sappia dove sono i veri problemi di sicurezza e dove vi è invece persecuzione degli innocenti. So che non sarà certo Fano a cominciare a dare il buon esempio, perché è più facile colpire il capro espiatorio - come si fa, in Italia, fin dall'antichità - che toccare interessi enormi. I Rom a piedi nudi e i mendicanti senza un tetto sulla testa sono bersagli così indifesi e a portata di mano! E' così facile colpirli e poi affermare a gran voce: avete visto, cittadini, vi abbiamo liberati dal pericolo pubblico numero uno! Intanto la vera criminalità ghigna, ingrassa e ringrazia. So che non partirà, la riscossa morale del nostro Paese, da Fano, perché Fano sta mostrando altri obiettivi (quelli facili e di "effetto") da perseguire, ma non rinuncio a inviarLe questa breve lettera. Scripta manent. Roberto Malini - Gruppo EveryOne

roberto.malini@everyonegroup.com
www.everyonegroup.com

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Di Fabrizio (del 24/11/2008 @ 08:51:55, in Italia, visitato 1905 volte)

C'è chi è ancora nomade. Da L'Espresso local

IL CASO A SANNAZZARO
Un carovana di 120 persone accampata nel parcheggio dello stadio, devono sgomberare in due giorni

"Non allontanateci ancora"

I nomadi: vogliamo mandare a scuola i nostri bambini

SANNAZZARO - 20 novembre 2008 "Ci mandano via da ogni posto, o quasi. Noi vorremmo fermarci più di un giorno o due, per mandare a scuola i bambini e trovare lavoro". La carovana di roulotte - una trentina, circa 120 persone - è arrivata a Sannazzaro l’altra sera, occupando il parcheggio vicino al campo sportivo. Un’ordinanza del sindaco impone lo sgombero entro 48 ore. Ma i nomadi protestano, vorrebbero maggior tolleranza da amministrazione e residenti. Sono tutti imparentati fra loro, il grande gruppo famigliare degli Hudorovich. Originari del Montenegro, che hanno lasciato dopo la seconda guerra mondiale, "siamo cittadini italiani a tutti gli effetti - dicono i capi della comunità, Mario e Franco, cugini di 54 e 56 anni - però ci sentiamo discriminati".
Ieri all’ora di pranzo mangiavano all’aperto, sui tavoli da campeggio vicino ai caravan. Un bicchiere di vino rosso anche per gli ospiti, la storia del clan da raccontare.

"I primi Hudorovich sono arrivati in Veneto dopo la guerra, perché in patria - quella terra dove era nata la vostra regina Elena - si faceva la fame". Si sono moltiplicati, "siamo sparsi in tutto il Nord Italia, con almeno quattro o cinque figli per ogni donna". Tutte con i capelli sciolti e lunghi, a qualunque età. Gonnelloni multicolor come da copione, orecchini grandi e luccicanti. Oggi in Italia si contano tre o quattrocento Hudorovich, parenti più meno stretti, dice Mario. Si spostano suddivisi in gruppi più piccoli, che si formano e si separano di stagione in stagione. Quello arrivato a Sannazzaro è numeroso, con molte giovanissime mamme e bambini. Le donne curano i figli e realizzano piccoli oggetti di rame, portacenere e soprammobili, che vendono di casa in casa. Uomini e ragazzi fanno gli stagnini: "Per esempio, andiamo nei ristoranti a chiedere se hanno pentole rotte e le aggiustiamo. Affiliamo i coltelli". Ma per trovare qualche cliente, "si deve rimanere almeno qualche giorno nello stesso posto, a cercare qualche contatto".

Niente foto in primo piano, "perché altrimenti quando ci presentiamo a cercare lavoro dicono ecco gli zingari, e ci mandano via". Alla vita nomade certo non vogliono rinunciare: "Una casa fra quattro mura l’ho avuta - dice il cugino Franco - ma l’ho venduta, non ci resistevo. Soprattutto d’estate".

Ma la vita raminga crea anche problemi: "La gente che ci crede tutti ladri, e poi far studiare i bambini è complicato". Questo però è ovvio: "Certo, non possono andare tutto l’anno nella stessa scuola, lo sappiamo benissimo anche noi". Ma "se ci lasciano stare almeno qualche settimana nello stesso posto, possiamo mandarli in una classe a imparare qualcosa. Mica è possino andare in una scuola solo due giorni".

Le mamme cercano di dare qualche insegnamento, "fanno come possono". Ma molto presto, a dieci anni o poco più, soprattutto i maschi iniziano a lavorare con gli adulti. "Noi Hudorovich paghiamo le tasse e ci comportiamo bene. Quando ce ne andiamo da un posto, lasciamo tutto in ordine e pulito". Sottolineano i capi clan: "Siamo italiani come gli altri, andiamo regolarmente a votare. Lo Stato e quindi anche i sindaci dovrebbero aiutarci. In questo piazzale dove siamo ora, non ci sono nemmeno i collegamenti per l’acqua". Di fronte al parcheggio diventato campo nomadi c’è una fila di villette a schiera. Dai residenti un coro di proteste: "Servono aree attrezzate per i girovaghi. Perché le amministrazioni non si organizzano?"

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Di Fabrizio (del 23/11/2008 @ 09:22:02, in conflitti, visitato 1384 volte)

Da Czech_Roma

BBC News

Alcuni dei dimostranti erano a volto coperto - VIDEO

La polizia anti rivolta della città ceca di Litvinov ha ingaggiato una battaglia sanguinosa con i dimostranti di estrema destra che cercavano di raggiungere il quartiere rom.

I poliziotti, alcuni a cavallo, hanno tentato di far retrocedere con i manganelli e gas i circa 500 rivoltosi, che hanno risposto con lancio di pietre e molotov.

Sette dimostranti e sette poliziotti sono rimasti feriti negli scontri.

La violenza è esplosa durante la marcia del Partito dei Lavoratori lunedì scorso, festa pubblica nella Repubblica Ceca.

E' stato visto almeno un poliziotto ferito a terra con del sangue in faccia, ed una macchina della polizia è stata data alle fiamme.

Circa 1.000 poliziotti sono stati dispiegati per controllare i manifestanti.

"La polizia ha cercato di far indietreggiare i dimostranti al percorso prestabilito, ma questi hanno iniziato a lanciare bottiglie incendiarie," ha detto Jarmila Hrubesova, portavoce della polizia.

In seguito sono state arrestate circa 15 persone.

La grandemente impoverita popolazione Rom della Repubblica Ceca da tempo è bersaglio dell'estrema destra e molti Rom in questo paese di 10 milioni di persone lamentano un'endemica discriminazione razziale.

Dicono gli analisti che i gruppi di destra come il Partito dei Lavoratori non sono riusciti ad attecchire nella politica nazionale nell'ultima decade.

Published: 2008/11/17 21:27:34 GMT
© BBC MMVIII

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Di Fabrizio (del 23/11/2008 @ 09:20:52, in Italia, visitato 1473 volte)

GIOVEDI’ 27 novembre
ore 21 presso il "Gabbiano" a Baggio – via Ceriani 3 MILANO

IN CHE MO(N)DO VIVI?
spazio di confronto socio-politico
Incontro pubblico sul tema "Immigrazione e razzismo"

ROM E GAGE’
per capire bisogna conoscere

incontreremo Dijana Pavlovic rom serba, attrice teatrale e mediatore culturale nelle scuole elementari
partecipa Fabrizio Casavola redattore di Mahalla - Rom e Sinti da tutto il mondo

Un giorno, camminando in montagna, ho visto da lontano una bestia.
Avvicinandomi, mi sono accorto che era un uomo.
Giungendo di fronte a lui, ho visto che era mio fratello.

(Proverbio tibetano)

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Di Fabrizio (del 22/11/2008 @ 09:23:04, in Regole, visitato 1018 volte)

Ricevo da Clochard

Virgilio Notizie

Almeno 58 casi: Serve un provvedimento

Roma, 21 nov. (Apcom) - Non si possono dimenticare "quei bambini di età fino a tre anni che vivono in carcere con le mamme detenute, e che continuano a soffrire di questa inaccettabile situazione": lo afferma la senatrice radicale (Pd) Donatella Poretti, all'indomani della giornata dell'infanzia.

In una lettera aperta alla presidente della commissione bicamerale dell'Infanzia, Alessandra Mussolini, Poretti ricorda che "secondo i dati del Dipartimento di amministrazione penitenziaria riferiti al 30 giugno 2008, gli asili nido funzionanti nelle strutture carcerarie italiane sono 16. Sono 58 le detenute madri con figli che vivono con loro dentro l'istituto, quindi sono almeno 58 i bambini minori di tre anni che trascorrono un tempo estremamente prezioso e delicato della loro vita in galera. Alcuni possono accedere ai nidi pubblici, altri trascorrono l'intera giornata dietro le sbarre".

L'auspicio dell'esponente radicale è che venga adottato "un provvedimento finalmente risolutivo della situazione di questi bambini, può e deve essere abbracciato anche dalla Commissione bicamerale per l'infanzia da te presieduta, perché si stimoli la dovuta discussione del Parlamento e si giunga alla più celere calendarizzazione in Parlamento delle proposte esistenti per poter risolvere nel modo più opportuno tale situazione".

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Di Fabrizio (del 22/11/2008 @ 09:19:12, in conflitti, visitato 2092 volte)

Da Hungarian_Roma

19 novembre 2008, BUDAPEST (Reuters) - L'uccisione di due Rom in un assalto con granate nell'Ungheria meridionale mercoledì scorso ha dato luogo ad una disputa tra l'ombudsman delle minoranze e la polizia, che dice che è prematuro parlare di pregiudizio razziale.

L'attacco ha avuto luogo nella notte di martedì a Pecs, 250 km. a sud di Budapest, quando una granata è stata gettata dentro una casa da una finestra.

La polizia della contea di Baranya dice che sono stati uccisi un uomo e una donna, ed i loro due figli hanno riportato lievi ferite.

"Escludiamo la possibilità che ci sia stato un movente razziale," ha detto alla Reuters Peter Zsobrak, portavoce della polizia di Baranya.

"Non c'è nessuna indicazione che la famiglia fosse il bersaglio di un attacco etnico," ha aggiunto, dicendo che un'unità speciale sta investigando, ma la motivazione appare essere una vendetta.

Durante la conferenza stampa, Erno Kallai, ombudsman in carico ai diritti delle minoranze etniche e nazionali, ha accusato la polizia di essere saltata alle conclusioni.

"Non sappiamo se questo crimine abbia o no motivazioni razziali. Ma non è compito della polizia passare alle conclusioni prima che siano terminate le indagini," ha detto.

L'Ungheria ha una delle più vaste comunità Rom [...] nell'Europa dell'Est, che compongono dal 5 al 7% dei 10 milioni di abitanti.

Kallai ha rilasciato una dichiarazione in cui dice che è allarmante la serie di recenti attacchi verso i Rom ungheresi.

"L'etnia delle vittime ed il tipo di crimini ci portano a pensare che questi attacchi non sono una coincidenza. I Rom, che vivono alla periferia della società, che sono i più vulnerabili, che sono soggetti a pregiudizio, sono sotto attacco," recita la dichiarazione.

All'inizio del mese due Rom erano stati colpiti a morte durante un attacco a due case nel villaggio nord-orientale di Nagycsecs (VEDI ndr), ma la polizia dice che non ci sono collegamenti tra quel fatto e l'attacco di martedì.

A giugno, delle molotov erano state lanciate in tre case rom a Patka, a ovest di Budapest, mentre a luglio erano stati sparati colpi contro tre case rom a Galgagyork, vicino a Budapest. Non ci sono stati feriti.

Uno studio di ottobre, del Political Capital think tank, commissionato dalla Fondazione Ungherese Anti-Razzismo, ha trovato che la forza crescente dell'estrema destra ungherese coincide col pregiudizio crescente contro i Rom.

"Una... significativa minaccia è il rafforzamento del conflitto tra i Rom e la società non-Rom, che è il conflitto sociale più importante del nostro paese," dice lo studio.

(Reporting by Krisztina Than and Balazs Koranyi; editing by Michael Roddy)

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Di Fabrizio (del 21/11/2008 @ 19:54:57, in Italia, visitato 2271 volte)

Ricevo da Marco Brazzoduro

Carissim*
la comunità del Casilino 900 è ben lieta di invitarla in un viaggio attraverso la memoria di un popolo.

Domenica 23 novembre 2008
dalle 10 alle 20
info: casilino_900@libero.it

QUANDO CADONO I MURI
Perché un campo non sia più un campo, basta che tutti ci entrino...
insieme ad artisti, studenti, artigiani, musicisti, poeti, scrittori, clown e tanti altri

Affinché l'immaginario individuale si confronti con la realtà.
Affinché l'immaginario individuale si confonda con l'immaginario collettivo.
Affinché l'immaginario di un movimento si relazioni con l'immaginario di una storia corale.
Affinché l'invisibile si trasformi in visibile.
Affinché gli ostaggi vengano liberati.
Affinché l'altrove sia un qui con noi.
Affinché specchi deformati ritrovino la loro reciproca specularità.

"Dai diamanti non nasce niente dal letame nascono i fior."

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Di Fabrizio (del 21/11/2008 @ 09:47:05, in musica e parole, visitato 1524 volte)

Da Roma_Daily_News

Il ragazzo rom Misha Puntov rappresenterà la Russia a Children Eurovision il 22 novembre.

Ha 13 anni e in Russia si dice che abbia una voce angelica. Misha vive nel villaggio di Nizhny Mamon vicino a Voronezh, è un bravo studente sia nella scuola normale che in quella di musica. Suo padre guadagna da vivere col commercio dei metalli.

Lilith Mazikina

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Di Fabrizio (del 21/11/2008 @ 09:00:04, in lavoro, visitato 1809 volte)

L'articolo integrale su: Bubkes: The Weblog of Stephen Lewis

Un cancello di ferro lavorato in via Iskar o Eksark Iosef, Sofia, Bulgaria, autunno 1996. L'artefatto è tipico della fine del XIX secolo e dell'inizio del XX secolo di edifici e città in Bulgaria. Molti artefatti simili erano opera di fabbri ed artigiani Rom. La foto è stata ripresa con una macchina 35 mm Minox G-series su Tri-X film. Combina l'atmosfera della Sofia autunnale con la delicata rappresentazione e l'accurata geometria della Minox G.

[...]

Facendo cantare il ferro

Un secolo fa, i Rom erano relativamente bene integrati nel tessuto di molti villaggi e città nei Balcani. Gli insediamenti urbani erano più piccoli e compatti in quei giorni e le distanze etniche, religiose e di classe erano minori. I Rom erano anche più integrati nelle economie urbane, le loro tradizionali capacità come fabbri, oppure di trasportatori erano di centrale importanza nei giorni in cui il metallo si sollevava e veniva piegato. Nei cento anni a seguire, i Rom sono stati spinti nelle periferie delle città bulgare. Le città sono state riprogettate e le minoranze disperse oltre i cordoni sanitari. Le capacità lavorative valutate un secolo fa sono diventate periferiche e sempre più spesso obsolete. Soprattutto, la solidificazione dell'identità nazionale bulgara ha marginalizzato i gruppi minoritari. I componenti delle minoranze che avevano l'opportunità e le risorse per lasciare la Bulgaria partirono. Oltre il 90% degli Ebrei del paese se ne andarono nel 1948. La popolazione turca e musulmana fu periodicamente pressata verso esodi di massa, culminati con la partenza di 300.000 di loro nell'estate del 1989. I Rom furono relegati in blocchi edilizi isolati, l'equivalente bulgaro delle favelas e dei bantustan.

La frase "facendo cantare il ferro" coniuga l'abilità e la passione dei fabbri e dei lavoratori del metallo di un'era passata. La prima volta ho sentito la frase da un Bulgaro turco che era stato imprigionato all'inizio degli anni '50 nell'isola Belane sul basso Danubio, il piccolo Arcipelago Gulag della Bulgaria. Usava quella frase per descrivere la capacità di lavorare il metallo di un compagno di prigionia, Shakir Mustafa Pashov. Pashov era un dirigente comunista rom negli anni in cui l'appoggio ai gruppi minoritari veniva sollecitato dai capi comunisti ed ancora ritenuto ideologicamente accettabile. A seguito dei processi contro il cosmopolitanismo nell'Unione Sovietica ed il processo Slansky nella Cecoslovacchia, i comunisti come Pashov caddero presto in disgrazia. Molti, come lui, finirono in prigione. I caratteristici cancelli in ferro lavorato di Sofia, rappresentano un silenzioso ricordo sia delle generazioni di Sofioti che li attraversarono che del mondo svanito dei fabbri Rom che presero parte alla loro creazione

Lavoratore del metallo, Quartiere di Stoliponovo, Plovdiv, Bulgaria, 1997

Photos and Text Copyright Stephen Lewis 2008

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