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La redazione
-

Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Fabrizio (del 30/10/2008 @ 09:39:46, in conflitti, visitato 2076 volte)

Sui fatti di ieri in Spagna, ricevo da Union Romani

Stimati amici,

In risposta agli orribili accadimenti di Castellar (Jaen), dove la comunità gitana ha dovuto abbandonare le proprie case per paura delle aggressioni di alcuni cittadini, vi rimettiamo un comunicato stampa in cui la Unión Romaní spiega i fatti e le azioni che ha intrapreso.

Chiediamo la massima diffusione

Saluti

Silvia Rodríguez - responsabile stampa

OCCORRE PORRE FRENO A QUALSIASI MANIFESTAZIONE CHE COMPORTI PERICOLO PER L'INTEGRITA' DELLA COMUNITA' GITANA

Il Presidente di Unión Romaní, Juan de Dios Ramírez-Heredia, a nome di tutta la Giunta Direttiva della Federazione, ha inviato una petizione alla Delegazione Governativa della Giunta Andalusa, perché si prendano tutte le misure necessarie riguardo ai deplorevoli accadimenti che si stanno vivendo nella località jaense di Castellar.

Nel documento citato, il Presidente di Unión Romaní vuole manifestare la grave preoccupazione creatasi nella comunità gitana spagnola, per i fatti accaduti nella città di Castellar, ampiamente diffusi dai mezzi di comunicazione in tutta la Spagna, dove si mostra il confronto tra giovani "payos" e gitani, che ha motivato la fuga massiva dei gitani residenti a Castellar.

Inoltre, si spiega nel testo che nessuno ha riportato che la Unión Romaní si è messa in contatto con le autorità municipali di Castellar, in particolare col sindaco, al fine di avere una conoscenza precisa dei fatti così ampliamente diffusi.

Da questa conversazione col sindaco, Juan de Dios Ramírez-Heredia ha ricevuto la più ferma rassicurazione che l'autorità non si farà influenzare da pretesi estremisti di qualsiasi segno e che non ci sarà la più minima concessione dalla sua ferma volontà di difendere i diritti costituzionali di tutti i cittadini di Castellar, della cui popolazione i gitani formano parte indiscutibile ed indivisibile.

Coscienti che il razzismo sia una ferita latente in buona parte della società spagnola, e che in questi momenti sia come un appello a cui rispondere con grande facilità, Unión Romaní manifesta la sua più ferma volontà a difesa della comunità gitana, da sempre la parte più vulnerabile in questi tipi di conflitti.

Nello scritto inviato alla Giunta Andalusa, affermiamo, con la forza della Legge e della Costituzione, che non si permetterà nessuna aggressione, da qualsiasi parte arrivi, contro la popolazione gitana di Castellar e si esige che le autorità civili e politiche garantiscano il ritorno in pace e sicurezza delle famiglie gitane che, a causa di minacce o di legittima paura, si sono viste obbligate ad abbandonare le loro residenze.

Su questa linea, l'organizzazione ha manifestato la più ferma volontà nel richiedere tutta l'assistenza da parte delle Forze dell'Ordine Pubblico, a difesa dell'integrità delle famiglie gitane oggi allontanate dai loro domicili.

In questa forma si è chiesto - per un elementare senso di prudenza ed in base alla triste esperienza acquisita in circostanze molto simili - che venga impedita o posposta qualsiasi manifestazione che sotto il motto di altre rivendicazioni, possa sottintendere il pericolo che si incendino gli animi e, una volta di più, siano i gitani le vittime dell'odio razzista e di azioni incontrollate dei più violenti.

Per tutto questo, in conclusione, Unión Romaní ha sollecitato la Delegazione Provinciale del Governo della Giunta Andalusa a ricevere un gruppo di persone che a nome dell'organizzazione e capeggiato da don Antonio Torres Fernández, presidente della Unión Romaní Andalucía e vicepresidente dell'Unión Romaní Spagnola, al fine di manifestare apertamente la posizione dell'organizzazione e concordare, appena possibile, le azioni da prendere a difesa dei diritti costituzionali di tutti.

Barcelona y Castellar, 29 de octubre de 2008

JUAN DE DIOS RAMÍREZ-HEREDIA

UNION ROMANI
Dirección Postal/Postal Address:
Apartado de Correos 202
E-08080 BARCELONA (Spain)
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Di Fabrizio (del 31/10/2008 @ 09:33:39, in casa, visitato 2525 volte)

Colombo (PD): "Quando la roulotte si ferma, di notte, i vigili picchiano sulla roulotte e spaventano i bambini". La Lega smentisce

Roma – 30 ottobre 2008 - Attacco nell'Aula della Camera di Furio Colombo (Pd) in difesa di una famiglia sinti. "Mentre noi stiamo parlando - ha detto Colombo - una roulotte con una famiglia, madre, padre e cinque figli, viene tenuta dal sindaco di Chiari, il senatore leghista Sandro Mazzatorta, in continuo movimento. Si tratta di cittadini italiani sinti. Quando la roulotte si ferma, di notte, i vigili picchiano sulla roulotte e spaventano i bambini".

La famiglia, fino al 2004, era legalmente residente in un'area sulla quale la precedente amministrazione comunale (nel 2001) utilizzando un finanziamento regionale aveva anche collocato cinque case. Ma, nel 2006, l'attuale amministrazione ha consegnato l`ingiunzione di sgombero dal campo a questa e ad altre quattro famiglie e il 25 settembre del 2007 il sindaco di Chiari ha ordinato la cancellazione della residenza.

La Lega non tarda a rispondere, dichiarando che sulla vicenda Colombo sta mentendo. "Non è vero che a Chiari i vigili vanno a picchiare la gente. Noi chiediamo legalità". Claudio D'Amico (Lega) sostiene "che tre famiglie risedevano in un piccolo campo nomadi, in modo abusivo, e quando il neo-sindaco gli ha chiesto di regolarizzare la situazione gli hanno creato problemi".

La famiglia, dice D'Amico, "non ha rispettato" il nuovo regolamento comunale per il funzionamento del campo nomadi e l'amministrazione "li ha sfrattati. Loro hanno fatto ricorso al Tar che ha dato ragione all'amministrazione. L'amministrazione ha offerto loro tre case che sono state rifiutate. Hanno chiesto qualcosa per lasciare il campo. L'amministrazione gli ha dato 18mila euro a fondo perduto ma ora quando tornano in luoghi non consentiti vengono allontanati, non con i bastoni, non con la forza, ma in modo molto fermo".

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Di Fabrizio (del 31/10/2008 @ 12:22:13, in Italia, visitato 1854 volte)

31 Ottobre 2008, 08:00 - Pur nella canea razzista e anti-tsigana, esiste una buona base di consenso per investire in politiche sociali e culturali. Senza farsi schiacciare dall’emergenza. [...].

Come ragionare sulle politiche locali per i rom di recente immigrazione?

La ricerca empirica sulle dinamiche dell’opinione pubblica mostra come il 94% della popolazione italiana non sappia stimare nemmeno con una certa approssimazione il numero di rom e sinti in Italia, tendendo a sovrastimarlo di molto; il 76% degli italiani non sa che circa il 50% dei rom e dei sinti hanno la cittadinanza italiana; l’84% degli italiani non è consapevole che la stragrande maggioranza dei rom non sono più itineranti (nomadi non lo sono mai stati); solo il 37% degli italiani sa che i rom non sono un popolo omogeneo per cultura e religione, ma semmai una sorta di "galassia di minoranze". Prendendo per buoni i dati dei sondaggi, solo un italiano su mille ha un’informazione soddisfacente sulle popolazioni tsigane.

In questo quadro si aprono enormi possibilità di intervento per politiche sociali e culturali da implementare per ridurre i pregiudizi, creare spazi di incontro, favorire l’interazione costruttiva e rispettosa, rendere esigibili i diritti fondamentali anche per rom e sinti. Per altro, seppure in un clima di forte ostilità anti-tsigana, diffusa e radicata, se è vero che in prima battuta un italiano su due pensa che la condizione degli "zingari" in Italia migliorerà solo quando rispetteranno le "nostre" leggi e smetteranno di chiedere l’elemosina, il 68% degli italiani propone soprattutto (il 30%) o anche e parimenti (il 38%) politiche di pubblica responsabilità per l’inclusione scolastica, abitativa e lavorativa. In altri termini, anche nella canea razzista e anti-tsigana del 2007, una buona base di consenso per investire in politiche sociali e culturali, era già presente.

Vi sarebbero, perciò, le condizioni per estendere l’orizzonte temporale delle politiche per i rom e i sinti e darsi degli obiettivi ambiziosi di medio periodo, senza rimanere schiacciati dalle emergenze e resistendo all’attrazione sempre esercitata sul ceto politico dal ciclo degli sgomberi.

Tuttavia, le politiche locali rivolte verso i rom e i sinti sembrano indifferenti alla ricerca di strade praticabili per migliorare le condizioni di vita di queste popolazioni, invertire le traiettorie di degrado, ridurre la conflittualità diffusa e contrastare effettivamente pratiche devianti di microcriminalità e piccola delinquenza.

Sono politiche demagogiche. Istituiscono un contesto di ostilità e avversione, in cui anche le alleanze fra attori anti-razzisti sono difficili e poco praticate (sia le coalizioni fra associazioni e movimenti solidaristici con i sindacati, sia le alleanze più ampie con alcune categorie socio-professionali quali operatori sociali, insegnanti, artisti, avvocati e non ultimo operatori della polizia locale e giornalisti).

Analizzando i casi di successo sperimentati in Europa, tre sono le principali linee di politica su cui le città possono sviluppare una politica complessa ed efficace.

In primo luogo, un disegno incrementale di politiche sociali e politiche culturali: politiche integrate che sostengano le capacità di abitare, lavorare e socializzare di queste persone. Politiche non specialistiche, semplicemente politiche sociali e culturali ordinarie, ma che si aprono e coinvolgono anche le popolazioni tsigane, senza immaginare una regolazione ad hoc, specializzata, sempre pericolosa. Nelle esperienze europee di maggiore successo, il punto di partenza, intorno a cui vengono integrate e articolate altre politiche, è il sostegno alla capacità di abitare.

Preziose sono le considerazioni-metodo sviluppate a proposito da Antonio Tosi (2008): "Si tratta anzitutto di offrire una gamma differenziata di possibilità abitative-insediative: la pluralizzazione delle formule comporta il rifiuto dell’idea (che non trova applicazione per altre popolazioni e che è un segno del carattere strumentale dell’approccio al problema) che una popolazione possa essere ‘assegnata’ ad una particolare formula abitativa".

Data l’eterogeneità delle popolazioni tsigane, e le grande varietà di percorsi, competenze, sensibilità, vocazioni e progetti dei singoli individui, "occorre ammettere che qualunque formula è in linea di principio applicabile, nessuna è generalizzabile" (ibidem). In questo senso non c’è tipologia che possa essere esclusa, in linea di principio, dalla gamma delle soluzioni: (1) abitazioni ordinarie, di produzione pubblica (affiancate da brevi periodi di mediazione all’inizio); (2) abitazioni ordinarie, di produzione privata (con formule si sostegno per l’accesso al mutuo e meccanismi di sostegno alla reputazione di singoli nuclei familiari rom); (3) autocostruzioni accompagnate dal movimento cooperativo; (4) aree attrezzate in funzione residenziale (di proprietà o in affitto) per gruppi (solitamente non superiori alle 60 persone) che scelgono di vivere insieme (sulla base di legami familiari o di affinità); (5) interventi non specialistici a bassa soglia per l’emergenza abitativa temporanea (come nella formula dei villaggi solidali); (6) aree di sosta per quanti esercitano ancora mestieri itineranti; (7) upgrading (miglioramenti infrastrutturali) delle baraccopoli, non per intrappolarvi a vita le persone ma come strategia di riduzione del danno e cura incrementale della qualità della vita di chi è momentaneamente costretto risiedervi.

In secondo luogo, diviene importante anche quella che potremmo definire una strategia "repubblicana", di controllo da parte di autorità terze sull’operato delle amministrazioni locali. E’ il ruolo di denuncia e di sostegno che, ad esempio, può esercitare l’UNAR (l’Ufficio Nazionale Anti discriminazioni Razziali) istituito presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento per i Diritti e le Pari Opportunità.

A diversa scala, sono molte le agenzie preposte a monitorare (e, in alcuni casi, anche a sanzionare) il rispetto dei diritti fondamentali e lo stato di discriminazione delle minoranze. A titolo di esempio, si pensi al CERD (Comitato per l’eliminazione della discriminazione razziale), alla FRA (Agenzia per i Diritti Fondamentali dell’Unione Europea), all’OHCHR (Alto Commissariato per i Diritti umani delle Nazioni Unite), o all’ECRI (Commissione Europea per la lotta contro il razzismo e l’intolleranza).

Queste agenzie raccomandano e denunciano, e, perciò, se valorizzate dagli attori locali, possono contribuire ad attirare e indirizzare l’attenzione dei media. Possono, cioè, essere valorizzate per contribuire a orientare in senso non xenofobo le dinamiche dell’opinione pubblica. Inoltre, queste agenzie forniscono spesso supporto informativo e formativo ad attivisti e amministratori locali interessati a implementare politiche di contrasto all’esclusione delle popolazioni rom e sinte.

In terzo luogo, ma non per questo meno importante, in un clima in cui l’opposizione razzista all’insediarsi di rom e sinti è così dura, dovrebbe essere dedicata molta intelligenza a negoziare e mediare con la popolazione maggioritaria residente le ragioni e le condizioni dell’accoglienza e degli insediamenti. Niente è impossibile: le politiche, quando implementate con cura e attenzione, sono capaci di invertire sentimenti di ostilità.

La ricerca ci aiuta e conforta in questa strada, dando prova di casi di successo sperimentati, e delle avvertenze metodologiche da adottare in questi processi di negoziazione e riconoscimento incrementale. Si tratta di avviare una vera e propria strategia deliberativa, capace di preparare un contesto positivo per il dibattito ed orientare la percezione dei gruppi tsigani fra gli abitanti e nei media locali. Questo richiede di creare occasioni di incontro, di conoscenza e di socialità in comune, facendo leva sullo sport e sulla musica, creando cioè non solo occasioni di conoscenza e informazione, ma anche di sguardo reciproco e mutuale, di dialogo esperito.

Uno strumento importante può essere quello di mostrare casi di buona (auto)gestione dei siti in cui già vivono dei gruppi tsigani. Certamente delle politiche volte a una buona comunicazione, in grado di creare chiari e semplici criteri per la selezione dei luoghi in cui insediare i gruppi rom e sinti sono importanti per promuovere reazioni positive alle proposte, mentre al contrario una discussione poco gestita può minare i progetti di attribuzione.

Una strategia di promozione di occasioni deliberative richiede che la leadership politico-amministrativa (assessori, ma anche dirigenti della polizia, dei servizi scolastici e sanitari) investa per mediare i conflitti e non per "soffiare sulla cenere" e incrementare polarizzazioni e lacerazioni. Fermo restando che qualsiasi pratica negoziale e deliberativa che non abbia come soggetti di interlocuzione e negoziazione i rom stessi, nelle forme di rappresentanza che questi si danno in autonomia, non può avere efficacia.

Tommaso Vitale
Ricercatore di Sociologia generale presso il Dipartimento di Sociologia e ricerca sociale dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca, dove insegna Programmazione sociale e Sviluppo Locale e coordina il Gruppo di studio e ricerca sulle politiche locali per i rom e i sinti in Europa all’interno del Laboratorio di Sociologia dell’azione pubblica "Sui generis".

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Di Fabrizio (del 01/11/2008 @ 09:33:01, in Kumpanija, visitato 1643 volte)

Da Roma_in_Americas

Il discorso di Hedina Sijercic a nome della Comunità Rom di Toronto, a Zagabria - VII Congresso Mondiale dei Rom

Fratelli, sorelle e amici dell'Unione Romani Internazionale,

Vi siamo grati per questa opportunità di condividere ciò che noi Rom stiamo facendo dall'altra parte dell'oceano. Dato che il Centro Comunitario Rom (RCC) di Toronto è l'unico rappresentante della più vasta popolazione romanì arrivata in Canada da tutta Europa, è la nostra sincera speranza di diventare partecipanti attivi in conferenze, tavole rotonde, progetti di ricerca, programmi ed opportunità educative di cui beneficiano molte delle organizzazioni europee rappresentate nell'Unione Romani Internazionale.

La nostra presentazione odierna sarà in tre parti. Nelle prime due, offriremo una breve storia del nostro Centro ed uno sguardo ai suoi compiti attuali. Dato che entrambe possono essere letti come qualcosa di successo o celebrativo, speriamo che sia la porzione finale a diventare il centro della discussione: le nostre sfide ed i possibili insuccessi. Siamo qui oggi per iniziare la nostra conversazione: come può la vostra esperienza nel contesto europeo renderci capaci di indirizzare al meglio i bisogni ed i desideri della nostra, esistente e prossima, comunità Romanì in Canada?

Gina Csanyi Mark Reczkiewicz - Co- President Co-President

I. Contesto Storico del RCC

Il Centro Comunitario Rom è un'organizzazione senza fine di lucro rivolta a promuovere gli interessi e ad indirizzare i bisogni del popolo Romanì in Canada. Quotidianamente, siamo coinvolti con Rom nati in Canada, Rom ex-Europei che sono ora cittadini canadesi ed un numero crescente di rifugiati ed immigrati Rom dall'Europa Centrale ed Orientale, arrivati per cercare rifugio in Canada nella speranza di una vita libera dalla discriminazione e dalla persecuzione.

Il Centro Comunitario Rom è nato nel settembre 1997, dopo l'arrivo inatteso di oltre 3.000 Rom cechi rifugiati in Canada.

Fu la prima volta nella storia dell'immigrazione canadese che un gran numero di Rom richiedevano lo status di "Rifugiati" - dichiarandosi come Rom in fuga dalle persecuzioni a causa della loro identità etnica. Antecedentemente la caduta dei regimi comunisti nell'ex blocco sovietico, i rifugiati romanì che arrivavano in Canada si identificavano sempre con la loro nazionalità di origine in fuga dal comunismo. L'etnia romanì non era menzionata. Con l'arrivo dei chiedenti asilo Rom cechi, altri Rom arrivarono da Ungheria, Romania, Bulgaria, Polonia, Bosnia, Macedonia. Kosovo, Serbia ed altri paesi dell'Europa orientale, dove i Rom affrontavano persecuzioni e discriminazione sistematica.

Il Centro Comunitario Rom iniziò a servire entrambe le esigenze di questo nuovo gruppo etno-specifico di Rom cechi rifugiati, come pure tutti i Rom che vivevano nell'area della Grande Toronto. Abbiamo creato la prima e unica organizzazione romanì funzionante in Canada, dove assistiamo i rifugiati Rom da tutta Europa sin quando si integrano nella società canadese. Abbiamo imparato molto sull'immigrazione e sullo stabilirsi dei rifugiati, da quando abbiamo iniziato il nostro lavoro nell'autunno del 1997.

Quella che segue è una breve cronologia e commentario sulle richieste d'asilo dei Rom cechi ed ungheresi in Canada dal momento della nostra fondazione.

(1997 – 2008)

1996 – 1998

Circa 3.5000 Rom ungheresi arrivarono a Toronto. A dicembre 1997, quando il Canada impose restrizioni ai visti dalla Repubblica Ceca, c'erano nell'area di Toronto circa 5.000 Rom cechi richiedenti asilo. Tra il 1996 ed il 1998, il 90% dei Rom cechi ed il 70% di quelli ungheresi vennero accettati come rifugiati.

Quasi tutti i Rom cechi vennero accettati dal Canada tra il 1997 ed il 1999, per l'enorme evidenza che lo stato ceco non era in grado e/o non voleva proteggere i Rom contro gli attacchi dei neonazisti e degli skinhead, con pestaggi ed uccisioni. Il Tavolo sull'Immigrazione ed i Rifugiati (IRB) contò su un concetto usato raramente di "discriminazione sistematica", per cui i richiedenti non dovevano provare di aver personalmente sofferto serie istanze di persecuzione. Tutti loro dovevano provare la loro identità Rom, e vennero accettati perché "gli effetti cumulativi della discriminazione giungevano alla persecuzione." (Ron Lee, pag. 17)

Questo approccio non venne applicato ai casi dei Rom ungheresi, dove ogni richiedente doveva provare la propria personale persecuzione, per essere accettato.

21 gennaio 1999, Caso Chiave:

Con l'aumentare del numero dei Rom ungheresi, e le voci di oltre 15.000 in arrivo, il Tavolo sull'Immigrazione ed i Rifugiati organizzò un processo senza precedenti per valutare i termini in Ungheria. Un comitato consistente in tre ufficiali governativi ungheresi e due del Tavolo sull'Immigrazione ed i Rifugiati rilasciò un rapporto il 21 gennaio 1999, che portava all'impatto negativo per tutte le rimanenti e future richieste dei rifugiati Rom ungheresi. Il comitato "investigativo" concludeva che i Rom in Ungheria non erano oggetto di razzismo e discriminazione istituzionale.

Così, con quella decisione del 1999 il Tavolo sull'Immigrazione ed i Rifugiati rifiutò la richiesta d'asilo di due famiglie e determinò che le condizioni per i Rom in Ungheria non arrivavano alla persecuzione. Per quanto fosse ingiusto, questo divenne un "caso chiave", il precedente per tutti gli altri casi a seguire. La creazione di un "Caso Chiave" il 21 gennaio 1999, non aveva precedenti nella storia canadese e portò infine ad una drammatica diminuzione del tasso di accettazione per i Rom ungheresi, dal 70% nel 1998 all'8% nel periodo tra aprile e settembre 1999.

1999 – 2001

Nel 2001. gli Ungheresi erano il gruppo più grande tra i richiedenti asilo con destinazione Canada, 3.895 casi per circa 10.000 individui. Come risultato, nel dicembre 2001 il Canada impose il visto dall'Ungheria. Nel giugno 2002 entrò in vigore la Nuova Legge sull'Immigrazione. Non veniva permessa una seconda richiesta di asilo. Dato che l'appello al "Caso Chiave" è permesso dalla Corte Federale, il tasso di accettazione dei Rom ungheresi salì dal 16% nel primo quarto del 2000, al 45% nel secondo e terzo quarto, per scendere gradualmente all'11% nel 2003.

2002 - 2005

Includendo le partenze volontarie, dal 1996 soltanto il 15% dei Rom ungheresi hanno ottenuto lo status di rifugiati in Canada. Dei 15.000 Rom arrivati dal 1996, solo circa 3.000 rimanevano alla fine del 2005. Molte famiglie con figli nati in Canada sono tornate in Ungheria. Tragicamente, in alcune circostanze, alcune famiglie che avevano avuto sottratti i loro figli, messi sotto tutela del governo, sono state costrette a ripartire senza di loro.

2006

Grande successo! Grazie all'assistenza legale ed alle dimostrazioni guidate dal Centro Comunitario Rom, la Corte d'Appello dell'Ontario nel gennaio 2006 rovesciò la decisione del "Caso Chiave". La Corte Federale disse che quel caso era mal elaborato e disegnato all'unico scopo di limitare il numero di Rom ungheresi accettati come rifugiati in Canada e deprimere nuove richieste dai Rom di Ungheria. La Corte d'Appello decise che la creazione, conduzione ed esecuzione del Caso Chiave era istituzionalmente rivolta contro i Rom ungheresi.

Grazie alle obiezioni ed ai ripetuti appelli della Comunità Rom e dei suoi avvocati, si è impedito al Tavolo dei Rifugiati dal condurre altri Casi Chiave che avrebbero similarmente limitato l'accettazione di altri gruppi di rifugiati "indesiderati" da varie regioni del mondo. Sfortunatamente, questo lungo lavoro con esito positivo non aiutò tutti quei Rom ungheresi deportati nei 6 anni precedenti.

2007 - 2008

Nel novembre 2007, sotto la pressione dei paesi dell'Europa Occidentale, il Canada decise di cancellare l'obbligo di visto per i turisti dei nuovi paesi dell'Unione Europea. In Canada iniziarono ad arrivare nuovi rifugiati Rom dall'Ungheria, Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia.

Nel 2008, i Rom cechi sono il gruppo più vasto -ad agosto 2008, ci sono circa 500 Cechi richiedenti asilo. 50 vengono dall'Ungheria, 60 dalla Slovacchia e 100 dalla Polonia.

Le nostre statistiche più aggiornate mostrano che ad agosto 2008, di 500 Cechi richiedenti asilo, sinora 17 sono stati accettati e 3 rifiutati. Sono tassi ragionevoli, ma stiamo ancora aspettando il risultato finale. I tassi di accettazione per gli altri paesi sono stati circa del 50%.

II. Oggi, al Centro Comunitario Rom

Speriamo che continui l'alto tasso di accettazione dei Rom cechi, nonostante gli sforzi di quel governo nel convincere il Canada che i Rom sono soltanto rifugiati economici in cerca di una vita più facile, piuttosto che una minoranza perseguitata sistematicamente. Se continuerà questo trend, si potrà convincere la Repubblica Ceca ad adottare nuove misure che migliorino la vita dei loro Rom. Uno dei giudici canadesi è stato sincero senza mezzi termini quando recentemente ha detto: "Nella Repubblica Ceca i Rom hanno così tante forme di discriminazione, da arrivare alla persecuzione."

Tuttavia, i Rom accettati in Canada negli ultimi 10 anni vi si sono stabiliti con successo. Gli uomini lavorano soprattutto nelle costruzioni e nel restauro delle case. Ci sono anche Rom nel mondo degli affari ed in molti si sono comperati la casa. Circa il 10% dipende ancora dall'assistenza sociale ed un altro5% riceve pensioni di invalidità.

Così anche il Centro è cambiato. Abbiamo iniziato operando soprattutto nelle aree dell'insediamento dei rifugiati e della pubblica istruzione/consapevolezza, più tardi abbiamo ampliato le nostre attività attraverso programmi culturali ed artistici, come pure con programmi rivolti ai giovani e alle donne. Abbiamo dovuto adattarci ad una crescente comunità di Rom rifugiati che parlavano lingue diverse, con grande differenza di bisogni, ed anche i Rom canadesi che si erano stabiliti da tempo. L'assistenza all'insediamento ed all'immigrazione sono attualmente lo scopo principale della nostra organizzazione. I Rom possono ottenere assistenza nei campi dell'insediamento e dell'immigrazione, traduzione e compilazione dei documenti, abbiamo dispense ed altro materiale scritto, inoltre offriamo consulenza, riferimenti agli avvocati competenti, ecc.

Il Programma di Istruzione Pubblica e Consapevolezza è parte del nostro lavoro di consulenza ed è rivolto tanto ai Rom stessi, che ai Canadesi in generale. Siamo anche serviti come fonte di informazione sui Rom, fornendo informazioni ed oratori per seminari, laboratori ed incontri, principalmente per informare insegnanti, lavoratori sociali o squadre di aiuto, sui costumi, la storia dei Rom e le circostanze che li hanno fatti fuggire.

Realizzazioni di successo del Centro Comunitario Rom

Una delle realizzazioni di maggior successo, come menzionato in precedenza, fu quando il Centro Comunitario Rom riuscì a cambiare la sistematica discriminazione verso i Rom da parte del Tavolo sull'Immigrazione ed i Rifugiati.

Un altro successo fu la nostra campagna "Chiamateci Rom, non Zingari". Fu  una grande vittoria quando convincemmo la stampa ed i media canadesi ad usare il termine Rom invece di Zingari. Ronald Lee, Direttore del RCC, condusse questa campagna, parlandone e scrivendone pubblicamente.

Inoltre, durante i nostri primi due anni, buona parte del nostro programma fu pubblicato dal nostro trimestrale, Romano Lil, scritto soprattutto per i Rom, ma disponibile anche per i Canadesi, dato che era scritto tanto in romanès che in inglese. La rivista raccolse molti commenti positivi. Hedina Sijercic non è stata soltanto la creatrice di Romano Lil, ma anche la sua prima giornalista, scrittrice e redattrice.

In aggiunta, Romane Mirikle, pubblicato da RCC, fu il primo libro canadese di poesia romanì,e caratterizzo scrittori di tutto il Canada. Romane Mirikle fu concepito e redatto da Hedina Sijercic.

Nel 2005, "Romano Drom" fu un simposio ed un festival culturale presentato dal RCC in collaborazione all'Università di Toronto. Il simposio ebbe una partecipazione internazionale con inclusa un'esibizione artistica e musicale Rom. Fu un momento d'orgoglio per la Comunità Rom, ed un'opportunità per istruire il pubblico canadese sul nostro popolo e sui magnifici aspetti della nostra cultura.

Il Centro Comunitario Rom ha anche presentato con orgoglio progetti artistici e presentazioni culturali, come "Loki Gili". "Loki Gili" era un progetto artistico di donne e giovani Rom, e fu supportato dal Consiglio Arti Canadesi e dell'Ontario. Furono creati due bei murales ed esposti nel Municipio di Toronto nell'aprile 2005, ed in gallerie d'arte a Toronto ed Hamilton dal 2006 al 2007. Ancora una volta ritornarono nel Municipio di Toronto nel febbraio 2008 per la Mostra della Settimana dei Diritti del Rifugiato, organizzata da Gina Csanyi, co-presidente del Centro Comunitario Rom. Comprendeva anche l'esposizione di foto in bianco e nero della comunità Rom di Toronto, fatte dai bambini Rom all'interno del progetto Loki Gili.

Più recentemente il Centro Comunitario Rom fu onorato di far parte di "Shukar Lulugi", un progetto artistico che coinvolgeva ragazze rifugiate e donne della nostra comunità e di altre parti del mondo. Il progetto iniziò nel 2007 e fu completato nel 2008. Il risultato finale furono dipinti, poemi e fotografie, con un catalogo sul progetto, i partecipanti e l'arte. Nel catalogo c'erano due poesie di Hedina Sijercic. L'esposizione "Shukar Lulugi" fu accolta con calore dal pubblico canadese e raccolse opinioni favorevoli nei giornali locali di Toronto. Un membro del Centro Comunitario Rom, Lynn Hutchinson, fu direttrice artistica di entrambe i progetti.

III Sfide Continuate... UNITA' nella Comunità

Le nostre preoccupazioni possono essere largamente definirsi in due aree correlate: quella della comunità e quella della politica e del potere.

L'area dove non abbiamo avuto grandi successi è stata nel creare solidarietà duratura tra i Rom di differenti paesi o gruppi linguistici. Abbiamo avuto grandi difficoltà nell'organizzare un'efficace pressione politica, specialmente quando volevamo che più Rom ungheresi ottenessero asilo in Canada.

Allo stesso modo, è stata una sfida incoraggiare i vari gruppi di Rom a partecipare ad alcuni dei nostri programmi ed eventi. Quando lo fanno, spesso ci sono reclami sul gruppo linguistico che noi incoraggeremmo di più. Per esempio, lo scorso 8 aprile, celebrazione del Giorno Internazionale dei Rom, i Rom ungheresi erano seduti da una parte della stanza e quelli cechi da un'altra. I Rom ungheresi erano crescentemente delusi per il fatto che quella sera suonavano soltanto i Rom cechi. Apparentemente, gli ungheresi non erano troppo felici del fatto.

Un'altra sfida è portare la comunità rom al nostro centro una volta che si sono stanziati a Toronto. Quando il processo di insediamento è competato, molti Rom non richiedono più i nostri servizi, e così non si sforzano di restare uniti alla comunità.

Inoltre, un'altra questione di attrito è stata la leadership e le ideologie spesso differenti che contrappongono i membri più tradizionalisti della comunità da quelli più giovani e moderni. Sfortunatamente, questo spesso si trasforma in opposizione non solo politica, ma anche culturale ed intellettuale.

Un'altra sfida per il Centro Comunitario è la distruttiva tendenza contro le donne che ha rialzato la testa negli anni, con serie conseguenze per RCC ed il suo lavoro. Spesso i componenti maschili della comunità, come pure alcuni membri del Direttivo, sono molto patriarcali nel loro atteggiamento e credenze, così trovano spesso difficile condividere il potere con le donne, spesso le zittiscono. Il Centro ha perso molte grandi donne che avevano cercato di migliorare la comunità, a causa di abusi verbali ed emotivi a cui sono spesso state assoggettate. La leadership attuale consiste ora in due co-presidenti - un uomo e una donna che hanno molto chiaro che la discriminazione di genere, il mancato rispetto o gli abusi di ogni tipo non saranno tollerati nel Centro.

Attualmente, abbiamo a che fare con una serie di comunità molto piccole e scollegate, divise per linee nazionali e refrattarie ai rapporti sociali e culturali, incluso le identità di classe, d'istruzione, di genere e di generazione, come pure le identità linguistiche e religiose. Questo necessita che la nostra direzione sia capace di parlare ai diversi segmenti che compongono il mosaico della comunità Romani canadese.

Arriviamo ad oggi con l'intento di invitare ad un dialogo di grandi proporzioni: siamo, dopotutto, un popolo globale in questo mondo globalizzato. Ci aspettiamo di imparare molto da quanti di voi nel contesto europeo i cui punti di vista e pratiche convergono con i nostri più di quanto si possa pensare.

Grazie

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Di Fabrizio (del 01/11/2008 @ 16:09:59, in Regole, visitato 1176 volte)

Da Virgilio Notizie

Roma, 31 ott. (Apcom) - Con l'accusa di istigazione a delinquere l'attuale sindaco leghista di Opera, in provincia di Milano, Ettore Fusco, dovrà nuovamente essere giudicato dal gup del capoluogo lombardo che il 14 febbraio scorso lo aveva prosciolto. Il verdetto favorevole è stato annullato con rinvio dai giudici della prima sezione penale che hanno accolto le "obiezioni" sollevate dalla procura della Repubblica. L'accusa contestata dai pm ambrosiani si riferisce all'invito ad occupare il locale campo nomadi che Fusco, quando era consigliere di opposizione al comune di Opera nel dicembre 2007 (sic 2006), rivolse al pubblico che seguiva la seduta del consiglio comunale.

La sera stessa ci furono degli scontri e il campo, destinato ad ospitare famiglie rom che erano state sfrattate da un'altra area, venne invaso dalla cittadinanza che distrusse le tende allestite dalla Protezione civile. All'udienza preliminare di febbraio scorso il giudice, accogliendo le tesi della difesa, prosciolse Ettore Fusco affermando che "le azioni che aveva proposto non erano violente ma avevano il solo scopo di tutelare gli interessi dei cittadini". La zona sulla quale era stata realizzata la tendopoli infatti era stata in precedenza destinata alla Croce Rossa. Contro il "non luogo a procedere" deciso dal gup la procura ha presentato ricorso in Cassazione.

La sentenza 40684 depositata oggi annulla il proscioglimento e invita il giudice a verificare, con una nuova udienza preliminare, "quale forza suggestiva" potessero avere "le frasi pronunciate da Fusco". A questo proposito i magistrati sottolineano che il reato di istigazione a delinquere si riferisce "a quelle condotte che rappresentano azioni concrete che possono indurre altri a commettere fatti delittuosi". In sostanza, secondo la Cassazione, non è importante quale fosse l'intento dell'attuale sindaco se le sue parole inducevano, di fatto, la cittadinanza a compiere azioni contro la legge. Una decisione che ha "scavalcato" anche le conclusioni del sostituto procuratore generale della Cassazione, Mauro Iacoviello, che invece aveva chiesto la conferma del proscioglimento.

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Di Fabrizio (del 02/11/2008 @ 09:27:23, in musica e parole, visitato 1980 volte)

Il 9 novembre nella zona archeologica di Sesto San Giovanni (MI), al ristorante "Il Maglio" in via Granelli 1, alle ore 18:00, verrà presentato il dossier "Mamma li zingari!".

L'evento è stato organizzato dalla rivista Confronti, che ha pubblicato il dossier.

Sul dossier hanno scritto anche Franca Di Lecce, Alessia Passarelli, Rocco Luigi Mangiavillano ed Emiliano Laurenzi. Le foto che illustrano le pagine interne sono di Rocco Luigi Mangiavillano.

Il dossier documenta la cultura Rom e le persecuzioni di cui lo stato italiano si sta rendendo responsabile verso una minoranza che in Europa conta quasi 15 milioni di persone.

Alla presentazione saranno presenti, tra gli altri, Moni Ovadia, Dijana Pavlovic e Santino Spinelli.

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Di Fabrizio (del 02/11/2008 @ 12:33:51, in Italia, visitato 1992 volte)

La notizia è riportata anche da Coopofficina

Un giovane rom massacrato di botte da tre inquilini nordafricani nel residence del Comune in via Vincenzo Tineo a Tor Tre Teste

Da Il Messaggero del 1 novembre 2008, abbiamo appreso questa gravissima notizia in un articolo di Mara Azzarelli che riportiamo più sotto. Nei giorni precedenti, alcune famiglie del palazzo bruciato di via Leonardi a Cinecittà est sfollate ed inviate presso lo stesso residence del Comune di via Vincenzo Tineo a Tor Tre Teste, hanno rifiutato di rimanere lì a causa dell'ambiente che vi hanno trovato. Chi comanda in via Tineo? Cosa succede in via Tineo? Lo chiediamo al Comune e al Municipio.

«Ve ne dovete andare. Noi qui gli zingari non ce li vogliamo». Per fare in modo che il messaggio fosse più chiaro ancora lo hanno massacrato di botte. In tre lo hanno picchiato e minacciato con un coltello fino a lasciarlo privo di sensi sul pianerottolo di casa. E’ successo la sera di giovedì 30 ottobre 2008 in un residence di Tor Tre Teste. La vittima del pestaggio è un giovane rom. I suoi aggressori: altri stranieri. Nordafricani.

Il ragazzo, R.J. vent’anni fra qualche giorno, si era trasferito nel quartiere alla periferia di Roma con la famiglia - spostandosi da Ostia dove aveva vissuto per dieci anni - dopo che il Comune gli aveva assegnato un alloggio in un residence di via Vincenzo Tineo. Qui vivono altre famiglie di immigrati ma evidentemente non tutti gli ospiti sono graditi allo stesso modo. A quanto pare tra un’assegnazione e l’altra del Comune ci sono loro, altri inquilini, di altre nazionalità, che decidono chi entra e chi invece deve rimanere fuori dallo stabile. Già la settimana scorsa (sabato25 ottobre) quando la famiglia di nomadi, di origine slava ma trapiantata in Italia da una ventina di anni, era entrata nel residence c’erano state delle minacce. Sempre gli stessi nordafricani avevano picchiato il giovane. ”Qui dentro gli zingari non ci devono stare” gli avevano detto. E’ così che la famiglia di rom, abbandonato il residence, si è vista costretta a chiedere aiuto al municipio di Ostia.

«Abbiamo provato a spiegare - racconta il padre del ragazzo aggredito - quello che era successo e che lì non ci facevano rimanere. C’è stato detto che potevamo stare tranquilli, che le cose si sarebbero risolte. Siamo tornati indietro ma se la sono presa ancora una volta con mio figlio massacrandolo di botte».

Quando l’altra sera i tre stranieri hanno visto il ragazzo rientrare con i fratelli e la madre nel residence lo hanno rincorso e picchiato, rompendogli il setto nasale e minacciandolo con un coltello. A poco sono serviti i pianti dei fratellini più piccoli come i tentativi del giovane rom di far valere i suoi diritti e di spiegare le sue buone intenzioni. «Abbiamo vissuto a Ostia per dieci anni - riprende il padre della vittima che fa l’operaio in un cantiere navale del litorale romano - Mio figlio fa l’elettricista, io e mia moglie lavoriamo dalla mattina alla sera». «Ci sono persone e persone - dice con un filo di voce - Noi siamo gente onesta e quella casa l’aspettavamo da anni. Adesso però in quel residence abbiamo paura di tornare. Se torniamo a Tor Tre Teste mio figlio l’ammazzano». Per il momento, però, la famiglia è di nuovo ospite da amici all’interno dell’ala occupata dell’ex colonia Vittorio Emanuele a Ostia dove ha vissuto fino a prima dell’assegnazione.

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Di Fabrizio (del 02/11/2008 @ 12:40:25, in media, visitato 1606 volte)

Ricevo da Dijana Pavlovic

Aria di elezioni a stelle e strisce a "Glob, l'Osceno del Villaggio", il programma condotto da Enrico Bertolino, dedicato alla comunicazione e ai suoi linguaggi, in onda domenica 2 alle 23.30 su Raitre. Alla vigilia delle presidenziali americane si parla con Eugenio Finardi - nella sua veste di cantante, ma soprattutto di "elettore" americano - dell'appoggio dato dagli artisti ad Obama e McCain. Anche il consueto video di "Blob", inoltre, e' dedicato alle elezioni statunitensi.

Gianfranco Fini, interpretato da Ubaldo Pantani, interviene ancora a "Glob" con il suo nuovo ruolo di "comunicatore". E poi, ai Fichi d'India il compito di parlare di comicita' infantile, di cosa fa ridere i bambini, mentre "Che fine hanno fatto i Rom?" e' la domanda alla quale - sul filo dell'ironia - risponde l'attrice e cabarettista Dijana Pavlovic. Torna, infine Lucia Vasini che, in coppia con Enrico Bertolino, risponde alla domande "esistenziali" sollevate dagli scritti di Francesco Alberoni.

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Di Fabrizio (del 03/11/2008 @ 08:47:01, in Italia, visitato 1178 volte)

Ricevo da Agostino Rota Martir

Il nuovo villaggio Rom è lì che cresce lentamente, silenzioso ed indifferente a quanto succede ai Rom in questi giorni.

Visto dai Rom che abitano a soli pochi metri, oggi appare come una minaccia incombente su di loro, la causa di tanta paura mai vista fin'ora: due realtà così vicine e legate tra loro, ma mai così distanti ed opposte.

Il villaggio ancora senza vita, freddo mentre la comunità Rom di Coltano vive momenti di disperazione e di paura, perché si sente abbandonata a se stessa, con un futuro insicuro ed incerto.

In un mese ci sono stati ben tre controlli da parte della Questura di Pisa, con decreti di espulsioni, prese di impronte e foto, accompagnamenti ai Centri di identificazione e espulsioni: non un controllo, bensì tre, praticamente uno ogni 10 giorni! E ogni volta con 5, 7 vittime che si aggiungono alla lista, colpevoli solo di essere Rom e di abitare a Pisa da 10 o 15 anni da irregolari, perché ottenere un Permesso di Soggiorno e mantenerlo è un miraggio, un impresa a volte impossibile. Ci tocca vivere nella paura pensando a chi toccherà al prossimo controllo... come pedine manovrate da misteriosi giocatori in una battaglia navale, che sanno di dover essere sacrificate per la "vittoria finale", una vittoria che ora fa paura!

Solo a Pisa avvengono questi continui controlli e con sgomberi di accampamenti Rom, in nessuna altra città italiana i Rom sono minacciati con questa intensità, nell'indifferenza totale, nemmeno nei comuni amministrati dalla Lega! Complimenti sig. Sindaco per il disprezzo che mostra per la vita di questi suoi cittadini!

Tutto questo avviene nel massimo silenzio della cittadinanza, come il silenzio del villaggio vicino, vite parallele che sembrano ignorarsi vicendevolmente: corpi estranei l'uno all'altro.

Da questa parte la vita è espulsa per fare spazio al nuovo villaggio, una vita controllata in continuazione, setacciata, minacciata.. in silenzio, nessuna notizia sui giornali, nessuna presa di posizione, nessun richiamo, nessuna associazione che osi affacciarsi per vedere o per capire cosa stia succedendo.

Il comune di Pisa finge di non sapere, operatori sordi che alzano le spalle di fronte al grido di rabbia e disperazione dei parenti che hanno avuto genitori, figli espulsi: non spetta loro richiamare l'operato della Questura, il loro compito per ora è quello di aspettare, silenziosamente che tutto finisca per poi assegnare ai pochi fortunati superstiti le cosi dette "case minime" del villaggio (ora si chiamano così), per poi forse, chiamare a raccolta stampa e TV per raccontare a voce alta il successo del villaggio.

Meglio lasciare estirpare silenziosamente le vite di troppo (esuberi), la colpa si sa, mica è nostra: noi ci stiamo dando da fare per integrare e si sa, a tutto c'è un prezzo da pagare.

Mentre le piazze italiane si riempiono di manifestanti, grida alte di protesta contro i tagli alla scuola pubblica, le preoccupazioni per la crisi finanziaria mondiale..contemporaneamente la scure delle espulsioni dei Rom Pisani lavora celermente in un silenzio assordante e surreale!

Nessuno sente il bisogno di alzare la voce per far conoscere il proprio sdegno, per dire basta in nome della civiltà e per la difesa dei diritti umani di cui sono portatori anche i Rom, nonostante tutto: tuttavia è preoccupante questo silenzio Pisano che grida il decadimento della coscienza civile ed umana.

Intanto è ormai prossimo il Convegno: "Pisa città della Pace e per i diritti umani" alla sua terza edizione, ma riuscirà a rompere questa cappa di silenzio complice?

Con la paura che ci stringe il cuore osserviamo il villaggio che lentamente avanza... domani ci sarà un altro controllo della Questura? A chi toccherà piangere?

Don Agostino Rota Martir

Campo nomadi di Coltano (PI)

2 Novembre 2008

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Di Fabrizio (del 03/11/2008 @ 08:49:27, in media, visitato 1634 volte)

Ricevo da Valery Novoselsky

Open Society Institute (OSI) e l'Archivio OSA annunciano Chachipe Youth, un concorso internazionale di fotografia per giovani di età compresa tra i 12 e i 25 anni. Il concorso segue quello tenuto nel 2007. (Chachipe significa verità, realtà o diritto in romanes).

Chachipe Youth invita i giovani ad adoperare la fotografia per presentare come vedono i Rom e le loro vite. Il concorso ha tre categorie: "La Mia Strada, il Mio Quartiere","La Mia Vita Variopinta" e "Cosa c'è di Sbagliato?" Una giuria internazionale consegnerà un premio di 1.000 €u ai vincitori nei tre gruppi di età: dai 12 ai 15 anni, dai 16 ai 19 anni e dai 20 ai 25 anni per ognuna categoria.

Le foto inviate al concorso devono essere state prese dall'inizio del 2005 in uno o più dei paesi partecipanti al Decennio dell'Inclusione Rom (http://www.romadecade.org): Albania, Bulgaria, Bosnia Erzegovina, Croazia, Repubblica Ceca, Ungheria, Macedonia, Montenegro, Romania, Serbia, Slovacchia e Spagna.

Chachipe Youth è un concorso fotografico online. Le foto possono essere inviate a http://photo.romadecade.org/, dove si può trovare le regole del concorso, dal 30 ottobre al 15 dicembre 2008. I risultati del concorso verranno pubblicati a gennaio 2009.

Una selezione delle migliori foto inviate a Chachipe Youth verrà esibita nella Galleria Centrale di Budapest all'inizio del 2009. Durante il 2009, OSI e e l'Archivio OSA intendono anche mostrare questa selezione dei lavori in altri paesi partecipanti al Decennio dell'Inclusione Rom.

Ulteriori informazioni:
Melinda Jusztin
E-mail: photo@romadecade.org
Tel: +36-30-250-2635

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