Rom e Sinti da tutto il mondo

Ma che ci fa quell'orologio?
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Fabrizio (del 17/10/2008 @ 09:13:25, in musica e parole, visitato 3465 volte)

Ricevo da Tommaso Vitale

I rom e l’azione pubblica
a cura di Giorgio Bezzecchi, Maurizio Pagani e Tommaso Vitale
Pagine: 288
Prezzo: Euro 20
ISBN: 978-88-7039-0377
Teti Editore

I gruppi zigani sono molti e differenti. Abitano da secoli il tessuto urbano d’Europa. Sono parte integrante della storia italiana, soggetti in uno stato di diritto. Spesso, tuttavia, le politiche nei loro confronti assumono tratti marcatamente discriminanti e di frequente gli enti locali adottano vere e proprie forme di razzismo istituzionale. Altre volte, politiche e provvedimenti ben intenzionati falliscono per le proteste e le mobilitazioni locali, ma anche per il mancato ascolto e coinvolgimento dei diretti interessati, i rom e i sinti.

Il volume tenta di fornire idee e appigli per uscire da questo senso di impotenza: i diversi contributi che lo compongono mostrano strade concretamente percorribili nell’azione pubblica.

Guardando alla sfida di una politica democratica e partecipata, questo libro racconta una pluralità di casi empirici che aiutano a capire come è possibile rispettare i diritti fondamentali delle minoranze, moltiplicando il consenso sulle politiche necessarie per una migliore convivenza.

Il volume contiene saggi di Alberto Giasanti, Amoun Sleem, Antonio Tosi, Carlo Cuomo, Elisabetta Vivaldi, Giorgio Bezzecchi, János Ladányi, Joanna Richardson, Laura Boschetti, Maurizio Pagani, Paola Pessina, Tommaso Vitale, Zoran Lapov.

Giorgio Bezzecchi
, presidente della cooperativa Romano Drom, è un Rom Harvato, esperto di processi e politiche di mediazione culturale. Da molti anni è uno dei massimi dirigenti dell’Opera Nomadi. Vive e lavora a Milano.

Maurizio Pagani, dirigente dell’Opera Nomadi, da molti anni è attivamente impegnato in azioni di promozione sociale delle comunità zingare e studio delle politiche pubbliche. Vive e lavora a Milano.

Tommaso Vitale, ricercatore di Sociologia, insegna sia Sviluppo locale che Programmazione sociale all’Università degli Studi di Milano Bicocca ed è membro della redazione di Partecipazione e conflitto - Rivista di studi politici e sociali.

Nicola Teti Editore
teti@teti.it - www.teti.it

Per l’acquisto versare il relativo importo sul c/c postale n° 59861203, intestato a: Nicola Teti Editore srl - Milano. Per pagamento in contrassegno l’importo va maggiorato di € 3 (Tel. 02.55015575).

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Di Fabrizio (del 17/10/2008 @ 09:29:46, in Europa, visitato 1672 volte)

 

Istvan Haller, membro del Consiglio Nazionale per la Lotta alla Discriminazione, in sciopero della fame dal 2 ottobre, rispetto alla decisione della Corte Europea per i Diritti Umani (ECHR) nel caso di Hadareni, ha dichiarato di aver cessato la sua protesta a seguito dell'impegno del Governo nel risolvere le sue richieste.

"Oggi (9 ottobre) alle 16.00 dopo otto giorni di sciopero, ho ricevuto garanzia dal Governo [...] che il caso Hadareni non sarà ignorato. Ieri le autorità hanno emesso una decisione riguardo alla partenza dei progetti di Casinu Nou e Plaiesii de Sus [...]" ha detto Haller.

L'esecutivo deve garantire i fondi per la costruzione di diverse case e di un'area industriale in Hadareni, località dove 15 anni fa si sviluppò un conflitto tra Rumeni e Rom. D'altra parte, l'Agenzia Nazionale per i Rom (ANR) dice che il Governo manterrà le sue promesse, anche se con lieve ritardo.

Ha detto Haller: "E' tempo. Il governo ha promesso diverse volte di voler mantenere i propri obblighi davanti alla ECHR, cioè di costruire tre case per le famiglie le cui case erano state bruciate durante gli eventi di Hadareni, come pure un'area industriale."

Il 27 agosto il budget del Segretariato Generale del Governo (GSG) è stato completato a 2,16 milioni di RON per finanziare quest'anno il Progetto di Sviluppo Comunitario di Hadareni.

Ora, Istvan Haller dice che il governo sta ritardando colpevolmente l'uso dei fondi per gli investimenti. "L'esecutivo aveva anche promesso di agire nel caso di Hadareni. L'ultima scadenza era il 15 dicembre, ma sinora non è iniziato niente. Per quella data è impossibile che vengano costruite le case ed il polo industriale," ha detto Haller.

Il Segretario di Stato spera che il suo gesto serva a far crescere la consapevolezza delle autorità anche nei casi di Plaiesii de Sus e Casinul Nou, le altre località dove ebbero luogo altri conflitti interetnici culminati con l'incendio di 30 case.

"Sono determinato a continuare lo sciopero della fame sin quando il governo stanzierà i fondi eccezionali o quando il Consiglio d'Europa riconoscerà la situazione e controllerà come la Romania osservi lo sviluppo delle decisioni dell'ECHR," ha dichiarato Istvan Haller.

L'ANR ha un'opinione differente [...] ed ha preparato una bozza di atto normativo sui progressi del programma di sviluppo per Hadareni, cosicché le attività intraprese dal Governo siano finalizzate alla scadenza preposta, cioè al massimo per l'inizio del 2009.

"L'ANR ed il Segretariato Generale del Governo esprimono la propria speranza che gli obiettivi del 2008 possano essere raggiunti per la fine dell'anno. Però, se questi lavori non fossero completati entro il 31 dicembre 2008 a causa di ragioni eccezionali, l'ANR ha preparato una bozza di atto normativo cosicché tutte le attività siano finalizzate all'inizio del prossimo anno, anche in occasione di queste circostanze," recita un comunicato stampa reso pubblico dall'ANR venerdì 3 ottobre.

Secondo le fonti citate, l'Esecutivo ha stanziato per il 2007 900.000 RON, soldi usati per costruire 12 km. di sopraelevate, ristrutturare sei case e parzialmente la scuola ed il centro culturale della località, compreso il sistema di riscaldamento della scuola. Il Governo ha anche stanziato 2,16 milioni di RON per il budget dell'Agenzia 2008, per aiutare il rilancio del Programma di Hadareni, annunciato il 10 settembre.

Secondo l'ANR, i piani futuri dovranno focalizzarsi nel costruire tre nuove case e ristrutturarne altre dieci, completando la ristrutturazione della scuola e del centro culturale, ristrutturando l'asilo d'infanzia, costruendo un dispensario, comprando le attrezzature per le attività che verranno generate.

DIVERS - www.divers.ro

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Di Fabrizio (del 18/10/2008 @ 09:00:08, in casa, visitato 1519 volte)

Da British_Roma

Ustiben Report

Gli operatori sociali hanno detto ai residenti di Dale Farm che avranno solo 40 minuti di preavviso prima che gli ufficiali giudiziari e i bulldozer inizino a spianare il più grande insediamento Zingaro. Le 90 famiglie di Crays Hill saranno letteralmente lasciate al buio quando la polizia dell'Essex bloccherà le strade la mattina presto subito prima della massiccia azione diretta dal consiglio di Basildon. Un funzionario del Consiglio di Contea dell'Essex parlando all'incontro dei residenti nel Centro di San Cristoforo ha descritto lo sgombero di Basildon come sacrosanto.

Ma dettagli stanno gradualmente emergendo, come i dubbi sullo stanziamento di cinque milioni di euro per lo sgombero, già condannato da molti come atto di pulizia etnica. La settimana scorsa i funzionari si sono incontrati con i residenti per quietare le paure che il consiglio possa mettere i bambini in istituto durante lo sgombero, se la Corte d'Appello, dopo l'udienza di dicembre, dovesse dare il via libera alla distruzione di Dale Farm.

"Non vogliamo prendere i vostri bambini, non ne abbiamo intenzione," ha spiegato Lou Williams. "Fintanto che sarà possibile lavoreremo con voi e aiuteremo i giovani, i vecchi ed i malati."

Nel contempo Noreen Fry, funzionario ECC con responsabilità per gli anziani, ha rivelato che in discussioni con Basildon è stato dichiarato che i suoi dipendenti saranno informati non oltre 40/45 minuti prima dell'inizio dello sgombero.

"Ci riuniremo al parcheggio Belvedere," ha detto riferendosi all'osteria in Crays Hill, Billericay. "Anche la squadra di Basildon e la polizia saranno là."

Ha detto che il consiglio della contea ritiene ciò un'emergenza su vasta scala. Kathleen McCarthy, vice-presidente del comitato dei residenti di Dale Farm, ha ammonito che ogni tentativo del consiglio o della polizia di portare via i bambini, incontrerà la resistenza di giovani e genitori. McCarthy ha detto di sapere bene che il consiglio non può prendersi in carico i bambini senza una decisione del tribunale. Ma il capo della polizia ha l'autorità di emettere un ordine per cui la polizia può trattenere i bambini sino a 72 ore. Per questa ragione, il prossimo passo sarà di chiedere un incontro con Roger Baker, capo della polizia.

"Abbiamo costruito noi questa comunità e non vogliamo che venga distrutta," ha dichiarato. "Non vogliamo andare nelle case o cambiare la nostra cultura."

Williams ha detto che accoglierebbe con favore qualsiasi piano della comunità per spostare bambini ed anziani in un posto sicuro. E' stato detto che potrebbero essere utilizzate le chiese mentre le carovane si spostano in un terreno adiacente, grazie ai rapporti creatisi con le famiglie senza tetto. Lin Jacobs ha spiegato che lo ECC potrebbe offrire una sistemazione provvisoria ai più bisognosi. Se ci fosse acqua corrente, la sua squadra sarebbe in grado di continuare i servizi d'assistenza in quella che si descrive come una tendopoli temporanea.

E' stata informata che la Croce Rossa ha promesso aiuto ed ha donato una grande tenda. La necessità di aggiornare una valutazione di rischio elaborata da Basildon nel 2005 assieme alla Constant & Co. è stata sottolineata da Grattan Puxon, segretario della Dale Farm Housing Association.

"I bisogni di assistenza sociale della famiglia e tutti i rischi in questione non sono ancora stati esaminati," ha detto Puxon. "Dobbiamo essere parte in causa del rapporto di valutazione finale di rischio, perché è la nostra gente, bambini inclusi, ad essere in pericolo."

"Una volta che gli ufficiali giudiziari iniziano, demoliscono e bruciano tutto, ha detto Kate O'Brien, madre di Dale Farm.

"Ti spingono via e ti insultano a male parole, anche se sei malata o incinta. Ci mandano per strada e ci lasciano a vivere in un fosso."

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Di Fabrizio (del 18/10/2008 @ 09:40:40, in Regole, visitato 1177 volte)

Da Roma_Francais

La giustizia accorda 300 euro a 60 Rom espulsi - Marylise COURAUD et Vanessa RIPOCHE.

Il 4 luglio la polizia ha sloggiato una sessantina di rom da un campo situato su di un terreno abbandonato di Doulon a Nantes - Marc Roger

E' un giudizio che farà epoca. Un magistrato ha condannato ieri lo Stato a versare i danni e gli interessi a questi Zigani sloggiati il 4 luglio da un terreno non attrezzato a Nantes.

Quel mattino, il sole si era appena levato, poliziotti, e carri attrezzi sono all'opera. Su un terreno abbandonato, nel quartiere di Doulon, a Nantes, alcune famiglie rom impacchettano qualcosa in fretta, prima di lasciare le roulottes. A qualche metro, una donne di Médecins du Monde ed una volontaria della Lega dei diritti dell'uomo assistono all'espulsione, impotenti. Alcuni poliziotti municipali impediscono l'accesso al terreno.

Scene identiche o quasi animano regolarmente l'agglomerato nantese. E gli Zigani spingono sempre un po' più lontano le loro roulottes. Ma quel 4 luglio, le associazioni che non hanno potuto giocare il loro ruolo tradizionale di osservatori, sono sbalordite.

"Umiliazione"

Allora gli avvocati  esaminano più da vicino le condizioni dell'espulsione. Molto in fretta, considerano che la procedura è irregolare. Nella precipitazione, lo Stato avrebbe saltato una tappa.

E' quello che, in effetti, va a confermare il giudice dell'esecuzione, Daniel Castagné. Nel quadro di un'espulsione, è obbligatorio l'ordine di lasciare il posto con una data ed un termine. Ma ai Rom non è stata data che la scadenza del termine.

"Considero che non siano state rispettate le regole," spiega il giudice. "Dev'essere lasciata una scelta agli occupanti diversa dall'intervento delle forze dell'ordine." Questo obbligo "costituisce l'ultima possibilità accordata alle persone per evitare di subire l'umiliazione di una espulsione da parte della forza pubblica," scrive Daniel Castagné. "I Rom non conoscono i loro diritti, così è più facile espellerli," ha spiegato Sylvie Bourjon, in occasione dell'udienza.

Il giudizio emesso ieri non è stato senza conseguenze. Il magistrato ha condannato il ministero dell'Ecologia, proprietario del terreno, a versare 300 € per danni ed interessi a ciascuna persona espulsa. Una sessantina, tra uomini, donne e bambini. "Le famiglie non hanno avuto nessuna scelta. Qual è la libertà di partire quando si è circondati da numerosi poliziotti? Sono stati umiliati dalla forza pubblica," stima Daniel Castagné.

Gli avvocati delle famiglie e le associazioni si dichiarano "estremamente soddisfatti". "E' una primizia. Si spera che questo farà progredire il rispetto dei diritti," osserva Loïc Bourgeois. "E' una popolazione che disturba, di cui ci si vuole sbarazzare il più in fretta possibile. Così, li si espelle senza rispettare le regole della Repubblica." Il ministero potrà appellarsi alla decisione.

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Di Fabrizio (del 18/10/2008 @ 15:00:28, in scuola, visitato 987 volte)

Da Opera Nomadi Padova

La Lega sembra davvero “avere molto a cuore” la sorte dei figli dei migranti o di rom e sinti; qualche mese fa la schedatura dei minori rom per promuovere la scolarizzazione e, in questi giorni, il ritorno a classi-ghetto per favorire l’integrazione, “prevenire il razzismo, educare alla legalità e alla cittadinanza”. Nel concreto vogliono istituire delle classi riservate ai figli dei migranti e dei rom che non sono giudicati idonei alla scuola degli italiani per scarsa conoscenza della nostra lingua.

Le chiamano classi-ponte, in realtà sono classi differenziali.

Già nel 1965 lo Stato italiano si dotava di uno strumento istituzionale costituito dalle classi speciali “Lacio drom” (Buon Cammino), ghettizzando i bambini rom e i sinti all’interno delle scuole, in locali appartati, non idonei e isolati. Fortunatamente nel 1974 venne dichiarata l’eccezionalità di tali classi e nel 1982 ci fu la loro definitiva soppressione. Nel 1986, poi, il Ministero diede nuove disposizioni in materia di scolarizzazione di minori rom e sinti, disposizioni che precorrevano la Risoluzione Europea del Consiglio dei Ministri dell’ Educazione del 22/05/1989. Il Ministero, dopo aver richiamato la scuola materna, elementare e media al principio dell’obbligo scolastico che non è solo obbligo per i ragazzi a frequentare la scuola, ma anche obbligo della scuola ad assicurare il massimo possibile di apprendimento a tutti i frequentanti, prescriveva ad essa l’impegno di offrire un servizio adeguato nel “massimo rispetto dell’identità culturale dei soggetti interessati e il dovere di predisporre, per quanto possibile, un’ organizzazione, proficua, soddisfacente e rispondente ai reali bisogni degli stessi”.

Questo accadeva nel 1989, ora siamo nel 2008 e vengono ripresentate disposizioni in materia scolastica antecedenti al 1965.

Noi crediamo, quindi, che la proposta della Lega sia raccapricciante e pericolosa perché non ha altri effetti che la discriminazione e non consentirà l’integrazione perché gli studenti di origine straniera e rom saranno a contatto solo con altri stranieri e altri rom e, ad anno scolastico iniziato, verranno forse introdotti nelle classi “normali” dove i compagni avranno già socializzato tra loro e l’unica conseguenza sarà essere percepiti come diversi. E tutto ciò non servirà neanche a tenerli al passo con la classe perché non si capisce come faranno a seguire questi “corsi propedeutici” e anche ad avanzare col normale programma. Non si comprende neanche come si potrà conciliare il tutto con i tagli che il governo continua a prevedere per l’istruzione.

È evidente, quindi, che le motivazioni della Lega sono ispirate dal solito profondo razzismo che la caratterizza e costituiscono un attacco al diritto all’istruzione e al principio di non discriminazione, tutelati dalla nostra Costituzione.

I leghisti parlano di integrazione riuscendo ad immaginare al massimo un’assimilazione degli stranieri alla cultura italiana, facendo proposte anacronistiche e senza senso dettate dal timore dell’invasione dei migranti i cui figli, anche se nati in Italia, sono ritenuti colpevoli di rallentare i programmi scolastici dei figli degli autoctoni...

Crediamo che la scuola sia di importanza cruciale per una reale e sensata integrazione e per evitare gli aberranti episodi di razzismo di cui sentiamo parlare sempre più spesso in questi giorni. Sappiamo perfettamente che ci possono essere difficoltà per gli studenti stranieri ma crediamo che siano altre le strade per superarle e molte scuole le stanno già percorrendo mettendo a disposizione: corsi di alfabetizzazione pomeridiani per dare a tutti le conoscenze minime, necessarie per avvicinarsi ai linguaggi specifici di ogni disciplina, corsi di educazione all’ intercultura e ricorrendo anche all’aiuto dei mediatori culturali.

Quello di cui questo paese ha bisogno non è certo una politica dell’apartheid che porterà a classi di serie A e classi di serie B, C etc.. ma occorre mettere a disposizione fondi per avviare progetti che permettano ai docenti di fare il loro lavoro e di rispondere alla complessità del cambiamento in atto, difendendo la diversità come ricchezza e rifiutando l’assimilazione.

[ venerdì 17 ottobre 2008 ]

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Di Fabrizio (del 19/10/2008 @ 08:58:56, in conflitti, visitato 1457 volte)

Da Roma_ex_Yugoslavia

 14 ottobre 2008 | 17:13 | Source: Beta, Glas Srpske - BANJA LUKA - Sono state scoperte in un cimitero cattolico a Bosanski Dubocac due tombe collettive contenenti i corpi di Rom uccisi a Skelane e Srebenica.

L'ordine dell'eccidio sarebbe stato dato da alcuni generali dell'Armata Croata, tra cui Ante Prkacin, lo sostiene Nijaz Causevic Medo, ex alto ufficiale dell'Armata Croata, come riportato da Glas Srpske, giornale di Banja Luka.

"Ho informato Marko Grabovac, presidente dell'Unione per la Ricerca dei Soldati Catturati e dei Civili Dispersi, di Brod, sulla posizione delle tombe. Sono pronto, se mi sarà garantita la sicurezza, a testimoniare sul fatto davanti ai tribunali della Bosnia Erzegovina." il giornale riporta le parole di Causevic, che attualmente risiede a Slavonski Brod in Croazia.

Slavko Krulj, Procuratore Distrettuale di Doboj, dice che il suo ufficio sta lavorando senza interruzione per localizzare le due tombe, che si ritiene contengano i corpi di circa 200 Rom di Skelane e Srebenica, trasportati lì prima dell'esecuzione da due/quattro autobus.

Testimoni ricordano che gli autobus arrivarono nella città di Brod, da lì sparirono tutte le tracce dei passeggeri.

Una squadra operativa sulle persone scomparse dalla Repubblica Srpska ha informazioni su un autobus che riuscì ad attraversare il ponte tra Brod in Bosnia Erzegovina e la sua omonima in Croazia, mentre gli altri tre rimasero sul suolo bosniaco.

In quel periodo, le forze armate croate avevano occupato il municipio di Brod in Bosnia Erzegovina.

I testimoni, incluso Causevic, ricordano che le autorità croate proibirono all'autobus di passare attraverso il suo territorio.

Causevic dice che più tardi fece deviare gli autobus verso Dubocac, così che potessero essere trasferiti via traghetto sul fiume Sava attraverso la Croazia.

"Ho sentito che neanche là permisero agli autobus di passare attraverso la Croazia. Invece, tutti i passeggeri vennero tirati giù dagli autobus ed uccisi," ricorda Causevic.

Quattro anni fa furono portati alla luce 59 corpi, si ritiene di Rom da Srebenica e Skelane dello stesso bus.

Tra le salme c'erano gli scheletri di 23 bambini, mentre le altre vittime erano per lo più donne.

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Di Fabrizio (del 19/10/2008 @ 09:07:28, in Italia, visitato 1283 volte)

Ricevo da Marco Brazzoduro

Radames Gabrielli, sinto
Lista Sinistra dell'Alto Adige - Linke für Südtirol

Sono un sinto,
spregiativamente uno "zingaro" come mi chiamerebbero in molti. La mia famiglia vive da generazioni in Alto Adige, qui sono nato e cresciuto, così come i miei figli e nipoti.

Ho conosciuto sulla mia pelle i problemi delle famiglie numerose e senza un reddito fisso, discriminate nella vita di tutti i giorni, nella ricerca di un lavoro e nel trovare un'abitazione adeguata.

Adesso voglio fare qualcosa per chi come me non vuole più essere discriminato, per chi vuole la possibilità di un lavoro adatto, per chi desidera un'abitazione dignitosa.

E questo sarà il mio impegno per voi:

  • tutelare i diritti delle famiglie in disagio;
  • favorire la ricerca di soluzioni abitative adeguate;
  • incentivare la creazione di opportunità lavorative;
  • combattere il razzismo dilagante in tutte le sue forme.

Votami perché sono come te.
Votami perché sono diverso da te.

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Di Fabrizio (del 19/10/2008 @ 09:25:04, in musica e parole, visitato 1630 volte)

Da La Repubblica.it

SPETTACOLI & CULTURA
PASSAPAROLA/Parla Pina Varriale, autrice di un romanzo su una bambina Rom, tema scomodo e di grande attualità
di SILVANA MAZZOCCHI

Pina Varriale

Sevla, bambina rom alle soglie dell'adolescenza si sente invisibile. Ignorata dai suoi coetanei, attira su di sé la diffidenza e il sospetto che circonda gli zingari, e sono l'unica forma di attenzione che conosce. Un giorno incontra Vanda, una donna rude e solitaria che finalmente la fa sentire una ragazzina come tutte le altre. Ma una notte alcuni uomini circondano il campo dove vive e a Sevla toccherà fare i conti con la sopraffazione e con la violenza imposte da chi non riconosce dignità ai diversi e non sa guardare al di là dei pregiudizi...

I bambini invisibili, di Pina Varriale, dal 21 ottobre in libreria per Piemme, racconta una storia inventata che è un pezzo di cronaca contemporanea e che apre una finestra su una realtà che pochi conoscono e che tutti giudicano con gli occhi della paura, spesso generata dall'ignoranza. Napoletana, Pina Varriale ha al suo attivo vari libri con protagonisti adolescenti, tutti molto letti dagli adulti ed è già autrice di Ragazzi di camorra, scritto sulla base di un'esperienza sul campo. Con I bambini invisibili affronta ancora una volta un tema scomodo e di grande attualità, con un linguaggio diretto e frugale che coinvolge e appassiona.

Sevla è rom e non viene accettata dai suoi compagni perché percepita come diversa?
Inizialmente Sevla non è accettata dai suoi compagni perché è percepita come "diversa", in quanto appartenente a una cultura di cui sia i ragazzi che gli adulti sanno ben poco. Basta fare qualche domanda per accorgersi di quanta confusione e ambiguità ci sia sul termine "Rom" che i più ritengono una abbreviazione di "romeno". Sono davvero pochi quelli che sanno che la parola "Rom" significa in realtà "Uomo", nel senso di essere appartenente alla specie umana. I Rom sono arrivati nel nostro Paese da moltissimo tempo, sono stati a lungo artigiani e fabbri, giostrai e allevatori di cavalli. L'industrializzazione e la rapida evoluzione della nostra società li ha portati inevitabilmente a essere degli esclusi, anche dal punto di vista lavorativo, non avendo più ragione d'essere il tipo di attività da loro praticato per vivere. Un destino, quello dei Rom, originari della lontana India e non della Romania, comune a tutte le culture "chiuse", che difendono la propria identità come unico fattore di appartenenza al proprio popolo. Sevla è orgogliosa di essere una Rom, lei per prima, in classe tende a isolarsi dai "gagé" perché, come le hanno insegnato i genitori e i parenti, gli "altri", in questo caso noi, sono sciocchi, superstiziosi e irascibili. La diffidenza e il "razzismo" non si trova su un unico fronte e se è vero che i compagni di classe non accettano Sevla e anche vero che Sevla fa altrettanto. Le cose cambiano soltanto con la conoscenza reciproca ed è esattamente questo che sperimenteranno Sevla e gli altri ragazzi.

I pregiudizi sono degli adulti prima che dei ragazzini, dei genitori prima che dei figli. A chi è rivolto il tuo libro?
Innanzitutto ai ragazzi e utilizza di proposito un linguaggio semplice e scorrevole che vuole essere accattivante e, al tempo stesso, di stimolo alla lettura. I bambini invisibili tuttavia, così come è accaduto per altri testi che ho scritto, si rivolge anche agli adulti e, in particolar modo ai genitori e agli educatori. Non si può infatti pensare di chiarire, spiegare, facilitare i rapporti con le culture "altre" se, noi per primi, ignoriamo la storia e le tradizioni di popoli diversi dal nostro e, in questo caso, dei Rom che al pari dei Sinti, sono presenti sul nostro territorio da almeno due secoli. L'intolleranza, la xenofobia, il razzismo affondano le loro radici proprio nell'ignoranza e, se il sostrato su cui devono contare i nostri figli è costituito dal pregiudizio e dalla paura del confronto con esperienze e culture differenti, è ovvio che i ragazzi manifesteranno diffidenza e timore nei confronti di coloro che sono stati indicati non solo come diversi ma potenzialmente pericolosi. Sevla, nel libro, non si fida dei gagé, i non Rom, li considera degli esseri strani e cattivi, scopre presto che sono anche dei bugiardi e che non bisogna fidarsi delle loro promesse. Sarà invece un problema comune sia ai Rom che ai gagé ad accomunare i compagni di classe di Sevla, ma non c'è da meravigliarsi perché i ragazzi, a differenza degli adulti, quasi sempre sanno mettere da parte i preconcetti e ragionare con la propria testa.

Ragazzi di camorra conteneva tracce di storie vere, e I bambini invisibili?
In tutte le storie che racconto c'è sempre una traccia di vero. In Ragazzi di camorra sono partita da un'esperienza personale vissuta con dei ragazzini a rischio per i quali, insieme a pochi volontari, mettemmo su un laboratorio che, in realtà, era solo un pretesto per strapparli alla strada proponendo qualcosa a cui non erano abituati: uno spazio e un tempo solo per... essere dei ragazzi. Nel caso di quest'ultimo romanzo I bambini invisibili non sarà difficile, anche al lettore più distratto, ravvisare episodi di cui, purtroppo, la cronaca di questi ultimi mesi ci ha messo a conoscenza. I roghi nei campi Rom, soprattutto nella zona del napoletano, hanno riempito le pagine dei quotidiani nazionali e gli episodi di intolleranza e di xenofobia hanno segnato una pagina non solo triste, ma senz'altro vergognosa della nostra cosiddetta "civiltà".

Il romanzo, non a caso, è dedicato a Cristina e a Violetta, due piccole Rom annegate questa estate nel mare di Torregaveta, tra l'indifferenza e l'evidente fastidio dei bagnanti "costretti" a prendere il sole coi due corpicini abbandonati sulla sabbia. Le foto di quell'episodio, per il quale non trovo parole adeguate per descrivere lo sdegno e l'orrore, hanno fatto il giro del mondo, ma di certo non hanno restituito alle famiglie le loro due bambine. Questo libro non è dedicato soltanto a loro, ma a tutte quelle migliaia di bambini "invisibili" che piangono, soffrono e muoiono, ogni giorno, tra l'indifferenza di un mondo che sembra non dare più alcun valore alla vita umana.

Pina Varriale, I bambini invisibili
Piemme - Pag 192, euro 12,50.

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Di Fabrizio (del 20/10/2008 @ 08:47:07, in blog, visitato 1254 volte)

Ieri mattina stavo leggendo quest'articolo di quiBrescia (il primo giornale telematico di Brescia e provincia!), e la lettura mi ha provocato una notevole incazzatura. Il resto della mattinata per fortuna è passato davvero bene, e così m'ero anche dimenticato dell'articolo.

Adesso ci sto ripensando, per fortuna non vale la pena arrabbiarsi due volte. Anche perché ho poi letto questo post di NO(b)LOGO, di cui condivido ogni virgola (spero solo che la profezia finale sia sbagliata!):

Leggo su una testata on-line di Brescia, l'intervista di Elisabetta Reguitti al sindaco leghista di Chiari, tal Sandro Mazzatorta.
E' una fotografia dal vero di come possa essere insensato ed odioso il modo di gestire la cosa pubblica facendo sfoggio di razzismo e di gratuita crudeltà.

Credo che l'articolo sia tutto da leggere, come sono da leggere i precedenti articoli pubblicati dalla stessa testata ... uno spaccato della peggiore Italia.

Ma leggere una frase detta dal sindaco edi Chiari mi hanno fatto fare un salto sulla sedia e ricordare un episodio di cui avevo parlato in questo Blog a Maggio riprendendo una notizia data su Sucar Drom.

Il sindaco che ha cacciato con le ruspe le famiglie Sinti che abitavano in prefabbricati del comune su un suolo concesso dalla precedente giunta comunale, quel sindaco che non permette a cinque bambini la frequenza scolastica, si vanta dicendo:

Noi per esempio, ci siamo occupati di affidare l'ultimo bambino nato in quella famiglia a un nucleo che gli garantisse una vita più normale.

In pratica si vanta di aver portato via un bambino ad una madre perché la famiglia non ha una casa ... dopo aver buttato la madre e gli altri fratelli in mezzo ad una strada.

Il punto di vista di una madre, uguale a quello di qualsiasi altra madre, lo potete leggere in questo articolo di Sucar Drom.

Io, fuori dai denti, dico che sono stufo di questa ipocrisia razzista, ho sempre più forte il sospetto che, oltre all'ignoranza, la stupidità, al razzismo, oltre alla convenienza politica, ci siano degli interessi predatori.

Una pelosa lobby "dell'adozione" che preme per depredare le famiglie rom e sinti dei bambini.

Si sta addensando un vero e proprio genocidio,
che avrà gli stessi metodi usati in Australia per i bambini aborigeni
ed i Svizzera per quelli Jenisch.

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Di Fabrizio (del 20/10/2008 @ 09:36:13, in casa, visitato 1595 volte)

Da Roma_Daily_News

Cari amici,
Firmate per favore la petizione sotto riportata, per appoggiare il piano locale alternativo che mostra che un'altra Sulukule è possibile contro il progetto di "borghesizzazione" della municipalità...

STOP
No Fronteirs Autonomous Planners


Nota: Causa problemi tecnici sono andate perse oltre 500 firme. Stiamo cercando di recuperarle e speriamo di farle apparire appena possibile sul nostro sito web...

Un'altra Sulukule è possibile. Non è troppo tardi per far ripartire il processo di rinnovamento di Sulukule!

Sulukule è il più antico quartiere Rom del mondo. Ha ospitato per secoli la comunità Rom. Come conseguenza dello sviluppo di politiche di rinnovamento urbano, la municipalità del distretto di Fatih ha iniziato a sgomberare centinaia di persone dalle loro case.

Di conseguenza, gli inquilini sono stati rilocati a Taşoluk, 40 km dalla città, dove non potranno rimanere a lungo, primo, perché è per loro impossibile accollarsi i debiti e secondo, perché non possono condurre uno stile di vita secondo le loro tradizioni e cultura...

Così i proprietari hanno venduto le loro case a prezzi molto bassi, causa la paura di esproprio o stanno cercando nuovi alloggi comprando case nell'area ma con prezzi  alti.

Come conseguenza di questo progetto, non soltanto i Rom sono dispersi nella città e la loro cultura viene persa, ma anche la povertà viene trasferita in altre regioni di Istanbul, senza sviluppare alcuna reale soluzione nella zona. Viene inoltre ignorato che le nuove case offerte hanno costi troppo alti per i Rom.

Dal 2005, Sulukule è stato uno degli argomenti più discussi in Turchia ed in tutto il mondo. Per molto tempo, il pubblico e le istituzioni locali, nazionali ed internazionali hanno atteso una soluzione basata su un accordo tra le due parti.

Seguono alcune riflessioni:

  • Il Comitato UNESCO per il Patrimonio Mondiale, nel suo incontro in Quebec-Canada di luglio, ha dato alla Turchia il termine di febbraio 2009 per risolvere il problema. Il Comitato ha posto Sulukule tra i punti principali riguardo le aree storiche di Istanbul. Nel rapporto, si sottolinea come Sulukule sia soggetta ad un programma di "borghesizzazione" e la comunità Rom sia di fronte allo sgombero forzato. Si deve sviluppare una soluzione che bilanci le istanze di conservazione con i bisogni sociali ed identitari della comunità locale.
  • L'AGFE ONU Habitat si è incontrata il 1 settembre 2008 ed il primo articolo in agenda era Sulukule, assieme ad Ayazma, che riguarda un'altro progetto sull'area di Istanbul. L'AGFE ha deciso di inviare una missione ad Istanbul nei prossimi giorni.
  • La Commissione ONU per i Diritti Umani ha ricontattato il governo della Repubblica di Turchia riguardo a Sulukule.
  • La Commissione di Helsinki USA-OCSE ha scritto la sua seconda lettera ufficiale al governo della Repubblica di Turchia riguardo a Sulukule nell'estate 2008.
  • Il Rapporto sul Progresso della Turchia EU 2007 ha chiesto al governo turco di correggere i problemi nel Piano di Rinnovamento di Sulukule.
  • La Commissione Governativa sui Diritti Umani di Istanbul ha presentato un rapporto globale al Primo Ministro riguardo alle violazioni a Sulukule.
  • Le OnG locali ed internazionali assieme alle iniziative civiche continuano le loro reazioni con varie attività.

E' POSSIBILE UNA SOLUZIONE ALTERNATIVA PER SULUKULE

Recentemente, un gruppo di volontari ha sviluppato un piano alternativo per Sulukule.

Questa squadra  interdisciplinare include circa 30 professionisti ed accademici, si chiama STOP (abbreviazione turca per "Pianificatori Autonomi Senza Frontiere") ha lavorato sul "Piano di Sviluppo Locale di Sulukule" e presentato i propri progetti al pubblico ed alla Municipalità di Fatih nell'ultima settimana di settembre.

STOP ha considerato tutte le analisi e le proposte della municipalità, assieme agli studi internazionali e locali civili ed accademici. Questi studi hanno determinato un'alternativa con un metodo differente che conserva il modello storico mantenendo la comunità locale nel quartiere senza farne delle vittime, fornendo sviluppo economico e sociale ed individuando migliori azioni costruttive. Nel farlo, STOP dice che Sulukule può essere rigenerata assieme alla sua comunità esistente.

STOP dichiara i seguenti vantaggi di questo piano:

Vantaggi finanziari:
Il piano è basato su di un modello finanziario più razionale ed è più economico da realizzare. Il metodo di miglioramento evita la demolizione degli edifici usabili e diminuisce i costi tanto delle demolizioni che delle costruzioni. Vengono proposte unità abitative più economiche che stanno tuttora accrescendo la qualità di vita della comunità locale. Gli hotel ed i centri commerciali-culturali proposti dai progetti esistenti vengono spostati e viene generato un meccanismo di reddito più sostenibile ed amichevole per la comunità locale con nuove opportunità di lavoro. Le caratteristiche storiche e culturali del quartiere vengono sfruttate nel contesto del turismo culturale.

Vantaggi per il modello fisico spaziale e culturale storico:
STOP conserva il modello storico e culturale del quartiere. Vengono create più aree verdi e spazi pubblici. I valori storici e archeologici, incluse le mura, sono conservati d'accordo con le restrizioni del piano di conservazione della regione.

Vantaggi per lo sviluppo sociale ed economico
L'approccio di STOP allo sviluppo sociale ed economico è basato sulla comunità locale ed alle sue tendenze di solidarietà che si sono sviluppate nel processo del piano di rinnovamento. Di conseguenza, la vicinanza viene integrata col resto della città, l'istruzione, la sanità e gli altri problemi sociali sono dati in carico ai centri civici, la rigenerazione economica viene fornita creando nuovi lavori che sono rilevanti per le possibilità sociali e culturali della comunità, incluso il turismo culturale, la floricoltura, i contratti per la fabbricazione di tessuti e di scarpe, così che i costi della vita vengono ridotti.

La Municipalità di Fatih ha fatto un passo positivo ascoltando il progetto alternativo e promuovendo a breve un incontro tra esperti. D'altra parte, non ha promesso di interrompere le demolizioni che sono tuttora una minaccia per il quartiere e anche per gli sforzi di riconciliazione.

IN BREVE
Considerando che Sulukule diventerà uno tra i primi posti ad essere visitati per la valutazione dell'UNESCO del febbraio 2009 ed anche per Istanbul 2010, la Municipalità di Fatih, quella di Istanbul e TOKI (Amministrazione Totale dell'Alloggio) dovranno fare le loro scelte tra:

  • Un esempio, con la prospettiva decadente degli anni '60 e '70, che demolisce totalmente la struttura fisica e costruisce un nuovo complesso senza proteggere niente
  • Un piano di sviluppo locale prodotto da una pianificazione moderna ed una concezione protettiva, un piano che pone le persone al centro, un piano partecipatorio capace di risolvere i problemi della località.

Noi , i sottoscritti firmatari chiediamo un processo partecipativo, incluse la municipalità, le università, TOKI, le camere professionali, le OnG, le iniziative civiche ed i rappresentanti locali,  che sviluppi il piano alternativo di STOP e riveda il piano esistente. Invitiamo tutte le autorità, compreso il Presidente della Repubblica, il Primo Ministro, TOKI, i sindaci di Istanbul, la Municipalità di Fatih ed il comitato conservativo ad essere più sensibili alle tematiche di Sulukule ed a stabilire una piattaforma comune per continuare questo processo di piano alternativo con un approccio riconciliativo ed egualitario.

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