Rom e Sinti da tutto il mondo

Ma che ci fa quell'orologio?
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La redazione
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Fabrizio (del 10/08/2008 @ 09:49:48, in scuola, visitato 1526 volte)

Da Roma_ex_Yugoslavia

05 Agosto 2008 14:11:57 GMT Fonte: UNHCR

PODGORICA, MONTENEGRO - All'età di sette anni, finalmente Adnan Behuli esiste legalmente. Anche se il giovane rifugiato era nato in ospedale, sinora era ufficialmente "invisibile" in Montenegro, perché la sua nascita non era mai stata registrata.

Ora, con l'aiuto dei partner di aiuto legale dell'UNHCR, Servizi di Assistenza Cattolici (CRS)/Centro Legale, il ragazzo ha un certificato di nascita - un'identità legale che gli permetterà questo settembre di iscriversi alla scuola elementare.

Adnan è uno dei 4.338 rifugiati Rom, Ascali ed Egizi che vivono in Montenegro, che lasciarono il Kosovo nel conflitto del 1999. A volte chiamati Zingari, compongono quasi un quinto dei 24.000 rifugiati dell'ex Yugoslavia che tuttora vivono in Montenegro. In questi giorni 220 famiglie Rom, Ascali ed Egizie vivono nel campo rifugiati Konik di Podgorica, che è gestito dal partner di attuazione dell'agenzia dei rifugiati ONU, la Croce Rossa del Montenegro. Il padre di Adnan combatte per far vivere i suoi nove figli con i 200 € che guadagna ogni mese come spazzino.

"Oltre alla povertà estrema ed ai livelli generalmente bassi di scolarizzazione, la mancanza di documenti personali e/o registrazione civile rappresenta un serio ostacolo all'integrazione dei rifugiati Rom, Ascali ed Egizi nella società maggioritaria montenegrina, dice Serge Ducasse, rappresentante dell'UNHCR in Montenegro. "A molti dei loro bambini è negata l'iscrizione alla scuola e non possono ottenere un lavoro appropriato o il pieno accesso ai servizi sociali. Senza documenti adeguati, i rifugiati Rom, Ascali ed Egizi non sono riconosciuti come persone dalla legge e spesso sono senza patria effettivi. Questa condizione viene trasmessa alle generazioni future".

Spesso i Rom non registrano la nascita dei loro figli. La mancanza di documenti porta ad una "reazione a catena" dove gli individui non possono assicurare altri documenti e finiscono senza nessun diritto di base. I movimenti della popolazione in decenni di conflitti nei Balcani hanno esacerbato questo problema, i documenti sono andati persi e le famiglie separate.

Uno studio di inizio anno del CRS/Centro Legale ha trovato che circa il 46% dei rifugiati Rom, Ascali ed Egizi che vivono nel campo di Konik e lì attorno sono a rischio di apolidia.

Per risolvere il problema, l'UNHCR sta mettendo enfasi nell'assicurare rappresentazione legale per aiutare i rifugiati Rom, Ascali ed Egizi dal Kosovo in Montenegro a navigare tra le transenne legali e registrarsi, in una scala mai vista prima. Questo attraverso un progetto regionale dell'Unione Rom Europei sviluppato in Serbia, Bosnia e Herzegovina, Macedonia, Montenegro e Kosovo.

"Speriamo che assistendo un gran numero di casi, aiuteremo a determinare cambiamenti sistematici e rendere più facile portare avanti questi temi in un futuro senza avvocati," ha spiegato Ducasse.

Quella del piccolo Adnan Behuli è una delle prime storie di successo."Ora sono così contento," dice suo padre, Behrim, che ha perso un figlio più grande durante la guerra in Kosovo e non ha nessuna voglia di tornarci. A differenza degli altri bambini che frequentano la scuola del campo, Adnan avrà ora la possibilità di andare alla scuola fuori dal campo, dove la qualità dell'istruzione è migliore, ed avrà quindi più opportunità di integrarsi nella più vasta società montenegrina.

"In tutti questi anni mi sono sentito colpevole," dice Behrim, "ma ora mio figlio inizierà la scuola e sarà in grado di avere un'educazione e spero avrà un buon lavoro, non come suo padre."

By Charlotte Lyne and Gordana Popovic
in Podgorica, Montenegro

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Di Fabrizio (del 10/08/2008 @ 18:15:23, in musica e parole, visitato 1462 volte)

Dalla mailing list di Santino Spinelli

Lunedì 11 Agosto a partire dalle ore 23,00 su RAI TRE NAZIONALE nell'ambito dello speciale del TG3 "PRIMO PIANO" andrà in onda il servizio sullo spettacolo

"RAZZE -Una serata di amici nel nome dell'amicizia"

Lo spettacolo al quale hanno preso parte artisti del calibro di Alexian (nome d'arte di Santino Spinelli, docente universitario a Trieste e musicista rom) a Natalino Balasso, da Gualtiero Bertelli alla Compagnia delle Acque, da Lorenzo Monguzzi dei Mercanti di Liquore a Moni Ovadia, Marco Paolini, Renato Sarti, Gian Antonio Stella, Bebo Storti. Piu' un intervento video in collegamento con Antonio Albanese.

è dedicato tutti gli italiani vittime dell'odio, delle paure e della diffidenza altrui e insultati con nomignoli sanguinosi ("cingali", "chianti", "dago", "guinea", "papolitano"...) che viene dedicata a Treviso una serata speciale. Che collega la xenofobia di allora e di oggi. A parti rovesciate. Soprattutto quella contro gli "zingari" che troppo spesso, cavalcando sentimenti legittimi come il desiderio di piu' sicurezza, si nutre degli stessi stereotipi che furono fatti pesare sulle spalle dei nostri nonni, dei nostri padri, dei nostri fratelli maggiori.
Una serata "contro". Contro le paure. Per stare insieme. Suonare. Riflettere. Ridere. Ricordare. Cantare. Con un gruppo di amici uniti dalla voglia non di dividere ma di unire.


IL NUOVO CD DELL'ALEXIAN GROUP
"Me pasè ko Murdevèle - io ac -Canto a Dio"
il nuovo CD di Alexian Santino Spinelli prodotto dalla CNI (Compagnia nuove Indie)

Presentazione
Confesso che non è stato facile neanche per me superare certi pregiudizi riguardo alla cultura dei Rom e Sinti, fin dall'infanzia a me noti come “gli zingari”. Li guardavo con grande curiosità e anche con un po' di timore. Ci facevano divertire molto. Rimaneva comunque in me un certo pregiudizio che facevo fatica a superare.
Un primo superamento l'ho fatto quando in qualità di sottosegretario della CEI mi dovetti interessare di loro e dell'apostolato diretto alle loro persone: i lunaparchisti e i circensi. Ma il momento più decisivo ed estremamente bello si è verificato quando venni come vescovo in questa benedetta terra d'Abruzzo, segnatamente in questa cara arcidiocesi frentana. Conobbi subito in modo diretto alcuni di loro, in modo del tutto speciale il prof. Alexian Santino Spinelli, verso il quale ho nutrito subito grande stima e sincero affetto: verso di lui e verso la sua grande “famiglia d'arte”. Questa raccolta di canti religiosi Rom in lingua romanì dai quali colgo un forte messaggio di valore universale; soprattutto mi colpisce il costante riferimento al “Padre nostro” (Murdevèlë) e l'accorata preghiera che sale fino a Lui dal cuore di ogni autentico Rom. E' stato un vero godimento spirituale ascoltare questi canti e con dividere con nuovi fratelli e sorelle la gioia del nostro essere e riconoscerci come “figli di Dio”, figli dell'unico Padre che è nei cieli. Ringrazio il Signore per questo grande dono e col passar del tempo ne avverto tutta la preziosità, vedo infatti che qui si intreccino tesori di indubbio valore: il forte attaccamento alla famiglia, la solidarietà reciproca, la creatività artistica.
Mi è caro ripetere queste parole che Giovanni Paolo II vi ha rivolto, carissimi, in uno degli incontri con voi: “Potete essere sicuri che, quando gli uomini hanno come mestiere di offrire un poco di felicità, Dio non resterà al di fuori della festa”. E' questa anche la mia convinzione e il mio augurio:
Auguri cari a tutti con la più larga benedizione del Padre celeste. Vostro aff.mo
+ Carlo Ghidelli -Arcivescovo di Lanciano-Ortona


PROPOSTE ARTISTICHE STAGIONE 2008

Alexian Group...il ritmo della musica Rom...e...

Volete organizzare con noi una serata/concerto per il vostro festival, manifestazione, festa della birra, di piazza, dell'unita', comunale, religiosa, sagre, feste di paese, feste di quartiere, raduni, in locali e chi piu' ne ha piu' ne metta?

L'Alexian Group vi propone un viaggio ideale attraverso l'intimità di un'arte assolutamente originale offrendovi un repertorio di musica Rom (zingara) che spazia dalle sonorità indiane a quelle dell'Europa dell'Est al Flamenco passando per il Jazz manouches.

Il gruppo propone 2 ore di spettacolo 2 ore dove l'emozioni tra pubblico e musicisti la faranno da padrone

Contattateci per informazioni e preventivi cell. 340 6278489

Stiamo organizzando il nuovo tour per un un altro anno di meravigliose emozioni: date estive, invernali in tutta italia.

Clikkate qui per l'elenco completo delle proposte: http://www.alexian.it/proposte_artistiche.htm

Per ulteriori informazioni visitate il sito ufficiale http://www.alexian.it

CONTATTI: Daniela De Rentiis tel. 0872 660099 cell. 340 6278489 email:spithrom@webzone.it


Ascolta gli mp3 del gruppo

Guarda il gruppo in concerto

video 1

video 2

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Di Fabrizio (del 11/08/2008 @ 00:15:54, in Italia, visitato 1333 volte)

Ricevo da Maria Grazia Dicati

ciao Fabrizio, ti invio due articoli pubblicati da Repubblica: uno si riferisce alla cronaca di una bomba molotov lanciata contro i sinti a Firenze che non ha avuto il clamore dei media e l'altro un commento di Adriano Prosperi su questa vergognosa vicenda

Molotov contro i sinti
Sono sbucati dal buio alle 22, attraversando una strada che taglia i campi intorno al parcheggio. Con il volto coperto, a bordo di un quad, una moto a quattro ruote, hanno lanciato una molotov. Un assalto incendiario, repentino, messo a segno da due persone contro una delle auto della carovana di nomadi in transito a Stabbia, che lunedì sera aveva fatto tappa in una piazzola della zona industriale nella frazione del Comune di Cerreto Guidi. Tutti di etnia sinti e con la cittadinanza italiana, erano arrivati alle 19 con una ventina di auto.

Dalle forze dell´ordine avevano ricevuto le autorizzazioni per sostare una notte, con la promessa di ripartire dopo poche ore, nella mattinata. La bottiglia scagliata dalle due persone a bordo del quad non è esplosa, la fiamma dello stoppino non si è propagata alla benzina. L´impatto con l´auto ha provocato solo un´ammaccatura e un po´ di spavento per i sessanta sinti che si erano fermati per la notte in uno dei grandi parcheggi di via della Repubblica e che in quel momento erano lontani dai veicoli.

Alle indagini stanno lavorando i carabinieri di Cerreto Guidi e il nucleo operativo di Empoli. Dalle prime testimonianze raccolte fra i nomadi, che ieri all´alba sono subito ripartiti dirigendosi verso Pisa, a gettare la bottiglia incendiaria sarebbero stati in due. Una delle ipotesi porterebbe a un gruppetto di ragazzi italiani del posto, altre parlano di una bravata di due giovani, un balordo attacco sferrato per noia e andato a vuoto.

Ma che ha spinto Pietro Suchan, il pm d´urgenza che coordina le indagini, a ipotizzare i reati di detenzione e porto di armi da guerra e tentato incendio doloso. Sono queste le accuse intorno a cui ruotano le indagine e per ora a carico di ignoti. La procura della Repubblica non contesta l´aggravante della discriminazione razziale che, però, non è escluso possa emergere nelle prossime ore.

L´episodio ha sollevato le reazioni del mondo politico toscano. Il vicepresidente della Regione, Federico Gelli, ha parlato di un «segnale grave, anche per una regione come la Toscana che si è sempre distinta per civiltà e per capacità di accoglienza e integrazione», sottolineando che si tratta di «un episodio da non sottovalutare» per le possibili implicazioni razziste. E una «ferma condanna» è quella espressa dal presidente del consiglio regionale, Riccardo Nencini, che invita a «tenere alta l´attenzione contro derive xenofobe»

L´attacco ai nomadi nella zona industriale di Stabbia preoccupa anche il sindaco di Cerreto Guidi, Carlo Tempesti: «Non capisco a chi potessero dare fastidio. Sapevano di non potersi accampare, ma avevano ricevuto l´autorizzazione per la sosta dai nostri vigili urbani e dalle forze dell´ordine. Da quello che mi hanno detto i carabinieri potrebbe trattarsi anche di una ragazzata, ma se si trattasse di odio razziale sarebbe molto grave, il frutto delle politiche che in questo momento, nel nostro Paese, non vanno certo in direzione dell´accoglienza».
di Mario Neri Repubblica 30 luglio 2008

Lo stato dei diritti in Italia
Qui si commenta una non notizia, un silenzio. Si dice: cane che morde uomo non fa notizia. E' la massima fondamentale del mondo dell' informazione: quel che è abituale, ripetitivo, fissato nelle regole della natura e non vietato dalla legge non fa notizia. Applichiamo la regola a un fatto dei nostri giorni. Un fatto a tutti gli effetti grave - una tentata strage - che però non ha fatto notizia. Ecco il fatto: nella tarda serata di lunedì 29 luglio anonimi attentatori a bordo di un "quad" hanno lanciato una bottiglia molotov contro roulottes in sosta nell' area industriale di un piccolo centro toscano. L' atto criminale è rimasto solo potenzialmente assassino perché la molotov non è scoppiata. Un caso fortunato, che non riduce la responsabilità di chi ha tentato di uccidere. Eppure la notizia, emersa per un attimo nella cronaca (ad esempio, su Repubblica del 30 luglio, sezione Firenze, pag. 7), è affondata immediatamente nel silenzio. Chi scrive queste righe ha tentato di capire meglio i fatti e soprattutto i silenzi attraverso un contatto diretto con gli abitanti di un luogo che gli è per ragioni biografiche specialmente familiare. Ma si è dovuto arrendere davanti a gente distratta, disinformata, simpatizzante più o meno apertamente per gli attentatori. Molti affettavano di non sapere, pochi ammettevano che si era trattato di cosa spiacevole, ma minimizzando: una ragazzata, un gesto innocuo, che aveva fatto pochi danni (appena una carrozzeria ammaccata). Il resto, il pericolo corso da una famiglia, lo spavento di bambini e adulti, la loro rapida decisione di fuggire dal luogo dell' aggressione, non sembrava suscitare nessuna partecipazione. Bilancio: solidarietà evidente con gli autori dell' attentato, ostilità verso chi ne era stato minacciato. Quasi un clima mafioso. Ma a differenza dei casi di mafia, in questo caso omertà e silenzio locali hanno avuto un riscontro nazionale. Il silenzio è rapidamente calato sul caso . E le indagini ufficiali, che di norma qualcuno deve pur svolgere, non avranno vita facile. L' enigma ha una soluzione facilissima. Nel luogo dell' attentato era in sosta per la notte una carovana di automobili e roulottes di nomadi sinti. Solo per caso non ci sono stati dei morti: nelle roulottes c' erano dei bambini. E ancora una volta, come accadde anni fa al criminale che, non lontano da quel piccolo centro toscano, pose in mano a una piccola mendicante zingara una bambola carica di esplosivo, i potenziali assassini sono stati coperti dalla solidarietà collettiva . Chi conosce la banalità del male, la quotidiana serpeggiante avanzata della barbarie che precede e sostiene le modificazioni profonde dei rapporti sociali, tenga d' occhio l' episodio. O meglio: annoti il silenzio che ha inghiottito quella che solo per caso è stata una mancata tragedia. Ne è stata teatro una regione - la Toscana - che è d' obbligo definire «civile». Non si sa bene perché. «Civile» appartiene all' esercizio dei diritti e dei doveri di cittadinanza. Da quando la specie umana ha riconosciuto in documenti solenni che non deve esistere nessuna differenza di dignità e di diritti tra i suoi membri, la civiltà si definisce dall' assenza di razzismi e dalla lotta contro le discriminazioni di ogni genere. E la cultura che si studia e si insegna ha la sua misura fondamentale nell' educare ai valori della cittadinanza attiva. Certo, la Toscana ha un patrimonio grande di cultura. La sua economia ne vive: cultura di terre incise dal lavoro come da un sapiente bulino, disegnate nelle opere di una grandissima tradizione pittorica. Bellezze naturali e bellezze d' arte vi sono inestricabilmente legate. Anche patiscono insieme le minacce del mercato. Per esporre meglio la merce si affaccia periodicamente nelle opinioni locali la proposta di eliminare dalla vista dei clienti le presenze sgradevoli: i "vu cumprà", i mendicanti, gli storpi e naturalmente gli zingari. "Corruptio optimi pessima", diceva la massima antica: la caduta è tanto più pericolosa quanto più dall' alto si precipita. Gli abitanti della regione che vanta tra i suoi titoli di nobiltà la prima abolizione legale della pena di morte oggi ospitano e nascondono un virus antico e pericoloso. Non sono i soli. E non basterà il voto di condotta restaurato nelle scuole a educare i futuri cittadini se chi getta una bottiglia molotov contro gli zingari viene impunemente vissuto dalla collettività come «uno di noi»: noi in lotta contro loro - i diversi, i senza diritti. Un' ultima osservazione: l' ostilità nei confronti dei nomadi, degli zingari, è antica e diffusa, in Toscana come in tutta Italia. Ma nessuno aveva mai pensato di ricorrere alle molotov contro di loro. E' un salto di qualità senza precedenti, il gradino più alto toccato da aggressioni e tentativi di linciaggio che non fanno nemmeno più notizia. E una cosa è evidente: non ci saremmo mai arrivati senza la campagna di diffamazione e di criminalizzazione condotta da partiti politici di governo e senza la recente legittimazione giuridica della discriminazione nei confronti delle presenze «aliene» - zingari, immigrati clandestini, esclusi dalla comunità («extracomunitari»). Il cattivo esempio viene da chi ha la responsabilità di governare gli umori collettivi e non sa rinunziare a eccitarli. Se quella molotov fosse esplosa, oggi saremmo qui a contare le prime vittime di una campagna irresponsabile alimentata dall' alto. Chi favoleggia di proteste in difesa dei diritti di libertà in Cina cominci a prendere sul serio quel che si dice nel mondo sulla situazione dei diritti umani in Italia. –
Repubblica — 09 agosto 2008 ADRIANO PROSPERI

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Di Fabrizio (del 11/08/2008 @ 08:51:58, in Regole, visitato 1518 volte)

Da Mundo_Gitano

Spagna, Italia: Due tattiche per affrontare l'immigrazione illegale
L'Italia sta usando i poteri per lo stato d'emergenza, mentre la Spagna ha introdotto misure che includono il rimborso agli immigrati disoccupati per tornare a casa
By Lisa Abend | Correspondent
and Anna Momigliano | Contributor

Soldati italiani controllano i documenti dei venditori ambulanti fuori da una stazione ferroviaria alla periferia di Roma.
Tony Gentile/Reuters

Dall'edizione del 7 agosto 2008


MADRID e MILANO - Miriana ha passato la notte dormendo in un parco, e ha trascorso i suoi giorni elemosinando fuori da un negozio di Madrid. La giovane ammette che guadagnava di più in Italia, dove ha vissuto per un anno. Ma per questi immigrati rumeni, che sono anche Rom, è stata facile la decisione di spostarsi in Spagna.

"Qui, la gente è migliore," spiega in spagnolo incerto. "Non hanno così tanto odio."

Sia la Spagna che l'Italia, situate di fronte all'Africa sulla costa Mediterranea, hanno fronteggiato negli ultimi due anni un grande afflusso di immigrati illegale - 18.000 intercettati solo l'ultimo anno dalla Spagna, e 12.000 dall'Italia quest'anno. Ma i loro governi, pur condividendo la convinzione che al problema dev'essere posto urgentemente un freno, hanno approcci differenti per raggiungere lo stesso obiettivo.

Mentre la Spagna lotta  per bilanciarsi tra il limitare l'immigrazione e proteggere i diritti umani, l'Italia ha implementato misure di stato d'emergenza e anche previsto le impronte ai Rom - misure denigrate come "xenofobe" da Thomas Hammarberg, commissario del Consiglio d'Europa per i diritti umani.

"Il governo spagnolo ha una politica molto rigorosa," dice Roberto Malini, presidente dell'organizzazione italiana per i diritti umani EveryOne. "Gli italiani hanno una politica intimidatoria: l'idea è di spaventare gli immigrati, così quando tornano a casa, diranno ai loro compatrioti che l'Italia non è un posto per gli stranieri."

ITALIA: STATO D'EMERGENZA

Il 25 luglio, il governo di Silvio Berlusconi ha approvato un decreto che permette al governo di usare truppe militari per controllare i 16 centri d'internamento per immigrati e ha dispiegato altri 3.000 soldati in diverse città nello sforzo di controllare il crimine, che è spesso attribuito agli immigrati.

Il Parlamento ha anche votato recentemente una legge che specifica che i migranti illegali condannati per crimini possono essere trattenuti oltre un terzo più degli italiani condannati per lo stesso crimine. Con la nuova legislazione le proprietà degli immigrati illegali possono essere confiscate.

Questi passi hanno disturbato gli attivisti dei diritti umani. "Nei centri di identificazione per nord africani, gli immigrati spesso sono vittime di violenze ed intimidazioni," dice Malini. "Ma non sono in posizione di protestare, perché saranno espulsi."

Le misure italiane hanno colpito più severamente i Rom. Anche se molti hanno vissuto per anni in Italia, molti sono arrivati dalla Romania quando quel paese è diventato parte dell'Unione Europea nel 2007. Il predecessore di Berlusconi, l'ex primo ministro Romano Prodi, aveva ordinato alcune deportazioni di Rom, nonostante la loro cittadinanza UE. Sotto Berlusconi, l'Italia è andata oltre, iniziando a giugno un censimento dei Rom che include le impronte digitali.

La discriminazione è stata alimentata dai titoli dei media come "Invasione dei Nomadi". Ed è continuata anche in altri modi. A luglio, la Lega Nord ha presentato in una regione una proposta che vorrebbe proibire i "negozi di kebab" ed i ristoranti cinesi dai centri delle città perché "incompatibili col contesto storico". Gruppi di vigilantes in Italia meridionale hanno dato fuoco alle enclave Rom ed attaccato i loro abitanti.

SPAGNA: BILANCIANDO DIRITTI E MISURE SEVERE

In Spagna, dove gli immigrati legali da soli sono quasi il 9% della popolazione, il primo ministro José Luis Rodríguez Zapatero ha sorpreso molti questa primavera all'inizio del suo secondo mandato con un voltafaccia sulle politiche migratorie precedentemente clementi della sua amministrazione.

A giugno, dopo che solo tre anni fa aveva autorizzato una legalizzazione di massa di 750.000 lavoratori senza documenti, Zapatero ha espresso appoggio alla Direttiva UE sul Rimpatrio - una politica che permette agli stati membri di trattenere i migranti senza documenti, minori inclusi, sino a 18 mesi e, se deportati, impedire il loro ritorno.

Di fronte ad un tasso di disoccupazione del 10,7%, il nuovo ministro del lavoro ha annunciato un piano che mira a pagare gli immigrati senza lavoro se tornano in patria. Il governo regionale catalano, tra i più progressisti in Spagna, ha autorizzato un programma che segregherebbe temporaneamente i bambini immigrati neo arrivati dai paesi non-europei, in scuole speciali designate a prepararli meglio per l'integrazione nel sistema educativo regolare. Il governo sta impiegando grandi risorse per prevenire i battelli dei migranti dal raggiungere le coste spagnole, e deportando più frequentemente quanti fanno approdo.

Le politiche migratorie di Zapatero sono state criticate dalle organizzazioni per i diritti dei migranti. Antonio Abad, segretario generale della Commissione Spagnola di Aiuto ai Rifugiati (CEAR) puntualizza, per esempio, che aumentando il controllo dalle coste marocchine e mauritane, le autorità spagnole hanno costretto i migranti sub-sahariani ad iniziare più a sud il loro viaggio per mare, mettendosi ulteriormente in pericolo."Riguarda le persone che hanno bisogno della massima protezione e rende loro le cose ancora più difficili," dice. Critica anche l'appoggio di Zapatero alla Direttiva sul Rimpatrio. "Quando si limitano i diritti di una persona, si limita tutta la società," aggiunge.

Tuttavia Zapatero ha bilanciato queste politiche più rigide con altri tipi di sforzi. Ad aprile ha nominato il primo migrante nel suo gabinetto ed ha promesso per la fine del suo mandato di estendere il diritto di voto ai migranti legali. Questi sforzi, dice Abad, fanno la differenza. "Dal lato positivo,possiamo vedere che il governo ha una strategia per l'integrazione... E' totalmente differente dalle misure razziste viste in Italia."

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Di Fabrizio (del 12/08/2008 @ 08:54:01, in casa, visitato 1419 volte)

Da Romano Them

Luglio 2008 - Giesela Kallenbach, membro del Parlamento Europeo, a luglio ha visitato il Kosovo e riportato notizie "più moderate che incoraggianti." Secondo lei, la situazione dei Rom che sono tornati a Mitrovica sud è migliorata solo in parte.

Riporta Kallenbach: "La situazione dei Rom è migliorata solo parzialmente dopo l'esecuzione del progetto di reinsediamento di parte delle famiglie. Sono state costruite case per le famiglie e blocchi di appartamenti, sono stati sviluppati spazi pubblici. Non sono disponibili aiuti agli indigenti. Soltanto 7 bambini Rom vanno a scuola, che è a Mitrovica nord. Questi bambini devono camminare per qualche chilometro ogni giorno per andare a scuola e tornare. Per loro non ci sono facilitazioni dei trasporti. Le promesse 24 ore di supporto medico sono state ridotte a 2 ore al giorno. Non viene raccolta la spazzatura. Non ci sono misure per generare impiego lavorativo o accelerare la crescita economica. I residenti hanno un solo negozio a disposizione. Per ragioni di sicurezza, reale o percepita, non si azzardano ad andare in città per le compere. Molti abitanti lasciano la sera le loro dimore per andare a dormire nella parte nord. Questo perché si sentono minacciati o per non perdere il supporto medico.

L'intero rapporto (formato .doc) è disponibile qui

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Di Fabrizio (del 12/08/2008 @ 17:25:49, in Europa, visitato 1388 volte)

Da Roma_Francais

Pompignan. La gens du voyage lascia il campo di calcio - LaDepeche.fr | 11 Agosto 2008 | 09h24

Dopo una sosta di qualche giorno, la cinquantina di caravan installate sul terreno di calcio se ne vanno e saranno tutti ripartiti al più tardi martedì.

Al loro arrivo, all'inizio di settimana scorsa, i responsabili di questo gruppo, che conta numerosi evangelici (saranno 100.000 tra la gens du voyage), tra cui il pastore Samson, avevano incontrato il sindaco Alain Belloc per assicurargli che le istallazioni sarebbero state rispettate e tutto rimesso in ordine prima della loro ripartenza.

"Sicuramente, è un problema, dichiara il sindaco, in particolare perché il terreno destinato ai giochi sportivi è bloccato per diversi giorni, ma che fare? D'altra parte, se ingaggiamo una procedura d'espulsione, ci costerà molto cara e le carovane saranno partite prima che si realizzi. D'altra parte, si tratta di un problema umano da tenere in conto."

Samson, pastore evangelico, ammette che non è una cosa normale occupare un terreno pubblico. "Ma siamo obbligati. Ci sono tanti posti dove non ci vogliono! Veniamo da una missione evangelica che si è tenuta a Blagnac, in un campo. Alcune famiglie hanno voluto restare ancora un poco assieme, ma in Alta Garonna, i terreni sono chiusi ad agosto. Altrove, non ci sono in questo dipartimento, terreni adatti a grandi riunioni familiari di cinquanta carovane. Abbiamo scelto questo terreno perché è distante dalla città, i bambini sono al sicuro. Inoltre, in comune, abbiamo incontrato un sindaco e degli assistenti molto umani. Ho chiesto dei cassonetti perché tutto fosse lasciato in ordine. Le ultime famiglie partiranno martedì, come d'accordo."

Divol, responsabile della direzione dipartimentale dell'area, conferma che a Tarn-et-Garonne l'area di sosta di Montauban è aperta e che le aree di Castelsarrasin e Moissac sono in corso di realizzazione.

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Di Fabrizio (del 13/08/2008 @ 00:08:21, in Europa, visitato 2195 volte)

Da Roma_Francais

LE MONDE | 12.08.08 | 14h58 . Mis à jour le 12.08.08 | 15h26 - MARSEILLE CORRESPONDANCE

AFP/ANNE-CHRISTINE POUJOULAT Un quartiere povero, nel nord di Marsiglia

Davanti alla porta della casa nel 3° distretto di Marsiglia, Mariana e il suo sposo mostrano il retro rotto della loro Opel break. Una copertura in plastica fa le funzioni di parabrezza. La giovane racconta "Hanno premuto e gettato delle bottiglie sulla vettura, gridando Romani! Romani!"

Nel cuore di zona industriale, le baracche abitate dai Rom sono state recentemente l'obiettivo di bottiglie riempite di benzina e lanciate con un innesco infiammato. Mariana parla anche di colpi dati con mazze da baseball. La decisione è ferma: questa giovane Rumena di 25 anni e la sua famiglia vogliono tornare a Bucarest entro due settimane, nella speranza "che questo si calmi". Ma il ritorno sarà realizzato: "Siamo venuti a Marsiglia perché è meglio qui." Nelle baracche dei Rom, nelle scuole dove i bambini hanno frequentato questo inverno, le testimonianze fanno riferimento ad un'ostilità ed una violenza crescenti verso l'ultima comunità che s'è impiantata a Marsiglia, principalmente nei quartieri più poveri. Saranno 1.000/1.500 Zigani di nazionalità rumena o bulgara a vivere alle Bouches-du-Rhône dopo l'allargamento dell'Unione Europea, nel 2007. Alloggiati in condizioni insalubri, senza acqua, a volte senza elettricità, i Rom lavorano principalmente nella raccolta della ferraglia che trasportano in carrozzine per bambini o con delle camionette, i loro utensili di lavoro.

Furgoni bianchi che hanno alimentato, in giugno, una voce in gran parte trasmessa per email, SMS o MMS, sui portatili degli adolescenti marsigliesi, principalmente quelli dei quartieri a nord di Marsiglia. Dicevano che i Rumeni rapivano i bambini in vista di un traffico d'organi.

Di fronte alla propagazione delle voci, il prefetto di polizia e le autorità giudiziarie non hanno cessato di sottolineare il loro carattere infondato. Ma sabato 21 giugno, tre Rom sono stati violentemente presi da parte, nella zona di La Bricarde (15° distretto). La loro vettura è stata bruciata. Erano arrivati, come hanno in seguito spiegato, per frugare nelle pattumiere. Degli abitanti li hanno accusati di aver avvicinato un ragazzino. Molto presto, una sessantina di persone, chiamate in rinforzo dalle zone vicine, hanno assalito i tre Rumeni che si sono rifugiati in un locale frequentato dagli anziani della zona, sino all'arrivo della Polizia chiamata sul posto.

Il "ritorno alla calma" ha necessitato l'arrivo di copiosi rinforzi, e s'è svolto sotto un getto nutrito di proiettili, con l'impiego di Flash-Ball e lacrimogeni. "Queste violenze urbane sono state di una tale intensità che dobbiamo identificare gli autori", si garantisce al Tribunale. In questo quartiere, costruito a balcone sopra il porto di Marsiglia, il sentimento anti-Rom ha contagiato i più giovani e si esprime con grande durezza. "Sono ladri, prendono l'acqua dalle fogne, non pagano affitto" si sfoga così Kader, addossato ad un muro del locale riservato ai giovani del quartiere. "Aspettano i camion e vi si buttano sopra. Quando mangiano, devono mangiare bene, con i denti d'oro che hanno." I compagni annuiscono. Le voci di giugno hanno la pelle dura: "Anche se si è marsigliesi, c'è sempre un fondo di verità."

La Bricarde - 700 appartamenti, 3.500 abitanti - è una zona ben tenuta, animata da qualche commercio ai piedi degli immobili, dove i giovani i cui genitori o nonni sono immigrati, conoscono una disoccupazione endemica,  vicina al 50%. Difensore dell'idea "meglio vivere insieme", Kamel Dachar, direttore del controllo di zona, deplora "un forte communitarismo": "A La Bricarde, i due grandi gruppi, gli Arabi e i Gitani, si rispettano, sono vicini ma non si mescolano. E' patetico".

Mustapha, una figura di La Bricarde, assicura che la città è sempre "all'erta" dopo l'esplosione di violenza del 21 giugno. "I Gitani, li conosciamo. Ci chiedono se possono prendere quello che cresce, le carcasse delle macchine. I Rumeni, loro, non chiedono niente, sbucano dal nulla. Non parlano francese, si ha l'impressione che abbiano qualcosa da rimproverarsi".

Questa aggressione ha terrorizzato le famiglie rom. "Sono dovuta andare a vedere perché i dodici bambini iscritti alla scuola in febbraio improvvisamente non venivano più", spiega un'insegnante di uno stabilimento vicino alle baracche del 3° distretto. "Mi hanno parlato di molotov lanciate sulle loro abitazioni, di bambini insultati. E' un danno perché questi studenti hanno molta volontà, sono molto presenti, avidi di apprendere ed hanno tutte le possibilità di progredire. Ora s'è fermato tutto." Anche il suo collega, Alain Mauro, insegnante in una classe d'accesso per studenti non francofoni nella scuola di Parc Bellevue, s'è inquietato per l'assenza dei bambini alla fine dell'anno scolastico. "I genitori ci hanno detto che avevano paura." I "bricconi" della missione Rom di Médecins du monde, destinati a portare cure e consigli amministrativi, confermano l'inquietudine.

Le baracche, gli accampamenti sembrano essere stati abbandonati di fretta. In una casa occupata in rue de Lyon, il dottor Philippe Rodier è accolto dall'odore di pane caldo e dai bambini in una piscina improvvisata. L'acqua è portata ogni giorno dalle donne in una ventina di grandi bidoni. A maggio, Donitza e la sua famiglia è stata sloggiata da una casa occupata dove vivevano circa 70 Rom. La loro richiesta di pagare un affitto, di regolare l'acqua e l'elettricità, allora non era stata accettata. Il dottor Rodier esamina un'ecografia, da due scatole di antibiotico per un ascesso. "Questa gente è di una dignità molto grande ed ha una capacità straordinaria di adattamento, testimonia il medico. Dico alla gente del quartiere: Andate a vedere da loro! Questa nuova comunità è destinata alla rivendicazione? Forse..." Durante la campagna delle municipali, gli attacchi ai residenti dell'occupazione sono stati di una rara virulenza. "Ho lavorato a lungo nei quartieri a nord di Marsiglia ed ho sentito cose terribili sugli Arabi. Là, contro i Rom, c'era odio."

Alain Fourest, militante di Rencontres tziganes, analizza questo sentimento come la ripetizione del fenomeno "dell'ultimo arrivato che chiude la porta ai nuovi arrivati e designa il capro espiatorio a cui togliere il pane di bocca". Senatore comunista, Robert Bret deplora "questi riflessi di paura e di rigetto": "In questi quartieri molto fragili, la gente vive la presenza dei Rom come un rischio di destabilizzazione." Si appella ad una risposta dei poteri pubblici e "auspico che non avvenga come in Italia, tanto a livello della risposta dello Stato che del razzismo e della violenza". Il fenomeno non è nuovo: Italiani nel 1920-1930, Magrebini a metà del XX secolo, Marsiglia ha già conosciuto questa forma violenta di accogliere i nuovi arrivati.

Luc Leroux

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Di Fabrizio (del 13/08/2008 @ 09:48:57, in Europa, visitato 1872 volte)

Da Roma_und_Sinti

DW-WORLD.D - DEUTSCHE WELLE 11.08.2008

Musicisti mendicano per strada, è ancora uno stereotipo, dice Rose

Il presidente del Consiglio Centrale Tedesco per i Sinti e i Rom ha detto a DW-WORLD.DE che non è stato fatto abbastanza per sradicare le cause del pregiudizio in Europa. Ha detto che molti Sinti e Rom si integrano negando la loro etnia.

Romani Rose è il capo del Consiglio Centrale Tedesco per i Sinti e i Rom. Ha combattuto per il riconoscimento ufficiale delle sofferenze dei Sinti e dei Rom sotto il nazismo. Tredici dei membri della sua famiglia morirono nei campi di sterminio.

DW-WORLD.DE: I neonazisti cechi vogliono ritornare 200.000 Rom in India e le autorità italiane vogliono prendere le impronte a tutti i Rom e Sinti in base alla loro etnia. Incendi dolosi nei campi Sinti e Rom. Il Consiglio Centrale Tedesco per i Sinti e i Rom ha detto che il razzismo sta crescendo. Sono i Sinti e i Rom i nuovi capri espiatori dell'Unione Europea?

La vita per alcuni Rom è più simile al Bangladesh che all'Europa, dice Rose

Romani Rose: Al momento che stiamo avvertendo uno sviluppo spaventoso. I più recenti eventi in Italia lo rendono chiaro. Le misure prese dall'amministrazione di Berlusconi nel dichiarare uno stato d'emergenza e altri passi sono una chiara frattura del Trattato UE. I Sinti e i Rom sono cittadini UE. La causa del problema è che il governo italiano permette che si formino le baraccopoli. E' naturale che la popolazione si preoccupi, quando qualche migliaio di persone senza possibilità di migliorare la loro vita vivono ai margini delle città in condizioni indescrivibili. Ma agganciarsi al problema ed usarlo in campagna elettorale, come ha fatto la Lega Nord, usando le minoranze per far sentire impaurita la maggioranza -è qualcosa che non avrei pensato ancora possibile in Europa.

Il presidente del parlamento italiano ha fatto commenti razzisti rivolti ai Sinti e ai Rom. Questo sarebbe stato inimmaginabile in Germania. La discriminazione e il razzismo esistono anche qua, ma abusare delle difficoltà di una minoranza per sviare l'attenzione della gente su altri temi, è qualcosa che pensavo impossibile dopo 60 anni della nostra storia.

Perché così tanti Rom e Sinti lasciano le loro case in Romania e Bulgaria?

La ragione principale è la discriminazione massiva in tutte le aree della vita - dall'istruzione, al lavoro alla vita comune. Là siamo nella necessità estrema di progetti sull'istruzione e sulle infrastrutture. Il problema è che quella gente non ha nessuno status. Non esistono e non hanno possibilità per il futuro. Vivono in condizioni degradanti. Niente acqua, niente elettricità - sembra più il Bangladesh che l'Europa. Le condizioni di vita sono il problema maggiore. La gente non ha possibilità di avere un lavoro. Molto di quello che accade ci ricorda l'apartheid del Sud Africa. In Ungheria, nella Repubblica Ceca e in Bulgaria i Sinti e i Rom sono tenuti fuori dal sistema scolastico. Ai bambini non è permesso frequentare le scuole regolari e devono andare alle scuole per ritardati mentali - o ci sono scuole con insegnanti impreparati e meno materiale educativo. Questo è il vero problema.

La UE ha speso molti soldi ed richiesto un decennio per l'integrazione nei nuovi stati membri - si dice oltre 11 miliardi di euro...

Molti italiani sono scesi in strada per protestare contro le impronte a Sinti e Rom

Invece di tenere conferenze, la UE dovrebbe mettere in atto misure che migliorino realmente la situazione. Misure che dovrebbero rivolgersi alle cause dei problemi che fanno andare via tante persone. Durante l'allargamento della UE, non abbiamo dato attenzione al fatto che ogni nazione ha la responsabilità di combattere il razzismo e la discriminazione. Questo è ancora nell'agenda di Romania e Bulgaria. In questo caso, devo realmente rimproverare i commissari UE, incluso gente come Verheugen. I nuovi paesi UE sono obbligati a fare il necessario quando si tratta di leggi che proteggono le minoranze. Quando i cittadini sono posti in categorie differenti perché appartengono a gruppi etnici differenti, bisogna semplicemente chiamarlo razzismo. I programmi correnti per combatterlo non sono stati efficaci ed hanno raggiunto a fatica le persone interessate. Ad una minoranza non si possono dare i vantaggi che non ha la maggioranza, ma abbiamo da fare qualcosa nell'interesse dell'uguaglianza.

Dall'allargamento della UE, molti tedeschi sono preoccupati per la migrazione di gente per lo più povera dalla Romania e dalla Bulgaria. La gente pensa che i Sinti e i Rom finiranno a lavare i vetri ai semafori, suonare mendicando per strada o a unirsi a bande di ladri.

Naturalmente, ho familiarità con i reclami sul fastidio. Questo soprattutto ha a che fare con i rifugiati dalla Romania e dalla Bulgaria che sono abituati a molto peggio della discriminazione che affrontano qui. Nessuno si diverte lasciando la sua casa. Dobbiamo risolvere là il problema.

Come descriverebbe le relazioni tra i Sinti e Rom in Germania e quelli dell'Europa dell'Est?

In Germania molti Sinti e Rom devono negare la loro etnia, dice Rose

In Germania siamo stati integrati per 600 - 700 anni. Ma integrato spesso significa che la gente mente sulla sua affiliazione etnica, perché pensa che così potrà eludere la stigmatizzazione generale. Le immagini dell'antiziganismo sono ancora vive. Questo forza il nostro popolo a vivere nell'anonimato benché sia coinvolto in tutti gli aspetti della vita - dalla politica allo sport. Il nostro obiettivo è che possano parlare della minoranza di cui sono parte. La nazionalità e l'identità culturale non dovrebbero essere messe in opposizione l'una con l'altra. Ciò deve avvenire come parte della democrazia. La criminalità pubblica semplicemente spaventa i Rom e i Sinti tedeschi. Abbiamo un'esperienza di antiziganismo in tutta la UE. Non è stata inventata dai nazisti, ma porta alloro programma di annichilimento. Per questo è enormemente importante per noi che, nel nostro sistema legale, le persone debbano rispondere delle proprie azioni. Non si devono permettere generalizzazioni su base etnica. Soprattutto la Germania ha la responsabilità di fare in modo che questo non avvenga. C'è un caso lampante nella nostra storia quando il ministro degli interni del Reich Frick ordinò che la razza non-Ariana fosse sentenziata in tribunale. Questo è ciò che rende differente uno stato costituzionale da un dittatore. Parte schiacciante dei media l'hanno compreso e agiscono di conseguenza.

E' possibile definire i Rom e Sinti europei come un gruppo unito?

Quanto ci tiene assieme è un'esperienza condivisa di persecuzione e uccisioni durante l'Olocausto. Sinti e Rom furono metodicamente identificati, deportati ed uccisi in tutti gli 11 stati occupati dai nazisti. E questo sulla sola base della loro etnia - proprio come gli ebrei.

Ma l'antiziganismo sembra più esteso dell'antiebraismo.

Sì, lo è. Per quanto riguarda l'antiziganismo, viene accettata una forma più esplicita di rigetto. Quando si arriva all'antisemitismo, le conseguenze diventano rapidamente più serie. Spero che una sensibilità simile abbia effetto. Aiuterebbe la nostra coesistenza con la società maggioritaria se le politiche chiarissero che un senso storico di responsabilità è indivisibile. L'obiettivo di distruzione dei nazionalsocialisti si è applicato a entrambi le minoranze. Nel 2009, verrà dedicato un memoriale ai Sinti e Rom uccisi nel Reichstag,  speriamo che cresca anche la consapevolezza. Questo non riguarda la collocazione della colpa, ma la responsabilità del presente.

All'inizio di agosto, in parallelo all'uscita del rapporto di stato tedesco, avete presentato un altro rapporto alla Convenzione ONU sull'Eliminazione di Tutte le Forme di Discriminazione Razziale. La polizia, in particolare, è accusata di discriminazione.

Abbiamo richiesto che il governo tedesco si distanziasse dai commenti discriminatori fatti dal vice-direttore dell'associazione degli investigatori tedeschi. In una pubblicazione dell'associazione aveva detto che i Rom e i Sinti ritenevano di "poter vivere del grasso della società ricca" e che le "persecuzioni durante il Terzo Reich erano legittimate per i furti ed il parassitismo sociale." I premier di Baviera e Brandeburgo, Beckstein ae Platzeck, si sono distanziati dalla dichiarazione, ma pensiamo sia triste che i procuratori abbiano detto che era coperto dalla libertà di espressione. Dal nostro punto di vista era diffamatorio ed incitante. E' il gergo dell'era nazista - Goebbels ci paragonava agli animali. Immaginate se solo una dichiarazione simile fosse stata fatta sulla minoranza ebrea. L'associazione degli investigatori tedeschi non si è distanziata da quel commento. Lo troviamo spaventoso, così abbiamo portato le nostre preoccupazioni al parlamento tedesco e pure al Ministro degli Interni, Wolfgang Schaeuble, perché diano linee adatte su cosa è appropriato per la polizia tedesca.

Intervistatore: Oliver Samson

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Di Fabrizio (del 13/08/2008 @ 14:50:35, in Italia, visitato 1523 volte)

Ricevo da Maria Grazia Dicati

La disobbedienza dei rom - Enrico Miele - da il Manifesto, pag. 1 del 13/08/08 (disponibile online domani)

ROMA - "Siamo tutti identificati". Saranno rimasti sorpresi i volontari della Croce rossa sentendo la risposta dei 40 rom che occupano lo stabile di via delle Cave di Pietralata, nella zona Quintiliani a Roma. Lunedì mattina la Croce rossa si era presentata nel vecchio capannone del quartiere a est della capitale. Nella lista degli operatori quel campo non era ancora stato censito. Quello che la Croce rossa non sapeva è che lì abita una comunità di rom rumeni, presente in Italia da oltre otto anni. "Siamo tutti iscritti negli elenchi dell'Asl, abbiamo la tessera sanitaria prevista per i neo-comunitari e non capiamo la ragione di un'ennesima identificazione" rispondono gli occupanti ai volontari. Che fanno marcia indietro, con l'impegno di ripassare a settembre. Una sorpresa, ma relativa. "Controlli ne subiscono spesso da parte delle forze dell'ordine" dice Claudio Graziano, responsabile solidarietà dell'Arci che sostiene l'occupazione dei rom. "Questo non è il classico insediamento, qui hanno un progetto di autorecupero dello stabile per ricavarne abitazioni". L'Arci ha già raccolto 1500 firme tra gli abitanti del quartiere. Nel capannone occupato non ci sono soltanto rom ma anche italiani. "Il loro è un progetto comune - precisa Graziano - con un'area di verde pubblico per il quartiere, come previsto dal sistema Sdo e mai realizzato". Lo Sdo (sistema direzionale orientale) è il progetto di riqualificazione dell'area est della capitale. Previsto fin dal '90, non è mai stato portato a termine. "Ci chiediamo perché la Croce rossa sia venuta - conclude il rappresentante dell'Arci - qui i rom sono responsabilizzati e i bambini vanno a scuola accompagnati direttamente dai genitori". La comunità rom ha occupato l'area lo scorso 14 febbraio perché minacciata di sgombero nel precedente campo di fortuna in via dei Quintiliani. Un gesto per rispondere alle proprie necessità abitative. Un'occupazione che ha "migliorato la qualità della vita di oltre 60 persone" come sottolinea anche il movimento romano di lotta per la casa, sceso ieri in difesa della comunità. Con il sostegno delle associazioni del territorio (Arci, bottega "Tutti giù per terra", DiversaMente e altre) il campo rom ha avviato un dialogo costruttivo con le istituzioni del V municipio di Roma, la parrocchia e le scuole del quartiere. Insomma, un caso d'integrazione reale che andrebbe valorizzato. La reazione avuta dai rom sorprende il presidente della Cri, Massimo Barra: "È la prima volta che succede. La natura dell'insediamento è indifferente per noi, in quanto la nostra missione è fornire assistenza umanitaria. I problemi li pongono gli assistenti e non gli abitanti. Temo gli intellettuali o i burocrati, non i rom". In realtà il censimento dei campi nomadi è facoltativo. Chiunque ha la possibilità di sottrarsi, se vuole. A maggior ragione se, come nel caso del campo in via Quintiliani, i rom sono già registrati presso l'Asl e posseggono la regolare tessera sanitaria prevista per i cittadini dei paesi recentemente entrati nella Ue (Bulgaria e Romania). "Se il censimento è facoltativo significa che non si può imporre. Ed allora dov'è il problema se una comunità decide di sottrarsi? - si chiede Filippo Miraglia, responsabile immigrazione dell'Arci -. Se i rom di via Quintiliani hanno già assistenza sanitaria perché dovrebbero sentire l'esigenza di prendere la tessera della Croce rossa?". Nel frattempo, anche se i riflettori sul censimento negli insediamenti abusivi si sono abbassati, l'operazione della Croce rossa prosegue. Fino a oggi a Roma sono stati venti i campi nomadi visitati dai volontari. Le persone identificate sono 620, appartenenti a 123 diversi nuclei familiari. Tra loro i minori sono 288.

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Di Fabrizio (del 14/08/2008 @ 09:27:44, in conflitti, visitato 1297 volte)

Da Hungarian_Roma

By: MTI 2008-08-11 08:24

Il primo ministro ha richiesto al ministero della giustizia di fare in modo di incrementare la presenza della polizia nei piccoli insediamenti, ha detto sabato il portavoce governativo, in seguito a tre attacchi notturni a residenti Rom nei mesi scorsi.

Il portavoce Dávid Daróczi ha detto di aspettarsi una proposta per agire pronta entro la fine del mese.

L'attacco più recente ai residenti Rom è accaduto giovedì notte, nel villaggio di Pirics nell'Ungheria nord orientale, quando è stato dato fuoco a due case dove c'erano famiglie con bambini, ed è stato sparato contro chi tentava di scappare dal fuoco. Un'anziana - 63 anni - è stata colpita alla gamba mentre scappava dall'edificio in fiamme ed è stata ricoverata in ospedale.

Precedentemente, ignoti avevano fracassato le finestre di tre case nel villaggio di Galgagyörk, nell'immediato nord-est di Budapest. In questo caso, nessuno era stato ferito.

Il 3 giugno, alcune case del villaggio di Pátka, a circa 40 km a sud-ovest di Budapest, erano state incendiate. Il fuoco era divampato in una stanza dove dormivano i bambini, ma era stato estinto prima che facesse danni seri. In quel caso i residenti avevano preso tre degli attentatori, che sono stati arrestati e posti in detenzione in attesa del processo.

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