Rom e Sinti da tutto il mondo

Ma che ci fa quell'orologio?
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Fabrizio (del 25/02/2010 @ 09:00:23, in scuola, visitato 2502 volte)

Ricevo da Tommaso Vitale

Milano, 24 febbraio 2010 - Sono un’insegnante di scuola elementare, lavoro nel quartiere Bovisa, nella prima periferia milanese. Il quartiere è vivace e multietnico e la mia classe, una prima, ne rispecchia le caratteristiche. A gennaio si è aggiunto a noi un nuovo bambino, Romeo.

Romeo è un bambino Rom, nei suoi sei anni di vita ha vissuto varie volte l’esperienza dello sgombero. È giunto nella nostra scuola dopo essere stato allontanato dal Rubattino ed aver interrotto la sua frequenza scolastica alle elementari di via Feltre. Avvisata del suo arrivo ho contattato la sua maestra, che conosco personalmente per aver lavorato tre anni in quella scuola. Ho recuperato i suoi libri e i suoi quaderni e glieli ho fatti trovare sul banco quando è arrivato nella sua nuova classe, in via Guicciardi. Per due settimane ha frequentato la scuola, arrivando sempre puntuale e motivato. In pochi giorni ha conquistato tutti noi con la sua allegria ed il suo affetto, anche la famiglia è sempre stata disponibile e rispettosa.

Un giovedì mattina, appena entrata in aula, sono stata letteralmente trascinata in corridoio da Romeo che, parecchio preoccupato, continuava a ripetermi “polizia, sgombero”. Speravo che si trattasse di un fraintendimento e invece era tutto vero: il lunedì successivo lui, un’altra bambina che frequentava la quarta e le loro famiglie sono stati sgomberati dal capannone in cui vivevano. Ho avuto notizie di loro tramite gli operatori che da anni li seguono: per qualche notte sono stati ospitati in un centro di accoglienza, si è parlato di un possibile rientro a scuola… invece ho saputo che saranno a breve sgomberati dal luogo in cui hanno trovato riparo, in fondo a via Bovisasca. E tutto questo a distanza di poche settimane dal precedente sgombero.

Non ho parole. Non posso continuare a sentir parlare di ‘emergenza Rom’ se non pensando che l’emergenza è il degrado in cui costringiamo a vivere queste famiglie. Per me la vera emergenza ha il volto di un bambino di sei anni che – me l’hanno raccontato pochi giorni fa – non vede l’ora di tornare a scuola e non può farlo. È facile continuare a vendere la storiella dei Rom che non rispettano le regole e non vogliono integrarsi, limitandosi a ragionare per stereotipi. Nemmeno io mi sento immune dai pregiudizi, ma posso semplicemente raccontare quello che ho visto: una famiglia continuamente cacciata nonostante la sua evidente volontà di iniziare un percorso nuovo, un bambino a cui sono negati dei diritti fondamentali (la casa, l’istruzione), un percorso scolastico e affettivo continuamente interrotto. E dietro la storia di una singola famiglia intravedo quella di troppe altre, colpite da un accanimento che odora di persecuzione. La roboante retorica securitaria potrà nascondere ancora a lungo il totale fallimento di queste scelte politiche nonché l’immane spreco di denaro pubblico che ne deriva? Possibile che le cifre spese per sgomberare in continuazione le solite famiglie non possano essere investite per seri progetti di integrazione sociale? Possibile che la volontà di una famiglia di mandare con costanza il proprio figlio a scuola sia un dato da non prendere minimamente in considerazione in sede istituzionale? Leggo sui giornali di volontari, insegnanti e famiglie che si attivano per aiutare, protestare, informare: in città le voci di dissenso si stanno allargando a macchia d’olio, ora è il momento che anche dal Comune di Milano arrivino segnali forti di un cambiamento di rotta.

Romeo, quaderni e pennarelli sono sotto il tuo banco e la foto del tuo primo giorno nella nuova scuola è ancora sulla porta dell’aula. Ti aspettiamo, torna presto a imparare, giocare, fare amicizia con i tuoi compagni. A sei anni ci sono parole più belle da ripetere di ‘sgombero’.

Silvia Borsani

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Di Fabrizio (del 24/02/2010 @ 09:26:50, in musica e parole, visitato 1626 volte)

Arci Bitte via Watt 37 Milano, l'appuntamento su Facebook

Cosa succederebbe se i migranti di tutta Europa incrociassero le braccia per un giorno?
E se tutte le donne e gli uomini che rifiutano il razzismo in ogni sua forma decidessero di appoggiarli?

Venerdì 26 febbraio sarà la “Notte Gialla” di Milano, una serata contro la violenza e la discriminazione alla quale aderiranno diverse associazioni e circoli Arci milanesi. 11 metri ed Arci Bitte partecipano all’iniziativa, che rientra nel ciclo di incontri che precedono la giornata mondiale di sciopero degli immigrati, in programma lunedì 1 marzo. Per l’occasione abbiamo scelto di utilizzare uno dei più efficaci strumenti di integrazione: la musica.

Durante la serata si alterneranno sul palco:

I Muzikanti di Balval
Noy
dj set Miss In Red

dalle 20.30: cena (si consiglia la prenotazione)

a seguire musica e danze!

Tessera ARCI obbligatoria. Per i nuovi soci è necessario compilare la richiesta di tesseramento sul sito www.bittemilano.com almeno 24h prima di usufruire di servizi offerti.

Per info:
www.11metri.com
www.primomarzo2010.it
www.bittemilano.com

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Di Fabrizio (del 24/02/2010 @ 09:02:30, in Italia, visitato 1185 volte)

BresciaOggi.it CRONACA 23/02/2010 IL CASO. I nomadi hanno occupato l'area «attrezzata» di via Orzinuovi, il vicesindaco ribatte: «Pronti a intervenire, ma non accettiamo minacce»

E' un tiro alla fune che non lascia margine al compromesso quello che contrappone i sinti che vivono nel campo di via Orzinuovi e Palazzo Loggia. I primi chiedono condizioni di vita accettabili, il Comune respinge quelle che giudica e definisce provocazioni. Perchè da un paio di giorni i nomadi hanno «occupato» il terreno situato tra il campo in cui sono stanziati e le 13 casette che la Giunta Corsini aveva messo a loro disposizione, oggi vuote per il cambio di destinazione stabilito dalla nuova Giunta (un appezzamento di 5 mila metri quadrati riservato al campo rom chiuso due anni fa).

«Non vogliamo andare contro il Comune, ma la Loggia ci deve aiutare, perchè non possiamo continuare a vivere con le fognature a cielo aperto e i cavi elettrici a portata di bambino - denuncia Gordon Quirini, uno dei 150 sinti del campo -. I nostri figli si ammalano in continuazione per le precarie condizioni igeniche». Da qui, il trasloco: i sinti hanno spostato transenne e muretti di cemento e trasferito una decina di roulotte nel prato a fianco del campo nomadi: «Qui almeno c'è la rete fognaria: se fossse pulita e ci potessimo agganciare sarebbe un grande passo avanti - dice Renato Henich, presidente dell'Associazione italiana sinti di Brescia -. Perchè l'Asl non viene a vedere come viviamo? Da parte nostra non c'è alcun ricorso o incitamento alla violenza: la nostra dimostrazione è pacifica, non forzeremmo mai i cancelli per entrare nelle casette, perchè sarebbe un reato. Siamo gente tranquilla, la maggior parte di noi è nata qui: chiediamo solo che i nostri bambini non giochino in mezzo ai vermi».

GLI AGENTI della Municipale e della Digos tengono la situazione sotto controllo, in attesa di un segno dalla Loggia. «Ma c'è poco di cui parlare: questa è occupazione abusiva di suolo pubblico e i sinti ne dovranno rispondere - tuona il vicesindaco Fabio Rolfi -. Il tavolo di confronto in Prefettura continua per individuare le microaree in cui trasferire le famiglie sinti che vivono in via Orzinuovi, ma non siamo disposti ad alcun accordo che parta da provocazioni, minacce e azioni strumentali come questa. Il terreno in questione è stato sgomberato, come prevede il nostro programma elettorale: la linea non cambia. Detto questo, siamo disposti a dare una mano per sistemare gli impianti o gli scarichi, che prima funzionavano perfettamente, ma i sinti devono rientrare nell'area a loro destinata».

La dislocazione frammentata delle famiglie sinti è un altro problema per la Loggia, anche per il complicarsi della vicenda dell'area di Guidizzolo acquistata dai privati e poi rivenduta da Brixia Sviluppo per 150 mila euro a tre famiglie sinti di via Orzinuovi. Il no della giunta locale al trasloco rimette tutto in discussione. «A Guidizzolo vogliono al massimo 7 persone, niente roulotte o case mobili, solo strutture in muratura: ma noi siamo in 13 e siamo nomadi. Come potremmo trasferirci con queste premesse? Personalmente ho già mandato la disdetta», rivela Gordon Quirini, che a Guidizzolo avrebbe dovuto insediarsi con i due fratelli e le famiglie, dopo aver pagato un acconto di 2.300 euro al momento del rogito. Ma se il trasloco non ci sarà più, che se ne farà Brixia Sviluppo del terreno acquistato a Guidizzolo?

Mara Rodella

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Di Fabrizio (del 23/02/2010 @ 15:15:25, in Italia, visitato 1393 volte)

17 febbraio 2010 - Segnalazione (file .doc) di Agostino Rota Martir

Che vergogna essere livornesi stamani, che vergogna essere o quantomeno dirsi cristiani di fronte alla distruzione di un campo rom.

Stamani ero in via del Levante dove dei poveretti si erano costruiti delle baracchine dove dormire, per ripararsi dal freddo, visto che non hanno soldi per pagarsi un qualsiasi alloggio nella nostra città. Sono gli stessi che troviamo ai semafori o fuori dai supermercati o fuori dalle nostre chiese, con la mano tesa a elemosinare qualche spicciolo per mangiare o da portare a casa, in Romania, dove, spesso, hanno lasciato i loro bambini con qualche parente più anziano.

Vorrei riportare in queste poche righe il loro dolore, la rabbia, l'impotenza insieme alla mia indignazione per un azione come quella dello sgombero che, se non è seguita da un'alternativa abitativa per queste persone, è soltanto un intervento non solo profondamente inutile (in fin dei conti si sposteranno da un'altra parte) ma fondamentalmente dannoso e sicuramente distante anni luce - come ama dire il nostro Sindaco della sua politica rispetto a quella del sindaco di Roma - distante anni luce, dicevo, da quella politica di accoglienza necessaria ed urgente per la nostra città.

Eccole le domande dei rom: "Ma perché il Comune non ci aiuta?" "Perché ci mandano via anche dai semafori? Lavoro non lo troviamo, ai semafori non possiamo stare? Dobbiamo rubare?" "Vedete? Noi non rubiamo... non prendiamo i vostri bambini... già è difficile mantenere i nostri... Perché dovremmo prendere i vostri?!", ride la ragazza rom mentre lo afferma. Il ragionamento non fa una piega, purtroppo spesso i pregiudizi ci sono proprio perché non ragioniamo. "Perché stamani non è venuto nessuno del Comune? Per parlare con noi, per dirci dove possiamo andare?" "Noi siamo gente come voi... Anche dalle Chiese ci mandano via... Dove andiamo a dormire stanotte? "Domande rimaste senza una risposta. E' l'ora che la nostra amministrazione, la diocesi livornese e chiunque abbia a cuore la costruzione di una società migliore si adoperino per trovare, insieme, delle soluzioni.

Isabella Bianchi - Livorno

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Di Fabrizio (del 23/02/2010 @ 09:47:16, in Italia, visitato 1373 volte)

BresciaOggi.it CRONACA IL CASO. La «ribellione silenziosa» dei nomadi di via Orzinuovi
Gordon Quirini: «Pochi mesi fa ho perso un figlio per colpa di un virus. Non voglio che accada ancora»
22/02/2010

I sinti ieri sera durante il trasloco in via Orzinuovi FOTOLIVE/Morgano

«Non possiamo andare avanti così. I nostri figli stanno male, è tutto inverno che li portiamo in ospedale, lo scorso anno mia moglie, incinta di sette mesi, perse un bambino perchè si ammalò: io non voglio che questa situazione si ripeta». Parole di Gordon Quirini, una delle centocinquanta persone che abitano il campo nomadi di via Orzinuovi 108 e che da tempo si trova a vivere in condizioni igieniche proibitive. Una realtà che cozza con quella delle «casette» fatte costruire con fondi regionali dalla giunta Corsini qualche anno fa: tredici abitazioni che possono ospitare altrettante famiglie. Strutture vuote che l'attuale amministrazione comunale ha provveduto a far chiudere tenendole sorvegliate per evitare qualsiasi tipo di inconveniente.

MA DA IERI SERA, con il calare della luce, nell'area davanti a quelle abitazioni (civico 100 di via Orzinuovi) hanno iniziato a fare capolino alcuni sinti in fase di trasloco dal campo nomadi situato a una ventina di metri. «Non possiamo occupare le abitazioni perchè sarebbe un reato e non è giusto - assicura Gordon Quirini - : però vogliamo far sentire la nostra voce a chi amministra Brescia, siamo dei residenti che vorremmo poter usare quelle case che, in fondo, sono state fatte anche per noi. Siamo pronti a usarle, le nostre famiglie ormai vivono in condizioni sanitarie impossibili. Basti pensare che non siamo nemmeno in possesso delle fognature, è chiaro che in una stagione del genere non possiamo andare avanti. Non abbiamo nessuna intenzione violenta, vorremmo solo trovare una soluzione che sia ideale per entrambe le parti».

Stamattina, quando l'occupazione dell'area antistante le «casette» sarà completate ci sarà l'inevitabile presa di posizione dell'amministrazione comunale: la zona è videosorvegliata, è improbabile che l'operazione dei sinti sia passata sottotraccia. Probabilmente ci saranno dei colloqui, degli scambi di vedute e chissà che, quelle casette costruite dalla giunta Corsini non possano essere date in uso ai sinti. A giovarne sarebbe soprattutto la salute dei quaranta bambini che abiterebbero nel campo di via Orzinuovi.

Daniele Bonetti

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RadioCittAperta.it 

Con un grave provvedimento di chiaro stampo xenofobo,da parte dell’assessore Franzinelli e della Digos è stata vietata la conferenza “A forza di essere vento” indetta e regolarmente autorizzata per venerdi 19 febbraio 2010 alle ore 20,30 presso la sala Albertina. > Porrajmos > La persecuzione e lo sterminio nazifascista dei Rom e dei Sinti presenta Paolo Finzi, redattore della rivista anarchica “A” e produttore del DVD a forza di essere vento lo sterminio nazista degli Zingari - Alla Barriera Albertina Novara

Quindi senza una causa e senza un atto motivato si vuole impedire un diritto di manifestare da parte di chi si oppone alla xenofobia e al razzismo delle forze politiche che occupano le poltrone di sindaco e di assessore alla sicurezza.

Ci ricordiamo quello che avvenne nel maggio 2008 quando le bande xenofobe e razziste sdoganate dal Governo e sentendosi protetti dall’Amministrazione Giordano hanno assaltato nella notte di sabato (durante la cosiddetta notte bianca) il campo Rom di via Fermi, che per un puro caso non ha provocato una strage.

Condanniamo fermamente queste azioni criminali che da un po’ di tempo si stanno verificando in diverse parti d’italia in nome di una strumentale “voglia di sicurezza” dove vengono aggrediti cittadini e persone considerate diverse, che diventano le prime vittime dell’intolleranza.

Gli Antifascisti Novaresi non lasceranno passare sotto silenzio simili gravi atti squadristi e chiamano tutti i democratici alla vigilanza e a promuovere iniziative di contrasto contro il dilagare dell’intolleranza e del razzismo comunque mascherato.

Per questo respingiamo questo divieto e ribadiamo la nostra presenza alla barriera Albertina per venerdì 19 febbraio 2010 alle ore 20,30 partecipate numerosi in difesa dei diritti di manifestare il proprio pensiero.

Antifascisti Novaresi

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Di Fabrizio (del 22/02/2010 @ 09:12:03, in Europa, visitato 1486 volte)

Da Roma_ex_Yugoslavia

Antony Mahony, visitatore da Londra

La Voivodina, provincia settentrionale della Serbia attuale, è sempre stata considerata l'area più culturalmente mista dell'ex Jugoslavia, lo stato durato dal Trattato di Versailles del 1919 allo scoppio della guerra civile nel 1991. Ma le origini del popolo della Voivodina è posta più indietro nella storia. Al tempo dell'imperatrice Maria Teresa quella ricca e fertile pianura tra due grandi fiumi, il Danubio e la Tisa, accolse coloni agricoli dai paesi confinanti: Ungheresi, Rumeni e Tedeschi come pure Serbi. Stabilirono insediamenti che tuttora si possono riconoscere dallo stile architettonico dei loro villaggi, in particolare nelle chiese. Nel tardo XIX secolo, che fu un periodo di egemonia ungherese, gran parte del terreno venne drenato per sfruttare ulteriormente il suo potenziale agricolo. Molte delle comunità tedesche disintegratesi nel 1945 furono espulse per ordine del nuovo regime del maresciallo Tito. Ci sono anche piccole ma significative presenze di Slovacchi, Ucraini, Ruteni, Croati e Montenegrini. Sino al 1944 c'era anche una comunità ebraica a Novi Sad, dove resiste tuttora la straordinaria sinagoga di mattoni rossi. La Voivodina è sempre stata citata come esempio di area dove la coesistenza pacifica era una realtà nella vita quotidiana piuttosto che un'aspirazione.

La Voivodina è anche patria di un'altra importante minoranza: i Rom. Durante il loro lungo viaggio dalle regioni del Punjab e del Rajasthan nell'India, che iniziò nell'XI secolo, i Rom si spostarono nel Caucaso e nell'Asia Minore prima di arrivare nei Balcani. Per questo, la popolazione Rom nei paesi moderni dell'Europa del sud est è sempre stata considerevolmente più alta che nell'Europa occidentale.

Però, c'è una differenza significativa tra i Rom e le altre minoranze in Voivodina, cioè la sistematica discriminazione ai cui i primi sono stati sottoposti e rifiutati come stranieri, in particolare durante la II guerra mondiale. Non c'è dubbio che i Rom continuano ad essere tra i popoli più poveri e svantaggiati in Europa. Le loro generali povere condizioni di vita e la mancanza di accesso al sistema sanitario significa che raramente pochi raggiungono la tarda età, ed in termini di istruzione pochi proseguono dopo la scuola dell'obbligo. Nel linguaggio delle analisi sociali, gli indicatori sono molto bassi. Questi fattori pesano anche pesantemente contro i Rom nel mercato del lavoro dove la loro mancanza di istruzione e formazione professionale, assieme alla severa situazione economica di questo periodo della Serbia, sono severi ostacoli a progredire. A Novi Sad, uomini e ragazzi rom si vedono spesso sui loro carri a cavallo nella raccolta di cartoni e materiale da discarica per essere riciclati.

Il tradizionale stile di vita dei Rom è saldamente ancorato alla cultura rom e le famiglie hanno vagato per vasti territori con i loro carri trainati da cavalli, per tutta la loro storia. Ma, durante gli anni '70, il governo di Belgrado introdusse una nuova politica di insediamento forzato verso i Rom. Ma dato che i Rom non avevano mai posseduto alloggi, furono incoraggiati - per così dire - ad installarsi in edifici in disuso come unità industriali abbandonate o ex quartieri di lavoratori ai margini delle città, dove iniziarono ad apparire i cosiddetti quartieri rom. Un insediamento simile vicino a Novi Sad si è formato nei ripari provvisori di un'azienda agricola. E' il posto che ora localmente è conosciuto come "Bangladesh".

Per riconoscere le esigenze speciali dei Rom, la UE introdusse il "Decennio dell'inclusione Rom" dal 2005 al 2015, allo scopo di influenzare politiche ed azioni a livello strategico. Ma a livello base c'è un'organizzazione che ha lavorato per diversi anni a fianco della locale comunità Rom: l'Organizzazione Umanitaria Ecumenica (EHO), che è il braccio sociale delle cinque chiese della minoranza locale (protestante, riformata e greca cattolica). EHO ha lavorato con i Rom per oltre 15 anni, e l'approccio dell'organizzazione al rinnovamento sostenibile degli insediamenti rom è stato prima testato nel quartiere "Bangladesh" e mostra essere un gran successo. Questo modello è stato anche adoperato nel villaggio di Đurđevo, nel comune di Žabalj, dove c'è un altro insediamento rom conosciuto come "Ciganski Kraj" (quartiere zingaro), dove EHO sta lavorando in attiva cooperazione con la comunità rom. Qui le case sono piccole, le hanno costruite i Rom stessi usando mattoni riciclati ed altro materiale dai siti in demolizione nelle aree circostanti. Quasi senza eccezione, le case non hanno bagno o acqua corrente. La comunità ha identificato in ciò l'urgenza sociale più immediata ed è stata richiesta l'assistenza di EHO. La loro risposta è arrivata in tre tappe: prima, un processo di consultazione con la comunità ed una valutazione dei bisogni - incluso la capacità dei Rom ad intraprendere loro stessi i lavori necessari; seconda, i fondi sono stati raccolti da EHO tramite donatori in Svizzera; terza, il progetto si sviluppato nel 2009 prima di novembre e dell'arrivo dei freddi venti invernali. Con un prezzo base di €1.500 per edificio, ogni famiglia ha ricevuto il materiale per costruire un piccolo bagno interno, compresi le mattonelle e l'impianto idraulico, senza bisogno di adoperare manodopera extra. Un vero esempio di progetto di auto-aiuto che risponde ai bisogni espressi dalla comunità.

Robert Bu è il manager del programma Rom per EHO. "Attualmente siamo l'unica organizzazione di base in Voivodina con la capacità di guidare un progetto alloggiativo e di inclusione sociale. E'una sfida ed una grande responsabilità, ma qui stiamo ottenendo qualcosa di molto importante".Robert vede nella partecipazione dei Rom in tutte le fasi del progetto la differenza tra questo ed altri programmi regionali. La gente costruisce sulle proprie capacità e risorse e ciò contribuisce allo sviluppo della comunità locale. "Questo modello non impone soluzioni prefabbricate. La progettazione individuale accresce il sentimento di appartenenza del processo e permette al gruppo individuato di prendere le proprie decisioni".

Zlatko Marjanov e sua moglie stanno partecipando al progetto alloggiativo nel quartiere Ciganski Kraj. "Sono molto contento dell'approccio tenuto perché ho appreso nuove tecniche di costruzione che posso anche applicare altrove" dice Zlatko. Sua moglie annuisce, aggiungendo che senza il supporto finanziario, non avrebbero mai potuto investire soldi per un bagno loro.

Ristrutturare case e fornirle di acqua e servizi igienici è solo una parte del programma EHO per i Rom. Il programma include istruzione, educazione sanitaria di base, formazione vocazionale, consulenza legale ed aiuto nel trovare lavoro. Attraverso un impegno a lungo termine con la comunità rom in Voivodina, EHO sta creando una reale differenza nella vita di una delle più povere comunità in Europa. Come scrisse Anna Frank. "Come sarebbe meraviglioso se nessuno dovesse aspettare un solo momento per iniziare a migliorare il mondo".

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Di Fabrizio (del 21/02/2010 @ 09:27:53, in scuola, visitato 1675 volte)

Da Romano Lil


L'assessore all’Istruzione Piron fornisce i dati: "Gli studenti che attualmente frequentano gli istituti padovani sono 129, mentre lo scorso anno erano 114. I progetti di integrazione sono stabiliti per legge"

PADOVA – L’integrazione e il successo scolastico degli alunni sinti e rom sono possibili: lo dimostrano i dati diffusi oggi dal comune di Padova, in risposta alle recenti polemiche sollevate dall’opposizione – soprattutto leghista – sul costo dei progetti per questa parte di popolazione studente. Secondo i dati, infatti, oltre l’85% degli iscritti sinti e rom ha concluso l’anno scolastico 2008/2009 con l’ammissione alla classe successiva. Se si guarda all’anno precedente, la percentuale di successo era ferma a 74,26%. “L’opposizione deve capire che non si può fare campagna elettorale ogni giorno dell’anno – è il commento dell’assessore comunale all’Istruzione Claudio Piron – e deve chiedersi quanto costerebbe tenere questi bambini in strada, da un punto di vista non solo economico, ma anche sociale e della convivenza”.

Ricordando che i progetti di integrazione di questo tipo sono stabiliti per legge e la loro attuazione non è dunque a discrezione del comune, Piron fornisce alcuni dati sull’entità e il costo dei servizi: le associazioni Opera nomadi e Aizo (associazione italiana zingari oggi) lo scorso anno hanno garantito 3.750 ore di assistenza agli studenti all’interno delle scuole, cui vanno aggiunte altre ore di difficile quantificazione destinate al contatto con le famiglie e con i servizi sociali. La spesa prevista per queste attività è di 85 mila euro, cui ne vanno aggiunti altri 26 mila per i servizi di trasporto dal campo San Lazzaro e € 400 di contributo annuale economico alle famiglie.

Complessivamente, gli studenti che attualmente stanno frequentando gli istituti padovani sono 129, mentre lo scorso anno erano 114 e l’anno ancora precedente 101. Secondo quanto sostenuto dal comune, non ci sarebbero sul territorio bambini che non ottemperano all’obbligo scolastico: l’aumento delle presenze sarebbe quindi spiegato con l’aumento di famiglie rom e sinti a Padova. Nel dettaglio, sono 11 i bambini inseriti nella scuola dell’infanzia, 73 in quella primaria, 37 alle medie e 8 in scuole superiori o in centri per la formazione professionale. “L’obiettivo – spiega Lucia Fantini, responsabile del settore Servizi scolastici – è di incrementare le presenze nelle scuole dell’infanzia e soprattutto alle superiori, per poter offrire agli studenti una prospettiva lavorativa migliore”.
E l’assessore Piron conclude: “E’ importante ricordare, in questo quadro, che la maggior parte di questi studenti sono italiani a tutti gli effetti, spesso da generazioni, e che sono stanziali. Ed è fondamentale chiedersi quali alternative ci possono essere a quanto fatto finora secondo l’opposizione: le deportazioni? Le liste? Le impronte digitali? Io non ci sto”. (gig)

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Di Fabrizio (del 21/02/2010 @ 09:26:03, in Europa, visitato 1387 volte)

Da Slovak_Roma

La maggioranza degli abitanti sono Rom, ma i fondi pubblici sono stati usati per dividerli dai quartieri più benestanti
TimesOnLine Adam LeBor, Ostrovany, Slovakia

18/02/2010 - La struttura più solida costruita nel ghetto rom ad Ostrovany è il muro che lo divide dal resto del villaggio, costato €13.000 ai fondi pubblici, per separare quanti vivono in condizioni di medioevale squallore dai loro vicini non-Rom.

La struttura lunga 150 m., costruita con lastre di cemento alte 2,2 m., ha oltraggiato i Rom e gli attivisti dei diritti umani. "Nessuno ci ha detto che stava succedendo questo - sono solo venuti un giorno ed hanno iniziato a costruire," dice Peter Kaleja. "Il sindaco non avrebbe dovuto spendere tutto quel denaro per il muro, ma avrebbe dovuto costruire case per noi."

Kaleja, 21 anni, vive con sua moglie e la figlia di 19mesi in una catapecchia di fango e legno. Il gelido vento invernale soffia forte attraverso le fragili pareti e non c'è acqua corrente, gas o collegamento alle fognature, ma hanno la corrente elettrica ed una stufa a legna. Sopravvivono con un assegno sociale di  €170 al mese.

In Slovacchia, come nei vicini paesi dell'Est Europa, i Rom vivono ai margini. Hanno una minore aspettativa di vita, sono di più i disoccupati ed hanno un tasso più alto di mortalità infantile. I bambini rom sono più spesso diagnosticati con disabilità mentale - anche quando non ne hanno - e come risultato sono messi in scuole speciali.

Ci sono circa 350.000 Rom in Slovacchia, circa il 7% della popolazione, ma ad Ostrovany sono circa i due terzi dei 1.786 residenti. Ma le risorse municipali non sono condivise proporzionalmente.

Gli incaricati comunali di Ostrovany dicono che il muro era necessario per proteggere i proprietari di case i cui giardini confinano con l'insediamento rom e che lamentano frequenti furti di frutta.

Le baracche dei Rom sono costruite illegalmente su terreno privato, senza autorizzazioni, dice Cyril Revak, il sindaco. "Anche i Rom sono cittadini di questo paese. Meritano tutto l'aiuto che possono ottenere ma devono obbedire alla legge. L'unica critica che posso accettare è sull'uso delle finanze pubbliche per proteggere la proprietà privata - ma non è stato un errore, perché un giorno aiutiamo qualcuno e quello dopo qualcun altro." Aggiunge che il comune sta cercando di acquistare terreno per costruire case ai Rom, e di voler lanciare un programma per aiutare i bambini rom alla scuola superiore.

Il muro, d'altronde, manda un potente messaggio di esclusione, dice Stanislav Daniel, dell'ERRC. "E' un valore altamente simbolico. Non obbietteremmo se i proprietari costruissero e pagassero il loro muro. Ma è la prima volta che un comune in Slovacchia usa denaro pubblico per proteggere la proprietà privata di pochi."

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Di Fabrizio (del 20/02/2010 @ 09:30:58, in Europa, visitato 1285 volte)

Da Romanian_Roma

17/02/2010 "Naturalmente, abbiamo dei problemi fisiologici di criminalità entro alcune comunità rumene, specialmente tra i cittadini rumeni di etnia rom" - Teodor Baconschi, Ministro Rumeno agli Affari Esteri

La dichiarazione si può trovare nella rassegna stampa sul sito del Ministero degli Esteri [1 in inglese ndr] dell'11 febbraio 2010. Qualcuno potrebbe pensare che Baconschi creda nel razzismo biologico e la sua dichiarazione sembra collegare biologia, criminalità ed etnia. Ci si potrebbe anche aspettare la sua prossima sentenza circa la spazio vitale dei puri Rumeni - la Romania generò uno dei più radicali movimenti nazisti in Europa durante gli anni '30. Diverse OnG rumene, tra cui la nostra, ha chiesto una rettifica a Baconschi.

Teodor Baconschi è un diplomatico di carriera, ed ha un Rom - Gheorghe Raducanu, come consigliere. Dato che Raducanu occupa anche una posizione di alto livello - Segretario Generale - entro il Forum Europeo dei Rom e Viaggianti, un'organizzazione che è giustamente molto attiva contro l'anti-ziganismo; la nostra organizzazione richiede che il Forum renda chiara la sua posizione riguardo la dichiarazione razzista del ministro Baconschi, chiede anche che Raducanu si dimetta dalla sua posizione nel Forum o viceversa da consigliere del Ministero degli Esteri.

Policy Center for Roma & Minorities
Bucharest, 010152, Intrarea Rigas 29A, Ap. 31, Sect. 1, Romania.
Tel. 0040-742379657
Fax: 0040-318177092
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