Rom e Sinti da tutto il mondo

Ma che ci fa quell'orologio?
L'ora si puo' vedere dovunque, persino sul desktop.
Semplice: non lo faccio per essere alla moda!

L'OROLOGERIA DI MILANO srl viale Monza 6 MILANO

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La redazione
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Fabrizio (del 23/04/2010 @ 09:00:05, in musica e parole, visitato 2041 volte)

Segnalazione di Eugenio Viceconte

Caserta24ore

MADDALONI - L'Associazione di Volontariato storico-culturale Saxa Cuntaria presenterà  il 30 Aprile alle ore 15.00 presso il centro socio culturale giovanile di Maddaloni (Ex Macello) la pubblicazione: Tra inclusione ed esclusione. Una storia sociale dell'educazione dei rom e dei sinti in Italia con la presenza dell'autore il professore Luca Bravi. La storia dei rom e dei sinti, la denigrante etichetta "zingari". Il fallimento dei progetti dal Settecento produsse l'immagine del soggetto "non-cittadino": crescevano gli stereotipi dello "zingaro" nomade, asociale, ladro. Gli organizzatori tra i quali ricordiamo il presidente dell'Associazione Domenico De Lucia, il vice- presidente, ideatore dell'iniziativa, Domenico Letizia, Rossella Espugnato di Chiara e Antonio D'Addiego invitano tutta la cittadinanza a partecipare, per un sano dibattito culturale che può far scomparire stereotipi e interessare nuovi metodi gestionali del settore sociale.

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Di Fabrizio (del 23/04/2010 @ 08:58:42, in Italia, visitato 1389 volte)

Segnalazione di Monica Rossi

Repubblica.it Salta l'intesa scritta gia' da tempo concordata e utilizzata anche con i nomadi di altri campi gia' sgomberati

L'assessore Belviso incontra una delegazione di nomadi al dipartimento promozione dei servizi sociali e della salute del Comune

Non è stato raggiunto un accordo tra il comune di Roma e la comunità rom di Tor dè Cenci sulla chiusura del campo e al ricollocamento della popolazione. Si è conclusa con un nulla di fatto la riunione tra l'assessore alle Politiche sociali, Sveva Belviso, e alcuni rappresentanti del campo di Tor dè Cenci, dove attualmente vivono circa 350 rom macedoni e bosniaci, di cui 200 bambini e 150 adulti.

Erano già stati fatti diversi incontri con i rappresentanti spontanei di tor dè cenci, ha riassunto l'assessore, nel corso dei quali era stata rifiutata la proposta avanzata dal campidoglio di spostarsi presso il campo attrezzato di castel romano. "Alla fine di una serie di incontri- ha detto- abbiamo convenuto di accogliere la proposta fatta dallo stesso campo di trasferire la popolazione nomade all'interno del primo nuovo campo che verrà realizzato per la fine dell'estate".

"Su questa base- ha aggiunto- abbiamo trovato un accordo insieme con la popolazione di tor dè cenci, confermato fino a questa mattina e confermato verbalmente anche adesso". Il problema, però, è che i rom si sono rifiutati di firmare questa dichiarazione di intenti in cui l'amministrazione comunale e la popolazione di tor dè cenci si dovrebbero impegnare a collaborare per il trasferimento.(Segue)

"Hanno detto di voler vedere il campo nuovo - ha detto Belviso- ma i campi non autorizzati non hanno capacità decisionale". Č Il comune che "ha scelto di andare incontro all'esigenze della popolazione e di non dividerla all'interno dei campi autorizzati". Insomma, "abbiamo accolto la richiesta di trasferire tutta la popolazione 'avente diritto' di tor dè cenci in un'unica area attrezzata", cosa che è "è stata confermata oggi", anche se i rom "hanno paura di mettere una firma".
Insomma, sintetizza l'assessore, "ad oggi confermano la loro disponibilità a collaborare e a trasferirsi, ma non vogliono firmare". Le intenzioni del campidoglio però sono chiare: "noi arriveremo fino alla fine cercando il rapporto diplomatico come abbiamo fatto finora". "Sono convinta- ha aggiunto- che alla fine accetteranno, altrimenti si procederà con le modalità di forza.

Non ci sono altre possibilità: quel campo verrà chiuso". Il prossimo passo dell'amministrazione capitolina riguarda il campo della Martora: "Il focus dell'amministrazione si sposta sul campo della Martora- ha detto ancora Belviso- la prossima settimana inizia il fotosegnalamento, hanno accettato il trasloco e verranno trasferiti nei campi autorizzati i primi di giugno".

Fonte Dires-redattore sociale (22 aprile 2010)

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Segnalazione di Tommaso Vitale su un caso presentato dieci giorni fa

21.04.2010

I poteri di ordinanza devono far fronte a reali situazioni contingibili di pericolo e di emergenza. La precarietà abitativa di gruppi di Sinti deve essere affrontata nel rispetto dei loro diritti fondamentali e con gli strumenti legislativi ordinari (TAR Lombardia, n. 981/2010).

Tar Lombardia, sentenza n. 981 dd. 06.04.2010 (32.87 KB)

Segna un precedente giurisprudenziale assai importante per la causa dei diritti dei Rom e dei Sinti in Italia, la sentenza pronunciata dal TAR Lombardia, sez. III, n. 981/2010 (dd. 06.04.2010) che ha annullato l'ordinanza del Sindaco del Comune di Gambolò volta ad ordinare lo sgombero di un gruppo di Sinti cittadini italiani, insedianti con le loro roulottes da almeno tre decenni in un'area periferica del Comune.

Il Sindaco del predetto Comune aveva ordinato ai Sinti di liberare l'area, sulla base dei rapporti della Polizia locale che avevano indicato la precarietà delle condizioni igienico-sanitarie dell'insediamento.

Il Sindaco aveva dunque invocato gli artt. 50 comma 5 e 54 del D.lgs. n. 267/2000, come modificato dal D.L. n. 92/08, sostenendo che l' allontanamento del gruppo di Sinti poteva essere giustificato da motivi di tutela della salute pubblica e della sicurezza urbana.

Accogliendo il ricorso inoltrato dai Sinti medesimi, il TAR Lombardia ha invece sostenuto che i poteri di ordinanza del Sindaco per motivi di tutela della salute pubblica, di cui all'art. 50 comma 5 d.lgs. n. 267/2000, possono essere giustificati solo da circostanze imprevedibili all'origine di vere e proprie emergenze igienico sanitarie non fronteggiabili con mezzi ordinari (Consiglio di Stato, sez. V. sentenza n. 868 dd. 16.02.2010). Nell'ordinanza sindacale, invece, i paventati pericoli per la salute dei residenti, indotti, secondo il Sindaco di Gambolò, dall'insediamento dei Sinti, non risultavano minimamente accertati e documentati, rilevandosi soltanto una situazione di precarietà igienica dei luoghi, che ben può essere affrontata con mezzi ordinari.

Ugualmente, il TAR Lombardia rileva che l'adozione dell'ordinanza di allontanamento non poteva nemmeno essere giustificata da motivi di sicurezza urbana. Anche dopo le modifiche introdotte dal decreto-legge n. 92/2008 ed i nuovi poteri attribuiti ai Sindaci in materia, il potere di ordinanza sindacale ai sensi del nuovo art. 54 del d.lgs. n. 267/2000 deve sempre riferirsi alla tutela della sicurezza pubblica, intesa come un'attività di prevenzione e repressione dei reati penali, come indicato dalla giurisprudenza costituzionale (Corte Cost., n. 196/2009), escludendosi invece gli ambiti di riferimento della polizia amministrativa locale.

Di conseguenza, la presenza di situazioni di degrado o marginalità urbane, incuria o occupazione abusiva di immobili, di alterazione del decoro urbano, richiamate dal D.M. 5 agosto 2008, non possono giustificare di per sé l'attribuzione dei poteri di ordinanza del Sindaco, se non viene dimostrato il nesso con fenomeni di criminalità suscettibili di minare la sicurezza pubblica e la capacità obiettiva di tali situazioni di degrado di determinare situazioni contingibili ed immediate di pericolo per la collettività. Altrimenti, il potere di ordinanza dei Sindaci sarebbe suscettibile di incidere su diritti individuali fondamentali in modo assolutamente indeterminato e al di fuori delle garanzie costituzionali e internazionali.

Il Comune di Gambalò non avrebbe sufficientemente motivato in ordine ai paventati pericoli immediati per l'incolumità o la sicurezza pubblica derivanti dalla presenza dell'insediamento di Sinti sul proprio territorio e pertanto l'ordinanza sindacale appare illegittima per carenza di motivazione e di istruttoria.

La sentenza del TAR Lombardia sottolinea infine che, anche alla luce della consolidata presenza della comunità Sinti sul territorio del comune di Gambolò da almeno tre decenni, la questione dovrebbe essere oggetto di accurata ponderazione, tenendo conto del rispetto dei diritti fondamentali degli appartenenti alla comunità Sinti e del necessario bilanciamento con l'interesse pubblico, anche alla luce degli strumenti istruttori e partecipativi previsti tanto dalla legge n. 241/90 quanto dalla legge regionale n. 77/1989 in materia di interventi per le popolazioni nomadi.

Il Comune di Gambolò è stato anche condannato al pagamento delle spese legali.

a cura di Walter Citti

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Di Fabrizio (del 22/04/2010 @ 09:24:04, in Italia, visitato 1576 volte)

Segnalazione di Gianluca Tarasconi

TU TAJ ME IO E TE
DIRITTI DEL POPOLO ROM E CONVIVENZA

LA SCUOLA LA CASA LA FAMIGLIA
I BAMBINI DI RUBATTINO E ALTRE STORIE
NOI NON CI STANCHIAMO.
SI STANCHERANNO PRIMA LORO.
Che cosa succede nel cuore di un bambino rom che si mette la cartella sulle spalle e, un giorno dopo l'altro, va a scuola, accolto, amato e rispettato?
Che cosa succede nel cuore di uomini e donne rom che vedono rispettati i loro diritti e la loro dignità?
E che cosa succede invece quando le ruspe cancellano i diritti e la dignità?

Milano 29 Aprile 2010
Camera del Lavoro Corso di Porta Vittoria 43 - Salone Di Vittorio
dalle ore 19.30

ore 19.30 - APERITIVO SOLIDALE
Installazioni video
Musica dal vivo con i Muzikanti di Balval
Mostra "Immagini e storie dei bambini di Rubattino"

ore 20.30 - VITA DA ROM

Intervengono:
Tommaso Vitale, professore di sociologia dell'Università di Milano-Bicocca
Stefano Pasta, volontario del servizio rom della comunità di S. Egidio
Assunta Vincenti, Marialuisa Amendola, mamme Rubattino
Jovica Jovic, musicista

Introduce
Paolo Limonta, maestro elementare

Modera
Patrizia Quartieri, Consigliere Comunale e Presidente della Commissione Pari Opportunità

Comitato Zona 3 per una Scuola di Qualità


Una nota di Ernesto Rossi

Una delle cose più belle in assoluto che sono successe (stanno succedendo) in questa città negli ultimi tempi riguarda, stranamente forse, e comunque in modo inedito, i bambini rom, ripetutamente cacciati e respinti dai luoghi di fortuna in cui vivono con le loro famiglie, e conseguentemente dalla scuola, che molti di loro frequentano con grande passione.

Riguarda la rivolta civile (raramente questo termine appare così appropriato) di alcune maestre ed anche di alcuni genitori degli altri bambini, i piccoli gagè loro compagni di classe, contro l'esclusione e il rifiuto.

I bambini appartengono a tutti, rappresentano un possibile futuro: meglio e più insieme crescono, e più c'è speranza che la diversità, come spesso si sente ripetere, venga riconosciuta quella ricchezza che è, anche in natura (ma noi umani, almeno in parte poco apparteniamo a questa ‘natura', cui ci siamo sottratti, promessa, condizione, speranza di un futuro diverso).

Questa storia verrà presentata e discussa nella serata del 29 aprile in Camera del Lavoro di Milano alle 19.30: l'esperienza di Rubattino, luogo geometrico della violenza insensata (ma c'è una violenza sensata?) contro gl'inermi, che nasce, come diceva Curzio Malaparte, da "Una misteriosa paura degli inermi"e induce il "furor d'abiezione".

Ci sono bambini, altrove, che a scuola vengono lasciati senza mensa, a pane e acqua; refezione non più usata, nell'Italia democratica, nemmeno per i carcerati. Milano, essendo città accogliente e civile – e ricca - non commette di queste brutalità; ma essendo anche pratica e concreta, risolve il problema alla radice: niente scuola, niente problemi. Sapete? è il decoro, che va tutelato; bisogna difendere, con le unghie, con i denti, con uomini in assetto antisommossa, la nostra sicurezza.

A questa vicenda milanese rimane tristemente (e vergognosamente) estranea l'amministrazione della città, sindaco, vicesindaco decorato al valor incivile, assessori, consiglieri comunali, zonali, cattivi consiglieri malconsigliati: loro sono i mandanti. Che, come l'assessora competente, durante uno sgombero, proprio a Rubattino, vanno a celebrare la Giornata Mondiale dell'Infanzia. E mentre lì parlano, nemmeno gli si strozza la voce in gola.

Quella che si presenta giovedì sera in Camera del Lavoro è dunque una storia che tutti dovrebbero conoscere, per capire, imparare, ragionare. Per tirare – poi - un mezzo sospiro di sollievo: non siamo ancora perduti.

Veniteci.

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Di Fabrizio (del 21/04/2010 @ 09:55:08, in scuola, visitato 1659 volte)

Da blog.soros.org

Crescere Rom

9 aprile 2010 | by Violeta Naydenova

A nove anni capii di essere differente e non capivo perché. Ero sempre stata una bambina felice. A scuola avevo molti amici. Ma tutto questo cambiò in quinta.

In Bulgaria, come in molte parti dell'Europa dell'Est, i bambini rom non hanno accesso all'istruzione di qualità. I bambini rom nelle scuole segregate vengono promossi senza saper leggere o scrivere. Nella città dove son nata, abbiamo una scuola segregata sino alla quarta. La scuola è a soli 100 metri da casa mia, ma mia madre non voleva che andassi là. Sapeva che non avrei ricevuto una buona istruzione e mi iscrisse alla scuola pubblica per gli studenti bulgari.

La decisione non fu facile. Il percorso da e per la scuola era difficile. Anche mio padre ed i nonni non erano d'accordo con la sua decisione. Non capivano perché avrei dovuto andare a scuola così lontano da casa e separarmi dai miei cugini. Ma mia madre sapeva il perché. Sapeva quanto fosse importante l'istruzione. Mi protesse dall'essere presa in giro dai bambini della scuola. I miei genitori decisero di parlarmi soltanto in bulgaro così da non sviluppare accenti particolari. Ma non poterono proteggermi a lungo.

Quando fui in quinta, i bambini rom del mio quartiere iniziarono a frequentare la mia stessa scuola. Erano amici d'infanzia e così parlavo e giocavo con loro. Ma una alla volta le mie compagne di classe si allontanarono da me quando mi videro interagire con i nuovi compagni rom. Mi indicarono chiamandomi "zingara". Non sapevo perché. Era qualcosa di sbagliato? Perché pensavano che fossi differente? Mi sentivo colpevole, come se avessi fatto qualcosa di sbagliato.

Da allora furono insulti, umiliazioni e comportamenti aggressivi da parte delle mie compagne e persino da qualche maestra. Non ho mai detto ai miei genitori o condiviso con qualcuno cosa succedeva a scuola. Mi sentivo in imbarazzo.

Nonostante quegli anni difficili ho sempre avuto mia madre ad incoraggiarmi nel continuare gli studi. Mi sono diplomata ed ho iniziato a studiare giornalismo nell'Università di Sofia. Ma persino all'università non ho potuto scappare dai pregiudizi della gente. Alla prima lezione gli studenti iniziarono a discutere di "zingari puzzolenti". Per un momento mi preoccupai che mi avessero riconosciuta. Ma non sapevano che fossi Rom. Non gli passava per la mente che potesse esserci una studentessa rom che frequentava il loro corso.

Fu all'università che iniziai ad interessarmi alla storia, alla lingua ed alla cultura del popolo rom. Lessi libri sulla sturia dei Rom, ed ebbi la possibilità di incontrare altri studenti, insegnanti, giornalisti ed intellettuali di origine rom. Dopo che mi laureai, iniziai a lavorare come reporter per il giornale rom Drom Dromendar. Capii presto che non avevo niente di cui vergognarmi. Sono una donna rom e ne sono orgogliosa.

 Violeta Naydenova nel video, "I'm a European Roma Woman." (per chi legge su Facebook, il link al video, ndr)

Molti dei miei simili non condividono questo punto di vista. Molti giovani rom oggi crescono senza mai sapere della loro storia e di chi sono realmente. Molti Rom di successo nascondono la loro vera identità. Si nascondono come facevo io. Molti stereotipi radicati nella nostra società ci fanno sentire come cittadini di seconda classe; come se non fossimo parte della società ed appartenessimo solo ai ghetti e alle mahalle.

I Rom sono il più grande gruppo minoritario in Europa. Soffrono di alti tassi di analfabetismo, disoccupazione e povertà. Ancora non abbiamo un approccio mirato e coordinato per affrontare questi problemi. L'Europa non può ancora ignorare i Rom.

L'Europa deve prevedere l'accesso all'istruzione di qualità per tutti i bambini. Nonostante le decisioni per una riforma in questo senso della Corte Europea dei Diritti Umani rivolte contro la Repubblica Ceca, la Grecia ed, appena un mese fa, la Croazia, ai Rom viene regolarmente negato un pari accesso all'istruzione. L'Europa deve iniziare a mettere in discussione le questioni di identità - assicurandosi che gli studenti imparino l'uno dall'altro, sulle loro differenze e sul fatto che la diversità non è un male. Al contrario, la diversità è qualcosa che arricchisce tutti.

La decisione di mia madre di mandarmi alla scuola pubblica mi ha cambiato la vita. Ora lavoro per aiutare a cambiare la vita di altri giovani rom. Presso l'Open Society Institute aiuto i Rom dell'Europa Centrale ed Orientale ad ottenere tirocini e formazione scolastica. Queste opportunità insegnano ai giovani rom come diventare i migliori avvocati di se stessi e migliorare la loro comunità.

Ma non possiamo farlo da soli. Assieme a noi l'Europa deve impegnarsi per assicurare che tutti Rom abbiano pari accesso all'istruzione di qualità - ed espandere e consolidare una nuova generazione di donne e uomini rom che guidino la loro comunità ad un cambiamento reale in tutte le sfere pubbliche delle loro vite.

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Di Fabrizio (del 20/04/2010 @ 16:13:58, in sport, visitato 1576 volte)

  Milano, 12:37

Sgomberati dai campi nomadi, protagonisti sul campo di San Siro per la semifinale di Champions League: una ventina di bimbi rom questa sera accompagneranno per mano, sul tappeto erboso del Meazza, i giocatori di Inter e Barcellona. I bambini, tra quelli che erano stati sgomberati con le loro famiglie dagli insediamenti di via San Dionigi e del cavalcavia Bacula, ora sono ospiti della Casa della caritĂ  di don Virginio Colmegna, coinvolto nell'iniziativa di questa sera dal presidente dell'Inter Massimo Moratti. Mentre i 20 ospiti del Meazza seguiranno la partita dalle tribune, gli altri assistiti della Casa della caritĂ  la vedranno tutti insieme, nel centro del parco Lambro, insieme al sacerdote.

(20/04/2010) (Spr)

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Di Sucar Drom (del 20/04/2010 @ 00:42:35, in blog, visitato 1383 volte)

Mantova, Nicola Sodano è il nuovo Sindaco
Nicola Sodano è stato proclamato sindaco di Mantova; oggi il primo cittadino ha fatto il suo ingresso nel palazzo municipale di via Roma. Sempre oggi l'ufficio centrale elettorale dovrebbe certificare l'elezione dei quaranta consiglieri comunali: avrebbe dovuto farlo ieri ma l'esame di 55 schede contestate ha richiesto un supplemento di lavoro. Intanto, Sodano parla della su...

Torino, per un giorno cittadini come gli altri
Ieri davanti alla Sindone, in Duomo, sono sfilati un centinaio di cittadini rom e sinti. Accompagnati dalla presidente Carla Osella dell’AIZO, sono arrivati, sotto un violento scroscio di pioggia, nel primo pomeriggio, ragazzi, famiglie, un folto...

Francia, Django Reihnardt la leggenda del jazz
Una piazza della capitale francese da pochi giorni porta il suo nome, accanto al mercato delle pulci. D’altra parte non poteva essere altrimenti dato che, grazie a lui e alla sua chitarra, la Francia e Parigi sono state il punto di riferimento del jazz europeo tra le due guerre mondiali. Eppure di nascita era be...

Ministero dell'Interno, iniziative dell'Italia: sicurezza, immigrazione e asilo
Il Ministero dell’Interno ha fatto il bilancio delle azioni del Governo italiano in tema di sicurezza, immigrazione e asilo, attraverso la pubblicazione "Iniziative dell’Italia: sicurezza, immigrazione e asilo". La pubblicazione contiene anche alcune righe su quanto il Governo Italiano sta approntando per le minoranze sinte e rom. Dal testo si evince che sono stati stanziati 64 milioni di euro per i primi intervent...

Mantova, il neo Sindaco incontra Sucar Drom
Questa mattina il Vice Presidente dell'associazione Sucar Drom, Bernardino Torsi, e il Segretario, Carlo Berini, hanno incontrato il neo Sindaco di Mantova, Nicola Sodano. L’incontro si è svolto nell’ufficio del Sindaco in via Roma, sede del Comune...

Amnesty International, firma contro il "piano nomadi"
Continua la campagna di sensibilizzazione di Amnesty International sulla situazione dei Rom. Dopo la presentazione del documento “Stop agli sgomberi forzati dei rom in Europa”, diffuso giovedì 8 aprile dall’associazione, in occasione del secondo summit dell’Unione europea sulle...

Milano sceglie la forza
Il Comune ha dismesso ogni politica per l’immigrazione, preferendo additare gli stranieri come responsabili del degrado, sgomberando i rom rumeni a ritmo continuo, usando la polizia locale per interventi di pubblica sicurezza. E affermando, nel contempo, il proprio potere municipale. Stanti le ultime stime dell’ISMU (Blangiardo, et al...

Milano, continuano gli sgomberi e si pensa a nuove misure draconiane
Il Comune di Milano continua la politica degli sgomberi contro i Rom con cittadinanza rumena e i Sinti camminanti con Cittadinanza italiana. Gli sgomberi sono così tanti e continui che diventa difficile avere un quadro completo. Oggi la notizia che gli Agenti del Nucleo Pr...

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Di Fabrizio (del 19/04/2010 @ 09:33:17, in casa, visitato 1301 volte)
Petizione contro la ghettizzazione rom a Cluj
Indirizzata al Consiglio Comunale e all'Ufficio del Sindaco di Cluj-Napoca

Alla fine di marzo 2010, il vice sindaco di Cluj-Napoca, Attila László, ha riferito alla stampa che per trovare una soluzione per i circa 1.500 Rom che vivono nelle vie Cantonului e Coastei e a Pata Rat, i leader del governo locale stanno valutando sul spostarli accanto alla discarica nei pressi di Pala Rat (http://www.citynews.ro/cluj/din-oras-10/primaria-muta-romii-de-la-pata-rat-cu-o-parcela-mai-incolo-77329/).

Con questa "soluzione" la città multiculturale di Cluj rimane molto indietro rispetto alle raccomandazioni della Commissione Europea riguardo alla desegregazione e le politiche inclusive, o a quelle che si riferiscono alla necessità di prendere decisioni col coinvolgimento delle comunità rom - idee ripetute questa settimana al secondo Summit Europeo dei Rom(http://www.nieuwsbank.nl/en/2010/04/09/H007.htm).

Secondo le dichiarazioni del vicesindaco, il Consiglio ha iniziato a considerare una risoluzione per identificare i proprietari a Pata Rat per espropriare i terreni dove sistemare i Rom delle vie Cantonului e Coastei e dintorni. Oltre al diniego totale del pericolo si segregazione etnica, non viene posta attenzione al problema fondamentale di queste persone: la mancanza di documenti di residenza e di documenti d'identità permanenti, che potrebbero assicurare loro la sicurezza nella vita di tutti i giorni.

Queste recenti decisioni e proposte sono state prese come d'abitudine per le autorità locali: ad es. senza consultare i rappresentanti delle comunità rom e senza nemmeno avvertire i diretti interessati. Per oltre dieci anni hanno subito improvvisi sgomberi e rimozioni forzate da un posto all'altro, diventando via via vittime di una crescente segregazione residenziale che riproduce ed aggrava tutti i loro problemi, dall'accesso all'istruzione di qualità, a quello ad un lavoro decente, sino alla discriminazione istituzionale. Né ora, né altrimenti, è mai stato offerto alle organizzazioni rom un quadro legale in cui discutere della questione, le autorità non si sono consultate con loro e quando è stato fatto un tentativo in questo senso da parte delle organizzazioni, le loro opinioni sono state ignorate. Inoltre, anche se ci sono persone di etnia rom nelle autorità locale, in Prefettura, nei Consigli Distrettuale e Comunale di Cluj, non hanno preso una posizione ufficiale contro la ghettizzazione dei Rom in città. Questo dimostra che le posizioni da loro occupate non sono sufficientemente indipendenti da servire gli interessi di quanti dovrebbero rappresentare, ma che sono subordinate alle decisioni di queste strutture di potere.

Chiediamo l'attenzione del Consiglio Cittadino e dell'Ufficio del Sindaco di Cluj perché il loro nuovo progetto è un progetto di ghettizzazione etnica, una manifestazione di discriminazione istituzionale e perciò una grave violazione dei diritti umani, con gravi conseguenze sulla cronica esclusione socio-economica e non-riconoscimento dei Rom come parte integrale della città. I firmatari di questa petizione chiedono urgentemente di fermare questo progetto e sviluppare strategie che assicurino effettivamente condizioni di vita durature e decenti per tutti i cittadini di Cluj.

Potete appoggiare la nostra richiesta firmando la petizione in lingua rumena a:
http://www.petitieonline.ro/petitie-p19395057.html (per chi non ha familiarità con la lingua, cliccare su Semneaza petitia, poi nella prima casella indicare nome e cognome, nella seconda la propria mail - confermare nella terza - e nell'ultima il codice di validazione, le altre caselle sono facoltative. ndr)

Cluj, 11.04.2010.

Pavel Doghi, president of Amare Phrala Association
Enikő Vincze, professor Babesc-Bolyai University, member of the Romani Criss board

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Di Fabrizio (del 18/04/2010 @ 09:48:20, in Europa, visitato 1244 volte)

Da Czech_Roma

La piccola Natálka, la bambina di due anni seriamente ustionata in un attacco doloso contro la sua casa a Vítkov, sta reimparando a camminare. Sua madre, Anna Siváková, ha detto all'Agenzia Stampa Ceca che la bambina non è più in grado di camminare se qualcuno non la tiene per mano. Presto seguirà la riabilitazione per i problemi col suo piede destro, che non vuole camminare. Poi affronterà un'altra operazione, alle dozzine che ha già subito. Il 19 aprile sarà passato esattamente un anno da quei tragici eventi che hanno cambiato le vite di così tante persone.

L'11 maggio andranno a processo gli accusati di aver causato la disgrazia della piccola bambina e dei suoi genitori, che pure furono feriti dalle fiamme. I genitori di Natálka si ritroveranno di fronte agli assalitori. "Non faccio previsioni. Non ho idea di come risponderò quando li vedrò," dice Siváková.

Recentemente la madre di Natálka ha ricevuto una copia delle accuse, circa 50 pagine, e ne ha letto i dettagli. "Dicono che Lukeš organizzò tutto. Chiamo gli altri e li aspettò ad Opava. E' anche accusato di aver scelto la nostra casa," dice, aggiungendo che gli accusati si rimpallano le loro responsabilità. Però, tutti si giustificano dicendo di non aver saputo che la casa fosse abitata. "La polizia ha interrogato la ragazza di Lukeš a Vítkov. Lei ha detto che avevano guidato diverse volte sino a casa nostra e di avervi visto giocare i bambini," dice Siváková.

Ha anche letto che un'altro accusato, Müller, si bruciò la mano lanciando le molotov. L'accusa dice che un'ora dopo cercò di curarsi a casa di un amico. Dice anche che il gruppo intendeva commettere l'attacco una settimana prima, ma che non trovarono una macchina per farlo.

Gli incendiari, tutti estremisti di destra di Bruntál e Opava, lanciarono tre molotov piene di benzina attraverso le finestre della casa. Natálka, che non aveva ancora due anni, soffrì di ustioni di secondo e terzo grado sull'80% del corpo. I genitori furono ustionati più lievemente.

L'attacco cambiò completamente la vita della famiglia. Anche dopo che Natálka tornò a casa dopo otto mesi di ricovero, niente era più lo stesso. "Pensavamo che sarebbe stato meglio dopo il ritorno a casa. Sbagliavamo. Era solo l'inizio," dice Siváková. La piccola Natálka ha subito dozzine di operazioni ed ora ha paura dei dottori. Urla disperatamente quando vede l'ospedale, e presto dovrà sottoporsi ad un'altra degenza. "Tra due settimane dobbiamo iniziare la riabilitazione. Poi sarà operata alle mani. Starà in ospedale per un mese. Non so come farà," dice la giovane madre.

David Vaculík, Jaromír Lukeš, Ivo Müller e Václav Cojocaru affronteranno il processo in mezzo a straordinarie misure di sicurezza. Sono accusati di aver commesso un tentato omicidio multiplo, tra cui una bambina, a sfondo razziale. Rischiano l'ergastolo. "Per me sarebbe giusto se ricevessero la pena più dura possibile. Ci hanno condannato ad una pena che durerà tutta la vita. Penso che debbano soffrire come sta soffrendo la nostra famiglia," dice Siváková.

Czech Press Agency, translated by Gwendolyn Albert

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Di Fabrizio (del 17/04/2010 @ 09:16:55, in Europa, visitato 1362 volte)

di Piero Ignazi - 15 Aprile 2010

Tra le due guerre, fascismo e nazional-socialismo attecchirono vigorosi in Ungheria. I movimenti che si richiamavano a quelle esperienze ammontavano a un centinaio e solo la morte del leader del fascismo ungherese Julius Gömbös nel '36 impedì una piena fascistizzazione del regime autoritario instaurato nel '32 dall'ammiraglio Miklós Horthy. L'alleanza con la Germania portò poi nel '44 all'instaurazione di un regime nazional-socialista vero e proprio incentrato sul Partito delle Croci frecciate. E da quel momento iniziò la deportazione in massa dei 500mila ebrei ungheresi. L'Ungheria ha quindi una storia cupa alle spalle.

Non meno travagliati sono stati i primi dieci anni del dopoguerra, culminati con la rivolta del 1956. In seguito, il "comunismo al gulasch" aveva pacificato il paese. Anche la riabilitazione delle vittime delle repressioni staliniane degli anni bui come Laszló Rajk, o della rivolta del 1956, peraltro già avviata prima dell'89, indirizzava il paese su un binario solido di transizione e consolidamento democratico. Così è stato, finora, grazie a una serie di alternanze al governo tra socialisti e moderati. Anche la presenza di partiti di estrema destra non preoccupava più di tanto.

Diverso, invece, il quadro emerso dalle elezioni parlamentari di domenica scorsa. Il Movimento per una Ungheria migliore (Jobbik), che alle elezioni del 2006 aveva raccolto appena il 2%, ma che già alle europee del 2009 era schizzato al 14,8, a quelle parlamentari di domenica è arrivato al 16,7. Risultati che fanno di questo partito uno dei più significativi di tutta Europa.

Come nella Fpö austriaca degli anni 90, guidata da Jorg Haider, anche Jobbik alterna richiami più o meno mascherati ed eufemistizzati al passato delle Croci frecciate con interventi sui temi d'attualità. Da un lato, agisce sulla nostalgia animando un movimento paramilitare - la Guardia ungherese - con tanto di divise, bandiere e organizzazione gerarchica che richiama le Croci frecciate; riprende i toni antisemitici con espliciti attacchi a personalità ebraiche e allusioni alle "forze occulte della finanza internazionale" che dissanguano la nazione; difende criminali di guerra come Sandor Kepiro considerati dal Centro Wiesenthal come il principale ricercato del 2010; e invita alla "soluzione finale" (sic) del problema degli zingari.

Dall'altro si presenta come un partito nazionalista che vuole restaurare i fasti dell'antica nazione magiara, i mille anni della "Sacra Corona" di Santo Stefano, che predica di una politica aggressiva di law and order ma nulla più, e che si dichiara ferocemente antisocialista e anti-establishment.

Jobbik è un altro partito dell'estrema destra populista che mescola abilmente richiami alla storia nera ungherese con l'agitazione dei problemi attuali, reali e meno, dell'Ungheria. La campagna anti-zingari e contro le influenze straniere si sviluppa lungo due piani: nel primo si criminalizza la minoranza Rom (il 6% della popolazione); nel secondo si accusano la Banca centrale e il governo socialista di consentire con la nuova legge sulla proprietà agraria che la terra ungherese possa "finire in mano straniere", e d'impedire una tassazione più elevata sulle multinazionali. Dietro a tutto questo, ovviamente, c'è la responsabilità della Ue che impone norme contrarie ai "veri" interessi della nazione e del popolo.

Un tale armamentario ideologico si ritrova in molte parti d'Europa. Di fronte a movimenti di questo genere sono possibili due strategie: quella francese, dell'isolamento assoluto dell'estrema destra costi quel che costi in termini elettorali; quella austriaca e olandese dell'inclusione dei partiti estremisti al governo per ridimensionarli o modificarli. L'unica strada da non percorrere è quella di far finta di niente, di considerare irrilevanti o folkloristiche le posizioni xenofobe antisemite e nazionaliste. Perché hanno grande appeal in momenti di crisi e di trasformazione, soprattutto presso le componenti più spaventate e più esposte. E, quando si rompe la diga, queste posizioni possono dilagare.

15 Aprile 2010

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