Rom e Sinti da tutto il mondo

Ma che ci fa quell'orologio?
L'ora si puo' vedere dovunque, persino sul desktop.
Semplice: non lo faccio per essere alla moda!

L'OROLOGERIA DI MILANO srl viale Monza 6 MILANO

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La redazione
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Sucar Drom (del 09/05/2010 @ 09:43:35, in Italia, visitato 1134 volte)

in data Venerdì 14 Maggio, dalle ore 20:30 alle ore 22:00 nell’Aula rossa dell’Istituto “LORENZO GIGLI” di Rovato (BS) siete invitati a partecipare alla proiezione di un lungometraggio realizzato in seno alla scuola da parte degli studenti, intitolato
LE MEMORIE DELLA VECCHIA GĂGẾ

Progetto DASMI YA VAST

TRAMA
Tia è uno zingaro di etnia rom, che vive in un campo nomadi facendo il giostraio. Frequenta saltuariamente la scuola, sebbene assuma l’incarico di un compito molto complesso da svolgere: la Shoah, anche se lo fa più per compiacere la ragazza della quale è innamorato, che per convinzione personale. Un giorno al campo viene consegnata una lettera, che in realtà è destinata alla Vecchia gagé che abita lì vicino. Incaricato dalla madre di recapitargliela, Tia inizia con questa Vecchia (come egli affettuosamente la chiama) una frequentazione assidua e quotidiana, che diventa amicizia e confidenza profonda. La Vecchia - ex insegnante in pensione – lo aiuta nell’esecuzione del compito assegnato a scuola ed egli la ripaga aiutandola nei lavori nei campi. Attraverso la lettura di un fantomatico diario di testimonianze scritto da una ragazzina sopravvissuta alla Shoah, Tia scopre che il proprio padre, un tempo internato nello Zigeunerlager e vittima come molti altri della Porrajmos è in realtà proprio quel bambino del quale quella strana Vecchia racconta dalle pagine bianche di quel quaderno che custodisce con tanta cura. Quale segreto misterioso nasconde quella Vecchia? Cosa sta cercando di comunicargli? E perché proprio a lui?
NON MANCATE!!!

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Di Fabrizio (del 09/05/2010 @ 09:10:17, in Europa, visitato 1209 volte)

Segnalazione di Giancarlo Ranaldi (per chi non si ricorda la storia QUI)

In questo link, scovato nei meandri del Web, Mirela racconta del suo rientro in Romania, subito dopo la morte di Petru.

[...]

Maria Cristina ha reso comprensibili per noi le sue parole:

Una piccola casa ed un dolore enorme è tutto ciò che è rimasto a Mirela. Dopo la sua morte, le sorti di Mirela e dei suoi due figli sono stati riconsegnati alla pietà dei parenti.

"Ho aspettato che una mia sorella mi portasse qualcosa da mangiare è così oggi io ed i miei due bambini abbiamo mangiato". Lei e Petru avrebbero voluto rinnovare la loro casa per offrire ai loro figli condizioni di vita migliori. Ma non sono più arrivati a farlo. "(Petru) Aspettava di poter offrire un futuro bello ai bambini." Quando ha scoperto che un rumeno gli tende un mano, Mirela è rimasta senza voce. Credeva che tutta la gente fosse indifferente, come coloro che non l’hanno aiutata quando Petru è stato falciato dalle pallottole sparate dai mafiosi a Napoli. "Vorrei ringraziare con tutto il cuore loro per pensare anche a noi. Siamo rimasti davvero... non so come potrò sopravvivere con due bambini."

Alecu Marian: "Come uomo, e non come direttore di una multinazionale, sono stato commosso da quello che è successo. Ho visto in tv un uomo che è morto tra non-uomini. Pensiamo di poter rifare completamente la casa. Li faremo una casa decente nella quale essi possano abitare."

Mirela ed i due bambini, Ricardo di 6 anni, e Petronela di 10, ringraziano la persona che li ha tolti alla povertà. Mirela ha però un problema da risolvere. Deve restituire 3000 euro, i soldi prestati per seppellire il suo marito.

Nota finale di Giancarlo Ranaldi: ... ed ancora grazie a Maria Cristina Serban, che ha curato per noi la traduzione.
Questo video è la testimonianza certa dell'infamit.à che è stata commessa con quella stupida cerimonia commemorativa, per una morte che non li appartiene.
Per questo il prossimo 24 maggio bisognerebbe essere in tanti davanti al Tribunale di Napoli, quando inizierà il processo contro i presunti assassini di Petru.
Per un bisogno di "Giustizia" gridando che nulla sarà dimenticato, chiedendo che venga compiuto ogni sforzo per arrivare, in tempi certi, all'accertamento delle responsabilità. Chiedendo, da subito, l'attivazione dei meccanismi per i benefici economici previsti dal Fondo Nazionale per le vittime delle mafie.
Chiedendo, infine, che quella fisarmonica rinchiusa nella teca, simbolo dell'ipocrisia di chi l'ha imprigionata, venga subito "liberata" e restituita alla Famiglia.

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Di Fabrizio (del 08/05/2010 @ 17:05:29, in media, visitato 1248 volte)
viaemilianet.it Un'immagine della comunità sinti di Reggio Emilia

Appartengono alla comunità rom proveniente da India e Pakistan che abita a Reggio Emilia. E, con una macchina usa e getta in mano, hanno fotografato la loro quotidianità. Questi scatti sono ora riuniti in una mostra collegata a "Fotografia europea 2010", che punta a smontare alcuni stereotipi

REGGIO EMILIA, 7 MAG. 2010 - Siamo abituati a vederli immortalati tra le baracche, in immagini che diventano spesso il simbolo del degrado e dell'emarginazione, ma la vita dei sinti, i rom provenienti da India e Pakistan, non è riconducibile unicamente a questo contesto. Le numerose foto che li ritraggono, quasi sempre realizzate nei campi nomadi, spesso non restituiscono la realtà della vita quotidiana in queste aree considerate “marginali” alla città. Chi vi abita, molte volte non si è sentito rappresentato da queste immagini, poiché il campo è un luogo di vita, fatto di tante persone, momenti e situazioni, difficili da rendere in pochi scatti.

Per questo l’Assessorato comunale alle Politiche sociali di Reggio Emilia
ha deciso di utilizzare la fotografia come veicolo di maggiore conoscenza e, in collaborazione con SpaceLab, ha promosso un laboratorio nel corso del quale i giovani sinti hanno imparato a fotografare e hanno sperimentato le proprie capacità, con l'aiuto di macchine ‘usa e getta’. Nancy, Nico, Sharon, Wendy, Donovan, Justine, Kevin, Simon, Nicola, Johnny, Tania, Giosuè, Daniel, Dani, Tibi – questi i nomi dei fotodilettanti sinti - si sono messi all’opera, hanno scelto chi, cosa e come fotografare e hanno prodotto molte immagini del campo nel quale vivono.

Ne è uscita una mostra che restituisce un luogo di relazioni e legami tra giovani, adulti, bambini e anziani, di vita di una comunità. Un luogo poco conosciuto della città. L'esposizione, dal titolo “Ia divas sucar du Sinti” ("Un giorno bello dei Sinti"), è tra le esposizioni collegate a "Fotografia europea 2010" e sarà inaugurata [domani], sabato 8 maggio, alle ore 11, nello Spazio km 129. Resterà aperta sino a domenica 13 giugno con i seguenti orari: da lunedì a giovedì dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 18 - venerdì dalle 9 alle 13 - sabato dalle 10.30 alle 12.30 e dalle 17 alle 19.30 - domenica dalle 17 alle 19.30. L’ingresso è gratuito.
 
Per informazioni contrattare lo Spazio km 129,
in Piazza Prampolini 1/F. Telefono: 0522 456711, e-mail: alfa.strozzi@municipio.re.it 

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Di Fabrizio (del 08/05/2010 @ 09:27:47, in Italia, visitato 2258 volte)

Sabato 15 maggio 2010
presso Enoteca LIGERA via Padova 133 MILANO – www.ligera.itinfo@ligera.it

Tavola Rotonda
Il campo di via Idro, una storia su cui riflettere
I Rom Harvati del campo di via Idro vi risiedono stabilmente da 20 anni e da 50 sono presenti nella nostra zona. Un periodo lungo che non può essere classificato con la retorica parola d’ordine di EMERGENZA NOMADI. Una presenza a volte tollerata, altre volte contestata, spesso rimossa. Vogliamo perciò invitarvi ad una riflessione comune su questa esperienza, sulle politiche e gli interventi che si sono susseguiti, sui risultati ottenuti e su quelli mancati.

Programma
09.00 Presentazione dei lavori e degli invitati
09.30 Intermezzo musicale della Banda del Villaggio Solidale
10.00 Tavola rotonda
Intervengono:
• Rappresentanti del campo di via Idro
• Licia Brunello (l’intervento scolastico)
• Roberto Nerani (la cooperativa LACI BUTI 2)
• Pierluigi Bulgheroni (il ruolo del Consiglio di Zona)
• Maurizio Pagani (la convenzione con OPERA NOMADI)
• Don Massimo Mapelli (gli anni della CASA DELLA CARITA’)
11.00 Intervallo
11.30 Scambio di opinioni ed esperienze

Sarà esposta una mostra fotografica a cura della Casa della Carità

Organizzano COMITATO VIVERE IN ZONA 2TERRE OSPITALI
evento inserito nel programma della festa via Padova è meglio di Milano

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Di Fabrizio (del 08/05/2010 @ 09:22:03, in Europa, visitato 1420 volte)

Da Bulgarian_Roma

Reuters - The Sofia Echo by Gabriel Hershman

04/05/2010 - Quest'anno, le ambasciate di Italia, Francia, Finlandia e Ungheria - col supporto della Spagna, come presidente dell'Unione Europea, ed altre ambasciate UE a Sofia - promuoveranno l'iniziativa "Il Mondo è Pieno di Colori", lanciato dalla Roma Fashion Foundation, un'organizzazione no-profit le cui attività  si basano esclusivamente su donazioni.

Questa iniziativa nasce dall'appoggio a maggio del 2009 dell'ambasciata italiana ad un evento dedicato alla moda rom, volto a portare l'attenzione dei media bulgari e dell'opinione pubblica alle tradizioni rom.

Sono previsti una serie di eventi come parte dell'iniziativa Il Mondo è Pieno di Colori.

Il 4 maggio alle 18.00, presso la residenza Italia, le varie iniziative [saranno presentate] ai media bulgari.

Il 5 maggio, gli ambasciatori francese ed italiano [andranno] a Sliven - città  abitata da molti Rom - per incontrare le autorità  locali, visitare una scuola e prendere parte ad una tavola rotonda a cui parteciperà  anche l'OnG Medecins du Monde.

Il 9 maggio, al Florimont Hall di Sofia, avrà  luogo una sfilata di moda organizzata dalla Roma Fashion Foundation, con l'intento di mostrare la bellezza e l'importanza delle tradizioni rom ed il valore del rispettare la diversità  culturale. Verranno esposti abiti tradizionali originari e vestiti di stilisti rom contemporanei della Bulgaria e di altri paesi. Particolare importante: la data coincide col Giorno dell'Europa.

Il 10 maggio alle 18.00, verrà  presentata all'Istituto Francese la mostra fotografica "Rom a Sofia" di Yves Rouillard. L'esposizione durerà  sino al 29 maggio.

L'11 maggio l'ambasciata francese proietterà  all'Istituto Francese "La cite des Roms" di F. Castaignede, incentrato sull'area di Sliven.

Il12 maggio l'ambasciata francese organizza un seminario aperto al pubblico all'Istituto Francese, dal titolo "Rom in Bulgaria: integrazione e migrazioni". Ci saranno due tavole rotonde: la prima sull'istruzione dei bambini rom in Bulgaria, la seconda sulla migrazione rom in Europa. Il seminario intende riunire la comunità  internazionale, le autorità  bulgare e gli esperti del campo del settore delle OnG. Ci si aspetta la partecipazione delle ambasciate UE a Sofia, importanti ministri di Bulgaria e Francia, del Consiglio d'Europa, gli uffici dell'Unione Europea e di organizzazioni internazionali a Sofia, rappresentanti delle organizzazioni rom ed esperti, l'Open Society e Medecins du Monde, tra gli altri. La Commissaria UE Kristalina Georgieva non potrà  partecipare, ma ha garantito il patrocinio all'iniziativa.

Scopo dell'iniziativa è di mettere in luce, attraverso l'arte e la moda, la diversità  della tradizione rom, ma anche divulgare questioni pertinenti ai Rom in Bulgaria ed altri paesi europei. Molte istituzioni, ditte e privati cittadini hanno dato l'appoggio a questa iniziativa. I loro nomi saranno resi noti per tempo.

L'iniziativa delle ambasciate UE riflette gli impegni sottoscritti nella dichiarazione comune firmata durante il Secondo Summit Europeo sui Rom tenutosi a Cordoba (Spagna) nell'aprile 2010. Inoltre è pienamente concorde con gli obiettivi del "Decennio dell'inclusione Rom 2005-2015", il cui quinto anniversario è stato recentemente celebrato a Sofia alla presenza del ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, e con la campagna "DOSTA!" che intende aumentare la sensibilità  pubblica ed il superamento della discriminazione contro i Rom in Europa.

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Di Fabrizio (del 07/05/2010 @ 09:25:37, in media, visitato 1610 volte)

Due segnalazioni di Agostino Rota Martir

05/05/10 | autore: Francesca Parra – dal sito web PISA NOTIZIE

"Incitamento all'odio razziale. Chiudere i gruppi della vergogna" 

Si prefigura il reato di incitamento all'odio razziale e diffamazione per i post dei 2 gruppi di Facebook contro le case a Coltano per le famiglie rom. Filippeschi: "Affermazioni molto gravi, minacciose e a cui bisogna prestare attenzione". Callaioli: "Un esposto alla Procura della Repubblica, che per reati di questo tipo deve procedere d'ufficio, consentirebbe di intervenire sui gestori affinché procedano alla chiusura del sito".

Incitamento all'odio razziale e diffamazione a mezzo internet. Sono questi secondo l'avvocato Andrea Callaioli i reati che si configurano per alcuni dei post di commento dei 2 gruppi di Facebook, ("Il comune di Pisa regala ville ai rom (con i nostri soldi): OPPONIAMOCI!!", "Contro la costruzione delle palazzine ai Rom a Coltano GRATIS !!!") nati in con lo scopo di opporsi all'assegnazione delle villette di Coltano realizzate per i rom e che raccolgono discussioni e proposte attraversate da sentimenti xenofobi.  
I commenti di alcuni utenti non lascerebbero alcun dubbio: "Lanciafiamme sul campo di Coltano.. così disinfettiamo pure l'aria!!!!!!", è solo uno dei molti post che suggeriscono di "risolvere il problema" attraverso l'eliminazione definitiva di persone che vengono etichettate, in accordo con i luoghi comuni più biechi e diffusi, ladri, stupratori e "zecche".

"Un esposto alla Procura della Repubblica - spiega l''avvocato Callaioli - che per reati di questo tipo deve procedere d'ufficio, consentirebbe di intervenire sui gestori affinché procedano alla chiusura del sito. E allo stesso tempo metterebbe in moto un procedimento di identificazione degli autori dei commenti e degli stessi amministratori delle due pagine, responsabili per quanto su di esse viene pubblicato". 
L'istigazione all'odio razziale infatti, come si legge sul sito dell'associazione costituzionalisti, è ritenuta "non solo come possibile fonte di disordini e di violenze, ma anche come causa della perdurante inferiorità di fatto in cui versano determinati gruppi".

E al prefigurarsi di un reato di siffatta gravità si aggiunge, come spiega Andrea Callaioli, la diffamazione a mezzo internet che colpisce non solo la comunità  rom, ma la stessa amministrazione comunale, l'ex sindaco Paolo Fontanelli e quello attuale Marco Filippeschi, bersagli inoltre di proposte violente: "Du' passaggi di napalm...uno a Coltano e uno sulla casa del sindaco!" scrive uno degli utenti di "Il comune di Pisa regala ville ai rom (con i nostri soldi): OPPONIAMOCI!!", una pagina amministrata da Ezra Pound, Forza Nuova e dal suo coordinatore provinciale Ettore Profeti, dove si invitano gli iscritti a votare Forza Nuova.

Non mancano infatti false informazioni in merito alla gestione della costruzione delle palazzine di Coltano da parte dell'amministrazione e dei due sindaci, come dimostrano affermazioni di questo tipo: "Il comune di Pisa ha costruito case 'popolari' magari usando qualche fondo speciale della comunità europea, e poi sicuramente le venderà ai rom al doppio di quello che le ha pagate"; " Il sindaco ha fatto una scelta del genere motivata da qualcosa, le cose sono 2... o gliel'ha date con l'accordo che non vadano più a rubare nelle case oppure con l'accordo che il sindaco si prende il 40% su tutti i furti che fanno gli zingarelli". 
Su questo aspetto l'avvocato Callaioli non ha dubbi: "Affermazioni di questo tipo ledono l'onorabilità del Sindaco, è auspicabile che lo stesso presenti una querela per diffamazione".

E il sindaco Marco Filippeschi ha così commentato all'Ansa i contenuti delle 2 pagine: "Affermazioni molto gravi, minacciose, alle quali bisogna prestare attenzione", sottolineando l'infondatezza dell'assunto che sta alla base dei 2 gruppi di Facebook: che il Comune cioè consegnerà gratuitamente le abitazioni alle famiglie rom. "Niente di più falso - ha dichiarato Filippeschi - perché chi entra in quelle case deve avere condizioni per pagarsi le utenze e accederà agli alloggi chi non ha carichi pendenti, chi aderisce a un patto rigoroso e sia in grado di adempiere agli obblighi contrattuali per avere quel tipo di residenza." E sui presunti fondi sottratti alle politiche abitative destinate ai cittadini pisani in favore della comunità rom, il Sindaco è chiaro: "Sono affermazioni infondate. L'intervento riguarda la concessione di case di 50 metri quadri o forse meno, realizzate con fondi specifici per le politiche di integrazione degli immigrati, in questo caso rom, e non sono affatto sottratte a nessun'altra politica abitativa pubblica. Semmai lo sforzo è di superare gli accampamenti abusivi riducendo notevolmente il numero degli insediati nel Comune".

Villette, quelle di Coltano, che rientravano all'interno di un programma più ampio di integrazione, "Le città sottili", di cui negli ultimi mesi è stata annunciata la chiusura. "Se oggi le abitazioni di Coltano - ha commentato Stefano Gallo di Africa Insieme - vengono additate dalla destra come pietra della vergogna, ciò è dovuto soprattutto al venir meno di un programma articolato di integrazione". Una scelta che, insieme ai continui sgomberi dei campi rom, secondo Stefano Gallo, allinea le politiche dell'amministrazione pisana a quella di Comuni governati dalla destra: "L'accanimento contro gli accampamenti ricalca quello del sindaco di Roma Gianni Alemanno e di Milano Letizia Moratti. Ma se gli sgomberi in queste 2 città hanno sollevato proteste indignate, lo stesso non è accaduto a Pisa. Come se il fatto che certe pratiche siano messe in atto da un'amministrazione di sinistra in qualche modo le giustificasse".

"Scelte politiche di questo tipo - conclude Stefano Gallo - che segnano un'inversione di rotta dalla precedente amministrazione, che sulle politiche sociali si allineava a quelle della Regione Toscana dando vita a progetti d'avanguardia come quello di "Le città sottili" - non aiutano certo a creare un clima di tolleranza e integrazione".

Leggi anche:

- Il razzismo corre su Facebook 


Pregiudizi, intolleranza e luoghi comuni sono duri a morire, e nell'era della (dis)informazione sul web e dei social network, dove ognuno può diffondere e condividere contenuti e opinioni, a trovare eco non è solo una vasta diffusione delle conoscenze. E anche su temi locali non mancano esempi di questo tipo. 
Sono 2 i gruppi su Facebook, animati da una forte opposizione, per usare un eufemismo, alla costruzione a Coltano di abitazioni che verranno consegnate ad alcune delle famiglie della comunità rom locale, nell'ambito del progetto "Le città sottili". Gruppi, uno dei quali legato a Forza Nuova ("Il comune di Pisa regala ville ai rom (con i nostri soldi): OPPONIAMOCI!!"), dove si rincorrono commenti che lasciano spazio ad aperti sfoghi di intolleranza e di razzismo.

"Via dall'Italia!! Questi sporchi, assassini sfruttatori di bambini!!"; "La benzina costerà tanto... però ne vale lo stesso la pena anche per chi ci vuole far rovinare da queste bestie che io li manderei prima di bruciarli in casa a chi li vuole in Italia e a chi dice che non sono un problema....."; "senegalesi, polacchi, ucraini al 85% sono bravi lavoratori, ma i rom sono ladri e vagabondi, è nella loro natura, non sono qui per lavorare, sono sporchi, puzzano, rubano, vendono bambini, ci sono risse tutti i giorni, se incontrano una donna la violentano, perché è cosi che loro vivono". Questi sono solo alcuni dei commenti postati sulla pagina del gruppo, che si spingono fino a suggerire l'uso di napalm per risolvere il "problema".  
Parole farcite di un'intolleranza spesso violenta e nostalgica della pagina meno gloriosa della storia italiana: "Vanno buttati fuori, la razza e' razza...e bisogna fare pulizia...", suggerisce qualcuno, mentre un utente che si identifica con una foto del Duce sembra non avere dubbi sui responsabili: "La colpa è dei comunisti che gli hanno dato tutti questi diritti, gli avete votati ora ciucciateveli".

E se non tutti condividono le aperte prese di posizione razziste farcite di rigurgiti nazi-fascisti, il filo rosso che lega i diversi utenti sembra essere intessuto di ignoranza e frustrazione. "Perché costruire casa per la comunità rom quando molte delle famiglie italiane faticano ad arrivare a fine mese, fra mutui e bollette da pagare?" si chiedono gli aderenti ai 2 gruppi. Una domanda che si contorna di luoghi comuni: l'equivalenza fra rom, nomadismo e delinquenza, la convinzione che le famiglie in questione non desiderino in realtà una casa.

"Contro la costruzione delle palazzine ai Rom a Coltano GRATIS !!!" (oltre 3 mila gli iscritti) si presenta così: "Vi sembra giusto che la Comunità Europea finanzi questi lavori e che il Comune di Pisa faccia costruire queste strutture che poco hanno da invidiare a costose villette? A Voi la parola". E nei post si rincorrono discussioni fondate su informazioni errate, in primis sull'assunto che le case verranno consegnate alle famiglie a titolo gratuito e che le utenze saranno a carico dell'amministrazione e dunque dei cittadini che pagano le tasse. Convinzione errata dato che la consegna delle abitazioni prevederà il pagamento di un canone concordato e delle bollette di luce, acqua e gas a carico degli assegnatari. Si parla poi di presunti, e vorremmo sottolineare inesistenti, sussidi che lo Stato assegnerebbe ad ogni rom, pari - secondo un utente apparentemente informatissimo - a 30 euro giornalieri a persona.

Sulla stesa linea anche il gruppo "Il comune di Pisa regala ville ai rom (con i nostri soldi): OPPONIAMOCI!!", che raccoglie 1.065 iscritti, amministrato da Ezra Pound, Forza Nuova Pisa e dal coordinatore provinciale di Forza Nuova Ettore Profeti, dove se pur meno frequenti non mancano "suggerimenti" per risolvere la questione: "Bisognerebbe dare fuoco a quelli zingaracci di merda insieme a quel cazzo di sindaco Fontanelli!!!". 
Ma è in questo gruppo che maggiormente si discute sulle responsabilità e sulle motivazioni della scelta di costruire abitazioni per alcune delle famiglie rom di Pisa: "Colpa dell'amministrazione che privilegia questa categoria di persone". Un'affermazione che, se non si inserisse nel contesto di una tragica dimostrazione di ignoranza e razzismo, farebbe quasi sorridere alla luce degli sgomberi dei campi rom degli ultimi mesi.

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Di Fabrizio (del 07/05/2010 @ 09:00:11, in Italia, visitato 1204 volte)

Segnalazione di Franco Marchi ed Eleonora Casula

La Repubblica.it IL CASO Polemica per il modulo da compilare sulla Roma Tiburtina-Avezzano. I ferrovieri scrivono alla Carfagna Ma Trenitalia dichiara: quella carta mai usata di ELEONORA CAPELLI

ROMA - Segnalare e contare "eventuali passeggeri di etnia rom" che salgono e scendono dal treno alla fermata di Salone, tra Roma Tiburtina e Avezzano. La "selezione" è affidata a controllori e capotreni alle prese con un modulo prestampato di Trenitalia, secondo l'azienda però mai in pratica utilizzato, che non menziona passeggeri senza biglietto o molesti, ma semplicemente gli appartenenti all'etnia rom.
Un asterisco tra voci burocratiche, proprio sopra la casella "annotazioni", che ha scatenato la denuncia dei ferrovieri del sindacato autonomo Fast Ferrovie, che conta 3mila iscritti soprattutto tra i macchinisti. Con un piccolo giallo: Ferrovie dello Stato sostiene che il modulo non è mai stato impiegato, ma evidentemente ha circolato abbastanza per provocare la reazione di capotreni e addetti, scandalizzati dalla prospettiva di dover compilare quelle caselle.

Con una lettera indirizzata al ministro per le Pari Opportunità Mara Carfagna chiedono di correggere il modulo "dall'evidente intento discriminatorio". "La richiesta ai capotreni di indicare viaggiatori di etnia rom, meramente in quanto tali e senza alcun'altra motivazione, non può avere altra lettura che la discriminazione - scrive al ministro il segretario di Fast, Piero Serbassi - Noi crediamo che tutto ciò non possa essere tollerato. Per questo siamo a chiederle un intervento". Intervento che però, secondo Ferrovie dello Stato non è necessario, perché il modulo non è stato poi "attivato". "E comunque tutto quello che facciamo è per la sicurezza dei viaggiatori - spiegano dall'azienda - la fermata di Salone è nei pressi di un enorme campo nomadi, è stata chiusa nel 2002 per ragioni di sicurezza e riaperta solo dal primo aprile. La questione è molto seria, in passato ci sono state minacce ai viaggiatori, nessuno voleva più prendere il treno in quella stazione. La riapertura è stata concessa solo a patto di controlli molto rigidi sulla sicurezza, con tanto di telecamere. La questione di quell'area è nota a tutte le amministrazioni".

Gli addetti si pongono però anche problemi pratici. "Come fa il personale a stabilire che il cliente in questione sia inequivocabilmente di etnia rom? - chiede Serbassi nella lettera - il viaggiatore di etnia rom va segnalato anche se regolarmente in possesso di biglietto?". La questione finisce su un blog di ferrovieri che citano Bertolt Brecht: "Vennero a prendere gli zingari, e fui contento perché rubacchiavano. Quando presero me non c'era rimasto nessuno a protestare".

(06 maggio 2010)

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Di Sucar Drom (del 06/05/2010 @ 09:56:40, in blog, visitato 1546 volte)

Prignano sulla Secchia (MO), luogo della memoria (cronaca fotografica)
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Di Fabrizio (del 06/05/2010 @ 09:18:46, in Regole, visitato 1484 volte)

Proposta interessante, se significasse un riconoscimento e miglioramento degli insediamenti spontanei (ad esempio, basterebbe la raccolta della spazzatura da parte della nettezza urbana, che ora non viene effettuata). Purtroppo, secondo le indiscrezioni (il sito della Padania è offline da tempo) la soluzione proposta mi sembra che non impegni i comuni alla bonifica, ma ripete il vecchio errore degli sgomberi che, esperienza insegna, spostano solo il problema a poca distanza

La Lega dichiara guerra ai "campi discarica", con una proposta di legge a firma di Massimo Polledri ed Enrica Rivolta.

Presentata il 30 aprile 2008, la proposta di legge viene rilanciata con uno 'strillo' in prima pagina della Padania e chiede che siano previsti "precisi parametri igienico-sanitari" per tutti gli "accampamenti'.

Sottolineando l'intenzione di intervenire su uno dei maggiori "allarmi sociali" del nostro Paese, i due leghisti osservano che "non esiste attualmente una normativa a livello nazionale sulle popolazioni nomadi e sui problemi nascenti dagli insediamenti, talora temporanei, talora stabili, di queste popolazioni prevalentemente di etnia rom, tradizionalmente dedite al nomadismo".

La proposta di legge intende quindi "vincolare le regioni alla fissazione di precisi parametri igienico-sanitari cui devono conformarsi le aree di sosta attrezzate per i nomadi, affidando ai comuni, anche per il tramite dei competenti servizi delle aziende sanitarie locali, il compito di verificare il puntuale rispetto di tali requisiti. Al fine di rendere effettiva l'osservanza degli standard igienico-sanitari così previsti – viene aggiunto – si dispone espressamente la misura dello sgombero immediato dei campi nomadi che risultino non conformi ai requisiti imposti".

In tal modo, scrivono Polledri e Rivolta, "si ritiene di rispondere concretamente alle esigenze più volte segnalate dalle popolazioni residenti in numerose aree urbane in cui troppo spesso si registrano situazioni di degrado e allarme sociale dovute alle precarie condizioni igieniche e sanitarie in cui versano, purtroppo, molti dei campi nomadi ivi presenti".

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Di Fabrizio (del 05/05/2010 @ 16:28:36, in Kumpanija, visitato 1517 volte)

Segnalazione di Rosi Mangiacavallo

Repubblica.it Palermo - Il via all'alba con canti, balli e la tradizionale mangiata dell'agnello. "Per una volta anche questo spazio sembrerà migliore". Si celebra il passaggio all'estate: "Speriamo vengano tanti palermitani. Vogliamo far conoscere le nostre tradizioni e contrastare così i pregiudizi"
di CLAUDIA BRUNETTO

Si sveglieranno all'alba. Accenderanno fuochi davanti a ogni baracca. Raccoglieranno fiori e ramoscelli verdi. E tutti indosseranno abiti nuovi. Soprattutto i bambini. Domani, nel giorno della festa Herdelezi, la più importante per il popolo rom, il campo alle porte della Favorita sarà una fiera di musiche e danze e di cibi tradizionali fino a tarda sera.
Un'occasione per la comunità che vive in città da oltre venti anni di aprirsi alla città e di fare conoscere il cuore di una tradizione molto antica. "È un po' come la Pasqua cristiana - dice Alì, uno dei rappresentanti del campo - Si cuoce l'agnello all'aperto su grandi spiedi oppure in forno. E si mangia tutti insieme. La carne si accompagna a una focaccia. Al vino e alla birra. Non si inizia a mangiare se non c'è almeno un ospite attorno alla tavola. E noi speriamo di averne tanti di ospiti, altrimenti non è festa. Dopo il pranzo si canta e si balla per ore. Fino a che non si è stanchi".

Lo spirito è quello della condivisione di un momento di gioia, ma anche di puro divertimento. "Purtroppo - continua Alì - anche se viviamo a Palermo da anni siamo ancora vittime di banali pregiudizi e di luoghi comuni. Cerchiamo di affrancarci da questo stile di vita che ci obbliga a vivere di stenti reclusi al campo nomadi. Ma quando cerchiamo di alzare la testa sembra sempre che cerchino di bloccarci. Come la storia della casa assegnata a una famiglia rom. Molti di noi sono in regola. Anche per noi la casa è un diritto".
La festa comincia intorno alle due del mattino. Le quaranta baracche del campo saranno adornate con nastri e fiori. E gli oltre cento bambini, tutti con un paio di scarpe nuove ai piedi, gireranno il campo per mangiare dolci da amici e parenti. Così il giorno di Herdelezi, celebrazione in onore di San Giorgio che segna per il popolo rom il passaggio dalla primavera all'estate, unisce sia musulmani che gli ortodossi. Anche la moschea del campo sarà aperta per chi volesse dedicare un momento alla preghiera. "Cuciniamo fin dal giorno prima - dice Jeneni - L'agnello soprattutto. Lo prepariamo direttamente al campo e lo mangiamo tutti insieme. Questa festa è molto antica.

I nostri antenati la celebravano e noi la trasmettiamo ai nostri figli di generazione in generazione. È l'unico appuntamento fisso che abbiamo ogni anno. E anche se attorno a noi abbiamo cumuli di immondizia, manca l'acqua e spesso non sappiamo come andare avanti, non rinunciamo a questo giorno. Speriamo che i palermitani ci vengano a trovare. Molti hanno paura di entrare al campo. Ma noi invece siamo ospitali, ci piace condividere. È la nostra natura".
Le donne indosseranno il loro abito migliore, con monili lucenti e stole colorate. "Ci faremo belle - continua Jeneni - E vedremo il passaggio dalla notte al giorno. Per una volta anche questo spazio sembrerà migliore di quello che è in realtà".

(05 maggio 2010)

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