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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Fabrizio (del 24/09/2010 @ 09:34:28, in Italia, visitato 1287 volte)

Segnalazione di Marco Brazzoduro

"il manifesto", 17 settembre 2010 - Annamaria Rivera

Se almeno a sinistra si fosse capaci di fare esercizio di decentramento, forse si coglierebbero la gravità di ciò che accade in Europa e l'affinità con alcune delle tendenze che condussero alla catastrofe. E allora suonerebbe meno infondato l'allarme delle rare cassandre che da alcuni anni cercano di richiamare l'attenzione sul razzismo di massa che dilaga in Italia e in Europa e sulla temibile saldatura fra razzismo di Stato e razzismo popolare. Quando si prende di mira una minoranza (non una qualsiasi, ma i rom, cioè le vittime storiche, insieme agli ebrei, della discriminazione, della persecuzione e dello sterminio europei), attribuendole caratteri essenziali – che siano intesi come razziali, sociali o culturali è irrilevante - non si sa mai dove si va a finire. Quando si stigmatizza e si discrimina, si vessa e si perseguita quella minoranza negandole diritti umani fondamentali, in realtà mettendone in dubbio la stessa qualità umana, la strada è spianata per ogni genere di avventura autoritaria (per non dire totalitaria). Esemplare è il caso della patria dei Diritti dell'Uomo divenuta terreno delle scorrerie razziste di un mediocre presidente-sceriffo e dei suoi accoliti: ansiosi di sottrarre ai lepenisti lo scettro di difensori di legge-e-ordine, convinti di fronteggiare gli effetti sociali della crisi economica e la perdita di consenso con la frusta strategia del capro espiatorio, in ciò favoriti da chi a sinistra ha spianato loro la strada. Conviene ricordare che il primo disegno di legge "contro il velo islamico", in realtà contro i musulmani, fu presentato da un socialista; e che comunista è il presentatore della legge "contro il burqa", approvata dal parlamento francese pochi giorni fa. D'altra parte, nella sinistra italiana, non sono pochi/e coloro che vorrebbero "fare come la Francia", ignari/e, forse, di quanto veleno razzista ci sia nella coda di quelle leggi proibizioniste. Esse, in realtà, appartengono allo stesso ciclo che ha prodotto il grottesco dibattito sull'identità nazionale, in cui era implicito il disegno di fare "pulizia etnica", di liberare la nazione dalle impurità che la storia le ha lasciato in eredità. Pur di perseguirlo, Sarkozy e i suoi tradiscono la consueta compostezza francese, la lealtà formale verso le istituzioni europee, con uno stile grossolano da par loro, simili come sono ai governanti nostrani, con i quali anche in questa occasione hanno volentieri "giocato di sponda". Non ci sorprende troppo che a ripetere la volgare frase fatta "Se gli piacciono tanto – i 'negri', gli 'extracomunitari', gli 'zingari'- li accolga a casa sua" sia l'uomo della strada o il Beppe Grillo di turno (nel 2006 rivolse questo invito al ministro Ferrero; più tardi, con coerenza, definì i rom "una bomba a tempo"). Non è banale, invece, che la frase insultante sia indirizzata dal presidente della Repubblica di un importante paese europeo a una autorevole rappresentante delle istituzioni europee. Non è solo una caduta di stile; è il segno che il razzismo a tal punto è stato detabuizzato da divenire forma della politica, per citare Alberto Burgio. In Italia ciò è avvenuto da più lungo tempo, col concorso decisivo di quei "razzisti democratici" che, tra una strage di profughi albanesi e un consiglio di guerra sulla "piaga" dei rom, hanno costruito le tessere che altri hanno composto per farne, appunto, forma della politica. Questa forma non può produrre altro che barbarie. Ed è perciò che la condizione primaria per qualsiasi progetto di ricomposizione della sinistra, o solo di alleanza in difesa della democrazia, è che al primo punto vi siano l'impegno antirazzista e la difesa incondizionata dei diritti dei rom, dei migranti, dei profughi.

Commenti all'articolo:

• rossoverde, ma di che sinistra parli?? ma non lo vedi che ormai i poveri, i lavoratori, gli operai, sono quasi tutti di destra, perché la destra sta dalla loro parte?? non lo vedi che ormai quelli di sinistra sono solo ricchi e intellettuali che se lo possono permettere e che si vogliono sentire più buoni? la sinistra ha perso ogni contatto con la gente!!!!!!!!!!!!!! la sinistra invece di stare dalla parte del cittadino non fa che accusarlo di razzismo! il cittadino lo fa sentire un imputato! 17-09-2010 19:54 - bruno
• xPaolo. Nessun commento e' fuori luogo come il suo .L'articolo di Annamaria RIVERA , non e' delirante. In riferimento al commento, definito, esilerante, forse dovrebbe essere Lei piu' aperto con le opinioni altrui.FORSE e' offeso per il richiamo al razzismo che fu l'espressione piu' raccapriciante del nazismo e fascismo . FORSE non condivide la condanna storica del nazifascismo?A proposito dell'intelettualmente scorretto o fuori luogo, sono sempre da comparare con le politiche razziste di ogni tipo per chi conosce la storia ed e' un sincero democratico non trova certo il richiamo ai delitti nazisti :ne esileranti ne deliranti. 17-09-2010 19:11 - pasquino
• e chi glielo dà un lavoro a un rom? il rom fa da capro espiatorio per la crisi della società del lavoro. si comincia da lui poi si arriva a tutti gli improduttivi (incapaci, inferiori), in quanto sottouomini, fino all'ebreo, in quanto, invece, superuomo (speculatore parassita). l'articolo sbaglia in una cosa, nell'evocare il rischio di un totalitarismo. infatti, con la crisi chi lo finanzia il controllo statale totale sulla società? la dinamica è in realtà quella della decomposizione istituzionale e all'esclusione sociale secondo criteri liberalconcorrenziali ovvero socialdarwinisti. 17-09-2010 18:32 - lpz
• io non scomodo esempi storici della prima parte del 900, vorrei far notare anche a chi dice che i zingari sono ladri che i zingari non fanno furti in banca ma fanno piccoli furtarelli,mentre sarkozy è attualmente accusato di ben altri furti, cioè come al solito "i piccoli ladri sono impiccati dai grandi ladroni". inoltre chiederei a chi a scritto male dei rom nei loro commenti, se loro assumerebbero mai dei rom? è vero che i rom rubbano ma è anche vero che a causa del razzismo non hanno altra alternativa al furto. inoltre vorrei far notare che quella dei rom è una minoranza che non ha alcun riconoscimento, e nessuna tutela da parte dello stato italiano che non tutela la loro lingua o la loro cultura. per quanto riguarda l'articolo trovo che alcuni paralleli con gli islamici sono eccessivi non vorrei un domani ritrovarmi in un paese in mano a degli esaltati religiosi come quelli che danno fuoco alle scuole cattoliche in india. noi di sinistra dovremmo difendere il laicismo e non i religiosi che come possono ci danno a dosso avete mai chiesto a un mussulmano cosa penza di un ateo? non sono molto diversi dai cattolici che non vogliono che facciamo sesso, che ci vorrebbero trattenere in vita anche se ormai siamo spacciati senza parlare dell'omosessualità etc. 17-09-2010 18:28 - massi
• Io credo che l'unica,per quanto improbabilissima, possibilità che abbiamo,noi e loro,stia in un divenire Rom (chi ha orecchie per capire capisca) del mondo,vista l'inutilità di provvedimenti legislativi e altre amenità varie.Ogni altra ipotesi essendo solo patetica esibizione di volontarismo ingenuo. 17-09-2010 17:54 - Stefano
• scrivo alle 17.35: a questo momento ci sono 11 commenti su questa notizia, 2 sul diluvio in Pakistan e 2 sul taglio degli insegnati di sostegno. Mi sembra molto significativo. Interessano molto le chiacchere a vuoto sulla sorte dei Rom bulgari e romeni, che vengono "deportati" con un contributo di circa 300 euro a persona e fra 15 giorni saranno di nuovo in Francia, dove saranno di nuovo deportati con gettone di presenza e così via, almeno fino alle presidenziali francesi del 2012. La catastrofe biblica del Pakistan e i problemi dei disabili interessano molto meno: loro non vengono deportati come ai tempi di Vichy. Per coloro i quali volessero un'informazione esauriente sulla "deportazione" dei Rom, consiglio di leggere Le Canard Enchainè delle ultime settimane, che riporta il problema alla sua reale dimensione. dario gasparini 17-09-2010 17:43 - dario gasparini
• Deliranti se non esilaranti l'articolo e certi commenti. Niente di più logicamenete e intellettualmente scorretto dell'atteggiamento di chi agita il nazismo per la questione dei Rom in Francia. Nazismo a parte, accusa che non serve confutare perché evidentemente fuori luogo, concordo anche con chi tra i lettori ha detto che non si tratta di razzismo, ma tutela di una legalità e di uguaglianza di doveri oltre che di diritti. tanto per rispondere a chi parla di questi ultimi, i diritti sono inalienabili e i Rom NON possono scegliere di non educare i figli (diritto all'eduzaciopne), di NON lavorare (diritto al lavoro) , di NON vivere in condizioni insalubri e disgustose (diritto alla salute) cosi come NON possono ledere continuamente i diritti altrui dedicandosi allo sfruttamento, al furto e altro. Il puntop semmai è che se tra 15000 Rom ce ne sono 150 che non vivono in contrasto alle norme, leggi e usi della società in cui si trovano, purtroppo vengono messi nello stesso calderone degli altri 14850... Ma come proliferano in Italia le associazioni e movimenti antimafia per cui anche se non obietterei a vedere espellere dalla Germania i 2000 e più mafiosi li rifugiati non mi piace che tutti gli italiani siano accomunati ai mafiosi, perché non ci sono movimenti di Rom che denunciano e si distanziano APERTAMENTE da comportamenti illegali? Non sarà che la società Rom non è nemmeno così democratica?
Quanto all legge sul velo, siamo alla follia : adesso la legge sarebbe CONTRO le donne islamiche... patetico, sentire certi commenti da chi si è riempito la bocca delle parole delle lotte per l'emancipazione della donna! Quante donne musulmane vogliono portare il velo ma non potranno, in rapporto a quante NON volevano portarlo ed erano costrette?? Siamo seri, le leggi hanno sempre un carattere di generalità. Lenin avrà anche voluto 'educare' i musulmani, ma non è che allora era un 'esportare di civiltà' ante litteram? Aho, come diciamo a Roma, ma che le cose si vedono sempre in solo senso? E come pensava di proteggere le donne dalle imposizioni dei loro uomini, nell'attesa che questi capissero e si illuminassero? E poi, è giusto voler cambiare laa cultura di qualcuno o forse meglio lasciare le idee libere sotto però una legge da rispettare?
Oltretutto è nuovamente una operazione di inganno intellettuale dire che una legge che ha pienamente giustificata applicazione su un vasto campo di situazioni (la copertura del viso in luogo pubblico) per il solo fatto che una sottocategoria di casi ricada nel suo campo (il velo islamico) sia ad hoc intesa per questa categoria più ristretta. Avrei preferito contrapporre argomentazioni almeno più serie, tipo : come si farà quando nel Nord della Francia in un inverno freddo e temepestoso migliaia di persone porteranno le loro sciarpe e passamanontagna per proteggersi dal freddo? (questa battuta è mia e i militanti pro-velo non potranno usarla...pena fare la figura di persona di scarsa immaginazione). Tra i film che invito a vedere c'è 'La Crise' , film francese di qualche anno fa (il dialogo tra il parlamentare socialista e l'abitante di Saint Denis). 17-09-2010 17:18 - Paolo
• Purtroppo che i rom siano sovente dediti a furti e crimini vari non é un luogo comune (lo é quello che rapiscono i bambini) e neppure é un luogo comune quello che la loro cultura sia ormai incompatibile con la vita civile. Bisogna evitare le deportazioni, questo é ovvio, ma occorre imporre loro di osservare le regole e cercare lavori onesti, altrimenti il loro rimpatruio mi sembra inevitabile. Quanto al burqa va vietato senza esitare: rappresenta una barbarie che nulla ha a che fare peraltro con il Corano, che prescrive soltanto la copertura del capo. Essere di sinistra non significa ad ogni costo giustificare "culture" che sono soltanto ignobili barbarie di persone violente ed oscurantiste. 17-09-2010 17:06 - roberto
• ok. dovrei essere di sinistra (non oso scomodare il termine comunista) e quindi a priori condanno quello che sta avvenedo in Francia contro i Rom (ed è avvenuto qui da noi a Roma, a Milano ecc.) e le dichiarazioni dei rappresentanti dei partiti che governano l'italia.
Vorrei però sapere come possiamo fare noi di sinistra a dimostrare ai milioni di italiani che li considerano il male assoluto, che invece sono persone da rispettare e che dovremmo impegnarci per la loro integrazione.
Come faccio a sostenere che dovrebbero essere costruiti per loro luoghi di accoglienza civili, che dovrebbero essere ipossibile per loro trovare lavori normali, che i loro figli dovrebbero avere una scolarizzazione, quando per via della crisi viene tagliato il walfare, c'è un tasso di disocupazione altissimo (credo ben oltre l'8,5% dichiarato), la nostra scuola publica cade a pezzi.
Potete informarmi se l'europa mette a disposizioni per ogno governo fondi per aiutare i popoli migranti.?
C'è una statistica che può contradire il luogo comune che i furti vengono conpiuti in gran parte dai Rom, e a seguire dagli altri immigrati ?
Scusandomi per la confusione, chiederei che qualcuno del giornale rispondesse a questi miei dubbi (avete la mia mail).
Grazie e ciao
Lodovico 17-09-2010 16:13 - lodovico
• Ma perchè si insiste a dire che quelli di sinistra tollerano tutto accettano tutto.. Quelli di sinistra non tollerano i ladri e gli sfruttatori di bambini e della prostituzione. Quelli di sinistra Pariolina li accettano, quelli che mangiano in barca e vestono Prada li tollerano. Quelli di sinistra VERA che vivono nelle periferie e li conoscono molto bene, non tollerano certe schifezze. E per fortuna sono la maggioranza delle persone di sinistra. 17-09-2010 16:04 - rossoverde
• mariani maurizio e tutti coloro che approvano l'articolo ci dovrebbe dire se secondo loro è logico tollerare persone che si rifiutano di lavorare x mantenersi. che insegnano ai loro figli a chiedere l'elemosina anzichè andare a scuola o lavorare. il punto è semplice: non prevedono di mantenersi da soli. ovvero: ci sono delle persone, tipicamente i rom, che partono pensando che x tutta la vita li dovranno mantenere gli altri. gradirei che qualcuno mi spiegasse che c'entra questo col razzismo. il punto è: se vuoi vivere qui, mi devi spiegare che fai x mantenerti e che conti di far fare ai tuoi figli. mi sembra semplice. a sinistra non sapete fare altro che accusare tutti di razzismo insensatamente e ignorare i problemi. i razzisti sono i musulmani, mille volte più di chiunque altro. ma voi non sapete fare altro che concedere di tutto agli altri ed accusare gli italiani di razzismo anche quando non c'entra NULLA. altro che operai: tra un pò a sinistra non ci votano più neanche gli spazzini. 17-09-2010 15:25 - bruno
• Nom credo di essere razzista se pongo una questione di civilta' nei confronti dei rom come popolo itinerante e appartenente ai zingari dell' est Europa. Credo che il loro modo di concepire la societa' non e' per nulla eguale alla popolazione, europea ed e' per questo che sono ritenuti non conformi al nostro modo di vivere e lavorare. Non possono fare quello che gli garba ma debbono sottostare alle leggi del paese che gli ospita. Perche 'questo popolo sara' eternamente OSPITE di qualche territorio europeo.Ma e' un popolo che ha i suoi diritti ma anche i doveri . Che li rispetti!!!!! In ogni paese europeo si costruiscano dei campi "Attrezzati" ma non si puo',permettere accampamenti abusivi. Noi europei abbiamo subito il nazifascismo, con i campi di sterminio che oltre,ai sei milioni di ebrei , e a centinaia di migliaia di antifascisti ;comunisti , socialisti e democratici, ci furono anche gli zingari, finiti nelle camere a gas. Ho citato il massacro degli innocenti vittime dei nazifascisti per ricordare come il razzismo, possa essere crudele nei confronti dei <>, che un olocausto cosi feroce nella storia dell'umanita' non vi e' traccia. Questo e' un monito a tutti quei governi che vorrebbero risolvere la <>e immigrazione extra comunitaria con l'espulsione di massa che poi si tradurrebbe con la cacciata di persone, che cercano in Europa una vita migliore. Credo che la migliore soluzione sia regolamentare questi flussi con leggi che tutti i migranti debbono rispettare assieme ai governi dei paesi ospitanti. 17-09-2010 15:01 - pasquino
• Vorrei suggerire la visione di un film bellisssimo di Dziga Vertov: Kino Eye / Three Songs About Lenin (non conosco il titolo italiano ammesso che ci sia).
Il Film e' del 1924 e la rivoluzione era fresca. Si narra, tra l'altro, del tentativo di elevare il livello culturale delle donne mussulmane in una regione del Turkistan. Nessuna proibizione, solo letture e cultura. Ma, si sa, Lenin era un barbaro e amava veder morire i bambini.
Vorrei aggiungere che i reati, da chiunque commessi, zingari o meno, debbono/dovrebbero essere puniti in accordo con la legge senza giustificazioni, me le deportazioni sono un'altra cosa e certamente non appartengono al concetto di civilta'. 17-09-2010 14:24 - Murmillus
• "Quando si prende di mira una minoranza attribuendole caratteri essenziali - che siano intesi come razziali, sociali o culturali è irrilevante- non si sa mai dove si va a finire."
Invece sì. 17-09-2010 13:50 - Eduard Khil
• Sicuramente è il miglior articolo che ho letto su questa vicenda. L'analisi della situazione è perfetta e descrive un dato di fatto. Non voglio dare dei giudizi su Sarkozy solo per paura che il commento non mi venga pubblicato. Spero soltanto che l'ONU, che rappresenta il diritto internazionale, intervenga con più forza su questa sporca vicenda. L'emarginazione dei rom è un problema politico che riguarda tutti gli stati membri, ma le dichiarazioni di Sarkozy sul "teneteli voi" mi hanno veramente scioccato. Credo che il governo francese, così come quello italiano, rappresentano in maniera inequivocabile il loro elettorato. La crisi economica ha generato una fobia razzista secondo la quale è lo straniero che toglie lavoro e fa pagare più tasse. Le persone intelligenti sanno che non è così, e sanno perfettamente di chi è la colpa. Non esiste più una politica economica di sviluppo, ed è questa la ragione della crisi economica. Sia in Francia sia in Italia, la sinistra non riesce a rialzarsi dopo la caduta del muro di Berlino. Da quando cioè non c'è più quella legittimazione esterna che le veniva data dall'U.R.S.S. Senza soldi non si fa politica, e la sinistra non ha più casse, mentre invece i conservatori prendono mucchi di soldi dai capitalisti. La classe dei lavoratori è senza una rappresentanza forte ormai da diversi anni, e questi sono i risultati. 17-09-2010 13:43 - Marx
• La Francia razzista.
La Padania in mano a un pazzo che parla di orrori del passato.
Un Berlusconi che plaude a tante canaglie e ne prende le difese come se fosse lui l'ispiratore di questa nuova stagione di nazzismo.
Nessuno che ha orrore di se stesso.Facce di gente che si sente brava e anche cristiana.
Facce di persone che non hanno mai guardato dentro di loro.
Scommetto che se si fermassero a guardarsi avrebbero un sussulto che li farebbe apparire come l'omino del dipinto di Munch.Il giorno che quel cornuto del nano francese si vedrà com'è veramente,penso che si impiccherà a un trave della Torre.
Il nazzismo è stato fatto da gente così. Hitler ha potuto prosperare, perche vi erano persone come i nostri nanetti che gli battevano le mani e lo salutavano come un DUCE.
L'orrore sta tornando e attacca come una peste.Ieri i mussulmani e le loro donne,oggi i zingari e i stranieri poveri,domani gli ebrei. Anche se oggi sono amati e rispettati perche hanno un mare di soldi.
Gli ebrei quando si afferma il nazzismo, diventano rapidamente i primi obbiettivi del popolo.
Già si sentono, per le strade di Roma,i bisbigli d'avanti le lussuose bottece degli ebrei.Un chiacchiericcio in sordina,che però diventa sempre più udibile e più forte.
Il nazzismo non si fermerà ai soli zingari,vedrete...! 17-09-2010 13:41 - mariani maurizio
• anche noi dobbiamo cambiare le nostre parole d'ordine però.
parlare di difesa dei diritti per i rom non ha senso, visto che in pratica non ne hanno affatto!
stessa cosa per gli immigrati, sono completamente vessati dalla nostra legislazione.
Più che difendere-resistere qui ci sarebbe da costruire 17-09-2010 12:42 - uitko
• ho 44 anni per cui certe fasi drammatiche della storia non le ho vissute di persona ma ho una frase che mia nonna/partigiana mi diceva" stai attento perchè il morbo del nazi\fascismo non è morto è solo nascosto in attesa del momento fertile per esplodere con forme diverse ma non meno drammatiche,e di questo te ne accoegerai quando cominceranno a colpire rom omossessuali ed ebrei,prima in forme soft per far si che la gente assorbisca bene la cosa per poi esplodere con violenza. per cui stai sempre all'erta" domanda: siamo a questo punto? 17-09-2010 12:18 - mauro
• Sul burqua sarei un tantino meno tollerante,ma solo per far capire ad un cittadino mussulmano che coprire il volto di una donna è contro ogni logica anche religiosa.Del resto rimango inorridito al pensiero che una guerra mondiale potrebbe essere scatenata dalle stesse motivazioni del medioevo.Rimangono irrisolti (e certamente questo stallo fa comodo alle lobby dei produttori di armi)il conflitto palestinese,afgano,ma ci sono guerre dimenticate come quella somala che avvolge nel manto nero altri popoli del centroafrica.Sulle radici della xenofobia nostrana credo che ci siano indubbie reminescenze ideologiche fasciste,che mai come oggi stanno trovando nuova linfa nelle farneticanti dichiarazioni di politici leghisti. L'anacronistica pretesa di costoro consiste,da quel che sembra emergere,di omologarsi ad una sorta di svizzera trasformando il Nord in 3 o 4 cantoni marcare i confini che frammentano la penisola.In sintesi per questi deficitari militanti significa resettare 200 anni di stori,migliaia di ragazzi morti per realizzare il sogno di una nazione unita più gli 800.000 militari ,giovanissimi,dilaniati dalle mitraglie austriache.Si preferisce abbandonare il povero piuttosto che fare un analisi seria che metta in evidenza le propie contraddizoni,il cosidetto federalismo di Bossi e compagnia consiste in questo,far resuscitare i fantasmi del nazifascismo,laddove non c'è riuscito valerio borghese,licio gelli e tutta la P2 sta per diventae l'obiettivo per il criminale sodalizio leghista . 17-09-2010 12:04 - gennaro -avellino-

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Di Fabrizio (del 24/09/2010 @ 09:13:52, in Europa, visitato 1703 volte)

Da Baltic_Roma (in Mahalla, di Russia si è scritto soprattutto a proposito di sgomberi forzati e violenze poliziesche. Ecco un'altra versione dei fatti)

RIA NOVOSTI

16/09/2010 - La cultura romanì, con tutte le sue pratiche controverse come le predizioni e il furto dei cavalli, è stata parte del panorama multiculturale della Russia per diversi secoli, e l'atteggiamento verso i Rom in questo paese è rimasto tollerante, se non amichevole, sin dall'inizio.

L'attuale deportazione francese degli immigrati rom può essere salutato come una misura sensata da Italia, Danimarca, Belgio, Svezia, Paesi Bassi e altre nazioni europee che stanno per seguire, ma per i Russi questa idea sfida ogni logica.

La comunità rom russa ora è di circa 200.000 secondo le stime ufficiali, mentre i suoi membri si contano in mezzo milione. Eppure la comunità non si è mai sentita aliena o paria in questo paese, dove i Rom iniziarono ad insediarsi circa 300 anni fa. I primi gruppi romanì arrivarono in Russia dalla Polonia, ed a loro venne quasi immediatamente concessa la cittadinanza russa, Molti di loro si sono convertiti al cristianesimo ortodosso, la religione predominante nel paese. Un decreto del Senato nel 1733 permetteva agli immigrati rom di risiedere qui ed impegnarsi nelle occupazioni tradizionali come il commercio di cavalli. Secondo questo decreto, potevano unire le loro proprietà e nel XIX secolo si potevano trovare Rom tra gli intrattenitori, i mercanti, i borghesi e i contadini.

Nel XX secolo, un'era di cambiamenti radicali in Russia, vennero fatti ripetuti tentativi di acculturare i Rom russi, molti dei quali continuarono a mantenere il loro tradizionale stile di vita nomade. Per esempio, durante la campagna bolscevica di collettivizzare l'agricoltura in Russia, vennero messi fuorilegge i tradizionali mercati di cavalli, deprivando i Rom che li vendevano rubati o meno, della loro principale fonte di sostentamento. Le autorità sovietiche tentarono anche di stabilire le comunità rom in residenze permanenti. Ma molti dei suoi membri scelsero di stabilirsi volontariamente dopo la II guerra mondiale. Tra di loro di gran lunga le attività più popolari erano legate all'agricoltura e all'artigianato.

Durante la II guerra mondiale, i Romanì sovietici combatterono contro i sovietici sia con l'esercito regolare che con le unità partigiane. Nei territori occupate, furono braccati come bersaglio della campagna di genocidio nazista. Molti Rom in Russia sopravvissero grazie alla solidarietà dei Russi che li avvertivano dei pericoli e offrivano a loro un posto dove nascondersi.

Il 5 ottobre 1956, il parlamento sovietico emanò un decreto volto ad obbligare tutti i Rom "vagabondi" ad abbandonare il loro stile di vita nomade ed accettare i lavori comuni. Questa legge piuttosto rigida venne mitigata da alcuni incentivi economici, come casa e terreni gratuiti.

Per quanto riguarda l'identità culturale dei Rom, non è mai stata violata in questo paese. Il moscovita Teatro Romen, che presenta danze e canzoni rom tradizionali, ha ottenuto popolarità e consensi generali tra persone di tutte le etnie. Anche registi russi hanno aiutato a promuovere la cultura romanì. La serie televisiva "Tsygan" diretta nel 1979 da Alexander Blank con popolari attori sovietici, e una precedente produzione di  Emil Lotjanu, "Anche gli zingari vanno in cielo" ("Tabor ukhodit v nebo") hanno entrambe riscosso un successo immediato presso il pubblico sovietico.

L'interesse russo nell'arte romanì ha una lunga storia, precedente all'era sovietica. Molti aristocratici locali e membri della borghesia avevano una forte passione per le danze e le canzoni zingare. Paradossalmente, le canzoni liriche degli zingari di Russia erano comunemente viste nell'Europa del XX secolo come una forma originale dell'arte russa, e l'intensità emozionale di queste canzoni era intesa come una manifestazione dell'anima russa profonda.

Durante il boom commerciale russo degli anni '90, molti Rom iniziarono a viaggiare all'estero procurandosi beni da rivendere con profitto in patria. Altre tradizionali occupazioni romanì rivissero in quel periodo. Famiglie allargate ricorsero al furto e alla truffa. Qualcuno finì coinvolto nel crimine organizzato, incluso il traffico di droga, omicidi su ordinazione e schemi immobiliari fraudolenti. Nel sottobosco criminale, ogni gruppo tribale romanì ha la sua specializzazione.

La predizione della fortuna, occupazione romanì tradizionale, divenne la più comune forma di sostentamento dei Rom di Russia nel periodo post sovietico. Hanno anche cercato di immettersi in nuovi business, in particolare il traffico di droga, con discreto successo. Secondo l'osservatorio anti-narcotici di san Pietroburgo, sono stati i Tagichi ad occuparsi del commercio all'ingrosso di eroina nella seconda città più grande di Russia, mentre i Rom sono stati coinvolti nella distribuzione, assieme alla comunità azera. La mafia rom, con la sua tradizione di mutua responsabilità, è riuscita a costruire un'estesa rete di traffico di droga, la cui estrema segretezza rende difficile da individuare.

Atti sfacciati, fuorilegge o legali, sono abbastanza tipici dei Rom russi. La sfida, dopo tutto, è un loro importante tratto culturale. Naturalmente, molti in Russia sono sorpresi di vedere i Rom in Francia acquiescenti ad essere deportati. Il compenso monetario offerto dalle autorità francesi (300 euro per ogni adulto e 100 euro per bambino) può essere parte della ragione dietro al loro esodo ordinato, ma non spiega tutto.

RIA Novosti commentator Olga Sobolevskaya - Le opinioni espresse in questo articolo sono dell'autore e non necessariamente rappresentano quelle di RIA Novosti.

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Di Fabrizio (del 23/09/2010 @ 09:35:08, in lavoro, visitato 1231 volte)

Segnalazione di Alberto Maria Melis

Petizione in favore di Cirque Tzigane Romanes: http://www.petitions24.net/cirqueromanes

COMITATO DI SOSTEGNO al  CIRQUE TZIGANE ROMANES

Il circo famigliare zigano ROMANES a Parigi, è oggi parte del paesaggio artistico europeo.

"Noi zigani, siamo accusati di tutto e soprattutto di mandare i nostri bambini a mendicare e rubare, occorrerebbe una buona volta per tutte sapere cosa si vuole: chiedo ai parlamentari francesi di non gettare i miei bambini per strada e permettere loro di apprendere e di esercitare il mestiere che hanno scelto" Alexandre ROMANES

Al fine di permettere al Cirque ROMANES di continuare la sua attività, noi membri di questo collettivo chiediamo alle autorità francesi:

  • di ridare ai musicisti rumeni del Cirque ROMANES i permessi di lavoro che sono stati loro ingiustamente ritirati
  • di autorizzare il Cirque ROMANES ad impiegare gli artisti rumeni e bulgari con cui lavorano da anni
  • di chiedere al Pubblico Ministero di abbandonare le accuse contro il Circo ed i suoi dirigenti, per la partecipazione dei loro figli allo spettacolo
  • di proporre ai parlamentari francesi di avere la gentilezza di non proibire ai bambini del Circo di esercitare il più presto possibile uno dei rari mestieri ancora apprezzati dalla gioventù
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Di Fabrizio (del 23/09/2010 @ 09:03:23, in Kumpanija, visitato 2243 volte)

Un gradito ritorno!

Giovedì 30 settembre alle ore 21.00

L'Associazione La Conta in collaborazione con Mahalla - Rom e Sinti in tutto il mondo, organizza un incontro con

Paul Polansky

Presso il Circolo ARCI Martiri di Turro - Via Rovetta 14 a Milano, ingresso gratuito con tessera Arci

Paul Polansky è nato a Mason City, Iowa, nel 1942. Poeta, fotografo, antropologo, operatore culturale e sociale, è diventato negli anni un personaggio importantissimo per il suo impegno a favore delle popolazioni Rom. Le sue poesie descrivono le atrocità commesse da cechi, slovacchi, albanesi ed altri contro quelle popolazioni. Ha anche svolto studi accurati sui campi di concentramento nazisti, in particolare quello ceco di Lety, nei quali venivano trucidate, insieme a quelle ebraiche, intere comunità Rom. E' stato il primo a presentare al mondo il dramma dei rifugiati del Kosovo, lasciati morire nei campi di accoglienza avvelenati dal piombo. Ha pubblicato diversi libri, realizzato esposizioni fotografiche e film video.

ALLA FINE

"Alla fine,
tutti
scapperanno dal
Kosovo", mi
disse la zingara
chiromante.

"Anche Dio"

Poesia di Paul Polansky innalzata sui cartelli di una manifestazione di Rom del Kosovo in Germania

L'appuntamento su Facebook

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Di Fabrizio (del 22/09/2010 @ 09:52:55, in Italia, visitato 1318 volte)

La Nuova Sardegna

"Se torniamo in Bosnia ci uccideranno"
Preoccupazione tra le cinquanta famiglie che vivono in Riviera. Le prime arrivarono 35 anni fa, ora temono lo sgombero: "Berlusconi non può condannarci a morte"
di Nadia Cossu

ALGHERO
. Porta di corsa il giornale al marito: "Vedi? C'è scritto che Berlusconi è d'accordo con Sarkozy". I rom di Alghero hanno paura. Anzi: sono terrorizzati. "Se ci rimanderanno in Bosnia verremo ammazzati dai nostri stessi conterranei". Lo smantellamento dei campi irregolari annunciato dal governo francese preoccupa molto Jadranca e i suoi figli. Si sono già riuniti, hanno parlato tutti assieme, ieri, non appena in tv hanno sentito la notizia.

"Viviamo qui ad Alghero da 35 anni, siamo cittadini italiani e se anche noi, come i francesi, venissimo rimpatriati sarebbe una condanna a morte". Jadranca Sulemanovic, 45 anni, e suo figlio Davide, di 27, lo dicono chiaramente: "In Bosnia Erzegovina c'è molto razzismo, saremmo considerati come quelli che tornano dopo esser fuggiti quando il paese era in guerra. Ci farebbero fuori".

Ecco perché, comprensibilmente, l'angoscia cresce. Temono che il presidente Berlusconi si allinei alla politica del collega dell'Eliseo. E che il giro di vite contro rom e nomadi avviato in Francia, prima o poi arrivi anche in Italia. "Sarebbe un'assurdità, non possono farci questo. Ci tratterebbero come profughi".

Cinquanta famiglie, moltissimi bambini nel campo dell'Arenosu, a pochi chilometri da Fertilia. La diffidenza iniziale verso chi entra nel campo e si avvicina alle loro case svanisce quasi subito: "I nostri figli parlano italiano, non sanno una parola di slavo. Abbiamo la pediatra qui ad Alghero che segue i bambini da sempre, qualcuno ci aiuta tanto, altri ci considerano ladri e ci tengono a distanza ma tutto sommato stiamo bene qui". Davide ha avuto il quarto figlio tre giorni fa e il suo desiderio in questo momento è uno soltanto: "Trovare un lavoro". Si è rivolto al Comune ma per il momento è disoccupato. Ormai la Riviera del Corallo è casa loro e non vogliono andare via. "Quando arrivammo qui ad Alghero 35 anni fa - racconta Jadranca - eravamo tre famiglie, poi siamo cresciuti giorno dopo giorno e oggi in questo campo siamo una cinquantina di nuclei".

Lei, 45 anni, è fiera quando sottolinea: "I miei figli sono nati in Italia e sono italiani". Nove in tutto, distribuiti tra Cagliari, Olbia e Alghero. L'attaccamento alla Sardegna è forte e la sola idea di dover fare i bagagli su decisione del governo nazionale fa venir loro i brividi. "Mi può leggere a voce alta l'articolo del giornale?" chiede a un certo punto preoccupata la donna. Ha problemi di vista e tanta voglia di sapere. Quel passaggio in cui c'è scritto che il premier Silvio Berlusconi si è schierato con i francesi dicendo che l'Europa deve occuparsi subito della "questione rom", cattura l'attenzione. Porta il giornale al marito, seduto su una sedia, un po' defilato rispetto al resto della famiglia. Perché anche lui legga e si renda conto che le preoccupazioni delle donne non sono campate in aria. "È vero che ci sono molti nomadi che rubano, delinquenti. Ma non siamo tutti così e non è giusto che mandino via anche le persone oneste e ben integrate".

I piccoli vanno tutti a scuola o all'asilo. Una delle bambine gira per il campo con lo zainetto sulle spalle. "Non se lo toglie mai", dice la mamma con il sorriso. Alla sua età altri bambini stringerebbero tra le braccia le bambole. Lei no: ad accompagnarla nelle corse tra le macchine e le casupole del campo è solo una borsa con le penne e i quaderni dentro. "Oggi era il suo primo giorno di scuola e da stamattina non ha lasciato lo zainetto un solo istante".

Cosa direbbero al presidente Berlusconi? C'è un po' di pudore nel rispondere. Ai rom il premier sta simpatico. "Speriamo solo che non faccia come Sarkozy - azzarda alla fine Davide - Per noi sarebbe la rovina tornare in Bosnia". Poi non manca l'appello al comune di Alghero: "Quando ci daranno una nuova area? Avevano promesso uno spazio più decente e invece ci troviamo ancora in questa situazione". Di inaccettabile degrado.

(18 settembre 2010)

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Di Fabrizio (del 22/09/2010 @ 09:36:40, in blog, visitato 1058 volte)

Ricevo e porto a conoscenza

Cari amici,
dopo due anni di onorato servizio, Reterom cambia veste e diventa wiki.

L'eredità di Reterom d'ora in poi sarà raccolta da Wikirom.org per dare vita ad un network aperto e partecipato su quanto accade dentro e fuori dal mondo Rom e Sinto.

Lo scopo del progetto Wikirom è quello di raccogliere e diffondere le informazioni, le idee e le questioni di quanti appartengono, lavorano o vorrebbero conoscere l'universo di Rom e Sinti.
Il tutto con una metodologia ed una filosofia wiki, ossia aperta a chiunque voglia partecipare.

  • Promuovere eventi e iniziative
  • Segnalare notizie e video
  • Proporre idee e discussioni

Da oggi chiunque potrà pubblicare testi, video e contenuti sulle pagine di Wikirom:

Vuoi partecipare al network di Wikirom?
Entra sul sito, alla pagina "Partecipa a Wikirom", e scegli come partecipare.

Per qualsiasi richiesta o commento, scrivici all'indirizzo wikirom.info@gmail.com

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Di Fabrizio (del 21/09/2010 @ 09:25:49, in Regole, visitato 1297 volte)

venerdì 17 settembre 2010 14:59

MILANO (Reuters) - E' stata rinviata al 5 novembre al Tribunale Civile di Milano l'udienza davanti ai giudici civili sul censimento nomadi del 2008, che potrebbe sfociare in un caso da sottoporre all'esame della Corte di Giustizia Ue del Lussemburgo, per violazione della normativa europea sulla discriminazione etnica.

Lo hanno riferito fonti legali.

Oggi è stato sentito dal giudice un teste, Andrea Ansaldi, che fa parte del Centro europeo per i diritti dei Rom, il quale ha spiegato le modalità con cui sono stati effettuati i censimenti a Milano nel 2008.

Era presente anche il professor Valerio Onida, per l'Ong americana Open Society Justice Initiative, il quale poi ha spiegato al termine dell'udienza che il 5 novembre ci sarà la discussione della causa e, se il giudice lo riterrà opportuno, potrà investire la Corte europea del Lussemburgo per valutare se sia stato violato il principio antidiscriminatorio.

Anche l'Italia potrebbe dunque dover riferire alla Corte europea circa le sue politiche riguardanti i Rom.

Dopo le dichiarazioni dei giorni scorsi del Commissario ai diritti umani Viviane Reding, che preannunciano l'apertura di una procedura d'infrazione contro la Francia sulle espulsioni di Rom rumeni, la violazione delle norme comunitarie in materia di non discriminazione e protezione dei dati personali sarà dunque invocata dai ricorrenti riguardo al censimento nomadi voluto da ministro dell'Interno Roberto Maroni.

Nella loro richiesta di verifica della conformità dei decreti emergenza nomadi del 2008 con il diritto europeo, gli 11 ricorrenti Rom coinvolti nel processo Omerovic, tra cui Mujo Omerovic, un sopravvissuto all'Olocausto e l'artista rom-milanese Dijana Pavlovic, sono sostenuti dall'Associazione Studi Giuridici sull'Immigrazione, dal Naga e dalla ong americana Open Society Justice Initiative.

Dieci su 11 dei ricorrenti del caso Omerovic sono residenti del campo Rom autorizzato di Triboniano, recentemente minacciato di chiusura dalle autorità milanesi perché occupa un'area destinata alla Expo 2015.

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Di Fabrizio (del 21/09/2010 @ 08:57:30, in Europa, visitato 1984 volte)

by Paul Polansky

[continua]

Mercy Corps

(immagine da oregonlive.com) Il nuovo quartier generale di Mercy Corps a Portland, Oregon, USA. Non ci sono stati ritardi nel costruire il loro quartier generale.

IL PREMIO PROCRASTINAZIONE: disonora quella OnG di Portland, Oregon, premiata con un contratto di 2,4 milioni di $ nel settembre 2008 per costruire 50 case per le famiglie dei campi zingari e fornire loro cure mediche contro l'avvelenamento da piombo. Ad oggi (17 mesi dopo) Mercy Corps non ha posto ancora un mattone né ha curato nessuna persona, nei termini del loro contratto USAID.

Ci si meraviglia di quanto denaro vada perso. Immediatamente dopo aver ottenuto il loro contratto da USAID, Mercy Corps stabilì un ufficio ed uno staff a tempo pieno, ma non fece niente per gli alloggi e per curare gli zingari dei campi. Naturalmente, Mercy Corps da la colpa alle vittime. L'ultima scusa che ho sentito dall'ufficio di Mercy Corps è stata: "E' difficile lavorare con gli zingari." Ma è ovvio che Mercy Corps non sta correndo per salvare questi esseri umani.

Ho vissuto e lavorato con zingari per quindici anni. Se vuoi fare progetti per i Rom e gli Askali, aiuta conoscere la loro cultura e mentalità. Il Consiglio Rifugiati Danese (DRC ndr) ha lavorato con questi zingari dei campi dal 1999 e ognuno ha potuto imparare dall'altro. Il legame tra loro è stato il migliore che abbia mai visto nei miei dieci anni in Kosovo. Quindi, perché è stata Mercy Corps che non aveva mai lavorato con gli zingari del Kosovo ad aver ottenuto il contratto, e non DRC che pure aveva fatto un'offerta per il progetto?

Naturalmente, non molte OnG e meno di tutte Mercy Corps stanno correndo per salvare questi Rom e Askali che l'ONU ha messo su terreni contaminati circa undici anni fa. Quindi, dov'è la "misericordia" in Mercy Corps (mercy  in inglese significa misericordia ndr). Perché non stanno cercando di essere fedeli al loro nome?

Forse non è solo l'anima umanitaria che fa loro difetto. Forse i loro direttori e staff stanno anche perdendo ingegno e senso comune. Oltre un anno dopo aver ricevuto il loro contratto per costruire 50 case, MC decise di testare il suolo per vedere se potevano costruirci sopra o se anche quello era contaminato. La maggior parte degli architetti controlla il terreno prima di stendere il progetto. Mercy Corps fa sempre le cose col culo? O solo quando si tratta di salvare degli zingari?

A settembre dell'anno scorso visitai gli uffici di Mercy Corps a Mitrovica sud, in quanto ero parte della squadra OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità). OMS aveva recentemente rilasciato un comunicato stampa dove nuovamente chiedeva "l'immediata evacuazione [dei campi] appena fossero stati organizzati i piani di rilocazione".

Il capo regionale dell'OMS chiese al capo di Mercy Corps in Kosovo perché non avevano iniziato le costruzione? E quale fosse il piano medico che dicevano di avere nel progetto?

Anche se si suppone che tutti i progetti USAID sostenuti dai dollari dei contribuenti americani siano trasparenti, Mercy Corps ritiene che ogni cosa nel loro progetto USAID sia un segreto di stato. Cominciare a costruire? Forse a ottobre (intanto siamo già a febbraio e niente è iniziato). Soluzione medica? Sarà rivelata in futuro. Quando? In futuro. Gli zingari dei campi non hanno il diritto a conoscere ciò che li riguarda? In futuro.

Anche se Mercy Corps, KAAD, ACNUR ed il governo del Kosovo hanno promesso ad ogni famiglia di ritorno nel loro vecchio quartiere che sarebbero stati curati dall'avvelenamento da piombo, nessuno è stato curato. Non molto tempo fa un neonato è morto, un anno dopo che i suoi genitori erano tornati nel loro vecchio quartiere. La madre aveva lasciato Osterode con alti livelli di avvelenamento da piombo. Non venne curata, come invece le era stato promesso alla partenza. Il neonato è morto, come la maggior parte dei bambini avvelenati da piombo nell'utero.

Quindi, chi sta facendo qualcosa per salvare queste persone? Sono persone, non è così? Forse dovremmo chiedere a Mercy Corps di definirsi. Con le loro azioni. Di sicuro MC pensa che non ci sia nessuna urgenza di salvarli. Forse Mercy Corps pensa che non valga la pena salvare degli zingari musulmani.

Quante scuse si devono aspettare prima che qualcuno interrompa questo gioco di insensibile compiacenza? Oppure Mercy Corps sta cercando di vedere quanti zingari moriranno intanto che loro aspettano? Naturalmente, se aspettano abbastanza non ci saranno più zingari da salvare. Ciò significa che Mercy Corps può intascarsi i soldi e richiederne sempre più?

ULTIME NOTIZIE: L'Unione Europea ha appena annunciato che finanzierà altre 90 case cosicché tutti gli zingari dei campi possano risistemarsi. Whoops! La UE ha anche annunciato che Mercy Corps ha ottenuto l'incarico pure per queste 90 case.

ULTIMISSIME NOTIZIE: Mercy Corps ha appena confermato che il loro nuovo partner di sviluppo per queste 140 case sarà KAAD (che non può permettersi di spendere sette euro al giorno per salvare due bambini zingari che stanno morendo)!


Patricia N. Waring-Ripley

(immagine da saputnik.net)

IL PREMIO LACRIME DA COCCODRILLO: disonora quell'incaricata ONU incaricata nel 2005 di "evacuare" gli zingari di Mitrovica dai loro campi tossici. Dopo aver preso ufficio come vice SRSG, questa signora canadese pianse davanti alle telecamere della televisione, proclamando che nessuno zingaro dei campi sarebbe morto sotto il suo sguardo. Ne sono morti ventinove.

Quando intervistai Patricia Waring nel 2006 con un ex giornalista della TV canadese, Waring non smetteva di raccontare come avesse salvato le vite di circa 1.200 Albanesi dal villaggio di Hade all'aeroporto di Pristina. Anche se le loro case mostravano crepe per le gallerie delle miniere sotto il loro villaggio, nessuno voleva lasciare la propria terra ancestrale. Nessuno era stato offeso. Ma Waring era determinata a salvarli. Quando si rifiutarono di andarsene, ordinò ai poliziotti dell'ONU di portarli via forzatamente. Furono mandati a Pristina dove erano stati affittati per loro degli appartamenti. Più tardi Waring offrì loro l'opzione che il governo del Kosovo costruisse loro una casa nuova in un altro villaggio, o che ogni famiglia ricevesse 45.000 euro per trovare da sé una soluzione. Waring era così orgogliosa di questa storia che pianse per diversi minuti di fronte alla nostra videocamera.

Waring smise di piangere quando le chiesi perché non avesse fatto la stessa offerta ai nostri zingari nei campi le cui vite erano davvero in pericolo. C'erano soltanto 600 zingari in fuga dalle devastazioni dell'avvelenamento da piombo, così sarebbe costato solo la metà di quanto aveva pagato per "salvare gli Albs".

Waring rifiutò di rispondere. Mi guardò come se fossi proprio naif. Allora le chiesi come intendeva salvare i nostri Rom ed Askali (non c'erano Egizi nei campi). Disse che aveva da leggere molto prima di poter affrontare la questione. Le diedi una copia del mio libro, UN-Leaded Blood. Scosse la testa come se non fosse nella sua lista.

L'offerta di Waring per salvare i nostri zingari risultò di spostarli da due campi inquinati da piombo in quello che chiamo un campo "libero da piombo" dove potessero essere curati con medicine pagate dall'Ufficio USA (e poi dall'ambasciata USA) a Pristina. Sfortunatamente, non prevalse il buon senso. Il suo campo "libero da piombo" era l'ex base francese chiamata Osterode, che i Francesi avevano abbandonato a causa della contaminazione da piombo.

Poco prima di lasciare il Kosovo, a Waring venne chiesto quale fosse il suo più importante successo nella sua posizione ONU. Dichiarò: "...il mio più grande privilegio è stato di lavorare con la squadra che ha accelerato la chiusura dei campi rom contaminati a Mitrovica." Ci sono voluti sette anni per chiudere due dei campi; due sono ancora aperti.

Patricia N. Waring-Ripley lasciò il Kosovo nel 2007. Il suo contratto come capo dell'Amministrazione Civile in Kosovo non venne rinnovato, dopo che spedì lettere alla polizia ONU del Kosovo ordinando di riferirle di ogni attacco cono le minoranze. Si ritirò ad Halifax, NS, Canada, ad insegnare a cucinare.

Fine quattordicesima puntata

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Di Fabrizio (del 20/09/2010 @ 09:41:51, in Italia, visitato 1534 volte)

Da RomSinti@Politica

Nazzareno, Santino, Bruno, Ivana, Eva, Yuri, ecc. non sono mosche bianche nella popolazione romanì ma alcuni dei tantissimi esempi positivi.
Francesca Paci del quotidiano La Stampa è venuta in Abruzzo per incontrare alcuni rom, professionisti, impiegati, artigiani, operai, infermieri, ecc. Oggi il suo articolo con interviste e foto è pubblicato sul quotidiano La Stampa.

Giovanni sorride verso l'obiettivo mentre risuola il tacco del sandalo rosso dietro il banco sommerso dalle scarpe della bottega nel cuore di Lanciano, 36 mila anime arroccate tra la Majella e il mare: "Buon sangue non mente: sembro mio padre quando ferrava lo zoccolo del cavallo". Tempo due ore e ci ripensa: "Mia figlia mi ha chiesto di non espormi, in questo periodo esce con un ragazzo e preferisce non sappia che siamo una famiglia rom".

Circa il 60 per cento dei 170 mila rom e sinti che vivono nel nostro paese sono italiani come il calzolaio Giulio, eredi dei pionieri sbarcati alla fine del 1300 sulle coste adriatiche per lasciarsi alle spalle le guerre degli Ottomani. Molti rivelano nei lineamenti le antiche origini indiane, alcuni ostentano la propria identità indossando gilet di gusto balcanico o lunghe gonne fiorate, la maggior parte ha una casa, un lavoro, un conto in banca. Eppure, in qualche angolo remoto della coscienza collettiva dove sono impressi i nomi dei clan criminali Casamonica, Di Silvio, Ciarelli, restano comunque tutti diversi, nomadi come quelli cacciati oggi dalla Francia di Sarkozy.
"L'integrazione assomiglia all'amore, si fa in due: quando vengono accettati senza che si tenti d'assimilarli, rom e sinti pagano le tasse, servono nell'esercito, i loro figli studiano e arrivano fino all'università" osserva Santino Spinelli, musicista e docente di lingua e cultura romanì all'università di Chieti. Le differenze esistono, ammette alternando una forchettata di spaghetti al pesce a un sorso di vino Fragolino: "La cultura rom non distingue il mondo dell'infanzia da quello degli adulti. Se per esempio il papà va a dormire alle tre di notte o la mamma chiede l'elemosina i bambini li seguono. E' naturale, non si tratta di sfruttamento.

Nell'assenza totale d'una quotidianità la scuola è l'ultimo dei problemi". Difficile trovare uno studente che reciti le tabelline nei dormitori improvvisati sotto i cavalcavia del quartiere romano della Magliana, dove gli abitanti minacciano le barricate.

Qui a Lanciano però, a Pescara, nell'Abruzzo da 7 mila rom e neppure una roulotte del tipo ammassate nei campi nomadi alle perfierie delle grandi città, l'eccezione è la regola e capita tranquillamente d'incontrare lo "zingaro" Fioravante al volante del furgone portavalori o l'altro, supermanageriale, alla plancia di comando d'una filiale della Bls di Chieti.
Perché facciano "outing" ci vorrà ancora tempo, ma sono lì.

"Otto anni fa, quando sono stato eletto, i rom non si sognavano neppure d'entrare in Municipio.
Ora sono ospiti fissi, ci conosciamo, ragioniamo, affrontiamo le difficoltà man mano che si presentano" racconta il sindaco Filippo Paolini, un avvocato ambientalista che assomiglia a Gianfranco Fini, parla come Vendola, negozia come un vecchio democristiano e milita da sempre nelle file di Forza Italia.
L'obiezione ai compagni di partito è tattica prima ancora che strategica: "Posto che quanto sta facendo il governo francese contro i nomadi è una forma di deportazione, la linea dura stile Sarkozy-Maroni non funziona, non si amministra senza integrare le diversità".

E pazienza se l'ultimo rapporto del centro di documentazione su carcere, devianza e marginalità dell'Università di Firenze indica nei sinti un nodo critico dell'allarme sociale. Il primo cittadino rifiuta l'equazione lombrosiana zingaro-uguale-delinquente, ma non concede sconti a chi sbaglia: "Sono dell'avviso di dare una chance a tutti, una casa, la possibilità di studiare, la normalità. Se poi uno delinque se ne va, in prigione o direttamente al suo paese".

Al bar Roma, alle spalle di Piazza Plebiscito, Giulia, mora e formosa, prepara un cappuccino dopo l'altro. Gli anziani che ogni mattina si fermano da lei prima di comprare il giornale hanno quasi dimenticato quando da bambina seguiva mamma e papà da una fiera di paese all'altra, i giovani non lo sanno. "Perché ricordarglielo?" chiosa Amelia, titolare d'una impresa di pulizie. La cugina parrucchiera annuisce. Qualcuno, lontano dalle curve avversarie, mette forse in conto a un goleador le sue origini?

Debora: "Tutti in fila per il mio pane"
Quando era una scolaretta delle elementari, Debora Spinelli detestava le feste di compleanno. "Invitavo i miei compagni di classe ma non veniva nessuno, anche se sono nata qui e vestivo uguale a loro dicevano che ero la figlia dello zingaro", racconta, incartando una pagnotta calda calda per la signora che ascolta distratta come fosse una storia della tv.
Oggi, 40 anni e due figli adolescenti a cui nessuno rinfaccia più l'origine gitana, è la fornaia più gettonata di Lanciano, ma davanti alla porta ha deciso di scrivere Panetteria Console, il cognome del marito, un marchio senza passato. Non si sa mai.

Capigliatura corvina, sguardo tagliente, brillantino al naso, Debora tiene al collo la medaglietta con la foto di papà Angelo che non c'è più: "Mi ha insegnato a lavorare a sei anni, magari adesso sarebbe un reato, io però ne sono sempre stata fiera. Insieme agli altri sei fratelli e sorelle attaccavamo ai VHS le macchinette con cui si potevano vedere Grisù e Paperino e poi le vendevamo. Le battutacce delle amiche mi facevano male, ma le difendevo, soffrivo di una specie di sindrome di Stoccolma".
Crescendo, ha visto i film di Kusturica, ha ascoltato la musica di Bregovic, capisce la lingua degli avi, il romanì. Eppure ai cantori eccellenti della cultura rom preferisce la routine, l'esempio quotidiano: "Siamo noi i primi a doverci accettare. Ai genitori dei compagni dei miei ragazzi spiego subito che sono rom in modo da lasciarli liberi di venire o meno alle feste di compleanno". E quelli vanno.

Guido: "Con la boxe salvo i ragazzi difficili"
A ripensarli adesso i mille round di cui Guido Di Rocco porta i segni sul volto sbieco da pugile sono i pioli della sua scalata sociale.
"Lo sport è stato la mia chance, quella grazie a cui sono riuscito a farmi accettare nonostante fossi rom", racconta Guido, 55 anni portati da campione, passeggiando nella palestra di boxe dove allena una trentina di ragazzi "difficili" del quartiere disagiato di Rancitelli, il Bronx di Pescara.
Anche lui all'inizio tirava pugni di rabbia, ammette mostrando il nome Margherita sul bicipite: "Sono stato in prigione... mi sono tatuato a mano perché allora non c'era mica l'ago... Dopo però tutto è cambiato".

Un paio di foto in bianco e nero appese alle pareti ricordano il passato aureo, gli anni in cui si allenava con il Pescara Calcio. "Ho conosciuto Tom Rosati, Cadè, Angelillo" continua. Per strada era il figlio dello zingaro, in campo dribblava da furetto. Sul ring faceva scintille: "Ho vestito la maglia della nazionale, ho tenuto alto il nome dell'Italia".

Destro dopo destro, Guido ha dimenticato d'essere stato additato come "nomade" da ragazzino e si è sentito italiano. Straitaliano: "Mi dispiace quando si parla male dei rom, ma penso che la gente ha problemi con quelli nuovi, gli stranieri, e se la prende anche con noi che siamo nati qui e non abbiamo mai creato guai".
Squilla il telefono. La voce si addolcisce: è il figlio Moreno, quello che studia medicina all'università di Chieti.

Carmine: "Ora sono l'infermiere migliore"
Mi ricordo quando con mamma, papà e fratelli giravamo con le bighe e i cavalli, ci spostavamo da un paese all'altro seguendo le fiere, era divertente ma appena facevo amicizia con qualcuno dovevo ripartire". Oggi il cinquantunenne Carmine Di Rocco non può allontanarsi da Pescara salvo scatenare le proteste dei pazienti del distretto sanitario di Montesilvano, riluttanti a privarsi dell'infermiere modello. E non conta che Carmine abbia sangue rom: da 20 anni è in prima linea al pronto soccorso, in sala operatoria, tra i tossicodipendenti del Sert.
"Ho studiato al liceo artistico, volevo fare l'architetto", racconta prendendo sulle spalle il piccolo Christian, il minore dei quattro figli. Dopo il corso da infermiere ha archiviato le ambizioni grafiche, riservando l'estro creativo alla batteria, dietro cui trascorre il tempo libero: "Da ragazzo mi è capitato di essere scartato a un colloquio di lavoro per il mio nome, inconfondibilmente rom. Ma da quando indosso il camice non mi sono mai sentito diverso, in ospedale siamo davvero tutti uguali".

Le notizie che arrivano dalla Francia lo rattristano. "Non è accettabile, cacciare quei poveracci è una forma di deportazione". Ma in Italia, dice, riesce a capire la diffidenza: "La cultura rom è cambiata. Una volta c'era un'etica, rubare per mangiare era accettato ma per arricchirsi no. Inoltre era impossibile trovare uno che spacciasse droga". Anche l'integrazione ha un prezzo, per tutti

Gianni: "Il mio cantiere premiato dall'onestà"
Per quanto si sgobbi è difficilissimo scardinare l'immagine del rom a bordo della Bmw scassata", osserva Gianni Bevilacqua e si accende una Marlboro. "Per carità, anche a me piace la Bmw", scherza indicando il duetto parcheggiato accanto alla Mercedes E220 nel cortile della villa a San Vito Chietino, sulla costa adriatica. Ha lavorato 20 anni per diventare l'imprenditore edile che oggi vanta 300 condomini in manutenzione, 60 cantieri, il restauro appena ultimato di una chiesa del vicinato e cinque operai di fiducia, nessuno dei quali in nero. Una personalità nella zona.

Ma non è stato sempre così. L'impresa più faticosa? "Vincere i pregiudizi", risponde senza pensarci. Quella di Gianni, 42 anni, polo arancione e jeans alla moda, è storia vissuta: "Ho avuto un'infanzia da nomade, senza una casa. Mio padre? Faceva il borseggiatore, doveva crescere un mucchio di figli e quando non c'è da mangiare non si può pensare al resto". Lui è venuto su senza guardare indietro, testa alta e rimboccarsi le maniche, la lezione che ripete ai due bambini: "Fatico da quando sono piccolo. Nessuno mi ha mai regalato niente, ho ottenuto fiducia in cambio d'onestà". Per questo racconta la sua esperienza, ma preferisce non essere fotografato: "Entro nelle case, il mio nome è una garanzia. Ma che succederebbe se l'associassero a un volto rom?". Impossibile distinguere la sua da quella dei concittadini. Eppure, chissà: "Sono italiano, un imprenditore italiano".

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Di Sucar Drom (del 20/09/2010 @ 09:12:32, in blog, visitato 1400 volte)

Opera Nomadi, il teatrino dell'indecenza continua...
L'uno accusa l'altro di bilanci fasulli, frodi e una gestione dell'associazione fuori dalle regole. L'altro risponde affermando che chi lo accusa non è nemmeno socio. I protagonisti della disputa sono Marcello Zuinisi, a suo dire presidente di Opera nomadi Toscana, e Mas...

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Francia e altri Stati membri devono sospendere immediatamente le espulsioni dei Rom
Il Parlamento esprime "viva preoccupazione" per le misure adottate dalle autorità francesi e sottolinea che le espulsioni di massa violano la legislazione europea in quanto rappresentano una discriminazione su base razziale. Nella risoluz...

Il cattivo esempio dei cugini d'oltralpe
Questa volta è il turno della Francia. Dopo il crollo di consenso nelle elezioni regionali, la faida interna con l'ex-primo ministro de Villepin che prepara una scissione, e una serie di scandali più o meno seri – inclusa una scenata di gelosia...

Ue, scontro durissimo tra la Commissione europea e il Governo francese per le azioni di deportazione dei Rom rumeni
Viviane Reding, Vicepresidente della Commissione con delega per la Giustizia dei Diritti umani, annuncia l'avvio di una procedura di infrazione contro il governo francese e afferma: “E’ una vergogna! Sarò molto chiara: non c'è po...

Sucar Drom: un grazie alla Commissione europea
L’associazione Sucar Drom ringrazia la Commissione europea e tutti i Paesi europei a partire dalla Germania che si sono schierati contro le deportazioni e le discriminazioni che purtroppo ancora oggi subiscono le popolazioni rom e sinte in Europa. Un ringraziamento particolare...

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