Cerca - Rom e Sinti da tutto il mondo

Ma che ci fa quell'orologio?
L'ora si puo' vedere dovunque, persino sul desktop.
Semplice: non lo faccio per essere alla moda!

L'OROLOGERIA DI MILANO srl viale Monza 6 MILANO

siamo amici da quasi 50 anni, una vita! Per gli amici, questo e altro! Se passate di li', fategli un saluto da parte mia...

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\\ Mahalla : Cerca
Di seguito gli articoli e le fotografie che contengono le parole richieste.

Ricerca articoli per russia

Di Fabrizio (del 07/09/2005 @ 22:38:26 in scuola, visitato 1808 volte)

rombiblio

http://www.rombiblio.ru/ - http://www.rombiblio.ru/news_eng.php?type=100001

Carissimi!! 

La nostra libreria online Rombiblio è lieta di annunciare tre nuovi articoli sulla storia e letteratura dei Rom.Nella sezione in lingua inglese troverete:

  • "Tzigani Russi - ieri e oggi" di Curtis Cate
  • "Vita zingara nei libri per l'infanzia olandesi 1825 -1900" di Jean Kommers
  • "Formarsi una nuova pelle: La vita e la poesia di Papusza" di Gigii Thibodeau

Nella sezione "Letteratura moderna" sono disponibili gli estratti degli scritti di Georgiy Cvetkov, che scrisse in russo e in lovara.

A breve saranno pubblicate traduzioni di A.Pushkin "Dubrovskij", P. Merime "Karmen", M. Gorky " Strasti – Mordasti".

La libreria online Rombiblio è accessibile gratuitamente a tutti quanti siano interessati.

Te javen baxtale

Edouard Chiline

 
Di Fabrizio (del 17/11/2009 @ 22:35:30 in blog, visitato 1396 volte)

Mogliano Veneto contro il razzismo, lettera aperta al Sindaco
Apprendiamo che l’Amministrazione comunale che lei presiede ha concesso il patrocinio (delibera di Giunta n. 89 del 22/10/2009) per la presentazione del libro “Gentilini il sindaco Sceriffo”, scritta dal giornalista del Gazzettino Paolo Calia, con la partecipazione dell'auto...

Mogliano Veneto (TV), nessuna piazza a Gentilini
Il vice sindaco di Treviso è stato contestato ieri a Mogliano Veneto da circa 200 persone appartenenti a varie associazioni, a margine della presentazione della sua biografia scritta dal giornalista Paolo Calia...

Stato di emergenza, terremotati come cavie
Non solo L'Aquila, certo. Prima c'erano stati i rifiuti in Campania, la sicurezza nelle strade, il pericolo "zingari", gli incendi boschivi, il terrorismo e la «crisi internazionale dovuta alla guerra in Iraq». Poi si e...

Roma, famiglie sgomberate e smembrate
Č in corso lo sgombero dell'ex-fabbrica Heineken di via dei Gordiani a Roma, occupata ieri da oltre un centinaio di rom dopo l'abbattimento del campo di via di Centocelle Casilino 700, nella periferia est della capit...

Teramo, pogrom contro le famiglie Rom in tutta la provincia
Si chiama Emanuele Fadani il commerciante di 37 anni picchiato a morte da tre ubriachi nella notte tra martedì e mercoledì ad Alba Adriatica, nel teramano. Il pestaggio, avvenuto intorno alle 2 di n...

Alba Adriatica (TE), un orrendo omicidio viene strumentalizzato
I funerali di Emanuele Fadani, 37 anni, ucciso da tre persone la notte tra martedì e mercoledì con tre pugni al volto, si svolgeranno domani pomeriggio alle 16 in piazza IV Novembre, tra la chiesa di Santa Eufemia e il Munic...

Roma, Alemanno chiama Amnesty
«Il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, ha sentito per telefono la signora Christine Weise, presidente della sezione italiana di Amnesty International. Nel corso della telefonata è stato chiarito l'equivoco causato da informazioni non corrette fornite all'Organizzazione». Si è concluso così, con un comunicato...

Vicenza, partigiani sinti: lettera al Giornale di Vicenza
Ho letto ieri sul vostro quotidiano che sabato 14 c.m. alle 10.00 sarà celebrata la commemorazione per l’eccidio dei dieci partigiani Martiri al Ponte dei Marmi di Vicenza. Vorrei far presente ai Cittadini che in questo periodo si stanno affannando contro le famiglie ...

Venezia, oggi il Prefetto ha incontrato il Sindaco e la Presidente della provincia
Il prefetto Michele Lepri Gallerano ha convocato questa mattina il sindaco Massimo Cacciari (in foto) e la presidente della Provincia Francesca Zaccariotto, con la quale comunque si è già confrontato l'altro ieri alla presenza anche del ministro dell'Interno Roberto Maroni, per spiegare che cosa fare sulla ...

Alba Adratica (TE), le Forze dell'Ordine iniziano le indagini contro gli autori dei pogrom
Oggi pomeriggio i Carabinieri e la Digos di Teramo hanno iniziato finalmente le indagini per individuare gli autori dei pogrom, scoppiati ieri sera e mercoledì sera, nel corso delle due manifestazioni di piazza organizzate ad Alba Adriatica (Teramo). Gli inq...

Cosenza, annullati dal Tribunale gli 82 decreti di allontanamento emessi dal Prefetto
Si è conclusa positivamente la vicenda degli 82 ricorsi contro i provvedimenti di allontanamento, emessi dal Prefetto di Cosenza, nei confronti di altrettanti cittadini rom rumeni che da div...

Roma, Amnesty International: l'appello a favore delle famiglie rom sgomberate rimane valido
In relazione alla nota diffusa ieri, giovedì 12 novembre, dall'Ufficio stampa del sindaco di Roma Gianni Alemanno circa lo sgombero forzato del campo "Casilino 700" e la relativa azione di Amnesty In...

Venezia, vince il Comune: i Sinti possono trasferirsi
Ora è solo questione di giorni. E i tempi li deciderà il Comune, dopo che il vertice in Prefettura con il sindaco Massimo Cacciari e la presidente della Provincia Francesca Zaccariotto ha di fatto sancito il via libera al trasferimento della comu...

Casarano (LE), una giornata di sport contro il razzismo
Una giornata di sport davvero particolare quella che si è vissuta ieri pomeriggio allo stadio «Capozza» dove si è disputata una gara amichevole fra il Casarano e il Gra Panareo del Campus di Lecce...

Mantova, è venuta a mancare Adelaide De Glaudi
Ieri sera è venuta a mancare Adelaide (Titina) De Glaudi, sopravvissuta al Porrajmos, la persecuzione razziale subita dai Sinti e dai Rom, durante il nazifascismo. Adelaide era nata a Ponte Nizza (PV)...

Alba Adratica (TE), l'intervento di Santino Spinelli
Innanzitutto voglio esprimere tutto il mio cordoglio alla famiglia della vittima. Una tragedia familiare immane che mi tocca profondamente come uomo , come italiano e come rom. Voglio espr...

Taraf de Haidouks, ritorno alle origini: Maskarada
Il Taraf de Haidouks presenta il concerto il suo nuovo progetto originale dedicato ai compositori classici che si sono ispirati a temi delle musiche tradizionali. Dai Balcani alla penisola Iberica, dall’Inghilterra alla Russia, essi hanno attinto...

MantovaJazz 2009, il prossimo fine settimana con Django’s Jungle

 
Di Fabrizio (del 21/07/2005 @ 22:12:40 in sport, visitato 3526 volte)

Homeless World Cup '05

In redazione:

da Milano Fabrizio Casavola, da Edimburgo Filippo Podestà - Articolo precedente

La situazione a Edimburgo? Il clima è ottimo, sia nella squadra che con gli altri team. Abbiamo ritrovato vecchie conoscenze degli anni scorsi e ci ritroviamo dentro e fuori dal campo di gioco. Venerdì appuntamento in discoteca con musiche latinoamercane, per la gioia dei nostri. Il campus dove siamo alloggiati è bellissimo, non c'è paragone con la Svezia dell'anno scorso: piscina gratis per tutti e colazione da star male.

Unico neo la "sala stampa": ci sono solo due computer sempre affollati. Ieri non funzionava Internet. Appena possibile, proverò a inviare qualche foto. In questa situazione, abbiamo saputo per caso di un attentato a Londra, dopo una telefonata ricevuta dall'Italia. Nessuno ne sapeva niente.

Ieri l'inizio è stato massacrante, con tre vittorie in cinque partite. Giochiamo con la squadra ridotta all'osso (anche la Russia è nella nostra situazione e deve contare sui rincalzi scozzesi). Le autorita non hanno avuto alcuna indulgenza con i nostri giocatori dal Peru dalla Croazia e dalla Romania, sappiamo che sono arrivati in Italia, c'è amarezza ma meglio in Italia che persi senza una lira negli aeroporti europei e con l'ufficio immigrazione a fiatargli sul collo.
In questo torneo è indispensabile fare sempre affidamento su giocatori freschi, e rischiavamo di uscire in anticipo.

La squadra inglese Gli inglesi

Oggi, prima che si sapesse di cosa era successo a Londra, abbiamo giocato una sola partita, ma importante, contro l'Inghilterra, che aveva già affrontato in precedenza una forte Ucraina (come noi, del resto : - ( ). La partita era iniziata male e al primo minuto abbiamo sbagliato un rigore. La squadra però ha mantenuto la concentrazione. Hugo Alonso, il nostro portierone argentino si è dovuto sdoppiare e giocare anche all'attacco: suo il primo gol della partita. E' uscito in barella dopo un'entrata durissima, poi nel secondo tempo, richiamato dagli applausi del pubblico, è rientrato in campo. Alla fine la partita è finita 3 a 0 per noi, con tutti i ragazzini a dare pacche sulle spalle al nostro Hugo.

Con questa vittoria, siamo rientrati tra le otto squadre che si disputeranno le finali. Ieri sembrava tutto più difficile, oggi ci stiamo tranquillizzando, anche se la strada sino al 24 rimane lunga e i giocatori devono rimettersi da botte e lividi. Aprire la sfilata inaugurale di ieri, portando la coppa, è una bella responsabilità.

Nel pomeriggio siamo andati a vedere Olanda Scozia (3 a 3). Sono tra gli avversari più forti che incontreremo nelle finali, insieme all'Irlanda, che sinora è la squadra con la forma migliore e l'Ucraina, la vera sorpresa del torneo.

Domani, su Tuttosport ci sarà un articolo di Alessandro Baretti, che già ci aveva seguito per il torneo dell'anno scorso.

Shop for stop 

 
Di Fabrizio (del 22/07/2005 @ 21:52:52 in sport, visitato 3939 volte)

Homeless World Cup '05

In redazione:

da Milano Fabrizio Casavola, da Edimburgo Filippo Podestà - Articolo precedente

Il mondiale continua di gran carriera, con gol e colpi di scena.

I forti olandesi hanno perso per 5 a 1 contro la Polonia; mentre la Russia, nonostante gli infortuni, è riuscita a battere il Galles 4 a 2. Invece la Namibia, che era diventata la beniamina del pubblico per il gioco e le performance dei primi due giorni, paga un pesante 9 a 1 contro un Portogallo in gran forma e il più classico degli incontri di calcio, Brasile - Argentina, finisce 3 a 0 per i primi.

Queste sono solo alcune delle partite giocate oggi.
All'Italia toccava affrontare l'Irlanda, sinora imbattuta e che ci aveva sconfitto 3 a 2 nella partita d'esordio. Gli irlandesi si sono presentati sul campo facendo sfoggio di fiducia e sicurezza. Anche questa partita, come quella precedente, è stata molto accesa e mentre l'Italia manteneva le idee lucide, la sicurezza irlandese si mutava in falli e proteste. Un nostro giocatore rimedia un brutto colpo all'occhio e deve essere ricoverato in ospedale. Alla fine, 3 a 2 per l'Italia e risultato dell'andata ribaltato. Una grande iniezione di fiducia, mentre le finali si avvicinano. Nonostante gli infortuni e la mancanza di organici, rimangono la determinazione e la concentrazione degli anni scorsi.
Comunque, i ritmi sono tirati per tutti e dopo tre giorni di partite sono molte le squadre con valori simili.

Gli inizi Da destra: Bogdan Kwappik (allenatore di Multietnica2001), Vintila (scrittore e carpentiere Rom rumeno) e quello vestito di nero potrebbe essere Direktor, sullo sfondo Milano, via Barzaghi.

Per gli "intenditori" e i fan del nostro allenatore: da non perdere questo articolo


E' uscito su Tuttosport l'articolo di Alessandro Baretti:ecco alcuni stralci interessanti

...si parte subito con qualche defezione (imposta): le compagini africane invitate alla manifestazione sono state respinte alla frontiera. La motivazione? Non avrebbero avuto con loro abbastanza soldi per potersi sostentare per sei giorni, ossia il tempo di partecipare alla competizione e poi tornare a casa propria. Superfluo ma necessario sottolineare l'incongruenza della decisione assunta.[...] paradossale il fatto che vengano respinte rappresentative che, per definizione, sono composte da giocatori con situazioni di vita problematiche e che certo non navigano nell'oro. Grottesco pensare inoltre al fatto che la terza edizione della Homeless World Cup si sarebbe dovuta disputare a New York, poi si ripiegò su Edimburgo ritenendola Scozia più adatta degli Stati Uniti (nella contingenza storica) ad ospitare un campionato di tale natura. In tutta risposta il governo britannico si sta comportando come, nella peggiore ipotesi, si aveva paura potesse comportarsi il governo statunitense. [...]

Problemi anche per la rappresentativa statunitense, alla quale all'aeroporto sono staticonfiscati i passaporti per la durata del soggiorno. Quando si presenteranno al terminale per tornare a casa verranno riconsegnati loro i documenti di viaggio. Mille problemi insomma, come capita ogni qual volta a muoversi sono gli ultimi di quella "cosa" triste chiamata scala sociale; ma anche mille colori, mille differenze, mille lingue e un'umanità infinita come in poche altre manifestazioni sportive sul pianeta. "Il senso del viaggio sta nel fermarsi ad ascoltare chiunque abbia una storia da raccontare, sulla propria vita e le passioni che l'hannosegnata, per poterla rinarrare e sottrarre all'oblio", si legge sul retro copertina di "Camminando - incontri di un viandante -", testo di Pino Cacucci che riprende situazioni di viaggio tragiche, comiche, assurde... da corte dei miracoli, proprio.

 
Di Fabrizio (del 15/11/2005 @ 19:39:01 in musica e parole, visitato 2038 volte)

Segnala Mikhail Smirnov su Roma_in_Americas

Gruppo fondato da Vadim Kolpakov, star e virtuoso della chitarra del teatro Romen di Mosca. Il gruppo ha ora sede a Boston, Massachusetts, ed è formato da:

  • Vadim Kolpakov - direttore
  • Petra Gelbart - fisarmonica, voce
  • Ekaterina Bolatovskaya - voce, ballerina
  • Anne Harley - voce
  • Alexander Prokhorov - voce, tastiere

Vadim Kolpakov, come molti, ha iniziato a suonare musiche tradizionali già nell'infanzia. Il suo strumento è la chitarra a 7 corde, si esibisce anche come cantante e ballerino. I suoi tour hanno toccato l'Europa e gli USA, dove si è esibito al Carnegie Hall, Harvard University, Colony Theater (Miami, FL), e al Kennedy Center Concert Hall (Washington D.C.).

Petra Gelbart è un'interprete di musica zigana tradizionale, si è fatta conoscere al California Herdeljezi Festival,
Hungarian House (NY) e all'Ida Kelarova International Festival tenutosi nel castello Svojanov, nella Repubblica Ceca.

Anne Harley è un'interprete di musica russa barocca, che alterna a brani di compositori contemporanei. Ha fatto parte di diversi gruppi stabili internazionali, come l'American Repertory Theater, Boston Camerata, Handel and Haydn, Opera Noord Holland Noord, Opera Boston and Talisman.

Alexander Prokhorov ha ottenuto il master alla Music Degree from Longy School of music e recentemente si è diplomato alla Boston University's Opera Institute. Appare regolarmente al Boston Early Music Festival, Handel&Haydn Society, Boston Lyric Opera e altre compagnie operistiche.

Ekaterina Bolatovskaya è originaria della Russia e dal 1999 fa parte come solista del Boston Russian Chorus.

 
Di Sucar Drom (del 09/05/2009 @ 19:24:47 in blog, visitato 1488 volte)

Il 9 maggio di quattro anni fa l’associazione Sucar Drom creava lo spazio web Sucar Drom. All’inizio aveva la finalità di supporto alla campagna elettorale di Yuri Del Bar, eletto nel Consiglio comunale di Mantova. Dopo alcuni mesi, nell’autunno del 2005, si è deciso di offrire un servizio a tante persone che chiedevano il nostro intervento su quanto stava succedendo ai Sinti e Rom in Italia. Siamo rimasti due anni sulla piattaforma di Tiscali e dal luglio 2007 siamo ospitati sulla piattaforma di Blogger. Oggi questo spazio web si rinnova anche nel nome.

U Velto, “il mondo” in lingua sinta, è il nuovo nome che l’Istituto di Cultura Sinta ha scelto per questo spazio web che nei prossimi anni ha l’ambizione sia di continuare ad informare sui mondi sinti e rom che di informare su come i Sinti e Rom vedono, sentono e leggono il mondo e ciò che accade nel mondo.

L’Istituto di Cultura Sinta, su mandato dell’associazione Sucar Drom, ha infatti definito il ruolo dei Sinti e dei Rom integrante ed interagente nella società italiana ed europea. Ciò presuppone che i Sinti e i Rom non solo devono essere fatti partecipi nelle scelte che li riguardano direttamente ma devono essere fatti partecipi nelle scelte per tutta l’Italia e per tutta l’Europa. Come oggi Yuri Del Bar, nella sua qualità di Consigliere comunale, è partecipe nelle scelte per l’intera comunità mantovana, così da domani dobbiamo rendere effettiva la partecipazione di Sinti e Rom nelle scelte per l’intera comunità italiana ed europea.

U Velto vuole essere un strumento in questo senso. La partecipazione in chiave di empowerment che si pone l’obiettivo di rafforzare il potere dei Sinti e dei Rom in tutti i processi decisionali e non solo in quelli che li riguardano direttamente, accrescendo il loro controllo sulle scelte relative ai processi di cambiamento in atto nella società italiana ed europea.

Ora i ringraziamenti. Un ringraziamento speciale a Fausto Banzi, assessore provinciale di Mantova, che in questi anni ha sempre sostenuto le attività dell’associazione Sucar Drom. Un ringraziamento speciale anche a Fabrizio Casavola, curatore di Mahalla, che in tutti questi anni ci ha supportato e aiutato. Ma soprattutto vogliamo dedicare un ringraziamento particolare a tutti Voi che ogni giorno leggete, commentate, criticate e discutete in questo spazio web. Siete molti e noi siamo molto felici di aver ospitato ognuno di Voi. I contatori di visite, per quello che possono contare, ci indicano 467.305 pagine visitate e contatti da tanti parti del mondo (Stati Uniti, Germania, Romania, Francia ma anche India, Brasile, Russia, Messico, Hong Kong…) ma ciò che più ci rende felici sono i tanti vostri commenti, ad oggi 4.689. Grazie per averci fatto crescere insieme a voi.

Carlo, Yuri, Elena, Davide, Barbara, Luca, Denis, Stefano, Vittoria, Bernardino, Morena, Eros, Barbara, Paride, Angela, Giulio, Maverik e Manuel

 
Di Fabrizio (del 20/09/2005 @ 16:59:38 in media, visitato 1713 volte)

ERRCNuova azione legale promossa da European Roma Rights Centre (ERRC), assieme al Moscow Helsinki Group (MHG).

Il 16 settembre hanno chiesto al Procuratore Generale, di procedere per incitamento al razzismo nei confronti della stazione televisiva nazionale (NTV). La rete televisiva aveva mandato in onda il 10 febbraio 2004 un documentario sui "Rom trafficanti" nella città di Kimry (regione di Tver - circa 150 km. NE da Mosca ndr). Durante la trasmissione, tale padre Andrey Lazarev, un prete ortodosso molto noto nella comunità locale, aveva più volte incitato a bruciare le case dei Rom, in quanto colpevoli di aver reso la città uno dei nodi principali del traffico di droga. Un tossicodipendente, identificato soltanto col nome di "Sasha" ha aggiunto che "il problema con i trafficanti Rom, si risolve solo col napalm".


DZENO

L' Unione dei Concili per gli Ebrei Russi (UCSJ) riporta che la notte del 25 agosto scorso un gruppo di giovani ha attaccato la casa abitata di una famiglia Rom, a Belgorod, nella Russia sud- occidentale. La ricostruzione degli avvenimenti fatta dalla UCSJ è stata pubblicata il 13 settembre sul quotidiano Meridian.

Armati di coltelli e tubi di metallo, un gruppo di 12 uomini mascherati aveva anche piazzato sentinelle agli angoli della strada, per evitare che qualche automobilista potesse interferire coi loro piani. Al grido di "Picchiamoli!" il gruppo ha iniziato a lanciare fumogeni e molotov contro le finestre della casa della famiglia Nikolaenko. 

Ivan Nikolaenko è stato il primo ad uscire dalla casa in fiamme. Fortunatamente, nell'appartamento c'erano anche degli ospiti. Quando anche loro sono usciti, il gruppo di assalitori, che non si aspettava così tanti potenziali difensori, ha preferito scappare. Eccetto uno, che è stato raggiunto e, quando gli è stata tolta la maschera, si è rivelato un giovane del posto. La signora Nikolaenko ha avuto il braccio rotto in più punti dalle bastonate, ed è stata ricoverata in ospedale. La polizia ha arrestato diversi sospetti. (Dzeno Association)

 
Di Fabrizio (del 30/12/2006 @ 14:17:22 in conflitti, visitato 2059 volte)

Recentemente la polizia ha attaccato una famiglia rom a Petrozavodsk, Russia (Repubblica di Karelia), la notizia è stata riportata il 22 dicembre dal sito russo sui diritti umani hro.org.

Viene riportata la testimonianza di Olga Martynova, della Società di Cultura Zingara di Karelia, che dice che il 17 dicembre un vicino che era anche ex ufficiale di polizia, ha lanciato un candelotto lacrimogeno dentro la casa di una famiglia rom che stava festeggiando. Il gas ha intossicato un bambino di sei anni. Immediatamente dopo, la polizia si è riversata nella casa, colpendo tutti i presenti, anziani e donne compreso. Il rapporto non da informazioni su eventuali indagini riguardo l'avvenimento.

Copyright (c) 2006. UCSJ. All rights reserved.

 
Di Fabrizio (del 18/02/2006 @ 13:48:47 in sport, visitato 1773 volte)
Settimana scorsa mi hanno scritto gli amici di Nuova MultiEtnica, quest'anno li aspetta il torneo mondiale in Sudafrica.
Ecco uno stralcio del loro progetto:

  • Chi è la A.S.C.Nuova MultiEtnica (ONLUS)

L’associazione sportiva e culturale Nuova MultiEtnica Onlus ha come fine la tutela dei diritti delle minoranze e degli emarginati, attraverso l'educazione allo sport e alla convivenza pacifica. Costituitasi nel 2001 per difendere i diritti degli abitanti del campo Rom di via Barzaghi a Milano, l’associazione è ormai una realtà consolidata in grado di coinvolgere nelle sue iniziative numerose comunità di immigrati: argentini, brasiliani, rom, rumeni, polacchi, dominicani, peruviani, senegalesi, egiziani, salvadoregni... La sua attività si articola in tre direzioni: l'attivismo sociale volto alla tutela e all'estensione dei diritti degli immigrati (mediazione con la questura, appoggio nelle pratiche burocratiche...); l'attività sportiva con l'organizzazione di squadre di calcio, calcetto e basket, formate da immigrati di diverse etnie, e l'organizzazione di manifestazioni sportive che promuovano integrazione e visibilità; l'organizzazione di eventi e iniziative che uniscano le comunità straniere (feste, concerti, iniziative culturali, mercatini e fiere multietniche).

 

La A.S.C.Nuova MultiEtnica è una Onlus, registrata come associazione non lucrativa presso il registro della Regione Lombardia. Si cita per questo il primo punto dell’articolo 3 dello statuto associativo: “L’associazione sportiva dilettantistica è un centro permanente di vita associativa a carattere volontario e democratico la cui attività è espressione di partecipazione, solidarietà e pluralismo, con particolare riguardo al reinserimento sociale di soggetti deboli o svantaggiati quali emigranti, disabili, tossicodipendenti, persone in difficoltà temporanea o permanente, portatori di handicap, minori, soggetti a rischio di esclusione sociale(...) al fine di favorire l’integrazione delle persone senza distinzione di razza, religione, sesso, ceto sociale e cultura”.

 
Campioni del mondo 2004 e 2005

Nel 2003 il giornale di strada “Terre di mezzo” invita la A.S.C.Nuova MultiEtnica a rappresentare l’Italia alla prima edizione della Homeless World Cup; la squadra si classifica al 5° posto con la vittoria del titolo di capocannoniere. Nella seconda edizione arriva il primo titolo di Campioni del mondo!

A seguito del successo riportato l’allenatore Bogdan Kwappik è premiato nel  mese di novembre a Bagno di Romagna Terme come personaggio dello sport dell’anno 2004 nell’ambito della manifestazione “Campione nello Sport, Campione nella Vita”.
Nel 2005 a Edinburgo la squadra italiana conferma la propria forza in campo vincendo nuovamente il titolo mondiale.
L’Italia è due volte campione del mondo!
  • La “Homeless WorldCup” e lo street soccer

Ogni anno l’INSP - International Network of Streets Papers (il network Internazionale dei Giornali di strada) organizza un campionato mondiale di street soccer riservato ai senzatetto e agli emarginati, con il patrocinio dell’ONU, U.E.F.A, alcune municipalità e istituzioni, ed il supporto di società calcistiche come Manchester United e Real Madrid.

Dietro a un grande evento sportivo e mediatico l’obiettivo della Homeless World Cup è dare una possibilità alle persone più svantaggiate di partecipare come protagonisti ad una manifestazione in cui lo sport è strumento di riscatto e integrazione.

La manifestazione serve inoltre ad accendere i riflettori sulle problematiche legate alla povertà, al disagio sociale e all’emarginazione che coinvolgono l’intero pianeta.

 

Lo street soccer è una sorta di calcetto velocissimo, in cui due squadre composte da 4 giocatori ciascuna si sfidano in due tempi da 7 minuti, con cambi volanti e una media di 10 gol a partita. Il campo, che misura 20 metri per 14, è recintato e non esiste fallo laterale con la palla sempre in gioco.

 

A Edimburgo, dal 20 al 25 luglio 2005, sono state circa 30 le nazionali che hanno tentato di soffiare il titolo agli Azzurri. Le squadre, rappresentative dei cinque continenti (tra cui Polonia, Austria, Sudafrica, Camerun, Namibia, Brasile, Giappone, Francia e Germania, Stati Uniti, Canada, Inghilterra, Olanda, Spagna, Ucraina, Argentina, Russia, Svezia), si sono sfidate in otto giorni di torneo con eliminatorie da 4 squadre; nell’ultima giornata le prime due classificate di ogni girone hanno giocato in partite ad eliminazione diretta a partire dagli ottavi di finale.

 

Alla fine del torneo tutte le squadre sono state premiate.

 
  • Finalità e Obiettivi della partecipazione a Città del Capo
 

La rappresentativa italiana della A.S.C.Nuova MultiEtnica, due volte campione del mondo, è ufficialmente invitata a partecipare alla quarta edizione del torneo nel mese di Settembre 2006. Con la vittoria della coppa del mondo hanno vinto, nelle parole del Presidente dell’associazione tutti gli emigrati, tutti coloro che in Italia e nel mondo sono ancora senza casa, senza lavoro e senza permesso di soggiorno”.

 

I componenti della A.S.C.Nuova MultiEtnica sono infatti stranieri immigrati nel nostro Paese in cerca di fortuna: sono polacchi, argentini, brasiliani, rom, rumeni, croati, ucraini, albanesi, dominicani, peruviani, nigeriani, ecuadoregni, mauriziani...

 

La partecipazione al Mondiale di Città del Capo, quale che sia il risultato, è per l’associazione un momento di grande visibilità per potere successivamente portare avanti le iniziative rivolte all’integrazione delle comunità straniere in Italia.

Per contatti:

filippo.podesta@infinito.it

 

Vi invitiamo a partecipare alla II° edizione della rassegna di film "HO INCONTRATO ZINGARI FELICI" (Maladilem Bachtale Romenca - da Upre Roma inno nazionale degli zingari), organizzata dall'Associazione La Conta in collaborazione con il Circolo ARCI Martiri di Turro, con l'Associazione Aven Amentza – Unione di Rom e Sinti, con l'Associazione ApertaMente e con la Redazione di Mahalla – Rom e Sinti da tutto il mondo (...), che ci sarà, con ingresso gratuito, con tessera Arci, a partire da lunedì 4 ottobre 2010, alle ore 21.00 al Circolo ARCI Martiri di Turro - Via Rovetta 14 a Milano.

PROGRAMMA DELLA RASSEGNA

· Lunedì 4 ottobre 2010 alle 21,00 - "Miracolo alla Scala" di Claudio Bernieri – Italia - 2009 - Presenta la serata il regista Claudio Bernieri con la partecipazione di Ernesto Rossi - Associazione "Aven Amentza – Unione di Rom e Sinti" e Associazione "ApertaMente di Buccinasco" e Fabrizio Casavola studioso e scrittore di Mahalla - Rom e Sinti da tutto il mondo – Milano

· Lunedì 25 ottobre 2010 alle 21,00 - "Pretty Diana" di Boris Mitic – Serbia - 2003 – Presentano la serata Ernesto Rossi - Associazione "Aven Amentza – Unione di Rom e Sinti" e Associazione "ApertaMente di Buccinasco" e Fabrizio Casavola studioso e scrittore di Mahalla - Rom e Sinti da tutto il mondo – Milano;

· Lunedì 22 novembre 2010 alle 21,00 – "Swing" di Tony Gatlif - Francia/Giappone - 2002 – Presentano la serata Ernesto Rossi - Associazione "Aven Amentza – Unione di Rom e Sinti" e Associazione "ApertaMente di Buccinasco" e Fabrizio Casavola, studioso e scrittore di Mahalla - Rom e Sinti da tutto il mondo – Milano

· Lunedì 20 dicembre 2010 alle 21,00 - "Train de Vie" di Radu Mihaileanu – Francia/Belgio/Romania/Israele/Paesi Bassi - 1998 - Presentano la serata Ernesto Rossi - Associazione "Aven Amentza – Unione di Rom e Sinti" e Associazione "ApertaMente di Buccinasco" e Fabrizio Casavola, studioso e scrittore di Mahalla - Rom e Sinti da tutto il mondo – Milano

Quattro film ironici e divertenti da non perdere. Quattro storie di rom, sinti, gitani e nomadi, per conoscere meglio le loro culture, le loro passioni e le loro condizioni di vita in Europa.

Vi saremo grati se vorrete dare diffusione elettronica all'iniziativa di cui sopra e/o diffondere la stessa tra le persone che possono esservi interessate.
Vi ringraziamo in anticipo.

MIRACOLO ALLA SCALA di Claudio Bernieri – Italia - 2009
Il film racconta la strada verso l' integrazione nella società milanese di una bambina rom che sogna di diventare una ballerina della Scala. E' la storia della vita dei musicisti rom che suonano sui mezzi di trasporto milanesi, ma che sognano un palcoscenico vero. La musica è la vera "mediatrice culturale" tra una tradizione e una cultura che appare sempre più come archeologia culturale "pasoliniana", prima dell'omologazione, e la società moderna, che non sa dialogare con questa cultura "altra". E' come se il mondo cinematografico di "Accattone" apparisse alla periferia delle fiction e degli spot pubblicitari.
Il film è interpretato dal musicista rom "Director" Marian Badeanu e dai suoi 2 figli, Loredana e Ciprian, con la partecipazione di decina di suonatori provenienti dal campo nomadi di via Barzaghi-Triboniano. A mezza strada tra il documentario-film e un remake di "Miracolo a Milano" di De Sica e Zavattini, è uno spaccato neorealista della dura vita dei rom milanesi, sempre in bilico tra integrazione e marginalità sociale.
Tutto incomincia quando il preside della scuola frequentata dai bambini zingari milanesi si accorge che una di loro, Loredana, ha ambizioni artistiche e sogna la Scala: Loredana racconta nel suo diario le vicende del campo.
Durate tre anni, le riprese hanno coinvolto trecento attori non professionisti che vivono - o vivevano - nel campo nomadi di via Barzaghi-Trimboniano a Milano.

PRETTY DIANA di Boris Mitic – Serbia - 2003
Nel bel mezzo di un quartiere dormitorio c'è un'enorme, dimenticata chiesa ortodossa in costruzione. La chiesa si affaccia, dall'autostrada, su di un campo di zingari fuggiti dalla guerra in Kosovo. Degli strani veicoli entrano ed escono dall'accampamento… Niente a che vedere con la mano di Dio, si tratta di pura magia gitana che mostra un eclatante esempio di attivismo sostenibile. Considerate solitamente come un prestigioso oggetto da collezionisti, le classiche automobili Citroën vengono qui trasformate in futuristiche macchine ecologiche alla Mad Max. Tutto tranne il motore viene rimosso dallo chassis, un improvvisato cassone sul retro, e il resto dipinto con colori splendenti e decorato con buffi gadgets … Così bello, che anche i bambini piccoli vogliono guidare. Uno sguardo intimo osserva quattro famiglie rom da una "favela" di Belgrado che si guadagnano da vivere vendendo cartoni e bottiglie che raccolgono con le loro "risorte" Dyane. Questi moderni cavalli sono più efficaci dei carrelli, ma cosa più importante – sono sinonimo di libertà, speranza e stile per i loro proprietari artigiani … Perfino le batterie della macchina sono usate come generatori di energia per avere luce, guardare la TV e ricaricare i cellulari! Praticamente il sogno di un alchimista …Ma la polizia non sempre trova divertenti questi strani veicoli…"
"Pretty Dyana" ha partecipato a numerosissimi festival tra i quali si ricordano: Amsterdam (IDFA), Goteborg Film Festival, Belgrade Doc&Short Film Fest, Documenta Madrid, RomaDocFest (audience award), Sarajevo Film Festival (human rights award), Dokufest Prizren (best documentary), Cinemambiente Torino, Berlin Europe in Motion, Zagreb Human Rights Film Festival, World Social Forum Porto Alegre, Bilan du cinéma ethnographique Paris, Mar del Plata Film Festival, Encuentros del Otro Cine Ecuador, Fajr Film Festival Teheran, Wiesbaden Go East Film Festival, Riddu Riddu Film Festival Tromso Norway.

SWING di Tony Gatlif – Francia/Giappone - 2002
Un viaggio nel mondo degli zingari e della loro musica. Max, un ragazzino di dieci anni, scopre di avere una passione per il jazz manouche, una musica nata dalla fusione del jazz anni Trenta e la tradizione gitana. In vacanza con la nonna, Max si reca nei quartieri degli zingari per comprare una chitarra. Conoscerà Miraldo che gli insegnerà a suonare e a comprendere la cultura manouche e si innamorerà di Swing, una ragazzina della sua età.
Se forse ama troppo il mondo che racconta, Gatlif lo conosce però assai bene, e non scivola mai nel folklore. Nel ruolo di Miraldo c'è Tchavolo Schmitt, leggendario chitarrista gitano che interpreta quasi se stesso; il film, a tratti, diviene anche un rispettoso documentario su di lui.

TRAIN DE VIE di Radu Mihaileanu – Francia/Belgio/Romania/Israele/Paesi Bassi – 1998
Una sera del 1941 Schlomo, chiamato da tutti il matto, irrompe allarmato in un piccolo villaggio ebreo della Romania: i nazisti, fa sapere, stanno deportando tutti gli abitanti ebrei dei paesi vicini e fra poco toccherà anche a loro. Durante il consiglio dei saggi, che subito si riunisce, Schlomo tira fuori una proposta un po' bizzarra che però alla fine viene accolta: per sfuggire ai tedeschi, tutti gli abitanti organizzeranno un falso treno di deportazione, ricoprendo tutti i ruoli necessari, gli ebrei fatti prigionieri, i macchinisti, e anche i nazisti in divisa, sia ufficiali che soldati. Così riusciranno a passare il confine, ad entrare in Ucraina, poi in Russia per arrivare infine in Palestina, a casa. Il folle progetto viene messo in atto, il treno parte tra speranza e paura. Gli inconvenienti non mancano, e non sono solo quelli che arrivano da fuori (i controlli alle stazioni) ma, inaspettatamente, anche dall'interno del gruppo: Mordechai, falso ufficiale nazista, comincia a dare ordini sul serio, e, all'opposto, il giovane Yossi abbraccia l'ideologia comunista, proclama che la religione è morta e instaura nei vagoni le cellule marxiste-leniniste. A un certo punto vengono fermati da un altro treno, che però risulta pieno di zingari che avevano escogitato lo stesso stratagemma. Procedono allora tutti insieme, fino all'arrivo sulla linea di confine con le bombe che sparano dalle parti opposte. Ormai possono considerarsi salvi. Come già all'inizio, appare in primo piano il viso del matto, che informa sui successivi destini di alcuni dei protagonisti, tutti viventi tra Russia, Palestina, America. Ma poi l'immagine si allarga e il viso di Schlomo, il matto, guarda da dietro un reticolo di filo spinato. Sullo sfondo, la lugubre sagoma di un campo di concentramento.

 
Di Fabrizio (del 28/06/2006 @ 12:34:44 in casa, visitato 2169 volte)

Da Nadejda Demeter 

Secondo dati raccolti dalla nostra organizzazione, l'amministrazione di Kalingrad (vedi 14/2/06) ha assunto la decisione dello scorso febbraio di demolire il quartiere rom. La motivazione è la lotta contro il traffico di droga e l'assenza dei documenti di proprietà delle case del villaggio di Dorozhny, che è abitato dagli anni '60.

Secondo quanto a nostra conoscenza, i casi di droga sono isolati, mentre l'assoluta maggioranza degli abitanti non ha niente a che fare con essa. 

Nel pratico, tutti gli abitanti di Dorozhny hanno il permesso per viverci. Sono case donate loro dalle autorità sovietiche alla fine degli anni '60,al tempo del decreto che aboliva il nomadismo. Nel 2001 le autorità regionali registrarono le proprietà, ma il decreto venne annullato dopo un intervento di Georgy Boos, governatore della regione alla TV; durante il quale promise di "sradicare la criminalità nel villaggio col fuoco". Riteniamo che la vera ragione risieda negli appetiti commerciali che sollevano quelle aree.

Per preparare la popolazione locale alle demolizioni i giornali e la TV ha da tempo aperto una campagna sul traffico di droga nel villaggio. Il passaggio successivo è stata la decisione del tribunale di demolire le case.Contemporaneamente le autorità hanno cominciato a vendere i terreni espropriati.

 Dopo la demolizione di 40 stabili, 150 persone, inclusi bambini piccoli, si sono ritrovati per strada. Tutti cittadini della Federazione Russa e tutti col permesso di residenza. Ci sono stati anche scambi "legali" di passaporti, per cui i giovani sino a 14 anni hanno perso la loro residenza. Alcuni hanno la fotocopia dei vecchi passaporti registrati a Dorozhny. Non ci risulta che le famiglie espulse abbiano avuto alcuna forma di compensazione, ma attualmente siano sistemate in tende in un'area militare. Le autorità stanno tentando di rilocarle in villaggi lontano, ma la fama di spacciatori di droga vanifica gli sforzi. Al momento le aree della milizia sono poste a 2/300 km. da Kaliningrad, mentre Dorozhny si trovava a solo 2 km.

Se questa non è deportazione, come chiamarla? Si sta negando il principio costituzionale che garantisce a ogni cittadino un posto dove vivere. Le immagini delle demolizioni, della presenza della milizia armata, del rogo delle case, del disorientamento degli anziani, del pianto dei bimbi, ricordanoil comportamento dei nazisti durante a II guerra mondiale.

Siamo sicuri che il problema dello spaccio di droghe possa essere risolto con sistemi legali. I criminali vanno puniti, ma senza che le loro colpe ricadano su un'intera etnia.

Nel contempo azioni simili stanno accadendo ad Arcangelo, a Volgograd (dove recentemente sono stati uccisi due Rom) nella città di Iskitim nella regione di Novosibirsk (dove diverse case rom sono state date alle fiamme e ci sono stati diversi morti, tra cui una ragazzina di 8 anni).

Lo stesso sta accadendo a lianovsk and Yaroslval. DEputati, sindaci, governatori e giudici, tutti si appellano alle procedure legali, richiedendo deportazioni, pogrom, massacri ed incendi. Le espulsioni vengono mostrate in TV senza alcun commento, come misure dettate da disperazione. Resta la speranza che i casi menzionati siano solo una coincidenza e non una campagna pianificata contro questo gruppo etnico. Sono comunque necessarie misure urgenti per fermare queste azione e speriamoche vengano prese con urgenza.

Contact information:

Nadejda Demeter

Federal Ethnic-Cultural Russian Roma Authonomy

109428, RYAZANSKIJ Prospekt, 39, build 1.

Moscow. Russian Federation.

Tel.: +7-095-171-87-18 / +7-095-735-40-10

Fax: +7-095- 171-87-18

E-mail: demetera@mtu-net.ru

 
Di Fabrizio (del 02/02/2006 @ 11:52:00 in media, visitato 1575 volte)

Rombiblio, biblioteca russa telematica (vedere segnalazione di settembre) cerca scrittori di tutti il mondo in lingua romanès, per pubblicare i loro la ori ed ospitarli in quella che attualmente è la più completa fonte di letteratura romanì dagli anni '30 a oggi.

Contattare Edouard Chiline (o Francuzo)

 
Di Fabrizio (del 12/08/2006 @ 11:41:31 in media, visitato 1366 volte)

Il 10 agosto ERRC ha inviato una lettera a Nikolay Zaikov, editore in capo del giornale Vechernij Novosibirsk, esprimendo la propria preoccupazione sull'incremento di discorsi anti-Rom pubblicati sul giornale e sull'insistenza nell'identificare la comunità Rom col crimine e lo spaccio di droga. La lettera si riferisce a numerosi articoli pubblicati l'anno passato [...] che spesso citano pareri di funzionari astraendoli dal contesto e senza commenti editoriali. ERRC chiede con urgenza a Zaikov un fermo passo contro i discorsi che istigano all'odio e di moderare il linguaggio adoperato verso i Rom.

Ulteriori informazioni: http://www.errc.org/cikk.php?cikk=2241

Contatti:

To: Mr Nikolay Zaikov,
Editor-in chief, newspaper "Vecherniy Novosibirsk"
Russia, Novosibirsk, Nemirovicha-Danchenko, 104
Tel./fax: +7 (383) 3141488

Mr Gennady Popriga
Director, Siberia region administration of Rosohrancultura
Russia, 630091, Novosibirsk, Krasniy prospect 82, kab. 45
Fax: +7 (3832)173911

 
Di Fabrizio (del 04/03/2006 @ 11:37:16 in Europa, visitato 2498 volte)
logo TRANSITIONS ONLINE: Ukraine: Performing Politics
di Adriana Helbig
27 Febbraio 2006
L'articolo è senz'altro troppo agiografico per i lettori che rimpiangono i vecchi tempi dell'Europa dell'Est. Ho tentato di ridurre dove possibile le sviolinate eccessive, ma (mi rivolgo sempre ai nostalgici, prima che cerchino qualche link più adatto a loro) attenzione a chiudere gli occhi su quella che è oggi la realtà in quei paesi. Da parte mia, di innocenti non ne vedo, a destra come a sinistra (ndr).

E' importante conoscere i complessi processi sociopolitici che influenzano la determinazione di quello che si etichetta come "Rom".

Negli ultimi 15 anni, l'intelligentsia romanì in Ucraina ha iniziato ad auto-organizzarsi culturalmente e politicamente, attraverso un network di OnG. Un numero considerevole delle 80 OnG romanì in Ucraina oggi sono finanziate esternamente da enti come l'Open Society Institute e la International Renaissance Foundation di Kiev, che sono parte delle fondazioni finanziate da George Soros. Loro scopo è sponsorizzare progetti ed attività volte ai bisogni e agli obiettivi individuali e comunitari. [...] Giocano anche un ruolo importante nella politica post-socialismo, perché danno forza ai gruppi che mancano di una presenza pubblica e continuano ad essere marginalizzati socialmente, politicamente ed economicamente.

Le organizzazioni del terzo settore all'interno della sfera romanì contribuiscono a mobilitare idee, risorse finanziarie e culturali, collegamenti politici a livelli transnazionale. L'introduzione di capitali e nuove idee attraverso le strutture delle OnG, ha aiutato nel creare una nuova realtà sociale e politica che metta in discussione i rapporti tra maggioranza e minoranza in Ucraina. Gli sviluppi hanno dato accesso ai leaders di queste organizzazioni a vari media [...] e permesso eventi come l'annuale festival culturale Amala a Kiev. [...]

POLITICA CULTURALE

In Ucraina si sente sempre più spesso parlare di "Rinascimento Romani": [...] culturale quanto politico. In effetti molti Rom che si sono impegnati nelle rivendicazioni per i diritti civili hanno un passato artistico: Aladar Adam, direttore di Romani Yag (Fuoco Romani), che è sia la più grande OnG Rom in Ucraina che il titolo di un giornale pubblicato a Uzhorod, era musicista nell'orchestra di famiglia. Ihor Krykunov, organizzatore del festival Amala, era un componente del Teatro Romen di Mosca; è anche un attore conosciuto, avendo interpretato Tsyahn (termino ucraino per Zingaro) nel film sovietico Tsyganka Aza (1987).

Progetti come Romani Yag e il festival Amala rivelano i complessi processi che contribuiscono a costruire la coscienza dei Rom come "un popolo unico". Gli intellettuali rom sono al lavoro per unificare le differenze culturali e linguistiche tra i vari gruppi sparsi in Ucraina sotto il comune ombrello "Rom" [...] Nazione transnazionale ma senza stato, i cui componenti condividono radici storiche e linguistiche che sono piantate nell'India da cui migrarono attorno al X secolo. Una nozione che ricorre nel festival Amala, la parola in romanès indica "armonia" e deriva dal sanscrito amal, "pulito, puro". [...] e il progetto consiste nel cercare i legami e le similitudini comuni ai gruppi. Questo porta alla partecipazione al festival di gruppi dalla Macedonia, dalla Germania, dalla Slovacchia e dalla Russia. [...]

Ma chi sono veramente i "Rom ucraini"? Chi li rappresenta? La risposta appare meno chiara per chi come me ha lavorato come etnografa e compiuto ricerche sulle tradizioni musicali e sui movimenti romanì in Ucraina sin dal 2000. Mi è capitato spesso nei villaggi transcarpatici, quando chiedevo di parlare con i "Rom" che mi sentissi rispondere "noi siamo Tsyhany - per trovarli devi andare a Uzhorod." Il fatto è che ad Uzhorod hanno sede le più influenti OnG che operano in nome dei Rom, mi ha stupito su questo passare dalle ambizioni transnazionali alle identificazioni meno che locali - stupore confermato dal direttore di Romani Yag quando afferma: "Senza George Soros, non ci sarebbero Rom".

E' importante la conoscenza dei complessi processi sociopolitici che influenzano la costruzione cosciente dei cosa significhi l'etichetta "Rom". E' altrettanto cruciale riconoscere che le  indicazioni riferite ai Rom sono polisemiche e devono essere interpretate come forme vaganti tra conscio e inconscio, attraverso riferimenti politici, etnici e classisti. Nel quadro del festival Amala, particolarmente riguardo le tradizioni dei gruppi di Rom Servy dell'Ucraina centrale e orientale, viene presentato un repertorio Servy che differisce da quello tradizionalmente romani dell'area transcarpatica, sia in termini di linguaggio, uso della vocalità, improvvisazione, scelta degli strumenti musicali (i Rom usano tradizionalmente strumenti a corda di derivazione ungherese, che i musicisti Servy non adoperano). Ho chiesto perché i Rom della Transcarparzia, la regione che ha il maggior numero di insediamenti rom, non partecipino al festival Amala; gli organizzatori hanno addotto difficoltà finanziarie. Nel contempo, i musicisti rom di Uzhorod parlano di grandi opportunità apertesi per le altre bande dell'Ucraina orientale, che rende questi ultimi gruppi popolari tra Rom e no. Le discussioni spesso non intervengono su quello che è il livello di vita delle comunità rom nell'est del paese, che è miserrimo rispetto a quello dell'area transcarpatica, come venne testimoniato da un reportage di Krykunov del 2002. Quindi, una mancanza di dialogo e di omogeneità che persiste tra le varie comunità e i suoi stessi esponenti intellettuali [...].

TRA POLITICA ED AUTORAPPRESENTAZIONE

La sfera [riguardante] le minoranze spesso si presentano come parallele a quella riguardanti i settori integrati [...] Mentre i movimenti sociali di minoranza contribuiscono a costituire gli spazi pubblici in cui i conflitti guadagnano la visibilità, ogni vittoria nel campo dei diritti delle minoranze ha un contrappeso nelle istituzioni e nello stato. Malgrado gli sforzi delle OnG, la mancanza di miglioramenti significativi nella vita di tutti i giorni, rivela che gli aiuti internazionali e la politica transnazionale, da sole non sono sufficienti. Le OnG forniscono servizi che di fatto sono di responsabilità del governo, inclusa l'assistenza legale, il sostegno alle attività culturali, l'accesso alla scuola e ai servizi sanitari, tutti quello di cui beneficiano i cittadini ucraini. Il punto, è che il governo ha potuto ignorare queste richieste, proprio per lo sviluppo di OnG finanziate dall'occidente, che si sono accollate della questione.

Il governo uscito dalla rivoluzione arancione ha espresso la volontà di cooperare con i leaders romani che fanno riferimento alle OnG riconosciute. Nell'aprile 2005, il comitato parlamentare sui diritti umani e le minoranze si è riunito per preparare un incontro col governo, le OnG e i rappresentanti delle minoranze. A discolpa dell'inattività governativa, la presidente Hennadiy Udovenko ha dovuto ammettere che "il governo non è in grado di conoscere quanti Rom vivano in Ucraina". Le stime variano tra 47.600 (dati del censimento 2001) e 400.000 (fonte International Renaissance Foundation). Cifre che rivelano tanto la portata della sfida dei Rom in Ucraina che il livello di dilettantismo che lo stato continua a mantenere. Mentre le organizzazioni meglio collegate tra loro, come OSI e IRF si sono fiondate dove lo stato aveva fallito o non era stato in grado di provvedere, c'è il pericolo reale che la presenza di OnG al servizio della comunità romanì continui a giustificare la mancata presa di responsabilità dell'apparato dello stato.

Per una politica governativa efficace è cruciale riconoscere i Rom come una minoranza non omogenea. [...] Ogni segmento della popolazione rom affronta le relative difficoltà ed il governo ucraino deve prendere considerazione nelle differenze linguistiche e culturali regionali fra i vari gruppi [...]

Adriana Helbig opera nel campo etnografico sui collegamenti tra cultura e politica presso le comunità rom nei Transcarpazi. Insegna storia della musica alla Fordham University di New York e traduce in inglese il giornale Romani Yag

 
Di Fabrizio (del 03/04/2007 @ 11:33:34 in media, visitato 1342 volte)

Servizio fotografico dalla Russia.

Queste invece sono state scattate in Turchia.

Per terminare, una manifestazione a Torino.

 
Di Fabrizio (del 12/11/2009 @ 11:24:47 in musica e parole, visitato 1669 volte)

Da Rom Sinti @ Politica

L’Orchestra Sinfonica Abruzzese e l’Alexian Group di Alexian Santino Spinelli eseguiranno due concerti di solidarietà per l’Abruzzo.

I concerti avranno luogo il 13 Novembre a Roma presso il Tempio Valdese di Piazza Cavour alle ore 18,00 e a Lanciano (in Abruzzo prov. Chieti) presso il Teatro Fedele Fenaroli il 14 Novembre alle ore 21.

I concerti sono stati organizzati grazie al contributo delle seguenti associazioni e istituzioni: Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia –FCEI e Tavola Valdese, l’Associazione nazionale Thèm Romanò di Lanciano (Ch), la Ut Orpheus Edizioni di Bologna, la Cooperativa ERMES di Roma, l’Arci Solidarietà di Roma, la Fondazione Casa della Carità di Milano, l’Associazione Altrevie di Roma, la Compagnia Nuove Indie di Roma, l’Associazione Piemonte-Grecia Santorre di Santarosa di Torino, la Deputazione Fedele Fenaroli del Comune di Lanciano, la Federazione Romanì di Roma, la rivista Confronti DIALOG-ARTI di Roma. I due eventi sono stati inoltre promosse da decine di radio e dalle riviste Focus di Milano e Intercity di Pescara.

I concerti avranno il titolo di "Romano Drom" La lunga strada dei Rom e rappresentano un evento artistico unico e originale in cui sarà proposta musica Rom con canti in lingua Romanì composti da Alexian Santino Spinelli, un Rom Abruzzese profondamente legato alla sua terra. I Rom Abruzzesi, cittadini italiani, sono presenti in Abruzzo da oltre sei secoli e sono vicine alle famiglie Aquilane duramente colpite dal terremoto. I concerti saranno introdotti da Roberto De Caro presidente della casa editrice musicale Ut Orpheus che ha pubblicato le musiche che saranno eseguite.

Fin dal Rinascimento i Rom girando di piazza in piazza e di castello in castello hanno influenzato i musicisti colti apportando novità ritmiche e musicali oltre che strumentali. Ma è soprattutto in epoca Romantica, nel momento in cui si affermano i concetti di nazione, radici culturali, folklore locale, libertà etc. che i grandi compositori come Listz, Brahms, Schubert e più tardi Dvorak, Mussoskj, Ravel, Debussy, Bartok, Stravinskj, oggi Goran Bregovic hanno attinto a piene mani dalla tradizione musicale romanì, per la prima volta – in questo evento con la Sinfonica Abruzzese - la musica romanì non sarà assorbita dalla musica classica, ma al contrario l’orchestra sinfonica accompagnerà e si integrerà nella musica romanì.

Il concerto è un viaggio artistico-culturale in cui vengono rievocate attraverso i suoni, le parole e i colori, le radici profonde di un popolo millenario caratterizzato dalle prismatiche sfumature e dalle intensissime emozioni.
Un viaggio nell’intimità della storia e della cultura di un popolo
trasnazionale.

Le musiche proposte in cui si rintracciano gli echi del passato sono quelle dell’ambito familiare che i Rom suonano per tramandarsi, per comunicare e per restare uniti. I canti sono memorie mai scritte in cui si custodiscono valori etici, filosofici e linguistici di un popolo dalle molteplici espressioni.
L’Europa, mosaico culturale, è anche un mosaico musicale e ogni popolo è custode di ritmi e di stili che si sono rinnovati attraverso i secoli.
A questo ricco mosaico culturale europeo anche i Rom, originari dell’India del Nord, hanno dato il loro apporto, con colori e forme distinti.
In molti paesi la cultura romanì è entrata a far parte del folklore locale, spesso il folklore di quei paesi si identifica con la cultura o l’arte romanì: il flamenco in Spagna, i violinisti ungheresi, i cymbalisti romeni, la musica in Russia e nei Paesi della ex Jugoslavia. Alcuni generi musicali derivano dai Rom come la Czardas e Verbunkos, ma anche tanta musica balcanica oltre che il jazz manouches, che è il vero jazz europeo, il cui precursore è stato il leggendario manouche Django Reinhardt.

 
Di Fabrizio (del 11/05/2006 @ 11:23:53 in conflitti, visitato 1530 volte)

COMUNICATO STAMPA CS46-2006
RAPPORTO DI AMNESTY INTERNATIONAL SULLA RUSSIA: RAZZISMO E XENOFOBIA IN AUMENTO

Secondo un nuovo rapporto di Amnesty International, gli omicidi a sfondo razzista, i pestaggi e la discriminazione sono in aumento nella Federazione Russa. Il governo di Mosca, che attualmente presiede il G8 e sta per assumere la presidenza semestrale del Comitato dei ministri del Consiglio d'Europa, non riesce a contrastare in modo adeguato la xenofobia e l'intolleranza.

Il rapporto di Amnesty International, 'Razzismo violento fuori controllo', prende in esame casi di aggressioni, alcuni dei quali con esiti mortali, nei confronti di studenti stranieri, richiedenti asilo e rifugiati provenienti da Africa, Asia, Medio Oriente e America Latina, membri di minoranze etniche e migranti del Caucaso e dell'Asia Centrale, esponenti della comunita' ebraica e rom. Il testo mette in luce il fallimento delle autorita' nel prevenire gli attacchi a sfondo razzista attraverso politiche efficaci e nell'indagare e punire la grande maggioranza dei responsabili.

'La dimensione del razzismo in Russia e' incompatibile col posto che il paese occupa nella scena internazionale e mina la sua reputazione mondiale. In quanto membro del Consiglio d'Europa e suo prossimo presidente nonche' membro del G8, la Russia deve rispettare gli obblighi del diritto internazionale' - ha dichiarato Irene Khan, Segretaria generale di Amnesty International. 'Lo Stato ha la responsabilita' di proteggere i diritti umani di tutte le persone che si trovano sul suo territorio, a prescindere dal colore della loro pelle. Deve contrastare e portare di fronte alla giustizia coloro che violano i diritti umani.
E' giunto il momento che le autorita' russe raddrizzino la deteriorata situazione dei diritti umani e rispettino i propri impegni, se vogliono avere un ruolo sul piano internazionale'.

Secondo il Centro analitico di informazioni 'Sova', un istituto russo, solo nel 2005, 28 persone sono state uccise e altre 366 aggredite per motivi razziali. Il numero effettivo, comunque, potrebbe essere molto piu' elevato, poiche' molti reati a sfondo razzista non vengono denunciati o riconosciuti come tali. La polizia e i magistrati inquirenti preferiscono spesso classificarli come atti di 'teppismo'.

In realta', gli autori degli episodi di razzismo fanno parte di gruppi ben organizzati che professano un'ideologia razzista, neofascista e violenta.
Secondo dati ufficiali, in Russia sono attivi circa 150 'gruppi estremisti' con oltre 5000 membri. Secondo le Organizzazioni non governative e le associazioni che svolgono campagne contro il razzismo, a loro volta nel mirino di questi gruppi, gli aderenti sarebbero 50.000.

'Questi attacchi violenti sono una delle manifestazioni piu' visibili di un'intolleranza e di una xenofobia profondamente radicate in molti settori della societa' russa. Chiudere un occhio su questi crimini dell'odio ha incoraggiato la crescita dell'estremismo xenofobo e del neofascismo nel paese' - ha commentato Khan.

Il rapporto di Amnesty International denuncia come, a seguito di attacchi violenti e su vasta scala nei confronti della popolazione civile, attribuiti ai gruppi armati ceceni, i membri di vari gruppi etnici del Caucaso, ceceni inclusi, siano stati perseguitati. Queste persone, in quanto appartenenti a minoranze etniche distinguibili a occhio nudo dai russi, vengono prese di mira ai controlli d'identita' istituiti nel contesto delle misure antiterrorismo o a semplice scopo di estorsione da parte della polizia. Secondo una ricerca condotta l'anno scorso da un'organizzazione locale per i diritti umani, le persone di aspetto non slavo hanno 21 probabilita' in piu' di essere fermate per controlli mentre viaggiano sulle linee della metropolitana di Mosca.

'Il razzismo e' un attacco alla nozione stessa di universalita' dei diritti umani. Esso nega sistematicamente il godimento dei diritti umani sulla base del colore, della razza, dell'etnia, della discendenza o dell'origine nazionale. In base al diritto internazionale, la Russia deve combattere il razzismo in ogni sua forma. Alcune autorita' regionali hanno preso iniziative al riguardo, ma si sono dimostrate profondamente inadeguate e isolate. E' giunto il momento che il governo federale ponga in essere un piano nazionale per dare alla lotta contro il razzismo la priorita' che merita'.

FINE DEL COMUNICATO
Roma, 4 maggio 2006

Il rapporto 'Federazione Russa: razzismo violento fuori controllo' e' disponibile in lingua inglese all'indirizzo http://web.amnesty.org/library/index/engeur460162006

Per ulteriori informazioni, approfondimenti e interviste:
Amnesty International Italia - Ufficio stampa
Tel. 06 4490224, cell. 348-6974361, e-mail: press@amnesty.it
 
Di Fabrizio (del 07/12/2007 @ 11:15:20 in Europa, visitato 1445 volte)

Da Roma_Italia

Al Primo Ministro Mr. Romano Prodi

Spettabile Signore!

L'ultima volta abbiamo ricevuto diverse informazioni sui Rom e le loro difficoltà. I Rom Bielorussi esprimono la loro profonda preoccupazione sulle recenti violenze contro i Rom Rumeni in Italia. Siamo anche preoccupati sulla mancanza di azioni effettive delle autorità Italiane per prevenire le aggressioni ai Rom Rumeni.

Vogliamo protestare contro la campagna di minaccia razziale in Italia contro i Rom.

Il governo Italiano ha emesso un decreto che facilita le espulsioni dei Rumeni ed i Rom in particolare. Questo decreto viola leggi fondamentali, come la libertà di movimento ed altri diritti umani basici. Inoltre il governo italiano deve considerare che la Romania è un membro dell'UE. Come membro della UE tutti i cittadini Rumeni, senza distinzione di etnia e nazionalità, hanno libero accesso a tutti glli stati membri UE. Così i Rom Rumeni possono restare in Italia quanto lo desiderano. Non hanno bisogno di alcun tipo di permesso, precetto, visto o altro. Sono Europei. Inoltre voglio sottolineare che le espulsioni non sono una soluzione universale a tutti i problemi. Il Popolo Rom è la parte più vulnerabile della società in tutti i paesi.

L'espulsione dei Rom dall'Italia è una violazione dei Diritti Umani, degli accordi di base tra gli stati e una violazione della Costituzione Italiana.

I Rom Bielorussi chiedono al governo Italiano di cancellare urgentemente il decreto d'emergenza sull'espulsione dei Rom.

Speriamo che soltanto cooperando possiamo raggiungere il successo e la prosperità.

Spero che questi incidenti non possano influenzare su tutte le relazioni interetniche  in Italia. Spero che l'Italia, come paese democratico, possa trovare il coraggio e la saggezza di sedersi ad un tavolo e trovare la soluzione.

Con i migliori saluti

Kalinin Nicolas

Delegato Bielorusso al Forum dei Rom e Viaggianti Europei (ERTF)

3.12.2007

Minsk

 
Di Fabrizio (del 15/01/2006 @ 10:52:55 in Europa, visitato 1609 volte)
Si è svolta recentemente una sessione di organizzazioni di Ebrei, Polacchi e Rom della Bielorussia (vedi precedente ndr). Queste hanno richiamato nuovamente l'attenzione sulle difficoltà di finanziare la ricostruzione del Monumento alle vittime della II guerra mondiale, presso l'ex campo di concentramento di Koldichevo, nella regione di Brest (oltre 22.000 appartenenti alle succitate nazionalità vi perirono o furono torturati - vedi Dzeno 15-07-04 ndr)
 
A novembre le organizzaizoni "Duiaspora Bielorussa Gitana", "Unione dei Polacchi di Bielorussia" e le organizzazioni e associazioni ebraiche di Bielorussia, avevano scritto al Parlameto per richiedere la partenza dei lavori di ricostruzione, e la bonifica del luogo dove doveva avvenire.
 
Il 21 dicembre 2005 è arrivata la risposta (N.° 364) del presidente della Bielorussia, confermando che erano stati stanziati i fondi per la riparazione del monumento e la risistemazione dell'area a Koldichevo.
 
Un primo passo in avanti, per un patrimonio da consegnare alle prossime generazioni In

The Head of the PA “Belarusian Gipsy diaspora” Kozlovskiy O. A.
Minsk, Belarus.
E-mail: belarus_roma@yahoo.com
Tel.: + 375 172 348908
Mobile: + 375 29 634 89 08
 
Di Fabrizio (del 14/02/2006 @ 10:52:48 in casa, visitato 2746 volte)

Sempre un problema l'inverno... soprattutto se è inverno davvero. L'anno scorso era andata meglio.

Da: Egle Kucinskaite su Baltic_Roma

Aleksandras Stankevicius (Unione delle Comunità Rom della Lituania 'Roma Mission') con altri Rom di Lituania ha ricevuto indiscrezioni sulla demolizione di case abitate da Rom nel villaggio di Dorozhny (Guryevo) nella regione di Kaliningrad (Federazione Russia).

Su internet ho trovato altre informazioni. Risulta che l'azione sia iniziata già in novembre e continui tuttora. Ci sono similitudini con quanto fece l'anno scorso il comune di Vilnius (LT), interrotto grazie alle pressione esercitata dalla società civile; come allora lo scopo è colpire “i trafficanti di droga” ma si concentra sulle case Rom costruite senza i dovuti permessi. Richiamo poi l'attenzione sulle temperature che qui raggiunge l'inverno.

I nostri contatti a Kaliningrad sono molto timorosi nell'esporsi, nessuno di loro ha accesso ad internet o in è in grado di comunicare via sms.

Oleg Kozlovsky (delegato di International Roma Union per gli stati baltici e la CSI) ci ha informato su una sua recente visita nella località, dove ha potuto incontrare le autorità. A breve dovrebbe tor are a Minsk e darci più notizie.

In Lituania i Rom pensano che i media e le organizzazioni dei diritti umani dovrebbero prestare attenzione a questo caso.

Riferimenti (dalla stampa russa)

 
Di Fabrizio (del 04/08/2006 @ 10:37:04 in Europa, visitato 1350 volte)
Alcune immagini di Rom in Russia: si va dalle immagini "storiche"  coi cavalli alle foto di lavoratori attuali, assando per le solite gallerie familiare. Per chi mastica il cirillico, questa è l'home page.
 
Di Fabrizio (del 14/11/2006 @ 10:31:09 in casa, visitato 1864 volte)

Strasburgo, 6 novembre 2006 -  Open Society Justice Initiative si è rivolta alla Corte Europea per i Diritti Umani per ottenere giustizia riguardo la distruzione violenta ed illegale del villaggio Rom di Dorozhnoe , Kaliningrad (vedi precedente ndr.).

Justice Initiative rappresenta 33 persone di fronte alla Corte Europea. Durante la settimana dal 29 maggio al 2 giugno 2006, forze speciali di polizia hanno raso al suolo le case del villaggio e dato fuoco alle rovine. Durante lo sgombero forzato, la polizia ha minacciato le vittime con armi automatiche e gridato minacce come "Voi Zingari - fuori dalle nostre terre!".

Nella documentazione fornita al tribunale, si mostra come il governo russo ha infranto numerose regole della Convenzione Europea sui Diritti Umani. Inoltre sono richiesti indennizzi monetari e non, per le vittime, incluso la restituzione del diritto di proprietà e delle loro case. I Rom sgomberati, erano tutti proprietari delle loro case, dove vivevano legalmente da anni.

"Ai Rom di Dorozhnoe sono stati lesi i loro diritti ed espropriati i loro beni," dice James A. Goldston, direttore esecutivo di Open Society Justice Initiative. "Le famiglie sono state separate e attualmente, con l'arrivo della stagione fredda, sono rifugiate in container. Chiediamo che si rimedi a questa situazione il più presto possibile."

Dorozhnoe fu creata come comunità segregata nel 1956, quando le autorità sovietiche sedentarizzarono a forza i Rom. A seguito del crollo dell'Unione Sovietica, le autorità locali inizialmente garantirono ai Rom la proprietà delle case dove vivevano. Ma nel 2002, interruppero questo processo e iniziarono a concentrare gli sforzi per allontanare i Rom dalle loro terre.

Una campagna di propaganda governativa li definì criminali e spacciatori. Nel contempo, i Rom venivano espropriati delle loro case. Tra il 29 maggio e il 2 giugno le autorità di Kaliningrad iniziarono le demolizioni. A giugno 40 case circa, inclusa l'intera comunità Rom di Dorozhnoe era stata rasa al suolo.

I documenti portati da Justice Initiative accusano le autorità per le demolizioni delle case, di aver separato le famiglie e forzato le vittime a trovare ripari di fortuna, violando il diritto alla non-discriminazione, la protezione contro i trattamenti inumani e violando il diritto di proprietà.

Le organizzazioni dei diritti umani hanno raccolto testimonianze sulla crescita del fenomeno degli sgomberi forzati, in tutta la Federazione Russa come in altri paesi del Consiglio d'Europa. "La Corte Europea deve assicurare che gli stati non discrimino i Rom con gli sgomberi forzati," dice Goldston. "Con questo caso, non solo speriamo di difendere gli interessi dei Rom russi, ma anche di inviare un chiaro messaggio agli stati, che non possono sradicare impunemente queste comunità."

Testo originale

 
Di Fabrizio (del 01/05/2007 @ 10:26:05 in Europa, visitato 2127 volte)

Da Czech_Roma

Strasbourg, France, April 18 (CTK) - Il rapporto del Consiglio d'Europa (CE) sullo stato dei diritti umani in 46 stati, critica la Repubblica Ceca e la Slovacchia per il trattamento riservato ai Rom.

I principi della CE richiedono l'azione giudiziaria in periodi ragionevoli. Giustizia dilazionata significa giustizia negata, dice il rapporto.

Oltre a Cechi e Slovacchi, vengono criticati altri 19 paesi, inclusi Francia, Germania, Bretagna, Italia, Grecia e Polonia.

Casi di spostamenti forzati di famiglie rom sono registrati in numerosi paesi CE [...] Il rapporto aggiunge che il Tribunale Europeo sui Diritti Umani riguardo la Repubblica Ceca e la Slovacchia è particolarmente preoccupato per la segregazione scolastica dei bambini Rom nelle scuole ceche e per la sterilizzazione forzata o senza consenso in Slovacchia.

Il rapporto ricorda che esistono tre priorità CE, che si applicano anche per i Rom, e che sono la protezione delle minoranze, la lotta al razzismo e all'intolleranza, e la lotta contro il mantenimento ai margini della società.

Il paese che ha ottenuto più critiche è stato la Russia.

 
Di Fabrizio (del 01/10/2007 @ 10:23:23 in Europa, visitato 1692 volte)

Da Altrenotizie.org

Domenica, 30 Settembre 2007 - 13:30 - di Elena Ferrara

Nuovi, importanti e significativi passi in avanti nelle comunità dei 10 milioni di Rom sparsi nel mondo. Ora è la volta della Bulgaria e della Russia e i settori interessati sono quelli della televisione e del teatro. Tutto comincia nella città bulgara di Vidin, nella parte nord occidentale del paese, dove vengono organizzati i primi studi di una televisione tutta Rom. Si chiama RomaTv ed è la prima emittente a carattere etnico. Ha come obiettivo quello di contribuire all’integrazione della comunità zingara nella società bulgara e nello stesso tempo cerca di sfatare molti miti di stampo negativo sui Rom che sono stati costruiti nel corso degli anni. Alle trasmissioni vengono invitati esponenti della comunità, ospiti stranieri, studiosi della storia Rom, psicologi ed esponenti della vita locale. Si cerca di far uscire dal ghetto una minoranza che è da sempre emarginata dal punto di vista mediatico e, quindi, da qualsiasi tipo di “integrazione televisiva”. Per ora il raggio d’azione dell’emittente è limitato ad alcune zone abitate prevalentemente da Rom, ma l’obiettivo generale è quello di raggiungere un pubblico sempre più vasto uscendo anche dal ristretto campo della tematica zingara. In pratica l’obiettivo degli organizzatori di questa televisione consiste nello scendere sul terreno della competitività con le altre società televisive.

Tutto questo perché esiste un problema di autoghettizzazione. Lo fa notare Georgi Lozanov, esperto di media ed informazione, che è uno degli intellettuali bulgari più autorevoli. E’ lui che punta a ricordare che il dare spazio ad una comunità nel mondo mediatico significa aiutarla a modernizzarsi ma che, nello stesso tempo, si rischia di dare vita ad un fenomeno negativo. Questo perchè nel momento in cui una televisione di nicchia diviene l'intero mondo mediatico di riferimento della comunità Rom, gli altri media non riescono a trovare canali comunicativi che possano giungere fino alla stessa comunità. I Rom - rileva Lozanov - hanno sempre più bisogno di un confronto, di una mediazione tra il loro mondo e quello degli altri. E così il compito di questa emittente locale consiste proprio nel tentare il miracolo della collaborazione e della sensibilizzazione culturale.

Va ricordato che in Bulgaria la “questione zingara” è stata sempre un problema aperto anche per il duro sistema socialista. E chi, allora, li chiamava “zingari” rischiava una multa. Perchè si puntava ad assimilarli ai bulgari per legge. Rifiutando così di ammettere l’esistenza ufficiale di una minoranza. Ma le nuove condizioni “europee” stanno sempre più portando la Bulgaria a ripensare ai propri rapporti con la comunità zingara, cercando di attuare un processo di incontro che non annulli le tradizioni. Rispettando le suddivisioni sia su base religiosa - professano la fede musulmana, cristiano ortodossa e vi sono anche gruppi che appartengono a chiese protestanti - sia linguistica dal momento che parlano differenti dialetti bulgari, il turco od il vlachi che è un dialetto d'origine romena. Ed è a tutte queste tematiche che si riferisce la nuova tv.

Altra storia è quella che riguarda il teatro Rom, in Russia. Qui esiste già una ben radicata tradizione che viene oggi portata come esempio a livello internazionale. E tutto prende le mosse dalle recenti manifestazioni in onore del 75mo anniversario del “Teatro zingaro, lirico-musicale” di Mosca che hanno assunto un carattere eccezionale. Ai festeggiamenti sono intervenuti i massimi esponenti dell’amministrazione presidenziale e i deputati della commissione culturale della Duma. A fare gli onori di casa per questo singolare appuntamento è stato un rappresentate di spicco della comunità zingara della Russia, il cantante e regista Nikolaj Slicenko che dal 1977 è impegnato in questa campagna di affermazione culturale dei Rom. Il teatro dove lavora - il “Romen” - è appunto un vero e proprio laboratorio. Attori e cantanti sono tutti appartenenti alla comunità zingara e portano sulla scena le migliori tradizioni della loro arte.

Intanto in Russia - parallelamente - si va sempre più sviluppando l’attività organizzativa dei Rom. Si è già svolto il congresso delle associazioni di tutti gli zingari che si trovano nel territorio della Csi (in gran parte quello dell’ex Urss) e si è formata una “Federazione delle autonomie zingare”. Alla guida di questa importante struttura si trovano lo studioso Georghij Demetr che si occupa della vita e della storia degli zingari dell’Europa centrale e il regista capo del teatro “Romen”, Slicenko. E sempre in Russia - dove la questione Rom sta assumendo una rilevanza nazionale - si rivedono, in particolare, i vecchi regolamenti del periodo sovietico e si accettano le situazioni che si sono andate “codificando” in questi ultimi anni. Esce uno studio dei politologi Aleksej Muchin e Jana Zdorovez che, testimoniando i progressi dei Rom russi, fornisce una serie di chiavi di interpretazione per conoscerne a fondo la loro società. Si apprende così che gli zingari sono presenti in tutto il territorio nazionale ed hanno precise organizzazioni locali che si occupano dei tanti problemi che sorgono in relazione alle mutate condizioni socio-economiche del Paese. In particolare nella città di Tver esiste una associazione chiamata “Romanimos” che pubblica libri per i Rom nelle loro lingue ed ha già presentato una edizione della Bibbia. Molte altre iniziative di carattere sociale e culturale si segnalano in varie città siberiane. Ma è il teatro moscovita “Romen” che fa comunque tendenza destando la maggiore attenzione.

 
Di Fabrizio (del 24/03/2007 @ 10:22:30 in Europa, visitato 1470 volte)

Da British_Roma

Artisti visuali Rom e Sinti cercasi. Stiamo discutendo una cooperazione con un gruppo rom dalla Russia che lavora con artisti rom "underground" per esplorare la cultura rom ed il suo contributo all'identità ed alla cultura europea.

I nostri amici rom dalla Russia guardano all'arte rom moderna e non si fossilizzano sulle forme tradizionali dell'espressione visuale entro le comunità rom. Fotografia, scultura, pittura, disegno al computer - sono tutte benvenute.

Quindi se siete interessati, fatemelo sapere quanto prima!

Jeanette Buirski - European Dialogue

 
Di Fabrizio (del 18/08/2006 @ 10:20:48 in media, visitato 1365 volte)
Anche l'articolo soffre di questo difficile rapporto, elencando solo alcuni aspetti e personaggi... diciamo che può essere un punto di partenza per una discussione:

Il Cinema ha descritto gli Zingari in tante maniere
By David Elliott


10 agosto - Gli Zingari non hanno mai ottenuto grande rispetto dal cinema, né mai l'hanno richiesto.

Gente libera e senza limiti, non vive dell'opinione altrui.

I nazisti imposero loro l'Olocausto (venivano chiamati "ebrei da spazzatura"), ma persino l'odio di Hitler.non poté definire un popolo che dal Medioevo è rimasto estraneo all'Europa.

Ingabbiati nel loro ruolo di ladri, truffatori e vagabondi, gli Zingari sono finiti nei film come nota di colore: flamenco! paprika! violini zigani!

Nei film dell'orrore appaiono come gargoyles, e nel 1947 Mitchell Leisen mise nei panni della Zingara Marlene Dietrich: una visione kitch mentre il nazismo li aveva messi nei campi di concentramento [...]

Maria Montez è stata la vamp di una vicenda che girava attorno ad un'omicidio, girata da James M. Cain col titolo "Gypsy Wildcat" (1944). Sempre a loro tocca la musica, per aromatizzare le notti di Mosca ne "I fratelli Karamazov". E poi la violenza e la lotta zingaresca nel 1963 con "Dalla Russia con amore". Attori non protagonisti come Maria Ouspenskaya ed Akim Tamiroff avevano un DNA zingaresco.

Pseudo zingara la variante di "Carmen," di Bizet, che ne ripropone molti stereotipi.

Rita Hayworth strega Glenn Ford, membro della "Gay Police," negli "Amori di Carmen" (1948)

Tentativi più moderni di raggiungere ad un'autenticità portano al melodramma di Peter Maas' "King of the Gypsies" (1979), con Eric Roberts e Sterling Hayden che conducono la loro virilità in un New Jersey esotico.

Più vicino all'organizzazione del clan della tribù fu "Travellers" del 1997 con Bill Paxton che affronta la perdita dei valori familiari nelle Carolinas. E c'è il tributo di Robert Duvall in "Angelo My Love" un docudramma del 1983 del 1983 su una famiglia di Rom americani con la storia del protagonista Angelo Evans e del suo sradicamento.

Il top dello spirito nei film di Emir Kusturica, a partire dagli anni '80 con "Il tempo dei Gitani" che si sviluppa in 3 grandi città europee, con uno spirito come nei quadri di Breughel racconta la diaspora di quel popolo.

Qualcosa di più carino? Lo Zingaro irlandese di Johnny Depp in "Chocolat" un personaggio come un candito e probabilmente più libero di Jack Sparrow.

 
Di Daniele (del 02/11/2006 @ 10:20:11 in musica e parole, visitato 1994 volte)
Shantel è oggi il più importante dj d’Europa in quanto a musica balcanica. Vive a Francoforte, patria della club culture mondiale. A lui si deve l’enorme diffusione di questa musica nel circuito dei club dell’ovest. Shantel attinge da fonti della tradizione musicale dei Balcani, con l’obbiettivo di attualizzarne il suono e di trasportarlo nel contesto urbano europeo, ma non solo. Č capace di assemblare la Banda Ionica e il “… punk rock cabaret with russian soul…” dei Gogol Bordello di New York, sempre partendo dalla sua prospettiva di produttore di musica elettronica. I suoi set sono dei momenti rari e inediti dove gli amanti dei film di Kusturica immaginano di rivivere le loro scene preferite.

a presto!
daniele
--
ЈУГОСЛАВИЈА:
www.flickr.com/photos/gustomaina
 
Di Fabrizio (del 26/06/2007 @ 10:19:56 in Kumpanija, visitato 2152 volte)

Da Roma_und_Sinti

Alexandre Baurov proveniva da una famosa famiglia di artisti Rom russi. I suoi antenati erano noti per cantare nei cori di Mosca e San Pietroburgo.

Alexandre nacque il 23 marzo 1906. Il ragazzo ricevette le prime lezioni di chitarra da maestri del calibro di Alexei e Michael Shishkin. Ad undici anni iniziò a cantare nei cori rom. Ballava e suonava la chitarra. Ma la Rivoluzione d'Ottobre deprivò i cori del pubblico, ed il giovane Rom dovette trovarsi un nuovo lavoro.

Attorno al 1920 iniziò a lavorare come apprendista presso impianti Putilov. Dal 1925 al 1933 Alexandre studiò al Collegio di Comunicazioni Elettromeccaniche e dopo il diploma iniziò a lavorare come assistente di laboratorio all'Accademia delle Comunicazioni. Ma non lasciò la musica. Di sera si esibiva con un gruppo rom al Tatro di Varietà dello Stato di Leningrado.

Nel 1941, quando l'URSS entrò in guerra, Alexandre fu spedito al fronte. Con sé portò la chitarra. Nei pochi momenti liberi Baurov suonava per gli amici.

Grazie alle sue conoscenze tecniche, fu nominato ufficiale. Iniziò come comandante dei supporti di comunicazione del 44° battaglione. Prese parte ai combattimenti sulle alture di Pulkovo. Durante un attacco vicino Krasnoye Selo fu ferito gravemente al braccio e venne salvato dai medici.

Dopo il ricovero ritornò al fronte con la 189^ divisione di fanteria. Più avanti fu comandante della 1^ divisione aeronautica, che forniva all'artiglieria sovietica le immagini delle linee nemiche.

Sull'istmo di Karelia fu ferito al fianco.

Il suo coraggio fu riconosciuto da premi e promozioni. Alexandre ottenne nel 1944 il grado di capitano. Fu decorato con l'Ordine della Stella Rossa e con l'Ordine del Nastro Rosso di Battaglia. Ricevette anche l'Ordine Alexandre Nevsky (molto raro e onorato) per la battaglia sull'Oder, e una Croce Polacca al Valore.

La vittoria arrivò a Lipsia, ma non lasciò il servizio militare. Dopo la vittoria andò in Germania. Dal 1949 al 1955, già luogotenente colonnello del Corpo d'Ingegneria, prese parte nel creare e lanciare i primi razzi sovietici.

Alexandre Baurov morì il 18 febbraio 1972. Testimonianze sul servizio militare di Baurov e fotografie del periodo di guerra sono ora conservate nel Museo Memoriale dell'Assedio e Difesa di Leningrado. Fu uno delle migliaia di soldati, ufficiali e partigiani Rom che presero parte alla guerra contro il nazismo.

Thanks to Nickolay Bessonov for the information

 
Di Fabrizio (del 12/03/2006 @ 10:16:02 in Kumpanija, visitato 1592 volte)
La comunità rom di Volgograd, che è stata recentemente in Italia, comunica che ha variato il suo indirizzo:
ISO "Roma Association"
Str. Essentukskaya 19 room 38
Volgograd, 400094 Russia
Phone/fax: +7(8442) 301-278, 397-127
E-mail: gorbatov@interdacom.ru

inoltre, per chi volesse conoscerli meglio, suggerisce il proprio sito web, in lingua russa ed inglese, ricco di foto e notizie
 
Di Fabrizio (del 29/10/2006 @ 10:15:08 in casa, visitato 2399 volte)

Il Commissario per i Diritti Umani intervistato sugli sgomberi di Rom a Patrasso

By Niki Kitsantonis

(printed issue dated 24 October 2006)

PATRASSO - La casa di Antonis Georgopoulos, 23 anni, sua moglie e dei loro sei figli è sempre stata una tettoia senza elettricità e acqua corrente su un terreno incolto a Patrasso, il porto greco e la città scelta come capitale culturale europea dell'anno.

Ma l'agosto scorso, Georgopoulos, ritornando dal lavoro ha trovato la casa rasa al suolo dopo che le autorità avevano deciso la "ripulitura" dei due accampamenti rom, Riganokambos e Makriyiannis.

La sua famiglia da allora dorme in un furgone. Sono circa 400 i Rom che da luglio hanno perso le loro case a Patrasso, vivace centro commerciale di circa 250.000 abitanti a 220 km a ovest di Atene, conosciuto come l'ingresso occidentale della Grecia.

Quando l'Unione Europea scelse Patrasso come capitale culturale d'Europa, le autorità locali si sono impegnate nel "celebrare la diversità culturale.". Ma durante quest'anno, gli sforzi si sono focalizzati nell'attrarre artisti e musicisti stranieri, non nel promuovere la tolleranza verso una minoranza stigmatizzata.

L'opposizione pubblica ai Rom si è dipanata con le elezioni comunali di questo mese [...] Uno striscione con lo slogan "Mai più Rom a Riganokambos" emergeva tra i tanti della campagna elettorale.

In molti credono che gli sgomberi siano avvenuti nei due turni elettorali, che si sono conclusi domenica, per ottenere il voto di cittadini riluttanti a condividere la loro città con i Rom e i loro alloggi di legno grezzo.

Mentre i Socialisti vincevano le elezioni, gli sfidanti Conservatori dichiaravano la loro intenzione di ripulire la città dai Rom.

I gruppi dei diritti umani, invece, hanno protestato, anticipando una visita il mese scorso del commissario europeo sui diritti umani, Thomas Hammarberg, per ispezionare i siti.

"C'è a Patrasso un problema reale" dice Hammarberg in un'intervista telefonica. "Molte famiglie sono state sfrattate senza essere state adeguatamente informate o con una reale alternativa."

Le espulsioni avvenute a Patrasso quest'estate, sono un "modello" comune a tutta la Grecia. Nel 1997, circa 2.000 Rom furono espulsi da un quartiere di Salonicco, la seconda città della Grecia, dov'erano accampati sulle rive del fiume Gallikos per tre anni prima di essere rilocati in un'ex caserma. Nel 2003, circa 200 Rom furono rimossi dal quartiere periferico di Maroussi ad Atene, per costruire il complesso olimpico dei giochi 2004.

Attualmente circa 200 Rom si trovano di fronte a un vasto sgombero a Votanikos, nel centro di Atene, un'area destinata alla costruzione di uno stadio da calcio e della prima moschea della capitale nel 2009.

Hammarberg aggiunge che altrove in Europa, 109 Rom sono stati espulsi a luglio dal villaggio albanese di Elbasan e 200 dal villaggio di Dorozhny a Kaliningrad, Russia occidentale, a giugno.

Dato che non esistono dati ufficiali sui Rom in Grecia, le OnG e il Consiglio d'Europa stimano che ce ne siano tra i 200.000 e i 300.000 in centinaia di accampamenti nel paese, e almeno la metà in stato di estrema povertà. Le condizioni sono altrettanto precarie per molti tra gli 8 e i 10 milioni di Rom in Europa, un terzo di questi in Romania e Bulgaria.

Hammarberg enfatizza la necessità di un intervento statale per assicurare che i Rom a Patrasso e altrove siano trattati equamente.

"Il fatto che decisioni abusive siano prese a livello locale non assolve il governo centrale dalle sue responsabilità," dice.

Abet Hasman, vice sindaco di Patrasso e a capo dell'unità dei servizi sociali municipali che ha ordinato i recenti sgomberi, dice che accoglierebbe con favore una mediazione governativa.

La municipalità sta affittando appartamenti per 18/22 delle 70 famiglie sgomberate, dice Hasman "nell'attesa che il governo approvi le rate perché possano acquistare una casa loro."

Questa versione è contestata da Panayiotis Dimitras, del Greek Helsinki Monitor [...]. "La maggior parte dei Rom autoctoni dorme all'aperto, ha lasciato Patrasso o sta cercando casa," dice, "quindi dove sono questi che sono stati rilocati?"

Alla famiglia Georgopoulos, per esempio, non ha è stato offerto nessun alloggio. Invece, dicono, le autorità hanno offerto loro €200, o $250, per la perdita della loro casa.

Nel contempo, le pattuglie di polizia stanno controllando l'area e forzando gli ultimi residenti a lasciare il sito. Durante una visita a Riganokambos di 30', un reporter ha visto due camion che caricavano quello che rimaneva dell'accampamento.

Ci hanno minacciato di arresto se non lasciavamo le nostre tettoie," dice Brigis Danopoulos, 16 anni, dopo una notte di detenzione. [...]

Per le famiglie sgomberate, le difficoltà finanziarie non sono l'unico problema. Georgios Michalakopoulos e la sua famiglia ora sono nella quarta casa in due mesi da quando sono stati allontanati da Riganokambos. "Gli affittuari non vogliono Zingari nelle loro case," dice Michalakopoulos, 50 anni, che ora divide un appartamento a Patrasso con sua moglie e le tre figlie.

Secondo Yiannis Halilopoulos, presidente dell'Unione degli Zingari Greci, l'ignoranza accresce il problema.

"Le radici del razzismo contro gli Zingari non sono profonde" dice Halilopoulos, che ritiene che una campagna per educare i bambini a scuola sui Rom eroderebbe i pregiudizi, "Chiamarci Rom ci fa sentire stranieri," dice. "Noi siamo Greci."

L'elemento Tzigano o Zingaro, dice, "si collega alla nostre tradizioni, la nostra musica, non alla nostra nazionalità."

 
Di Fabrizio (del 11/07/2009 @ 10:09:40 in musica e parole, visitato 1465 volte)

Da Nordic_Roma (vedi anche QUI)

Dalla Russia la banda Romani Kolpakov Trio col Tour Estivo Europeo di Madonna

 la qualità del video è piuttosto scarsa, se non si vede bene, QUI l'originale

Cari amici! Te yaven bahtale!

Mio zio e io, il Trio Kolpakov, abbiamo avuto il grande onore di un'opportunità unica di visitare molte città nel mondo, come parte del Tour di Madonna (in calce le date e la lista delle città)

Vorremmo usare questa opportunità per visitare le organizzazioni romanì durante il tour e incontrare quanti di voi vivono in queste città, nella speranza di lavorare assieme a progetti congiunti - quindi non solo gli spettacoli nelle vostre città, ma anche qualche progetto con le vostre comunità.

Vorremmo scoprire come vivono i Rom nella vostra comunità e cosa si può fare.

Potete contattarci a: VKolpakov81@mail.ru

Grazie. Vi aspettiamo

In fede,
Vadim Kolpakov.

JULY:
8-9 Paris,
10-11 Brussels,
12-14 Milan,
15-16 Udine,
17-19 Marseille,
20-21 Barcelona,
22-23 Madrid,
24-25 Zaragoza,
26-30 Oslo

AUGUST:
3- 4 Tallin,
5-6 Helsinki,
7-9 Gothenburg,
10-11 Copenhagen,
12-13 Prague,
14-15 Warsaw,
16-18 Munich,
19-20 Ljubljana,
21-22 Budapest,
23-24 Belgrade,
25-26 Bucharest,
27-29 Sofia,
30-31 Tel Aviv

SEPTEMBER:
1 and 2 Tel Aviv

 
Di Fabrizio (del 29/03/2006 @ 10:06:25 in casa, visitato 3125 volte)

AdvocacyNet - News Bulletin 58, 23 marzo 2005

Washington, DC - Un altro esempio della crisi che coinvolge i Rom Europei e le politiche degli sgomberi arriva da Dorozhny, in provincia di Kaliningrad nella Russia nord-occidentale, dove la comunità Rom viene cacciata dalle terre dove fu sedentarizzata nel 1956 e dove le ultime notizie parlano di case demolite dalle autorità.

Il caso segue quello della provincia settentrionale di Arcangelo, quando 16 famiglie sono state sgomberate. Alle famiglie era stato accordato di ricorrere in tribunale contro la decisione, ma la corte tuttora non si è riunita e ai Rom è stato offerto del denaro per andarsene immediatamente.

Stephania Kulaeva, del Centro Nordoccidentale per la Protezione Sociale e Legale dei Rom, descrive questi sgomberi come una "catastrofe sociale", aggiungendo che i Rom sono alla "disperazione nera".

Un censimento effettuato nel 2002 conta circa 183.000 Rom in Russia, ma si ritiene che il loro numero sia largamente superiore. I Rom di Russia sono isolati dagli altri movimenti europei sui diritti umani, e dipendono da altri Centri per pubblicizzare i loro casi. Proprio questo caso si lega alla tendenza in atto in tutto il continente: un'epidemia di sgomberi ed espulsioni.

L'associazione Dzeno di Praga, partner di Advocacy Project (AP), ha analizzato situazioni simili in diversi paesi europei, trovando che la legge tende a rimarcare la vulnerabilità dei Rom piuttosto che a proteggerne la cultura. Leggi a loro volta interpretate dalle autorità locali in maniera ancora più pregiudizievole.

Nel Regno Unito, a Viaggianti e Romanichals vengono costantemente rifiutati i permessi di fermarsi con le carovane sui loro stessi terreni, e minacciati di essere perseguiti come vagabondi se obbligati a spostarsi. Un caso esemplare, che è stato ampliamente documentato dalla UK Association of Gypsy Women (altro partner AP). il supremo tribunale britannico si è pronunciato per lo sgombero di circa 600 Viaggianti a Dale Farm. Sicari pagati dalle autorità hanno distrutto quattro loro case lo scorso martedì.

Romanichals e Viaggianti sono stati l'oggetto di una violenta campagna politica dei partiti della destra durante le elezioni generali del 2005, proprio come è successo ai Rom di Arcangelo. Costoro, appartenenti al gruppo dei Kelderash, arrivarono da Volgograd nel 2004 ed ottennero il permesso di stabilirsi sopra un'area di 1,5 ettari, dal sindaco O. Nilov. Qui iniziarono a costruire, cosa tecnicamente illegale ma condivisa da molti Russi - il Centro Nordoccidentale si era già impegnato in passato per fornire permessi retroattivi alle altre comunità rom.

Quelle famiglie divennero un pretesto durante la campagna elettorale tra Nilov e il suo concorrente di destra, Aleksandr Donskoj, che accusò Nilov di essersi fatto corrompere dai Rom, che descrisse anche come "mendicanti, imbroglioni e ladri". Queste accuse aiutarono Donskoj a vincere le elezioni, dopodiché annullà l'accordo di affitto e offrì loro l'equivalente di $ 100.000 per andarsene, somma poi ridotta a $ 10.000. Sulla vicenda il tribunale locale deve ancora pronunciarsi.

I residenti della comunità di Dorozhny, pure si richiamavano al risiedere sulla stessa area dal 1956. Nel 2000, molte famiglie ricevettero il permesso di privatizzare il luogo. Il governo offrì anche un fondo per la ricostruzione sociale, su cui i Rom investirono soldi per sviluppare un piano.

Secondo Stephania Kulaeva il vento è cambiato e nel 2005 il Governatore "dichiarò guerra" ai Rom di Dorozhny, accusandali di essere criminali e spacciatori. Le indagini della polizia non portarono a nessun risultato, ma le demolizioni erano già iniziate. Ad Arlauskenia, un'anziana romnì con 7 nipoti - tra cui degli orfani, fu comunicato mentre era ricoverata in ospedale che la sua casa era stata distrutta.

Le intimidazioni sono state accompagnate da sottili misure, come non registrare i bambini sui passaporti dei genitori, o rifiutare le marche da bollo necessarie alla registrazione. Così riferisce Stephania Kulaeva, che aggiunge: "In centinaia si sono trovati a diventare homeless d'improvviso".

In questa situazione, gli studi legali appoggiati dai Rom stanno sviluppando un fronte unitario contro gli sgomberi. Lo scorso gennaio è coinciso con una forte protesta dell'European Roma and Travelers Forum (ERTF) durante la sua prima riunione a Strasburgo. International Roma Women's Network (IRWN), altro partner di AP, sta occupandosi del caso russo. Dzeno intende presentare la situazione al Consiglio dei Diritti Umani dell'ONU.

* To contact Stephania Kulaeva email memorial@nevsky.net
* For the crisis in Russia visit the website of the Northwest Center for the Social and Legal Protection of Roma: http://www.memorial.spb.ru/index.php?lan=1&module=1
* To contact the Dzeno Association email Ivan Vezely: dzeno@dzeno.cz
* For a 2004 report on the Roma of Russia by the Center and the International Federation of Human Rights (FIDH), visit http://www.fidh.org/article.php3?id_article=2587
* For the January 27 2006 appeal by the ERTF, visit http://www.advocacynet.org/cpage_view/GypsiesUK_gypsies_60_376.html

The Advocacy Project is based in Washington D.C. Phone +1 202 332 3900; fax +1 202 332 4600. To visit the AP web site for information about our current projects and to make a donation online, please go to: www.advocacynet.org.
For questions or comments about the AP and its projects, please email us at info@advocacynet.org.

Fonte: Romano_Liloro

 
Di Fabrizio (del 02/12/2006 @ 10:04:14 in conflitti, visitato 1837 volte)

Da Nickolai Kalinin

Recentemente i fascisti in Bielorussia sono diventati più attivi. L'organizzazione nazionalista "Potere Bianco" mostra estrema aggressività contro i rappresentanti del popolo Rom. I suoi attivisti diffondono volantini con cui chiamano alla violenza contro i Rom in Bielorussia [...]. "Potere Bianco" chiede di espellere i Rom dalla Bielorussia con ogni mezzo.

Il Gruppo dei Legali dei Rom hanno indirizzato una protesta ufficiale al Comitato per gli Affari Religiosi e le Nazionalità, che la girato al Procuratore Pubblico. La risposta è arrivata subito: il Procuratore rifiuta di agire legalmente contro gli attivisti di "Potere Bianco". In realtà, l'attività di "Potere Bianco" si svolge apertamente e alla luce del sole e col tacito consenso delle autorità. I nomi degli attivisti potrebbero essere trovati facilmente. Ma il Procuratore Pubblico ha semplicemente ignorato la nostra protesta.

Ciò riflette l'attitudine delle autorità verso i Rom. Le manifestazioni di antiziganismo sono impunite e le autorità non rispettano i diritti delle minoranze nazionali. Il fascismo può essere distrutto con un ampio movimento civile Rom nella società, sulle basi dei principi di eguaglianza, libertà e giustizia sociale, dove non ci sia posto per la xenofobia. Chiediamo a tutti quanti non vogliono vedere neonazisti nelle strade delle nostre città, che non vogliono osservare in silenzio il comportamento dei fascisti, che non sono d'accordo con le violazioni di massa dei diritti umani, a scrivere al Presidente di Bielorussia, chiedendo attenzione ai Rom e il bando dei movimenti fascisti.

Chiediamo a tutte le organizzazioni Romani e no di protestare contro l'antiziganismo in Bielorussia, spedendo una lettera a:

The President of Belarus
Lukashenko Alexander
Marx's street 38
220016 Minsk
Belarus


Assieme siamo forti!

 
Di Fabrizio (del 14/04/2006 @ 10:01:19 in Italia, visitato 1720 volte)
Ricevo, e porto a conoscenza:

ASSOCIAZIONE COMUNITA’ STRANIERE IN ITALIA

ASSOCIACION COMUNIDADES EXTRANJERAS EN ITALIA

ASSOCIATION DES COMMUNAUTES ETRANGERES EN ITALIE

SHOQATE KOMUNITET HUAJ NE ITALIA

Onlus

Via F. Spera, 95– 71100 FOGGIA - Tel. 3497239108 - Fax: 0881714130

CF-P.IVA 01740400716

E.mail: acsi.h@libero.it habib_sghaier@libero.it

S.E AMBASCIATORE DELLAREPUBBLICA DI MAKEDONIA

Presso IL QUIRINALE.

ROMA.

E, p.c:

UNION ROMANI.

BARCELLONA ( Spagna )

OPERA NOMADI NAZIONALE.

ROMA.

Oggetto: Comportamento irriguardoso, scorretto, discriminatorio e calunnioso nei confronti degli Zingari presenti, stanziali e residenti a Foggia.

Eccellenza,

Nel salutare umilmente, amichevolmente e calorosamente l’Ambasciata della Repubblica di Makedonia presso il Quirinale, l’Associazione delle Comunità Straniere in Italia (ACSI), organizzazione nazionale, apolitica, socio-umanitaria senza scopi lucrativi alla quale aderiscono movimenti, comunità, circoli ricreativi, luoghi di culto di varie confessioni, richiedenti asilo, apolidi e popoli migranti provenienti di Romania-Macedonia-Serbia-Ucraina-Bulgaia-Ungheria-India-Turchia-Mali-Niger-Sudan-Russia-Armenia-Spagna-Francia-Malta-Mauritania-Sahara Occidentale etc…, presenti e residenti in 18 regioni italiane, informa S.E Ill.ma di quanto segue:

da sette anni, una donna “ Zingara “, non gode il suo diritto sacro santo di portar via il proprio bambino dopo il parto avvenuto presso la maternità di Foggia.

Questa donna è obbligata di recarsi alla Sua Cancelleria al fine di produrre un’successiva documentazione.La cosiddetta “ nulla osta”.Da presentare entro dieci giorni dal parto per non perdere la potestà.Nel frattempo, il neonato è affidato ad una casa accoglienza.

L’intero nucleo familiare si sposta a Roma ( a carico del volontariato ): bambini e madre sul treno di notte, la mamma senza cure ( alcune con cesareo), non potendo sfamare, accudire o lavare la “ truppa”, attesa davanti l’ambasciata, incomprensione con alcuni funzionari - d’origine albanese- - che chiedono il pagamento di vari diritti fuori portata delle interessate ( alcune aspettano un anno circa per ricevere un passaporto e senza quello, sono dolori amari con le forze dell’ordine, l’ospedale, l’Asl, il Consultorio etc…). Per tutti, gli Zingari sono “ pericolosi da sorvegliare”.

Il Ministero dell’Interno non è d’accordo ( vedere risposta inviata a quest’organizzazione, alla prefettura ed all’ospedale).

L’Ufficio nazionale Antidiscriminazioni razziali ( Presidenza del Consiglio dei Ministri ), la delegazione italiana U.E, l’Ufficio Pari Opportunità ha chiarito all’ACSI: “ il parlamento europeo, la Commissione Europea e l’OCSE sono contrari sia a privilegi sia discriminazione e hanno recentemente denunciato gli abusi perpetrati nei confronti degli Zingari in Europa”.

Il Consiglio di Stato, chiamato in causa dall’ACSI su alcune convenzioni bilaterali, ha precisato negli anni ’80, che “ lo Stato italiano non può applicare disposizioni estere che si contraddicono con la legislazione italiana e quell’europea”.

L’ACSI ha ringraziato l’Ambasciata ed il Consolato Generale di Romania per il loro sostegno diplomatico ed il loro incoraggiamento come hanno fatto altri prima di loro per difendere i loro connazionali residenti e presenti in zona.

L’ACSI milita a favore dei diritti di tutti gli stranieri senza distinzione di razza, di sesso, di provenienza, di colore, di cultura, di confessione o altro. Combatte da sempre le strumentalizzazioni,condizionamenti,terrorismi,antisemitismi,violenze,ingiustizie,razzismi,intolleranze.

L’ACSI opera a favore di una Società multietnica, multiculturale, laica basata sulla Pace fra popoli e uomini.

Eccellenza,

nell’attesa d’essere ricevuta in visita di cortesia e di amicizia,l’ACSI precisa che non ha intenzione di intromettersi negli affari interni della Macedonia. Cerca,bensì, di operare nell’ambito delle leggi italiane ed europee.

Grazie all’Italia ed all’Unione Europea che le associazioni degli Immigrati riescono a muoversi al fine di tutelare – a norma di leggi – gli interessi dei lavoratori, studenti, richiedenti asilo, popoli migranti, sfollati di guerra etc…e inserirli nel tessuto socio-economico-culturale del Paese ospitante.

Eccellenza,

Where there is a wall there is a way.

Foggia, 31 marzo 2006.

IL PRESIDENTE ACSI.

Prof. Habib SGHAIER



COMUNICAZIONE

Oggetto: Discriminazione delle Donne e dei Neo-nati stranieri a Foggia.

Ref : Nota n°200508650- 15/16030 dal 21.10.2005 / Ministero dell’Interno,Dipartimento Affari Interni e Territoriali-Direzione Centrale per i Servizi Demografici-Area III- Stato Civile.

: Nota U.T.G n° 522.15.1/AreaII dal 25.07.05

: Nota OO.RR n° 200508650-15100/16030 dal 21.10.05 2005.

Da sette anni, vige una prassi che non corrisponde alle normative seguiti da tutti i Comuni della provincia di Foggia, della Puglia e di tutta Italia.

La normativa vigente impone ad ogni neo-mamma di dichiarare la nascita del proprio bambino all’anagrafe.

Cambia tutto, quando la mamma è straniera con particolare riguardo a quelle provenienti da: Macedonia, Romania, Ucraina, Bulgaria, Bielorussia ,Serbia ,Croazia etc…Coiè, “zingari”.

Negli ultimi sette anni, 485 donne immigrate hanno sofferto la discriminazione perché devono recarsi personalmente alle loro ambasciate o consolati al fine di chiedere “il nulla osta”.Devono farlo entro 10 giorni dal parto per non perdere il diritto di ritirare il bambino che nel frattempo il bambino viene affidato a una casa famiglia.

A Natale scorso, una rumena ha sofferto e sudato prima di ritirare il neonato grazie all’intervento del Consolato Generale di Romania , dell’ufficio Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio,dei Consiglieri regionali etc…

Tutto questo, non interesse nessuno.Le donne straniere non votano.

Tutti tacciono e parlano di solidarietà, di fratellanza e di amicizia.

Il Ministero dell’Interno, con risposta inviata sia alla Prefettura che all’Azienda Ospedaliero-Universitaria OO.RR di Foggia indicava che: “Si precisa…che in nessun caso, se il riconoscimento è contestuale all’atto di nascita, si deve esigere documentazione dello Stato d’appartenenza, ma è sufficiente la dichiarazione di parte e l’ufficiale di stato civile procede a registrare semplicemente quando dichiarato delle parte.

L’anagrafe di Foggia rifiuta categoricamente di riconoscere i contenuti della risposta del Ministero dell’Interno e di registrare la nascita del neo-nato straniero su richiesta dei genitori in possesso di passaporti validi e della dichiarazione rilasciata dalla sala parto con firma del Ginecologo e dall’Ostetrica

L’Associazione delle Comunità Straniere in Italia (ACSI) si chiede:

  • Hanno ragione l’anagrafe e l’Azienda ospedaliera a riservate questo trattamento unico in Italia alle Donne straniere?
  • Perché non riconoscono di fatto la risposta del Ministero dell’Interno?
  • Perché questa procedura è applicata solo a Foggia?
  • La magistratura ha autorizzato ?Alcuni neo-nati sono stati “bloccati” al Nido senza notificare niente ai genitori, senza assistenza legale, linguistica o altro.

    Quando gli stranieri saranno considerati “esseri umani” uguali a tutti gli altri?

    Quando gli stranieri avranno pari opportunità, come sancito della legge Martelli, di quella Turco-Napolitano?

    Nel frattempo,lo straniero deve fare il segno della Croce prima di chiedere un suo diritto che gli sarà “ regalato” dal potente di turno.


Foggia, 25 marzo 2006.


IL PRESIDENTE ACSI

prof. Habib SGHAIER
 
Di Fabrizio (del 09/11/2010 @ 09:59:16 in Europa, visitato 1274 volte)

Segnalazione di Sarci Lm

(clicca per vedere le foto)

Tra nostalgia e miseria, ostacolati da criminalità e discriminazione, i gitani di Mosca faticano ad integrarsi nella società moderna. Russia Oggi è andata a trovarli

Ve lo dico io: il problema degli zingari, è che non ce n'è uno che lavori". Un giovane poliziotto russo sta visitando il villaggio rom di Possiolok Gorodishy, a circa 150 km da Mosca. Uniforme con giacca di pelle, capelli corti biondi e occhi chiari, assume un'aria sarcastica nel dire la sua a Georgij Šekin, alias Yalush in lingua rom, che lavora per l'organizzazione interregionale russa in difesa dei rom, e al vecchio Gendar, l'anziano del villaggio.

Gendar si difende fischiando tra i denti che gli mancano mentre il poliziotto se ne sta andando: "I gitani non sono istruiti, ecco perché non trovano lavoro nella società di oggi".
Gendar è il baro, ossia "l'anziano" del villaggio. In questo tabor (parola antica per "accampamento") nella regione di Vladimir vivono gitani del gruppo etnico dei Caldarari, uno di quelli che ha meglio conservato i propri usi e costumi; erano tutti nomadi nel 1956, quando l'Unione Sovietica ha costretto gli zingari a insediarsi in modo sedentario. I Caldarari, originari dell'Europa orientale, erano per tradizione mercanti di cavalli o mastri ferrai. In seguito all'avvento del comunismo alcuni di loro hanno convertito le loro attività in aziende nel settore del riscaldamento. Ma qui, nel villaggio, nessuno ha avuto successo. "Non facciamo niente tutto il giorno. Stiamo ad aspettare che il tempo passi". Una dozzina di uomini vestiti di scuro con giacche di pelle sta in piedi con le mani in tasca. Dietro di loro corre la ferrovia che costeggia il tabor, fatto di case in legno allineate lungo la strada centrale, secondo la tradizione russa. Continua Gendar : "I pochi che hanno la macchina lavorano occasionalmente come fuochisti e riescono a sfamare la famiglia. Ma quelli che non hanno una macchina? Beh, rubano. Č semplice, per i bambini".

Entriamo in casa di Gendar. "Tutto quello che c'è di bello qui dentro risale al comunismo. In quel tempo non c'erano né poveri né ricchi", racconta con rimpianto. "Quando non si aveva un lavoro si percepiva una disoccupazione". I muri sono tappezzati con lo splendore dell'epoca sovietica esaltato da tendaggi rosa e gialli, e i divani sono rivestiti con teli dai colori vivaci. Adagiata su un divano la madre, in abito blu, fuma e mostra un sorriso sicuro. "Vuoi vedere il filmato del matrimonio di mia nipote ?". Una bella ragazza di quindici anni fa una ruota con la sua gonna arancio e fa tintinnare le medaglie di cuoio: seguo la scena con la coda dell'occhio mentre la donna porta il tè, il burro e dei funghi marinati. "Dimenticavo… vedi, non abbiamo più corrente".

Pur non rappresentando più, in Russia, una popolazione nomade, l'inoperosità dei gitani è legata alla loro mancata integrazione nel sistema economico moderno, urbano e concorrenziale. Sin dai tempi del comunismo alcuni gruppi rom, in particolare i "Russka Roma", che sotto il regime zarista cantavano per i nobili e che oggigiorno sono il gruppo più integrato, si erano specializzati nel commercio di contrabbando, allora attività di nicchia. All'epoca le merci erano ridotte. Si trattava di un'attività illegale ma non criminale. "Ma in seguito alla Perestrojka in tutte le nazioni russe si è iniziato a commerciare e i gitani, per lo più analfabeti, non sono stati al passo", questa la spiegazione di Marianna Seslavinskaya, una dei dirigenti dell'unione interregionale russa in difesa dei rom, Roma Union.

Marianna Sleslavinskaya e il marito, Georgij Tzvetkov, vedono nell'istruzione dei gitani una priorità assoluta per l'integrazione della cultura rom. Entrambi lavorano in un laboratorio di ricerca presso l'Istituto governativo di lingue di Mosca, ma i mezzi a loro disposizione sono davvero scarsi: sono solo due per tutto il territorio russo, su cui si stima la presenza di un numero di gitani tra i 180.000 e i 400.000. "Non siamo circoscritti a una regione, come la maggior parte delle minoranze in Russia e nessuno si occupa di finanziare la trasmissione della nostra cultura. Ai bambini rom che vanno a scuola a sei anni viene insegnato il russo come se fosse la loro lingua madre, mentre loro parlano la lingua rom". Nel 1927 le autorità avevano avviato un programma di insegnamento per i nomadi, ma Stalin l'ha revocato nel 1938 come preludio alla sua campagna anti-cosmopolita.

Continua Marianna: "Č necessario un programma che insegni ai gitani inizialmente la loro lingua e, in seguito, la cultura russa. Perché un gitano che perde la sua cultura non può nemmeno diventare un vero russo. Si trasforma in un escluso. Istruire i rom salvaguardando la loro identità è l'unica soluzione possibile per far sì che si adattino alla società attuale. Così potranno trovare lavoro senza essere ostacolati da problematiche identitarie né cadere nella povertà e nella criminalità".

 
Di Fabrizio (del 18/02/2007 @ 09:57:49 in media, visitato 1256 volte)

Da Roma_Daily_News

Il 15 febbraio ERRC (European Roma Rights Centre) ha spedito una lettera di protesta a Boris Sorkin, direttore delll'agenzia di informazione "REGNUM", esprimendo la propria preoccupazione per il continuo collegamento dei Rom al crimine nei lanci dell'agenzia e notando che questo contribuisce ad un clima di intolleranza verso i Rom. La lettera si riferisce a numerosi articoli pubblicati dai giornali e raccolti da ERRC nel 2006 e nel 3007, che esplicitamente legano i Rom al traffico di droga e alla criminalità. Nella lettera [...] ERRC chiede urgentemente all'agenzia di informazione di prendere una ferma posizione contro i discorsi incitanti all'odio e di rinunciare al linguaggio contro i Rom. Il testo completo (in inglese) è disponibile sul sito internet di ERRC http://www.errc. org/cikk. php?cikk= 2722.

[...]

 
Di Fabrizio (del 03/01/2011 @ 09:54:41 in musica e parole, visitato 1686 volte)

Da Roma_Daily_News

Signori,

Sono Vadim Toropov, ricercatore dalla Russia (città di Ivanovo) sui Rom di Crimea (...).

Voglio offrirvi il mio nuovo libro "Lingua e folklore dei Rom di Crimea".

Il libro si concentra sulla lingua e folklore dei Rom di Crimea - una piccola comunità etnica che ora vive dispersa sulle rive del Mar Nero. Nei secoli passati, i Rom di Crimea hanno sperimentato le deportazioni forzate ed altre disgrazie che li hanno portati quasi all'estinzione. La loro lingua e il loro folklore non sono mai stati studiati, e praticamente sono stati banditi nel nostro paese durante il periodo comunista. Negli anni '80 dovetti condurre le mie ricerche sul campo quasi invisibilmente. Conquistai la piena confidenza di alcune famiglie rom di Crimea e così condivisi alcuni pezzi del loro folklore.

Come risultato, ho compilato una raccolta di oltre 30 testi nella loro lingua, incluso racconti e pezzi di storia orale. Nel libro ogni testo è accompagnato da traduzione in inglese, note e commenti. Sono anche inclusi chiarimenti sulla genesi e sull'attuale parlata dei Rom di Crimea.

In totale nel libro ci sono 340 pagine formato A5 (più otto illustrazioni), rilegate in copertina rigida. E' stato edito nel 2010 dall'Università di Stato di Ivanovo. La pubblicazione è stata sponsorizzata dalla Next Page Foundation - un ramo dell'Open Society Institute di Budapest. Il libro ha ricevuto incoraggianti recensioni dall'importante studioso dei Rom Lev Cherenkov - dell'Istituto sul Patrimonio Naturale e Culturale dell'Accademia Russa delle Scienze.

Potete ordinarne quante copie volete al costo di $40.00 al pezzo. Prezzo che include tasse postali e copre tutte le altre spese. Il pagamento deve essere trasferito sul seguente conto bancario:

No 42307.840.5.1700.3250113
in SAVINGS BANK OF THE RUSSIAN FEDERATION (SEVERNY OFFICE) YAROSLAVL, BRANCH 8639/015, IVANOVO, RUSSIAN FEDERATION.

Il mio indirizzo è:
VADIM GERMANOVICH TOROPOV
28-2, Vtoraya Chaykovskogo Str., 153045, Ivanovo, Russia.
E-mail: vadimtoropov@inbox.ru

Aspetto le vostre lettere e proposte.
Augurandovi Buone Feste e Buon Anno Nuovo!
Che la vostra casa sia piena di prosperità, e voi - di salute e gioia!!!

Vostro Vadim Toropov.

 
Di Fabrizio (del 01/01/2012 @ 09:54:34 in Kumpanija, visitato 1496 volte)

immagine da barriodecuba.altervista.com

L'isola è conosciuta di sicuro, per diversi motivi, talvolta antitetici. Alcuni anni fa raccolsi in italiano del materiale sulla presenza dei Rom a Cuba. M'è venuta voglia di riproporlo. Per rispetto, inizio con Jorge Bernal, studioso argentino che per anni ha documentato la presenza di Rom e Kalé nell'America centrale e meridionale.

Seguono due pezzi, uno dell'agenzia ufficiale Granma e l'altro dell'Havana Journal, un'agenzia web anticastrista. La cosa divertente di questa storica contrapposizione politica è che i due pezzi sono quasi identici, anche se si guardano bene dal citare le informazioni della "concorrenza".


Estratto da "I Rom nelle Americhe" - La storia dei Rom a Cuba

Si sa poco del passaggio di alcune famiglie Rom che arrivarono a L'Havana all'inizio del 1900 e negli anni '20.
…erano un gruppo coeso e imparentato tra loro, uniti da linguaggio, tradizioni e professioni comuni. Mantennero questa unità a Cuba e negli altri paesi americani in cui arrivarono. Questo garantì ovunque la loro sopravvivenza, come emerge in questa storia molto conosciuta.

Come Dio creò gli esseri umani
Sapete come Dio creò gli esseri umani? Ve lo racconterò: prima fece la terra e tutte le cose che esistono: gli alberi, l'erba, gli animali…
Ma si sentiva solo, e così creò anche gli esseri umani. Modellò del fango e lo mise a cuocere, ma se ne dimenticò e quando lo estrasse dal forno, era tutto bruciato. Quello fu l'antenato del popolo nero. Non contento di questa sua creazione, fece un altro modello. Questa volta lo tolse subito dal forno e la statuetta era molto chiara. Divenne l'antenata del popolo bianco, i Gadjé. Fece poi un altro tentativo e stavolta calcolò con precisione i tempi di cottura. L'ultima statuetta era cotta a puntino e divenne l'antenato di tutti i Rom.


La leggenda riflette il sentimento dell'orgoglio che i Rom provano per la loro origine etnica, e che tutte le comunità hanno sempre difeso. I Rom si riconoscono in ogni paese perché hanno mantenuto precisi valori culturali, etici, estetici propri. In ogni posto dove sono arrivati, hanno mantenuto la loro autenticità e personalità, cercando di adattarsi ai diversi codici sociali.

Numeri e attitudine
I Rom a Cuba saranno 200, forse di meno. Sono comuni i matrimoni misti, perché le famiglie estese saranno due o tre. Un gruppo era composto da soli uomini e sposò donne cubane. Secondo la tradizione i discendenti seguono la linea paterna e le famiglie hanno mantenuto le tradizioni e la lingua Romanes. Molti hanno lasciato Cuba per ricongiungersi ai parenti in Venezuela e in altre parti del continente e mantenere le proprie tradizioni. Durante la permanenza a Cuba, avevano creato una cooperativa famigliare per il lavoro dei metalli, che in seguito fu assorbita dallo stato.
La maggior parte delle famiglie miste è rimasta a Cuba (una sola andò in Argentina) e hanno mantenuto una cultura mista. La lingua comune è lo spagnolo, ma riconoscono parecchi termini nella lingua romanes. Si considerano cubani di sangue Rom.

Durante le prime decadi del XX secolo, molte famiglie Rom arrivarono a Cuba, provenienti dall'Europa centrale e orientale, mantenendo il proprio sistema sociale di famiglia allargata. Il matrimonio è endogamo e deciso dalle famiglie, ai neonati è d'uso dare il nome degli antenati, per rispetto a chi diede origine al gruppo o clan (vitsa), gli anziani fanno anche parte dell'assemblea chiamata "kris", che per i Rom è la più alta struttura di legge e giudizio. Questa organizzazione è stata gelosamente salvaguardata e trasmessa di generazione in generazione, come in altri paesi americani ed europei, sino alle seconde/terze generazioni di Rom nati a Cuba.
Le famiglie che arrivarono a L'Havana si accamparono in una zona periferica che oggi si chiama Lawton. Era abitata allora da operai e piccoli artigiani. I Rom si mantennero però distanti dal nucleo originario, costruendosi per conto loro povere baracche di legno.
Nel nucleo originario si ricorda una famiglia estesa di nome Cuik, proveniente dalla Russia. Arrivarono a più riprese tra il 1912 e il 1924. Sino alla fine degli anni '40 vissero nelle loro tende.
Questo gruppo di esotici immigranti trovò a Lawton un clima di accettazione e riconoscimento sociale. Secondo i discendenti nessuno li disturbò mai e loro stessi vissero senza creare disturbi.
Crediamo anche che l'accettazione fu dovuta allo sviluppo che questi Rom diedero alla piccola metallurgia, attività che era particolarmente apprezzata nella Cuba di quei tempi. Una delle discendenti, che attualmente vive in Venezuela, racconta che anche dopo la rivoluzione non si sentì discriminata in alcun modo, anzi fu pienamente integrata nella forza lavoro dal nuovo regime e molti degli abitanti stanziali continuarono a frequentarla in cerca dei suoi pareri e consigli.
Nell'accampamento, continuarono con le occupazioni tradizionali: gli uomini nella piccola metallurgia e le donne come indovine.

Status sociale di uomini e donne
Nella tradizione Rom le donne acquistano rispetto sociale dopo il matrimonio, con la possibilità di creare una nuova famiglia. E' una dinamica sociale che si è mantenuta anche nel caso di famiglie miste; come anche quella di investire la donna del mantenimento delle finanze famigliari (il capitale costituito dalla cassa, dai gioielli e dall'oro, a cui i Rom attribuiscono anche proprietà mediche). Nella lingua tradizionale è il "galau" e alle donne (le romnià) spetta il compito di preservarlo e accrescerlo.
Diventando anziane, a Cuba e altrove, cresce il loro prestigio e vengono consultate dalla kris (vedi sopra).
A Cuba le romnì possono studiare e divorziare senza subire rivalse dal resto del loro gruppo.
Le famiglie miste hanno mantenuto anche la celebrazione tradizionale dei morti, "la pomana". E' un pasto offerto in onore del morto – nove giorni dopo la morte, sei settimane, sei mesi e poi nella ricorrenza annuale. Per l'occasione viene vuotata una coppa di vino o di acqua a favore del morto, che per quanto invisibile, rimane presente. Quando sono presenti immagini del morto, c'è l'uso di mettere un bicchiere pieno di fronte alla foto o al quadro, per far piacere alla sua anima. Oppure, nelle riunioni famigliari [i morti] sono invitati a condividere quanto bevono gli altri invitati.


I Gitani all'Avana RAFAEL LAM – speciale per Granma Internacional

I gitani sbarcarono a Cuba, in Brasile e in tutta l'America Latina sicuramente assieme ai primi colonizzatori spagnoli e portoghesi, dalle caravelle dei conquistadores… scrive il professore brasiliano Atico Vilas – Boas. E per questo anche la vita cubana è permeata da questa cultura leggendaria

Con la loro pelle scura e strane abitudini, i gitani hanno sempre suscitato curiosità: vengono chiamati anche Gipsy, Tzigani, Yeniche, Zingari e sono vittime di malintesi e di persecuzioni. Hanno sempre resistito tenacemente per la conservazione della loro personalità e autenticità esotica.

Sono vincolati al nomadismo, alle carovane, ai cavalli, le tende, le grotte, le caverne, carri e carretti, vagoni, accampamenti, strade e campagna aperta…

Sono cestai, toreri, lavorano lo stagno, fanno gioielli, predicono la sorte, sono musicisti e suonano in quartetti di chitarre; le loro espressioni vocali propongono lamenti lontani e raccontano le pene e le arroganze di un'emarginazione che è divenuta un'opera d'arte attraverso la prodigiosa e millenaria tradizione dell'Andalusia, una delle più interessanti del mondo, racconta lo scrittore spagnolo Felix Grande.

Buona parte della musica popolare cubana e latino – americana è nata in questo mondo periferico, umile e disprezzato dalle classi aristocratiche. Ricordiamo il tango, il samba, il merengue, i mariachis, il calipso, la bomba, il porro, il joropo, il son, il bolero, la rumba, la guaracha, la conga…

L'origine dei gitani è stata misteriosa per secoli, ma gli specialisti di oggi non hanno dubbi che sono originari dell'India nell'anno mille circa e questo è stato provato grazie alla loro antropologia, la medicina, l'etnologia e la loro lingua.

Cuba ha ricevuto i gitani per più di cinque secoli. Lo specialista d'arte, Antonio Alejo Alejo, racconta che era abituale vedere gli indù lavorare nella zona del porto dell'Avana.

La maggior ondata di gitani giunse a Cuba a partire dal 1936, in fuga dal franchismo, con la guerra civile spagnola. Poi vennero i fuggitivi dai terribili campi di concentramento nazisti.

La scrittrice Renée Méndez Capote dedica uno spazio ai gitani nel suo libro "Una cubanita che nació con el siglo" e in un numero della rivista Carteles del 1940 si legge un reportage che informa che i gitani si erano rifugiati nella zona delle colline di Lawton.

Molti usarono l'isola come una base per poi raggiungere altri paesi, ma diversi si integrarono alla vita di Cuba, che è sempre stata una nazione molto ospitale.

Joventud Rebelde l'anno scorso ha pubblicato un articolo sulla presenza dei gitani, su come vivono questi discendenti eredi delle famiglie giunte negli anni '20, che qui incontrarono il solo paese che permise loro di trascorrere una vita tranquilla.

Qui ci sono abitudini e modi di vestire, parole, attrazioni nei circhi, nelle fiere, le feste e carnevali, nel gergo musicale attuale della musica ballabile o salsa; nel filin degli anni '40 – 50 troviamo parole come jama (cibo), curda (ubriaco), puro (padre). Tra i dolci c'è il braccio gitano!

La moda dei giovani d'oggi è permeata dalle abitudini gitane: bracciali, catenelle ai piedi, collane, fazzoletti alla cintura e in testa, vestiti colorati, grandi anelli.

"Ma dov'è la verità gitana? Da quando ricordo io vado per l mondo con la mia tenda e cerco amore e affetto!" Ras e Sedjic.


Svelando la presenza dimenticata degli zingari a Cuba Mon January 31, 2005 | Posted By: Dana Garrett

Negli ultimi tempi le storie sugli Zingari sono di moda nelle soap operas di prima fascia televisiva alla televisione cubana.
Questo ha risvegliato domande da parte di molte persone sull'isola che – anche se consapevoli dell'influenza esercita dalle culture straniere nella formazione della nazionalità cubana – non erano sinora consci che nelle loro vene potesse scorrere anche sangue zingaro.
Viceversa, le nostre radici africane sono talmente manifeste, che esiste un noto detto per cui se un cubano non ha sangue congolese, sicuramente ne ha di Calabar (ndr: esiste Calabar sia in Nigeria che in Giamaica, penso si riferisca a ciò), questo significa che a Cuba non c'è modo di evitare di essere razzialmente mescolati.
La comparsa di una cultura cubana non è dovuta solo al contributo di africani e spagnoli, anche altre gruppi etnici hanno avuto il loro ruolo.
La storia mostra che nelle prime decadi del secolo scorso, masse di zingari immigrarono nell'isola, mentre per altri studiosi la loro venuta risale ai primi giorni della colonizzazione spagnola.
Ancora, per quanto qui gli zingari siano stati meno discriminati che altrove, lo stesso nel 1930 fu varata una legge per impedire la loro entrata nel paese. Legge che comunque fu largamente aggirata.
Nei ricordi degli anziani la loro presenza si lega a storie di indovini, donne che indossano colorati orecchini, braccialetti e collane; uomini di bell'aspetto che montano e smontano le loro tende.
Pedro Verdecie, avvocato in pensione e storico – che risiede nella provincia orientale di Las Tunas, si ricorda di gruppi di uomini e donne accampati in quell'area.
Dice Verdecie che questi nomadi praticavano la vendita al minuto di vari beni e che talvolta furono coinvolti in attività illegali, riuscendo comunque a instaurare un rapporto con la popolazione stanziale e scambiandosi costumi e tradizioni.
Nonostante la mancanza di documenti ufficiali che provino il passaggio degli zingari sull'isola, la verità è che in questi giorni i cubani sembrano aver iniziato ad apprezzare l'impronta degli zingari all'identità nazionale, col loro fascino vagante di bohemiennes.

 
Di Fabrizio (del 22/09/2007 @ 09:53:45 in Europa, visitato 2175 volte)

scrive Mihaela Iordache

Secondo le autorità italiane il numero di rom di origine rumena in Italia dopo il primo gennaio 2007 è aumentato. E si parla d'emergenza e rimpatri. Il dibattito in Romania e in Europa
I rom che provengono dalla Romania preoccupano da tempo le autorità italiane che sempre più spesso utilizzano rispetto alla questione il termine “emergenza”. Il tragico episodio avvenuto a Livorno agli inizi di agosto, dove in un incendio sono morti quattro bambini rom originari della Romania, ha richiamato ulteriormente l’attenzione sull’esistenza stessa di queste persone che spesso vivono in condizioni disumane.

Sull’opportunità di allestire campi rom si sono accese polemiche e scambiate accuse tra autorità locali, centrali e europee. Alle dichiarazioni del premier Prodi secondo il quale l’Italia non è preparata ad affrontare questo fenomeno - relativamente recente per il paese - e che comunque si tratta di un problema politico, l’Unione europea ha risposto categoricamente ribadendo che le regole per l’integrazione dei rom esistono e che l’Italia come anche altri paesi europei deve seguirle.

Il problema è complesso e l’argomento è comunque sensibile. Dove i rom installano i loro campi - spesso abusivi - i residenti si lamentano per aspetti che vanno dalle condizioni igieniche precarie fino ad episodi di criminalità di cui si renderebbero responsabili. Spesso la situazione viene strumentalizzata portando a gravi episodi di razzismo e violenza. Non raramente si arriva a sgomberi che risolvono solo localmente la situazione, spostando il problema altrove.

Secondo le autorità italiane si è verificato un aumento della presenza dei rom in Italia dal primo di gennaio, quando la Romania è diventata membro dell’Unione europea e i cittadini romeni di conseguenza cittadini comunitari. Questi ultimi vengono in Italia spesso per sfuggire, in Romania, a una situazione di miseria e discriminazione.

Dei circa sei milioni di rom che vivono nell'Ue quasi 2,5 milioni si trovano in Romania, anche se l’ultimo censimento parla di 700.000 persone. In Romania i rom sono considerati una minoranza e come le altre 16 minoranze etniche hanno diritto ad un loro rappresentante nel Parlamento di Bucarest. Inoltre un dipartimento speciale governativo si occupa dei problemi che li riguardano, dalla discriminazione fino a progetti finanziati con fondi nazionali, europei ed internazionali per favorire la loro integrazione.

Ciononostante l’Unione europea ha recentemente criticato aspramente il modo in cui la Romania gestisce la questione dei rom. Il rapporto del 2007 sul razzismo e xenofobia menziona ad esempio come nonostante alcune misure positive varate dallo stato i rom continuino ad essere evacuati con la forza senza ricevere alcuna abitazione in cambio.

Anche molte ong romene hanno segnalato evacuazioni forzate seguite da demolizioni in alcune località della Romania. "Gran parte dei problemi dei rom della Romania sono i problemi di altre comunità, di romeni o magiari. La povertà non è una categoria etnica, non è qualcosa esclusivamente dei rom. Ma i rom si confrontano con problemi specifici , come la discriminazione", spiega Ioan Gruia Bumbu il presidente dell’Agenzia nazionale per i rom.

E' solo da poche settimane che il ministero romeno per l’Educazione ha varato un decreto che vieta dall’anno scolastico 2007-2008 la costituzione di classi, sia nelle scuole elementari che nelle medie, separate per i rom. Cosa che sino ad ora è avvenuta regolarmente. Il clima dominante in Romania rispetto ai rom emerge chiaramente da uno studio commissionato dalla Fondazione Soros e dalla Banca Mondiale: tre quarti della popolazione non desidera abitare nelle vicinanze degli “zingari”. I rom romeni per conservare le loro tradizioni e a fronte di un’integrazione mai avvenuta (anche se imposta forzatamente durante il regime di Ceausescu) vivono in vere e proprie enclave, comunità ben determinate, luoghi spesso “ai margini” dove si riscontrano gravi problemi di criminalità.

In questo contesto le continue notizie che arrivano dai paesi europei tra cui anche Italia e che trattano dell’emergenza rom hanno destato preoccupazione in Romania, soprattutto per l’immagine negativa che si ritiene poi si rifletta su tutti i cittadini romeni. I forum dei giornali e i siti delle tv sono pieni di commenti spesso a carattere razzista. I romeni sono indignati perché si fa di tutta l’erba un fascio ed in particolare si confonda tra rom, “di origine indiana” (benché siano residenti in Romania perlomeno da sette secoli) e romeni, “di origine latina”.

Con toni simili è intervenuto sul quotidiano italiano “Il giornale” anche l’ex console della Romania a Milano, Mircea Gheordunescu, che ha spiegato che “non tutti i romeni sono rom e che non tutti i rom sono romeni”. Come se i rom della Romania non fossero a pieno titolo cittadini romeni. “L’equazione romeni uguale rom è un "inganno” - ha proseguito il console perché - la gente tende a generalizzare e a confondere troppo facilmente i due popoli”.

La questione rom non riguarda solo l’Italia bensì anche altri paesi Ue. In Francia ad esempio, gli sgomberi sono continui e le autorità hanno offerto anche denaro ai rom affinché tornassero in Romania: 150 euro per un adulto e 45 per un bambino per i quasi 200 rom che abusivamente si erano istallati su un terreno nelle vicinanze di Lione. Difficile credere questa possa essere una soluzione.

In base al diritto alla libera circolazione i rom possono stabilirsi in un paese Ue per tre mesi. In Francia se vogliono prolungare il loro soggiorno dopo quella data devono trovare un posto di lavoro, seguire studi o lavorare come liberi professionisti. Ma naturalmente non è facile: confrontandosi con problemi di discriminazione già nei paesi di provenienza quando poi arrivano in Francia, in Italia, Spagna di solito i rom sono di solito privi di mezzi finanziari e hanno uno scarso livello di formazione.

La visita del sindaco di Roma, Walter Veltroni, recatosi a fine giugno a Bucarest dove ha insistito per un rimpatrio progressivo dei rom man mano che in Romania si trova per loro un lavoro e un alloggio, in Romania ha destato perplessità: si è da più parti sottolineato che ormai la libertà di movimento non riguarda solo i capitali ma anche la forza lavoro ed i cittadini.

Secondo un rapporto annuale della Commissione europea contro il razzismo e le intolleranze presentato al Parlamento Europeo il 23 novembre 2005 i rom sono la popolazione più discriminata d'Europa. In Europa si calcola che viva un gruppo di circa 9-12 milioni di persone. La Romania è la prima in classifica, con i suoi 2,5 milioni, seguono poi Bulgaria, Spagna, Ungheria, Serbia, Slovacchia, Francia, Russia, Regno Unito, Macedonia, Repubblica ceca e Grecia. L'Italia è al quattordicesimo posto con una stima, ufficiosa, che si aggira sui 120mila. Per quanto riguarda Italia, secondo il Consiglio d'Europa, il paese non ha una politica chiara per i rom. Mancano regole precise tra l'altro in materia di documenti d'identità e di soggiorno.

Intanto a Roma sono in corso da mesi lavori in vista di una conferenza dell’ottobre prossimo a cui dovrebbero partecipare le associazioni che li rappresentano. Un tentativo per capire come affrontare questa problematica complessa.

 
Di Fabrizio (del 16/03/2007 @ 09:53:44 in Europa, visitato 1592 volte)

Da Roma_Rights

Il leader dell'organizzazione pubblica "Diaspora Zigana Bielorussa" Ludvig Buryansky (46 anni) e sua moglie sono stati brutalmente uccisi a Zlobin (regione di Gomel) nella notte tra l'8 e il 9 marzo. I criminali hanno pure tentato di uccidere i figli di Ludvig, ma i bambini si sono salvati fuggendo dalla finestra.

E' un fatto doloroso che dev'essere portato a conoscenza e punito. Piangiamo questa morte assieme ai parenti.

Oleg Kozlovsky

The Head of the public association "Belarusian Gypsy diaspora"
The Head of the International Union of the Baltic States and the CIS
V. Horuzshey street,31a, office 412
Minsk, Belarus.

belarus_roma @ yahoo.com

 
Di Fabrizio (del 27/02/2010 @ 09:50:56 in Italia, visitato 1812 volte)

Come sapranno i lettori più vecchi, in Mahalla ci piacciono le favole, Eccovi una bella segnalazione di Alberto Maria Melis

Corriere del Veneto La storia . Ha comprato la roulotte e paga le bollette: «Visto che posso, faccio qualcosa»
Tonin, 100 dipendenti, da 1o anni ospita quattro famiglie nomadi affianco al suo capannone: vivevo in una baracca

Il mobiliere Gianni Tonin, imprenditore di San Giorgio in Bosco (Padova), con una delle quattro famiglie rom che ha ospitato all’interno del recinto della sua fabbrica (Gobbi)

SAN GIORGIO IN BOSCO (Padova) - L'imprenditore «zingaro». E cacciatore di storie. Da dieci anni ospita quattro famiglie di rom all'esterno del suo capannone: ha comprato le roulotte e ha dato loro la residenza, così i bambini possono andare a scuola. Ma c'è molto di più da raccontare. E' una storia che comincia nel Veneto contadino, quando al posto dei capannoni c'era solo terra. E di un camion in cui si cucinavano gli spaghetti in corsa pur di arrivare in tempo all'apertura dei mercati. Oltre il muro di Berlino, a Est. Nel palazzo-capannone, sede dell'azienda con le pareti vetrate, si apre un porta nel corridoio e senza filtri si entra nel laboratorio delle decorazioni. C'è un mobile bianco in legno massiccio, placcato con fogli dorati: «Questo va in Russia».

La roulotte comprata da Tonin accanto al capannone (Gobbi)

Incontriamo Gianni Tonin nel cuore del suo impero a San Giorgio in Bosco dove il mobilificio sforna mobili di design da quando ha inventato il marchio di famiglia. Un suo tavolo, per dire, è finito in una delle edizioni del Grande fratello. Lui, nell'impeccabile gessato, entra in fabbrica e prende un caffè con gli operai dalla macchinetta. Intasca un numero di telefono ricevuto da una decoratrice romena, che gli chiede: «Gianni chiami tu?». All'esterno, oltre i capannoni hi-tech ultimati quattro anni fa, lasciati i suv aziendali nel piazzale, c'è un altro capannone dove risiedono - regolarmente iscritte all'anagrafe - quattro famiglie rom. Sono originari della Romania e sono diventati negli anni italiani a tutti gli effetti. Vivono in un camper e altre roulotte: ci sono dei servizi igienici, la corrente e l'antenna Tv. Hanno scelto di restare erranti per tutta la vita. Il riscaldamento lo forniscono le bombole del gas e il conto lo salda «Toni ».

E' il soprannome dell'imprenditore diventato re degli zingari in casa propria. Ed è lì nell'accampamento con il falò ai piedi dei capannoni, che c'è il cuore del suo regno. Si siede nel camper a bere un caffè e ad ascoltare le storie accendendosi l'ennesima sigaretta. Accade in un Veneto dove in quasi tutti i comuni vige il divieto di stazionamento e ci sono sbarre nei parcheggi. Con un ghigno, Gianni Tonin ricorda quando ha pagato tutte le multe e ospitato nel piazzale le quattro famiglie: «Così imparano a mandarli via». «Ogni giorno c'era un polverone di denunce e io sono un maestro dei "disastri" - racconta con ironica schiettezza -Ho fatto prendere a tutti e sei la residenza, così ho risolto il problema e i bambini possono andare a scuola: ogni settimana ciascuno riceve ottanta euro, hanno la corrente il bagno esterno e il riscaldamento». E perché lo fa? «Se lo domandano in molti: io voglio sentire le storie del mondo. E visto che posso, faccio qualcosa». Dà un'altra possibilità. E' nella carovana, oltre la soglia del suo ufficio, che ricorda come è nato tutto. Risale a quando c'erano solo i campi dove adesso sorge la zona industriale. Tonin all'epoca, non era «nemmeno un contadino». «Con i miei genitori vivevamo in una baracca "abusiva", perché chiamarla casa… Era in mezzo alle terre dei contadini, rubavo le uova e le galline per mangiare. L'acqua la bollivamo per berla, la prendevamoa valle dopo che era passata dai maiali: perché non ci volevano dare niente nelle fattorie».

Il re del mobile si stiracchia sulla poltrona di design, distende le gambe e si scioglie un poco a ritrovarsi bambino. «Io e i miei ridevamo e cantavamo sempre, avevamo la fede: poveri i ricchi!». Racconta e arriva fino all'incidente che lo ha fatto diventare imprenditore quando, a vent'anni, faceva il camionista. In un viaggio gli capitò di restare intrappolato sotto la motrice del camion mentre si scapicollava per le strade della Polonia, Cecoslovacchia (allora) e Romania. Ai tempi del muro di Berlino. «Ero specializzato nel cucinare gli spaghetti in camion mentre correvamo: il ritardo al mercato ci sarebbe costato una penale - dice sorridendo - Passavamo le frontiere dell'Urss in silenzio tra carri armati e mitra, i militari guardavano sotto il camion con gli specchi: avevamo sempre un po' di burro di contrabbando». E via con le discese in folle per lanciare il camion oltre i cento all'ora. Una di quelle volte, il suo amico si scontrò vicino a un ponte. Lui dormiva in cuccetta: «Mi sono ritrovato con il letto incastrato sotto la motrice che sprofondava nel fango, l'olio del motore mi bruciava il petto e il peso mi stritolava: mi hanno salvato dei camionisti di passaggio che erano di Tombolo (Padova)».

Dopo essere tornato dalla Romania in treno con sette vertebre fuori posto, ha iniziato a vendere scarpiere a domicilio. Da qui nasce l'impero Tonin. Prima ne ha assunto uno, poi due fino ad oggi con oltre cento di dipendenti: italiani, turchi, romeni, brasiliani. Il capomastro è il primo romeno che Tonin ha aiutato e ce ne sono stati molti altri. Ancora, perché? «Mi ricordo la fame dei popoli che ho incontrato nei miei viaggi - racconta - Una ventina di anni fa sono tornato in Romania e in un bar di notte - va a nozze con le periferie - a Baia Mare ho conosciuto Beni, uno di lì, che parla italiano e con lui ho ricostruito un villaggio di zingari». É fatto così. Un giorno poco prima di Natale gli hanno raccontato di romeni che vivevano in un bosco, fuori San Giorgio, nel suo paese. Non poteva lasciarsi sfuggire quel mistero. «Sono arrivato in Bmw con cappello e cappotto nero: pensavano fossi un poliziotto invece li ho invitati tutti a casa per il pranzo di Natale - ride senza prendere fiato - E’ stato il più bel pranzo di Natale che ricordi ». Gianni Tonin ha molte altre storie da raccontare. Storie. Dell'imprenditore che sogna di tornare zingaro almeno per una volta, ancora a bordo della sua carovana.

Martino Galliolo - 25 febbraio 2010

 
Di Fabrizio (del 28/01/2012 @ 09:49:07 in Europa, visitato 1532 volte)

Da Roma_Benelux

L'IEEI ha tentato, non senza difficoltà, di suscitare un dialogo tra esperti e pubblico del Lussemburgo sulla questione delle politiche europee e dei Rom
Migrazioni ed asilo - Diritti fondamentali, lotta contro le discriminazioni - Giustizia, libertà, sicurezza ed immigrazione

04-10-2011 - L'Institut d'Etudes Européennes et Internationales du Luxembourg (IEEI) ha organizzato lunedì 3 e martedì 4 ottobre 2011, in cooperazione col professore Jean-Pierre Liégeois, consulente del Consiglio d'Europa, una riunione internazionale su "Le politiche europee ed i Rom - dal fallimento al possibile adeguamento, una valutazione critica di contenuti, logiche e finalità delle politiche messe in campo per i Rom a livello europeo".

L'idea era di partire dal periodo attuale, contrassegnato da un contesto più difficile che mai per i Rom, "ma anche per l'indecisione degli stati e delle organizzazioni internazionali, che porta a politiche incerte e spesso inadeguate," come dice l'IEEI. Inoltre, l'IEEI ha constatato che "i Rom si trovano al cuore delle questioni geopolitiche odierne, sia per il posto che occupano che come minoranza transnazionale," e che ciò "rende il loro esempio paradigmatico" trattandosi di "un buon rilevamento dei funzionamenti e disfunzionamenti istituzionali" in un periodo di grandi cambiamenti.

Una tavola rotonda destinata ad un vasto pubblico ha avuto luogo la sera del 4 ottobre nella Salle Tavenas dell'Università del Lussemburgo, con interventi dei relatori: Thomas Acton, Andras Biro, Claude Cahn, Angéla Kóczé, ed il professor Liégeois nei panni di moderatore. Il grande pubblico era assente, al suo posto, attenti funzionari ed esperti hanno seguito la discussione con interesse.

Thomas Acton, lo storico

Lo storico britannico Thomas Acton ha sostenuto che non si può comprendere i Rom se non cerchiamo di capire la loro storia, particolarmente "ciò che è successo nel XVI secolo". O, come ha poi constatato, la storia dei Rom è stata soprattutto l'opera dei "gagé", cioè dei non-Rom. Il razzismo scientifico e l'antropologia sociale hanno dominato la storiografia fino agli anni '60, al punto che i nazisti tedeschi cheavevano partecipato allo sterminio dei Rom durante la II guerra mondiale, hanno ancora trovato in quegli anni delle riviste scientifiche britanniche per pubblicare i loro articoli sul "gene zigano".

Le cose hanno iniziato a cambiare dagli anni '80, quando si è cominciato a capire con quale movimento migratorio i Rom sono arrivati in Occidente provenendo dall'India, "un approccio non razzista, ma nemmeno antirazzista" secondo Thomas Acton. La sua teoria è che sarebbero venuti tra il VII e l'VIII secolo al seguito delle armate mercenarie verso l'Anatolia, che a quel tempo faceva parte dell'impero bizantino, armate in cui la lingua del comando era il romanes, simile alle lingue dell'India settentrionale.

Per Thomas Acton, i Rom avrebbero subito l'esclusione razziale in Anatolia, ed i primi stereotipi sugli "zigani" sono nati a Costantinopoli. La sconfitta dell'Armenia nel 1375 sotto la spinta dei mamelucchi avrebbe portato a dei genocidi e sarebbe stato il primo fattore della migrazione dei Rom verso Occidente. In Europa, il XVI secolo sarebbe stato fatale per i Rom, a causa della fine della legittimità religiosa degli stati e la formazione degli stati-nazione, che per Thomas Acton "si definiscono tramite il genocidio delle minoranze".

In tutta Europa, i Rom hanno avuto una posizione di sopravvissuti senza parola, di status mal definito, spesso esclusi quando non asserviti. Con l'industrializzazione, arriva il genocidio della II guerra mondiale che ha decimato la popolazione rom in Europa, un genocidio che non è, secondo Thomas Acton, unico dei nazisti tedeschi, ma di tutti gli Europei che in anticipo ne erano stati complici. Infine, il dopoguerra vede "la fine di un quietismo dei Rom", e l'emergere di movimenti antirazzisti in Europa, anche una politica a favore dei Rom inizia a prendere forma.

Claude Cahn, l'avvocato

Claude Cahn ha affrontato la questione di come la Corte europea dei diritti dell'uomo (CEDU) presso il Consiglio d'Europa a Strasburgo ha trattato i casi legati ai Rom. "Ha iniziato ad occuparsi dei Rom soltanto una decina d'anni fa," afferma. E questo è legato "all'allargamento del Consiglio d'Europa verso l'Europa orientale". Inizialmente, le questioni legate ai problemi che i "viaggianti" delle isole britanniche incontravano con le autorità del Regno Unito "hanno confuso" la CEDU, che secondo Cahn tendeva ad assimilare i casi legati ai Rom a delle "complicazioni sociali".

Ma dal 2004, emerge una nuova giurisprudenza sui temi di proprietà, di espulsione, di maltrattamenti e persino di omicidi nei luoghi di detenzione. Casi simili riguardano il Regno Unito, la Bulgaria, l'Armenia, la Russia, l'Italia ed il Belgio. La discriminazione contro i Rom non emerge che dopo il 2004 nella giurisprudenza della CEDU, all'inizio grazie ad una minoranza di giudici. Come conseguenza, la giurisprudenza ha iniziato a "non progettare più l'immagine di un'Europa senza tensioni",  pensa Cahn. Sono state giudicate la Grecia, la Croazia, la Repubblica Ceca, e la Spagna su una questione non menzionata da Cahn, della pensione di reversibilità non riconosciuta ad una vedova sposata con rito tradizionale gitano. Un altro caso è il processo intentato dalle minoranze ebraiche e rom di Bosnia Erzegovina, perché solo Bosniaci, Croati o Serbi potevano accedere alla presidenza di questo paese multietnico.

Angéla Kóczé, la sociologa

La sociologa Angéla Kóczé ha provocato immediatamente dubbi e sorprese nel pubblico, con la sua affermazione che non ci sono Rom in Lussemburgo, quando dal 2010 migliaia di persone provenienti dalla minoranza rom in Serbia e Montenegro hanno fatto domanda d'asilo in Lussemburgo, mettendo il paese in una difficile situazione.

Per lei, "il movimento eugenetico", è così che lei qualifica il genocidio dei Rom, "della II guerra mondiale ha radici profonde nella società". Attualmente, i Rom soffrono di "discriminazioni intersezionali" - genere, classe sociale, etnia, che si mostrano nell'accesso all'istruzione, all'impiego, all'alloggio ed alla sanità. Le donne sono particolarmente colpite. Ad esempio, in Ungheria, le donne rom hanno un tasso di analfabetismo 8 volte superiore a quello delle donne della società maggioritaria. Devono lasciare la scuola troppo presto a causa dei matrimoni precoci, solo il 3% di loro vanno alle superiori, contro l'84% delle altre ungheresi.

Eppure, pensa Angéla Kóczé, le donne hanno un ruolo cruciale nella famiglia ed un grande potenziale dentro la loro comunità, da quando lo stato socialista è caduto nel 1989. Ciò che le blocca sono i pregiudizi nei loro confronti - indovine e cartomanti, donne fortemente sessualizzate - propri del'"immaginario europeo".

Andras Biro, il giornalista

Andras Biro, in quanto giornalista, ha affrontato con le sue parole la questione "più in maniera informativa che analitica". Secondeo lui i Rom costituiscono un'importante minoranza ad altissima crescita demografica. Il socialismo ha influito tra il 1945 e il 1989 sulla loro vita quotidiana, perché quel regime secondo lui aveva bisogno della loro mano d'opera manuale e "sono stati obbligati ad entrare nel settore produttivo". Quindi hanno trovato impiego il 60% degli uomini e il 40% delle donne. Questo fu "uno choc culturale" per coloro che prima della guerra erano nei "servizi". Andras Biro ha sottolineato il fatto che erano trattati come tutti gli altri cittadini e hanno potuto beneficiare di reddito, servizi sociali ed accesso all'istruzione. "Questa acculturazione alla società maggioritaria è qualcosa di unico nella storia," crede Biro.

Ma con la caduta del socialismo e l'arrivo dell'economia di mercato, "i Rom sono stati licenziati e marginalizzati". Questi li ha spessi resi nostalgici dei tempi del socialismo, che per loro era più sicuro. Non è intervenuto alcun cambiamento positivo, l'esclusione s'è amplificata e secondo lui le cose sono peggiorate ancora col governo di Viktor Orban e la proliferazione delle milizie neonaziste o del partito Jobbik.

A livello europeo, secondo Biro conviene fare una distinzione tra ciò che succede ai Rom ad Est e all'Ovest d'Europa. Nell'Est in nessun caso sono in grado di apparire come attori e cittadini autonomi, con un proprio quadro culturale, causa la mancanza di risorse. Il denaro dei donatori e delle fondazioni è distribuito secondo principi burocratici che favoriscono chi già è in grado di affrontare [la situazione], cioè le OnG ed i leader autonominati che catturano i rari fondi a disposizione.

Esperti che eludono i problemi reali, un pubblico in attesa di risposte

Durante la discussione con un pubblico informato ed interessato - erano presenti dirigenti di diverse amministrazioni competenti in materia d'immigrazione, d'integrazione ed aiuto sociale - che voleva beneficiare dell'esperienza degli intervenuti, sono venuti alla luce i disaccordi tra di loro e la loro difficoltà a comprendere le domande che l'arrivo dei Rom in Lussemburgo poneva alla società lussemburghese.

Claude Cahn non è d'accordo con la tesi di Andras Biro sulla differenza di trattamento tra i Rom dell'Est e dell'Ovest Europa. Secondo lui, in occidente forse è peggio, ed ha fatto allusione agli incidenti in Francia (diritto di voto), in Italia (espulsioni) ed in Germania (Rom del Kosovo in stato di detenzione o appena tollerati), ed ha auspicato "un forte impulso centrale da parte della UE" ed un intervento della società civile.

Thomas Acton è dell'avviso che l'intervento delle autorità pubbliche debba essere guidato dalla società civile.

Andras Biro, più vicino ai fatti, ha spiegato che la migrazione attuale dei Rom "non è caduta dal cielo", ma è dovuta alla crisi, alle minacce subite, alla marginalizzazione e alle bidonville, tutti fatti divenuti quotidiani. Le famiglie lasciano i loro differenti paesi in maniera "non strutturata". Ed ha aggiunto, in base all'esperienza: "Le istituzioni che se ne occupano devono trovare soluzioni. Non ci sono leader, non sono partner nel dialogo, non c'è linguaggio [comune], manca la confidenza. L'unica soluzione è un approccio generoso nel senso umano del termine." Una proposta realistica per un pubblico che non ha potuto contare sull'esperienza per trovare soluzioni ai problemi e3d un approccio equilibrato alla situazione.

 
Di Fabrizio (del 01/09/2010 @ 09:47:23 in Regole, visitato 1524 volte)

Da Roma_Daily_News

Roma Buzz Aggregator

Cari colleghi,

Vorrei attirare la vostra attenzione sulla violazione dei diritti umani della comunità rom nella regione di Smolensk, Federazione Russa.

Ieri, 26 agosto 2010, ho ricevuto una denuncia dai Rom per un recente raid poliziesco effettuato a Smolensk. Come riportato dalle vittime, la polizia è entrata nelle loro case nella giornata di ieri e voleva fotografare e prendere le impronte a tutti i membri della famiglia. Questa famiglia non ha precedenti penali, lo stesso uno dei poliziotti ha dichiarato: "Noi facciamo quello che ci è stato assegnato. Questa è la decisione del Generale. Ha detto che dovevamo prendere le impronte e le foto di TUTTI i Rom nella regione di Smolensk."

Oggi, 27 agosto 2010,la polizia si è presentata ai mercati di Smolensk e lì ha svolto i propri raid illegali. Hanno preso foto e impronte digitali sul posto. E' ovvia la violazione dei diritti umani.

Ho paura che questi raid polizieschi ed azioni illegali possano avvenire nuovamente nel quadro dell'operazione di polizia chiamata "Tabor". DOBBIAMO FERMARE QUESTE PRATICHE!

C'è bisogno urgente di prendere misure per far terminare le operazioni abusive della polizia contro i Rom.

Con la presente lettera chiedo a tutte le più importanti organizzazioni dei diritti umani, OnG, esperti, avvocati ed attivisti rom di farsi carico di questo caso e portarlo all'attenzione della Comunità Internazionale e di aiutare a risolvere la questione il prima possibile.

Grazie

Tatiana Timchenkova
Roma Activist
Russian Federation
romani_chai@yahoo.com

 
Di Fabrizio (del 07/01/2011 @ 09:47:16 in Europa, visitato 1656 volte)

Da Roma_Daily_News

Roma Holocaust

1931
Inizio dei disordini contro le due "razze straniere non-europee" in Germania (Ebrei e "zingari") da parte dell'Ufficio Informazioni NS (NS-Auskunftei) dell'"SD del Reichsführer-SS" a Monaco.

1933
Richiesta da parte dell'"Ufficio Razza e Insediamento" (Rasse- und Siedlungsamt) delle SS a Berlino per la sterilizzazione degli "zingari e mezzi zingari".

Dal 1934
Ci sono tentativi da parte delle agenzie per escludere Sinti e Rom dalle organizzazioni professionali.

15 settembre 1935
Promulgazione delle "Leggi Razziali di Norimberga" (Nürnberger Rassegesetze). Frick, ministro degli interni del Reich dice il 3 gennaio 1936: "Di regola, le razze indipendenti in Europa includono, a parte gli Ebrei, solo gli zingari". Vengono interdetti i matrimoni misti tra Sinti e non-Sinti.

Novembre 1936
Istituzione dell'"Unità di Ricerca sull'Igiene Razziale" (Rassehygieneinstitut) sotto la guida del dr. Robert Ritter al ministero degli interni del Reich.

Dal 1936
Sinti e Rom sono deportati nei campi di concentramento di Dachau, Buchenwald, Mauthausen e Ravensbrück.

Agosto 1938
Il dr. Adolf Würth, "ricercatore sulla razza" per Himmler, dice "Per noi la questione zingara è primariamente una questione di razza. Proprio come lo stato nazionalsocialista ha risolto la questione ebraica, così dovrò sistemare pure la questione zingara".

1 ottobre 1938
Assorbimento del nazionalsocialista "dipartimento di polizia zingara" a Monaco da parte del Dipartimento di Polizia Criminale del Reich (dal 27 settembre 1939: V Dipartimento dell'Ufficio Principale di Sicurezza del Reich, o RSHA /Reichssicherheits hauptamt/) sotto il comando dell'SS-Oberführer Arthur Nebe, ora superiore anche a Ritter. La deportazione di Ebrei e "zingari" è attuata da Adolf Eichmann nella Sezione IV B4. La Gestapo requisisce le proprietà di Sinti e Rom, rubate loro con la deportazione.

8 dicembre 1938
"Decreto base" di Himmler allo scopo di avviare a soluzione la questione zingara riguardo l'esistenza della razza".  Lo RSHA "accerta" l'affiliazione "zingara" sulla base dei "rapporti sulla razza" di Ritter.

Dal marzo 1939
Nel "Vecchio Reich" vengono emessi ordini per la marcatura speciale di Sinti e Rom e vengono istituite "carte d'identità razziali". Nel "Governatorato Generale vengono forniti passaporti gialli per Ebrei e "zingari" con una "J" o una "Z" nera.

21 settembre 1939
Conferenza dei capi dipartimento dei polizia della sicurezza e dei capi degli Einsatzgruppen, o gruppi di azione speciale, sotto la presidenza di Heydrich, sulla preparazione della deportazione dei "rimanenti 30.000 zingari" dal territorio del Reich verso la Polonia.

13 ottobre 1939
L'SS-Hauptsturmführer Braune informa Eichmann che l'SS-Oberführer Nebe vuole sapere "dove mandare gli zingari di Berlino".

16 ottobre 1939
Lo "SD Danube" informal'SS-Oberführer Nebe che "tre o quattro vagoni per zingari possono essere aggiunti al primo trasporto ebraico" che lascerà Vienna il 20 ottobre 1939. "I trasporti lasciano regolarmente Vienna, Mahr-Ostrau e Katowice".

17 ottobre 1939
"Decreto Confinamento" (Festschreibungserlaß) di Himmler. I 21 "uffici zingari" di Königsberg, Praga, Vienna e Monaco per Amburgo, sotto l'Ufficio Principale Sicurezza del Reich, devono erigere campi assembleari simili a quelli di concentramento in preparazione per il trasporto ai campi di sterminio.

30 gennaio 1940
Heydrich tiene una conferenza con i capi delle SS sulla deportazione di "tutti gli Ebrei nel nuovo Ostgaue e 30.000 zingari dai territori del Reich e dall'Ostmark come l'ultimo movimento di massa nel Governatorato Generale".

27 aprile 1940
Ordini di Himmler per le prime deportazioni di intere famiglie. A maggio i treni della deportazione con 2.800 Sinti e Rom tedeschi nel "Governatorato Generale" partono da Amburgo, Colonia e Hohenasperg vicino a Stoccarda.

1940
Nel campo di concentramento di Lackenbach a sud di Vienna, i corpi di Sinti e Rom assassinati vengono sepolti in fosse comuni nel cimitero ebraico, gli altri verranno deportati attraverso il ghetto di Lodz nel campo di concentramento di Kulmnhof nel 1941.

Dal maggio 1941
Nella Serbia occupata si devono indossare bracciali gialli identificativi con la parola "zingaro". Nei ghetti e nei campi di concentramento della Polonia occupata, Sinti e Rom devono indossare bracciali con la lettera "Z".

7 agosto1941
Un ordine di Himmler dichiara che il "Dipartimento di Polizia Criminale del Reich userà i rapporti di razza per decidere" su ulteriori deportazioni di Rom e Sinti tedeschi nei campi concentramento. L'"Unità di Ricerca sull'Igiene Razziale" produrrà circa 24.000 "rapporti" entro la fine del 1944.

Dall'estate 1941
Sinti e Rom sono sistematicamente colpiti nelle zone orientali dai cosiddetti Einsatzgruppen come pure da unità della Wehrmacht e della Ordnungspolizei. Otto Ohlendorf , capo dell'SS Einsatzgruppe dichiarerà al processo di Norimberga: "Non c'era nessuna differenza tra zingari ed Ebrei, lo stesso ordine si applicava ad entrambi".

10 ottobre 1941
Conferenza sulla "soluzione della questione ebraica" e sugli "zingari da evacuare" nel Protettorato di Boemia e Moravia, tra i capi delle SS Heydrich, Frank, Eichmann e Günther.

Gennaio 1942
5000 Sinti e Roma dal ghetto di Lodz sono assassinati nelle camere a gas del campo di sterminio di Kulmhof. Tutte le famiglie sinte e rom della Prussia orientale, la maggior parte contadini con aziende agricole e bestiami propri, sono deportati nel campo di concentramento di Bialystok e da lì nel 1943 ad Auschwitz.

7 luglio 1942
Il Reichskommissar per l'Ostland sugli "zingari": "Intendo che siano trattati alla stregua degli Ebrei".

29 agosto 1942
Elogio per l'amministrazione militare tedesca in Serbia: là, con l'aiuto delle camere a gas, "le questioni ebrea e zingara sono state risolte".

14 settembre 1942
Thierack, ministro della giustizia del Reich, verbalizza in una discussione con Goebbels: "Riguardo allo sterminio della vita asociale, il dr. Goebbels è dell'opinione che Ebrei e zingari siano semplicemente da sterminare. L'idea dell'annientamento attraverso il lavoro è la migliore". Il 18 settembre 1942 Thierack discute con Himmler, Streckenbach e altri capi SS l'attuazione dei programmi nelle iniziative delle SS, delle fabbriche d'ami tedesche e dei campi di concentramento.

2 dicembre1942
Lettera segreta dal capo della cancelleria del partito, Martin Bormann, dal "quartiere generale del Führer" ad Himmler nell'Ufficio Principale di Sicurezza del Reich, che asserisce che "il Führer non approverebbe" che "zingari" individuali fossero esclusi dalle "attuali misure" di sterminio per "ricerche sui costumi tedeschi".

16 dicembre 1942
"Decreto di Auschwitz" di Himmler per la deportazione di 22.000 Sinti e Rom europei, inclusi gli ultimi 10.000 dai territori del Reich, nella sezione del campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau denominato "campo zingaro".

Maggio 1943
Il dr. Josef Mengele diventa SS dottore del campo di Auschwitz. La sua prima azione è di mandare gassati diverse centinaia di Sinti e Rom. Continua le sue "ricerche sui gemelli", sostenuto dall'Associazione Ricerca Tedesca (Deutsche Forschungsgemeinschaft) e dall'Istituto Kaiser Wilhelm, attraverso l'uccisione di bambini ebrei e sinti. Anche in altri campi di concentramento, Sinti e Rom sono vittime di agghiaccianti esperimenti medici.

16 maggio1944
Il tentativo del comandante del campo di concentramento di mandare i rimanenti 6.000 Sinti e Rom del "campo zingari" nelle camere a gas, fallisce di fronte alla resistenza degli uomini, armati di vanghe, bastoni epietre.

2 agosto 1944
Dissoluzione del "campo zingaro" di Auschwitz-Birkenau. Dei 6.000 Sinti e Rom superstiti a luglio 1944, 3.000 sono deportati in altri campi di concentramento, gli altri 3.000 vengono uccisi nella notte tra il 2 e il 3 agosto.

Maggio 1945
Il numero di Rom e Sinti uccisi nei campi di concentramento e dagli SS Einsatzgruppen alla fine della guerra è stimato in mezzo milione. Dei 40.000 Sinti e Rom tedeschi ed austriaci registrati dai nazisti, oltre 25.000 vennero assassinati.

 
Di Fabrizio (del 21/11/2008 @ 09:47:05 in musica e parole, visitato 1565 volte)

Da Roma_Daily_News

Il ragazzo rom Misha Puntov rappresenterà la Russia a Children Eurovision il 22 novembre.

Ha 13 anni e in Russia si dice che abbia una voce angelica. Misha vive nel villaggio di Nizhny Mamon vicino a Voronezh, è un bravo studente sia nella scuola normale che in quella di musica. Suo padre guadagna da vivere col commercio dei metalli.

Lilith Mazikina

 
Di Fabrizio (del 24/05/2010 @ 09:46:48 in musica e parole, visitato 1449 volte)

La Federazione romanì tra tanto altro si è posta l'obiettivo di promuovere una politica per la cultura romanì e di riconoscere e valorizzare le professionalità romanì con la finalità di diffondere la conoscenza della cultura e della lingua romanès o romanì chib.

Dal mese di settembre 2010 prenderà il via il primo corso di lingua romanès standard, oggi la Federazione romanì comunica l'avvio di un progetto editoriale “O romanò gi” (l'anima romanì), saggi di letteratura romanì, anche strumento pedagogico del corso di lingua.

Un’opera che vuole essere anche un’antologia letteraria e un valido strumento educativo e divulgativo.

Tanti hanno letto, commentato ed analizzato le opere di autori Rom, Sinti, Kale, Manouches e Romanichals viventi e non, e da questo lavoro di studio ed analisi sono nati dei saggi critici riguardanti la letteratura romaní. 

Si tratta di un analisi sui testi in lingua romanì nei diversi dialetti in cui si ramifica la romanì chib, la lingua romanì o romanès, la lingua di tutte le comunità appartenenti alla popolazione romanì, una popolazione indo-ariana che treae origine dalle regioni a Nord-Ovest dell’India (Punjab, Rajasthan, Valle del Sindh, Pakisthan).

Il progetto editoriale “O romanò  gi” porta all'attenzione del lettore i commenti, le analisi, le critiche delle opere di autori rom, sinti, kalè, manouches, romanichels viventi e non.

Un progetto editoriale ambizioso, originale ed innovativo per la diffusione della conoscenza della cultura e la lingua romanì. 

Un progetto editoriale dal costo sostenibile per la sua realizzazione, avendo già  raccolto e sistemato il materiale, e che vogliamo realizzare con il sostegno volontario di tutti coloro che credono nell'interculturalità.

I sostenitori di questo progetto editoriale saranno mensionati nell'operra, che riceveranno in omaggio. Contributi a sostegno di questa iniziativa possono essere inviati al codice IBAN: IT 20 O 05387 03204 000001892874 intestato a Federazione romanì, causale: Progetto editoriale. Per informazioni inviare email a: federazioneromani@libero.it

La letteratura romanì

 

 
La letteratura romaní, in modo particolare la poesia, è piena di singolari bellezze primitive, di delicato calore umano, di rara fantasia selvaggia che non si può misurare in nessun altro metro se non nella lingua romaní stessa.

 

La letteratura romaní è lo specchio fedelissimo del sentimento di un popolo oppresso nell'anima la cui voce si eleva al cielo per chiedere giustizia.

 

 
Le diverse varianti della stessa lingua rappresentano la ricchezza culturale di un popolo che ha saputo conservare, nel tempo e nello spazio, i suoi tratti essenziali traendo linfa dall’ambiente circostanze e dagli scambi artistici, culturali e linguistici con i popoli che via via ha incontrato lungo il viaggio dalle regioni indiane fino all’Occidente passando per la Persia, l’Armenia e l’Impero Bizantino e attraverso le disumane deportazioni con i popoli delle Americhe e dell’ Australia.

 

 
Questi saggi permettono di penetrare “O Romano Gi”, l’anima dei Rom, Sinti, Kale, Manouches e Romanichals, i cinque grandi gruppi che con le loro infinite comunità costituiscono di fatto la nazione romanì senza Stato e senza territorio dove i confini sono rappresentati proprio dall’estensione sui cinque Continenti della lingua romanì.

 

 
 La letteratura romaní nasce in Serbia grazie a Gina Ranij©i© (nata verso il 1830), le cui poesie furono raccolte nel libro Canti Zingari pubblicato in Svezia nel 1864. È una voce isolata.

 

Nell’Unione Sovietica nel 1925, nasce invece un vero e proprio movimento letterario romanò: si iniziò la pubblicazione del periodico Nevo Drom (nuovo cammino) in lingua romaní da parte di un gruppo di Rom russi che si erano riuniti in una associazione. Sempre in Unione Sovietica nel 1931 fu fondato a Mosca il celebre teatro Romen, tutt’ora esistente, grazie a Anatole Vasilievi© Luna©arskij, inaugurato con un’opera di Alexandr Vie©eslavovi© Germano (1893-1956), il precursore della letteratura romaní in Russia.

 

Bronislawa Wajs detta “Papùshka” è una figura mitica nel moderno panorama letterario romanó.

 

 
Nacque in Polonia nel 1910 in una famiglia girovaga.

 

Papùshka rappresenta per la letteratura romaní quello che il grande Django (Jean Baptiste Reinhardt) rappresenta per la musica: un’artista autodidatta straordinariamente geniale, capace di lasciare agli uomini un’enorme ricchezza umana e culturale, prima che artistica.

 

 
Papùshka fu una grande risorsa di forza e di speranza per i Rom durante la II° guerra Mondiale. Profondamente toccante è la poesia “Lacrime di Sangue” composta per le vittime del folle genocidio romanó ad opera dei nazi-fascisti.

 

Le sue opere, racchiuse in una trentina di collezioni, furono raccolte e pubblicate per la prima volta nel 1956 col titolo Canto di Papùshka dallo scrittore polacco Jerzy Ficowski in versione bilingue Romaní-Polacco.

 

 
 La sua produzione artistica è essenzialmente legata alla sua esistenza e al legame con la natura, alla sua romanipé.

 

Il suo pensiero fu originariamente interpolato e manipolato da Ficowski tanto che fu isolata dalla sua comunità. Delusa e amareggiata, Papùshka brucishk parte dei suoi componimenti letterari.

 

Visse gli ultimi anni di vita malata e sola, morì nel febbraio del 1987. Dalla sua storia personale lo scrittore Colum McCann ha tratto ispirazione per il romanzo Zoli edito in Italia dalla Rizzoli nel 2007.

 

John Bunyan (1618-1688) è autore del famoso The Pilgrim's Progress, un classico della letteratura inglese ed era un Romanichal.

 

 
 La grande produzione letteraria romaní trova il suo pieno sviluppo soprattutto nella seconda metà del novecento e, in particolar modo, negli ultimi trent’anni grazie alla produzione letteraria di autori con una statura artistica internazionale come: Slobodan Berberski (1919-1989) autore di una decina di raccolte, Rajko Diuri© (di origine serba, oggi vive in Germania), Joseph Daroczy detto “Choli” (Ungheria), Nagy Gustav (Ungheria), Bari Karoly (Ungheria), Leksa Manushk, al secolo Alexandr Belugin (Russia, 1942-1997), Matéo Maximoff (Francia, 1917-1999), Veijo Baltzar (Finlandia), Alija Krasnici (Kossovo), Jorge F. Bernal detto “Lòlo” (Argentina), Jimmie Storey (Australia), Lumini†a Mihai Cioabæ (Romania), Margarita Reisnerovà (originaria della Repubblica Ceca, oggi vive in Belgio), Rostas-Farkas György (Ungheria).

 

In Italia ricordiamo Santino Spinelli, Olimpio Cari, Nada Braidich, Paola Schöps, Bruno Morelli, Spatzo Vittorio Mayer Pasquali, Giulia Di Rocco, Demir Mustafa e lo scomparso Rasim Sejdi© di origine serba (1943-1981), ecc.

 

 
L’uso scritto della lingua romaní, tramandato per dieci secoli e fino a pochi decenni fa solo oralmente, è un dato importante: la forte e sicura presa di coscienza porta gli scrittori Rom, Sinti, Manouches, Romanichals e Kalé a cercare il posto che gli compete nelle moderne società rifiutando lo storico e riduttivo ruolo di “liberi emarginati”, quale riflesso delle politiche di annientamento della cultura romaní.

 

 
Sono loro i pionieri eroici della possibilità di esistere senza dover essere né assimilati, né emarginati, ma soggetti attivi e liberi di esprimere le proprie specificità culturali in seno alle società  ospitanti.

 

Lo scrittore romanó si affaccia sulla pagina a specchiarsi ed è proprio il netto contrasto fra le immagini negative stereotipate esterne e la propria interiorità che provoca incertezza e sbalordimento, ma al tempo stesso determina una maggiore presa di coscienza della propria identità.

 

E l’ostinata ricerca d’identità è al tempo stesso ricerca di una mitologia romaní. 

 

 
 Allo specchio della pagina gli stessi letterati chiedono di più di un fedele riflesso.

 

Su di essa si affacciano desideri inespressi, preghiere, incantesimi, volontà di partecipazione che trovano realizzazione nella parola.

 

Ogni pagina, ogni poesia è un diario, una trascrizione di vita, un’epitome di esperienze vissute.

 

Pur nelle loro differenze stilistiche e contenutistiche nella letteratura romanì  si possono rimarcare delle caratteristiche costanti come:

 

  1. l’immediatezza, dovuta alla necessità di stabilire un punto di contatto con gli altri per comunicare;
  2. l’essenzialità del linguaggio, per essere sicuri di non essere fraintesi e per eliminare la frustrazione di non essere capiti;
  3. la spontaneità, per sottolineare le proprie buone intenzioni;
  4. la semplicità, in cui si riflette la desolazione della realtà circostante e il proprio sereno distacco;
  5. l’uso di ritmi e musicalità, dovuti all’esigenza di rilevare un’emozione direttamente.
 Le opere romanès paiono dar luogo ad una lunga ed ordinaria conversazione per rompere il mortale silenzio, per scacciare la solitudine causata dalla mancanza di comunicazione.

 

 
 Sono prodotti artistici vivi, genuini, spontanei con una profonda considerazione dei valori umani, soprattutto l’amore per la vita è grande nonostante le sofferenze e le incomprensioni.

 

 
 I temi sono quelli che riguardano l’uomo universalmente, come ad indicare che esiste un solo essere, quello umano, seppur con tante diverse culture.

 

Sono temi che vanno dal dolore del vivere all’amore, alla famiglia, dalla relazione con il Gagio (non Rom), alla condizione femminile, dall’emarginazione alla festa religiosa passando attraverso una ricca simbologia, come l’albero, il bosco, l’uccello, la pioggia, le stelle. L’albero è simbolo della vita, di fertilità. Il ©iriklò (l’uccello) è l’anima del poeta, la gioventù, il viaggio, la libertà. Il bosco rappresenta la sicurezza, la famiglia, la creatività.

 

 
La pioggia è simbolo di pensieri e di emozioni nascosti.

 

Le stelle rappresentano il subconscio, ma anche un barlume di luce in un mondo ottuso e oscuro.

 

La ricchezza della cultura romaní consiste proprio nella multipla capacità  di espressione e nelle varianti linguistiche maturate in differenti regioni del mondo che esprimono la medesima comune sensibilità in sfumature prismatiche.

 

 
La letteratura romaní, in modo particolare la poesia, è piena di singolari bellezze primitive, di delicato calore umano, di rara fantasia selvaggia che non si pushk misurare in nessun altro metro se non nella lingua romaní stessa.

 

L'anelito supremo ad armonizzarsi e ad identificarsi con la natura libera il poeta da qualsiasi asservilismo materialistico riportando così l'animo umano al candore primitivo.

 

 
Ogni membro appartenente alla comunità romaní è figlio del dolore e dell’incomprensione, ogni poeta è cantore della sofferenza, ogni canto è un intenso lamento però mai disgiunto dalla speranza.

 

Forte è  nel popolo romanó il senso del riscatto e della ribellione, dell'amore e della pace, della fratellanza e della libertà.

 

Neanche la morte è vista con orrore, ma piuttosto come un mezzo per esorcizzare gli eventi della vita.

 

La letteratura romaní è lo specchio fedelissimo del sentimento di un popolo oppresso nell'anima la cui voce si eleva al cielo per chiedere giustizia.

 

 
Federazione romani – il presidente Nazzareno Guarnieri

Federazione romanì
sede legale: Via Altavilla Irpina n. 34 – 00177 ROMA
codice fiscale 97322590585 - tel. E fax 0664829795
email: federazioneromani@libero.it
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Presidenza 3277393570 - Coordinamento 3331486005 - Segreteria 3483915709

 
Di Fabrizio (del 20/12/2006 @ 09:46:11 in Europa, visitato 1548 volte)

Da Roma_andfriends

Si sta creando vicino a Tver un complesso turistico-etnografico "Accampamento Zingaro". Il progetto è sviluppato da Vladimir Osipoff, presidente del reparto di Tverskoye dell'Accademia di scienza e di arti di Petrovskaya e prende a modello un insediamento rom vicino al villaggio di Savvatievo, dove vivono artigiani e che con il ferro sanno forgiare di tutto. Le fucine e le scuderie dei cavalli, le musiche e i balli impressioneranno tutti i turisti.

 
Di Fabrizio (del 27/10/2011 @ 09:44:55 in Regole, visitato 1417 volte)

Da Roma_Daily_News

Budapest, 20 ottobre2011: Oggi, European Roma Rights Centre (ERRC) ha inviato una lettera per fare pressione alle autorità ucraine ad investigare sulla condotta delle forze dell'ordine, impegnate in azione contro i residenti rom, attraverso controlli discriminatori dei documenti d'identità, presa di impronte digitali e verifica di altri documenti, a Leopoli tra settembre e ottobre 2011.

Individui rom a Leopoli hanno riferito di essere stati oggetto di misure specifiche per la raccolta di informazioni identificative personali, in assenza di qualsiasi accusa di coinvolgimento in attività criminali. La polizia ha riferito di avere indagato sui Rom nel corso del processo di regolari controlli in posti pubblici, utilizzando misure per controllare i documenti d'identità di qualsiasi persona rom si trovasse in loco. Alcuni di loro furono anche portati alla stazione di polizia, dove vennero prese loro le impronte digitali, fotografati ed alcuni vennero picchiati.

Azioni simili, rivolte contro persone senza alcun ragionevole sospetto, sollevano serie preoccupazioni sulla legge ucraina, Costituzione inclusa, ed anche sugli obblighi del paese verso i trattati internazionali.

Di conseguenza, ERRC ha richiesto alla Procura della Repubblica di aprire un'indagine sulla condotta e la legalità delle forze dell'ordine a Leopoli, e ad adottare ogni misura per porre fine alle misure illegali e discriminatorie, oltre a giudicare i rsponsabili.

Testo completo della lettera ERRC disponibile in inglese e russo.

Per ulteriori informazioni:

Sinan Gökçen
ERRC Media and Communications Officer
sinan.gokcen@errc.org
+36.30.500.1324

© ERRC 2011. All rights reserved

 
Di Fabrizio (del 24/03/2009 @ 09:44:05 in Europa, visitato 1635 volte)

Ricevo da RomNews Network

http://spring96.org/en/news/27114/

Il 5 gennaio il dipartimento di polizia distrettuale Partyzanski di Minsk ha trattenuto oltre 80 rappresentanti della minoranza zingara nel sobborgo di Stsiapianka, prendendo loro le impronte.

Tutti i trattenuti sono stati fotografati per gli archivi della polizia. I trattenuti accusano la polizia di ostinatezza ed illegalità. Una di loro ha detto che alle 8.30 di mattina ha fatto irruzione nella casa dove vive la sua famiglia. "Non hanno bussato. Correvano e buttavano giù tutto gridando: -A terra, puttane!- Abbiamo dovuto stare sdraiate sul pavimento per circa 40' quasi nude, visto che molte di noi stavano dormendo quando tutto è iniziato."

"Poi hanno iniziato a cercare senza mostrare alcun mandato. Non ci hanno nemmeno detto che erano della polizia. Hanno chiesto ad una anziana dove tenesse l'oro. Poi ci hanno fatto mettere in fila e ci hanno messo sul loro furgone..." ha detto una delle vittime.

"Tutti i vicini ci guardavano... Ci hanno portato alla polizia dove c'erano già circa 70-80 zingari. Ci hanno detto che volevano prenderci le impronte e poi ci avrebbero lasciati. Siamo tornati a casa soltanto alle 16. Ci hanno detto: -Avete sentito dell'azione terroristica?- Ora stanno facendo di noi dei terroristi", ha aggiunto.

Alcuni sono stati trattenuti mentre erano fuori casa. "Mentre stavo portando la macchina fuori dal cortile, tre persone mascherate hanno bloccato la strada. Mi hanno tirato fuori, sbattuto nella neve e hanno iniziato a picchiarmi. Ho un occhio nero e mi hanno fratturato la gamba", ha detto un altro trattenuto.

"Abbiamo detto alla polizia che che avremmo protestato contro di loro. Ci hanno risposto che allora la prossima volta avrebbero trovato della droga al nostro posto e che avrebbero tenuto raid simili ogni mese", ha detto.

Kalinin Nicolas
Delegate in European Roma Travelers Forum

+375296575463

 
Di Fabrizio (del 16/06/2008 @ 09:43:37 in casa, visitato 1464 volte)

Da Roma_Daily_News

9 giugno 2008 By PELIN TURGUT - Time.com

All'ombra dei merli bizantini, un gruppo di ragazze ridenti va avanti e indietro fra le case cadenti, smettendo occasionalmente di vibrare le loro anche e di roteare i loro polsi. Sono inseguite da diversi ragazzi urlanti, che le afferrano e le spingono "in prigione" verso un angolo. I bambini del quartiere impoverito di Sulukule a Istanbul - patria della più antica comunità rom del mondo - chiamano questo gioco Poliziotti e Ballerine, versione locale di Guardie e Ladri emendata per riflettere sulla loro esperienza di essere nati in una vita di danza e caccia dalla polizia.

E' giovedì pomeriggio presto e i bambini giocano per strada invece di essere a scuola. La ragione della loro assenza ingiustificata, d'altra parte, è la paura. "I bambini sono spaventati," dice Dilek Turan,  uno studente di psicologia volontario a Sulukule. "Non vogliono andare a scuola perché sono preoccupati di tornare a casa e non trovarla più." C'è una ragione: il piano cittadino di demolire le loro case parte di un controverso progetto di rinnovamento urbano in vista di Istanbul Capitale Culturale Europea nel 2010.

Fu in era bizantina che gli antenati dei bambini rom di Sulukule si accamparono per la prima volta su questo particolare pezzo di terra, accanto al Corno d'Oro e appena fuori dalle mura del V secolo della vecchia Costantinopoli. La prima registrazione della comunità, circa nel 1050, si riferisce ad un gruppo di persone, che si riteneva provenissero dall'India (dove, per la verità, molti storici credono siano originari i Rom), accampati in tende nere fuori dalle mura cittadine. Dopo la conquista ottomana di Costantinopoli, alla comunità fu garantito il permesso ufficiale del sultano Sultan Mehmet II di avere dimora in quello che ora è Sulukule.

Per secoli la comunità rom si è guadagnata da vivere come indovini e ballerini per la corte ottomana, e più tardi per i Turchi - una tradizione portata sullo schermo nel film di James Bond Dalla Russia con Amore. Le loro fortune ebbero una svolta negativa negli anni '90, quando le loro "case d'intrattenimento" - abitazioni private dove le famiglie zingare cucinavano e ballavano per i loro concittadini benestanti - furono chiuse con l'accusa di gioco d'azzardo e prostituzione.
I Rom di Istanbul sono molto poveri, guadagnano in media circa $250 al mese, ma la terra che abitano, una volta periferica e senza importanza, è ora un bene immobiliare molto apprezzato a pochi minuti dal centro città. Se gli appaltatori ed il comune locale hanno il loro senso, l'intero quartiere di Sulukule  - che ha 3.500 residenti - verrà raso al suolo entro la fine dell'anno per far posto a 620 case signorili in stile neo-ottomano.

"Ogni giorno, ci domandiamo quale casa verrà demolita," dice Nese Ozan, volontario della Piattaforma Sulukule, una coalizione di architetti, attivisti e lavoratori sociali contro la demolizione. Ogni tre o quattro case derelitte di un blocco, una è stata ridotta ad un mucchio di residui e di metallo ritorto. Una X rossa segna le prossime, quelle in prima linea per le squadre di demolizione.

Mustafa Demir, sindaco della municipalità conservatrice di Fatih che sponsorizza il programma di demolizione, dice che c'è bisogno di un progetto di rinnovamento sociale "per rimpiazzare i tuguri". Il Primo Ministro Recep Tayyip Erdogan ha chiamato Sulukule "terribile" ed espresso stupore per le proteste anti-demolizione. Che il quartiere abbia un disperato bisogno di risanamento è chiaro, ma i critici accusano le autorità di aver mancato di includere una delle più antiche comunità nei piani per lo sviluppo. Invece, ai Rom sono state offerte due opzioni: possono vendere le loro proprietà a basso prezzo (o doversi trovare di fronte all'esproprio), o traslocare nel quartiere popolare di Tasoluk, a circa 25 miglia dalla città, e pagare un'ipoteca di oltre 15 anni che pochi possono permettersi.

"La municipalità non capisce che se intende rinnovare quest'area, c'è bisogno di fare in maniera che permetta alla comunità di continuare a vivere qui," dice Ozan. "Non possono limitarsi a sgomberare tutti, radere l'area la suolo e costruire un sobborgo. Questa è una comunità storica."

Il ricercatore rom britannico Adrian Marsh vede un programma più scuro al lavoro. "Quello che abbiamo è la municipalità più religiosa del paese che si confronta con quello che ritiene storicamente il gruppo più irreligioso ed immorale," dice. "Se rigenerassero la comunità in maniera inclusiva, avrebbero 3.000 voti extra, ma non stanno agendo così. Perché? Perché considerano la comunità di Sulukule irrecuperabile." Soluzioni a lungo termine come permettere ai Rom di impiantare music halls legali ed ottenere un guadagno, non sono gradite alle autorità locali dominate dagli islamisti, perché non intendono promuovere questo tipo di intrattenimento, ragiona Marsh.

Questo è molto più certo: disperdere la comunità rom di Sulukule distruggerà la loro cultura, che è legata alla vita comunale. Famiglie estese condividono case e forme musicali, usando le strade come estensione delle loro stanze. "Sulukule presenta un modo di vita unico," ha concluso un gruppo di ricerca sul design urbano dell'University College di Londra. "Questo dev'essere tenuto in conto e preservato quando viene introdotto un nuovo sviluppo per l'area."

La Piattaforma Sulukule ha richiesto un'ingiunzione del tribunale contro la demolizione ed il parlamento ha ha nominato un comitato di studio. Ma i bulldozer non aspettano. Il gioco di Poliziotti e Ballerine non sta andando bene per lo spettacolo.

 
Di Sucar Drom (del 26/08/2007 @ 09:41:59 in blog, visitato 2477 volte)

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E’ prematura l’individuazione di microaree destinate ad ospitare famiglie o piccole comunità di Sinti residenti nel comune di Reggio Emilia. Lo precisa con una nota l'Amministrazione Comunale, dopo i proclami delle scorse settimane. Le notizie giornalistiche, d....

Rom e Sinti, «Via!»: ma dove? «Fuori!», ma da dove?
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"Uno Stato può essere illegale. Ma non può esserlo un gruppo etnico. Uno Stato che tratta un gruppo etnico come portatore di insicurezza e illegalità commette un’ulteriore violazione della legge ed è imputabile di razzismo..." Da tempo in Italia il discorso istituzional...

 
Di Anna Luridiana (del 25/11/2010 @ 09:41:47 in Kumpanija, visitato 2987 volte)

Da Mundo_Gitano

IPSnews.net Di Emilio Godoy

Città del Messico, 12 ottobre 2010

Nella storia "Gente Bella", il dittatore messicano della situazione, invia una missione in Europa per importare 300 famiglie, così da "sbiancare la razza (quella india n.d.t.) e farla finita con la pigrizia". L'Imperatore d'Austria Francesco Giuseppe però lo imbroglia e gli invia, dietro compenso in oro, degli zingari.

Questo aneddoto storico-sociale del politico messicano di sinistra e scrittore Eraclio Zepeda, nato nel 1937, è un velato riferimento al Presidente Porfìrio Diaz (1830-1015) e rappresenta il persistente stereotipo negativo dei rom (zingari) che spiega in parte la loro invisibilità ancora oggi, nonostante questi ultimi abbiano profonde radici in Messico.

Ysmed Nebarak, vive ad Acapulco, sulla costa pacifica meridionale del Messico. Conosce questa invisibilità. Suo nonno, un ungherese che arrivò in Messico attorno al 1920, raccontò alla madre di Ysmed (sua figlia), la storia della sua prima moglie, che era rom (gitana).
"Francamente non so nulla degli antenati di mio nonno, perché lui non volle mai palarci di loro", ha raccontato Ysmed.

In questo Paese dell'America Latina, con 107 milioni di abitanti, vivono 15.850 gitani – o rom come preferiscono essere chiamati – stando al censimento del 2000, realizzato dall'Istituto Nazionale di Statistica e Geografia. Secondo alcuni ricercatori però la cifra è da considerarsi sottostimata a causa dei criteri limitativi utilizzati per classificare i membri del gruppo etnico.

Le attività principali della comunità rom messicana consistono nella vendita di tessuti, vestiti, automobili, camion e gioielli, ed inoltre nell'esibirsi e nell'insegnare il canto e la danza.

"I rom sono stati de-storicizzati, privati propria storia. Essi infatti non compaiono nella storia del Messico" ci ha detto David Lagunas, della scuola Nazionale di Antropologia e Storia.
"Conosciamo molto poco di loro, cosa che porta a far sorgere stereotipi e immagini negative nei loro confronti. Il Messico è un mix di gruppi con storie e passato differenti fra loro".
Secondo l'antropologo, spagnolo di nascita, il fatto che il popolo rom amministri il proprio tempo, il proprio lavoro ed il proprio denaro in maniera non convenzionale, fa sì che la società più tradizionalista sia diffidente e sospettosa verso di loro.

Lagunas sa bene di che cosa parla, avendo passato dieci anni con i rom dell'Andalusia, nel sud della Spagna, e in Catalogna, a nordest, vivendo nei loro caravan e vendendo abiti nei loro mercati, mentre scriveva la sua tesi di laurea.

La prima ondata di rom arrivò in Messico nel 1890. Provenivano dalla Ungheria, dalla Polonia, e dalla Russia per stabilirsi nelle Americhe, principalmente negli Stati Uniti e in Brasile, ma anche in Argentina, Cile, Colombia Ecuador, Uruguay e Venezuela.
Nel periodo fra la prima e la seconda Guerra Mondiale, molti altri rom lasciarono l'Ungheria per il Messico ed altri paesi sudamericani.
Nel 1931, quando vi era già una grande comunità rom in Messico, le leggi sull'immigrazione vennero riformate con lo scopo di impedire loro di stabilirsi nel Paese, essendo cresciuto il numero delle denunce per attività criminose.
Il maggior afflusso dei rom avvenne nel 1969.
Venivano dalla Spagna e si stabilirono principalmente nel centrale quartiere di Juàres a Città del Messico. Lì si dedicarono soprattutto alla vendita di tessuti e di abbigliamento in cuoio.
Oggi ci sono delle comunità rom nella capitale e nelle città di Veracruz, sulla costa orientale del Messico, e Puebla a sud, a Guadalajara ad ovest e a Monterrey a nordest.
Ma la comunità più conosciuta è quella di San Luis Potosì, nel Messico centrale.

Uno dei più importanti rappresentanti della cultura rom, il leader Pablo Luvinoff venne ucciso in un ospedale della capitale messicana, nonostante un poliziotto fosse di piantone fuori dalla sua camera.
Dal 2004 Luvinoff era scampato a tre attentati maturati dalla disputa per il controllo della comunità rom nella capitale. Dopo il suo assassinio, le autorità arrestarono diversi sospetti, tutti rom.

Nonostante sia noto che i rom, in Messico come in altri Paesi, siano discriminati, non sono mai state inoltrate molte proteste nei loro confronti.
Nel 2006 la Commissione Nazionale per la Prevenzione delle Discriminazioni, un ente governativo, investigò sul caso di un membro della comunità rom dello stato della Baja *California , ma alla fine la denuncia fu ritirata.

In anni recenti, diversi autori e fotografi hanno cercato di combattere l'ignoranza sulla comunità rom in Messico, ma sono stati circondati dal silenzio.
Nel 2001, il ricercatore Ricardo Pèrez Romero pubblicò "La lumea de noi – Memoria de los ludar de Mexico". "Lumea de noi" signific "la nostra gente" in Rumeno. Il libro racconta la storia e la vita giorno per giorno del popolo Ludar, rom della Romania.

"Piel de carpa; Los gitanos de Mexico", un libro di egual rilievo, fatto da alcuni fotografi messicani, dalla ricercatrice Ruth Campos Cabello e dall'artista e fotografo spagnolo Antonio Garcìa, venne pubblicato nel 2007.

"I gitani sono come gli indigeni: esistono molti gruppi differenti", dice Lorenzo Armendariz, un fotografo messicano molto conosciuto per i suoi ritratti di gruppi etnici differenti.
"Fra di loro i nomadi viaggiano ancora con le tende della famiglia, e i loro gruppi includono clowns, maghi e danzatori, nonostante l'attrazione principale sia l'ipnosi di massa".

Nel 1994, quando il famoso fotografo aveva 33 anni, scoprì che suo nonno, che era conosciuto semplicemente come "el hùngaro", era un rom. Dopo questa scoperta Armendariz cominciò a farsi coinvolgere nel mondo dei rom messicani, vivendo con loro per lunghi periodi ed allestendo mostre fotografiche.
Decise di sposarsi secondo i riti rom, e per far questo, dovette essere prima adottato da una famiglia della comunità.

"Avrei voluto conoscere qualunque cosa avesse a che fare con la storia e le usanze dei miei antenati" ha detto Nebarak , il cui nonno allevava polli.

Come nel libro "Cent'anni di Solitudine" del premio Nobel colombiano Gabriel Garcìa Màrquez, alcuni gruppi di rom girano il Messico con proiettori per pellicole a batterie per pellicole, trasportati nei loro camion, portando film in villaggi e città.
Anche il padre di Luvinoff, girava con un camion dove trasportava un proiettore da 35mm e una collezione di vecchi film messicani.

"Non abbiamo visto progressi in termini di politiche sociali, come in altri Paesi" ci ha detto Lagunas, laureato alla Pubblica Università di Barcellona, nel nordest della Spagna.

"Le nostre associazioni politiche non si sono di fatto mobilitate/espresse, e le nostre questioni non sono nell'agenda dei politici; non c'è nessun riconoscimento dei diritti dei rom".

Dove invece l'accattivante mondo dei rom non è passato inosservato è nelle soap-opera dei diversi Paesi dell'America Latina, Messico compreso.
Il più grande network televisivo del Messico, Televisa, trasmise nel 1970 la soap "Yesenia", dove la protagonista era una giovane donna rom, e ne fece un remake nel 1987.

TVAzteca, il secondo network messicano per importanza, in coproduzione con Telemundo, network statunitense in lingua spagnola, stanno, fino a d oggi, trasmettendo una serie chiamata "Gitanas" (donne rom).

Luvinoff, l'ultimo patriarca della comunità rom, partecipò come consulente alla sceneggiatura sia in "Gitanas" sia nel remake di "Yesenia"

 
Di Fabrizio (del 26/07/2009 @ 09:40:34 in musica e parole, visitato 3647 volte)

Ricevo da Alberto Maria Melis

Fiaba romà russa in italiano - romanés - curata da Angela Tropea per il mio volume di fiabe zingare

Saporo
Questa fiaba è stata raccolta e trascritta da Vadim Toropov nel 2002 nel villaggio di Natukhaev, che si trova nella regione di Krasnodar, in Crimea.
L'informatore è Pjotr Nicolaevič Ğumalej (Ljatjuni) nato nel 1985.
Il tema trattato è comune a quello di altre fiabe simili presenti in diversi gruppi zingari. E' una fiaba molto diffusa anche nella tradizione popolare russa (Lo zar Serpente).
Di essa esiste anche una versione kalderaš , trascritta dagli ziganologi Efim Drutz e Aleksej Gessler (registrata nella zona di Leningrado – l'attuale San Pietroburgo).
Gli antenati dei kalderaš erano di origine balcanica e apparvero in Russia nella seconda metà del XIX sec.
Gli Zingari di Crimea di autodefiniscono Romà e definiscono gli Zingari di tutti gli altri dialetti Lachoja, spesso usato in forma dispregiativa.
In base al luogo in cui si stanziano, gli Zingari di Crimea si suddividono in Krymlydes (che abitano in Crimea), Kubanludes (abitanti in Kuban, parte settentrionale dell'attuale regione di Krasnodar, al confine meridionale del fiume Kuban) e Cjornomorludes (abitanti della costa caucasica del Mar Nero).
La lingua parlata dai diversi gruppi presenta una sorprendente stabilità e non ha subito fenomeni di creolizzazione. Tra di loro preferiscono usare la lingua materna, sebbene tutti parlino con padronanza il russo e le lingue dei posti in cui soggiornano. Il dialetto da loro utilizzato è privo di alfabeto scritto, pertanto per la trascrizione si fa ricorso all'alfabeto russo e all'ortografia russa che purtroppo a volte non dà un'adeguata riproduzione del termine zingaro (da Istorjia i Fol'klor Krymskych Cygan, di Vadim Toropov).


Per la traslitterazione dai caratteri russi ai caratteri latini , sono stati seguiti i criteri indicati da Giulio Soravia nei suoi interventi sulla rivista Lacio Drom.
– [ č ] è la c di cielo; – [ ğ ] è la g di gelato – [ g ] è la g di ghiro; – [ k ] è la c di cane; – [ h ] è leggermente aspirata, come in inglese o in tedesco; – [ x ] è la aspirazione del tedesco ch in ach; – [ j ] è la i di ieri; – [ kh, ph, th ] si pronunciano come k, p e t seguite da una leggera aspirazione; – [ s ] è la s di sasso; – [ š ] è la sc di scena; – [ ts ] è la z di zio (affricata dentale sorda); – [ z ] è la s di rosa, o la z del francese o dell'inglese; – [ ž ] è la j del francese jour.


SAPORO

Bešelas phuro taj phure, taj na sas lende puja. Taj sas gere, vaj, phure. Taj nanaj, kon pal lende doghljadyval, vaj gere. Vaj pečka si, vaj kašta kamen. Taj gele ande veš, ande veš te phagerel kašta. Phagerel o phuro, e phurjake phenel: Aj tyj taskaj!
Ej, akana, koroče, lel o phuro phagerel, e phure tašydijel. Akana phakarel, phakarel, koroče, taj phakerel jekh kaš. Aj dikhel ande si tiknoro saporo. Saporo si taj si, kaj marel les ande phu, taj si, kaj rovel sar pujos. Akana o phuro dikhel. Šašty, ajady les. E phure, atjal – atjal, na phenge phurjake. Les ov, ej, odole sapores taj gelel, vaj khere. Taj sas lende pečka. Aj e dukhovka, ğanes. Taj geneja sar tikneri dukhovka, tol'ko oj čut – čut naghrevalas' taj thel odole sapores ande. Thel o phuro. Ej akana, koroče, khavdjarel les o phuro: suti leske po ghalisa. Aj ov, vaj barjol, barjol, barjol… .
Uže ande odole dukhovkate na resel, taj aš niklisto, koroče, taj si kaj rovel, ej, marel les an phu. Koroče, ej, o phuro, uže phuri dikhljas les. Sar? So? Ej, taj ras, taj čhel opral peste koža, odova sap, taj ovel baro sap, taj čhel opral peste e koža taj si čhavoro romano.
Koroče, taj nikljol andar patišaij. Ej, šukar, o Del me na del. Nene, dade, ake, me kova, - phukavljas lenge, - ( me ande koža somas).
On šaštyral. Ej, khanas, pnjenas, radujskerenas peske phuro taj phure. Ake, o Del bičhaldjas lenge čhaves. Ej, koroče, kana ada akava o… ej odova čhavoro (phenel): Nene , dade, ake, me kamel te ğav te kazandijav, možet perava me bachtate. Ej, odova. Ej da, gelo oda čavoro.
Ğal, ğal, koroče, taj perel. Ej, koroče, korolevstvo sas, koroli bešelas, taj sas leste čhaj. Koroče, barvalo, o Del me na del. Taj (sas) pasjolki. Ej, akana, ande odole pasjolkate stražnikja. Ej, davaj. Odola stražniki sar strašnja. Okova pašol, o tsari. Ej, na! Pašol odole soldatenge (taj phenel) : Tak, u menja doč. Kova, smotrite, vopšemsledite za nej, ja pojedu po delam!.
Nu davaj. Akana, vaj, gelo oda tsari. O čhavoro – ras, lasa, ej, naš late, vaj, khaj ke komnata taj storožyskerel, taj dekhljas ov la. Ej akana, koroče, avel o tsari. Ake kan-aven me čhija te mangljarel aver tsari. Kova, koroče. Ej, kana ada pašilo leste, oda čhavoro. Ej, možno vas! – (phenel) odole pareske. Možno!
Ej so ? (phenel o tsari). Koroče, tu, čhja manges te les romeste?
Ba ! – (phenel o čhavoro).
Soske? – phučel o tsari.
Ake, o tsari me som! - phenel – o tsari. Taj nazvalsja kaj si o tsari. Ej, prosto ajakha, te dikhav, uvedit'sja, kaj normalno si o khorandas. Ej davaj.
Ej, akana, kana leske: Te keresa tumange, me tuke dava phabaj.... Te keres, - phenel - mange, ake, kareta, na, mosti, te keres ada mostja khrustal'nja okole rečkatar ği okothe, šop me mokh te nakhav, to deči me čhija dikav te dav tute ja na.
Ej ladno. Akana, aj ov late o vasta pholjake, sar e Develesko si, koroče, birsaghat (poka zborizel) te našel lasa, ejdavaj. Taj kerel aka mosti, Devlale, taj liljas te blistizel oka mosti, ej ghibel'! Pholja! Sabastan ušel o tsari, sar dikhljas, šašty.
So kerel? - del les godi taj akana ada phenel čhavoreske. –
Nu, jesli zdelaještumange kova, genera kareta pholjaki, to me deči dukhava te dav tut m me čhija, nu davaj.
Gene že, rati, e bari rat, ras, ušel o tsari, dikhel až briljantentsa, kolentsa, pholentsa. Ghibel', šašty o tsari. Ej koroče, genera, ej gene me tuke o šansi dav, te dikhav, sar tu bešes. Ker akatar tropinka ği tute, šop me rano vyjekhal taj te dikhav sar tu bešes, ej ladno.
Ej akana, koroče, vaj kerel odova, vaj droma, odova – tropinka, tropinka. Ej, koroče, kerdjas ği pe khereste, taj liljas te ğal ko kher.
Ušel o dad, e daj sabastan, sar dikhljas, šašyral.
Aj ov, vaj urjavdjas corona sar koroleva, koroli. Šaštyral akana. Avel, koroče, ej, o tsari opre odole (tropinkes) pe čhajasa, khaj, te dikhel, sar ov bešel. Sar ale, sar dikhle, šaštyral. Ej, ladno, koroče, uže slughja si lende, khaj kova, koroče, bukandar (slughja) ko tsari.
Akana o tsari: Nu, ladno! Nu kerde otkha bijav. Akala keren bijav, kova aj otkhe sas aver čhavoro taj dekhelas la taj mangljas (vidimo: mangle) on, ej, oda koroli, ov mangljas pe čhaveske te mangljarel, taj lel odova čhavoro taj ğal ande komnata, taj dikhel odoja šersti leski, kaj čhitjas katar ko sap, aj on khan, pijen pudende.
Ej, vaj khelen, vaj bijav. Ej, lel odova taj čhel ande pečka e samores, aj leske, ej ženekheske, vaj šos' uže naši, vaj thabol leski koža, ej, na koža, e katar sap, odova, kaj čhitjas, odoja mortkhi . Ba1 Prastal odoring te dikhel, so thabol, so tume kerde? Terdjo, vopšena ajakha.
Ej, koroče, ğanes sar sas. E printsesa geli taj dikhljas, si si, taj phenljas:
Soske odova, koža si ande komnata? – taj čhel ande pečka. Akana ov prastanilo, o raklo, vaj ghaljos šos leske bulo plokho. Del beberja: So tu kerdjan, so tu thardjan, kova, akana me – vsjo.
Koroče, taj perel angal late. Gkhe!
Akana oj liljas te rovel, koroče. Odolaavsja, kaj pele opre leske moste, taj ras, taj ğivindilo o raklo. Ej čumidyj la, koroče, taj kerde maj baro bijav.
Khaljam, piljam. Li tu sanas otkha, li me – alaij.
Koroče, vsjo.


Versione Italiana
Un'ultima avvertenza riguarda lo stile e la forma di questa fiaba. La versione in italiano qui proposta è infatti scevra di quegli accomodamenti letterari che di norma si pongono in essere nel passaggio dal racconto orale al racconto scritto, quando il racconto è deputato a un'ampia divulgazione. In altre parole si è preferito dare testimonianza dell'approccio orale a una fiaba zingara, secondo i canoni dell'oralità zingara, che adattare questa oralità a uno stile e a una forma magari più precisi ma meno autentici. Non stupiscano perciò quelle che potrebbero essere percepite come piccole omissioni o imprecisioni: sulla ricchezza e sulla completezza del racconto orale gioca quell'ampia gamma di elementi gestuali del linguaggio qui impossibile da riprodurre.

SERPENTACCIO
C'erano una volta un vecchio e una vecchia che non avevano figli ed erano infelici, perché vecchi e perché non avevano nessuno che si prendesse cura di loro.
Siccome avevano bisogno di legna per la stufa, un giorno si recarono nel bosco a far legna.
Il vecchietto raccoglie la legna e dice alla vecchietta: " Portala tu!…"
Così il vecchietto raccoglieva, e la vecchietta la trascinava.
E quel giorno il vecchietto raccoglie un ramo. E vede che all'interno vi era un piccolo serpente.
Ad un tratto quel serpentaccio si mette a strisciare sulla terra, e piange come un bambino.
E il vecchino nel vederlo piangere, prova una gran pena. Così senza pensarci due volte, decide di portarlo con sé a casa, senza dire niente a sua moglie!
Prende e allora porta con sé a casa quel serpentaccio.
A casa avevano una stufa, anzi no, era un forno per la precisione, sai.
Allora il vecchietto pensò di mettere il serpentaccio dentro quella piccola stufa che si stava riscaldando piano piano.
Così il vecchio lo pose lì.
Da quel momento il vecchietto comincia ad allevarlo, a dargli da mangiare, gli dà un po' di latte. E quello cresce, cresce, cresce…
Cresce talmente che presto non ci entra più in quella stufa… anzi incomincia a fuoriuscire dalla stufa, tanto che, per farla breve, piange e striscia per terra.
Anche la vecchia vede il serpentaccio. Come? Cosa?
E così, una volta, quando decide di togliere a quel serpente la pelle di dosso, ecco che si alza un grande serpente!
Toglie ancora la pelle al serpente e viene fuori un figlio zingaro!
Per farla breve, da quel giorno lo chiamano zar .
E va tutto bene, Del non voglia.
"Madre, padre, io sono così" , raccontava loro. -"Ero prigioniero in quella pelle".
I due vecchietti erano stupiti, stupiti e felici.
E allora mangiarono, bevettero, festeggiarono, erano felicissimi! Del gli aveva mandato un figlio in dono.
Per farla breve, un giorno il figlio dice: "Mamma, padre, bisogna che io vada a guadagnarmi da vivere, devo andare a cercare la mia felicità".
E così il ragazzo partì per la sua strada.
Cammina, cammina, un giorno cade.
Per farla breve, da quelle parti vi era un regno, e vi era un re che aveva una figlia.
E quel re era molto ricco, che Del mi dia la grazia.
E in quel regno vi era un villaggio. E in quel villaggio vi erano delle guardie, delle guardie veramente terribili!
Così il giovane diventa una guardia .
Un giorno lo zar di quel regno va da questi soldati, e dice:
"Ho una figlia, sorvegliatela in tutto, seguitela, io parto perché ho da fare!"
Su, dai.
E così lo zar partì.
Il giovanotto – trovandosi vicino a lei, quando faceva la guardia nella sua stanza - in quattro e quattr'otto si innamorò di lei.
Dunque adesso, per farla breve, ritorna lo zar.
(…) E allora il ragazzo (che chiamavano zar) andò dal re, il padre della principessa.
E allora che fa? , chiede la sua mano allo zar.
Per farla breve lo zar dice: "Tu vuoi prendere mia figlia in sposa?".
"Sì!" – dice il ragazzo
"Per quale ragione?" chiede lo zar
"Ecco, zar, io", dice "[anche io, N.d.T.] sono zar!". Lo chiamavano zar.
"Naturalmente voi avete una famiglia".
E a un certo punto gli dice:
"Se tu costruirai per me …. ti darò un ben di dio…. se mi farai una carrozza, anzi no, un ponte…! Voglio che tu costruisca un ponte di cristallo su quel fiume, da lì fino a qui, affinché io possa attraversarlo, e poi, forse, vedrò se posso darti mia figlia o no".
Bene.
Questo ragazzo aveva le mani d'oro (era un bravo maestro), come Del, e per farla breve, in men che non si dica costruisce questo ponte (per poter stare al più presto con la sua amata), o Del, e questo ponte cominciò a brillare, eccome! Oro puro!
La mattina seguente lo zar si sveglia e appena vede il ponte, strabuzza gli occhi dalla meraviglia.
Cosa fare? Si ricorda della promessa e si rivolge al giovanotto:
"Dunque, se se mi riesci a costruire una carrozza d'oro, allora, forse, vedrò se darti o meno mia figlia in sposa".
E di nuovo quella notte, a mezzanotte, di nuovo si alza, lo zar, e vede una bellissima carrozza tutta ornata d'oro e di brillanti.
Caspita, lo zar era stupito!
Dunque, per farla breve, dice al giovanotto: "Ti darò ancora un'altra possibilità, voglio vedere come vivi. Devi costruire da questo punto un sentiero che conduca fino a casa tua, così io domani vengo da te per vedere come vivi" .
Su d'accordo.
E il giovane costruisce una strada, un sentiero, un sentiero che conduceva fino a casa sua, e così iniziò ad andare a casa.
La madre e il padre, appena si alzarono, la mattina seguente, non appena videro quella strada, si stupirono.
E il ragazzo indossava la corona ( … ?) , come un re, un re. Allora si meravigliarono ancora di più.
E lo zar si appresta per quel sentiero, assieme sua figlia per poter vedere come vive. Non appena arrivarono, non appena videro, subito si meravigliarono.
Per farla breve, tutti si fecero in quattro per loro (come servi).
Allora lo zar disse: "Dunque, bene!".
E così decisero di celebrare lì le nozze. E celebrano festosamente queste nozze ma quel ragazzo lì sembrava un altro e al re sembrava che avesse dato sua figlia in moglie ad un altro.
Mentre gli altri mangiano, bevono e fanno baldoria, il ragazzo va nella camera, e vede quella pelle, quella che si era tolta dal serpente.
Allora prende e porta il serpentaccio nella stufa [la poggia sopra la stufa, N.d.T.], perché non vuole assolutamente che la mogliettina veda quella pelle. Vuole bruciare la sua pelle, la pelle del serpente, quella che si era tolto.
Sì!
E lei corre precipitosamente nella stanza per vedere cosa stesse bruciando.
Cosa succede? State seduti, che vi racconto tutto.
Dunque, per farla breve, sapete cosa successe? La principessa andò per vedere, e domandò:
" Perché questa pelle nella camera?" a questo punto la prende e la mette nella (dentro la?) stufa.
Allora il ragazzo si mette a correre, capisci, perché gli faceva male, e grida:
"Cosa hai fatto, cosa hai bruciato! Questo, ora sono io!"
Detto questo, cade davanti a lei.
Ahimè! La fanciulla (si china su di lui) e inizia a piangere. E man mano che le sue lacrime cadevano sul viso del fidanzato, lo facevano ridiventare un bellissimo giovanotto.
Allora lui la baciò e festeggiarono subito un grande grandissimo matrimonio.
Si mangiò e si bevve a sazietà, anch'io ero lì a mangiare e bere!
E' tutto.

 
Di Fabrizio (del 08/08/2008 @ 09:36:50 in casa, visitato 1741 volte)

Da Roma_Francais

LE MONDE | 02.08.08 | GENČVE CORRESPONDANCE



Quando la Russia ha iniziato, giovedì 31 luglio a Ginevra, i suoi esami per passare davanti al Comitato per l'eliminazione della discriminazione razziali delle Nazioni Unite (CERD), due OnG, la Federazione internazionale delle leghe per i diritti dell'uomo (FIDH) ed il centro Memoriale di San Pietroburgo, pubblicano un rapporto dettagliato sulle gravi discriminazioni di cui sono vittime i circa 500.000 Rom di Russia.

Lo studio - "Sgomberi forzati e diritto all'alloggio dei Rom di Russia" - elabora una tabella scura sulla situazione, che riferisce molti casi di espulsioni forzate di interi villaggi, distruzioni di case e di campagne di stigmatizzazione. Il tutto in un contesto di grande miseria sociale, di impunità e di diniego totale da parte delle autorità russe.

I diciotto esperti del CERD, riuniti nella 73^ sessione, dal 25 luglio al 15 agosto, per passare al setaccio gli inadempimenti dei dieci stati firmatari della convenzione ONU sull'eliminazione della discriminazione razziale, tra cui la Russia, avranno così numerose domande da indirizzare a Mosca, continuando l'esame lunedì 4 agosto.

Se la recrudescenza delle aggressioni razziste contro i provenienti dall'Asia centrale e dal Caucaso e contro gli studenti di colore - più 20% in media all'anno - dove le derive della lotta antiterrorismo sono fatti conosciuti in Russia, le gravi discriminazioni che soffrono i Rom, una popolazione sedentarizzata a forza dal 1956, sono, queste, largamente passate sotto silenzio.

Risultato di una missione sul campo che s'è svolta nel maggio 2007, il rapporto della FIDH e del Memoriale, s'è particolarmente fermato sulla sorte dei Kelderari (30 % della popolazione dei Rom) che hanno conservato un modo di vita tradizionale. Ripartiti in un centinaio di villaggi in tutta la Russia, le loro terre sono ormai l'obiettivo dei promotori immobiliari e di altri speculatori.

"A partire dal 1956, i Rom si sono visti rimettere le terre dalle autorità locali e vi hanno costruito case spesso con semplici autorizzazioni verbali. Spesso, non figurano nemmeno sul catasto o sui piani, spiega Olga Abramenko, del Memorial, una specialista sui Rom arrivata a Ginevra per perorare la loro causa, a fianco di altri sei difensori russi dei diritti dell'uomo. I villaggi, che contano dai duecento ai mille abitanti, non hanno né numeri né nome delle strade. Risultato, su decisione di un tribunale, si può ordinare la distruzione delle loro case e la confisca delle loro terre senza alcun rimborso", indica la signora Abramenko.

Così, tra febbraio e giugno 2006, gli abitanti del villaggio di Dorozhnoe (regione di Kaliningrad), che non erano riusciti ad ottenere dei titoli di proprietà, sono stati espulsi. Quarantacinque case sono state distrutte dai bulldozer, le sole due abitazioni risparmiate appartenevano a famiglie "russe". Queste demolizioni sono state accompagnate da una campagna sulla stampa locale che designava gli espulsi come trafficanti di droga.

Tra aprile e maggio 2007, nel villaggio di Chudovo (regione di Novgorod), gli stessi abitanti hanno dovuto distruggere otto case. Sono previste altre quattordici demolizioni. Nel contempo, a Kolyanovo (regione di Ivanovo) in previsione della sistemazione dell'aeroporto, trentotto famiglie hanno accettato le pressioni per cedere le loro abitazioni per somme irrisorie. Numerosi altri villaggi vivono sotto minaccia di espulsione. "Vogliono cacciarci, ma dove andremo? Occupiamo questa terra dal 1972, Abbiamo l'impressione che le autorità vogliano che noi adottiamo nuovamente il nostro vecchio stile di vita nomade", si lamenta Boris Mikhay - leader del quartiere di Mysovskaya, a Tioumen (Siberia), dove sono installate 50 famiglie rom - interrogato da FIDH e dal Memoriale.

Olga Abramenko, che lavora con una dozzina di avvocati reclutati in Russia per aiutare i Kelderari a registrare le loro abitazioni, si appoggia a un muro. Il rapporto redatto dalla Russia in occasione del suo passaggio al CERD, non comporta una linea sui Rom. Di solito le autorità locali negano ferocemente il problema, avanzando argomenti "ultra-legalisti" o igienisti, per giustificare le espulsioni.

Agathe Duparc

 
Di Fabrizio (del 15/11/2008 @ 09:35:15 in Europa, visitato 1818 volte)

Da Nordic_Roma

The Local Published: 7 Nov 08 16:18 CET

Le minoranze svedesi affrontano estese discriminazioni, incluso la mancanza di istruzione nella loro madrelingua, ha detto venerdì l'ombudsman svedese contro la discriminazione etnica

"Ci sono ancora strutture discriminatorie che interessano le possibilità delle minoranze di veder rispettati i loro diritti" viene detto in un rapporto.

Molti Ebrei, Rom e Svedo-Finnici, come pure i Sami, un popolo indigeno sparso nella Norvegia settentrionale, Svezia, Finlandia e Russia, ed i Tornedalians, che sono di discendenza finnica, "hanno perso la loro lingua", dice il rapporto.

In molti non hanno mai avuto la possibilità di imparare la propria lingua, viene detto, aggiungendo che alcune lingue delle minoranze sono minacciate all'estinzione.

Sino agli anni '70, la Svezia ha discriminato molte delle sue minoranze nazionali, anche con la sterilizzazione forzata e l'esclusione delle lingue di alcune minoranze dalle scuole e dai luoghi di lavoro.

Dal 2000, sono stati ricevuti circa 200 rapporti sulla discriminazione delle minoranze nazionale in Svezia, inclusi un certo numero di reclami di Rom a cui è stato negato l'accesso alla casa ed agli spazi pubblici.

Ci sono anche numerosi reclami da parte dei Sami, i cui diritti linguistici non sarebbero rispettati.

"La situazione è molto seria," ha detto alla Radio svedese l'ombudsman vicaria Anna Theodora Gunnarsdottir.

Le minoranze "sperimentano commenti degradanti... e per loro può essere difficile ricevere istruzione a cui hanno diritto nella loro lingua madre. Comparato all'accesso dei bambini svedese nella loro lingua, è ovvio che ci sia discriminazione," ha detto.

Aggiunge il rapporto "Le strutture discriminatorie nelle scuole influenzano i risultati scolastici dei bambini e quindi hanno conseguenze nelle loro possibilità di proseguire negli studi superiori, e quindi nel loro accesso al mercato del lavoro."

AFP

The report is available here:
http://www.do.se/upload/Ladda ner/dorapport-nationella-minoriteter.pdf (in Swedish)

 
Di Fabrizio (del 09/06/2007 @ 09:33:17 in Kumpanija, visitato 2004 volte)

Da Roma_Daily_News

Parlando di intellettuali rom in Russia, dobbiamo senza dubbio menzionare le sorelle Pankov, Natalia e Lubov. Natalia era chimica e Lubov biologa. Entrambe le sorelle avevano un'alta coscienza nazionale e spesso affermavano che non potevano permettersi di fare alcunché di sbagliato perché rappresentavano il loro popolo.

Durante la II guerra mondiale le due sorelle si dimostrarono vere patriote. Luba e Natasha erano sorelle di Nickolay Pankov (anche lui eminente Rom, famoso, per esempio, per la sua traduzione del poema di Pushkin "Zingari" in lingua romani). Il loro padre volle che ricevessero educazione superiore. Ma quando la Germania di Hitler dichiarò la guerra all'URSS, le ragazze dovettero lasciare gli studi e iniziarono a lavorare a Mosca nell'industria bellica. "Non è tempo per studiare" dissero al padre. Lavorando sino all'esaurimento, le due ragazze costruivano contenitori per razzi.

Dopo la guerra si laurearono. Di seguito una piccola biografia.

Natalia Pankova (1924-1991). Assistente Ricercatrice dell'Istituto Sottoprodotti Organici e Tinture, dove lavorò per 35 anni. Ebbe una carriera professionale di successo. Per esempio, registrò 30 sviluppi avanzati della tintura di cianuro (ricevendo per questi il certificato di invenzione). Natalia aveva anche talento: cantava e ballava molto bene, dipingeva con matite e colori naturali.

Lubov Pankova nacque nel 1925 Ottenne un dottorato in Biologia nel campo della fisiologia umana ed animale. Ha lavorato principalmente nell'area della fisiologia clinica. E' Assistente Senior di Ricerca di un laboratorio fisiologico dell'Istituto Centrale di Esame Avanzato della Capacità ed Organizzazione Lavorale per Disabili. Le sue ricerche furono su un macchinario per le relazioni intercentrali con le loro anomalie e compensazioni. Lubov lavorò anche per l'Accademia delle Scienze dell'URSS ed istituti pedagogici, dove insegnò fisiologia umana ed animale, attività nervosa e peculiarità anatomica e fisiologica dei bambini e dei teenagers. Inoltre, è autrice e co-autrice di diversi libri di studio e di oltre 50 lavori scientifici, pubblicati principalmente nella stampa. Lubov ha anche fatto molto per preservare e registrare la storia nazionale. Ha scritto le propriememorie, che sono in attesa di pubblicazione.

[...]

Thanks to Nickolay Bessonov for the information

 
Di Sucar Drom (del 19/04/2007 @ 09:29:30 in blog, visitato 1973 volte)

Trieste, a forza di essere vento
Il Centro Studi Libertari e la Cattedra di Storia dei partiti e dei movimenti politici dell'Università di Trieste invitano alla presentazione del doppio dvd "a forza di essere vento", edito da Edizioni A. Agli eventi parteciperà di uno dei curatori della pubblicazione, Paolo Finzi della redazione ...

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Caterina Cecchini, di Samovar, segnala il sito EnglishRussia che vi invitiamo a visitare, dove sono pubblicate una serie di fotografie di un matrimonio rom in un villaggio non lontano da San Pietroburgo.
Contrariamente a quanto avviene in I...

Chiari (BS), i diritti calpestati dei più deboli
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L'incontro è organizzato per discutere della grave situazione creatasi nel Comune di Chiari, negli ultimi anni. L'attuale ...

Il videoracconto della costituente del comitato Rom e Sinti Insieme
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Nel cortometraggio sono evidenziati gli interventi dei promotori del comitato Yuri Del Bar (Sucar Drom), Rad ...

Milano, comunicato stampa del coordinamento "no patto di legalità"
«Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un Italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì o giovani, col pensiero, perché lì è nata la nostra costituzione.» (Piero Calamandrei, Discorso ai giovani sulla ...

 
Di Fabrizio (del 14/03/2010 @ 09:29:09 in musica e parole, visitato 1207 volte)

Segnalazione di Orhan Tahir

Musica da Russia, Polonia, Serbia, Slovacchia, Romania, Ungheria

clicca sull'immagine per andare alla raccolta

 
Di Fabrizio (del 11/09/2008 @ 09:28:56 in Europa, visitato 1970 volte)

Da Roma_Daily_News, molto lungo - da sorbirsi con calma (niente che non sia già stato scritto, ma così vi risparmiate di rileggere un centinaio ; - ) di articoli)

I Rom dei Balcani, un popolo senza stato (Le Monde diplomatique, settembre 2008)

La caduta del comunismo e la rottura dell'ex Yugoslavia hanno lasciato il popolo Rom, da lungo insediato nei Balcani e formando una forte parte dell'identità della regione, con pochi protettori. Molti scappano come rifugiati dalle persecuzioni e dalla disoccupazione, altri rimangono, sotto-privilegiati e minacciati. Di Laurent Geslin

Il giovane ci guida con cautela sulla strada irregolare da Sofia, la capitale bulgara, a Fakulteta, dove vivono oltre la metà dei 30.000 Rom di Sofia. Sarebbe impossibile entrare in quest'area, dove i blocchi di appartamenti socialisti cedono il passo alla vegetazione e all'immondizia, senza una guida, da quando l'area è sotto sorveglianza dopo le violenze dell'autunno scorso. Il guidatore ci dice: "Sto facendo questa deviazione per evitare la polizia. Non ho la patente."

Baptiste Riot, un giovane insegnante francese che insegna fotografia al bambini della Mahala, il distretto Rom, ci aveva spiegato: "Gruppi di estremisti bulgari vengono regolarmente a provocarci, e dopo la morte di un Rom lo scorso settembre gli abitanti si sono dovuti organizzare. L'unico posto dove le due popolazioni si incontrano è il mercato al limite del quartiere Rom. La gente ci va perché i prezzi sono più bassi che nel centro di Sofia."

Ma i commerci non sono abbastanza per fornire di che vivere alla popolazione. I giovani devono lavorare a 15 o 16 anni, non possono permettersi di studiare, così raccolgono la spazzatura dalle strade di Sofia per riciclarla. Ci ha detto una casalinga del posto: "Siamo fortunati, perché lavoro nella scuola, e visto che i miei figli sono abbastanza grandi, lavorano nelle costruzioni con i bulgari." Altri fanno lavori anomali. Secondo Ilona Tomova, dell'Istituto di Sociologia di Sofia, nel 2001 soltanto il 18% della popolazione rom attiva era registrata come impiegata. Le statistiche sono un po' migliorate da allora, ma la situazione rimane seria.

"Affrontano una discriminazione costante nel lavoro, nella scuola e nella sanità. Ogni buon cittadino bulgaro ha pochi amici Rom con cui avere occasionalmente un caffè o un bicchiere, ma lo stesso vede gli Zingari incarnare tutti i vizi del mondo," ha detto Marcel Courthiade, insegnante Romanì all'Istituto nazionale di lingue e civiltà orientali (Inalco) di Parigi.

Nella storia

I primi Zingari vennero dal nord dell'India ed arrivarono in Europa tra il XIV e il XV secolo; nel 1348 un gruppo chiamato Cingarije fu osservato a Prizren nel Kosovo e dal 1385, alcuni testi menzionano famiglie che vivevano in schiavitù in Valacchia e Moldavia. I gruppi vennero sparpagliati nella prima metà del XV secolo, talvolta con la benedizione delle autorità. Nel 1417 l'imperatore tedesco Sigismondo diede una lettera di raccomandazione e protezione a un gruppo di Rom della Boemia (da cui la parola bohemian). Nei Balcani, i Rom si unirono al sistema amministrativo, economico e militare sotto l'impero Ottomano. Alcuni hanno accompagnato le armate ottomane come fabbricanti di armi da fuoco. Altri si stabilirono e lavorarono come artigiani o mezzadri in tutto il territorio, e gradualmente costruirono le Mahala, i quartieri Zingari, in molte città dell'Europa sud-orientale, incluse Prizren e Mitrovica in Kosovo.

In periodi di pace e benessere, gli Zingari erano tollerati per le loro abilità di artigiani ed allevatori, ma ogni deterioramento nella situazione economica o politica significava repressione e persecuzioni. Attraverso i secoli, le espulsioni li obbligavano a migrare. Molti arrivarono in Bulgaria alla fine del XVII secolo, fuggendo dalla guerra tra l'Austria e l'impero Ottomano. Quando la schiavitù fu abolita nei principati rumeni nel 1860, ci fu una nuova diaspora di Rom in Europa. Il genocidio nazista nella II guerra mondiale uccise centinaia di migliaia di Rom, ma il tribunale di Norimberga ignorò la loro tragedia. Non sappiamo in quanti morirono nel campo di concentramento di Staro Sajmiste vicino a Belgrado, e la lista di vittime Zingare nel campo di Jasenovac in Croazia fu elaborata solo nel 2007.

Secondo le stime del Consiglio d'Europa, vivono in Europa tra la Bretagna e la Russia dai sette ai nove milioni di Rom, la più grande minoranza transnazionale. I Rom dei Balcani, spinti da guerre o povertà, si sono stabiliti in gran numero in occidente, raggiungendo gli Zingari locali con cui hanno generalmente pochi contatti.

Negli ultimi 20 anni, le istituzioni internazionali, specialmente l'Unione Europea e il Consiglio d'Europa, sono diventati coscienti di ciò. Ma nonostante i loro sforzi nel fornire scolarità ai bambini Rom, i Rom continuano a soffrire discriminazioni e sono diventati più poveri. Nel 2005 fu lanciato il Decennio dell'Inclusione Rom sotto gli auspici della Banca Mondiale, del Programma di Sviluppo delle Nazioni Unite e della UE, per facilitare l'accesso all'istruzione, al lavoro, alla sanità e alla casa, in nove paesi dell'Europa orientale e balcanica. Ma dopo tre anni del progetto, gli esperti trovano i risultati deludenti. Mentre l'opinione pubblica sta diventando cosciente della natura transnazionale del problema, i singoli stati ritardano le misure per facilitare l'integrazione.

Il dissolvimento dell'ex Yugoslavia

I Rom balcanici furono i primi a soffrire della rottura dell'ex Yugoslavia e della caduta del blocco sovietico nei primi anni '90. I nuovi governi li trascurarono e furono le vittime della transizione economica. Diventati più poveri, divennero l'obiettivo degli emergenti aggressivi movimenti nazionalisti e capro espiatorio delle dispute intra-comunitarie, e le comunità Rom vennero marginalizzate e fatte oggetto di violenze e persino di pogrom.

Secondo Ilona Tomova: "Nel 1989 l'83% della popolazione adulta aveva un impiego ed i Rom avevano il più alto tasso di occupazione in Bulgaria; ma nel 1993 era sceso a solo il 30%. Alcuni Rom non hanno più avuto accesso al mercato lavorale dai primi anni '90. Ed ora abbiamo una seconda generazione senza un lavoro stabile." E' peggio nei ghetti urbani che si erano generati alla fine degli anni '70 e sono cresciuti dopo la caduta del regime comunista.

"Prima, non avresti potuto distinguere lo stile di vita Zingaro," ha detto Antonina Zelyazkova, del Centro Internazionale per gli Studi sulle Minoranze e le Relazioni Interculturali (Imir). "Lavoravano, mandavano i bambini a scuola, avevano accesso al sistema sanitario. La marginalizzazione è iniziata con la transizione. Quanti vivevano nelle piccole cittadine non beneficiarono della redistribuzione della terra e dovettero migrare nelle città più grandi."

Nella città settentrionale di Kumanovo in Macedonia, 5.000 Rom vivono in una baraccopoli in una zona alluvionale tra i fiumi Lipkovska e Kojnasrka. Le loro case sono fatte di mattoni e materiali riciclati. Ci sono pochi negozi, un paio di carretti di angurie, e gruppi di giovani senza via d'uscita. Milan Demirovskim che guida un'OnG chiamata Khan (sole in romanes) che insegna a leggere, dice: "Circa il 95% vive del salario minimo. La loro unica strada è di mettersi in proprio, perché le compagnie assumeranno su basi comunitarie e non c'è mai posto per i Rom."

Nonostante la decentralizzazione iniziata nel 2001, è cambiato poco. Gli accordi di Ohrid firmati il 13 agosto 2001 dopo il conflitto tra le milizie albanesi dell'Armata di Liberazione Nazionale (UCK-M) e l'esercito macedone, garantì diritti sociali e politici a tutte le minoranze. Erduan Iseni, sindaco di Suto Orizari (Sutka),  che ha la maggior percentuale di Rom dell'area di Skopje, è ottimista. "Per i Rom qui è meglio che in molti altri paesi della regione. La Macedonia è uno degli stati più avanzati d'Europa da questo punto di vista." La sua municipalità di 40.000 abitanti sembra abbastanza prospera con le sue colorate officine, i commercianti e i clienti. Ma anche qui i Rom hanno di fronte le solite discriminazioni, pregiudizi ed un muro politico di mattoni. "Abbiamo un budget più piccolo dalla legge di decentralizzazione rispetto agli altri comuni," si lamenta il sindaco. "Non abbiamo abbastanza soldi per riparare le strade e modernizzare le infrastrutture. Si stava meglio sotto Tito."

Anche se la Repubblica di Macedonia ha l'unica costituzione al mondo che include i Rom, questo non si traduce in realtà. "I Rom sono esclusi dalla vita politica," ha confermato Marcel Courthiade. Gli accordi di Ohrid sancivano che le lingue minoritarie devono essere usate nell'amministrazione di ogni comune dove le minoranze sono il 20% della popolazione. Ma questo è servito agli albanesi (che sono il 25% della popolazione in Macedonia) più che alle altre comunità (Rom, Serbi, Torbesh, Aromanians, Turchi, ecc.)

In Kosovo

Restano solo 30.000 Rom dei 120.000 che vivevano in Kosovo prima del 1999. Sono sparsi nell'area serba nel nord del paese ed in alcune enclave nel settore sud albanese del fiume Ibar. La scala delle distruzioni a Mitrovica e Pristina rende evidente la violenza della pulizia etnica. Gli estremisti dell'Esercito di Liberazione del Kosovo (UCK) dicono che i Rom lavoravano per l'esercito serbo, per giustificare la loro espulsione dopo i bombardamenti NATO e il ritiro dell'esercito serbo.

Ad Orahovac/Rahovec nel Kosovo del sudovest, tra i tetti delle case è steso del filo spinato e tutto è pronto per bloccare le strade al primo allarme. Una famiglia ha protetto la sua casa sulle colline, nel mezzo della terra di nessuno che segna il confine tra la città albanese ed il ghetto serbo ( ma questo non ha impedito gli estremisti albanesi dal bruciare diverse case nel quartiere serbo durante i disordini del marzo 2004). "Siamo rigettati da entrambe le comunità. Mio figlio ha smesso di andare a scuola per la violenza dei suoi compagni di classe albanesi," ci ha detto un Rom. "Prego ogni giorno che non gli succeda niente e che possa raggiungere suo cugino in Germania." Ma fuggendo da questi attacchi, i Rom del Kosovo finiscono nuovamente nella miseria, come confermeranno le migliaia arrivati nella bidonville di Seine-Saint- Denis vicino a Parigi.

Prizren è un'antica città mercato nel Kosovo meridionale, dove Albanesi, Serbi, Rom Bosniaci e Turchi coabitavano prima della guerra. Oggi circa 6.000 Rom stanno tentando di sopravvivere ad una situazione economica paralizzata. "Prima del 1999 avevamo buone relazioni con le altre comunità," ci ha detto un imprenditore. "Da bambino parlavo in romanes ai miei vicini Bulgari, e serbo e turco con i miei compagni di classe. Ho costruito la casa con le mie mani e tuttora vivo in Kosovo. Questa è la mia terra."

Nella Yugoslavia socialista i Rom (specialmente quelli in Kosovo) beneficiavano di vantaggi sociali e culturali. I primi programmi radio e TV in romanes furono trasmessi a Prizren e Pristina. I Rom svolgevano il servizio militare, erano integrati nel sistema politico ed avevano rappresentanti nel governo della repubblica. Rimane ancora un procuratore pubblico Rom in Kosovo. Si è formato nell'era di Tito e lavora a Prizren. Un giornalista, Kujtim Pacaku, ha paura per il futuro: "Non so cosa porterà l'indipendenza. Tutto quel che vogliamo è vivere in pace. Vogliamo che i nostri bambini lavorino sulla terra dove sono nati. E che i Rom cessino di essere bersaglio di un nazionalismo cieco."

Si diffonde il risentimento

Il movimento ultranazionalista emerso nella regione nei primi anni '90 non ha problemi nel mobilitare il risentimento tra quanti sono stati lasciati indietro nella transizione economica. "Quando molti bulgari sotto la linea di povertà scoprono che la UE ha finanziato speciali programmi di aiuto per gli Zingari, come l'assistenza medica gratuita, quando loro non possono permettersi di comprare le medicine o di riscaldare le loro case in inverno a causa dei costi del carburante, allora sono disposti ad ascoltare un partito estremista come Ataka," ha detto François Frison-Roche, esperto bulgaro e ricercatore presso il CNRS.

Agli occhi dei poveri bulgari i Rom, senza lavoro o risorse più poveri di loro, sono saccheggiatori che rubano l'elettricità attaccandosi illegalmente alla corrente elettrica. I media sono contenti di focalizzarsi sui traffici e sui crimini attribuiti alla comunità Rom. Durante le elezioni residenziali del 2006, la coalizione Ataka ed il suo leader Volen Siderov ottennero quasi un quarto del voto bulgaro. Nel corso della campagna chiesero che gli Zingari fossero "tramutati in sapone". Ora vogliono un "programma di governo per combattere il crimine Zingaro".

L'aggressiva campagna di Ataka sta attraendo molti, convinti che tutti i problemi siano dovuti ai Rom e delusi che i partiti tradizionali non stiano affrontando il problema. In Serbia, qualche intellettuale Rom sta tentando di contenere la crescita dei nazionalisti. "Siamo i più fieri oppositori del Partito Radicale," ha detto Rajko Djuric, presidente dell'Unione Romanì Internazionale, che ricorda che 28 membri della sua famiglia furono uccisi dai cetnici (l'esercito realista yugoslavo) durante la II guerra mondiale.

Il Partito Radicale Serbo (SRS) guidato da Tomislav Nikolic da quando Vojislav Seselj è stato messo sotto processo dal tribunale dell'Aia per crimini contro l'umanità nella guerra croata del 1991-1995, ancora si richiama all'eredità ideologica cetnica. Erano leali al re Pietro II di Yugoslavia, e si opponevano tanto alle forze dell'Asse che ai partigiani di Tito tra il 1941 e il 1945. Furono anche responsabili di massacri di Croati, Musulmani e Rom.

Ardenti difensori della "grande Serbia", i nazionalisti estremisti dell'SRS vogliono unire tutti i Serbi dei Balcani in uno singolo stato e negare i diritti politici e culturali delle minoranze. La loro piattaforma è inaccettabile per lUnione Romanì. "Vogliamo diventare un partito importante nel parlamento serbo, un gruppo di cittadini democratici, aperto a tutte le comunità," ha detto il presidente. "Abbiamo ottenuto un seggio e 18.000 voti nelle elezioni legislative del 22 gennaio 2008, il 33% da votanti non-Rom."

Sembra un risultato deludente. La Serbia ha oltre 200.000 votanti Rom, ma ci sono divisioni nella comunità. "I partiti al potere hanno sempre compratovoti con promesse fraudolente o soltanto con qualche bottiglia di rakija (brandy di prugne)," dice Djuric. Ora Marija Serifovic, la vincitrice del concorso canoro Eurovision 2007, si è esposta molto con l'SRS e guadagnato molti voti Rom, nonostante il razzismo del partito. A Vranje, nel sud, i Rom hanno sempre votato in massa per il Partito Socialista Serbo (SPS) di Slobodan Milosevic.

Uno sconosciuto vicino

In Serbia, nonostante le discriminazioni, i Rom prendono ancora parte alla politica. Sono corteggiati durante le elezioni, usati per ottenere i sussidi europei e stigmatizzati per galvanizzare l'opinione pubblica. Gli Zingari rappresentano la diversità, lo straniero vicino. Quale famigli di Belgrado celebrerebbe la sua slava (il santo patrono di famiglia) senza musicisti Rom? Uno degli eventi nazionali più importanti è il festival annuale di Guca, che mette insieme le migliori orchestre Zingare di Serbia. Li i nazionalisti vendono T-shirt con immagini di Milosevic e del generale Ratko Mladic (leader militare dei Serbi di Bosnia tra il 1992 e il 1995) e ascoltano musica che nessuno potrebbe identificare con certezza come Serbe o Rom.

Come le altre minoranze senza territorio, gli Aromanians o i Torbesh, i Rom dei Balcani sono una parte essenziale nell'identità balcanica, con le sue differenze comunitarie, linguistiche e territoriali. Un Rom di ovi Pazar, nella Serbia meridionale, potrebbe essere un cittadino serbo, sentirsi culturalmente legato alla regione del Sangiaccato (tra la Srbia e il Montenegro) essere musulmano e parlare albanese perché la sua famiglia ha relazioni da lungo tempo con il Kosovo. I Rom di Prizren possono esser musulmani sunniti o appartenere all'ordine sufi Rifai Derviscio.

Diversamente dal modello di stato-nazione alla francese seguito da alcuni paesi nella regioni dopol'impero ottomano, non c'è una singola identità. Le identità fluttuano nelle strutture linguistiche, territoriali, religiose e socio-professionali. Si spostano secondo i vincoli economici. I Rom bulgari erano musulmani sotto gli Ottomani, ma oggi sono per la maggior parte ortodossi. E quanti ancora parlano turco, spesso pretendono di essere Turchi, così da poter emigrare facilmente a Istanbul.

Il dissolvimento della ex Yugoslavia ed i movimenti della popolazione dopo le guerre del 1990 hanno accelerato la semplificazione identitaria e la standardizzazione culturale. La Croazia e il Kosovo non hanno più comunità serbe.

Due gruppi simili ora si dividono la Bosnia-Herzegovina, e gli Ungheresi stanno lasciando la Voivodina in Serbia. I Rom e le altre minoranze, che non hanno un territorio di base d mantenere, saranno capaci di mantenere il loro posto in questi stati balcanici che mutano costantemente? Niente è meno certo, a meno che le organizzazioni Rom acquisiscano forza sufficiente per far sentire la loro voce regionalmente, nazionalmente e internazionalmente.

 
Di Fabrizio (del 05/01/2012 @ 09:27:58 in Europa, visitato 1083 volte)

Da Djelem_Djelem

The voice of Russia 16-12-2011- Photo: RIA Novosti

Il Teatro Romen di Mosca, il più antico e famoso teatro rom nel mondo, sta celebrando il suo 80° anniversario.

I primi artisti rom erano giovani, che spesso non sapevano leggere o scrivere.

Oggigiorno, il repertorio del teatro comprende 14 produzioni, classiche incluse ed un dramma moderno.

La compagnia ha girato in diversi paesi del mondo, ottenendo la calda approvazione di milioni di spettatori.

Canale Cultura - Культура канала

 
Di Fabrizio (del 29/06/2010 @ 09:27:17 in Europa, visitato 2717 volte)

by Paul Polansky

[continua] Quando vennero resi noti i risultati degli esami, l'OMS chiese l'immediata evacuazione dei tre campi. Poche settimane dopo ICRC si aggiunse a molte altre OnG nel richiedere un urgente sgombero per ragioni mediche.

Il 25 novembre, durante un incontro delle OnG nel quartiere generale UNMIK a Mitrovica sud, venne rivelato dal rappresentante di Norwegian Church Aid che il gruppo medico del dr. Kouchner aveva trovato alti livelli di piombo nel sangue dei bambini pure nell'estate del 2000. Un rapporto preparato allora dal gruppo medico ONU raccomandava che i tre campi fossero evacuati. Chiesi immediatamente all'UNMIK una copia di quel rapporto del 2000. Mi dissero che non era disponibile al pubblico.

Conoscendo diversi Albanesi che lavoravano con l'UNMIK, tentai di avere tramite loro una copia del rapporto. Mi venne detto che era sotto chiave e considerato "top secret".

Un anno più tardi trovai quel rapporto del gruppo medico ONU datato novembre 2000 sul web (non etichettato come documento UNMIK, ma sotto il nome del dottore che l'aveva cofirmato). Rintracciai il dottore, Andrej Andrejew. Ora lavorava per una ditta farmaceutica a Berlino. Dopo pranzo, mi confermò che i livelli di piombo nel 2000 erano così alti tra i bambini dei campi zingari, che il laboratorio in Belgio che analizzava i loro campioni di sangue pensava ad un errore, perché non aveva mai visto livelli tanto alti. L'ex dottore dell'ONU di Kouchner rimase scioccato nel sentire che i campi non erano stati evacuati ed il terreno era stato cintato perché la gente estranea non potesse accidentalmente addentrarvisi, come raccomandava nel suo rapporto. Poco dopo aver compilato il suo rapporto, Andrej aveva lasciato il Kosovo, ritenendo che Kouchner avrebbe seguito le raccomandazioni della sua squadra medica ONU.

Fui il primo giornalista a rendere pubblica la storia dei campi. In un articolo che venne pubblicato dall'International Herald Tribune il 25 aprile 2005, descrissi l'orrore e scrissi che sino a quel momento erano morti nei campi 25 Zingari, la maggior parte in seguito a complicazioni dovute ad avvelenamento da piombo. Nonostante le ricadute internazionali alla notizia, l'UNMIK rifiutò ancora di evacuare i campi.

Da allora, con la mia squadra GFVB visitai i campi diverse volte a settimana per controllare la salute dei bambini. Un giorno la madre di Jenita mi disse che sua figlia Nikolina di due anni mostrava gli stessi sintomi di Jenita prima che morisse. Venne avvisata l'equipe medica NATO di Mitrovica nord. Venne richiesto loro il permesso di un immediato trasporto di Nikolina a Belgrado, l'unico ospedale nei Balcani che trattava l'avvelenamento da piombo. Il capo dell'equipe medica NATO di Mitrovica, il dr. Sergey Shevchenko, rifiutò.

Il giorno dopo chiamai personalmente il dr. Shevchenko e lo implorai di trasportare Nikolina a Belgrado. Rifiutò nuovamente. Invece di discutere con lui (un optometrista di Vladivostok, Russia, che parlava inglese), io e la mia squadra caricammo Nikolina e sua madre sul mio caravan per andare a Belgrado. Dato che non avevano passaporti, e nemmeno documenti personali, dovetti farle passare di contrabbando attraverso il confine serbo-kosovaro nascoste nel bagno del mio caravan.

A Belgrado, i livelli di piombo riscontrati a Nikolina mettevano a rischio la sua vita. Dopo tre settimane di trattamento i suoi livelli si erano ridotti, ma fui avvertito che probabilmente avrebbe avuto danni irreversibili al cervello e che se l'avessimo riportata alla fonte dell'avvelenamento, probabilmente sarebbe morta. Con l'aiuto di un olandese che lavorava per un'OnG internazionale (da cui travasava soldi per le piccole spese), affittammo un appartamento nel villaggio di Priluzje dove la famiglia di Jenita aveva dei parenti. Usando il mio caravan, li traslocai personalmente con le loro poche cose dalle baracche ONU. Col tempo trovai un donatore americano che comprò loro un pezzo di terra. Dopo un anno, un'OnG internazionale costruì loro una casa.

Dato che non riuscivo a convincere l'ONU ad evacuare i tre campi e salvare questi bambini rom ed askali, pubblicai in proprio un libriccino (UN - Leaded Blood) sulla loro situazione e produssi un documentario (Gipsy Blood). Anche se tutti e due produssero uno scandalo in Kosovo, l'ONU si rifiutò ancora di sgomberare i campi e curare questi bambini.

Mentre giravo il mio documentario, scoprimmo un'altra famiglia che aveva dei bambini con gli stessi livelli di piombo di Jenita e Nikolina. Ma prima che potessi fare qualcosa, morirono la madre e un fratellino. Un dottore a cui avevo chiesto di investigare sulle loro morti, era convinto che entrambe fossero morti per complicazioni dovute ad avvelenamento da piombo. Era dell'opinione che i sette bambini superstiti non sarebbero sopravissuti se non fossero stati rimossi dalla fonte di avvelenamento e ricevuto trattamento medico urgente.

Ancora una volta, la dura e compiacente amministrazione UNMIK rifiutò di agire. Così la mia OnG tedesca, GFBV, contattò il giornale di più grande tiratura in Germania, chiedendogli di visitare il campo e scrivere una storia su questa tragedia. Non solo il giornale, la Bild Zeitung, venne in Kosovo, ma tramite la loro fondazione per l'infanzia (Ein Hertz für Kinder) portarono tutta la famiglia  in Germania per le cure. Per aiutare la famiglia durante e dopo il trasporto, il giornale chiese a me ed al mio gruppo romanì di accompagnarla.

In Germania, scoprirono che non solo la famiglia romanì necessitava di cure mediche, ma anche io ed il mio gruppo romanì. I nostri livelli di piombo, anche solo con visite periodiche nei campi, erano del livello doppio di quello che poteva causare danni irreversibili al cervello. Quindi assieme ai sette bambini e al loro padre, anche noi fummo curati.

Prime del trattamento, tutti noi facemmo una TAC. Quando toccò a Denis, sette anni, il dottore incaricato mi indicò il fegato del bambino e mi disse: "E' il fegato di un sessantenne alcolizzato che beve una bottiglia di whiskey al giorno. Questo bambino non arriverà a 20 o 30 anni. E' quello che gli ha fatto l'avvelenamento da piombo!"

Nel 2006 finalmente l'ONU decise di fare qualcosa per acquietare le accuse che col mio team e l'avvocata americana Dianne Post, che ora rappresentava le oltre 150 persone dei campi rom/askali,  continuavamo a generare sulla tragedia dell'avvelenamento da piombo. Nel 2005 le truppe francesi avevano deciso di lasciare la sua base a Mitrovica nord. L'ONU traslocò due dei tre campi zingari nell'ex base francese.

Una volta di più rimasi scioccato dall'atteggiamento insensibile dell'UNMIK in questa situazione. La base francese, chiamata Osterode, era a solo 50 metri da due dei campi zingari contaminati. Anche il campo francese era ricoperto dalla polvere tossica generata dalle 100 milioni di tonnellate di scorie nell'area. I soldati francesi, che tanto io quanto i reporter del NY Times avevamo intervistato in separate occasioni, lamentavano che i dottori militari avevano avvisato ogni soldato in servizio nella base, di non generare bambini per nove mesi dopo aver lasciato il Kosovo, a causa dell'alto livello del piombo nel loro sangue.

Comunque, dopo aver speso 500.000 euro donati dal governo tedesco per ristrutturare il campo di Osterode, una squadra di valutazione ambientale della CDC di Atlanta, Georgia, dichiarò Osterode come "libero dal piombo". Poi l'ufficio USA a Pristina dichiarò di essere pronto a donare 900.000 $ per cure e per una dieta migliore per i bambini evacuati ad Osterode. Inoltre l'UNMIK promise che gli Zingari sarebbero rimasti ad Osterode per non più di un anno. Poi sarebbero stati trasferiti in nuovi appartamenti costruiti per loro nel vecchio quartiere.

Dato che diverse OnG e anche i leader del campo non ritenevano che Osterode fosse "libero dal piombo", si fecero subito degli esami sanguigni ai bambini dopo che arrivarono ad Osterode. Un anno dopo vennero nuovamente controllati i loro livelli di piombo. Non fu sorprendente per me e la mia squadra, ma lo fu per l'UNMIK: molti livelli erano aumentati nonostante una dieta migliore ed alcuni trattamenti medici di base. Quando vennero conosciuti questi risultati, i dottori smisero le loro cure, dicendo che facevano più male che bene. Nuovamente si disse che era necessario allontanare la gente dalla fonte di avvelenamento, prima di essere curati per intossicazione da piombo.

Quando pubblicai il primo articolo sui campi nel 2005 sull'International Herald Tribune, riportavo che 27 Zingari (inclusi molti bambini) erano già morti nei campi. Alla fine del 2006, il numero era più che raddoppiato, e per la fine del 2009 il conto era a 84. E gli Zingari vivono tuttora ad Osterode e nel vicino campo di Cesmin Lug.

Tra il 2007 e il 2008 diverse OnG costruirono o finanziarono la costruzione di appartamenti nel vecchio quartiere zingaro di Mitrovica sud. Ma questi appartamenti non vennero dati, come promesso, a quanti soffrivano dei più alti livelli di avvelenamento da piombo. Per mostrare che funzionava la loro politica di far tornare gli Zingari rifugiati in altri paesi, l'UNHCR diede la maggior parte di quegli appartamenti a quanti tornavano dal Montenegro e dalla Serbia.

Dopo aver provato a far pressione sull'ufficio USA a Pristina per trasportare via aerea questi 650 Zingari a Fort Dix, NJ, come il governo americano aveva fatto per oltre 7.000 Albanesi nel 1999 per salvarli dai paramilitari di Milosevic, USAID propose invece il progetto di costruire 50 appartamenti per i Rom dei campi, ovunque loro volessero in Kosovo. Mercy Corps, un'OnG internazionale degli USA, venne incaricata del contratto, anche se non avevano mai avuto a che fare con i campi zingari ed allora non avevano Rom o Askali nel loro staff. Tuttavia, nell'ottobre 2008 Mercy Corps assunse una romnì della mia squadra ed aprì un ufficio a Mitrovica sud per onorare il contratto di 2.400.000 $ affidatogli da USAID.

Fine seconda puntata

 
Di Fabrizio (del 21/10/2009 @ 09:25:37 in Europa, visitato 1218 volte)

Da Mundo_Gitano

ABC.es Madrid, 14 ottobre 2009

Ad un decennio dal conflitto armato nei Balcani, la Germania sta pianificando il rimpatrio di migliaia di rifugiati provenienti dalla regione, la maggior parte di origine rom, una decisione definita dai critici come "mostruosa", mentre il Governo ha difeso questa misura affermando che la situazione nella regione è già stabile, secondo i responsabili tedeschi.

Ci sono circa 14.000 rifugiati in Germania provenienti dal Kosovo, e 10.000 di loro sono di questo gruppo etnico. Non è mai stato regolato lo status legale della maggior parte di questi rifugiati.

Così, il Ministero degli Interni progetta di trattare 2.500 casi di rimpatrio due volte all'anno, per essere sicuro che il Kosovo non risulti sovraccaricato da un influsso repentino dei ritorni. L'anno scorso, almeno 900 kosovari sono tornati nella regione, mentre già si sta provvedendo a programmi simili per i rifugiati dalla Bosnia, secondo quanto riporta il giornale tedesco "Süddeutsche Zeitung".

In aggiunta, la Germania pagherà 750 euro a chiunque farà ritorno e coprirà le spese di viaggio, informa il giornale "Russia Today", che informa come le autorità abbiano promesso di mantenere una "ragionevole composizione etnica" tra loro.

Il Ministero degli Interni della Germania ha detto che l'accordo di rimpatrio verrà firmato a settimane, ed un suo portavoce, Stefan Paris, ha dichiarato a Berlino che l'accordo sarà in linea con la legislazione internazionale, perché trattando la questione dei rifugiati siano considerati tutti gli aspetti umanitari.

Una volta firmato, l'accordo sancirà che il Kosovo, di principio, accetterà tutte le persone che abbiano documenti d'identità della regione o che antecedentemente abbiano vissuto sul suo territorio.

Nel contempo, la deputata del partito di sinistra "Die Linke", Ulla Jelpke, ha definito il progetto come "mostruoso", dato che i deportati avranno di fronte a sé "la povertà assoluta" ed "un'alienazione giornaliera" dalla maggioranza albanese nel Kosovo.

Inoltre, il gruppo per i diritti umani Chachipe, focalizzato su questa etnia, ha condannato il processo di rimpatrio, affermando che il governo tedesco è stato molto ottimista nel descrivere la situazione in Kosovo. "I Rom sono stati espulsi dal Kosovo e, in dieci anni, la comunità internazionale non è stata capace di creare le condizioni per un ritorno in forma sicura", ha indicato il gruppo.

"I loro interessi sono stati sacrificati e abbandonati nel tentativo di pacificare gli antagonismi tra albanesi e serbi del Kosovo e ora, si chiede il loro ritorno perché la comunità internazionale possa dire che il Kosovo si è convertito in un posto multietnico che merita essere un paese indipendente", ha affermato il gruppo.

Nel frattempo, l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (ACNUR), dopo aver visitato la regione all'inizio di quest'anno, ha detto che il Kosovo è ancora suscettibile alle tensioni etniche e che le condizioni per vivere nella zona sono molto povere. L'agenzia ha raccomandato che i rifugiati tornino solamente in forma volontaria.

 
Di Sucar Drom (del 29/03/2008 @ 09:25:32 in blog, visitato 1800 volte)

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Di Fabrizio (del 04/06/2007 @ 09:21:16 in Europa, visitato 1651 volte)

Tommaso Vitale segnala questo articolo di Repubblica

Viaggio nei paesi europei alla ricerca di un'integrazione possibile
Nel continente sono tra i 9 e i 12 milioni: ma non esistono censimenti
I rom e l'Europa, dal rigore tedesco alla Francia modello "bastone e carota"
I Rapporti della Divisione Roma and Travellers del Consiglio europeo
L'Italia ha la maglia nera. Ovunque esistono Uffici centrali nazionali
di CLAUDIA FUSANI

ROMA - Sono "qualcosa" che non può essere ignorato. "Esistono" e devi farci i conti. Sono, spesso, un "problema" per gli altri, cioè "noi"; ma soprattutto per se stessi: condizioni igienico sanitarie pessime, massimo della devianza, nessuna integrazione. Tutto vero. Eppure se cerchi di capire come l'Europa affronta la questione rom e zingari rimbalzi in un muro di vaghezza e pressapochismo. Nonostante gli sforzi del Dipartimento Roma and Travellers (Rom e camminati, due delle varie etnie zingare), l'ufficio nato nel 1993 a Strasburgo nell'ambito del Consiglio Europeo per fronteggiare la questione rom e che ogni anno produce pagine e pagine di relazioni, rapporti internazionali, raccomandazioni, manca totalmente un progetto esecutivo. Dalle parole non si riesce a passare ai fatti. Risultato: se l'Italia non sa da che parte cominciare per affrontare la questione rom, l'Europa è messa più o meno nelle stesse condizioni.

"Purtroppo non esiste un modello unico per affrontare la questione" dice Maria Ochoa-Llido, responsabile del Dipartimento rom e migranti del Consiglio di Europa. "La situazione varia da paese a paese e ogni governo affronta la questione con un proprio approccio politico. Negli ultimi venti anni le cose stanno cambiando e il Consiglio d'Europa se ne sta facendo carico sul fronte dei diritti umani, dei diritti delle minoranze e in funzione dell'integrazione sociale".


Negli anni, attraverso numerose Raccomandazioni - ad esempio sulle condizioni abitative (2005), sulle condizioni economiche e lavorative (2001), sui campi e sul nomadismo (2004) - si è cercato di dare almeno una cornice di riferimento, linee guida ai vari stati per gestire la continua emergenza rom. Buone intenzioni, quindi, ma scarsi risultati. Secondo il Rapporto annuale della Commissione europea contro il razzismo e le intolleranze presentato al Parlamento Europeo il 23 novembre 2005, i Rom risultano la popolazione più discriminata d'Europa. Svantaggiati nel lavoro, nell'alloggio, nell'istruzione e nella legislazione ma anche vittime regolari di continue violenze razziste. Il Rapporto - va detto - non si occupa dell'aspetto devianze, cioè criminale, che caratterizza da sempre la popolazione rom e che tanto pesa nel non-inserimento sociale degli zingari.

Una minoranza di 9-12 milioni di persone - Uno dei file più aggiornati della Divisione Roma and Travellers sono i numeri. Che vista l'assenza di censimenti della popolazione rom - per il timore che possano diventare strumenti discriminatori - è già tantissimo. In Europa si calcola che viva un gruppo di circa 9-12 milioni di persone, in qualche paese del centro e dell'est europa - Romania, Bulgaria, Serbia, Turchia, Slovacchia - arrivano a rappresentare fino al 5 per cento della popolazione. Scorrendo i fogli delle statistiche ufficiali europee (aggiornate al giugno 2006), colpisce come nei paesi della vecchia Europa, nonostante la presenza e l'afflusso continuo di popolazione rom, manchi del tutto un loro censimento. Eppure conoscere i contorni del problema dovrebbe essere il primo passo per approcciarlo. Sono censiti solo gli zingari che vivono nei paesi dell'est Europa, dal 1400 la "casa" dei popoli nomadi in arrivo dall'India del nord est.

La Romania guida la classifica dei paesi con maggior numero di gitani: l'ultimo censimento ufficiale del 2002 parla di una minoranza che si aggira tra il milione e 200 mila e i due milioni e mezzo. Seguono Bulgaria, Spagna e Ungheria a pari merito (800 mila), Serbia e Repubblica Slovacca (520 mila), Francia e Russia (tra i 340 e 400 mila; ma secondo il rapporto di Dominique Steinberger del 2000 in Francia vivrebbero almeno un milione di zingari), Regno Unito (300 mila), Macedonia (260 mila), Repubblica ceca (300 mila), Grecia (350 mila). L'Italia è al quattordicesimo posto con una stima, ufficiosa in assenza di un censimento, che si aggira sui 120 mila. Sappiamo che oggi quel numero è salito fino a 150-170 mila. Facendo un confronto con i paesi della vecchia Europa, è una stima inferiore rispetto a Spagna e Francia, Regno Unito e Germania. Sui motivi di queste concentrazioni la Storia conta poco: se è vero che la Germania nazista pianificò, come per gli ebrei, lo sterminio degli zingari (Porrajmos) e nei campi di concentramento tedeschi morirono 500 mila rom, in Spagna la dittatura di Franco ha tenuto in vigore fino agli anni settanta la legislazione speciale contro i gitani eppure gli zingari continuano ad essere, e sono sempre stati, tantissimi.

Il caso italiano - A scorrere i Rapporti del Consiglio europeo, l'Italia sembra avere la maglia nera nella gestione della questione rom. La lista delle "mancanze" italiane è lunghissima. Contrariamente agli altri paesi della vecchia Europa, non abbiamo una politica certa sui documenti di identità e di soggiorno mentre in altri paesi hanno la carta di soggiorno e anche i passaporti. Nonostante molti Rom e Sinti vivano in Italia da decenni, non hanno la cittadinanza col risultato che migliaia di bambini rom nati in Italia risultano apolidi; gli stessi bambini non vanno a scuola e non hanno accesso all'educazione; non sono riconosciuti come minoranza linguistica. L'Italia, soprattutto, continua ad insistere nell'errore di considerare queste persone nomadi segregandole in campi sprovvisti dei servizi e diritti basilari mentre invece sono persone a tutti gli effetti stanziali. Si legge a pag. 29 del rapporto: "Non si riscontra a livello nazionale un coordinamento. E in assenza di una guida a livello nazionale, la questione non potrà mai essere affrontata in modo valido". Bocciati, su tutta la linea. Persino "puniti" nel dicembre 2004 per la violazione della disposizione sul diritto alla casa. "Puniti" anche Bulgaria e Grecia.

Gli Uffici centrali - Il nome di per sé evoca scenari da tragedia, liste, schedature, concentrazione di informazioni. Nel 1929 a Monaco nacque "L'Ufficio centrale per la lotta contro gli zingari in Germania", furono schedati, nel 1933 furono privati di tutti i diritti, poi lo sterminio. Eppure un Ufficio centrale sembra essere l'unico modo per affrontare seriamente la questione rom, capire quanti sono, dove vivono, di cosa hanno bisogno, tenere sotto controllo arrivi, partenze, doveri e responsabilità oltre che diritti. All'estero esiste un po' ovunque qualcosa di simile, in Germania, in Francia, in Olanda, Belgio e in Spagna. "In questi uffici - racconta Massimo Converso, presidente dell'Opera nomadi - lavorano anche i rom, sono mediatori culturali, parlano la lingua e i dialetti, conoscono le abitudini dei vari gruppi, dettagli per noi insignificanti e invece per loro fondamentali. Non si può prescindere da questo se si vuole affrontare il problema con serietà e concretezza". Ministero dell'Interno e Solidarietà sociale hanno avviato dei "tavoli tecnici" con esperti e rom. Ma il ministro Giuliano Amato sta pensando a qualcosa di più: un Ufficio governativo e una conferenza europea per avere gli strumenti e il luogo dove fronteggiare la questione.

Lo statuto francese - Nonostante "la grande preoccupazione" del Consiglio europeo "per i ritardi e l'emarginazione", la Francia (con 340 mila o un milione di manouche) sembra aver adottato il modello migliore sul fronte dell'accoglienza per i rom. Un modello che si muove tra l'accoglienza e la tolleranza zero, due parametri opposti ma anche complementari: da una parte la legge Besson (la prima versione risale al 1990, una successiva è del 2000) che prevede che ogni comune con più di cinquemila abitanti sia dotato di un'area di accoglienza; dall'altra la stretta in nome della sicurezza dell'ex ministro dell'Interno, attuale presidente, Nicolas Sarkozy che nel febbraio 2003 ha voluto la stretta e ha previsto (articoli 19 e 19 bis della legge sulla sicurezza interna) sanzioni particolarmente pesanti contro le infrazioni allo stazionamento. Chi non rispetta le regole dei campi e dell'accoglienza è fuori per sempre. E chi occupa abusivamente un'area può essere arrestato e il mezzo sequestrato. La legge Besson immagina i campi come una soluzione di passaggio e prevede, contestualmente, un programma immobiliare di case da dare in affitto ai gitani stanziali e terreni familiari su cui poter costruire piccole case per alcune famiglie semistanziali e in condizioni molto precarie.

Di tutto ciò è stato realizzato poco ma comunque qualcosa. Nella regione di Parigi sono stati creati campi per 560 posti in dieci anni (ne servirebbero tra i 6 e gli 8 mila) e in tutto il territorio francese ce ne sono 10 mila, un terzo di quelli necessari. Ma molti gitani e manouche vivono in case popolari e in vecchi quartieri. Pagano affitto, luce e acque. "Siamo responsabilizzati - racconta Arif, rom kosovaro, un pezzo della cui famiglia vive in Francia - viviamo nei centri abitati, non siamo emarginati, facciamo lavori come facchino, gommista, piccolo trasporto, pulizie, guadagniamo e firmiamo un Patto di stabilità per cui i ragazzi sono obbligati ad andare a scuola ed è vietato chiedere l'elemosina. Se siamo disoccupati per sei mesi abbiamo il sussidio - un mio parente prende 950euro al mese - e abbiamo anche gli assegni familiari. Certo chi sbaglia, chi delinque, chi ruba, chi non manda i figli a scuola, viene cacciato dalla Francia. E su questo punto siamo noi i primi ad essere d'accordo". Un altro risultato, visibile, è che in Francia difficilmente si vedono zingari in giro, ai semafori o nelle vie dei centri cittadini. E' vietata l'elemosina e l'accattonaggio. Recentemente l'ex ministro dell'Interno Sarkozy ha sottoscritto un piano con la Romania per il rimpatrio dei rom romeni.

Il caso tedesco - Il Rapporto del Consiglio europeo, datato 2004, parla di "svantaggi sociali, pregiudizio, discriminazione per quello che riguarda la casa, il lavoro e la scuola e di casi clamorosi di razzismo" . Detto tutto ciò in Germania i 130 mila circa tra Rom e Camminanti sono considerati per legge "minoranza nazionale". Hanno diritti e doveri. "Dagli anni sessanta, con la caduta del modello socialista titino - racconta Massimo Converso, presidente dell'Opera nomadi italiana - e con le prime diaspore rom dall'est europeo verso l'occidente europeo che poi si sono ripetute negli anni ottante e novanta con le guerre nei Balcani, la Germania ha accolto queste migliaia di persone in fuga con un progetto di welfare. Sono state assegnate case, singole o in palazzine popolari, hanno avuto il sussidio per il vitto, chi ha voluto è stato messo in condizione di lavorare. Tutto questo - continua Converso - al prezzo di rispettare i patti e la legge. Altrimenti, fuori per sempre. Ci sono stati anni in cui interi gruppi stavano per lunghi periodi in Germania, poi venivano in Italia dove invece non è mai stato pensato un vero, severo e anche rigido piano di accoglienza e dove gli zingari hanno avuto da sempre maggiori e diverse fonti di reddito, ben più remunerative perché spesso illegali".

La Spagna come la Bulgaria - Nonostante Franco, le leggi speciali e le persecuzioni, la Spagna ha una delle comunità gitane più popolose e in Europa occupa il terzo posto dopo Romania e Bulgaria con 800 mila presenze. Dalla fine degli anni Ottanta il governo centrale ha elaborato un Programma di sviluppo per la popolazione rom anche se il budget annuale sembra abbastanza ridotto (3,3 milioni di euro a cui però si aggiungono i finanziamenti delle singole regioni e delle ong). Anche in Spagna ogni regione ha un Ufficio centrale che coordina gli interventi e le politiche per gli zingari in cui lavorano sia funzionari del governo che rom con funzioni di mediatori culturali. Il risultato è che non esistono quasi più campi nomadi, quasi tutti - chi non lavora ha un sussidio di circa 700 euro al mese per sei mesi - vivono in affitto nei condomini popolari o in case di proprietà, nelle periferie ma anche nelle città. Dipende dal livello di integrazione. Che è in genere buono anche se resta alto il tasso di criminalità: furti ma soprattutto spaccio di droga. Sono zingare il venti per cento delle donne detenute nelle carceri spagnole. Negli ultimi mesi nelle periferie delle grandi città, a Barcellona come a Madrid, a Siviglia e a Granada, stanno rispuntando baraccopoli e favelas: sono gli ultimi arrivati, i rom della Romania, la nuova emergenza.

La ricetta del "politico" gitano - La Spagna ha saputo produrre, finora, l'unico europarlamentare gitano: si chiama Juan de Dios Ramirez Heredia, è stato rappresentante dell'Osservatorio europeo contro il razzismo e la xenofobia e nel 1986 ha fondato la Union Romanì, federazione della associazioni gitane spagnole. Heredia , in un'intervista rilasciata al magazine europeo Cafè Babel, immagina il futuro della comunità rom: "Potrà essere migliore solo se sapremo mantenere una certa dose di sopravvivenza e riusciremo ad essere presenti dove si prendono decisioni politiche. Non ha senso che in paesi come la Spagna, dove siamo 800 mila, non ci sia un solo gitano deputato o senatore". A gennaio scorso, per la prima volta, la Serbia - 600 mila rom ufficiali senza contare quelli partiti negli anni e ora in giro per l'Europa senza documenti - ha accettato in Parlamento due deputati dei partiti delle minoranze gitane, l'Unione dei rom e il Partito dei rom.

Sono 36 milioni gli zingari nel mondo. Diciotto milioni vivono ancora in India. Un milione circa è riuscito ad arrivare anche negli Stati Uniti. A parte poche migliaia di loro che sono riusciti ad avere una vita normale e ad emergere, ovunque sono rimasti gli ultimi nei gradini della società.
(3 fine)

(3 giugno 2007)

 
USA
Di Fabrizio (del 01/07/2012 @ 09:20:35 in Kumpanija, visitato 2921 volte)

Da Roma_Daily_News

The New York Times LA ZINGARA IN ME By CRISTIANA GRIGORE (Una versione di questo speciale è apparsa sulla versione cartacea di The International Herald Tribune il 22 giugno 2012)

L'autrice alle elementari

Sono Rom, ma per molti anni ho negato le mie origini per paura di essere chiamata zingara. Sono cresciuta in Romania, dove un significato di tigan - tzigane, Zigeuner, cigány, cigan, "zingaro" nelle altre lingue europee - è "una persona coinvolta in attività dannose o illegali". Il nome deriva da una parola greca medioevale che significa "intoccabile", con i suoi derivati - come "gypped" o "gypsy cab" - riferiti al rubare ed imbrogliare.

I miei nonni ed i miei genitori erano perfettamente coscienti degli stereotipi negativi sugli zingari ladri e mendicanti senza radici, e si presero la briga di proteggermi. Da bambina, mia madre mi vestiva con colori tenui e mi teneva i capelli corti, così che non sembrassi una zingara. Mio padre mi ammoniva di non rubare mai e di accompagnarmi sempre con persone intelligenti. Posso capire perché mio nonno, un fabbro, fosse così orgoglioso di comprare un "angolo del villaggio"  per costruirvi la casa dei suoi figli. Mia nonna era una guaritrice - non per i poteri magici, ma in quanto volontaria che accompagnava la gente dai migliori medici della capitale.

L'autrice con i suoi genitori ad un anno

Tuttavia, questi sforzi non bastavano a fermare i genitori delle mie compagne dal rimproverare la maestra perché dava a me, una zingara, i voti più alti. Cosa che confermava l'opinione di mio nonno, che "se fosse stato un funzionario del ministero", sarebbe intervenuto, dato che non c'era "niente come un insegnante, un prete o un avvocato zingaro". Anche lui voleva essere come "gli altri", ma nel contempo era consapevole dei limiti invisibili che tenevano separati gli zingari.

Sono cresciuta credendo che fosse meglio non essere una zingara, ed ancora non potevo appartenere pienamente alla società "normale". Ho imparato che non dovevo essere la migliore a scuola. Come uno struzzo, ho seppellito la mia testa - nei libri. Ho passato ore a leggere e sognare di scoprire un'altra parola. Malamente volevo vivere una vita diversa, ed aspettavo il momento giusto per "evadere".

I miei sogni infantili iniziarono a diventare realtà nel 2006, durante un viaggio negli Stati Uniti - il mio primo viaggio all'estero. A 22 anni, mi si apriva un nuovo mondo, pieno di libertà, avventura, romanticismo e bellezza. Immediatamente mi collegai con gente di tutto il mondo, sentendomi una di loro. Partecipando a matrimoni e ricevimenti, indossai abiti da sera alla moda. Ho allungato il collo sui grattacieli di New York. esplorato i musei di Washington e visitato il mio primo campus universitario americano. Ho sentito la brezza salata dell'Atlantico e respirato l'aria di montagna degli Appalachi.  Misentivo come Alice nel paese delle meraviglie (o Gypsy in Wanderland). Un amico musicista, Nelson Emokpae, ha scritto una canzone per me - il ritornello era: "Principessa, chi sei?"

Rimasi per tre mesi. Poco prima di tornare in Romania, ci fu un incidente che riguardò del denaro che si era perso. Anche se nessuno mi aveva accusata, la paura di essere sospettata di furto mi mise sulla difensiva ed in un ottovolante emozionale. Non mi aspettavo questo incidente, ed in un momento di distrazione si scatenò l'immagine repressa di zingari ladri e mendicanti che a lungo avevo tenuto nell'armadio.

Vedere me stessa rispecchiata in questa immagine vergognosa mi terrorizzò. Ero confusa e senti il bisogno di spiegare la mia reazione. Feci il mio coming out. Non riuscivo a smettere di piangere, quando dissi per la prima volta: "Sono un zingara" - e questo al mio amico Harley Flack, cugino della cantante Roberta Flack. Come uomo di colore, conosceva bene l'impatto degli stereotipi negativi. Per molti anni mi ero tenuta lontana dagli "zingari", e ciò mi aveva lasciato senza contezza di chi fossi. Ma il suo incoraggiamento, assieme alle tante esperienze positive avute negli Stati Uniti, mi diede la forza per far uscire la mia identità.

Capii così che "zingara" non connota solamente accattonaggio e mancanza di radici, ma anche fantasia, musica di violini che strazia l'animo e libertà. A Nashville, dove andavo al college, o a New York, che ho visitato spesso, la gente non conosce molto sugli zingari e di solito non ne ha mai incontrato uno. Spesso pensano che io abbia uno stile di vita cool e spensierato come Esmeralda nel Gobbo di Notre Dame. E' un'immagine romantica degli zingari - popolo misterioso che vaga per il mondo nelle carovane e vive in un caos pittoresco. I bambini corrono scalzi nella sporcizia, le ragazze indossano vesti colorate ed hanno lunghi capelli fluenti e le anziane predicono il futuro. La storia degli zingari è scritta nelle canzoni e la penna è l'arco del violino. E' un'immagine resa popolare nei film, come La regina degli zingari di Emil Loteanu - di epoca sovietica, i cui eroi sono liberi come il vento: Zobar è un audace e coraggioso ladro di cavalli; Rada, il suo amore, incanta gli uomini con i suoi occhi scuri e la danza tempestosa. Mi fece sentire interessante ed esotica.

Ma l'altra immagine, quella da cui i miei genitori tentavano di proteggermi, è lì vicino. Nel Tempo dei Gitani di Emir Kusturica (1988), il sordido mondo sotterraneo dei ladri zingari appesantiva il mio cuore. Il giovane Perhan, il protagonista, sogna una casa ed una vita onesta, ma è intrappolato in attività criminali, un eterno emarginato zingaro.

L'autrice vestita da primavera, assieme alla madre

Circa 700 anni fa, quando i Rom arrivarono per la prima volta in Europa, gli abitanti del posto pensarono, dato il colore scuro della pelle, che venissero dall'Egitto - da cui l'inglese "Gypsies". In realtà provenivano originariamente dall'India settentrionale, e si autodefinivano "Rom".

La cultura esotica e la resistenza all'assimilazione di questi popoli erranti hanno portato ad una diffusa discriminazione e persecuzione, contribuendo all'ampia dispersione dei Rom in tutta Europa. Furono fatti schiavi nei principati di Valacchia e Moldavia (l'attuale Romania) dal XIV al XIX secolo, e forzatamente assimilati sotto i comunisti. In tutto quel tempo, i Rom cercarono di proteggere i loro costumi e tradizioni con lo  spostamento, rafforzando la loro immagine di nomadi. Le discriminazioni e le pressioni per assimilarli continuano tutt'oggi: lo scorso dicembre una ragazza italiana affermò di essere stata violentata dagli zingari, poi ritrattò, ma questo portò una folla ad incendiare il campo rom a Torino; l'anno prima, il presidente Nicolas Sarkozy ordinò l'espulsione dei Rom presenti illegalmente in Francia.

Le stime sul loro numero sono molto variabili, da  8 a 12 milioni, in parte perché non sempre i Rom registrano la loro etnia. Secoli di vita in terre differenti li ha portati ad una diversità di lingue e religioni, anche all'interno delle stesse specifiche regioni, e solo una minoranza parla soltanto romanés. I gruppi più numerosi in Europa si trovano in Romania, Ungheria, ex Jugoslavia, Bulgaria, Repubblica Ceca e Slovacchia; ci sono anche consistenti presenze in Francia, Italia, Spagna, Russia e Stati Uniti.

In famiglia non si parlava romanés o si seguiva uno stile di vita nomadico. Tuttavia, mio nonno era un fabbro, occupazione comune tra i Rom. La pelle chiara di mia madre mi permise di nascondere le mie radici, ma mio padre, la cui pelle scura attirava subito l'attenzione, veniva evitato attorno alla scuola.

Hanno lavorato duro per la mia istruzione - mia madre raccoglieva rifiuti e puliva le scale, e mio padre era un saldatore - e ciò mi permise di frequentare l'università negli Stati Uniti, a Vanderbilt, dove sono adesso.

Oggi, la maggior parte dei Rom sono stanziali, ma non hanno ancora trovato il loro posto nel mondo. La maggioranza di loro non trova lavoro, alloggi decenti o assistenza medica adeguata. Secondo un rapporto del 2011 di Unicef, molti bambini rom non frequentano la scuola, soltanto un quinto di loro in Europa va alle elementari. E molti di questi sono vittime di bullismo e non sognano di diventare professionisti o di guadagnare abbastanza.

Molti continuano a girare. Alcuni, perché diventare stabili significherebbe perdere la loro fonte di sostentamento, altri  perché non hanno un posto dove andare. Sono i più poveri ed i più stigmatizzati in Europa, non hanno altra scelta se non rimanere ai margini. Quali fossero i vantaggi di insediarsi permanentemente, sono sopraffatti dai bisogni immediati.

Adesso so che è per questo che ho negato così a lungo la mia identità etnica. Come molti altri Rom stanziali, non volevo né adattarmi né combattere gli stereotipi. E da quando tre anni fa ho dichiarato la mia identità, non so dire quanti parenti ed amici, tanto negli Stati Uniti che in Romania, mi hanno detto che non sono "quel tipo di zingara", o che avrei dovuto "superare" le mie esplorazioni etniche perché avrebbero limitato i miei ulteriori sviluppi.

Eppure, molte di quelle stesse persone vedono lo zingaro come nella canzone di Gershwin: "Tu e soltanto tu tiri fuori lo zingaro in me", e così mi sento orgogliosa e3 grido "Sono una zingara autentica! La mia vita è piena e meravigliosa come lo zingaro che immaginate!" Oggi, se qualcuno tentasse di insultarmi chiamandomi zingara, riderei e lo prenderei come un complimento.

Credo fermamente che elimineremo lo stigma non sopprimendo lo zingaro in noi, ma spiegando la bellezza, il romanticismo e la libertà zingare nell'antica nazione rom, permettendoci di mantenere la nostra straordinaria cultura ed il nostro posto nel mondo. Siamo l'archetipo del "popolo senza frontiere" multinazionale: multiculturali per definizione, possiamo contribuire alla costruzione dell'identità nel XXI secolo.

L'orgoglio di essere rom libera la zingara in me. Si esprime attraverso l'intera gamma delle emozioni. Mi da forza e coraggio: non vedo limiti a sviluppare il mio potenziale ed agire ai livelli più alti. Mi fa rifiutare convenzioni assurde. Apro porte raccontando storie, e lascio che il fascino e la creatività siano parte della mia vita. Faccio danza classica, ma in qualsiasi momento mi unirò ad un ballo zingaro. I miei capelli sono lunghi ed a volte indosso colori vivaci, stanno bene con la mia pelle scura.

 
Di Fabrizio (del 28/05/2009 @ 09:18:38 in casa, visitato 2345 volte)

Da Roma_Francais (delle demolizioni in Russia se ne è scritto QUI, QUI, QUI, QUI, QUI e QUI)

Il reporter di FRANCE 24 è andato in Russia per incontrare gli zingari. Considerati cittadini di seconda classe, sono vittime di numerose discriminazioni.
Il rapporto è stato filmato a Chudovo, a sud di San Pietroburgo.

venerdì 22 maggio 2009, By FRANCE 24 (text) / Ilhame TAOUFIQI (video) LINK

FRANCE 24 si è incontrata con gli zingari di Chudovo, una città situata circa 100 km. a  sud di San Pietroburgo. La comunità di 2.000 individui si è insidiata là nel 1986, subito dopo il disastro di Chernobyl, ma senza permessi scritti.

Per 20 anni, le autorità locali non si sono preoccupate della loro presenza, ma col collasso dell'Unione Sovietica ogni cosa è cambiata. Ora il terreno dev'essere registrato e occorre pagare. Nella primavera del 2007, poliziotti e soldati hanno agito per demolire le case degli zingari. Oggi, sembrano nuovamente sotto minaccia.

Dal 2005, l'amministrazione ha irrigidito le leggi sull'occupazione delle terre. Per esempio, ha ordinato la demolizione di uno dei campi zingari installato a pochi metri da una fabbrica d'asfalto chiusa cinque anni fa, per ragioni di salute pubblica. Ma le case dei Russi situate 50 metri più in là non sono minacciate [di demolizione].

La prossima primavera, gli Zingari dovranno spostarsi. Pagando 4.000 rubli per registrare il terreno, avranno il permesso di installarsi in un terreno paludoso schiacciato tra l'autostrada e la ferrovia, con nessuna scuola vicina. Qui, la gente è piuttosto ostile. "Conosciamo molto bene cosa fanno. Rubano la legna per il fuoco, causano problemi dappertutto," dichiara la decana del villaggio, che intende inviare una petizione a Mosca contro gli zingari e dice che farà tutto il possibile per fermare il trasferimento.

La comunità zingara non è trattata meglio dalle autorità locali. L'amministrazione rurale si rifiuta di registrarli. Così perdono l'accesso all'assistenza sanitaria, tutti gli aiuti familiari e quindi ogni esistenza legale.

La città di Chudovo non è un caso isolato. Dal 2006, mezzo milione di zingari russi sono stati vittime di espulsioni forzate. Nonostante la condanna dei gruppi dei Diritti Umani e un ammonimento dell'ONU, la Federazione Russa sinora non ha fatto niente per risolvere il problema.

 
Di Fabrizio (del 17/03/2012 @ 09:17:44 in Europa, visitato 1362 volte)

VITA.it 14 marzo 2012

A lanciare l'allarme un report commissionato dal Ministro dell'Interno della Repubblica Ceca

Calano i numeri in Est Europa, ma i movimenti neo-fascisti europei hanno trovato un leader: Casapound. Secondo quanto emerso da un recente report commissionato dal Ministro dell'Interno della Repubblica Ceca, i movimenti neo-nazisti e ispirati al fascismo rimangono marginali, ma si ispirano sempre più all'italianissima Casapound, oggi diventato movimento nazionale con duemila tesserati, 25 redazioni in Italia e 10 all'estero, come recita il loro sito. E proprio di ramificazioni all'estero si parla. Miroslav Mares, sociologo dell'università di Masaryk e capo progetto dello studio sul neo-nazismo, racconta che «la scena neo-nazi sta cercando in tutti i modi di trovare un nuovo appeal e un nuovo modo per approcciare i giovani. Il movimento che si ispira ai russi sta riscuotendo molto successo, specialmente negli ultimi mesi, ma Casapound gioca un ruolo fondamentale nell'unificazione di queste realtà. Quello italiano è soprattutto un modello ideologico, capace di dare una forma più accettabile a partiti e movimenti di estrema destra».

L'esigenza dello studio in Repubblica Ceca è nata dopo una serie di attacchi ai danni delle comunità Rom, target continuo di violenze da parte dei gruppi neo-nazisti. Secondo il report, questi attacchi sono destinati ad aumentare nei prossimi cinque anni, «sulla scia di movimenti nati in Russia: molto giovani, molto violenti ed estremi» spiega Mares. In Russia infatti i magistrati che hanno "osato" condannare le violenze neo-nazi sono stati minacciati, alcuni uccisi.

Come se non bastasse, il report lancia anche un allarme inquietante: l'infiltrazione di movimenti di estrema destra nelle forze dell'ordine. «Ma non solo,» aggiunge Mares. «Il tema vero è la capacità di mimetizzarsi nel sociale e nella politica. Al momento Casapound non è pericolosa quanto gli ungheresi, i russi o alcune frange tedesche. Si tratta più che altro di un fenomeno da tenere sotto controllo. Però devo aggiungere che Casapound ha al suo interno personaggi violenti che in caso di scontri etnici o sociali possono essere pericolosi. Al momento il fenomeno più probabile è che questi movimenti siano in grado di mobilitare giovani violenti durante manifestazioni o scontri di piazza».

L'obiettivo però è far dimenticare al grande pubblico le teste rasate degli skinheads, e proporsi invece come forza politica alternativa. «Casapound gioca un ruolo fondamentale perché è in grado di unificare e moderare i sentimenti nazionalisti e neo-nazisti, sicuramente ragione fondamentale per cui è diventata un modello in tutto l'Est Europa, dove è molto popolare, e in Germania» spiega Mares.

Incontri, convegni, concerti, tutto diventa occasione di incontro e coordinamento tra Casapound e i neo-nazisti cechi, ungheresi, tedeschi. Incontri alimentati anche attraverso il web con forum e siti internazionali che permettono di confrontarsi senza limiti sui temi cari a tutti i movimenti europei: la difesa dalla "invasione islamica", il respingimento degli stranieri e la creazione di un'Europa forte e coesa.

Casapound mantiene inoltre contatti diretti con i neo-nazisti tedeschi, in particolare in Nord Westfalia, «dove vi sono frange molto violente,» afferma Mares. E infatti l'allarme in Germania continua ad essere molto alto. Dopo la scoperta di una cellula di estrema destra colpevole di numerosi omicidi tra il 2000 e il 2006, la polizia tedesca ha compiuto numerosi raid, in particolare sequestrando bombe gas, machete e pistole al gruppo "Die Unsterblichen" (gli Illuminati). Questi sono l'ultima espressione dell'estrema destra tedesca, usciti allo scoperto alla fine del 2011, quando hanno sfilato in tutta la Germania in una manifestazione notturna, indossando maschere bianche, torce e urlando slogan contro gli stranieri (in allegato un video della manifestazione).

 
Di Fabrizio (del 08/07/2008 @ 09:15:36 in Italia, visitato 1441 volte)

Da Roma_Italia

DA: STORIA ROMANI IN GERMANIA E PAESI VICINI: UNA CRONOLOGIA AL PORRAJMOS E OLTRE
1922-1926
Ian Hancock www.radoc.net

1922: Nel Baden, sono introdotti requisiti per cui tutti i Romani devono essere fotografati e prese loro le impronte, che devono essere presenti sui loro documenti.

1926: Il Parlamento Bavarese introduce una nuova legge "per combattere Zingari, nomadi ed oziosi", e la Commissione Criminale Provinciale firma una legge datata 16 luglio per il controllo della "Piaga Zingara". In Svizzera, "idee proto-naziste di igiene razziale" sono usate per giustificare un programma di rimozione forzata dei bambini Romani dalle loro famiglie per affidarli a famiglie adottive. Questa pratica rimarrà effettiva sino alla metà degli anni '80.

1927: La legislazione che richiede fotografie e impronte digitali per i Rom viene istituita in Prussia, dove per questo vengono processati 8.000 Rom. La Baviera istituisce una legge che proibisce ai Rom di viaggiare in gruppi familiari, di possedere armi da fuoco. I maggiori di 16 anni vengono mandati in campi di lavoro, e quanti siano privi di certificato di nascita bavarese vengono espulsi dalla Germania. Un gruppo di Rom in Slovacchia è accusato di cannibalismo, cosa che Friedman interpreta come parte della crescente campagna contro le popolazioni Romani.


AL GIORNO D'OGGI - 5 luglio 2008

Italia e gli Zingari: giù i pollici

L'Italia deve abbandonare i piani di prendere le impronte a tutti gli Zingari nel paese

Chiunque in Europa con un po' di senso della storia dovrebbe provare un brivido di apprensione alla notizia che il Governo Italiano sta per iniziare a prendere le impronte digitali a tutti i Rom nel paese, inclusi i bambini sotto i 14 anni.

Soltanto due generazioni fa una tale misura freddamente amministrativa fu il preludio a deportazioni di massa, imprigionamenti, tortura e morte. Gli Zingari furono tra le prime vittime dei nazisti, ed è ottusa l'apparente amnesia dell'Italia della propria oscura storia del periodo di guerra.

Quanti propongono questo passo,, che potrebbe cominciare anche domani, negano vigorosamente ogni intento razzista. Puntano all'aiuto della Croce Rossa Italiana in questo nuovo censimento della popolazione Rom, che dicono essere inteso a dare accesso agli identificati ai servizi sociali e sanitari ed assicurare che i bambini siano mandati a scuola. Troppi bambini Zingari, arguiscono, sono mandati a mendicare o rubare dai genitori che sono arrivati illegalmente nel paese. Solo identificando i bambini sotto i 14 anni - con le impronte digitali o preferibilmente per fotografie - si può fermare un abuso simile e ridurre l'onda di crimine giovanile.

In pochi risponderebbero che il recente arrivo di un gran numero di Rom, la maggior parte dalla Romania e dai Balcani, non ha causato enormi problemi sociali ed economici. La maggior parte degli arrivati, che hanno scarse abilità e qualificazioni, vivono in 700 campi temporanei, installati per fare fronte all'afflusso ma con povere facilità e sanificazioni.

L'alto livello di crimini da strada associati con gli Zingari ha impaurito molti Italiani, e l'umore è stato sfruttato dal partito anti-immigrati Lega Nord per promuovere severi provvedimenti rivolti contro tutte le immigrazioni. Estremisti e skinheads hanno colto l'occasione dare via libera ai loro pregiudizi, ed il disgraziato attacco ad un campo vicino a Napoli è stato seguito dallo sgombero del Sindaco di destra di Roma di un campo Zingaro vicino alla capitale.

Si stimano in 152.000 i Rom in Italia, e la loro presenza ha infiammato un dibattito già brutto sull'immigrazione. In precedenza il lassismo ai controlli di frontiera e una lunga linea costiera hanno reso l'Italia un magnete per migliaia di migranti illegali dall'Africa e dai Balcani. In pochi anni, un'attitudine rilassata verso gli stranieri è stata rimpiazzata da una nuova tagliente xenofobia, specialmente nelle città più grandi. La tendenza si è riflessa nell'appoggio elettorale per i partiti che promettevano un'attitudine più dura verso tutta l'immigrazione, sino al tentativo di rendere non ben accetti i migranti legali. L'Italia diverrà uno dei supporter più entusiasti della proposta EU della presidenza francese di rafforzare i controlli sull'immigrazione attraverso il Continente e chiudere le scappatoie che hanno permesso a troppi migranti di passare attraverso i controlli negli stati Schengen.

Niente di tutto ciò, tuttavia, scusa le sanzioni generali che indicano come bersaglio i gruppi di persone per razza ed etnia, specialmente quando le sanzioni sono sostenute dal pregiudizio popolare. Dieci anni fa due città nella Repubblica Ceca programmarono la costruzione di un muro attorno a due edifici che ospitavano Zingari, accusandoli di attitudini antisociali. Ci fu una rapida protesta - come ci fu contro la proposta britannica di installare un visto di regime in risposta ad un afflusso improvviso di Zingari. Entrambe le misure sono cadute. Anche il piano italiano di impronte digitali dovrebbe essere abbandonato. Le persone non devono mai essere bollate come gruppo. Bugie in questo senso sono pericolose.

 
Di Fabrizio (del 23/06/2009 @ 09:15:18 in Europa, visitato 1330 volte)

Da Roma_Daily_News

15/06/2009 - By Paul Ciocoiu for Southeast European Times in Bucharest

I Rom fronteggiano i più alti livelli di discriminazione fra i gruppi etnici esaminati in Europa secondo la Ricerca su Minoranze UE e Discriminazioni (EU-MIDIS) dell'anno scorso.

EU-MIDIS ha raccolto dati dalle minoranze etniche e dagli immigrati selezionati che vivono nei 27 stati membri UE nello sforzo di chiarire le discriminazioni.

Il rapporto, che ha esaminato circa 23.500 persone, si è focalizzato sulla minoranza rom, come pure sugli immigrati del Nord Africa, Africa Subsahariana, Turchia, ex Jugoslavia, Europa Centrale ed Orientale e Russia.

Secondo la ricerca (vedi QUI ndr), i Rom hanno segnalato di essere più discriminati in Ungheria (62%) e nella Repubblica Ceca (64%), e dall'altro lato della medaglia, meno discriminati in Romania (25%) e Bulgaria (26%).

Lo studio si è focalizzato sui Rom in sette paesi UE: Repubblica Ceca, Ungheria, Polonia, Grecia, Slovacchia, Bulgaria e Romania.

In dieci paesi, la maggioranza inoltre è stata votata per la giustapposizione.

Le domande della ricerca riguardavano nove categorie: ricerca d'impiego, sul lavoro, ricerca di casa in affitto o in acquisto, trattare col personale ele istituzioni mediche, istituzioni di assistenza sociale, istituzioni dell'istruzione, nei posti pubblici, accesso ai negozi, aprire un conto o chiedere un prestito in banca.

Di media, i Rom hanno detto di essere stati discriminati in almeno una categoria l'anno scorso.

I Rom rumeni hanno anche detto di essere maggiormente discriminati quando trattano coi privati (14%) ed i servizi medici (11%).In Bulgaria, il 15% riporta di essere discriminato nella ricerca di un impiego, e l'11% cercando di ottenere servizi medici.

I livelli più bassi di discriminazione in Romania e Bulgaria sono dovuti all'isolamento dei Rom dalla società maggioritaria. Il tasso di disoccupazione Rom in Bulgaria è del 33%. Le testimonianze di discriminazione sono presuntamente basse perché i Rom non sono a conoscenza dei loro diritti legali.

Secondo il censimento rumeno del 2002,  nel paese vivono più di 500.000 Rom, la seconda minoranza etnica dopo gli Ungheresi.

 
Di Fabrizio (del 20/03/2010 @ 09:14:18 in Europa, visitato 1570 volte)

ToscanaOggi 17/03/2010 - 16:39

Nazzareno Guarnieri, primogenito di una numerosa famiglia rom, ha iniziato la sua formazione frequentando con successo il prestigioso Istituto Magistrale «B. Spaventa» di Città S. Angelo (PE), conseguendo nel 1971 il diploma della qualificazione magistrale.

La sua formazione continua con il corso biennale di operatore psicopedagogico presso Università di L’Aquila, e successivamente il corso di mediatore culturale e la Laurea in psicologia sociale. Il costante impegno volontario e professionale per la popolazione romanì, la promozione e la realizzazione di importanti esperienze di interazione culturale e la partecipazione a numerose iniziative italiane ed europee arricchiscono il percorso formativo di Guarnieri, tale da essere oggi un professionista, un leader ed un attivista rom riconosciuto a tutti i livelli.

Nell’anno 2000 e e nell’anno 2002 Nazzareno Guarnieri è il vincitore del Premio Raffaele Laporta, per la sezione progetti educativi. Nell’anno 2003 Nazzareno Guarnieri è il promotore del «progetto federazione», un’iniziativa per sollecitare ed incoraggiare la partecipazione attiva di Roma e di Sinti. Nell’anno 2009 che è stato eletto presidente della Federazione romanì.

Nazzareno Guarnieri, come mai sembra impossibile stabilire con la minoranza Rom un sistema di regole condivise e di convivenza pacifica?

«La convivenza con la popolazione romanì oggi è difficile per il radicato pregiudizio, duro a morire, e per le scelte politiche sbagliate. Una sequenza di deficit mediatico, culturale, politico, istituzionale di partecipazione attiva e di conoscenza. Deficit che hanno categorizzato i pregiudizi contro la popolazione rom e sinta e banalizzato la cultura romanì. Deficit che hanno ostacolato i processi di scambio culturale, di acculturazione e inculturazione ed hanno impedito una “canalizzazione politico/istituzionale” alla cultura romanì. Deficit che hanno portato a generalizzare a tutta la popolazione rom e sinta la responsabilità del singolo. Una sequenza di deficit che richiedono una risposta urgente e chiara, capace di abbandonare i diritti differenziati e l’assistenzialismo culturale, oggi riservati a rom e sinti, e costruire le relazioni umane e di scambio culturale con la popolazione romanì».

La Risoluzione del Parlamento europeo dell’11 marzo 2009 al punto 8. riporta: «La grande maggioranza dei laureati rom non fa ritorno alla propria comunità dopo il completamento degli studi universitari e che alcuni di essi negano le proprie origini o non sono più accolti nella loro comunità quando cercano di farvi ritorno». A Cosa è dovuto questo disconoscimento, forse a discriminazione?

«Questa è una amara verità innegabile non solo per i rom laureati o con al titolo di studio, ma anche per tanti altri rom che sono riusciti a farcela ad uscire dalla segregazione e dall’assistenzialismo ed essere protagonisti positivi e professionisti preparati. La tendenza di addebitare questa scelta di assimilazione al radicato pregiudizio ed alla discriminazione, così come attribuire la responsabilità solo alla politica mi pare riduttivo. Credo che tutto nasca da una perfida combinazione di interventi e di politiche da un lato limitati agli aspetti sociali, assistenziali e di emergenza, mai culturali. Questo sta conducendo alla perdita di una identità culturale collettiva, dall’altro la mancanza di processi di partecipazione reali. Quale possibilità ha un rom che è riuscito a farcela di rivendicare la propria identità culturale romanì e collaborare per la crescita sociale e culturale della propria popolazione? Senza contare gli stereotipi creati ad arte che descrivono lo zingaro solo come la persona che vive nel campo nomadi, che ruba e non lavora, ecc. Quindi non solo l’indifferenza e l’assenza di una politica per la cultura romanì, ma una precisa volontà di gran parte della società civile, che si è occupata e che si occupa dei rom, di gestire o tutelare, evitando ogni forma di crescita dell’autonomia e della normalità per i rom. Qualsiasi cultura si evolve con il contatto e con lo scambio culturale».

Mi faccia capire il vostro punto di forza, da qui l’appello che rivolgete anche agli stessi Rom è Partecipazione, vuole spiegarmi meglio, cosa vuol dire?

«Dalle esperienze del passato e del progetto federazione, avviata molto lentamente fin dal dicembre 2003, sono arrivate alcune interpretazioni della partecipazione attiva dei rom. Non Basta essere Rom ma è necessario che la partecipazione Rom sia Qualificata. Mi spiego meglio non si tratta di avere o meno un titolo di studio ma di possedere o acquisire le conoscenze e le competenze necessarie per una partecipazione qualificata, solo così si può costruire un processo di formazione alla partecipazione (capacity building) e di empowerment e di superare la convinzione che la questione rom sia solo una questione sociale (sicurezza e legalità) e di folclore, effetto delle improvvisazioni che hanno manipolato la realtà culturale romanì».

Infine vorrei capire, vista anche la sua formazione professionale, cosa propone per contribuire a una maggiore scolarizzazione dei bambini e bambine Rom?

«Il fallimento delle politiche del passato per la popolazione romanì dimostra, anche in questo caso, che senza la partecipazione attiva, propositiva e professionale di Rom e Sinti ogni iniziativa è destinata al fallimento, bisogna passare dalla mediazione culturale alla partecipazione.

Le iniziative di scolarizzazione dei bambini rom e sinti devono porsi l’obiettivo del successo scolastico e non impegnarsi solo per la frequenza. Sono troppi gli alunni rom e sinti che completano la scuola elementare senza aver acquisito la strumentalità minima di base: saper leggere, scrivere e far di conto e nel contempo ritenere che le abilità del bambino rom costituiscano un handicap. La presenza di bambini Rom nella scuola Italiana è condizionata da stereotipi e pregiudizi che conducono al fallimento del progetto educativo, e troppo spesso, è gestita con distanza dalle dinamiche della diversità culturale e della strategia interculturale. Quindi in breve: formazione per gli insegnanti, produzione di materiale didattico specifico, realizzazione di un osservatorio nazionale e regionale, sostenere le sperimentazioni mirate partendo dalla cultura di origine».

Nei vostri interventi spesso vi pronunciate contro i campi nomadi come ostacolo alla integrazione, ironia della sorte spesso se ne giustifica la nascita per preservare la cultura romanì?

«In Abruzzo non vi sono campi rom, i rom che arrivano vengono inseriti in civili abitazioni con l’ausilio del volontariato sociale. Il campo nomadi è la nostra tomba non rappresenta la cultura romanì. Spesso proponiamo l’autogestione dei campi nomadi e usare le ingenti risorse per la gestione dei campi nella costruzione di politiche abitative serie».

Quale sono i prossimi impegni della Federazione?

«In Spagna a Cordoba il prossimo 8 e 9 Aprile 2010 si svolgerà il secondo vertice europeo sui rom ed il fatto che si realizzi durante la Presidenza Spagnola dell’Unione Europea è un buon auspicio perchè la Spagna negli ultimi anni è stato il paese europeo che più ha investito in politiche sociali e culturali per la popolazione romanì. Per la grave condizione e discriminazione della popolazione romani in molti stati Europei, dal secondo vertice europeo sui rom ci attendiamo conclusioni politiche con la esplicitazione di una strategia politica chiara ed efficace, strategia che da una parte impegni la Commissione europea e gli Stati membri dell’UE ad una forte e coordinata azione politica e degli strumenti giuridici per contrastare l’antiziganismo, dall’altra parte definisca il ruolo attivo delle organizzazioni rom nei piani d’azione europei e nazionali, nella progettazione/realizzazione delle politiche per i rom, nel monitoraggio dei progetti destinati alla popolazione romanì. Vi invitiamo a consultare il nostro spazio Web: http://federazioneromani.wordpress.com».

S.V.

LA SCHEDA

Alla popolazione rom si applica, se cittadini stranieri, il decreto legislativo 25 luglio 1998 (Testo unico sull’immigrazione).

Non esistono censimenti ufficiali che dicano con esattezza quanti sono.

In Europa la minoranza rom/sinta è definita «la minoranza più numerosa dell’Unione europea».

In Italia ci sono una dozzina di etnie molto radicate in precisi territori, ognuna con proprie tradizioni. Partiti dal nord dell’India e dal Pakistan intorno all’anno mille, gli zingari si sono stabilizzati nell’est europeo da dove hanno poi ricominciato altre migrazioni. In Italia i primi arrivano alla fine del 1300. Quella rom è una delle società più chiuse e tribali che si conoscano esistono diversi gruppi.

I rom abruzzesi e molisani: i più tradizionalisti, conservano intatto l’uso del romanì e sono arrivati in Italia dopo la battaglia del Kosovo nel 1392 a seguito dei profughi arbares’h (albanesi). Si dedicano ai mestieri tradizionali come l’allevamento e il commercio di cavalli ed è molto diffusa tre le donne (rumrià) la chiromanzia.

I rom napoletani (detti napulengre). Fortemente mimetizzati nel capoluogo, fino a una trentina d’anni fa fabbricavano arnesi per la pesca e facevano spettacoli ambulanti. Esistono anche i rom cilentani (una grande comunità di 800 persone vive a Eboli), lucani (una delle comunità più integrate), pugliesi, calabresi e i camminanti siciliani.

Sinti giostrai – Sparsi soprattutto tra il nord e il centro Italia sono almeno trentamila. Arrivati in Italia all’inizio del 1400, sono i depositari del più antico dei mestieri rom, quello dei giostrai. Un mestiere però che sta scomparendo trasformandoli in rottamatori di oggetti recuperati tra i rifiuti e venditori di bonsai artificiali.

I Rom harvati e il sottogruppo dei kalderasha, circa 7 mila persone arrivate dal nord della Jugoslavia dopo le due guerre mondiali, e i rom lovara (non più di mille) chiudono il gruppo dei rom con cittadinanza italiana.

I rom jugoslavi – Č possibile suddividerli in due grandi ceppi, i khorakhanè (musulmani) e i dasikhanè (i cristiano-ortodossi). Vivono per lo più nei campi nomadi del nord e del centro Italia.

I rom romeni – Quello dalla Romania è ormai un flusso continuo e inarrestabile. Le più grandi comunità sono a Milano, Roma, Napoli, Bologna, Bari, Genova ma ormai il fenomeno è in crescita in tutta Italia.

A livello europeo esiste il Dipartimento Rom and Travellers (Rom e camminanti, due delle varie etnie zingare). L’ufficio, nato nel 1993 a Strasburgo nell’ambito del Consiglio Europeo per fronteggiare la questione rom, ogni anno produce pagine e pagine di relazioni, rapporti internazionali, raccomandazioni.
Se in Italia non è ancora stata affrontata la questione rom, l’Europa è messa più o meno nelle stesse condizioni.

Negli anni, attraverso numerose Raccomandazioni – ad esempio sulle condizioni abitative (2005), sulle condizioni economiche e lavorative (2001), sui campi e sul nomadismo (2004) – si è cercato di dare almeno una cornice di riferimento, linee guida ai vari stati per gestire la continua emergenza rom.

Uno dei file più aggiornati dell’ufficio europeo sono i numeri. In Europa si calcola che viva un gruppo di circa 9-12 milioni di persone, nei paesi del Centro e dell’Est Europa – Romania, Bulgaria, Serbia, Turchia, Slovacchia – arrivano a rappresentare fino al 5 per cento della popolazione. Scorrendo i fogli delle statistiche ufficiali europee (aggiornate al giugno 2006), colpisce come nei paesi della vecchia Europa, nonostante la presenza e l’afflusso continuo di popolazione rom, manchi del tutto un loro censimento. Sono censiti solo gli zingari che vivono nei paesi dell’est Europa: dal 1400 la «casa» dei popoli nomadi in arrivo dall’India del nord est.

La Romania guida la classifica dei paesi con maggior numero di gitani: l’ultimo censimento ufficiale del 2002 parla di una minoranza che si aggira tra il milione e 200 mila e i due milioni e mezzo. Seguono Bulgaria, Spagna e Ungheria a pari merito (800 mila), Serbia e Repubblica Slovacca (520 mila), Francia e Russia (tra i 340 e 400 mila).

L’Italia è al quattordicesimo posto con una stima, ufficiosa in assenza di un censimento, che si aggira sui 120 mila. Sappiamo che oggi quel numero è salito fino a 150-170 mila. Facendo un confronto con i paesi della vecchia Europa, è una stima inferiore rispetto a Spagna e Francia, Regno Unito e Germania. Sui motivi di queste concentrazioni la Storia conta poco: se è vero che la Germania nazista pianificò, come per gli ebrei, lo sterminio degli zingari (porrajmos) e nei campi di concentramento tedeschi morirono 500 mila rom, in Spagna la dittatura di Franco ha tenuto in vigore fino agli anni settanta la legislazione speciale contro i gitani eppure gli zingari continuano ad essere, e sono sempre stati, tantissimi.

Lo statuto francese – Nonostante «la grande preoccupazione» del Consiglio europeo «per i ritardi e l’emarginazione», la Francia (con 340 mila o un milione di manouche) sembra aver adottato il modello migliore sul fronte dell’accoglienza per i rom. Un modello che si muove tra l’accoglienza e la tolleranza zero, due parametri opposti ma anche complementari: da una parte la legge Besson che prevede che ogni comune con più di cinquemila abitanti sia dotato di un’area di accoglienza; dall’altra la stretta in nome della sicurezza. Chi non rispetta le regole dei campi e dell’accoglienza è fuori per sempre. E chi occupa abusivamente un’area può essere arrestato e il mezzo sequestrato. La legge Besson immagina i campi come una soluzione di passaggio e prevede, contestualmente, un programma immobiliare di case da dare in affitto ai gitani stanziali e terreni familiari su cui poter costruire piccole case per alcune famiglie semistanziali e in condizioni molto precarie.

Il caso tedesco – In Germania i 130 mila circa tra Rom e camminanti sono considerati per legge «minoranza nazionale». Dagli anni sessanta, con la caduta del modello socialista titino e con le prime diaspore rom dall’est europeo verso l’occidente europeo che poi si sono ripetute negli anni ottanta e novanta con le guerre nei Balcani, la Germania ha accolto queste migliaia di persone in fuga con un progetto di welfare. Sono state assegnate case, singole o in palazzine popolari, hanno avuto il sussidio per il vitto, chi ha voluto è stato messo in condizione di lavorare.

La Spagna – La Spagna ha una delle comunità gitane più popolose e in Europa occupa il terzo posto dopo Romania e Bulgaria con 800 mila presenze. Dalla fine degli anni Ottanta il governo centrale ha elaborato un Programma di sviluppo per la popolazione rom. Anche in Spagna ogni regione ha un Ufficio centrale che coordina gli interventi e le politiche per gli zingari in cui lavorano sia funzionari del governo che rom con funzioni di mediatori culturali. Il risultato è che non esistono quasi più campi nomadi, quasi tutti vivono in affitto nei condomini popolari o in case di proprietà, nelle periferie ma anche nelle città. Dipende dal livello di integrazione. Che è in genere buono anche se resta alto il tasso di criminalità.

 
Di Fabrizio (del 24/09/2010 @ 09:13:52 in Europa, visitato 1775 volte)

Da Baltic_Roma (in Mahalla, di Russia si è scritto soprattutto a proposito di sgomberi forzati e violenze poliziesche. Ecco un'altra versione dei fatti)

RIA NOVOSTI

16/09/2010 - La cultura romanì, con tutte le sue pratiche controverse come le predizioni e il furto dei cavalli, è stata parte del panorama multiculturale della Russia per diversi secoli, e l'atteggiamento verso i Rom in questo paese è rimasto tollerante, se non amichevole, sin dall'inizio.

L'attuale deportazione francese degli immigrati rom può essere salutato come una misura sensata da Italia, Danimarca, Belgio, Svezia, Paesi Bassi e altre nazioni europee che stanno per seguire, ma per i Russi questa idea sfida ogni logica.

La comunità rom russa ora è di circa 200.000 secondo le stime ufficiali, mentre i suoi membri si contano in mezzo milione. Eppure la comunità non si è mai sentita aliena o paria in questo paese, dove i Rom iniziarono ad insediarsi circa 300 anni fa. I primi gruppi romanì arrivarono in Russia dalla Polonia, ed a loro venne quasi immediatamente concessa la cittadinanza russa, Molti di loro si sono convertiti al cristianesimo ortodosso, la religione predominante nel paese. Un decreto del Senato nel 1733 permetteva agli immigrati rom di risiedere qui ed impegnarsi nelle occupazioni tradizionali come il commercio di cavalli. Secondo questo decreto, potevano unire le loro proprietà e nel XIX secolo si potevano trovare Rom tra gli intrattenitori, i mercanti, i borghesi e i contadini.

Nel XX secolo, un'era di cambiamenti radicali in Russia, vennero fatti ripetuti tentativi di acculturare i Rom russi, molti dei quali continuarono a mantenere il loro tradizionale stile di vita nomade. Per esempio, durante la campagna bolscevica di collettivizzare l'agricoltura in Russia, vennero messi fuorilegge i tradizionali mercati di cavalli, deprivando i Rom che li vendevano rubati o meno, della loro principale fonte di sostentamento. Le autorità sovietiche tentarono anche di stabilire le comunità rom in residenze permanenti. Ma molti dei suoi membri scelsero di stabilirsi volontariamente dopo la II guerra mondiale. Tra di loro di gran lunga le attività più popolari erano legate all'agricoltura e all'artigianato.

Durante la II guerra mondiale, i Romanì sovietici combatterono contro i sovietici sia con l'esercito regolare che con le unità partigiane. Nei territori occupate, furono braccati come bersaglio della campagna di genocidio nazista. Molti Rom in Russia sopravvissero grazie alla solidarietà dei Russi che li avvertivano dei pericoli e offrivano a loro un posto dove nascondersi.

Il 5 ottobre 1956, il parlamento sovietico emanò un decreto volto ad obbligare tutti i Rom "vagabondi" ad abbandonare il loro stile di vita nomade ed accettare i lavori comuni. Questa legge piuttosto rigida venne mitigata da alcuni incentivi economici, come casa e terreni gratuiti.

Per quanto riguarda l'identità culturale dei Rom, non è mai stata violata in questo paese. Il moscovita Teatro Romen, che presenta danze e canzoni rom tradizionali, ha ottenuto popolarità e consensi generali tra persone di tutte le etnie. Anche registi russi hanno aiutato a promuovere la cultura romanì. La serie televisiva "Tsygan" diretta nel 1979 da Alexander Blank con popolari attori sovietici, e una precedente produzione di  Emil Lotjanu, "Anche gli zingari vanno in cielo" ("Tabor ukhodit v nebo") hanno entrambe riscosso un successo immediato presso il pubblico sovietico.

L'interesse russo nell'arte romanì ha una lunga storia, precedente all'era sovietica. Molti aristocratici locali e membri della borghesia avevano una forte passione per le danze e le canzoni zingare. Paradossalmente, le canzoni liriche degli zingari di Russia erano comunemente viste nell'Europa del XX secolo come una forma originale dell'arte russa, e l'intensità emozionale di queste canzoni era intesa come una manifestazione dell'anima russa profonda.

Durante il boom commerciale russo degli anni '90, molti Rom iniziarono a viaggiare all'estero procurandosi beni da rivendere con profitto in patria. Altre tradizionali occupazioni romanì rivissero in quel periodo. Famiglie allargate ricorsero al furto e alla truffa. Qualcuno finì coinvolto nel crimine organizzato, incluso il traffico di droga, omicidi su ordinazione e schemi immobiliari fraudolenti. Nel sottobosco criminale, ogni gruppo tribale romanì ha la sua specializzazione.

La predizione della fortuna, occupazione romanì tradizionale, divenne la più comune forma di sostentamento dei Rom di Russia nel periodo post sovietico. Hanno anche cercato di immettersi in nuovi business, in particolare il traffico di droga, con discreto successo. Secondo l'osservatorio anti-narcotici di san Pietroburgo, sono stati i Tagichi ad occuparsi del commercio all'ingrosso di eroina nella seconda città più grande di Russia, mentre i Rom sono stati coinvolti nella distribuzione, assieme alla comunità azera. La mafia rom, con la sua tradizione di mutua responsabilità, è riuscita a costruire un'estesa rete di traffico di droga, la cui estrema segretezza rende difficile da individuare.

Atti sfacciati, fuorilegge o legali, sono abbastanza tipici dei Rom russi. La sfida, dopo tutto, è un loro importante tratto culturale. Naturalmente, molti in Russia sono sorpresi di vedere i Rom in Francia acquiescenti ad essere deportati. Il compenso monetario offerto dalle autorità francesi (300 euro per ogni adulto e 100 euro per bambino) può essere parte della ragione dietro al loro esodo ordinato, ma non spiega tutto.

RIA Novosti commentator Olga Sobolevskaya - Le opinioni espresse in questo articolo sono dell'autore e non necessariamente rappresentano quelle di RIA Novosti.

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Di Fabrizio (del 21/03/2009 @ 09:13:34 in Europa, visitato 1387 volte)

Segnalazione di Clochard

12 marzo 2009 di Carlos Enrique Bayo

Gli assalti ai comandi del Servizio di Sicurezza di Ucraina (SBU) alle sedi di Kiev del monopolio del gas Naftogaz e dell'autorità che controlla i gasdotti del paese Urkrtransgaz, hanno colpito la nostra attenzione negli ultimi giorni. Ma senza ombra di dubbio è molto più importante e preoccupante l'assalto cittadino che si sta protraendo di fronte alle succursali ucraniane della Banca Rodovid, che ha limitato il prelievo di soldi a meno di 28 euro giornalieri perché è sul bordo della bancarotta.

In realtà, ciò che è in bancarotta è lo stesso stato di Ucraina, dove città intere, per interi giorni, sono rimaste senza riscaldamento e acqua corrente perché le istituzioni non possono pagare le bollette; il servizio della metropolitana di Kiev è vicina al collasso per mancanza di fondi; gli stabilimenti siderurgici e l'industria chimica, motori economici del paese, stanno licenziando a migliaia di operai e il valore della moneta nazionale, l'hryvnia, è crollato.

L'Ucraina è il paradigma del fallimento dell'Europa Centrale come conseguenza della crisi globale e deve metterci all'erta su quello che è sul punto di succedere negli altri paesi ex-sovietici della regione che sono membri dell'UE ma che vedono rifiutati le loro richieste di aiuto. Il primo ministro ungherese, Ferenc Gyurcsany ha messo in guardia i suoi colleghi che una "nuova cortina di ferro divida l'Europa", ma è stato inutile. Aveva richiesto un fondo speciale di 190.000 milioni di euro per proteggere i membri più deboli dell'UE, e il suo governo ha fatto circolare un documento che riportava la cifra di 300.000 milioni di euro come preventivo per coprire il vero bisogno che quest'anno per la ri-finanziazione dell'Europa centrale.

Questa cifra è uguale a quella che hanno sborsato i governi dell'Ue per ri-capitalizzare le banche oltre ad aver dato garanzie di credito per 2.5 mille milioni di euro.

Ma i crediti continuano a non arrivare alle aziende e ai privati che dovrebbero riattivare l'economia. In questo modo i paesi ricchi, cominciando dalla Germania (dove il cancelliere, Angela Merkel, affronterà le elezioni generali a settembre), negano questo carissimo salvagente ai membri più orientali, che presto dovranno dichiarare la sospensione dei pagamenti: Ungheria, Romania e i paesi baltici.

Queste nazioni sono sul punto di naufragare perché alla crisi economica mondiale si è aggiunto la caduta delle sue divise(moneta) di fronte all'euro, e si vedono impossibilitati a ridare i crediti alle banche dell'eurozona(che sono i loro principali creditori) in un momento di una forte riduzione della domanda dei suoi prodotti in Europa occidentale. Il nucleo duro dei 16 paesi che condividono l'euro (con un economia nel suo insieme tanto importante quanto quella degli Usa) ha la pretesa di salvarsi escludendo ai suoi soci più recenti. Ma le misure protezionistiche non manterranno a galla potenze come la Germania, la cui prosperità dipende dalle esportazioni a mercati che non hanno una capacità d'acquisto.

Il rischio non è solo economico, ma anche geopolitico, dato che quei soci orientali hanno vissuto la recente esperienza di rinunciare ai loro sistemi economici centralizzati e super regolati, attraversando una terapia d'urto che li ha sottomessi a grandi penurie quando avevano appena cominciato a recuperare e stabilizzarsi.

Proprio quando erano a punto di degustare il miele del capitalismo prospero, questo affonda e nega loro l'ancora di salvezza.

Il caso dell'Ucraina è da esempio e la sua stabilità è fondamentale per il continente perché la Russia non solo approfitterà del suo crollo per dominarla attraverso il suo predominio etico e linguistico nell'est e nel sud del paese, ma il Cremlino presenterà questo fallimento come paradigmatico di ciò che succede quando le economie ex-sovietiche si sommergono nel libero mercato.

L'Ue non può permettere che la crisi affoghi i suoi membri più deboli, neanche i suoi vicini orientale, perché non è sufficiente con il non saperne nulla per evitare che chi affonda, disperato, trascini anche noi nel fondo.

Fonte:

 
Di Fabrizio (del 28/05/2008 @ 09:12:37 in musica e parole, visitato 1798 volte)

Da Czech_Roma

Diverse culture Rom sfilano nel centro di Praga
Khamoro celebra i suoi 10 anni con musica, danza, arte e film da molti paesi

By Darrell Jónsson
For The Prague Post
May 21st, 2008 issue

COURTESY PHOTO Macedonian Gypsy queen Esma Redžepova in the annual parade through Prague.

Ogni anno per una settimana Praga diventa il colorato incrocio di una cultura le cui canzoni non conoscono confini. A partire da domenica, la celebrazione di quest'anno di Khamoro della cultura internazionale Rom presenta sette giorni di film, esibizioni, laboratori, seminari e la tradizionale parata attraverso il centro cittadino.

Le sottolineature musicali includono il Gypsy jazz dalla Holland’s Basily e da Angelo Debarre dalla Francia, e l'evocativa voce di Esma Redžepova dall'incrocio euro-islamico della Macedonia. Dalla Repubblica Ceca artisti contemporanei come Gulo Čar e Bengas porteranno il loro contributo, fresco e locale al mix. E la troupe mondiale andalusa di Puerto Flamenco fa ritorno, accolta da un pubblico entusiasta per il piacere dell'anno scorso.

"Per noi, il festival di Khamoro dell'anno scorso è stato come una porta in un altro mondo, e siamo grati di essere tornati" dice la ballerina Francesca Grima, portavoce dei Puerto Flamenco. Il suo studio è nella Triana di Siviglia, il leggendario quartiere considerato da molti come l'epicentro del flamenco, uno stile di danza che condivide molto del patrimonio musicale Rom. "Questo è un festival che gira attorno alla musica ed allo stile di vita di gente innamorata della musica e del suo cuore."

Questo cuore è corso attraverso il centro del panorama ceco almeno dal Medio Evo. Per il piacere della fotografa ed antropologa ceca Eva Davidová, che nel 1950 documentò e portò la cultura dei Rom cechi ad un pubblico più vasto, il fenomeno musicale è internazionale. "I Rom sono conosciuti in molti paesi come musicisti e cantanti superlativi" dice. "Mentre sono stati influenzati dai paesi dove si sono insediati, allo stesso tempo hanno influenzato la musica folk nazionale di molti paesi, come l'Ungheria, la Spagna, la Russia e gli stati Balcanici."

Le radici e le influenze della musica rom si possono trovare in posti diversi, dai lavori classici di Franz Liszt ai riffs dei Black Sabbath. Ci sono pochi posti dove la simbiosi è meglio definita della Spagna, dove dice Grima, "C'è un collegamento inseparabile tra il flamenco e la cultura gitana - uno non esisterebbe senza l'altra e viceversa. Il Flamenco è un fenomeno singolarmente andaluso, inseparabile dalla sua musica e cultura. I Rom che si insediarono in Andalusia divennero Gitanos, la loro integrazione nella società è praticamente senza giunte, ed essenziale per una comprensione generale dello spirito andaluso."

Nonostante la popolarità crescente del flamenco e della brass music balcanica, la musica rom rimane ancora indecifrabile per molti alla stessa maniera in cui nel XIX secolo il compositore Ference Liszt la descriveva: "ritmi ed armonie... che ci appaiono come emanate da un altro pianeta."

Oggi, sono possibili paragoni più dettagliati. "C'è un'enfasi sul ritmo e lo swing, espressività di emozioni, ed un elemento catartico al canto, elementi come i movimenti dei piedi, delle mani e del corpo, tutti molto simili ad altri generi di musica rom," dice Grima del lavoro della sua troupe. "Una delle principali e più evidenti differenze è lo sviluppo di strutture ritmiche complesse ed il tempo battuto sui 12/8, e la preminenza della danza come elemento guida. Per un pubblico abituato ai 2/4 o ai 4/4, questo può generare un modo schiacciante di rotture, di cambiamenti della scanalatura, di accelerazioni e di conclusioni potenti che seguono un codice misterioso. [Ma] una volta passata questa barriera, si scopre un intero universo di profonde finezze."

Davidová, che esporrà le sue fotografie e parlerà al seminario etnomusicologo del seminario, vede che la percezione sta cambiando nelle regioni non-Rom. Quando iniziò il suo lavoro, dice Davidová, "La maggioranza delle comunità non-Rom li conoscevano soltanto come viaggiatori nomadici, o come persone differenti che vivevano in comunità separate. Se conoscevano parte della loro cultura musicale, era soltanto dalle vinerie o dalle operette. La loro vera musica e cultura non era affatto conosciuta."

Ma quando la musica crebbe e si diffuse, aiutò a rompere le barriere. "Il cambio avvenne quando le prime bande e gruppi rom, apparvero in televisione, nelle trasmissioni radio ed ai festival folk," dice Davidová. "Allora alcune delle loro canzoni iniziarono ad uscire in cassetta o su altri media. Adesso, durante gli ultimi 10 anni, festival mondiali come Khamoro portano una possibilità più ampia di conoscere la musica e la danza rom da differenti nazioni e gruppi di tutto il mondo."

Il festival di settimana prossima darà al pubblico praghese l'opportunità di vedere le diverse facce di uno dei diamanti musicali più brillanti d'Europa. Per quanti siano interessati alla world music, jazz o al folk, non ci sarà scarsità di intersezioni affascinanti al Jazz Club Reduta, Popocafépetl, Kampa Museum e altri luoghi. Il cuore del festival è la parata giovedì 29 a mezzogiorno, attraverso la Città Vecchia, con la sua esposizione esuberante di spirito umano diversificato.

L'unica cosa sbagliata di Khamoro è che la sua magia musicale viene una sola volta all'anno. La buona notizia è che il laboratorio di danza si terrà allo Studio Zamba per quanti intendono lanciare il proprio viaggio nell'affascinante mondo della danza e della musica Rom.

Darrell Jónsson can be reached at tempo@praguepost.com

 
Di Fabrizio (del 19/04/2006 @ 09:11:00 in Europa, visitato 1691 volte)

Più o meno dello stesso tenore e raccolte a fine ferie pasquali...

Nella Lituania meridionale vicino alla cittadina di Alytus, una decina di Skinhads assaltano e feriscono 6 immigrati provenienti dalle regioni asiatiche dell´ex Unione Sovietica,sempre nella lituania meridionale sono frequenti i contatti tra neo-nazisti Lituani e gli Skinheads Bielo-Russi,pare che forniscano i loro camerati bielorussi di materiale propagandistico anticomunista.
In Ukrania nella parte occidentale del paese, Skinheads ucraini e polacchi fanno raduni e concerti all´insegna del "Potere Bianco"e dell´anticomunismo militante anti-russo,creando non poche tensioni con i russi ukraini delle zone orientali del paese, che a sua volta si organizzano in gruppi e bande nazionaliste filo-russe.
A Sofia lo scorribanda di gruppi neo-nazisti legati alle tifoserie ultrá continua indisturbato,lo scorso anno nella sola Sofia si sono registrate oltre duecento aggressioni a studenti e musicisti di colore,in uno di questi attacchi,un musicista africano ha perso la vita, due zingari sono stati uccisi a bastonate alla periferia di sofia é un punk anarchico ucciso, accoltellato alla gola.
Ma anche nella lontana siberia l´orda bruna non sembra fermarsi, nelle principali metropoli siberiane sono attive bande di nazi-skins che attaccano la popolazione asiatica geridando "Potere ai russi".
In tutto questo il democratico occidente tace nella speranza di buoni accordi commerciali con i nuovi zar bruni.

Alex su Indimedia


Un gruppo di skinhead armati di spranghe ha attaccato un campo di zingari nella città di Volzhsky, nella Russia centrale, uccidendo due persone. Gli skinhead hanno attaccato i rom che vivono nelle tende sull'argine di un fiume. Un uomo e una donna sono morti, altri sono stati portati all'ospedale in gravi condizioni. La polizia ha fermato tre giovani, responsabili dell'attacco.

PeaceReporter


Il Minority Rights Centre di Belgrado ha protestato contro la decisione del Tribunale dei Minori di Nis, che ha comminato una multa di 10.000 dinari ad un gruppo di skinheads che lo scorso 24 febbraio avevano assalito un insediamento rom, mentre le vittime dell'assalto sono state anche loro multate, ma per 15.000 dinari.

Quella notte, coperti dalle tenebre, circa una dozzina di skinheads in giacche di cuoio nero e anfibi, avevano assaltato la Mahala di Belgrado e rotto i vetri delle case al grido "Zingari, siete Carne Morta!"

I cittadini avevano chiamato la polizia, e la pattuglia che era intervenuta aveva arrestato nove tra gli assalitori, rinviandoli al Tribunale per Minori. Secondo il Minority Rights Centre, la polizia non ha provveduto al momento ad identificare l'età degli skinheads, che potevano non essere tutti minori e non ha steso alcun rapporto sull'incidente.

Nonostante l'immediata denuncia presentata contro gli assalitori, il Tribunale d'indagine competente non ha svolto nessun rilievo sui fatti, chiudendo l'istruttoria d'ufficio.

Radio B92 - SeeOneWorld

 
Di Fabrizio (del 07/10/2008 @ 09:10:20 in Europa, visitato 1228 volte)

Da Roma_Daily_News

La commissione contro il razzismo del Consiglio d'Europa ha trovato che i Rom sono la minoranza maggiormente oppressa in Russia, lo scrive il giornale nazionale "Vremya Novostey" nell'edizione del 24 settembre. "Gli Zingari, come pure i Caucasici, sono fermati 20 volte di più dalla polizia, rispetto alla gente dall'apparenza Slava," dice il capo deputato della commissione, Michael Head, in una conclusione condivisa dall'ombudsman sui diritti umani, Vladimir Lukin.

Ma Galina Kozhevnikova del Centro Sova ha osservato che per i provenienti dall'Asia Centrale è più facile cadere vittima della violenza neonazista.

La commissione ha anche trovato che il governo russo non ha preso le misure necessarie contro i neonazisti e che le leggi sull'immigrazione contribuiscono a discriminare i migranti. Sia la commissione europea che Kozhevnikova trovano che la polizia russa ha aumentato il numero di arresti di neonazisti, anche se le leggi contro i crimini razziali sono raramente applicate.

 

da Stradanove

COLUM MCCANN Č NATO A DUBLINO NEL 1965 MA VIVE DA ANNI A NEW York. E’ autore de “I figli del buio”. “La legge del fiume”, “La sua danza” (sul grande ballerino Nureyev). Abbiamo parlato con lui del suo ultimo libro, “Zoli”, e della vita e della cultura dei rom.

La prima riflessione che facciamo, dopo aver letto il suo libro, è che l’ignoranza genera il pregiudizio- sappiamo molto poco del mondo dei rom. E tuttavia che cosa c’è in comune tra il mondo che Lei rappresenta e gli zingari che vediamo chiedere l’elemosina sui treni della metropolitana, che ci infastidiscono finché non diamo loro dei soldi?

Osservazione fantastica - è vero, succede anche a me, sono stato nelle stazioni della metropolitana, sui treni, e mi sono sentito innervosito da questi zingari che ti assillano. Che rapporto c’è tra di loro e la storia di Zoli? C’è un salto significativo da fare, ma dobbiamo capire che cosa c’è dietro quegli occhi, la storia profonda che c’è dietro di loro. Ho iniziato a capire qualcosa di questo dieci anni fa, quando sono sceso nelle gallerie della metropolitana di New York per scrivere il romanzo “I figli del buio”. Pensavo che la gente senza tetto fosse così per sempre. Pensavo che fossero nati senza casa, non mi ero mai fatto tante domande. E invece non è vero, c’è una storia profonda dietro di loro. Se vogliamo che il mondo sia un posto migliore in cui vivere, dobbiamo cercare di capire la storia dei bambini che chiedono l’elemosina sul treno. La loro storia è quella di Zoli. Anche io ero pieno di pregiudizi: quando sono andato a fare ricerche in Slovacchia, ho nascosto passaporto e soldi, temevo di essere derubato. Alla fin fine ero io che cercavo di derubarli, chiedendo loro della loro storia. Certo, una sola vicenda, quella di Zoli, non rappresenta quella di tutti. I rom sono dai 10 ai 12 milioni - ce ne sono 2 milioni in Romania, 300.000 in Francia. E’ un numero straordinario. Vengo da un paese, l’Irlanda, dove ci sono 5 milioni di abitanti- gli zingari sono due volte tanto. Non ci sono romanzi che rappresentino l’Irlanda nella sua interezza, forse l’”Ulisse” ma, citando Stephen Dedalus, “me ne andrò da qui e foggerò nella fucina della mia anima la consapevolezza non creata della mia gente.” Chiunque può pensare che un romanzo rappresenti un paese, ma non è possibile. Dobbiamo essere aperti a molte storie. Dobbiamo chiederci perché odiamo i rom. Io sono un romanziere, il mio compito è quello di fare delle domande e forse con il mio romanzo i lettori guarderanno i modo diverso gli accattoni sulla metropolitana. Almeno lo spero.

Rom, zingari, gitani: qual è la parola giusta da usare? E sono divisi in gruppi, hanno tradizioni diverse secondo il luogo di provenienza?
La parola giusta è “rom” e significa “una persona”, “roma” vuol dire “la gente”, “romany” è l’aggettivo e indica anche la loro lingua. Sono le parole che usano loro per riferirsi a se stessi. Le altre due parole, zingaro e gitano, sono dei peggiorativi. Originariamente venivano tutti dall’India e hanno avuto sorti diverse, alcuni sono diventati nomadi, altri no. I rom italiani risalgono al secolo VI e non sono nomadi, vivono nelle case, sono italiani. All’interno della comunità rom ci sono tante differenze quante ce ne sono negli altri popoli, sono solo molto più poveri di altri. E sono moltissime le persone note che avevano origini rom: Pablo Picasso e Charlie Chaplin, Yul Brynner e Rita Hayworth.

Come ha iniziato ad interessarsi ai rom? E’ stato dapprima un interesse generico e poi è venuto a sapere della poetessa polacca Papusza che è in parte dietro il personaggio di Zoli?
No, non avevo alcun interesse per i rom, proprio nessuno. Ed ero ignorante per quello che li riguardava. Avevo impiegato quattro anni a scrivere il romanzo su Nureyev, avevo fatto molte ricerche, sulle guerre in Russia, sull’essere un ballerino gay - per me era stato uno sforzo ginnico dell’immaginazione ed ero stanco. Volevo andare a casa e scrivere un romanzo facile. Poi mi è venuta tra le mani la foto della poetessa Papusza: era molto bella, la sua era una storia interessante…Ero spaventato da quello che mi si prospettava eppure sentivo che dovevo farlo. Solo dopo è diventata una faccenda di coscienza sociale.

Che cosa c’è di vero e che cosa c’è di fittizio nel personaggio di Zoli?
E’ vero l’essenziale, che fosse rom, che fosse una poetessa, che fosse famosa e che fu esiliata dal suo popolo. Il resto naturalmente è fittizio.

A Zoli sembra inevitabile sia il donare la sua musica perché tutti la conoscano, sia accettare la punizione della sua gente- perché?
Direi che si tratta dell’accettazione del destino, qualunque forma esso prenda. I rom sono fatalisti. E lei fu bandita dalla sua gente perché era una profetessa: aveva capito che la storia deve essere scritta.

E’ in parte Lei stesso il personaggio di Stephen Swann, metà irlandese e metà slovacco, attratto dal mondo rom e innamorato di Zoli?
Sì, è in parte me stesso. Per quello è metà irlandese, volevo capirlo. Swann non sa del tutto chi è- decisamente sì, Swann è in parte me stesso.

Che cosa c’era dietro la politica comunista di integrare gli zingari in una società ordinata?
Dietro lo sforzo per l’integrazione c’è il profondo idealismo comunista. Dimentichiamo spesso che, pur essendo un sistema che ha avuto un fallimento così spettacolare, pur avendo la responsabilità di così tante morti, alle sue origini aveva una spinta di forte idealismo. Così attraverso gli zingari, vittime da sempre, volevano mostrare il valore del socialismo. E’ stato un po’ come il movimento di rivalutazione orgogliosa “Nero è bello” negli anni ‘70 in America. Gli zingari, a loro volta, si sentivano valorizzati- anche oggi sono molti quelli che hanno nostalgia del comunismo: avevano un lavoro, assistenza medica, c’era un grosso tentativo di integrazione. Purtroppo poi finirono per distruggerli, come tutti gli altri sistemi. Ma all’inizio ai rom sembrava il meglio che potesse loro capitare.

Quello che nel libro non è chiaro è di che cosa vivessero.
La comunità di Zoli era formata da musicisti ambulanti e vivevano di quello, della loro musica. Gli altri facevano lavoretti qua e là, quello che capitava, dove capitava. Vivevano di quello che la gente dava loro.

Li descrive come una comunità molto chiusa: come è riuscito a farsi accettare e riuscire a parlare con loro?
Nella situazione moderna, in Slovacchia, sono abituati a parlare con estranei, poliziotti, assistenti sociali, medici. Dapprima pensavano fossi uno di loro. Ad un livello più semplice il fatto è che sono andato là e ho dormito con loro, nelle baracche: sono rimasti molto sorpresi che qualcuno volesse fermarsi a dormire con loro. Quanto tempo ho passato con loro? Un totale di circa due mesi, in genere circa quattro giorni con ogni gruppo, in Slovacchia e Ungheria.

E’ recente la notizia della sterilizzazione di donne rom che hanno dato l’autorizzazione sotto gli effetti dell’anestesia: dopo gli sforzi per l’integrazione come si considera questa violazione dei diritti umani?
Viviamo in un mondo complicato: in Svizzera portavano via i bambini ai genitori rom, in Slovacchia li inserivano nelle scuole per ritardati. Il processo di integrazione è fallito, per la loro ignoranza, per la nostra ignoranza, per incapacità di fare e rispondere a delle domande, per inabilità ad essere empatici. Accade in tutta l’Europa di oggi. La parola che i rom usano per l’Olocausto è porraimos. Loro dicono che porraimos prosegue ancora oggi per loro- ed è finito nel 1945!

Che cosa ha apprezzato di più nella comunità rom?
La loro socievolezza, la facilità con cui offrono amicizia, la loro curiosità che li porta a fare tante domande. Quello che è necessario è che imparino a dire la loro storia in una maniera che abbia rilievo.

Secondo Lei, qual è il futuro della lingua rom, delle loro tradizioni, della loro musica?
Penso che la loro cultura diventerà più forte con le nuove iniziative, con le università in cui si fanno ricerche e si insegna la lingua e la cultura rom: ce n’è una a Trieste, una nel Texas…La lingua è difficile, sarà un lavoro lungo, ma come si fa a dire? Negli anni ‘50 sembrava impossibile che si arrivasse ad accettare i gay. Forse tra venti o trent’anni saranno in molti a vantarsi di essere per tre quarti rom!

 
Di Fabrizio (del 06/06/2013 @ 09:08:30 in conflitti, visitato 1253 volte)

La foto non viene da Istanbul, ma da Milano, c'è il parco e anche le baracche... la continuità è data dal braccio della ruspa

Sto scrivendo domenica 2 giugno, e come molti di voi seguo, praticamente in tempo reale, quanto sta succedendo in Turchia: Gezi.

Un anticipo di quanto sta succedendo ORA (ma non fu per niente in tempo reale) ci fu nel 2010, anche se la lotta iniziò almeno 5 anni prima: SULUKULE (forse qualche lettore se ne ricorda). Ora i turchi lottano per mantenere un parco; nel caso di Sulukule, si trattava di un quartiere millenario, dove i primi Rom si insediarono alla venuta in Europa. Ora, cacciati in altri quartieri dove non possono più svolgere le loro attività (che erano anche fonte di entrata per il turismo locale), non possono più permettersi di pagare gli alti affitti a cui sono sottoposti. Dopo un millennio di stanzialità, sono tornati ad accamparsi COME NOMADI sulle rovine delle loro ex case.

    ATTENZIONE, è da parecchio che tocca ripeterlo: le politiche che i popoli romanì sperimentano, altro non sono che un laboratorio di ciò che poi toccherà anche ad altri. L'abbiamo voluto, l'abbiamo permesso, lo pagheremo.

Per chi volesse, QUI potete trovare una completa ricostruzione della vertenza di Sulukule. Altrimenti di seguito ho preparato un riassunto, con alcuni dei momenti principali.


Il quartiere di Sulukule ad Istanbul esiste[va] da mille anni, ed ospitava il più antico insediamento Rom del mondo. Dichiarato patrimonio dell'Unesco, oggi è stato quasi totalmente abbattuto nel piano di un rinnovamento urbano, ed i suoi residenti spostati in un altro quartiere lontano dal centro, con affitti che non sono in grado di pagare. La lettera è del 2006

Lettera aperta di Sukru Punduk, nato il 1/1/1968 a Sulukule, residente in Edirnekapi Kaleboyu Cad. Zuhuri Sok. No: 5.
Gli abitanti del quartiere iniziarono a stabilirvisi attorno al 1504, del calendario bizantino. Dopo l'arrivo degli Ottomani nel 1453, la comunità Rom rimase lì e molti Rom fecero di Sulukule il punto di partenza per arrivare in Europa. Il quartiere sorge accanto alle mura storiche del distretto di Fatih. Vi abitano circa 3.500 Rom, che erano circa 10.000 i residenti prima che iniziasse lo sgombero della municipalità di Fatih nel 1992. D'improvviso la municipalità chiuse i locali musicali e d'intrattenimento, con la scusa che non pagavano le tasse e quindi non potevano esercitare nel quartiere. Tuttavia, si può pensare che noi siamo dei "campioni" del pagamento delle tasse, pagando tasse sull'intrattenimento, senza mai ricevere dall'autorità riscontro delle somme pagate. Il provvedimento di sgombero non causò soltanto la diminuzione degli abitanti, ma anche disoccupazione per quanti rimasero, incapaci di pagare elettricità, acqua e riscaldamento. Ora, sempre la municipalità di Fatih è determinata ad abbattere le nostre case,  nonostante noi siamo in possesso dei documenti ricevuti nel 1983/84, quando le abitazioni provvisorie vennero legalizzate da un'amnistia e registrate. L'insieme di questi eventi, vanno considerati parte di un premeditato processo di rimozione della comunità romani dal centro città. Noi, il popolo Rom di Sulukule, soffriamo la mancanza dei nostri diritti basici come il diritto di proprietà, quello di avere un lavoro decente, quello dell'accesso all'acqua potabile e all'elettricità.
Il numero delle case che andranno demolite è di circa 571, per un totale di 8.000 mq. Siamo venuti a conoscenza dai giornali e dalla TV che il comune ha un piano di sviluppo e rivalutazione del quartiere. Richiediamo quindi un incontro col sindaco, Mustafa Demir. Ci fu un incontro a novembre 2005, a cui presero parte 17 di noi. Allora erano proprietari in 251 e 320 gli inquilini. Il sindaco disse che le case del quartiere sarebbero state demolite e che l'area era stata definito di rinnovo urbano. Offrì nuovi alloggi agli inquilini, senza però andare oltre la solita "lotteria" delle abitazioni pubbliche in Turchia. Gli alloggi erano situati a Tasoluk, a circa 2 ore e mezza dalla città più vicina, Gaziosmanpasa. Le case sarebbero state costruite dall'Assessorato alle Case Popolari, meglio noto come TOKI. D'altra parte, non v'è certezza su quale sarà il costo delle nuove case e di conseguenza, se saremo in grado di pagare l'affitto. Ed ancora, i lavori che svolgevano gli abitanti di Sulukule non si potranno più  svolgere nelle nuove case aumentando il rischio di pagamenti insoluti. Il sindaco ha offerto due opzioni:
1. comperare il loro terreno con un ammontare incerto per metro quadro;
2. che le case siano pagate in 15 anni, deducendone il valore del terreno.
Il nostro problema è l'incertezza della situazione.  Non esiste un progetto concreto sulle somme che ci verranno offerte per le nostre terre, e quindi non siamo in grado di decidere. Abbiamo perciò chiesto al sindaco di costruire noi le nostre case e di disegnare un progetto comune, ma la nostra proposta è stata rifiutata..

In seguito il comune a luglio 2006 mandò inviti individuali per illustrare la situazione di cui ho accennato sopra. I loro argomenti si basano sulla decisione del Consiglio dei Ministri, che chiede di determinare le aree soggette a rinnovamento urbano, con la legge 5366. Hanno dichiarato che entro la fine di agosto 2006 riceveremo le ordinanze di abbattimento. Finora, a nessuno nel quartiere è giunto niente, e tutti sono preoccupati perchè non ci sono proposte concrete di rilocazione, e nel contempo a Istambul ci sono state demolizioni nei quartieri rom di  Kucukbakkalkoy e Yahya Kemal. Anche lì le case demolite erano registrate a norma e non sono state offerte soluzioni di rilocazione degli abitanti.
Noi, abitanti Rom di Sulukule, non vogliamo lasciare le nostre case. Nel 1960 alcuni abitanti di Sulukule furono obbligati a trasferirsi a Gaziosmanpasa, dove c'è oggi una comunità Rom minacciata a sua volta di sgombero e demolizione da parte del comune. Perciò la migrazione forzata non è la soluzione per i progetti di rinnovamento urbano. Non vogliamo essere evacuati in nuovi appartamenti, ma continuare a vivere con i nostri strumenti, danze, musiche, dove i nostri antenati  si stabilirono un migliaio di anni fa. Non vogliamo essere esclusi dalla comunità cittadina, né essere obbligati a migrare dalle nostre terre. Richiediamo aiuto alle associazioni e ai singoli perché appoggino la nostra lotta contro la migrazione forzata. Invitiamo perciò avvocati e giornalisti a venire a Sulukule e rendersi conto di come viviamo.
Saremo grati alle organizzazioni europee o di altri paesi che chiedano informazioni sulla situazione di Sulukule alle ambasciate e ai consolati turchi. Apprezzeremo le vostre lettere di appoggio alla nostra comunità, per non farci sentire soli.

Sulukule Romani Culture Solidarity and Development Association
President
Sukru Punduk

9 giugno 2008 By PELIN TURGUT - Time.com
All'ombra dei merli bizantini, un gruppo di ragazze ridenti va avanti e indietro fra le case cadenti, smettendo occasionalmente di vibrare le loro anche e di roteare i loro polsi. Sono inseguite da diversi ragazzi urlanti, che le afferrano e le spingono "in prigione" verso un angolo. I bambini del quartiere impoverito di Sulukule a Istanbul - patria della più antica comunità rom del mondo - chiamano questo gioco Poliziotti e Ballerine, versione locale di Guardie e Ladri emendata per riflettere sulla loro esperienza di essere nati in una vita di danza e caccia dalla polizia.
E' giovedì pomeriggio presto e i bambini giocano per strada invece di essere a scuola. La ragione della loro assenza ingiustificata, d'altra parte, è la paura. "I bambini sono spaventati," dice Dilek Turan,  uno studente di psicologia volontario a Sulukule. "Non vogliono andare a scuola perché sono preoccupati di tornare a casa e non trovarla più." C'è una ragione: il piano cittadino di demolire le loro case parte di un controverso progetto di rinnovamento urbano in vista di Istanbul Capitale Culturale Europea nel 2010.
Fu in era bizantina che gli antenati dei bambini rom di Sulukule si accamparono per la prima volta su questo particolare pezzo di terra, accanto al Corno d'Oro e appena fuori dalle mura del V secolo della vecchia Costantinopoli. La prima registrazione della comunità, circa nel 1050, si riferisce ad un gruppo di persone, che si riteneva provenissero dall'India (dove, per la verità, molti storici credono siano originari i Rom), accampati in tende nere fuori dalle mura cittadine. Dopo la conquista ottomana di Costantinopoli, alla comunità fu garantito il permesso ufficiale del sultano Sultan Mehmet II di avere dimora in quello che ora è Sulukule.
Per secoli la comunità rom si è guadagnata da vivere come indovini e ballerini per la corte ottomana, e più tardi per i Turchi - una tradizione portata sullo schermo nel film di James Bond Dalla Russia con Amore. Le loro fortune ebbero una svolta negativa negli anni '90, quando le loro "case d'intrattenimento" - abitazioni private dove le famiglie zingare cucinavano e ballavano per i loro concittadini benestanti - furono chiuse con l'accusa di gioco d'azzardo e prostituzione.
I Rom di Istanbul sono molto poveri, guadagnano in media circa $250 al mese, ma la terra che abitano, una volta periferica e senza importanza, è ora un bene immobiliare molto apprezzato a pochi minuti dal centro città. Se gli appaltatori ed il comune locale hanno il loro senso, l'intero quartiere di Sulukule  - che ha 3.500 residenti - verrà raso al suolo entro la fine dell'anno per far posto a 620 case signorili in stile neo-ottomano.
"Ogni giorno, ci domandiamo quale casa verrà demolita," dice Nese Ozan, volontario della Piattaforma Sulukule, una coalizione di architetti, attivisti e lavoratori sociali contro la demolizione. Ogni tre o quattro case derelitte di un blocco, una è stata ridotta ad un mucchio di residui e di metallo ritorto. Una X rossa segna le prossime, quelle in prima linea per le squadre di demolizione.
Mustafa Demir, sindaco della municipalità conservatrice di Fatih che sponsorizza il programma di demolizione, dice che c'è bisogno di un progetto di rinnovamento sociale "per rimpiazzare i tuguri". Il Primo Ministro Recep Tayyip Erdogan ha chiamato Sulukule "terribile" ed espresso stupore per le proteste anti-demolizione. Che il quartiere abbia un disperato bisogno di risanamento è chiaro, ma i critici accusano le autorità di aver mancato di includere una delle più antiche comunità nei piani per lo sviluppo. Invece, ai Rom sono state offerte due opzioni: possono vendere le loro proprietà a basso prezzo (o doversi trovare di fronte all'esproprio), o traslocare nel quartiere popolare di Tasoluk, a circa 25 miglia dalla città, e pagare un'ipoteca di oltre 15 anni che pochi possono permettersi.
"La municipalità non capisce che se intende rinnovare quest'area, c'è bisogno di fare in maniera che permetta alla comunità di continuare a vivere qui," dice Ozan. "Non possono limitarsi a sgomberare tutti, radere l'area la suolo e costruire un sobborgo. Questa è una comunità storica."
Il ricercatore rom britannico Adrian Marsh vede un programma più scuro al lavoro. "Quello che abbiamo è la municipalità più religiosa del paese che si confronta con quello che ritiene storicamente il gruppo più irreligioso ed immorale," dice. "Se rigenerassero la comunità in maniera inclusiva, avrebbero 3.000 voti extra, ma non stanno agendo così. Perché? Perché considerano la comunità di Sulukule irrecuperabile." Soluzioni a lungo termine come permettere ai Rom di impiantare music halls legali ed ottenere un guadagno, non sono gradite alle autorità locali dominate dagli islamisti, perché non intendono promuovere questo tipo di intrattenimento, ragiona Marsh.
Questo è molto più certo: disperdere la comunità rom di Sulukule distruggerà la loro cultura, che è legata alla vita comunale. Famiglie estese condividono case e forme musicali, usando le strade come estensione delle loro stanze. "Sulukule presenta un modo di vita unico," ha concluso un gruppo di ricerca sul design urbano dell'University College di Londra. "Questo dev'essere tenuto in conto e preservato quando viene introdotto un nuovo sviluppo per l'area."
La Piattaforma Sulukule ha richiesto un'ingiunzione del tribunale contro la demolizione ed il parlamento ha ha nominato un comitato di studio. Ma i bulldozer non aspettano. Il gioco di Poliziotti e Ballerine non sta andando bene per lo spettacolo.

Sabato, 21 giugno 2008 - ISTANBUL – Turkish Daily News
Operai della municipalità di Fatih-Istanbul giovedì hanno distrutto una casa nel quartiere di Sulukule, anche se dentro c'era ancora gente, così si è lamentato un portavoce di un'organizzazione che combatte la trasformazione urbana dell'area. La municipalità ha rifiutato le accuse.
Sulukule è sotto esame da quando un progetto di trasformazione urbano è cominciato nell'area, il cui progetto vorrebbe eliminare lo spazio vitale e minacciare la cultura del popolo Rom, che hanno vissuto nel quartiere da secoli.. Ciononostante, la municipalità ha iniziato le demolizioni a febbraio.
La casa al numero 15 di via Neslişah Camii è stata distrutta anche se non era tra gli edifici indicati da distruggere come parte del progetto, ha reclamato Hacer Foggo, rappresentante della Piattaforma Sulukule. "Gli abitanti hanno pensato che fosse un terremoto. Nella casa c'erano due sorelle. Nessuno è stato ferito nella demolizione, ma la casa è inabitabile," ha detto. Foggo ha anche lamentato che, testimoniano i residenti del quartiere, la squadra di demolizione ha detto "Abbiamo distrutto la casa per errore" e sono andati.
Mustafa Çiftçi, consigliere comunale per le aree rinnovabili, ha rigettato le lamentele, dicendo che non c'è stata alcuna demolizione di un edificio che non fosse vuoto. "Prendiamo rapporti per impedire situazioni come queste. Distruggiamo edifici che siano assolutamente vuoti," ha detto Çiftçi.

Non c'è solo Sulukule. Radikal, 11/02/2010
Le famiglie rom obbligate a lasciare Selendi (Manisa) dopo che il loro quartiere è stato attaccato e dato alle fiamme sono arrivate a Salihli (Gordes), dove lo stato aveva promesso loro assistenza, ma non ha mantenuto le promesse. Oggi, soltanto poche famiglie possono cucinare qualcosa nelle loro abitazioni temporanee. Qualcuno può scaldarsi la casa, ma la maggioranza manca di legna da bruciare e di acqua calda, così lavarsi è un lusso. Soltanto metà delle case hanno acqua corrente. "Non puoi stare bene e sano in queste condizioni", dicono i Rom, "nel passato ogni famiglia aveva un tetto sopra la testa, ma ora ci sono fogli di plastica e per ogni casa ci sono tre famiglie". Il materiale per i miglioramenti di queste proprietà, per renderle abitabili alle famiglie rom, è accatastato lì vicino nella locale moschea.
Inoltre, secondo il governatore del distretto di Salihli, i Rom sono vittime di discriminazione nella loro nuova collocazione. "Anche quando ricorriamo allo stato per trovare case per le famiglie rom, i proprietari non vogliono affittare," dice. "Se sono per le famiglie rom, ci dicono, non li vogliamo nei nostri appartamenti."
La comunità rom ha vissuto a Selendi, Manisa, per oltre trent'anni. A Capodanno ci fu un diverbio ed in una casa del te non volevano servire un Rom, anche se il proprietario del locale si giustifica dicendo che il Rom stava fumando nel locale (la legge turca, in linea con le politiche UE, proibisce di fumare sigarette nei ristoranti, bar e caffè aperti al pubblico). A seguito di ciò, iniziò una "spedizione punitiva" contro il quartiere rom, con lancio di pietre contro le case ed auto bruciate per le strade. Grazie all'aiuto della locale Jandarma (gendarmeria), le famiglie si rifugiarono nella vicina città di Gordes. La questione ebbe ampio risalto sui media, con i parlamentari che per giorni dopo l'accaduto, focalizzarono la loro attenzione sul problema dei "Rom-in-esilio". Le autorità fecero promesse. "Queste ferite saranno rimarginate. Ai Rom verranno date nuove case." Invece, le famiglie vennero separate, i parenti divisi, mentre altra furono obbligate a vivere in condizioni ristrette di tre famiglie a condividere piccole case a Salihli. Un mese dopo, il dramma è finito e 18 famiglie stanno vivendo nella miseria...

Dr. Adrian Marsh
Researcher in Romani Studies
adrianrmarsh@mac.com
+46-73-358 8918


NOTA: Quanto sopra fa parte di un rapporto che scrissi a maggio 2010 per alcuni amici di Amnesty International Italia, riguardo la situazione abitativa dei Rom in Europa. Chi fosse interessato, può richiedermene una copia via mail (file .pdf, 36 pagine, 378 KB)

 
Di Fabrizio (del 20/07/2009 @ 09:07:19 in Europa, visitato 1223 volte)

Da Roma_Daily_News

BBC News

I Rom russi hanno un problema di immagine Come parte di una serie sugli Zingari in Europa, Yuri Maloveriyan della BBC russa esamina come è cambiata la loro reputazione nella Russia moderna

11/07/2009 - I Russi tradizionalmente tendevano a pensare ai Rom in due maniere: commercianti e ladri di cavalli, o pietre rotolanti, vagabondi per il mondo in costumi colorati che cantavano canzoni romantiche.

Ma nella nuova Russia questa vecchia immagine è stata rimpiazzata da una differente - generata dai racconti dei media sui villaggi dove gli spacciatori rom vendono eroina.

Ed anche se le organizzazioni pro-Rom provano ad argomentare che questa foto non si applica a tutti i Rom, la loro voce è affogata dai media.

"Le case iniziarono a bruciare": casa di uno spacciatore rom

"D'improvviso, le loro case iniziarono a bruciare a causa di qualche guasto elettrico, e tutto il clan dovette andarsene," ricorda Yevgenii Malenkin dell'OnG russa Città Senza Droghe, indicando una casa bruciata non lontano da Yekaterinburg, nella Russia centrale.

Malenkin dice che circa sette anni fa i Rom che vivevano in quella casa vendevano eroina apertamente.

Dice: "Proprio qui all'incrocio si radunavano, in attesa che arrivasse la droga. Chi riceveva la sua dose andava nei cespugli qui attorno. E c'erano anche le macchine della polizia, per fornire sicurezza agli Zingari."

Città Senza Droghe iniziò a combattere il consumo e lo spaccio di droga a Yekaterinburg 10 anni fa.

Ma ci pare che l'attitudine di Malenkin verso i Rom sia stata alterata dalla sua esperienza.

"Non ci sono Rom ingegneri, né dottori, sono tutti spacciatori. Ci sono cinque villaggi rom a Yekaterinburg e in tutti e cinque si commercia droga," dice.

Travisati

Nikolai Bessonov, uno dei più conosciuti specialisti russi sui Rom, ritiene che in Russia siano travisati.

"Il numero esatto degli spacciatori tra i Rom è esagerato. Le notizie mostrano solo loro. Non veniamo mai a conoscenza di Rom che studiano all'università, lavorano in fattoria, non vediamo i Rom ingegneri o dottori," dice Bessonov, la cui figlia e genero sono attori nel famoso teatro Rom di Mosca, il Roman.

Bessonov vive in un villaggio vicino a Mosca dove, dice, ci sono molti Rom con professioni "rispettabili": un avvocato, un gioielliere ed un numero di commercianti regolari.

Ma i media tendono ad ignorarli e questo porta a fraintendimenti.

Un recente sondaggio dell'indipendente Centro Levada ha trovato che il 52% dei Russi pensa negativamente dei Rom.

Secondo il censimento del 2002, ci sono 183.000 Rom nel paese.

Ma Bessanov stima che il numero si avvicini a 250.000.

Identità segreta

Nikolai Bugai, consigliere per le relazioni esterne al ministero dello sviluppo regionale, dice che i Rom sono in grado di vivere in armonia col resto della comunità.

Ha recentemente visitato un villaggio nella regione di Krasnodar nel sud della Russia, dove su una popolazione di 13.000, almeno 5.000 erano Rom.

"C'è là una fattoria di 220 ettari, guidata da un Rom ed anche i lavoratori sono Rom," dice Bugai.

Rivivere le tradizioni può migliorare l'immagine dei Rom?

Nikolai Bessonov ritiene che i Rom stessi siano parzialmente responsabili della loro immagine negativa, in quanto preferiscono tenere segreta le loro identità.

"Quando ho provato a scrivere sui Rom che lavoravano, chiesi ad un dottore rom se poteva parlare di sé, ma rifiutò, dicendo che non voleva che i suoi pazienti scoprissero chi era realmente, perché questo gli avrebbe creato problemi sul lavoro. Avvicinai un insegnante e mi disse la stessa cosa," dice.

Si dice che questi Rom si sono assimilati nella società e perciò hanno parzialmente perso la loro identità.

Ma Bessonov non concorda.

"Quando i Russi smisero di portare lunghe barbe o stivali da neve, smisero di lavorare la campagna per andare a lavorare in fabbrica o diventare, per esempio, ingegneri, nessuno li chiamò ASSIMILATI. Così quando un Rom va a lavorare in miniera o studia all'università, perché la gente dice che si è assimilato?" chiede lo storico.

Dice che è importante che i Rom continuino a rispettare le loro tradizioni, non importa cosa facciano nella vita.

Molti Rom hanno paura di assimilarsi e così non mandano i figli a scuola. E se lo fanno, è solo per un anno o due, perché i bambini imparino a leggere e scrivere.

Ma la mancanza di un'istruzione completa rende difficile a questi bambini di trovare poi un lavoro nella vita.

"Le nostre donne vogliono lavorare, ma non trovano niente perché sono illetterate," dice Elza Mihai, un'insegnante di un villaggio Rom nella regione di Leningrado.

Miti e pregiudizi

Mihai spera che con queste difficoltà nel trovare un impiego, i Rom possano eventualmente convincersi a mandare i bambini a scuola per un tempo maggiore di un paio d'anni.

Ma la sola istruzione non migliorerà l'immagine negativa dei Rom in Russia.

Dopo tutto, ci sono molti miti e pregiudizi su di loro, anche tra la gente istruita.

Nikolai Bessonov spera che il revival del folklore aiutare a migliorare l'immagine dei Rom in Russia.

Insieme a sua figlia e al genero rom, Bessonov ha creato il gruppo folklorico "Svenko", dove artisti in tipici costumi colorati danzano e suonano romanze rom.

 
Di Sucar Drom (del 19/08/2013 @ 09:07:13 in conflitti, visitato 1072 volte)

Omicidi a sfondo razziale son un comune problema europeo - Martedì scorso in Ungheria sono stati condannati quattro militanti di estrema destra per omicidi compiuti da loro per motivi razziali. Il politologo Peter Kreko di Political Capital ha raccontato a La Voce della Russia del significato che ha questa condanna e anche di possibili paralleli con il processo riguardante l'organizzazione NSU in Germania.

    - Un paio d'anni fa i quattro tagliagole hanno intenzionalmente compiuto aggressioni contro comunità zingare. Non conoscevano personalmente le vittime e, di conseguenza, gli omicidi non sono stati compiuti per motivi personali ma, evidentemente per motivi etnici. I criminali sono stati catturati nel 2009. Dopo quattro anni di udienze in tribunale il tribunale di primo grado ha emesso una dura condanna. Tre degli omicidi sono stati condannati all'ergastolo senza il diritto di scarcerazione anticipata. Penso che la corte d'appello emetta una condanna analoga.

- Come è stata possibile una serie di questi omicidi a sfondo razziale nel cuore d'Europa? Si può spiegarla con una specificità ungherese?
- Non considero questo caso unico nel suo genere: nell'Europa Orientale ci sono molti paesi con grandi diaspore zingare dove sono capitati simili aggressioni o, almeno, ci sono state violenze contro zingari. Ciò deve servire da campanello d'allarme che indica che all'interno delle società di molti paesi dell'est europeo esistono simili pregiudizi capaci di giustificare moralmente i criminali che compiono queste aggressioni. Per quanto riguarda il contesto politico ungherese qui può giocare il suo ruolo il fatto che il partito di estrema destra "Per una migliore Ungheria" dal 2006 si distingue per una retorica violenta e aggressiva e, tuttavia, non è un fenomeno specificamente ungherese. Questa retorica evidentemente influenza l'opinione pubblica, già molto ostile verso zingari.
Il partito "Per una migliore Ungheria" non è direttamente legato agli aggressori, ma io penso che l'ambiente politico svolge sempre un ruolo e che all'interno di esso alcune minoranze sono percepite come "nemici" e bersagli per attacchi. In Ungheria, anche se lo considero un particolare che accomuna l'Europa Orientale. pregiudizio contro zingari manifesta un carattere molto più pericoloso rispetto, ad esempio, al pregiudizio contro ebrei. Antisemitismo tende a crescere in molti paesi, compresa l'Ungheria. Tuttavia ciò non significa che l'antisemitismo debba generare atti di violenza. Per quanto riguarda l'atteggiamento ostile verso gli zingari ciò avviene molto più spesso. Inoltre la posizione sociale degli zingari non è tale da permettere loro di difendersi dagli atti d'aggressione rivolti contro di loro.

- Come valuta il significato di questo processo?
- La condanna è molto importante perché dà un chiaro segnale all'ambiente esterno che le autorità ungheresi sono fermamente decise di punire severamente simili delitti. Un altro fattore importante è che, secondo la nostra valutazione, il partito "Per una migliore Ungheria" ha perso il controllo sui gruppi militanti propensi all'aggressione legati ad esso. Il peso politico di questi gruppi è in calo, ma i loro membri, qualche migliaio, anche in futuro saranno capaci di compiere azioni violente.

- In Germania da maggio è in corso un processo molto importante a carico dei terroristi di estrema destra appartenenti a NSU (cellula neonazista clandestina). Vede l'affinità tra una serie di omicidi e i due processi giudiziari in Germania e in Ungheria?
- Penso che il paragone sia giustificato. Violenti, etnicamente motivati atti di intimidazione compiuti da gruppi di estrema destra rappresentano un grande problema non solo nell'Europa Orientale, ma anche in quella Occidentale. E' un comune problema europeo. Da un lato l'opinione pubblica deve imparare che sia le autorità sia i politici giudicano queste azioni come deplorevoli. Dall'altro lato è anche importante - ed è un dato di fatto che c'è una somiglianza evidente tra i casi avvenuti in Germania e in Ungheria, - affinché gli organismi giudiziari responsabili per la repressione e la prevenzione della criminalità traggano le debite conclusioni. In Ungheria, come in Germania, la vicenda presentava dei seri errori compiuti dall'Ufficio per la difesa della Costituzione perché molti dei criminali in passato hanno attirato l'attenzione.
Significa che in presenza di un flusso d'informazioni più efficiente si sarebbe potuti prevenire questi omicidi. Perciò è molto importante l'autocritica, le autorità ungheresi devono analizzare quali errori sono stati commessi e, rispettivamente, cambiare i propri metodi di lavoro. Ciò che in Ungheria per ora manca è il ripensamento politico di questo caso, cioè la presa di coscienza che non solo ci sono state manchevolezze da parte della autorità, ma che si tratta di un problema sociale. L'ostilità verso gli zingari in Ungheria è molto diffusa. Ciò non significa che tutti coloro che disprezzano gli zingari compiono atti di violenza, ma il problema che richiede l'attenzione e i politici devono adottare le misure per distruggere questo pregiudizio, e non per rafforzarlo.

 
Di Fabrizio (del 22/10/2013 @ 09:06:33 in Europa, visitato 1977 volte)

Foto: EPA
18.10.2013, 19:15 La voce della Russia - Jean-Pierre Liégeois, il membro del Consiglio scientifico della Rete Europea degli studi universitari degli zingari ed autore di diversi libri sulle comunità di zingari nell'intervista a "La Voce della Russia" rompe gli stereotipi che ha il pubblico europeo sui nomadi.

- Secondo le valutazioni dei mass media francesi, circa 20 mila rom sono giunti in Francia dai Paesi dell'Europa Orientale. Siete d'accordo con questa cifra?

- Se credere alle organizzazioni che lavoravo con gli zingari, per esempio "Medici del mondo", sono 15 mila. Dal punto di visto della statistica è un quantità di poca importanza. Il numero dei rom, arrivati in Francia prima, per esempio negli anni 60' o 70' dalle repubbliche dell'ex Jugoslavia, è molto più alto.

- Quanti migranti della "nuova onda" si trovano in Francia legalmente? Quanti sono illegali?

- La Francia non esegue statistiche su base etnica. Se gli zingari sono arrivati in Francia dalla Romania, sono rumeni, se sono giunti dal Belgio, sono belgi. Se sono cittadini dell'Unione Europea, il loro soggiorno è legale per tre mesi in tutti i Paesi dell'UE. Se il periodo di soggiorno è oltre tre mesi, sono obbligati a dimostrare redditi regolari.
In Francia sono state introdotte limitazioni nel settore lavorativo in cui possono lavorare i cittadini di Romania e Bulgaria. Dopo il 31 dicembre 2013 le limitazioni saranno annullate. Al momento queste norme rendono difficili il collocamento al lavoro dei cittadini provenienti da questi Paesi, perché, per assumerli, i datori di lavoro devono avviare formalità complicate e costose. Tutto sommato queste misure rallentano anche il collocamento al lavoro degli zingari, trasformandoli in migranti illegali dopo tre mesi di soggiorno.

- Cosa si può dire sul livello della criminalità tra la comunità degli zingari in Francia?

- Le paure di molti anni nei confronti degli zingari hanno diffuso tra la gente il mito "della criminalità etnica". C'è la tendenza ad esagerare la loro presenza in Francia. Spesso vengono definiti zingari anche coloro che non lo sono. Gli puntano il dito e dicono che sono zingari, ma a questo punto lo stesso trattamento, per esempio, degli ebrei o degli armeni è considerato come inammissibile. Il livello della criminalità tra gli zingari non supera il livello della criminalità tra cittadini di qualsiasi altro Stato. La polizia e gli organi giudiziari parlano di "piccola criminalità", di furti. Per quanto riguarda la criminalità organizzata, occorre lottare contro di essa come dappertutto. E gli stessi zingari ne rendono conto.

- Di che cosa vivono i rom in Francia, come guadagnano?

- I cittadini di Romania e Bulgaria hanno problemi con la collocazione al lavoro, anche se hanno la qualificazione necessaria, tuttavia gli zingari dai Paesi dell'ex Jugoslavia che da molto tempo abitano in Francia sono quasi "invisibili": lavorano nel settore edile, fanno imbiancatura, intonaco.
Tradizionalmente molti zingari si occupano di lavori artigianali, lavorano con il ferro, suonano la musica, si occupano di arte, allevano cavalli, fanno commercio al mercato. Molti sono occupati nel settore agricolo, raccolgono frutta e verdura. Il problema è che di norma sono poco istruiti perché da piccoli non hanno avuto la possibilità di frequentare la scuola. Per questo la maggior parte di loro si occupa di lavori manuali.

- Se la Romania e la Bulgaria aderiscono alla zona Shenghen nel 2014, si prevede l'afflusso di zingari nei Paesi dell'Europa occidentale?

- Questo non cambierà nulla, perché rumeni e bulgari hanno già la possibilità di spostarsi liberamente dentro l'UE. Gli europei hanno idee errate sulla mobilità delle comunità di zingari. Tra 12 milioni di zingari in Europa solo una piccola parte è mobile.

- Quali misure bisogna prendere per integrare gli zingari dell'Europa orientale in Francia?

- In 100 anni di vagabondaggio nel mondo, gli zingari si sono stabiliti in Australia, in Canada e in Sud America. Ogni volta sono stati costretti ad adattarsi alle norme di vita dei diversi Paesi, sopravvivendo di esili, deportazioni, schiavitù. Nel 21° secolo la via dell'integrazione passa attraverso il rispetto della cultura degli altri popoli. Ruolo importante ha l'istruzione che permette alla generazione dei giovani di integrarsi nella struttura sociale, ottenere professionalità e la possibilità di essere collocati al lavoro.

 
Di Fabrizio (del 10/08/2013 @ 09:06:24 in Europa, visitato 1161 volte)

(piatto abbondante da accompagnare con un vino adeguato)

La recente condanna (all'ergastolo!) dei colpevoli di omicidio di 6 rom in Ungheria, ha riproposto il dibattito se quello sia o meno un paese razzista. Non pretendo di conoscere la realtà meglio di altri, ma dato che quotidianamente ricevo corrispondenze e rassegne stampa dai paesi dell'Europa Centrale e Orientale, credo di essermene fatto un'idea.

Per seguire i miei ragionamenti (che vi potranno sembrare macchinosi e parziali), dovrete tenere conto:

  • Che una RELTA' OGGETTIVA non esiste. Anche se siamo in un unico continente, anche se molti stati sono associati alla Unione Europea (o hanno zone confinanti legate da trattati e iniziative comuni), nazionalismi, spinte politiche ed economiche disgreganti la fanno da padrona. Notavo un po' di tempo fa, che mentre i media e i commentatori occidentali si concentrano spesso sulla situazione di miseria (o di impoverimento) all'Est, quelli orientali non si fanno scappare occasione per descrivere le condizioni terribili dei profughi arrivati qui. Insomma. tutti guardano sempre le pagliuzze altrui.
  • Nessuno è INNOCENTE A PRIORI. A partire dall'Italia: la situazione dei Romanì è tragica qua come altrove, le colpe andranno anche condivise, ma non esiste uno stato che possa ergersi a giudice degli altri.
  • I Romanì, pur essendo da decenni POPOLAZIONI STANZIALI nell'Europa Centro-Orientale (Germania compresa), nel tempo avevano mantenuto ambiti di migrazioni interne (ad esempio Ex Jugoslavia-Albania-Ungheria-Bulgaria / Bulgaria-Grecia-Turchia / Ucraina-Ungheria-Slovacchia-Repubblica Ceca-Polonia-Bielorussia / Repubbliche Baltiche-Polonia) per motivi di parentela ed economici, ambiti che tuttora resistono. Le recenti migrazioni indicano che i Rom di Ungheria, Slovacchia, Repubblica Ceca, prediligono i paesi del Nord Europa e il Canada (finché non ha chiuso le frontiere), quelli del Sud-Est emigrano anche nei paesi di lingua latina (ora un po' meno, data la crisi economica di questi ultimi).
  • Grossomodo, tutti conosciamo la situazione precedente al crollo del Muro di Berlino: bassi redditi e una serie di servizi di base forniti dallo stato. Più sfaccettata la situazione dei Romanì come "minoranza nazionale": in alcuni casi era pienamente riconosciuta (Serbia), in altri (Bulgaria) negata. Per fare un paragone con un'altra situazione politico-economica: la Turchia. Lì i Romanì (mancano cifre precise, potrebbero essere sino a un milione), per quanto marginalizzati e discriminati, hanno sempre riconosciuto l'autorità dello stato turco, e questo li ha messi al riparo da massacri e violenze come quelli subiti da Greci, Curdi e Armeni. Da questo punto di vista oggi la situazione è ancora frammentata: Bosnia e Slovenia sono state più volte messe sotto accusa dalla comunità internazionale, per il mancato riconoscimento dei diritti politici fondamentali a chi non appartenesse alle etnie maggioritarie.
  • ULTIMO PUNTO di queste prefazioni: quei servizi che erano assicurati a tutti, indipendentemente dall'etnia, sono andati privatizzandosi, ora prima ora dopo. Questo ha portato penuria di case, lavoro, prestazioni sociali e sanitarie, di cui hanno fatto le spese soprattutto le minoranze non riconosciute. Ci siamo noi, Occidente, dietro queste privatizzazioni (noi le si chiama delocalizzazioni), fu la stessa Unione Europea, una decina d'anni fa quando si allargò a Est, da un lato a richiedere a voce più rispetto per le popolazioni romanì, dall'altro a strangolarle (a strangolare i settori più poveri della popolazioni) con l'oggettivo aumento dei prezzi e i tagli che contemporaneamente chiedeva al welfare. Una politica sostanzialmente ipocrita, che ha però creato una classe di burocrati su come sopravvivere all'occidente.

DINTORNI:
La situazione di base (abbastanza simile in tutti i paesi dell'Europa Centro Orientale) è la presenza di minoranze romanì più consistenti che in Occidente, ma non coese. Quasi ovunque esistono fasce di popolazione romanì di piccola-media borghesia - proprietari, relativamente integrati (comunque, poco disposti a palesarsi) e altre in condizione di deprivazione estrema (ancora peggio, se possibile, che da noi). Cosa che ha anche portato al continuo crearsi e sciogliersi di partiti, partitini, cartelli politici romanì, funzionali a questo o quel capoclan.

Lo stesso vale per la classe intellettuale: professionisti, docenti, giornalisti, radio, giornali in abbondanza, con scarsissimo influsso su quella che si chiama "vita e politica reale". Assistiamo al paradosso che una scena abbastanza comune in Italia è la vecchia romnì che si fa leggere qualcosa dal nipotino che finalmente può andare una scuola, sempre più spesso da quelle parti la scena si svolge a parti invertite: sono gli anziani che leggono per il resto della famiglia, che non ha più risorse per frequentare la scuola.

Leggi e violenze razziali:
Un altro paradosso (ma anche in questo in Italia abbiamo una certa esperienza), è che in diversi stati dell'est esistono norme, leggi, regolamenti molto avanzati a tutela delle minoranze (che sono quasi infinite) e anche dei Romanì. L'Ungheria sino a qualche anno fa era presa ad esempio per l'esistenza di un autogoverno rom, qualcosa di simile esiste anche in Ucraina; Serbia Bulgaria e Romania hanno legislazioni molto più avanzate di quelle occidentali. Eppure, quasi nessun effetto hanno nell'arginare crisi di violenza e pogrom. Che sono difficilmente prevedibili, vanno ad ondate: fu la Romania ad inizio anni '90. poi di volta in volta toccò a Bulgaria, Slovacchia, Ungheria, Repubblica Ceca. Ricorrenti in Ucraina e nei paesi ex-URSS, ma le notizie che arrivano da lì sono sempre datate e frammentarie.

Razzismo:.
Non è solo Ungheria (ma ricordiamoci, nessuno è innocente, molti sono impuniti). Anche la Germania, per fare l'esempio di un paese che riteniamo esempio di "civiltà occidentale", ha avuto di recente spettri nell'armadio. E sempre dalla Germania (e dagli USA) è partito, una ventina di anni fa, un coordinamento fattivo tra vari nuclei della destra estrema e radicale [ricordo che movimenti simili si ebbero in tutta l'Europa Centro Orientale (per non parlare di quella Meridionale, a proposito di innocenza!), tra gli anni '30 e '40], che attualmente opera in stretto contatto in tutti i paesi che ci riguardano. Fisicamente, sono le stesse squadre a seminare il terrore o fare comizi congiunti in Germania, Polonia, Slovacchia, Ungheria, Repubblica Ceca, e ci sono contatti molto avanzati con Serbia, Croazia, Slovenia, Romania, Bulgaria, Ucraina.

La Germania non è solo RAZZISMO VIOLENTO (che c'è ovunque e sa che può farsi sentire con poco), ma è anche (non è la sola) il paradigma del razzismo istituzionale, ad esempio:

  • impunità nel colpire i colpevoli di atti di razzismo "lievi o tollerabili". Non siamo ai livelli italiani, ma ad esempio per l'incendio che ricordavo nel link di sopra, non mi risulta che siano mai stati identificati i colpevoli. Situazione comune in tutta Europa (non solo all'est) e la sentenza ungherese è effettivamente una sorpresa. Niente a che vedere, ad esempio, col caso di Hadareni in Romania, dove ci sono voluti una decina d'anni per arrivare ad una sentenza, che alcuni dei parenti delle vittime contestano tutt'ora;
  • il razzismo istituzionale, è anche quello di uno stato che accoglie i profughi dal Kosovo, profughi che col tempo trovano scuola, casa, lavoro e dopo un decina d'anni si ritengono cittadini come gli altri. Finché, una notte, la polizia tedesca sfonda la porta di casa e ti imbarca con tutta la famiglia su un aereo, per tornare in Kosovo dove non hanno scuola, casa, lavoro. Tutto, per una ragione di stato.

Ungheria:
Dopo questa lunghissima parte introduttiva, eccoci. E' o non è un paese fascista? Non lo è, rispondo, ma se Orban sbagliasse qualcosa, allora il rischio sarebbe alto. Personaggio complesso, ha più volte ammesso di ispirarsi a Berlusconi (senza averne gli stessi capitali), ma a me ricorda Dollfuss, l'ultimo cancelliere austriaco prima dell'annessione alla Germania nazista. L'Europa contro cui sbraita, è la stessa che gli ha garantito il suo posto attuale.

Un breve riassunto della recente storia ungherese. Con la caduta del muro, i vecchi comunisti si riciclarono nel Partito Socialista, contrapposto all'altro blocco dei Liberali. Ma già precedentemente la legislazione ungherese era tra le più aperte in fatto liberalizzazioni e partecipazione dei capitali stranieri alle imprese, per cui i due blocchi (poco influenti gli altri partiti) si sono alternati senza grandi differenze sul piano economico. Anche perché a differenza degli altri paesi dell'ex blocco, con l'afflusso di capitali esteri l'Ungheria viveva una situazione di boom economico simile a quella dell'Irlanda. E purtroppo ne ha condiviso la fine, con indebitamenti pazzeschi con le banche (soprattutto tedesche) e una situazione di corruzione diffusa, che ha posto all'angolo i due partiti (il sistema elettorale è uninominale con soglia di sbarramento).

Dalla crisi sono emersi due soggetti:

  • FIDESZ (nazionalista)
  • JOBBIK (ancora più nazionalista)

Ecco, cosa fare con un governo di destra, in un paese in crisi, con un'opposizione di destra estrema con tendenze paramilitari? La scommessa di Orban si gioca tra un necessario risanamento, e la vulgata popolare (quell'accidenti che si chiamano elettori) che ha trovato il nemico esterno (LE BANCHE e LE MULTINAZIONALI) e quello interno (tanto per cambiare, EBREI e ZINGARI). Come anche da altre parti (non dirò quali) il populismo, il nazionalismo e l'antieuropeismo diventano le cifre distintive per restare a galla.

Politica interna: da un lato accarezzare la pancia di quell'Ungheria profonda e rancorosa emersa dalle urne, dall'altro, come succede nei paesi limitrofi, dare almeno l'impressione che tutto sia sotto controllo, colpendo le manifestazioni politiche-criminali-razziste più eclatanti.

Ma se questo non bastasse? Da un lato l'indebitamento, dall'altro i paramilitari che sognano le croci frecciate, girano come avvoltoi attorno alla testa di Orban. Lui, a differenza di Berlusconi, non ha giornali, tv, e altre utilità simili, il suo rapporto con i media è pessimo. Si è proposto come l'unico salvatore possibile, ma per farlo ha dovuto assumere le armi e la protervia dei suoi avversari più prossimi. Dovesse fallire, la loro strada è aperta.

CONTORNO - Investitori e benefattori:
Il crollo URSS e dei paesi satelliti, davvero qualcuno crede che sia avvenuto "solo" per motivazioni interne? Tutta l'Europa Centro-Orientale è divenuta in brevissimo tempo terra da colonizzare per gli appetiti USA ed Europei, con la Russia assolutamente incapace di contrastare economicamente questa tendenza. Visto in questa chiave, il massacro e la dissoluzione della Jugoslavia sancì l'esclusione del petrolio russo dalle rotte sud-europee, e il predominio americano rispetto alla UE. Pian piano, mentre anche la Cina si è fatta viva, mentre nei paesi con rilevanti presenze musulmane sono attivi Arabia Saudita e (dopo Erdogan) la Turchia. Con la crisi economica in Occidente, per un determinato periodo USA e Germania hanno resistito, ma con Obama anche gli ultimi appetiti si sono ridimensionati.

Ma il colonialismo non è soltanto militare o economico: Gli investimenti arrivano in due maniere: rilevare vecchie imprese statali o autogestite (nel caso ex-JU), o invece tramite vari fondi di solidarietà EU e progetti caritativi delle varie chiese, o fondazioni dagli equivoci obiettivi politici, come OPEN FOUNDATION - ma dotate di quel tanto di pragmatismo nella strategia che manca alla cultura europea. Come è successo e succede ancora in altri continenti, le motivazioni di questi interventi sono tante e spesso contrastanti: da una parte rimediare in qualche maniera al "default" economico e sociale di molti paesi, dall'altro svuotare quegli stessi paesi della capacità di badare a se stessi e renderli sempre più dipendenti dall'elargizioni di questi aiuti (e dal debito che si genera). Creare nel contempo una classe intellettuale-professionale poco legata alle dirigenze locali, che nel caso diventeranno emigranti qualificati ma sottopagati. E' quello che è avvenuto ANCHE in Ungheria, e si ripete nei paesi limitrofi. Orban lancia la sua guerra contro investitori che in questo momento non ci pensano minimamente ad investire, perché hanno finito la grana. Nel frattempo anche la Serbia sembra uscire dal suo antieuropeismo, il problema è se l'Europa ci sarà ancora.

 
Di Fabrizio (del 29/08/2008 @ 09:06:17 in media, visitato 2050 volte)

Da Nordic_Roma

Il Malinteso by Keith Goetzman

Per altre informazioni sulla cultura Rom, inclusi link ad articoli, interviste, organizzazioni ed altre risorse, visitate utne.com/ Roma (in inglese NDR)

Raccontare l'intera storia del popolo Rom sarebbe un'impresa epica. La saga attraverserebbe secoli e continenti, con una narrazione spezzettata che parte da un gruppo di nomadi quando lasciò l'India e si dirama in una costellazione di distinte comunità attraverso l'Europa e oltre, ognuna formando le proprie tradizioni e stili di vita, tutti perseguitati da stereotipi, sospetti ed altre connotazioni dell'etichetta "Zingara" così spesso loro applicata. Coinvolgerebbe l persecuzione, la discriminazione, ed il genocidio, come pure la musica, le arti circensi ed i propri vestiti e manufatti.

Il fotografo danese Joakim Eskildsen conosceva poco di questo contesto in espansione quando nel 2000 decise di fotografare le comunità Rom per il libro The Roma Journeys (Steidl, 2008). Infatti, confessa di non conoscere "assolutamente niente" sui Rom eccetto gli "orribili, terribili, inumani" stereotipi assorbiti mentre cresceva in Danimarca. Quando cominciò a vivere tra i Rom ungheresi con la scrittrice Cia Rinne, così, si avvicinò alla "storia infinita" del popolo Rom.

"Diventammo così affascinati, così interessati" dal mondo Rom, dice, "ed anche sorpresi da tutta l'ignoranza" dei non-Rom. "Anche i nostri amici più istruiti avevano ogni tipo di strani stereotipi e idee strambe. Abbiamo ritenuto in qualche modo che era impossibile fare qualcosa di superficiale."

Lui e Rinne lavorarono al progetto per sette anni - "il tempo più breve possibile che avremmo mai immaginato" - vivendo nelle comunità Rom in sette nazioni con una notevole abilità di un giornalismo documentario di immersione. L'abilità linguistica di Rinne aiutò a forgiare collegamenti personali ed assicurare una sistemazione strategica come quella di quattro mesi sul sofà di una nonna in Ungheria. Il risultato è un volume vividamente colorato di una cultura selvaggiamente diversa che, vista globalmente, non aiuta ma cambia il punto di vista di un osservatore riguardo ai Rom.

Non è una realizzazione superficiale in un mondo dove i Rom sono ampliamente visti con ostilità. L'espansione ad est dell'Unione Europea ha portato dagli 8 ai 12 milioni di Rom nel recinto d'Europa, e la xenofobia corre veloce in molti dei paesi "vecchi" e "nuovi" del continente

Durante la campagna elettorale delle elezioni nazionali dell'aprile 2008, l'ex primo ministro Silvio Berlusconi promise tolleranza zero verso "Rom, immigrati clandestini, e criminali," e ridiventato primo ministro ha varato misure che prevedono raid polizieschi e regole facilitate di espulsione.

In Bulgaria e Romania, nuovi stati membri UE dove i Rom sono la più grande minoranza etnica, costituiscono anche la maggior parte dei disoccupati. I Rom sono anche oggetto di sgomberi forzati in Slovacchia, Grecia e Irlanda, tra gli altri posti.

Nel contempo, un movimento di difesa legale sta ottenendo attenzione, assieme ad organizzazioni come l'European Roma Rights Centre (www.errc.org) fondato da George Soros facendo pressione sulle singole nazioni, l'Unione Europea e le Nazioni Unite ad aiutare i Rom nell'integrarsi socialmente. Inoltre, le arti e la cultura Rom hanno ottenuto una buona fama alla Biennale di Venezia del 2007, dove il Padiglione Rom ha avuto oltre 20.000 visitatori.

Contro questo contesto turbolento The Roma Journeys evita la politica consumata, salvo una rapida prefazione dello scrittore tedesco Günter Grass. Il libro informa sul dibattito mostrando, non raccontando. Anche il testo di Rinne, che descrive persecuzioni e minacce, lo fa con un approccio che è più documentario che di parte. Eskildsen, dalla sua parte, esige l'autorizzazione artistica.

"Non ho selezionato le mie fotografie con un occhio a [costruire] una storia sui diritti umani," dice. "E' solamente una maniera fotografica, artistica, personale di vedere. Perché sento che c'è una sola cosa importante che possiamo fare - e poi qualcun altro potrà fare qualcosa con quel materiale."

Il libro ha già innescato "parecchia discussione," dice Eskildsen, e pure alcune domande su come possa rafforzare o invece sfidare gli stereotipi. Riconosce prontamente che lui e Rinnie si sono focalizzati su una sola sfaccettatura della popolazione Rom.

"Quello che mostriamo nel libro potrebbe essere descritto come i Rom visibili: quanti lo sono perché vogliono esserlo, o perché non può aiutare - nei paesi dove vivono potrebbero essere messi in pericolo," dice. "Ma c'è almeno una metà della popolazione Rom che vive in Europa ed in altri paesi che è invisibile, e questo lavoro non può agire per loro. E' un'altra storia."

Eskildsen e Rinne hanno scelto specificamente le loro sette destinazioni con un occhio alla rappresentazione dei vari tipi di Rom, che infatti raramente si autodefiniscono con quel termine e piuttosto si identificano con i sottogruppi come i manouches viaggianti francesi, i vari gruppi di professionisti (musicisti, commercianti di cavalli) della Romania, o la piccola ma distintiva comunità Rom finnica con i suoi propri vestiti, dialetto ed abitudini.

Eskildsen e Rinne sono andati anche in India, dove non ci sono Rom. "L'identità Rom è una cosa Europea," spiega. "Linguisticamente si pensa che [il Romanes, la lingua dei Rom] si sia originato in India, e per questo volevamo andarci, dove possibilmente potessero esserci i loro antenati. Di più, ci sono gruppi che tuttora vivono in situazioni simili."

Hanno girato nel loro itinerario in Ungheria, Grecia, e Russia, dove hanno passato un anno a produrre il libro meticolosamente progettato. Soltanto ora Eskildsen sta iniziando a comprendere la portata della sua realizzazione di The Roma Journeys - con due bambini piccoli a casa, sa che può essere un'occasione di una sola volta nella vita. Eppure, spera ardentemente di trovare un giorno il modo di documentare i Rom "invisibili", e nel contempo è ottimista su cosa  possa fare The Roma Journeys per la gente fiera e leggendaria che ritrae.

"Questo tipo di cose non farà una rivoluzione," dice, "ma potrebbe essere un modo di aprire gli occhi su questa cultura molto, molto importante che dovremmo apprezzare. Il mondo intero sta diventando sempre più simile ad una singola cultura, ed aggiunge sapore alla vita che ci siano gruppi differenti e popoli e cultura e linguaggi. Tutto ciò rende il nostro pianeta un posto più interessante dove vivere. Se sapremo girare questa forza negativa contro i Rom in un discorso sulle cose positive - c'è tanto di positivo e bello nella loro cultura - ne beneficeremo tutti.

 
Di Fabrizio (del 15/01/2013 @ 09:06:14 in musica e parole, visitato 1312 volte)

Da Czech_Roma

Prague, 26.12.2012 23:31, (Romano vod'i) - Inka Jurková, translated by Gwendolyn Albert
--ilustrační foto--

Roger Moreno Rathgeb è autodidatta, come molti musicisti rom, ma poco a poco ha iniziato ad usare la partitura musicale e a comporre. Diversi anni fa decise di comporre un requiem per le vittime del campo di sterminio di Auschwitz, ma il suo lavoro fu interrotto da una visita che lo  influenzò fortemente, bloccando per diversi anni le sue capacità creative. L'impulso a completare il lavoro arrivò sotto forma di richiesta da Albert Siebelink, che gli suggerì di presentare il  "Requiem for Auschwitz" all'International Gipsy Festival di Tilburg e poi in altre città europee.

Compositore e polistrumentista (suona fisarmonica, violino, contrabbasso, chitarra, piano e percussioni), Rathgeb è a Praga per la prima volta il suo lavoro sinora più vasto, "Requiem per Auschwitz" (ulteriori notizie su questo eccezionale evento su Romea.cz). Abbiamo parlato assieme nel foyer del Rudolfinum durante le prove generali, che potevamo udire dall'altra parte della parete. E' stato molto bello.

Sei nato in Svizzera nel 1956, cioè 11 anni dopo la guerra. Anche se la Svizzera era neutrale, hai patito le conseguenze della guerra?

In effetti in Svizzera non c'era la guerra, ma c'erano altri problemi. Ad esempio, proprio in quel periodo una specifica organizzazione svizzera (la Pro Juventute, ndr.) stava lavorando per sottrarre i bambini dalle famiglie romanì subito dopo la nascita, per darli a coppie non-romanì che erano sterili. E' durato sino al 1979. Si può dire che anche questa era una guerra, solo un po' diversa.

Da dove provenivano i tuoi genitori?

Mio padre non era Rom, era uno Svizzero tedesco. Mia madre era Rom - precisamente, era Sinti - ma anche lei era nata in Svizzera. All'epoca non crebbi nell'ambiente romanì tradizionale.  Con mia sorella frequentammo la scuola normalmente. Sino ai 12 o 13 anni nemmeno seppi che mia madre era sinti. Non solo a casa non parlavamo romanés, ma nemmeno sull'essere rom. Di fatto non so come si conobbero i miei genitori. Mio nonno (cioè il padre di mia madre) morì quando lei aveva sei anni, così de facto non conosceva la propria cultura.

Però parli il romanés. L'hai imparato dopo?

Sicuro. Nel 1980 con la mia band eravamo in tour in Olanda, dove incontrai parecchie famiglie di musicisti sinti. La band mi lasciò solo con loro [ride]. Parlavano solamente il sinto ed in mezzo a loro mi sentii subito a casa.

Quando eri con loro, sapevi già di essere un Sinto?

Sì. Da bambini i compagni di scuola ridevano di me e dicevano che ero uno "zingaro", accusa da cui mi difendevo perché davvero non sapevo niente delle mie origini. Dovevano aqverlo saputo in qualche modo. Una volta tornai a casa e mi lamentai con mia madre, così lei mi rivelò che ero un Rom. Non fu facile per lei dirmelo, si vergognava un po'. Poi, per molti anni, ho avuto problemi con la mia identità. Dopo tutto, sono cresciuto solo come un "normale" Svizzero, proprio come un gagio.

Oggi ti identifichi come Rom-Sinto?

Ho sempre avuto la sensazione di non essere come gli altri Svizzeri. Ero un ribelle. Contestavo le leggi, la società svizzera, protestavo contro tutto. Gli Svizzeri hanno una mentalità completamente differente. Sospettavo di non essere uno svizzero, che non fosse vero. Doveva esserci qualcos'altro.

Quando hai deciso di dedicarti professionalmente alla musica? Cosa ti ha portato a ciò?

Quando compii 10 anni, mia nonna (lato materno) mi regalò una chitarra. Avevo scoperto che avevo talento musicale, anche se sono il solo in famiglia che si è dedicato alla musica. In famiglia d'altra parte nessun altro ha mai avuto questa passione.

Qual è la musica che ti piace di più? Sei qui a Praga per un concerto di musica classica, o anche per la musica rom tradizionale?

Sì, la musica rom è sicuramente quella che mi piace di più. La strada per la musica classica per me è stata davvero lunga, perché per molto tempo non riuscivo nemmeno a leggere la musica.

Dove hai imparato la teoria musicale, che è così necessaria per comporre un requiem?

Incontrai le prime scale musicali quando avevo 35 anni. Prendevo lezioni di violino ed il mio insegnante era un Rom ungherese che suonava nell'orchestra sinfonica di Maastricht. Fu il primo a mostrarmi la notazione musicale e così facendo mi aprì un mondo intero davanti.

Oltre alla musica rom e a quella classica, che musica ascolti?

Di base amo tutta la musica. Una volta ho anche suonato la batteria in una rock'n'roll band e sino ad oggi ho avuto belle sensazioni su questo stile musicale, mi piace!

Tu hai collaborato con molti gruppi - di quali hai i ricordi migliori e quali hanno più impattato sulla tua vita?

Direi la famiglia sinti con cui iniziai a suonare dopo il trasferimento in Olanda [la Zigeunerorkest Nello Basily - nda]. Interpretavano la musica tradizionale dei Rom di Ungheria, Romania e Russia. Imparai da loro, in particolare dal suonatore di cimbalom, come distinguere le armonie ungheresi. Sono i migliori per apprendere l'accompagnamento, perché sono in costante evoluzione, e ciò rende più facile accompagnare anche canzoni che non si conoscono. Sono giunto alla più grande profondità di comprensione con quel gruppo.

Perché hai deciso di emigrare in Olanda?

Nel 1980 con la band eravamo in tour in Olanda, e la mentalità delle gente di quel paese mi coinvolse da subito. Gli Olandesi sono liberi pensatori, a differenza degli Svizzeri che sono terribilmente conservatori. La verità è che agli Svizzeri i Rom non piacciono. Gli Olandesi sono aperti e tolleranti ed hanno un paese meraviglioso. Fu una decisione molto rapida.

Hai scritto sceneggiature per diversi spettacoli teatrali - di che si tratta?

Con la band abbiamo creato degli spettacoli teatrali. Il primo si chiamava "Il Lungo Viaggio" e raccontava la storia della migrazione del popolo romanì dall'India in Europa. Il secondo l'abbiamo chiamato "La Vita" e lì ritraevamo la vita di ogni giorno dei musicisti rom. Sono pastiches di musica, poesia e narrativa. Ci sedevamo attorno a un fuoco, suonavamo i nostri strumenti e facevamo del nostro meglio per creare l'atmosfera di un campo rom. I gagé non conoscono molto del popolo rom e spesso mi chiedono della nostra storia e cultura. Volevamo in qualche modo avvicinarli alla nostra "Romanipé", perché la discriminazione deriva soprattutto dall'ignoranza.

Quanta gente veniva a sentirvi - erano soprattutto Rom oppure no?

Abbiamo recitato nei teatri di Belgio, Germania e Olanda, e il pubblico era soprattutto di gagé. E' triste - i Rom non sono interessati in queste cose, non so il perché.

Sei a Praga con tua moglie. E' musicista anche lei?

Sì, anche sul palco siamo assieme, è il nostro modo di vivere. E' buffo, che le mie composizioni siano suonate in tutta Europa, ma che che ancora io non ci abbia guadagnato, ed in qualche maniera si deve pur vivere. Suoniamo nei concerti, ai festival, nei teatri, ai matrimoni e nelle varie feste.

Sei uno degli interpreti principali del film "Musicians for Life", creato da Bob Entrop. Cosa puoi dirci del film?

E' una delle ragioni per cui sono a Praga. Albert Siebelink, il direttore del festival romanì di Tilburg, l'ha visto, e c'è un'intervista in cui parlo di "Requiem for Auschwitz". Dopo aver visto il film, Albert mi chiese se lo avessi completato, ma non era ancora pronto. Mi promise che se l'avessi completato, si sarebbe dato da fare per la sua esecuzione. Iniziai nuovamente a lavorarci nuovamente, ma lo stesso mi ci sono voluti altri tre anni.

"Musicians for Life" non è il solo film con cui ho collaborato con Bob Entrop.  C'è anche il documentario "A Hole in the Sky", sui sopravissuti alla II guerra mondiale.

Quando hai iniziato a lavorare a "Requiem"?

La prima volta ho visitato Auschwitz nel 1998 e subito ho avuto l'idea di scrivere un requiem. Iniziai a lavorarci, ma dopo qualche tempo tutta la mia ispirazione scomparve. Pensai che tornando ad Auschwitz avrei saputo come continuare - ma successe il contrario. Ero soltanto distrutto, è un posto molto macabro. Ho messo il lavoro da parte e non sono tornato al "Requiem" che otto anni dopo.

Ti definiresti un attivista rom o sinto?

Probabilmente, no - sono solo un musicista. Però, se la gente vede un messaggio nella mia musica, va benissimo.

Per un certo periodo hai collaborato con la cantante lirica Carla Schroyen. Di che progetto si trattava? E' iniziata da lì la tua idea di creare una grande opera musicale come "Requiem for Auschwitz"?

Carla Schroyen ha scritte diverse arie "zingare" per opera ed operetta e l'ho accompagnata alla fisarmonica, ma questo non ha influenzato la mia composizione. Già da prima mi ero dedicato alla musica classica.

Qual è stata la tua prima composizione classica?

Nel 1995 decisi di provare a scrivere un balletto per un ensemble di danza amatoriale a Maastricht. Tuttavia, alla fine, si trasformò in un lavoro sinfonico-poetico.

In "Requiem for Auschwitz" hai provato ad incorporare elementi della musica romanì?

Un poco, ci sono diversi motivi che tornano di continuo, però "Requiem" non è dedicato solo alle vittime romanì, ma a chiunque abbia sofferto e sia perito ad Auschwitz. Prima di scriverlo non avevo ascoltato altri requiem, così non sarei stato influenzato da altri lavori. Nel "Requiem" ci sono io, nessun altro, è per questo che lì si trovano alcuni motivi romanì.

Vedi qualche differenza tra il genocidio del popolo ebreo e quello del popolo rom?

E' del tutto la stessa cosa. I numeri differiscono un po', ma non è questo l'essenziale.

Tu hai suonato come apertura per Chuck Berry, per la famiglia reale olandese, e "Requiem for Auschwitz" è stato suonato nelle più celebri sale da concerto europeo. Quale consideri il tuo più grande successo, sinora? Hai altri piani o sogni?

Sto lavorando su un oratorio riguardo la migrazione dei Rom dall'India all'Europa. Penso che sarà un lavoro più ampio di "Requiem". Vorrei anche scrivere un'opera sui bambini rom portati via dalle loro famiglie e collocati in famiglie non-Rom in Svizzera. Come vedi, ho abbastanza piani! [ride]

 
Di Fabrizio (del 25/06/2011 @ 09:05:38 in Europa, visitato 1705 volte)

Osservatorio Balcani e Caucaso Bernardo Venturi 21 giugno 2011

Sono una parte importante della popolazione moldava, e guardano più alla Russia che all'Europa occidentale. Č la comunità rom. Andiamo alla sua scoperta in compagnia di Ion Duminica, ricercatore, a volte "gagè", a volte "zingaro"

Ritratto, Moldavia - Silvia Biasutti

"Sono cresciuto subendo una doppia discriminazione: per i rom ero un gagè, un non-zingaro, mentre i compagni di scuola mi apostrofavano come "zigano". Ion Duminica è oggi uno dei più grandi esperti della storia e cultura rom in Moldavia. Da quando lavora per l'Accademia delle Scienze della Moldavia ha girato per villaggi, ascoltando tantissime storie e racconti tramandati oralmente, le uniche fonti per ricostruire storia e tradizioni rom.
La sua doppia origine – "sono rom al 50%" – gli ha permesso ricerche storico-culturali muovendosi da angolature diverse, ma gli ha anche creato non pochi problemi. Per Ion non è stato facile guadagnarsi la fiducia degli abitanti di tanti villaggi e non essere considerato come "altro".
All'Accademia delle Scienze oggi lavora presso il Centro del Patrimonio Culturale dell'Istituto di Etimologia, impegnato dal 2004 a comprendere la cultura e la storia rom in Moldavia, un lavoro mai fatto prima in modo organico: l'unico testo ad ampio respiro sull'argomento risale al 1837. "Ricercando sulla cultura e la storia rom in Moldavia facilitiamo la loro integrazione sociale e politica nella società democratica", racconta ancora Ion.

Fotogallery: Viaggio a Chisinau, Moldavia - Silvia Biasutti

I rom in Moldavia
Le prime tracce di presenza rom in Moldavia risalgono all'inizio del 1400. La loro storia è caratterizzata dalla sopravvivenza di alcuni modelli etnici, linguistici e culturali, perdurati per secoli. Un popolo che ha fatto della diversità una delle sue caratteristiche e che viene qui chiamata "rom" solo per convenzione.
In un censimento del 2004, i cittadini dichiaratisi rom erano oltre 12 mila, equivalenti allo 0,36% della popolazione moldava. Stime di questo tipo, comunque, sono del tutto parziali ed è difficile avere un'idea più precisa: chi ha lavorato al censimento del 2004 non era di etnia rom e ciò ha portato molti rom a non dichiararsi tali. "Un dato realistico potrebbe essere trai 200 e i 250 mila" sostiene Ion Duminica.
In Moldavia, Ion ha individuato 11 gruppi rom, differenziandoli a seconda delle professioni, della tipologia abitativa, dell'organizzazione familiare e sociale. Vi sono per esempio i "linguarari", artigiani che producono cucchiai nella regione di Calaraşi, o i "lautari", violinisti, a Chişinău. "La loro posizione, le relazioni sociali e le specifiche occupazioni tradizionali di queste comunità sono rimaste quasi sconosciute alla comunità scientifica fino a qualche anno fa", sostiene Ion non senza un pizzico di orgoglio.
Al momento Ion si sta dedicando con particolare attenzione allo studio delle professioni e a come sono mutate nel tempo.

Ion Duminica

Uno dei lavori in espansione tra i rom in Moldavia è ad esempio comprare vecchie auto e pullman dalla Germania e dalla Russia, risistemarle e rivenderle, anche se la povera economia moldava non offre grande spazio a queste iniziative commerciali.
"Che ne pensano i rom della Moldavia? Č percepita come un Paese molto povero, l'Europa occidentale è vista come più ricca, ma avida e ostile". Molti rom della Moldavia negli ultimi anni si stanno spostando in Russia. Vi sono infatti legami storici che risalgono al periodo sovietico della Moldavia, che li legano a Russia, Ucraina e Bielorussia. Molto più radi sono invece i rapporti con i rom della Romania.
Spesso i rom amano abitare nelle fratture sociali, negli spazi tra confini, nelle terre di mezzo. La Moldavia, in un certo senso, ha rappresentato anche questo, una terra di mezzo, zona di confine tra la Romania e il mondo sovietico. "I rom moldavi comprendono sia i rom della Romania che quelli dell'area ex sovietica" spiega Ion "ma invece tra le comunità ex-sovietiche e i rom romeni non c'è nessuna lingua in comune".

La collina dei rom
Soroca è famosa anche fuori dai confini moldavi per la forte e stravagante presenza rom. Con oltre 5 mila rom su una popolazione totale di 20 mila abitanti, questo antico avamposto austroungarico ha incuriosito tanti giornalisti e fotografi più per la "collina dei rom" che per la sua fortezza. Situata nel nord della Moldavia e sul confine con l'Ucraina, Soroca è in posizione ideale per commerciare e tessere rapporti verso est. I giornalisti che hanno cercato di descrivere Soroca sono stati sfidati dallo sfarzo e dalla ricchezza delle abitazioni, in netto contrasto con il resto della città, ma, soprattutto, in controtendenza per molti versi rispetto agli stereotipi classici nei confronti del mondo rom.
"Passando di notte la collina appare buia? Sì, molti vivono all'estero e costruiscono la loro casa un po' alla volta, tantissime case sono ancora in costruzione. Inoltre non pochi vivono in roulotte accanto alle case sontuose che tengono per status sociale e per gli ospiti", chiosa Ion Duminica. Di certo, il kitsch architettonico rende la collina unica e, a modo suo, affascinante.

Un partito etnico
In Moldavia le minoranze etniche ricevono sulla carta molte tutele, a partire dalla stessa Costituzione. In più, negli ultimi anni, sono stati istituiti alcuni strumenti specifici, quali l'Ufficio per le relazioni interetniche, la Commissione parlamentare per le minoranze nazionali e i diritti umani e il Centro di etnologia all'Accademia delle scienze della Moldavia, dove lavora Ion. Il governo dal 2006 ha anche definito un piano d'azione pluriennale per la tutela e promozione dei rom.
Nella vita di tutti i giorni la Moldavia non appare divisa da profonde fratture etniche ma non è certo così dal punto di vista istituzionale. I rom in Moldavia non sono mai entrati in Parlamento e, a parte l'esperienza di un sindaco rom, non hanno mai partecipato attivamente alla vita politica. Dall'inizio degli anni Novanta alcuni sono stati inclusi nelle liste elettorali, ma come gesto di facciata e senza successo. Ha suscitato quindi interesse la nascita nel marzo 2010 del "Movimento Socio-Politico dei Rom nella Repubblica di Moldova" (Msrp), di cui Ion Duminica è vicepresidente. Il partito voleva essere un modo per favorire la partecipazione diretta dei rom alla vita politica del Paese. Il Msrp, però, l'unico partito su base etnica della Moldavia, alle elezioni parlamentari del 28 novembre 2010 ha riscontrato scarso successo ottenendo soltanto lo 0,14% dei voti e il progetto sembra essersi sciolto come neve al sole.
Sono comunque molte le sfide del presente per i rom in Moldavia per arrivare ad una reale integrazione e il rispetto dei diritti umani e civili. Il 20% circa della popolazione rom, per esempio, è analfabeta e soltanto il 4% è laureata. Il governo moldavo negli ultimi anni ha fatto molto, ma la strada è ancora lunga. Di certo, un aspetto su cui consolarsi c'è: tanti Paesi dell'Unione europea hanno legislazioni e strumenti che, per quanto riguarda i rom, sono molto più arretrati e discriminatori.

 
Di Fabrizio (del 07/05/2013 @ 09:05:38 in Europa, visitato 1313 volte)

Dall'hindi all'hargot, l'incredibile storia della lingua rom LesInROCKS - 02/04/2013 | 12h23 par Eva Bester (nella foto: Il tempo dei gitani di Emir Kusturica)

    Parlata da milioni di Rom in tutto il mondo, e dopo aver fornito nobiltà al francese gergale, la lingua romanì resta quantomeno sconosciuta

Parole come surin (coltello), bouillave (fornicare) e chourer (da chourave, rubare) fanno parte dei numerosi imprestiti dal rromanì al francese che vi permettono di dare a qualcuno del narvalo (sciocco), di insistere sul numero di berges (anni) di un antenato o ancora di minacciare un caro amico di poukave (denuncia) o di marave (colpire, uccidere).

Se i francesi si concentrano soprattutto sui termini canaglia, il rromanì resta una lingua poetica, musicale e millenaria, che non ha visto la sua ufficializzazione in forma scritta se non dopo il 1990.  Come i Rom (ortograficamente Rrom), è originaria della città di Kannauj, capitale dell'India oltre 1000 anni fa. Si è costituita sulla base di antiche parlate popolari indiane, nella forma conosciuta del sanscrito.

Un dialetto diventato lingua attraverso la Storia

All'inizio dell'XI secolo, popoli di lingua rromanì vennero deportati in Afghanistan dal sultano Mahmoud di Ghazni, per le loro ricercate competenze artistiche e artigianali. Il sultano desiderava così fare del suo borgo la capitale dell'universo. Ma in una società islamica rigorosamente sunnita, la loro cultura indù non si integrò. Il sultano li vendette nel nord del paese, dove si parlava persiano. Quindi, dopo gli apporti indiani, il rromanì si arricchì di elementi persiani, ed in seguito ai viaggi, di imprestiti greci a cui si aggiunsero quelli dei paesi locali dove la maggioranza de Rom ha vissuto sino ad oggi (Romania, Bulgaria, Serbia, ecc.)

Ancora oggi, la lingua del nord dell'India ha novecento parole in comune col rromanì. L'impronta indiana è tale che padroneggiando il rromanì si può decifrare un film in  hindi. Al momento della sua uscita in Albania, il film indiano Il vagabondo di Raj Kapoor ha suscitato entusiasmi sino al delirio tra il pubblico rom, che pensava che lo fossero anche tutti gli attori del film.

Un movimento letterario rromanì molto recente

Non tutti i Rom (tra i 12 e i 15 milioni nel mondo) parlano il rromanì. Alcuni gruppi sono stati obbligati a dimenticarlo (in Spagna, Inghilterra, Finlandia...), ed altri l'hanno dimenticato date le condizioni del mondo attuale. Le memorie più vive si trovano nei Balcani, dove è parato dal 95% dei Rom. In Francia, su mezzo milione di Rom, si contano circa 160.000 che lo parlano (poco meno del 30%). La prima menzione di una possibile standardizzazione del rromanì risale al XIX secolo. quando il polacco Antoine Kalina notò l'omogeneità profonda della lingua nei diversi paesi dove veniva praticata. Otto anni dopo, un Rom ungherese, Ferenc Sztojka, pubblicava un dizionario ungherese-rromanì, contenente circa 13.000 voci e una trentina di poesie in rromanì. L'autore ambiva a fornire una lingua moderna, con nuove parole ed espressioni.

Malgrado questi tentativi per accordare al rromanì uno status equivalente alle altre lingua, occorrerà aspettare gli anni '20-'30 in Russia, perché veda la luce un movimento letterario rromanì. In quel periodo Lenin insisteva sull'importanza di dotare di un alfabeto le lingue che non l'avevano. Dall'Unione Sovietica della fine degli anni '30, molte scuole e sezioni universitarie offrirono corsi di rromanì. Da allora sono stati tradotti in lingua quattrocento libri, ed infine si c'è stato l'accesso di grandi autori come Puskin o Mérimée. Nel 1969 in Jugoslavia esce il primo libro scritto in rromanì: Il Rrom cerca un posto al sole di Rajko Djurić.

Si traducono Prévert e Barbara in rromani!

Emerge allora un movimento poetico rromanì: lustrascarpe, operai, studenti dattilografano sulle macchine da scrivere dei loro datori di lavoro poesie in un rromanì approssimativo, se le scambiano e le leggono durante le sere. Traducano anche Prévert e Barbara, s'intensifica il desiderio di una scrittura comune. Il primo congresso rom ha luogo nel 1971 a Londra, e da alla luce la commissione linguistica dell'Unione Rromani Internazionale, che ufficializzerà l'alfabeto nel 1990, sotto il patrocinio dell'UNESCO.

Riconosciuto infine come una lingua propria a tutti gli effetti, il rromanì oggi è insegnato ufficialmente solo in due paesi dell'Unione Europea: in Romania e in Francia (all'INALCO). Ma come di ce il proverbio: "O gav p-e dromesqo agor si jekh lachipe, o drom so lingrel tut othe si deś!" (Non è la destinazione che conta, ma la strada per arrivarci!).

Grazie a Marcel Courthiade, commissario alla lingua ed ai diritti linguistici per l'Unione Rromani Internazionale e professore di lingua e civiltà rromanì presso l'INALCO, per la sua conoscenza e gli illuminanti aneddoti.


Ndr: vedi anche

 
Di Fabrizio (del 23/11/2012 @ 09:04:51 in Regole, visitato 1345 volte)

Abusi polizieschi contro Rom, migranti ed attivisti, i dati sulla Russia davanti al Comitato ONU contro la Tortura - 7 novembre 2012

I dati della Russia su torture e maltrattamenti sono sotto esame del Comitato ONU contro la Tortura. Venerdì 9 e lunedì 12 novembre [sono stati] ascoltati funzionari russi per coinvolgerli nel rispetto da parte della Russia della Convenzione ONU contro la tortura ed altri trattamenti crudeli, inumani o degradanti.

ADC Memorial, con il sostegno di FIDH, ha fornito attraverso un rapporto pubblico prove sugli abusi polizieschi contro Rom, migranti ed attivisti. Nel contesto di questa repressione crescente contro le voci dissidenti ed i popoli marginalizzati nella Russia odierna, questo rapporto è un'opportunità per l'organismo di controllo dell'ONU di richiamare la Russia a riformare la sua legislazione e rivedere le sue politiche per far terminare gli abusi della polizia. ADC Memorial, e FIDH richiamano la Russia a rispettare le dignità fondamentali e l'integrità di tutte le persone sul suo territorio, senza discriminazioni.

Il memorandum ADC - FIDH documenta gli abusi giornalieri patiti da segmenti specifici della popolazione russa, gruppi marginalizzati come Rom, migranti e lesbiche, gay, bisessuali e transgender (LGBT), e voci dissidenti come attivisti sociali, giornalisti e difensori dei diritti umani. Questi abusi vanno dalla profilazione etnica agli abusi quotidiani delle autorità per "operazioni speciali", pestaggi e torture nelle stazioni di polizia, che talvolta portano alla morte. Non solo violano le convenzioni internazionali che proibiscono la tortura, ma sono anche in evidente contraddizione con la nuova legislazione russa, entrata in vigore nel marzo 2011, che afferma principi di responsabilità della polizia e di non discriminazione nei confronti di minoranze etniche, linguistiche o di altro tipo.

Riesame della Federazione Russa da parte del Comitato ONU contro la Tortura

Rom: vittime quotidiane della violenza poliziesca

La relazione presentata al Comitato conferma che i Rom sono un bersaglio specifico della polizia russa, come pure gli abusi giornalieri a cui sono sottoposti. Tra gli agenti rimangono diffusi stereotipi negativi che legano l'origine rom a comportamenti criminali, e nella polizia sono comuni atteggiamenti intolleranti e xenofobi. I Rom sono particolarmente oggetto di torture e maltrattamenti, a causa di pratiche poliziesche diffuse come controllo ingiustificato dei documenti, detenzioni arbitrarie e fermo nello stazioni di polizia. Avvengono costantemente "operazioni speciali" - cioè raid negli accampamenti rom, per scoprire crimini commessi da loro specificatamente - raid caratterizzati da trattamenti discriminatori e degradanti. Le strade per il ricorso interno sono difficili nella pratica, e così si crea un clima di impunità per le forze dell'ordine. I documenti riportano casi di pestaggi di uomini e donne rom in determinate stazioni di polizia, che talvolta portano a morte mascherata da suicidio. Portano alla luce anche casi di detenzione illegale, maltrattamenti e violenze specifiche di genere contro le donne rom.

Migranti: dagli stereotipi xenofobi agli abusi sistematici di potere e ai crimini razziali

Il rapporto fa luce anche sulla situazione dei migranti, un altro settore vulnerabile della popolazione russa. Oltre 10 milioni di stranieri entrano ogni anno in Russia, inclusi molti stagionali che arrivano dall'Asia Centrale e dal Caucaso Meridionale in cerca di lavoro. Queste persone costituiscono uno dei gruppi più vulnerabili nella società, vittime di stereotipi xenofobi e percepiti non solo come "alieni" alla società russa, ma anche come "delinquenti" che violano la legge sull'immigrazione. In questo contesto, la profilazione etnica, i controlli casuali dei documenti e le confische illegali delle loro documentazioni, sono diventate pratiche diffuse. Vengono regolarmente condotte operazioni su larga scala "per sopprimere l'immigrazione illegale", mantenendo i migranti in un clima di paura costante. Queste operazioni danno luogo ad estorsioni di tangenti, insulti razzisti, intimidazioni ed altri abusi di potere. Sono abusi comunemente riservati ai migranti ed incontrano un'impunità totale. Questo senso di impunità di cui godono le forze dell'ordine crea le condizioni per crimini contro gli immigrati, e può portarli ad essere oggetti di sequestri, sparizioni forzate, minacce e pestaggi nei commissariati di polizia, nonché a coercizioni psicologiche pari alla tortura.

Militanti antifascisti, antirazzisti e LGBT vittime di brutalità poliziesche

Anche le voci dissidenti, al pari dei gruppi marginalizzati, sono soggette a molestie da parte della polizia. Violenze e minacce sono usate spesso dagli agenti per scopi politici come misure repressive contro quanti esprimono attivamente la loro posizione politica o sociale. Come dichiarato nel rapporto, "lo stato spesso cerca di giustificare la persecuzione degli attivisti, riferendosi alla necessità di combattere l'estremismo, che diventa in realtà lotta al non conformismo". Il rapporto documenta diverse minacce, aggressioni e pestaggi di attivisti sociali, in particolare antifascisti, antirazzisti ed attivisti per i diritti LGBT. Lungi dal diminuire, queste pratiche sono diventate su larga scala dalla fine del 2011. Il rapporto evidenzia la brutale repressione delle proteste tra la fine del 2011 e l'inizio del 2012. In questo contesto, gli attivisti LGBT soffrono di doppia discriminazione, in quanto membri di un gruppo marginalizzato interessato ad un forte stigma sociale, e voci dissidenti che richiedono diritti e libertà, gli attivisti LGBT sono perciò vittime di attacchi e pestaggi, ed anche di abusi d'autorità da parte della polizia e di pressioni da parte delle agenzie statali.

Nessun progresso senza responsabilità

ADC Memorial e FIDH chiedono alla Russia di rispettare i propri obblighi internazionali nel quadro della Convenzione contro la Tortura ed i principi dei diritti umani sanciti nella sua riforma del 2011; chiedono allo stato di prendere le misure necessarie per porre le pratiche di polizia in linea con gli standard sui diritti umani. Impunità, mancanza di responsabilità e l'invariabile atteggiamento "benevolo" delle agenzie investigative e dei tribunali nei confronti dei crimini commessi dai rappresentanti della legge, creano terreno fertile per abusi di autorità, violenze e torture. Non c'è riforma che può risolvere questi problemi fino a quando questi crimini non verranno indagati, perseguiti e puniti. Inoltre i gruppi a rischio quali le minoranze etniche e le altre, gli attivisti politici ed i difensori dei diritti LGBT devono ricevere una protezione speciale.

ADC Memorial e FIDH sperano che lil rapporto sulla Russia del Comitato contro la Tortura fornisca un'opportunità per evidenziare le carenze del sistema legale e della giustizia in Russia, e di formulare raccomandazioni concrete a porre fine alle diffuse pratiche poliziesche della tortura, e di altri trattamenti crudeli, inumani e degradanti.

[...]

 
Di Fabrizio (del 05/03/2012 @ 09:04:35 in Kumpanija, visitato 1132 volte)

(immagine da 5dollardinners.com)

Non fatevi prendere in giro dal titolo, non mi sono montato la testa. Anzi, è probabile che la confusione sia maggiore del solito così, dopo avere passato la cera nella roulotte ; - ) vorrei mettere in ordine anche in testa. Chi mi aiuta?

E' dal rogo di Torino del dicembre scorso, che quella di dare un volto al "razzista fatto in casa" è diventata una mia personale ossessione, che ha sovente "ammorbato" la Mahalla.

    Ammorbato...?? A dire il vero ho notato, con stupida soddisfazione, che dopo anni a dibattere dei temi più disparati, se per caso le stesse cose le scrivo adoperando la parola magica "razzismo", aumentano visite e commenti; insomma, sembra che quella parola piaccia a molti lettori.

Purtroppo, mentre la situazione del razzismo in Italia si fa sempre più preoccupante (soprattutto per chi la osserva da fuori Italia), la parola in sé è talmente abusata che riesco a scriverne principalmente attraverso PARADOSSI. Come questi:

In realtà, non mi interessa la disputa accademica, ma individuare un numero TOT di cause, per trovare le possibili vie d'uscita, senza doversi nascondere dietro parole nobili come SOLIDARIETA', DIALOGO, COMPRENSIONE, la stessa DIRITTI, che col tempo sono diventate altrettanto abusate e quindi innocue. Più o meno questa la sintesi a cui ero giunto:

    Il razzismo rimane vivo, vegeto e pericoloso (vedi Torino e Firenze il dicembre scorso). Ma come elemento "chimico" allo stato puro è percentualmente raro, e se devo considerarlo una forma di idiozia, è perché dopo Hitler, la decolonizzazione, la sconfitta politica del KKK negli anni '60, ha perso il suo ruolo storico.
    Esistono, ed in tempo di crisi si rafforzano, situazioni di crisi non affrontate dalla mediazione politica classica. Rimescolamento dei confini e dei mercati, circolazione autonoma od indotta di persone, sono da un lato UNA delle cause della crisi, dall'altro forniscono una via di sfogo contro chi può essere aggredito-calunniato-discriminato senza possibilità di difendersi. Quindi un un razzismo SPURIO e DIFFUSO, contaminato da altre motivazioni, in pratica continua l'atto (individuale-collettivo) razzista, in assenza di chi si dichiari tale o riconosca il proprio razzismo.
    Ma per essere VIA DI SFOGO, occorre un quotidiano "lavoro ai fianchi" attraverso giornali, tv, internet, le stesse istituzioni (generalizzando: chi dovrebbe fare il cane da guardia della crisi), per fornire al cittadino medio questo nemico interno od esterno che dovrebbe essere la causa del malessere. Chi svolge questo lavoro "d'informazione-propaganda", è tutt'altro che scemo, viene retribuito per ciò che fa, è (che Gramsci mi perdoni...) un intellettuale organico ad una causa, e questa non è tanto il razzismo quanto il superamento "in senso reazionario" della crisi.

Il razzismo non come FINE, ma come MEZZO. In quanto tale, i suoi confini sono mobili, come si conviene ad una guerra di posizione. Ma il razzismo come mezzo, significa che, da Göbbels in avanti, il razzismo "scientifico" è un laboratorio politico di ciò che prima o poi riguarderà tutti. Da un lato, è quello che recita con parole semplici la famosa poesia di Niemöller (ricordate? Prima vennero a prendere gli zingari...), dall'altro me ne resi conto circa sei anni fa, quando iniziarono ad arrivare notizie inquietanti dalla Val Susa. Allora facevano clamore le rivolte urbane a Parigi, oggi sta succedendo ad Atene, l'estate scorsa fu la volta di Londra, in Val di Susa non è cambiato molto... E poi ripensai anche a Genova 2001.

Vorrei chiedervi, gentili lettori, che effetto fa sentirsi parte di un esperimento da laboratorio condotto su Rom e Sinti, di cui sarete le prossime cavie? Voi, che magari siete contro la sperimentazione sugli animali... E così rendersi conto FINALMENTE, che comprendere, dialogare (e magari solidarizzare) con questa gente non è "buon cuore", ma farsi prestare una potente SFERA DI CRISTALLO per leggere il vostro futuro (e studiare il comune passato).

Perché, capitelo se volete salvare la pelle, non avete la certezza di stare a destra o sinistra, dovete piuttosto immedesimarvi nei panni di un bersaglio mobile nella Sarajevo anni '90, preda di cecchini nascosti dalle cento bandiere, pronti contemporaneamente a sorridervi o spararvi a seconda del momento.

Gli ultimi pensieri vanno alle cronache che arrivano dalla Val di Susa, immaginandomi come la descriverebbe la stampa "libera" se al posto di Chiomonte i fatti riguardassero una sperduta località in Venezuela, Russia, Uganda, Corea del Nord... Così come nel razzismo mediatico esistono il poliziotto buono ed il poliziotto cattivo, anche riguardo alla TAV ci sono i ragionevoli (Corriere, Repubblica, Stampa) che se devono dare del cretino ai rivoltosi lo fanno sottovoce e con educazione, e quelli che ragionevoli non riescono proprio ad esserlo (tipo Libero o il Giornale).

Così finisce che la ce la prendiamo con gli ultimi, perché sintetizzano quello che i primi non scrivono. Tutti e due, con un metro differente, non danno spazio a quello che sarebbe un PRINCIPIO OVVIO, se lo scopo fosse quello dichiarato, cioè: la fine delle violenze ed il dialogo, nell'interesse generale della nazione.

Però, quel Cretinetti a tutto tondo, mi riporta ad una similitudine con "chi non è razzista, ma vuole che lo diventino gli altri". Mi viene in mente, inizio anni '90 circa, i miei figli erano piccoli, ed alla TV assistevano impassibili a sbudellamenti vari nei cartoni animati; ma avevano terrore quando per caso erano ripresi Ferrara o Sgarbi con la bava alla bocca. Eppure, tralascio ogni considerazione politica-morale, a saperli prendere sanno essere persone, non dirò squisite ma educate e ragionevoli, a volte addirittura di larghe vedute.

Quel Cretinetti, non spiega niente delle ragioni PRO TAV, è il corrispondente calcistico di un fallo commesso lontano dalla palla e a gioco fermo. Lo scopo è perpetuare LA CREAZIONE DEL NEMICO, ma attenzione: il bersaglio è doppio (e mobile, oserei dire CULTURALE). Da una parte, chi vuole essere convinto che basta essere NO TAV per diventare pericolosi terroristi; dall'altra, chi condivide le ragioni della protesta tenderà a rinchiudersi in una difesa AUTISTICA e sempre PIU' A RISCHIO DI DERIVE VIOLENTE: semplificando: un atteggiamento del tutto simile e speculare al razzismo.

E' impedire il dialogo, o quella pallida speranza che ne resta, lo scopo. Io, nonostante sia convintamente NO TAV, trovo che quel che manca (ora, sei anni dopo il primo articolo) sono le condizioni per dibattere civilmente (e confrontandosi su dati e prospettive REALI) tra le due ragioni. Noto una cosa che mi fa paura quanto il progredire del cantiere o il comportamento della polizia: l'intolleranza crescente fra due fazioni di cittadini, per altro tra loro simili.

Cittadini, ripeto, come cavie di un esperimento sociale. Cittadini, e finalmente chiudo con i ragionamenti, che da Rom e Sinti possono imparare (eccolo: il confronto necessario) come resistere INTELLETTUALMENTE a manganellate e giornalisti, senza dover portare odio (ma anche senza considerare stupido l'avversario) perché, ricordatelo, il domani non è mai sicuro, ma case, carovane e baracche ci saranno ancora, amministratori, politici e pennivendoli invece passano... PASSANO TUTTI.

 
Di Fabrizio (del 18/08/2013 @ 09:02:27 in Europa, visitato 1177 volte)

Notizia curiosa di otto anni fa

The Local Gruppo rom: "Zigeunersauce" è offensivo 15 Aug 2013 12:40 CET

Un gruppo di Sinti e di Rom sta chiedendo alle aziende alimentari tedesche di cambiare il nome della popolare Zigeunersauce, "salsa zingara". Ma i produttori non hanno fretta di ristampare le etichette.

Per i Tedeschi, la "salsa zingara" è una salsa unta, di pepe e pomodoro, con o senza cipolle. Ma per il ramo di Hannover dell'organizzazione culturale del Forum Sinti e Rom, il nome è offensivo.

Il termine Zigeneur, o zingaro, è carico di connotazioni negative, dice l'avvocato Kerstin Rauls-Ndiaye, che lavora presso l'ufficio legale che ha inviato una lettera a cinque dei principali produttori di alimenti, chiedendo loro di cambiare quel nome.

Anche se, ha detto al Sueddeutsche Zeitung, "è chiaro che non vogliono discriminare nessuno usando quella parola in relazione ad una salsa o a una cotoletta," Rauls-Ndiaye spiega che andrebbe cambiata.

Markus Weck, direttore del marchio alimentare Weck, ha detto al giornale che "i clienti sanno esattamente cosa stanno acquistando, quando comprano la Zigeunersauce. Ciò significa che non sarà facile cambiarne il nome," ha aggiunto, sottolineando nel contempo che la compagnia sta valutando seriamente la richiesta.

Riguardo alla lettera, Weck ha detto che "fin quando la richiesta sarà un caso a sé stante, non si sentiranno in obbligo di fare qualcosa." Ma se diventasse evidente che un vasto gruppo di persone si sentisse offeso dal nome, allora vi ripenserebbero.

Il gigante alimentare Unilever ha risposto con toni e argomenti simili al Sueddeutsche Zeitung, aggiungendo di essere aperto al compromesso. Ma perché avvenga questo compromesso, la compagnia dice che avrebbe bisogno di conferma dalle comunità rom e sinti sul fatto che il nome sia offensivo.

Il consiglio centrale in Germania dei Rom e dei Sinti dice di comprendere la lamentela del forum. Ha detto al giornale che mentre il termine "zingaro" era tecnicamente neutrale, "ha mostrato un chiaro collegamento con preconcetti estremamente negativi o persino stereotipi razzisti."

Tuttavia, non ha chiesto un cambio del nome Zigeunersauce.

 
Di Fabrizio (del 30/03/2009 @ 09:01:49 in Italia, visitato 1562 volte)

Da Roma_Italia (in calce una piccola bibliografia in inglese e romanes - in formato PDF)

Il 2008-09 sarà ricordato dagli attivisti per i diritti umani e dei Rom per la situazione estremamente difficile delle comunità Romanì in Italia. Il montare del razzismo e dei sentimenti anti-Romanì è eruttato a Napoli e Milano nel maggio 2008. Non solo, diverse politiche e misure legali adottate dalle pubbliche autorità, come il "censimento" in corso della popolazione Romanì e il trasferimento dei Rom in campi speciali sempre più ontani dai centri cittadini per "sanificare" i centri urbani sono apertamente abusi dei diritti e delle libertà individuali. La paura crescente e l'odio verso i Rom tra la popolazione generale da un lato e l'approccio ostile del governo nazionale e di alcune amministrazioni locali dall'altro, hanno creato un'atmosfera da caccia alle streghe diretta contro Rom e Sinti italiani da lungo tempo lì stabilitisi come pure contro i migranti Romanì di nuovo arrivo.

E' vero che i problemi dei Rom non si limitano alla sola Italia. I Rom stanno lottando per tenere testa alle violenze fisiche, segregazione e altre forme di discriminazione in tutta Europa. L'unicità del caso italiano è che il governo ai suoi livelli più alti ha fatto propria una politica che promuove l'animosità razziale e la xenofobia.

Questa rassegna di Roma Rights cerca di analizzare le dinamiche delle politiche, pratiche e sentimenti anti-Romanì in Italia. Henry Scicluna presenta un panorama sulle politiche e pratiche anti-Romanì del governo italiano a partire dal 2001, e contempla il riflesso di questi approcci xenofobici e spaventosi nel pubblico generale e nei media. Nota anche che l'ostilità verso i Rom ha radici che affondano nel passato sino ai recenti eventi.

Secondariamente, Lorenzo Trucco fornisce una descrizione delle disposizioni legali in Italia riguardanti i migranti in generale e quelli romanì in particolare, come pure i cittadini italiani di origine romanì. L'articolo nota che, per la maggior parte, l'approccio italiano per controllare la migrazione ed indirizzare le tematiche rom è stato punitivo. Nell'articolo seguente, Piero Colacicchi racconta le origini delle politiche del governo italiano per incoraggiare la creazione di campi speciali per Rom e le sue conseguenze negative. Quarto, Erika Szyszczak, già nel Comitato di Presidenza di ERRC, scrive su una delle questioni più polemiche all'interno del problema rom in Italia ed altrove, la cittadinanza e il suo significato nell'Unione Europea.

Editorial
Exclusion as State Policy (Rob Kushen) View it (Acrobat pdf format)!

Notebook
To Be a Citizen? (Erika Szyszczak) View it (Acrobat pdf format)!
The Life and Death of Roma and Sinti in Italy : A Modern Tragedy (Henry Scicluna) View it (Acrobat pdf format)!
Legal and Policy Developments in the Condition of Migrants and Roma in Italy (Lorenzo Trucco) View it (Acrobat pdf format)!
Ethnic Profiling and Discrimination against Roma in Italy : New Developments in a Deep-Rooted Tradition (Piero Colacicchi) View it (Acrobat pdf format)!

Advocacy
D.H. and Others Tabled for Discussion One Year on View it (Acrobat pdf format)!

Legal Defense
Discrimination of Roma in Russia : An Update (Natasha Kravchuk) View it (Acrobat pdf format)!
Stanislav Markelov: The death of a Roma rights defender View it (Acrobat pdf format)!

Meet the ERRC
“Discovering” Roma (Sinan Gokcen) View it (Acrobat pdf format)!

Romanì Language Publication
Internacionalno Konvencija vash e Hakjanegiri/ Chachipenengi/ Protekcija Sa e Bucharne Migrantongi thaj olengere Familijengere Manushengi/Membrong i/ View it (Acrobat pdf format)!

Chronicle
View it (Acrobat pdf format)!

The European Roma Rights Centre is an international public interest law organisation which monitors the human rights situation of Roma and provides legal defence in cases of human rights abuse. For more information about the European Roma Rights Centre, visit the ERRC on the web at http://www.errc. org

To support the ERRC, please visit this link: http://www.errc. org/cikk. php?cikk= 2735
European Roma Rights Centre
1386 Budapest 62
P.O. Box 906/93
Hungary
Tel: +36.1.413.2200
Fax: +36.1.413.2201

 
Di Fabrizio (del 04/11/2011 @ 09:00:36 in conflitti, visitato 1209 volte)

E' da un po' di tempo che non dedico attenzione all'Ungheria. Di quanto è successo nei mesi scorsi a Gyöngyöspata ne parlai questa primavera. Trovo su Chiara-di-notte.blogspot.com l'aggiornamento che riporto sotto. Dall'autrice di quel blog mi arriva anche un invito a dare spazio a figure femminili che tra i Rom si battano non solo contro le discriminazioni esterne, ma anche contro quelle interne alla comunità, come ad esempio Ostalinda Maya Ovalle. Tempo permettendo, ci proverò.

L'articolo sara' un po' lungo - ed anche noioso -, pertanto ho scelto di proporlo diviso in piu' parti, in modo da renderlo maggiormente scorrevole alla lettura e piu' snello all'eventuale discussione che dovesse svilupparsi. Conto di poter, con le parti successive e i commenti, sviscerare quelle eventuali domande o dubbi che credo siano presenti quando si parla di zingari, di gadje', di razzismo, d'intolleranza, di colpe e cause di un fenomeno che ormai sta dilagando in tutta Europa.

L'Ungheria e' in crisi. Le tensioni con la popolazione zingara minacciano di lacerare l'intero tessuto sociale del paese. Nonostante il popolo rom abbia qui vissuto armoniosamente per cinque secoli, ora, con l'ascesa della destra xenofoba e razzista, vigilantes seminano il terrore nelle comunita' tzigane ed e' soprattutto nella citta' di Gyöngyöspata che il problema, alcuni mesi fa, e' esploso prepotentemente svegliando la coscienza sopita di molte persone.

Gyöngyöspata e' una piccola citta' che si trova nel nord-est dell'Ungheria, ad un'ora e mezzo di strada da Budapest. Per chi non conosce questa terra e vi si reca da turista, e' un luogo che possiede quel fascino tipico di ogni cittadina ungherese della regione: una imponente chiesa bianca e le case dai tetti rosso stucco disseminate lungo un ordinato e ben curato paesaggio di campagna. Pero', alla periferia, su entrambi i lati di un torrente che ogni volta che piove tracima, c'e' quello che i turisti non vedranno mai: il ghetto zingaro. Case fatiscenti dove il soffitto fa fatica a non crollare. Una cucina, un paio camerette e dieci, quindici, persone che ci vivono dentro ammassate. Sono moltissimi i bambini.

Se riuscirete a farvi accettare, potrete essere invitati ad entrare. Allora vi siederete su un letto povero e dondolante, mentre intorno a voi i bimbi, sorprendentemente tutti sempre allegri e sorridenti, inizieranno a danzare al ritmo di qualsiasi musica esca dall'altoparlante della vecchia radio. Nella piccola cucina, ci sara' di sicuro un'enorme pentola di riso bollente sul fuoco, quella che serve ogni giorno per il pranzo e la cena. La padrona di casa vi raccontera' con un sorriso pieno d'orgoglio della sua famiglia e dei suoi nipoti, molti dei quali vi fisseranno come se foste dei viaggiatori giunti da un lontano pianeta.

In queste famiglie, ormai, nessuno piu' ha un lavoro o la speranza di trovarne uno. Il tasso di natalita' nella comunita' tzigana e' il doppio di quello dei gadje' - i non zingari - e sono pochi i bambini che frequentano una scuola. Le cose sono precipitate negli ultimi tempi, con la crisi economica. Lo Stato risulta sempre piu' assente ed ha tagliato moltissimi dei fondi destinati al welfare e alla tutela delle minoranze. Per questo motivo un po' tutti, zingari e non, per ragioni diverse, stanno cominciando a perdere la pazienza, ed e' sempre piu' tangibile la sensazione che le due comunita', incitate anche dai tanti politicanti che mestano nel torbido, difficilmente riusciranno ad andare d'accordo come e' avvenuto in passato.



Quello della difficile coesistenza fra zingari e gadje', che piu' di ogni altra cosa rappresenta non solo simbolicamente l'enorme divario fra chi oggi ha qualcosa e chi invece non ha niente, e' un problema che esiste in tutta Europa. Dalla Bulgaria alla Gran Bretagna, dall'Italia alla Francia, oggi il vecchio continente e' alle prese con un nuovo focolaio di intolleranza xenofoba, ed anche stavolta, come sempre, a farne le spese saranno i piu' deboli, vale a dire coloro che non possono difendersi su cui si riversera' l'odio e la rabbia di tutti: gli zingari.

Si deve dire che fin da quando sono arrivati nel XV secolo, raramente le relazioni degli zingari con le comunita' locali sono andate lisce. Hitler non e' e non sara' certo l'ultimo ad aver tentato di sterminare questo popolo che gia' molti altri, in passato, avevano gia' cercato di cancellare dalla faccia della terra, ed e' nei discorsi di tanta gente, fra i buonismi ipocriti di chi si mette a piangere per i cagnetti abbandonati, che spesso si riscontra questo antico desiderio atavico: sterminare chi viene ritenuto diverso, inferiore, inutile, apportatore solo di degrado, sporcizia, malaffare.

Tutto cio' lo si puo' vedere bene da cio' che accade in molti paesi al cui governo sono arrivati partiti populisti e di chiara matrice razzista, ma anche laddove il diritto di rimanere zingari non era mai stato messo in discussione. Paesi in cui le tensioni continuano pero' ad aumentare. In Gran Bretagna, l'intolleranza e' cresciuta a dismisura negli ultimi anni a causa delle ondate di immigrazione dalla Romania e Bulgaria, ma anche in Bulgaria e Romania, paesi dove gli zingari hanno vissuto in gran numero per secoli, esiste tuttora un'inestinguibile discriminazione. Persino in Spagna, unico paese europeo che dopo la morte di Franco puo' vantare dei veri successi in fatto di tolleranza e integrazione, il tasso di abbandono della scuola da parte dei bimbi gitani e' dell'80%.

Nei confronti dei Rom persiste un po' ovunque l'immagine di una comunita' di fuorilegge, piccoli criminali, inetti, miserabili che sbarcano il lunario sopravvivendo ai margini della societa'. Questo, da alcuni anni, lo si riscontra anche in Ungheria, uno dei paesi in cui fino a poco tempo fa ci si poteva aspettare che le cose andassero meglio. Dopo tutto, gli zingari qui ci hanno vissuto per un lungo periodo di tempo - circa cinquecento anni – tanto che le parole "ungherese" e "tzigano" alla fine si integrano perfettamente. Come in Spagna per i gitani, l'immaginario artistico del Rom ungheresi, specialmente nella musica, si e' intrecciato con l'identita' culturale dell'intera nazione. Senza gli tzigani, infatti, Franz Liszt non avrebbe mai potuto comporre le sue melodie.

I Rom di Ungheria, fra l'altro, sono anche i piu' importanti dal punto di vista sociale e a un livello culturale piu' alto che altrove, ad eccezione forse della sola Russia. Ci sono quattro deputati rom nel parlamento ungherese, e l'unica eurodeputata rom a Strasburgo e' ungherese. Molti funzionari del governo lo sono, ed anche gran parte della burocrazia. Eppure, fra tutti i luoghi, e' proprio in Ungheria, dove non ci sono problemi legati all'immigrazione o alla lingua, che gli zingari sembrano costituire una potenziale e grave minaccia per il futuro della nazione.



Lo scorso marzo, centinaia di vigilantes in divisa hanno fatto irruzione in Gyöngyöspata rimanendovi per tre settimane. Vestiti in uniformi paramilitari nere, sono entrati nel ghetto zingaro ed hanno iniziato a pattugliarlo ostentatamente, come se fossero poliziotti. Appartenevano ad un'organizzazione chiamata Szebb Jövőért Polgárőr Egyesület (Guardia Civile per un Futuro Migliore), una frangia del partito di estrema destra Jobbik.

Con gli atteggiamenti tipici dei nazisti, questa gente ha pattugliato la citta' giorno e notte, gridando ed impedendo ai rom di dormire, oppure minacciandoli con armi e cani, o seguendoli ogni volta che lasciavano le loro case, senza che la polizia locale dicesse o facesse niente. I bambini avevano paura di andare a scuola, gli uomini non se la sentivano di andare a lavorare e alle madri veniva impedito di entrare nei negozi a comprare cibo. Questa situazione ha avuto fine solo quando la Croce Rossa ungherese ha evacuato tutti i rom, portandoli via a bordo di autobus.

E' stata l'ascesa dell'estrema destra magiara, che nelle ultime elezioni ha raggiunto oltre il 15%, che ha rinfocolato e dato forza a questo sentimento antitzigano che non si vedeva piu' dai tempi del nazismo. Qualcosa che preoccupa e spaventa tutti, persino i liberali ungheresi tradizionalmente di destra. Si deve tener conto che l'etnia rom in Ungheria rappresenta oltre l'8% dell'intera popolazione e cio' che potrebbe scaturire da un'eventuale sommossa, qualora gli animi fossero esacerbati, non e' prevedibile ne' auspicabile.

In questo clima d'intolleranza e razzismo, non sono mancate le violenze fisiche e neppure svariati attacchi omicidi: sono nove gli zingari uccisi negli ultimi tre anni. La tecnica preferita degli aggressori e' quella di colpire una casa ai margini di un villaggio, gettare una bottiglia molotov, attendere che gli abitanti fuggano dalle fiamme per poi sparare loro addosso quando escono. Ma al di la' di questi dati scioccanti e del cieco pregiudizio, cio' che manca e' una spiegazione del perche' tutto cio' stia accadendo proprio ora.

Ovviamente, si tratta anche di un problema locale. In Gyöngyöspata il problema sono gli alloggi, cioe' le misere case degli zingari, fatiscenti e considerate pericolose dal punto della stabilita' strutturale - anche se alcune sono migliori e piu' solide di altre - che sono tutte raggruppate insieme sul bordo della citta'. Quando la Croce Rossa ha proposto di risistemare alcune famiglie in alloggi meno malsani piu' vicini al centro della citta', cio' ha infiammato l'intolleranza dei gadje' che non volevano "mischiarsi" a chi, a loro giudizio, avrebbe portato in citta' degrado, sporcizia e traffici illeciti. Senza considerare che non si trattava di intrusi, di invasori, di inferiori da ghettizzare, ma di una popolazione ben radicata che vive in Ungheria da centinaia d'anni. Gli zingari di Gyöngyöspata, infatti, cantavano l'inno nazionale in faccia ai vigilantes. Ed avevano tutto il diritto di farlo essendo ad ogni effetto cittadini ungheresi, uguali agli altri per diritto costituzionale oltre che per diritto "umano".

 "Because your skin is a little darker" from Gypata on Vimeo.

(continua…)

 
Di Fabrizio (del 18/05/2011 @ 09:00:30 in Europa, visitato 1669 volte)

Da Baltic_Roma

WindowonEurasia By Paul Goble [1]

Staunton, 04/05/2011 - Le crescenti tensioni tra i Rom e le nazionalità titolari dell'Unione Europea hanno suscitato reazioni a Mosca, sull'ipotesi che componenti di questa comunità spesso disprezzata stiano per trasferirsi nella Federazione Russa, sia per conto proprio che in base ad un accordo tra UE e Russia, perché in questo paese ci sarebbe bisogno di più immigrati possibile.

Ieri la Komsomolskaya Pravda ha riferito di questa possibilità, raccogliendo una storia riportata in precedenza dal portale Tolkovatel.ru.

Secondo Tolkovatel.ru, la possibilità di un accordo sulla cui base i Rom europei sarebbero inviati nella Federazione Russa ed eventualmente in Ucraina, sarà oggetto delle prossime discussioni tra la UE e la Federazione Russa, , un passo appoggiato dalla Francia e da diversi paesi dell'Est Europa, ma sembra osteggiato dalla Germania.

La prima menzione pubblica, secondo Tolkovatel.ru, venne fatta da un programma radio di Komsomolskaya Pravda, quando Roman Grokholsky, leader della comunità rom nella Federazione Russa, disse che secondo lui, "per ragioni economiche la Russia potrebbe accettare [i Rom d'Europa]. E' una terra enorme."

Come riportato da Yuri Filatov sulla Komsomolskaya Pravda di ieri, "l'Europa sembra aver trovato una soluzione radicale al problema dei propri Rom [il cui numero si aggira tra i nove e i dodici milioni] - semplicemente prendendoli e reinsediandoli in Russia."

I paesi europei non possono certo vantare buoni rapporti con i Rom. L'anno scorso, per esempio, il presidente francese Nicolas Sarkozy espulse "diverse migliaia" di loro in Bulgaria e Romania, azione che fu denunciata dai gruppi internazionali dei diritti umani ma venne generalmente appoggiata dal popolo francese e dai residenti di molti altri paesi UE.

Ma nonostante questo appoggio i governi europei hanno concluso, continua Filatov, che non è "tecnicamente o economicamente" fattibile "deportare tutti i Rom in Romania e Bulgaria come è stato fatto nel passato: le dimensioni di questi paesi non lo permettono e ci sono le proteste sempre più forti dei nazionalisti locali" a quella idea.

Come risultato, gli Europei hanno scoperto la nozione "perché non reinsediarli in Russia (ed anche in Ucraina)," che hanno spazio e lavoro per sistemarli e che, secondo il punto di vista degli Europei, hanno una tradizione di tolleranza verso i Rom, come si evince dai romanzi e dalla musica russa.

Si prevedeva, così il documento, che "ogni famiglia rom avrebbe ricevuto dall'Unione Europea i soldi del viaggio e per il reinsediamento." Non è stato determinato l'ammontare esatto, ma probabilmente sarebbero stati 500 euro a persona, cioè quanto ricevuto in precedenza dei Rom deportati dalla Francia.

"In questo modo," dice Filatov, "contando sul nostro spirito di accoglienza e ospitalità, la -tollerante- Europa vuole a nostre spese risolvere il problema della sua intolleranza. Ed è interessante notare che nei circoli di potere in Russia, la notizia sia stata attivamente preparata per decisioni simili."

Difatti, dice il giornalista della Komsomolskaya Pravda, l'elite russa non sta pensando solo ai Rom europei. Specificamente, pensa anche a Cinesi ed Africani per affrontare il sempre più grave declino demografico della Federazione Russa.

Filatov cita i commenti di Zhanna Zayonchkovskaya, capo del laboratorio migrazioni dell'Istituto di Pronostici Economici all'Accademia delle Scienze, durante una riunione di settimana scorsa dedicata alle dimensioni demografiche del documento strategico di Mosca per il 2020.

Tenuto conto del declino della Russia nella sua popolazione totale e specialmente tra quanti in età da lavoro, Zayonchkovskaya ha detto che la Russia dovrà attrarre almeno 20 milioni di migranti maggiori di 15 anni. I paesi dell'Asia Centrale possono fornirne non più di sei milioni, e quindi la maggior parte dovrà arrivare dalla Cina.

I lavoratori cinesi stanno già migrando in Russia ed il loro numero è destinato a crescere negli anni a venire, ha detto Zayonchkovskaya, notando che "tanto più metteremo la testa sotto la sabbia, tanto più [il risveglio] sarà per noi inatteso." Ed è in corso un gran cambiamento: entro la metà del secolo, ha detto in Russia ci saranno più Cinesi che Tatari.

Simili flussi migratori avrannol'effetto di aumentare le attitudini xenofobe tra i Russi, come si riflette e cerca una via d'uscita il recente caso del proibito (il caso ora è in appello) Movimento Contro l'Immigrazione Illegale (DPNI). E non sorprende che il portale del DPNI presenti queste storie sui Rom d'Europa.

Ma i commenti di Zayonchkovskaya riflettono il dramma in cui si trova il governo russo: se permette più immigrazione, aumentando la percentuale di popoli non slavi, si troverà di fronte ad una popolazione sempre più antagonista. Ma se non lo fa, ne soffrirà l'economia, ed il regime dovrà affrontare la rabbia di classe invece di quella etnica.
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[1] Paul Goble è da lungo tempo uno specialista in questioni etniche e religiose dell'Eurasia. Recentemente, è stato direttore di ricerche e pubblicazioni presso l'Accademia Diplomatica dell'Azerbaijan. In precedenza aveva lavorato come vice preside per le scienze sociali e umane all'Università Audentes di Tallin e come ricercatore anziano associato all'EuroCollege dell'Università di Tartu in Estonia. Mentre era lì, lanciò la serie "Finestre sull'Eurasia". Prima di entrare là in facoltà nel 2004, prestò servizio a vario titolo nel Dipartimento di Stato USA, nella Central Intelligence Agency e all'International Broadcasting Bureau, come pure a Voice of America e Radio Free Europe/Radio Liberty e al Carnegie Endowment for International Peace. Scrive frequentemente su tematiche etniche e religiose e ha pubblicato cinque volumi su etnia e religione nell'ex spazio sovietico. Formatosi all'Università Miami nell'Ohio e all'Università di Chicago, è stato premiato dai governi di Estonia, Lettonia e Lituania per i suoi lavori nel promuovere l'indipendenza baltica e il ritiro delle forze russe da quelle terre occupate in precedenza.

Può essere contattato direttamente a paul.goble@gmail.com

 
Di Fabrizio (del 26/05/2009 @ 08:58:59 in media, visitato 1133 volte)

Da Roma_Francais

L'artista fotografa serba Tijana Pakic Feterman in questo momento espone a Belgrado le sue foto di giovani zigane che Bajram Haliti ha visitato e apprezzato:

Tijana PAKIC-FETERMAN espone attivamente dal 2000 in Serbia e nel mondo (Austria, Danimarca, Francia, Russia). Questo ultimo lavoro intitolato ČAROLIJE è una serie di ritratti-foto di giovani zigane dai 7 ai 15 anni, realizzate all'interno delle bidonville di Belgrado dove vivono.

Čarolije è una parola serba che si traduce letteralmente per magie. In questo preciso contesto, Čarolije designa l'incanto, il carisma e l'aura di queste giovani donne che trapassano l'obiettivo.

L'apparenza e la postura di queste damigelle zigane fanno direttamente riferimento alle foto delle riviste di moda. Si evitano così gli stereotipi dei foto-reportage sulla rappresentazione delle minoranze zigane (cattive condizioni di vita, povertà, discriminazione). L'artista porta avanti il paradosso delle foto di moda, dell'elitismo e del glamour, confrontato alla bellezza naturale e magiche di queste ragazze gitane. Il gioco continua con la scelta di utilizzare la luce naturale e dei decori imperfetti (drappi ripassati male, mal piazzati) per accentuare il fatto che non si tratta di vere foto di moda, ma di ritratti realizzati in uno studio fotografico improvvisato in mezzo alla bidonville, e che rappresentano le ragazze come sono.

Le questioni di nazione, d'appartenenza etnica e religiosa, particolarmente nelle regioni dell'ex-Jugoslavia sono sempre alla frontiera del tabù, e fotografare la popolazione rom, come comunità che non è particolarmente integrata in queste società è una tematica sfruttata unicamente attraverso degli stereotipi. La novità che l'artista apporta col suo lavoro è giustamente di trasporre queste giovani rom nel glamour del mondo della moda, propone così di interrogarsi abbordando elementi di riflessioni sulla tematica proposta.

Queste giovani non sono mai sposate, condizione obbligatoria perché possano essere fotografate in questa maniera, cosa che le rende, loro ed il progetto nell'insieme, ancora più esclusivo.

Sito: http://tijanapakicfeterman.free.fr/carolije.html

 
Di Fabrizio (del 15/10/2009 @ 08:58:33 in Europa, visitato 1206 volte)

Da Roma_Daily_News

AGGIORNAMENTO 13 OTTOBRE 2009 - E' SCADUTA LA DATA DELLA CLEMENZA PER YUZEPCHUK

Il Presidente Aleksander Lukashenko ha permesso che passasse la scadenza per Vasily Yuzepchuk. Il 12 ottobre, il Comitato ONU per i Diritti Umani aveva registrato il caso di Vasily Yuzepchuk e chiesto al governo bielorusso di non procedere all'esecuzione, finché il caso fosse al vaglio del Comitato.

Il Presidente Lukashenko ha ignorato le richieste di clemenza dalla comunità internazionale, incluso il Consiglio d'Europa. A seguito del rigetto dell'appello di Vasily Yuzepchuk da parte della Corte Suprema il 2 ottobre, il Presidente Lukashenko aveva 10 giorni di tempo per garantire la clemenza. L'8 ottobre i locali attivisti per i diritti umani avevano spedito una petizione sul caso al Comitato ONU per i Diritti Umani. [...]

Vasily Yuzepchuk è stato condannato a morte il 29 giugno, per l'uccisione di sei donne anziane, a seguito di un'indagine e un processo che il suo avvocato descrive come fondamentalmente difettoso: dice che Vasily Yuzepchuk è stato picchiato durante la detenzione per forzarlo a confessare.

Vasily Yuzepchuk appartiene al marginalizzato gruppo etnico dei Rom; originario dell'Ucraina, non ha passaporto interno, che è richiesto per tutti i cittadini della Bielorussia. Potrebbe avere una disabilità intellettuale e secondo il suo avvocato è illetterato e non conosce i mesi dell'anno.

Ulteriori informazioni:

In Bielorussia, ai prigionieri condannati non viene dato preavviso di quando l'esecuzione avrà luogo, esecuzione che di solito avviene pochi minuti dopo che il loro appello per la clemenza viene rigettato.

Prima sono portati in una stanza dove, alla presenza del Direttore del carcere, del Procuratore e di un altro impiegato del Ministro degli Interni, viene detto loro che l'appello per la clemenza è stato rifiutato e che la sentenza sarà eseguita. Vengono poi portati in una stanza vicina dove sono obbligati ad inginocchiarsi e vengono giustiziati con un colpo alla nuca.

Le loro famiglie vengono informate giorni, talvolta settimane dopo, che il loro parente è stato giustiziato.

Fate pressione con urgenza alle autorità bielorusse perché venga concessa la grazia a Vasily Yuzepchuk!

Firmate l'appello su http://www.amnesty.org.uk/actions_details.asp?ActionID=635

 
Di Fabrizio (del 05/04/2009 @ 08:55:31 in media, visitato 6052 volte)

Aggiornamenti sociali

di
Giacomo Costa S.I. di «Aggiornamenti Sociali»
Tommaso Vitale Docente di Sociologia nell'Università di Milano-Bicocca

L'8 aprile si celebra la Giornata internazionale dei rom e sinti, in ricordo del primo Congresso internazionale del popolo rom tenutosi a Londra l'8 aprile 1971 e della costituzione della prima associazione mondiale dei rom riconosciuta dall'ONU. L'Europa è da sempre popolata da una pluralità di gruppi zigani; sono parte della storia locale delle tante società urbane e rurali che compongono il mosaico europeo.

Si tratta di gruppi assai differenti per tradizione e cultura: gitani, yemish, manoush, camminanti, travellers, gypsy, sinti, romungro, olah, rom, boyas e altri ancora. È una vera e propria «galassia» di minoranze che, se considerata nel suo insieme, costituisce la più grande minoranza europea: circa dieci milioni di persone, dicono le stime di Bruxelles, molti di più se consideriamo anche i Paesi che non aderiscono all'UE e le persone che nelle guerre balcaniche degli anni '90 hanno perso ogni appartenenza nazionale. Il numero aumenta ancora se usciamo dall'Europa e guardiamo ai lom del Libano, ai dom del Medio Oriente, ai gruppi presenti in Mongolia, negli Stati Uniti, in Russia, in Brasile. Una complessità assai rilevante di cui spesso si conosce pochissimo.

Solo un italiano su mille, stando alle statistiche, ha almeno un'informazione minima su questa «galassia». Sappiamo anche che nel nostro Paese il grado di ostilità verso questi gruppi è altissimo, più alto persino dei livelli di odio razziale raggiunti nei Paesi ad apartheid istituzionalizzato. Avere una buona informazione sembra il fattore maggiormente correlato alla riduzione dell'avversione verso queste persone, insieme all'età: le persone più anziane, infatti, in Italia sono quelle che hanno meno paura degli zingari, poiché conservano la memoria di rapporti positivi di scambio e complementarità che hanno caratterizzato per molti anni le relazioni fra questi gruppi e la società maggioritaria. Più si è giovani, invece, più la rappresentazione di questi gruppi diviene omogenea, stereotipica, tutta interna a un immaginario della miseria e della devianza.

Così pochissimi, anche fra coloro che hanno gli intenti più solidali, tengono conto della stratificazione interna a questa galassia, in cui a fianco di comunità di recente immigrazione vi sono gruppi assai radicati che gestiscono attività economiche rilevanti (l'industria circense, lo spettacolo viaggiante, il mercato dei cavalli e degli animali da sella, e molto altro, a seconda dei Paesi considerati). Pochissimi sanno che esiste un'élite romani, colta e dinamica, che si coordina a livello transnazionale, trova forme di rappresentanza e di lobbying, agisce nelle e con le istituzioni internazionali. Le maggiori istituzioni hanno degli uffici appositi (Banca mondiale, ONU, Commissione europea, Consiglio d'Europa, Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico). Esistono centri di ricerca che pubblicano riviste scientifiche e coordinamenti di ricercatori zigani di diverse appartenenze.

Internet permette di avvicinarsi a questo mondo complesso e di cambiare il nostro sguardo. Dedicare un po' di tempo a guardare questi siti consente di cogliere le molteplici sfaccettature di queste minoranze. A fianco delle pagine dedicate alla difesa dei diritti umani e alla promozione sociale, si scoprono le tante tradizioni, il fascino delle produzioni musicali, la memoria orale e scritta, i diversi modi di relazionarsi al viaggio e alla stanzialità, i percorsi di spiritualità e le modalità di interrogare le grandi religioni monoteiste.

http://erionet.org
L'Ufficio di informazione europeo sulle popolazioni rom (ERIO, European Roma Information Office) è un'organizzazione internazionale fondata nel 2003 per promuovere e tutelare i diritti delle popolazioni rom con uffici a Bruxelles, dove svolge attività di lobbying nei settori dell'istruzione, dell'occupazione, dell'assistenza sanitaria e dell'alloggio. Rete di varie associazioni di rom e di persone che si occupano degli stessi, ERIO si distingue per la particolarità di promuovere la partecipazione di comunità rom nei processi decisionali a livello europeo, nazionale e locale.

Il sito dell'organizzazione, principalmente in inglese, ma con pagine anche in italiano, romani, bulgaro, ungherese, russo, rumeno e spagnolo, offre, attraverso un ricco bollettino settimanale (e-news), approfondite informazioni di attualità politica con notizie di quanto accade a livello europeo e nei vari Stati membri dell'Unione. Interessanti anche le parti che riferiscono delle attività dell'organizzazione (progetti, pubblicazioni, inchieste). Ricca è anche la lista di link alle maggiori istituzioni governative nazionali che si occupano di questioni legate ai rom. Un sito analogo, ma più centrato sulla lotta al razzismo nei confronti dei rom e sulla difesa dei diritti umani è quello del Centro europeo per i diritti dei rom (ERRC, European Roma Rights Centre): <www.errc.org>.

www.dosta.org
Si tratta del portale di una campagna di sensibilizzazione promossa dalla Commissione europea. «Dosta» è una parola romani che significa «basta»: la campagna si propone di sensibilizzare i «non rom», aiutandoli a superare i pregiudizi e gli stereotipi e a conoscere meglio i cittadini rom presenti in tutti gli Stati dell'Unione. Particolarmente interessanti i materiali di sensibilizzazione forniti dal sito, che vanno da foto, volantini e poster a spot radiofonici e televisivi. Nella sezione «Is this a stereotype?» (Questo è uno stereotipo?) si affrontano in maniera sintetica e agevole 15 dei principali luoghi comuni sui rom.

Per avvicinare le molteplici attività a favore dei rom promosse dalle istituzioni a livello europeo si può consultare il sito del Consiglio d'Europa (<www.coe.int>), o quello dell'Ufficio per le istituzioni democratiche e i diritti umani dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (<www.osce.org/odihr/18148.html>).

www.romadecade.org
Attraverso il sito Decade of Roma Inclusion 2005-2015 (Decennio per l'inclusione dei rom 2005-2015) si può conoscere nei dettagli l'interessante iniziativa politica dei Governi di Paesi dell'Europa centrale e sudorientale per migliorare la situazione socioeconomica delle popolazioni rom di quelle regioni. Undici Paesi che annoverano significative minoranze hanno aderito al progetto: Albania, Bosnia-Erzegovina, Bulgaria, Croazia, Macedonia, Montenegro, Repubblica Ceca, Romania, Serbia, Slovacchia e Ungheria. Recentemente, nel febbraio 2009, anche la Spagna ha aderito all'iniziativa, primo tra i Paesi della «vecchia Europa». Ogni Paese ha sviluppato un Piano decennale con obiettivi specifici per le aree prioritarie (educazione, impiego, salute e alloggio), cercando di coinvolgere organizzazioni governative, intergovernative e non governative con le popolazioni rom.

www.idebate.org/roma/
Più ampio è lo sguardo del Roma Buzz Aggregator, sito sostenuto dall'Open Society Institute, un'associazione filantropica con base a New York, ma con filiali in tutto il mondo. Il sito raccoglie automaticamente i link a tutte le notizie, nuovi post di blog, immagini, filmati, musiche e qualsiasi altro materiale concernente i rom che appare sulla rete.

Oltre a un archivio che presenta i materiali organizzati in ordine cronologico, ne offre uno organizzato per Paese. Tra i Paesi più rappresentati troviamo Francia (400 articoli), Regno Unito (311), Italia (253), ex Iugoslavia (218) e gli altri Paesi dell'Est. Presenta inoltre una cartina che mostra la provenienza delle ultime notizie su rom e sinti, e un diagramma in cui si può vedere quanto vengono menzionati ogni giorno dell'ultimo mese i termini legati ai rom nella «blogosfera».

www.sivola.net/dblog
Venendo all'Italia, un blog tanto disorientante quanto insostituibile è Mahalla, nome con cui venivano chiamati i quartieri ghetto in cui hanno vissuto per secoli i rom nell'Europa dell'Est. Si tratta di uno spazio virtuale, ideato dal milanese Fabrizio Casavola per creare una rete di contatti fra rom e sinti in tutta Italia e in diversi Paesi del mondo. Se si prende il tempo per esplorarlo con cura e ci si arma di pazienza, il sito si rivela una miniera di informazioni, progetti, denunce, storie, commenti, link ecc.: un archivio di quasi 3mila articoli raccolti in poco più di tre anni di vita. Il tutto per rovesciare i luoghi comuni sulle popolazioni rom.

http://sucardrom.blogspot.com/
Con base a Mantova, Sucar Drom (letteralmente in romani, «bella strada») è la sezione italiana di un'organizzazione formata «da appartenenti alla società maggioritaria (in senso numerico) e da appartenenti alle società sinte e rom», che si batte per il riconoscimento dei pieni diritti di cittadinanza delle minoranze nazionali ed europee sinte e rom e contro tutte le forme di discriminazione che attualmente colpiscono queste popolazioni. Sul blog dell'associazione, è possibile trovare una raccolta particolarmente completa della normativa (internazionale, comunitaria, statale e regionale) che direttamente o indirettamente interessa le comunità rom e sinte. Molto interessante è il quotidiano commento alle notizie riguardanti fatti di cronaca, posizioni politiche e avvenimenti sui rom.

© FCSF - Aggiornamenti Sociali

 
Di Fabrizio (del 24/07/2008 @ 08:51:35 in musica e parole, visitato 1471 volte)

Da Roma_Daily_News

Il Teatro Romen è il più vecchio e più famoso dei teatri Romani nel mondo. Il teatro è un obiettivo chiave della cultura Romani in Russia, e dal momento della sua fondazione nel 1931, è stato un centro di attrazione per gli artisti Romani in Russia.

Precursori del Teatro Romen

Nel XVIII e XIX secolo esistevano a Mosca e San Pietroburgo cori di Rom Russi.

Alla fine del XIX secolo, il direttore di un coro Romani, Nikolai Shishkin, creò la prima troupe teatrale Romani di sempre. La prima apparizione della troupe fu nell'operetta Canzoni Zingare in Faccia, con la troupe principale del Teatro Arcadia, nel 1886. L'operetta venne recitata per diversi anni. Il 13 aprile 1887 ebbe luogo nel Teatro Maly la prima performance dell'operetta di Strauss Il Barone Zingaro con la troupe di Shishkin che recitava il ruolo dei Rom.

Il 20 marzo 1888 fu presentata al Teatro Maly la prima operetta in lingua Romani, Bambini delle Foreste. Fu recitata interamente dalla troupe Romani. La produzione durò 18 anni e fu un grande successo.

Nel 1892 Shishkin produsse una nuova operetta, Vita Zingara.

Negli anni '20, molti gruppi Romani di cantanti, ballerini e musicisti lavorarono in URSS.

Storia del teatro

Il 24 gennaio 1931 aprì a Mosca lo studio teatrale Romani "Indo-Romen". In un mese, lo studio presentò il suo primo lavoro.

Il primo direttore e il primo compositore di "Indo-Romen" furono attivisti Ebrei, Moishe Goldblat e Semen Bugachevsky.

Il 16 dicembre lo studio presentò la sua prima completa performance drammatico-musicale, Vita sulle Ruote. Consisteva in tre atti ed era basata su un pezzo dell'autore Romani Alexandr Germano. Dopo questa performance, lo studio fu rinominato Teatro Romen. Il primo direttore fu Georgy Lebedev.

Dal 1940, tutti i pezzi sono recitati in russo.

L'attuale direttore teatrale è Nikolai Slichenko, un attore Romani famoso in Russia.

Articolo scritto per Wikipedia.

 
Di Fabrizio (del 10/08/2008 @ 08:51:08 in Europa, visitato 1678 volte)

Da Roma_Daily_News

TOWARD FREEDOM

Scritto da Reuel S. Amdur - martedì 5 agosto 2008

Bimbo Zingaro in Kosovo (Photo reprinted from Flickr)

I nazisti non li hanno uccisi tutti, ma i razzisti in Europa Orientale ed in Italia stanno tentando di rendere miserabile la vita per quanti sono ancora intorno. Sto parlando di un popolo variamente conosciuto come Rom, Roma, Romany, Sinti, e Zingari. Il macello dei Rom da parte dei nazisti è poco documentato, risulta che abbia riguardato da 200.000 ad un milione e mezzo di loro, che equivale all'80% della loro popolazione di allora in Europa. La loro continua persecuzione ha portato ad una crescente richiesta di asilo politico in Canada.

Nel 1997, un gran numero di Rom cechi raggiunse il Canada a seguito della produzione di un programma televisivo su quanto i Rom erano trattati bene in Canada. Come risultato dell'afflusso, il Canada impose registrazioni sui visti, che furono richiesti dal novembre 2007. Dal 2001 al 2007, 123 Cechi chiesero rifugio in Canada, ma dallo scorso novembre a marzo di quest'anno sono stati 267, probabilmente tutti Rom. Perché fuggivano?

Secondo l'avvocato Max Berger di Toronto, che rappresenta qualcuno di loro, "Mi hanno detto che è per i pestaggi e le minacce degli skinhead e dei neo-nazisti." Paul St. Clair, direttore esecutivo del Centro Comunitario Rom di Toronto, da una versione più dettagliata. Su circa 40 famiglie con cui ha lavorato nei mesi recenti, "Sette donne incinte sono state picchiate e colpite allo stomaco dagli skinhead. Quattro non possono più concepire. Un'altra donna, incinta di otto mesi, è stata picchiata allo stomaco e ora sua figlia segni permanenti dell'attacco."

St. Clair ha detto che gli skinhead portano coltelli e mazze da baseball con delle cinghie che avvolgono intorno ai polsi e che usano per attaccare i Rom nelle stazioni della metropolitana e altrove. Come risultato, riferisce St. Clair, i Rom hanno paura di prendere la metropolitana. Gli skinhead lanciano pietre e bottiglie molotov verso le case dei quartieri Rom, a volte invadono le dimore, assaltando chi è dentro e distruggendo le proprietà. Quando questi hooligan sono condannati per i loro attacchi contro i Rom, a volte vengono comminate sentenze leggere o viene sospesa la sentenza. Recentemente, un nuovo gruppo, che si autodefinisce Guardia Nazionale e celebra il compleanno di Hitler, organizza marce e colpisce chiunque incontri con la pelle scura, gridando: "La Repubblica Ceca è per i bianchi!" Questo gruppo è un ramo della Magyar Gàrda ungherese.

Non dovrebbe essere sorprendente sapere che i Rom affrontano discriminazioni nel lavoro nella Repubblica Ceca. Anche i politici condividono il pregiudizio contro di loro. Nel 1997, Liana Janackova, una sindaca locale, propose di pagare i due terzi del biglietto aereo ai Rom che partivano e rinunciavano alla cittadinanza ceca. Nel 2006, disse ad una riunione che "Io sono razzista. Sono contraria all'integrazione dei Rom e che vivano nel distretto." Lei è sia sindaca che senatrice, è vice-presidente del Comitato del Senato sui Diritti Umani. Il Senato ha rifiutato di revocarle l'immunità parlamentare per permettere alla polizia di procedere per l'accusa di istigare l'odio con i suoi discorsi. Soltanto13 dei 54 Senatori presenti erano a favore di toglierle l'immunità.

Una donna arrivata in Canada nel 1997 come richiedente asilo fu alloggiata dalle autorità migratorie in un motel a Toronto, davanti a cui si radunarono alcuni razzisti locali per dimostrare contro i Rom. La sua prima reazione fu che stava rivivendo la situazione ceca anche lì. Ma si rasserenò nel vedere la polizia che arrivava là per proteggere i Rom.

Sfortunatamente, la discriminazione dei Rom non avviene solo nella Repubblica Ceca. Le donne Rom protestano contro la sterilizzazione forzata non solo là, ma anche in Slovacchia e Ungheria. Ed ora il governo italiano ha preso una posizione apertamente razzista.

Alcuni campi Rom in Italia sono stati distrutti, ed il governo di destra di Silvio Berlusconi ha intrapreso di prendere le impronte digitali ad ogni Rom nel paese, cittadino o no. I Rom sono vittime pure in altri paesi europei. La brutalità della polizia è un problema in Macedonia. Violenze razziste anti-Rom sono successe in Russia, dove politici e media fanno a gara di dichiarazioni razziste.

In Ucraina, i Rom sono stati allontanati dalle loro case. Alle vittime di violenza degli skinhead è stato detto che gli autori delle violenze non potevano essere identificati e che non si poteva avere accesso ai documenti di accusa. In molti paesi dell'Europa Orientale, i bambini Rom sono segregati in scuole speciali, spesso con la scusa che siano mentalmente deficienti. In Bulgaria, Amnesty International (AI) ha identificato attacchi degli skinhead con l'indifferenza della polizia, come pure la brutalità della polizia. AI riporta anche brutalità della polizia in Grecia contro giovani Rom. La Grecia ha espulso i Rom dai quartieri trasformati per le Olimpiadi 2004, senza aiutarli a trovare una sistemazione alternativa - una violazione, nota AI, del Patto Internazionale sui Diritti Economici, Sociali e Culturali, a cui la Grecia aderisce.

L'Europa ha molto lavoro da fare per far cessare le discriminazioni ed i maltrattamenti dei Rom e migliorare le loro condizioni di vita. Parlando in generale, i Rom sono spesso disoccupati, vivono nella povertà e nello squallore, soffrono di cattiva salute e ricevono inadeguata istruzione.

Il Decennio dell'Inclusione Rom è iniziato nel 2005, con i seguenti paesi firmatari: Bulgaria, Croazia, Repubblica Ceca, Ungheria, Macedonia, Romania, Serbia, e Slovacchia. Tre quarti di Rom non completano la scuola primaria. La povertà è superiore cinque volte al tasso degli altri cittadini di questi paesi. L'aspettativa di vita per i Rom nell'Europa Centrale e Meridionale è di dieci anni inferiore a quella degli altri cittadini. Doppia la mortalità infantile nella Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria. I bambini Rom sono più portati ad avere deficienze vitaminiche, anemia, malnutrizione e persino rachitismo. E' stato trovato che la tubercolosi in una comunità Rom serba è due volte e mezza superiore alla media nazionale, una tendenza che probabilmente si può altrove nella regione. Queste ed altre nazioni in Europa hanno bisogno di affrontare per forza questi problemi nella decade ed oltre. Devono anche marginalizzare i desideri della sindaca ceca Liana Janackova.

 
Di Fabrizio (del 31/08/2008 @ 08:51:08 in casa, visitato 2062 volte)

Da Roma_Daily_News

Espulsioni Forzate e Diritto alla Casa dei Rom in Russia

Riassunto Esecutivo: I Rom che vivono nella Federazione Russa sono vittime di dure forme di discriminazione razziale, le più flagranti sono gli sgomberi forzati, un fenomeno esteso ed in crescita.

Nel 1956, un decreto del Soviet Supremo proibiva il "vagabondaggio" da parte dei cosiddetti Zingari, obbligandoli a stabilirsi. Dopo il collasso dell'Unione Sovietica, le autorità russe hanno accordato la privatizzazione della terra, ma rifiutato di legalizzare effettivamente gli alloggi delle famiglie Rom sedentarizzate a forza.

Avvantaggiandosi della mancanza della mancanza di documenti sicuri, dell'analfabetismo e dei livelli di povertà estremi nella popolazione Rom, le amministrazioni russe hanno rifiutato di legalizzare l'occupazione delle terre e più spesso l'hanno venduta all'asta al miglior offerente.

I Rom sono incapaci di reagire alle misure di acquisizione delle terre o alle ripartizioni delle porzioni nei programmi generali di progettazione urbana (GenPlan), che spesso sono decise senza consultarli. Di solito non sono considerati quando esprimono lamentele territoriali e senza poteri di fronte ai reclami legali presentati dall'amministrazione.

E' un fatto che l'attuale quadro legale sui diritti di proprietà nella Federazione Russa è particolarmente complesso. La prescrizione conforme dell'articolo 234 del Codice Civile della Federazione Russa sembra essere l'unico rimedio legale disponibile per il precaria situazione dei Rom. Garantisce la proprietà individuale legale  a quanti ne siano stati in possesso apertamente e continuativamente per quindici anni. D'altra parte, di solito i Rom non hanno i documenti richiesti per legalizzare le loro case.

Inoltre, la non registrazione delle loro case impedisce ai Rom l'accesso ad un'ampia gamma di diritti economici e sociali. Effettivamente, la registrazione permanente nella Federazione Russa è obbligatoria, ma pratiche discriminatorie ed un alto livello di corruzione tra gli amministratori locali, spesso privano i Rom della possibilità di ottenere tali documenti. Ciò ostacola il loro accesso all'istruzione, al lavoro e ad altri diritti sociali. Inoltre, gli insediamenti dei Rom sono spesso deprivati di servizi essenziali, come l'acqua, l'elettricità e il gas.

Come risultato, l'unica maniera è di ricorrere ad accordi sottobanco che non offrono garanzia di un indennizzo adeguato o di rilocazione. Sono quindi truffati o diventano vittime di sgomberi forzati quando rifiutano di allontanarsi volontariamente.

Nella maggior parte dei casi, gli sgomberi forzati seguono ad una decisione del tribunale che autorizza l'amministrazione a demolire le case considerate "edifici non autorizzati". In queste decisioni, il diritto ad un equo processo è spesso violato.

Gli sgomberi vengono spesso condotti con violenza. In alcuni casi, i verdetti di espulsione seguono a campagne nei media locali contro l'intera popolazione Rom, che li presentano come trafficanti di droga e criminali. In molti casi, viene richiesto agli stessi Rom di distruggere le loro case. I Rom non beneficiano di alloggio alternativo o di adeguato indennizzo, e sono obbligati a trovare un altro posto dove insediarsi.

In questi casi, i cittadini russi non Rom sono di solito capaci di legalizzare le loro case o ottenere un alloggio alternativo o un adeguato indennizzo, un fatto che conferma la natura discriminatoria degli sgomberi forzati. Questi e la demolizione delle case Rom portate avanti dalle autorità violano il diritto ad un alloggio adeguato, garantito dalla Convenzione Internazionale sui Diritti Economici, Sociali e Culturali e la Convenzione Internazionale sull'Eliminazione di Tutte le Forme di Discriminazione Razziale, ratificate dalla Federazione Russa.

 
Di Fabrizio (del 06/08/2008 @ 08:46:00 in Europa, visitato 1683 volte)

Da Nordic_Roma

31 luglio 2008 1:50am BST - By Agnieszka Flak and Julie Breton

HELSINKI (Reuters) - Aurelia non porta più con sé sua figlia di quattro anni a mendicare per le strade della capitale Helsinki. La donna Rom di 35 anni ha troppa paura che le prendano la bambina per darla in affido.

La Finlandia sta perseguendo i Rom, o zingari, che elemosinano con i loro bambini, minacciando di rimandare madri e figli nel loro paese di origine o di dare i bambini in affido. Lo scopo, dicono le autorità, è di proteggere i bambini.

Ma i gruppi dei diritti umani dicono che la mossa, introdotta alla fine del 2007, è sinora una delle più dure misure anti-Rom d'Europa, e costituisce una forma di ricatto che divide le famiglie invece di proteggerle.

La Finlandia non è sola nell'introdurre misure che i critici dicono essere discriminatorie contro i Rom. L'esecutivo dell'Unione Europea ha sollecitato gli stati membri ad offrire migliori opportunità ai Rom, cui spesso non vengono date pari opportunità di avanzare socialmente.

I Rom dell'Est Europa sono stimati in 9-12 milioni, sono il settore della società più povero nella regione, e molti sono fuggiti nei più ricchi stati occidentali, in cerca di una vita migliore. Ma, spesso, hanno trovato soltanto negligenza, discriminazione e schiacciante povertà.

In Italia, il governo è stato severamente criticato per il piano di prendere le impronte digitali ai Rom, inclusi i bambini, come componente di un severo provvedimento sui crimini, che molti italiani imputano agli immigrati.

I critici dicono che le misure proposte portano alla discriminazione etnica ed alla violazione delle regole UE. L'Italia ha replicato che le impronte verranno prese a tutti i cittadini, una mossa per disinnescare le critiche.

Astrid Thors, Ministra Finlandese per le Migrazioni e gli Affari UE, ha difeso la posizione del suo paese, dicendo che le autorità devono reagire se i bambini sono in pericolo.

"Stiamo cercando di agire nell'interesse dei bambini - Può essere problematico, ma è anche bene che la gente che arriva qui sappia che questa è la regola," ha detto.

Aurelia, che ha rifiutato di dare il suo cognome, elemosina ancora ma le entrate sono diminuite da quando ha smesso di portare sua figlia.

"Mendicare è ancora meglio che avere fame nel paese da cui arrivo," ha detto, agitando il bicchiere di plastica vuoto sul marciapiede vicino alla stazione di Helsinki.

"Alcune delle mie amiche sono andate via perché hanno sentito che i loro bambini sarebbero stati prese. Io non ho altra possibilità. Non ho altri sistemi migliori per appoggiare la mia famiglia a casa."

PIU' ORGANIZZATI

Il governo stima che vivano in Finlandia circa 10.000 Rom, anche se dicono che il numero potrebbe essere molto più alto, perché tracciare i loro movimenti è quasi impossibile.

Molti Rom arrivano dalla Romania e dalla Bulgaria, che hanno raggiunto l'Unione Europea nel 2007.

Quelli arrivati recentemente spesso dormono in tende o in comunità improvvisate sugli svincoli autostradali e raramente hanno accesso al servizio sanitario per prendersi cura delle loro famiglie.

Per legge, i Rom non possono essere deportati, a meno ché non commettano un crimine serio. Mendicare non è illegale.

Quando i Rom mendicanti, una presenza ubiqua nella capitale norvegese Oslo, apparvero per la prima volta l'anno scorso nelle strade di Helsinki, causarono fermento nei media locali e misero in evidenza una certa intolleranza verso gli stranieri.

I Rom non sono l'unico gruppo che ha affrontato la discriminazione in Finlandia, dove spesso la gente è ostile verso i nuovi venuti sino ai recenti segni  che l'economia avrebbe sofferto se il paese non avesse adottato un approccio più positivo.

Con un clima duro ed una lingua parlata solo da pochi, la Finlandia sta ora cercando di attrarre gli immigrati per puntellare un'economia indebolita dal rapido invecchiamento della popolazione europea ed una forza lavoro ristretta.

La popolazione della Finlandia è di circa 5,3 milioni e ci sono circa 122.000 stranieri, la maggior parte dalla Russia e dall'Estonia.

Mentre il numero dei mendicanti Rom in Finlandia è ancora piccolo - meno di 100 secondo uno studio del ministro degli interni - la polizia dice che stanno diventando più organizzati ed aggressivi, a volte arrivano su mini bus noleggiati alla bisogna per la loro giornata lavorativa ad Helsinki.

E la presenza dei bambini ha fatto arrabbiare alcuni Finlandesi.

Outi Parkkinen, una madre che vive a Helsinki, ha detto che non potrebbe contribuire a suddividere la colpa dopo aver visto bambini dormire per strada ad una temperatura sotto zero.

Chiede: "La gente dice che la Finlandia non è aperta all'immigrazione ogni volta che si parla dell'arrivo dei Rom. Dovremmo forse lasciarli vagare e rischiare che qualcuno di questi bambini muoia?"

Thors ha detto che la Romania deve assumersi la responsabilità dell'integrazione della sua minoranza nomadica e prevenire che migliaia di persone inondino le altre città europee.

Pure altri stati nordici hanno iniziato a reprimere, specialmente da quando il numero dei mendicanti Rom è cresciuto dal 2007.

Le lamentele contro i mendicanti aggressivi ad Oslo hanno portato l'anno scorso i politici norvegesi a discutere il divieto di elemosina.

Anche se questa proposta è caduta, è nuovamente dibattito aperto che nuovi gruppi di Rom mendicanti, principalmente dalla Romania, hanno iniziato ad arrivare nella città più cara d'Europa.

Circa cinque anni fa, la Danimarca cercava di mettere i bambini Rom in classi speciali e di ritirare gli assegni di disoccupazione ai genitori Rom se i loro figli non frequentavano la scuola. Tutte e due le pratiche sono state ritenute illegali e da allora sono cessate.

(Additional reporting by Sakari Suoninen and Sami Torma in Helsinki, Kim McLaughlin in Copenhagen, Adam Cox in Stockholm and John Acher in Oslo; Editing by Clar Ni Chonghaile)

 
Di Fabrizio (del 11/11/2005 @ 07:49:45 in Europa, visitato 1965 volte)

cliccare sull'immagine per leggere l'articolo (testo in inglese)

9. 11. 2005: Un asteroide scoperto recentemente nella costellazione del Toro, sarà chiamato col nome del cantante bulgaro AZIS. Il corpo celeste, dal nome provvisorio di 2005 UT12, è stato scoperto da astronomi bulgari, con l'aiuto di scienziati belgi e britannici. Vogliamo dargli il nome di Azis, che da noi è un cantante molto conosciuto" ha spiegato un portavoce del gruppo scientifico...
Aziz
9. 11. 2005: L'Assemblea delle OnG bielorusse Pro-Democratic e il servizi online Chartija 97 informano che il Procuratore Generale della città di Minsk ha rivolto un ammonimento ufficiale agli attivisti di diverse minoranze nazionali e religiose. I gruppi hanno inviato lo scorso agosto un appello al Presidente Alexander Lukashenko, per proteggere Anzalika Borys, capo legittimo dell'Unione dei Polacchi di Bielorussia, organizzazione che le autorità non riconoscono...
Belngo
10. 11. 2005: Una strada separa il quartiere Ciglana di Sarajevo dall'insediamento rom di Gorica, ma in realtà tra i due agglomerati non c'è molta differenza. Su entrambe i lati, belle case. Non si vedono immondizie, fango o fognature a cielo aperto...
Link
10. 11. 2005: Jasmina ha 10 anni e non sa che il Ministro degli Interni della Herzegovina Occidentale ha lanciato l'Operazione Mendicante, una campagna volta ad eliminare il fenomeno dell'elemosina e del vagabondaggio. Ma la sua vita, divisa tra abusi domestici e accattonaggio nelle strade di Sarajevo, sarà comunque coinvolta da questa iniziativa. La bambina si avvicina alle macchine in attesa che il semaforo cambi, costretta a ripetere il gesto centinaia di volte al giorno...
mangipel

Sdruzeni Dzeno
V Tunich 11
120 00 Praha 2
----------------
+420 224 941 945
www.dzeno.cz / www.radiorota.cz

 
Di Fabrizio (del 03/08/2005 @ 01:24:47 in media, visitato 1717 volte)
...e volontario, esteso ai 4 angoli della terra:

Mailing list

 

 
Di Fabrizio (del 20/08/2005 @ 00:18:58 in musica e parole, visitato 2193 volte)

Slovenia

International Gypsy Music Festival ''IAGORI'' - Oslo, Norvegia, 
dal 2 al 4 settembre

Kulturkirken Jakob

Partecipano:

  • ROMANS (Ukraina)
  • Janka Sendrei e KOKAVAKERE LAVUTARA (Slovacchia)
  • RAYA (Norvegia)
  • ILO (Russia)
  • BASILY e TCHAVOLO Schmitt (Olanda/Francia)
  • Orkestar AGUSEVI DJAMBO (Macedonia)
  • Trio GYPSY LEGACY (Norvegia)

Info: www.iagori.com

E-mail: natbiel@hotmail.com


 


[...] Iagori (che significa piccolo fuoco) è un Festival di grande importanza non solo per i Rom, l'anno scorso assistette al concero finale anche il principe Haakon Magnus.

Il Festival è organizzato dalla famosa cantante Raya. Cantante Rom dell'ex Unione Sovietica, divenne celebre alla fine degli anni '50, esibendosi nel primo teatro Rom mondiale, il Teatro Romen. Alla fine degli anni '60, migrò in Norvegia dove iniziò la sua carriera internazionale, che la portò in Europa, Stati Uniti, Arabia e India, con differenti gruppi musicali. Sino all'anno 2000 è stata nel Parlamento della International Romani Union (IRU).

[...]
(Dzeno Association)

 

 
Di Fabrizio (del 29/05/2005 @ 00:04:14 in media, visitato 2478 volte)

Vedere attraverso gli occhi degli altri

A Colonia settimana della cinematografia Rom
30 maggio - 7 giugno 2005
Filmhaus Koeln, Maybachstr. 111

Programma

Lunedì 30 maggio:

  • h. 11.00 - Conferenza stampa Presentazione della prima cineteca internazionale di "Film Zingari" comprendente oltre 2500 film di oltre 30 paesi, nel periodo dal 1987 al 2005, con Heiner Ross, Kinemathek Hamburg e Kurt Holl, Rom e.V. Cologne

Proiezione: La sofferenza dell'Oro Nero - Regista: Siniša Dragin, 11 min., Romania 1994

Documentario su un accampamento in Romania. I Rom del film vivono una miseria estrema accanto ad una raffineria. Nella loro ricerca dell'acqua, scavano nel suolo e dai buchi spesso sgorga il petrolio, che loro raccolgono per riscaldamento. Per questo, sono continuamente perseguiti dalle autorità. Sono in tanti, anche tra i non Rom, a cercare il petrolio. I Rom di volta in volta cambiano territorio, nella loro costante ricerca. (in originale - sottotitoli in inglese)

Martedì 31 maggio:

"Amaro Kher", Venloer Wall 19 - Spettacolo per bambini. Ingresso libero
  • h. 14:00 - German premiere in cooperazione con Goethe-Institut Bonn / Sofia and the Projektbüro zur Förderung von Roma-Initiativen e.V., Heidelberg presentano

Angel - (vedi, NDR) Regista: Alexander Smolyanov, 30 min., Bulgaria 2004

Film girato con gli studenti Rom della scuola elementare di Berkovitsa, in Bulgaria. A un bambino viene chiesto per compito di fare un disegno e lui dipinge la storia dei suoi avi. La maestra gli strappa il foglio in pezzi. Una sua compagna lo consola. Il ragazzo riprende il suo lavoro, questa volta costrendo dei modellini dei carri usati durante le migrazioni dai suoi predecessori.

  • h. 15:00 - Swing - Regista: Tony Gatlif, 90 min., France 2002

Due bambini, due mondi: Max, figlio unico, passa l'estate da sua nonna, accanto a un campo zingaro e lì acquista una vecchia chitarra. Impara a suonarla dal virtuosista Miraldo. Quando torna a casa, scrive lettere e petizioni alle autorità per conto di Miraldo. Nel frattempo, ha fatto amicizia con Swing, una coetanea, il cui stile di vita indipendente e selvaggio è in netto contrasto con l'educazione di Max. I due non sintetizzano soltanto le rispettive differenze di carattere ed educazione, ma anche il divario delle rispettive culture. Ma la loro curiosità e la mancanza di pregiudizi superano le differenze. Inoltre, il film è un omaggio al jazz Manouche e al grande Django, ma assieme il canto del cigno a una cultura che muore.

Mercoledì 1 giugno:

  • h. 19:00 - Hörsaalgebäude A1 (University of Cologne) in cooperazione con ASTA FILM

Pretty Dyana - Boris Mitić, 45 min., Serbia 2004 (vedi)

La sofferenza dell'Oro Nero - Regista: Siniša Dragin, 11 min., Romania 1994

"Black Word" - Regista: Robert Kirchhoff, 40 min., Slovakia 2001

Un pittore contemporaneo slovacco insegna arte ai bambini del villaggio di Hermanovice, per solidarietà dopo che il villaggio è stato investito da una piena. Nel film vengono mostrati i blocchi di appartamenti dove i Rom vanno a rifugiarsi e dove non trovano prospettive future. Uno scrittore Rom di successo, ragiona sui motivi della marginalizzazione sociale del suo popolo. (in originale - sottotitoli in inglese)

Giovedì 2 giugno

  • h. 19:00 - Lettura: "The image of the Gypsies in silent movies" di Heiner Ross, Hamburg

Film muti:

Rescued by Rover. - Regista: Fitzhamon Lewin GB 1905

Le avventure di Dollie. - Regista: D. W. Griffith USA 1908

La Villa solitaria. - Regista: D. W. Griffith USA 1909

La ragazza senza patria. - Regista: Urban Gad Germany 1912

Già dal 1987, uno dei primi film girati mostra scene da un accampamento zingaro. Da allora, Zingari riappaiono nei film muti, fornendo pathos melodrammatico e funzionando da specchio per le paure nascoste, visti in occidente come alieni o intrattenitori da fiera. I film forniscono la testimonianza sui pregiudizi più classici, come il rapimento dei bambini, uno dipinge la figura del "bravo Zingaro" e l'ultimo, con Asta Nielsen, mostra una ragazza zingara, una senza-patria, negli anni dei nazionalismi europei prima della Grande Guerra.

  • h. 20:45 - Cancello degli Zingari - Regista: Melitta Tchaicovsky, 50 min., USA 2004

Immagini coloratissime di una comunità nomadica nella regione desertica di Thar, nella provincia indiana del Rajastan. La videocamere segue gli incantatori di serpenti, i cantastorie, i musici, i fabbri, i raccoglitori del sale e i danzatori dall'aperto deserto sino ai loro campi. Devonospostarsi di villaggio in villaggio per guadagnarsi da vivere. Una breve retrospettiva spiega la complessità del sistema Hindu delle caste e il cerimoniale per i matrimoni - identico a quello dei Rom europei, che sono etnicamente legati a nomadi del Rajastan. Inoltre: l'affascinante musica dei nomadi. (in originale - sottotitoli in inglese)

Segue: party per il pubblico

Venerdì 3 giugno

  • h. 10.00 Recita scolastica

Pretty Dyana - Boris Mitić, 45 min., Serbia 2004 (vedi)

  • h. 19.00 Opportunità per i bambini Rom? Programma speciale per insegnanti e assistenti sociali e per le istituzioni che si occupano dei bambini Rom a Colonia

La scuola secondaria Gandhi di Pecs, Ungheria - Regista: Eva Gerner, 10 min., Hungary 2000

Da oltre 10 anni, questa scuola fornisce tutto il necessario ai bambini Rom per prepararsi agli esami di stato. Lo scopo è di abilitare questi studenti alla professione accademica, così da aiutare il proprio popolo a trovare un suo posto nella società (in originale - sottotitoli in tedesco)

"Schaworalle" Frankfurt - Regista: Roma Media, 21 min., Berlin 2004

Il progetto "Schaworalle" nasce 10 anni fa a Francoforte per iniziativa della locale associazione Rom e.V. Oggi conta circa 100 studenti Rom, la maggior parte di famiglie rifugiate dalla Romania. Il progetto è finanziato dal Comune con l'appoggio dei partiti parlamentari. Il film si concentra soprattutto sull'"Equal project" per la formazione professionale, vengono anche documentate nel dettaglio le lezioni pratiche e teoriche.

"Amaro Kher" - Regista: Besime Atasever, 30 min., Germany 2005

Amaro Kher (Casa Nostra) è un progetto Schaworalle in Colonia, partito nel 2004. E' dedicato ai ragazzi Rom senza scolarizzazione e/o con disagi scolastici. Sono accuditi e preparati per un regolare corso di studio, in classi comuni e alcuni degli insegnanti sono Rom loro stessi. Vengono anche organizzate attività per il tempo libero, cosicché i ragazzi possano soddisfare le loro curiosità, creatività ed entusiasmo.

Il Risveglio - Regista: Peter Stefanov, 25 min., Bulgaria 2005

Questo film documenta la formazione dei Rom come Mediatori Scolastici in un'università bulgara, dal punto di vista della ventunenne Miglena. Prodotta da Romany broadcaster di Vidin, Bulgaria col supporto di CARE e del Goethe-Institut di Sofia.

Assenti: i Rom nella scuola - Prod. OSCE. 30 min., Bosnia and Herzegovina 2004

Nel 2004 ci sono ancora in Bosnia Herzegovina bambini che non frequentano la scuola. Eno Alkić è uno di loro: Rom di tredici anni, ripreso assieme ai suoi amici. Un film significativo non solo perché descrive la situazione di questi ragazzi, ma anche perché mostra le contromisure adottate dai membri della comunità Rom e dalle autorità scolastiche. (in originale - sottotitoli in inglese)

I Roma fanno televisione - Prod. MTV. 10 min., Macedonia 2002

Il film mostra lo staff editoriale della televisione dei Rom per il programma sulle minoranze della televisione nazionale macedone.

  • h. 21:00 - Il pellegrinaggio degli studenti Peter e Jacob - Regista: Drahomira Vihanova, 94 min., Tchez Republic 2000

Durante le vacanze estive nella Slovacchia dell'Est, Peter e Jacob incontrano una giovane Zingara che ha ucciso il suo amante infedele. Dovrà apparire in tribunale, ma nel contempo anche rispondere della sua azione di fronte al proprio popolo. Peter, studente in legge, e Jacob, che studia filosofia, si trovano coinvolti in un'accesa discussione sugli aspetti morali di questo crimine, su delitto e punizione, la nozione di giustizia e le differenze dei sistemi di valori nelle differenti culture. Il film pone la questione dell'esistenza d standrd oggettivi per la nostra vita e le azioni. (in originale - sottotitoli in inglese)

Sabato 4 giugno

  • h. 15:30 - Lecture: The image of "Gypsies" in Hungarian Motion Pictures

Andrea Pocsik, Budapest

  • h. 17:00 - Lecture: The Image of "Gypsies" in Russia – feature films as an example

Martin Holler, historian (M.A.), Humboldt University in Berlin

  • h. 19:00 - La sofferenza dell'Oro Nero - Regista: Siniša Dragin, 11 min., Romania 1994

In cooperazione con Institut Français de Cologne

Le temps des chevaux ou les cousins de Django - Regista: Annie Kovacs-Bosch, 90 min., France 2002

L'autrice ha passato un anno assieme a un clan Manouche dell' Auvergne. Il gruppo in questione è la famiglia estesa di Cesar Reinhardt, conosciuto come Bambula, dei suoi sette fratelli, che ancora vivono in carrozzoni coperti. Le tradizioni degli antenati e le vecchie occupazioni sono ancora molto sentite; tramandate con vecchie canzoni, racconti di fantasia, aforismi e storie umoristiche. La medicina tradizionale dei Manouche, come anche l'atteggiamento verso la morte, fornisce una migliore comprensione di questa cultura, che rischia di scomparire. La regista e critica Annie Kovacs-Bosch ha mantenuto per anni l'amicizia con i Manouche francesi (imparentati coi Sinti tedeschi) e ha dedicato film e cortometraggi alla loro vita, arte e religione. (in originale - sottotitoli in tedesco)

  • h. 21:00 - Party con buffet e la Romany music band 'Romano Trajo'

Domenica 5 giugno

  • h. 11:00 - Discussione: L'immagine degli "Zingari" nella storia filmica

Participano: Andrea Pocsik, Budapest; Annie Kovacs-Bosch, Paris; Melanie Spitta, Frankfurt; Želimir Žilnik, Belgrad; Prof. Wolf-Dietrich Bukow, Cologne; Prof. Wilhelm Solms, Marburg.

Modera: Ariane Dettloff, Cologne.

  • h. 19:00 - Ci vediamo in Paradiso - Regista: Romani Rose, Michael Krausnick. 97 min., Germany 1994

I bambini Sinti dell'orfanotrofio cattolico di St. Josefspflege, Mulfingen, furono usati come cavie dall'infermiera Eva Justin, a capo dell'"Istituto per l'Igiene Razziale" del Dipartimento di Salute Pubblica del Reich. Scrisse le proprie tesi mediche su queste "specie aliene". Continuarono a funzionare come cavie per gli esperimenti, finché il Dipartimento della Sicurezza Pubblica non dispose il loro internamento diretatmente dall'orfanotrofio al campo di sterminio di Auschwitz, a cui sopravvissero solo 4 bambini su 39. Questi sopravissuti, a distanza di 50 anni, sono stati finalmente intervistati, assieme ad altri testimoni contemporanei.

Arrivavano giorno e notte, bambino mio / Zingari (Sinti) in Auschwitz (Es ging Tag und Nacht liebes Kind / Zigeuner (Sinti) in Auschwitz) - Regista: Melanie Spitta, Katrin Seybold. 75 min., Germany 1982

Per molto tempo, è stato considerato praticamente impossibile farsi raccontare dai Sinti le sofferenze patite sotto il nazismo. La regista Melanie Spitta (lei stessa Sinti) e Katrin Seybold hanno fatto in modo di ottenere la fiducia di quanti sopravvissero: per la prima volta le donne Sinti parlano liberamente di quanto fu fatto loro. Assieme alle autrici, per la prima volta dopo la guerra hanno visitato il campo di concentramento di Auschwitz, confrontandosi coi ricordi delle loro sofferenze e la memoria di quanti non sopravvissero.

  • h. 21:00 - Prendimi e portami via - Regista: Tonino Zangardi. 95 min., Italy 2003

Il matrimonio tra la pittrice Valeria e suo marito, che vivono in una anonima città italiana. Loro figlio vive in un mondo proprio. Trova comprensione e amicizia in una ragazza zingara, con cui spesso mangia e beve. I genitori reagiscono con ostilità a questa amicizia. La ragazza chiede a lui di "rapirla", quando scopre che suo padre l'ha offerta a uno zio per saldare un debito di gioco. Ma il ragazzo non capisce cosa lei intenda. Ciononostante, la andrà a cercare quando il padre la darà allo zio. E' il quarto film di Tonino Zangardi, l'unico regista Rom italiano. (in originale - sottotitoli in inglese)

Lunedì 6 giugno

  • h. 20:30 - Kennedy sta tornando - Regista: Želimir Žilnik. 26 min., Serbia 2003

Il film mostra la situazione dei Rom rifugiati deporatti dalla Germania a Belgrado, al loro arrivo all'aeroporto e nei campi per rifugiati della Serbia e del Kossovo. I giovani ragionano sulla loro situazione e sulla completa mancanza di prospettive in Serbia.

Gelem Gelem - Regista: Monika Hielscher, Matthias Heeder. 85 min., Germany 1991

Un gruppo di Rom senzacasa resiste alle deportazioni dalla Repubblica Federale. Le riprese sono state effettuate tra l'autunno del 1989 e la primavera del 1991, per documentare la singolarità della "marcia dei mendicanti", organizzata inizialmente dai Rom nella Northrhein-Westphalia e poi in tutta la Germania sino al confine olandese, sperando - invano - di essere accolti nei Paesi Bassi. Un impressionante omaggio a una fiera minoranza che decide di prendere la fortuna nelle proprie mani, per poter rompere il circolo vizioso di povertà, crimine, deportazioni, nuovamente immigrazione illegale ed espulsione.

Martedì 7 giugno

  • h. 20:30 - Senza casa né tomba - Regista: Azir Jašari. 25 min., Serbia/Kosovo 2001 (vedi)

Il regista Rom Azir Jašari mostra la distruzione dei quartieri Rom di Priština, Mitrovica, e di altre città del Kossovo, dati alle fiamme durante i pogrom organizzati dall'UÇK sotto gli occhi della KFOR (anche della Germania). La disstruzione di una comunità durata 600 anni. Qanti hanno potuto salvare le loro vite, sono ora in campi rifugiati sovraffollati. (in originale - sottotitoli in inglese)

Pretty Dyana - Boris Mitić, 45 min., Serbia 2004 (vedi)

Abbonamenti e biglietti:

:Single movies or sets of movie shorts: 4.- (reduced: 2.50.-)

All events / general ticket: 18.- (reduced: 10.00.-)

Advance sale: Rom e.V., Bobstr. 6-8, 50676 Cologne (to the South of Neumarkt)

Tel. 0221/2786075 * Fax. 2401715 * E-mail: rom.ev@netcologne.de

 

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