Rom e Sinti da tutto il mondo

Ma che ci fa quell'orologio?
L'ora si puo' vedere dovunque, persino sul desktop.
Semplice: non lo faccio per essere alla moda!

L'OROLOGERIA DI MILANO srl viale Monza 6 MILANO

siamo amici da quasi 50 anni, una vita! Per gli amici, questo e altro! Se passate di li', fategli un saluto da parte mia...

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Conoscere non significa limitarsi ad accennare ai Rom e ai Sinti quando c'è di mezzo una disgrazia, ma accompagnarvi passo-passo alla scoperta della nostra cultura secolare. Senza nessuna indulgenza.

La redazione
-

Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Fabrizio (del 24/10/2007 @ 22:30:56, in conflitti, visitato 1407 volte)
VENERDI 26 OTTOBRE ORE 21 A LECCO
SALA CONFERENZE BANCA POPOLARE DI SONDRIO VIA AMENDOLA
 
CONFERENZA E PRESENTAZIONE DEL DOPPIO DVD
 
A FORZA DI ESSERE VENTO
lo sterminio nazista degli zingari
IL POPOLO ROM IERI E OGGI
 
RELATORE
l'amico anarchico di Fabrizio De Andre'
PAOLO FINZI redattore di A rivista anarchica
 
ORGANIZZA CENTRO KHORAKHANE' LECCO
 
L'obiettivo della serata è comprendere e consocere la civiltà rom e sinti attraverso la storia di questo popolo, le persecuzioni dei campi nazisti e le vicende quotidiane del nuovo millennio nelle nostre città.
 
L'intento è riuscire ad aprire la strada per una discussione su uno degli aspetti ancora rimossi da quasi tutta la storiografia che si è occupata dei campi di tortura e di morte del regime nazista, ma anche e soprattuto perché, nel raccontare gli abomini di un passato ancora bruciante, getta una luce impietosa anche sull’oggi dimostrando lucidamente come poco, da sessant’anni a questa parte, siano cambiate le cose per gli zingari.
 
IL CORTO CIRCUITO, (attraverso questi DVD che presenteremo) che si viene a creare, man mano che il disco scorre sotto i nostri occhi, tra il racconto orale delle terribili scene di deportazione degli zingari e le immagini dell’oggi che le accompagnano e sostengono. Suoni e immagini finiscono, così, per determinare, nello spettatore, una sorta di ’contrappunto didattico’ in cui il passato della parola e del racconto finisce per illuminare di luce sinistra la realtà visibile e tangibile di un presente non poi tanto diverso. In questo modo l’occhio fenomenologico della videocamera sembra sempre cercare, nel presente dei campi rom fatti coi cumuli di spazzatura delle nostre "civili" città, i segni tangibili di un passato che continua a riemergere, tragicamente nell’oggi più di quanto ci piacerebbe credere.
 
Di qui le domande che aleggiano irrisolte a chiederci conto dei nostri persistenti pregiudizi su una realtà, quella zingaresca, che non conosciamo per davvero e che, quindi, non possiamo non continuare a temere.
 
Perché pochi di noi possono dire, rispondendo a Moni Ovadia, di avere un amico zingaro e molti di noi continuano a raccontare ai propri bambini, quando è l’ora di spaventarli per farli ubbidire, che se non tornano subito a casa poi arrivano i rom a rapirli e a portarli lontano, chissà dove.
 
Il merito dei documentari, comunque, non è solo quello di obbligarci a guardarci allo specchio scoprendo nei nostri atteggiamenti la stessa molla che muoveva i teorici nazisti dello sterminio finale, ma anche quello di riportare alla luce i dettagli di una storia che rischiava di restare taciuta per sempre perchè la cultura zingara è legata al solo racconto orale e, quindi, non accetta di prendere forma in un qualsiasi tipo di documento scritto.... Dello sterminio di Rom e Sinti (Porrajmos è la parola rom corrispondente all’ebraico Shoah) sappiamo, in effetti relativamente poco.
CON QUESTA SERATA VOGLIAMO, ANCHE A LECCO, PROVARE A RACCONTARE UNA STORIA. UAN STORIA VERA E DOVEROSA
e ora, grazie al lavoro in presa diretta delle videocamere, la voce zingara trova finalmente il suo spazio di espressione obbligandoci a fare i conti con i nostri fantasmi più terribili.
 
UN INCONTRO, UNA SERATA IMPORTANTE, ADULTA, CHE MERITA DI ESSERE PARTECIPATA.
 
VENERDI 26 OTTOBRE ORE 21 LECCO
SALA banca popolare di sondrio 
VIA AMENDOLA ANG VIA PREVIATI
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Di Fabrizio (del 25/10/2007 @ 09:08:50, in Regole, visitato 1617 volte)

Da Mundo_Gitano

Oct 17, 2007 - 6:59 PM http://www.typicallyspanish.com/news/publish/article_13088.shtml

Il giornale El Mundo riporta mercoledì il caso di una donna gitana a cui è stata rifiutata la pensione di vedova dallo stato, perché si era sposato con rito gitano. María Luisa Muñoz ora sta portando il suo caso alla Corte Europea dei Diritti Umani a Strasburgo, dopo sette anni di battaglie senza successo coi tribunali spagnoli.

Nel 1971 aveva sposato Mariano Jiménez, da cui aveva avuto sei figli sino alla sua morte nel dicembre 2000. L'Istituto Nazionale della Sicurezza Sociale (INSS) ha rifiutato la sua richiesta per la pensione da vedova, arguendo che non erano sposati, nonostante diversi anni di contribuzione al sistema.

Inizialmente era stata sostenuta la richiesta di Maria Luisa, ma più tardi rifiutata da un appello dell'INSS. L'ultima risorsa era la Corte Costituzionale, dove tutti i magistrati meno uno hanno deciso che non si trattava di una scelta di discriminazione razziale.

La Fundación Secretariado Gitano, una OnG che lavoro per la promozione della comunità Rom e che ha offerto supporto legale a Maria Luisa, afferma che la sua situazione è un chiaro esempio di discriminazione e "violazione dei diritti umani".

La FSG aggiunge che il matrimonio della coppia ha avuto luogo prima della Costituzione del 1978, in un periodo in cui la legge discriminava apertamente i gitani.

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Di Fabrizio (del 25/10/2007 @ 22:03:34, in Italia, visitato 2094 volte)

Anche a nome di Paolo Cagna e Dijana Pavlovic, vi invio qui sotto una proposta di iniziativa che vorremmo prendere a partire da lunedì. Ci sembra importante partire lunedì, pur se i tempi organizzativi sono stretti e pur non essendoci modo e tempo di aprire un confronto approfondito. D'altra parte si tratta di questioni di cui da tempo stiamo discutendo e che in linea generale trovano tutti d'accordo. L'iniziativa in sé, anche dopo la buona riuscita della "Settimana Rom", vuole essere un modo di dare concretezza a tanti discorsi e anche di provare a rispondere a singole e materialissime contingenze, ora drammatizzate dal freddo e dal brutto tempo.

L'idea è di partire lunedì con un primo gruppo di digiunanti (che oltre a digiunare, stazioneranno tutto il giorno, e nei giorni successivi, con dei cartelli in piazza della Scala).

Se le adesioni saranno molte, si potrà poi procedere "a staffetta", nei giorni e settimane successive.

Dovendo domani già comunicare alla stampa l'iniziativa, vi chiediamo cortesemente una sollecita decisione rispondendo a questo indirizzo mail: sergiosegio@libero.it indicando, oltre al nome e cognome:
- se si partecipa a titolo individuale

- se si preferisce specificare anche l'organizzazione di appartenenza

- se si è disponibili solo al digiuno (in questo caso specificando quale o quali saranno i giorni in cui si digiunerà) o anche ad essere fisicamente presenti in piazza della Scala, e in che giorni e orari.

- se si aderisce solo politicamente all'iniziativa ma senza digiunare e presenziare in piazza della Scala.

Qui sotto trovate il testo con il quale abbiamo intenzione di gestire l'iniziativa
Aspettiamo dunque un pronto riscontro Grazie - Sergio Segio


SALVIAMO LA VITA AI BAMBINI ROM :Un digiuno di protesta e di proposta!
Voi che vivete sicuri

Nelle vostre tiepide case;

Voi che trovate tornando la sera

Il cibo caldo e visi amici:

Considerate se questo è un uomo

Che lavora nel fango

Che non conosce la pace

Che lotta per mezzo pane

Che muore per un sì e per un no.

Questi versi scritti da Primo Levi di ritorno dal lager ci commuovono e ci indignano. Ma solo se rimangono sulla carta, se restano confinati nella Storia, in un lontano passato. Eppure sarebbe facile accorgersi che ci parlano anche del presente. Di questo presente in questa città di Milano. Ma anche di Roma, di Livorno, di Bologna, di Pavia…

A Milano, con maggior sistematicità, determinazione e fors’anche cattiveria, da tempo è in atto una sorta di “pulizia etnica”. Gli sgomberi forzati dei campi rom hanno letteralmente e fisicamente buttato sulla strada centinaia di persone, compresi anziani e malati, donne e bambini. Sgomberi effettuati senza concedere alternative e senza che rispondessero a una qualche strategia da parte dell’amministrazione pubblica che non fosse semplicemente quella, brutale, di buttare queste persone nella disperazione, rendendo loro la vita così dura da costringerle ad andarsene.

Una logica, oltre che cinica, miope. Perché queste persone non hanno un Paese dove tornare. Anche nei luoghi da cui sono arrivati sono soggetti a repressione e discriminazione, dunque non si capisce perché e come potrebbero tornarvi.

La politica degli sgomberi senza alternative produce e produrrà solo una maggiore sofferenza e disperazione, comporta il fatto che centinaia di persone sono costrette a vivere come topi, all’addiaccio, nel fango. In condizioni non troppo dissimili da quelle di cui raccontava Primo Levi.

Anche oggi si può infatti essere scacciati e schiacciati, si può rischiare di morire per un sì o per un no. A Milano, a Pavia. O a Roma, dove pochi giorni fa è morto Francesco, piccolo rom di due mesi, congelato dal freddo in una tenda dove era stato confinato con i suoi genitori dalla politica degli sgomberi.

Ogni anno nelle grandi città si parla di «emergenza freddo», come fosse un fatto anomalo ed eccezionale. Di questa prevedibilissima emergenza muoiono ogni anno decine e decine di bambini e anziani, di rom e di senza dimora. E ogni anno assistiamo alle ipocrite e pilatesche lacrime di coccodrillo di troppi amministratori pubblici.

Il Comune di Milano, dopo lo sgombero del campo di San Dionigi, si era impegnato a garantire un minimo di risposta almeno a donne e bambini,ospitandoli nel dormitorio pubblico di viale Ortles. Pur di fronte allo smembramento delle famiglie, era meglio del niente. Eppure anche questa piccola e minima cosa non è stata realmente garantita. Basta nulla per perdere anche questa minuscola possibilità.

Da venerdì 19 ottobre una madre e i suoi quattro bambini, di cui tre piccolissimi e in cattive condizioni di salute, sono in strada, cacciati dal dormitorio perché si erano assentati due giorni, per assistere un parente malato. Ora si trovano senza il minimo riparo, mentre cresce il freddo e cominciano le piogge.

Di fronte a queste drammatiche situazioni, da mesi le istituzioni locali e la prefettura si girano dall’altra parte. Fingono di non vedere, di non sapere, di non avere responsabilità e doveri. Associazioni, forze sociali, sindacati hanno inutilmente rivolto loro appelli, chiesto interventi e risposte.

Noi non abbiamo più nulla da chiedere al sindaco, all’assessore o al prefetto. Il loro silenzio e immobilismo sono più eloquenti di tanti discorsi. Del resto, troppe parole e riunioni sono state sinora generosamente, e inutilmente, spese. Le parole, infatti, non costano molto.

Come don Abbondio non si poteva dare un coraggio che non aveva, così queste
istituzioni non possono dar mostra di responsabilità che evidentemente non avvertono.

Da lunedì 29 ottobre noi, come singole persone più che come esponenti di associazioni, effettueremo un digiuno totale, durante il quale sosteremo fisicamente, ogni giorno, in piazza della Scala, davanti a Palazzo Marino.

Non per rivendicare qualcosa. Semplicemente per testimoniare e denunciare che quattro bambini sono stati buttati per strada, che rischiano di ammalarsi e anche di morire. Per chiedere a tutti e a ciascuno “Se questo è un uomo”, se è tollerabile che tutto ciò accada nella ricca e democratica Milano, se davvero non è possibile dare un segno di umanità e una risposta concreta a quei bambini e al problema generale di cui essi sono parte e drammatica rappresentazione.

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Di Fabrizio (del 26/10/2007 @ 09:43:17, in blog, visitato 1832 volte)

Da La voix des Rroms

Ecco una piccola breve insolita dal Courrier International:
L'intelligenza per tutti

Alla maternità di Kosice-Saca, in Slovacchia, i lattanti ascoltano musica classica. Sembra che la musicoterapia faccia loro dimenticare lo sforzo del parto e stimoli la loro intelligenza. L'ospedale non fa discriminazione, indica il giornale Zdravie ("La salute"). In uno slancio di generosità, mette i caschi  "anche ai bambini zingari".

Vedete bene, gli sforzi enormi compiuti dagli slovacchi: "anche ai bambini zingari" hanno messo questi caschi che svilupperanno la loro intelligenza. È da salutare tanto più che potremmo immaginare un altro scenario: mettere ai bambini slovacchi "Lili Marlen" e mettere i bambini "zingari" in incubatrici in cui si metterebbe la temperatura un po' più alta che il normale, così da preparare il futuro di ogni bambino in modo individualizzato.

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L’Istituto di Cultura Sinta e l’Assessorato Politiche Sociali e Sanitarie della Provincia di Mantova invitano operatori, insegnati, volontari, amministratori e la cittadinanza alla presentazione del volume "vivere ai margini, un'indagine sugli insediamenti rom e sinti in Lombardia".
I rapporti tra le Minoranze Sinte e Rom e la società maggioritaria (in senso numerico) rappresentano una della contraddizioni più evidenti sia nel Paese che nella stessa Regione Lombardia.
A Milano e Pavia la presenza di minoranze rom e sinte, provenienti dalla Romania, ha innescato fenomeni di paura, rifiuto e in alcuni casi di vere e proprie discriminazioni razziali.
Nelle resto della Lombardia la situazione è sicuramente meno acuta ma persistono politiche abitative che di fatto segregano le minoranze sinte e rom nei cosiddetti “campi nomadi”.
Questa prima ricerca, pubblicata dalla Fondazione ISMU, mette in evidenza le contraddizioni presenti, utilizzando come spazio di ricerca alcuni casi delle province di Milano, Mantova e Cremona.
La presentazione si terrà a Mantova, lunedì 5 novembre 2007 dalle ore 17.30, presso il Palazzo del Plenipotenziario in piazza Sordello n. 43.
All’evento interverranno Fausto Banzi (Assessore alle Politiche Sociali della Provincia di Mantova) e i curatori della ricerca il professore Maurizio Ambrosini (Università la Bicocca, Milano) e il professore Antonio Tosi (Politecnico di Milano). Coordinerà la dottoressa Barbara Nardi dell’Istituto di Cultura Sinta. Al termine sarà dato spazio ad interventi sulla tematica affrontata dalla ricerca.
L’incontro è organizzato con il contributo e la partecipazione dell’Associazione Sucar Drom, della Fondazione ISMU e dell’Ente Morale Opera Nomadi, sezione di Mantova. Ai partecipanti all’evento sarà distribuita gratuitamente una copia del volume.
Per informazioni
Istituto di Cultura Sinta, ics@sucardrom.191.it, telefono 0376 360643, fax 0376 318 839
Assessorato Politiche Sociali Provincia di Mantova, telefono 0376 204201, fax 0376 204328, pol.soc@provincia.mantova.it

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Di Fabrizio (del 27/10/2007 @ 09:22:18, in Europa, visitato 2105 volte)

Da Roma_Daily_News

ATHENS, Oct 16 (IPS) - Thomas Hammarberg, venne eletto Commissario per i Diritti Umani del Consiglio d'Europa nell'ottobre 2005. Gioca un ruolo cruciale nel promuovere l'implementazione delle raccomandazioni del sistema dei diritti umani del Consiglio

Il Consiglio d'Europa ha 47 stati membri nella regione europea, ed è la più antica organizzazione che si occupa dell'integrazione europea.  E' separato dall'Unione Europea (EU) e quindi dal Consiglio della EU.

Thomas Hammarberg è stato eletto dall'assemblea parlamentare del consiglio, che comprende i membri dei parlamenti nazionali. Apostolis Fotiadis di ISP ha discusso con lui sui problemi chiave dei Rom, uno dei gruppi che oggi sono più discriminati nella EU.

IPS: Come spiega il persistente sentimento anti-Rom che si estende attraverso l'Europa. Quali sono le fonti del problema e come si possono indirizzare?

TH: Penso sia difficile definire un'eredità razionale. Sono diventati il capro espiatorio dei problemi delle nostre società. A lungo la gente che potrebbe rialzarsi e difenderli hanno permesso un'atmosfera in cui i Rom sono designati come indesiderabili. E' una questione che riguarda anche una lunga storia. Durante il nazismo oltre mezzo milione furono sterminati, e mai hanno ricevuto delle scuse.

IPS: Ritiene che la condizione dei Rom in Europa stia peggiorando o migliorando?

TH: Sono preoccupato. Sembra esserci un cambio verso la polarizzazione. Alcuni gruppi adottano discorsi anti-Rom che i politici sembrano tollerare. E' uno sviluppo piuttosto sfortunato perché la disattenzione e l'indifferenza a volte possono legittimare ulteriore intolleranza. Dobbiamo nuovamente chiedere ai politici di essere attenti ed essere dalla parte dei Rom piuttosto che unirsi alle tendenze xenofobe.

IPS: Si può comparare il trattamento delle comunità Rom in paesi differenti della medesima regione, per esempio Grecia, Bulgaria e Romania?

TH: Evito deliberatamente la discussione su chi sia il migliore. Molti paesi della regione arrivano da profondi cambiamenti dovuti al passaggio dal periodo sovietico, quindi ci sono differenti punti di partenza. Il mio quadro è che i Rom sono discriminati in ogni paese. Questo riguardo l'occupazione, la sanità, le reali possibilità di partecipazione politica nelle elezioni o nelle strutture politiche, la situazione è problematica.

IPS: Come si può indirizzare il problema della loro partecipazione politica?

TH: Molta della responsabilità riguarda la mancanza o il negativo interesse dei partiti politici. I principali partiti devono aprirsi ai Rom; perché non lo sono. L'esempio sono le campagne politiche dove i candidati dei principali partiti fanno dichiarazioni xenofobe invece di andare nelle comunità Rom, ascoltare i loro bisogni e tentare di rappresentare il  loro punto di vista. Non solo, i Rom devono organizzarsi e cercare di essere meglio rappresentati.

IPS: Si dovrebbe enfatizzare il loro incorporamento nella vita politica a livello locale e nazionale?

TH: Sono entrambe importanti, ma per ora dobbiamo focalizzarci a livello locale. Molte delle decisioni importanti riguardanti i Rom sono prese a questo livello. In alcuni paesi nelle assemblee locali ci sono posti riservati ai Rom. In Slovenia hanno un seggio in ogni municipalità dove risiedono i Rom. In Romania hanno un posto in parlamento. Non è la migliore soluzione, ma qualcosa bisogna fare.

IPS: Ci sono storie di successo?

TH: Sì, ci sono dei posti nei paesi scandinavi dove il problema della casa è più o meno risolto. In alcune parte della Slovenia, le comunità sono ragionevolmente positive nel trattare con i Rom. L'esperienza insegna che quando le autorità e i politici fanno tentativi, anche se occorre del denaro, è possibile ottenere soluzioni.

IPS: Ci sono casi dove le pressioni del Consiglio d'Europa possono aumentare l'efficienza nella protezione delle comunità Rom?

TH: Pressioni politiche addizionali da parte dei membri permanenti del Consiglio d'Europeo possono avere effetti considerevoli. Deve comprendersi che la tematica Rom è una pagina nera d'Europa, assumersene la responsabilità e fare pressione sugli stati membri. E' inoltre necessario aumentare la pressione sulle autorità locali perché rivedano la loro politica quando si tratta di sgomberi. Talvolta gli sgomberi possono essere necessari, ma devono essere fatti nel modo giusto e fornendo soluzioni abitative alternative.

IPS: Cosa potrebbe migliorare nel vostro lavoro?

TH: La cosa importante per noi è sapere come proseguire. Molte volte non sappiamo, o l'informazione arriva in ritardo. Il centro per i diritti di Budapest ci aiuta parecchio, come pure diverse OnG. Il punto chiave rimane ancora che non riusciamo a persuadere le autorità locali ad occuparsi dei problemi di Rom.

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Di Fabrizio (del 27/10/2007 @ 09:27:31, in casa, visitato 1924 volte)

Vi invio un appello firmato dalla comunità Rom di via S. Dionigi. Per favore, diffondete.
Dijana Pavlovic


AL SINDACO DI MILANO
AL PREFETTO DI MILANO

Per fax
APPELLO DELLA COMUNITA’ ROM DI VIA SAN DIONIGI


Noi, comunità rom sgomberata da via S. Dionigi il 5 settembre scorso, chiediamo al Comune e al prefetto di Milano una soluzione al problema della casa che consenta alle nostre famiglie di tornare a vivere insieme.
Dopo lo sgombero l’assessore alle politiche sociali ha garantito il ricovero di donne e bambini presso il dormitorio comunale di via Ortles, mentre gli uomini sono stati aiutati dalla Casa della carità ma con soluzioni provvisorie.
Da quel giorno siamo divisi, ospiti di qualcuno: molte donne e i bambini al, tutti gli altri – circa 40 persone – in vari luoghi, presso varie associazioni.
Alcune donne si sono già spostate dal dormitorio tornando a vivere con i loro mariti in campi abusivi.
Questa situazione deve terminare: i nostri figli frequentano le scuole al Corvetto, molti di noi hanno un lavoro, regolare o in nero, le madri devono poter seguire i loro figli in una casa.
Chiediamo quindi una soluzione che ci riunisca nuovamente prima dell’inverno: una o due aree in affitto, attrezzate con luce e acqua, non lontane dalla scuola dei figli; anche due cascine abbandonate da sistemare, con il nostro impegno all’affitto o alla ristrutturazione con la creazione di una cooperativa di lavoro, oppure, per chi ha i titoli, l’accesso alle case popolari.
Diffondiamo questo appello anche alla cittadinanza per sensibilizzare tutti della situazione insostenibile in cui ci troviamo dal 5 settembre scorso.

Firmato dai consiglieri del campo di via S. Dionigi:
Lucan Constantin
Jon Sadaveanu
Milcea Càldàràreasa
Lucan Dumitru

Milano, 22 ottobre 2007

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Di Fabrizio (del 28/10/2007 @ 09:34:01, in Europa, visitato 2299 volte)

Atene. Lunedì la sezione greca di Amnesty International ha consegnato al governo una petizione firmata da oltre 56.000 persone che condanna la discriminazione contro immigrati e Rom in Grecia.

Gli attivisti di Amnesty hanno esposto uno striscione di protesta ricoperto di firme sulla recinzione del governo mentre una delegazione era ricevuta [...]

Maro Pantazidou, rappresentante di Amnesty, ha detto: "La Grecia ha un numero molto alto di casi di violenza della polizia contro Rom e migranti, che sono automaticamente trattati come cittadini di seconda classe."

Ha aggiunto che le firme sono state raccolte in tutta Europa, principalmente in festival musicali.

Secondo Amnesty, i migranti che entrano illegalmente in Grecia - minori inclusi - sono detenuti per lunghi periodi in squallide condizioni, ed i richiedenti asilo sono quasi sistematicamente rimpatriati, anche in paesi in guerra.

Il gruppo ha detto che i Rom in Grecia sono oggetto di attacchi razzisti e di sgomberi continui dai loro insediamenti.

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Di Sucar Drom (del 28/10/2007 @ 10:09:15, in blog, visitato 2566 volte)

Reggio Emilia, il Sindaco non si arrende...
Il sindaco Graziano Delrio dopo una riflessione durata alcuni giorni riprende in mano la questione micro aree e in Consiglio Comunale ribadisce le proprie idee. "Realizzeremo il progetto «dal campo alla città per l'inclusione sociale dei nomadi»” ha dichiarato scatenando le urla e le proteste di AN e del resto del centrodestra. Del Rio ha poi aggiunto "sulle micro-aree la giunta di Reggio non ha fatto alcuna retromarcia. Abbiamo soltanto deciso di compiere un passo per ...

Gad Lerner, le infamie razziste di Radio Padania
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Per le famiglie sinte che vivono in via Longhin il prossimo potrebbe essere l’ultimo Natale nel “campo nomadi”. Il comune di Padova partecipa ad un bando del ministero della Solidarietà Sociale per risolvere il disagio abitativo delle comunità Rom, Sinte e Camminanti. Ovvero individuare micro-aree dove trasferire queste persone all’interno di casette prefabbricate, trasformandole in residenti ...

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Di Fabrizio (del 29/10/2007 @ 08:58:08, in conflitti, visitato 2020 volte)

Da Romanian_Roma

Bucarest - Lunedì (scorso ndr) il presidente rumeno Traian Basescu ha presentato tre Rom sopravvissuti all'Olocausto consegnando loro una medaglia.

Solo dal 2003 la Romania ha un giorno per ricordare le oltre 400.000 vittime dell'Olocausto.

Il 9 ottobre Basecu ha consegnato un'onorificenza simile ad 11 membri della comunità ebraica sopravvissuti alle deportazioni.

Sino al 2004, le autorità negavano che fosse possibile parlare di un Olocausto in Romania.

Ma un rapporto internazionale ha trovato che le autorità di allora fossero state responsabili della morte da 280.000 a 380.000 ebrei rumeni nelle regioni amministrate dalla Romania.

Lo stesso rapporto documenta il destino di 25.000 Rom rumeni deportati durante l'Olocausto - la metà dei quali perì.

In Romania vivono circa 1,5 milioni di Rom e 11.000 ebrei.

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