Rom e Sinti da tutto il mondo

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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Fabrizio (del 26/03/2011 @ 09:31:19, in Europa, visitato 1078 volte)

Da Czech_Roma

Commento: Uccisa ragazza a Praga, ma il sospettato non è Rom, quindi nessuna protesta estremista
Prague, 19.3.2011 10:02, Lukáš Burianský, translated by Gwendolyn Albert

Tutti hanno sicuramente sentito quanto sta succedendo nella città di Nový Bydžov (vedi QUI ndr). Una donna è stata violentata, e i sospetti sul violentatore si sono rivolti ad un cittadino del posto che appartiene alla comunità rom. Ovviamente, nessuno sa esattamente cos'è davvero successo. Neanche il loro sindaco lo sa, ma non ha smesso di incolpare tutti i cittadini rom della città per quel crimine - e "grazie" a lui, i Rom del posto ora hanno esperienza personale dell'estremismo di Tomáš Vandas e del Partito della Giustizia Sociale dei Lavoratori (Dìlnická strana sociální spravedlnosti DSSS) che sono così accecati dall'odio.

Non voglio difendere l'orribile crimine commesso a Nový Bydžov. Ciò che stato commesso è atroce ed il colpevole dev'essere adeguatamente punito per questo.

Tuttavia, si pone la questione del perché tutti gli altri Rom dovrebbero essere puniti per ciò. Nessuno può cambiare ciò che è già successo, ma possiamo influenzare le cose in modo che gli eventi estremisti del 12 marzo non si ripetano più.

Tutti voi avrete saputo di crimini anche più recenti nella Repubblica Ceca. Dopo essere scomparsa da cinque mesi, un bambina è stata infine trovata cadavere. Nessuno è indifferente a questo crimine e tutti hanno espresso le proprie condoglianze. Personalmente sono stato molto colpito e non posso nemmeno immaginare cosa staranno attraversando i suoi genitori. Innanzitutto devo scusarmi per adoperare questo infelice episodio, ma devo chiedermi: se il sindaco Louda ed il signor Vandas sono (a ragione) preoccupati per lo stupro di una donna a Nový Bydžov, perché non lo sono per lo stupro e l'omicidio di una piccola e innocente fanciulla?

Perché Vandas non marcia insieme il suo partito verso Praga, per protestare davanti al municipio e chiedere alla giunta del quartiere coinvolto come sia possibile che qualche pervertito possa rapire una bambina senza che nessuno se ne accorga? Oggi la gente ha paura di mandare i figli sa soli al negozio di fronte. Perché Vargas e company non chiedono di sgozzare l'autore di questo crimine? Ah, dimenticavo - è una persona della società maggioritaria. Gente simile evidentemente può fare ciò che vuole - e Vandas non è l'unico a crederlo.

Molti dei Rom contro cui Vandas sta combattendo, si unirebbero volentieri alle proteste contro crimini simili; perché hanno un cuore e non sono indifferenti alle conseguenze di questi atti. Lotterebbero volentieri per la sicurezza di tutti i bambini, bambini rom compresi.

The opinions published in our Commentary section do not necessarily reflect the standpoint or opinions of the editors of news server Romea.cz or the ROMEA civic association.

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Di Fabrizio (del 26/03/2011 @ 09:02:51, in Europa, visitato 1123 volte)

Da Roma_Benelux

Un educatore [...] di 49 anni è stato condannato giovedì dalla Corte d'appello di Bruxelles a 15 anni di prigione e a 10 anni di messa  a disposizione del governo. L'uomo, che aveva pagato dei minori rom per intrattenere rapporti sessuali con loro, era stato condannato in prima istanza ad una pena inferiore ai 5 anni.

17/03/2011 - La corte ha considerato che la pena accordata dal primo giudice era insufficiente rispetto alla gravità dei fatti. Ha ricordato il suo arresto per il numero importante di vittime e la loro giovane età, ma anche per la lunghezza del periodo d'infrazione, da luglio 2008 a febbraio 2009, e soprattutto l'uso da parte dell'imputato di mezzi perversi per attirare le vittime ed abusare delle loro difficoltà finanziarie.

Le informazioni su questi fatti sono pervenute alla polizia tramite un informatore. Durante l'arresto dell'imputato al suo domicilio, l'uomo era in slip, accappatoio aperto ed accompagnato da un giovane rumeno.

La polizia ha potuto raccogliere qualche testimonianza tra le numerose vittime. I giovani, Rom per lo più, erano pagati per assecondare i suoi desideri sessuali.

L'uomo era già stato condannato per fatti simili ad una pena di 9 anni di prigione. Era quindi recidivo.

Gli esperti psichiatrici avevano diagnosticato l'imputato come una personalità dalla componente pedofila molto inquietante. (belga/7sur7)

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Di Fabrizio (del 25/03/2011 @ 09:28:56, in Italia, visitato 1074 volte)

La Nuova Sardegna Ieri, giornata contro le discriminazioni, le bambine partecipavano a una marcia con i compagni di scuola. La titolare: "Dopo essere stata derubata dagli zingari non li voglio nel mio locale" di Andrea Massidda

Il bar dove è stata negata la merenda alle Rom

ALGHERO. Le hanno cacciate via da un bar del centro dove erano entrate per comprare una brioche. «Qui voi zingari non siete graditi, lo sapete benissimo», ha detto laconica la titolare del locale. E pensare che le due sorelline rom, alunne di una scuola media cittadina, stavano soltanto cercando ristoro dopo la lunga marcia «contro ogni forma di discriminazione razziale» organizzata dal secondo circolo didattico. Una vera beffa che le due bambine non dimenticheranno. Così come la loro insegnante, scoppiata in lacrime davanti a tutti per l'umiliazione.

La giornata di ieri era iniziata nel migliore dei modi. Perché anche un bel sole primaverile sembrava voler celebrare la data del 22 marzo, ricorrenza internazionale dedicata all'accoglienza di chi arriva da Paesi lontani e al rispetto delle altre culture. Una festa che gli studenti di Alghero avevano preparato da tempo con dibattiti e lavori in classe, anche attraverso la lettura della Costituzione italiana. Una festa culminata con un grande corteo di studenti degli istituti di ogni ordine e grado, che partito da piazza della Mercede ha attraversato tutto il centro storico per poi sfociare nel cortile della scuola Maria Immacolata, dove si è tenuto un piccolo concerto. Nessuno, insomma, poteva minimamente immaginare che una manifestazione così sentita e importante, specie di questi tempi, sarebbe potuta essere rovinata da un episodio di ordinario razzismo. E invece è proprio quanto è accaduto.

Le due bambine rom, come molti loro compagni, a metà mattina, pur sotto l'attenta sorveglianza dei docenti, si sono staccate dal corteo per invadere allegramente i bar o i negozi di alimentari e fare merenda. Ma appena varcata la soglia della «Casa del caffè», accanto ai giardini pubblici, sono state aggredite verbalmente. È la stessa titolare, Anna Cuccuru, che quasi con candore dice la sua verità. Senza scordarsi l'immancabile premessa di chi è quantomeno intollerante: «Io non sono razzista».

Poi racconta: «È vero, appena ho visto entrare nel bar le due ragazzine rom ho subito detto loro che non erano le benvenute. Non m'interessa se non è corretto o addirittura contro la legge, io e i miei soci abbiamo ottime ragioni». Eccole, le buone ragioni: «Da quando lavoro qua - continua - ho sempre trattato gli zingari come gli altri clienti, anzi meglio: spesso e volentieri offrivo loro le colazioni, altre volte conservavo i vestiti usati per rEgalarglieli. Ma un giorno mi sono sentita tradita da due donne rom che hanno allungato le mani sulla cassa e sono fuggite con 150 euro. Da quel momento ho cambiato atteggiamento: io nomadi qua dentro non ne voglio più vedere».

Francesco Sanna, il dirigente scolastico che ha organizzato la marcia contro le discriminazioni razziali, viene a conoscenza dei fatti solo in tarda mattinata, quando l'insegnante delle due bambine si presenta in presidenza ancora sconvolta. E prima di commentare l'episodio dice di voler parlare con il padre delle sorelline, sia per tutelarle sia per valutare il da farsi. Anche il papà prende tempo e fa sapere che intende ascoltare con attenzione quanto gli racconteranno le figlie.

Si scopre così - seppure questo sia soltanto un dettaglio - che le piccole sono sì di etnia rom, ma che la loro famiglia è perfettamente integrata, vive in una comunissima abitazione e che il loro papà ha un normale lavoro a Sassari. Non solo: «Le alunne - racconta il preside - dopo un'iniziale diffidenza di alcuni compagni si sono fatte valere anche nel profitto e ora sono rispettate e ben volute da tutta la classe». Ulteriori sviluppi si conoscerenno oggi. Ma non è esclusa una denuncia.

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Di Sucar Drom (del 25/03/2011 @ 09:17:23, in media, visitato 1462 volte)

Se volete vedere il confronto televisivo tra l'Assessore comunale di Mantova Arnaldo De Pietri, il Consigliere comunale Giuseppe Nicolini (Pd/Insieme per Mantova), e i rappresentanti di Sucar Drom (Yuri Del Bar e Carlo Berini) che è avvenuto martedì sera in diretta su Mantova Tv, dovete cliccare a QUESTO LINK, cercare la trasmissione delle 21.10 "Fatti e Parole" (durata 54'.03") e cliccare sulla freccia a destra. Buona visione.

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Di Fabrizio (del 25/03/2011 @ 09:12:49, in Italia, visitato 1128 volte)

Anche quest’anno le mamme e le maestre di Rubattino, insieme ai GAS di Milano, sono presenti a “Fà la cosa giusta!” con il vino R.O.M.

La vendita delle bottiglie di Merlot, Sangiovese e Syrah serve a sostenere le famiglie rom che da tre anni mandano i bambini nelle scuole elementari di Lambrate/Feltre, nonostante le decine di sgomberi decisi dal Comune. Il progetto prevede borse di studio per gli adolescenti e l’inserimento lavorativo dei genitori presso le cascine dell’hinterland milanese.

Il vino R.O.M, presentato per la prima volta a “Fà La Cosa Giusta!” nel Marzo 2010, ha riscontrato l’interesse e la sensibilità di centinaia di visitatori, tanto che il ricavato delle vendite ha permesso di finanziare 4 borse di studio per i ragazzi e 3 borse lavoro per gli adulti.

Le famiglie rom sostenute sono state 6.

Quattro vivono in una casa e hanno lasciato le baracche dei campi irregolari.

Per Garofita, Sandu, Marco, Ovidiu, Geanina .... la vita è cambiata.

Le bottiglie di Merlot, Sangiovese e Syrah sono vendute al prezzo di 8 € l’una
(4 € per il produttore e 4 € per finanziare i progetti)
nello stand di InterGAS Milano presso “Fa’ la cosa Giusta!”
stand PP21 pad. 4 da venerdì 25 marzo alle ore 18,30 a domenica 27 marzo.

L’appuntamento per la presentazione del Vino R.O.M. è per venerdì 25 marzo alle ore 18,30 con Scarperò(m), la performance del fotografo e artista Ico Gasparri accompagnato dal violino di un musicista rom e da un saxofonista. La performance avrà come oggetto le fotografie delle scarpe abbandonate in seguito agli sgomberi e alla distruzione dei campi nell’area milanese.

Il vino R.O.M, prodotto nel 2007 dalla Cooperativa Eughenia nel rispetto della terra e di chi la lavora comprende una partita con poche migliaia di bottiglie. Il progetto è sostenuto dal Naga e dalla Comunità di Sant’Egidio.
www.gasmilano.org
www.fuorimercato.eu

Milano 22 marzo 2011

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Di Fabrizio (del 24/03/2011 @ 09:58:28, in casa, visitato 1302 volte)

Martedì, 22 Marzo

Lamezia Terme - A caccia di un sito per i lametini di Scordovillo. O di diversi siti. «Devono essere terreni del Comune, è difficoltoso fare gli espropri in una situazione del genere, e poi ci vuole troppo tempo». Sono le raccomandazioni del prefetto al sindaco nell'incontro di ieri a Catanzaro dalle 13 alle 15.

Antonio Reppucci e Gianni Speranza a Palazzo di Governo si sono seduti intorno a un tavolo con i vertici delle forze dell'ordine e il viceprefetto vicario Osvaldo Caccuri per analizzare la situazione di Scordovillo: entro domenica delle Palme bisogna trovare una soluzione. Questo l'ordine del procuratore della Repubblica Salvatore Vitello che ha sequestrato tutto il ghetto denunciando 58 capifamiglia per diversi reati ambientali ed occupazione abusiva di suolo pubblico.

«Ci sono ritardi di 63 anni, o tutti colpevoli o tutti innocenti», dichiara il prefetto alla Gazzetta del Sud dopo l'incontro urgente sul caso Scordovillo, circa mille zingari blindati in un ghetto nel cuore della città ed a ridosso dell'ospedale. Reppucci se l'aspettava: «Non riesco a capire tutte queste prese di posizione sul campo rom dopo 63 anni in cui si sono succedute giunte di diverso colore. Attaccare adesso a chi giova? E perchè?». E aggiunge provocatoriamente: «C'è qualcuno che ha un progetto valido? Allora che parlano a fare?».

Da qui l'appello a lavorare tutti insieme su questo bubbone: «Adesso ci vuole il buon senso di essere propositivi. Dobbiamo individuare un percorso tutti insieme: destra, sinistra, associazionismo. Una volta tanto dobbiamo essere tutti uniti, e usare toni pacati».

Ieri a tre giorni dal sequestro preventivo di Scordovillo la prima riunione. «È stata una prima presa di contatto», spiega il prefetto Reppucci. Che in settimana convocherà una nuova riunione. Adesso a dirigere le manovre è proprio Reppucci che subito dopo il sequestro ha preso in mano la situazione. Che dà qualche giorno di tempo al Comune per individuare le aree dove trasferire i rom. Ma con quali soldi?
Questo è un altro problema da risolvere. Perchè Antonio Reppucci non ha i poteri dei suoi colleghi di Roma, Milano e Palermo nominati commissari per l'emergenza rom. Occorrono milioni di euro per far traslocare tutti i residenti di Scordovillo: almeno 600 secondo il sindaco. Arrivano fino a mille con gli extra: imboscati, latitanti, irregolari e chissà chi altro.

L'elenco dei problemi è lungo. Uno di questi sono i 500 mila euro che il Comune ha disponibili per la bonifica. Ma perchè risanare Scordovillo se verrà smantellato? I lavori si sono bloccati, bisognerà decidere prima cosa fare del ghetto. Perchè oltre all'ipotesi dei falchi di smantellare tutta la baraccopoli, c'è quella delle colombe che pensano si possa ancora risanare completamente portando acqua corrente, energia elettrica regolarizzata (quella che c'è è in gran parte rubata con impianti volanti e pericolosi), fogne che non esistono. Perchè i liquami del villaggio, se qualcuno non l'ha ancora capito, finiscono dritti in un canalone scoperto che passa dall'ospedale, con buona pace di gastroenterologi e virologi che quotidianamente in camice bianco si occupano di infezioni.

«Ci sarà qualche altra riunione», aggiunge il rappresentante di governo a Catanzaro, «poi dovremo mettere insieme tutti i pezzi del mosaico. Vorrei che la città di Lamezia ci desse una mano: aiutateci ad aiutarvi. I residenti di Scordovillo sono lametini, non possiamo cacciarli via dalla città».

Il prefetto poi torna al problema dei siti da individuare per trasferire le famiglie: «Certo, ci sarà l'effetto Nimby, perchè ognuno pensa: portateli dovunque, purchè lontani da casa mia. Parliamo di società multietnica e poi si pensa in questo modo».

Prima di andare in Prefettura il sindaco ieri di buon mattino ha incontrato una delegazione di rom. Sono tutti preoccupati sul loro futuro da qui a un mese. Il sindaco ha spiegato che «l'emergenza avrà un esito positivo se verrà affrontata con l'attivazione di un accordo di programma fra istituzioni con il coinvolgimento di Governo, Regione Calabria e Provincia per il trasferimento della comunità da contrada Scordovillo. Sicuramente la soluzione che si prospetta», ha detto Speranza agli zingari, «sarà migliore di quella che i cittadini rom stanno attualmente vivendo a Scordovillo».

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Di Fabrizio (del 24/03/2011 @ 09:20:11, in Italia, visitato 1201 volte)


 
Il piccolo aveva 13 mesi. Si è spento dopo tre giorni di agonia. La procura chiede l'autopsia di TIZIANA COZZI


NAPOLI - I primi malesseri sabato sera, nel piccolo container del campo rom di Giugliano, periferia Nord di Napoli. Nel fine settimana due inutili corse verso altrettanti ospedali che lo rimandano a casa. La morte ieri, durante l'ultima, disperata richiesta di aiuto nel terzo ospedale. Omar, un anno e un mese, si spegne tra le braccia del papà dopo tre giorni di agonia e di via crucis da una struttura sanitaria all'altra. Nessuna diagnosi. Sarà l'autopsia sul suo corpicino a dire la verità su quanto accaduto, sull'eventuale omissione di soccorso. L'esame avverrà appena saranno identificati i presunti responsabili e notificati gli avvisi di garanzia. La polizia del commissariato di Giugliano ha già inviato gli atti alla Procura della Repubblica e la piccola salma è stata trasferita a Napoli. "Siamo rom, quindi possiamo morire così. Mio figlio stava malissimo, era evidente. Eppure ci hanno liquidato così, sono bastate due parole: "Sta benissimo, tornate a casa". E invece stava per morire". Quanto accaduto è tutto nel breve, drammatico racconto del padre di Omar, Seido, che ora, nel campo Rom di Giugliano (in attesa di sgombero) si dispera e chiede di capire perché il bimbo è morto. È lui, con la moglie Draghiza, a ricostruire i fatti.

L'incubo comincia sabato sera. "Omar stava malissimo, con dolori di pancia e fitte allo stomaco", ricorda tra le lacrime mamma Draghiza. Domenica, dal campo Rom, la corsa verso Aversa. Dove i medici visitano il piccolo. "Sta bene", dicono. Dunque Omar torna nel container. Lunedì la situazione si aggrava. Il bambino non apre gli occhi, vomita, suda. Ha la diarrea. Seconda corsa, questa volta verso l'ospedale di Pozzuoli. Ma la scena si ripete. E anche se Draghiza chiede ai medici di fare una lavanda gastrica, i medici hanno già fatto la diagnosi: "È una banale influenza. Basta tenerlo al caldo e domani starà meglio". Non servono le preghiere e le lacrime della mamma che implora i medici di fare qualcosa. Devono lasciare il pronto soccorso.

Così la famiglia rom torna ancora una volta al campo, ma è l'inizio di una notte di paura. Il bimbo non si muove più. E martedì comincia la terza - e inutile - corsa verso un altro ospedale, il San Giuliano di Giugliano. Ma purtroppo Omar non verrà visto vivo dai medici. Muore durante il tragitto, viene trasferito direttamente all'obitorio dove, in breve, si affollano parenti e amici per protestare contro i medici. Intanto parte il fax dall'ospedale per la Procura e il magistrato di turno dispone il sequestro della piccola salma e l'autopsia. Cosa ha ucciso Omar? Una malattia seria non diagnosticata? Oppure una banale influenza non curata? "Siamo stati trattati così perché siamo rom - accusa Seido - quando siamo arrivati in ospedale ci hanno trattato con sufficienza. Non hanno valutato bene la situazione. È colpa loro se il nostro bambino ora non è più con noi. Adesso voglio giustizia. Voglio che chi ha sbagliato paghi".

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Di Fabrizio (del 24/03/2011 @ 09:20:03, in lavoro, visitato 1151 volte)

L'associazione Nevo Drom invita al convegno SINTENGRE AVARPEN (il lavoro dei sinti) che si terrà a Bolzano, lunedì 28 marzo 2011

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Di Sucar Drom (del 23/03/2011 @ 18:44:16, in blog, visitato 1183 volte)

Mantova, le sinte e i sinti mantovani scrivono alla Gazzetta
Pubblichiamo alcune delle lettere scritte al Direttore della Gazzetta di Mantova dalle donne e dagli uomini che vivono nell’area residenziale per sinti italiani di viale learco Guerra n. 23. Alcune lettere sono state pubblicate...

Mantova, la Federazione Rom e Sinti Insieme convoca tutte le associazioni
La Federazione Rom e Sinti Insieme è nata a Mantova nell’aprile del 2007 con l’adesione di tutte le associazioni sinte e rom presenti in Italia. La nascita della prima organizzazione nazionale guidata da sinti e rom è stata promossa da tre associazioni: Sucar Drom (Mantova), Nevo Drom (Bolzano) e RomSinti @ Politica (Pescara)...

DOSTA! Partecipa anche tu alla manifestazione a Mantova
Prima cacciarono i poveri che chiedevano l'elemosina e io sono rimasto in silenzio perché mi davano fastidio. Poi strapparono le bandiere dalle finestre delle case e io sono rimasto in silenzio perché turbavano il decoro pubblico...

Mantova, appello della società civile al Comune di Mantova
Il dibattito di questi giorni, relativo alla convocazione del Consiglio Comunale per la votazione di un nuovo regolamento per l’Area di viale Learco Guerra n. 23, ha evidenziato la necessità di una discussione più approfondita...

Milano, convocata la conferenza stampa di presentazione dell'appello 'I diritti non si sgomberano'
E' firmato dalle maggiori realtà non profit che seguono da anni le sorti delle comunità rom e sinte. Ecco il comunicato di presentazione. Negli ultimi due anni a Milano sono stati effettuati oltre 360 sgomberi di campi abitati da Rom e Sinti che han...

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Di Fabrizio (del 23/03/2011 @ 09:45:04, in Italia, visitato 1134 volte)

Questo post, scritto a marzo 2005, ha bisogno di qualche aggiornamento. Per iniziare (i lettori l'avranno capito, ormai): la Mahalla con l'arrivo della primavera passa in modalità elettorale, perché ogni anno c'è una qualche votazione. Secondo: purtroppo la fiera di cui si scrive non esiste più da tempo, ha vinto l'ennesima speculazione immobiliare e tutto il quartiere dove sorgeva è cambiato, anche i piccoli negozietti che c'erano hanno chiuso o lo stanno facendo. Terzo: rimane invece valido il discorso di base (leggete anche i commenti) su come potrebbero essere le nostre città, differentemente gestite - senza dover parlare di razzismo, ma finalmente di luoghi e persone (l'identità si crea così e non a slogan!). Ultimo: permettete un ricordo strettamente personale, quando ci andavo ed i miei figli erano piccoli, il loro stupore a vedere il vecchio zingaro del campo che conosceva tutti e a tutti li presentava. Scrivete, commentate, mi rendo conto che avrei tantissimo altre cose da raccontarvi.

i signori lettori mi scuseranno se parlerò di politica e non del signor B.

Sfido chiunque non sia lombardo a parlare bene di Milano. So già cosa ne salta fuori: è una città grigia, è la tana della Lega, è pure la capitale politica del Berluska. Lo so, ci sono nato e ci vivo, e mi pare inutile ricordare che Milano ne ha per tutti i gusti: c'è la Lega e il Leonkavallo; qui hanno mosso i primi passi tanto il Berluska che quel Cofferati che sino a qualche tempo fa sembrava l'unico politico di sinistra capace di fare qualcosa di nuovo, qui c'è la città triste e qui lavorò Leonardo progettando soluzioni urbanistiche che sarebbero ancora oggi all'avanguardia…

Bisogna essere milanesi per conoscere gli spazi a misura d'uomo di questa città. Ad esempio, sino a una decina di anni fa, frequentavo a Monza, il giovedì mattina, la fiera del bestiame. Raggiungibile facilmente dalla tangenziale est e non lontana dalla stazione ferroviaria. Immaginate, in mezzo alla città, un grande recinto con tettoie metalliche, dove trovare cavalli, asini, pecore, capre, mucche, galline. Dove si potevano acquistare calessi, birocci e selle (di tipo inglese o americano). Con il mercatino nelle strade adiacenti, per chi cercasse coltelli, anfibi, giubbe militari, frustini, sottosella. Un residuato di campagna dove era bello andarci con i figli, che abituati alla città e alla televisione giravano con la bocca aperta (ma lo sappiamo che si divertono anche i genitori).
L'avevo scoperto (naturalmente) grazie ai Rom di Milano, eredi di una tradizione di allevatori di cavalli. Era la classica fiera dove potevi incrociare l'allevatore che parlava in bresciano, il nobile che aveva la sua scuderia, e il Rom. Miscuglio di lingue e dialetti, ma i nomadi (rigorosamente maschi) ne facevano parte e ne erano fieri, perché non solo lavoravano, ma erano consci della loro arte. I loro ragazzi cominciavano a frequentarlo attorno ai dieci anni. Lì vicino, una piccola trattoria di quelle di una volta, dove concludere gli affari con vino e salamella.

Quel posto, l'ho conosciuto che era già in declino. Si sa, il progresso. Vorrei invitarvi ad andarci prima che sia troppo tardi e sparisca o si snaturi del tutto: è in via Mentana angolo Procaccini, a Monza.
Ora, capitemi bene, la mia non è nostalgia ma curiosità. Il progresso avanza anche fuori Italia, ma perché da noi queste "distrazioni" dal panorama urbano sono destinate a perdersi e in Francia ogni schifosa cantina di campagna diventa un museo? Perché negli Stati Uniti, in Inghilterra, Germania (per non parlare della Scandinavia) tengono alla loro storia e la valorizzano, mentre da noi la difesa delle tradizioni è sinonimo di movimenti razzisti? Non sarebbe più interessante (anche economicamente, intendo) una grande città che oltre alle fiere "istituzionali", coltivasse il turismo anche per i suoi abitanti?

C'è una risposta logica: il declino di certe attività, tra cui l'allevamento e il commercio di cavalli.
Qualche riga fa, accennavo a quello che vedo quando sono fuori Italia. Anche voi amereste viaggiare, se foste nati come me tra la Pirelli, la Falck e la Marelli. Di quelle fabbriche, oggi non c'è rimasto niente. Al loro posto, altrettanto squallido, il nuovo polo universitario della Bicocca che, anche se firmato Renzo Piano, è solo una gettata di cemento con vari parallelepipedi. E Tronchetti Provera graziato dal Comune, che si ritrova tra le mani un capitale immobiliare favoloso. Oppure, capannoni industriali in disuso, a perdita d'occhio.
Capannoni che finché restano in disuso, saranno il rifugio di Ucraini, Moldavi, Rumeni e Rom arrivati qua con mezzi di fortuna. Per carità, non ce l'ho con loro! In 10 anni, quei capannoni ne han visto di tutte le razze, ma mentre si protesta perché dei poveri cercano un rifugio, nessuno trova niente da dire a chi li lascia lì inutilizzati.
Non occorre grande fantasia per capire che chi si rifugia lì non troverà un domani diverso, se non si è capaci di risolvere i problemi di chi è Rom, ma abita in questa città da 40 anni ed è alle prese con un'altrettanto grave crisi politica ed occupazionale epocale.
In quei fabbricati si lavorava il ferro e attorno c'era campagna. Non occorrerebbe neanche tanto spazio o tanta spesa, per riadattarne qualcuno a terreno di allevamento o piccola officina tradizionale, perché no, con scuola annessa. Con una convenzione regionale, riqualificando l'occupazione tradizionale di un popolo in crisi. E cominciando, nel contempo, ad operare positivamente contro l'abusivismo, degli occupanti e dei proprietari.

Eppure, scorro TUTTI i programmi elettorali, e quelle cose che ho così chiare in testa sembrano UTOPIA. Ma chi, se non gli amministratori pubblici, dovrebbe interessarsene?
…ma, se non si trattasse di Rom, ma di confrontare gli appetiti immobiliari in Italia e le prassi che all'estero funzionano da 30 anni, mi capireste?

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