Cerca - Rom e Sinti da tutto il mondo

Ma che ci fa quell'orologio?
L'ora si puo' vedere dovunque, persino sul desktop.
Semplice: non lo faccio per essere alla moda!

L'OROLOGERIA DI MILANO srl viale Monza 6 MILANO

siamo amici da quasi 50 anni, una vita! Per gli amici, questo e altro! Se passate di li', fategli un saluto da parte mia...

ASSETTO VARIABILE

E' sospeso sino a data da destinarsi.

Le puntate precedenti sono disponibili QUI


Volete collaborare ad ASSETTO VARIABILE?
Inviate una
mail
Sostieni il progetto MAHALLA
 
  
L'associazione
Home WikiMAHALLA Gli autori Il network Gli inizi Pirori La newsletter Calendario
La Tienda Il gruppo di discussione Rassegna internazionale La libreria Mediateca Documenti Mahalla EU Assetto Variabile
Inoltre: Scuola Fumetti Racconti Ristorante Ricette   Cont@tti
Siamo su:  
Blog INDIPENDENTE di informazione e divulgazione

-

\\ Mahalla : Cerca
Di seguito gli articoli e le fotografie che contengono le parole richieste.

Ricerca articoli per sterilizzazione forzata

Di Fabrizio (del 19/09/2008 @ 11:29:11 in Europa, visitato 2050 volte)

Da Altrenotizie

di Elena Ferrara - Questa volta scendono in piazza per chiedere solidarietà e per affermare il loro diritto all’esistenza. Stanchi ed esasperati per le ripetute aggressioni contro le loro famiglie e forti dell’appoggio ricevuto dal recente congresso mondiale svoltosi a Frisinga, in Germania, giocano la carta della manifestazione di massa. Sanno di essere 36 milioni sparsi in Europa, nelle Americhe e nell’Asia. E sanno, appunto, che nel vecchio continente arrivano già a 12 milioni. Ora presentano il conto. Sono gli zingari che tra pochi giorni - e precisamente il 20 settembre - si ritroveranno a Budapest dove il presidente del "Consiglio nazionale tzigano" - l’ungherese Orban Kolompar - ha invitato i rom magiari a protestare contro la Guardia ungherese che è l’organizzazione paramilitare estremista e razzista che si sta sempre più distinguendo con aggressioni contro gli zingari.

Kolompar chiede, inoltre, di avviare una serie di azioni che tendano a bloccare la diffusione del razzismo. E così sarà la prima volta che gli "tzigani" scenderanno in campo in Ungheria in difesa dei loro diritti, contro il razzismo. La manifestazione servirà anche a ricordare all’opinione pubblica che quella rom è la più numerosa minoranza in terra magiara. Secondo calcoli approssimativi conta da 600 mila a 800 mila membri che sono stanziati soprattutto nelle regioni nordorientali, quelle più povere e depresse.

I rom, tra l’altro, collezionano una serie di dati negativi sulla disoccupazione, i livelli di scolarizzazione e l’aspettativa di vita alla nascita rispetto al resto della popolazione ungherese. Tutto questo mentre vengono "collocati" nell'area spregevole del "diverso", con ciò che ne consegue in termini di disprezzo, odio, violenza ed emarginazione. E così, precostituito il colpevole, è facile ricercarne le colpe seguendo un copione storicamente e sociologicamente sperimentato, scritto con il peggiore inchiostro degli istinti barbari e della ragione deviata. Arriva però il momento della riscossa e questo è quello che si augurano i dirigenti del movimento che prende le mosse dall’Ungheria.

E proprio a Budapest si ricorda che gli zingari hanno ispirato in ogni epoca l'immaginario collettivo e quello individuale artistico, ma non hanno quasi mai stimolato serie ricerche storiche e sociologiche. Essi subiscono così, oltre alla ben nota emarginazione di fatto, un’emarginazione culturale frutto di avversione intellettuale e di sostanziale ignoranza dei loro reali costumi di vita e dei valori che li sottendono.

Ora la decisione di invitare ad una rivolta pacifica di piazza (sarà la più grande manifestazione nella storia degli tzigani) è dovuta anche al fatto che proprio nelle ultime settimane si sono registrati attacchi contro case abitate da zingari ed è chiaro che la situazione ha superato i livelli di guardia. Tanto che in una conferenza sulla situazione dei rom, organizzata da "Lungo Drom" che è la principale associazione civica rom, il presidente Florian Farkas ha detto che in Ungheria la convivenza fra ungheresi e rom è arrivata a una situazione nuova.

''Gli argini si sono rotti da ambedue le parti - ha detto - e ci troviamo di fronte a un estremismo radicale razzista da una parte, e un radicalismo etnico rom dall'altra. La violenza avrà fra poco una risposta violenta''. Dal canto suo il garante dei diritti delle minoranze, Ernoe Kallai (rom) ha sottolineato l'insuccesso delle politiche attuate da Budapest per la minoranza tzigana. Ed ha poi ammonito che ''senza cambiamenti, l'esplosione del problema dei rom sarà inevitabile''.

Ora mentre le organizzazioni sociali e molti partiti ungheresi si preparano per l’appuntamento del 20 settembre si registra anche una precisa presa di posizione della chiesa cattolica ungherese che, come è noto, ha una forte influenza nella società locale. La Chiesa dice "no" alle discriminazioni nei confronti degli zingari e si rifà anche alle recenti decisioni prese dal Congresso mondiale della "Pastorale per gli zingari" che si è svolto nelle settimane scorse in Germania. E proprio in tale occasione un alto esponente del Vaticano - il segretario del Pontificio Consiglio della pastorale per i migranti e gli itineranti, arcivescovo Agostino Marchetto - in un’intervista alla Radio Vaticana ha denunciato la gravità della situazione delle comunità zingare. "Dai rapporti che ci pervengono dalle Chiese locali – ha fatto notare l’arcivescovo – constatiamo che un pò dappertutto gli zingari sono vittime di discriminazione, disuguaglianza, razzismo e xenofobia".

Non si salva neanche l’Europa, dove "i Rom e Sinti, pur se cittadini di Stati membri dell’Unione europea e muniti di documenti validi, non possono godere degli stessi diritti dei comuni cittadini. "In alcuni Paesi – ha aggiunto Marchetto – i bambini zingari sono costretti a frequentare scuole speciali per disabili fisici o mentali, mentre non poche donne vengono sottoposte a sterilizzazione forzata. E la generale mancanza di fiducia fa sì che ai giovani, pur se ben preparati professionalmente, non è concesso l’ingresso al mondo del lavoro come agli altri".

Di qui la decisione di affrontare le questioni degli zingari come una risorsa per la società e non come un problema. Non si tratta, avverte la Chiesa, di una "ingerenza politica" ma di un "dovere", così come, appunto, è doveroso "difendere la dignità della persona in tutte le sue espressioni". Forse si apre ora - grazie agli zingari ungheresi - una nuova pagina distensiva che potrebbe favorire il riconoscimento di distinte identità nazionali.

 
Di Fabrizio (del 23/03/2006 @ 11:14:17 in conflitti, visitato 2168 volte)
Segnalo da Radio Indymedia:

Eugenetica in Europa tra le due guerre e oltre - Caccia agli Zingari in Svizzera

audio: MP3 at 25.1 mebibytes          (download torrent)

Nel maggio del 1999, il Parlamento svedese ha deciso di indennizzare le vittime della politica di sterilizzazione forzata condotta in questo paese dal 1934 al1975. A partire dal periodo compreso fra le due guerre, in tutta Europa, sotto la pressione di una "nuova scienza", l'eugenetica, e nel quadro di un'inquietante febbre nazionalista, si attuano politiche di eliminazione o di controllo dei "devianti sociali" e degli stranieri. La Germania nazista le porterà al parossismo, ma esse furono attuate, sotto altre forme, anche dal governo elevetico nei riguardi degli zingari.

 
Di Fabrizio (del 25/06/2006 @ 10:56:49 in Europa, visitato 3263 volte)

- 23 giugno 2006 - da Czech_Roma

Nonostante un rapporto confermi che continua l'uso della sterilizzazione forzata presso le donne Rom, i gruppi di appoggio legale rimproverano al governo ceco di non prendere azioni in merito. Nel dicembre 2005, l'omnbudsman (difensore civico) Otakar Motejl, ha elencato dozzine di casi di sterilizzazioni forzate avvenute tra il 1979 e il 2001 "senza che vi fosse stato consenso formale ed esplicito", recita l'Associated Press. Motejl richiede che il governo ceco fornisca i dati sul consenso esplicito, informazioni accurate alle donne Rom e un piano per compensare le vittime di questa pratica.

Il rapporto di Motejl è di sei mesi fa, ma nulla sembra cambiare nella pratica e nel silenzio-assenso del governo ceco. Le indicazioni fornite dal ministero della Sanità sono disattese, e sempre secondo l'Associated Press e il sito Newsdesk.org non c'è volontà di rifondere le vittime, gli ospedali rifiutano di riconoscere questa pratica come illegale. Gli avvocati delle vittime dicono che le vera ragione è il razzismo.

Per tutta risposta, molte romnì hanno portato i loro casi in tribunale. Nel 2005, Helena Ferencikova è stata  la rima a denunciare l'ospedale per sterilizzazione forzata. Il Tribunale distrettuale di Ostrava ha condannato l'ospedale per pratica illegale e ha richiesto una scusa formale. L'ospedale a sua volta ha ignorato la richiesta e richiesto una revisione del caso in appello.

 
Di Fabrizio (del 10/07/2006 @ 10:46:17 in Europa, visitato 2102 volte)

Durante il convegno, indetto dall'UDC, si è discusso anche della condizione delle Romni in Europa. Chi volesse leggere tutto l'articolo QUI

Discriminazione delle donne rom

Le donne rom sono discriminate in Europa e, pertanto, i deputati chiedono agli Stati membri di adottare misure volte a superare la loro “segregazione razziale” negli ospedali e nelle scuole, a migliorarne le condizioni abitative e a favorirne l’occupazione e l’inclusione sociale. Sono poi sollecitati interventi, anche finanziari, a favore dell’imprenditoria delle donne rom. La loro situazione deve costituire un criterio chiave in vista delle future adesioni all’UE.
Adottata dall’aula con 412 voti favorevoli, 21 contrari e 48 astensioni, la relazione esorta i poteri pubblici dell’Unione ad effettuare rapide indagini in merito alle accuse di gravi abusi dei diritti dell’uomo nei confronti delle donne Rom, a punire rapidamente i colpevoli e a fornire un adeguato indennizzo alle vittime. In tale contesto , invita gli Stati membri a inserire tra le loro «priorità principali» le misure intese a fornire una migliore protezione per la salute riproduttiva e sessuale delle donne, a prevenire e vietare la sterilizzazione forzata e a promuovere la pianificazione familiare, le soluzioni alternative ai matrimoni in giovane età e l’educazione sessuale. Ma anche a prendere misure proattive per debellare «la segregazione razziale nei reparti maternità», a garantire l’elaborazione di programmi destinati a fornire servizi alle vittime Rom di atti di violenza domestica, e ad essere particolarmente vigilanti per quanto riguarda il traffico di donne Rom.
Gli Stati membri, inoltre, dovrebbero elaborare una serie di misure volte a garantire che le donne e le ragazze abbiano accesso, a condizioni di parità , ad una istruzione di qualità, «anche approvando leggi positive che esigano la fine della segregazione nelle scuole e definiscono i dettagli di progetti destinati a porre fine all’istruzione distinta e di seconda classe destinata ai bambini Rom».
Dovrebbero anche migliorare le condizioni abitative dei Rom prevedendo il riconoscimento, da parte della legislazione nazionale, del diritto ad un alloggio decente, adottando progetti generali per finanziare il miglioramento delle condizioni di vita e di alloggio nei quartieri con una considerevole popolazione Rom e «ordinando ai poteri locali di garantire rapidamente l’approvvigionamento in acqua potabile ed elettricità, lo smaltimento dei rifiuti, i trasporti pubblici e le strade». Gli Stati membri sono anche invitati a mettere a disposizione campi per i Rom nomadi «affinché essi possano disporre di un livello di confort ed igiene soddisfacente».
Per il Parlamento gli Stati membri dovrebbero anche garantire l’acceso di tutte le donne Rom alle cure sanitarie di base, di urgenza e preventive, nonché la parità di trattamento e le pari opportunità nelle politiche in materia di occupazione e inclusione sociale. A quest’ultimo proposito, si tratterebbe di affrontare il problema dei tassi di disoccupazione molto elevati tra le donne Rom e, in particolare, di lottare contro i grandi ostacoli determinati dalla discriminazione diretta in fase di assunzione. La relazione chiede inoltre l’adozione del principio di “obbligo positivo”, in virtù del quale gli enti statali sono tenuti per legge a garantire una rappresentanza di donne Rom proporzionata alla loro presenza in seno alla popolazione locale.
I governi sono esortati ad esaminare gli ostacoli all’attività indipendente delle donne Rom, a definire programmi destinati a permettere una registrazione agevole, rapida e poco onerosa delle donne Rom imprenditrici e che esercitano un’attività indipendente, a favorire l’accesso al credito, compreso il microcredito, per il finanziamento di imprese da parte di donne Rom. Il Parlamento, poi, raccomanda agli Stati membri e alla Commissione di promuovere modelli d’imprenditorialità sociale, appositamente rivolti alle donne Rom. All’Esecutivo, inoltre, è chiesto di appoggiare, «mediante i suoi numerosi meccanismi finanziari», le attività destinate in particolare alle donne Rom e di riesaminare le norme per l’attribuzione di tutti i tipi di finanziamento «al fine di garantire disposizioni particolari volte ad includere le donne Rom».
I deputati, d’altra parte, invitano le istituzioni della UE a considerare la situazione delle donne Rom nei paesi candidati «un criterio chiave per valutare il livello di preparazione di detti paesi all’ingresso nell’Unione europea», compresa la situazione delle donne Rom nei paesi candidati non tradizionalmente o immediatamente associati alle questioni dei Rom. Nel chiedere poi alle istituzioni comunitarie di incitare i governi a raccogliere e a pubblicare dati sulla situazione degli uomini e delle donne Rom, il Parlamento invita l’Osservatorio europeo dei fenomeni di razzismo e xenofobia ad avviare una serie di studi sul ruolo dei media nel promuovere l’antinomadismo e, in particolare, sulla popolazione di stereotipi negativi sulle donne Rom.

 
Di Fabrizio (del 13/01/2006 @ 10:38:10 in Europa, visitato 2586 volte)
da Czech_Roma

02a_pm

7/1/2006 L'obudsman Otakar Motejl ha richiesto nel suo rapporto finale sui casi di sterilizzazione forzata (vedi QUI ndr), che sia approvata la legge per l'indennizzo delle donne che hanno subito sterilizzazione senza consenso. La notizia è apparsa oggi su Romea.cz.

Lo stato riconoscerà il compenso alle donne la cui fertilità è stata interrotta dai medici senza loro regolare consenso, dal 1973 al 1991. Sono oltre 80, soprattutto donne Rom, che si sono rivolte all'ombudsman. Non sono ancora stati chiusi tutti i casi. Alla fine dell'anno scorso, dopo aver esaminato diversi casi controversi, Motejl disse che erano almeno 50 le donne sterilizzate nel passato in dispregio alle disposizioni di legge. Il problema è arrivato all'attenzione pubblica solo nell'autunno 2004, su segnalazione di European Roma Rights Centre (ERRC - confronta ndr). ERRC affermava che in alcuni casi mancava il consenso all'operazione e in altri il consenso era stato estorto con la minaccia di tagliare l'assistenza sociale. Motejl ricevette le prime testimonianze da alcune donne Rom della Moravia Settentrionale, nel settembre 2004. Nel 1972, la Cecoslovacchia aveva approvato una legge sulla sterilizzazione, per colmare il vuoto legislativo che c'era stato sino allora. Il rapporto afferma che dietro istruzione delle autorità, gli assistenti sociali convincevano le donne Rom a non avere più figli. Inoltre, sempre secondo il rapporto, venivano promessi ulteriori benefici sociali in cambio del consenso alla sterilizzazione. Sino al 1991, il consenso poteva valere sino a 10.000 corone (il salario medio di allora corrispondeva a circa 2.500 corone). Il pagamento di queste somme venne interrotto nel 1991. Lo stato non si è mai ritenuto parte in causa, scaricando la colpa sul personale medico. Il rapporto indica anche che aalle donne che hano denunciato questi trattamenti subiti in passato, è stato garantinto anonimato e sicurezza. La Svezia, dove in passato sono state svolte sterilizzazioni forzate, può essere di modello alla Repubblica Ceca, suggerisce il rapporto. In Svezia la legge riparatoria è passata e tra il 1999 e il 2002 lo stato ha riconosciuto 175.000 corone svedesi alle persone coinvolte.


Brno, Prague, Budapest, Ostrava, 11 gennaio 2006.

Le organizzazioni della società civile hanno accolto con favore il rapporto del Pubblico Difensore dei Diritti ("Ombudsman") sulle indagini in merito alle accuse di sterizizzazione forzata di donne Rom nella repubblica Ceca.

Il rapporto è il risultato di oltre un anno di indagini dell'Ombudsman e del suo staff, sulla base della denuncia portata da 87 donne. Nell'approfondimento dei casi, sono stati coinvolti European Roma Rights Centre (Budapest), League of Human Rights (Prague/Brno), Life Together (Ostrava) e Group of Women Harmed by Sterilisation (Ostrava). Il 23 dicembre questo gruppo di ricerca ha chiuso i lavori, che sono stati resi pubblici questa settimana.

L'Ombudsman rivolge tre richieste

  1. Cambiamento della legge, che si esprima con più chiarezza sul principio cel consenso responsabile;
  2. Misyre supplementari per un cambio culturale tra il personale medico sul consenso responsabile, d aapplicarsi universalmente;
  3. Un percorso preferenziale per le misure di indenizzo alle vittime, quando gli assistenti socili siano stati coinvolti in politiche di sterilizzazione forzata.

Le pagine da 25 a29 (circa 1/3 del rapporto completo) riguardano la "Sterilizzazione e la Comunità Rom", motivandola come discriminazione razziale. I casi esposti includono anche eventi come, ad esempio, quando dottori e assistenti sociali raccomandavano il parto cesareo, così da fabbricare "prove" per legittimare interventi di sterilizzazione.

Il testo icomprende anche un'analisi dettagliata delle politiche statali cecoslovacche verso i Rom negli anni '70 e '80, quando agli assistenti sociali veniva chiesto di controllare il tasso di natalità tra i Rom - giudicati troppo alti - e di creare un'ambiente di controllo invasivo sulle famiglie Rom, che perdura a tutt'oggi. In una sezione separata viene presentata la storia dell'eugenetica in Cecoslovacchia, come chiave evidente delle pratiche e delle politiche messe in atto.

Attualmente, il rapporto è disponibile slo in lingua ceca (formato .pdf), in seguito verrà stampata la versione in inglese. Ulteriori informazione sul sito ERRC.

Contacts:
Michaela Tomisova (legal representative of the victims): ++ 420 73 795 13 23
Kumar Vishwanathan, (Life Together): ++ 420 77 77 60 191
Jiri Kopal (League of Human Rights): ++ 420 60 87 19 535
Claude Cahn (ERRC): ++ 36 20 98 36 445

The European Roma Rights Centre (ERRC) is an international public interest law organization engaging in a range of activities aimed at combating anti-Romani racism and human rights abuse of Roma, in particular strategic litigation, international advocacy, research and policy development, and training of Romani activists. For more information about the European Roma Rights Centre, visit the ERRC website at http://www.errc.org.

European Roma Rights Centre
1386 Budapest 62
P.O. Box 906/93
Hungary
Tel.: ++ (36 1) 413 2200
Fax: ++ (36 1) 413 2201
E-mail: office@errc.org

The League of Human Rights is a non-governmental organisation providing free legal and psychological assistance to victims of gross human rights violations, in particular to members of the Roma minority, victims of domestic violence and children. Its mission is to create a future in which the Czech state actively protects the human rights of its citizenry and respects both the spirit and the letter of the international human rights conventions to which it is signatory.

League of Human Rights
Bratislavska 31
602 00 Brno
Czech Republic
 
Di Fabrizio (del 07/10/2006 @ 10:28:40 in Europa, visitato 2867 volte)

In occasione dell'Incontro dell'Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa - Human Dimension Implementation (riassunto - articolo originale: Roma_Rights)

Varsavia, 3 ottobre 2006 - Contatti: Ostalinda Maya Ovalle: + 36 70 602 58 31

Negli anni recenti, l'attenzione di attivisti di strada, gruppi della società civile, governi e organizzazioni internazionali, è cresciuta l'attenzione alla violazione dei diritti fondamentali delle donne romani. Ci sono anche sviluppi positivi. Per esempio, il Parlamento Europeo ha adottato recentemente il rapporto sulle situazione femminile rom nel continente. Nonostante alcuni passi positivi, rimangono preoccupazioni: le Romni affrontano la pressione nelle famiglie e nella comunità, spinte ad aderire ad abitudini e tradizioni degradanti. Nel contempo, soffrono di aperta discriminazione nel campo dei diritti umani fondamentali da parte delle autorità, come nel caso delle sterilizzazioni forzate. Nonostante le pressioni, le donne hanno iniziato ad alzare la voce e denunciare gli abusi. [...]

Sterilizzazione forzata
La pratica è [stata] comune a diverse paesi europei. Alcuni (la Svezia, per esempio) hanno stabilito un meccanismo di compensazione per le vittime, ma ancora non riconoscono l'aspetto razzista di queste pratica. In alcuni paesi dell'Europa Centrale e Orientale, la pratica è continuata sino ad oggi.

La situazione della Repubblica Ceca e della Slovacchia è invece di una pratica sistematica e tuttora centinaia di donne non hanno ottenuto risarcimento. Diversi i motivi, tra cui:

  1. l'eugenetica che continua ad influenzare le politiche mediche in quei paesi;
  2. una generica mancanza di rispetto della volontà delle pazienti;
  3. "preoccupazione" per l'alto livello delle nascite tra i Rom.

[...] Questa pratica è continua dalla fine degli anni '70. Sinora, nessuna azione da parte di quei governi è stata sufficiente per un adeguato indennizzo alle vittime, o anche per assicurare la fine definitiva di questa pratica.

Nella Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria alcune donne vittime di sterilizzazione forzata, con risultati limitati. [...]

Violenza domestica
In una recente ricerca condotta su 237 donne romani, oltre il 70% delle intervistate afferma essere stata vittima di violenze da parte del partner o di altri membri della famiglia. La media nazionale è del 23%. La gran parte di questi incidenti non viene denunciata per un diversi motivi:

  1. La violenza contro le donne è accettata in alcune famiglie romani.
  2. La paura di essere isolate e svergognate dalla famiglia e dalla comunità.
  3. Gli autori di questi atti di violenza raramente sono giudicati responsabili di ciò, e questo scoraggia le donne nel cercare aiuto legale.
  4. Le donne temono un'ulteriore vittimizzazione se si rivolgono alla polizia o all'esterno [della comunità].

Si aggiunga che esiste un numero di difficoltà pratiche che rendono impossibile alla donna di fuggire da questa situazione; incluso la mancanza di sistemazioni alternative, l'incapacità economica di badare a se stesse e/o la mancanza di opportunità d'impiego.

Nonostante queste barriere, alcune romnià, spesso in situazione disperata, hanno iniziato a sfidare la violenza domestica. Occorre aggiungere che i loro sforzi non hanno sinora ottenuto grande successo. Da parte della legge le reazioni sono state tiepide, a volte rinunciando ad accogliere le denunce o addirittura minacciando o insultando le donne. Delle 237 intervistate, 34 hanno triportato le violenze subite alla polizia; 20 (il 59% di queste) hanno subito lì trattamenti razzisti o degradanti. Solo in 5 casi (15%) la polizia è intervenuta. Una donna ha raccontato che quando D.D., 43 anni, ha chiesto aiuto alla polizia dopo essere stata picchiata da un membro della famiglia, le è stato risposto: "Voi zingari vi picchiate tra voi tutto il tempo. Dovete risolvere la questione tra di voi"

Matrimoni tra bambini
Questi matrimoni continuano impunemente in diversi paesi europei, [...] con tutta la serie di abusi dei diritti umani a cui sono associati.

In un caso recente, portato all'attenzione da ERRC, nelle regione di Caras Severin in Romania, M.S., bambina rom di 10 anni, è stata venduta ai genitori di D.M., ragazzo di 17 anni. [...] Le autorità rumene indagando sul caso, hanno acconsentito a ritenerlo un caso di adozione da parte dei genitori di D.M.. Apparentemente, le autorità non hanno indagato oltre. A 12 anni, M.S. ha dato la luce ad un bambino con parto cesareo, e il dottore le disse che non avrebbe più potuto avere altri figli. A questo punto i genitori di D.M. si sono rivolti a quelli di M.S., per inadempienza del contratto stipulato. Il conflitto è degenerato in violenza tra le due famiglie e le autorità rumene sono state allertate per la seconda volta. A questo punto la polizia ha accusato D.M., che nel frattempo aveva compiuto 19 anni, del crimine di traffico di persona e rapporti sessuali con una minorenne. D.M. ha ora di fronte un lungo periodo di prigione. Nessun provvedimento è stato adottato per le violenze susseguitesi tra le due famiglie.

Il caso è un esempio estremo di eventi che riguardano migliaia di giovani e bambini ogni anno. Come in questo caso, quasi senza eccezione le vittime sono abbandonate a se stesse e/o si tralascia di proseguire gli indiziati. Mentre mancano sforzi da parte delle autorità locali o internazionali e anche i gruppi della società civile non si esprimono o scoraggiano la discussione su questi temi.

I matrimoni combinati tra minori espongono le ragazze ad abusi sessuali e sfruttamento, precludono il percorso scolastico, vanificando il diritto all'educazione e diminuiscono le possibilità d'impiego. Inoltre ha un significativo impatto sulla situazione sanitaria delle bambini e dei figli che possono mettere al mondo. Crescono difatti il tasso di mortalità per parto e i rischi di complicazioni durante la gravidanza [...] Le vittime di matrimoni infantili sono estremamente dipendenti dal marito e dalla sua famiglia e perciò ad alto rischio di povertà e/o ulteriore sfruttamento in caso di qualsiasi rottura successiva alla famiglia. Sono inoltre più vulnerabili alla violenza domestica [...]

Traffico di persone
Povertà, discriminazione e marginalizzazione sono quei fattori che rendono le donne Rom e i loro bambini particolarmente vulnerabili al traffico di persone. Molti Rom affrontano una lotta continua per le loro esigenze di base, come il cibo e la casa e hanno difficoltà ad ottenere i documenti personali (ad esempio il certificato di nascita) necessari per accedere ai servizi essenziali. Inoltre, la tradizione patriarcale pone le donne in un ruolo subordinato agli uomini e in queste comunità le donne sono particolarmente a rischio di traffico di persone. Particolare attenzione va fornita nel combattere il traffico di ragazze, indirizzate alla mendicità e a volte allo sfruttamento sessuale. In alcuni casi questi traffici nascondono mancanza di conoscenza e disinformazione da parte delle famiglie. Gli stati dovrebbero operare per eliminare tutti  i fattori (interni ed esterni) che rendono i Rom particolarmente vulnerabili a questi commerci, incluso la lotta alla corruzione e l'identificazione delle vittime. Dovrebbe essere depenalizzata la situazione delle vittime nel caso di ingresso illegale e sviluppati programmi specifici per il loro rientro nei paesi di origine nel massimo rispetto della dignità e della sicurezza delle vittime.

Ineguaglianza
Le Romnià affrontano una discriminazione in base alla razza e al sesso. In diversi paesi d'Europa si riportano discriminazione come segregazione scolastica e nel lavoro. [...] Un recente studio condotto da Open Society Institute, prova che il 54% delle romnià in Romania sono impiegate nell'economia informale senza accesso ai servizi sociali e ad altre forme di protezione. Un rapporto pan-europeo del 4 ottobre di ERRC mostra le discriminazioni patite nel campo della sanità. Gli sviluppi nel campo delle leggi anti-discriminazione in Europa negli anni recenti, non hanno ottenuto risultati accettabili dalle romnià.

Le politiche rivolte all'ineguaglianza tra uomini e donne difficilmente si occupano di questo aspetto. Ciò può dipendere dalla scarsa rappresentazione politica delle donne rom. In Ungheria due di loro sono state elette al Parlamento Europeo e danno una voce importante alle romnià. La disattenzione europea ricalca quella degli stati nazionali, dove nessuna di loro è eletta al Parlamento nazionale e anche a livello locale la loro voce è assente.

Conclusioni
Il progresso nel campo dei diritti umani per i Rom è impossibile senza significativi avanzamenti nel campo dei diritti delle donne. Gli abusi sistematici portati nel nome dei "valori tradizionali" devono terminare. [...] Il coraggio delle romnià nello sfidare la violenza e le violazioni dei diritti umani è ad oggi appoggiata solo da poche OnG, di fronte al silenzio dei governi, delle stesse famiglie e della comunità. [...]

 
Di Fabrizio (del 01/05/2007 @ 10:26:05 in Europa, visitato 2744 volte)

Da Czech_Roma

Strasbourg, France, April 18 (CTK) - Il rapporto del Consiglio d'Europa (CE) sullo stato dei diritti umani in 46 stati, critica la Repubblica Ceca e la Slovacchia per il trattamento riservato ai Rom.

I principi della CE richiedono l'azione giudiziaria in periodi ragionevoli. Giustizia dilazionata significa giustizia negata, dice il rapporto.

Oltre a Cechi e Slovacchi, vengono criticati altri 19 paesi, inclusi Francia, Germania, Bretagna, Italia, Grecia e Polonia.

Casi di spostamenti forzati di famiglie rom sono registrati in numerosi paesi CE [...] Il rapporto aggiunge che il Tribunale Europeo sui Diritti Umani riguardo la Repubblica Ceca e la Slovacchia è particolarmente preoccupato per la segregazione scolastica dei bambini Rom nelle scuole ceche e per la sterilizzazione forzata o senza consenso in Slovacchia.

Il rapporto ricorda che esistono tre priorità CE, che si applicano anche per i Rom, e che sono la protezione delle minoranze, la lotta al razzismo e all'intolleranza, e la lotta contro il mantenimento ai margini della società.

Il paese che ha ottenuto più critiche è stato la Russia.

 
Di Fabrizio (del 28/11/2005 @ 10:12:03 in Kumpanija, visitato 2299 volte)
Si è tenuta lo scorso mercoledì 23 novembre un'udienza pubblica sulla condizione delle donne Rom in Europa. [...]

L'iniziativa è stata organizzata in vista del rapporto che la deputata Lívia Járóka (EPP-ED, HU) presenterà a maggio 2006. Il rapporto affronterà temi scottanti come la segregazione scolastica, l'accesso ai servizi sanitari, la posizione marginale delle donne Rom nel mercato del lavoro, l'esclusione sociale, l'antiziganismo basato sul pregiudizio la sterilizzazione forzata e le diverse forme di discriminazione, con l'intento che "Tutte le istituzioni diano priorità alle donne Rom nelle loro agende".

  • Anna Záborská (EPP-ED, SK), presidente della Commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere, afferma: "Dopo l'allargamento a dieci nuovi Stati Membri, i Rom sono diventati la minoranza più numerosa nell'Unione Europea".
  • Zita Gurmai (PSE, HU): "Dobbiamo contrastare senza indugi il gap esistente".
  • Karin Resetarits (ALDE, AT): "Occorre una grande campagna specifica".

Luisella Pavan-Woolfe, della Commissione Europea, ha sottolineato l'importante ruolo dell'EU nel completare gli sforzi compiuti ai vari livelli locali, regionali e nazionali.

Miranda Vuolasranta (Consiglio d'Europa) ha chiesto una discussione urgente da parte del Comitato. Ha citato come esempio un caso accaduto in Romania: una bambina Rom di 10 anni è morta durante un incendio. L'opinione pubblica si è limitata ad accusare la madre (che è di etnia non Rom) di scarsa attenzione. "Se la situazione fosse stata invertita, avremmo avuto un pogrom anti Rom".

Herta Toth (Open Society Institute, HU) ha ricordato che nel suo paese il 40% Rom il ha perso il lavoro dopo la caduta del comunismo e che l'integrazione fosse allora sicuramente migliore. Ha poi notato che la maggior parte delle ricerche non tengono conto della differenza di genere e che mancano quasi completamente i dati sulle donne Rom. "Il problema è che questo popolo è invisibile, assente dall'agenda e dai programmi dello stato".

Molti tra gli intervenuti hanno sottolineato la doppia discriminazione: etnica e di genere. E la necessità e l'urgenza di misure che affrontino questo tema.

Contatti:
Martina IOVCHEVA
Press Room
Tel. : +32 2 28 40764

Lena KRAFT
Press Room
Tel. : +32 2 28 43 411

e-mail : femm-press@europarl.eu.int

 
Di Fabrizio (del 17/11/2006 @ 09:55:34 in Europa, visitato 2035 volte)

STRASBURGO - L'8 novembre scorso le comunità dell'etnia Rom e dei gruppi nomadi in Europa hanno chiesto la progettazione di una Carta Europea che garantisca una migliore protezione contro la discriminazione.

"L'etnia della minoranza Rom è frequentemente vittima di discriminazioni in molti stati europei, per quanto riguarda l'accesso alla scolarizzazione, ai servizi medici o ai posti di lavoro," dice Rudko Kawczynski, presidente del Forum Europeo per l'Etnia Rom e i Gruppi Nomadici, durante un seminario organizzato dal Consiglio d'Europa. Circa 80 delegati di tutta Europa hanno illustrato l'aggravarsi della situazione per l'etnia Rom in alcuni paesi dell'Europa Orientale, come la Slovacchia o la Repubblica Ceca. "Le donne temono la sterilizzazione forzata, intere famiglie sono soggette a spostamenti forzati," dice Kawczynski.

La situazione è ancora peggiore nel Kosovo, dove 20.000 Rom sono stati cacciati "proprio di fronte agli occhi dei membri della Forza di Peacekeeping, o KFOR," aggiunge Kawczynski.

Circa 14 milioni di Rom vivono nei 46 paesi d'Europa, solo l'1% rappresenta gruppi nomadici.

Il Forum Europeo per l'Etnia Rom e i Gruppi Nomadici fu fondato nel 1991 e combatte l'alienazione dell'etnia Rom, richiedendo "un miglior uso dei fondi EU" rivolti a questa minoranza.

Fonte: Roma_Daily_News

 
Di Fabrizio (del 06/07/2008 @ 09:49:17 in Europa, visitato 2262 volte)

Da Slovak_Roma

3 luglio 2008, Budapest, Madrid, Ostrava, Praga: Oggi, una coalizione comprendente Donne Danneggiate dalla Sterilizzazione, Centro Europeo per i Diritti dei Rom (ERRC) e Fondo Sviluppo per la Pace hanno lanciato una campagna globale per ottenere supporto alle donne Romani vittime di pratiche di sterilizzazione forzata nella Repubblica Ceca, Ungheria e Slovacchia. La campagna è sostenuta dal Programma di Sanità Pubblica dell'Open Society Institute e dall'Heinrich Boll Stiftung di Varsavia.

I governi interessati hanno mancato di reagire, attraverso scuse pubbliche e compensazioni per i danni inflitti alle donne Romani, a 5 anni di richieste da parte degli avvocati e dei gruppi di appoggio delle vittime. Oggi, le sopravissute ed i loro avvocati chiedono ai movimenti per i diritti umani globali di rafforzare i loro sforzi per assicurare la giustizia, iniziando dal Congresso Mondiale Femminile 2008 a Madrid dal 3 al 9 di luglio, dove saranno presentati gli argomenti più pressanti sui diritti femminili di tutto il mondo.

La campagna include una tavola di discussione sulle pratiche di sterilizzazione forzata nell'Europa Centrale condotta dalle sopravissute ed i loro avvocati, come pure una campagna di lettere inviate alle autorità della Repubblica Ceca, Ungheria e Slovacchia, che chiedono ai rispettivi governi di riconoscere l'estrema violazione dei diritti umani perpetrata sul loro territorio e per assicurare scuse e compensazioni alle sopravissute.

Date chiave:

  • Dal 3 al 9 luglio la Coalizione condurrà una serie di incontri con le organizzazioni Romani attraverso la Spagna e terrà interviste su varie radio e televisioni, distribuirà stampati informativi e lettere e cartoline degli avvocati da spedire ai responsabili governativi.
  • Il 4 luglio la Coalizione distribuirà opuscoli informativi e legali a Madrid e Budapest (Godor Klub, 14:00 – 18:00 PM).
  • Il 5 luglio la Coalizione ospiterà una tavola di discussione sulle pratiche di sterilizzazione forzata delle donne ed i loro avvocati per far crescere la consapevolezza nel movimento femminile ed iniziare uno sforzo di lobbying globale (16:30, Universidad Complutense de Madrid (España), habitación ODO-Fernando del Rio, Facultad de Odontología, Ciudad Universitaria).
  • Il 6 luglio donne del Gruppo delle Donne Danneggiate dalla Sterilizzazione distribuiranno a Ostrava lettere e cartoline degli avvocati da sottomettere al Governo Ceco.

Dite ai governi coinvolti che è tempo di agire. Appoggiate le sopravissute Romani alla sterilizzazione forzata nella Repubblica Ceca, Ungheria e Slovacchia inviando lettere e cartoline, disponibili sul sito ERRC in inglese, spagnolo, ceco, ungherese e slovacco.

Per aggiornamenti sul nostro lavoro al Congresso di Madrid, opuscoli e lettere/cartoline, prego visitate il sito ERRC http://www.errc.org/cikk.php?cikk=2965

Comunicateci di aver spedito lettere o cartoline, o se appoggiate in altro modo la campagna, e aggiungetevi ai nostri supporter scrivendoci a: compensation.now@errc.org

Per ulteriori informazioni o interviste, contattate prego:

Group of Women Harmed by Sterilisation:
*Elena Gorolova (Czech, Romanes), elena.gorolova@seznam.cz

European Roma Rights Centre:
*Anita Danka (Hungarian, English), Staff Attorney, anita.danka@errc.org
*Ostalinda Maya (Spanish, English), Women’s Rights Consultant, ostalinda@gmail.com
*Monika Pacziga (Hungarian, English), Women’s Rights Officer, monika.pacziga@errc.org 

Peacework Development Fund:
*Gwendolyn Albert (Czech, English), Director of Women’s Initiatives Network, gwendolyn.albert@gmail.com

Durante il Congresso, le rappresentanti possono essere raggiunte ai seguenti numeri di telefono: +34.627.212.118 o +36.20.398.8303 o +420.774.895.444.

Oppure, potete contattare gli uffici ERRC:: +36.1.413.2200.

---
Il Centro Europeo per i Diritti dei Rom è un'organizzazione di pubblico interesse che monitora la situazione sui diritti umani dei Rom e fornisce difesa legale in caso di abuso dei diritti umani. Per ulteriori informazioni sul Centro Europeo per i Diritti dei Rom, visitate http://www.errc.org/

Per dare appoggio a ERRC, http://www.errc.org/cikk.php?cikk=2735

European Roma Rights Centre
1386 Budapest 62
P.O. Box 906/93
Hungary
Tel: +36.1.413.2200
Fax: +36.1.413.2201

 
Di Fabrizio (del 21/07/2008 @ 09:46:16 in Europa, visitato 1861 volte)

Da Roma_Francais

14/07/2008 - Non c'è mai stata una politica ufficiale della Repubblica di Slovacchia per la sterilizzazione delle donne rom, ha fermamente insistito oggi Dianna Strofova, Segretario di Stato al Ministero degli affari esteri della Slovacchia, davanti al Comitato per l'eliminazione della discriminazione femminile (CEDAW). Il Comitato esaminava il secondo, terzo e quarto rapporto periodico della Slovacchia nel quadro della sua 41a sessione. La Slovacchia è diventata parte della Convenzione nel 1993 in quanto Stato successore della Cecoslovacchia ed ha ratificato il suo protocollo facoltativo nel novembre 2000.

La questione dei Rom in generale e le accuse di sterilizzazione forzata contro le donne di questa comunità hanno impregnato l'insieme delle discussioni. La Capo delegazione ed il rappresentante del Ministro dell' interno in seno alla delegazione hanno lungamente spiegato le circostanze dell'affare e spiegato che i perseguiti ed inquisiti a seguito di queste accuse, compreso il capo di genocidio, non sono stati riconosciuti. Sono state tuttavia rilevate lacune amministrative e sono state prese misure per garantire il chiaro consenso della donna in caso di proposta di sterilizzazione. Inoltre, è stato introdotto nel Codice penale slovacco il delitto di sterilizzazione forzata.

Tra i 10 membri della delegazione figurava anche la Rappresentante plenipotenziaria del Governo slovacco per le comunità rom, che ha affermato che le autorità cercano oggi di fare in modo che i Rom siano considerati come membri effettivi della società, tutto nel rispetto delle loro specificità e tradizioni. Ha in particolare insistito sugli sforzi intrapresi per la sanità e l'istruzione di questa comunità. Esperti tuttavia hanno ricordato alla Slovacchia i suoi obblighi positivi per impedire che siano commesse discriminazioni. E' stato ricordato in particolare che il tasso d' occupazione delle donne rom non è che del 4,5%. La delegazione l'ha attribuito in parte al debole livello di qualificazione di questo gruppo, dovuto ad uno spiacevole disinteresse della comunità rom per l'istruzione, contro il quale il Governo cerca di lottare promuovendo l'istruzione dei bambini rom, in particolare delle figlie.

Gli esperti del Comitato si sono anche molto inquietati della violenza domestica contro le donne, che ha provocato almeno 20 decessi nel 2007. Il Governo, si è aggiunto, ha già preso misure perché le forze di polizia possano meglio identificare e circoscrivere le realtà della violenza domestica, affinché tutte le strutture coinvolte possano meglio fare fronte e che le vittime di queste violenze possano avere accesso ad un aiuto ed a servizi professionali. Un piano d'azione per lottare contro la violenza verso le giovani è in corso d'elaborazione.

La delegazione ha riconosciuto che permane nel paese una forte segregazione fondata sul sesso nel mercato del lavoro, che forti stereotipi nell'istruzione e l'orientamento professionale contribuiscono a perpetuare. Ha ugualmente attribuito ad un'assenza della domanda sociale il fatto che le elette politiche restino poco numerose tanto a livello locale che nazionale, e così alcuni partiti hanno adottato nella loro organizzazione interna delle quote rappresentative per le donne. Le proposte in favore dell'imposizione di quote nelle assemblee elettive si è scontrate con una forte opposizione, compreso a volte delle donne stesse, che non si sentono a loro agio all'idea di dovere la loro posizione alle quote, ha risposto la delegazione.

Gli esperti hanno rilevato forti scarti di salario in fatto di sesso, poiché il salario delle donne rappresenta in media soltanto il 72,9% di quello degli uomini, ed ancora di meno nel privato e che lo scarto tende ad aumentare. La delegazione ha attribuito la tendenza a scarti di redditi più importanti tra i due sessi al fatto che le donne sono più numerose nel settore pubblico (45% degli impiegati nella funzione pubblica e 95% nei servizi dell'istruzione e medicali), quando della crescita economica degli ultimi anni hanno approfittato sopratutto i salari privati, dove le donne non occupano che un quarto dei posti.

Gli esperti si sono interrogati sull'efficacia dei programmi di sanità genetica, in particolare a favore dei giovani, a causa dell'opposizione di settori conservatori della società, tra cui la Chiesa.

Gli esperti si sono ugualmente preoccupati del finanziamento del futuro piano d'azione per l'uguaglianza tra i sessi, nella misura in cui la delegazione stessa aveva ricordato le difficoltà di finanziamento del precedente Piano d'azione completato nel 2008. L'assenza di risorse specifiche per questo piano aveva impedito la messa in atto di alcune misure, in particolare per la protezione delle donne vittime di violenze. La delegazione ha spiegato che il piano d'azione nazionale per il 2009-2013 è ancora in corso di preparazione e riconosciuto che non si è ancora dotato di risorse finanziarie sufficientemente precise.

La repubblica slovacca era l'ultimo paese i cui rapporti periodici nella presente sessione il Comitato CEDAW doveva esaminare. Il Comitato si riunirà di nuovo in sessione plenaria, venerdì 18 luglio, per chiudere la sessione.

Segue su: UN.org

 
Di Fabrizio (del 22/10/2010 @ 09:45:56 in Europa, visitato 1897 volte)

Da Czech_Roma (sulle sterilizzazioni forzate nell'est Europa, QUI)

10-12-2010 Alle donne romanì che sono state vittime di sterilizzazioni forzate è stato negato il risarcimento dal governo ceco, dopo anni che il caso è stato portato alla luce. Su istigazione governativa, le donne romanì furono regolarmente sterilizzate nella ex Cecoslovacchia durante gli anni '70. Anche se queste politiche non esistono più, singoli casi sono stati riportati fino al 2007.

Ieri, un comunicato stampa dell'European Roma Rights Centre (ERRC) notava come il primo ministro ceco avesse espresso il proprio rincrescimento per la pratica, anche se sinora il governo non avesse fatto nessun passo significativo per risarcire le coinvolte.

ERRC ha sottoposto un rapporto sulla sterilizzazione forzata al Comitato sull'Eliminazione della Discriminazione Contro le Donne alla 47a sessione del Comitato a Ginevra. In una dichiarazione scritta al comitato, ERRC ha sollevato preoccupazioni sulle sterilizzazioni forzate avvenute dal 1989 al 2007. La maggior parte delle vittime di questa pratica mancano di un rimedio efficace quando hanno scoperto di essere state sterilizzate dopo anni, e hanno cercato assistenza legale quando ogni reclamo contro i perpetratori o lo stato è andato prescritto.

ERRC ha ricordato all'ONU che il governo ceco ha mancato di prendere le misure opportune per prevenire il verificarsi di sterilizzazioni forzate, dato che legge sul consenso informato non è cambiata.

Si legge nel rapporto ERRC: "Nei 20 casi recentemente venuti alla luce ed accaduti tra il 1989 e il 2007, sembra sia mancato il consenso libero ed informato alle sterilizzazioni. La maggior parte delle donne firmò il proprio consenso all'intervento chirurgico senza essere adeguatamente informate in anticipo sulle conseguenze. Alcune delle donne firmarono sotto costrizione, mentre altre non hanno memoria di aver firmato niente. Una di loro era completamente analfabeta. Alcune donne dicono che a loro non è mai stato chiesto di firmare il consenso." ERRC ha sistematicamente indagato su questi casi assieme con l'associazione di Ostrava "Vivere Insieme".

Attualmente non esiste alcun rimedio efficace per la maggior parte delle donne i cui diritti son stati violati. Secondo Kateřina Červená, avvocato della Lega dei Diritti Umani, sinora soltanto due donne hanno ottenuto un indennizzo dai tribunali. Una ragione è che molte delle donne hanno mai saputo di essere sterilizzate solo parecchi anni dopo l'operazione. Quando hanno cercato assistenza legale, il loro diritto ad un risarcimento da parte dei perpetratori o dallo stato era andato in prescrizione.

Ha detto Gwendolyn Albert al portale di informazioni Romea.cz, presentando a Ginevra il rapporto ERRC: "La Repubblica Ceca dovrebbe seguire l'esempio di paesi come la Svezia, che hanno istituito una propria procedura di risarcimento per le vittime di sterilizzazione forzata. Dato che la maggior parte dei casi è andata in prescrizione, la Repubblica Ceca dovrebbe sviluppare una procedura separata di compensazione. Affrontare la sterilizzazione forzata delle donne rom significa fare i conti col passato".

Concorda Robert Kushen, direttore esecutivo di ERRC: "Il governo ceco deve superare le barriere esistenti nell'accedere alla giustizia, sperimentate dalle donne romanì sterilizzate, e stabilire un meccanismo che possa assicurare un compenso che tutte le donne colpite da questa pratica aberrante. Il governo ceco ha l'opportunità di fornire un esempio guida agli altri paesi dove le le donne romanì sono state coattivamente sterilizzate".

Oltre ad ERRC, anche la Lega per i Diritti Umani ha presentato un rapporto sulla protezione delle donne nella Repubblica Ceca e sui loro vari problemi. Oltre che sulle sterilizzazioni forzate, la Lega ha criticato l'attuale situazione sulle violenze domestiche, come pure le barriere per scegliere liberamente se partorire in casa o negli ospedali. Tra le altre questioni, la Lobby delle Donne Ceche ha fatto presente il fatto che non ci sono donne nell'attuale governo.

Nathalia Odwin

 
Di Fabrizio (del 22/08/2009 @ 09:40:40 in scuola, visitato 2056 volte)

Da Roma_Daily_News (...mentre in Italia si discute del dialetto obbligatorio nella scuola)

The Slovak Spectator
I Rom sono un esempio classico dell'abuso di un intero continente verso una minoranza - by Michaela Stanková

Un gran numero di Rom slovacchi vive in condizioni terribili Source: TASR

17/08/2009 - ARTHUR Ivatts, consulente anziano del Dipartimento Britannico per l'Infanzia, le Scuole e le Famiglie e già Ispettore HM per l'Istruzione di Rom/Zingari e Viaggianti in GB, ha partecipato ai primi sforzi di assicurare un'adeguata istruzione per i bambini rom in GB ed è modestamente orgoglioso dei progressi che ha aiutato a fare nel suo paese. Nel 2004 è stato insignito dell'Ordine dell'Impero Britannico per il suo contributo in quest'area. The Slovak Spectator ha parlato con Ivatts durante una sua visita di metà luglio a Bratislava, dove è stato invitato dalla Fondazione Open Society e dall'Ambasciata Britannica per tenere un seminario sulle pari opportunità nell'istruzione.

In GB usate i termini Rom, Zingari e Viaggianti. Qual è la differenza?

La differenza è solo nel nome. Gli Zingari Inglesi son Rom, arrivarono dall'India nel X secolo nello stesso modo dei Rom Slovacchi e migrarono verso occidente verso la Scozia e i Paesi Bassi, e girarono come gruppi nomadi in Inghilterra, Irlanda e Scozia fino al XVI secolo. Quindi sono Rom ma erano chiamati Egizi perché dicevano di venire dall'Egitto.

Ma la parola "Zingaro" è vista come un peggiorativo in GB, come qui. Così negli anni '50 e '60 gli Zingari dissero che non volevano essere chiamati così, dissero di essere "Viaggianti". Ma poi negli anni '70 arrivarono in GB i Viaggianti Irlandesi in numero significativo e molti Zingari non volevano avere lo stesso nome, e alcuni di loro si fecero chiamare Rom, come nel resto d'Europa. In seguito arrivarono in GB i Rom dall'Europa Centrale ed Orientale, così gli Zingari Inglesi vollero distinguersi da loro ed ora forse la maggioranza di ce di preferire essere conosciuta nuovamente come Zingari. Così usiamo i termini Rom, Zingari e Viaggianti nel tentativo di soddisfare ognuno nei termini di sensibilità giustificata attorno all'auto-attribuzione etnica.

Qual è la differenza tra i paesi dell'Europa Centrale ed Orientale e la Bretagna nel campo dell'istruzione dei Rom?

Ci sono molte marcate differenze, e qui devo dire di correre il rischio di essere piuttosto nazionalista nell'essere abbastanza orgoglioso di cosa abbiamo raggiunto in GB.

Prima di tutto, la GB ha una lunga esperienza - almeno dalla II guerra mondiale - quando i lavoratori Afro-Caraibici venivano in GB ed il governo era chiaramente riluttante ad assumere lavoratori nei, perché, come il resto della popolazione, avevano un grado di pregiudizio razziale dalla storia imperiale. In retrospettiva quella storia, realmente, ha avuto un enorme beneficio perché ci ha portato ad una società che in tempi relativamente brevi si è incamminata verso la comprensione e la gestione creativa delle questioni di diversità di razza, etnia e cultura.

Nell'Europa Centrale ed Orientale c'è ancora molto da fare per l'istruzione delle comunità rom qui [in Slovacchia], nella Repubblica Ceca, in Bulgaria ed in altri posti. E per me, la grande differenza sarebbe di non essere contento del grado di segregazione, perché attraverso quello noi misuriamo se un paese adempie ai suoi doveri legali internazionali e segue le proprie regole nazionali sulle relazioni di razza e la legislazione antidiscriminazione. Così, non dico che noi [in GB] non abbiamo discriminazione nell'istruzione, e particolarmente in relazione a Rom, Zingari e Viaggianti, c'è un potenziale per la discriminazione, ma le aspettative professionali fanno sì che i bambini abbiano pari accesso nella scuola come qualsiasi altro. Negli anni '70 e '80 abbandonammo la nozione che i bambini con esigenze speciali dovessero essere segregati ed esclusi dalla scuola normale. A quel tempo, avevamo una legislazione che ci permetteva di chiudere quasi tutte le scuole di bambini con speciali esigenze educative o difficoltà nell'apprendimento. Lo scopo era che sarebbero stati integrati come tutti gli altri nelle scuole "normali".

Secondariamente, il nostro sistema educativo era inizialmente sommerso da insegnanti che dicevano: "Guardate, ho una classe di bambini e l'85% di loro viene dal Bangladesh e nessuno di loro parla inglese". Così andammo attraverso il processo di apprendimento. Ed ora che non è visto come una ragione di discriminazione, non è visto come una ragione per non accettare i bambini a scuola o per un rendimento inferiore di quei bambini. Così ora in GB ci sono insegnanti, a Londra per esempio, che possono avere sino a 50 lingue differenti nella loro scuola dai bambini, ma la maggior parte degli insegnanti ha ora la capacità di insegnare l'inglese come lingua aggiuntiva. Abbiamo iniziato dicendo che insegnavamo l'inglese come seconda lingua, e pian piano abbiamo compreso che ci sono dei bambini che a volte parlano tre o quattro lingue ma non l'inglese, così abbiamo aggiustato la terminologia insegnando l'inglese come lingua aggiuntiva. Così ora non abbiamo insegnanti che voltano la schiena ai bambini che non parlano inglese, hanno imparato a insegnare il linguaggio d'istruzione ed anche a conoscere e celebrare la diversità dei retroterra linguistici dei bambini.

Quindi dovrei dire che ci sono grandi differenze e che abbiamo beneficiato di essere passati per quel processo 40-50 anni fa. E' stato un lungo, lento processo di apprendimento, ma ora abbiamo qualcosa da offrire e questo in parte rivela le ragioni dietro questi seminari, così che possiamo condividere la nostra esperienza con gli incaricati slovacchi, il governo ed altre figure chiave sui benefici per i bambini e gli interessi della coesione comunitaria, i diritti umani e la non-discriminazione.

Il problema della segregazione esiste ancora in Slovacchia, ma lei vede qualche progresso in quest'area negli ultimi 20 anni? Oppure un trend positivo?

Penso che la situazione dei Rom si sia deteriorata negli ultimi 20 anni, quando alle forze del mercato è stato permesso di operare ed i controlli sul pregiudizio razziale non sembrano operare con efficacia. Così - può darsi che la documentazione internazionale - e dobbiamo ricordare che la maggior parte delle informazioni sicure e di qualità arrivano da agenzie internazionali che hanno svolto studi in profondità, inclusa la Banca Mondiale, l'OCSE, l'UNPD e il Consiglio d'Europa - sta dicendo che la situazione non è buona. Dalla fine del comunismo c'è stata una progressiva crescita di pregiudizio e discriminazione che opera nel mercato del lavoro, in quello dell'alloggio e nel sistema scolastico e sanitario.

La legislazione nazionale ed internazionale è stata migliorata per gestire la questione di società sempre più complesse riguardo la diversità e le relazioni inter-etniche. Ma per molte comunità rom svantaggiate il pericolo è che nonostante il contesto di una legislazione attraente e quasi rassicurante, quando le politiche sono sviluppate in quel contesto, si è capaci di identificare le distorsioni delle politiche che non sono legate accuratamente allo spirito della legge.

Così, per esempio, in Slovacchia il governo potrebbe dire di essere tra l'incudine e il martello. L'incudine è il contesto legislativo internazionale - l'Alta Commissione ONU per i Diritti Umani, l'OSCE, il Consiglio d'Europa, la Banca Mondiale - con le aspettative per l'uguaglianza ed i diritti umani da portare avanti realmente. E l'evidenza internazionale per cui sembra che la società non avanzi, soprattutto sui Rom.

Quindi penso ci sia un senso in cui la situazione sia migliore se la gente è più libera, ma in questa situazione i pregiudizi si possono esercitare senza permesso; e le leggi nazionali ed internazionali contro le discriminazioni e contro gli abusi sui diritti umani si possono applicare, ma col potenziale per distorsioni delle politiche di cui ho riferito prima. Sta portando alla frustrazione tra i rappresentanti dei Rom in molti stati europei, che dicono "Vivo in questa società con tutte queste magnifiche leggi contro la discriminazione, ma ne soffro ogni giorno, la gente mi sputa per strada, ai miei figli non è permesso di andare nella scuola che scelgono, o sono messi nelle scuole speciali".

Penso che la sfida odierna sia di aiutare realmente i governi a gestire queste due forze: una, le aspettative internazionali sulle leggi dei diritti umani e l'anti-discriminazione e l'altra, il martello, la corsa pubblica endemica di odio verso i Rom, che è di difficile gestione politica.

Ritengo che i Rom mettano i non-Rom europei di fronte al loro stesso razzismo, nello stesso modo in cui i neri Afro-Caraibici portarono i bianchi Britannici di fronte al loro razzismo imperiale. Questo per il bene di tutti gli Europei. L'Europa avrà un debito eterno verso di loro mentre i processi della globalizzazione mettono radici sempre più profonde.

La popolazione maggioritaria ha pregiudizi, ma d'altra parte si percepisce la rassegnazione di molti nella comunità rom che si ritengono ai margini della società e non fanno nulla per cambiare. Vedi un modo per far crescere la motivazione tra di loro?

Sì, deve cambiare. Capisco quel che vuoi dire, ma penso che il problema riguardi tutta l'Europa. La debolezza è che c'è una mancanza di comprensione della storia. Le cose andarono male nel XVI secolo e non sono più migliorate. I Rom sono stati abusati per oltre 500 anni. Sono il classico esempio dell'abuso razziale di un intero continente verso una minoranza. Ed ora, tutti si alzano a dire: "Basta guardarli, sono felici nelle loro comunità ghetto, non vogliono lavorare, non hanno interesse ad istruirsi, ma solo ai sussidi".

Il mondo non-Rom non accetta le proprie responsabilità per ciò che hanno fatto a questa minoranza per oltre cinque secoli. E quando arriviamo ad prendere le parti di questo abuso, cosa facciamo? Diamo la colpa alle vittime? Non a noi stessi. Questa è la tragedia dell'Europa oggi.

Quello di cui abbiamo bisogno sono le scuse ai Rom. Abbiamo bisogno di scusa storiche dai governi che dicano "Siamo spiaciuti per quello che vi è successo in questa società". Perché ciò che ha fatto la società europea per i Rom include la schiavizzazione, l'esclusione, la discriminazione, la persecuzione ed il tentato genocidio, più volte. Qualcuno si è forse scusato o l'ha fatto pubblicamente? Fa parte del curriculum scolastico degli studenti slovacchi. No, si gira la testa.

Abbiamo bisogno di riconoscere che spetta alle società e ai governi non-Rom fare il primo passo. Un ben noto politico britannico ha detto che se loro [Rom] inizieranno a comportarsi adeguatamente, adeguatamente li tratteremo - un simile commento mostra una completa mancanza di comprensione della storia, rimprovera le vittime di abusi razziali e suggerisce che i diritti umani siano una comodità condizionale legata agli stereotipi di particolari gruppi di persone...

Quindi la tua osservazione è giusta, ma la questione non è facilmente risolvibile, perché c'è bisogno di decisioni politiche e di politici che dicano chiaramente: "aspettate un momento, dobbiamo fare molto per queste comunità, abbiamo un debito enorme per quello che hanno sofferto". E' il momento dimettere in campo grandi somme di denaro e decisioni politiche. E questo costa soldi dei contribuenti. D'altra parte, sappiamo che i politici commetterebbero un suicidio politico se fossero visti assumere quei pronunciamenti e decisioni politiche a beneficio delle comunità rom. Ecco perché è così difficile. I politici hanno le mani legate, questa è il martello che dicevo. Ma nel contempo devono essere convinti sulla solida natura dell'incudine - le aspettative mondiali, incluse le comunità rom, riguardo i diritti umani e la loro applicazione per tutti i membri della società.

E' una lunga strada e non sono sicuro di come prosegua. Ma l'altro aspetto di come queste cose possano essere risolte, è di tentare e pompare denaro nelle comunità rom, cosicché possano trovare i termini di cosa è accaduto loro e cercare e trovare il perdono al mondo non-Rom. E conosco Rom in tutta Europa che rispondono positivamente alla loro situazione e sono cooperativi, ben informati e ben istruiti. L'intelligentsia rom dev'essere supportata ed il loro numero deve crescere, perché l'autodifesa delle comunità diventerà cruciale nel reclamare i diritti umani e nel combattere le discriminazioni contro la legge.

Il pericolo nell'abusare delle minoranze per un periodo molto lungo è che la gente può interiorizzare gli stereotipi che si ammucchiano giorno dopo giorno, anno dopo anno, secolo dopo secolo. Ed il pericolo è che la gente può avere sotto aspettative di se stessa nei termini di quali dovrebbero essere i loro diritti e cosa possono raggiungere. E c'è una sorta di accettazione passiva da parte di molti Rom riguardo la loro situazione. E c'è un pericolo terribile nell'accettazione di abusi nelle comunità, che può manifestarsi in apatia, disperazione ed accettazione oppressiva dell'abuso dei loro diritti umani.

Quindi, secondo te quali sono le ragioni per cui la società è incapace di riconoscere il maltrattamento dei Rom nel passato e come si può fermare l'imposizione degli stereotipi negativi?

Penso che molte cose siano collegate - non con i punti di vista pregiudiziali verso differenti gruppi razziali - ma nelle credenze ignoranti ed inutili sugli esseri umani, particolarmente sull'intelligenza. Ascolti interviste che dicono "questi bambini non sono molto brillanti e così è meglio se vanno in un'altra scuola o in una classe speciale". Questo realmente denuncia un'ignoranza enorme, ed ancora un'ignoranza della storia in cui gli esseri umani sempre trasmettono ciò che l'ecologia della società richiede. Nell'Europa medioevale l'ecologia richiedeva una popolazione contadina con un sistema abbastanza duro, crudele, gerarchico, di signori, sceriffi e poi i servi. Ma quando la tecnologia cambiò ed avemmo un'era industriale, ci fu bisogno di esseri umani con abilità diverse. Quando andavo all'università in GB, solo il 3% della popolazione la frequentava e si diceva "sì, sono le persone più brillanti" ed il 70% dei giovani andava in quelle che chiamiamo le moderne scuole secondarie - "sai, non sono molto intelligenti, ma sono bambini con abilità pratiche che saranno felici di lavorare in fabbrica".

Ma ora le tecnologie sono cambiate ed abbiamo bisogno del 50% della popolazione laureata, dato che non possiamo lavorare effettivamente ed efficacemente come società economica senza quel livello di capacità e conoscenza. E scopriamo che con investimenti sufficienti nell'istruzione, la popolazione segue. Così gli esseri umani sviluppano sempre quanto loro è offerto, tutti i bambini hanno un enorme potenziale, tutti i giovani hanno il potenziale di essere piccoli geni.

Ma spesso la gente pensa che se il 3% va all'università, il 20% ha una formazione tecnica ed oltre il 70% ha una formazione di basso livello, è perché Dio ha distribuito l'intelligenza in questo modo. Ma questo non ha assolutamente senso. Se solo le persone potessero capire che, comprendessero che tutti i bambini possono essere educati insieme nelle stesse scuole e saranno capaci di tutto. E' un messaggio duro rivolto ai genitori non-Rom, ma è difficile da inviare anche ai genitori rom, dire loro che i loro bambini possono essere fantastici, possono fare ed ottenere tutto. Abbiamo un presidente nero negli USA, quanto c'è voluto? Forse un giorno avremo un presidente o un primo ministro rom da qualche parte in Europa e tutto potrebbe cambiare. Vedremo.

Ora abbiamo parlamentari europei rom, che è fantastico, e sta crescendo l'aspettativa delle famiglie rom su quel che potranno are i loro bambini, ma anche le aspettative del mondo non-Rom nel realizzare il loro potenziale umano.

Cosa pensi del suggerimento di mandare i bambini delle comunità rom in collegi speciali?

Suggerimenti simili tradiscono una seria mancanza di comprensione. Prima di tutto, tradisce un'attitudine negativa verso le comunità rom. Dice in realtà che i processi di socializzazione nelle loro famiglie non sono buoni e sono in contraddizione con la sorte che la società degli esseri umani produrrebbe. La mia conoscenza personale dei Rom è che sono esseri umani fantastici che vorrei come vicini o da far sposare ai miei figli. Ed in effetti mio figlio ora esce con una giovane romnì, che è deliziosa, molto intelligente, sensibile ed in ogni senso, proprio incantevole.

L'altro serio aspetto di un commento simile è che questi collegi possono diventare segregate e questo sarebbe in diretta contraddizione con le leggi nazionali ed internazionali di tutti i paesi europei.

Ma più preoccupante, se fosse adottata questa costrizione, si andrebbe ad una tensione con la convenzione ONU sul genocidio. Uno dei criteri della convenzione riguarda quando i bambini sono sottratti ai loro genitori. Andremmo a finire su un piano inclinato... Potrebbe essere visto dagli avvocati internazionali come l'equivalente di una sottrazione forzata dei bambini dai loro genitori e famiglie. In queste circostanze i genitori possono abbandonare uno stato particolare per sfuggire da queste politiche o leggi, perché uno dei pilastri della comunità rom è l'amore e la forza della famiglia e la solidarietà che è nata dal fare fronte alle società in cui dovevano vivere. E sarebbe una società che si muoverebbe in maniera pericolosamente vicina alle infrazioni della convenzione ONU sul genocidio come è stato nel caso di Austria, Svizzera e Scozia, che nei tempi passati sottrassero i bambini rom dai loro genitori. Questo sviluppo sarebbe molto improbabile negli Stati Membri UE, ma se fosse davvero proposto da qualche parte, penso che sarebbe un abuso dei diritti umani in primo luogo, e sono sicuro che le famiglie rom sarebbero molto preoccupate su indicazioni di questa natura.

Vorresti dire che uno dei problemi è anche che la popolazione maggioritaria non sta tentando di imparare sui Rom e di capirli? E' una delle questioni?

Il problema è che nel mondo non-Rom non c'è un'accurata informazione su queste comunità. Ho studiato libri sui Rom e sugli Zingari e la conoscenza di base è enorme, ma la maggior parte degli Europei non ne ha idea. In GB la maggior parte dei cittadini non-Rom, non ha idea che gli Zingari abbiano, per esempio, la propria lingua. Così c'è un processo d'apprendimento da ambo le parti. Ma ricordate: i Rom hanno imparato abbastanza sul mondo non-Rom. L'hanno imparato tra molte difficoltà, hanno preso colpi sui denti per tutto il tempo, hanno sputato su di loro per le strade e gli hanno chiesto di uscire dai ristoranti e non gli hanno permesso di istruirsi nelle scuole. Quindi, come stanno imparando del "mondo non-Rom", anche se non sono strutturalmente integrati in tutte le istituzioni che ha la società? Ma penso che dipenda dal motto non-Rom che recita "siamo spiacenti e vogliamo lavorare con voi". E così i Rom sarebbero in grado di imparare che ci sono attitudini positive, senza pregiudizi e compassionevoli nel mondo non-Rom.

In GB c'è un'ignoranza di massa nella comunità non-Rom ed abbiamo bisogno di una leadership politica per cambiare la situazione. Ma se la Regina facesse le sue scuse al popolo Zingaro/Rom, cambierebbe tutto. Sarebbe un innesco verso un cambio vitale di cui c'è bisogno. La gente direbbe "Andiamo, cosa sta succedendo qui, chiediamo scusa agli Zingari? Guardate cos'hanno fatto a mia zia!!!" Ma così si aprirebbe anche la discussione sulla storia e su ciò che è andato storto, e su come potremmo proseguire accettando la nostra parte in questa storia di abuso razziale.

Perché, secondo il mio punto di vista, condiviso da altri, l'Europa sta vivendo pericolosamente. Se guardi ad una convenzione ONU sul genocidio e a tutti i suoi criteri, uno di questi è che non si può lasciare la gente vivere in condizioni che danneggino le loro possibilità di vita, ed i governi ceco, slovacco, bulgaro, per esempio, non possono dire di non conoscere l'evidenza. E l'evidenza è che i Rom in Europa vivono 10-12 anni meno della media europea, e le donne rom sono 20 volte più della media europea a rischio di perdere un figlio. E stanno crescendo le uccisioni di Rom da parte dell'estrema destra, assieme agli abusi polizieschi dei diritti umani, mentre in alcuni paesi le donne rom hanno sofferto la sterilizzazione forzata. Ci sono ancora partiti di estrema destra che sembrano avere un'autorizzazione incontestata a parlare pubblicamente di "soluzione finale" per i Rom. Il governo lo sa, ma cosa fa in proposito? L'Europa sta vivendo una situazione pericolosa in cui un paese potrebbe realmente essere giudicato responsabile di "genocidio per difetto".

Mi ricordo di aver visitato una madre rom che aveva quattro o cinque bambini, vivevano in un baracca col pavimento di terra battuta, circondati da un mare di fango; le circostanze più terribili, e quando andai mi disse "Non dimenticarci", e questo ebbe su di me un effetto duraturo, perché conosco troppi Rom che vivono nelle condizioni più terribili e si fa troppo poco. Forse è questo il vero messaggio per tutti i non-Rom  europei, "Non dimenticate i Rom". Nell'interesse dell'Europa e dell'umanità.

 
Di Fabrizio (del 16/03/2010 @ 09:38:36 in blog, visitato 2060 volte)

...ed invece sono passati quasi 5 anni. Lo rileggo volentieri per guardare (una volta tanto) la strada percorsa ...ed anche per l'amico Yuri del Bar, che a Mantova s'e' ricandidato alle elezioni comunali

Non sapevo cosa scrivere

(e invece)
Ho un mucchio di notizie arretrate da sbrigare e forse da pubblicare, ma e' come se mi autocensurassi:
forse potra' interessare a qualcuno che nella Repubblica Ceca si continua a parlare di sterilizzazione forzata delle donne Rom, senza la certezza se questa pratica prosegua ancora oggi, o che la International Organization for Migration abbia iniziato una propria campagna europea di assistenza a favore dei Rom dell'Europa dell'Est, che vivono oggi una situazione per molti versi simile a quella del nazismo (non lo dico io, e' quello che leggo sul loro documento).
Stranamente, non ci sono notizie di nuovi rimpatri forzati verso il Kosovo, non so se dipenda dal silenzio stampa dei ministeri degli interni o per la moratoria richiesta dall'UNHCR, in compenso in Gran Bretagna continua la polemica tra il partito conservatore e il governo laburista sulle aree di sosta...
Ne scriverei, se non fosse che sono cose scontate e che sono stanco di ripetere le medesime notizie.

Ci sono stati dei momenti negli anni scorsi, in cui le notizie erano da addentare come se fossi un mastino. Scontri violenti per motivi etnici, in Romania, Slovacchia, Kosovo, un corrispondente macedone che prima mi scriveva sotto i colpi di mortaio dell'UCK, e poi ferito dalla polizia durante una manifestazione di protesta. Li' forse c'era un senso, perche' queste notizie non arrivavano sui giornali italiani, se non dopo settimane. Li', nel silenzio dell'informazione ufficiale, misuravo il senso della parola discriminazione.

Quella e' la discriminazione di "guerra". Poi c'e' l'altra discriminazione, quella di "pace": nel lavoro, nella casa, nello studio o nell'accesso ai servizi sanitari. Ma se nel caso della guerra potevo parlare di CENSURA, la "discriminazione di pace" e' piu' ambigua: da una parte sullo Zingaro (uso apposta il termine dispregiativo) si caricano tutta una serie di paure secolari, dall'altra, fatichiamo a vederlo diverso da come ce lo siamo sempre immaginato. Mi spiego: LORO non han voglia di lavorare, ma NOI faticheremmo ad accettare un collega Sinto o una baby sitter Rom. LORO non vogliono mandare i figli a scuola e NOI facciamo cambiare scuola ai nostri bambini se 2 o 3 dei loro compagni di classe abitano in un campo sosta.
Dico che li abbiamo rinchiusi, prima che nei campi sosta, in un ruolo da cui abbiamo paura che escano.
Allora, parlare delle discriminazioni quotidiane serve a poco, perche' sono quelle cose che turbano per qualche giorno, ma ci rassicurano che il gradino basso della societa' e' occupato, ed e' giusto cosi', perche' se e' occupato non rischiamo di caderci noi. Proprio le cronache della "discriminazione di guerra" mi hanno insegnato che qualsiasi siano i contendenti, i Rom sono sempre i primi a pagare e, finito con loro, c'e' qualcun altro, che stava meglio, che si ritrova al loro posto, suo malgrado.

Poi, ci sono i "bravi democratici": quelli che sono affascinati da un nomadismo che se potessero i Rom si lascerebbero volentieri alle spalle, quelli che "Zingaro e' cultura, e' musica, e' poesia". Si', ma che senso ha questa cultura, se non ha possibilita' di esprimersi e di confrontarsi? Se rimane chiusa nei ghetti o nei campi? E' come parlare dei menestrelli medievali, con la differenza che i cavalieri antichi sono estinti, e qua ci riferiamo a un popolo che vive in mezzo a noi. Insomma, buoni o cattivi, sembra che l'importante sia percepirli come DIVERSI.

Diversi, lo siamo tutti, non vedo qua il problema. Il problema e' quando la diversita' e' un alibi per vivere separatamente e senza confronto. Da questo tipo di diversita', non puo' che nascere una societa' malata, da un lato e pure dall'altro.

Mentre si continuano a tenere le distanze, i Rom e i Sinti (per natalita' o per fuggire alle guerre e alle persecuzioni), sono diventati la minoranza etnica piu' vasta della Comunita' Europea. 10/12 milioni (non lo sappiamo), piu' degli abitanti dell'Austria o del Belgio. E si affacciano nuove generazioni.

Livia Jaroka e Yuri del Bar hanno in comune la giovane eta' (30 e 26 anni). E l'etnia. Per il resto sono DIVERSISSIMI: lei Ungherese e lui Italiano, lei antropologa e lui mediatore culturale. Anche politicamente sono distanti: Livia Jaroka eletta al Parlamento Europeo nel Partito Popolare, Yuri del Bar al Comune di Mantova in Rifondazione Comunista.
Livia Jaroka ha sponsorizzato il mese scorso un programma di formazione professionale presso il Parlamento Europeo, per giovani Rom che possano in futuro essere quel nucleo politico-intellettuale che e' mancato al suo popolo per risollevarsi dal II dopoguerra (chi volesse ulteriori notizie, me le richieda via email).
Yuri del Bar e' stato eletto con un programma che richiedeva la chiusura dei campi sosta a favore di microareee, il diritto di voto ai migranti, piu' fondi allo studio e sostegno alle famiglie.
Su di loro, la cappa mediatica che ricordavo prima. Eppure, credo che quei due, cosi' DIVERSI, siano l'avanguardia di una nuova generazione che possa parlare in prima persona del proprio popolo, perche' finalmente si racconti la miseria o la gioia senza i NOSTRI giri letterari.

 
Di Fabrizio (del 15/11/2008 @ 09:35:15 in Europa, visitato 2723 volte)

Da Nordic_Roma

The Local Published: 7 Nov 08 16:18 CET

Le minoranze svedesi affrontano estese discriminazioni, incluso la mancanza di istruzione nella loro madrelingua, ha detto venerdì l'ombudsman svedese contro la discriminazione etnica

"Ci sono ancora strutture discriminatorie che interessano le possibilità delle minoranze di veder rispettati i loro diritti" viene detto in un rapporto.

Molti Ebrei, Rom e Svedo-Finnici, come pure i Sami, un popolo indigeno sparso nella Norvegia settentrionale, Svezia, Finlandia e Russia, ed i Tornedalians, che sono di discendenza finnica, "hanno perso la loro lingua", dice il rapporto.

In molti non hanno mai avuto la possibilità di imparare la propria lingua, viene detto, aggiungendo che alcune lingue delle minoranze sono minacciate all'estinzione.

Sino agli anni '70, la Svezia ha discriminato molte delle sue minoranze nazionali, anche con la sterilizzazione forzata e l'esclusione delle lingue di alcune minoranze dalle scuole e dai luoghi di lavoro.

Dal 2000, sono stati ricevuti circa 200 rapporti sulla discriminazione delle minoranze nazionale in Svezia, inclusi un certo numero di reclami di Rom a cui è stato negato l'accesso alla casa ed agli spazi pubblici.

Ci sono anche numerosi reclami da parte dei Sami, i cui diritti linguistici non sarebbero rispettati.

"La situazione è molto seria," ha detto alla Radio svedese l'ombudsman vicaria Anna Theodora Gunnarsdottir.

Le minoranze "sperimentano commenti degradanti... e per loro può essere difficile ricevere istruzione a cui hanno diritto nella loro lingua madre. Comparato all'accesso dei bambini svedese nella loro lingua, è ovvio che ci sia discriminazione," ha detto.

Aggiunge il rapporto "Le strutture discriminatorie nelle scuole influenzano i risultati scolastici dei bambini e quindi hanno conseguenze nelle loro possibilità di proseguire negli studi superiori, e quindi nel loro accesso al mercato del lavoro."

AFP

The report is available here:
http://www.do.se/upload/Ladda ner/dorapport-nationella-minoriteter.pdf (in Swedish)

 
Di Fabrizio (del 18/10/2007 @ 09:33:11 in Regole, visitato 2287 volte)

Ostrava, 12.10.2007, 17:05, (ROMEA/CTK) Oggi il Tribunale Regionale di Ostrava ha riconosciuto un compenso di CZK 500.000 ad una donna Rom di 30 anni, Iveta Červeňáková, per essere stata sterilizzata contro la propria volontà. [...] Secondo Kumar Vishwanathan di Vzájemné soužití (Vita Insieme) è storicamente il primo caso del genere. La donna venne sterilizzata 10 anni fa. "Non venne sufficientemente informata e solo sette anni più tardi seppe di aver subito questo intervento," dice Vishwanathan.

Il Tribunale ha sancito che la donna ha diritto a scuse e compensazione per danni fisici e psicologici. [...] Il giudice Otakar Pochmon ha detto che l'intervento sulla madre di due bambini è stato irreversibile. La violazione avvenne nel luglio 1997, all'ospedale cittadino di Ostrava.

L'ospedale ribatte di avere il consenso scritto della paziente e intende appellarsi alla Corte Suprema. Marie Dlabalová, portavoce dell'ospedale ha detto che sono coscienti del verdetto odierno e ritengono necessario aspettare la sentenza scritta per depositare l'appello.

Dlabalová aggiunge che sulla sterilizzazione esiste un'inchiesta del Ministero della Salute: "Indagini simili sono state iniziate su cinque casi, in nessuno dei quali è stato provato di essere stati commessi dei crimini."

Il 7 luglio 1997 Červeňáková (nata Holubová) diede vita con parto cesareo alla sua seconda figlia, Kristýna. Durante la stessa operazione venne sterilizzata. Anche se si sapeva in anticipo che avrebbe partorito con taglio cesareo,  i dottori non seguirono il processo legale per ottenere il suo consenso alla sterilizzazione. I dottori non chiesero il suo parere fino a che non era sotto anestesia. Al tempo dell'operazione chirurgica la donna aveva 19 anni. [...]

Per sette anni Červeňáková  ha avuto come l'impressione che le fosse stata applicata una spirale. Quando ha chiesto al suo medico di rimuoverla perché voleva un altro figlio, ha appreso la verità. Lei e il marito stanno ora considerando un'adozione. "Ho già tutti i moduli necessari da compilare. Vorrei in casa un bambino piccolo."

Il suo avvocato, Michaela Kopalová della Lega per i Diritti Umani, dice che la procedura ospedaliera è piena di deficienze. "La commissione che doveva decidere sul permettere la sterilizzazione, si è riunita 10 giorni dopo che la mia cliente aveva partorito. Non esistono documenti che possono provare che lei sia stata messa dell'avviso che la sterilizzazione era irreversibile."

Sul verdetto del Tribunale Regionale, dice ""E' il verdetto più avanzato emesso nella Repubblica Ceca sulla violazione dei medici dell'integrità fisica delle partorienti. Credo che i tribunali in futuro continueranno a rispettare la Corte Suprema, che richiede una compensazione monetaria nei casi di violazione dei diritti della persona, senza limitazione di status."

Secondo la Lega per i Diritti Umani, il compenso monetario è solo il primo passo verso una reale giustizia per queste serie violazioni dei diritti umani. Il trattamento arbitrario di queste donne le ha per sempre deprivate della possibilità di avere figli propri. La somma ottenuta è esattamente la metà di quanto originariamente richiesto. Il primo caso di sterilizzazione illegale portato nei tribunali, quello di Helena Ferenčíková, raccolse le scusa ma nessun compenso per prescrizione dei termini. Ora quel caso è in appello alla Corte Suprema di Brno. Negli anni recenti la Corte ha stabilito che le violazioni dei diritti personali non sono soggette a questa limitazione.

Il caso Červeňáková è il secondo di sterilizzazione forzata del Tribunale di Ostrava. Nel 2005 si era pronunciato proprio su quello di Helena Ferenčíková, che aveva 22 anni al tempo dell'operazione, ma si era risolto solamente con una lettera di scuse, perché non era stata sufficientemente informata prima della sterilizzazione. Ma per scadenza dei termini, il tribunale aveva rigettato la richiesta di un indennizzo di un milione di corone. Kopalová dice che il verdetto di oggi risolleva anche il caso Ferenčíková.

La Lega per i Diritti Umani sta facendo uso di questa opportunità per criticare il governo, che per lungo tempo non ha voluto rispondere alle sollecitazioni interne ed internazionali sulle donne sterilizzate all'epoca del comunismo e negli anni '90. Il governo si fa forte del fatto che i cittadini poveri, incluse le donne sterilizzate in questa maniera, non hanno le capacità finanziarie per farsi rappresentare nei tribunali, e lo stato non ha investito somme per assistere le vittime delle violazioni passate. I casi Ferenčíková e Červeňáková, sterilizzate in ospedali differenti, sono solo la punta di un iceberg. Dice ancora Kopalová: "Io sto rappresentando tre donne, ma so che ci sono circa altre 90 che si sono rivolte alla giustizia." Secondo la sua opinione, i dottori e gli ospedali rispondono coi medesimi argomenti: "Un terzo parto cesareo avrebbe rappresentato un significativo pericolo alle madri e così loro hanno agito nel loro interesse."

 


Il Parlamento europeo ,

– visti gli articoli 3, 6, 7, 29 e 149 del trattato CE, che impegnano gli Stati membri a garantire uguali opportunità a tutti i cittadini,

– visto l'articolo 13 del trattato CE, in base al quale la Comunità europea può prendere i provvedimenti opportuni per combattere le discriminazioni fondate sulla razza o l'origine etnica,

– viste le sue risoluzioni del 28 aprile 2005 sulla situazione dei rom nell'Unione europea, del 1° giugno 2006 sulla situazione delle donne rom nell'Unione europea e del 15 novembre 2007 sull'applicazione della direttiva 2004/38/CE relativa al diritto dei cittadini dell'Unione e dei loro familiari di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri,

– viste la direttiva 2000/43/CE, che attua il principio della parità di trattamento fra le persone indipendentemente dalla razza e dall'origine etnica, e la direttiva 2000/78/CE, che stabilisce un quadro generale per la parità di trattamento in materia di occupazione e condizioni di lavoro, come anche la decisione quadro sulla lotta contro il razzismo e la xenofobia,

– vista la relazione per il 2007 su Razzismo e xenofobia negli Stati membri dell'Unione europea, pubblicata dall'Agenzia per i diritti fondamentali,

– visti il Decennio per l'integrazione dei rom e il Fondo per l'istruzione dei rom, istituiti nel 2005 da numerosi Stati membri dell'Unione europea, paesi candidati e altri paesi in cui le istituzioni dell'Unione europea sono presenti in modo significativo,

– visti l'articolo 4 della Convenzione quadro del Consiglio d'Europa per la protezione delle minoranze nazionali e la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali,

– visto il Piano d'azione globale adottato dagli Stati che partecipano all'OSCE, compresi gli Stati membri dell'Unione europea e i paesi candidati, incentrato sul miglioramento della situazione dei rom e dei sinti nella zona OSCE, nel quadro del quale gli Stati si impegnano, tra l'altro, a potenziare i loro sforzi volti a garantire che le popolazioni rom e sinti possano svolgere un ruolo pieno ed equo nelle nostre società, e a debellare la discriminazione nei loro confronti,

– visti la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea e lo Statuto dell'Agenzia per i diritti fondamentali,

– vista la relazione del gruppo consultivo di esperti di alto livello sull'integrazione sociale delle minoranze etniche e sulla loro piena partecipazione al mercato del lavoro, intitolata "Minoranze etniche sul mercato del lavoro – Un urgente appello per una migliore inclusione sociale" e pubblicata dalla Commissione nel 2007,

– visto l'articolo 108, paragrafo 5, del suo regolamento,

A. considerando che i 12-15 milioni di rom che vivono in Europa – di cui circa 10 milioni nell'Unione europea – sono vittime di discriminazioni razziali e soggetti in molti casi a gravi discriminazioni strutturali e a condizioni di povertà e di esclusione sociale, come anche a discriminazioni molteplici in base al sesso, all'età, all'handicap o all'orientamento sessuale; considerando che gran parte dei rom europei sono diventati cittadini dell'Unione europea a seguito degli ampliamenti del 2004 e del 2007, beneficiando del diritto dei cittadini dell'Unione e dei loro familiari di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri,

B. considerando che la situazione dei rom europei – che storicamente sono stati parte della società in numerosi paesi europei e hanno contribuito ad essa – è diversa da quella delle minoranze nazionali europee, cosa che giustifica l'adozione di misure specifiche a livello europeo,

C. considerando che i cittadini rom dell'Unione europea sono spesso vittime di discriminazioni razziali nell'esercizio del loro diritto fondamentale, in quanto cittadini dell'Unione europea, alla libertà di circolazione e di stabilimento,

D. considerando che numerosi rom e numerose comunità rom che hanno deciso di stabilirsi in uno Stato membro diverso da quello di cui sono cittadini si trovano in una posizione particolarmente vulnerabile,

E. considerando che sia negli Stati membri sia nei paesi candidati non si sono compiuti progressi nella lotta alla discriminazione razziale nei confronti dei rom e nella difesa del loro diritto all'istruzione, all'occupazione, alla salute e all'alloggio,

F. considerando che la segregazione nell'istruzione continua ad essere tollerata negli Stati membri dell'Unione europea; considerando che tale discriminazione nell'accesso ad un'istruzione di qualità condiziona in modo permanente la capacità dei bambini rom di sviluppare e di sfruttare il loro diritto ad uno sviluppo educativo,

G. considerando che l'istruzione è uno strumento fondamentale per combattere l'esclusione sociale, lo sfruttamento e la criminalità,

H. considerando che condizioni di vita deplorevoli e insalubri e una ghettizzazione evidente sono fenomeni ampiamente diffusi e che, regolarmente, i rom sono vittime di espulsioni forzate o viene loro impedito di abbandonare le aree in cui vivono,

I. considerando che le comunità rom presentano in media livelli inammissibilmente elevati di disoccupazione, il che richiede interventi specifici volti ad agevolare l'accesso al lavoro; sottolineando che il mercato europeo del lavoro, così come la società europea nel suo complesso, trarrebbero enorme beneficio dall'integrazione dei rom,

J. considerando che l'Unione europea offre una varietà di meccanismi e strumenti che possono essere utilizzati per migliorare l'accesso dei rom ad un'istruzione di qualità, all'occupazione, all'alloggio e all'assistenza sanitaria, in particolare politiche in materia di inclusione sociale, sviluppo regionale e occupazione,

K. considerando che l'inclusione sociale delle comunità rom continua ad essere un obiettivo da raggiungere e che occorre utilizzare gli strumenti dell'Unione europea per realizzare cambiamenti efficaci e visibili in questo settore,

L. considerando la necessità di garantire un'effettiva partecipazione dei rom alla vita politica, in particolare alle decisioni che incidono sulla loro vita e sul loro benessere,

M. considerando che l''antizingarismo" o fobia dei rom è ancora diffuso in Europa, che è promosso e utilizzato dagli estremisti, cosa che può culminare in attacchi razzisti, discorsi improntati all'odio, attacchi fisici, espulsioni illegali e vessazioni da parte della polizia,

N. considerando che la maggior parte delle donne rom subiscono una doppia discriminazione, in quanto rom e in quanto donne,

O. considerando che l'Olocausto dei rom (Porajmos) merita un pieno riconoscimento commisurato alla gravità dei crimini nazisti volti ad eliminare fisicamente i rom d'Europa, così come gli ebrei e altri gruppi mirati;

1. condanna senza eccezioni e senza ambiguità possibili tutte le forme di razzismo e di discriminazione cui sono soggetti i rom e altre comunità considerate "zingari";

2. accoglie favorevolmente le conclusioni della Presidenza del Consiglio europeo del 14 dicembre 2007 il quale, "conscio della situazione molto particolare in cui versa la comunità rom in tutta l'Unione, invita gli Stati membri e l'Unione stessa ad utilizzare tutti i mezzi per migliorarne l'inclusione" e "invita a tal fine la Commissione ad esaminare le politiche e gli strumenti vigenti e a riferire al Consiglio, entro la fine del giugno 2008, in merito ai progressi registrati";

3. ritiene che l'Unione europea e gli Stati membri condividano la responsabilità di promuovere l'inserimento dei rom e di appoggiare i loro diritti fondamentali in quanto cittadini europei, e che debbano intensificare prontamente i loro sforzi per conseguire risultati visibili in tale settore; invita gli Stati membri e le istituzioni dell'Unione europea ad avallare le misure necessarie per creare un clima sociale e politico adeguato, che consenta di porre in atto l'inserimento dei rom;

4. sollecita la nuova Agenzia per i diritti fondamentali a porre l''antizingarismo" tra le massime priorità del suo programma di lavoro;

5. riafferma l'importante ruolo dell'Unione europea nella lotta contro la discriminazione nei confronti dei rom, che spesso è strutturale e che per questo richiede un'impostazione globale a livello dell'Unione europea, in particolare con riguardo allo sviluppo di politiche comuni, ma riconosce che le competenze fondamentali e il principale investimento in termini di volontà politica, tempo e risorse da destinare alla protezione, all'attuazione di politiche, alla promozione e alla responsabilizzazion e dei rom devono essere a carico degli Stati membri;

6. sollecita la Commissione a sviluppare una strategia quadro europea per l'inserimento dei rom, che miri a dare coerenza alle politiche dell'Unione europea in materia di inclusione sociale dei rom e, nel contempo, sollecita tale Istituzione ad elaborare un piano d'azione comunitario dettagliato per l'inclusione dei rom volto a fornire un sostegno finanziario per la realizzazione dell'obiettivo della strategia quadro europea per l'inclusione dei rom;

7. Esorta la Commissione ad elaborare un esauriente piano d'azione comunitario sull'inclusione dei Rom; rileva che il piano deve essere elaborato ed implementato dal gruppo di Commissari responsabili per l'inclusione sociale dei cittadini dell'UE attraverso i loro portafogli dell'occupazione, degli affari sociali, delle pari opportunità, della giustizia, della libertà, dell'istruzione, della cultura e della politica regionale;

8. chiede alla Commissione di attribuire a uno dei Commissari la competenza per il coordinamento di una politica per i rom;

9. esorta la Commissione ad applicare la metodologia di lavoro "da Rom-a-Rom" quale strumento efficace per gestire le problematiche legate ai Rom e la invita a promuovere la presenza di personale Rom all'interno della sua struttura;

10. invita la Commissione ad istituire un'unità rom per coordinare la messa in atto della strategia quadro europea per l'inclusione dei rom, facilitare la cooperazione tra gli Stati membri e coordinare loro azioni comuni, nonché assicurare che tutti gli organi competenti siano sensibilizzati sulle questioni relative ai rom;

11. Invita la Commissione a considerare l'impatto degli investimenti privati sulle pari opportunità un fattore pertinente e determinante ai fini della mobilizzazione delle risorse dell'UE, imponendo alle persone fisiche e/o giuridiche che presentano un'offerta per progetti finanziati dall'UE l'obbligo di elaborare e implementare un'analisi e un piano d'azione sulle pari opportunità;

12. accoglie con favore le iniziative rese note dalla Commissione, tra cui una comunicazione sulla strategia rivista per la lotta contro la discriminazione, il prossimo libro verde concernente l'istruzione di bambini immigrati o appartenenti a minoranze svantaggiate, e l'intenzione di prendere misure addizionali per assicurare l'applicazione della direttiva 2000/43/CE; si compiace, in particolare, della proposta di istituire un forum di alto livello sui rom, quale struttura per lo sviluppo di politiche efficaci intese ad affrontare le questioni che interessano i rom;

13. Esorta la Commissione a creare una mappa paneuropea delle crisi, sulla cui base sono individuate e monitorate quelle aree dell'UE le cui comunità Rom risultano essere le più minacciate dalla povertà e dall'esclusione sociale;

14. sollecita la Commissione ad esaminare le possibilità di un rafforzamento della legislazione antidiscriminazione nel settore dell'istruzione, in particolare per quanto riguarda la desegregazione, e a riferire al Parlamento sulle risultanze dei suoi lavori entro un anno dall'approvazione della presente risoluzione; ribadisce che l'accesso a pari condizioni ad un'istruzione di qualità dovrebbe essere una priorità nell'ambito di una strategia europea per i rom; sollecita la Commissione ad intensificare i suoi sforzi per finanziare e sostenere, negli Stati membri, azioni intese ad integrare i bambini rom, sin dalla più tenera età, nei sistemi di istruzione ordinari; esorta la Commissione a sostenere programmi che promuovano azioni positive a favore dei rom nei settori dell'istruzione secondaria e superiore, includendo la formazione professionale, l'istruzione degli adulti, l'apprendimento lungo tutto l'arco della vita e l'istruzione universitaria; esorta altresì la Commissione a sostenere altri programmi che offrano modelli positivi e riusciti di desegregazione;

15. invita gli Stati membri e la Commissione a combattere lo sfruttamento dei bambini rom, l'accattonaggio che sono costretti a praticare e il loro assenteismo scolastico, nonché i maltrattamenti delle donne rom;

16. sollecita la Commissione a sostenere l'integrazione dei rom nel mercato del lavoro mediante misure che comprendano un sostegno finanziario alla formazione e alla riconversione professionale, misure intese a promuovere azioni positive sul mercato del lavoro, un'applicazione rigorosa delle leggi antidiscriminazione nel settore dell'occupazione e misure atte a promuovere presso i rom il lavoro autonomo e le piccole imprese;

17. invita la Commissione a considerare la possibilità di un sistema di microcredito quale suggerito nella relazione summenzionata del gruppo consultivo di esperti di alto livello, per promuovere l'avvio di piccole imprese e sostituire la prassi dell'usura, che obera molte delle comunità svantaggiate;

18. invita il Consiglio, la Commissione e gli Stati membri a sostenere programmi nazionali volti a migliorare la situazione sanitaria delle comunità rom; in particolare introducendo un adeguato programma di vaccinazioni per i bambini; sollecita tutti gli Stati membri a porre fine e a rimediare in modo adeguato e senza indugio all'esclusione sistematica di talune comunità rom dall'assistenza sanitaria, comprese, tra l'altro, le comunità che si trovano in aree geografiche isolate, come anche a violazioni estreme dei diritti dell'uomo nell'ambito del sistema sanitario, laddove esse abbiano avuto o stiano avendo luogo, comprese la segregazione razziale nelle strutture sanitarie e la sterilizzazione forzata delle donne rom;

19. sollecita la Commissione a basarsi sui modelli positivi esistenti per sostenere programmi volti a porre fine, negli Stati membri in cui esiste, al fenomeno delle baraccopoli rom – che generano gravi rischi sociali, ambientali e sanitari – e a sostenere altri programmi che offrano modelli positivi e riusciti di alloggio per i rom, inclusi i rom migranti;

20. sollecita gli Stati membri a risolvere il problema dei campi, dove manca ogni norma igienica e di sicurezza e nei quali un gran numero di bambini rom muoiono in incidenti domestici, in particolare incendi, causati dalla mancanza di norme di sicurezza adeguate;

21. sollecita la Commissione e il Consiglio ad allineare la politica dell'Unione europea relativa ai rom sul "Decennio per l'integrazione dei rom" e a fare uso delle iniziative esistenti, quali il Fondo per l'istruzione dei rom, il Piano d'azione dell'OSCE e le raccomandazioni del Consiglio d'Europa, al fine di accrescere l'efficacia degli sforzi compiuti in tale settore;

22. sottolinea l'importanza che riveste il fatto di coinvolgere le autorità locali per garantire un'esplicazione efficace degli sforzi volti a promuovere l'inserimento dei rom e a combattere la discriminazione;

23. invita gli Stati membri a coinvolgere la comunità rom al livello di base nel tentativo di mettere il popolo rom in condizioni di beneficiare pienamente degli incentivi forniti dall'Unione europea volti a promuovere i loro diritti e l'inserimento delle loro comunità, nei settori dell'istruzione, dell'occupazione e della partecipazione civica, dal momento che un'integrazione riuscita comporta un approccio che va dal basso verso l'alto e responsabilità comuni; sottolinea l'importanza di sviluppare le risorse umane e le capacità professionali dei rom, al fine di promuovere la loro presenza a tutti i livelli dell'amministrazion e pubblica, ivi comprese le istituzioni della UE;

24. ricorda che tutti paesi candidati si sono impegnati, nel quadro del processo di negoziazione e di adesione, a migliorare l'inserimento delle comunità rom e a promuovere il loro diritto all'istruzione, all'occupazione, all'assistenza sanitaria e all'alloggio; chiede alla Commissione di effettuare una valutazione del rispetto di tali impegni e della situazione attuale dei rom in tutti gli Stati membri dell'Unione europea;

25. invita la Commissione e le autorità competenti a compiere i passi necessari per porre termine alle attività di ingrasso dei suini sul sito dell'ex campo di concentramento di Lety (Repubblica Ceca), lasciando spazio ad un monumento commemorativo che onori le vittime delle persecuzioni;

26. ritiene di dover dovrebbe esaminare più nel dettaglio i diversi aspetti delle sfide strategiche europee riguardanti l'inserimento dei rom;

27. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri, ai paesi candidati, al Consiglio d'Europa e all'OSCE.
(1) GU C 45 E del 23.2.2006, pag. 129.
(2) GU C 298 E dell'8.12.2006, pag. 283.
(3) Testi approvati, P6_TA(2007)0534.




____________ _________ _________ _________

The European Roma Information Office (ERIO) is an international advocacy organization, which promotes political and public discussion on Roma issues by providing factual and in-dept information on a range of policy issues to the European Union institutions, Roma civil organizations, governmental authorities and intergovernmental bodies.

The ERIO cooperates with a network of a large number of organizations and acts to combat racial discrimination and social exclusion through awareness raising, lobbying and policy development.

ERIO
Ave. Edouard Lacomble 17
Brussels 1040
Belgium

Tel: 0032(0)27333462
Fax: 0032(0)27333875

For more information:

E-mail: ivan.ivanov@erionet.org

www.erionet.org

 
Di Fabrizio (del 14/12/2006 @ 09:15:19 in Europa, visitato 2266 volte)

Da Czech_Roma

 

Ostrava, Praga – 8 Dicembre 2006 L'inaugurazione della mostra intitolata Il Mondo attraverso gli Occhi delle Vittime di Sterilizzazione Forzata (ha avuto) luogo lunedì 11 dicembre alle 16:00 nell'atrio della Camera dei Deputati della Repubblica Ceca, col supporto finanziario dell'Ambasciata USA. L'esposizione si terrà sino al 18 dicembre 2006, sotto gli auspici della Palamentare Kateřina Jacques.

Le foto catturano i sentimenti delle vittime di sterilizzazione forzata come loro si percepiscono. Scopo dell'esposizione è ricordare al pubblico che [..] sono donne in carne ed ossa quelle che hanno citato in tribunale gli ospedali cechi, donne in carne ed ossa, con una differenza significativa - la loro integrità fisica e psicologica è stata violata dagli interventi medici illegali.

"Una donna, che non può generare, non si riconosce nello stesso modo di una donna che può compiere questo atto unico e di valore," dice Elena Gorolová, membro del Gruppo di Donne Vittime della Sterilizzazione.

La collezione di 21 fotografie è già stata mostrata nelle città di Brno e Ostrava. I visitatori della Libreria Municipale di Ostrava hanno avuto l'opportunità di vedere la mostra dal 2 al 31 ottobre, e quelli di Brno dal 17 agosto alla fine di settembre presso il Museo di Cultura Romani, in occasione della presentazione del rapporto di Elena Gorolová al Comitato ONU per l'Eliminazione di Tutte le Forme di Discriminazione Contro le Donne (CEDAW).

Dopo il successo di Brno e Ostrava, le fotografie arrivano ora alla Camera dei Deputati. Lo scopo è ricordare ai politici cechi che gli strascichi della sterilizzazione forzata continuano tuttora perché gli alti funzionari del governo non hanno preso le distanze dall'accaduto. Questo nonostante che il Difensore Pubblico dei Diritti (Ombudsman)  abbia chiaramente espresso la propria opinione nel dicembre 2005: "... Ritengo che il problema delle sterilizzazione nella Repubblica Ceca esista e sia compito della società prenderne conto."

Inoltre il 25 agosto 206, il CEDAW ha chiesto al Governo ceco di accogliere le raccomandazioni dell'Ombudsman [...] e di attuare un'apposita legislazione. Inoltre il CEDAW chiede al Governo di creare meccanismi per il risarcimento delle vittime di sterilizzazione forzata e per scoraggiare questa pratica nel futuro.

Durante l'inaugurazione [...] hanno preso la parola membri del Gruppo di Donne Vittime della Sterilizzazione. C'è inoltre stato il tempo di presentare, attivisti nel campo dei diritti umani, diritti dei Rom e diritti femminili, nella discussione a cui hanno partecipato anche dei Parlamentari.

Scopo della discussione è stata l'illustrazione dell'illegalità delle sterilizzazioni, ottenuta senza il consenso dei pazienti. Soltanto una comunicazione intensiva e a lungo termine tra tutte le parti interessate può gradualmente arrivare ai legislatori, perché ci siano scuse pubbliche del Governo e venga scritta una legge sul risarcimento.

Questi cambiamenti fondamentali darebbero dalla società civile un chiaro segnale alle richieste delle vittime e ridare loro dignità e giustizia [...]

La mostra di Praga è stata organizzata da Vzájemné soužití  (l'associazione civica Vivere Assieme) sotto gli auspici della Parlamentare Verde Kateřina Jacques, in cooperazione con la Camera dei Deputati [...]

Si ringrazia il Museo di Cultura Romani per aver messo a disposizione le fotografie.

L'associazione Vzájemné soužití è una OnG registrata, non-profit e indipendente dai partiti, attiva a Ostrava dal 1977. Offre consulenza legale sull'esclusione sociale della comunità Rom della regione e creando piattaforme per l'interazione tra comunità Rom e il resto della popolazione. Attraverso il metodo del lavoro di comunità, Vzájemné soužití vuole migliorare le condizioni sociali e di vita delle famiglie bisognose. Le attività si concentrano nell'area dell'educazione umanitaria, consulenza sociale e legale e sui temi della casa e dell'impiego [...] Scopo dell'associazione è il rinforzarsi della mutua fiducia e collaborazione. www.vzajemnesouziti .cz

 

DA PS, IL 10 NOVEMBRE 2011


La Corte europea dei diritti dell'uomo ha emesso una sentenza contro lo Stato della Slovacchia nel caso della presunta sterilizzazione forzata di una donna rom nell'ospedale di Presov nel 2000, ha informato ieri il Centro di consulenza per i diritti civili e umani con un comunicato a tutti gli organi di stampa. «Accogliamo con favore il verdetto. La Corte ha confermato ciò che il Centro di consulenza andava sostenendo sin dalla sua costituzione un anno fa: donne rom hanno subito una sterilizzazione forzata negli ospedali senza il loro consenso informato», ha dichiarato Vanda Durbakova, avvocato di Barbara Bukovsky, la donna rom che ha fatto la denuncia.

La Bukovsky avrebbe presumibilmente firmato un modulo di consenso per la sterilizzazione nel reparto maternità dopo che, alla nascita del suo bambino, le sarebbe stato detto che lei o il prossimo figlio rischiavano la morte se non si fosse proceduto alla sterilizzazione. La donna ha affermato che all'epoca non sapeva cosa si intendesse con il termine "sterilizzazione".

La Corte europea dei diritti dell'uomo ha respinto l'affermazione che la sterilizzazione si sarebbe dovuta fare a causa di "motivi di salute", dato che questo tipo di procedura non è classificata come "salva-vita". La Corte ha anche assegnato alla donna il compenso di 31.000 euro oltre ad altri 12.000 per coprire le spese relative al processo.

(La Redazione)


NdR: il comunicato (.pdf in inglese) di Poradňa pre občianske a ľudské práva che sollevò il caso

 
Di Fabrizio (del 26/03/2013 @ 09:08:17 in Europa, visitato 1904 volte)

Stefano Galieni | 18 marzo 2013 | Fonte: corriereimmigrazione.it

Il titolo del convegno è esplicito: Il ruolo delle donne rom nella tutela dei diritti umani e in tempi di crisi economica. Lo ha organizzato a Roma la sezione italiana di Amnesty international, riunendo quattro donne unite da forti motivazioni, esperienza, capacità comunicative e competenza: Isabella Miheleche, attivista per i diritti delle donne in Romania, Beatriz Carrillo, presidente dell'associazione Fakali, per i gitani nella regione spagnola dell'Andalusia, Dijana Pavlovic, dell'associazione Rom e Sinti insieme che opera in Italia, e Dzemila Salkanovic, per l'associazione 21 luglio.

Isabela Michalache, nel denunciare l'aumento delle discriminazioni, le difficoltà nell'accesso al lavoro e ai servizi pubblici (è successo che anche i medici, a volte, abbiano rifiutato le cure), ha toccato anche il delicato tasto delle problematiche interne alle stesse comunità, dai casi di violenza fra le mura domestiche al ripristino di regole ancestrali come quella sulla verginità e ai matrimoni precoci. A causa della crisi, ha spiegato, le donne sono divenute ancora più vulnerabili. In Romania era stato approvato un piano strategico nazionale che prevedeva interventi a lungo termine, soprattutto nel campo della formazione e dell'istruzione, ma non ci sono le risorse per attuarlo. "Bisognerebbe – ha affermato Michalache – operare per rendere le donne più autonome, fornendo libri di testo, sussidi alle famiglie, favorendo la concessione di crediti per chi ad esempio in Moldavia, vuole lavorare la terra, bloccare sfratti e sgomberi che creano emarginazione e disagi, produrre cambiamento anche valorizzando le ong composte da rom. Ci sarebbero mille piccoli interventi alla nostra portata, non solo in Romania, e che produrrebbero cambiamenti importanti e duraturi".

Beatriz Carrillo, con un intervento molto appassionato, ha voluto aprire una riflessione su quella che ha definito "storia muta e invisibile", anche se è consapevole che la situazione spagnola finora è stata fra le migliori d'Europa. Sarà per una presenza numericamente molto consistente, stabile e nata da tempi lontani e per una programmazione di interventi messi in atto per la salute, il lavoro, l'istruzione, fatto sta che in Spagna sono nate istituzioni partecipate e riconosciute dal governo come il Consiglio statale del popolo rom e l'Istituto di cultura gitana. In Spagna si è tenuto il primo congresso mondiale delle donne gitane senza aver bisogno di intermediari. "La Spagna in questo senso è un modello da seguire – ha dichiarato la relatrice- Ma da noi è stato più facile anche grazie all'alto numero di gitani che esercitano professioni che hanno esercitato influenza nella cultura spagnola e che si sono amalgamati con la società". L'immagine che però viene riaffermata anche in Spagna delle popolazioni rom è carica di negatività, tanto che nelle scuole, a detta di Carrillo, spariscono la lingua, le differenze e anche la rivendicazione di identità. "Anche da noi, come nel resto d'Europa, le cose peggiorano. Gruppi estremistici entrano nei governi e nei parlamenti con un messaggio razzista e discriminatorio. Gruppi che vengono condannati a parole ma mai concretamente sanzionati. La situazione è poi precipitata anche da noi con la crisi. Non vogliamo essere un fanalino di coda ma essere ad armi pari. Non siamo disposte a vedere annientati i nostri valori culturali, vogliamo affrontare anche con gli uomini la società gitana. Fakali è impegnata per l'emancipazione femminile e per far valere i nostri valori di solidarietà e rispetto rifiutando però l'assimilazione". E c' è stato anche modo e tempo per ricostruire un percorso che attraversa gli anni bui della dittatura franchista e che ha una svolta nel 1978 quando, nel primo governo democratico, trova posto anche un rom che si era distinto per l'impegno in anni scomodi. Le donne rom hanno operato anche insieme alle altre cittadine spagnole, per una legislazione più paritaria, sono entrate nelle università e hanno fatto sentire anche politicamente la propria voce.

Dijana Pavlovic ha stupito e commosso recitando una parte del monologo Vita mia parla, basato sulla vita di Mariella Mehr, scrittrice e poetessa jenish (nome dato ai rom svizzeri), che nel paese elvetico fu vittima del programma di sterilizzazione forzata imposto dagli anni Venti fino al 1974 tramite l'istituzione Pro Juventute. Un testo violento e diretto, in cui si raccontano con crudo realismo le violenze subite e l'odio accumulato, torture che non sembrano possibili e che pure sono state reali in un Europa cieca e pronta a girarsi dall'altra parte.

Dzemila Salkanovic, invece, come racconta nella lunga intervista che ci ha rilasciato, ha parlato della vita difficile che nella capitale italiana conducono i rom, tanto divisi e poco capaci ancora di fare fronte comune.

Numerose le domande che hanno trovato puntuale e non scontata risposta. A chi criticava il machismo spesso diffuso nelle comunità rom è stato comunemente risposto come il machismo, la violenza sulle donne, gli elementi di problematicità a volte drammatica, siano caratteristica comune e da combattere in ogni cultura. Non nascondendosi dietro alla presunzione che il problema riguardi solo universi ritenuti inferiori ma mettendosi, come uomini e come donne, in discussione. Fra i tanti elementi emersi, che meriterebbero ulteriori approfondimenti, il peggioramento delle condizioni nell'Est europeo dopo il crollo del muro e dei regimi. C'era concordia nell'affermare che la privatizzazione di ogni servizio abbia approfondito le disparità, tolto ai rom diritti acquisiti come la casa, la sanità, la scuola e il lavoro. Duro accettare che tali disagi vengano comunemente imputati alla "democrazia". E' comune la richiesta di una moratoria continentale della politica degli sgomberi, capaci solo di produrre disperazione. E a dirlo, a spiegarlo non sono attivisti neutri di associazioni che si occupano dei rom, ma donne rom in carne ed ossa.

 
Di Daniele (del 02/03/2006 @ 09:00:15 in Europa, visitato 2479 volte)
AFP/File Photo: Elena Gorolova, 37 anni, in posa il 18 febbraio 206 nel suo appartamento di Ostrava. E' una delle 87 Romnià che hanno chiesto risarcimento per le sterilizzazioni forzate operate negli ultimi 40 anni.

"Una donna sterilizzata è come un albero morto, tutto quello che gli resta è di essere abbattuto."
Con voce emozionata Natasa Botosova, 39 anni, racconta il suo caso ad una quindicina di donne rom, decise, come lei, ad ottenere giustizia dopo anni di silenzio.
L'uditorio condivide la stessa esperienza: esse dichiarano di essere state sottoposte a sterilizzazioni forzate; Jirina "senza saperlo", Anna "senza capirlo", ed Elena "senza dare il proprio assenso".
Per anni, Natasa ha osservato il silenzio "perché essere sterilizzate è una vergogna personale", in una comunità nella quale i bambini sono una ragione di orgoglio.
La recente vittoria legale di una zigana di 22 anni, Melena Ferencikova, seguita dalle conclusioni di un rapporto ufficiale che ammetteva per la prima volta l'esistenza di vittime di "sterilizzazioni illegali" nella Repubblica Ceca, ha dato loro il coraggio di lottare. Ferencikova, la cui vergogna non è diminuita dall'evento del 2001, ha spiegato cosa accadde; "stavano per praticare un cesareo, mi fecero firmare una carta, poi ho saputo quando mi sono svegliata che ero stata sterilizzata".
A novembre, la corte regionale di Ostrava ha detto che "i suoi diritti personali sono stati disprezzati", perché non aveva dato "il suo chiaro consenso" ai medici. La deliberazione ha rappresentato un inizio nell'Europa centrale, secondo il Centro europeo per i diritti dei rom con sede a Budapest.
Proteste contro tali pratiche eugenetiche erano state espresse nella Repubblica Ceca dal 1978, ma un delegato ceco nel 2003 aveva garantito ad una sessione delle Nazioni Unite che erano "una leggenda".
Ferencikova dice che la sua vittoria "appartiene a tutte le donne di Ostrava", una fredda città industriale nell'est del paese, e che lotterà "fino alla fine".
La Corte ha ordinato all'ospedale di scusarsi per quello che è successo ma ha respinto le richieste di risarcimento dicendo che il termine ultimo per i danni era scaduto.
Il caso ora è soggetto di un ricorso separato. L'avvocato della Ferencikova afferma che no si dovrebbe rinunciare ai danni per una violazione dei diritti personali, l'ospedale basa il suo appello al fatto che ha agito secondo le procedure mediche stabilite.
In totale, 87 rom hanno presentato denuncia contro la sterilizzazione forzata nella Repubblica Ceca dal 2004. Senza aspettare che le autorità esaminino i casi, l'ombudsman – incaricato di difendere i diritti dei cittadini contro la pubblica amministrazione – ha aperto un'inchiesta.
Nel suo rapporto di dicembre, il risultato di 12 mesi di indagini, ha stabilito che ci sono stati circa 50 casi di "sterilizzazioni illegali" senza il dovuto consenso.
In ciascuna occasione, i medici hanno richiesto l'accordo scritto della paziente prima di chiudere le tube. Ma secondo il rapporto, alcune donne non sapevano scrivere né leggere, altre "non avevano ricevuto sufficienti informazioni, il che non è secondo la legge", e a nessuna fu concesso abbastanza tempo per riflettere sulle loro azioni.
Le annotazioni mediche mostrano infatti che a volte appena venti minuti separano l'entrata della paziente nella sala operatoria e l'operazione di sterilizzazione.
Nelle sue conclusioni, l'ombudsman propone i danni per quei casi precedenti al 1991, il periodo dove le politiche sociali messe in atto dal regime comunista cecoslovacco assegnarono "premi di sterilizzazione" e alla pressione sociale per limitare la fertilità zigana. Dopo il 1991, l'ombudsman colloca la colpa al personale individuale medico e sociale nei differenti casi.
"Per anni abbiamo sollecitato i zigani di essere sterilizzati perché pensavamo che era per il loro bene, l'ho fatto io stessa, è quello che abbiamo imparato nelle scuole," ha detto l'assistente sociale Anna Geleticova, iscritta all'associazione "Live together", che si colloca dietro la mobilitazione della questione della comunità zigana di Ostrava.
Il problema della sterilizzazione è lontano dalla creazione dell'unanimità dentro la società ceca. "Tutti sanno che i zigani fanno i bambini per il beneficio della famiglia che loro possono rivendicare, che le donne che furono sterilizzate per i bonus e che oggi il loro unico traguardo è di ottenere altri danni," Patarina, una giovane insegnante di Ostrava, ha commentato chiaramente.
Per Ferencikova e le altre "la cosa più importante è di essere riconosciute come vittime e di sapere che altre non soffriranno lo stesso destino. - AFP

 
Di Fabrizio (del 10/08/2008 @ 08:51:08 in Europa, visitato 2350 volte)

Da Roma_Daily_News

TOWARD FREEDOM

Scritto da Reuel S. Amdur - martedì 5 agosto 2008

Bimbo Zingaro in Kosovo (Photo reprinted from Flickr)

I nazisti non li hanno uccisi tutti, ma i razzisti in Europa Orientale ed in Italia stanno tentando di rendere miserabile la vita per quanti sono ancora intorno. Sto parlando di un popolo variamente conosciuto come Rom, Roma, Romany, Sinti, e Zingari. Il macello dei Rom da parte dei nazisti è poco documentato, risulta che abbia riguardato da 200.000 ad un milione e mezzo di loro, che equivale all'80% della loro popolazione di allora in Europa. La loro continua persecuzione ha portato ad una crescente richiesta di asilo politico in Canada.

Nel 1997, un gran numero di Rom cechi raggiunse il Canada a seguito della produzione di un programma televisivo su quanto i Rom erano trattati bene in Canada. Come risultato dell'afflusso, il Canada impose registrazioni sui visti, che furono richiesti dal novembre 2007. Dal 2001 al 2007, 123 Cechi chiesero rifugio in Canada, ma dallo scorso novembre a marzo di quest'anno sono stati 267, probabilmente tutti Rom. Perché fuggivano?

Secondo l'avvocato Max Berger di Toronto, che rappresenta qualcuno di loro, "Mi hanno detto che è per i pestaggi e le minacce degli skinhead e dei neo-nazisti." Paul St. Clair, direttore esecutivo del Centro Comunitario Rom di Toronto, da una versione più dettagliata. Su circa 40 famiglie con cui ha lavorato nei mesi recenti, "Sette donne incinte sono state picchiate e colpite allo stomaco dagli skinhead. Quattro non possono più concepire. Un'altra donna, incinta di otto mesi, è stata picchiata allo stomaco e ora sua figlia segni permanenti dell'attacco."

St. Clair ha detto che gli skinhead portano coltelli e mazze da baseball con delle cinghie che avvolgono intorno ai polsi e che usano per attaccare i Rom nelle stazioni della metropolitana e altrove. Come risultato, riferisce St. Clair, i Rom hanno paura di prendere la metropolitana. Gli skinhead lanciano pietre e bottiglie molotov verso le case dei quartieri Rom, a volte invadono le dimore, assaltando chi è dentro e distruggendo le proprietà. Quando questi hooligan sono condannati per i loro attacchi contro i Rom, a volte vengono comminate sentenze leggere o viene sospesa la sentenza. Recentemente, un nuovo gruppo, che si autodefinisce Guardia Nazionale e celebra il compleanno di Hitler, organizza marce e colpisce chiunque incontri con la pelle scura, gridando: "La Repubblica Ceca è per i bianchi!" Questo gruppo è un ramo della Magyar Gàrda ungherese.

Non dovrebbe essere sorprendente sapere che i Rom affrontano discriminazioni nel lavoro nella Repubblica Ceca. Anche i politici condividono il pregiudizio contro di loro. Nel 1997, Liana Janackova, una sindaca locale, propose di pagare i due terzi del biglietto aereo ai Rom che partivano e rinunciavano alla cittadinanza ceca. Nel 2006, disse ad una riunione che "Io sono razzista. Sono contraria all'integrazione dei Rom e che vivano nel distretto." Lei è sia sindaca che senatrice, è vice-presidente del Comitato del Senato sui Diritti Umani. Il Senato ha rifiutato di revocarle l'immunità parlamentare per permettere alla polizia di procedere per l'accusa di istigare l'odio con i suoi discorsi. Soltanto13 dei 54 Senatori presenti erano a favore di toglierle l'immunità.

Una donna arrivata in Canada nel 1997 come richiedente asilo fu alloggiata dalle autorità migratorie in un motel a Toronto, davanti a cui si radunarono alcuni razzisti locali per dimostrare contro i Rom. La sua prima reazione fu che stava rivivendo la situazione ceca anche lì. Ma si rasserenò nel vedere la polizia che arrivava là per proteggere i Rom.

Sfortunatamente, la discriminazione dei Rom non avviene solo nella Repubblica Ceca. Le donne Rom protestano contro la sterilizzazione forzata non solo là, ma anche in Slovacchia e Ungheria. Ed ora il governo italiano ha preso una posizione apertamente razzista.

Alcuni campi Rom in Italia sono stati distrutti, ed il governo di destra di Silvio Berlusconi ha intrapreso di prendere le impronte digitali ad ogni Rom nel paese, cittadino o no. I Rom sono vittime pure in altri paesi europei. La brutalità della polizia è un problema in Macedonia. Violenze razziste anti-Rom sono successe in Russia, dove politici e media fanno a gara di dichiarazioni razziste.

In Ucraina, i Rom sono stati allontanati dalle loro case. Alle vittime di violenza degli skinhead è stato detto che gli autori delle violenze non potevano essere identificati e che non si poteva avere accesso ai documenti di accusa. In molti paesi dell'Europa Orientale, i bambini Rom sono segregati in scuole speciali, spesso con la scusa che siano mentalmente deficienti. In Bulgaria, Amnesty International (AI) ha identificato attacchi degli skinhead con l'indifferenza della polizia, come pure la brutalità della polizia. AI riporta anche brutalità della polizia in Grecia contro giovani Rom. La Grecia ha espulso i Rom dai quartieri trasformati per le Olimpiadi 2004, senza aiutarli a trovare una sistemazione alternativa - una violazione, nota AI, del Patto Internazionale sui Diritti Economici, Sociali e Culturali, a cui la Grecia aderisce.

L'Europa ha molto lavoro da fare per far cessare le discriminazioni ed i maltrattamenti dei Rom e migliorare le loro condizioni di vita. Parlando in generale, i Rom sono spesso disoccupati, vivono nella povertà e nello squallore, soffrono di cattiva salute e ricevono inadeguata istruzione.

Il Decennio dell'Inclusione Rom è iniziato nel 2005, con i seguenti paesi firmatari: Bulgaria, Croazia, Repubblica Ceca, Ungheria, Macedonia, Romania, Serbia, e Slovacchia. Tre quarti di Rom non completano la scuola primaria. La povertà è superiore cinque volte al tasso degli altri cittadini di questi paesi. L'aspettativa di vita per i Rom nell'Europa Centrale e Meridionale è di dieci anni inferiore a quella degli altri cittadini. Doppia la mortalità infantile nella Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria. I bambini Rom sono più portati ad avere deficienze vitaminiche, anemia, malnutrizione e persino rachitismo. E' stato trovato che la tubercolosi in una comunità Rom serba è due volte e mezza superiore alla media nazionale, una tendenza che probabilmente si può altrove nella regione. Queste ed altre nazioni in Europa hanno bisogno di affrontare per forza questi problemi nella decade ed oltre. Devono anche marginalizzare i desideri della sindaca ceca Liana Janackova.

 
Di Fabrizio (del 03/09/2008 @ 08:48:27 in Europa, visitato 2146 volte)

Da Roma_Daily_News

Regno Unito / Finlandia / Lituania / Slovacchia

Convenzione sull'Eliminazione di Tutte le Forme di Discriminazione contro le Donne

Estratto dalle osservazioni conclusive del Comitato ONU sulla "Convenzione per l'Eliminazione della Discriminazione contro le Donne" (CEDAW) [...] nella sua 41a sessione tenutasi dal 30 giugno al 18 luglio

Rapporto pubblicato venerdì 29 agosto 2008 (tutti i link sono in inglese ndr)

Tutte le informazioni sulla 41a sessione

Regno Unito
. . . . preoccupati che le donne di diverse comunità etniche e di minoranza, incluse le comunità viaggianti, continuano a soffrire di discriminazione multipla, particolarmente nell'accesso all'istruzione, impiego e servizi sanitari. Il Comitato nota che le donne [delle comunità] etniche e minoritarie sono sotto-rappresentate in tutte le aree del mercato lavorale, particolarmente nelle posizioni decisionali, hanno alti tassi di disoccupazione e pagano un notevole gap nella loro paga oraria confrontata a quella maschile. Le donne di differenti comunità etniche e di minoranza sono anche ampliamente sotto-rappresentate nella vita politica e pubblica. Il Comunicato nota che che le donne delle comunità viaggianti sperimentano alti numeri di aborti e feti nati morti, ed hanno il più alto tasso di mortalità infantile tra tutti i gruppi etnici. Si nota anche che le donne delle comunità etniche e minoritarie soffrono di alti tassi di depressione e malattie mentali, mentre le donne di discendenza asiatica hanno i più alti tassi di suicidio e di autolesionismo.
http://www2. ohchr.org/ tbru/cedaw/ United_Kingdom. pdf

Finlandia
31. Mentre notiamo che le misure prese dallo Stato per accrescere la consapevolezza delle donne Rom sui loro diritti e la loro integrazione nella società finnica, il Comitato rimane preoccupato perché queste donne continuano ad affrontare forme multiple di discriminazione basata sia sul sesso che sull'origine etnica, inclusi alto tasso di disoccupazione, difficoltà nell'accesso ai servizi e discriminazione all'interno delle loro stesse comunità.

32. Il Comitato richiama lo Stato ad implementare misure efficaci per eliminare la discriminazione contro le donne Rom ed aumentare il  loro godimento dei diritti umani. Incoraggia lo Stato ad essere proattivo nelle sue misure per prevenire la discriminazione contro le donne Rom, sia nelle loro comunità che nella società maggioritaria, a combattere la violenza contro di loro, ed aumentare la loro consapevolezza sulla disponibilità dei servizi sociali e sugli aiuti legali come pure a fare passi per familiarizzarle con i loro diritti di eguaglianza e non-discriminazione. Il Comitato richiede che lo Stato fornisca, nel suo prossimo rapporto, informazioni sulla situazione delle donne dei gruppi etnici di minoranza, incluso l'accesso all'istruzione, impiego e servizi sanitari, e sull'impatto delle misure prese per aumentare questi accessi e sui risultati ottenuti, come pure i progressi di tendenza.
http://www2. ohchr.org/ tbru/cedaw/ Finland.pdf

Lituania
28. Mentre notiamo varie misure prese dallo Stato, incluso il Programma per l'Integrazione dei Rom nella Società Lituana (2000-2004 and 2008-2010) ed il Programma di Sviluppo Rurale Lituano per il 2007-2013, il Comitato nota con preoccupazione che i gruppi vulnerabili delle donne - per esempio donne rurali, donne con disabilità, donne appartenenti alle minoranze etniche, incluso donne Rom, donne migranti ed anziane - continuano a soffrire di discriminazione nell'istruzione, nell'impiego, nella casa ed altre aree, sulla base del loro genere e sesso, ed in altri campi, essendo così esposte a forme multipli di discriminazione. A questo riguardo, il Comitato nota purtroppo che le informazioni presentate dai rapporti statali non erano sufficientemente specifici riguardo alle donne e non coprivano adeguatamente la situazione di tutti questi gruppi.
http://www2. ohchr.org/ tbru/cedaw/ Lithuania. pdf

Slovacchia
22. Mentre si riconoscono le misure prese dallo Stato per il Decennio dell'inclusione Rom 2005-2015, il Comitato è preoccupato perché le donne e le ragazze Rom rimangono in situazioni vulnerabili e marginalizzate, specialmente riguardo sanità, istruzione ed impiego.

23. Il Comitato preme perché lo Stato prenda misure efficaci, incluso misure speciali temporanee in accordo con l'articolo 4, paragrafo 1 della Convenzione e Raccomandazioni Generali dei 25 del Comitato, per eliminare le forme multiple di discriminazione contro le donne e le ragazze Rom ed aumentare il rispetto per i loro diritti umani. Richiama anche lo Stato ad accelerare l'ottenimento de facto per le donne Rom dell'eguaglianza, rafforzando il coordinamento tra tutte le agenzie che lavorano sui Rom, sulle tematiche della non discriminazione e dell'eguaglianza di genere, particolarmente nelle aree della salute, istruzione e partecipazione nella vita pubblica. Il Comitato preme perché lo Stato implementi misure mirate per eliminare la discriminazione contro le donne Rom in tutte le aree con un'agenda specifica, che controlli lo sviluppo e il raggiungimento degli obiettivi dichiarati, inclusi quelli compresi nel Decennio dell'Inclusione Rom 2005-2015, e prenda se necessario azioni correttive. Il Comitato preme perché lo Stato prenda misure concrete per cambiare la tradizionale percezione dei Rom da parte della popolazione maggioritaria, incluso programmi mirati alla consapevolezza e alla sensibilizzazione, in particolare in quei settori della società dove queste attitudini sono evidenti. Richiama lo Stato a fornire nel prossimo rapporto periodico una fotografia completa della situazione delle donne e delle ragazze Rom, inclusi i dati disaggregati per sesso riguardo le opportunità ed i successi nell'istruzione, nell'accesso all'impiego ed ai servizi sanitari e la partecipazione alla vita pubblica ed al processo decisionale.

30. Mentre si riconoscono le spiegazioni date dalla delegazione sui presunti casi di sterilizzazioni forzate di donne Rom, e prendendo nota della legislazione sulla sterilizzazione recentemente adottata, il Comitato rimane preoccupato per le informazioni ricevute rispetto alle donne Rom che testimoniano di essere state sterilizzate senza previo ed informato consenso.

Inoltre il Comitato raccomanda che lo Stato prenda tutte le misure necessarie per assicurare che le recriminazioni espresse dalle donne Rom riguardo la sterilizzazione forzata siano debitamente riconosciute e che alle vittime di tali pratiche sia garantita effettiva compensazione.
http://www2. ohchr.org/ tbru/cedaw/ Slovakia. pdf

 
Di Fabrizio (del 18/11/2005 @ 05:18:54 in Europa, visitato 2662 volte)

Articoli precedenti




Riassunto: 11 Novembre 2005. Il tribunale di Ostrava, in seconda udienza ha giudicato una violazione della legge la sterilizzazione forzata di Helena Ferencikova. E' il primo pronunciamento in tale senso su una pratica che ha riguardato diversi paesi dell'Europa Centrale ed Orientale.

Il 10 ottobre 2001, la signora Ferencikova partorì presso l'ospedale Vitkovicka, il suo secondogenito, Jan. Sia lui che il primo figlio sono nati con parto cesareo. La madre venne sterilizzata con la chiusura delle tube, ma se il rapporto ospedaliero indicava la richiesta della paziente in tal senso, questo venne ottenuto senza darle alcuna spiegazione, ma solamente facendole firmare un foglio mentre già erano iniziate le doglie. La signora Ferencikova, in seguitò soffrì sia fisicamente che moralmente per il trattamento subito, e trovò il coraggio di denunciare i medici.

Non è stata la sola a subire una simile violenza, che è stata largamente attuata negli ultimi 30 anni, come un vero e proprio controllo delle nascite imposto o estorto, specifico contro le donne Rom. Il caso sollevato dalla signora Ferencikova ha in seguito riunito altre 25 donne (ma molte hanno ancora paura o vergogna di denunciare quanto è loro successo), la Lega dei Diritti Umani, il Difensore Civico ("Ombudsman") e ERRC, che assieme hanno promosso diverse azioni legali.

Articolo completo su: http://www.errc.org/cikk.php?cikk=2228

Contatti:
Michaela Tomisova: ++ 420 73 795 13 23
Helena Ferencikova (via Kumar Vishwanathan, Life Together): ++ 420 77 77 60 191
Jiri Kopal (League of Human Rights): ++ 420 60 87 19 535
Claude Cahn (ERRC): ++ 36 20 98 36 445

 

Ricerca fotografie per sterilizzazione forzata

Nessuna fotografia trovata.

Titolo
Quest'anno ci saranno le elezioni europee. Ti senti coinvolto:

 Per niente
 Poco
 Normalmente
 Abbastanza
 Molto

 

Titolo
La Newsletter della Mahalla
Indica per favore nome ed email:
Nome:
Email:
Subscribe Unsubscribe

 

********************

WIKI

Le produzioni di Mahalla:

Dicono di noi:

Bollettino dei naviganti:

********************


Disclaimer - agg. 17/8/04
Potete riprodurre liberamente tutto quanto pubblicato, in forma integrale e aggiungendo il link:
www.sivola.net/dblog.
Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza nessuna periodicita'. Non puo' pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001. In caso di utilizzo commerciale, contattare l'autore e richiedere l'autorizzazione.
Ulteriori informazioni sono disponibili QUI

La redazione e gli autori non sono responsabili per quanto pubblicato dai lettori nei commenti ai post.
Molte foto riportate sono state prese da Internet, quindi valutate di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, non hanno che da segnalarlo, scrivendo a info@sivola.net

Filo diretto
sivola59
per Messenger Yahoo, Hotmail e Skype


Outsourcing
Questo e' un blog sgarruppato e provvisorio, di chi non ha troppo tempo da dedicarci e molte cose da comunicare.
Alcune risorse sono disponibili per i lettori piu' esigenti:

Il gruppo di discussione

Area approfondimenti e documenti da scaricare.

Appuntamenti segnalati da voi (e anche da me)

La Tienda con i vostri annunci

Il baule con i libri Support independent publishing: Buy this e-book on Lulu.


Informazioni e agenzie:

MAHALLA international

Romea.cz

European Roma Information Office

Union Romani'

European Roma Rights Center

Naga Rom

Osservazione


Titolo
blog (2)
Europa (7)
Italia (6)
Kumpanija (2)
media (2)
musica e parole (4)

Le fotografie più cliccate


08/03/2026 @ 05:40:45
script eseguito in 9281 ms

 

Immagine
 3 febbraio 2011: benvenuti a Milano... di Fabrizio



Cerca per parola chiave
 

 
 

Circa 14479 persone collegate


InChat: per non essere solo un numero scrivete /n  e poi il vostro nome/nick

< marzo 2026 >
L
M
M
G
V
S
D
      
1
2
3
4
5
6
7
8
9
10
11
12
13
14
15
16
17
18
19
20
21
22
23
24
25
26
27
28
29
30
31
         
Titolo
blog (506)
casa (438)
conflitti (226)
Europa (986)
Italia (1410)
Kumpanija (377)
lavoro (204)
media (491)
musica e parole (445)
Regole (348)
scuola (335)
sport (97)

Catalogati per mese:
Maggio 2005
Giugno 2005
Luglio 2005
Agosto 2005
Settembre 2005
Ottobre 2005
Novembre 2005
Dicembre 2005
Gennaio 2006
Febbraio 2006
Marzo 2006
Aprile 2006
Maggio 2006
Giugno 2006
Luglio 2006
Agosto 2006
Settembre 2006
Ottobre 2006
Novembre 2006
Dicembre 2006
Gennaio 2007
Febbraio 2007
Marzo 2007
Aprile 2007
Maggio 2007
Giugno 2007
Luglio 2007
Agosto 2007
Settembre 2007
Ottobre 2007
Novembre 2007
Dicembre 2007
Gennaio 2008
Febbraio 2008
Marzo 2008
Aprile 2008
Maggio 2008
Giugno 2008
Luglio 2008
Agosto 2008
Settembre 2008
Ottobre 2008
Novembre 2008
Dicembre 2008
Gennaio 2009
Febbraio 2009
Marzo 2009
Aprile 2009
Maggio 2009
Giugno 2009
Luglio 2009
Agosto 2009
Settembre 2009
Ottobre 2009
Novembre 2009
Dicembre 2009
Gennaio 2010
Febbraio 2010
Marzo 2010
Aprile 2010
Maggio 2010
Giugno 2010
Luglio 2010
Agosto 2010
Settembre 2010
Ottobre 2010
Novembre 2010
Dicembre 2010
Gennaio 2011
Febbraio 2011
Marzo 2011
Aprile 2011
Maggio 2011
Giugno 2011
Luglio 2011
Agosto 2011
Settembre 2011
Ottobre 2011
Novembre 2011
Dicembre 2011
Gennaio 2012
Febbraio 2012
Marzo 2012
Aprile 2012
Maggio 2012
Giugno 2012
Luglio 2012
Agosto 2012
Settembre 2012
Ottobre 2012
Novembre 2012
Dicembre 2012
Gennaio 2013
Febbraio 2013
Marzo 2013
Aprile 2013
Maggio 2013
Giugno 2013
Luglio 2013
Agosto 2013
Settembre 2013
Ottobre 2013
Novembre 2013
Dicembre 2013
Gennaio 2014
Febbraio 2014
Marzo 2014
Aprile 2014
Maggio 2014
Giugno 2014
Luglio 2014
Agosto 2014
Settembre 2014
Ottobre 2014
Novembre 2014
Dicembre 2014
Gennaio 2015
Febbraio 2015
Marzo 2015
Aprile 2015
Maggio 2015
Giugno 2015
Luglio 2015
Agosto 2015
Settembre 2015
Ottobre 2015
Novembre 2015
Dicembre 2015
Gennaio 2016
Febbraio 2016
Marzo 2016
Aprile 2016
Maggio 2016
Giugno 2016
Luglio 2016
Agosto 2016
Settembre 2016
Ottobre 2016
Novembre 2016
Dicembre 2016
Gennaio 2017
Febbraio 2017
Marzo 2017
Aprile 2017
Maggio 2017
Giugno 2017
Luglio 2017
Agosto 2017
Settembre 2017
Ottobre 2017
Novembre 2017
Dicembre 2017
Gennaio 2018
Febbraio 2018
Marzo 2018
Aprile 2018
Maggio 2018
Giugno 2018
Luglio 2018
Agosto 2018
Settembre 2018
Ottobre 2018
Novembre 2018
Dicembre 2018
Gennaio 2019
Febbraio 2019
Marzo 2019
Aprile 2019
Maggio 2019
Giugno 2019
Luglio 2019
Agosto 2019
Settembre 2019
Ottobre 2019
Novembre 2019
Dicembre 2019
Gennaio 2020
Febbraio 2020
Marzo 2020
Aprile 2020
Maggio 2020
Giugno 2020
Luglio 2020
Agosto 2020
Settembre 2020
Ottobre 2020
Novembre 2020
Dicembre 2020
Gennaio 2021
Febbraio 2021
Marzo 2021
Aprile 2021
Maggio 2021
Giugno 2021
Luglio 2021
Agosto 2021
Settembre 2021
Ottobre 2021
Novembre 2021
Dicembre 2021
Gennaio 2022
Febbraio 2022
Marzo 2022
Aprile 2022
Maggio 2022
Giugno 2022
Luglio 2022
Agosto 2022
Settembre 2022
Ottobre 2022
Novembre 2022
Dicembre 2022
Gennaio 2023
Febbraio 2023
Marzo 2023
Aprile 2023
Maggio 2023
Giugno 2023
Luglio 2023
Agosto 2023
Settembre 2023
Ottobre 2023
Novembre 2023
Dicembre 2023
Gennaio 2024
Febbraio 2024
Marzo 2024
Aprile 2024
Maggio 2024
Giugno 2024
Luglio 2024
Agosto 2024
Settembre 2024
Ottobre 2024
Novembre 2024
Dicembre 2024
Gennaio 2025
Febbraio 2025
Marzo 2025
Aprile 2025
Maggio 2025
Giugno 2025
Luglio 2025
Agosto 2025
Settembre 2025
Ottobre 2025
Novembre 2025
Dicembre 2025
Gennaio 2026
Febbraio 2026
Marzo 2026

Gli interventi più cliccati

Ultimi commenti:
ферма цц
18/05/2025 @ 17:00:48
Di Faustino
BuongiornoE-mail: giovannidinatale1954@gmail.comOf...
28/12/2021 @ 11:20:35
Di giovannidinatale
 

Locations of visitors to this page

Contatore precedente 160.457 visite eliminato il 16/08/08 per i dialer di Specialstat

 Home page © Copyright 2003 - 2026 Tutti i diritti riservati.

powered by dBlog CMS ® Open Source