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\\ Mahalla : Articolo
intervista a Dijana Pavlovic'
Di Fabrizio (del 12/01/2006 @ 02:35:28, in musica e parole, visitato 10539 volte)

Internet è una delle mie passioni, passo molto del mio tempo libero al computer. Cerco informazioni per me, faccio ricerche per il mio lavoro, su teatro e scrittori. Anche sui Rom, internet è uno dei pochi luoghi dove trovare notizie, senza doversi perdere nell'informazione pilotata o di parte. Detto così, sembra quasi ingenuo, ma sono convinta che internet e i blog siano ormai l'unica maniera per capire qualcosa e trovare le informazioni che altrimenti non passano ai telegiornali. Dove la trovi altrimenti la lista delle 50 persone condannate in via definitiva e sedute in Parlamento. Dove gli ultimi tagli del ministero alla scuola?

Il problema non è la troppa informazione, ma di trovare qualcosa che vada fuori dai soliti binari. Tutti vogliono subito una “verità pronta”, abbiamo poco tempo e invece il tempo serve se vuoi farti un'opinione. Meglio molta informazione che nessuna!
-

Il curriculum di Dijana Pavlovic'

Così è iniziata una lunga chiacchierata con Dijana Pavlovic'. La prima domanda, rotto il ghiaccio, è stato di raccontare qualcosa di sé.

Sono nata nel 1976 a Vrnjacka Banja, un comune di 200.000 abitanti nel centro della Serbia, molto noto per le terme, a 200 km.da Belgrado. I miei genitori sono Rom, ma da generazioni vivevano con la comunità serba.

I miei nonni erano molto più legati alla cultura e alla lingua, mio nonno era maniscalco un'occupazione tradizionale tra i Rom. I miei genitori invece si erano affrancati dalla tradizione, erano andati a scuola: mia madre aveva studiato elettrotecnica, mio padre dirigeva un piccolo negozio.

Ho passato la mia prima infanzia con il comunismo, che verso i Rom era molto, come dire, “protettivo”: i principi erano quelli di fratellanza, uguaglianza, libertà, il razzismo non era tollerato, i libri erano passati dallo stato.

Io ero l'unica Romnì della scuola. Lì sono venuta a conoscenza della mia origine, quando a 7 anni una mia compagna di classe mi ha detto: “Oggi tu hai avuto il voto più alto, ma resti una zingara!”. Tornata a casa, ho quasi “torturato” i miei genitori perché mi spiegassero perché quella bambina mi avesse parlato così e mia madre mi disse: “C'è una cosa peggiore di esser zingari: essere maleducati!”

E' stata una cosa che ha deciso la mia vita. Da allora mi sono sempre imposta di essere “la più brava” in tutto. Ho poi frequentato il liceo scientifico, e mi sono diplomata che ero già iscritta all'Accademia di Arte Drammatica di Belgrado, unica Rom iscritta. Mi sono laureata.
-

Come sei arrivata in Italia?

Nel frattempo, c'era stato il collasso del comunismo e il difficile passaggio alla democrazia, con la conseguente crisi economica, battaglie politiche, proteste degli studenti. Io vivevo da sola a Belgrado e la vita era sempre più difficile.

Durante un festival internazionale, ho conosciuto Claudio, il mio futuro marito, un italiano.

Era un periodo molto confuso, e nel 1999 sono venuta in Italia. Mi sono sposata qua.

Arrivata in Italia, parlavo serbo e inglese. Così l'italiano l'ho studiato qua.

Dopo 3 mesi che ero in Italia, sono iniziati i bombardamenti in Serbia. E' stato il periodo più brutto della mia vita: mio padre era al fronte e io sempre al telefono per avere notizie. Con difficoltà ho iniziato anche a lavorare in teatro.
-

Come stanno i tuoi?

Tutti salvi, per fortuna. Ma il paese è distrutto, manca il lavoro. Inoltre, il razzismo che prima era sconosciuto, è esploso con violenza, soprattutto in Vojvodina, dove studia mio fratello. Lui è molto più scuro di me, e mi raccomando sempre che stia attento.
-

Come sono stati i primi tempi in Italia?

Problemi: forse il fatto di essere Serba in Italia, proprio mentre la Serbia era accusata di crimini internazionali e io passavo il mio tempo al telefono con la preoccupazione per i miei sotto le bombe...

Sposando un attore, frequentando quell'ambiente, non ho mai avuto problemi di razzismo. Qualche difficoltà è subentrata dopo, continua anche adesso, quando dico che sono Rom.

Le mie radici avevo cominciato a riscoprirle in Serbia, come reazione ai miei che se ne erano dimenticati, rivendicavo l'orgoglio di essere Rom, le cose belle della mia origine.
-

Regalane qualcuna ai lettori:

  • Il temperamento, l'anima, la personalità: improvvisare l'allegria anche nei momenti più tristi, questo mi aiuta molto nel lavoro (e anche nella vita);

  • vivere una situazione schizofrenica in un ambiente estraneo: integrazione totale e crisi di identità;

  • vivere le passioni: gli occidentali tendono a contenersi e a mantenere un atteggiamento di facciata. Ma anche il senso del sopravvivere, sono convinta che questo fa parte del patrimonio genetico di tutti, ma in occidente la gente è, come dire, “iperprotetta” e non ha più questo senso di sopravvivenza;

  • infine, mi piace il mio aspetto fisico, gli occhi...

Mantengo l'adattabilità classica del Rom, ma sono molto rigida nei miei principi. So di non confondere il recitare con la vita reale: a teatro usi una tecnica, hai un copione. Quando hai davanti una persona, non puoi nasconderti.
-

Reciterai a Milano, con un pezzo impegnativo sulla Porrajmos.

E' un'idea che si è formata man mano, sino a coinvolgermi totalmente.

Nel 2000 ho fatto un progetto assieme a mio marito, Claudio Migliavacca: abbiamo portato in Italia una raccolta di poesie popolari e d'autore dei Rom serbi, che ho tradotto in italiano. Le abbiamo presentate nello spettacolo teatrale “Sentiero color cenere” (che poi sarebbe il colore dei Rom di Serbia). Li è cominciata anche la collaborazione col gruppo musicale dei Rhapsodija Trio.

Lo spettacolo trattava i temi fondamentali della cultura rom: i bambini, il rapporto con dio e la morte, i cavalli, il viaggio, la criminalità (perché no?), la magia...

Una volta, abbiamo invitato Maurizio Pagani e Giorgio Bezzecchi dell'Opera Nomadi di Milano, e poi ci siamo persi di vista. Ci siamo reincontrati nuovamente alla registrazione di una trasmissione televisiva. Lì, ha preso vita l'idea di “Porrajmos, voci di uno sterminio dimenticato”.

Lo scopo è raccontare la verità, farsi sentire, perché ancora nessuno ne sa niente, o addirittura c'è chi nega che sia successo. Mio marito e io abbiamo voluto correre il rischio di raccontare.

Sono due storie: quella di Barbara Richter, una bambina rom della Repubblica Ceca portata ad Auschwitz. Maurizio Pagani aveva trovato questa storia su Lacio Drom e mi aveva proposto di leggerla per vedere se andava bene.

La storia di Barbara Richter, viaggia accanto a quella di Mile, un bambino rom yugoslavo, sepolto come molti in quell'epoca, in una fossa comune. Mile l'ho incontrato e tradotto in italiano da un racconto di Miroslav Antic, che in quel periodo viveva accanto alla Mahala.

La sfida era: come affrontare un testo così difficile e pesante? Cercando di restituire anche il sentire di un bambino rom ad Auschwitz: si fissavano su alcuni giochi per evadere con la fantasia. E' stata la strada per parlare della mia cultura, della poesia: Barbara che con un mucchio di fango costruisce un pupazzo, e il pupazzo diventerà uno zingaro, che sarà un grande musicista conosciuto in tutto il mondo. Il musicista immaginario che l'aiuterà nei momenti più brutti, un pupazzo di fango nella tasca della sua divisa e le racconterà di centauri e cavalli...

Ultima cosa: E' una lettura spettacolo, dove oltre che le due storie c'è anche la parte legata alla Storia, si percorre il momento storico, anno per anno, (un po' come un documentario). Le due recite sono accompagnate da diapositive e musiche dal vivo. E non dimenticate che Giorgio Bezzecchi leggerà le poesie in lingua romanès ; - )

Dura un'ora, all'origine molto di più, ma è stato necessario procedere a molti tagli, anche dolorosi.

L'idea era di arrivare dai campi di sterminio ai campi nomadi di oggi. Vedremo se ce l'abbiamo fatta.
-

La II guerra mondiale ha toccato anche la tua famiglia?

Sai che tra di noi, soprattutto tra i più anziani, c'è ancora reticenza e vergogna a parlarne (vedi gennaio 2005 ndr.). Mio nonno non ha mai voluto farlo.

So che dove vivevano allora i miei, i tedeschi giravano la notte a fucilare i Rom. C'era un dottore di un paese vicino al mio. Ancora oggi ogni anno tutti i Rom gli portano i fiori sulla tomba, perché in periodo di guerra, proprio all'ingresso della Mahala, lui scrisse un cartello in tedesco: “ATTENZIONE, C'E' LA PESTE”, salvando la vita agli abitanti
-

Sei anche mediatrice culturale.

E' capitato durante le prove di teatro. C'era l'opportunità di lavorare nella scuola.

Sto con i bambini in classe, anche se il ruolo non mi è ancora del tutto chiaro. Devo coinvolgere tutti, sia nello studio che nella ricreazione. Mi piacerebbe fare un laboratorio teatrale, ma è prematuro, incombono le esigenze primarie: studiare e la frequenza.
-

Ti è mai capitato di trasmettere quel tuo sentimento di quando eri bambina: dimostrare sempre che eri più capace e più determinata?

Vedi, già allora me lo ero imposto, e non lo rinnego. Ma questa scelta mi ha comportato anche un prezzo alto da pagare, e oggi non mi sento di dare la stessa responsabilità ai bambini che si trovano in quella situazione.

La situazione in Italia è terribile per loro e c'è bisogno di investire, sui bambini e sull'istruzione. Una via bisogna trovarla: Rom, Italiani, chi può.
-

Per finire, lo spettacolo sulla Porrajmos sarà presentato anche in altre città?

Questo, bisognerà chiederlo a Pagani. Io voglio “portarlo” al 24 gennaio come si deve. E non è facile, perché l'ho vissuta molto questa recita, come una parte di me, che va oltre il momento storico.
-

Martedì 24 gennaio 2006 - ore 21.00

SALA DI VITTORIO – CAMERA DEL LAVORO di MILANO – corso di Porta Vittoria 43

PORRAJMOS
lettura spettacolo
voci da uno sterminio dimenticato
Rom e Sinti nell'Europa della 2° guerra mondiale

Con
Dijana Pavlovic' e Claudio V. Migliavacca


MUSICHE ESEGUITE DAL VIVO DA
RAHPSODIJA TRIO
Muarizio Deho', violino
Luigi Maione, chitarra
Giampietro Marrazza, fisarmonica


Con la partecipazione di Giorgio Bezzecchi, Naum Jovanovic e Daniela Di Rocco

Un progetto di MaurizioPagani

Elaborazione video
Itsos “Albe Steiner” sezione cine tv:
Simone Ferrari, Luca Lossani, Desiré Ieva

Luci e tecnica – Lele Cascione

Testi & Regia: Dijana Pavlovic' – Claudio V. Migliavacca

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# 1
solo una cosa ti voglio dire : hai tutta la mia stima e i miei complimenti...
sei una persona favolosa e farai tanto per la tua gente.. lo so' perchè sono un po' vestica ! ciao, lina
Di  Lina  (inviato il 23/08/2007 @ 23:17:33)
# 2
Complimenti in ogni forma e colore
Di  Ryo  (inviato il 14/11/2007 @ 16:14:10)
# 3
Diana bravo nastavi ovako borise za tvoj narod ja od srca ti zelim mnogo uspeha ako moze javimi se ja sam rom sa kosovo zivim u italiu vec godinama zovem se vehbi puno pozdrav svim romima neka ih bog makar pomogne.
Di  vehbi  (inviato il 26/05/2008 @ 23:19:18)
# 4
Hai ragione, bisogna investire sui bambini, non solo rom, ma anche italiani. Nel senso che ci sono tanti modi possibili per "aprire" ai Rom, ma nulla può sostituire l'amicizia. Tra adulti è difficile, ci vogliono persone speciali, sia tra gli Italiani che tra i Rom, ma i bambini legano molto più facilmente (lo dico per esperienza). Se un bambino italiano diventa amico di un bambino rom, allora anche la famiglia dovrà incominciare a pensare che forse i Rom non sono infettivi... E poi i bambini diventano grandi, e non dimenticano. Promuoveere amiciazia tra bambini italiani e rom, al di fuori della frequentazione obbligata della scuola, dovrebbe essere un impegno di molti. Il seme piantato porta sempre qualche frutto.
Di  Sergio Borroni  (inviato il 03/09/2008 @ 11:22:28)
# 5
Bravissima, condividiamo gli stessi sogni e ti sono vicino nella tua/nostra lotta contro ogni discriminazione, contro ogni pregiudizio... e ti aspetto al cinema nuovo a varese con moni ovadia e il professor escobar il 23 novembre!
Di  vosi  (inviato il 09/11/2008 @ 19:19:10)
# 6
Ciao Dijana, sono cosi contento che sto trovando in modo particolare persone della nostra etnia o nazionalità(se cosi possiamo chiamarci)che riescono ad abattere le bariere delle discriminazioni e frustrazioni psicologiche e venirne fuori vincitori. Sopratutto quando non si dimenticano ne si vergognaro di dichiarare davanti a tutti la propria identità. E' un bel momento il tuo, quello di fare qualcosa per il tuo popolo. Io sono quasi quindici anni che sono in Italia, lavoro e sono rispettato e stimato fra la gente che mi conosce. Ma non ho avuto mai il coraggio a dire che sono rom. come potrei io fare qualcosa di buono per noi in questa condizione..
Di  Fatmir  (inviato il 06/04/2009 @ 23:13:30)
# 7
un grande abbraccio da una gagi che ha visto negli anni il proprio paese farsi sempre più multietnico e che di ciò è molto felice perché così si sente meno sola.
Di  valeria  (inviato il 13/05/2009 @ 12:43:09)
# 8
sono contenta che tanti non la pensano come certi ignoranti!!! i rom i sinti gli zingari non sono meno di noi come ci hanno fatto le nostre mamme nello stesso modo li hanno fatti le loro!!io sono una gagi sposata con uno zingaro e me ne vanto!!non si fa tutta l'erba e un fascio cè il buono e cattivo ovunque ciao da veronica
Di  veronica  (inviato il 13/05/2009 @ 13:21:27)
# 9
Complimenti,sono un ragazzo romeno che vive in italia da 12 anni,ti ho visto ieri sera parlare in tv,sei stata molto convincente ed equilibrata!
In bocca al lupo per tutto!
Di  doru  (inviato il 27/05/2009 @ 21:11:05)
# 10
brava! bravissima! ho letto con gioia la tua intervista.. finalmente una boccata d'aria fresca in questi tempi passati in apnea (..quando va bene..) condivido ogni tuo pensiero espresso e soprattutto la visione in prospettiva
spero di poter vedere il tuo spettacolo prima o poi.. grazie e grazie ancora
Di  mungo  (inviato il 19/06/2009 @ 11:01:58)
# 11
ciao Diana, sono Lucretia di Piacenza,stiamo organizandoun convegno su tema Rom,insieme alla associazione Agoradeimondipc,vogliamo invitarti a partecipare con noi a questo evento.Sarai grata di una tua risposta.
Di  lucretia haraga  (inviato il 08/07/2009 @ 23:43:07)
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